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Raffaele Curi. Solo le cose fragili resistono in eterno alla Rhinoceros Gallery — fino al 31 ottobre 2026

Raffaele Curi. Solo le cose fragili resistono in eterno è a rhinoceros, la galleria della Fondazione Alda Fendi Esperimenti in via del Velabro 9, fino al 31 ottobre 2026. È un action set, cioè un'installazione che occupa i quattro piani del palazzo progettato da Jean Nouvel, fra Shakespeare, Nietzsche, Francis Jammes, Osvaldo Licini e Fujiko Nakaya. L'ingresso alla galleria è libero, tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, secondo il sito ufficiale di rhinoceros. Il palazzo si trova nell'area del Velabro, accanto all'Arco di Giano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro, fra il Foro Boario e il Palatino. Per arrivare con i mezzi pubblici conviene impostare via del Velabro sul calcolatore di percorso ATAC; a piedi si raggiunge in pochi minuti da piazza della Bocca della Verità. Per informazioni la galleria risponde al numero 340 6430435 e all'indirizzo gallery@rhinocerosroma.com.

La locandina ufficiale di Solo le cose fragili resistono in eterno di Raffaele Curi
La locandina ufficiale di Solo le cose fragili resistono in eterno di Raffaele Curi Foto: Fondazione Alda Fendi Esperimenti

Non è una mostra nel senso tradizionale, con opere appese e didascalie. È un percorso di citazioni, luci, suoni e immagini costruito da un regista e drammaturgo, che si attraversa come uno spettacolo senza attori. Ci si entra gratis, si esce dopo mezz'ora o dopo un'ora, a seconda di quanto ci si lascia prendere. Nel quartiere più antico di Roma, è un'ottima ragione per fermarsi in un palazzo che quasi tutti vedono solo da fuori.

Solo le cose fragili resistono in eterno: che cosa si vede

Il nuovo action set di Raffaele Curi è una riflessione sulla fragilità intesa non come limite ma come qualità che dà profondità all'esperienza umana; si sviluppa sui quattro piani di rhinoceros come un viaggio iniziatico fra richiami letterari, filosofici e artistici.

Si comincia con Shakespeare

L'action set si apre con una citazione dal Riccardo III di Shakespeare, un invito a ricordarsi di chi parla il giorno della battaglia. Subito dopo lo sguardo è catturato da una grande fotografia dei Pirenei: un'immagine di freschezza e di libertà, e il primo richiamo a Francis Jammes, noto anche come il poeta dei Pirenei.

Le Amalassunte di Licini

Il percorso prosegue con l'arte di Osvaldo Licini. Appese al soffitto, molte sagome delle sue Amalassunte fluttuano nello spazio come mosse dal vento. In sottofondo risuona Come nave in mezzo all'onde, dal Siface di Nicola Porpora, nell'interpretazione del mezzosoprano Cecilia Bartoli.

I sette colori e la luce bianca

Per richiamare il ruolo del colore nella pittura di Licini, l'installazione è illuminata dai sette colori dell'arcobaleno, dal rosso al violetto, che si alternano in un ciclo continuo, interrotti da una luce bianca abbagliante. In questo gioco di luci compaiono le parole di Friedrich Nietzsche sugli uomini dai pensieri profondi, costretti a sembrare superficiali per essere compresi.

La nebbia e le uova dei Pirenei

Nel cavedio del palazzo sono proiettate le sculture di nebbia dell'artista giapponese Fujiko Nakaya. A chiudere il percorso, accompagnato da una colonna sonora avvolgente, le teche ospitano un cartone con tre uova timbrate, ognuna con la scritta Pirenei. È l'immagine più semplice e più spiazzante dell'intero allestimento.

Il secondo tempo della Preghiera con gli asinelli

Solo le cose fragili resistono in eterno è presentato come il secondo tempo di Preghiera per andare in Paradiso con gli asinelli, omaggio a Francis Jammes ideato e curato da Curi e debuttato nel novembre dell'anno precedente.

