Romics 2026 — la fiera del fumetto e dell’animazione torna a ottobre
L’evento. Dal 1° al 4 ottobre 2026 la Fiera di Roma ospita la 37ª edizione di Romics, il festival internazionale del fumetto, dell’animazione, del cinema e dei games: quattro giorni di mostre, incontri, anteprime, cosplay e area games per decine di migliaia di visitatori, dentro cinque padiglioni e oltre settantamila metri quadri di spazio espositivo.
Di cosa si tratta. Romics nasce nel 2001 e da allora si ripete due volte l’anno, in primavera e in autunno. Non è una fiera di settore chiusa agli addetti ai lavori e non è nemmeno soltanto una fiera del fumetto: è il posto dove finiscono insieme il manga, il libro-game, il concept design per il cinema, il doppiaggio, l’illustrazione per l’infanzia, il videogioco e il cosplay. L’organizzazione parla di oltre quattrocento espositori nazionali e internazionali e di un programma che, nelle edizioni piene, supera le quattrocentocinquanta presentazioni distribuite sui quattro giorni. In pratica: qualunque cosa ti interessi di questo mondo, un pezzo di programma dedicato lo trovi.
La location. Fiera di Roma, Via Portuense 1645, ingresso Nord. Ci si arriva con il treno FL1 scendendo alla fermata Fiera di Roma, oppure in auto dal Grande Raccordo Anulare, uscita 30 in direzione Fiumicino, seguendo poi la cartellonistica per Fiera Roma. Il parcheggio esterno dichiara oltre settemila posti auto. Il secondo accesso pedonale, l’ingresso Est, ha un altro indirizzo: Via A. G. Eiffel, traversa di Via Portuense.
Quando sto scrivendo. Siamo a metà settembre e mancano tre settimane esatte all’apertura. È il momento giusto per prendere il biglietto, decidere quale giorno ti conviene, capire come muoverti e, se hai in mente di venire in costume, mettere mano alle ultime rifiniture. È una guida operativa per chi si sta organizzando adesso, con i numeri e gli orari del sito ufficiale e con le cose che si imparano solo andandoci.
Una curiosità su Romics 2026 — la fiera del fumetto e dell’animazione torna a ottobre
Prima una cosa che quasi nessuno sa, e che spiega perché Romics a un certo punto è diventata grande davvero: la manifestazione è una fiera certificata da ISFCERT, l’istituto che verifica i dati statistici fieristici ed è riconosciuto da Accredia. Tradotto: i numeri di visitatori che leggi nei comunicati non sono una stima gonfiata dall’ufficio stampa, sono cifre controllate da un ente terzo. Nel mondo delle convention, dove ogni festival annuncia record improbabili, è una differenza che pesa parecchio, e infatti è uno dei motivi per cui gli editori internazionali prendono sul serio l’appuntamento romano.

La seconda curiosità riguarda il nome. Romics è la fusione più ovvia del mondo, Roma più comics, e proprio per questo è invecchiata benissimo. Nel 2001, quando il festival è stato ideato da Isi.Urb e Investimenti Spa, il fumetto italiano usciva da un decennio complicato e nessuno avrebbe scommesso su una fiera capitolina capace di reggere il confronto con l’appuntamento toscano di fine ottobre. Venticinque anni dopo, con l’organizzazione affidata a Fiera Roma Srl e Mens Nova Srl, la formula delle due edizioni annuali si è rivelata l’intuizione vincente: chi lavora nel settore ha due finestre l’anno per presentare novità, e il pubblico romano non deve aspettare dodici mesi per rivedere i propri autori.
Terza curiosità, la migliore: il premio più prestigioso della manifestazione, il Romics d’Oro, è nato insieme al festival. Nella prima edizione è andato a Monkey Punch, il creatore di Lupin III, ad Alfredo Castelli, il papà di Martin Mystère, allo scozzese Eddie Campbell e all’argentino Francisco Solano Lopez. Quattro nomi che raccontano già tutto: Giappone, Italia, area anglosassone, Sudamerica. Da quel momento in poi il criterio non è mai cambiato e l’albo d’oro è diventato, senza che nessuno se lo proponesse, una specie di mappa del fumetto mondiale degli ultimi venticinque anni.
E c’è una quarta curiosità, minuscola, che a me diverte molto: il quartiere fieristico dove si svolge tutto questo è relativamente giovane. La Fiera di Roma si è trasferita nella sede di Ponte Galeria a metà degli anni Duemila, lasciando la vecchia sede di Via Cristoforo Colombo. Romics quindi ha cambiato casa durante la propria vita, e chi frequentava il festival nei primi anni ricorda spazi molto più stretti e code molto più caotiche di quelle di oggi. Il fatto che adesso i padiglioni siano cinque, larghi e climatizzati, non è un dettaglio: è la ragione per cui nel weekend, con decine di migliaia di persone dentro, si riesce comunque a camminare.
Le date, gli orari e come è fatta la giornata
La 37ª edizione occupa quattro giorni: giovedì 1, venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026. Gli ingressi sono aperti dalle 10.00 alle 19.00 in tutti i giorni di manifestazione. Nove ore filate, che sembrano tantissime finché non ci sei dentro: poi ti accorgi che tra una fila per un autografo, un incontro in sala e mezz’ora persa a guardare i banchi degli editori indipendenti, il tempo sparisce.
La differenza tra i quattro giorni è netta e vale la pena capirla prima di scegliere. Giovedì e venerdì sono i giorni feriali: meno gente, più respiro, possibilità concreta di parlare due minuti con un autore all’Artist Alley senza avere venti persone dietro che sbuffano. Sono anche i giorni in cui entrano le scolaresche con la formula della visita didattica, quindi la mattina può esserci un picco di ragazzini nei padiglioni centrali, ma è un flusso che si assorbe in fretta. Sabato e domenica sono tutt’altra faccenda: è il weekend, arriva il grosso del pubblico, i grandi eventi sul palco si concentrano lì e il colpo d’occhio è spettacolare, con i cosplayer che diventano metà della scenografia.
Se me lo chiedi in maniera secca: se puoi prenderti un giorno di ferie, vieni giovedì o venerdì e goditi il festival con calma. Se cerchi lo spettacolo, il rumore, la folla, le esibizioni sul palco e la sensazione di essere dentro un evento enorme, allora vieni sabato o domenica e mettilo in conto.
Una cosa importante da sapere sulla struttura della giornata: il biglietto giornaliero vale per un solo ingresso. Una volta entrato, se esci non rientri con lo stesso tagliando. È una regola secca e non ci sono deroghe. Significa che la pianificazione della pausa pranzo cambia completamente: non puoi uscire, mangiare qualcosa fuori e tornare dentro. O mangi all’interno del quartiere fieristico, o ti porti qualcosa da casa e ti siedi da qualche parte. Lo scrivo qui in alto perché è il primo errore che vedo fare ogni anno da chi viene per la prima volta.
