Ronciglione (VT)

Ronciglione (VT) è un borgo della Tuscia viterbese arroccato sui Monti Cimini, a mezza strada fra Roma e Viterbo: il suo indirizzo di riferimento per chi arriva è il borgo medievale lungo Via dell'Olmo, 16, 01037 Ronciglione VT. Non è un museo con biglietteria e orari di chiusura, è una cittadina viva di circa ottomilacinquecento abitanti che si visita a piedi e gratuitamente in qualunque giorno dell'anno; quello che si paga, semmai, è il biglietto del Carnevale storico nelle domeniche di gala, mentre chiese, piazze, fontane e vicoli restano sempre liberi. In auto da Roma si percorre la via Cassia oppure l'autostrada A1 fino all'uscita di Magliano Sabina o Orte con proseguimento sulle provinciali, per un totale di poco più di un'ora dal Grande Raccordo Anulare; da Viterbo il capoluogo dista una ventina di chilometri. In treno la ferrovia regionale Roma-Civita Castellana-Viterbo, la vecchia Roma Nord, ferma alla stazione di Ronciglione e attraversa il Rio Vicano su un ponte ferroviario che è uno dei tratti più fotografati della linea. Se organizzate un itinerario più ampio della zona, la guida completa alle proposte fuori Roma raccoglie gli altri borghi e i laghi della Tuscia.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Tour a piedi✦ Il classico

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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Ronciglione (VT) si racconta bene in una frase che i suoi abitanti ripetono volentieri: è un paese a due piani. In basso, sopra uno sperone di tufo che si affaccia sulla forra del Rio Vicano, sopravvive il borgo medievale con i suoi vicoli stretti; in alto, su un secondo sperone bonificato dai Farnese nel Cinquecento, si apre la città rinascimentale e moderna, larga e ordinata. Fra i due mondi corre la storia di una comunità che ha fabbricato ferro, carta e libri quando gran parte del Lazio coltivava soltanto grano, e che ha pagato quella ricchezza con un incendio che nel 1799 ne cancellò un pezzo intero. Nel 2023 il borgo ha vinto il titolo di Borgo dei Borghi, il riconoscimento televisivo che ogni anno premia il paese più bello d'Italia: una vetrina che ha portato quassù molti più visitatori di prima, senza per fortuna snaturare le vie.

Veduta del borgo di Ronciglione con le case affacciate sulla forra del Rio Vicano
Il borgo di Ronciglione affacciato sulla valle del Rio Vicano

Dove si trova Ronciglione e come arrivarci

Ronciglione occupa il versante meridionale dei Monti Cimini, subito a sud del Lago di Vico, in provincia di Viterbo. La parte antica sorge su un grosso ciglione tufaceo alla confluenza di due corsi d'acqua: il Rio Vicano, che è l'emissario del lago, e il Fosso Chianello, oggi coperto dopo le bonifiche cinquecentesche. Proprio quel ciglione tufaceo, il "roncilio" dell'etimologia popolare, dà il nome al paese, anche se sull'origine esatta del toponimo gli studiosi non hanno una certezza documentata. Sul territorio comunale si eleva il Monte Fogliano, la vetta più alta dei Cimini insieme al Monte Venere che chiude il lago a nord.

Arrivare a Ronciglione in auto

Da Roma la strada più diretta è la via Cassia, la statale 2, fino al bivio per Ronciglione all'altezza di Monterosi; in alternativa si prende l'A1 in direzione Firenze e si esce a Magliano Sabina o a Orte, proseguendo poi sulle provinciali della Tuscia. In condizioni normali si arriva in poco più di un'ora dal Raccordo. Il paese non ha una ZTL rigida come le grandi città, ma i vicoli del borgo di sotto sono strettissimi e in salita: conviene lasciare l'auto nei parcheggi lungo la parte alta, vicino a Porta Romana, e scendere a piedi. Chi viene per il Carnevale trova invece percorsi e sensi unici modificati per l'occasione, con parcheggi dedicati fuori dal centro.

Arrivare a Ronciglione in treno

La ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo, gestita come linea regionale e conosciuta da generazioni di pendolari come la Roma Nord, collega la capitale alla Tuscia e ferma a Ronciglione. È una linea lenta e panoramica, non una metropolitana veloce, ma per chi non guida resta il modo più comodo di raggiungere il borgo senza pensieri di parcheggio. Il tratto più celebre è il viadotto che scavalca la forra del Rio Vicano appena fuori dall'abitato: un ponte in muratura che i ronciglionesi hanno più volte segnalato ai Luoghi del Cuore del FAI come parte del paesaggio da tutelare. Gli orari cambiano spesso e conviene verificarli sul sito ufficiale del gestore prima di partire.

Il borgo di Ronciglione sui due speroni di tufo

Capire la pianta di Ronciglione aiuta a non perdersi. Il nucleo più antico, il cosiddetto Borgo di Sotto, si aggrappa allo sperone che domina il Rio Vicano: qui i vicoli sono medievali, ripidi, con archi e passaggi coperti. Poco più in alto il Borgo di Sopra rappresenta già una fase successiva, con una strada dritta e i vicoli perpendicolari numerati che si aprono su piazzette. Dall'altra parte, sul secondo sperone reso edificabile dalle bonifiche farnesiane, si stende la città rinascimentale e moderna: piazze ampie, il Duomo, la fontana, i palazzi. Passare da un livello all'altro, scendendo dal centro barocco ai vicoli medievali affacciati sulla valle, è di per sé la visita.