L'asinello e la bontà

Nella Preghiera l'asinello, figura antica celebrata dai versi di Jammes, rappresentava la bontà, la semplicità e l'innocenza, e l'artista usava una fusione di linguaggi per dire la necessità di tornare a una bontà genuina.

Dalla bontà alla leggerezza

Il nuovo capitolo fa un passo in avanti e si concentra sulla leggerezza, sulla delicatezza e sulla vulnerabilità. Nel testo di presentazione Curi insiste su un'idea: fragilità, forza e intuizione sono nomi femminili, e per lui «La leggerezza è femmina». Con il sostegno di Alda Fendi, il percorso vuole ricordare anche la forza del sogno, dell'immaginazione, del desiderio e della poesia.

Perché vale la pena

Il comunicato ufficiale parla di un punto di vista altro sulla nostra esistenza, di un omaggio a ciò che nella frenesia contemporanea sfugge all'occhio distratto. A nostro giudizio il rischio di questi allestimenti è la retorica, e Curi lo corre. Ma le uova dei Pirenei, le Amalassunte sospese e la nebbia di Nakaya sono tre immagini che restano. In un pomeriggio al Velabro, mezz'ora qui vale più di un altro caffè.

Jammes, Licini, Nakaya: i riferimenti dell'installazione

L'installazione intreccia riferimenti letterari, filosofici e artistici in una sequenza continua: Francis Jammes, Nietzsche, Shakespeare, Osvaldo Licini, Fujiko Nakaya e la musica di Porpora cantata da Cecilia Bartoli.

Francis Jammes, il poeta dei Pirenei

Francis Jammes è il poeta francese a cui Curi aveva già dedicato la Preghiera con gli asinelli. Nelle parole di Curi, sui Pirenei Jammes era considerato un poeta per semplici, per contadini, per ingenui; per l'artista, invece, la semplicità è la base di una visione divina. La fotografia dei Pirenei all'inizio e le uova alla fine incorniciano il percorso nel suo nome.

Osvaldo Licini e le Amalassunte

Le Amalassunte sono figure della pittura di Osvaldo Licini, uno dei grandi artisti italiani del Novecento. Curi le sceglie come immagini di ciò che non è materia ma spiritualità e fantasia, e le fa galleggiare nello spazio come apparizioni leggere.

Fujiko Nakaya e la nebbia

Fujiko Nakaya è l'artista giapponese nota per le sue sculture di nebbia. Nel cavedio di rhinoceros non c'è nebbia vera ma la proiezione delle sue opere: un'immagine di fragilità assoluta, una scultura che esiste solo finché dura.

Chi è Raffaele Curi

Raffaele Curi, nato ad Ancona il 13 aprile 1948, è attore, regista e drammaturgo e direttore artistico della Fondazione Alda Fendi Esperimenti, per la quale dal 2001 scrive e dirige installazioni e spettacoli d'avanguardia.

Dall'Accademia al Giardino dei Finzi Contini

Completati gli studi classici si trasferì a Roma per frequentare l'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D'Amico. Nel 1970 fu notato da Vittorio De Sica ed entrò nel cast del film Il giardino dei Finzi Contini, nella parte di Ernesto, il fratello di Giorgio.

Una lunga carriera d'attore

Proseguì la carriera di attore con Il Casanova di Federico Fellini nel 1976, Il gatto di Luigi Comencini e Il... Belpaese di Luciano Salce nel 1977, Scherzi da prete di Pier Francesco Pingitore nel 1978, Claretta di Pasquale Squitieri nel 1984 e Impiegati di Pupi Avati nel 1985. In televisione lavorò fra l'altro con Pupi Avati in Jazz Band e Cinema!!! e con Sandro Bolchi in Disonora il padre.

Man Ray e Menotti

Laureato in lettere e filosofia, con molti esami di storia dell'arte, diventò assistente del pittore, fotografo e regista americano Man Ray. Per quasi vent'anni fu poi assistente di Gian Carlo Menotti, il direttore del Festival dei Due Mondi.

