Hamilton de Holanda e Gonzalo Rubalcaba, Collab (Roma Jazz Festival) all’Auditorium Parco della Musica, Sala Petrassi — 6 novembre 2026
In breve. Hamilton de Holanda e Gonzalo Rubalcaba presentano «Collab» venerdì 6 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma.
Hamilton de Holanda e Gonzalo Rubalcaba presentano «Collab» venerdì 6 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma. Il concerto è un duo, mandolino a dieci corde e pianoforte, e fa parte del Roma Jazz Festival. Secondo la sede i biglietti partono da 35 euro e si acquistano dalla pagina evento del sito ufficiale dell’Auditorium (auditorium.com) o alla biglietteria. Per il percorso fino a Flaminio usa il calcolatore di ATAC: il quadro delle linee cambia e conviene controllarlo il giorno prima.

Il concerto: un duo fra Rio e L’Avana
Il programma ufficiale parla dell’incontro di «due maestri assoluti del latin jazz»: il pianista dell’Avana Gonzalo Rubalcaba, che la sede dice vincitore degli ultimi Grammy, e il virtuoso mandolinista di Rio de Janeiro Hamilton de Holanda. Insieme presentano «in prima assoluta» il progetto «Collab», un album che unisce le correnti afro-cubane e quelle brasiliane del jazz.
Una prima assoluta o un disco uscito?
Qui le fonti non concordano. La pagina della sede parla di prima assoluta del progetto; la voce di Wikipedia su Hamilton de Holanda elenca «Collab» con Gonzalo Rubalcaba fra i dischi del 2024. Il dato certo è che la serata del 6 novembre porta in Sala Petrassi il lavoro a due.
Due strumenti, un dialogo
La formazione indicata è un duo: Hamilton de Holanda al mandolino, Gonzalo Rubalcaba al pianoforte. Il testo ufficiale descrive il risultato come un dialogo musicale intenso ed elettrizzante, fatto di melodie intricate, complessità ritmica e «focosi scambi improvvisati».
Hamilton de Holanda, il mandolino a dieci corde
Hamilton de Holanda Vasconcelos Neto è nato a Rio de Janeiro il 30 marzo 1976 ed è cresciuto a Brasília. Ha cominciato a suonare il bandolim a cinque anni e a sei ha fatto il primo concerto. Con il fratello Fernando César ha formato il gruppo Dois de Ouro. Suona uno strumento a dieci corde costruito su misura.
Lo strumento
Il bandolim è la forma brasiliana del mandolino. Nella tradizione dello choro è uno strumento melodico, accanto a flauto, clarinetto e cavaquinho. La sede lo definisce «vero maestro del mandolino a dieci corde», che ha portato a nuovi livelli di virtuosismo e innovazione e ispirato una nuova generazione di strumentisti.
Riconoscimenti
Wikipedia registra più candidature ai Latin Grammy: nel 2015 per «Bossa Negra», inciso con Diogo Nogueira (miglior album di samba e pagode) e per il brano omonimo (miglior canzone brasiliana); nel 2016 per «Samba de Chico» (miglior album strumentale); nel 2017 come produttore dell’anno; nel 2021 per «Canto de Praya Ao Vivo». «Harmonize» fu considerato uno dei venticinque migliori album brasiliani della prima metà del 2019 dall’Associazione paulista dei critici d’arte.
L’insegnamento
Ha insegnato alla scuola di choro Raphael Rabello.
Che cos’è lo choro
Lo choro, che in portoghese significa «pianto» o «lamento», è un genere strumentale urbano nato nel XIX secolo a Rio de Janeiro. Nonostante il nome, la musica ha spesso un ritmo veloce e allegro: virtuosismo, improvvisazione e modulazioni sottili, sincopi e contrappunto.