I biglietti: prezzi, dove si comprano, e perché non aspettare
I prezzi della 37ª edizione sono differenziati per giornata, e questa è la griglia pubblicata dall’organizzazione:
- Giovedì 1 ottobre: 12,00 euro più 1,50 euro di commissione.
- Venerdì 2 ottobre: 12,00 euro più 1,50 euro di commissione.
- Sabato 3 ottobre: 15,00 euro più 1,50 euro di commissione.
- Domenica 4 ottobre: 15,00 euro più 1,50 euro di commissione.
- Abbonamento quattro giorni: 40,00 euro più 1,50 euro di commissione.
- Visita didattica (istituti scolastici): 7,00 euro ad alunno, con ingresso omaggio per gli alunni diversamente abili e per i docenti accompagnatori, iscrizioni entro il 21 settembre 2026.
- Bambini da 0 a 5 anni: gratuito. Dai 6 anni compiuti si paga il biglietto intero.
- Persone con invalidità al 100% e accompagnatore: gratuito, previa presentazione della documentazione attestante, al banco Help Desk.
- Accredito stampa: gratuito per gli operatori con tesserino di iscrizione all’albo, al desk accrediti.
Fai bene attenzione a questo punto, perché è il più importante di tutta la pagina: i biglietti si comprano solo in prevendita online oppure nei punti vendita VivaTicket abilitati. In cassa, il giorno stesso, alla Fiera, non si vende nulla. Se ti presenti all’ingresso Nord la domenica mattina sperando di comprare il tagliando lì, resti fuori. Non è una minaccia dell’ufficio stampa, è la regola operativa dichiarata, e l’organizzazione la ripete in modo esplicito sulla pagina della biglietteria.
Altri dettagli utili che si leggono nelle domande frequenti e che ti risparmiano una brutta sorpresa. I biglietti e gli abbonamenti non sono nominativi: sul tagliando compare il nome di chi lo ha acquistato, ma può essere ceduto a terzi, quindi se un amico ti molla all’ultimo non hai buttato i soldi. Una volta comprato il biglietto non si può cambiare giorno, quindi pensaci bene prima di confermare. Con il biglietto acquistato online non devi rifare la fila in biglietteria: vai direttamente ai tornelli. Con il giornaliero o con l’abbonamento accedi a tutte le aree del festival e a tutte le attività in programma, senza supplementi per gli incontri.
Due riduzioni che spesso vengono date per scontate e quest’anno non esistono. Non c’è la riduzione cosplay, quindi chi viene in costume paga come tutti gli altri e non è prevista una selezione cosplay in biglietteria: entrare in costume resta comunque possibile, semplicemente si paga il prezzo pieno. E non c’è la riduzione per gruppi organizzati, quindi associazioni, agenzie di viaggio, tour operator e fumetterie non hanno tariffe dedicate. Nemmeno per forze armate e forze dell’ordine sono previsti omaggi.
Ultima nota, che piace sempre a chi ha un cane: gli animali domestici di piccola e media taglia sono ammessi, purché con guinzaglio, museruola e kit per la pulizia. Detto questo, con decine di migliaia di persone, musica alta e luci, un cane è meglio non portarlo. Ma la regola è quella.
Una cosa che non ti dice nessuno su Romics 2026 — la fiera del fumetto e dell’animazione torna a ottobre
Adesso arrivo al punto che non troverai in nessun comunicato, perché non è un’informazione: è un’abitudine che si impara sbagliando.
Romics non si visita partendo dall’ingresso e procedendo in ordine. Chi lo fa, e sono quasi tutti quelli che vengono la prima volta, entra dall’accesso Nord, trova il primo padiglione pieno di stand commerciali enormi e luminosissimi, si ferma lì, compra due gadget, guarda un paio di esibizioni e si accorge alle cinque del pomeriggio di non aver ancora visto la parte del festival per cui era venuto. Il meccanismo è sempre lo stesso: i primi padiglioni sono i più rumorosi e i più attrattivi, e l’occhio ci resta incollato.
Il festival vero, quello che vale il biglietto, è distribuito in profondità. La Comics City, dove ci sono gli editori e l’Artist Alley con gli autori che disegnano dal vivo, è nel Padiglione 7. I grandi incontri e i concerti finiscono sul palco del Padiglione 8, che è la sala grande da oltre diecimila posti. L’area games ha un suo spazio dedicato. Le mostre hanno un percorso separato. Se non hai una mappa in testa, cammini a caso e perdi la metà delle cose.
Quindi la strategia è rovesciata rispetto all’istinto: appena entri, non fermarti. Attraversa i primi padiglioni a passo svelto, raggiungi la parte del festival che ti interessa davvero, fai lì le cose che hai in programma, e torna indietro verso gli stand commerciali nel pomeriggio, quando sei già a posto con il resto. Il gadget lo trovi anche alle sei di sera. L’autore che disegna dediche all’Artist Alley, alle sei di sera, ha già chiuso la lista.
Seconda cosa che nessuno dice: le file per gli autografi e per le dediche si formano molto prima dell’orario dell’incontro, e in certi casi funzionano a numero chiuso con un tagliando distribuito la mattina. Se sei venuto apposta per un autore specifico, la prima cosa da fare appena entri è andare a capire come funziona la sua coda quel giorno, anche se l’incontro è nel pomeriggio. Chiedere al banco dell’editore costa trenta secondi e ti evita di scoprire alle quindici che i posti erano finiti alle undici.
Terza: la copertura telefonica dentro un padiglione fieristico con decine di migliaia di persone collegate è quello che è. Le mappe online, i programmi aggiornati e i messaggi al gruppo di amici funzionano male proprio nei momenti di punta. Prendi la mappa cartacea all’ingresso, mettiti d’accordo su un punto di ritrovo fisico e su un orario preciso, e non affidarti al telefono per ritrovarti. È un consiglio da vecchio frequentatore di fiere, ma è quello che salva il pomeriggio.
Come arrivare alla Fiera di Roma senza rovinarti la giornata
Il quartiere fieristico si trova sulla Via Portuense, nella zona di Ponte Galeria, a metà strada tra Roma e Fiumicino. Non è il centro, non è nemmeno la periferia classica: è un pezzo di campagna romana riconvertito, con capannoni, vivai, il fiume poco lontano e una stazione ferroviaria costruita apposta. Questo ha un vantaggio enorme e uno svantaggio.