La storia di Ronciglione

La vicenda di Ronciglione è quella di una terra di confine che ha cambiato molti padroni e ha saputo, per un paio di secoli, diventare ricca e colta. Il primo documento che nomina il castrum di Ronciglione risale al 1103. Lo storico cinquecentesco Cipriano Manente colloca invece la fondazione, o rifondazione, intorno al 1045 per opera dei Prefetti di Vico, la famiglia che controllava la valle del Tevere e il lago: si tratta però di una notizia riferita da un cronista tardo, quindi va presa come tradizione storiografica e non come data documentata.

I Prefetti di Vico e gli Anguillara

Per tutto il Medioevo Ronciglione fu conteso fra i Prefetti di Vico e i conti Anguillara, in un'alternanza di assedi e cambi di bandiera tipica del Lazio dei castelli. Della potenza degli Anguillara resta la testimonianza più visibile del borgo: il campanile della vecchia chiesa di Sant'Andrea, fatto erigere nel 1436 dal conte Everso degli Anguillara. È una torre severa che sale per registri di finestre sempre più aperte, monofore, bifore e trifore, fino a una sezione ottagonale in cima, e da sola vale la salita nel borgo di sotto.

I Della Rovere e papa Sisto IV

Nella seconda metà del Quattrocento Ronciglione passò ai Della Rovere. Fra il 1475 e il 1480 papa Sisto IV, al secolo Francesco della Rovere, fece ristrutturare la vecchia rocca dei Prefetti di Vico affidando i lavori all'architetto fiorentino Giovannino de' Dolci, lo stesso che lavorò in Vaticano: nacquero così il torrione circolare e i quattro bastioni angolari che hanno dato al monumento il nome popolare di "I Torrioni". Nella rocca soggiornarono i papi Sisto IV e, più tardi, Paolo III.

L'età d'oro dei Farnese (1526-1649)

Il vero salto di Ronciglione avviene con i Farnese. Nel 1526 la famiglia acquisì il feudo, che entrò a far parte del Ducato di Castro come contea. Sono gli anni fra il 1526 e il 1649 il periodo di massimo splendore: i Farnese bonificarono le valli, coprirono il Fosso Chianello, tracciarono la città nuova sul secondo sperone e trasformarono un castello di confine in un centro manifatturiero e culturale. Ronciglione si riempì di ferriere, ramiere, cartiere, fornaci per la ceramica, armerie e stamperie. Le tipografie locali arrivarono a stampare edizioni della "Secchia Rapita" di Alessandro Tassoni e dell'"Aminta" di Torquato Tasso; qui fiorirono accademie letterarie come i Desiderosi e l'Arcadico Cimina. Nel 1649, con la distruzione di Castro voluta da papa Innocenzo X, il feudo passò alla Camera Apostolica e la parabola d'oro si chiuse.

In quel Ronciglione manifatturiero e cosmopolita esisteva anche una piccola comunità ebraica, attiva fino ai decreti di espulsione di fine Cinquecento. Di quella presenza resta il toponimo del "vicolo del ghetto", una traccia minima nella toponomastica del borgo che ricorda quanto varia fosse la popolazione di una cittadina cresciuta sul commercio e sulle manifatture. Le comunità ebraiche dei feudi laziali seguirono la sorte comune imposta dalle politiche pontificie del tempo, e Ronciglione non fece eccezione.

Città dal 1728 e l'incendio del 1799

Nel 1728 papa Benedetto XIII elevò Ronciglione al rango di città. Ma il Settecento si chiuse con la pagina più drammatica della sua storia. Durante la prima Repubblica Romana, fra il 1798 e il 1799, la Tuscia insorse contro i francesi. La rappresaglia fu spietata: fra il 28 e il 30 luglio del 1799 le truppe del generale Valterre appiccarono il fuoco al paese, distruggendo centosettantaquattro edifici e mandando in cenere l'intero archivio storico comunale. È il motivo per cui oggi molte notizie sulle origini del borgo restano incerte: la documentazione più antica bruciò in quei tre giorni. Il quartiere alto fu ricostruito nell'Ottocento, e da quella ferita nasce in parte il carattere doppio del paese.

Vicolo del borgo medievale di Ronciglione con archi e case in pietra
I vicoli del borgo medievale di Ronciglione

Cosa vedere a Ronciglione: la visita al borgo

La visita di Ronciglione si fa senza fretta e senza itinerario obbligato: il paese è piccolo e ogni angolo restituisce qualcosa. Conviene però tenere un ordine, scendendo dalla città alta con il Duomo e la fontana verso il borgo medievale affacciato sulla forra. Ecco, ambiente per ambiente, quello che merita una sosta.

Il Duomo dei Santi Pietro e Caterina di Ronciglione

Il Duomo di Ronciglione, dedicato ai Santi Pietro e Caterina, fu edificato intorno al 1671 su progetto di Carlo Rainaldi, uno dei grandi architetti del barocco romano che lavorò alle chiese di Piazza del Popolo e all'abside di Santa Maria Maggiore. La chiesa domina la scena urbana con la sua facciata e la cupola che si vede da lontano. All'interno gli altari sono in marmi policromi di rara ricchezza; fra le opere spiccano una "Madonna del Rosario" attribuita a Giuseppe Ghezzi e, su un altare a destra, un trittico quattrocentesco di Gabriele di Francesco, testimonianza di un'arte più antica sopravvissuta al rifacimento barocco. Vale la pena entrare non solo per la pala maggiore ma per la sensazione di teatro sacro che Rainaldi sapeva costruire con la luce e i marmi.

