Museo Mario Praz

Il Museo Mario Praz occupa il terzo piano di Palazzo Primoli, in via Giuseppe Zanardelli 1, a due passi da Ponte Umberto I e dal fianco settentrionale di piazza Navona. Si visita soltanto su prenotazione e a turni fissi: gruppi di dodici persone al massimo, visite di circa quarantacinque minuti, ingressi a ogni ora a partire dalle 9.00 e ultimo turno alle 18.00. L'apertura è quotidiana dalle 9.00 alle 19.00 con chiusura il martedì, oltre al 25 dicembre e al primo gennaio. Il biglietto intero costa 6 euro, il ridotto 2 euro per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni, l'ingresso è gratuito per i minori di 18 anni, la prima domenica del mese e negli altri casi previsti dalla legge. La prenotazione si fa sul portale del Ministero della cultura o con l'applicazione Musei Italiani, e in sede funziona un totem per l'acquisto del biglietto. Il telefono è 06 6861089, la posta elettronica dms-rm.museopraz@cultura.gov.it. Con i mezzi si scende sotto il portone: le linee 30, 70 e 87 percorrono via Zanardelli fra piazza di Tor Sanguigna e piazza di Ponte Umberto I; dal capolinea del tram a largo di Torre Argentina sono nove minuti a piedi lungo corso del Rinascimento.

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Se state costruendo un giro di musei romani, la pagina dei musei di Roma raccoglie le altre sedi visitabili in città e aiuta a incastrare gli orari.

Casa Museo Mario Praz a Roma, Palazzo Primoli
Casa Museo Mario Praz a Roma, Palazzo Primoli

Che cos'è davvero il Museo Mario Praz

Non è una galleria e non è una quadreria. È l'appartamento in cui Mario Praz, anglista e critico d'arte fra i più autorevoli del Novecento europeo, ha vissuto dal 1969 fino alla morte, nel 1982, lasciato esattamente com'era: oltre milleduecento pezzi fra mobili, dipinti, sculture, tappeti, tendaggi, lampadari, bronzi, cristalli, porcellane, miniature, argenti e marmi, disposti secondo l'ordine che il proprietario aveva stabilito nel corso di sessant'anni di acquisti. La differenza è sostanziale. In un museo normale gli oggetti sono stati staccati dal loro contesto e riordinati per scuola o per secolo; qui il contesto è l'oggetto principale, e i singoli pezzi valgono soprattutto per il posto che occupano rispetto agli altri.

La casa dichiara una tesi. Praz era convinto che l'arredamento fosse una forma di autobiografia e che si potesse leggere il carattere di una persona dalla stanza in cui aveva scelto di invecchiare: lo scrisse in La filosofia dell'arredamento, uscito nel 1945, e lo raccontò come romanzo di formazione in La casa della vita, del 1958, dove ogni capitolo corrisponde a un ambiente e ogni ambiente a una stagione della sua esistenza. Camminare dentro il museo significa entrare in quel libro. Chi arriva aspettandosi capolavori riconoscibili resta spiazzato; chi arriva sapendo che il capolavoro è l'insieme esce con l'impressione di aver visto una delle poche case-museo italiane che funzionano davvero.

Un'avvertenza da professionista: è una visita che premia chi legge le didascalie mentali che si porta da casa. Venti minuti di preparazione sulla biografia di Praz raddoppiano il valore dei quarantacinque minuti di visita. Senza quella preparazione il rischio è di uscire dicendo che era una bella casa piena di mobili antichi, che è il modo più efficiente di sprecare il biglietto meno caro del centro storico.

Dove si trova il Museo Mario Praz e come ci si arriva

L'indirizzo ufficiale è via Giuseppe Zanardelli 1, 00186 Roma. È lo stesso portone della Fondazione Primoli: il palazzo occupa l'isolato fra via Zanardelli, piazza di Ponte Umberto I e via di Monte Brianzo, e la facciata che si vede arrivando dal ponte è il rifacimento novecentesco di cui si parla più avanti. Il museo è al terzo piano; l'ingresso al Museo Napoleonico, che occupa il piano terra dello stesso edificio, ha invece il proprio accesso su piazza di Ponte Umberto I.

In autobus fino al Museo Mario Praz

Le linee 30, 70 e 87 passano tutte e tre in via Giuseppe Zanardelli, nel tratto fra piazza delle Cinque Lune, piazza di Tor Sanguigna e piazza di Ponte Umberto I: sono i percorsi che collegano il palazzo rispettivamente con Laurentina e piazzale Clodio, con piazzale Clodio e la stazione Termini lato Giolitti, con il Tuscolano e il quartiere Prati. In pratica, se venite dalla zona di Termini, Santa Maria Maggiore o via Nazionale, il 70 vi lascia a cinquanta metri dal portone. Se venite da Prati o da Lepanto, l'87 e il 70 fanno lo stesso servizio in senso inverso.

In metropolitana e a piedi verso il Museo Mario Praz

La metropolitana a Roma, in questa porzione di Campo Marzio, non serve a molto: nessuna delle tre linee arriva in centro storico. La fermata utile della linea A è Spagna, e da lì sono venti minuti buoni di camminata passando per via dei Condotti, via Tomacelli e via di Monte Brianzo; da Flaminio si scende lungo via di Ripetta e si impiega più o meno lo stesso tempo. La soluzione che consiglio quasi sempre è un'altra: arrivare a largo di Torre Argentina con il tram 8 o con i bus che vi convergono e risalire corso del Rinascimento a piedi. Nove minuti, un marciapiede solo, e si passa davanti al fianco di Sant'Ivo alla Sapienza.

In auto, in taxi e in bicicletta

Via Zanardelli è dentro la zona a traffico limitato del centro storico e non esistono parcheggi in superficie utilizzabili: chi arriva in auto lascia il mezzo lontano, sulla riva opposta del Tevere o nei parcheggi di scambio, e finisce il tragitto con i mezzi pubblici. In taxi si arriva senza problemi in piazza di Ponte Umberto I. In bicicletta il lungotevere Tor di Nona offre una pista comoda fino a ponte Umberto, e le rastrelliere della zona sono sempre affollate ma non impossibili.

Orari, biglietti e prenotazione del Museo Mario Praz

Il museo è aperto il lunedì e dal mercoledì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00. Il martedì è il giorno di chiusura settimanale. Le chiusure fisse dell'anno sono il 25 dicembre e il primo gennaio. Nei mesi estivi il museo ha aggiunto in alcune settimane aperture straordinarie anche il martedì pomeriggio: è una finestra che viene annunciata di stagione in stagione sul sito ufficiale e va controllata prima di contarci.