Da dove viene
Nacque dal modo in cui i musicisti carioca suonavano polca, schottische, valzer, mazurca e habanera, già influenzati dai ritmi afrobrasiliani lundu e batuque. Come il ragtime negli Stati Uniti, il tango in Argentina e la habanera a Cuba, nasce dall’incontro di influenze europee e africane. L’origine del nome è discussa: le fonti propongono la fusione fra il verbo portoghese chorar e il latino chorus, l’abbreviazione di choromeleiros, o la parola xolo, un ballo degli schiavi africani nelle campagne brasiliane.
Strumenti e forma
La formazione originaria era un trio di flauto, chitarra e cavaquinho; più tardi sono entrati mandolino, clarinetto, sassofono, tromba e trombone. Un choro ha di solito tre parti in forma di rondò, AABBACCA, ciascuna in una tonalità diversa.
Le rodas de choro
Negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la radio preferì il samba urbano, lo choro sopravvisse nelle «rodas», incontri fra amici in case e locali; le più celebri furono quella in casa di Jacob do Bandolim a Jacarepaguá e quella nel locale «Suvaco de Cobra» a Penha. Il compositore Heitor Villa-Lobos lo definì la vera incarnazione dell’anima brasiliana; il francese Darius Milhaud, che visse in Brasile nel 1917, citò circa trenta melodie brasiliane nel balletto «Le Bœuf sur le toit».
Pixinguinha e Jacob do Bandolim
Due nomi tornano sempre quando si parla di choro e di bandolim.
Pixinguinha
Alfredo da Rocha Viana Filho, detto Pixinguinha, nato a Rio il 4 maggio 1897 e morto il 17 febbraio 1973, fu compositore, arrangiatore, flautista e sassofonista. Tra le sue pagine ci sono «Carinhoso», «Lamento» e «Um a Zero». Nel 1919 formò Os Oito Batutas e nel 1921 portò il gruppo a Parigi, dove suonò sei mesi al cabaret Schéhérazade. Dopo il ritorno aggiunse al repertorio standard jazz e ragtime, e al gruppo sassofoni, trombe, trombone, pianoforte e batteria.
Jacob do Bandolim
Jacob Pick Bittencourt, in arte Jacob do Bandolim, nato a Rio il 14 febbraio 1918 e morto il 13 agosto 1969, fu un compositore e mandolinista perfezionista, noto per il gruppo Época de Ouro. Lavorò anche come farmacista, venditore di assicurazioni e notaio per mantenersi. Scrisse più di 103 brani, dalle melodie liriche di «Noites Cariocas» al ritmo vicino al bebop di «Assanhado». Nel 2018 Hamilton de Holanda ha pubblicato quattro dischi con «Jacob» nel titolo: «Jacob 10ZZ», «Jacob Bossa», «Jacob Baby» e «Jacob Black».
Perché contano per il concerto
Il testo ufficiale cita il «choro tradizionale» come origine della luminosità del suono di Hamilton de Holanda. I due maestri sono quella tradizione.
Gonzalo Rubalcaba, un pianista di famiglia musicale
Gonzalo Julio González Fonseca, in arte Rubalcaba, è nato all’Avana il 27 maggio 1963. Ha adottato il cognome della bisnonna, come il padre Guillermo Rubalcaba e il nonno Jacobo Rubalcaba, entrambi musicisti. Nel 1983 ha viaggiato in Francia e in Africa con l’Orquesta Aragón; nel 1985 ha formato il suo Grupo Projecto.
Il passaggio a Blue Note
Fra i dischi per la Blue Note: «The Blessing» (1991), «Images» (1992), «Suite 4 Y 20» e «Diz» (1993), «Rapsodia» (1994), «Flying Colors» (1997), «Antiguo» (1998), «Inner Voyage» (1999), «Supernova» (2001), «Paseo» (2004) e «Solo» (2005).
Grammy
Le tabelle di Wikipedia elencano Grammy nel 2002 per «Nocturne» (come produttore), nel 2005 per «Land of the Sun» (come produttore), nel 2022 per «Skyline» e nel 2026 per «A Tribute to Benny Moré and Nat King Cole». Il testo della pagina parla di tre Grammy vinti e dodici nomination, ma non risolve la differenza fra i due conteggi.
