Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni si trova in Strada Vittorio Emanuele 238, 03012 Anagni (FR), nel tratto alto del corso che attraversa la città medievale, a pochi passi dalla Cattedrale di Santa Maria. Ci si arriva in auto dall'autostrada A1, uscita Anagni-Fiuggi, e poi con la salita verso il centro storico; in treno la stazione di riferimento è Anagni-Fiuggi, sulla linea regionale che collega Roma Termini a Cassino, collegata al borgo alto dal servizio di autobus locale, i cui orari cambiano spesso e conviene controllare in giornata. Il biglietto intero indicato dalla gestione del museo è di 6 euro con audioguida compresa, 9 euro nella formula con visita guidata delle 18.15; il ridotto è di 3 euro con audioguida e 6 euro con guida, per ragazzi dai 12 ai 18 anni, gruppi oltre le 15 persone e scolaresche, mentre le scuole in visita guidata pagano 5 euro. L'ingresso è gratuito per i bambini fino a 12 anni, per i residenti di Anagni e per chi ha una invalidità superiore al 74 per cento. Gli orari seguono quattro stagioni: dal primo aprile al 30 giugno lunedì-sabato 9.30-13.00 e 15.00-19.00, domenica e festivi 9.30-19.00; dal primo luglio al 10 agosto tutti i giorni 9.30-13.00 e 15.00-19.00, festivi 9.30-19.00; dall'11 agosto al 31 ottobre lunedì-venerdì 9.30-13.00 e 15.00-19.00, sabato, domenica e festivi 9.30-19.00; dal primo novembre al 31 marzo tutti i giorni 9.30-13.00 e 15.00-18.00. L'ultimo ingresso è fissato 45 minuti prima della chiusura. Per il singolo visitatore non serve prenotare, mentre i gruppi telefonano al numero verde 800 266 300 o scrivono a palazzobonifacioviii@archeoares.com. Tariffe e fasce orarie vanno confermate sul sito ufficiale del museo prima di mettersi in viaggio, perché variano con le stagioni e con i giorni di festa locale.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il palazzo appartiene al circuito dei monumenti di Anagni, la città dei papi, e insieme alla Cattedrale e al museo archeologico compone la mezza giornata più densa di storia medievale che il Lazio meridionale possa offrire.

Palazzo Bonifacio VIII
Palazzo Bonifacio VIII

Dove si trova il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni e come ci si arriva

Anagni occupa un pianoro tufaceo allungato sopra la valle del Sacco, a circa 460 metri di quota, e il palazzo occupa il punto più alto e più antico di quel pianoro, il quartiere che nel Duecento apparteneva alle grandi famiglie baronali. Chi arriva per la prima volta commette quasi sempre lo stesso errore: si ferma ad Anagni bassa, la parte moderna cresciuta intorno alla superstrada, e crede di essere arrivato. La città che conta si trova sei chilometri più su, dietro le mura.

In auto fino al Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Dall'A1 si esce ad Anagni-Fiuggi e si sale seguendo le indicazioni per il centro storico. La strada è stretta negli ultimi due chilometri e nei fine settimana di primavera si incolonna. Il consiglio pratico è lasciare l'auto nei parcheggi appena fuori le porte e percorrere a piedi Strada Vittorio Emanuele: è una passeggiata di dieci minuti in leggera salita che attraversa tutto il tessuto medievale, e serve anche a capire la topografia prima di entrare nel palazzo. Dentro il centro storico le soste sono poche e quasi tutte riservate ai residenti.

In treno e con i mezzi pubblici

La stazione di Anagni-Fiuggi serve i treni regionali della direttrice Roma Termini-Colleferro-Frosinone-Cassino, ma si trova nella pianura, distante dal borgo. Il collegamento con il centro storico è affidato agli autobus locali, con corse concentrate nelle ore scolastiche e diradate nei giorni festivi: chi conta di tornare a Roma la domenica sera faccia i conti con l'ultimo passaggio utile, verificandolo alla fermata o presso il gestore del servizio. Chi viaggia senza auto e vuole vedere anche la Cattedrale ha bisogno di una giornata intera, non di una mattinata.

Il palazzo dentro il circuito a piedi di Anagni

Domande frequenti su Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Quanto costa il biglietto per il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni?

Il biglietto per il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni costa sei euro per l'intero, audioguida compresa, oppure nove euro nella formula con visita guidata delle 18.15. Il ridotto a tre euro con audioguida copre la fascia 12 18 anni, i gruppi sopra le quindici persone e le scolaresche, che in visita guidata pagano cinque euro. Le tariffe vanno comunque confermate sul sito ufficiale prima di partire.

Dove si trova il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni?

Il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni occupa il punto più alto e più antico del pianoro tufaceo su cui sorge la città, il quartiere che nel Duecento apparteneva alle grandi famiglie baronali. Anagni si trova sopra la valle del Sacco, a circa 460 metri di quota, e chi arriva deve superare la parte moderna della città bassa, cresciuta intorno alla superstrada, per raggiungere il centro storico dove sorge il palazzo.

Lo schiaffo di Anagni avvenne davvero dentro il Palazzo Bonifacio VIII?

No, con ogni probabilità lo schiaffo di Anagni non avvenne dentro il Palazzo Bonifacio VIII. Le guide più frettolose raccontano che in queste sale Sciarra Colonna colpì il pontefice, ma gli studi recenti indicano che Bonifacio VIII fu raggiunto nell'episcopio annesso alla Cattedrale, un edificio che oggi non esiste più perché demolito e assorbito da altre trasformazioni urbane.

Quanto dura la visita al Palazzo Bonifacio VIII di Anagni?

Con l'audioguida la visita al Palazzo Bonifacio VIII di Anagni richiede un'ora abbondante, perché il percorso non è lungo ma il secondo piano trattiene a lungo i visitatori. Con la visita guidata delle 18.15 si arriva a un'ora e mezza. Chi organizza una gita di giornata da Roma può aggiungere un'ora e mezza per la Cattedrale e la cripta e un'ora per il pranzo in città.

Il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni è adatto ai bambini?

Sì, il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni funziona bene con i bambini a una condizione, ovvero raccontare la storia prima di entrare: un papa preso prigioniero nella propria città, un imperatore a pranzo e un muro di oche dipinte sono materiali narrativi eccellenti per bambini dai sei anni in su. Le scale sono molte e i corrimano non sempre presenti, quindi i più piccoli vanno tenuti per mano.

