Palazzo Poli
In breve. Palazzo Poli occupa l'isolato fra piazza dei Crociferi, via Poli e piazza di Trevi, nel rione Trevi: l'ingresso alle mostre è in via Poli 54, mentre la sede amministrativa dell'Istituto Centrale per la Grafica, che lo abita, è in via…
Palazzo Poli occupa l'isolato fra piazza dei Crociferi, via Poli e piazza di Trevi, nel rione Trevi: l'ingresso alle mostre è in via Poli 54, mentre la sede amministrativa dell'Istituto Centrale per la Grafica, che lo abita, è in via della Stamperia 6, 00187 Roma. Il centralino è lo 06 699801, l'indirizzo di posta ic-gr@cultura.gov.it. Gli spazi espositivi di Palazzo Poli aprono da martedì a domenica, dalle 10 alle 19, con chiusura il lunedì e ultimo ingresso un'ora prima; fra una mostra e l'altra il palazzo resta chiuso, quindi conviene controllare il sito dell'Istituto prima di incamminarsi. Molte mostre sono a ingresso libero, altre no: la rassegna cartografica dell'estate 2026 indicava sei euro di intero e due di ridotto, con le esenzioni di legge. La fermata di superficie è Tritone/Fontana di Trevi, servita dalle linee 52, 53, 62, 63, 71, 83, 85, 117, 160, 492 e C3; la metropolitana utile è la linea A, stazione Barberini, cinque minuti a piedi in discesa lungo via del Tritone. Prenotazione non necessaria per le mostre ordinarie; per la sala di studio dei disegni e delle stampe e per la biblioteca, invece, si entra solo su appuntamento.
Se state costruendo un giro del centro, la pagina delle attrazioni turistiche vi aiuta a incastrare Palazzo Poli con il resto del rione.
Che cosa è davvero Palazzo Poli, al di là della fontana
Quasi tutti lo hanno fotografato senza saperlo. Le colonne, le nicchie, l'attico con lo stemma papale che stanno alle spalle di Oceano non appartengono alla fontana: appartengono a Palazzo Poli, un palazzo nobiliare del Cinquecento che nel Settecento venne mutilato, riordinato e trasformato in fondale scenico. La Fontana di Trevi è appoggiata a un edificio vero, abitato, con cortili, scale, cantine e un piano nobile: non a una quinta di teatro costruita apposta.
Il nome corretto sarebbe Palazzo Conti di Poli, dal casato che lo possedette per centotrent'anni e che prendeva titolo dal feudo di Poli, sui monti Prenestini. Oggi il palazzo è proprietà dello Stato italiano e ospita, insieme al contiguo Palazzo della Calcografia, l'Istituto Centrale per la Grafica, uno degli istituti autonomi del Ministero della Cultura. Dentro ci sono oltre centosettantamila stampe, ventisettemila matrici incise, ventiquattromila disegni e diciassettemila fotografie. Fuori c'è la coda per il selfie. È lo scarto più violento che conosca in tutta Roma fra quello che un luogo mostra e quello che un luogo contiene.
Il giudizio, in breve: Palazzo Poli è l'edificio più visto e meno guardato d'Italia. Trenta o cinquantamila persone al giorno gli puntano contro una fotocamera, e forse una su mille sa di stare inquadrando un palazzo con un nome, una storia e un museo dentro.
Dove si trova Palazzo Poli e come ci si arriva
Palazzo Poli non ha un solo fronte, ne ha tre, e questo confonde chi lo cerca per la prima volta. Il lato più celebre guarda piazza di Trevi ed è quello incorporato nella fontana. Il fronte più antico, quello cinquecentesco, guarda piazza dei Crociferi, l'antica piazza di Ceri. Il terzo affaccio è su via Poli, la strada che scende verso piazza San Silvestro, ed è lì, al civico 54, che si entra per le mostre.
A piedi verso Palazzo Poli
Da piazza di Spagna sono dieci minuti scarsi: si prende via Propaganda, si attraversa largo del Tritone e si scende per via della Stamperia, che sbuca esattamente sul fianco del palazzo. Da piazza Colonna il tragitto è ancora più breve, sette o otto minuti per via dei Sabini e via delle Muratte. Da via del Corso, all'altezza della chiesa di Santa Maria in Via Lata, si gira in via delle Muratte e si arriva alla fontana in quattro minuti, ma di giorno si cammina in mezzo a un fiume di gente.
Mezzi pubblici per Palazzo Poli
La fermata degli autobus si chiama Tritone/Fontana di Trevi e si trova su via del Tritone: ci fermano le linee diurne 52, 53, 62, 63, 71, 83, 85, 117, 160, 492 e C3, e di notte la n5, la n46, la n90, la n201 e la n543. La metropolitana non arriva a Trevi: la stazione più vicina è Barberini sulla linea A, da cui si scende a piedi lungo via del Tritone in cinque minuti. Chi arriva da Termini può prendere il 71 diretto, che è spesso la soluzione più comoda, oppure la metro A fino a Barberini.
In automobile e con i taxi
Sconsigliato: tutta l'area è zona a traffico limitato del centro storico e non esistono parcheggi di superficie. Il taxi vi lascia in largo del Tritone o in piazza San Silvestro, mai in piazza di Trevi, che è pedonale. Con i bagagli, la scelta ragionevole è scendere in piazza San Silvestro e risalire via Poli a piedi: duecento metri in leggera salita.
Orari, biglietti e ingresso a Palazzo Poli
La regola pratica è questa: Palazzo Poli apre quando c'è una mostra. Non è un museo a ciclo continuo con una collezione permanente esposta in pianta stabile, è un istituto di conservazione e ricerca che apre le proprie sale al pubblico per rassegne temporanee. Nei periodi di allestimento e smontaggio il portone di via Poli 54 resta chiuso, e nessun cartello lo spiega ai turisti che si presentano.
Gli orari di Palazzo Poli
Quando una mostra è in corso, l'orario dichiarato dall'Istituto è martedì-domenica dalle 10 alle 19, con l'ultimo ingresso alle 18. Il lunedì è giorno di chiusura. Le mostre tendono a chiudere anche nei giorni di festa civile e religiosa maggiore, ma questo varia da rassegna a rassegna.
Quanto costa entrare a Palazzo Poli
Dipende dalla mostra. Buona parte delle rassegne dell'Istituto è a ingresso libero, ed è uno dei motivi per cui vale sempre la pena di dare un'occhiata al portone di via Poli quando si passa da quelle parti. Alcune mostre invece hanno un biglietto: la rassegna sulla cartografia dei Principati Romeni e della penisola italiana, aperta dall'8 luglio al 13 settembre 2026, indicava sei euro di intero e due euro di ridotto, con le esenzioni previste dalla normativa vigente e la vendita sia in loco sia sul portale dei musei italiani. Prima di andare, il prezzo va controllato sul sito ufficiale dell'Istituto: cambia con la mostra.
Serve prenotare per Palazzo Poli
Per le mostre no, si entra e basta. Serve invece la richiesta preventiva per consultare i fondi: la sala di studio dei disegni e delle stampe e la biblioteca specializzata in arti grafiche ricevono studiosi e appassionati su appuntamento, in orario di ufficio. La calcoteca, cioè il deposito delle matrici incise, si visita anch'essa su appuntamento. È una possibilità che quasi nessun turista prende in considerazione e che invece è aperta a chiunque abbia una ragione seria per chiedere.

Le origini di Palazzo Poli: il palazzo Del Monte e il duca di Ceri
Il nucleo più antico dell'edificio, quello con il fronte sull'attuale piazza dei Crociferi, nasce nella prima metà del Cinquecento come palazzo della famiglia Del Monte, il casato che aveva dato alla Chiesa papa Giulio III. Nel 1566 la proprietà passa a Lelio Cesi, duca di Ceri, che decide di non limitarsi a mettere mano all'esistente: compra gli immobili confinanti e commissiona un palazzo nuovo che li inglobi tutti.
