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Jeremy Pelt Quintet (Roma Jazz Festival) all’Auditorium Parco della Musica, Teatro Studio Borgna — 21 novembre 2026

In breve. Il Jeremy Pelt Quintet suona sabato 21 novembre 2026 alle 20:00 al Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma.

Il Jeremy Pelt Quintet suona sabato 21 novembre 2026 alle 20:00 al Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma. Il concerto fa parte del Roma Jazz Festival 2026 e coincide con il tour europeo con cui il trombettista festeggia i suoi 50 anni. Secondo la sede i biglietti partono da 30 euro e si acquistano dalla pagina evento del sito ufficiale dell’Auditorium (auditorium.com) o alla biglietteria. Per arrivare a Flaminio e all’ingresso usa il calcolatore percorsi di ATAC.

Illustrazione ad acquerello di un palco jazz con tromba, contrabbasso e pianoforte
Illustrazione generata con intelligenza artificiale: non è una fotografia di l'Auditorium Parco della Musica né dell'evento.

Il concerto

La pagina ufficiale presenta Jeremy Pelt come la star della tromba che festeggia i suoi 50 anni con un tour europeo, di cui il Roma Jazz Festival è una tappa. Il suo curriculum vanta oltre 25 album e decine di collaborazioni prestigiose come sideman, tanto da poterlo annoverare fra i più importanti musicisti del jazz contemporaneo.

Mingus, Hargrove, Ellington

Collaboratore della leggendaria Mingus Band, oggi si esibisce con ensemble importanti come la Roy Hargrove Big Band e la Duke Ellington Big Band.

Che cosa la sede non pubblica

La pagina indica come unico nome in locandina quello di Jeremy Pelt. I musicisti del quintetto, la scaletta e la durata non sono pubblicati: il dato non è pubblicato.

Jeremy Pelt: gli studi e le collaborazioni

Jeremy Pelt è nato in California il 4 novembre 1976: compie quindi 50 anni pochi giorni prima del concerto. È un trombettista jazz americano.

Dalla tromba classica al jazz

Da bambino ha studiato tromba classica e si è concentrato sul jazz dopo aver suonato in un ensemble jazz del liceo.

Berklee

Ha studiato al Berklee College of Music di Boston.

Con chi ha suonato

Fra i musicisti con cui si è esibito la voce di Wikipedia cita Ravi Coltrane, Roy Hargrove, Greg Osby e Cassandra Wilson.

I dischi da leader, anno per anno

Dal 2002 Jeremy Pelt ha pubblicato oltre venticinque album a suo nome. Un elenco ragionato, dalla voce di Wikipedia:

  • 2002, «Profile» (Fresh Sound);
  • 2003, «Insight» (Criss Cross) e «Close to My Heart» (Maxjazz);
  • 2005, «Identity» (Maxjazz);
  • 2007, «Shock Value: Live at Smoke» (Maxjazz);
  • 2008, «November» (Maxjazz);
  • 2010, «Men of Honor» (HighNote);
  • 2011, «The Talented Mr. Pelt»;
  • 2012, «Soul»;
  • 2013, «Water and Earth»;
  • 2014, «Face Forward, Jeremy»;
  • 2015, «Tales, Musings and Other Reveries»;
  • 2016, «#Jiveculture» e «High Art»;
  • 2017, «The Co-Op» (Brown Brothers Recordings) e «Make Noise!» (HighNote);
  • 2018, «Noir En Rouge: Live in Paris» e, con Jim Snidero, «Jubilation! Celebrating Cannonball Adderley» (Savant);
  • 2019, «The Artist»;
  • 2020, «The Art of Intimacy, Vol. 1»;
  • 2021, «Griot: This Is Important!»;
  • 2022, «Soundtrack»;
  • 2023, «The Art of Intimacy, Vol. 2: His Muse»;
  • 2024, «Tomorrow Is Another Day»;
  • 2025, «Woven»;
  • 2026, «Our Community Will Not Be Erased».

