Lago Ex SNIA
Il Lago Ex SNIA si trova nel V Municipio di Roma, fra via Prenestina, via di Portonaccio e via di Casal Bertone, a pochi passi da largo Preneste: l'ingresso pedonale usato ogni giorno dai romani è quello di via di Portonaccio 230, mentre la Casa del Parco delle Energie, il presidio che coordina la cura dell'area, è in via Prenestina 175. Non si paga alcun biglietto e non esiste botteghino: il cancello sul lago apre tutti i giorni dalle 10 fino al tramonto, con orari garantiti dai volontari del Forum Territoriale Permanente del Parco delle Energie, che si riunisce in assemblea il primo mercoledì di ogni mese alle 19. Con i mezzi pubblici le fermate utili della metro C sono Gardenie e Malatesta, entrambe a una decina di minuti di cammino; lungo la Prenestina, da Porta Maggiore a Tor de' Schiavi, corrono i tram 5, 14 e 19, che in caso di lavori sulla rete vengono sostituiti da autobus: la fermata di riferimento è largo Preneste. Non ci sono visite guidate a orario fisso né prenotazioni obbligatorie; le aperture straordinarie, le passeggiate naturalistiche e le iniziative pubbliche vengono annunciate dal collettivo che gestisce lo spazio. Chi cerca altri luoghi romani da mettere in fila nella stessa giornata può partire dalla pagina delle attrazioni turistiche di Roma.
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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
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✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
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✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
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✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Il Lago Ex SNIA, chiamato anche lago Bullicante e lago Sandro Pertini, è dal 30 giugno 2020 un monumento naturale della Regione Lazio affidato alla gestione di RomaNatura, con una superficie tutelata di circa 7,5 ettari. È l'unico lago di Roma nato per sbaglio, dentro un cantiere, contro la volontà di chi lo ha involontariamente creato. Ed è la ragione per cui vale il viaggio fino alla periferia orientale.

Che cosa è davvero il Lago Ex SNIA
Roma ha laghi di ogni provenienza. Ha crateri vulcanici a nord, invasi artificiali disegnati dagli architetti, vasche ornamentali nate insieme alle ville nobiliari. Il Lago Ex SNIA non appartiene a nessuna di queste famiglie. È uno specchio d'acqua sorgiva comparso in un cantiere edile della periferia est, alimentato dalla falda che scorre sotto il quartiere e dal ricordo idraulico di un fosso, quello della Marranella, che i romani conoscevano da secoli con il nome di Acqua Bullicante.
Il paradosso è che questo lago è più esteso del laghetto di Villa Borghese, cioè del bacino che ogni guida turistica indica come lo specchio d'acqua romano per eccellenza, e che per superficie risulta il maggiore fra quelli compresi dentro l'anello ferroviario che cinge la città. Il confronto con il laghetto dell'EUR, disegnato a tavolino negli anni Cinquanta, è ancora più istruttivo: uno è il frutto di un piano regolatore, l'altro il frutto di un errore di calcolo.
Chi arriva al Lago Ex SNIA aspettandosi un parco urbano ordinato resta spiazzato per i primi cinque minuti. Le sponde sono selvatiche, i capannoni della vecchia fabbrica affiorano fra i pini, dall'acqua emerge lo scheletro in cemento armato di un edificio commerciale mai finito. Poi l'occhio si abitua e capisce che quella è la cosa più interessante: un pezzo di città industriale che la natura si è ripresa in trent'anni, sotto gli occhi di tutti, in mezzo a un quartiere abitato.
Perché il Lago Ex SNIA ha tre nomi
Il nome ufficiale del monumento naturale è Lago ex SNIA - Viscosa, dalla ragione sociale dell'azienda che possedeva i terreni. Lago Bullicante deriva dal toponimo storico dell'area, l'Acqua Bullicante, che una strada del quartiere continua a portare: il riferimento è alle acque che gorgogliavano affiorando dal sottosuolo, segnale inequivocabile di una falda vicina alla superficie. Lago Sandro Pertini è invece il nome che il quartiere gli ha dato dal basso, e che si legge sui cartelli dipinti dagli abitanti. Tre nomi per lo stesso specchio d'acqua raccontano tre storie diverse: quella industriale, quella geologica, quella politica.
Come arrivare al Lago Ex SNIA
L'accesso ordinario è dal cancello di via di Portonaccio 230. Chi arriva a piedi da largo Preneste costeggia il muro perimetrale dell'ex stabilimento e trova il varco aperto nel muro, che non è un dettaglio architettonico ma il risultato di una vertenza durata anni.
Con la metro C
Le stazioni più comode della linea C sono Gardenie, in piazzale delle Gardenie, aperta il 29 giugno 2015 insieme alla tratta fra Alessandrino e Lodi, e Malatesta. Da entrambe si cammina una decina di minuti attraversando il Prenestino, che è poi il modo migliore per capire il contesto: palazzine anni Cinquanta, officine, botteghe storiche, murales. Chi viene dal centro può salire sulla C a San Giovanni, dove l'interscambio con la linea A è diretto.
Con il tram lungo la Prenestina
Le linee 5, 14 e 19 percorrono via Prenestina da Porta Maggiore a Tor de' Schiavi e lasciano a largo Preneste, a pochi minuti dall'ingresso del parco. È il tragitto che consiglio a chi vuole leggere il quartiere dal finestrino: si passa accanto agli edifici della vecchia zona industriale, si costeggia il Verano alle spalle e si entra nel Prenestino dalla porta principale. Quando la rete tranviaria è interessata da cantieri, le stesse linee viaggiano con autobus sostitutivi: conviene controllare il percorso il giorno stesso sul sito dell'azienda dei trasporti.
In auto, in bici, a piedi dal Pigneto
Arrivare in auto è possibile ma poco intelligente: il parcheggio intorno a largo Preneste è quello di un quartiere denso, con residenti che se lo contendono dalle sette del mattino. La bicicletta funziona meglio, perché il tratto fra il Pigneto e via di Portonaccio è pianeggiante. A piedi dal Pigneto si impiegano circa venti minuti, e il percorso attraversa uno dei pezzi di Roma più fotografati dai romani stessi.