Il trio con Charlie Haden
Una delle collaborazioni più significative di Rubalcaba è quella con il contrabbassista Charlie Haden. I dischi documentati sono «The Montreal Tapes» (registrato nel 1989 con Paul Motian, pubblicato da Verve nel 1997), «Nocturne» (2000, uscito nel 2001), «Land of the Sun» (2003, uscito nel 2004) e «Tokyo Adagio» (registrato nel 2005 al Blue Note di Tokyo, uscito per Impulse! nel 2015).
Altri partner
Fra i musicisti con cui ha inciso compaiono Ron Carter, Chick Corea («Rendezvous in New York», 2003), Dave Holland (il Monterey Quartet del 2007, uscito nel 2009), Richard Galliano («Love Day», 2008) e Juan Luis Guerra («Bachata Rosa», 1990). Nel 2026 è nel disco «Filin» di Melissa Aldana per Blue Note.
Hamilton de Holanda nell’elenco
La voce di Wikipedia sul mandolinista cita Rubalcaba fra i suoi collaboratori, insieme a Yamandu Costa, Mike Marshall, Joel Nascimento, André Mehmari, Stefano Bollani, João Bosco, Chano Domínguez e altri.
Il latin jazz in due correnti
Il latin jazz è un genere di jazz con ritmi latinoamericani. Le due grandi categorie sono l’afro-cubano, basato sulla musica da ballo cubana con una sezione ritmica che usa figure ostinate o la clave, e l’afro-brasiliano, che comprende samba e bossa nova. Il titolo del progetto, «Collab», e la presentazione della sede, che parla di correnti afro-cubane e brasiliane, ricalcano questa divisione.
Dalla habanera al jazz
La musica afroamericana incorporò motivi afro-cubani nel XIX secolo, quando la habanera ottenne popolarità internazionale. Jelly Roll Morton chiamò «Spanish tinge» il suo ingrediente latino. «Caravan», scritta da Juan Tizol e Duke Ellington e presentata nel 1936, è citata come composizione proto-latin jazz.
«Tanga», 1943
Il primo brano di jazz in clave è «Tanga» (1943), composto dal trombettista Mario Bauzá e inciso lo stesso anno da Machito e dei suoi Afro-Cubans. Fra il 1948 e il 1949 i musicisti Howard McGhee, Brew Moore, Charlie Parker e Dizzy Gillespie fecero jam session con l’orchestra di Machito al Royal Roost, al Bop City e al Birdland.
Charlie Haden, il contrabbassista del trio
Il trio con Haden merita un approfondimento. Charles Edward Haden era nato a Shenandoah, in Iowa, il 6 agosto 1937 ed è morto l’11 luglio 2014. Cominciò a cantare a due anni nella trasmissione radiofonica della sua famiglia, gli Haden Family, che suonavano musica country e folk americana.
Con Ornette Coleman
Si trasferì a Los Angeles nel 1957. Nel maggio 1959 incise con Ornette Coleman «The Shape of Jazz to Come»; poi il quartetto si spostò a New York, con una residenza di sei settimane al Five Spot Café. Dal 1967 al 1976 fece parte del trio e del quartetto americano di Keith Jarrett.
Liberation Music Orchestra
Nel 1969 fondò la sua prima formazione, la Liberation Music Orchestra, con arrangiamenti di Carla Bley, e nel 1970 ottenne una Guggenheim Fellowship su raccomandazione di Leonard Bernstein. Negli anni Ottanta formò Quartet West. Il musicologo Joachim-Ernst Berendt scrisse che la sua virtù era far «risuonare» il contrabbasso.
Perché è importante qui
Rubalcaba incise con lui quattro dischi, dal 1989 al 2005. Le due traiettorie, cubana e nordamericana, convivono nei lavori citati più sopra.