Quando conviene andare al Palazzo Bonifacio VIII di Anagni?

Aprile, maggio e i primi giorni di ottobre sono i periodi migliori per visitare il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni, con luce lunga, temperature adatte a camminare in salita e orari estesi. Luglio e agosto vanno bene per il museo, che è fresco, meno per la passeggiata di mezzogiorno dentro le mura. Le feste patronali possono comportare variazioni di orario, quindi conviene informarsi prima.

Perché il palazzo porta il nome di Bonifacio VIII?

Il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni porta questo nome perché i Caetani, la famiglia del papa, ne diventarono proprietari nel 1297, quando Benedetto Caetani sedeva già sul soglio pontificio da tre anni. Prima di allora l'edificio aveva un'altra identità e un altro proprietario illustre, ed è stato oggetto nel tempo di quindici cantieri diversi documentati dalle fonti.

Che cosa si trova intorno al Palazzo Bonifacio VIII di Anagni?

Nel raggio di dieci minuti a piedi dal Palazzo Bonifacio VIII di Anagni si trovano la Cattedrale di Santa Maria, con la cripta di San Magno e uno dei cicli di affreschi più importanti del Medioevo europeo, e il suo museo, con biglietteria e prenotazione obbligatoria. A cinquecento metri sorge il Museo Archeologico Ernico, in piazza Guglielmo Marconi 2, con otto sale dedicate ai siti paleontologici della zona.

Dal portone del palazzo alla Cattedrale ci sono duecento metri; al Museo Archeologico Ernico, in piazza Guglielmo Marconi 2, poco più di cinquecento. Tutto il circuito monumentale di Anagni si copre a piedi in una giornata senza mai riprendere l'auto, ed è questa la ragione per cui la città funziona così bene come gita di un giorno da Roma. Per chi organizza il viaggio con un accompagnatore, i servizi professionali di TourLeaderPro per Roma e il Lazio coprono anche le escursioni giornaliere in Ciociaria.

Biglietti, orari e accessibilità del Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Quanto costa il biglietto

Sei euro per l'intero comprensivo di audioguida sono, nel panorama dei musei laziali, una cifra onesta per un edificio di questa portata. La formula con visita guidata alle 18.15 costa 9 euro e vale la spesa se si vuole capire davvero la stratigrafia delle murature, che da soli non si legge. Il ridotto a 3 euro copre la fascia 12-18 anni, i gruppi sopra le quindici persone e le scolaresche; sotto i 12 anni non si paga. Va detto con chiarezza: alcune fonti secondarie in rete riportano ancora un intero di 5 euro, cifra superata. Il dato buono è quello pubblicato dalla gestione del museo, e conviene sempre ricontrollarlo il giorno prima.

Gli orari stagionali del Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Il calendario si divide in quattro periodi e la differenza pratica è una sola, ma pesante: da novembre a marzo si chiude alle 18.00 invece che alle 19.00, e con l'ultimo ingresso 45 minuti prima significa che dopo le 17.15 non si entra più. In inverno, con il buio che arriva presto, questo taglia via il tardo pomeriggio. In luglio e nella prima metà di agosto il museo apre tutti i giorni; dall'11 agosto al 31 ottobre nei giorni feriali resta la pausa di mezzogiorno, mentre il fine settimana si fa orario continuato. Anagni non è una città di grandi flussi: le code sono rare, ma la pausa pranzo del museo coincide con quella della Cattedrale e può fare perdere un'ora buona a chi non l'ha messa in conto.

Accessibilità: il dato che cambia la visita

La struttura non è accessibile alle persone con disabilità motoria o a mobilità ridotta, per la presenza di una rampa di scale. È una informazione che la gestione dichiara apertamente e che va presa sul serio prima di partire: non esiste un percorso alternativo al piano terra che renda giustizia all'edificio. Chi viaggia con un familiare in carrozzina troverà invece nella zona della Cattedrale condizioni migliori, pur con i limiti di un centro storico medievale tutto in pendenza.

Biglietto cumulativo e visite combinate

La gestione dei musei civici di Anagni propone una formula cumulativa che mette insieme i siti del circuito cittadino: conviene a chi resta l'intera giornata e vuole vedere anche il museo archeologico. Il museo della Cattedrale, invece, ha biglietteria e tariffe proprie, più alte, e richiede prenotazione obbligatoria: è un ente diverso, e va organizzato a parte. La pagina della visita al museo della Cattedrale di Anagni raccoglie i dettagli di quel percorso.

La storia del Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Il nome inganna, e conviene sgombrare subito il campo. Il palazzo porta il nome di Bonifacio VIII, ma i Caetani, la famiglia del papa, ne diventarono proprietari soltanto nel 1297, quando Benedetto Caetani sedeva sul soglio pontificio già da tre anni. Prima di allora l'edificio aveva un'altra identità e un altro padrone illustre.

Le fasi costruttive: quindici cantieri in un solo edificio

Le fonti documentano l'esistenza di un edificio agli inizi del Duecento, ma la lettura delle murature racconta una storia più lunga e più confusa. Gli studi non concordano, ed è giusto dirlo distinguendo le posizioni: Rossana Ferretti, nel 1980, attribuiva il complesso per intero all'età di Bonifacio VIII; Giovanni Carbonara, nel 1989, vi riconobbe quindici interventi diversi, nove dei quali databili in un arco che va dal X-XI secolo al Quattrocento; Teresa Rinaldi ha individuato sette fasi costruttive. Nessuna di queste letture è una verità definitiva: sono tre ipotesi di lavoro costruite su rilievi diversi. Un dato condiviso c'è, ed è affascinante: fra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo una linea fortificata altomedievale, già esistente, venne inglobata nel corpo principale dell'edificio. Il palazzo, in altre parole, ha dentro di sé un pezzo di mura. Alcuni studiosi ipotizzano inoltre l'intervento di maestranze francesi arrivate con l'ordine cistercense, la stessa cultura che di lì a poco avrebbe costruito Fossanova e Casamari: ipotesi, non certezza documentaria.

