Riserva Naturale di Monte Mario
La Riserva Naturale di Monte Mario si estende sul versante nord occidentale di Roma, fra la via Trionfale, i Colli della Farnesina e il Foro Italico, ed è gestita dall'ente regionale RomaNatura, che ha i suoi uffici dentro il perimetro protetto, a Villa Mazzanti, in via Gomenizza 81. Il recapito della riserva è via dei Casali di Santo Spirito 40, telefono 06 35491587. Si entra gratuitamente, senza biglietto e senza prenotazione, da più varchi: piazzale Maresciallo Giardino e viale del Parco Mellini sul lato dell'Osservatorio, via dei Casali di Santo Spirito e via dei Colli della Farnesina sul versante nord, il Parco della Vittoria e via Edmondo De Amicis sul crinale che scende verso lo Stadio Olimpico. Autobus: 907, 913, 990, 991 e 999 salgono verso piazza delle Medaglie d'Oro e la Trionfale; 48 e 911 servono il lato Farnesina; 32, 69, 186, 224, 280 e 628 lasciano al piazzale Maresciallo Giardino. La metropolitana più vicina è Ottaviano, linea A, da cui parte il 999. Il parco è aperto all'aperto, dall'alba al tramonto, e in inverno il buio arriva presto: le rampe non sono illuminate. Il Museo Astronomico e Copernicano, ospitato nella stessa Villa Mellini, si visita soltanto su prenotazione, scrivendo a museo.oar@inaf.it o telefonando allo 06 94286420: il calendario delle aperture cambia di stagione e va controllato sul sito dell'INAF prima di salire.
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✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Chi vuole inquadrare la riserva dentro il resto del verde romano trova una panoramica nella sezione dedicata ai musei e ai luoghi di cultura del sito, mentre la scheda della villa che ospita l'ente gestore è quella di Villa Mazzanti.

Che cos'è davvero la Riserva Naturale di Monte Mario
Istituita dalla Regione Lazio nel 1997 con la legge regionale numero 29, la Riserva Naturale di Monte Mario protegge il rilievo più alto della città e il bosco che ancora lo copre. Sulla superficie esatta le fonti ufficiali non concordano: il portale regionale delle aree protette indica poco più di duecento ettari, altre schede istituzionali ne contano quasi duecentoquaranta, e la differenza dipende da quanto si includono le proprietà private e i giardini storici incastonati nel perimetro. In ogni caso parliamo di un'area grande quanto un piccolo quartiere, sopravvissuta dentro una città che a nord ovest ha costruito senza requie dal 1930 in poi.
L'ente che la amministra è RomaNatura, nato nel 1997 per tenere insieme le aree protette del Comune di Roma: quattordici fra riserve, parchi e monumenti naturali, dall'Insugherata alla Valle dei Casali, dal Parco del Pineto alla Marcigliana. Monte Mario ne è la vetrina, perché è la più vicina al centro e la più facile da raggiungere: dal colonnato di San Pietro alla vetta ci sono meno di quattro chilometri in linea d'aria.
La mia opinione, dopo anni di gruppi accompagnati lassù: la Riserva Naturale di Monte Mario è il pezzo di Roma peggio raccontato di tutti. Ha un museo scientifico di prim'ordine, un capolavoro di Raffaello, un forte ottocentesco, un bosco vero con l'istrice e il picchio, e una vista che umilia quella del Gianicolo. Eppure sul taccuino dei visitatori stranieri non compare quasi mai. Va benissimo così, per chi ci sale.
Il punto più alto di Roma: 139 metri che non sono un colle storico
Monte Mario tocca i 139 metri sul livello del mare ed è il rilievo più imponente del sistema dei Monti della Farnesina. È quindi, per altimetria, il punto più elevato della città entro il Grande Raccordo Anulare. Qui va detta una cosa che confonde quasi tutti: Monte Mario non appartiene ai sette colli di Roma. Palatino, Campidoglio, Aventino, Celio, Esquilino, Viminale e Quirinale sono tutti sulla riva sinistra del Tevere e tutti sotto i sessanta metri. Monte Mario è sulla riva destra, fuori dal pomerio, fuori dalla città antica: geologicamente e storicamente è un'altra cosa, un contrafforte che guarda Roma dall'esterno anziché comporla.
Da questa differenza discende tutto il resto. Il colle non è mai stato urbanizzato dai romani come quartiere: ci sono passate strade, ville suburbane di lusso, sepolcri lungo le vie consolari. La via Trionfale, che ne valica il crinale, era il percorso che riportava in città le legioni vittoriose provenienti dall'Etruria; la stessa direttrice, nel medioevo, diventa il tratto finale della via Francigena. Chi arrivava da Canterbury o da Siena vedeva Roma per la prima volta esattamente da qui, e per questo i pellegrini chiamarono il colle Mons Gaudii, il monte della gioia. Nessun altro punto della città conserva questo primato emotivo.
Il nome attuale è più incerto di quanto raccontino le guide frettolose. Nelle fonti medievali il rilievo è Mons Malus, Montemalo, e compare così anche in Dante. L'attribuzione a Mario Mellini, il nobile quattrocentesco che vi costruì la villa, è una tradizione tarda e non ha appoggi documentari solidi: nel Quattrocento il toponimo Monte Mario è già in circolazione. Un'iscrizione sepolcrale di età imperiale ricorda in zona un Clivus Cinnae, e c'è chi vi ha letto un ricordo dell'accampamento di Lucio Cornelio Cinna durante le guerre civili degli anni ottanta avanti Cristo: resta un'ipotesi, non un fatto.
La geologia della Riserva Naturale di Monte Mario e i fossili del Pliocene
Questo è il capitolo che nessuno racconta e che invece giustifica da solo la protezione dell'area. Monte Mario non è un colle vulcanico come i Castelli né un banco di tufo come l'Aventino: è un sollevamento di sedimenti marini del Pliocene, i terreni più antichi che affiorino nel territorio di Roma. Sotto i vostri scarponi, salendo verso l'Osservatorio, c'è il fondale di un mare caldo di tre milioni di anni fa.
Le Marne Vaticane e l'Unità di Monte Mario
La stratigrafia locale distingue due grandi complessi. In basso le cosiddette Marne Vaticane, argille e marne grigio azzurre che raggiungono uno spessore dell'ordine degli ottocento metri: sono le stesse che rendono così difficile ogni scavo profondo in zona Vaticano e lungo il Tevere. Sopra, l'Unità di Monte Mario, un'alternanza di sabbie gialle e argille che testimonia il progressivo sollevamento e il passaggio da acque profonde a mare sottocosta. Le sabbie gialle si vedono benissimo nei tagli di alcuni sentieri, e a occhio nudo si distinguono i livelli conchigliferi.