La Fontana degli Unicorni di Ronciglione

Nel centro monumentale del paese, davanti al Palazzo Comunale, zampilla la Fontana degli Unicorni, chiamata anche Fontana Grande. La tradizione locale la attribuisce al Vignola, il grande architetto che a pochi chilometri di distanza costruì per i Farnese il Palazzo di Caprarola; gli studi la assegnano invece, con maggiore fondamento documentario, all'architetto Antonio Gentili da Faenza. La fontana deve il nome ai tre unicorni che versano acqua nelle vasche sottostanti: l'unicorno era un simbolo araldico caro ai Farnese, e la sua presenza qui è una firma della famiglia sul paese. È il monumento simbolo di Ronciglione, quello che finisce su tutte le cartoline, e nelle giornate di sole la luce sul tufo e sull'acqua lo rende bellissimo verso il tardo pomeriggio.

La Fontana degli Unicorni di Ronciglione con i tre unicorni che versano acqua
La Fontana degli Unicorni, monumento simbolo di Ronciglione

Il Castello della Rovere e i Torrioni

La Rocca dei Torrioni, o Castello della Rovere, è la fortezza che presidia il paese. Nata come castello dei Prefetti di Vico, fu trasformata fra il 1475 e il 1480 sotto Sisto IV dall'architetto Giovannino de' Dolci, che vi aggiunse il grande mastio circolare e i quattro torrioni angolari da cui il monumento prende il soprannome. Dopo il periodo farnesiano e il passaggio alla Santa Sede nel 1649, la rocca fu ceduta nel 1756 al genovese Girolamo Marè. Oggi è uno dei profili più riconoscibili di Ronciglione, con la mole del mastio che chiude la prospettiva delle vie del centro; le condizioni di visita degli interni variano, per cui conviene informarsi presso l'ufficio turistico del comune prima di programmare l'ingresso.

La Chiesa di Sant'Andrea e il campanile degli Anguillara

Nel borgo di sotto la vecchia Chiesa di Sant'Andrea conserva il carattere gotico delle origini, con colonne e capitelli in marmo superstiti. Il suo elemento più celebre è il campanile fatto erigere nel 1436 dal conte Everso degli Anguillara: una torre che sale per registri di finestre progressivamente più aperte, dalle monofore alle bifore alle trifore, coronata da una sezione ottagonale. È un capolavoro di equilibrio tardogotico e uno dei pochi monumenti scampati alle distruzioni del 1799. Fermatevi ai suoi piedi e alzate lo sguardo lentamente: la torre è pensata proprio per essere letta dal basso, registro dopo registro.

Santa Maria della Provvidenza

Sull'orlo del ciglione tufaceo, affacciata sulla valle del Rio Vicano, sorge la Chiesa di Santa Maria della Provvidenza, edificata in origine nell'XI secolo e dedicata anch'essa a Sant'Andrea. Il nome attuale nasce da un episodio del 1742: durante alcuni lavori di restauro fu riscoperto un affresco di Madonna con Bambino, considerato miracoloso, e la devozione che ne seguì fornì i fondi per completare i restauri e diede alla chiesa la nuova intitolazione. Alla Provvidenza è legata la festa patronale estiva del paese. La sua posizione a strapiombo sulla forra la rende uno dei punti panoramici più belli del borgo.

La Casa museo della Venerabile Mariangela Virgili

In Piazza degli Angeli, nel borgo medievale, si trova la casa che fu di Mariangela Virgili, terziaria carmelitana di cui è in corso la causa di beatificazione. L'edificio conserva finestre rinascimentali e lo stemma di famiglia. All'interno la casa museo raccoglie centinaia di ex voto d'argento a forma di parti anatomiche, tavolette votive, fotografie e registri dei visitatori che risalgono fino al 1910: una testimonianza intatta della religiosità popolare della Tuscia, di quelle che raramente si trovano ancora integre. È un luogo defilato che molti visitatori saltano, e proprio per questo vale la deviazione.

Porta Romana e il Palazzo Comunale

Porta Romana segna il passaggio fra il centro storico e la parte meridionale del paese. Fu costruita nel 1618 per volontà del cardinale Odoardo Farnese e per lungo tempo ha funzionato da vera e propria soglia urbana. Una torre dell'orologio le fu aggiunta nel 1857 e poi rimossa nel 1954 per alleggerire il carico sulla struttura. Poco distante il Palazzo Comunale, completato nel 1552 e ristrutturato nel 1744 con un orologio disegnato dall'architetto Sebastiano Cipriani, conserva un sarcofago romano di reimpiego ed è sede dell'amministrazione municipale dal 1816.

Sant'Eusebio, la chiesa romanica fuori dal borgo

A qualche chilometro dall'abitato, isolata nella campagna, la Chiesa di Sant'Eusebio conserva un impianto romanico che le fonti datano al VII secolo, con tre navate. All'interno sopravvivono affreschi di epoche diverse: un'"Ultima Cena" datata forse al XII secolo, un "Cristo redentore fra gli evangelisti" del XIII secolo e una "Madonna con Bambino" del Quattrocento. È una tappa per chi ama le chiese di campagna e i luoghi silenziosi lontani dai flussi turistici; le modalità di apertura sono saltuarie e vanno verificate in loco.

Scorcio panoramico di Ronciglione con i tetti del borgo e la campagna dei Cimini
I tetti di Ronciglione e la campagna dei Monti Cimini

Il Museo della vecchia ferriera

A ricordare l'anima industriale del paese c'è il Museo della vecchia ferriera, allestito attorno al tema dell'antica lavorazione del ferro che per secoli fu la ricchezza di Ronciglione. Le ferriere sfruttavano la forza dell'acqua del Rio Vicano per azionare i magli, e la memoria di quel lavoro è parte fondante dell'identità cittadina. È una tappa che completa bene la visita, perché lega il bel borgo che si vede oggi al motore economico che lo rese possibile. Le modalità e gli orari di apertura vanno verificati presso l'ufficio turistico del comune, perché possono variare secondo la stagione.