La fabbrica prima del Lago Ex SNIA: la CISA Viscosa
Prima dell'acqua c'era il raion. Nel 1923 apre in quest'area lo stabilimento della CISA Viscosa, destinato alla produzione della cosiddetta seta artificiale: una fibra ottenuta con un ciclo misto chimico e tessile, partendo dalla cellulosa trattata con soda e solfuro di carbonio fino a ricavarne una soluzione viscosa che, estrusa attraverso filiere finissime, si solidifica in filamento. Il nome della fabbrica non è una fantasia commerciale: viscosa è il nome del procedimento.
Lo stabilimento arriva a impiegare circa 2.500 operai, per metà donne. È una cifra che oggi si legge distrattamente e che invece dice tutto di come funzionava la periferia romana fra le due guerre: un quartiere costruito intorno a un cancello, orari scanditi dalla sirena, un'intera generazione di operaie tessili che entrava in fabbrica ragazzina. Le lavorazioni della viscosa comportavano l'esposizione al solfuro di carbonio, sostanza di cui la medicina del lavoro avrebbe documentato la tossicità neurologica; le vertenze collettive che attraversano la storia dello stabilimento nascono anche da lì, non soltanto dal salario.
La fabbrica e la Resistenza romana
Durante l'occupazione tedesca di Roma lo stabilimento è un riferimento della Resistenza nel quadrante orientale della città. Le fabbriche della Prenestina e del Tiburtino formano una cintura operaia che alimenta le formazioni partigiane, nasconde ricercati, organizza scioperi in condizioni in cui scioperare significava rischiare la deportazione. È una pagina che il quartiere non ha mai dimenticato e che ritorna, ogni anno, nelle iniziative pubbliche che si tengono dentro il parco.
La chiusura del 1954 e l'eredità industriale
La produzione si ferma nel 1954. Le fibre artificiali di prima generazione perdono terreno rispetto alle fibre sintetiche derivate dal petrolio, il ciclo della viscosa diventa costoso e ambientalmente insostenibile, e uno stabilimento incastrato dentro la città cresciuta attorno a esso non ha più margini di espansione. Restano i capannoni, la ciminiera, i muri di cinta e una pineta piantata negli anni Venti, tutelata da un decreto ministeriale del 1968. Quella pineta è oggi la parte più matura del verde del parco: alberi di un secolo, cresciuti quando intorno c'era la fabbrica in attività.
SNIA Viscosa: chi era il proprietario del Lago Ex SNIA
La sigla che dà il nome al lago viene da lontano. La SNIA nasce a Torino nel 1917 per iniziativa di Riccardo Gualino, imprenditore e collezionista, con il nome di Società di Navigazione Italo Americana: un'impresa di trasporti marittimi fra l'Italia e gli Stati Uniti. Dal 1920 la società cambia mestiere e si concentra sulle fibre tessili artificiali, diventando SNIA Viscosa. Sotto la presidenza di Franco Marinotti il gruppo cresce fino a essere, nel 1925, la maggiore società italiana per capitale, con una produzione giornaliera di filati artificiali che rappresentava la quota largamente prevalente del totale nazionale.
Nel 1937 la SNIA introduce il Lanital, fibra ricavata dalla caseina del latte, prodotto di punta dell'autarchia. Nel dopoguerra il gruppo si diversifica verso la meccanica, la chimica fine e il biomedicale, fino allo scorporo delle attività medicali nel 2003 e all'insolvenza dichiarata nel 2008. Il marchio esiste ancora, in mani diverse e con un altro perimetro industriale.
Per la nostra storia conta un passaggio societario preciso: nel 1969 la SNIA Viscosa incorpora per fusione la CISA, e i terreni romani entrano nel suo patrimonio. Da lì in poi il destino dell'area diventa una vicenda immobiliare.
Dal patrimonio industriale al mercato: 1982, 1990, 1992
Nel 1982 la proprietà cede terreni e immobili alla Società Immobiliare Snia s.r.l. Nel marzo 1990 quest'ultima rivende il compendio alla Società Pinciana 188 s.r.l. Nell'aprile 1990 la nuova proprietà ottiene una concessione edilizia per un immobile a destinazione produttiva. Nel novembre 1990 la società immobiliare passa alla Ponente 1978 s.r.l., riconducibile al costruttore Antonio Pulcini.
Chi legge questa sequenza di atti con occhio romano riconosce uno schema noto: area industriale dismessa, destinazione formalmente produttiva, sostanza edificatoria. Il progetto che prende forma sul terreno è un centro commerciale con parcheggio interrato. Nel 1992 partono gli scavi.
Il 1992: come è nato il Lago Ex SNIA
Il cantiere scava. E incontra l'acqua.
Sotto il piano di campagna, a pochi metri di profondità, corre una falda alimentata dai depositi vulcanici dei Colli Albani: acqua minerale di ottima qualità, che il toponimo Acqua Bullicante segnalava da secoli a chiunque avesse voglia di leggere la toponomastica prima di firmare un progetto. Più in superficie scorreva il fosso della Marranella, corso d'acqua storico del quadrante, tombato e dimenticato come tanti altri fossi romani.
Intercettata la falda, l'acqua comincia a sgorgare dentro lo scavo. La reazione dell'impresa è quella tipica di chi vuole evitare il fermo dei lavori: deviare il flusso e convogliarlo nella rete fognaria. Il rimedio si rivela peggiore del problema. Le condotte non reggono la portata, vanno in sovraccarico ed esplodono, e largo Preneste finisce sott'acqua. Un allagamento urbano, in pieno quartiere, con i romani che si affacciano dalle finestre a guardare la strada trasformata in torrente.
Chiuso il bypass e riparata la rete, l'acqua continua a fare l'unica cosa che sa fare: riempire il vuoto. L'invaso scavato per il parcheggio si trasforma in bacino, il livello si stabilizza sull'equilibrio idrico imposto dalla vena sorgiva e il cantiere diventa impraticabile. Nello stesso 1992 l'amministrazione comunale annulla la concessione edilizia; il contenzioso giudiziario che ne segue si trascina fino al 2007.