Leonardo da Vinci e le conchiglie del monte
I fossili di Monte Mario sono materia di studio da cinque secoli. Leonardo da Vinci, durante il soggiorno romano fra il 1513 e il 1516, osservò le conchiglie fossili di questi banchi e le usò come argomento contro la spiegazione diluviana allora corrente: se i gusci sono interi, articolati, disposti per strati e con le loro tracce di vita, non possono essere stati trascinati lassù da un'unica inondazione. È un ragionamento stratigrafico moderno formulato tre secoli prima che la stratigrafia esistesse, ed è nato guardando questa collina.
Nell'Ottocento il Monte Mario diventa una località tipo della paleontologia europea: i campioni raccolti qui finiscono nelle collezioni di mezzo continente, e il piano geologico che porta il nome del colle serve ancora oggi da riferimento per il Pliocene mediterraneo. Una precisazione che va fatta subito, perché ogni anno qualcuno arriva con il martello in tasca: raccogliere fossili dentro la riserva è vietato. Quello che si può fare è guardare, fotografare e, se capita, farsi spiegare gli affioramenti durante le escursioni guidate di RomaNatura.
Il bosco della Riserva Naturale di Monte Mario: cinque ambienti in un solo colle
La vegetazione della Riserva Naturale di Monte Mario si legge come un manuale a cielo aperto, perché in poche centinaia di metri di dislivello si passa dal Mediterraneo alla collina appenninica. I botanici ne distinguono cinque tipi, e con un minimo di attenzione si riconoscono tutti in una mattinata.
Il bosco mediterraneo di Monte Mario
Sui versanti caldi ed esposti a sud domina il leccio, accompagnato dalla sughera, dall'alloro, dal viburno, dalle fillirea, dai cisti, dal lentisco e dall'erica arborea. Le sugherete di Monte Mario sono un piccolo evento botanico: la sughera in area romana è residuale, e trovarla a due passi dallo Stadio Olimpico dice quanto il colle abbia conservato del paesaggio antico. In luglio e agosto questo tratto è il più fresco di tutta la riserva, perché la lecceta tiene sotto i venticinque gradi anche quando in via Trionfale se ne registrano trentotto.
Il bosco misto submontano
Sui versanti freschi, a nord, e nei valloni, compaiono specie che a Roma non ci si aspetta: carpino nero, acero campestre, roverella, nocciolo, corniolo, tiglio, frassino, ligustro e albero di Giuda, che a fine marzo accende di rosa i margini dei sentieri. È l'eredità di un microclima umido creato dagli impluvi e dall'esposizione, e a primavera regala un sottobosco di ciclamini e di primule che pochi romani immaginano di poter vedere dentro il Grande Raccordo.
Le zone umide, i ginestreti e il bosco piantato dall'uomo
Dove l'acqua ristagna crescono i pioppi bianchi e i salici, la vegetazione igrofila che il vecchio inventario floristico segnalava per primo. Sui pendii aperti e assolati si allargano invece i ginestreti, che fra maggio e giugno tirano una pennellata gialla visibile dalla Tangenziale. Il quinto tipo è il bosco antropico: pini domestici, pini marittimi, cipressi e robinie piantati nel Novecento, soprattutto nei settori del Parco della Vittoria e del Parco Mellini. Non è vegetazione spontanea, e infatti la robinia è una specie invasiva che l'ente gestore contiene, ma sono quei pini a disegnare il profilo di Monte Mario che tutti riconoscono dalle foto.

La fauna della Riserva Naturale di Monte Mario
Un bosco urbano di questa estensione ospita più vita di quanto si creda. Fra i mammiferi la riserva conta la volpe, la donnola, il riccio, l'istrice e il moscardino, il minuscolo roditore arboricolo che costruisce nidi sferici fra i noccioli e che è specie protetta a livello europeo. L'istrice si vede quasi mai, ma gli aculei caduti lungo i sentieri sono il souvenir naturale più comune di Monte Mario, e a chi me lo chiede rispondo sempre di lasciarli dove sono.
Gli uccelli di Monte Mario, di giorno e di notte
Di giorno il repertorio comprende il picchio rosso maggiore, la cinciallegra, la ballerina bianca, il beccamoschino, il cuculo, l'averla piccola, il gruccione e il gheppio, che caccia in volo librato sulle radure aperte del crinale. La sera entrano in scena i rapaci notturni: l'allocco, la civetta e l'assiolo, il cui richiamo monotono e fischiato è la colonna sonora delle notti di maggio sul colle. Il vecchio elenco che circolava per questa riserva includeva anche il nibbio, l'airone cenerino, il falco pellegrino e l'upupa: sono specie che in area romana si osservano davvero, ma il quadro faunistico ufficiale dell'ente regionale non le attribuisce stabilmente a Monte Mario, e quindi le tratto per quello che sono, avvistamenti possibili e non popolazioni residenti.
Consiglio pratico da chi ci ha passato molte albe: se volete vedere qualcosa, salite entro un'ora dal sorgere del sole e fermatevi fermi cinque minuti in un punto qualsiasi del bosco misto. La fauna di Monte Mario non è timida, è semplicemente abituata a persone che camminano veloci con le cuffie.
Il belvedere di Monte Mario e lo Zodiaco
Il piazzale panoramico di viale del Parco Mellini è, senza discussione, la migliore vista d'insieme di Roma. Dal Gianicolo si vede la città frontalmente e un po' schiacciata; da qui la si vede dall'alto e di tre quarti, e l'occhio segue l'ansa del Tevere, la cupola di San Pietro in primo piano a sinistra, poi il Vittoriano, il Pantheon, la mole di Castel Sant'Angelo, e sullo sfondo la catena dei Castelli e, nelle giornate di tramontana, il profilo innevato del Terminillo.
Il locale storico affacciato sul piazzale è lo Zodiaco, aperto negli anni cinquanta e diventato da subito il punto di ritrovo notturno dei romani: caffè, gelato, un tavolino sul parapetto. È un esercizio privato, quindi orari e prezzi cambiano e vanno controllati direttamente sul suo sito; il belvedere, invece, è pubblico, gratuito e accessibile a chiunque, anche senza consumare nulla. Va detto con franchezza: il valore del posto è il parapetto, non la consumazione.
Il momento giusto è il tramonto invernale, fra novembre e febbraio, quando il sole cala dietro il Gianicolo e la luce radente stacca le cupole una per una. In estate il piazzale si riempie di motorini e il parapetto diventa una fila continua di persone: se cercate silenzio, salite alle sette del mattino. Chi vuole confrontare i due grandi affacci della città trova qui accanto la scheda del Gianicolo.