Il Borgo di Sotto e il Borgo di Sopra

Vale la pena dedicare tempo ai due quartieri antichi. Il Borgo di Sotto raccoglie Piazza degli Angeli, la casa di Mariangela Virgili, la chiesa di Santa Maria della Provvidenza e il belvedere sulla valle del Rio Vicano: è la Ronciglione più medievale, di vicoli in discesa e archi. Il Borgo di Sopra è già una fase urbanistica successiva, riconoscibile per la sua strada unica e dritta da cui si dipartono i vicoli perpendicolari, numerati, che portano a piccole piazze. Fra i suoi punti notevoli ci sono il Giardino del Borgo, la Piazzetta Campo de' Fiori, il Palazzetto del Poeta e del Guerriero e l'oratorio delle Maestre Pie Venerini. Percorrere i due borghi in sequenza è il modo migliore per leggere la stratificazione del paese.

Il Lago di Vico e i Monti Cimini intorno a Ronciglione

A nord di Ronciglione si apre il Lago di Vico, uno dei laghi vulcanici meglio conservati e più puliti d'Italia, il più elevato per altitudine fra i grandi laghi vulcanici della penisola. È protetto dalla Riserva Naturale del Lago di Vico e circondato dai boschi dei Monti Cimini, con il Monte Venere che si specchia nelle acque. Una tradizione riportata dalle fonti antiche vuole che gli Etruschi ne avessero ridotto la superficie scavando un canale sotterraneo che convogliava le acque verso il Rio Vicano, guadagnando terreno fertile: una notizia affascinante che appartiene però alla tradizione erudita più che alla certezza archeologica. Oggi il lago è un paradiso per il birdwatching, il trekking e le passeggiate lungo le sponde. Per approfondire vale la pena leggere le pagine dedicate al Lago di Vico e alla Riserva Naturale del Lago di Vico.

Il Lago di Vico circondato dai boschi dei Monti Cimini vicino a Ronciglione
Il Lago di Vico, alle spalle di Ronciglione

Il Carnevale storico di Ronciglione

Se Ronciglione è famosa oltre i confini della Tuscia, lo deve soprattutto al suo Carnevale, considerato fra i più antichi e più belli d'Italia. Le sue radici affondano nel Cinquecento farnesiano: le "pubbliche allegrezze" documentate a partire dal 1537 e la concessione da parte di papa Paolo III, nel 1538, di tre giorni di festa per celebrare l'investitura ducale del figlio Pier Luigi Farnese sono considerate l'atto di nascita ufficiale della manifestazione. Un editto vescovile del 1748 attesta il carnevale come istituzione ormai consolidata. Il Carnevale di Ronciglione non è una parata di carri qualunque: è un rito collettivo con figure e maschere che il paese custodisce da generazioni.

La Cavalcata degli Ussari di Ronciglione

La Cavalcata degli Ussari è il momento più spettacolare. Cavalieri in uniformi ottocentesche sfilano al galoppo per le vie del centro rievocando una vicenda di epoca napoleonica: la tradizione la lega alla storia di un capitano di cavalleria francese di stanza a Ronciglione che, per corteggiare una nobildonna del posto, organizzava parate a cavallo sempre più ardite. Il capitano cavalca caratteristicamente con il busto rivolto all'indietro, per sorvegliare i suoi dragoni. Il rombo degli zoccoli sul selciato, moltiplicato dalle quinte rinascimentali del paese, è la parte che resta più impressa. La cavalcata si tiene nelle domeniche di Carnevale; le date e gli orari precisi cambiano ogni anno e sono pubblicati dal comitato sul sito ufficiale del Carnevale.

I Nasi Rossi di Ronciglione

L'altra maschera inconfondibile è quella dei Nasi Rossi. La Società dei Nasi Rossi nacque nel 1900 per iniziativa di alcuni amici, secondo la tradizione due barbieri e due calzolai, come compagnia di buontemponi, mangiatori e bevitori. I Nasi Rossi sfilano vestiti con lunghe camicie da notte bianche, berretto da notte e, naturalmente, un vistoso naso rosso ciliegia. Armati di grandi forchette e di pentole colme di rigatoni al sugo, invadono le strade nel Lunedi dei Nasi Rossi e costringono, per gioco, i passanti ad assaggiare il loro piatto. È una delle scene più goliardiche e amate della festa, un carnevale popolare autentico che non ha nulla di costruito per i turisti.

Re Carnevale e le corse a vuoto

A dominare la festa c'è Re Carnevale, il sovrano di cartapesta che riceve le chiavi della città all'inizio dei festeggiamenti e viene poi celebrato con un finto corteo funebre il Martedi Grasso, condotto dalla Compagnia della Penitenza; il suo fantoccio si eleva infine verso il cielo con una mongolfiera colorata. Accanto al Carnevale, Ronciglione conserva le corse a vuoto, i palii di cavalli senza fantino che corrono lanciati per le vie rinascimentali del paese. Nove contrade schierano ciascuna due cavalli che si sfidano affrontando punti insidiosi come lo stretto passaggio detto "cantone del gricio" e la salita di Montecavallo. Le corse sono un tempo del Carnevale e dell'estate; occorre segnalare che nel 2011 un cavallo urtò mortalmente le barriere e da allora il dibattito sul benessere degli animali ha portato a riorganizzare la manifestazione. Chi vuole assistervi controlli il calendario aggiornato sui canali ufficiali.