L'incarico va a Martino Longhi il Vecchio, uno degli architetti più richiesti della Roma di Gregorio XIII, l'uomo che aveva lavorato alla Chiesa Nuova e al palazzo Altemps. Longhi muore nel 1591 con il cantiere ancora aperto, e il lavoro passa a Ottaviano Nonni detto il Mascarino, il bolognese che aveva costruito la scala a chiocciola ellittica del Palazzo del Quirinale. La facciata su quella che allora si chiamava piazza di Ceri viene chiusa nei primissimi anni del Seicento.
Va detto con chiarezza, perché è il punto che quasi tutte le didascalie saltano: il palazzo che noi vediamo dietro la fontana è, nella sua ossatura, un edificio tardo manierista di fine Cinquecento. Tutto quello che venne dopo, compresa la scenografia settecentesca, si è appoggiato su muri già in piedi da centotrenta anni.
Dai Borromeo ai Conti: come Palazzo Poli prese il suo nome
Nel 1614 il palazzo passa ai Borromeo per via di matrimonio, con le nozze di Giovanna Cesi e Giulio Cesare Borromeo, e i nuovi proprietari proseguono la politica degli ampliamenti. Nel 1678 l'edificio viene acquistato da Lucrezia Colonna, che poco dopo sposa Giuseppe Lotario Conti, duca di Poli. Da quel matrimonio arriva il nome che il palazzo porta ancora oggi, e che finì per battezzare anche la piazza: da piazza di Ceri a piazza Poli.
I Conti non erano una famiglia qualunque. Discendevano dai signori di Segni e di Poli, avevano dato alla Chiesa Innocenzo III, Gregorio IX e Alessandro IV, e nel Settecento erano ancora abbastanza potenti da mettere un altro dei loro sul trono di Pietro. Giuseppe Lotario era fratello del cardinale Michelangelo Conti, che nel 1721 sarebbe diventato papa Innocenzo XIII.
L'ampliamento del 1712 e l'appartamento del futuro papa
Nel 1712 il duca Conti ottiene da Clemente XI il permesso di ampliare la fabbrica per ricavarci l'appartamento del cardinale Michelangelo. I lavori sono affidati a Giovan Battista Contini, allievo e continuatore di Carlo Fontana, e in quell'occasione il cantiere ingloba un tratto dell'acquedotto dell'Acqua Vergine: l'acquedotto che, poche decine di metri più in là, avrebbe alimentato la fontana. Sempre a Contini si deve, nel 1719, la terrazza con il parapetto.
Nel 1723 i Conti rastrellano gli ultimi immobili che li separano da piazza di Trevi: il palazzetto già Schiavo dei Carpegna e la casa dell'Arte della Lana, già Vitelleschi. A questo punto il palazzo tocca la piazza della fontana vecchia, e comincia il guaio.
Stefano Conti e il palazzo che arriva a piazza di Trevi
Il duca Stefano Conti, figlio di Giuseppe Lotario e nipote di Innocenzo XIII, è l'uomo che dà a Palazzo Poli i confini definitivi. Fra il 1728 e il 1730 ristruttura le parti appena inglobate e nel 1729 ottiene l'autorizzazione a uniformare la facciata, cioè a dare un volto unico a un organismo che fino a quel momento era una somma di case diverse comprate in epoche diverse.
Due anni dopo arriva il colpo. Clemente XII ha bandito il concorso per la nuova mostra dell'Acqua Vergine, e il progetto vincitore prevede che la fontana si addossi proprio a quel fronte. Il duca si trova a dover demolire la parte centrale del proprio palazzo appena sistemato per far posto a un monumento pubblico. Non fu un atto di generosità: fu una trattativa, e il palazzo ne uscì storpiato al centro e glorioso ai fianchi.
Questa è la ragione per cui la pianta di Palazzo Poli, vista dall'alto, sembra un edificio a cui manca un morso. Il morso è la fontana.
Il 1732: Palazzo Poli diventa il fondale della Fontana di Trevi
Nel 1732 Nicola Salvi apre il cantiere. La fontana viene costruita contro il fronte meridionale di Palazzo Poli, che smette di essere un prospetto nobiliare e diventa architettura di apparato: un arco di trionfo a ordine gigante, con paraste corinzie che legano i due piani principali, quattro colonne libere che incorniciano la nicchia centrale, l'attico con lo stemma di Clemente XII e le statue delle Stagioni. Salvi muore nel 1751 e i lavori vengono conclusi nel 1762 da Giuseppe Pannini, sotto Clemente XIII.
Sul ruolo di Luigi Vanvitelli nella definizione di quel prospetto la storiografia non è concorde: qualche studio gli assegna il disegno della facciata sotto la direzione di Salvi, altri lo escludono. Chi scrive preferisce fermarsi al dato solido, cioè che il progetto generale e la direzione furono di Salvi.
Il risultato è un paradosso architettonico che a Roma non ha eguali. Palazzo Poli è l'unico palazzo della città la cui facciata principale non è più visibile come facciata: è leggibile solo come sfondo di un'altra opera. Guardatela togliendo mentalmente l'acqua, le rocce e le statue, e vi resterà davanti un prospetto di grande dignità, con un ritmo di pieni e vuoti che funzionerebbe benissimo anche da solo.
La storia idraulica e artistica della fontana, il concorso, le monetine, le regole per i visitatori e le leggende sono raccontate per esteso nella pagina della Fontana di Trevi: qui il protagonista resta il palazzo.

La facciata di Palazzo Poli letta pezzo per pezzo
Vale la pena di smontare con gli occhi quello che si ha davanti, perché il novanta per cento dei visitatori legge solo la parte bassa, quella con l'acqua.
L'ordine gigante e le paraste
Quattro colonne corinzie libere e una sequenza di paraste, anch'esse corinzie, attraversano due piani interi. È l'ordine gigante di tradizione michelangiolesca, quello del Campidoglio: un espediente che serve a dare unità verticale a un fronte largo e a cancellare la lettura piano per piano. Su un palazzo privato è una scelta quasi impertinente, e infatti qui serve a un monumento pubblico.
L'attico e lo stemma
Sopra la trabeazione corre l'attico con l'iscrizione dedicatoria e lo stemma di Clemente XII, il papa Corsini che bandì il concorso. Ai lati, le quattro statue allegoriche delle Stagioni con i doni che la terra offre grazie all'acqua. Sono il punto più alto del monumento e quasi nessuno le fotografa: si trovano a diciassette metri e mezzo da terra, in una posizione che il telefono taglia sempre.
Le finestre vere del palazzo
Il dettaglio che rivela l'inganno scenografico è a destra e a sinistra del corpo centrale: finestre normali, con inferriate, persiane, davanzali. Sono le finestre degli uffici e dei depositi dell'Istituto. Dietro quella facciata si lavora, si cataloga, si restaura. La fontana è il volto pubblico di un luogo di lavoro.
Il fronte su piazza dei Crociferi
Girate l'angolo e trovate un altro palazzo. Il prospetto cinquecentesco su piazza dei Crociferi è severo, manierista, con un portale sobrio e finestre incorniciate, e non ha niente a che vedere con la teatralità del lato Trevi. Quattro passi bastano a passare dal barocco più spettacolare di Roma al manierismo più asciutto. Questo è forse il miglior esercizio di storia dell'architettura gratuito che il centro di Roma offra.
L'Ottocento di Palazzo Poli: passaggi di mano, via del Tritone, esproprio
Il Settecento finisce e la famiglia Conti si estingue. Nel 1808, alla morte del duca Michelangelo Conti senza figli, il palazzo passa a un cugino lontano, il duca Francesco Sforza Cesarini, che già nel 1812 lo vende a Luigi Boncompagni Ludovisi. Per settant'anni resta una grande casa d'affitto aristocratica, con appartamenti dati a inquilini illustri.