Gregorio IX, il vero costruttore

La dimora fu certamente di Ugolino dei conti di Segni, il futuro papa Gregorio IX, e le fonti la definiscono maius, maggiore, per la rilevanza del complesso. Il terreno su cui sorse apparteneva al padre del pontefice, Mattia, e la costruzione dovette concludersi entro il primo quarto del XIII secolo, in un periodo di attività edilizia intensissima in tutta Anagni: in quei decenni la città era una capitale alternativa, il luogo dove la curia si spostava per sfuggire alle estati romane e alle rivolte del popolo di Roma. Eletto papa nel 1227, Gregorio IX assegnò la propria eredità, e dunque anche il palazzo, alla nipote Maria, figlia del fratello Adinolfo, riservando per sé e per i familiari la facoltà di abitarlo. Una donazione con usufrutto, tradotta in linguaggio moderno.

Il pranzo con Federico II, primo settembre 1230

Il primo settembre 1230, dopo la Pace di San Germano e la revoca della scomunica, Gregorio IX ricevette qui l'imperatore Federico II di Svevia. Le fonti riferiscono che i due sedettero insieme a mensa, con splendido concorso di principi e maggiorenti invitati: un pranzo di riconciliazione fra le due massime autorità della cristianità, messo in scena in queste stanze. La riconciliazione durò poco. Nel 1239, rotti di nuovo i rapporti, Federico rinfacciò al papa in una epistola di avere dimenticato la povertà di Pietro, e portò come prova proprio la residenza di Anagni: una reggia sfarzosa, secondo l'imperatore. È la più antica recensione negativa che questo edificio abbia ricevuto, ed è firmata da uno degli uomini più potenti del Duecento.

Da Maria de Papa ai Caetani

Alla morte di Maria il palazzo passò al figlio Mattia, ed è con il suo nome che ricompare nelle cronache: nel 1254 Innocenzo IV, eletto papa proprio ad Anagni nel 1243, vi ricevette gli ambasciatori del Regno di Sicilia alla presenza dei cardinali e del popolo, in palatio domini Matthiae. Nel 1297 i figli di Mattia de Papa, Adinolfo e Nicola, vendettero il palazzo, insieme ad altre proprietà, a Pietro Caetani, nipote del papa e figlio del fratello Roffredo conte di Caserta. Se quella vendita sia stata libera o forzata è questione aperta: le acquisizioni dei Caetani intorno alla Cattedrale, in quegli anni, ebbero il carattere di una campagna sistematica, e il rapporto di forza fra una famiglia papale al culmine e due proprietari locali non era esattamente paritario.

Astalli, debiti e Suore Cistercensi

I Caetani tennero il palazzo fino al 1690, quando per lascito testamentario del marchese Orazio passò agli Astalli, imparentati per via matrimoniale. Fu un passaggio di breve respiro. Nel 1764 l'ultimo degli Astalli, Tiberio, morì indebitato, e l'Opera delle Suore Cistercensi della Carità riscattò l'edificio annettendolo alla propria Casa Madre settecentesca. Da quel momento il palazzo cambiò mestiere: le sale duecentesche furono adattate a granai, educandato, convitto, casa famiglia. È questa la ragione per cui alcuni affreschi arrivano a noi frammentari, coperti da secoli di scialbature e da tramezzi poi rimossi. Il paradosso è che proprio quell'uso domestico e agricolo, poco rispettoso ma continuo, ha salvato la fabbrica dal crollo che ha inghiottito altri palazzi baronali di Anagni.

Che cosa ospita oggi il complesso

Le diverse partiture del complesso ospitano oggi la Scuola Materna Suor Claudia De Angelis, una foresteria posta sul cammino della Via Francigena e il museo del palazzo, che comprende al proprio interno la collezione del Museo bonifaciano e del Lazio meridionale. Un edificio che nella stessa giornata sente le voci dei bambini dell'asilo e i passi dei pellegrini con lo zaino: la continuità d'uso, qui, non è uno slogan.

L'oltraggio di Sciarra Colonna a Bonifacio VIII, incisione francese del XIX secolo
Schiaffo di Anagni, l'oltraggio di Sciarra Colonna a Bonifacio VIII, incisione francese del XIX secolo

Lo schiaffo di Anagni: che cosa dicono le fonti e che cosa dice la leggenda

Questo è il fatto per cui il mondo conosce Anagni, e merita di essere raccontato con precisione, separando ciò che i documenti attestano da ciò che la tradizione ha costruito sopra.

L'antefatto: un papa e un re che non si sopportavano

Benedetto Caetani, nato ad Anagni intorno al 1230, eletto papa nel 1294 con il nome di Bonifacio VIII, fu il 193esimo pontefice della Chiesa cattolica e nel 1300 celebrò il primo Anno santo della storia, invenzione giuridica e pastorale destinata a durare fino a oggi. Il suo pontificato fu anche uno scontro frontale con Filippo IV il Bello di Francia, sulla tassazione del clero e, più a fondo, su chi avesse l'ultima parola nella cristianità. La bolla Unam sanctam del 1302 portò la pretesa teocratica al massimo grado. La risposta francese fu politica e brutale.

7 settembre 1303

Il 2 settembre 1303 Guglielmo di Nogaret, consigliere del re di Francia, e Giacomo detto Sciarra Colonna, esponente della famiglia che Bonifacio aveva perseguitato, appresero che il papa stava per pubblicare la bolla Super Petri solio, con la scomunica di Filippo IV. Si mossero. Il 7 settembre 1303, poco prima dell'alba, entrarono ad Anagni con i loro armati. Le porte della città furono trovate aperte: complicità locali, quasi certamente, in una città dove i Caetani avevano fatto molti nemici. Gli uomini di Nogaret saccheggiarono il quartiere Caetani e assediarono i palazzi della famiglia. Il papa, ormai settantatreenne, fu raggiunto e tenuto prigioniero per due giorni, sottoposto a privazioni e a pressioni perché abdicasse o seguisse i congiurati in Francia. Non cedette. Furono poi gli anagnini stessi a ribellarsi ai congiurati e a liberare il proprio concittadino. Bonifacio VIII tornò a Roma e vi morì l'11 ottobre 1303, poco più di un mese dopo.