La Cavalcata degli Ussari durante il Carnevale storico di Ronciglione
Il Carnevale storico di Ronciglione e la Cavalcata degli Ussari

Le feste e le tradizioni di Ronciglione

Oltre al Carnevale, il calendario di Ronciglione ha il suo altro polo nella festa di Santa Maria della Provvidenza, legata alla riscoperta dell'affresco miracoloso del 1742. Celebrata in origine il 9 giugno, oggi si tiene la prima domenica di agosto e dura cinque giorni, organizzata dalla Confraternita di Santa Maria della Provvidenza e dall'Associazione Culturale Mariangela Virgili, con eventi culturali, artistici e sportivi. Il piatto rituale della festa sono gli gnocchi di patate, che le famiglie preparano e consumano insieme. È un buon momento per capire la Ronciglione più intima, quella che vive fuori dai riflettori del Carnevale.

Cosa mangiare a Ronciglione

La cucina di Ronciglione è quella schietta della Tuscia. Il prodotto principe del territorio è la nocciola dei Monti Cimini, la nocciola romana, base di dolci, creme e torroni; accanto ci sono le castagne dei boschi cimini, i funghi, l'olio e i vini della zona. Gli gnocchi di patate legati alla festa della Provvidenza sono il piatto simbolo, ma nelle trattorie del borgo si trovano anche i primi al ragù, le carni alla brace e i dolci alle nocciole. Non è una meta gastronomica costruita: è cucina di paese, e vale la pena affidarsi alle osterie del centro storico.

Il Rio Vicano e la forra sotto Ronciglione

Il paesaggio che rende Ronciglione così scenografica nasce dall'acqua e dal tufo. Il Rio Vicano, emissario del Lago di Vico, scende verso valle scavando nei secoli una forra profonda proprio sotto il borgo medievale: è quella gola verde, incassata fra pareti di tufo, che si vede dai belvedere del borgo di sotto. L'acqua del Rio Vicano non ha solo modellato il paesaggio, ha fatto la fortuna del paese: erano le sue correnti a muovere i magli delle ferriere e le ruote delle cartiere. Lungo il corso d'acqua, fra salti e piccole cascate, si aprono angoli di natura sorprendenti a due passi dal centro abitato, mentre più a monte la ferrovia lo scavalca con il celebre viadotto. La forra è un ambiente delicato e non tutti i sentieri sono sempre praticabili in sicurezza: chi vuole avvicinarsi all'acqua faccia riferimento alle indicazioni locali e ai percorsi segnalati. Contemplarla dall'alto, però, è gratis e non richiede alcuna fatica: basta affacciarsi dal belvedere presso Santa Maria della Provvidenza.

Visitare Ronciglione con i bambini e quando andare

Ronciglione è un paese che funziona bene anche con i bambini. Il borgo si gira a piedi, le distanze sono brevi, e la varietà di scorci, torri e vicoli tiene desta la curiosità dei più piccoli meglio di un museo chiuso. Il Carnevale, con i cavalli degli Ussari, le maschere dei Nasi Rossi e i carri, è un formidabile richiamo per le famiglie, purché si mettano in conto la folla e la viabilità stravolta di quei giorni. Il vicino Lago di Vico aggiunge la carta della natura: sponde, sentieri, spazi aperti dove correre e osservare gli uccelli acquatici. L'unica accortezza riguarda i vicoli in pendenza e i belvedere affacciati sulla forra, dove i bambini vanno tenuti d'occhio.

Sul quando andare, ogni stagione ha il suo carattere. La primavera e l'autunno regalano la luce migliore per fotografare il tufo e temperature ideali per camminare; l'estate porta la festa di Santa Maria della Provvidenza in agosto e la possibilità di alternare il borgo alle sponde fresche del lago; l'inverno è la stagione del Carnevale, la più spettacolare e la più affollata, quando il paese si trasforma. Chi cerca il borgo quieto e autentico faccia rotta su un giorno feriale di mezza stagione: avrà i vicoli quasi per sé e la luce dalla sua parte.

Ronciglione città della stampa e delle accademie

C'è un capitolo di Ronciglione che sfugge a chi la visita cercando solo il bel borgo: la sua stagione di città del libro. Nel Seicento farnesiano il paese ospitava tipografie tanto attive da comporre e stampare edizioni di autori di primo piano della letteratura italiana. Dalle sue stamperie uscirono edizioni della "Secchia Rapita" di Alessandro Tassoni, il poema eroicomico che raccontava le guerre municipali fra Modena e Bologna, e dell'"Aminta" di Torquato Tasso, la celebre favola pastorale. Stampare, in quell'epoca, significava partecipare alla circolazione delle idee a un livello che poche cittadine di provincia potevano permettersi.

Attorno alle stamperie fiorì una vivace vita intellettuale, con accademie letterarie che portavano nomi come i Desiderosi, la Cimina e l'Arcadico Cimina, sul modello delle accademie che animavano l'Italia colta del tempo. Erano circoli in cui si discuteva di poesia, di scienza e di erudizione, segno che la ricchezza prodotta dalle ferriere e dalle cartiere si traduceva anche in cultura. Questa doppia vocazione, industriale e intellettuale, è la vera chiave per capire perché una cittadina di confine come Ronciglione abbia potuto dotarsi di un Duomo firmato da Carlo Rainaldi e di monumenti di questa qualità. La cultura, qui, aveva basi economiche solide.

Cosa vedere nei dintorni di Ronciglione nella Tuscia

Ronciglione è un'ottima base per esplorare la Tuscia viterbese, densa di borghi e meraviglie a breve distanza. A pochi minuti c'è Caprarola con il monumentale Palazzo Farnese, la reggia pentagonale del Vignola; verso Roma si incontrano Sutri con il suo anfiteatro scavato nel tufo e Nepi con le sue cascate. Poco più lontano meritano la deviazione Viterbo, la città dei papi, il borgo sospeso di Vitorchiano, il celebre Parco dei Mostri di Bomarzo, la medievale Tuscania e, verso nord, il Lago di Bolsena con la spettacolare Civita di Bagnoregio. Chi arriva in treno può abbinare facilmente Civita Castellana, sulla stessa linea ferroviaria.