Nel 1882 la proprietà finisce ai costruttori Belloni, Basevi e Vitali, che nella Roma post-unitaria comprano per speculare. Sono loro a stravolgere la parte più antica, quella dell'antico palazzo Ceri, già ferita dai lavori di apertura di via del Tritone. L'apertura della nuova strada, nel 1884 e 1885, taglia in due un organismo che fino a quel momento arrivava da via del Pozzetto fino a piazza di Trevi.
L'esproprio del 1888
Nel 1888 il Comune di Roma espropria la parte ancora integra di Palazzo Poli. Il motivo dichiarato è la salvaguardia della fontana: demolire ancora avrebbe messo a rischio il monumento. L'edificio viene destinato a uffici comunali, e comincia il lungo Novecento burocratico del palazzo. Nel 1939 il Governatorato lo cede a privati come pagamento in natura per la costruzione di nuovi uffici sulla via del Mare.
Roma Segreta lo chiama, con un'espressione che trovo esatta, lo schiavo della fontana. Un palazzo sacrificato per tre secoli alla celebrità di ciò che gli è stato appoggiato addosso.
La Sala Dante di Palazzo Poli
Se Palazzo Poli ha un cuore, è la Sala Dante. È l'ambiente più grande e più significativo dell'edificio, e ha l'unico affaccio privilegiato sulla fontana, quello che chiunque vorrebbe avere.
La sala viene costruita negli anni Venti del Settecento da Stefano Conti, duca di Poli, per ospitare la biblioteca di famiglia. Una biblioteca di quelle dimensioni, in una famiglia che aveva dato tre papi alla Chiesa, era un manifesto politico prima che un luogo di lettura. Presto la sala viene usata anche come salone per le feste, e nell'Ottocento cambia mestiere più volte: nei primi anni del secolo vi allestisce il proprio studio il pittore Francesco Manno, siciliano, accademico di San Luca, autore di pale d'altare e di grandi tele storiche.
Perché si chiama Sala Dante
Il nome non viene da un affresco né da una dedicazione antica. Viene da un'iniziativa privata dell'Ottocento, quella del cavaliere Romualdo Gentilucci, ed è una delle storie più curiose della Roma preunitaria.
La Galleria Dantesca di Palazzo Poli
Fra il 1865 e il 1866 Romualdo Gentilucci affitta e ristruttura il grande salone per ospitarvi la Galleria Dantesca: ventisette tele di dimensioni enormi, quattro metri per sei ciascuna, commissionate da lui a pittori noti dell'epoca e tratte dai disegni di Filippo Bigioli.
Il meccanismo di visita era la cosa più sorprendente. I dipinti non erano appesi tutti insieme come in una quadreria: venivano mostrati alternativamente al pubblico con speciali congegni e giochi di luce, uno alla volta, come in uno spettacolo. Siamo dieci anni prima del cinema, e a Palazzo Poli qualcuno aveva già capito che una immagine grande, isolata nel buio e illuminata da una fonte controllata, colpisce lo spettatore in modo diverso da un quadro visto in pieno giorno.
L'inaugurazione avvenne il 26 febbraio 1866 e fu un evento mondano di primo livello: si eseguì la Sinfonia Dantesca di Franz Liszt per grande orchestra e cori, si declamò un discorso erudito e si lessero versi nuovi, composti apposta sulle scene della Divina Commedia illustrate dalle tele.
L'occasione non era casuale: nel 1865 l'Italia aveva celebrato il sesto centenario della nascita di Dante, e la Roma ancora pontificia si trovò a doverlo fare in una città che del poeta ghibellino diffidava. Una galleria dantesca a pagamento, privata, a duecento metri dal Quirinale papale, era un'operazione culturale con dentro una buona dose di politica.
L'iniziativa, molto apprezzata dai contemporanei, tramontò dopo pochissimi anni. Delle ventisette tele si è persa quasi ogni traccia espositiva: è uno dei buchi più grossi nella storia dell'arte romana dell'Ottocento.

Concerti e feste: Palazzo Poli come sala da musica
Spenta la Galleria Dantesca, la Sala Dante trova subito un altro mestiere, e per trent'anni è uno dei luoghi in cui Roma fa musica.
Subito dopo l'unità d'Italia la sala risulta affittata al violinista e didatta Tullio Ramacciotti, figura centrale della vita musicale romana dell'epoca. Ramacciotti la subaffitta a chiunque: a società bancarie e commerciali per le assemblee, a circoli per le feste da ballo, ad altri musicisti, e molto spesso alla Società Orchestrale Romana. Nel 1891 quella Società stipula direttamente il contratto d'affitto con il Comune di Roma, continuando però il sistema dei subaffitti.
Fino alla fine del secolo la Sala Dante è uno dei nomi che ricorrono nelle cronache musicali romane per i concerti, e ospita anche conferenze e feste di personaggi illustri. Fra i musicisti legati a questa sala compaiono Giacomo Puccini e Jules Massenet.
Un'osservazione: prima dell'Augusteo e prima dell'Auditorium, Roma la musica sinfonica la faceva in sale come questa, ricavate dentro palazzi nobiliari riadattati. Chi oggi ascolta un concerto al Parco della Musica difficilmente immagina che la catena parta da un salone settecentesco affacciato sulla Fontana di Trevi.
Palazzo Poli nel Novecento
La prima metà del secolo è la fase meno gloriosa. Il grande ambiente della Sala Dante viene adibito agli uffici anagrafici del Comune: scaffalature, scrivanie, registri di nascita e di morte dentro il salone dei duchi di Poli. Il palazzo entra in una lunga stagione di abbandono funzionale, in cui è tutto tranne che un monumento.
Il 1978 e il passaggio allo Stato
La svolta arriva quando l'Istituto di San Paolo di Torino acquista l'immobile e lo Stato italiano esercita il diritto di prelazione: nel 1978 Palazzo Poli diventa demanio pubblico. L'obiettivo era preciso, e per una volta la burocrazia lo centrò: unificare anche negli spazi la Calcografia Nazionale e il Gabinetto Nazionale delle Stampe, che erano stati fusi sulla carta nel 1975.
Il restauro e il ritorno della Sala Dante
Con l'arrivo dell'Istituto e con il restauro funzionale curato dall'architetto Agostino Tropea, la Sala Dante torna a essere un centro culturale ed espositivo dopo decenni di abbandono. Oggi, quando una mostra la comprende nel percorso, si può camminare in quel salone e affacciarsi sulle finestre che guardano la fontana dall'interno.
Nel 2014, con la riorganizzazione del Ministero, l'Istituto Centrale per la Grafica è diventato istituto dotato di autonomia speciale, con un proprio bilancio e una propria direzione. Non è un dettaglio amministrativo: significa che le mostre di Palazzo Poli le decide Palazzo Poli.
L'Istituto Centrale per la Grafica dentro Palazzo Poli
Palazzo Poli non è un contenitore vuoto in attesa di mostre: è la sede di uno degli istituti di conservazione più importanti d'Europa nel campo delle arti grafiche. Vale la pena di sapere che cosa custodisce, perché è materiale che quasi nessuno associa a questo indirizzo.
Le stampe
Oltre centosettantamila fogli. Il nocciolo viene da due fondi storici: circa centoquattordicimila stampe del Gabinetto Nazionale delle Stampe e circa quarantacinquemila della Calcografia Nazionale, che insieme raccontano l'incisione europea dal Cinquecento all'Ottocento. Ci sono fogli di Andrea Mantegna, di Étienne Dupérac, di Luca Ciamberlano, e acquisizioni moderne che arrivano fino a Carrà e Morandi.