In treno, ed è il modo giusto. La linea è la FL1, quella che collega Orte a Fiumicino Aeroporto passando per il quadrante orientale della città. La fermata si chiama proprio Fiera di Roma e serve solo quella. Dalle stazioni Tuscolana, Tiburtina e Ostiense, tutte collegate alle linee A e B della metropolitana, prendi il treno in direzione Fiumicino e scendi lì. Il biglietto costa 1,50 euro. Dalla fermata al quartiere fieristico si cammina pochi minuti su un percorso pedonale dedicato. È il sistema più rapido, il più economico e il meno stressante: nei giorni di grande afflusso la FL1 è letteralmente l’unico modo per non impazzire.
In auto. Dal Grande Raccordo Anulare si esce all’uscita 30 in direzione Fiumicino e poi si seguono le indicazioni per Fiera Roma. Il parcheggio esterno dichiara oltre settemila posti auto, ai quali si aggiungono circa mille posti interni al quartiere che possono essere messi a disposizione degli organizzatori. Detto in modo brutale: il posto lo trovi. Il problema non è parcheggiare, è entrare e uscire nelle due ore di punta, quando tutta la Portuense e gli svincoli si intasano. Se proprio devi venire in macchina il sabato, arriva presto, molto presto, e metti in conto che all’uscita perderai tempo.
In aereo. Questo è il caso particolare che rende Romics un appuntamento comodissimo anche per chi arriva da fuori regione. Dall’aeroporto di Fiumicino la Fiera di Roma è a dieci minuti di taxi e il collegamento su rotaia è diretto con la FL1, alla tariffa di 8 euro. Ci sono anche i pullman Cotral. È una delle poche fiere italiane dove atterri e sei praticamente arrivato: se vieni da Milano, Napoli o Palermo per due giorni, la scelta del volo su Fiumicino invece che su Ciampino ti semplifica la vita in modo evidente.
In taxi. L’indirizzo da dare dipende dall’ingresso: per l’ingresso Nord è Via Portuense 1645-1647, per l’ingresso Est è Via A. G. Eiffel, traversa della Portuense. Dal centro, con Piazza Venezia come riferimento, il tempo stimato è di quaranta minuti. Dall’aeroporto di Fiumicino, dieci minuti.
Un ultimo dettaglio che vale la pena ricordare: gli ingressi pedonali sono due, Nord ed Est, e il biglietto è valido per entrambi in tutti i giorni. Se arrivi in treno ti conviene verificare quale dei due accessi è più vicino al percorso pedonale della stazione in quella edizione, perché la distribuzione dei flussi cambia. Se arrivi in auto, l’ingresso di riferimento è quello indicato dalla segnaletica del parcheggio in cui hai lasciato la macchina.
Il consiglio che ti do per visitare Romics 2026 — la fiera del fumetto e dell’animazione torna a ottobre
Il consiglio è uno solo, ed è controintuitivo: scegli tre cose e rinuncia a tutto il resto in anticipo.
Ti spiego perché. Romics è una manifestazione con centinaia di appuntamenti in contemporanea distribuiti su cinque padiglioni. Nessuno, nemmeno chi ci lavora, riesce a vedere anche solo la metà del programma di una singola giornata. Chi arriva con l’idea di "vedere tutto" finisce per fare la cosa peggiore: cammina molto, si ferma poco, entra in tre incontri a metà, esce alle sette con i piedi distrutti e la sensazione confusa di non aver visto niente. È la modalità turista, e a Romics funziona malissimo.
Chi invece arriva con tre obiettivi precisi, per esempio un incontro con un autore, una mostra e un’area specifica da girare con calma, esce contento. Perché le tre cose le ha fatte davvero, e tutto quello che ha incrociato per caso nel mezzo diventa un regalo invece che una perdita. Il programma ufficiale si aggiorna fino agli ultimi giorni, quindi il momento per fare questa scelta è la sera prima, non tre settimane prima: adesso serve solo prendere il biglietto e bloccare la data.
Attorno a questo consiglio principale ne metto altri, più spiccioli, tutti imparati sul posto.
Arriva all’apertura, non a metà mattina. Le 10.00 sono l’ora in cui i tornelli aprono e la prima ora è la migliore della giornata: padiglioni ancora vuoti, autori disponibili, stand con il magazzino pieno, luce buona per le foto. Alle 12.30 la stessa fiera è un altro posto.
Compra le cose che ti interessano quando le vedi. Le tirature limitate, le variant, le stampe firmate e i volumi presentati in anteprima finiscono. Il ragionamento "poi ripasso" vale per le magliette, non per il pezzo raro. E siccome i padiglioni sono grandi, "poi ripasso" spesso significa venti minuti di camminata in mezzo alla folla per scoprire che non c’è più.
Porta contanti, ma non solo contanti. Quasi tutti accettano la carta, ma i piccoli autori all’Artist Alley e certi banchi dell’usato lavorano molto in contanti, e il bancomat dentro un quartiere fieristico affollato è una scommessa. Cento euro in tasca, divisi in tagli piccoli, risolvono.
Fissa un’ora per mangiare e rispettala. Visto che non si esce e non si rientra, l’unica strategia sensata è pranzare molto presto, verso mezzogiorno, oppure molto tardi, dopo le due e mezza. Nel mezzo la ressa ai punti ristoro è quella che è.
Scarpe. Lo so che detto così sembra banale, ma è la cosa che fa la differenza tra una giornata bella e una giornata lunga. In una visita normale a Romics si camminano diversi chilometri su pavimento industriale duro. Le scarpe sbagliate ti fanno tornare a casa tre ore prima del previsto.
Se vieni con dei ragazzini, decidi un punto di ritrovo fisico. Un banco preciso, una scritta, un colore, e un orario. Con quella folla e con il telefono che prende male, è l’unica cosa che funziona sempre.
Cosa mettere nello zaino
Elenco secco degli errori da evitare.
- Una borraccia o una bottiglia d’acqua. I padiglioni sono climatizzati ma la giornata è lunga e i punti ristoro hanno le loro code.
- Un powerbank. Tra foto, video, mappe e ricerca disperata di segnale, la batteria del telefono si consuma al doppio della velocità normale. È l’oggetto che ti salva il pomeriggio.
- Una cartellina rigida formato A3 o una busta portadisegni. Se pensi di farti fare una dedica, di comprare una stampa o una tavola originale, senza qualcosa di rigido arrivi a casa con il foglio piegato. All’Artist Alley è l’accessorio che distingue chi ci è già stato da chi no.
- Un cambio leggero se vieni in costume. Ne parlo meglio tra poco.
- Il biglietto già scaricato sul telefono e, se puoi, stampato. Il codice a barre letto da uno schermo poco luminoso in mezzo a mille persone è una delle cause più frequenti di rallentamento ai tornelli.
E una cosa da lasciare a casa: qualunque oggetto che possa sembrare un’arma. Vale soprattutto per i cosplayer, e ci arrivo adesso.