Tre etichette

Si leggono tre fasi: gli esordi tra Fresh Sound e Criss Cross, gli anni di Maxjazz, e dal 2010 il lungo rapporto con HighNote, a cui appartengono quasi tutti i dischi successivi.

I dischi dal vivo e gli omaggi

Fra i titoli della discografia, alcuni sono dal vivo: «Shock Value: Live at Smoke» (2007) e «Noir En Rouge: Live in Paris» (2018).

Un omaggio a Cannonball Adderley

«Jubilation! Celebrating Cannonball Adderley» (Savant, 2018) è un disco in coppia con il sassofonista Jim Snidero.

Una serie in due volumi

Il progetto «The Art of Intimacy» ha due volumi: il primo del 2020 e il secondo, «His Muse», del 2023.

Il disco più recente

L’ultimo titolo indicato è «Our Community Will Not Be Erased» (HighNote, 2026). La sede non dice se il repertorio del concerto di Roma includa brani di quel disco.

Pelt come sideman

La voce di Wikipedia elenca decine di dischi in cui Pelt suona come sideman. Qualche nome, per capire l’ampiezza dei contesti:

  • con Mingus Big Band: «Tonight at Noon...Three or Four Shades of Love» (Dreyfus, 2002) e «I Am Three» (Sunnyside, 2005);
  • con Wayne Shorter: «Alegria» (Verve, 2003);
  • con Vincent Herring: da «Change the World» (1997) a «Night and Day» (2015);
  • con Ralph Peterson Jr.: tre dischi per Criss Cross fra il 2001 e il 2003;
  • con Gerald Wilson: «In My Time» (2005) e «Legacy» (2011);
  • con Cedar Walton, Harold Mabern, Lewis Nash, Al Foster;
  • con il World Saxophone Quartet: «Political Blues» (2006).

Dal soul al trio di Boston

La lista comprende anche formazioni lontane dal jazz di tradizione, come i Soulive («Doin’ Something», Blue Note, 2001) e la cantante Somi («Red Soil in My Eyes», 2007).

La Mingus Big Band

La Mingus Big Band è un ensemble di 14 elementi con base a New York, specializzato nelle composizioni di Charles Mingus. È stato gestito dalla vedova, Sue Mingus, insieme alla Mingus Orchestra e alla Mingus Dynasty. Oltre all’appuntamento settimanale del mercoledì a New York, va spesso in tournée negli Stati Uniti, in Europa e altrove.

Grammy

Ha ricevuto sette nomination ai Grammy e ne ha vinto uno nel 2011 per il miglior album di grande ensemble jazz, «Mingus Big Band Live at Jazz Standard».

Una lunga lista di musicisti

Fra i membri passati compaiono Randy Brecker, Chris Potter, Ronnie Cuber, Vincent Herring, Wayne Escoffery, Alex Sipiagin, Craig Handy, David Kikoski e Helen Sung. Pelt vi compare nei dischi «Tonight at Noon» del 2002 e «I Am Three» del 2005.

Dischi

Fra i titoli: «Nostalgia in Times Square» (Dreyfus, 1993), «Live in Time» (1996), «Que Viva Mingus!» (1997), «Blues e Politics» (1999) e «The Charles Mingus Centennial Sessions» (2022).

Charles Mingus in breve

Charles Mingus Jr. (22 aprile 1922, 5 gennaio 1979) è stato un contrabbassista, compositore, direttore e scrittore americano, sostenitore dell’improvvisazione collettiva e considerato uno dei più grandi musicisti e compositori del jazz.

Dischi fondamentali

Ha aperto la strada al post-bop con registrazioni come «Pithecanthropus Erectus» (1956) e «Mingus Ah Um» (1959), e ha realizzato esperimenti per big band come «The Black Saint and the Sinner Lady» (1963).

Dagli esordi a Duke Ellington

Nato a Nogales, in Arizona, cresciuto nel quartiere Watts di Los Angeles, studiò trombone e poi violoncello prima di passare al contrabbasso. Nel 1943 fu in tournée con Louis Armstrong e nel 1953 fece per breve tempo parte dell’orchestra di Duke Ellington.