Le matrici incise
Quasi ventiquattromila matrici di ogni materiale, rame, zinco, piombo, acciaio, legno, linoleum: l'Istituto la definisce la collezione di questo tipo più consistente e rappresentativa al mondo, e il catalogo digitale arriva a contarne ventisettemila fra tutte le tipologie. Una matrice incisa è l'originale assoluto di una stampa: il foglio è la copia, il rame è l'opera. Poche collezioni al mondo permettono di ragionare su questo scarto.
I disegni
Ventiquattromila fogli di disegno europeo dal Quattrocento in poi, organizzati in tre raccolte principali, fra cui il celebre fondo Corsini. È un patrimonio da sala di studio più che da vetrina: la carta disegnata non sopporta l'esposizione permanente alla luce, ed è la ragione per cui Palazzo Poli non ha, e non può avere, una collezione permanente sempre visibile.
Le fotografie
Circa diciassettemila pezzi dalla metà dell'Ottocento a oggi, dagherrotipi e formati delle origini compresi, più le oltre cinquemila lastre fotografiche dello storico Studio Vasari. Per chi studia la Roma ottocentesca è una miniera.
I laboratori e la stamperia storica
Dentro il complesso lavorano i laboratori di restauro della carta e una stamperia d'arte ancora attiva, dove si tirano prove a torchio dalle matrici storiche e si stampano edizioni d'artista contemporanee. Non è archeologia industriale: è un mestiere che continua, nello stesso isolato dove si esercita dal Settecento.
Il Palazzo della Calcografia, il gemello di Palazzo Poli
Accanto a Palazzo Poli, e collegato a esso, c'è un secondo edificio che quasi nessuno distingue: il Palazzo della Calcografia, in via della Stamperia 6. Lo costruì Giuseppe Valadier fra l'agosto del 1835 e il giugno del 1837, ed è uno degli ultimi lavori del grande architetto neoclassico romano.
Come si riconosce dalla strada
Due piani più un attico, un portale sormontato da un balcone al piano nobile, e ai lati sei vetrine ad arco. Quelle vetrine non sono decorative: servivano a vendere le stampe, e Valadier vi congegnò un sistema meccanico di sportelli che è esso stesso un piccolo pezzo di storia del commercio. Un negozio di Stato per incisioni, progettato da un architetto di primo rango.
Il cortile semicircolare
All'interno Valadier ricavò un cortile semicircolare per raccordare corpi di fabbrica disallineati. Al centro c'era una fontana con un sarcofago decorato con storie di Medea; nel 1926 venne sostituita da un sarcofago antico proveniente dal Museo Nazionale Romano. Nella loggia del primo piano è collocata una statua allegorica dell'Incisione di Luigi Amici, unica realizzata di una coppia progettata.
La Calcografia Camerale del 1738
L'istituzione è più antica del suo palazzo. La Calcografia Camerale fu fondata il 15 febbraio 1738 da Clemente XII, lo stesso papa del concorso per la fontana, e nacque con uno scopo molto concreto: impedire che il patrimonio di rami incisi dell'antica stamperia romana di Lorenzo Filippo de' Rossi finisse venduto a mercanti inglesi. Una legge sull'esportazione dei beni culturali travestita da acquisto, con quasi tre secoli di anticipo sulle convenzioni internazionali.
Prima del palazzo di Valadier la Calcografia occupava il vicino palazzo della Stamperia, al civico 8 della stessa via, ricostruito da Pio VI nel 1777.
Le matrici di Piranesi a Palazzo Poli
Questo è il tesoro vero, e merita un capitolo suo. L'Istituto conserva la raccolta completa delle matrici incise da Giambattista Piranesi: 1.191 rami, la più grande collezione di matrici piranesiane al mondo, superiore a quella della Chalcographie du Louvre di Parigi e a quella dell'Accademia di San Fernando di Madrid.
Sono i rami delle Vedute di Roma, delle Antichità Romane, delle Carceri d'invenzione: le lastre da cui uscirono le immagini che hanno costruito l'idea di Roma nella testa dell'Europa colta fra Settecento e Ottocento. I viaggiatori del Grand Tour compravano quei fogli qui, a poche decine di metri dalla fontana, e se li portavano a casa a Londra, a Weimar, a San Pietroburgo.
Perché i rami erano in pericolo
Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento le matrici vennero acciaiate per via galvanica, cioè coperte con un sottilissimo strato di acciaio che permetteva di tirare altre copie senza consumare il rame. Quello strato, col tempo, si è ossidato. In più le lastre erano state protette con una vernice bituminosa che invecchiando si è scurita, annegando i segni incisi. Il risultato era che l'opera esisteva ma non si leggeva più.
Il Progetto Piranesi
Dal 2009 l'Istituto porta avanti un programma di restauro sistematico delle matrici, finanziato in parte con fondi ministeriali e in parte attraverso l'Art Bonus, con lotti da centosessantotto matrici per volta. Il primo lotto è stato completato nel novembre 2021. È un lavoro lentissimo, chirurgico, e capirlo cambia il modo in cui si guarda una stampa antica.
Come si vedono
Le matrici sono conservate nella calcoteca e si consultano su appuntamento, dal lunedì al venerdì in orario mattutino e di primo pomeriggio. Ogni tanto compaiono in mostra, esposte accanto ai fogli che ne derivano. Se capitate su una di quelle rassegne, entrate: vedere il rame e la stampa affiancati è una lezione che vale una giornata di museo.

Le mostre a Palazzo Poli
Il programma espositivo è la ragione per cui il portone di via Poli 54 si apre. Le rassegne ruotano su tre filoni: i fondi storici dell'Istituto, la grafica e la fotografia contemporanee, e le collaborazioni internazionali.
Nell'estate del 2026, per dire il tipo di cose che ci si trova, il palazzo ha ospitato una mostra sui Principati Romeni e la penisola italiana nella cartografia del Seicento e del Settecento, dall'8 luglio al 13 settembre, promossa insieme all'Ambasciata di Romania in Italia e all'Accademia di Romania a Roma, sotto l'Alto Patronato dei presidenti dei due Paesi nell'ambito dell'Anno culturale Romania-Italia.
Il consiglio pratico è banale ma nessuno lo segue: controllate il calendario prima di venire, perché una mostra di cartografia antica a due passi dalla fontana è esattamente il genere di cosa che la gente scopre di aver mancato per due giorni.
Il progetto della terrazza di Palazzo Poli
Da anni si parla di trasformare Palazzo Poli in un percorso museale vero, che parta dalle sale del piano nobile, attraversi gli ambienti del terzo piano e salga, per una piccola scala a chiocciola, fino alla terrazza che si affaccia sulla fontana e sui tetti del rione.
L'idea è stata illustrata dalla direzione dell'Istituto come uno studio di fattibilità, con la definizione degli interventi di messa in sicurezza e un piano di accoglienza fra personale e biglietteria. Lo scopo dichiarato è far conoscere Palazzo Poli e raccontarne la lunga storia, con l'affaccio dall'alto come punto culminante del percorso.
La nostra opinione: sarebbe la più grande novità turistica del centro di Roma da molto tempo, e insieme il modo più intelligente di riequilibrare la pressione su piazza di Trevi, spostando qualche migliaio di persone al giorno dal davanti al di sopra. Fino a quando non c'è un annuncio ufficiale di apertura, però, la terrazza resta un progetto e non una visita prenotabile.
Una curiosità sul Palazzo Poli
La curiosità più bella riguarda l'acqua, e passa dentro i muri. Quando nel 1712 il duca Conti ampliò la fabbrica per ricavare l'appartamento del cardinale Michelangelo, il cantiere di Giovan Battista Contini inglobò un tratto dell'acquedotto dell'Acqua Vergine. Significa che un pezzo dell'acquedotto fatto costruire da Marco Vipsanio Agrippa nel 19 avanti Cristo, e restaurato infinite volte nei secoli, corre dentro la muratura di un palazzo nobiliare settecentesco, che vent'anni dopo sarebbe diventato il fondale della mostra terminale di quello stesso acquedotto.