Villa Mellini, l'Osservatorio astronomico e il Museo Astronomico e Copernicano
Il monumento maggiore della Riserva Naturale di Monte Mario è Villa Mellini, in viale del Parco Mellini 84. Insieme a Villa Sciarra è una delle pochissime ville quattrocentesche superstiti di Roma, e fu costruita per volontà di Mario Mellini, esponente di una casata romana influente nel Quattrocento, che vi realizzò la propria residenza di campagna approfittando della posizione, della quiete e dell'aria salubre del colle.
Cinque secoli di ospiti, non tutti graditi
La villa fu apprezzata da papi e personaggi di ogni epoca, ma conobbe anche visite di tutt'altro segno. Nel 1527 i lanzichenecchi di Carlo V la occuparono durante il sacco di Roma, servendosi del colle come base per il tiro e per il controllo della città. Nel 1849, dopo la repressione della Repubblica Romana, le truppe francesi vi installarono il proprio quartier generale, con lo stesso identico ragionamento militare: chi tiene Monte Mario tiene sotto osservazione tutto il settore vaticano. L'edificio che si vede oggi è in gran parte il risultato di un rifacimento ottocentesco, che della fabbrica rinascimentale ha lasciato poco.
L'Osservatorio Astronomico di Roma
Nel 1938 l'osservatorio astronomico della città viene trasferito qui dal Collegio Romano, e Villa Mellini diventa per oltre mezzo secolo il cuore dell'astronomia romana. Sul colle passa il meridiano che dal 1872 servì da riferimento per la cartografia italiana, il cosiddetto primo meridiano d'Italia, materializzato dalla torretta che sorge nell'area del forte. L'attività osservativa vera si è poi spostata a Monte Porzio Catone, perché l'illuminazione notturna di Roma ha reso il cielo di Monte Mario inservibile per la ricerca; oggi Villa Mellini ospita la presidenza e l'amministrazione centrale dell'Istituto Nazionale di Astrofisica.
Il Museo Astronomico e Copernicano
Dentro la villa vive una collezione che meriterebbe dieci volte i visitatori che riceve. Il Museo Astronomico e Copernicano raccoglie strumenti dal Cinquecento a oggi, provenienti dai due grandi osservatori romani dell'Ottocento: cannocchiali, sestanti per misurare la separazione angolare fra le stelle, astrolabi, quadranti notturni, sfere armillari, globi celesti e terrestri, fra cui pezzi legati ai nomi di Mercatore e di Cassini. Accanto agli strumenti, una biblioteca antica di circa ventimila volumi e gli archivi con i registri originali delle osservazioni. Il nucleo copernicano nacque dalla raccolta di edizioni e cimeli legati a Niccolò Copernico donata allo Stato italiano alla fine dell'Ottocento.
Si visita soltanto con visita guidata su prenotazione, in date fissate dall'istituto: si scrive a museo.oar@inaf.it oppure si telefona allo 06 94286420. La durata tipica è di un'ora e mezza e l'età minima consigliata è otto anni. Il calendario va controllato sul sito dell'INAF prima di programmare la salita, perché le aperture sono a blocchi e si esauriscono in fretta. Chi resta a bocca asciutta ha un ripiego serio: la Torre Solare gestita dallo stesso osservatorio, protagonista di molte iniziative divulgative, e le serate di osservazione che l'istituto organizza durante le grandi ricorrenze astronomiche. Altre collezioni scientifiche e storiche della città sono raccolte nella pagina dei musei.

Villa Mazzanti, la casa di RomaNatura dentro la Riserva Naturale di Monte Mario
L'accesso a Villa Mazzanti è inconsueto e va spiegato, perché ogni anno qualcuno rinuncia convinto di aver sbagliato strada. Si sale da via Gomenizza, dove partono una serie di rampe e una stradina che si inerpicano in mezzo al verde ombroso dei lecci; nessuna insegna vistosa, nessun cancello monumentale. Il viale termina in un belvedere che apre su Roma e sulla cupola di San Pietro, e già quello ripaga la salita.
Il giardino storico e il laghetto
Il giardino storico della villa è un parco panoramico a tutti gli effetti, con fontane a giochi d'acqua e un laghetto artificiale bordato di allori e roccaglie. Al centro dello specchio d'acqua, su un'isoletta di scogliere, sorge una capanna rustica in muratura: un capriccio tardo ottocentesco, di quelli che i giardini romantici europei amavano, e uno degli angoli più fotografati della riserva. Chi ha in mente altri specchi d'acqua artificiali della città può confrontarlo con il laghetto dell'EUR, che è la versione monumentale e novecentesca della stessa idea.
Il casino e la loggia affrescata
Il casino di Villa Mazzanti fu costruito alla fine dell'Ottocento in una posizione di eccezionale bellezza, con un linguaggio neorinascimentale allora molto in voga; l'edificio è circondato da muretti e fontane rustiche che ne addolciscono l'impianto. All'ultimo piano si apre una loggia dipinta a imitazione di un pergolato fiorito, illusionismo di tradizione cinquecentesca applicato a un edificio di tre secoli più tardo, dalla quale la vista sulla città è larghissima. Oggi l'edificio ospita la sede di RomaNatura, l'ente di gestione delle aree naturali protette di Roma Capitale: gli uffici sono in via Gomenizza 81 e da lì partono le escursioni guidate e i programmi di educazione ambientale. Informazioni e calendario sul sito romanatura.roma.it.
Villa Madama, il capolavoro di Raffaello che non si visita
Sul versante che guarda il Tevere e lo Stadio Olimpico sorge Villa Madama, e va detto subito per evitare delusioni: non è visitabile dal pubblico. È residenza di rappresentanza dello Stato italiano e dipendenza del Ministero degli Affari Esteri, che ha la propria sede alla Farnesina, poche centinaia di metri più in basso. Ci si entra solo per vertici, colazioni di lavoro e firme di trattati, e i cancelli restano chiusi anche nelle giornate di apertura straordinaria di altri palazzi romani.
Il progetto nacque intorno al 1518 per il cardinale Giulio de' Medici, futuro papa Clemente VII, su disegno di Raffaello Sanzio; alla realizzazione lavorarono Antonio da Sangallo il Giovane, Giulio Romano e, per le decorazioni a stucco e a grottesche, Giovanni da Udine, reduce dallo studio della Domus Aurea. L'idea era la villa suburbana antica ricostruita filologicamente, con teatro, giardini terrazzati, ninfeo e loggia aperta sul paesaggio: il modello vitruviano tradotto in pietra. Morto Raffaello nel 1520 e sopraggiunto il sacco di Roma nel 1527, il cantiere si fermò e la villa restò a metà, com'è ancora. Il nome deriva da Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V e per matrimonio legata ai Medici e ai Farnese, che ne fu proprietaria nel Cinquecento: madama per antonomasia.