Un ponte italiano: Stefano Bollani e Hamilton de Holanda
Il pianista Stefano Bollani, nato a Milano il 5 dicembre 1972 e cresciuto a Firenze, ha avviato la carriera in duo con Enrico Rava dal 1996. Wikipedia lo elenca in concerto in duo con Hamilton de Holanda, e il disco «O Que Será» (ECM, 2013) è il frutto di quell’incontro.
Un pianista che incontra musicisti diversi
Tra i musicisti con cui ha lavorato figurano Gato Barbieri, Chick Corea, Egberto Gismonti, Richard Galliano, Caetano Veloso e Pat Metheny. Ha suonato con l’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e con direttori come Daniel Harding e Antonio Pappano.
Perché lo citiamo
Perché mostra che l’incontro fra pianoforte e bandolim ha già una storia, e che l’Accademia di Santa Cecilia, che ha sede nello stesso complesso dell’Auditorium, è un luogo in cui questi mondi si toccano.
Pixinguinha oltre il choro
La figura di Pixinguinha aiuta a leggere il progetto del duo, perché fu uno dei primi a portare nello choro elementi di jazz e ragtime.
Un arrangiatore
Alla fine degli anni Venti fu assunto dalla RCA Victor per dirigere la Orquestra Victor Brasileira, e questo gli affinò il mestiere di arrangiatore: la domanda di musica radiofonica per grandi organici richiedeva spartiti per ogni strumento. Nel 1939 gli successe Radamés Gnattali.
Critiche per il troppo jazz
Quando pubblicò «Lamentos» (1928) e «Carinhoso» (1930) fu criticato per l’eccesso di elementi jazz. Quei brani sono oggi parte integrante del repertorio dello choro.
La statua
Una statua in bronzo di Pixinguinha fu inaugurata nel 1996, vicino all’ormai chiuso bar Gouveia, dove spesso suonava. Nel 2013 un Google Doodle ricordò il suo 117° compleanno.
Due discografie a confronto
Per prepararsi al concerto si può partire da pochi titoli.
Hamilton de Holanda
Dal 1997, «Destroçando a Macaxeira» e i dischi con Fernando César; nel 2005 «01 Byte 10 Strings»; nel 2007 «Íntimo»; nel 2010 «Sinfonia Monumental» con orchestra; nel 2013 «O Que Será» con Stefano Bollani per ECM; nel 2016 «Samba de Chico»; nel 2017 «Casa de Bituca»; nel 2022 «Chabem» con Chano Domínguez e Rubem Dantas; nel 2024 «Collab» con Rubalcaba e «Tembla» con il C4 Trío; nel 2026 «Nova» con Salomão Soares e Thiago Big Rabello.
Gonzalo Rubalcaba
Dal 1987 «Mi Gran Pasión»; nel 1989 «Live in Havana»; nel 1990 «Discovery: Live at Montreux» per Blue Note; nel 2008 «Avatar»; nel 2010 «Faith»; nel 2015 «Suite Caminos» e «Charlie»; nel 2021 «Skyline» con Ron Carter e Jack DeJohnette; nel 2023 «Borrowed Roses».
Dalla bossa nova all’afro-blue
Il versante brasiliano del latin jazz passa dalla bossa nova, nata a metà anni Cinquanta nei quartieri benestanti sul mare di Rio de Janeiro per opera di Johnny Alf, Antonio Carlos Jobim e João Gilberto. È una forma ibrida basata sul ritmo del samba, ma influenzata dalla musica europea e dal jazz statunitense, armonicamente più complessa e meno percussiva.
Il boom internazionale
Il film «Orfeu Negro» del 1959, con le musiche di Luiz Bonfá, le registrazioni di Charlie Byrd e di Stan Getz e il disco «Getz/Gilberto» del 1964 portarono la bossa nova in tutto il mondo. Il primo singolo di grande successo internazionale fu «The Girl from Ipanema», con il canto di Astrud Gilberto.
Il versante cubano
Sul lato afro-cubano, Mongo Santamaría incise «Afro Blue» nel 1959: fu il primo standard jazz costruito su una polimetria africana tre contro due.