Quanto costa il biglietto del Museo Mario Praz

Sei euro l'intero. Due euro il ridotto, riservato ai cittadini dell'Unione Europea fra i diciotto e i venticinque anni compiuti. Gratuito sotto i diciotto anni, gratuito la prima domenica del mese e gratuito negli altri casi previsti dalla normativa nazionale sui musei statali. È, in rapporto a quello che si vede, uno dei biglietti più convenienti del centro storico romano: sei euro per quarantacinque minuti in un appartamento privato dell'Ottocento ricostruito pezzo per pezzo da chi ci abitava dentro.

Come si prenota la visita al Museo Mario Praz

La prenotazione è obbligatoria e non è un dettaglio burocratico: senza prenotazione non si entra, perché ogni turno ha dodici posti e basta. Si prenota sul portale dei musei italiani del Ministero della cultura oppure attraverso l'applicazione ufficiale Musei Italiani; in alternativa si acquista sul posto al totem, ma solo se restano posti liberi nel turno successivo, cosa che nei fine settimana non accade quasi mai. Il museo risponde anche al telefono, 06 6861089, e alla posta elettronica dms-rm.museopraz@cultura.gov.it, ed è il canale giusto per i gruppi scolastici e per chi ha esigenze particolari.

Quando conviene prenotare la visita

Il calendario di prenotazione viene aperto a finestre, non su un orizzonte illimitato: capita che si possa prenotare solo fino a una certa data, oltre la quale il sistema non accetta richieste. La regola pratica che uso è semplice: appena decidete le date del viaggio, guardate il portale. Se il turno che vi serve non è ancora prenotabile, tornate una settimana dopo. I turni della mattina presto, quello delle 9.00 in particolare, si liberano più tardi degli altri e sono i migliori per la luce.

Chi era Mario Praz

Mario Praz nasce a Roma il 6 settembre 1896 e muore a Roma il 23 marzo 1982. Il padre, Luciano Praz, è un impiegato di banca di famiglia di origine svizzera; la madre, Giulia Testa di Marsciano, discende dai conti di Marsciano. Il ragazzo cresce fra Roma e Firenze, frequenta il liceo-ginnasio Galileo, si laurea in giurisprudenza a Bologna nel 1914 con una tesi che nel 1918 tocca il tema della Società delle Nazioni nel diritto internazionale, e poi si laurea una seconda volta, in lettere, a Firenze nel 1920, con una tesi sulla lingua di D'Annunzio discussa in un ambiente che comprendeva Giorgio Pasquali ed Ernesto Giacomo Parodi. Due lauree, due mondi: il giurista non è mai davvero sparito dietro il letterato, e si sente nella precisione quasi notarile con cui, decenni dopo, catalogava i propri oggetti.

Gli anni inglesi e la cattedra alla Sapienza

Dal 1923 al 1931 Praz è lettore di italiano all'Università di Liverpool. Nel 1932 ottiene la cattedra di italiano a Manchester e, nello stesso giro di mesi, la prima cattedra italiana di letteratura inglese, alla Sapienza di Roma, dove sarà professore ordinario di lingua e letteratura inglese dal 1934 al 1966. Chi ha studiato anglistica in Italia lo ha incontrato per forza: da quelle aule sono usciti Vittorio Gabrieli, Agostino Lombardo, Giorgio Melchiori, Gabriele Baldini, Masolino d'Amico. È un dato che spiega perché il museo abbia, per chi viene dal mondo universitario, un valore quasi commovente: quelle librerie sono la biblioteca di lavoro di un uomo che ha fondato una disciplina in un Paese che non ce l'aveva.

I libri di Mario Praz che spiegano la casa

Secentismo e marinismo in Inghilterra è del 1925. La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, il libro che lo rende celebre in Europa, esce nel 1930 e in inglese nel 1933. Seguono Studi sul concettismo nel 1934, la Storia della letteratura inglese nel 1936 con riedizioni nel 1960 e nel 1979, Gusto neoclassico nel 1940, La filosofia dell'arredamento nel 1945, La crisi dell'eroe nel romanzo vittoriano nel 1952, La casa della vita nel 1958, Mnemosine nel 1971, Il patto col serpente nel 1972, Perseo e la Medusa nel 1979. Il conto complessivo delle sue pubblicazioni supera le duemilaseicento voci. Se dovete leggerne uno solo prima di salire al terzo piano, leggete La casa della vita: è il libretto d'istruzioni del museo, scritto vent'anni prima che il museo esistesse.

Riconoscimenti, onori e una vita da europeo

Nel 1935 la British Academy gli assegna la medaglia d'oro per gli studi sui rapporti letterari fra Italia e Inghilterra. Nel 1952 vince il Premio Viareggio per la saggistica, che tornerà a vincere nel 1973 con Il patto col serpente. Nel 1957 riceve la laurea honoris causa da Cambridge, nel 1960 il Premio Feltrinelli dell'Accademia Nazionale dei Lincei, nel 1962 il titolo di Knight Commander dell'Ordine dell'Impero Britannico dalle mani della regina Elisabetta II, nel 1964 la laurea honoris causa da Aix-Marseille, nel 1967 quella della Sorbona. Fra il 1962 e il 1965 presiede l'associazione internazionale dei docenti universitari di inglese. Nel 1949 aveva fondato, con il sostegno del British Council, la rivista English Miscellany. Nel 1952 fa il suo primo giro di conferenze negli Stati Uniti. Questo è il curriculum dell'uomo che comprava sfingi portavasi e cere di santi ai mercatini d'Europa.

La leggenda dell'innominabile

Va detta, perché a Roma la sanno tutti e nessuno la spiega bene. Praz aveva una malformazione congenita al piede destro, corretta chirurgicamente all'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, e un carattere tagliente. Tanto bastò perché in certi ambienti provinciali italiani si consolidasse la fama che portasse sfortuna, al punto che qualcuno evitava di pronunciarne il nome. La comunità scientifica internazionale ignorò la superstizione, e lui stesso la trattò con distacco ironico. Il mio parere è netto: la leggenda ha fatto più danni alla fortuna dei suoi libri di quanto abbia fatto la sua prosa, che è difficile ma non ostile. La visita alla casa è, fra l'altro, un modo elegante di risarcirlo.

Casa Museo Mario Praz a Roma, Palazzo Primoli
Casa Museo Mario Praz a Roma, Palazzo Primoli

Palazzo Primoli, l'edificio che ospita il Museo Mario Praz

Il palazzo nasce nel Cinquecento e passa di mano più volte: intorno al 1500 appartiene ai Gottifredi, poi ai Filonardi. Nel 1820 il conte Luigi Primoli ne acquista il primo piano e la famiglia comincia a rilevare progressivamente l'intero immobile, operazione che si conclude nel 1901, quando Giuseppe Primoli ne diventa proprietario unico. Fra il 1904 e il 1911 l'architetto romano Raffaello Ojetti, padre del critico Ugo Ojetti, dirige la ristrutturazione che modernizza la fabbrica e le costruisce una facciata nuova rivolta verso la strada allora appena aperta: via Zanardelli, tracciata insieme a ponte Umberto I nel piano di sistemazione dei lungotevere. Ecco perché il palazzo ha due volti: quello antico verso via di Monte Brianzo e quello di primo Novecento verso il fiume.