Lo schiaffo: documentato, tradizione o ipotesi

Qui la distinzione va fatta con il bisturi. Documentato: l'assalto armato, la data, i nomi dei protagonisti, la prigionia di due giorni, la rivolta degli anagnini, la morte del papa a Roma il mese successivo. Tradizione: lo schiaffo materiale sferrato da Sciarra Colonna sul volto del pontefice. Le fonti coeve non lo attestano; parlano di un oltraggio, di una umiliazione, di una violenza morale e politica. Il gesto fisico compare e si consolida nella narrazione successiva, e l'iconografia lo fissa definitivamente nelle stampe e nei quadri dell'Ottocento, come l'incisione francese riprodotta in questa pagina. Ipotesi moderna: la ricostruzione minuta di che cosa accadde dentro le stanze, ora per ora, che nessun documento consente di stabilire. Dire queste tre cose insieme non toglie nulla alla forza del racconto. Semmai la aumenta, perché mostra come nasce un simbolo.

È accaduto davvero in questo palazzo?

La risposta prudente, e oggi maggioritaria negli studi, è no. Il pontefice fu raggiunto nell'episcopio annesso alla Cattedrale, edificio non più esistente, e non nelle sale che si visitano. Il palazzo che oggi porta il nome di Bonifacio VIII rimane il palazzo della sua famiglia, assediato e saccheggiato in quelle stesse ore, dentro lo stesso quartiere e dentro la stessa notte: il contesto è autentico, la scena precisa apparteneva a un altro edificio scomparso. Nel percorso di visita esiste comunque una sala che la tradizione locale chiama Sala dello Schiaffo. Il visitatore ha diritto di sapere che si tratta di una denominazione della memoria, non di un verbale.

Dante, Avignone e la lunga coda dell'episodio

Dante Alighieri, che di Bonifacio VIII fu avversario politico feroce e che lo colloca all'Inferno per simonia, trattò l'oltraggio di Anagni come un affronto fatto a Cristo stesso: nel canto XX del Purgatorio il Cristo è reso prigioniero, deriso e ucciso di nuovo fra due ladroni. È un caso raro di indignazione più forte dell'odio personale. Sul piano politico l'episodio segnò la fine della supremazia universale del papato medievale: due anni dopo veniva eletto Clemente V, e nel 1309 la sede pontificia si trasferiva ad Avignone, dove sarebbe rimasta quasi settant'anni. Anagni, città di quattro papi, uscì dalla storia grande in una notte di settembre.

Palazzo Bonifacio VIII di Anagni
Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

La visita sala per sala del Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Il percorso si sviluppa su due livelli, e il salto di qualità avviene al secondo piano. Chi ha poco tempo è tentato di correre: sbaglia, perché il primo piano contiene la chiave architettonica per capire il resto.

Sala Gregorio IX

Ambiente di primo piano, solaio ligneo, e al centro un grande arco di pietra che scarica su semicolonne coronate da capitelli di gusto cistercense borgognone. Sono quei capitelli il pezzo forte: foglie stilizzate, geometrie sobrie, la grammatica che i monaci bianchi portarono dalla Francia e che nel Lazio meridionale si ritrova a Casamari e a Fossanova. Guardateli da vicino e poi alzate lo sguardo al soffitto: la distanza fra la raffinatezza dei capitelli e la semplicità del legno racconta, meglio di qualunque didascalia, che cosa fosse un palazzo signorile del Duecento.

Sala Claudia De Angelis

Struttura gemella della precedente, stesso arco centrale, stessi solai lignei, e il nome di una religiosa della congregazione che ha abitato queste mura. La sala è intitolata alla memoria di Suor Claudia De Angelis, a cui è dedicata anche la scuola materna ospitata nel complesso. Qui si misura bene il modo in cui un edificio baronale è diventato casa religiosa senza essere demolito: i grandi vani si prestavano a tutto, dal refettorio al dormitorio.

Sala delle Oche

Secondo piano, doppia volta a crociera e arco trasversale centrale portante. La decorazione è la più popolare del palazzo: riquadri romboidali policromi incorniciati da fasce in ocra gialla, dentro i quali si dispongono volatili in posizioni diverse, tradizionalmente identificati come oche. Qualcuno ha proposto che lo schema si ispiri al De arte venandi cum avibus, il trattato di falconeria di Federico II di Svevia, l'imperatore che a questa tavola aveva pranzato: ipotesi seducente, da maneggiare come tale. Detto senza giri di parole: è la sala che i bambini ricordano, ed è l'unica del palazzo dove si sorride.

Sala delle Scacchiere

Il nome viene dalle forme quadrilobe dipinte in verde e bruno, che inscrivono scacchiere. Il gioco degli scacchi nel Duecento era materia colta e materia morale: compare nei trattati, nelle prediche, nella letteratura cortese come metafora dell'ordine sociale, dove ogni pezzo ha il proprio movimento e il proprio posto. Dipingere scacchiere sulle pareti di una casa papale significava dire qualcosa di preciso a chi entrava. La mia opinione: è la sala più sottovalutata del percorso, perché non ha animali simpatici e la gente le passa davanti in trenta secondi.

Sala del Giubileo

L'ambiente che da solo giustifica la salita al secondo piano. La decorazione è complessa e ben leggibile: finte tarsie marmoree nella zoccolatura, un fregio vegetale mediano, maglie cruciformi con fiori a otto petali, losanghe irregolari bordate da una fascia gialla che imita le stoffe da tappezzeria. Un intero repertorio di finti materiali, che era il modo medievale di dichiarare ricchezza senza spendere in marmo vero. Nella sala è esposta una riproduzione su tela dell'affresco di Giotto con Bonifacio VIII che proclama il Giubileo del 1300: l'originale, frammentario, si conserva a Roma, in San Giovanni in Laterano. Riproduzione, quindi, e la cosa va detta chiaramente perché altrove capita di leggere il contrario.

La Loggetta

Piccolo ambiente aperto del secondo piano, spesso liquidato in fretta e invece prezioso per due ragioni: restituisce il rapporto fra il palazzo e il paesaggio della valle del Sacco, e mostra come questi edifici cercassero aria e luce in un tessuto urbano compatto. È anche il punto dove si capisce l'altezza reale della fabbrica, che dalla strada non si percepisce.