Airto, Miles e i Weather Report
Il percussionista brasiliano Airto Moreira suonò nei due più importanti gruppi di jazz elettrico d’avanguardia dell’epoca, quelli di Miles Davis e i Weather Report. È un filo che collega il tema della settimana, il Roma Jazz Festival, alle musiche del Brasile.
Un’architettura nata da un’assenza
Per più di sessant’anni dopo la demolizione dell’Augusteo, nel 1936, Roma non ebbe una sala pensata espressamente per la musica classica. L’Auditorium Parco della Musica è la risposta, opera di Renzo Piano su un’area scelta dal consiglio comunale nel 1992 dopo un lungo dibattito. Nel dibattito era stata considerata anche l’ipotesi del Borghetto Flaminio.
I limiti dell’area
Non tutti la ritenevano ideale, per le dimensioni e la conformazione del terreno e per la distanza dalla metropolitana, perché la stazione più vicina, secondo Wikipedia, è in piazzale Flaminio. Il complesso risultò fuori scala rispetto al tessuto urbano circostante, e i reperti archeologici imposero di modificare il progetto.
Un riconoscimento
Nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi del Ministero della cultura, l’Auditorium è una delle sole due opere di tipologia «Edifici per la promozione culturale» a soddisfare tutti e sette i criteri previsti, su 79 schede della banca dati.
Chi gestisce la sala: la Fondazione Musica per Roma
La Fondazione Musica per Roma, con sede negli uffici dell’Auditorium, è nata il 19 luglio 2004 trasformando la società per azioni istituita nel 1999; fu la prima trasformazione di una società per azioni in fondazione consentita dalla riforma del diritto societario. I soci fondatori sono il Comune di Roma, la Camera di Commercio, la Provincia di Roma e la Regione Lazio.
Cinque tipi di pubblico
La programmazione comprende concerti di musica rock, pop, jazz, contemporanea, lirica, elettronica ed etnica, rassegne di teatro, danza, circo, letteratura e poesia, mostre, incontri con gli autori e festival di scienze e del libro, oltre alle stagioni delle quattro orchestre residenti dedicate a jazz, musica contemporanea e musica popolare.
Concessione novantanovennale
Il Comune ha conferito alla Fondazione in concessione d’uso per 99 anni l’immobile.
Il Roma Jazz Festival e il giorno del latin jazz
Il festival nasce nel 1976 nell’ambito dell’Estate romana. Dal 1996 è un festival d’autunno ospitato in sale adatte all’ascolto. La serata del 6 novembre chiude la sequenza in Sala Petrassi cominciata il 4 con Kurt Elling e gli Yellowjackets e proseguita il 5 con Steve Coleman. Il programma generale è in Roma Jazz Festival 2026.
Un festival di tradizioni
Nella lista dei grandi nomi del passato compaiono Gato Barbieri, Tania Maria, Egberto Gismonti, Michel Camilo e Chick Corea, cioè musicisti legati al jazz con radici latinoamericane. Il concerto di Rubalcaba e de Holanda si inserisce in questa linea.
Una curiosità sulla Sala Petrassi
La Sala Petrassi non nacque con questo nome. Alla sua inaugurazione, nel 2002, era la «Sala Settecento», dal numero dei posti; l’intitolazione a Goffredo Petrassi arrivò dopo la sua morte, nel 2003.
Una sala per il duo
Con i suoi 673 posti, la più piccola delle tre sale da concerto è quella dove il suono di un mandolino e di un pianoforte può essere ascoltato da vicino. Non è una dichiarazione di acustica, che non abbiamo verificato, ma un dato sulla scala: la Sala Santa Cecilia ne ha 2.756.