Debut Records

Nel 1952 fondò con Max Roach la casa discografica Debut Records. Il 15 maggio 1953 suonò al Massey Hall di Toronto con Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Bud Powell e Roach.

La Library of Congress

Nel 1993 la Biblioteca del Congresso acquisì le sue carte, definendola la più importante acquisizione di una collezione di manoscritti sul jazz della sua storia. Morì il 5 gennaio 1979 a Cuernavaca, in Messico.

Roy Hargrove e la sua Big Band

Roy Hargrove (16 ottobre 1969, 2 novembre 2018) è stato un trombettista e flicornista americano, vincitore di due Grammy, nel 1998 e nel 2002. Suonò soprattutto hard bop, con una predilezione per le contaminazioni con hip hop, neo soul, R&B e rock alternativo.

Dal Texas a New York

Nato a Waco, in Texas, cresciuto a Dallas, fu scoperto da Wynton Marsalis in una scuola per le arti. Studiò a Berklee, a Boston, poi si trasferì alla New School di New York. Il primo disco da leader, «Diamond in the Rough», uscì nel 1990 per Novus/RCA.

La Big Band

Nel 1995 formò la Roy Hargrove Big Band per il Panasonic Village Jazz Festival di New York. L’unico album del gruppo, «Emergence», è del 2009, registrato ai Capitol Studios di Los Angeles.

Grammy e RH Factor

Nel 1998 vinse il Grammy per il miglior album di jazz latino con «Habana» e nel 2002 quello per il miglior album strumentale jazz con «Directions in Music: Live at Massey Hall», con Herbie Hancock e Michael Brecker. Dal 2003 al 2006 guidò il gruppo RH Factor, che univa jazz, soul, hip hop e funk.

Un legame con Pelt

Pelt e Hargrove compaiono insieme nell’elenco dei musicisti con cui il trombettista ha suonato, secondo Wikipedia, e la Roy Hargrove Big Band è fra gli ensemble citati dalla sede.

Mingus: i dischi che contano

Gli anni Cinquanta sono considerati il periodo più fertile di Mingus: in dieci anni incise trenta dischi per Atlantic, Candid, Columbia, Impulse! e altre etichette.

«Pithecanthropus Erectus», 1956

Fu il primo grande lavoro come leader e compositore. La band comprendeva Mal Waldron al piano, Jackie McLean al sax contralto e J. R. Monterose al tenore. Il brano omonimo è un poema sinfonico di dieci minuti che racconta l’ascesa dell’uomo dai suoi antenati ominidi fino alla caduta, con una sezione di improvvisazione libera.

«The Clown», 1957

Fu il primo disco con il batterista Dannie Richmond, che restò il suo batterista preferito fino alla morte nel 1979. Con il pianista Jaki Byard formarono il trio detto «The Almighty Three».

«Mingus Ah Um», 1959

È uno dei suoi album più noti. Contiene «Goodbye Pork Pie Hat», un’elegia per Lester Young, e la versione senza voce di «Fables of Faubus», protesta contro il governatore segregazionista dell’Arkansas Orval Faubus. Nel 2003 è stato inserito nel National Recording Registry. Uscì nello stesso anno di «Time Out» di Dave Brubeck, «Kind of Blue» di Miles Davis, «Giant Steps» di John Coltrane e «The Shape of Jazz to Come» di Ornette Coleman.

«The Black Saint and the Sinner Lady», 1963

Descritto come uno dei più grandi risultati di orchestrazione nella storia del jazz. Mingus chiese al suo psicoterapeuta, il dottor Edmund Pollock, di scrivere le note del disco.

«Changes», anni Settanta

Nel 1974 formò un quintetto con Richmond, il pianista Don Pullen, il trombettista Jack Walrath e il sassofonista George Adams: incisero «Changes One» e «Changes Two».