Provate a ordinare le date: un acquedotto romano del primo secolo avanti Cristo, un palazzo manierista di fine Cinquecento, un ampliamento barocco del 1712 che se lo trova dentro, e una fontana del 1732 che ne celebra l'arrivo in superficie. Quattro epoche in trenta metri di muratura, senza soluzione di continuità funzionale: l'acqua che sgorga davanti a voi è la stessa che scorreva quando Agrippa inaugurò le sue terme al Campo Marzio.
C'è una seconda curiosità, minore ma gustosa, e riguarda il nome. Poli non è un cognome romano: è un paese dei monti Prenestini, a quaranta chilometri dalla capitale, feudo dei Conti. Milioni di persone all'anno pronunciano il nome di un piccolo comune del Lazio credendo di nominare un palazzo del centro di Roma, e la stragrande maggioranza di loro non lo pronuncia affatto, perché quel palazzo, per il mondo, si chiama semplicemente Fontana di Trevi.
Aggiungo il particolare che diverte sempre i gruppi: la piazza su cui affaccia il fronte antico si chiamava piazza di Ceri, dal duca precedente, e cambiò nome perché cambiò proprietario. A Roma la toponomastica ha seguito per secoli i rogiti notarili, e piazza Poli è la prova più elegante che ne conosca.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Palazzo Poli
Che ci si può entrare, gratis, quasi sempre, e che praticamente nessuno lo fa.
Le migliaia di persone che si accalcano sulla scalinata davanti alla fontana hanno a venti metri un portone, quello di via Poli 54, che nei periodi di mostra è aperto dalle 10 alle 19 e molto spesso non chiede un centesimo. Dentro c'è il fresco, c'è il silenzio, ci sono i bagni, ci sono le sale del palazzo che stanno fotografando da fuori. Il rapporto fra la ressa all'esterno e il vuoto all'interno è uno degli squilibri più assurdi del turismo romano.
La ragione di questo squilibrio è puramente segnaletica. Nessun cartello in piazza di Trevi dice al visitatore che l'edificio dietro la fontana ha un nome, ha un ingresso e ha un museo. La fontana ha inglobato l'identità del palazzo al punto che il palazzo è diventato invisibile pur essendo la cosa più fotografata della città.
Il secondo dato poco noto riguarda l'accesso ai fondi. Non serve essere professori universitari per chiedere di consultare un disegno o una matrice: la sala di studio riceve su appuntamento chiunque abbia una richiesta motivata, studenti compresi. Capita che studenti di accademia arrivino lì con un modulo e si ritrovino un Piranesi originale davanti, a mezzo metro dagli occhi, sotto la sorveglianza di un funzionario. In quasi nessun grande museo europeo la distanza fra un cittadino qualunque e un capolavoro su carta è così breve.
Terza cosa che non vi dirà nessuna guida in piazza: l'indirizzo amministrativo dell'Istituto e l'ingresso alle mostre sono diversi. Chi cerca via della Stamperia 6 trova un portone che nei giorni di mostra può non essere quello giusto, e chi cerca il museo su una mappa rischia di girare intorno all'isolato. Si entra da via Poli 54.
Il consiglio che ti do per visitare il Palazzo Poli
Primo consiglio, quello che conta davvero: venite presto o venite tardi. Palazzo Poli apre alle 10 e chiude alle 19, e la differenza fra le 10 e le 15 non è di dieci minuti di coda, è di esperienza. Alle 10 la piazza davanti è già affollata ma ancora attraversabile, dentro il palazzo non c'è nessuno, e la luce che entra dalle finestre del lato Trevi è quella buona. Dalle 17 in poi la pressione esterna cala un poco e si può fare il percorso al contrario: prima la mostra, poi la fontana al tramonto.
Secondo consiglio: fate il giro completo dell'isolato prima di entrare. Dieci minuti, non di più. Partite da piazza di Trevi, risalite via della Stamperia guardando le vetrine ad arco del palazzo di Valadier, arrivate in piazza dei Crociferi e guardate il fronte cinquecentesco, poi scendete in via Poli fino al 54. Avrete capito con le gambe, e non con una didascalia, che Palazzo Poli è un organismo enorme e stratificato, e non uno sfondo.
Terzo consiglio, pratico e poco romantico: controllate il sito dell'Istituto lo stesso giorno in cui andate. Il calendario espositivo ha buchi, e nei periodi di allestimento il portone è chiuso senza preavviso in piazza. Chi arriva a Roma per due giorni e mette Palazzo Poli nel programma senza controllare rischia di trovare il portone serrato e di non capire perché.
Quarto: unite la visita a una tappa vicina invece di farne una gita a sé. Palazzo Poli richiede da quaranta minuti a un'ora e mezza, secondo la mostra. È il tempo perfetto per incastrarlo fra la Galleria Sciarra, che è a tre minuti ed è gratuita, e la salita al Palazzo del Quirinale.
Quinto e ultimo: se viaggiate in gruppo, prenotate una guida abilitata. Un salone come la Sala Dante, raccontato bene, vale il triplo di quanto valga guardato in silenzio; raccontato male, è una stanza vuota con delle belle finestre.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che la Fontana di Trevi è addossata a un palazzo. Pochissimi sanno che il palazzo venne demolito al centro per farle spazio, e che la facciata che vediamo è nuova rispetto all'edificio che sostiene.
Il fatto risaputo è dunque questo: Palazzo Poli non è nato come fondale. È diventato fondale contro la propria volontà, e il duca Stefano Conti, che aveva appena finito nel 1730 di uniformare la facciata dopo trent'anni di acquisti e cantieri, si trovò due anni dopo con un cantiere pontificio che gli demoliva il corpo centrale.
La conseguenza architettonica viene citata ancora meno. Quell'operazione ha reso Palazzo Poli l'unico grande palazzo romano che nessuno può fotografare per intero. Provateci: da piazza di Trevi non riuscite a inquadrare l'edificio perché è coperto dalla fontana, e da piazza dei Crociferi non riuscite a inquadrare la fontana perché è coperta dall'edificio. Il palazzo e il suo capolavoro si nascondono a vicenda.
Aggiungo il dettaglio dimensionale, che di solito sorprende: il fronte del palazzo che sostiene la fontana raggiunge i ventisei metri di altezza, e il monumento ne misura circa diciassette e mezzo. Quello che sporge sopra le Stagioni, e che nelle fotografie sembra una cornice decorativa, sono in realtà i piani alti di un palazzo abitato da uffici, depositi e laboratori.
Ultima nota su questo punto: il fronte su via del Tritone che oggi consideriamo definitivo è una ferita del 1885. L'edificio arrivava fino a via del Pozzetto, e la città umbertina lo tagliò per far passare una strada. Roma ha trattato il palazzo della sua fontana più celebre come un ostacolo alla viabilità, due volte in due secoli.

La foto giusta da fare al Palazzo Poli
La foto che fanno tutti è quella frontale, presa dalla balaustra, con la fontana al centro e trenta teste in primo piano. È una fotografia che esiste già in un miliardo di copie e che nessuno riguarderà. Ne propongo quattro migliori.
Il taglio verticale sull'attico
Mettetevi all'imbocco di via della Stamperia, sul lato sinistro guardando la fontana, e inquadrate in verticale solo la parte alta: l'attico con lo stemma di Clemente XII, le statue delle Stagioni, il cielo. Togliete completamente l'acqua dall'inquadratura. Quello che ottenete è il ritratto di Palazzo Poli, non della fontana, ed è un'immagine che nessuno intorno a voi sta scattando.
Le finestre che rivelano il palazzo
Puntate le finestre laterali, quelle con le persiane e le inferriate, includendo nell'angolo un lembo di roccia della fontana. È la fotografia che spiega tutto: un edificio ordinario e un monumento straordinario nello stesso fotogramma. Funziona benissimo in bianco e nero.