Con le sorelle Fendi

Conobbe le sorelle Fendi e cominciò a lavorare con loro. Quando, negli anni Novanta, la maison entrò nell'orbita di LVMH e Prada, Curi iniziò la direzione artistica della nuova Fondazione Alda Fendi, producendo installazioni e spettacoli che dal 2001 scrive e dirige personalmente. La Fondazione conta nei suoi primi diciotto anni undici spettacoli pensati e realizzati da lui.

La Fondazione Alda Fendi Esperimenti

La Fondazione Alda Fendi Esperimenti è nata nel 2001 per volontà di Alda Fendi, che dopo decenni nell'azienda di famiglia decise di dedicarsi all'arte, in collaborazione con le figlie Giovanna e Alessia Caruso Fendi.

Alda Fendi

Nata a Roma, dopo un periodo di studi a Londra, Alda Fendi cominciò giovanissima a lavorare nell'azienda di famiglia sotto la guida della madre Adele, anche accanto a Karl Lagerfeld. A un certo punto, racconta la Fondazione, capì di aver trascurato troppo l'arte e realizzò un sogno di gioventù.

Che cosa ha fatto

Nei primi diciotto anni di attività la Fondazione ha prodotto undici spettacoli di Raffaele Curi, ha partecipato alla Festa del Cinema di Roma e alla Biennale di Venezia, ha esposto al Peggy Guggenheim Museum e ha pubblicato tre libri. Il principio è il confronto continuo fra antico e contemporaneo, fra l'arte dentro e fuori dagli spazi in cui la Fondazione opera.

rhinoceros, il palazzo di Jean Nouvel al Velabro

rhinoceros è la sede della Fondazione Alda Fendi Esperimenti in via del Velabro 9: un palazzo restaurato e arredato dall'architetto francese Jean Nouvel, premio Pritzker, con una galleria che si sviluppa su sei piani fino alle terrazze e ai cavedi.

Una galleria che sale

La galleria della Fondazione non è chiusa in uno spazio convenzionale: si sviluppa lungo i piani del palazzo e si mescola con la vita dei visitatori, fino alle terrazze e ai cavedi dedicati a installazioni visive e sonore. È il motivo per cui l'action set di Curi occupa quattro piani e usa il cavedio per le proiezioni di Nakaya.

Ristorante e appartamenti

Nel palazzo ci sono anche il ristorante della galleria e venticinque appartamenti disegnati e arredati da Jean Nouvel, con vista che va dal Palatino al Circo Massimo. rhinoceros è insomma un edificio che vive tutto il giorno, non un museo che apre e chiude.

Il dono all'Arco di Giano

In occasione dell'apertura del palazzo, la Fondazione ha regalato alla città l'illuminazione dell'Arco di Giano, curata da Vittorio e Francesca Storaro, e ha collocato nell'area antistante un'installazione di Raffaele Curi, Rhinoceros at Saepta.

Gli action set di Curi e la storia di rhinoceros

Gli action set di Raffaele Curi per la Fondazione Alda Fendi Esperimenti sono spettacoli e installazioni che mescolano teatro, arti visive, musica e filosofia; il loro autore preferisce essere chiamato direttore artistico piuttosto che curatore.

Gli spettacoli

Fra i lavori citati dalla stampa c'è Di tre colori e d'una dimensione, del 2007, che coinvolse fra gli altri Olivia Magnani e Dominique Sanda. Altri titoli, come Istantanee dell'assurdo e l'installazione davanti all'Arco di Giano, hanno legato il nome di Curi al rinoceronte che dà il nome al palazzo.

Un palazzo in posizione unica

Il Giornale dell'Arte, raccontando l'inaugurazione di rhinoceros, avvenuta un 11 ottobre, descriveva l'edificio come un palazzo risistemato fra Otto e Novecento, non di particolare pregio architettonico, ma in una posizione rialzata e straordinaria accanto all'Arco di Giano. È il giudizio più onesto: il valore del palazzo è nel luogo e nel progetto di Nouvel, che ne ha fatto una piccola città dell'arte, per usare l'espressione con cui fu presentato.

L'inaugurazione con Michelangelo

Per aprire la nuova sede, come ha ricordato la stampa specializzata, la Fondazione scelse di guardare indietro nel tempo e riuscì a esporre Michelangelo. È la stessa logica che ritorna oggi con Jammes, Licini e Nakaya: mettere accanto epoche diverse e lasciare che si parlino.