Il Jazz Workshop e lo stile

Mingus lavorava spesso con un ensemble di otto-dieci elementi a rotazione, chiamato Jazz Workshop. Ne fecero parte Pepper Adams, Jaki Byard, Booker Ervin, John Handy, Jimmy Knepper, Charles McPherson e Horace Parlan. Qualcuno definì il workshop una «università» del jazz.

Improvvisazione collettiva

Mingus sosteneva l’improvvisazione collettiva, simile a quella delle antiche parate di New Orleans, e guardava con attenzione a come ogni musicista interagisse con il gruppo. Costruiva le band guardando alle capacità dei musicisti e anche alle loro personalità.

L’erede di Duke Ellington

Per la scrittura a ensemble medio-grande è considerato l’erede di Ellington, con cui incise «Money Jungle». Dizzy Gillespie disse che gli ricordava «un giovane Duke».

Gospel e blues

Le sue composizioni mantenevano il carattere caldo e soulful dell’hard bop, attingendo al gospel nero e al blues, con elementi di third stream, free jazz e musica classica. Citò come influenze principali Ellington e la chiesa.

«Epitaph»

«Epitaph» è considerata uno dei capolavori di Mingus: 4.235 battute, due ore di esecuzione, uno dei pezzi più lunghi del jazz. Fu scoperta per intero dal musicologo Andrew Homzy durante la catalogazione delle carte dopo la morte del compositore.

La prima

Con un contributo della Ford Foundation la partitura e le parti furono copiate. Il pezzo fu eseguito per la prima volta da un’orchestra di 30 elementi diretta da Gunther Schuller, il 3 giugno 1989 all’Alice Tully Hall, dieci anni dopo la morte di Mingus, in un concerto prodotto dalla vedova Sue Graham Mingus.

Le altre esecuzioni

Fu ripresa in alcuni concerti nel 2007, e la partitura completa è stata pubblicata da Hal Leonard nel 2008.

Mingus e Joni Mitchell

Alla morte stava lavorando con Joni Mitchell a un album, poi intitolato «Mingus», con testi aggiunti da lei alle sue composizioni, fra cui «Goodbye Pork Pie Hat», e con Wayne Shorter, Herbie Hancock e Jaco Pastorius.

Hargrove, i dischi

Il primo disco di Roy Hargrove da leader, «Diamond in the Rough» (Novus/RCA, 1990), e i tre successivi con il quintetto furono fra le registrazioni jazz di maggior successo commerciale dei primi anni Novanta.

«The Vibe» e i Young Lions

Il terzo, «The Vibe» (1992), arrivò al secondo posto della classifica jazz di Billboard. Hargrove fu associato ai «Young Lions», giovani musicisti che suonavano soprattutto bebop, hard bop e standard del Great American Songbook, e per tre anni di fila, dal 1991 al 1993, fu primo nella categoria «Rising Star Trumpet» del DownBeat Critics’ Poll.

Verve e «Parker’s Mood»

Nel 1994 passò alla Verve e incise «With the Tenors of Our Time» con Joe Henderson, Stanley Turrentine, Johnny Griffin, Joshua Redman e Branford Marsalis. Nel 1995 uscì «Parker’s Mood», in trio con Christian McBride e Stephen Scott, dedicato a Charlie Parker.

I Soulquarians

Fra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila collaborò con i Soulquarians, collettivo di artisti jazz, hip hop e soul con Questlove, D’Angelo e J Dilla, aggiungendo i fiati al disco «Voodoo» di D’Angelo.

Dopo la morte

Nel luglio 2021 uscì il doppio album dal vivo «In Harmony», in duo con il pianista Mulgrew Miller, e nel novembre 2021 Hargrove fu eletto nella Jazz Hall of Fame di DownBeat.

Hargrove: il resto della storia

Nel 2000 Hargrove incise «Moment to Moment», il suo unico album con una sezione d’archi, accompagnato dalla Monterey Jazz Festival Chamber Orchestra. Nel 2001 fu protagonista di una «Invitation Series» di quattro serate al Montreal International Jazz Festival, in cinque formazioni diverse.