Il cosplay: come funziona davvero, tra gare, raduni e buon senso
Il cosplay a Romics non è un contorno, è una delle ragioni principali per cui la gente viene. E quest’anno il programma dedicato è abbastanza definito da poterne parlare con precisione.
Il Romics Cosplay Award è l’evento simbolo: va avanti da oltre quindici anni e si svolge nella grande sala da oltre diecimila posti. Per la 37ª edizione l’appuntamento è domenica 4 ottobre 2026. Le categorie in gara sono cinque: miglior cosplay, inteso come singolo maschile o femminile oppure coppia; miglior gruppo; miglior costume maschile; miglior costume femminile; migliore interpretazione. C’è poi il premio che pesa di più sul piano internazionale, cioè la selezione della coppia che rappresenterà l’Italia al World Cosplay Summit 2027 di Nagoya, in Giappone, che è la competizione cosplay più importante al mondo.
Per chi vuole gareggiare, occhio alla data: le iscrizioni al Romics Cosplay Award si chiudono lunedì 14 settembre 2026, quindi mancano pochissimi giorni. Serve leggere il regolamento e compilare il modulo online entro quel termine. L’indirizzo di riferimento per le informazioni è quello della segreteria cosplay del festival.
Il Cosplay Kids è la versione per i più piccoli, ed è uno degli appuntamenti più amati dalle famiglie: bambini che salgono sul palco vestiti da supereroi, principesse, maghi, personaggi dei videogiochi, creature fantastiche e cattivissimi di ogni tipo. Più che una gara è una festa, ma il palco è vero e l’emozione pure. Per partecipare bisogna compilare il modulo di iscrizione online e inviare la liberatoria firmata entro il 27 settembre 2026. Sulla giornata esatta in cui si svolge, la comunicazione ufficiale non è del tutto univoca, quindi se ti interessa portare tuo figlio a gareggiare, conferma la data con la segreteria prima di organizzare il viaggio.
I raduni cosplay sono la parte che preferisco, perché è quella costruita dal basso. Chiunque abbia una community o un fandom può proporre un raduno, indicando nome, data, luogo previsto e link dell’evento: una volta approvato, il raduno entra nel programma ufficiale della manifestazione e viene promosso sui canali social del festival. Le iscrizioni restano aperte fino al 30 settembre 2026. Sfogliando l’elenco dei raduni già confermati si capisce la varietà di questo mondo meglio che con qualunque descrizione: c’è chi organizza karaoke e sfilate a tema, chi si dà appuntamento in un padiglione preciso a un’ora precisa per fare foto di gruppo, chi raduna i fan di serie di nicchia che aspettano da anni una seconda stagione. Sono micro eventi, durano un’ora, e sono il modo migliore per trovare gente che ama esattamente le stesse cose che ami tu.
Adesso la parte pratica, quella che a un cosplayer serve davvero.
Non c’è la riduzione cosplay. Quest’anno l’organizzazione lo dice chiaramente: la selezione cosplay in biglietteria non è attiva e non esiste una tariffa ridotta per chi entra in costume. Si entra in costume, ma pagando come tutti.
Vestiti fuori, o vestiti in loco? Dipende da come arrivi. Se vieni in treno con la FL1, un costume ingombrante sul convoglio del sabato mattina è una punizione per te e per gli altri passeggeri. La soluzione classica è arrivare in abiti normali, portarsi il costume in un borsone e completarlo una volta dentro, lasciando per ultimi elmi, ali, mantelli e tutto quello che sporge. Se vieni in auto è più semplice, ma considera comunque che dal parcheggio all’ingresso si cammina.
Le armi finte. Ogni fiera ha regole precise su materiali, dimensioni e trasporto delle prop. Non improvvisare: se il tuo costume prevede una spada, un fucile o un’asta lunga, verifica prima con l’organizzazione cosa è ammesso e come va trasportato, e prevedi il tempo del controllo all’ingresso. Il buon senso di base, valido ovunque, è che le prop devono essere evidentemente finte, in materiale leggero, senza parti affilate o metalliche, e vanno tenute in modo da non essere pericolose in mezzo alla folla.
Il kit di sopravvivenza del cosplayer. Ago e filo, spille da balia, colla a caldo se hai modo di usarla, nastro biadesivo per tessuti, salviette struccanti, un fondotinta di scorta, cerotti per i punti di sfregamento, e soprattutto acqua. Un costume pesante dentro un padiglione affollato è caldo anche a ottobre. Se sei in armatura, programma pause vere: mezz’ora seduto ogni due ore non è debolezza, è la differenza tra finire la giornata e mollare alle tre.
Le foto. Regola non scritta ma universale: si chiede sempre prima di fotografare qualcuno. Vale doppio con i minori. E se un cosplayer è seduto a mangiare o si è tolto una parte del costume, quello è il suo momento di pausa: non è il momento della foto.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Romics è una grande fiera del fumetto. Quello che si dice molto meno, e che invece è il dato più interessante della manifestazione, è che Romics non è soltanto una fiera del fumetto: è una fiera del cinema e del videogioco travestita da fiera del fumetto, e da parecchi anni ormai.
Basta guardare chi riceve i premi. Nella 37ª edizione il Romics d’Oro va a quattro persone, e solo una di queste appartiene al fumetto in senso stretto. C’è Takeshi Koike, regista e animatore giapponese. C’è Paola Barbato, sceneggiatrice di fumetti ma anche scrittrice di romanzi, autrice per ragazzi e sceneggiatrice televisiva. C’è Simone Legno, illustratore e direttore creativo di un brand globale di design e lifestyle. E c’è Sir Ian Livingstone, game designer e imprenditore, uno dei padri del gioco di ruolo e del libro-game. Quattro linguaggi diversi, quattro industrie diverse.
Il Romics Special, che è l’altro riconoscimento della manifestazione, racconta la stessa cosa. Quest’anno va al concept designer britannico Dan Walker, che di mestiere disegna oggetti, veicoli, costumi e tecnologie per il cinema, e all’illustratrice spagnola Laura Pérez, che lavora tanto sul graphic novel quanto sull’illustrazione editoriale per testate internazionali.
Questo è il fatto risaputo che quasi nessuno cita: le fiere del fumetto italiane, negli ultimi quindici anni, sono diventate il principale punto di contatto pubblico tra il paese e le industrie creative dell’audiovisivo. Non esiste in Italia un festival del concept design, non esiste una convention del doppiaggio, non esiste una fiera dedicata ai mestieri degli effetti visivi. Quelle professioni, quando vogliono parlare al pubblico, passano da qui. E allora capita che dentro un padiglione di Ponte Galeria, in un pomeriggio di ottobre, un ragazzo di diciassette anni che pensava di venire a comprare manga scopra che il lavoro che vuole fare da grande esiste, ha un nome e ci sono persone che vengono a raccontarlo.