Come si visita un action set

Un action set non si legge come una mostra. Non ci sono pannelli che spiegano ogni oggetto, e le citazioni sono sulle pareti come battute di un copione. Il modo giusto è attraversarlo come uno spettacolo: seguire l'ordine dei piani, lasciare che la musica e la luce facciano il loro lavoro, e fermarsi dove un'immagine colpisce. Chi cerca di capire tutto subito si stanca; chi si lascia guidare esce con due o tre immagini precise.

Una curiosità su Raffaele Curi. Solo le cose fragili resistono in eterno alla Rhinoceros Gallery — fino al 31 ottobre 2026

La curiosità più bella riguarda il luogo prima ancora dell'installazione. L'area in cui sorge rhinoceros, chiamata Velabro già in epoca romana, è secondo la leggenda il punto in cui fu ritrovata la cesta con i gemelli Romolo e Remo. È la Fondazione stessa a ricordarlo nella presentazione del palazzo: la via antica che univa l'ansa del Tevere, dove nasce Roma, al Palatino passava proprio di qui.

Un'installazione sulla fragilità nel luogo leggendario delle origini di Roma ha una coerenza che forse non era cercata ma funziona. I gemelli nella cesta sono l'immagine più fragile che la città abbia della propria nascita: due neonati abbandonati all'acqua, sopravvissuti per caso. Curi parla di fragilità che resiste in eterno; il Velabro ne è, secondo la leggenda, la prova fondativa.

Una seconda curiosità: il titolo del palazzo. Rhinoceros è anche il nome dell'installazione di Curi davanti all'Arco di Giano, Rhinoceros at Saepta. Il rinoceronte, animale massiccio e armato, come simbolo di una fondazione che oggi espone un'opera sulla fragilità: il paradosso dice molto sul gusto di Curi per i contrasti.

Una cosa che non ti dice nessuno su Raffaele Curi. Solo le cose fragili resistono in eterno alla Rhinoceros Gallery — fino al 31 ottobre 2026

Quello che nessuno dice è che si entra gratis e senza prenotazione. Il sito ufficiale di rhinoceros indica ingresso libero tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00. In una città dove le mostre costano spesso quindici o venti euro, un'installazione di questo livello in un palazzo di Jean Nouvel, a ingresso libero, è un'occasione che molti romani non conoscono.

La seconda cosa poco detta riguarda la durata. Il comunicato parla di un action set visitabile fino a ottobre; le schede ufficiali del turismo romano indicano la chiusura al 31 ottobre. Chi vuole essere sicuro prima di andare nell'ultima settimana può chiamare il numero della galleria, 340 6430435.

La terza: l'installazione ha una colonna sonora, con Cecilia Bartoli che canta Porpora. Non è un sottofondo casuale ma parte dell'opera. Chi entra con le cuffie o parlando al telefono perde metà dell'esperienza. Il consiglio è entrare in silenzio, e restare almeno il tempo di un ascolto completo nella sala delle Amalassunte.

Il consiglio che ti do per visitare Raffaele Curi. Solo le cose fragili resistono in eterno alla Rhinoceros Gallery — fino al 31 ottobre 2026

Il consiglio è di inserire rhinoceros in una passeggiata nel Velabro e al Foro Boario, e di entrarci nel tardo pomeriggio. Partite dalla Bocca della Verità e da Santa Maria in Cosmedin, guardate i templi del Foro Boario, il tempio di Ercole Vincitore e il tempio di Portuno, poi salite verso l'Arco di Giano e San Giorgio al Velabro. L'ingresso di rhinoceros è lì accanto.

Dentro, seguite l'ordine dei piani senza fretta. Fermatevi davanti alla gigantografia dei Pirenei, restate nella sala delle Amalassunte il tempo di ascoltare Porpora e di vedere il ciclo completo dei sette colori, e cercate il cavedio con le proiezioni di Nakaya. Le uova dei Pirenei sono alla fine: non cercatele prima.