La mia opinione secca: l'incompiutezza di Villa Madama è la sua fortuna. Quello che esiste, la grande loggia a tre campate con gli stucchi di Giovanni da Udine, è fra le cose più belle del Rinascimento romano proprio perché non è stata inghiottita da rifacimenti successivi. Dal sentiero di crinale della riserva se ne intravede il volume fra i pini: è l'unico modo che ha il pubblico di vederla, e conviene saperlo prima di salire anziché scoprirlo davanti a un cancello.
I forti militari di Monte Mario e il meridiano di Roma
Dopo il 1870 il nuovo Stato italiano cinse Roma con un campo trincerato di quindici forti, costruiti fra il 1877 e il 1891 per difendere la capitale. Monte Mario, per ovvie ragioni altimetriche, ne ebbe uno dei più importanti: il Forte Monte Mario, cantiere aperto nel 1877 e concluso nel 1882, circa otto ettari e mezzo di superficie, al terzo chilometro della via Trionfale. Nella stessa area del forte sorge la torre che segna il meridiano di Roma, riferimento della cartografia nazionale per quasi un secolo a partire dal 1872.
Il forte non è visitabile liberamente e versa in condizioni di semiabbandono, ma la sua architettura in mattoni, i fossati e le casematte si leggono ancora perfettamente dall'esterno, lungo la recinzione. A breve distanza la stessa cintura comprendeva il Forte Trionfale e il Forte Braschi, e camminando nella riserva si incontrano anche resti di un trinceramento militare con casematte. Sul colle si trova inoltre un piccolo cimitero militare francese legato ai caduti della Prima guerra mondiale: un luogo silenzioso che quasi nessuno cerca e che dice quanto questo rilievo sia stato, per due millenni, prima di tutto una posizione strategica.
Il Parco della Vittoria e il crinale verso lo Stadio Olimpico
Il settore meridionale della Riserva Naturale di Monte Mario si chiama Parco della Vittoria e prende nome dal quartiere che gli si stende sotto, quello di viale Angelico e piazza Mazzini. È la parte più frequentata dai romani: pineta rada, prati, panchine, attrezzi per la ginnastica lungo il percorso, e un affaccio continuo sulla curva del Tevere. Da qui parte il sentiero di crinale che scende verso via Edmondo De Amicis e il Foro Italico, con lo Stadio Olimpico che appare improvvisamente sotto, a un centinaio di metri di dislivello.
È anche la porzione con il verde meno naturale della riserva, quella di impianto novecentesco, e chi cerca il bosco vero farà bene a spostarsi sul versante nord. Ma per una passeggiata di un'ora con i bambini, per correre o per portare il cane, il Parco della Vittoria è il pezzo migliore: sentieri larghi, pendenze moderate, ombra abbondante d'estate. Da qui, a piedi, si scende in venti minuti al Ponte Milvio.
I sentieri della Riserva Naturale di Monte Mario, uno per uno
L'ente gestore ha segnato tre itinerari principali, più il transito della via Francigena e il sentiero CAI 615 che attraversa il colle. Sono percorsi brevi: la riserva si gira tutta in una mattinata, ma il dislivello complessivo non è banale e d'estate va affrontato presto.
Sentiero uno: dalla base alla collina dell'Osservatorio
Si parte da piazzale Maresciallo Giardino e si sale lungo viale del Parco Mellini: un chilometro, circa quaranta minuti, cento metri di dislivello. È l'itinerario più ripido della riserva, con molti tornanti, e porta direttamente dalla base alla cima, davanti a Villa Mellini e al belvedere. Alla partenza servono gli autobus 32, 69, 186, 224, 280 e 628; all'arrivo, in alto, si riprendono il 907, il 913, il 991 e il 999. È la salita che consiglio a chi ha poco tempo e vuole il massimo risultato panoramico.
Sentiero due: la collina della Farnesina
Ingressi da via dei Casali di Santo Spirito e da via dei Colli della Farnesina. Un chilometro ad anello, oppure due chilometri con la diramazione lineare in discesa; un'ora di cammino, trenta metri di dislivello sull'anello e settanta sulla variante. È il tratto più boschivo e più fresco, con bei panorami verso nord e verso la valle del Tevere. Autobus 48 e 911. Per me è il percorso naturalisticamente più interessante di tutta la Riserva Naturale di Monte Mario, ed è anche il meno battuto.
Sentiero tre: da Villa Madama allo Stadio Olimpico
Si entra dal Parco della Vittoria o da via Edmondo De Amicis: due chilometri, un'ora, ottanta metri di dislivello. Cammino di crinale con più punti panoramici e attrezzature sportive lungo il percorso, e lo sguardo che scivola su Villa Madama e sul catino dello Stadio Olimpico. Autobus 907, 913, 990, 991 e 999 in partenza, 48 e 911 in arrivo. È il sentiero giusto per chi vuole combinare la riserva con una visita al Foro Italico.
La via Francigena e il sentiero CAI 615
Sul colle transitano anche una variante della via Francigena e il sentiero CAI 615, che segue in buona parte il crinale. Per i camminatori di lungo corso, Monte Mario è l'ultima tappa prima di San Pietro: chi arriva a piedi da nord conclude qui millecinquecento chilometri di viaggio, e il primo sguardo sulla cupola avviene esattamente dove i pellegrini medievali gridavano di gioia.
Una curiosità su Riserva Naturale di Monte Mario
La curiosità più bella di questo colle non ha a che fare con le ville né con il panorama, ma con una parola: gaudio. Nel medioevo la sommità di Monte Mario era chiamata dai pellegrini Mons Gaudii, il monte della gioia, perché era il punto in cui, dopo mesi di cammino lungo la via Francigena, si vedeva finalmente Roma. Chi arrivava da Canterbury, da Reims, da Lucca o da Siena valicava il crinale sull'antica via Trionfale e si trovava la città distesa sotto: la basilica di San Pietro, il Tevere, le mura. La tradizione racconta che molti si inginocchiassero e piantassero una croce, e che da quella consuetudine derivi la fortuna europea del toponimo Montjoie, in francese, che significa esattamente la stessa cosa.
La cosa affascinante è che il meccanismo funziona ancora. Il belvedere di viale del Parco Mellini produce su chiunque lo stesso effetto ottico che produceva mille anni fa: la città si apre di colpo, senza preavviso, dopo un tratto di bosco chiuso. Nessun altro accesso a Roma conserva questa drammaturgia, perché tutti gli altri sono stati inghiottiti dalla periferia. Qui il bosco della riserva ha involontariamente conservato l'effetto scenico originale, ed è questo, più di ogni dato botanico, il motivo per cui la Riserva Naturale di Monte Mario andrebbe protetta.
Seconda curiosità, minore ma gustosa: nelle fonti medievali il rilievo si chiama Mons Malus, monte cattivo, probabilmente per la difficoltà della salita o per la cattiva fama dei boschi che lo coprivano. Nella stessa epoca e nello stesso luogo convivono quindi due nomi opposti, il monte della gioia e il monte cattivo, a seconda che a parlare fosse il pellegrino appena arrivato o il mercante che doveva ancora salirlo con il carro.