Dallo specchio d'acqua continua a emergere la struttura in cemento dell'edificio commerciale iniziato quell'anno e mai completato. È il monumento involontario più eloquente della vicenda: una speculazione fermata dall'acqua, lasciata dove è affondata.

L'acqua del Lago Ex SNIA: geologia di un errore
Per capire il Lago Ex SNIA bisogna guardare sotto, non sopra. Il settore orientale di Roma poggia su depositi vulcanici legati all'attività del distretto dei Colli Albani, materiali permeabili che immagazzinano e restituiscono acqua di buona qualità. Sopra questi depositi scorrevano i fossi, i corsi minori che i romani chiamano marrane, e uno di essi, il fosso della Marranella, drenava proprio questo quadrante.
La conseguenza pratica è che la falda si trova a una profondità modesta, dell'ordine di pochi metri dal piano di campagna. Nessuna sorpresa geologica: una condizione nota, scritta nei nomi delle strade. Acqua Bullicante significa acqua che ribolle, che gorgoglia risalendo. Un progettista che avesse letto una carta idrogeologica prima di progettare un piano interrato lo avrebbe saputo.
Perché l'acqua non se ne va
Il lago non è un accumulo di pioggia. È alimentato in continuo dalla vena sorgiva, e questo spiega tre cose che il visitatore nota subito: il livello rimane stabile anche in estate, l'acqua è limpida e la temperatura resta bassa. Un bacino stagnante di quelle dimensioni, in una città come Roma, d'agosto diventerebbe una pozza verde. Qui non accade, perché c'è un ricambio.
Si può fare il bagno nel Lago Ex SNIA
La domanda arriva sempre, e la risposta pratica è secca: no. Le descrizioni ufficiali del monumento parlano di acque pulite e in teoria idonee alla balneazione, ed è vero che negli anni si è discusso di attività sportive acquatiche come la canoa. Ma sul posto non esiste alcuna spiaggia attrezzata, nessun servizio di sorveglianza, nessun accesso sicuro all'acqua: le sponde sono ripide, la vegetazione è fitta e dal fondo emergono strutture di cemento di un cantiere abbandonato. L'acqua del Lago Ex SNIA si guarda, si fotografa e si studia. Non ci si nuota.
Il Monumento Naturale Lago Ex SNIA - Viscosa
Il riconoscimento arriva il 30 giugno 2020, con decreto del Presidente della Regione Lazio numero T00108, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 2 luglio 2020 numero 83, ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale 6 ottobre 1997 numero 29 sulle aree naturali protette. Il provvedimento istituisce il monumento naturale denominato Lago ex SNIA - Viscosa e ne affida la gestione a RomaNatura, l'ente regionale che amministra il sistema delle aree protette dentro il territorio comunale di Roma.
La superficie tutelata è di circa 7,5 ettari. Non è un numero enorme, e infatti la richiesta storica del quartiere è sempre stata più ampia: la tutela dell'intero compendio, capannoni industriali compresi. Il decreto ha protetto il cuore umido dell'area, lasciando fuori porzioni che restano oggetto di contenzioso.
Il corridoio ecologico fra Aniene e Appia Antica
La motivazione tecnica del vincolo non riguarda soltanto la rarità del bacino. Il Lago Ex SNIA funziona come corridoio ecologico fra la Riserva Naturale Valle dell'Aniene, a nord, e il Parco dell'Appia Antica, a sud. In una città che ha frammentato il proprio verde in isole separate da tessuto edificato, un'area umida in posizione intermedia funziona da stazione di sosta per l'avifauna migratoria e da serbatoio genetico per le popolazioni animali che si spostano fra le due grandi aree protette. Chi conosce la rete delle aree verdi romane, dal Parco della Cervelletta al Parco di Aguzzano, sa che questi anelli intermedi valgono, dal punto di vista ecologico, più della loro superficie.
Che cosa vieta e che cosa consente il vincolo
Un monumento naturale non è un parco recintato con guardiania: è un regime di tutela che impedisce trasformazioni edilizie e alterazioni degli equilibri naturali, subordinando qualunque intervento all'ente gestore. In concreto significa che sul Lago Ex SNIA non si può costruire, non si possono modificare le sponde, non si può alterare il regime idrico. Restano compatibili la fruizione pubblica, la ricerca scientifica, la manutenzione naturalistica. Il vincolo, però, non risolve la questione della proprietà: parte dell'area, quella da cui emerge il relitto del centro commerciale, è rimasta in mani private, e questa è la ragione per cui la vertenza non si è chiusa nel 2020.
La biodiversità del Lago Ex SNIA
Il dato che colpisce di più i naturalisti è la velocità. In poco più di trent'anni, senza alcun progetto di rinaturalizzazione, un cantiere allagato è diventato uno degli ambienti umidi più ricchi della città.
Le piante intorno al Lago Ex SNIA
I censimenti botanici dell'area contano circa trecento specie vegetali spontanee e undici comunità vegetali, fra cui tre habitat considerati prioritari dall'Unione Europea secondo i criteri della rete Natura 2000. Lungo le sponde domina la cannuccia di palude, Phragmites australis, che è la pianta simbolo delle zone umide e il vero filtro biologico del bacino: le sue radici trattengono i nutrienti e ossigenano il sedimento. Accanto crescono il salice bianco, Salix alba, il pioppo bianco, Populus alba, e il pioppo nero, Populus nigra: la successione classica dei boschi ripariali del Lazio, comparsa qui spontaneamente.
Nei settori più asciutti la vegetazione racconta invece la storia industriale. Sui muri della fabbrica dismessa si è insediata una popolazione di pino d'Aleppo, Pinus halepensis, specie mediterranea capace di colonizzare substrati poveri e rocciosi: qui il substrato roccioso è calcestruzzo. Sulla sponda occidentale prevale una comunità più fresca dominata dall'alloro, Laurus nobilis. A est del lago e nella parte ovest dell'ex opificio si estende una vegetazione erbacea di carattere ruderale, quella che i botanici associano ai terreni disturbati. Fra le specie esotiche, la robinia, Robinia pseudoacacia, arrivata in Europa dal Nord America nel Seicento e oggi presente in mezza Italia.