Una curiosità su Ronciglione (VT)

La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda gli unicorni. La fontana simbolo del paese non è un capriccio decorativo: quei tre unicorni che versano acqua sono un preciso messaggio politico. L'unicorno era infatti uno degli emblemi araldici della casa Farnese, e piazzarlo al centro del paese equivaleva a marchiare Ronciglione come possesso di famiglia, esattamente come oggi un marchio identifica un'azienda. Chi passeggiava nel Seicento davanti alla Fontana Grande capiva al volo chi comandava. C'è di più: la tradizione popolare attribuisce la fontana al Vignola, l'architetto della vicina reggia di Caprarola, mentre gli studi la assegnano con maggiore certezza documentaria ad Antonio Gentili da Faenza. È un piccolo giallo di attribuzione che dice molto su come funziona la storia dell'arte: un nome celebre e vicino tende ad attirare a sé opere che non gli appartengono. Davanti alla fontana, insomma, non guardate solo l'acqua e i tre animali fantastici: state leggendo una firma politica farnesiana, e una lezione su quanto sia difficile dare a ogni opera il suo autore.

Una cosa che non ti dice nessuno su Ronciglione (VT)

La cosa che le guide raramente raccontano è che Ronciglione, per un paio di secoli, fu un polo industriale prima ancora che un bel borgo. Sotto i Farnese, fra il Cinquecento e il Seicento, qui giravano ferriere e ramiere che battevano il metallo, cartiere che producevano carta sfruttando la forza del Rio Vicano, fornaci, armerie e, soprattutto, stamperie. Le tipografie ronciglionesi erano tanto attive da stampare edizioni di autori maggiori come Tassoni e Tasso, in un'epoca in cui saper stampare significava contare nel mondo delle idee. Questa vocazione manifatturiera spiega la ricchezza del borgo e la sua cultura: le accademie letterarie, i palazzi, la stessa magnificenza del Duomo di Carlo Rainaldi. Camminando oggi fra i vicoli non lo si direbbe, ma sotto la cartolina del borgo medievale c'è la memoria di una piccola capitale del ferro e della carta. È anche la ragione per cui l'incendio del 1799 fu una tragedia economica oltre che umana: bruciarono opifici e archivi che erano il cuore produttivo della cittadina.

Il consiglio che ti do per visitare Ronciglione (VT)

Il mio consiglio da chi accompagna gruppi nella Tuscia da anni è di scegliere bene il momento. Ronciglione dà il meglio nel tardo pomeriggio, quando la luce radente accende il tufo del borgo di sotto e la Fontana degli Unicorni si tinge di dorato: se potete, arrivate un paio d'ore prima del tramonto e programmate la discesa nel borgo medievale proprio in quella fascia oraria. Evitate invece le domeniche di Carnevale se cercate il borgo tranquillo: in quei giorni il paese si riempie e diventa un'altra cosa, bellissima ma affollata e con la viabilità stravolta; il Carnevale va vissuto per sé, come evento, non incastrato in una visita rilassata del borgo. Un secondo suggerimento pratico: lasciate l'auto in alto, vicino a Porta Romana, e scendete a piedi verso la valle del Rio Vicano, perché i vicoli del borgo di sotto sono strettissimi e in pendenza. Infine, abbinate Ronciglione al Lago di Vico nella stessa giornata: mezza giornata al borgo e mezza al lago compongono un itinerario perfetto, senza correre. Portate scarpe comode: qui si sale e si scende di continuo, ed è proprio questo il bello.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Ronciglione è un paese a due piani, il borgo medievale in basso e la città farnesiana in alto. Quello che si cita di rado è il perché di quella forma: non è un capriccio urbanistico, è il risultato di una gigantesca opera di ingegneria idraulica. Il Fosso Chianello, uno dei due corsi d'acqua alla confluenza dei quali sorge il paese, scorreva a cielo aperto e rendeva inedificabile il secondo sperone di tufo. Furono i Farnese, nel Cinquecento, a bonificare le valli e a coprire il Chianello, liberando così il terreno su cui tracciare la città nuova con le sue strade larghe e diritte. In pratica, la Ronciglione rinascimentale esiste perché qualcuno decise di far sparire un fiume sotto la terra. Ancora oggi la geografia doppia del paese, il contrasto fra i vicoli medievali aggrappati alla forra e l'ariosità della parte alta, è la conseguenza diretta di quell'intervento. È un dettaglio che trasforma una semplice osservazione turistica, il paese su due livelli, in un capitolo di storia del territorio.