Il suono ibrido

Fra il 2003 e il 2006 pubblicò tre album come leader dei RH Factor; il primo, «Hard Groove», fu definito «genre-busting» dalla critica e aprì una nuova era di jazz con accenti hip hop. Il secondo, «Strength», ebbe una nomination ai Grammy.

Gli ultimi anni

Dopo il 2009 non pubblicò altri album da leader ma suonò molto dal vivo e collaborò con Jimmy Cobb, Roy Haynes, Cyrille Aimée, The 1975, D’Angelo, Johnny O’Neal e Kandace Springs. Nel 2017 disse a una radio che registrare dischi non aveva più «senso economico».

La Jazz Gallery

Nel 1995 Hargrove aveva contribuito a fondare The Jazz Gallery di New York.

Dopo la scomparsa

Nel 2023 Jazz at Lincoln Center pubblicò la registrazione dal vivo di «The Love Suite: In Mahogany», suite in cinque movimenti eseguita solo al debutto del 1993; nel 2024 la Verve annunciò l’album d’archivio «Grande-Terre» del gruppo Crisol, registrato nel 1998.

Berklee: la scuola di Pelt e Hargrove

Il Berklee College of Music è un college privato di Boston, il più grande istituto indipendente di musica contemporanea al mondo, noto per lo studio del jazz e della musica americana moderna. Offre corsi anche in rock, hip hop, reggae, salsa, heavy metal e bluegrass.

Schillinger House, 1945

Nel 1945 il pianista, compositore e arrangiatore Lawrence Berk, laureato al MIT, fondò la Schillinger House, precursore di Berklee, in Newbury Street 284, nel Back Bay di Boston. Quasi tutte le scuole di musica del tempo si concentravano sulla classica; la Schillinger House insegnava jazz e musica commerciale per radio, teatro, televisione e danza.

Il nome

Nel 1954 Berk cambiò il nome in Berklee School of Music, dal nome del figlio di dodici anni, Lee Eliot Berk.

Primi diplomi e chitarra

I primi diplomi di bachelor of music furono assegnati nel 1966; nel 1962 fu offerto il primo corso universitario di chitarra come strumento principale.

Allievi

I diplomati di Berklee hanno vinto 310 Grammy Awards, più di qualsiasi altro college. Dal 2012 ha un campus a Valencia, in Spagna, e dal 2015 è unita al Boston Conservatory.

Berklee, un’invenzione dopo l’altra

La storia di Berklee è fatta di primati didattici. Nel 1962 offrì il primo corso universitario di chitarra come strumento principale, nel 1969 i primi corsi college di rock e musica popolare, nel 1973 il primo corso di basso elettrico.

Duke Ellington

La scuola prese il nome Berklee College of Music nel 1970 e nel 1971 conferì la prima laurea honoris causa a Duke Ellington.

Novità degli anni Ottanta

Dal 1980 ebbe il primo corso di laurea al mondo in composizione per il cinema; nel 1986 il primo corso universitario di sintesi musicale, nel 1987 il primo di songwriting e nel 1988 il primo di percussioni a mano.

Rete internazionale e online

Nel 1991 lanciò City Music per i giovani svantaggiati di Boston, nel 1993 il Berklee International Network e nel 2003 i corsi online. Nel 2004 introdusse un corso di hip hop, e nel 2006 mandolino e banjo furono accettati come strumenti principali.

Dopo la fusione

Il 19 gennaio 2016 la scuola annunciò la fusione con il Boston Conservatory, che diventò The Boston Conservatory at Berklee.

Il Teatro Studio Gianni Borgna

Il Teatro Studio è intitolato a Gianni Borgna e ha 308 posti. Accanto ci sono la Sala Santa Cecilia con 2.756 posti, la Sinopoli con 1.133 e la Petrassi con 673; la cavea intitolata a Luciano Berio ne ha 3.000.