Nelle aree prative aperte compaiono specie tipiche dei pascoli della campagna romana, come Scabiosa maritima, Dasypyrum villosum, Securigera cretica e Securigera securidaca: un lembo di campagna sopravvissuto in periferia, come accade nel Parco della Caffarella o lungo il Parco degli Acquedotti.
Gli uccelli del Lago Ex SNIA
L'avifauna è la ragione per cui vale la pena portarsi un binocolo. Le schede ufficiali del monumento naturale documentano 62 specie di uccelli, di cui tre di interesse comunitario; i censimenti condotti negli anni successivi dai naturalisti che frequentano l'area indicano numeri sensibilmente più alti, segno che la lista si allunga a ogni stagione di osservazione.
Fra le presenze regolari il germano reale, che sul lago nidifica, la gallinella d'acqua e il martin pescatore, che è l'incontro che tutti sperano: una freccia azzurra e arancione che vola bassa sull'acqua e si tuffa da un posatoio fisso. C'è il fagiano comune nelle aree aperte. Di passaggio si osservano il falco pellegrino, che a Roma nidifica su edifici alti e caccia in volo, e la beccaccia. Negli ambienti di canneto compaiono aironi, e fra le specie citate come rilevanti figurano l'airone rosso e la sgarza ciuffetto, ardeidi legati proprio ai canneti fitti.
Insetti, pipistrelli, mammiferi
Le libellule sono l'indicatore più sensibile della qualità di un'acqua ferma, perché le loro larve vivono immerse per mesi: al Lago Ex SNIA ne sono state censite alcune decine di specie, una quota rilevante della fauna odonatologica italiana. Ci sono coleotteri e lepidotteri in quantità.
Fra i mammiferi, i più numerosi sono i chirotteri: il pipistrello di Savi, Hypsugo savii, e il pipistrello albolimbato, Pipistrellus kuhlii, cacciano al crepuscolo sopra lo specchio d'acqua, dove la densità di insetti è massima. Un pipistrello albolimbato consuma ogni notte una quantità di zanzare che nessun trattamento chimico eguaglia. E poi c'è la volpe, presenza saltuaria ma documentata, che frequenta il quadrante come frequenta mezza periferia romana.
Il Parco delle Energie, la Casa del Parco e il CSOA eXSnia
Il Lago Ex SNIA non è un'area isolata: è la parte umida di un organismo più grande, il Parco delle Energie, inaugurato nel 1997 sull'area dell'ex opificio. Il nome nasce dalla vocazione dichiarata del luogo, che fin dall'inizio ha unito verde pubblico, sperimentazione ambientale e attività sociali di quartiere.
La Casa del Parco
Il presidio principale è la Casa del Parco delle Energie, in via Prenestina 175, completata nel 2012 con criteri di bioarchitettura. È il luogo dove si tengono le assemblee, dove si conserva la memoria documentaria dell'area e dove passa chi cerca informazioni sulle attività. Il Forum Territoriale Permanente del Parco delle Energie, l'organismo che coordina la gestione dal basso, si riunisce qui il primo mercoledì di ogni mese alle 19, e le riunioni sono aperte.
Il centro sociale e l'archivio operaio
Nel 1995 gli spazi dell'ex fabbrica vengono occupati e nasce il centro sociale autogestito eXSnia. Al di là del giudizio politico che ciascuno può avere sull'occupazione di un immobile, un fatto va riconosciuto: dentro quei capannoni è stato recuperato e messo in salvo materiale d'archivio della fabbrica, documenti che raccontano la vita produttiva e sindacale dello stabilimento e che altrimenti sarebbero finiti in discarica insieme ai macchinari. La memoria industriale del quadrante orientale di Roma, quella che nei musei si racconta in vetrina come alla Centrale Montemartini, qui è stata conservata da chi abitava intorno.
Chi apre e chiude il cancello
La gestione quotidiana dell'accesso al lago è affidata al volontariato. Il cancello di via di Portonaccio 230 apre ogni giorno dalle 10 al tramonto grazie a turni organizzati dal Forum e dalle realtà che animano lo spazio, che si autofinanziano con iniziative pubbliche. È una formula fragile, dipendente dalla disponibilità delle persone, e vale la pena saperlo prima di programmare la visita in un giorno di pioggia battente o durante le festività centrali di agosto.
Trent'anni di vertenza per il Lago Ex SNIA
La storia del Lago Ex SNIA è, per intero, una storia di conflitto urbano. Riassumerla in tre righe la tradirebbe: vale la pena percorrerla per tappe.
1992-2007: la concessione, l'annullamento, le carte bollate
Già nel 1992, appena partiti gli scavi, i cittadini presentano un esposto denuncia sulla concessione edilizia rilasciata all'immobiliare. L'amministrazione comunale annulla la concessione nello stesso anno, ma la proprietà impugna, e il contenzioso amministrativo prosegue fino al 2007. Intanto l'acqua sale e il cantiere si ferma da solo.
2003-2004: il progetto di parco e l'esproprio
Nel 2003 il Comune di Roma approva il Progetto del Parco Prenestino ex Snia Viscosa, che prevede un parco esteso oltre via di Portonaccio fino alla stazione Prenestina e all'attuale Parco Pasolini. Sulla base di quel progetto, nel 2004, viene espropriata l'area compresa fra il lago e via di Portonaccio, con fondi destinati alla capitale. Il progetto complessivo però non ha seguito, e l'area espropriata rimane abbandonata per anni: un esproprio senza parco.
2008-2009: la piscina dei Mondiali di nuoto
Con l'avvicinarsi dei Mondiali di nuoto di Roma 2009 si affaccia l'ipotesi di realizzare un impianto natatorio sull'area. Il quartiere risponde con una mobilitazione che culmina in una manifestazione il primo aprile 2009, costruita con l'ironia tipica delle vertenze romane riuscite. L'ipotesi rientra.