Il Lapidario

La sezione che spiazza di più. Raccoglie lastre marmoree provenienti dalle catacombe romane, trasferite ad Anagni a partire dal 1720 per volontà di Marcantonio Boldetti e Giovanni Marangoni, due protagonisti dell'archeologia cristiana settecentesca, in un'epoca in cui il trasferimento delle epigrafi dalle catacombe alle chiese di provincia era pratica corrente e devozionale. Il pezzo maggiore è una lastra con la Traditio legis, databile intorno al 390 dopo Cristo: Cristo che consegna la legge a Pietro alla presenza di Paolo. Gli studi ne hanno discusso il rapporto con la decorazione perduta del catino absidale dell'antica basilica di San Pietro, ipotizzando che sia una copia di quella composizione. Se la lettura regge, quella lastra è una delle poche finestre disponibili su come appariva la prima San Pietro, e si trova in una sala di Anagni dove quasi nessuno si ferma.

Palazzo Bonifacio VIII di Anagni
Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Il Museo bonifaciano e del Lazio meridionale dentro il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Giuseppe Marchetti Longhi, l'uomo che inventò questo museo

A Giuseppe Marchetti Longhi, topografo e archeologo, si deve la valorizzazione del complesso. Nel 1950 costituì il nucleo di una mostra permanente dedicata a Bonifacio VIII e al Giubileo del 1300; dal 1953 l'esposizione si ampliò con reperti archeologici e documenti storici e prese il nome di Museo bonifaciano e del Lazio meridionale, diventando la prima realtà museale di Anagni aperta al pubblico. Il lavoro di allestimento proseguì fino agli anni Settanta. Vale la pena ricordarlo, perché nel dopoguerra, in una provincia ferita dal passaggio del fronte, aprire un museo era un gesto quasi politico.

Dimora Mirabile e Opera Pulchra

Dagli anni Duemila la collezione bonifaciana è diventata una sezione distinta dentro il più ampio museo del palazzo, che valorizza anche la struttura architettonica e la vocazione religiosa assunta dall'edificio nei secoli. Il percorso si articola su due aree tematiche: Dimora Mirabile, che illustra l'evoluzione architettonica del palazzo, e Opera Pulchra, che racconta l'istituzione e la storia della congregazione delle Suore Cistercensi della Carità. È una scelta museografica intelligente, perché impedisce al visitatore di ridurre il palazzo a fondale dello schiaffo.

Bronzi, terrecotte e artisti di Anagni

Il museo espone alcuni bronzi di Tommaso Gismondi e terrecotte di Antonio Menenti, due artisti legati alla città. Gismondi, scultore anagnino del Novecento, ha lavorato a lungo sul tema sacro e sulla figura dei pontefici: trovare le sue opere in questo palazzo chiude un cerchio di settecento anni. Sono sezioni brevi, ma non saltatele: raccontano che Anagni non ha smesso di produrre arte nel 1303.

Le Suore Cistercensi della Carità e la vita quotidiana del palazzo

Una parte del complesso è Casa Madre di una congregazione attiva, e questo condiziona la visita in modo concreto: alcuni ambienti restano privati, gli orari rispettano la vita della comunità, il silenzio nei corridoi non è una regola museale ma una cortesia dovuta. La foresteria accoglie i pellegrini che percorrono la Via Francigena nel suo ramo meridionale, e la scuola materna riempie di voci il cortile la mattina. Chi arriva alle nove e trenta incrocia i bambini in ingresso: un dettaglio che ad Anagni sembra normale e che altrove sarebbe impensabile.

Una curiosità su Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

La curiosità più solida di questo palazzo non riguarda i papi, riguarda le oche. Al secondo piano, nella sala che ha preso da loro il nome, una teoria di volatili dipinti dentro riquadri romboidali policromi occupa le pareti in posizioni diverse: uccelli fermi, uccelli in movimento, uccelli con il collo piegato. Da secoli la tradizione locale li chiama oche, ma gli studiosi che hanno guardato quei riquadri da vicino hanno notato qualcosa di meno rustico: la varietà delle pose e l'attenzione anatomica assomigliano più a un repertorio ornitologico che a una decorazione rurale, e qualcuno ha suggerito una derivazione dal De arte venandi cum avibus, il trattato sulla caccia con gli uccelli scritto da Federico II di Svevia, opera di osservazione naturalistica sorprendentemente moderna per il Duecento. È un'ipotesi, va detto, non un'attribuzione documentata. Ma il cortocircuito è formidabile: l'imperatore che nel 1230 sedette a tavola in questo palazzo per fare la pace con Gregorio IX scrisse un trattato sui volatili, e sulle pareti del piano superiore qualcuno dipinse volatili osservati con la stessa curiosità. Aggiungete che nella sala accanto le pareti sono coperte di scacchiere dipinte, altro passatempo aristocratico carico di significati morali nella cultura del XIII secolo, e capirete che il secondo piano del Palazzo Bonifacio VIII di Anagni non è un luogo di devozione: è la parte laica, colta e mondana di una casa papale, dove si parlava di caccia, di giochi e di potere. La cosa che dico sempre ai gruppi è questa: se cercate lo spirito del Medioevo, non guardate solo le chiese. Guardate le oche di Anagni.

Una cosa che non ti dice nessuno su Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Che lo schiaffo di Anagni, con ogni probabilità, non avvenne qui. Le guide frettolose e mezza internet raccontano che in queste sale Sciarra Colonna colpì il pontefice, e i visitatori escono convinti di avere calpestato il pavimento dell'episodio. Gli studi recenti indicano invece che Bonifacio VIII fu raggiunto nell'episcopio annesso alla Cattedrale, un edificio che oggi non esiste più, demolito e assorbito dalle trasformazioni successive del quartiere. Il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni fu comunque dentro quella notte fino al collo: era la residenza urbana della famiglia del papa, e gli uomini di Nogaret e Sciarra saccheggiarono il quartiere Caetani e assediarono i palazzi della casata prima e durante la cattura. Il contesto è autentico, la scena madre no. C'è poi una seconda cosa che quasi nessuno dice, ed è ancora più prosaica: lo schiaffo materiale non compare nelle fonti coeve. Quelle parlano di oltraggio, di prigionia, di umiliazione politica, e la mano sul volto del papa si è materializzata nei racconti e nelle immagini dei secoli successivi, fino alle incisioni ottocentesche che ancora oggi illustrano i manuali. Una sala del percorso porta il nome di Sala dello Schiaffo: è memoria collettiva cristallizzata in un'etichetta, e va letta così. Dirlo non sminuisce Anagni. Al contrario: mostra che questa città ha prodotto un simbolo talmente potente da sopravvivere ai propri documenti, e per un luogo di provincia è un risultato che poche capitali possono vantare.