Giuseppe Primoli, il conte fotografo

Giuseppe Napoleone Primoli nasce a Roma il 2 maggio 1851 e muore a Roma il 13 giugno 1927. Sua madre è Carlotta Bonaparte, figlia di Carlo Luciano Bonaparte e di Zenaide Bonaparte, a loro volta figli di due fratelli di Napoleone: Luciano e Giuseppe. Il conte è quindi Bonaparte per parte di madre due volte, e il museo napoleonico al piano terra nasce da lì. Negli ultimi decenni dell'Ottocento sviluppa la passione per la fotografia insieme al fratello Luigi e al cugino Placido Gabrielli, producendo oltre quindicimila lastre e stampe. A Parigi frequenta Guy de Maupassant, Alexandre Dumas figlio, Sarah Bernhardt, Théophile Gautier; in Italia stringe amicizia con Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa, Matilde Serao, Gabriele D'Annunzio, Enrico Nencioni. Per testamento istituisce la Fondazione Primoli, che gestisce la biblioteca, l'archivio e il gabinetto fotografico, e dona al Comune di Roma la collezione di oggetti e documenti napoleonici che diventerà il Museo Napoleonico.

Cosa c'è oggi dentro Palazzo Primoli

Il piano terra è occupato dal Museo Napoleonico, che appartiene a Roma Capitale e osserva un calendario diverso: aperto dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00, chiuso il lunedì. Il terzo piano è il Museo Mario Praz, statale, chiuso il martedì. Nei piani intermedi vivono la Fondazione Primoli, con la sua biblioteca di studio, l'archivio storico e il gabinetto fotografico, aperti agli studiosi su appuntamento in orario di ufficio. Un solo palazzo, tre istituzioni diverse, tre calendari che non coincidono: è la ragione per cui tante visite mal programmate finiscono davanti a un portone giusto e a una porta sbagliata.

Da Palazzo Ricci a via Zanardelli: come nasce il Museo Mario Praz

Nel 1934, rientrando in Italia per la cattedra romana, Praz prende casa a Palazzo Ricci, in via Giulia. Ci resta trentacinque anni e lì costruisce il grosso della collezione, comprando sul mercato antiquario europeo durante i viaggi accademici: mobili in Inghilterra, bronzi in Francia, malachiti in Russia, cristalli in Boemia, porcellane in Germania, vedute di città italiane ed europee, ritratti delle famiglie regnanti dai Borbone ai Bonaparte e ritratti di innumerevoli sconosciuti ottocenteschi comprati perché avevano una faccia interessante. È una collezione fatta con l'occhio del critico e il portafoglio del professore universitario: nessun pezzo da capogiro, moltissimi pezzi giusti.

Nel 1969 il trasloco a Palazzo Primoli. Praz vi si stabilisce come inquilino della Fondazione Primoli e riorganizza in via Zanardelli, ambiente per ambiente, la casa che aveva costruito in via Giulia: non una copia, ma una seconda redazione dello stesso testo. Ci resterà fino al 23 marzo 1982.

Nel 1986 lo Stato italiano acquista dagli eredi l'intera raccolta, per una cifra che le fonti indicano in due miliardi e cento milioni di lire, e ne affida la catalogazione e il restauro alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna. La raccolta viene ricollocata negli stessi ambienti e nella stessa disposizione voluta dal collezionista. Il museo apre al pubblico nel giugno 1995. Nel 2020 chiude per un ciclo di restauri sia della struttura sia delle opere e riapre il primo marzo 2024, sotto la direzione di Francesca Condò, con la collaborazione della restauratrice Silvana Costa e il coordinamento della Direzione generale Musei del Ministero della cultura.

Chi gestisce oggi il Museo Mario Praz

Il museo appartiene allo Stato ed è oggi assegnato all'istituto autonomo Pantheon e Castel Sant'Angelo, Direzione Musei nazionali della città di Roma, costituito con decreto del 15 marzo 2024 ed entrato in funzione il 18 maggio dello stesso anno. Lo stesso istituto amministra il Pantheon, Castel Sant'Angelo, il Museo Boncompagni Ludovisi, il Museo Hendrik Christian Andersen, il Museo della Liberazione, il Museo degli strumenti musicali, il Museo Giacomo Manzù e Casa Pasolini. Prima di questo assetto la casa era passata dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna al Polo Museale del Lazio e poi alla Direzione regionale Musei del Lazio: una successione di sigle che spiega perché in giro si trovino indicazioni contraddittorie sull'ente titolare.

La visita al Museo Mario Praz, ambiente per ambiente

Gli ambienti aperti al pubblico sono una decina e si percorrono in fila, senza possibilità di tornare indietro comodamente: la scaletta che segue serve a sapere in anticipo dove guardare, perché quarantacinque minuti passano prima di quanto sembri. Ogni stanza ha un colore dominante e una logica propria, e Praz le aveva pensate come capitoli.

L'ingresso del Museo Mario Praz

È l'unica stanza dove compaiono opere di artisti contemporanei del padrone di casa, tutti amici suoi: Leonor Fini, Fabrizio Clerici, Stanislao Lepri, Colette Rosselli. Sopra, un ritratto del Praz giovane dipinto da Leonetta Cecchi Pieraccini, moglie di Emilio Cecchi, il critico con cui Praz ebbe un'amicizia intellettuale durata più di quarant'anni. Nella stessa stanza una libreria che era appartenuta a Gabriele D'Annunzio e proviene dalla Capponcina, la villa di Settignano. Il messaggio è chiaro fin dalla soglia: qui il Novecento entra soltanto come cerchia di affetti, tutto il resto della casa appartiene a un altro secolo.

Il salotto-galleria, il centro del Museo Mario Praz

La stanza più scenografica della casa gioca sul bianco e oro dello schema neoclassico, con soffitto a cassettoni e due camini simmetrici disposti ai lati di una libreria-alcova. Al muro un dipinto che vale da solo la salita: Maria Isabella di Napoli nel suo appartamento di Vincenzo Abbati, datato 1836, cioè esattamente il genere di quadro che Praz studiava, un interno dipinto dentro un interno vero. Una scultura di Amore in caccia, riferita ad Adamo Tadolini, allievo di Canova, presidia lo spazio; un divano ricamato dallo stesso Praz ricorda che l'uomo era anche un artigiano paziente. Fra i busti femminili si riconoscono la marchesa d'Elci, un'Elisa Bonaparte di ambito Bartolini e una terracotta di Chinard che raffigura Madame de l'Horme. Su un tavolino, il ritratto fotografico della madre eseguito da Mario Nunes Vais, uno dei grandi fotografi italiani del primo Novecento.