2013: il Bando Ricognitivo e l'ingresso dei cittadini
È l'anno decisivo. Il Bando Ricognitivo della giunta comunale guidata da Gianni Alemanno apre alla proposta della stessa Ponente 1978: 55.000 metri cubi di costruzioni, quattro torri e la copertura del lago. Coprire un lago per costruirci sopra, in una città che ha speso secoli a cercare l'acqua. La risposta del Prenestino è l'ingresso di massa: migliaia di persone entrano nell'area rivendicando l'accesso a un bene ambientale che formalmente non era ancora pubblico.
2014-2016: il varco nel muro e la presa in carico
Dopo circa un anno di iniziative il Comune completa l'esproprio dell'area del lago e nel 2014 apre un varco nel muro su via di Portonaccio, rendendo materialmente accessibile il parco. All'atto formale non segue però una presa in carico gestionale reale, e dalla primavera del 2016 il Forum Territoriale se ne assume la responsabilità in via informale: aperture fisse, manutenzione, attrezzatura minima, sfalci, sentieri.
2020-2023: il decreto e quello che resta fuori
L'istituzione del monumento naturale nel 2020 chiude la partita principale e ne apre una nuova, perché il perimetro tutelato accoglie solo in parte le richieste avanzate dal Forum. Nel novembre 2023 i comitati tornano a presentare un esposto per chiedere la tutela e l'esproprio dell'intera area, compresa la porzione privata da cui emerge il relitto del centro commerciale. La vertenza, iniziata con un esposto nel 1992, ha superato i trent'anni.
La cronistoria completa della vicenda, con gli atti e le date, è pubblicata dal comitato sul sito lagoexsnia.wordpress.com.
Il Lago Ex SNIA nella cultura popolare
Pochi luoghi romani di periferia hanno prodotto tanta iconografia. Nel 2014 gli Assalti Frontali, gruppo rap romano di lunga militanza, dedicano al bacino il brano Il lago che combatte, che dà al luogo il suo soprannome più diffuso. Nel 2017 il fumettista Michele Rech, Zerocalcare, cresciuto proprio in questo quadrante fra Rebibbia e il Prenestino, realizza un calendario dedicato al lago. Nel settembre 2022 si celebra il gemellaggio con il Marais Wiels, area umida antropogenica nel comune di Forest a Bruxelles, nata anch'essa da uno scavo edilizio interrotto: due città diverse, la stessa storia idraulica, lo stesso conflitto sul suolo.

Come si visita il Lago Ex SNIA
La visita non richiede più di un'ora e mezza se ci si limita al giro del bacino e alla pineta. Diventa un pomeriggio intero se si aggiungono la lettura dei pannelli, una sosta sulle radure e una passeggiata nel Prenestino.
Il percorso intorno al Lago Ex SNIA
Dal cancello di via di Portonaccio si scende verso la conca. Il sentiero principale segue il margine del bacino in senso antiorario e alterna tratti di canneto, in cui l'acqua sparisce dietro la vegetazione, a finestre aperte sullo specchio d'acqua. La sponda occidentale, quella dominata dall'alloro, è la più fresca e la più ombrosa; il lato est, con la vegetazione erbacea ruderale, è più aperto e più assolato. La pineta storica degli anni Venti si attraversa nella parte alta, e vale la pena fermarsi a guardare i tronchi: sono gli unici alberi che hanno visto la fabbrica in funzione.
Che scarpe servono
Non si tratta di un giardino asfaltato. I sentieri sono in terra battuta, con radici affioranti e tratti fangosi dopo la pioggia; qualche passaggio è ripido. Le scarpe da ginnastica bastano, i sandali no. In estate conviene portarsi acqua, perché non ci sono chioschi dentro l'area.
Il Lago Ex SNIA con i bambini
Funziona bene, a due condizioni. La prima è la sorveglianza: le sponde non sono protette da parapetti continui e l'acqua è profonda a pochi passi dal bordo. La seconda è la scelta dell'orario: al mattino presto o nel tardo pomeriggio gli uccelli si vedono davvero, e un bambino che riesce a osservare un martin pescatore o una nidiata di germani si ricorda quella giornata per anni. Il Parco delle Energie offre spazi aperti più adatti al gioco rispetto alle sponde del bacino.
Accessibilità
Il tratto iniziale dall'ingresso è percorribile senza difficoltà particolari, mentre l'anello completo intorno al lago presenta pendenze e fondo naturale che rendono problematico l'uso di sedie a rotelle e passeggini rigidi. Chi ha esigenze specifiche fa bene a contattare in anticipo la Casa del Parco per sapere quali tratti siano praticabili nella stagione in corso.
Quando andare al Lago Ex SNIA
La stagione migliore è la fine dell'inverno e la primavera, fra febbraio e maggio: l'acqua è al livello massimo, il canneto non ha ancora chiuso tutte le visuali, il passo migratorio porta specie che d'estate non si vedono. L'autunno è la seconda scelta, con il vantaggio della luce bassa. In pieno agosto il parco resta bello ma le ore centrali sono dure, e l'attività animale si concentra all'alba e al tramonto. La pioggia recente non guasta la visita: la sconsiglio solo per il fondo dei sentieri.
Cosa vedere intorno al Lago Ex SNIA
Il quadrante ripaga chi resta. A ovest, oltre la ferrovia, comincia il Pigneto, con il tratto pedonale del mercato, le trattorie storiche e le case basse che hanno fatto da fondale al cinema neorealista. Verso nord si arriva al cimitero monumentale del Verano, che è a tutti gli effetti un museo di scultura ottocentesca all'aperto. A est, lungo la Prenestina, si incontra il Castagneto Prenestino, altro esempio di verde riconquistato dal quartiere. Chi vuole restare sul tema dell'archeologia industriale trova a poca distanza lo Snodo Mandrione, sotto gli archi degli acquedotti.
Il resto dell'area ex industriale si racconta nella pagina dedicata all'ex SNIA, che completa il quadro sui capannoni e sugli spazi del complesso. Per una giornata interamente dedicata al verde romano meno battuto, il Parco del Pineto e la Riserva di Monte Mario sono i complementi naturali sul versante opposto della città.
Chi organizza una giornata di questo tipo per un gruppo, per una scolaresca o per una delegazione aziendale trova nei servizi di TourLeaderPro a Roma il supporto operativo di accompagnatori che conoscono la periferia orientale, e non soltanto il centro storico.