Un nome che racconta Roma
Petrassi, nato a Zagarolo, vicino a Roma, il 16 luglio 1904, e morto a Roma il 3 marzo 2003, studiò e insegnò a Santa Cecilia: la sala porta il nome di un musicista legato all’Accademia che oggi ha sede nello stesso complesso.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Sala Petrassi
Il palco della Petrassi ha pareti laterali semoventi. Servono a ridurre le dimensioni della scena e ricavare spazio ai lati per l’ingresso in scena degli attori: un dettaglio da teatro, che la rende diversa dalle sale solo concertistiche.
Una fossa per l’orchestra
La sala dispone anche di una fossa d’orchestra. Per un duo, come quello del 6 novembre, queste attrezzature non servono, ma raccontano che la sala è pensata per lirica, teatro, danza e cinema oltre che per il jazz.
Dove si entra
L’ingresso alle sale passa per il foyer comune, dove si trovano anche bar, caffetteria, ristorante e libreria. Il biglietto indica la sala: controlla il nome prima di avviarti.
Il consiglio che ti do per visitare la Sala Petrassi
Con un duo di pianoforte e bandolim, il consiglio è scegliere un posto da cui si vedano le mani di entrambi. Nel dialogo fra due strumenti così diversi, osservare chi attacca e chi risponde è parte dell’ascolto.
Prima del concerto
Ascolta un brano di Pixinguinha o di Jacob do Bandolim per abituare l’orecchio allo choro, e uno dei dischi cubani di Rubalcaba, per esempio «Supernova». Poi lascia da parte i confronti: il duo è nuovo.
Dopo
Il concerto è in prima serata: se vuoi mangiare prima, considera che l’Auditorium ha un bar-ristorante con accesso anche dalla strada.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Chi ascolta jazz sa che Dizzy Gillespie fece jam session con l’orchestra di Machito nel 1948 e 1949, all’origine di quello che il presentatore Symphony Sid chiamò afro-cuban jazz; meno noto è che Rubalcaba incise per Blue Note, nel 1993, un disco intitolato «Diz».
Il Giorno nazionale dello choro
Il 23 aprile è in Brasile il Giorno nazionale dello choro, istituito ufficialmente nel 2000 dopo una campagna del mandolinista Hamilton de Holanda e dei suoi studenti della scuola Raphael Rabello. La data coincideva con il compleanno presunto di Pixinguinha; nel novembre 2016 si scoprì che era nato il 4 maggio, ma la festa è rimasta al 23 aprile.
La foto giusta da fare alla Sala Petrassi
Fuori, il soggetto classico è l’insieme dei volumi rivestiti di piombo, disposti a raggiera intorno alla cavea. Gli «scarabei» di Renzo Piano sono il simbolo del complesso.
Il museo sotto la cavea
Sotto la cavea è ricavato un piccolo museo con i reperti di una villa romana venuta in luce durante i lavori. I resti sono visibili anche dal terrazzo, fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli.
Il terrazzo
Attorno agli edifici corre un vasto terrazzo praticabile, da cui si vedono le coperture in piombo e la cavea. Per gli scatti all’interno, rispetta le indicazioni della sede.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
L’Auditorium ha una storia breve, con date certe.
21 aprile e 21 dicembre 2002
Il 21 aprile 2002 aprì la Sala Sinopoli; il 21 dicembre aprirono le altre sale e fu inaugurata la Sala Santa Cecilia con un concerto dell’Orchestra dell’Accademia diretta da Chung Myung-whun.
Dal 2003 al 2006
Nel 2003 la stagione concertistica dell’Accademia di Santa Cecilia si trasferì stabilmente nella struttura; nel 2006 arrivò la Festa del Cinema di Roma.
Un festival su un tema
Dall’8 al 30 novembre 2009 il Roma Jazz Festival si svolse all’Auditorium con la 33ª edizione, «Jazz Labels», dedicata alle etichette discografiche del jazz: 70 anni dalla Blue Note, 50 di «Kind of Blue», 40 dell’ECM. Due di queste etichette tornano nelle discografie dei protagonisti del 6 novembre: Blue Note per Rubalcaba, ECM per de Holanda con Bollani.