Arrivate verso le 17.00: avrete due ore prima della chiusura delle 19.00, e uscendo troverete la luce del tramonto sull'Arco di Giano. Calcolate mezz'ora o tre quarti d'ora per l'installazione. Chi vuole prolungare la serata trova il ristorante della galleria nello stesso palazzo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti conoscono Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica, il film del 1970. Pochi sanno che nel cast c'era, nella parte di Ernesto, il fratello di Giorgio, un giovane attore appena uscito dall'Accademia Silvio D'Amico: Raffaele Curi. È da lì che comincia la carriera dell'uomo che oggi firma le installazioni della Fondazione Alda Fendi.

Il secondo fatto poco citato riguarda i maestri di Curi. Fu assistente di Man Ray, pittore, fotografo e regista americano, e per quasi vent'anni di Gian Carlo Menotti, direttore del Festival dei Due Mondi. Chi attraversa le sue installazioni ritrova entrambe le lezioni: il gusto per gli oggetti fuori contesto, come le uova timbrate, e il senso teatrale dello spazio.

Il terzo fatto riguarda il luogo: l'Arco di Giano, davanti al palazzo, è un arco quadrifronte largo dodici metri e alto sedici, costruito probabilmente a metà del IV secolo. Gli studiosi hanno avanzato di recente l'ipotesi che sia l'arcus divi Constantini citato dai Cataloghi Regionari presso il Velabro.

La foto giusta da fare a Raffaele Curi. Solo le cose fragili resistono in eterno alla Rhinoceros Gallery — fino al 31 ottobre 2026

La foto giusta dentro rhinoceros è quella delle Amalassunte sospese, nel momento in cui la luce cambia colore. Il ciclo dei sette colori e la luce bianca abbagliante trasformano la stessa inquadratura in sette immagini diverse: scegliete un punto, aspettate un giro completo e scattate nel colore che vi convince di più. Senza flash, ovviamente.

La seconda foto è quella delle tre uova con la scritta Pirenei nella teca finale. È un soggetto minimo, quasi una natura morta, e funziona proprio per questo: inquadratura stretta, fondo neutro, nessun effetto.

Fuori, la foto classica è l'Arco di Giano illuminato, con la chiesa di San Giorgio al Velabro accanto. L'illuminazione donata dalla Fondazione e firmata da Vittorio e Francesca Storaro dà il meglio al crepuscolo, quando la luce artificiale e quella naturale si equilibrano. Uscendo da rhinoceros alle 19.00, a ottobre, siete nel momento giusto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Le origini, secondo la leggenda: nell'area del Velabro viene ritrovata la cesta con Romolo e Remo, lungo la via che unisce l'ansa del Tevere al Palatino.

Età arcaica e repubblicana: poco oltre il Velabro sorgono al Foro Boario i templi di Hercules Victor, detto Olivarius, e di Portunus, divinità protettrice del vicino porto fluviale.

203 e 204 dopo Cristo: viene costruito l'Arco degli Argentari, oggi accanto alla chiesa di San Giorgio.

Metà del IV secolo: si costruisce l'Arco di Giano, il grande arco quadrifronte, forse l'arcus divi Constantini dedicato all'imperatore Costantino.

VII secolo: sorge la chiesa di San Giorgio al Velabro, poi decorata con gli affreschi di Pietro Cavallini.

2001: Alda Fendi fonda la Fondazione Alda Fendi Esperimenti, con la direzione artistica di Raffaele Curi.

Apertura di rhinoceros: il palazzo restaurato da Jean Nouvel diventa la sede della Fondazione; l'Arco di Giano riceve la nuova illuminazione di Vittorio e Francesca Storaro.

Estate 2026: si inaugura Solo le cose fragili resistono in eterno, visitabile fino al 31 ottobre.

Chi è passato da Raffaele Curi. Solo le cose fragili resistono in eterno alla Rhinoceros Gallery — fino al 31 ottobre 2026

Nella leggenda, il primo a passare dal Velabro fu una cesta con due neonati, Romolo e Remo. Nella storia, passarono di qui i mercanti del Foro Boario, i devoti di Ercole e di Portuno, i banchieri che dedicarono l'Arco degli Argentari, e i costruttori dell'Arco di Giano. Nel Medioevo arrivò Pietro Cavallini, con gli affreschi di San Giorgio al Velabro.