C’è poi un secondo aspetto, meno romantico e più economico. Romics è anche uno spazio B2B, con una formula che l’organizzazione definisce di edutainment e business insieme. Significa che mentre il pubblico gira per gli stand, nelle sale laterali si fanno incontri professionali, si presentano portfolio, si chiudono accordi editoriali e si fanno colloqui. Per un giovane autore italiano, presentarsi con una cartellina a una fiera come questa è ancora oggi uno dei modi più concreti per farsi vedere da un editore. Non è folklore: è il mercato del lavoro del fumetto che funziona così.
Chi c’è nella 37ª edizione
Qui compaiono solo nomi e appuntamenti pubblicati sui canali ufficiali della manifestazione. Il programma completo si chiude negli ultimi giorni e continuerà ad arricchirsi fino all’apertura, quindi consideralo un quadro parziale, non l’elenco definitivo.
Takeshi Koike, Romics d’Oro. È il nome che a Roma farà più rumore tra gli appassionati di animazione giapponese. Koike ha uno stile inconfondibile, fatto di personaggi fortemente espressivi, energia narrativa fortissima e un segno grafico audace. Ha esordito alla regia nel 2000 con la sequenza introduttiva di Party7 di Katsuhito Ishii, e da lì è arrivato a firmare lavori che sono diventati punti di riferimento: l’episodio World Record dentro The Animatrix, e soprattutto Redline, il film d’animazione che ancora oggi viene citato come esempio limite di cosa si può fare disegnando a mano. Ha lavorato come regista e character designer per la serie di cinque film LUPIN THE IIIRD, dedicata ai personaggi creati da Monkey Punch e distribuita in Italia da Anime Factory, etichetta di Plaion Pictures: una rilettura più adulta e più dura del franchise. A Romics incontrerà il pubblico in un evento dedicato proprio al suo lavoro su quella serie.
Paola Barbato, Romics d’Oro. Dal 1999 scrive Dylan Dog per Sergio Bonelli Editore, e questo basterebbe. Ma il suo percorso è molto più largo: ha firmato la serie 10 ottobre e la miniserie Ut disegnata da Corrado Roi, ha pubblicato romanzi per Rizzoli, Piemme e Neri Pozza, ha scritto per bambini e ragazzi con Il Battello a Vapore, ha scritto per la televisione. Il suo Mani nude ha vinto il Premio Scerbanenco ed è diventato un film diretto da Mauro Mancini con Alessandro Gassmann e Francesco Gheghi. A Romics ripercorrerà la carriera con il pubblico: oltre venticinque anni su Dylan Dog, il thriller, la narrativa per ragazzi.
Simone Legno, Romics d’Oro. Questo è il premio che a Roma ha un sapore particolare, perché Legno è romano. Nel 2005 ha fondato tokidoki insieme agli imprenditori Pooneh Mohajer e Ivan Arnold, e da lì ha costruito uno degli immaginari pop più riconoscibili al mondo, con collaborazioni che vanno da Karl Lagerfeld a Barbie, da Marvel a Hello Kitty, da Uniqlo a Xbox. Negli ultimi anni ha firmato Luce, la mascotte ufficiale del Giubileo 2025 realizzata in collaborazione con il Vaticano, Nipponina per il 160° anniversario dei rapporti tra Italia e Giappone, e Italia-chan, mascotte italiana per Expo 2025 Osaka. Se ti sei chiesto chi avesse disegnato quei personaggi, adesso lo sai.
Sir Ian Livingstone, Romics d’Oro. Per chi ha avuto quindici anni negli anni Ottanta, questo nome vale da solo il viaggio. Livingstone ha co-fondato Games Workshop nel 1975 con Steve Jackson, ha portato Dungeons and Dragons nel Regno Unito e ha contribuito a creare Warhammer, White Dwarf e Citadel Miniatures. Nel 1982 ha scritto The Warlock of Firetop Mountain, il primo volume di Fighting Fantasy, la collana di libri-game che ha venduto oltre ventuno milioni di copie nel mondo e che in Italia ha educato una generazione intera al concetto di narrazione interattiva. Poi è stato tra i protagonisti di Eidos Interactive, quindi Tomb Raider, Hitman, Deus Ex. Ha ricevuto un BAFTA Special Award, è entrato nella UK Video Games Hall of Fame ed è stato nominato Cavaliere della Corona Britannica nel 2022. A Romics incontrerà il pubblico in un appuntamento dedicato alla carriera.
Dan Walker, Romics Special. Concept designer britannico con oltre settantacinque produzioni tra cinema e televisione alle spalle. I suoi disegni hanno dato forma a pezzi di immaginario che conosci a memoria anche se non hai mai sentito il suo nome: i cacciaviti sonici del Nono, Decimo e Undicesimo Dottore di Doctor Who, gli interni della Batmobile di Christian Bale, la tuta per la superficie di Marte indossata da Matt Damon, la Bat-Cycle di Ben Affleck. Ha lavorato su The Dark Knight Trilogy, Star Wars, Mission: Impossible e numerose produzioni Marvel e DC, e i suoi concept più recenti si vedono in Project Hail Mary, The Running Man e Star Wars: Starfighter. Se ti interessa capire come nasce concretamente un oggetto di scena, questo è l’incontro da segnare.
Laura Pérez, Romics Special. Illustratrice e autrice di graphic novel nata a Valencia nel 1983, ha collaborato con il MoMA, il Washington Post, National Geographic, il Wall Street Journal, Vanity Fair, El País e Penguin Random House. Il suo Ocultos ha vinto il Premio El Ojo Crítico de Cómic, il Premio Ignotus e il Premio Splash Sagunt; Nocturnos, pubblicato in Italia da Oblomov Edizioni, ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria al Premio Romics del Fumetto 2025 ed è candidato agli Eisner e agli Harvey Awards.
Darick Robertson. Co-creatore di The Boys con Garth Ennis, di Transmetropolitan con Warren Ellis e di Happy! con Grant Morrison. Ha lavorato per Marvel e DC su Justice League, Wolverine, New Warriors, Spider-Man, Batman e Conan. The Boys, pubblicata per settantadue numeri tra il 2006 e il 2012, è entrata nella classifica dei bestseller del New York Times e ha avuto una candidatura agli Eisner prima di diventare la serie televisiva che tutti conoscono, con gli spin-off Gen V e Vought Rising. Al momento lavora a Necretaceous, scritta da Tom Taylor, dentro il rilancio dell’etichetta Vertigo.