Una cosa che non ti dice nessuno su Riserva Naturale di Monte Mario
Che qui dentro c'è l'unico museo scientifico romano dove si possono vedere gli strumenti con cui l'Italia ha imparato a misurare il cielo, e che quasi nessuno prenota. Il Museo Astronomico e Copernicano di Villa Mellini non ha code, non ha biglietteria automatica, non compare negli itinerari turistici: funziona a visite guidate su prenotazione, in date decise dall'istituto, con gruppi piccoli. Chi scrive a museo.oar@inaf.it con un mese di anticipo di solito entra; chi ci prova il sabato mattina presentandosi al cancello, mai.
La seconda cosa che non si dice è più pratica e riguarda l'orientamento. La Riserva Naturale di Monte Mario non è un parco recintato con un ingresso e una biglietteria: è un mosaico di settori separati da strade, proprietà private, cliniche e istituti religiosi. Il Parco della Vittoria, il Parco Mellini, la zona dei Casali di Santo Spirito e il versante della Farnesina non sono comunicanti in modo ovvio, e la cartografia sui telefoni li tratta spesso come un'area unica, cosa che manda fuori strada un visitatore su due. Prima di salire conviene decidere quale settore si vuole vedere e scegliere il sentiero corrispondente, anziché fidarsi del percorso suggerito automaticamente.
Terza informazione poco nota: non esiste un parcheggio dedicato. Viale del Parco Mellini nel fine settimana si satura entro le dieci del mattino, e le multe in zona sono frequenti. Con gli autobus 913 e 999 si arriva vicinissimi al belvedere, e si evita un problema che rovina la giornata a molti.
Domande frequenti su Riserva Naturale di Monte Mario
Quanto costa entrare nella Riserva Naturale di Monte Mario?
Entrare nella Riserva Naturale di Monte Mario non costa niente, perché l'accesso alla riserva e al belvedere è libero e gratuito, senza biglietto e senza prenotazione. Si paga soltanto l'eventuale consumazione ai locali privati del piazzale panoramico e, se previsto, il contributo per le escursioni guidate organizzate dall'ente gestore.
Quanto è alto Monte Mario e fa parte dei sette colli di Roma?
Monte Mario tocca i 139 metri sul livello del mare, il che lo rende il punto più elevato della città entro il Grande Raccordo Anulare, ma non appartiene ai sette colli storici di Roma: Palatino, Campidoglio, Aventino, Celio, Esquilino, Viminale e Quirinale sono tutti sulla riva sinistra del Tevere, mentre Monte Mario si trova su quella destra.
Cosa si vede dal belvedere della Riserva Naturale di Monte Mario?
Dal belvedere di viale del Parco Mellini, dentro la Riserva Naturale di Monte Mario, si gode quella che è considerata la migliore vista d'insieme di Roma: si vede la città dall'alto e di tre quarti, seguendo l'ansa del Tevere, con la cupola di San Pietro in primo piano e, sullo sfondo, la catena dei Castelli Romani nelle giornate limpide.
La Riserva Naturale di Monte Mario è adatta ai bambini?
Sì, con i bambini la Riserva Naturale di Monte Mario funziona molto bene a patto di scegliere il settore giusto: il Parco della Vittoria ha sentieri larghi, pendenze dolci e attrezzature sportive lungo il percorso, adatto anche a un passeggino robusto, mentre l'anello della Farnesina è più selvatico e consigliato dai sei anni in su.
Villa Madama, dentro Monte Mario, si può visitare?
No, Villa Madama, il capolavoro di Raffaello che sorge sul versante di Monte Mario che guarda il Tevere, non è visitabile dal pubblico: è residenza di rappresentanza dello Stato italiano e dipendenza del Ministero degli Affari Esteri, e i cancelli restano chiusi salvo vertici, colazioni di lavoro e firme di trattati.
Quando conviene andare alla Riserva Naturale di Monte Mario?
Il periodo migliore in assoluto per la Riserva Naturale di Monte Mario è la fine di marzo e il mese di aprile, con l'albero di Giuda in fiore lungo i margini, i ciclamini nel sottobosco e temperature ideali per la salita. Il secondo periodo buono è ottobre, quando il bosco misto vira al giallo e le giornate restano ancora lunghe.
Come si visita il Museo Astronomico e Copernicano di Monte Mario?
Il Museo Astronomico e Copernicano, dentro Villa Mellini nella Riserva Naturale di Monte Mario, funziona esclusivamente a visite guidate su prenotazione, in date decise dall'istituto e con gruppi piccoli, senza code né biglietteria automatica, il che lo rende uno dei musei scientifici romani meno conosciuti nonostante il valore degli strumenti esposti.
Cosa si vede intorno alla Riserva Naturale di Monte Mario?
Nel raggio di venti minuti a piedi dai varchi bassi della Riserva Naturale di Monte Mario si raggiungono il Foro Italico, con lo Stadio dei Marmi e lo Stadio Olimpico, e Ponte Milvio, legato alla battaglia del 312 fra Costantino e Massenzio e oggi animato da un mercato rionale e locali.
Il consiglio che ti do per visitare Riserva Naturale di Monte Mario
Salite la mattina presto, d'inverno, e fate il percorso al contrario rispetto a come lo fanno tutti. La maggioranza dei visitatori arriva in auto al belvedere, scatta tre fotografie e riparte: in questo modo vede il panorama e perde la riserva. Io consiglio di scendere dall'autobus 913 o 999 a piazza delle Medaglie d'Oro, entrare dal lato dei Casali di Santo Spirito, percorrere il tratto di bosco misto sul versante fresco, risalire al crinale e arrivare al belvedere di viale del Parco Mellini dopo un'ora di cammino. L'affaccio finale, guadagnato, vale tre volte quello raggiunto in macchina.
Portate scarpe con suola scolpita: i sentieri della Riserva Naturale di Monte Mario sono su argille e sabbie, e dopo la pioggia diventano scivolosi in maniera seria, soprattutto nei tratti in pendenza sotto l'Osservatorio. Portate acqua, perché fontanelle affidabili lungo i percorsi ce ne sono pochissime. Evitate le ore centrali di luglio e agosto sul crinale scoperto del Parco della Vittoria, dove l'ombra manca.