Chi è passato dalla Sala Petrassi
Non esiste un registro pubblico dei concerti sala per sala. Per l’Auditorium nel suo insieme si può dire quali artisti vi hanno inciso: Keith Jarrett, Mark Knopfler, Vinicio Capossela, Tuxedomoon e William Parker.
Album dal vivo
Fennesz e Ryuichi Sakamoto hanno registrato «Sala Santa Cecilia» (2005); Enrico Rava e Joe Lovano «Roma» (2014); i The National «Rome» (2024).
Nella programmazione ER
Per il quadro generale della sede c’è la scheda dell’Auditorium Parco della Musica, e per altro jazz romano quella della Casa del Jazz.
Nei dintorni: il MAXXI di Zaha Hadid
Nella stessa zona di Flaminio c’è il MAXXI, il museo progettato da Zaha Hadid nell’area dell’ex caserma Montello, accanto alla basilica di Santa Croce a via Flaminia, tra via Masaccio e via Guido Reni. Il concorso internazionale fu bandito nel luglio 1998 e ricevette 273 candidature; la giuria scelse il progetto di Hadid a fine febbraio 1999.
Un campus urbano
Il progetto è un campus multifunzionale con museo, laboratori, servizi ed eventi. Le pareti sono in calcestruzzo, le lame di copertura in cemento fibrorinforzato e l’acciaio serve per i collegamenti verticali. Il museo fu inaugurato il 28 maggio 2010 e si divide in MAXXI arte e MAXXI architettura, il primo museo nazionale di architettura in Italia.
Collezioni
La collezione d’arte comprende opere di Alighiero Boetti, William Kentridge, Anish Kapoor, Gerhard Richter, Maurizio Cattelan, Marlene Dumas e Kiki Smith. La scheda ER è qui.
Informazioni pratiche
- Data e ora: venerdì 6 novembre 2026, ore 20:00.
- Luogo: Sala Petrassi, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma.
- Prezzo: da 35 euro, secondo la sede.
- Biglietti: pagina evento del sito ufficiale dell’Auditorium.
- Durata e intervallo: il dato non è pubblicato.
Come arrivare
La stazione della metropolitana più vicina, secondo la voce di Wikipedia, è in piazzale Flaminio; davanti all’ingresso fermano le linee 910, 982, 168 (solo feriali) e 53. Per percorsi aggiornati usa il calcolatore di ATAC. Il Ponte della Musica collega l’area al Foro Italico, e a poca distanza si trova il parco di Villa Glori.
Domande frequenti su Hamilton de Holanda e Gonzalo Rubalcaba
Quando e dove è il concerto?
Venerdì 6 novembre 2026 alle 20:00, Sala Petrassi, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, Roma.
Quanto costa?
I biglietti partono da 35 euro, secondo la sede. Il prezzo finale dipende dal settore e dalle commissioni.
Chi suona?
Hamilton de Holanda al mandolino e Gonzalo Rubalcaba al pianoforte: è un duo.
Che cos’è «Collab»?
È il progetto a due che la sede presenta come album che unisce le correnti afro-cubane e brasiliane del jazz. Sul fatto che si tratti di una prima assoluta o di un disco già uscito le fonti non concordano.
Che cos’è il bandolim?
È il mandolino brasiliano, usato nello choro. Hamilton de Holanda suona un modello a dieci corde costruito su misura.
Devo conoscere lo choro o il latin jazz?
No. La sede promette melodie intricate, ritmi complessi e scambi improvvisati. Se vuoi prepararti, ascolta un brano di Pixinguinha e un disco di Rubalcaba.
Fa parte del Roma Jazz Festival?
Sì, nato nel 1976 e in autunno dal 1996.
Il consiglio finale su Hamilton de Holanda e Gonzalo Rubalcaba
Ascolta il concerto come una conversazione. Due musicisti di Paesi lontani si incontrano su un repertorio nuovo: la parte più bella è vedere come ciascuno traduce l’altro. Il resto, dalla Cuba di Rubalcaba al Brasile di de Holanda, lo racconta la musica.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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