Mikel Janín. Il disegnatore spagnolo che con lo sceneggiatore Tom King ha firmato uno dei cicli di Batman più discussi e amati degli ultimi anni, quello del matrimonio con Catwoman. Architetto di formazione, dal 2010 fa solo fumetti: Justice League Dark, Batman Eternal, Grayson, Wonder Woman, Superman and the Authority, Detective Comics, Justice Society of America.
Cristina D’Avena. Sabato 3 ottobre 2026, Padiglione 8. Non serve spiegare chi sia a nessuno che abbia acceso una televisione italiana negli ultimi quarant’anni: è la voce delle sigle dei cartoni animati, dall’esordio a tre anni allo Zecchino d’Oro con Il valzer del moscerino fino ai duetti con i big della musica italiana. Il concerto di Romics è uno di quei momenti in cui il padiglione canta tutto insieme, genitori e figli, ed è esattamente il tipo di cosa per cui vale la pena stare in mezzo alla folla.
L’incontro su Squid Game. Un appuntamento dedicato alla serie coreana, con le voci italiane dei protagonisti: Omar Vitelli, voce di Nam Gyu, Guendalina Ward, voce di Cho Hyun-ju, Livia Amatucci, voce di Kim Jun-hee, e Marco Briglione, voce del detective Hwang Jun-ho. Conduce Mirko Fabbreschi. Il doppiaggio italiano ha un pubblico affezionatissimo e questi incontri si riempiono sempre.
Casa Gigaciao. Sul palco Sio, Davide Caporali detto Dado, Fraffrog e Giacomo Bevilacqua detto Keison, con la presentazione in anteprima di Evviva che bello! Verde, la nuova raccolta di trecentosessantacinque strisce di Sio. E con il podcast della casa editrice che torna dal vivo. Se segui il fumetto umoristico italiano online, questa è casa tua.
Musicomics. La quinta edizione del premio dedicato alla musica per immagini, cioè alle colonne sonore per cinema, televisione e videogiochi. Quest’anno il Premio alla Carriera Luigi Albertelli va al maestro Gianni Mazza, compositore, arrangiatore, pianista e direttore d’orchestra di programmi che hanno fatto la storia della televisione italiana, da Quelli della notte a Indietro tutta!
L’Artist Alley. Nel Padiglione 7, dentro la Comics City, è lo spazio dove autori, collettivi e illustratori italiani e internazionali presentano i propri lavori, fanno sketch e illustrazioni dal vivo, gestiscono commission e dediche e vendono tavole originali. Le candidature per esserci si sono chiuse a fine luglio, quindi l’elenco degli artisti presenti è già pubblicato ed è lunghissimo. Per me è la parte più bella della fiera, e quella dove si spendono meglio i soldi.
La foto giusta da fare a Romics 2026 — la fiera del fumetto e dell’animazione torna a ottobre
La foto che tutti fanno è il primo cosplayer vistoso incontrato all’ingresso, di fretta, con il flash, davanti a un muro di gente. Viene sempre male: sfondo caotico, luce piatta, soggetto a metà passo.
La foto giusta è un’altra, e richiede due minuti di pazienza.
Vai fuori. Il piazzale esterno e i corridoi di collegamento tra i padiglioni sono il posto dove i cosplayer si spostano, si sistemano e posano davvero. Fuori c’è luce naturale, ci sono superfici chiare e geometriche, e c’è lo spazio per mettere due metri tra te e il soggetto. Un costume complesso, fotografato fuori a metà mattina con il sole ancora basso, diventa un’altra cosa rispetto allo stesso costume schiacciato dai neon del padiglione.
Chiedi, e poi chiedi ancora. Chiedere il permesso è la regola base. Ma il passaggio che fa la differenza è il secondo: chiedi al cosplayer di fare la posa del personaggio. Chi ha passato due mesi a costruirsi un’armatura sa esattamente come va tenuta, dove guardare, come cade il mantello. Se glielo chiedi, te lo mostra, e tu porti a casa una foto costruita invece che rubata. Novantanove volte su cento dicono di sì con entusiasmo: il costume è fatto per essere visto.
Il dettaglio batte il totale. La foto a figura intera del costume la fanno in cinquecento e si assomigliano tutte. La foto delle mani che reggono un’arma finta, dei rivetti di un’armatura, del trucco protesico vicino, del filo che tiene insieme un pezzo di corazza, quella la fai solo tu. E racconta il lavoro artigianale che c’è dietro, che è poi la cosa davvero interessante.
La foto d’ambiente. Se vuoi una sola immagine che dica "questo è Romics", non inquadrare un cosplayer: inquadra la sala grande del Padiglione 8 dall’alto, con diecimila posti pieni e il palco illuminato in fondo. Oppure il corridoio centrale della Comics City visto in lunghezza, con le insegne degli editori che si perdono verso il fondo. Sono le immagini che restituiscono la scala della manifestazione, e la scala è la cosa che le foto di dettaglio non riescono mai a dare.
L’Artist Alley da vicino. Un autore chino sul tavolo che fa una dedica, con il pennarello a metà tratto e il cliente che guarda. È la foto più bella che si può portare a casa da una fiera del fumetto, perché è l’unico momento in cui vedi il mestiere accadere sotto gli occhi. Chiedi prima, ovviamente, e non usare il flash: rovina il disegno e infastidisce chi lavora.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Venticinque anni di festival lasciano una scia di momenti che chi c’era ricorda ancora. Provo a metterne in fila alcuni, tutti ricavati dall’albo d’oro della manifestazione, che è il documento più affidabile che esista su cosa sia successo qui.
La prima edizione. Il festival nasce nel 2001 e assegna i primi Romics d’Oro a Monkey Punch, il creatore di Lupin III, ad Alfredo Castelli, il papà di Martin Mystère, allo scozzese Eddie Campbell e all’argentino Francisco Solano Lopez. Avere Monkey Punch a Roma all’inizio degli anni Duemila, quando il manga in Italia era ancora considerato materiale per ragazzini, è stato un atto di ambizione notevole. Venticinque anni dopo, alla 37ª edizione, il festival premia Takeshi Koike proprio per il suo lavoro sui personaggi di Monkey Punch: il cerchio che si chiude è una di quelle cose che capitano solo alle manifestazioni che durano.
La seconda edizione. Arriva il Romics d’Oro a Milo Manara, a Giancarlo Berardi, il papà di Julia, a Carlos Gomez e al giapponese Yoichi Takahashi, l’autore di Capitan Tsubasa, che per un’intera generazione italiana è semplicemente Holly e Benji. Il festival capisce subito che il pubblico italiano vive il manga attraverso i ricordi televisivi degli anni Ottanta, e non ha mai smesso di lavorare su quella corda.