Una curiosità su Lago Ex SNIA
La curiosità che pochi conoscono riguarda la fogna. Quando il cantiere intercettò la falda, nel 1992, la reazione dell'impresa non fu fermarsi: fu deviare l'acqua nella rete fognaria del quartiere, sperando di svuotare lo scavo più in fretta di quanto la sorgente lo riempisse. Il calcolo era sbagliato per un motivo elementare di idraulica: una falda alimentata da un acquifero vulcanico ha una portata che non dipende dalla volontà di chi scava, e una rete fognaria urbana è dimensionata su scarichi domestici e acque meteoriche, non su una sorgente permanente. Le condotte andarono in pressione ed esplosero. Largo Preneste si allagò.
Il particolare che rende la vicenda memorabile è che il quartiere aveva la risposta scritta sulle targhe delle proprie strade da generazioni: Acqua Bullicante. Il nome indica acqua che ribolle in superficie, cioè una falda affiorante. La toponomastica romana è un archivio idrogeologico gratuito, e in questo caso è stata ignorata da chi progettava un piano interrato.
C'è poi il dettaglio geografico che ribalta le gerarchie turistiche della città. Il Lago Ex SNIA supera per estensione il laghetto di Villa Borghese, cioè il bacino che compare in mezzo milione di fotografie all'anno, e risulta il maggiore specchio d'acqua compreso dentro l'anello ferroviario che cinge Roma. Il lago più grande della città consolidata non è quello dove si affittano le barche a remi: è quello nato per errore dietro un muro di cinta industriale, nella periferia orientale, e per vent'anni nessuna guida turistica lo ha mai nominato.
Una cosa che non ti dice nessuno su Lago Ex SNIA
Nessuno dice che il lago, giuridicamente, è diviso in due. Il monumento naturale istituito nel 2020 tutela circa sette ettari e mezzo, ma non ha risolto la questione della proprietà del suolo: la porzione da cui emerge lo scheletro in cemento del centro commerciale mai completato è rimasta privata. Significa che il visitatore che percorre la sponda guarda un bene ambientale protetto e, contemporaneamente, un immobile di qualcun altro. È questa asimmetria a spiegare perché la vertenza non si sia chiusa con il decreto regionale e perché nel novembre 2023 i comitati siano tornati a chiedere l'esproprio dell'intera area.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda chi apre il cancello. Non esiste un custode comunale, non c'è personale di ruolo: l'apertura quotidiana dalle 10 al tramonto è garantita da volontari, con turni organizzati dal Forum Territoriale Permanente del Parco delle Energie e finanziati con iniziative pubbliche autoprodotte. Un'area naturale protetta della Regione Lazio è materialmente accessibile perché un gruppo di residenti si è assunto un compito che nessun ente svolgeva. Chi arriva in un giorno infrasettimanale di pieno agosto o durante un acquazzone può trovare il cancello chiuso, e non per capriccio.
La terza riguarda l'archivio. Dentro i capannoni occupati nel 1995 è stata recuperata documentazione della fabbrica: carte di produzione, materiali sindacali, memoria del lavoro operaio romano. Una parte della storia industriale della capitale si è salvata lì dentro, non in un istituto.
Il consiglio che ti do per visitare Lago Ex SNIA
Andateci di mattina presto, in un giorno feriale di primavera, e portatevi un binocolo anche piccolo. Questo è il consiglio che ripeto da anni a chiunque me lo chieda, e ha tre ragioni tecniche.
La prima è la luce. Il bacino è incassato e circondato da vegetazione alta: nelle ore centrali l'acqua riflette il cielo bianco e appiattisce tutto, mentre nella prima mattina la luce radente separa i piani, tira fuori il verde del canneto e rende leggibile il relitto di cemento in mezzo all'acqua.
La seconda è la fauna. Gli uccelli acquatici sono attivi all'alba e nel tardo pomeriggio, e il martin pescatore, che è l'incontro che tutti sperano, caccia da posatoi fissi nelle ore fresche. Il binocolo serve perché le distanze sul canneto sono maggiori di quanto sembrino e a occhio nudo si perde la metà di ciò che accade.
La terza è la solitudine. Nel fine settimana l'area è frequentata dal quartiere, ed è giusto che lo sia: è nata per questo. Ma per capire il posto bisogna sentirlo in silenzio, con il rumore di fondo della Prenestina che arriva attutito e il gorgoglio dell'acqua.
Aggiungo un'indicazione pratica poco romantica: verificate il giorno stesso lo stato delle linee tranviarie, perché i cantieri sulla rete di superficie romana modificano spesso i percorsi. E vestitevi come per una passeggiata di campagna, non come per una visita in centro: qui il fondo è naturale, e dopo la pioggia lo si sente sotto le scarpe. Chi prepara un itinerario romano più ampio intorno a questa sosta può appoggiarsi alle indicazioni di ItalyPlanner sui tre giorni a Roma per incastrare i tempi degli spostamenti.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che qui c'era una fabbrica. Quasi nessuno ricorda che cosa vi si producesse e a quale prezzo umano. Lo stabilimento della CISA Viscosa, aperto nel 1923, produceva raion, la seta artificiale ottenuta trattando la cellulosa con soda caustica e solfuro di carbonio fino a ricavarne una massa viscosa che, spinta attraverso filiere, diventava filamento continuo. Il ciclo impiegava circa 2.500 persone, metà delle quali donne, in un'epoca in cui il lavoro femminile in fabbrica era la norma nel tessile e l'eccezione altrove.
Il solfuro di carbonio è un solvente neurotossico, e la storia della viscosa in tutta Europa coincide con la storia della medicina del lavoro applicata alle intossicazioni professionali. Le vertenze collettive che hanno attraversato la fabbrica non riguardavano soltanto i salari: riguardavano l'aria che si respirava dentro i reparti.
C'è poi il capitolo che il quartiere ha tenuto vivo più a lungo della storiografia ufficiale: durante l'occupazione tedesca lo stabilimento fu un punto di riferimento della Resistenza romana. La cintura di fabbriche della Prenestina e del Tiburtino alimentò le formazioni partigiane in una città in cui scioperare significava rischiare la deportazione.