Il fronte manierista su piazza dei Crociferi
Uscite dalla calca e andate sul retro. Il prospetto cinquecentesco di Palazzo Poli, di prima mattina, con la luce radente che taglia le cornici delle finestre, è una fotografia di Roma vera, senza un turista dentro. Chi vede quello scatto non indovina mai di che edificio si tratta, e quando glielo dite non ci crede.
Dall'interno, verso la fontana
Se la mostra in corso comprende gli ambienti affacciati su piazza di Trevi, la fotografia da portarsi a casa è quella controluce dalle finestre: il vano scuro, il davanzale, e sotto la folla in piazza. È l'unico punto di vista sulla Fontana di Trevi che il novantanove per cento dei visitatori non avrà mai, e si ottiene con un biglietto da pochi euro o addirittura gratis.
Le regole da rispettare
Nelle sale dell'Istituto la fotografia senza flash e senza treppiede è normalmente tollerata, ma alcune mostre con prestiti esterni la vietano del tutto: il cartello all'ingresso decide, non l'abitudine. Il flash sulla carta antica non si usa mai, per nessun motivo. E in piazza, per legge comunale, non si sale sul bordo della fontana e non si entra in acqua.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Palazzo Poli ha attraversato quattro secoli di storia romana e ne porta i segni. Ecco i fatti che contano davvero.
1566, la nascita del palazzo
Lelio Cesi, duca di Ceri, acquista il palazzo Del Monte e avvia il cantiere di Martino Longhi il Vecchio. È l'atto di fondazione dell'edificio come lo conosciamo, e la ragione per cui la piazza retrostante si chiamò a lungo piazza di Ceri.
1712, l'appartamento del cardinale e l'acquedotto
Clemente XI autorizza l'ampliamento per il cardinale Michelangelo Conti, futuro Innocenzo XIII. Il cantiere di Giovan Battista Contini ingloba un tratto dell'Acqua Vergine. Nel 1719 lo stesso architetto realizza la terrazza con il parapetto.
1730 e 1732, l'uniformazione e la demolizione
Stefano Conti completa l'unificazione del fronte, e due anni dopo Nicola Salvi apre il cantiere della fontana contro quello stesso fronte, che viene sventrato al centro. È il momento in cui il palazzo perde la propria autonomia figurativa e la scambia con l'immortalità.
26 febbraio 1866, l'inaugurazione della Galleria Dantesca
Nella sala che da allora si chiama Sala Dante viene inaugurata la galleria di Romualdo Gentilucci, con la Sinfonia Dantesca di Liszt eseguita per grande orchestra e coro. È uno dei grandi eventi culturali della Roma degli ultimi anni pontifici, e uno dei primi esperimenti italiani di esposizione spettacolarizzata.
1884 e 1885, l'apertura di via del Tritone
La Roma capitale taglia l'isolato per far passare la nuova arteria. Palazzo Poli perde la porzione che arrivava verso via del Pozzetto e assume l'attuale, ridotto perimetro.
1888, l'esproprio comunale
Il Comune espropria la parte superstite del palazzo dichiarando di volere salvaguardare la fontana. È una delle prime volte in cui a Roma un edificio privato viene acquisito dalla mano pubblica in nome della tutela di un monumento: un precedente amministrativo di un certo peso.
1939, la cessione ai privati
Il Governatorato cede l'immobile a privati come contropartita per la costruzione di nuovi uffici sulla via del Mare. Per quarant'anni il palazzo della Fontana di Trevi torna a essere merce di scambio immobiliare.
1975 e 1978, la nascita dell'Istituto e il ritorno allo Stato
Nel 1975 Calcografia Nazionale e Gabinetto Nazionale delle Stampe vengono fusi in un unico istituto; nel 1978 lo Stato esercita la prelazione su Palazzo Poli e riunisce finalmente le due raccolte sotto lo stesso tetto. Nel 2014 l'Istituto ottiene l'autonomia speciale.
Dal 2009, il Progetto Piranesi
Parte il restauro sistematico delle 1.191 matrici piranesiane, con il primo lotto concluso nel novembre 2021. Non fa notizia come un'inaugurazione, ma è l'avvenimento più importante degli ultimi vent'anni per la storia della grafica europea.
Chi è passato dal Palazzo Poli
L'elenco degli abitanti e degli ospiti di questo palazzo è sproporzionato rispetto alla fama dell'edificio, e dice molto su che cosa fosse l'isolato di Trevi prima che diventasse un luogo da fotografare.
Innocenzo XIII
Michelangelo Conti, eletto papa nel 1721 con il nome di Innocenzo XIII, ebbe qui il proprio appartamento da cardinale, nell'ala fatta costruire apposta per lui dal fratello nel 1712. Il palazzo di famiglia di un pontefice, a duecento metri dal Quirinale.
Francesco Manno
Il pittore palermitano, accademico di San Luca, ai primi dell'Ottocento tenne il proprio studio proprio nel grande salone che sarebbe diventato la Sala Dante. Un atelier di quattro metri per venti con vista sulla fontana: pochi pittori romani hanno avuto un privilegio simile.
Giuseppe Gioachino Belli
Il maggiore poeta romanesco visse a Palazzo Poli fra il 1816 e il 1837, e secondo le fonti locali fu proprio qui che scrisse la parte più consistente dei suoi sonetti. È un dato che vale la pena di soppesare: la Roma plebea, sboccata e feroce del Belli è nata dietro la facciata più elegante della città, con il rumore della fontana sotto la finestra.
Zinaida Volkonskaja
La principessa russa, poetessa e cantante, tenne salotto in questo palazzo attorno agli anni Trenta dell'Ottocento, ed è ricordata anche nella pagina più antica del sito con il suo nome nella forma Zinaida Aleksandrovna Belosel'skaja, dal casato di nascita. Il suo salotto romano fu uno dei punti di incontro fra l'aristocrazia russa in viaggio e gli artisti italiani.
Nikolaj Gogol
Lo scrittore delle Anime morte frequentò quel salotto durante i suoi lunghi soggiorni romani. Gogol amò Roma come pochi stranieri, e una parte della sua vita mondana in città passò per le sale di questo palazzo.
Franz Liszt, Giacomo Puccini, Jules Massenet
La musica di Liszt aprì la Sala Dante nel 1866; nei decenni successivi, quando il salone era una delle sale da concerto più richieste della città, vi si legarono i nomi di Puccini e di Massenet. Per trent'anni, tra il 1866 e la fine del secolo, chi faceva musica a Roma passava di qui.
Tullio Ramacciotti e la Società Orchestrale Romana
Il violinista che affittò la sala subito dopo l'Unità e la Società Orchestrale Romana che ne prese il contratto nel 1891 sono i due nomi che hanno tenuto viva la vocazione musicale del luogo, e senza i quali oggi la Sala Dante non avrebbe alcuna storia da raccontare.
Nicola Salvi e Giuseppe Pannini
I due architetti della fontana hanno lavorato per trent'anni contro e dentro questo palazzo: Salvi dal 1732 alla morte, nel 1751, Pannini fino al compimento dell'opera nel 1762. Il loro cantiere è il più lungo e il più invadente che Palazzo Poli abbia mai ospitato.
Giuseppe Valadier
L'architetto di piazza del Popolo e del Pincio costruì qui accanto, fra il 1835 e il 1837, il Palazzo della Calcografia, e ne diresse a lungo l'istituzione. È l'ultimo grande nome dell'architettura romana legato a questo isolato.
Palazzo Poli con i bambini
Onestamente: una mostra di stampe antiche non è il posto naturale per un bambino di sei anni. Però ci sono due argomenti che funzionano quasi sempre, e li uso da anni con le famiglie.