Lo studio, il vero cervello della casa

Pareti verdi, tende rosse, e un lungo soppalco a ballatoio che corre in alto per accogliere la biblioteca, realizzato su progetto dell'architetto Lizzani: chi ha visto studi di professori sa che questa è la stanza in cui si lavorava davvero. La scaletta che sale al ballatoio è decorata con soggetti militari e teste di draghi. Sulla parete un Gran Salone di Palazzo Ricci dipinto da Sergio De Francisco nel 1965, cioè il ritratto della casa precedente eseguito quando quella casa esisteva ancora: un pezzo di autobiografia appeso al muro. Dello stesso pittore un ritratto di Praz maturo. Opinione personale: se avete solo cinque minuti di attenzione residua, spendeteli qui e non nel salotto.

La collezione di cere del Museo Mario Praz

Nello studio si concentra la raccolta più singolare della casa: oltre settanta cere, fra martiri, santi, ritratti di nobili e teste anonime, databili fra il Cinquecento e l'Ottocento. La ceroplastica è una tecnica che il gusto contemporaneo tende a considerare macabra, e Praz la amava per ragioni opposte: la cera restituisce l'incarnato meglio del marmo, e nel Sei e Settecento era il materiale della devozione domestica e del ritratto in miniatura. È una collezione che nessuna guida generalista racconta e che da sola giustificherebbe l'esistenza del museo. Guardatele con calma anche se il turno incalza.

La quadreria dello studio

Sopra le librerie dello studio corre una quadreria di nove dipinti che è un piccolo saggio di storia del gusto: paesaggi italiani, un ritratto di Ugo Foscolo riferito a François-Xavier Fabre, un ritratto di Teresa Pikler collegato ad Achille Labruzzi, un ritratto di Ferrandy anch'esso riferito a Fabre, scene di interno di gusto biedermeier e una veduta di un interno del Palazzo d'Inverno di San Pietroburgo. Le attribuzioni di questa parete vanno prese per quello che sono: riferimenti consolidati nella letteratura sulla raccolta, non certificati notarili. Il valore del gruppo è la coerenza, non il singolo nome.

La sala delle biblioteche del Museo Mario Praz

Due grandi librerie si fronteggiano: una italiana della prima metà dell'Ottocento, riconoscibile per le aquile e i cigni intagliati, e una inglese in legno di rose. Al centro una scrivania semicircolare livornese con piano estraibile e interno foderato di specchi, il tipo di mobile che nell'Ottocento serviva a scrivere lettere che nessuno doveva leggere. Un busto di Giuseppina Grassini, il contralto piacentino che fu la cantante prediletta di Napoleone, e un Ritratto della principessa Vittorina Spinola presso il busto di Augusto d'Arenberg di Jacques Sablet, datato 1792, completano la stanza. Sablet è un pittore svizzero attivo a Roma nel decennio prima della rivoluzione: il quadro è uno dei pezzi di maggiore qualità dell'intera raccolta.

L'andito

Il passaggio che collega le stanze non è uno spazio di risulta: contiene un tavolino con piano in marmi policromi, due sfingi portavasi settecentesche, una Veduta di Cava vicino Salerno di Anton Sminck Pitloo, l'olandese che a Napoli fondò di fatto la scuola di Posillipo, quattro statuine veneziane in legno con le allegorie delle stagioni e una teca con un'Annunciazione in cera policroma. Praz odiava i corridoi vuoti. Chi arreda una casa sa perché.

La camera da letto di Mario Praz

Domina un letto a baldacchino marcato Jacob, una delle dinastie di ebanisti francesi più celebri del primo Ottocento, con data 1806. Accanto una psiche napoletana in mogano, cioè la specchiera girevole a figura intera che nell'Impero era il mobile di rappresentanza della camera. Alle pareti pannelli decorativi francesi in papier peint a motivi di grottesche e tempere derivate dalle Storie di Psiche della Farnesina: un rimando colto alla loggia di Raffaello che si trova a un chilometro di distanza, in Trastevere, alla Villa Farnesina. Nelle cornici semicircolari una collezione di ventagli. In un cofanetto, trecentoventicinque campioni di marmo provenienti dalle cave dell'Impero russo: la cosa più vicina a un catalogo geologico che un letterato abbia mai tenuto sul comò.

La camera della figlia

Lucia, la figlia nata nel 1938 dal matrimonio con Vivyan Eyles, ha la propria stanza, con letto a baldacchino e una culla Impero. I dipinti qui cambiano registro e si fanno più leggeri: una giovinetta con i canarini riferita a Élisabeth Chaudet, pittrice francese specializzata in scene di infanzia e animali, e una Figura femminile in piedi accanto alla finestra di Jules-Émile Saintin datata 1870. Su una toilette Impero, una copia in formato ridotto dell'Odalisca di James Pradier. È la stanza in cui si intuisce la parte più privata della vicenda familiare, che si concluse con la separazione dei coniugi alla fine della guerra.

La sala da pranzo del Museo Mario Praz

Pareti rosso pompeiano e mobilio inglese: tavolo centrale, servante Regency, un rinfrescatoio a forma di sarcofago che è esattamente il genere di scherzo colto che Praz apprezzava. Sopra il tavolo pende un lampadario a forma di mongolfiera con pendenti in cristallo di rocca, che reca la firma Thomire, il bronzista di Napoleone. Sulla credenza due statuine costruite con il doppio profilo, lo scheletro da un lato e la figura viva dall'altro: memento mori da tavola, un altro genere che il proprietario collezionava con divertimento. Alle pareti una copia de La Giustizia e la Vendetta divina che perseguitano il Delitto di Pierre-Paul Prud'hon e un dipinto riferito a Marguerite Gérard, la cognata di Fragonard. Se qualcuno vi chiede quale sia la stanza più bella della casa, questa è la risposta che dà quasi tutto il pubblico.

L'ingresso di servizio e i busti degli zar

La stanza di servizio custodisce, su una libreria neogotica, i busti di Nicola I, Alessandro I e Caterina la Grande, che è il modo più elegante di ricordare quanto la Russia contasse nel gusto neoclassico europeo. Sulla parete un Mario Praz come poeta laureato di Bruno Caruso, con l'iscrizione Et in arcadia ego, un autoritratto per interposta persona che dice molto sull'ironia del personaggio. Una scultura di Amore che spezza l'arco di Tito Angelini, datata 1844, e due strumenti musicali: una chitarra-lira napoletana e un fortepiano verticale austriaco del tipo detto en giraffe, per la forma del cassone che sale in verticale. Anche qui, nessuno spazio sprecato.