La produzione cessò nel 1954, travolta dalla concorrenza delle fibre sintetiche derivate dal petrolio e dall'impossibilità di espandersi in un tessuto urbano che nel frattempo aveva circondato i capannoni. Rimasero i muri, la pineta piantata negli anni Venti e tutelata da un decreto ministeriale del 1968, e una comunità che continuava ad abitare intorno a un cancello chiuso.
La foto giusta da fare a Lago Ex SNIA
La fotografia che racconta il Lago Ex SNIA meglio di qualunque altra è quella che tiene dentro l'acqua e il cemento nella stessa inquadratura: il canneto in primo piano, lo specchio d'acqua al centro, e sul fondo il relitto della struttura in calcestruzzo del centro commerciale mai finito, con i pilastri che escono dall'acqua. È l'immagine esatta della vicenda: la speculazione fermata e sommersa, la natura che se la sta lentamente riprendendo.
Tecnicamente conviene lavorare nella prima ora dopo l'apertura del cancello o nell'ultima prima del tramonto. La luce radente fa due favori: separa il verde del canneto dal grigio del cemento e regala riflessi lunghi sull'acqua, che nelle ore centrali diventa una lastra bianca. Un polarizzatore aiuta a scegliere se vedere il riflesso o il fondo.
La seconda inquadratura che consiglio è verticale, dentro la pineta storica: i tronchi degli anni Venti in controluce, con il bacino che si intravede fra i fusti. Racconta la stratificazione del luogo, che è insieme industriale e boschivo.
La terza è di dettaglio: le radici della cannuccia di palude sul bordo, oppure il muro di cinta della fabbrica con il pino d'Aleppo che cresce sul calcestruzzo. Quest'ultima immagine, un albero mediterraneo radicato su un manufatto industriale, è il ritratto biologico del posto.
Una regola di buona educazione che vale più di qualunque impostazione: non si entra nel canneto per avvicinarsi agli uccelli. È l'habitat di nidificazione, e una fotografia in più non vale una nidiata abbandonata. Il teleobiettivo esiste per questo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è del 1923: l'apertura dello stabilimento della CISA Viscosa, che trasforma una porzione di campagna suburbana in un polo industriale con migliaia di addetti e ridisegna il quartiere intorno.
Il secondo appartiene agli anni della guerra, quando la fabbrica diventa un riferimento della Resistenza romana nel quadrante orientale della città.
Il terzo è la chiusura del 1954, che apre il lungo periodo dell'abbandono e, con la fusione del 1969 nella SNIA Viscosa, avvia il passaggio dei terreni dal patrimonio industriale al mercato immobiliare, con le cessioni del 1982 e del 1990.
Il quarto è l'incidente del 1992: lo scavo per il parcheggio intercetta la falda, il tentativo di scaricare l'acqua in fogna manda in pressione le condotte, largo Preneste si allaga e nasce il lago. Nello stesso anno il Comune annulla la concessione edilizia e i cittadini presentano il primo esposto denuncia. Il contenzioso si trascinerà fino al 2007.
Il quinto è il 2013, l'anno del Bando Ricognitivo con il progetto da 55.000 metri cubi, quattro torri e la copertura dello specchio d'acqua, e insieme l'anno del primo ingresso di massa dei cittadini nell'area.
Il sesto è il 2014, con il completamento dell'esproprio dell'area del lago e l'apertura del varco nel muro su via di Portonaccio: il momento in cui il bacino smette di essere un luogo proibito.
Il settimo è il 30 giugno 2020, con il decreto del Presidente della Regione Lazio numero T00108 che istituisce il monumento naturale Lago ex SNIA - Viscosa e ne affida la gestione a RomaNatura.
L'ottavo è il settembre 2022, con il gemellaggio fra questo bacino e il Marais Wiels di Forest, a Bruxelles, altra area umida nata da uno scavo edilizio interrotto: due periferie europee che riconoscono di avere la stessa storia.
Chi è passato da Lago Ex SNIA
Le persone che hanno lasciato un segno documentato in questo luogo non sono imperatori né cardinali, e la cosa va detta con chiarezza invece che mascherata con nomi altisonanti.
Sono passate di qui, prima di tutti, migliaia di operaie e operai: circa 2.500 persone per volta nei decenni di attività dello stabilimento, metà delle quali donne, che hanno attraversato quel cancello ogni mattina fra il 1923 e il 1954. Sono passati i partigiani che nella fabbrica trovarono un appoggio durante l'occupazione tedesca.
Sul versante industriale, il nome che pesa è quello di Riccardo Gualino, fondatore della SNIA a Torino nel 1917, imprenditore e collezionista d'arte, e quello di Franco Marinotti, presidente sotto la cui guida la società diventò nel 1925 la maggiore impresa italiana per capitale. Sono figure legate alla proprietà del gruppo più che alla vita quotidiana dello stabilimento romano, e vanno citate per quello che sono: gli uomini della holding.
Sul versante opposto, quello che ha impedito la cementificazione, sono passate le migliaia di cittadini del Prenestino e del Pigneto che nel 2013 entrarono nell'area rivendicandone l'accesso pubblico, e i volontari che dal 2016 aprono il cancello ogni giorno.
Fra chi ha dato al posto la sua immagine pubblica ci sono gli Assalti Frontali, che nel 2014 gli hanno dedicato il brano Il lago che combatte, e Zerocalcare, cresciuto in questo quadrante, autore nel 2017 di un calendario dedicato al bacino. Nel 2022 sono arrivate le delegazioni belghe del Marais Wiels per il gemellaggio.
Il decreto istitutivo del monumento naturale porta invece la firma di Nicola Zingaretti, allora presidente della Regione Lazio: un passaggio istituzionale che chiude, sulla carta, una vertenza durata quasi trent'anni.
Domande veloci su Lago Ex SNIA
Quanto costa entrare al Lago Ex SNIA
Nulla. Non esiste biglietto né botteghino: l'accesso al parco e al lago è libero e gratuito.