Una sala piccola per un quintetto

Il Teatro Studio è la sala più piccola dell’Auditorium. Un quintetto jazz in 308 posti vuol dire una distanza breve fra palco e platea.

Che cosa non è pubblicato

La pagina evento non descrive allestimento e disposizione dei posti: il dato non è pubblicato.

Una curiosità: cinquant’anni e un tour europeo

Jeremy Pelt compie 50 anni il 4 novembre 2026. Il concerto di Roma è il 21 novembre, diciassette giorni dopo.

Un calendario fitto

Il Roma Jazz Festival è in corso nel mese: la tromba di Pelt arriva dopo Paolo Fresu (1 novembre), Kurt Elling (4), Steve Coleman (5) e Hamilton de Holanda con Gonzalo Rubalcaba (6).

Una data, tre ensemble

La sede cita tre ensemble legati al nome di Pelt: la Mingus Band, la Roy Hargrove Big Band e la Duke Ellington Big Band.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Studio

Il Teatro Studio non è una delle tre sale a forma di scarabeo: è una struttura separata dell’Auditorium, citata dalla voce di Wikipedia insieme agli studi di registrazione e al foyer.

Il foyer comune

Il foyer è in realtà l’atrio comune alle sale. Contiene un bar, un bar-caffetteria e, con accesso anche dalla strada, un bar-ristorante e una grande libreria.

Arriva prima

Se vuoi mangiare o bere qualcosa prima del concerto, il bar-ristorante ha accesso anche dalla strada.

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Studio Gianni Borgna

Se non conosci Pelt, ascolta prima un disco dal vivo, «Noir En Rouge: Live in Paris» (2018), per capire come suona in concerto. Poi, se ti piace il lato più vicino al soul, «Soul» (2012).

Il posto

In una sala da 308 posti conviene scegliere il posto con cura e prenotare con anticipo.

Prima di entrare

Arrivando con anticipo puoi usare il foyer, che ha bar, caffetteria e una grande libreria.

Un fatto risaputo: il jazz all’Auditorium

L’Auditorium ospita le stagioni di quattro orchestre residenti dedicate a jazz, musica contemporanea e musica popolare. La programmazione include concerti jazz, rock, pop, lirici, elettronici ed etnici, teatro, danza, circo e festival.

Il Roma Jazz Festival

Chiara Civello vi si esibì già nel 2006 con Michael Bublé e Laura Pausini, e il Roma Jazz Festival 2026 ospita ancora artisti internazionali.

Oltre ai concerti

La sede organizza anche mostre, incontri con gli autori e festival di scienze e del libro.

La foto giusta all’Auditorium

Il soggetto di sempre è l’esterno: le sale a forma di scarabeo, rivestite di piombo su base di mattone, disposte intorno alla cavea.

Il terrazzo

Intorno agli edifici corre un vasto terrazzo praticabile; fra la Santa Cecilia e la Sinopoli si vedono i resti della villa romana scoperta durante i lavori.

Il piccolo museo

I reperti sono esposti in un piccolo museo sotto la cavea.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La Sala Sinopoli aprì il 21 aprile 2002 e il resto del complesso il 21 dicembre, con la Santa Cecilia. Dal 2003 l’Auditorium ospita la stagione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia; dal 2006 la Festa del Cinema di Roma.

Radio e TV

Il 16 marzo 2010 partì Radio Parco della Musica; il 4 ottobre 2011 debuttò Auditorium TV, canale YouTube con il format «I Cinque Comandamenti».

Nel 2020

Il consiglio comunale approvò l’intitolazione a Ennio Morricone.

Chi è passato di qui

Wikipedia ricorda registrazioni dal vivo con Keith Jarrett, Mark Knopfler, Vinicio Capossela, Tuxedomoon e William Parker.

Jazz dal vivo

Fra gli album citati: Enrico Rava e Joe Lovano (2014), Fennesz e Sakamoto (2005), The National (2024).