Che cosa guardare davvero: neoclassico, Impero, Biedermeier

La raccolta copre un arco preciso, dalla fine del Settecento alla prima metà dell'Ottocento, e attraversa tre stagioni del gusto che il pubblico tende a confondere. Il neoclassico di fine Settecento è archeologico e severo: linee dritte, riferimenti a Roma e ad Atene, mobili che imitano il repertorio antico. Lo stile Impero, dal 1804 in poi, prende quella grammatica e la carica di simboli politici, api, aquile, vittorie alate, bronzi dorati sul mogano scuro. Il Biedermeier, che nasce nell'area di lingua tedesca dopo il 1815, riporta tutto dentro casa: legni chiari, forme morbide, comodità borghese al posto della retorica imperiale. Praz possedeva pezzi di tutte e tre le fasi e li mescolava di proposito, per mostrare come il gusto europeo passasse dal tribunale al salotto nel giro di due generazioni.

Le scene di conversazione, la chiave del Museo Mario Praz

Praz dedicò un libro intero, Scene di conversazione, uscito nel 1971, a un genere pittorico inglese e settecentesco: il ritratto di gruppo ambientato in un interno domestico, dove la stanza conta quanto le persone. È la chiave che apre tutto il museo. La casa di via Zanardelli è una scena di conversazione tridimensionale, allestita da un uomo che aveva passato la vita a studiare quel genere e poi aveva deciso di abitarci dentro. Quando guardate una stanza, provate a immaginarla come un quadro con dei personaggi seduti: capirete perché quel divano è lì e non due metri più in là.

Una curiosità su Museo Mario Praz

Il logo del museo, adottato con la riapertura del primo marzo 2024, è un piccolo trattato di autobiografia grafica. Contiene un profilo di Praz trattato come un cammeo neoclassico, dei libri che alludono al suo mestiere di studioso, e una scritta latina: Sapientia aedificavit domum sibi, la sapienza si è costruita una casa. È un versetto dei Proverbi, il nono capitolo, ed è la frase perfetta per un luogo dove un professore di letteratura inglese ha letteralmente edificato una casa attorno al proprio sapere. Chi ha scelto quella formula ha capito il personaggio meglio di molti suoi commentatori: Praz non collezionava per possedere, collezionava per costruire un ambiente in cui il pensiero funzionasse.

La curiosità dentro la curiosità è che quella frase rovescia il luogo comune sul collezionismo. La retorica corrente racconta il collezionista come un accumulatore, uno che aggiunge finché non c'è più posto. Praz faceva l'opposto: toglieva. Nella Filosofia dell'arredamento insiste sul fatto che una stanza riuscita è una stanza in cui ogni oggetto è in rapporto con gli altri, e che un pezzo bellissimo messo nel posto sbagliato rovina l'insieme. Quando lo Stato comprò la raccolta nel 1986 e la ricollocò negli stessi ambienti, la scelta di non riordinare nulla non fu pigrizia museografica: fu il riconoscimento che la disposizione era essa stessa l'opera, e che smontarla avrebbe significato distruggere il pezzo principale.

Aggiungo un dettaglio che diverte sempre i gruppi. Nel salotto c'è un divano ricamato a mano dallo stesso Praz. Un professore ordinario della Sapienza, medaglia della British Academy, cavaliere dell'Impero Britannico, passava le sere a ricamare la tappezzeria del proprio divano. La casa della vita non era una metafora letteraria: era un cantiere domestico permanente, e lui ci lavorava con le mani.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Mario Praz

Il Museo Mario Praz chiude il martedì. Il Museo Napoleonico, che è nello stesso palazzo, chiude il lunedì. Sembra un dettaglio da burocrati e invece è l'informazione più utile di tutta questa pagina, perché il novanta per cento dei visitatori arriva a Palazzo Primoli convinto di poter fare le due visite di seguito. Se venite di lunedì, salite al terzo piano e rinunciate al piano terra. Se venite di martedì, fate il contrario. Se volete entrambi nello stesso pomeriggio, scegliete un giorno fra mercoledì e domenica e prenotate il turno del Praz per primo, perché è quello contingentato: il Napoleonico si visita liberamente e assorbe qualsiasi orario.

La seconda cosa che non vi dirà nessuno riguarda i numeri. Dodici persone per turno, un turno all'ora, otto ingressi al giorno dalle 9.00 alle 18.00: fanno meno di cento visitatori al giorno nella migliore delle ipotesi. È una capienza minuscola per un museo che si trova a duecento metri da piazza Navona, dove nello stesso arco di tempo passano decine di migliaia di persone. Il risultato pratico è che nei fine settimana di alta stagione e nelle prime domeniche del mese i posti finiscono con settimane di anticipo, mentre un martedì di novembre trovate il turno libero il giorno stesso. La strategia giusta non è prenotare presto in assoluto: è scegliere il giorno giusto e poi prenotare presto.

Terza cosa, e riguarda il corpo. Il museo è al terzo piano di un palazzo storico e la visita si svolge tutta in piedi, in ambienti di dimensioni domestiche, con pavimenti originali e passaggi stretti. Non ci sono sedute lungo il percorso e non c'è modo di rallentare senza rallentare anche il gruppo. Chi ha problemi di deambulazione, chi visita con un passeggino o chi ha esigenze specifiche di accessibilità faccia una telefonata al museo prima di prenotare, al 06 6861089, o scriva a dms-rm.museopraz@cultura.gov.it: è l'unico modo per sapere con certezza che cosa aspettarsi il giorno della visita.

Il consiglio che ti do per visitare Museo Mario Praz

Prenotate il primo turno, quello delle 9.00, e fatelo in un giorno feriale fra ottobre e marzo. Le ragioni sono tre e sono tutte pratiche. La prima è la luce: le finestre del terzo piano guardano verso il Tevere e la mattina la stanza da pranzo rossa e il salotto bianco e oro ricevono una luce radente che il pomeriggio non c'è. La seconda è il rumore: alle nove via Zanardelli è ancora quasi silenziosa, mentre dopo le undici il traffico degli autobus e il flusso da piazza Navona arrivano fin dentro le stanze. La terza è che il primo turno della giornata è quello in cui il personale ha più tempo per rispondere alle domande, e in un museo così le domande sono metà del valore del biglietto.

Secondo consiglio, e vale doppio: leggete qualcosa prima. Non serve un corso di storia dell'arredamento. Bastano le prime trenta pagine de La casa della vita, dove Praz descrive la casa di via Giulia con un dettaglio maniacale, per capire quale sia il gioco a cui vi state prestando. Chi entra senza quella base guarda dei mobili; chi entra con quella base guarda un'autobiografia. Non è un dettaglio da eruditi: cambia proprio l'esperienza.