La foto giusta da fare a Ronciglione (VT)

La fotografia che porta a casa Ronciglione non è la Fontana degli Unicorni in primo piano, per quanto bella. È la veduta d'insieme del borgo medievale affacciato sulla forra del Rio Vicano, con le case che sembrano crescere dal tufo e, se avete fortuna con l'inquadratura, il viadotto ferroviario sullo sfondo. Il punto migliore si trova sui belvedere del borgo di sotto, verso la chiesa di Santa Maria della Provvidenza, che è a strapiombo sulla valle: da lì il paese si legge tutto, la stratificazione delle case, il verde della forra, la profondità. L'ora giusta è il tardo pomeriggio, con la luce che arriva bassa e laterale e stacca i volumi delle case dal fondo. Per il Carnevale il discorso cambia: lì la foto è quella degli Ussari lanciati al galoppo nei vicoli, ma serve una posizione conquistata con anticipo e la consapevolezza che i cavalli passano veloci. In ogni caso, evitate il mezzogiorno: la luce piatta appiattisce il tufo e vi porterete a casa un borgo grigio invece del paese dorato che Ronciglione sa essere.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di Ronciglione ha avuto i suoi giorni di svolta. Il primo è il 1526, quando i Farnese acquisirono il feudo e avviarono la trasformazione che avrebbe fatto del castello di confine una piccola capitale manifatturiera: da quell'anno partono le bonifiche, la città nuova, le ferriere e le stamperie. Il secondo momento chiave è il 1538, quando papa Paolo III Farnese concesse i tre giorni di festa che segnano l'atto di nascita ufficiale del Carnevale storico, ancora oggi il cuore dell'identità del paese. Poi c'è il 1649, l'anno amaro: con la distruzione di Castro il feudo passò alla Camera Apostolica e la stagione d'oro farnesiana si chiuse. Ma l'avvenimento che ha segnato il paese nel modo più profondo resta l'incendio del 1799. Durante la reazione francese alla rivolta della Tuscia contro la prima Repubblica Romana, fra il 28 e il 30 luglio le truppe del generale Valterre appiccarono il fuoco a Ronciglione: centosettantaquattro edifici andarono distrutti e con essi l'intero archivio storico comunale. Quel rogo spiega perché tante notizie sulle origini del borgo restino incerte: la memoria scritta del paese bruciò in tre giorni. Nel 1728, in tempi più sereni, papa Benedetto XIII aveva elevato Ronciglione al rango di città, riconoscimento che il paese conserva con orgoglio.

Chi è passato da Ronciglione (VT)

Da Ronciglione, o meglio nella sua rocca e nelle sue vicende, sono passati alcuni protagonisti della storia italiana. Il primo è papa Sisto IV, Francesco della Rovere, che fra il 1475 e il 1480 fece ricostruire la fortezza e vi soggiornò: lo stesso pontefice che a Roma diede il nome alla Cappella Sistina. Ai lavori della rocca lavorò l'architetto fiorentino Giovannino de' Dolci, il costruttore che in Vaticano ebbe un ruolo proprio nel cantiere sistino. Nella rocca soggiornò anche papa Paolo III Farnese, il pontefice che nel 1538 legò il proprio nome al Carnevale del paese e la cui famiglia fece di Ronciglione una contea del Ducato di Castro. Fra i Farnese passò di qui Pier Luigi Farnese, primo duca di Castro, per la cui investitura furono concessi i giorni di festa carnevalesca. Vicino al borgo, a Caprarola, lavorò per i Farnese il Vignola, l'architetto a cui la tradizione locale attribuisce anche la Fontana degli Unicorni di Ronciglione. E ci fu chi passò lasciando rovina: il generale francese Valterre, che nel 1799 diede alle fiamme il paese. Nomi di segno opposto, papi e distruttori, che disegnano il profilo di una cittadina più importante di quanto la sua dimensione lasci immaginare.

Piazza e monumenti del centro storico di Ronciglione
Uno scorcio del centro storico di Ronciglione

Domande veloci su Ronciglione (VT)

Quanto costa visitare Ronciglione?

Visitare Ronciglione è gratuito: è una cittadina, non un sito a pagamento, e si gira liberamente per vicoli, piazze e chiese. Un costo esiste solo per il Carnevale storico, dove le domeniche di gala prevedono un biglietto d'ingresso agli spazi allestiti, mentre molti altri eventi restano gratuiti. Gli importi cambiano ogni anno e si controllano sul sito ufficiale del Carnevale.

Quanto tempo serve per visitare Ronciglione?

Per il borgo bastano due o tre ore di passeggiata tranquilla, che salgono a mezza giornata se si visitano con calma il Duomo, la casa museo di Mariangela Virgili e i due borghi. Abbinando il Lago di Vico si riempie facilmente una giornata intera.

Come si arriva a Ronciglione da Roma?

In auto si prende la via Cassia oppure l'A1 con uscita a Magliano Sabina o Orte, per poco più di un'ora dal Raccordo. In treno c'è la ferrovia regionale Roma-Civita Castellana-Viterbo, la vecchia Roma Nord, che ferma alla stazione di Ronciglione.

Ronciglione è il Borgo dei Borghi?

Sì, Ronciglione ha vinto il titolo di Borgo dei Borghi nel 2023, il concorso televisivo che ogni anno elegge il paese più bello d'Italia. Il riconoscimento ha aumentato molto la sua notorietà.

Quando si tiene il Carnevale di Ronciglione?

Il Carnevale storico si svolge nelle settimane di Carnevale, fra febbraio e i primi di marzo a seconda dell'anno, con le sfilate nelle domeniche di gala, la Cavalcata degli Ussari, il Lunedi dei Nasi Rossi e la chiusura del Martedi Grasso. Le date precise variano ogni anno e sono pubblicate dal comitato organizzatore.

Che cos'è la Cavalcata degli Ussari di Ronciglione?

È il momento più spettacolare del Carnevale: cavalieri in uniformi ottocentesche galoppano per le vie del centro rievocando una vicenda di epoca napoleonica legata a un capitano di cavalleria francese. Il capitano cavalca con il busto rivolto all'indietro per guidare i suoi dragoni.

Chi sono i Nasi Rossi di Ronciglione?

Sono la maschera goliardica del Carnevale, una società nata nel 1900. Sfilano con camicie da notte bianche, berretto e naso rosso, armati di forchette e pentole di rigatoni con cui fanno assaggiare il loro piatto ai passanti nel Lunedi dei Nasi Rossi.