In tempi recenti il Velabro ha visto arrivare Jean Nouvel, uno dei grandi architetti del mondo, chiamato da Alda Fendi a ripensare il palazzo, e i direttori della fotografia Vittorio e Francesca Storaro, che hanno illuminato l'Arco di Giano. Con la Fondazione sono passati da qui gli spettacoli e le installazioni di Raffaele Curi, l'uomo che da ragazzo recitò per De Sica e Fellini e fece l'assistente a Man Ray e a Menotti.

Oggi, nei quattro piani del palazzo, passano i versi di Francis Jammes, le parole di Nietzsche e di Shakespeare, le Amalassunte di Osvaldo Licini, la nebbia di Fujiko Nakaya e la voce di Cecilia Bartoli. Tutti insieme, fino al 31 ottobre, per dire che la fragilità dura più della forza.

Orari e ingresso di rhinoceros

Orari

La galleria rhinoceros e la Fondazione Alda Fendi Esperimenti sono aperte tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, secondo il sito ufficiale.

Ingresso

L'ingresso è libero. Non serve prenotare per la visita dell'installazione.

Quando andare

Le ore migliori sono quelle del primo pomeriggio nei giorni feriali, quando il Velabro è tranquillo, oppure l'ultima ora prima della chiusura, per uscire con la luce del tramonto sull'Arco di Giano. Nel fine settimana la zona della Bocca della Verità è molto frequentata, ma l'installazione, meno conosciuta, resta di solito più calma.

Contatti

Per informazioni la galleria risponde al numero 340 6430435 e all'indirizzo gallery@rhinocerosroma.com. Il sito ufficiale di rhinoceros indica per la galleria via del Velabro 9A.

Come arrivare a rhinoceros, via del Velabro 9

Con i mezzi pubblici

Il Velabro è fra il Foro Boario, il Palatino e il Circo Massimo. Per scegliere la linea di autobus o la stazione della metropolitana più comode dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso ATAC, con destinazione via del Velabro.

A piedi

Dalla piazza della Bocca della Verità si sale verso l'Arco di Giano in pochi minuti. Dal Campidoglio si scende verso il Foro Boario passando accanto al Teatro di Marcello. Dal Circo Massimo si risale verso il Velabro.

In auto

La zona archeologica è attraversata da strade trafficate e la sosta è rara. Meglio arrivare a piedi o con i mezzi.

Intorno al Velabro: che cosa vedere prima e dopo

San Giorgio al Velabro e l'Arco degli Argentari

Accanto a rhinoceros si trovano la basilica di San Giorgio in Velabro, con gli affreschi di Pietro Cavallini, e l'Arco degli Argentari, del 203 e 204 dopo Cristo.

Il Foro Boario e l'Isola Tiberina

Scendendo verso il Tevere si arriva al Foro Boario, con i templi di Ercole e di Portuno, e poco oltre all'Isola Tiberina.

Il Palatino

Il Velabro è ai piedi del Palatino, il colle della Roma quadrata delle origini e poi dei palazzi imperiali. Una visita al Palatino al mattino e rhinoceros nel pomeriggio è una giornata ben costruita.

Accessibilità e visita con i bambini

Accessibilità

L'installazione si sviluppa su quattro piani del palazzo. Chi ha esigenze specifiche conviene che contatti la galleria al numero 340 6430435 prima della visita per conoscere le modalità di accesso ai piani.

Con i bambini

Le luci che cambiano colore, le sagome sospese, le uova timbrate: per un bambino curioso l'installazione è un piccolo mondo di cose strane. Le citazioni filosofiche le leggeranno gli adulti. La visita è breve, gratuita e si abbina facilmente alla Bocca della Verità, che con i bambini funziona sempre.