Un nome della serie

La rassegna comprende altri concerti dello stesso mese; il quadro è nella scheda del Roma Jazz Festival 2026.

Renzo Piano e il Parco della Musica

Il progetto è di Renzo Piano, vincitore del concorso a inviti del 1993. Il complesso sorge ai Parioli, fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico e il viadotto di corso di Francia.

Gli scavi cambiarono tutto

I resti di una villa romana portarono a una modifica sostanziale del progetto: due scarabei furono spostati a ovest e viale De Coubertin fu chiusa al traffico.

Collaboratori

Per l’acustica Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM; per il paesaggio Franco Zagari.

Il Ministero

L’opera è nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi, con tutti e sette i criteri, come il Lingotto di Torino.

La Fondazione Musica per Roma

La Fondazione, nata il 19 luglio 2004 dalla trasformazione della società per azioni del 1999, gestisce l’Auditorium. Fu la prima trasformazione di una Spa in fondazione consentita dalla riforma del diritto societario.

I soci

I soci fondatori sono il Comune di Roma, la Camera di Commercio, la Provincia di Roma e la Regione Lazio; il Comune ha concesso l’immobile in uso per 99 anni.

Numeri

Nel 2016 la Fondazione organizzò 608 eventi, per un incasso di 9.702.260 euro, con 287.109 biglietti venduti. Nel 2014 i frequentatori totali furono stimati in più di 2 milioni.

Le critiche

Wikipedia ricorda anche i problemi: acustica nei primi mesi, parcheggi cari, cantiere travagliato e assenza di un organo a canne.

Nei dintorni

Il Ponte della Musica, 190 metri, collega l’area di Flaminio al Foro Italico. Nell’area ci sono il MAXXI e il parco di Villa Glori. La scheda generale della sede è Auditorium Parco della Musica.

Inaugurazione

Il ponte fu inaugurato il 31 maggio 2011 e porta il nome di Armando Trovajoli dal 2013.

Informazioni pratiche

  • Data e ora: sabato 21 novembre 2026, ore 20:00.
  • Luogo: Teatro Studio Gianni Borgna, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma.
  • Prezzo: da 30 euro, secondo la sede.
  • Artista: Jeremy Pelt (quintetto).
  • Durata e formazione: il dato non è pubblicato.

Come arrivare

Davanti all’ingresso fermano le linee 910, 982, 168 (solo feriali) e 53; la metro più vicina è in piazzale Flaminio. Usa il calcolatore ATAC.

Domande frequenti sul Jeremy Pelt Quintet

Quando e dove è il concerto?

Sabato 21 novembre 2026 alle 20:00, Teatro Studio Gianni Borgna, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, Roma.

Quanto costa?

I biglietti partono da 30 euro, secondo la sede.

Chi è Jeremy Pelt?

Trombettista jazz americano, nato in California il 4 novembre 1976, con oltre 25 album e numerose collaborazioni da sideman, fra cui Mingus Big Band, Wayne Shorter e Roy Hargrove.

Perché è un concerto speciale?

Perché fa parte del tour europeo con cui Pelt festeggia i suoi 50 anni.

Chi suona con lui?

La sede non pubblica la formazione del quintetto: il dato non è pubblicato.

Fa parte del Roma Jazz Festival?

Sì, secondo la sede il concerto è inserito nel Roma Jazz Festival 2026.

Quanti posti ha il Teatro Studio?

Ha 308 posti ed è intitolato a Gianni Borgna.

Come si arriva con i mezzi pubblici?

Davanti all’ingresso fermano diverse linee bus; la metro più vicina è in piazzale Flaminio. Controlla il percorso con il calcolatore ATAC.

Il consiglio finale su Jeremy Pelt

Prima del concerto ascolta un disco live di Pelt e uno della Mingus Big Band, per capire da dove vengono la sua tromba e il suo modo di costruire il suono. Poi scegli il posto con calma: in 308 posti conta ogni fila.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento21 Novembre 2026 20:00
IndirizzoViale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma Flaminio, Roma, Roma Città