A chi è dedicato il Duomo di Ronciglione?

Il Duomo di Ronciglione è dedicato ai Santi Pietro e Caterina. Fu edificato intorno al 1671 su progetto di Carlo Rainaldi, importante architetto del barocco romano, e conserva altari in marmi policromi e opere fra cui una Madonna del Rosario e un trittico quattrocentesco.

Perché la fontana di Ronciglione si chiama degli Unicorni?

Perché è ornata da tre unicorni che versano acqua nelle vasche. L'unicorno era un simbolo araldico dei Farnese, i signori del paese. La tradizione la attribuisce al Vignola, ma gli studi la assegnano ad Antonio Gentili da Faenza.

Cosa sono le corse a vuoto di Ronciglione?

Sono palii di cavalli senza fantino che corrono lanciati per le vie rinascimentali del paese. Nove contrade schierano due cavalli ciascuna e affrontano passaggi difficili come il cantone del gricio e la salita di Montecavallo. Si tengono durante il Carnevale e in estate.

Ronciglione è adatta ai bambini?

Sì. Il borgo si gira a piedi, il Carnevale con i suoi cavalli e le maschere piace molto ai più piccoli e il vicino Lago di Vico offre spazi all'aperto, sponde e sentieri. Attenzione solo ai vicoli in pendenza e ai belvedere affacciati sulla forra.

Si può fare il bagno nel Lago di Vico vicino a Ronciglione?

Il Lago di Vico è una riserva naturale protetta e la balneazione è regolamentata in zone e periodi specifici. Prima di programmare un bagno conviene verificare le regole in vigore presso l'ente gestore della riserva.

Quanto dista Ronciglione da Viterbo?

Ronciglione si trova a una ventina di chilometri da Viterbo e a circa cinquantacinque da Roma, in posizione centrale nella Tuscia viterbese sui Monti Cimini.

Cosa si mangia a Ronciglione?

La specialità legata alla festa della Provvidenza sono gli gnocchi di patate. Il territorio è famoso per la nocciola dei Monti Cimini, base di dolci e torroni, oltre a castagne, funghi, olio e vini locali.

Si può visitare il Castello della Rovere a Ronciglione?

La Rocca dei Torrioni domina il paese e se ne ammira l'esterno liberamente. Le condizioni di visita degli interni variano nel tempo: conviene informarsi presso l'ufficio turistico del comune prima di programmare l'ingresso.

Ronciglione è accessibile alle persone con difficoltà motorie?

La parte alta del paese, con il Duomo e la fontana, è relativamente pianeggiante e accessibile. Il borgo medievale di sotto ha invece vicoli stretti, in pendenza e con gradini, di percorso più impegnativo per chi ha difficoltà motorie.

Qual è il periodo migliore per visitare Ronciglione?

La primavera e l'autunno offrono luce e temperature ideali per il borgo e per il lago; l'estate è vivace grazie alla festa della Provvidenza in agosto; il Carnevale, fra febbraio e marzo, è il periodo più spettacolare ma anche il più affollato.

Cosa vedere vicino a Ronciglione?

Nei dintorni ci sono Caprarola con il Palazzo Farnese, Sutri con l'anfiteatro nel tufo, Nepi con le cascate, Viterbo la città dei papi, Vitorchiano, il Parco dei Mostri di Bomarzo, Tuscania e i laghi di Vico e di Bolsena con Civita di Bagnoregio.

C'è una cascata a Ronciglione?

Il Rio Vicano, l'emissario del Lago di Vico, scorre nella forra sotto il borgo medievale formando salti e piccole cascate. È un ambiente naturale di grande fascino ma di accesso non sempre agevole: conviene informarsi in loco sui sentieri percorribili.

Perché Ronciglione era famosa per le stamperie?

Nel Seicento, sotto i Farnese, il paese ospitava tipografie molto attive che stamparono edizioni di autori come Tassoni, con la Secchia Rapita, e Tasso, con l'Aminta. Attorno alle stamperie fiorirono accademie letterarie, segno della ricchezza culturale della cittadina.

Quando è stato distrutto l'archivio storico di Ronciglione?

Fra il 28 e il 30 luglio del 1799 le truppe del generale francese Valterre appiccarono il fuoco al paese durante la reazione alla rivolta antifrancese, distruggendo centosettantaquattro edifici e l'intero archivio storico comunale. Per questo molte notizie sulle origini restano incerte.

Che cos'è la casa museo di Mariangela Virgili a Ronciglione?

È la casa, in Piazza degli Angeli nel borgo medievale, della Venerabile Mariangela Virgili, terziaria carmelitana in corso di beatificazione. Conserva centinaia di ex voto d'argento, tavolette votive, fotografie e registri dei visitatori che risalgono fino al 1910.

Se dovessi riassumere Ronciglione in un'immagine, sceglierei quel momento in cui, sceso dal centro barocco, ci si affaccia dal borgo di sotto sulla forra del Rio Vicano e si capisce di colpo il paese a due piani: la storia industriale sotto la cartolina, i Farnese che spostavano fiumi, gli Ussari che ancora galoppano a Carnevale. Non è un borgo da mordi e fuggi. Datele mezza giornata piena, abbinatela al Lago di Vico, e tornerete a casa convinti che il titolo di Borgo dei Borghi, per una volta, se lo meritava davvero.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoRonciglione (VT) - Borgo medievale di Ronciglione, Via dell' Olmo, 16, 01037 Ronciglione VT
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IndirizzoBorgo medievale di Ronciglione, Via dell' Olmo, 16, 01037 Ronciglione VT Roncigione (VT), Borghi e paesini, Vicino Roma
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