Terzo consiglio, quello che dò ai gruppi. Non provate a vedere tutto. In quarantacinque minuti, con dodici persone dentro stanze da appartamento, l'unico modo di godersi la visita è scegliersi in anticipo tre cose e presidiarle: le cere dello studio, il quadro di Vincenzo Abbati nel salotto, il lampadario a mongolfiera nella sala da pranzo. Su tutto il resto passate lo sguardo, e va bene così. Il rimpianto peggiore, in questo museo, è quello di chi ha corso da un oggetto all'altro senza fermarsi davvero davanti a nessuno.

Quarto e ultimo: uscendo, non prendete subito la strada per piazza Navona. Girate a destra verso il ponte, fermatevi al parapetto di ponte Umberto I e guardate indietro la facciata del palazzo. Da lì si capisce l'intera vicenda urbanistica, e la casa che avete appena visitato smette di essere un appartamento e diventa un pezzo di città.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Gruppo di famiglia in un interno, il film di Luchino Visconti del 1974, sia ispirato a Mario Praz lo sanno in molti. Quello che si cita raramente è quanto la faccenda sia stata precisa e reciproca. La sceneggiatura è di Suso Cecchi d'Amico, Enrico Medioli e Visconti stesso: Suso Cecchi d'Amico era figlia di Emilio Cecchi, l'amico di quarant'anni di Praz, e madre di Masolino d'Amico, che di Praz era stato allievo. Il titolo internazionale del film, Conversation Piece, cita alla lettera le Scene di conversazione pubblicate da Praz nel 1971. Il protagonista, interpretato da Burt Lancaster, è un vecchio professore che vive circondato dai propri quadri e assistito da una domestica anziana, e che si trova a fare i conti con l'irruzione di un gruppo di giovani nel piano superiore del suo palazzo.

La parte che manca quasi sempre nei racconti è la reazione del diretto interessato. Praz riconobbe apertamente che Visconti aveva preso le mosse dalle sue Scene di conversazione, osservò con una certa amarezza divertita che la realtà aveva poi imitato il film, quando anche nel suo palazzo venne ad abitare un gruppo di giovani dissoluti, e concluse che la pellicola era rispettosa nei confronti del proprio sosia. Non è la reazione di un uomo offeso: è quella di un critico che valuta un'opera che parla di lui e le dà un voto.

Perché questo conta durante la visita. Perché il film ha creato un'immagine pubblica del personaggio, il vecchio studioso barricato fra i suoi oggetti, che la casa vera smentisce in parte. Le stanze di via Zanardelli non sono la tana di un misantropo: sono ambienti pensati per ricevere, con sedute in numero adeguato, un salotto disposto per la conversazione e una sala da pranzo che è tutto tranne che monastica. La solitudine degli ultimi anni fu una circostanza biografica, non un progetto architettonico. Se guardate la casa con gli occhi del film vi perdete metà del suo senso.

Palazzo Primoli, Museo Napoleonico e Casa Museo Mario Praz
Palazzo Primoli, Museo Napoleonico e Casa Museo Mario Praz

La foto giusta da fare a Museo Mario Praz

Dentro le stanze la fotografia va sempre concordata con il personale: in una casa-museo di dodici persone per turno, con tessuti originali e mobili a portata di gomito, le regole possono cambiare da stagione a stagione e il buonsenso vale più del regolamento. Chiedete prima di alzare il telefono, e comunque tenete il flash spento: i tendaggi, le tempere e i papier peint della camera da letto sono i materiali più fragili della casa.

La foto che consiglio davvero, però, è un'altra e si fa fuori. Uscite dal portone, girate verso il fiume e salite su ponte Umberto I fino a metà campata, sul lato di monte. Da lì inquadrate Palazzo Primoli con il lungotevere in primo piano e, dietro, la sagoma delle case di Campo Marzio: nella stessa immagine entrano il palazzo di famiglia dei Bonaparte romani, la facciata di Raffaello Ojetti costruita fra il 1904 e il 1911 e le finestre del terzo piano da cui Praz guardava il Tevere. È una fotografia che racconta una storia, non un souvenir.

La seconda inquadratura la trovate all'imbocco di via Zanardelli dal lato di piazza di Tor Sanguigna: mettetevi con le spalle alla piazza e fotografate la strada in prospettiva, con il palazzo sulla destra e ponte Umberto I che chiude il fondo. È il punto di vista che restituisce meglio l'operazione urbanistica di primo Novecento, quando la strada fu aperta a forza dentro il tessuto medievale per collegare il ponte nuovo a corso del Rinascimento.

Terza opzione, per chi ha pazienza: tornate al tramonto d'inverno, quando le luci del terzo piano sono accese e le finestre si illuminano una per una. Da ponte Umberto I si vede l'appartamento acceso come una lanterna. È la fotografia che nessuno fa, perché a quell'ora il museo è già chiuso e tutti sono andati via.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è la trasformazione stessa del palazzo. Fra il 1904 e il 1911, mentre Roma capitale ridisegnava il proprio lungotevere e apriva ponte Umberto I, Giuseppe Primoli affidò a Raffaello Ojetti la ristrutturazione dell'edificio di famiglia: il palazzo cinquecentesco che guardava verso via di Monte Brianzo si voltò verso il fiume e si costruì una facciata nuova sulla strada appena tracciata. È il momento in cui l'indirizzo diventa via Zanardelli, e senza quel cantiere il terzo piano che oggi ospita il museo non esisterebbe nella forma in cui lo vediamo.

Il secondo è la morte di Giuseppe Primoli, il 13 giugno 1927, e l'apertura del suo testamento. Il conte lasciò la collezione napoleonica al Comune di Roma, che ne fece il Museo Napoleonico al piano terra, e istituì la Fondazione Primoli per la biblioteca, l'archivio e il gabinetto fotografico. Da quel documento discende tutto l'assetto attuale del palazzo, compresa la circostanza che, quarantadue anni dopo, un professore universitario avrebbe potuto prendere in affitto un appartamento al terzo piano da una fondazione culturale.

Il terzo è il trasloco del 1969. Praz lasciò Palazzo Ricci in via Giulia dopo trentacinque anni e portò a via Zanardelli l'intera casa, ricostruendola stanza per stanza. Un trasloco di milleduecento oggetti fragili attraverso Campo Marzio è già di per sé un evento; il fatto che il risultato finale sia stato una riedizione coerente della casa precedente, e non un accumulo provvisorio, dice quanto quell'uomo avesse in testa un progetto e non un'abitudine.