Quali sono gli orari del Lago Ex SNIA
Il cancello sul lago apre tutti i giorni dalle 10 fino al tramonto, con orari garantiti dai volontari. Trattandosi di gestione volontaria, in condizioni meteorologiche estreme o in periodi di festa l'apertura può variare.
Dove si trova l'ingresso del Lago Ex SNIA
L'ingresso pedonale è in via di Portonaccio 230, nel V Municipio. La Casa del Parco delle Energie è invece in via Prenestina 175.
Come si arriva al Lago Ex SNIA con la metro
Con la linea C, scendendo a Gardenie oppure a Malatesta: da entrambe le stazioni si cammina all'incirca dieci minuti.
Quale tram porta al Lago Ex SNIA
Le linee 5, 14 e 19 percorrono via Prenestina fra Porta Maggiore e Tor de' Schiavi e fermano a largo Preneste. Durante i cantieri sulla rete tranviaria le stesse linee viaggiano con autobus sostitutivi.
Serve prenotare per visitare il Lago Ex SNIA
No. Non è prevista prenotazione per la visita libera. Le iniziative pubbliche e le passeggiate naturalistiche organizzate seguono invece i calendari annunciati da chi gestisce lo spazio.
Si può fare il bagno nel Lago Ex SNIA
No. Non esistono accessi attrezzati, sorveglianza né servizi di balneazione, le sponde sono ripide e dal fondo emergono strutture di cemento del vecchio cantiere.
Si possono portare i cani al Lago Ex SNIA
Il parco è frequentato quotidianamente da chi vive intorno, cani compresi, ma trattandosi di un monumento naturale con nidificazioni sul canneto il guinzaglio non è un optional. Le regole di dettaglio vanno chieste alla Casa del Parco.
Quanto tempo serve per visitare il Lago Ex SNIA
Un'ora e mezza basta per il giro del bacino e per la pineta. Con birdwatching, soste e passeggiata nel quartiere si arriva facilmente a mezza giornata.
Il Lago Ex SNIA è adatto ai bambini
Sì, con sorveglianza continua: le sponde non hanno parapetti continui e l'acqua diventa profonda a breve distanza dal bordo. Gli spazi aperti del Parco delle Energie sono più adatti al gioco libero.
Il Lago Ex SNIA è accessibile in sedia a rotelle
Il tratto iniziale dall'ingresso è agevole, l'anello completo no: fondo naturale, radici affioranti e pendenze. Conviene informarsi in anticipo presso la Casa del Parco sulle condizioni stagionali dei sentieri.
Si possono fare fotografie al Lago Ex SNIA
Sì, senza limitazioni per l'uso personale. Vale la regola di non entrare nel canneto per avvicinare gli uccelli in nidificazione.
Perché il lago si chiama Bullicante
Dal toponimo storico dell'area, Acqua Bullicante, che indicava le acque affioranti e gorgoglianti della falda sottostante. Una strada del quartiere porta ancora quel nome.
Chi gestisce il Lago Ex SNIA
Il monumento naturale è affidato a RomaNatura, ente regionale per le aree protette di Roma. La gestione quotidiana dell'accesso e la manutenzione ordinaria sono assicurate dal Forum Territoriale Permanente del Parco delle Energie e dalle realtà che animano l'area.
Quando è stato istituito il monumento naturale
Il 30 giugno 2020, con decreto del Presidente della Regione Lazio numero T00108, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 2 luglio 2020 numero 83.
Quanto è grande l'area protetta del Lago Ex SNIA
Il perimetro tutelato copre circa 7,5 ettari. Lo specchio d'acqua supera per estensione il laghetto di Villa Borghese ed è il maggiore fra quelli compresi dentro l'anello ferroviario romano.
Quanti uccelli si possono osservare al Lago Ex SNIA
Le schede ufficiali del monumento indicano 62 specie, tre delle quali di interesse comunitario; i censimenti successivi condotti sul campo alzano sensibilmente il conteggio. Fra le presenze più ricercate il martin pescatore, il germano reale e, di passaggio, il falco pellegrino.
Che differenza c'è fra il Lago Ex SNIA e il laghetto dell'EUR
Il laghetto dell'EUR è un bacino artificiale progettato, inserito in un quartiere pianificato; il Lago Ex SNIA è un bacino sorgivo nato per errore in un cantiere e tutelato come monumento naturale. Il primo è architettura, il secondo è idrogeologia.
Il Lago Ex SNIA si può visitare con una guida
Non ci sono visite guidate a orario fisso. Chi desidera un accompagnamento professionale, per un gruppo scolastico o aziendale, può rivolgersi a operatori del settore come TourLeaderPro, che lavorano anche fuori dal circuito del centro storico.
Vale la pena arrivare fin qui se si hanno pochi giorni a Roma
Se si è alla prima visita in città e si hanno due giorni, no: prima vengono Colosseo, Pantheon e Musei Vaticani. Alla seconda o alla terza visita, invece, il Lago Ex SNIA vale più di molte mete blasonate. Chi pianifica un soggiorno in inglese trova un quadro delle priorità nella guida di ItalyPlanner sulle cose da fare a Roma.
C'è un bar o un chiosco dentro il parco
Dentro l'area non esistono servizi di ristoro continuativi: conviene portarsi acqua. I bar del quartiere, lungo la Prenestina e verso il Pigneto, sono a pochi minuti di cammino.
Il mio giudizio sul Lago Ex SNIA
Accompagno gruppi a Roma da anni e ho imparato a diffidare dei luoghi che si raccontano da soli. Il Lago Ex SNIA è uno di quelli, e resiste comunque alla prova: qui la storia industriale, l'idrogeologia, il conflitto urbano e la biologia si tengono insieme in un raggio di trecento metri, e si spiegano a vicenda senza bisogno di retorica.
Non è un posto per chi cerca comodità. Non ci sono servizi, il fondo è naturale, il cancello dipende da persone che si alzano la mattina per aprirlo. Ma se cercate un pezzo di Roma che nessuna cartolina ha ancora consumato, e volete capire come funziona davvero una città quando l'acqua decide di dire la sua, questo è l'indirizzo. Portate il binocolo, arrivate presto, e lasciate il canneto agli uccelli.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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