Una raccomandazione di metodo che do sempre ai gruppi: combinate la riserva con una cosa sola, non con tre. Monte Mario più il Foro Italico funziona; Monte Mario più il Museo Astronomico, se siete riusciti a prenotare, funziona benissimo e riempie una mattinata intera; Monte Mario più i Musei Vaticani nello stesso giorno è una pessima idea, perché arriverete alla seconda visita già stanchi e con due chilometri di discesa nelle gambe. Chi viaggia in gruppo o vuole farsi accompagnare da un professionista abilitato trova i servizi di accompagnamento turistico su TourLeaderPro Roma, che lavora anche su itinerari fuori dai circuiti ovvi come questo. Chi ha una mezza giornata sola e vuole il verde romano di qualità può in alternativa considerare Villa Doria Pamphilj, che è pianeggiante e molto più comoda.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Monte Mario non fa parte dei sette colli di Roma lo sanno in molti. Quello che si cita di rado è la conseguenza storica di questo dato: proprio perché era fuori dalla città, il colle è stato per secoli il luogo dove Roma metteva le cose che non voleva dentro le mura. Le ville suburbane di lusso in epoca imperiale, cioè le residenze estive lontane dal rumore. I vigneti e gli orti nel medioevo, quando la popolazione crollata a poche decine di migliaia di abitanti coltivava fuori dell'abitato. Poi, dal Rinascimento, le residenze delle famiglie nobili, attirate dalla posizione dominante e dall'aria buona. Infine, dopo il 1870, i forti militari e nel Novecento le cliniche e gli istituti sanitari, dall'ospedale San Filippo Neri in poi, che cercavano appunto altitudine e salubrità.
C'è una seconda conseguenza, meno ovvia e più rilevante per il visitatore: è questa storia di marginalità a spiegare perché il bosco esista ancora. Nessuno ha mai avuto bisogno di edificare la sommità, perché la città cresceva altrove, e quando negli anni sessanta e settanta la speculazione ha finalmente puntato anche qui, la mobilitazione dei cittadini del quartiere e poi la legge regionale del 1997 hanno fermato il consumo di suolo. La Riserva Naturale di Monte Mario è un caso raro in Italia di bosco urbano salvato non dalla lontananza, ma da una battaglia civica combattuta a trecento metri dai palazzi.
Terzo fatto poco citato: la stazione ferroviaria di Monte Mario esiste dal 1894, e oggi il colle è servito da più fermate della linea urbana FL3, collegate dal 2014 da un parco lineare di circa cinque chilometri. È una delle poche zone di Roma dove si arriva al bosco in treno.
La foto giusta da fare a Riserva Naturale di Monte Mario
La fotografia che tutti fanno è quella dal belvedere di viale del Parco Mellini con la cupola di San Pietro al centro. È una buona fotografia, ma è la stessa di ottantamila altre persone, e ha un difetto tecnico serio: a mezzogiorno la città è in controluce piatto e il Tevere sparisce. La versione giusta si scatta al tramonto d'inverno, fra le sedici e le diciassette da novembre a gennaio, quando il sole cala alle spalle del Gianicolo e la luce radente separa i piani. Con un teleobiettivo medio, attorno ai cento millimetri, si comprime la prospettiva e si ottiene la cupola grande dietro i tetti di Prati: è l'immagine classica di Roma vista da nord.
La fotografia più interessante, però, è un'altra. Salendo il sentiero della collina dell'Osservatorio ci sono due o tre tornanti in cui il bosco si apre per un varco stretto e la cupola compare incorniciata dai rami dei lecci. Lì si ottiene qualcosa che nessun belvedere dà: la prova visiva che dentro Roma esiste un bosco vero, e che da quel bosco si vede San Pietro. Serve un diaframma chiuso per tenere a fuoco sia le foglie sia la cupola, e serve pazienza, perché il varco giusto cambia a seconda della stagione e della potatura.
Terza opzione, per chi ha tempo: il laghetto di Villa Mazzanti con la capanna rustica sull'isoletta, la mattina presto, quando l'acqua è ferma e restituisce il riflesso completo. È l'unico angolo della Riserva Naturale di Monte Mario che non somiglia per niente a Roma, e proprio per questo funziona. Un avvertimento pratico: Villa Madama e l'interno del Forte Monte Mario non si fotografano, perché la prima è residenza di Stato e il secondo è area militare; limitatevi a quello che si vede dai sentieri pubblici.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è preistorico e archeologico: sul colle sono state individuate tracce di un abitato fortificato databile fra l'ottavo e il settimo secolo avanti Cristo, cioè contemporaneo alla Roma delle origini ma sulla riva opposta, in territorio che allora guardava verso Veio e il mondo etrusco. Monte Mario era una frontiera prima ancora che Roma fosse una città.
Il secondo è militare e repubblicano. Un'iscrizione di età imperiale ricorda in quest'area un Clivus Cinnae, e una lettura tradizionale vi ha riconosciuto la memoria dell'accampamento di Lucio Cornelio Cinna durante le guerre civili degli anni ottanta avanti Cristo, quando il controllo delle alture a nord significava il controllo degli accessi alla città. Resta un'ipotesi di studiosi, non un fatto accertato, e va presentata come tale.
Il terzo è il più drammatico: nel maggio del 1527 le truppe imperiali di Carlo V, i lanzichenecchi, presero posizione su Monte Mario prima di rovesciarsi su Roma. Il sacco che ne seguì devastò la città per mesi, interruppe il cantiere di Villa Madama, disperse artisti e maestranze e chiuse di fatto la stagione del Rinascimento romano. Villa Mellini fu occupata e usata come base.
Il quarto è risorgimentale: nel 1849, schiacciata la Repubblica Romana, le truppe francesi installarono a Villa Mellini il proprio quartier generale, e da lassù controllarono la città per anni. Il colle torna a essere quello che era stato per i lanzichenecchi, una piattaforma di osservazione e di tiro.
Il quinto è scientifico e istituzionale: nel 1872 sul colle viene fissato il meridiano di riferimento per la cartografia italiana, il primo meridiano d'Italia, materializzato da una torretta ancora esistente nell'area del forte; fra il 1877 e il 1882 si costruisce il Forte Monte Mario dentro il campo trincerato della capitale; nel 1938 l'Osservatorio astronomico romano si trasferisce da Collegio Romano a Villa Mellini. In settant'anni lo stesso rilievo diventa punto zero della geografia nazionale, caposaldo militare e sede dell'astronomia italiana.
Il sesto è recente e civile: nel 1997 la legge regionale numero 29 istituisce il sistema delle aree protette gestite da RomaNatura e con esso la Riserva Naturale di Monte Mario, mettendo la parola fine a trent'anni di progetti edilizi sul colle. La perimetrazione è stata poi precisata con provvedimenti successivi, l'ultimo dei quali nel 2016.
Chi è passato da Riserva Naturale di Monte Mario
Leonardo da Vinci, per cominciare. Durante il soggiorno romano fra il 1513 e il 1516, ospite dei Medici in Vaticano, osservò le conchiglie fossili di questi banchi sabbiosi e ne trasse argomenti contro la spiegazione biblica del diluvio: il colle entra così, in silenzio, nella storia del pensiero scientifico europeo.