Il quarto è la morte di Praz, il 23 marzo 1982, in queste stanze, e la trattativa che ne seguì. Nel 1986 lo Stato acquistò dagli eredi l'intera raccolta, che le fonti quantificano in due miliardi e cento milioni di lire, affidandone catalogazione e restauro alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna. È uno dei pochi casi italiani in cui una collezione privata di questa natura non è stata dispersa all'asta: chi conosce quanto raramente vada a finire così sa che il vero avvenimento storico di questa casa è proprio qui.

Il quinto è l'apertura al pubblico, nel giugno 1995. Il sesto è la chiusura del 2020 per un ciclo di restauri che ha riguardato sia la struttura sia le opere, e la riapertura del primo marzo 2024 sotto la direzione di Francesca Condò, con la restauratrice Silvana Costa e il coordinamento della Direzione generale Musei del Ministero della cultura. Il settimo, meno spettacolare ma decisivo, è il decreto del 15 marzo 2024, in vigore dal 18 maggio, che ha portato la casa dentro l'istituto autonomo Pantheon e Castel Sant'Angelo: significa risorse, personale e visibilità condivisi con due dei luoghi più frequentati d'Italia.

Chi è passato da Museo Mario Praz

Il palazzo ha due strati di frequentazioni celebri, e conviene tenerli distinti. Il primo è quello di Giuseppe Primoli, che fra Parigi e Roma raccolse attorno a sé una delle reti di amicizie più notevoli della sua epoca: Guy de Maupassant, Alexandre Dumas figlio, Sarah Bernhardt, Théophile Gautier a Parigi; Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa, Matilde Serao, Gabriele D'Annunzio, Enrico Nencioni in Italia. Primoli era fotografo prima ancora che collezionista, e le oltre quindicimila immagini che produsse con il fratello Luigi e con il cugino Placido Gabrielli costituiscono uno dei fondi più preziosi per capire la società italiana e francese fra Otto e Novecento. Quelle persone entravano da questo portone.

Il secondo strato è quello di Praz. La sua cerchia romana comprendeva Emilio Cecchi, con cui l'amicizia intellettuale durò più di quarant'anni, e la moglie di Cecchi, la pittrice Leonetta Cecchi Pieraccini, il cui ritratto del Praz giovane si vede appena entrati. C'erano gli artisti amici delle pareti dell'ingresso: Leonor Fini, Fabrizio Clerici, Stanislao Lepri, Colette Rosselli. C'era la generazione degli allievi diventati a loro volta maestri, Vittorio Gabrieli, Agostino Lombardo, Giorgio Melchiori, Gabriele Baldini, Masolino d'Amico, che in queste stanze vennero da studenti e poi da colleghi. Con Eugenio Montale il rapporto era stato intensissimo negli anni fiorentini fra il 1927 e il 1934, tanto che Praz ricordò come nei suoi soggiorni a Firenze non passasse quasi giorno senza incontrarlo. Con T.S. Eliot e con Vernon Lee ci fu corrispondenza e frequentazione.

C'è poi il capitolo D'Annunzio, che attraversa la casa in modo obliquo: la libreria dell'ingresso viene dalla Capponcina, la villa di Settignano dove il poeta visse prima della fuga in Francia. Praz si era laureato in lettere nel 1920 con una tesi sulla lingua di D'Annunzio, e finì per possederne un mobile. È il tipo di coincidenza che a lui sarebbe piaciuta moltissimo.

Infine il capitolo cinema. Luchino Visconti non abitò mai qui, ma nel 1974 mandò dentro questa casa, per interposta finzione, Burt Lancaster, Helmut Berger e Silvana Mangano: Gruppo di famiglia in un interno è ambientato in un palazzo romano che non è Palazzo Primoli, eppure il professore protagonista è dichiaratamente Praz e le stanze che si vedono sul set derivano dall'idea di casa che si tocca al terzo piano di via Zanardelli. Da allora ogni cinefilo che sale queste scale sta, in qualche misura, entrando in un film che ha già visto.

Il Museo Mario Praz con i bambini

Sarò franco: non è un museo per bambini piccoli. Quarantacinque minuti in piedi, ambienti stretti, oggetti fragili a mezzo metro di distanza, nessuna postazione interattiva e un racconto che vive di riferimenti letterari. Con un bambino sotto i sei anni la visita diventa un esercizio di vigilanza per l'adulto e una noia per il piccolo. Con un passeggino, poi, si crea un problema di manovra dentro stanze che erano camere da letto.

Sopra i dieci anni il discorso cambia, e cambia in meglio, a una condizione: trasformare la visita in una caccia. Le cere dello studio, le due statuine con lo scheletro nella sala da pranzo, il cofanetto con i trecentoventicinque campioni di marmo russo, le sfingi portavasi dell'andito, il fortepiano a giraffa, il lampadario a mongolfiera. Sono sei oggetti bizzarri e memorabili, e un ragazzino che li cerca uno per uno esce dalla casa avendo capito qualcosa di serio sul collezionismo senza essersi annoiato un minuto. Per famiglie con bambini piccoli restano molto più adatte le sale del Museo di Roma a Palazzo Braschi, a cinque minuti a piedi, dove gli spazi sono ampi e il percorso è libero.

Accessibilità e servizi al Museo Mario Praz

Il museo occupa un appartamento al terzo piano di un palazzo storico e il percorso si svolge interamente in piedi, senza sedute lungo le stanze. Per qualsiasi esigenza di accessibilità, dalla presenza di un ascensore alle dimensioni dei passaggi, il canale corretto è il contatto diretto con il museo prima di prenotare: telefono 06 6861089, posta elettronica dms-rm.museopraz@cultura.gov.it. Una casa-museo non è un edificio progettato per essere un museo, e le informazioni generiche che si trovano in giro non bastano a organizzare una visita serena.

Sui servizi vale la stessa prudenza. Le pagine ufficiali del museo indicano la biglietteria automatica in sede e la prenotazione online, mentre non elencano guardaroba, deposito bagagli, audioguide o bookshop: chi arriva con zaini voluminosi o valigie faccia conto di non poterli lasciare da nessuna parte e organizzi la giornata di conseguenza. Se prevedete di visitare la casa fra un treno e l'altro, il deposito bagagli va cercato altrove.

Quanto dura la visita al Museo Mario Praz e come organizzare la giornata

La visita dura quarantacinque minuti, non uno di più: è la durata del turno. Considerate però almeno un'ora e un quarto complessiva fra arrivo con anticipo, controllo della prenotazione, salita e uscita. Chi vuole costruirci intorno mezza giornata ha due schemi che funzionano bene.

Mezza giornata a partire dal Museo Mario Praz

Turno delle 9.00 al Praz, poi discesa al Museo Napoleonico al piano terra, che apre alle 10.00 e si visita con calma in quaranta minuti. Da lì attraversate piazza di Tor Sanguigna, entrate nei sotterranei dello Stadio di Domiziano per capire su che cosa poggia piazza Navona, uscite in piazza e concludete davanti alla Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini. Sono quattro tappe in quattrocento metri di raggio e un pranzo tardo verso le 14.