La terza edizione. Vengono premiati Albert Uderzo, il disegnatore di Asterix, Leo Ortolani, l’autore di Rat-Man, Giovanni Ticci e l’argentino Robin Wood. Mettere insieme il classico francese assoluto e il fumetto umoristico italiano che in quegli anni stava riempiendo le fumetterie racconta bene la vocazione trasversale della manifestazione.
La quarta edizione. Il Romics d’Oro va a Sergio Bonelli in persona, insieme a Giorgio Cavazzano e Vittorio Giardino. Premiare l’editore, e non solo gli autori, era un modo per riconoscere che il fumetto popolare italiano esiste grazie a una macchina industriale, oltre che a un talento.
La sesta edizione. Uno degli anni più forti: il Romics d’Oro va al regista giapponese Satoshi Kon, che sarebbe morto pochi anni dopo lasciando un vuoto enorme nell’animazione mondiale, e a Sergio Toppi, uno dei più grandi illustratori italiani del Novecento. Nella stessa edizione vengono premiati anche Mauro Boselli e Silver, il creatore di Lupo Alberto.
La settima edizione. Il Romics d’Oro a Syd Mead, il designer che ha immaginato le città di Blade Runner e i veicoli di Tron, è il momento in cui la manifestazione dichiara apertamente di occuparsi anche di cinema e di visual design, non solo di tavole disegnate. Nella stessa edizione sono premiati Régis Loisel, Gianfranco Manfredi e Sergio Staino.
L’ottava edizione. Il premio va collettivamente agli autori di Tex. È l’unico caso in tutto l’albo d’oro in cui il Romics d’Oro non viene dato a una persona ma a una squadra, e il fatto che si tratti di Tex la dice lunga su cosa rappresenti quel personaggio per il fumetto italiano.
L’undicesima edizione. Arriva a Roma Quino, il creatore di Mafalda, premiato insieme a Ivo Milazzo. Un riconoscimento che non ha bisogno di commenti.
La sedicesima edizione. Il Romics d’Oro viene assegnato a Robert Rodriguez e Frank Miller, cioè alla coppia di Sin City, regista e fumettista insieme. È forse il momento in cui il festival entra con più forza nel circuito internazionale del cinema di genere. Nella stessa edizione sono premiati anche Luca Enoch, Stefano Babini, Enrique Fernández e Lele Vianello.
La diciannovesima edizione. Go Nagai, il creatore di Mazinga, Jeeg e Devilman, riceve il Romics d’Oro. Per il pubblico italiano cresciuto davanti ai robot giapponesi è stato uno degli incontri più emotivi di sempre. Nella stessa edizione viene premiato anche Averardo Ciriello, il maestro delle copertine dipinte.
La ventunesima edizione. Il Romics d’Oro a Yoshiyuki Tomino, il creatore di Gundam, insieme a Igort, Giuseppe Camuncoli, Matteo Casali e David Lopez. Anche qui l’equilibrio tra Giappone, Italia e area anglosassone che è il marchio di fabbrica della manifestazione.
La ventitreesima edizione. Martin Freeman, l’attore britannico di Sherlock e dello Hobbit, e Tsukasa Hojo, l’autore di City Hunter, nello stesso albo d’oro, con Massimo Rotundo. È il tipo di accostamento che solo una manifestazione così ampia si può permettere.
La venticinquesima edizione. Il Romics d’Oro a Willem Dafoe è la conferma che a Roma, città di cinema, il confine tra le due industrie è sempre stato sottile. Nella stessa edizione sono premiati anche Alessandro Bilotta, Reki Kawahara, George Hull e Ryan Ottley.
La ventottesima edizione. Il Romics d’Oro a Vincenzo Mollica, il giornalista che per decenni ha raccontato il fumetto e il cinema in televisione, insieme a Laura Scarpa. Premiare un divulgatore significa riconoscere che senza qualcuno che porti queste storie fuori dalla nicchia, la nicchia resta tale.
La 36ª edizione, quella immediatamente precedente. Premiati Lorenzo Mattotti, uno dei più grandi illustratori italiani viventi, l’animatore indipendente americano Bill Plympton, la disegnatrice Marvel Sara Pichelli, lo specialista di effetti visivi Victor Perez e la sceneggiatrice di videogiochi Rhianna Pratchett. Cinque premi, cinque mestieri diversi.
Chi è passato da Romics 2026 — la fiera del fumetto e dell’animazione torna a ottobre
L’albo d’oro della manifestazione è, a modo suo, un documento storico. Provo a raggrupparlo per aree, perché letto così si capisce meglio di che portata sia questa cosa.
Dal Giappone. Monkey Punch, Go Nagai, Yoshiyuki Tomino, Satoshi Kon, Tsukasa Hojo, Riyoko Ikeda, l’autrice di Lady Oscar, Yoichi Takahashi, Akemi Takada, Aoi Ohmori, Furuya Usamaru, Hidetoshi Omori, Yoshiko Watanabe, Reki Kawahara, e adesso Takeshi Koike. Se sei cresciuto guardando l’animazione giapponese in televisione, in questa lista ci sono le persone che hanno disegnato la tua infanzia.
Dall’Italia. Sergio Bonelli, Sergio Toppi, Milo Manara, Giorgio Cavazzano, Vittorio Giardino, Leo Ortolani, Giancarlo Berardi, Angelo Stano, Tanino Liberatore, Gallieno Ferri, Massimo Mattioli, Claudio Villa, Ivo Milazzo, Massimiliano Frezzato, Francesca Ghermandi, Silvia Ziche, Bruno Brindisi, Gipi, Luca Enoch, Moreno Burattini, Gabriele Dell’Otto, Giuseppe Camuncoli, Igort, Simone Bianchi, Vanna Vinci, Giuseppe Palumbo, Manuele Fior, Roberto Diso, Alessandro Bilotta, Sara Pichelli, Lorenzo Mattotti, Barbara Baraldi, Fabio Civitelli, Marco Gervasio, Federico Bertolucci, Tito Faraci, Filippo Scòzzari, Laura Scarpa, Francesco Tullio Altan, Bruno Bozzetto, Mario Gomboli, Averardo Ciriello, gli autori di Tex. E quest’anno Paola Barbato e Simone Legno.
Dal mondo anglosassone e dall’Europa. Frank Miller, Robert Rodriguez, Willem Dafoe, Martin Freeman, Eddie Campbell, Chris Ware, Régis Loisel, Jordi Bernet, Quino, Paco Roca, David Lloyd, Jae Lee, Rafael Albuquerque, Francis Manapul, Ryan Ottley, Shawn Martinbrough, Chris Warner, Declan Shalvey, Marcos Martín, Oscar Martín, John Howe, Charlotte Gastaut, Enrique Fernández, Bill Plympton, Rhianna Pratchett, Sir Ian Livingstone, Dan Panosian, David Lopez, Robin Wood, Francisco Solano Lopez, Fabricio Baessa, Carlos Gomez, Albert Uderzo.