Il consiglio che ti do per visitare Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Arrivate nel pomeriggio, non la mattina, e mettete in conto due ore e mezza in città invece di una. La ragione è pratica e nessuno ve la dice in biglietteria: il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni e il museo della Cattedrale hanno gestioni diverse, orari diversi e biglietterie diverse, e la pausa di mezzogiorno di entrambi coincide. Chi arriva alle undici finisce per vedere mezzo palazzo di corsa, uscire affamato e trovare tutto chiuso. Entrando alle quindici, invece, si ha il percorso quasi vuoto, la luce del tardo pomeriggio sulle volte del secondo piano, che è la migliore per leggere gli affreschi, e nella stagione di apertura prolungata la possibilità di agganciare la visita guidata delle 18.15. Nove euro invece di sei: spendeteli. La stratigrafia delle murature di questo palazzo, con i suoi quindici cantieri riconosciuti, è illeggibile da soli, e l'audioguida da sola non basta a farvi vedere dove finisce il muro altomedievale e dove comincia il Duecento. Secondo consiglio, contro corrente: non entrate in ordine cronologico mentale. Salite subito al secondo piano, guardate le oche, le scacchiere e la Sala del Giubileo finché avete occhi riposati, e scendete dopo al primo piano e al lapidario. Il museo in questo modo cresce invece di spegnersi. Terzo: in inverno controllate l'orologio. Dal primo novembre al 31 marzo si chiude alle diciotto e l'ultimo ingresso è alle 17.15. Ho visto troppa gente arrivare alle cinque e mezza credendo di avere tempo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Anagni fu capitale della cristianità per buona parte del Duecento, e che questo palazzo ne fu una delle stanze operative. Il dato circola, lo si ripete nelle brochure, ma quasi nessuno lo sviluppa nelle sue conseguenze concrete. Quattro papi nacquero qui o furono eletti qui: Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII appartengono tutti a questo territorio e alle due famiglie che se lo spartivano, i Conti di Segni e i Caetani. La curia si trasferiva ad Anagni per mesi, con i cardinali, i notai, gli ambasciatori e tutto l'apparato amministrativo: significa che in questa città di collina si scrivevano bolle che decidevano le sorti dell'impero. In queste sale, nel 1254, Innocenzo IV ricevette gli ambasciatori del Regno di Sicilia alla presenza dei cardinali e del popolo, e la formula in palatio domini Matthiae registrata dalle fonti dice che l'udienza si tenne nel palazzo del signor Mattia, cioè qui. Pochi anni prima Gregorio IX aveva fulminato le proprie scomuniche contro Federico II proprio da questa città. Il fatto poco citato, quindi, non è che Anagni fosse la città dei papi: è che lo fosse operativamente, come sede di governo, e che il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni fosse un luogo dove si facevano le cose, non un buen retiro estivo. Aggiungo l'osservazione che faccio sempre davanti al portone: questa è anche la ragione per cui il quartiere fu saccheggiato nel 1303. Non si assalta una villeggiatura.

La foto giusta da fare a Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

La fotografia che quasi tutti fanno è la facciata dalla strada, in controluce, con il muro che occupa tre quarti dell'inquadratura: è un'immagine che non dice niente, perché la mole del palazzo dalla via non si legge. La foto giusta a Palazzo Bonifacio VIII di Anagni è un'altra, e va fatta al secondo piano, nella Sala delle Oche, mettendosi con le spalle alla parete corta e inquadrando l'arco trasversale centrale insieme a una porzione dei riquadri romboidali. In una sola immagine entrano la struttura e la decorazione, la pietra e il colore: l'inquadratura racconta che cosa era questo ambiente. Tecnicamente: niente flash, che nei musei con affreschi è vietato e comunque appiattisce tutto; grandangolo moderato, perché la volta ha bisogno di aria; appoggiatevi allo stipite per stabilizzare, perché in questi ambienti la luce è bassa e senza appoggio i tempi lunghi vengono mossi. Il momento buono è il tardo pomeriggio, quando la luce entra di taglio dalle finestre e le pose dei volatili guadagnano rilievo. La seconda foto da portare a casa si scatta dalla Loggetta verso la valle del Sacco: serve a dare la scala e a spiegare, a chi guarda le vostre immagini, perché i papi venissero quassù. La terza, se avete pazienza, è il dettaglio ravvicinato di un capitello cistercense al primo piano, in luce radente. Nessuna di queste tre è la classica fotografia da ricordo, e proprio per questo funzionano.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo settembre 1230, dopo la Pace di San Germano e il ritiro della scomunica, papa Gregorio IX e l'imperatore Federico II di Svevia sedettero insieme a mensa in questo palazzo, con splendido concorso di principi e maggiorenti invitati. Fu una delle riconciliazioni più spettacolari del Duecento europeo, e durò il tempo di un armistizio: nel 1239, rotti di nuovo i rapporti, Federico rinfacciava per lettera al pontefice di avere dimenticato la povertà di Pietro, citando come prova proprio la reggia di Anagni. Nel 1243 Anagni elesse un papa, Innocenzo IV, e nel 1254 lo stesso pontefice ricevette in queste sale gli ambasciatori del Regno di Sicilia alla presenza dei cardinali e del popolo. Nel 1297 il palazzo cambiò proprietario: i figli di Mattia de Papa lo vendettero a Pietro Caetani, dentro una campagna di acquisizioni della famiglia del papa intorno alla Cattedrale. Il 7 settembre 1303, poco prima dell'alba, gli armati di Guglielmo di Nogaret e Sciarra Colonna entrarono in città dalle porte trovate aperte, saccheggiarono il quartiere Caetani e assediarono i palazzi della casata: Bonifacio VIII, raggiunto nell'episcopio annesso alla Cattedrale, restò prigioniero due giorni prima che gli anagnini insorgessero e lo liberassero. Morì a Roma l'11 ottobre successivo. Nel 1690 il complesso passò agli Astalli per lascito del marchese Orazio; nel 1764, morto indebitato l'ultimo Astalli, l'Opera delle Suore Cistercensi della Carità lo riscattò e lo annesse alla Casa Madre, adibendo le sale a granai, educandato, convitto e casa famiglia. Nel 1950 Giuseppe Marchetti Longhi aprì qui la prima mostra permanente della città, dedicata a Bonifacio VIII e al Giubileo del 1300, che dal 1953 divenne il Museo bonifaciano e del Lazio meridionale. Dagli anni Duemila il museo si è riorganizzato nelle due sezioni Dimora Mirabile e Opera Pulchra.