Il primo è la matrice. Mostrare un rame inciso accanto al foglio stampato, spiegare che l'immagine è specchiata, che l'inchiostro entra nei solchi e che il torchio schiaccia la carta dentro il metallo, è una lezione di tecnologia che i ragazzini capiscono subito e che gli adulti quasi mai hanno mai visto spiegare. Se la mostra in corso espone matrici, portateli.
Il secondo è la storia del palazzo demolito per far posto alla fontana. Raccontata come un dispetto fra un papa e un duca, dura tre minuti e lascia un ricordo. Dopo di che si esce, si guarda la facciata da fuori e si fa indicare ai bambini dove finisce la fontana e dove comincia il palazzo: diventa un gioco.
Sul piano pratico, Palazzo Poli non ha spazi per il passeggino in piazza, perché l'accesso al portone di via Poli 54 richiede di attraversare una folla compatta nelle ore centrali. Con i piccolissimi, venite alle 10 in punto.
Accessibilità di Palazzo Poli
L'ingresso di via Poli 54 è a livello stradale e gli spazi espositivi dell'Istituto sono raggiungibili con ascensore, ma la configurazione cambia da mostra a mostra, perché non tutte le rassegne occupano gli stessi ambienti e alcune sale del piano nobile hanno soglie e dislivelli storici. Chi ha necessità specifiche fa bene a telefonare in anticipo al numero dell'Istituto e a chiedere per la mostra in corso.
Va segnalato un ostacolo che non dipende dal palazzo: piazza di Trevi, nelle ore di punta, è difficilissima da attraversare in sedia a rotelle. L'accesso più comodo a via Poli 54 non passa per la fontana ma da piazza San Silvestro, risalendo via Poli, oppure da largo del Tritone scendendo via della Stamperia. Sono percorsi pianeggianti o in leggera pendenza, con marciapiedi stretti ma praticabili.
Che cosa vedere intorno a Palazzo Poli in dieci minuti a piedi
Il rione Trevi è denso come pochi altri, e Palazzo Poli è il perno di un giro che vale una mattina intera.
A due minuti
La fontanella degli innamorati, sul lato destro della vasca guardando la fontana, con il suo rito: le coppie che vi bevono insieme, dice la tradizione, restano innamorate e fedeli. Nasceva come saluto alla partenza del fidanzato, quando le lontananze erano lunghe. La chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, davanti alla fontana, custodisce i precordi dei papi. La Galleria Sciarra, a tre minuti verso via del Corso, è un cortile liberty affrescato che si attraversa gratis e che quasi nessuno conosce.
A cinque minuti
La Fontana del Tritone del Bernini in piazza Barberini, risalendo via del Tritone. Il Palazzo Barberini con la Galleria Nazionale d'Arte Antica, che è il grande museo di pittura del quartiere e il naturale complemento a una mattinata di grafica. La chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, con la volta di Andrea Pozzo e la cupola dipinta, verso il Pantheon.
A dieci minuti
Il Palazzo del Quirinale e le Scuderie del Quirinale, salendo per via della Dataria. La Galleria Colonna, aperta il sabato mattina, che è la più sfarzosa galleria privata di Roma. Piazza di Spagna con la Fontana della Barcaccia, e lungo il tragitto Palazzo Ruspoli e piazza Colonna.
Domande frequenti sul Palazzo Poli
Cosa è davvero Palazzo Poli?
Palazzo Poli è un palazzo nobiliare romano di origine cinquecentesca, contro il cui fronte meridionale è addossata la Fontana di Trevi. Le colonne, le nicchie e l'attico con lo stemma papale che si vedono alle spalle della statua di Oceano appartengono infatti all'edificio, non alla fontana, e oggi Palazzo Poli è proprietà dello Stato e ospita l'Istituto Centrale per la Grafica.
Quanto costa visitare Palazzo Poli?
Nei periodi di mostra, Palazzo Poli in via Poli 54 apre dalle 10 alle 19 e molto spesso l'ingresso non chiede un centesimo. È uno dei pochi luoghi del centro di Roma dove ci si può entrare gratis a pochi passi dalla folla della fontana, godendo di sale fresche e silenziose.
Palazzo Poli è sempre aperto?
No. Palazzo Poli apre quando c'è una mostra: non è un museo a ciclo continuo con una collezione permanente esposta stabilmente, ma un istituto di conservazione e ricerca che apre le proprie sale al pubblico per rassegne temporanee. Nei periodi di allestimento e smontaggio il portone resta chiuso.
Dove si trova esattamente Palazzo Poli?
Palazzo Poli si trova nel rione Trevi, fra piazza di Trevi, via Poli e piazza dei Crociferi a Roma. L'ingresso alle mostre è in via Poli 54, mentre la sede dell'Istituto Centrale per la Grafica è in via della Stamperia 6.
Cosa si conserva dentro Palazzo Poli?
Dentro Palazzo Poli, sede dell'Istituto Centrale per la Grafica, sono conservati oltre centosettantamila fogli di stampe e la raccolta completa delle matrici incise da Giambattista Piranesi, 1.191 rami, la più grande collezione di matrici piranesiane al mondo, superiore a quella del Louvre di Parigi.
Palazzo Poli è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
L'ingresso di via Poli 54 di Palazzo Poli è a livello stradale e gli spazi espositivi dell'Istituto sono raggiungibili con ascensore, ma la configurazione cambia da mostra a mostra, perché alcune sale del piano nobile hanno soglie e dislivelli storici. Chi ha necessità specifiche fa bene a telefonare in anticipo.
Cosa è nato prima, Palazzo Poli o la Fontana di Trevi?
Palazzo Poli è nato prima della Fontana di Trevi, di quasi due secoli: nel 1566, quando Lelio Cesi avvia il cantiere del suo palazzo, in piazza di Trevi c'è ancora una mostra d'acqua molto più modesta. La fontana monumentale che oggi si vede nasce nel 1732 e viene completata nel 1762.
Quando andare a Palazzo Poli e quando evitarlo
I momenti buoni sono tre: le 10 del mattino di un giorno feriale, il tardo pomeriggio dopo le 17, e qualunque giorno di pioggia. La pioggia svuota la piazza e non ha alcun effetto sull'interno del palazzo: è la condizione ideale.
I momenti da evitare sono i fine settimana fra le 11 e le 16 da aprile a ottobre, i ponti, e la settimana fra Natale e l'Epifania, quando piazza di Trevi è semplicemente impraticabile. Il lunedì il palazzo è chiuso, quindi non è nemmeno una questione di affollamento.
Un ultimo avvertimento stagionale: in agosto il programma espositivo può avere un buco, e in quel caso il portone resta chiuso per settimane. Chi viene a Roma in agosto metta Palazzo Poli fra i forse, non fra i certo.
Chi organizza un viaggio a Roma per un gruppo, e vuole incastrare Palazzo Poli in un programma che tenga insieme orari, guide e spostamenti, trova un interlocutore professionale nel servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro, che lavora su Roma e sul Lazio con guide abilitate.

Palazzo Poli e la Fontana di Trevi: chi è nato prima
La domanda torna a ogni visita guidata, e la risposta è netta: il palazzo. Di quasi due secoli.
Nel 1566, quando Lelio Cesi avvia il cantiere del suo palazzo, in piazza di Trevi c'è una mostra d'acqua molto più modesta, rimaneggiata da Leon Battista Alberti per Niccolò V a metà Quattrocento e poi ritoccata più volte. La fontana monumentale che conosciamo nasce nel 1732 e finisce nel 1762. Fra la fondazione del palazzo e il compimento della fontana corrono centonovantasei anni.
Questo ordine cronologico spiega tutto il resto: spiega perché la fontana è addossata e non isolata, perché occupa un fronte di palazzo e non una vasca al centro della piazza, perché il monumento più celebre di Roma è di fatto una facciata. Chi vuole la storia completa del monumento, con il concorso, i materiali, l'acqua e i riti, la trova nella pagina dedicata alla Fontana di Trevi. Per i lettori di lingua inglese, la ricostruzione storica della fontana è raccolta nella guida di Trevi Fountain History su ItalyPlanner, mentre la parte pratica su code, orari e regole è nella Fontana di Trevi guide.