Dal cinema e dagli effetti visivi. Questa è la parte più sorprendente, perché è quella che nessuno si aspetta da una fiera del fumetto: Syd Mead, il designer di Blade Runner; Sharon Calahan, direttrice della fotografia Pixar; Hal Hickel, animation supervisor di Industrial Light and Magic; Kevin Pike, specialista di effetti meccanici; Ron Clements, regista Disney; Deanna Marsigliese, character designer Pixar; George Hull, Dylan Cole, Richard Anderson, Kevin Jenkins, Ben Morris, Stuart Penn, Will Simpson, Jim Cornish, Jama Jurabaev, Victor Perez, Barry Purves. Sono i nomi che scorrono nei titoli di coda dei film che hai visto, e a Roma sono venuti a raccontare come si fa.
Dalla musica. Riccardo Zara, l’autore delle sigle dei Cavalieri del Re, Luigi Albertelli, Vince Tempera. Il premio Musicomics, che quest’anno arriva alla quinta edizione, è nato proprio per dare una casa a questa parte della cultura pop italiana.
Quello che voglio dire con questo elenco è semplice: il pubblico che riempie i padiglioni di Ponte Galeria non viene solo a comprare fumetti. Viene perché in quattro giorni, in un capannone alla fine della Portuense, si concentra una quantità di talento che in Italia non si incontra da nessun’altra parte. E l’accesso a tutto questo costa dodici o quindici euro.
Se vieni con i bambini
Romics funziona benissimo con le famiglie, a patto di ridimensionare le ambizioni. I bambini fino a 5 anni entrano gratis, dai 6 anni compiuti pagano il biglietto intero, e questa è la prima cosa da mettere in conto nel budget. La giornata ideale con i bambini piccoli dura quattro o cinque ore, non nove: entra all’apertura, gira la mattina quando c’è meno gente, mangia presto e vai via nel primo pomeriggio, prima che la stanchezza si trasformi in capriccio.
Le cose che con i bambini funzionano meglio sono il Cosplay Kids, che è pensato esattamente per loro, gli stand degli editori per ragazzi, l’area dedicata al mondo della scuola e, banalmente, i cosplayer: per un bambino di sei anni, incontrare dal vivo un supereroe alto due metri con l’armatura vera è un evento che si ricorda per anni. Quello che invece con i bambini funziona male sono le sale conferenze, le file lunghe e i padiglioni più affollati nel pomeriggio del sabato.
Mangiare, dormire, e il quartiere intorno
Sul mangiare sono già stato chiaro: visto che non si esce e non si rientra, o usi i punti ristoro interni o ti porti il pranzo. I ristori del quartiere fieristico sono quello che sono, con prezzi da fiera e code nell’ora di punta. Chi ci va spesso adotta la soluzione più semplice: panino e acqua nello zaino, pranzo alle dodici in una zona laterale, e poi tutto il pomeriggio libero mentre gli altri sono in fila.
Sul dormire, la manifestazione pubblica un elenco di strutture convenzionate. Ma va detto chiaramente: la Fiera di Roma non è un posto dove ha senso pernottare. È una zona di capannoni e svincoli, senza vita serale. Se vieni da fuori e ti fermi due o tre giorni, dormi in città e usa la FL1 per raggiungere la fiera al mattino. Il treno è comodo, la tariffa urbana è bassa, e la sera ti ritrovi a Roma invece che in mezzo al nulla della Portuense. L’alternativa sensata, se atterri a Fiumicino e riparti da lì, è dormire vicino all’aeroporto: sono dieci minuti di auto e la linea ferroviaria è la stessa.
Sul quartiere intorno, una nota per i curiosi. La Via Portuense è una delle strade consolari più antiche di Roma, il collegamento tra la città e il porto fluviale, e lungo il suo percorso sono venute alla luce testimonianze archeologiche importanti, a partire dalla necropoli di Via Portuense. Non è il tipo di posto che si visita tra un padiglione e l’altro, ma sapere che sotto quei capannoni passa una delle direttrici storiche della città cambia un po’ la percezione del viaggio.
E se il festival ti lascia la voglia di continuare, ottobre a Roma è un mese fittissimo. C’è la Festa del Cinema di Roma all’Auditorium, c’è Romaeuropa Festival con la sua programmazione internazionale, e per chi esce da Romics con la voglia di approfondire la cultura giapponese c’è l’Istituto Giapponese di Cultura, che di rassegne e incontri ne organizza tutto l’anno.
Il riepilogo, se sei arrivato fin qui di fretta
- Quando: da giovedì 1 a domenica 4 ottobre 2026, tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00.
- Dove: Fiera di Roma, Via Portuense 1645, ingresso Nord; il secondo accesso pedonale è l’ingresso Est, in Via A. G. Eiffel.
- Quanto: 12 euro il giovedì e il venerdì, 15 euro il sabato e la domenica, 40 euro l’abbonamento ai quattro giorni, più 1,50 euro di commissione. Gratis fino a 5 anni.
- Dove si comprano: solo in prevendita online o nei punti vendita VivaTicket abilitati. In fiera, il giorno stesso, non si vende.
- Come arrivare: treno FL1, fermata Fiera di Roma, 1,50 euro dalla città e 8 euro dall’aeroporto di Fiumicino. In auto, uscita 30 del Grande Raccordo Anulare verso Fiumicino.
- Da ricordare: il biglietto vale per un solo ingresso giornaliero, non si esce e si rientra, e non si cambia giorno dopo l’acquisto.
- Se gareggi nel cosplay: iscrizioni al Romics Cosplay Award entro il 14 settembre 2026, al Cosplay Kids entro il 27 settembre, ai raduni entro il 30 settembre.
Tre settimane sono il tempo giusto: scegli il giorno, prendi il biglietto adesso che ci sono ancora tutte le opzioni aperte, e lascia la costruzione del programma alla sera prima, quando il calendario ufficiale sarà completo.
Se stai organizzando questi giorni a Roma e vuoi incastrare Romics dentro un viaggio più lungo, con gli orari dei treni, le distanze reali tra un quartiere e l’altro e il tempo che serve davvero per ogni cosa, gli strumenti di Italy Planner servono esattamente a questo: costruire un itinerario che regga, senza scoprire sul posto che due appuntamenti sono incompatibili. E se invece la fiera è un impegno di lavoro, se accompagni un gruppo, una scolaresca o una delegazione e ti serve una mano sulla logistica, sui trasferimenti e sulla gestione delle persone, Tour Leader Pro è il posto dove trovare chi questo mestiere lo fa tutti i giorni a Roma.
Prepara la visita
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Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