Chi è passato da Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

La lista è di quelle che in Italia si contano sulle dita di una mano. Gregorio IX, al secolo Ugolino dei conti di Segni, fu il proprietario dell'edificio e vi abitò da papa dopo il 1227, riservandosi l'uso della casa che aveva ceduto alla nipote Maria. Federico II di Svevia vi entrò il primo settembre 1230 per il pranzo della riconciliazione, e sappiamo che l'edificio gli rimase impresso, perché nove anni dopo lo usò come argomento polemico contro il papa. Innocenzo IV, eletto ad Anagni nel 1243, vi tenne nel 1254 un'udienza diplomatica con gli inviati del Regno di Sicilia davanti ai cardinali e al popolo. Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, nato ad Anagni intorno al 1230 e papa dal 1294, è la figura che dà il nome al palazzo: qui aveva la casa della propria famiglia, acquistata dal nipote Pietro Caetani nel 1297, e in questo quartiere si consumò l'assalto del settembre 1303. Pietro Caetani, nipote del pontefice e figlio di Roffredo conte di Caserta, fu l'acquirente materiale dell'edificio. Fra i personaggi meno illustri ma decisivi passarono di qui il marchese Orazio Caetani, che nel 1690 lasciò il complesso agli Astalli, e Tiberio Astalli, ultimo della famiglia, la cui rovina economica nel 1764 consegnò il palazzo alle Suore Cistercensi della Carità. Nel Novecento il nome che conta è quello di Giuseppe Marchetti Longhi, topografo e archeologo, che dal 1950 trasformò un complesso semidimenticato nel primo museo pubblico di Anagni; e quello dello scultore anagnino Tommaso Gismondi, i cui bronzi sono oggi esposti nelle sale. Attraverso la foresteria, infine, passano ogni anno i pellegrini della Via Francigena del sud: non hanno un nome nei libri, ma sono la continuazione più fedele della funzione originaria di questa casa.

Quanto dura la visita al Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Con l'audioguida, un'ora abbondante: il percorso non è lungo, ma il secondo piano trattiene. Con la visita guidata si arriva a un'ora e mezza. Chi viene per una gita di giornata da Roma faccia questo conto: un'ora e mezza qui, un'ora e mezza fra Cattedrale e cripta, un'ora per il pranzo e la passeggiata dentro le mura, e la giornata è piena. Aggiungere il Museo Archeologico Ernico, aperto da venerdì a domenica e nei festivi infrasettimanali, significa restare fino a sera.

Il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni con i bambini

Funziona meglio di quanto il nome lasci pensare, a una condizione: raccontare la storia prima di entrare. Un papa preso prigioniero nella propria città, un imperatore a pranzo, un muro di oche dipinte e una parete di scacchiere sono materiali narrativi eccellenti per bambini dai sei anni in su. Le scale sono molte e i corrimano non sempre presenti, quindi i piccolissimi vanno tenuti per mano. Sotto i 12 anni non si paga. Il tempo di attenzione reale di un bambino, in questo museo, è di quaranta minuti: costruiteci sopra la visita invece di combatterla.

Che cosa vedere intorno al Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Nel raggio di dieci minuti a piedi ci sono la Cattedrale di Santa Maria con la cripta di San Magno, uno dei cicli di affreschi più importanti del Medioevo europeo, e il suo museo con biglietteria e prenotazione obbligatoria; a cinquecento metri il Museo Archeologico Ernico in piazza Guglielmo Marconi 2, otto sale che risalgono ai siti paleontologici di Coste San Giacomo e Fontana Ranuccio. Allargando il raggio, la giornata si compone facilmente con le altre città della Ciociaria storica: Ferentino con le sue mura poligonali e il teatro romano, Alatri con l'acropoli, Veroli, Collepardo con la certosa di Trisulti poco sopra, e Fumone, il castello sulla cima dove Celestino V, il papa che abdicò lasciando il posto a Bonifacio VIII, morì prigioniero il 19 maggio 1296. Le due storie si tengono per mano: chi visita il palazzo di Anagni dovrebbe salire a Fumone lo stesso giorno, sono venti minuti di auto. Chi preferisce chiudere con le terme ha Fiuggi a mezz'ora. Per chi legge in inglese, la guida di ItalyPlanner su Fumone e il castello di Celestino V è il naturale complemento di questa pagina.

Quando andare al Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Aprile, maggio e i primi di ottobre sono i periodi migliori: luce lunga, temperature che permettono di camminare in salita, orari estesi. Luglio e agosto vanno benissimo per il museo, che è fresco, meno per la passeggiata di mezzogiorno dentro le mura. Le feste patronali e le manifestazioni cittadine portano gente e possono comportare variazioni di orario: chi viaggia in quei giorni telefoni prima. Se dovessi indicare il momento perfetto direi un venerdì pomeriggio di fine settembre, con il museo quasi vuoto e la campagna del Sacco ancora verde. Evitate invece il lunedì mattina di novembre: aperto, freddo e senza luce.

Domande veloci su Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Quanto costa il biglietto per il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Sei euro l'intero con audioguida compresa, nove euro nella formula con visita guidata delle 18.15. Ridotto a tre euro con audioguida e sei euro con guida per ragazzi dai 12 ai 18 anni, gruppi sopra le quindici persone e scolaresche; scuole in visita guidata cinque euro. Le tariffe vanno confermate sul sito ufficiale prima di partire.

Chi entra gratis

Bambini fino a 12 anni, residenti di Anagni e persone con invalidità superiore al 74 per cento.