Domande veloci sul Palazzo Poli
Che cosa è Palazzo Poli
È il palazzo nobiliare romano, di origine cinquecentesca, contro il cui fronte meridionale è addossata la Fontana di Trevi. Oggi è proprietà dello Stato e ospita l'Istituto Centrale per la Grafica.
Dove si trova Palazzo Poli
Nel rione Trevi, fra piazza di Trevi, via Poli e piazza dei Crociferi. L'ingresso alle mostre è in via Poli 54; la sede dell'Istituto è in via della Stamperia 6, 00187 Roma.
Si può entrare a Palazzo Poli
Sì, quando è in corso una mostra. Fuori dai periodi espositivi il palazzo non è visitabile, salvo aperture straordinarie annunciate dall'Istituto.
Quanto costa il biglietto per Palazzo Poli
Dipende dalla rassegna: molte mostre sono gratuite, altre hanno un biglietto. La mostra cartografica dell'estate 2026 indicava sei euro di intero e due di ridotto. Il prezzo aggiornato è sul sito ufficiale dell'Istituto Centrale per la Grafica.
Quali sono gli orari di Palazzo Poli
Durante le mostre, da martedì a domenica dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18. Chiuso il lunedì.
Serve prenotare per visitare Palazzo Poli
No per le mostre. Sì, con appuntamento, per la sala di studio dei disegni e delle stampe, per la biblioteca e per la calcoteca.
Quanto dura la visita a Palazzo Poli
Da quaranta minuti a un'ora e mezza, secondo l'ampiezza della mostra. Chi vuole guardare bene anche gli ambienti del palazzo metta in conto un'ora abbondante.
Si possono fare fotografie dentro Palazzo Poli
Di norma sì, senza flash e senza treppiede, ma alcune mostre con opere in prestito vietano gli scatti: fa fede il cartello all'ingresso.
Palazzo Poli è accessibile in sedia a rotelle
L'ingresso di via Poli 54 è a raso e gli spazi espositivi sono serviti da ascensore, ma la configurazione cambia con la mostra. Conviene telefonare prima al centralino dell'Istituto, 06 699801.
Si può salire sulla terrazza di Palazzo Poli
Al momento no. Il percorso museale che dovrebbe portare fino alla terrazza affacciata sulla fontana è un progetto dell'Istituto, non una visita prenotabile.
Si vede la Fontana di Trevi dall'interno di Palazzo Poli
Dalle finestre degli ambienti che guardano piazza di Trevi sì, quando quelle sale sono comprese nel percorso della mostra in corso. Non è garantito da ogni rassegna.
Che cosa è la Sala Dante di Palazzo Poli
Il grande salone settecentesco costruito da Stefano Conti come biblioteca di famiglia, poi sede della Galleria Dantesca nel 1865 e 1866 e per trent'anni una delle sale da concerto di Roma. Oggi è spazio espositivo.
Perché si chiama Palazzo Poli
Dal titolo dei duchi di Poli, ramo della famiglia Conti, che lo possedettero dal 1678. Poli è un comune dei monti Prenestini, in provincia di Roma.
Chi ha costruito Palazzo Poli
Il nucleo principale fu avviato nel 1566 per Lelio Cesi, duca di Ceri, su progetto di Martino Longhi il Vecchio e, dopo la sua morte, di Ottaviano Nonni detto il Mascarino. Ampliamenti successivi si devono a Giovan Battista Contini e alla committenza dei Conti.
Chi ha costruito la facciata di Palazzo Poli verso la fontana
Il fronte monumentale nasce con il cantiere della fontana avviato da Nicola Salvi nel 1732 e concluso da Giuseppe Pannini nel 1762. Sul ruolo di Luigi Vanvitelli nel disegno del prospetto gli studi non concordano.
Palazzo Poli è più antico della Fontana di Trevi
Sì, di quasi due secoli: il palazzo è del 1566, la fontana monumentale del 1732.
Che cosa conserva l'Istituto Centrale per la Grafica
Oltre 170.000 stampe, circa 24.000 matrici incise, 24.000 disegni e 17.000 fotografie, oltre alle raccolte dello Studio Vasari e al fondo Corsini.
Quante matrici di Piranesi ci sono a Palazzo Poli
1.191 rami, la raccolta completa delle matrici di Giambattista Piranesi e la più grande collezione del genere al mondo.
Si possono vedere le matrici di Piranesi
Si consultano in calcoteca su appuntamento, e compaiono periodicamente nelle mostre dell'Istituto. Non sono in esposizione permanente.
Che differenza c'è fra Palazzo Poli e il Palazzo della Calcografia
Sono due edifici contigui della stessa istituzione. Palazzo Poli è il palazzo storico della fontana; il Palazzo della Calcografia, in via della Stamperia 6, fu costruito da Giuseppe Valadier fra il 1835 e il 1837 per la Calcografia Camerale.
Qual è la fermata dell'autobus per Palazzo Poli
Tritone/Fontana di Trevi, su via del Tritone, servita dalle linee 52, 53, 62, 63, 71, 83, 85, 117, 160, 492 e C3.
Qual è la metropolitana più vicina a Palazzo Poli
Barberini, linea A, a circa cinque minuti a piedi lungo via del Tritone.
C'è il guardaroba a Palazzo Poli
Le mostre prevedono un servizio di deposito per zaini e borse ingombranti secondo le regole del singolo allestimento. Con valigie grandi non si entra.
Palazzo Poli è adatto ai bambini
Dipende dalla mostra. Le rassegne che espongono matrici e torchi funzionano benissimo anche con i ragazzini; quelle di soli disegni su carta molto meno.
Quanto si aspetta in coda a Palazzo Poli
Quasi nulla. È il paradosso del posto: davanti alla fontana c'è la folla, davanti al portone del palazzo non c'è quasi mai fila.
Si entra gratis a Palazzo Poli la prima domenica del mese
L'agevolazione ministeriale della prima domenica riguarda i musei statali a pagamento. Poiché le mostre di Palazzo Poli sono spesso già a ingresso libero e il regime cambia con la rassegna, la cosa da fare è controllare il sito dell'Istituto per il mese in corso.
Palazzo Poli si può visitare con una guida
Sì, con guide turistiche abilitate, e per i gruppi è la soluzione che consiglio, perché senza racconto le sale dicono poco.
Che cosa vedere vicino a Palazzo Poli
La Fontana di Trevi, la fontanella degli innamorati, la Galleria Sciarra, la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, e a pochi minuti Palazzo Barberini, il Quirinale, piazza Colonna e piazza di Spagna.
Come si chiamava Palazzo Poli prima
Palazzo Del Monte, poi Palazzo Ceri dal duca Lelio Cesi, e infine Palazzo Conti di Poli dopo il 1678.
Il giudizio su Palazzo Poli
Se dovessi indicare un solo luogo del centro di Roma che ripaga più di quanto prometta, indicherei questo portone di via Poli 54. Fuori c'è il monumento più fotografato d'Europa e la folla peggiore della città; dentro c'è una delle raccolte di grafica più importanti del mondo, il silenzio, e ogni tanto la possibilità di affacciarsi sulla fontana dall'alto di un davanzale settecentesco.
Il consiglio finale è di rovesciare l'ordine con cui tutti fanno questa visita. Non venite a vedere la Fontana di Trevi e poi, se avanza tempo, il palazzo: venite a vedere Palazzo Poli, e uscendo guardate la fontana sapendo che cosa avete alle spalle. Cambia tutto. Chi organizza viaggi e gruppi su Roma e vuole costruire un itinerario che tenga insieme il rione Trevi senza subirne la folla, trova i servizi dedicati alla città nella pagina di TourLeaderPro su Roma.
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