Dove mangiare al Velabro

Nello stesso palazzo c'è il ristorante della galleria di rhinoceros. Per alternative più semplici, il vicino Ghetto, oltre il Teatro di Marcello, e Trastevere, oltre l'Isola Tiberina, offrono trattorie e locali di ogni tipo. Chi resta nella zona archeologica troverà pochi locali: meglio spostarsi di qualche centinaio di metri.

Un consiglio pratico: la galleria chiude alle 19.00, che a Roma è presto per cena. Chi esce da rhinoceros può fare due passi verso il Teatro di Marcello e il Portico d'Ottavia, prendere un aperitivo e cenare dopo le 20.00 nel Ghetto, con la sua tradizione di cucina romano ebraica. Chi preferisce Trastevere attraversa l'Isola Tiberina e in dieci minuti è dall'altra parte del fiume. In entrambi i casi conviene prenotare, soprattutto il venerdì e il sabato.

Il Velabro in ottobre: le ultime settimane dell'installazione

Ottobre è il mese migliore per una passeggiata fra Foro Boario, Velabro e Palatino: il caldo è passato, le giornate sono ancora luminose e i gruppi turistici diminuiscono. L'installazione chiude il 31 ottobre. Chi vuole vederla con calma scelga un giorno feriale; nel fine settimana il quartiere si riempie di visitatori della Bocca della Verità.

Domande frequenti su Solo le cose fragili resistono in eterno

Fino a quando è visitabile l'installazione di Raffaele Curi a rhinoceros?

Solo le cose fragili resistono in eterno di Raffaele Curi è visitabile a rhinoceros, in via del Velabro 9, fino al 31 ottobre 2026. La galleria è aperta tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00.

Quanto costa entrare a rhinoceros?

L'ingresso a rhinoceros, la galleria della Fondazione Alda Fendi Esperimenti, è libero tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, secondo il sito ufficiale. Non serve prenotare.

Che cosa si vede nell'installazione Solo le cose fragili resistono in eterno?

Solo le cose fragili resistono in eterno occupa i quattro piani di rhinoceros con una gigantografia dei Pirenei, le Amalassunte di Osvaldo Licini sospese fra luci colorate, le proiezioni delle sculture di nebbia di Fujiko Nakaya e tre uova timbrate Pirenei.

Chi è Raffaele Curi?

Raffaele Curi è un attore, regista e drammaturgo nato ad Ancona nel 1948, direttore artistico della Fondazione Alda Fendi Esperimenti. Recitò nel Giardino dei Finzi Contini di De Sica e fu assistente di Man Ray e di Gian Carlo Menotti.

Dove si trova rhinoceros a Roma?

rhinoceros si trova in via del Velabro 9, accanto all'Arco di Giano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro, fra il Foro Boario e il Palatino. È il palazzo della Fondazione Alda Fendi restaurato da Jean Nouvel.

Che musica si ascolta nell'installazione?

Nell'installazione di Raffaele Curi a rhinoceros si ascolta Come nave in mezzo all'onde, dal Siface di Nicola Porpora, interpretato dal mezzosoprano Cecilia Bartoli, insieme a una colonna sonora che accompagna tutto il percorso.

Quanto tempo serve per la visita?

Per Solo le cose fragili resistono in eterno a rhinoceros bastano da mezz'ora a tre quarti d'ora. Conviene abbinarla a una passeggiata fra Bocca della Verità, Foro Boario, Arco di Giano e Palatino.

Il consiglio finale su Solo le cose fragili resistono in eterno

Il consiglio è di andarci in un pomeriggio feriale di ottobre, dopo il Foro Boario e prima del tramonto sull'Arco di Giano. È gratis, è breve e porta dentro un palazzo di Jean Nouvel che altrimenti si vedrebbe solo da fuori. Non conviene cercare di capire tutto: meglio guardare le Amalassunte cambiare colore, ascoltare Cecilia Bartoli e fermarsi alla fine davanti alle tre uova. Poi, all'uscita, conviene guardare l'arco: è fragile anche lui, e resiste da quasi diciassette secoli.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento2 Agosto 2026 11:00 — 31 Ottobre 2026
Indirizzorhinoceros, Via del Velabro 9, 00186 Roma Roma Città
CategorieEventiMostre

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