Raffaello Sanzio, che intorno al 1518 disegnò per il cardinale Giulio de' Medici la villa che sarebbe diventata Villa Madama, e con lui Antonio da Sangallo il Giovane, Giulio Romano e Giovanni da Udine, lo specialista di stucchi e grottesche formatosi sulle volte della Domus Aurea. Raffaello morì nel 1520 senza vedere il cantiere avanzato, e il progetto restò l'esperimento più ambizioso di villa suburbana all'antica del Rinascimento.
Margherita d'Austria, figlia naturale dell'imperatore Carlo V, proprietaria della villa nel Cinquecento e all'origine del nome con cui la conosciamo. Mario Mellini, che nel Quattrocento costruì la propria residenza dove oggi è l'Osservatorio, e la cui famiglia diede al colle, secondo una tradizione diffusa anche se non provata, il nome attuale.
I pellegrini della via Francigena, per secoli, a decine di migliaia: gente senza nome che qui vedeva Roma per la prima volta, e insieme a loro Sigerico arcivescovo di Canterbury, il cui itinerario di ritorno del 990 resta la fonte principale sul tracciato.
Franz Liszt, che negli anni romani soggiornò nel monastero di Santa Maria del Rosario a Monte Mario e vi lavorò all'oratorio Christus: la parte più mistica della sua produzione nasce in questo silenzio, a poche centinaia di metri dal bosco.
E poi gli astronomi italiani del Novecento, che da Villa Mellini hanno guardato il cielo finché le luci di Roma glielo hanno permesso, e i soldati francesi del 1849 e i lanzichenecchi del 1527, che di quel panorama apprezzavano tutt'altro. Il colle ha la particolarità di aver ospitato, nello stesso identico punto, chi cercava la bellezza e chi cercava la linea di tiro.
Monte Mario con i bambini e accessibilità della Riserva Naturale di Monte Mario
Con i bambini funziona molto bene, a patto di scegliere il settore giusto. Il Parco della Vittoria ha sentieri larghi, pendenze dolci, prati e attrezzature sportive lungo il percorso: un passeggino robusto ci passa, uno da città con le ruote piccole soffre. L'anello della Farnesina è più selvatico e adatto dai sei anni in su, con il vantaggio dell'ombra. La salita da piazzale Maresciallo Giardino all'Osservatorio, con i suoi cento metri di dislivello e i molti tornanti, è impegnativa per le gambe corte: meglio farla in discesa.
Sull'accessibilità in sedia a rotelle va detta la verità: i sentieri della riserva sono sterrati, in alcuni tratti sconnessi e in pendenza, e non sono attrezzati per la percorrenza autonoma. Il belvedere di viale del Parco Mellini invece si raggiunge su strada asfaltata e il piazzale panoramico è pianeggiante, quindi la vista sulla città resta alla portata di tutti. Per una visita al Museo Astronomico e Copernicano con esigenze particolari conviene segnalarlo al momento della prenotazione.
Cani ammessi al guinzaglio, come in tutte le aree protette di RomaNatura. Biciclette: i sentieri sono stretti e in parte a fondo instabile, e la convivenza con i camminatori non è sempre serena; per pedalare senza problemi c'è la pista lungo il Tevere, poche centinaia di metri più in basso.
Cosa vedere intorno alla Riserva Naturale di Monte Mario
Nel raggio di venti minuti a piedi dai varchi bassi della riserva c'è più di quanto si immagini. Verso sud est, scendendo dal Parco della Vittoria, si raggiunge il Foro Italico con lo Stadio dei Marmi e lo Stadio Olimpico, uno dei complessi sportivi più fotografati d'Italia. Poco oltre il Tevere c'è Ponte Milvio, che ha alle spalle la battaglia del 312 fra Costantino e Massenzio e davanti il mercato rionale e i locali del quartiere.
Risalendo il fiume in direzione nord si arriva in pochi minuti all'Auditorium Parco della Musica e al quartiere Flaminio. In direzione opposta, verso il Vaticano, si scende alla Basilica di San Pietro e ai Musei Vaticani, che dal belvedere si vedono dall'alto in un modo che nessuna piazza consente. Per chi vuole restare nel verde protetto, le altre due riserve del settore nord ovest sono l'Insugherata, con le sue sugherete, e il Parco del Pineto verso la Pineta Sacchetti. Sulla riva sinistra, per un confronto botanico, vale la salita all'Orto Botanico e la passeggiata a Villa Ada. Chi accompagna amici stranieri e deve spiegare loro in inglese come incastrare Monte Mario nel resto della città può appoggiarsi alla guida Rome: best things to do.
Quando andare alla Riserva Naturale di Monte Mario
Il periodo migliore in assoluto è la fine di marzo e il mese di aprile: l'albero di Giuda in fiore lungo i margini, i ciclamini nel sottobosco, le temperature ideali per la salita e l'aria ancora abbastanza pulita da permettere di vedere i Castelli e la catena appenninica dal belvedere. Il secondo periodo è ottobre, quando il bosco misto vira al giallo e le giornate restano lunghe abbastanza.
Fra maggio e giugno c'è la fioritura gialla dei ginestreti, che dal basso si vede benissimo. L'estate è la stagione peggiore per le ore centrali e la migliore per il tramonto, che verso le venti e trenta infiamma la città vista da nord. L'inverno è la stagione della luce migliore in assoluto per fotografare, e delle giornate di tramontana in cui l'orizzonte arriva fino alla neve del Terminillo, ma il fondo dei sentieri dopo la pioggia diventa un'insidia seria.
Per incastrare la salita dentro un soggiorno breve senza sacrificare il centro storico, uno schema di tre giorni già collaudato è quello dell'itinerario Rome in 3 days, da leggere in inglese; per i gruppi organizzati e le esperienze private la referenza è il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro.
Da evitare: i pomeriggi di sabato e domenica in primavera al belvedere, quando viale del Parco Mellini si trasforma in una fila di auto in cerca di parcheggio. E da evitare, per chi cerca il bosco, la sola tappa panoramica in macchina: la Riserva Naturale di Monte Mario si capisce camminandoci dentro, non guardandola dal parapetto.
Domande veloci su Riserva Naturale di Monte Mario
Quanto costa entrare nella Riserva Naturale di Monte Mario?
Niente. L'accesso alla riserva e al belvedere è libero e gratuito, senza biglietto e senza prenotazione. Si paga soltanto l'eventuale consumazione ai locali privati del piazzale panoramico e, se previsto, il contributo per le escursioni guidate organizzate dall'ente gestore.
Quali sono gli orari della Riserva Naturale di Monte Mario?
È un'area verde all'aperto, fruibile nelle ore di luce. Non ci sono cancelli con orari pubblicati per tutti i settori, ma i sentieri non sono illuminati e dopo il tramonto diventano pericolosi: regolatevi sull'ora del buio, che d'inverno a Roma arriva prima delle diciassette.