Quali sono gli orari del Palazzo Bonifacio VIII di Anagni

Dal primo aprile al 30 giugno 9.30-13.00 e 15.00-19.00 dal lunedì al sabato, 9.30-19.00 la domenica e i festivi. Dal primo luglio al 10 agosto 9.30-13.00 e 15.00-19.00 tutti i giorni. Dall'11 agosto al 31 ottobre orario spezzato nei feriali e continuato 9.30-19.00 nel fine settimana. Dal primo novembre al 31 marzo 9.30-13.00 e 15.00-18.00.

Qual è l'ultimo ingresso

Quarantacinque minuti prima della chiusura. In inverno significa non oltre le 17.15.

Il museo chiude un giorno alla settimana

Nelle stagioni di apertura indicate il museo lavora tutti i giorni. Le chiusure straordinarie legate alle festività locali si annunciano sul sito ufficiale.

Serve prenotare

Per il singolo visitatore no. I gruppi e le scolaresche prenotano al numero verde 800 266 300 o all'indirizzo palazzobonifacioviii@archeoares.com.

Quanto dura la visita

Circa un'ora con l'audioguida, un'ora e mezza con la visita guidata.

Il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni è accessibile in sedia a rotelle

No. La gestione dichiara che la presenza di una rampa di scale rende la struttura non accessibile alle persone con disabilità motoria o a mobilità ridotta.

Si possono fare fotografie

Le fotografie senza flash sono di norma consentite negli ambienti del percorso; per treppiedi, riprese video e uso professionale si chiede autorizzazione in biglietteria.

Lo schiaffo di Anagni è avvenuto dentro questo palazzo

Con ogni probabilità no: gli studi recenti indicano che Bonifacio VIII fu raggiunto nell'episcopio annesso alla Cattedrale, oggi scomparso. Il quartiere Caetani e i palazzi della famiglia furono però saccheggiati e assediati nelle stesse ore.

Sciarra Colonna schiaffeggiò davvero il papa

Le fonti coeve non lo attestano: parlano di oltraggio e di prigionia. Lo schiaffo materiale appartiene alla tradizione successiva e all'iconografia ottocentesca.

Quanto durò la prigionia di Bonifacio VIII

Due giorni, dal 7 settembre 1303, finché gli anagnini insorsero e liberarono il pontefice. Bonifacio VIII morì a Roma l'11 ottobre dello stesso anno.

Perché si chiama Palazzo Bonifacio VIII se era di Gregorio IX

Perché divenne proprietà dei Caetani, la famiglia di Bonifacio VIII, nel 1297. L'edificio era stato costruito e abitato da Ugolino dei conti di Segni, poi papa Gregorio IX.

Quali sono le sale più importanti

Al primo piano la Sala Gregorio IX e la Sala Claudia De Angelis, con i capitelli cistercensi; al secondo piano la Sala delle Oche, la Sala delle Scacchiere, la Sala del Giubileo e la Loggetta; a parte il Lapidario con la lastra della Traditio legis.

Che cosa è il Museo bonifaciano e del Lazio meridionale

La collezione nata nel 1950 per iniziativa di Giuseppe Marchetti Longhi, dedicata a Bonifacio VIII e al Giubileo del 1300 e poi ampliata con reperti e documenti. Oggi è una sezione del museo del palazzo.

L'affresco di Giotto è originale

No. Nella Sala del Giubileo si vede una riproduzione su tela; il frammento originale attribuito a Giotto si conserva a Roma, in San Giovanni in Laterano.

Come si arriva ad Anagni da Roma

In auto per l'A1 con uscita Anagni-Fiuggi, circa un'ora. In treno con i regionali della direttrice Roma Termini-Cassino fino alla stazione di Anagni-Fiuggi, poi autobus locale per il centro storico: controllate gli orari del bus in giornata.

Dove si parcheggia

Nelle aree di sosta appena fuori le porte del centro storico. Dentro le mura i posti sono pochissimi e in gran parte riservati.

Si visita anche la Cattedrale con lo stesso biglietto

No. La Cattedrale e il suo museo hanno gestione, tariffe e prenotazione obbligatoria separate.

Conviene il biglietto cumulativo dei musei di Anagni

Se restate l'intera giornata e volete vedere anche il Museo Archeologico Ernico, sì. Per la sola visita al palazzo, no.

C'è un bookshop o un guardaroba

Il punto vendita si trova in biglietteria. Il deposito bagagli non è garantito: gli zaini ingombranti conviene lasciarli in auto.

Il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni è adatto ai bambini

Sì, dai sei anni in su, se la storia viene raccontata prima. Le oche e le scacchiere dipinte funzionano sempre; le scale richiedono attenzione.

Si può dormire nel complesso

Nella foresteria delle Suore Cistercensi della Carità, posta sul cammino della Via Francigena, l'accoglienza è rivolta soprattutto ai pellegrini: si chiede direttamente alla congregazione.

Vale la pena arrivare fin qui solo per il palazzo

Da solo no: vale la pena arrivare ad Anagni, e dentro Anagni il palazzo è la seconda visita per importanza dopo la Cattedrale e la cripta di San Magno. Insieme fanno una delle giornate medievali più forti del Lazio.

La mia opinione, dopo molte visite con gruppi diversi: il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni premia chi accetta di rallentare. Chi entra cercando la sala dello schiaffo esce deluso, perché quella scena appartiene a un edificio scomparso e a una tradizione tarda; chi entra per guardare una casa signorile del Duecento rimasta in piedi con i suoi affreschi profani, i suoi capitelli borgognoni e i suoi quindici cantieri sovrapposti, esce con qualcosa che in Italia si vede raramente. Pagate i nove euro della guida, salite subito al secondo piano e lasciate perdere il telefono per un'ora. Poi scendete in città, mangiate qualcosa dentro le mura e andate alla cripta: l'ordine giusto è questo. E se organizzate la giornata per un gruppo, appoggiatevi a un accompagnatore abilitato, perché fra due biglietterie, due orari e due prenotazioni la logistica di Anagni è meno banale di quanto sembri: i colleghi del network TourLeaderPro lavorano regolarmente su questo territorio, e chi prepara il viaggio dall'estero trova su ItalyPlanner, nella guida alle città murate italiane, il contesto giusto in cui inserire una giornata in Ciociaria.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoPalazzo Bonifacio VIII di Anagni - Strada Vittorio Emanuele, 238, 03012 Anagni FR, Italia
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