Come si arriva alla Riserva Naturale di Monte Mario con i mezzi pubblici?
Con gli autobus 907, 913, 990, 991 e 999 verso piazza delle Medaglie d'Oro e la via Trionfale; con il 48 e il 911 per il versante Farnesina; con 32, 69, 186, 224, 280 e 628 fino a piazzale Maresciallo Giardino. La metropolitana più vicina è Ottaviano sulla linea A, da cui parte il 999. Il colle è servito anche da fermate della ferrovia urbana.
Dove si parcheggia a Monte Mario?
Non esiste un parcheggio dedicato alla riserva. Si trovano posti lungo viale del Parco Mellini e nelle strade del quartiere, ma nel fine settimana si saturano presto. L'autobus resta la soluzione più sensata.
Quanto è alto Monte Mario?
Centotrentanove metri sul livello del mare. È il rilievo più alto di Roma entro il Grande Raccordo Anulare e il più imponente del sistema dei Monti della Farnesina.
Monte Mario è uno dei sette colli di Roma?
No. I sette colli storici sono tutti sulla riva sinistra del Tevere e dentro il perimetro della città antica. Monte Mario è sulla riva destra, fuori dal pomerio, e non ha mai fatto parte di quel gruppo, pur essendo molto più alto di ciascuno di essi.
Si può visitare l'Osservatorio astronomico di Monte Mario?
Villa Mellini ospita oggi la presidenza e l'amministrazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, quindi non è un museo ad accesso libero. Si entra con le visite guidate su prenotazione al Museo Astronomico e Copernicano e durante le iniziative di divulgazione organizzate dall'istituto.
Come si prenota la visita al Museo Astronomico e Copernicano?
Scrivendo a museo.oar@inaf.it oppure telefonando allo 06 94286420. Le visite sono guidate, durano circa un'ora e mezza e l'età minima consigliata è otto anni. Le date disponibili vanno controllate sul sito dell'INAF, perché il calendario non è continuo.
Si può visitare Villa Madama?
No. Villa Madama è residenza di rappresentanza dello Stato ed è utilizzata dal Ministero degli Affari Esteri per incontri istituzionali. Non è aperta al pubblico e non rientra nei circuiti di visita; dai sentieri della riserva se ne intravede il volume fra i pini.
Si può visitare Villa Mazzanti?
Il giardino storico con il laghetto è accessibile e l'edificio ospita gli uffici di RomaNatura in via Gomenizza 81. Gli interni non sono un museo: si vedono in occasione di iniziative, aperture straordinarie ed eventi dell'ente, il cui calendario è pubblicato sul sito romanatura.roma.it.
Il Forte Monte Mario si visita?
Non liberamente. Il forte, costruito fra il 1877 e il 1882 come parte del campo trincerato di Roma, è in stato di semiabbandono e non è aperto al pubblico. Il perimetro esterno, i fossati e la torre del meridiano si osservano dai percorsi pubblici.
Quanto tempo serve per visitare la Riserva Naturale di Monte Mario?
Un'ora per un singolo sentiero, mezza giornata per vedere due settori e il belvedere con calma, una giornata intera se si aggiunge la visita prenotata al museo o la discesa al Foro Italico.
I sentieri della Riserva Naturale di Monte Mario sono difficili?
Sono brevi, da uno a due chilometri, con dislivelli fra i trenta e i cento metri. Nessuna difficoltà tecnica, ma il fondo è sterrato e su argille: dopo la pioggia scivola, e servono scarpe adatte.
Si possono portare i cani nella Riserva Naturale di Monte Mario?
Sì, al guinzaglio, come previsto nelle aree protette gestite da RomaNatura. Va raccolto quanto lasciano e vanno evitati i tratti di bosco fuori sentiero, dove nidificano e si rifugiano gli animali selvatici.
La Riserva Naturale di Monte Mario è adatta ai bambini?
Molto, soprattutto il settore del Parco della Vittoria, con sentieri larghi, prati e attrezzature lungo il percorso. La salita ripida all'Osservatorio è più impegnativa e conviene affrontarla in discesa.
È accessibile in sedia a rotelle?
I sentieri sterrati no, perché sconnessi e in pendenza. Il belvedere di viale del Parco Mellini si raggiunge invece su strada asfaltata ed è pianeggiante, quindi il panorama resta accessibile.
Si possono raccogliere i fossili di Monte Mario?
No. La raccolta di fossili, minerali, piante e qualunque altro elemento naturale è vietata dentro la riserva. Gli affioramenti si osservano e si fotografano, e se ne parla durante le escursioni guidate.
Qual è il punto panoramico migliore di Monte Mario?
Il piazzale su viale del Parco Mellini, davanti all'Osservatorio: è l'affaccio più ampio, con la cupola di San Pietro in primo piano. Altri punti notevoli sono il belvedere di Villa Mazzanti e i tornanti del sentiero di salita, dove la città appare incorniciata dai lecci.
Che differenza c'è fra Monte Mario e il Gianicolo?
Il Gianicolo è più basso, più centrale e guarda la città frontalmente, con i monumenti allineati sullo stesso piano. Monte Mario è più alto e più esterno, e offre una vista dall'alto e di tre quarti, con il Tevere e il settore vaticano in primo piano. Il Gianicolo è più comodo, Monte Mario è più spettacolare.
Ci sono bar o punti di ristoro nella Riserva Naturale di Monte Mario?
Sul piazzale panoramico c'è lo storico locale dello Zodiaco e alcuni esercizi privati lungo viale del Parco Mellini. Dentro i sentieri non c'è nulla e le fontanelle sono rare: conviene salire con l'acqua.
Si fanno visite guidate nella Riserva Naturale di Monte Mario?
Sì. RomaNatura organizza escursioni ed eventi di educazione ambientale nelle proprie aree protette, con un calendario pubblicato sul sito dell'ente; l'INAF organizza a parte le visite al museo e le serate divulgative alla Torre Solare.
Qual è il periodo migliore per salire a Monte Mario?
Fine marzo e aprile per la fioritura e la temperatura, ottobre per i colori del bosco misto, l'inverno con la tramontana per la limpidezza dell'aria e la luce migliore sul panorama.
Se dovessi dire a un amico che ha mezza giornata a Roma e ha già visto le cose ovvie dove mandarlo, lo manderei quassù senza esitare. Non per il panorama, che pure è il migliore della città, ma perché la Riserva Naturale di Monte Mario è l'unico posto in cui Roma si lascia guardare tutta insieme da dentro un bosco vero, con l'istrice che ha lasciato gli aculei sul sentiero, le conchiglie di tre milioni di anni fa sotto le scarpe e la cupola di Michelangelo che spunta fra i rami dei lecci. Salite a piedi, non in macchina. E scegliete una giornata di tramontana.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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