Giornata lunga sul tema delle case e delle collezioni

Se il tema che vi interessa è il collezionismo privato diventato museo, la mattina al Praz si abbina benissimo con Palazzo Altemps, a tre minuti a piedi, che è la collezione Ludovisi di sculture antiche dentro un palazzo rinascimentale, e con il Museo Barracco su corso Vittorio Emanuele II, altra raccolta privata ottocentesca conservata come tale. Chi vuole spingersi oltre trova la stessa logica alla Galleria Spada e a Palazzo Corsini, dove le quadrerie sono ancora appese secondo l'ordine settecentesco. È un itinerario che nessuno propone e che spiega Roma meglio di molti giri classici.

Cosa vedere intorno al Museo Mario Praz in dieci minuti a piedi

La posizione è privilegiata e permette di costruire il resto della giornata senza mai prendere un mezzo. A un centinaio di metri, superata piazza di Tor Sanguigna, si apre piazza Navona, che conserva la forma dello stadio di Domiziano su cui è costruita. Sul lato ovest della piazza il Museo di Roma a Palazzo Braschi racconta cinque secoli di città con le sue collezioni civiche. A tre minuti in direzione opposta, verso via di Sant'Apollinare, Palazzo Altemps ospita le sculture antiche delle collezioni Ludovisi e Mattei.

Verso corso del Rinascimento si arriva in cinque minuti alla chiesa di San Luigi dei Francesi, dove la cappella Contarelli custodisce i tre teleri di Caravaggio sulla vita di san Matteo: se avete già il biglietto del Praz per la mattina, mettete Caravaggio nel primo pomeriggio, quando la cappella si svuota. Proseguendo dieci minuti si arriva al Pantheon. Nella direzione del fiume, attraversato ponte Umberto I e risalito il lungotevere, in un quarto d'ora si arriva a Castel Sant'Angelo, che oggi appartiene allo stesso istituto autonomo del museo di Praz.

Quando andare al Museo Mario Praz e quando evitarlo

Il periodo migliore è la stagione fredda, da novembre a marzo, esclusi i ponti festivi. Le stanze sono piccole e con dodici persone dentro, in luglio, il caldo si sente parecchio: l'appartamento non ha la ventilazione di una galleria moderna. In inverno, invece, la casa dà il meglio, perché la luce bassa che entra dalle finestre verso il Tevere è esattamente quella per cui quegli ambienti erano stati pensati.

Da evitare, se potete: la prima domenica del mese, quando l'ingresso gratuito satura i turni in poche ore e la visita si fa più concitata; il sabato pomeriggio di primavera, quando il centro storico è impraticabile e arrivare puntuali diventa un'impresa; e ovviamente il martedì, che è il giorno di chiusura. Se invece il vostro obiettivo è il silenzio assoluto, il turno delle 9.00 di un mercoledì di febbraio è quanto di più simile a una visita privata si possa ottenere in un museo statale del centro di Roma.

Domande veloci su Museo Mario Praz

Dove si trova esattamente il Museo Mario Praz

In via Giuseppe Zanardelli 1, 00186 Roma, al terzo piano di Palazzo Primoli, fra piazza di Ponte Umberto I e piazza di Tor Sanguigna, a un centinaio di metri dal lato nord di piazza Navona.

Quanto costa il biglietto del Museo Mario Praz

Sei euro l'intero e due euro il ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni. È gratuito per i minori di 18 anni, la prima domenica del mese e negli altri casi di gratuità previsti dalla legge.

Serve prenotare per visitare il Museo Mario Praz

Sì, la prenotazione è obbligatoria. Ogni turno accoglie al massimo dodici persone e senza prenotazione non si entra, salvo che restino posti liberi nel turno immediatamente successivo.

Come si prenota la visita al Museo Mario Praz

Sul portale dei musei italiani del Ministero della cultura o con l'applicazione ufficiale Musei Italiani. In sede è disponibile un totem per l'acquisto. Per gruppi e scuole conviene scrivere a dms-rm.museopraz@cultura.gov.it o telefonare al 06 6861089.

Quali sono gli orari del Museo Mario Praz

Aperto dalle 9.00 alle 19.00 il lunedì e dal mercoledì alla domenica. Chiuso il martedì, il 25 dicembre e il primo gennaio. Gli ingressi partono alle 9.00 e l'ultimo turno è alle 18.00.

Quanto dura la visita al Museo Mario Praz

Circa quarantacinque minuti, che è la durata fissa del turno. Mettete in conto un'ora e un quarto complessiva contando arrivo, salita e uscita.

Quante persone entrano per turno al Museo Mario Praz

Dodici al massimo. È il motivo per cui i posti si esauriscono rapidamente nei fine settimana e nelle prime domeniche del mese.

Il Museo Mario Praz è gratis la prima domenica del mese

Sì, rientra fra i musei statali che applicano la gratuità della prima domenica del mese. La prenotazione resta comunque necessaria e i posti finiscono presto.

Quante sale ha il Museo Mario Praz

Gli ambienti aperti al pubblico sono una decina, corrispondenti alle stanze dell'appartamento in cui Praz visse: ingresso, salotto-galleria, studio, sala delle biblioteche, andito, camera da letto, camera della figlia, sala da pranzo e ingresso di servizio.

Quanti oggetti conserva il Museo Mario Praz

Oltre milleduecento pezzi fra mobili, dipinti, sculture, tappeti, tendaggi, lampadari, bronzi, cristalli, porcellane, miniature, argenti e marmi, databili in prevalenza fra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento.

Si possono fare fotografie dentro il Museo Mario Praz

Chiedete al personale prima di scattare: in una casa-museo con tessuti e carte da parati originali le regole possono variare. Il flash va comunque evitato sempre.

Il Museo Mario Praz è accessibile in sedia a rotelle

Il museo occupa il terzo piano di un palazzo storico e il percorso si svolge tutto in piedi in ambienti domestici. Per una risposta certa sulle condizioni di accesso conviene telefonare al 06 6861089 o scrivere a dms-rm.museopraz@cultura.gov.it prima di prenotare.

Il Museo Mario Praz è adatto ai bambini

Sopra i dieci anni funziona molto bene se la visita viene trasformata in una caccia agli oggetti bizzarri. Sotto i sei anni è una visita faticosa, per gli adulti più che per i piccoli.

Che differenza c'è fra il Museo Mario Praz e il Museo Napoleonico

Sono due musei diversi nello stesso palazzo. Il Napoleonico è al piano terra, appartiene a Roma Capitale, raccoglie cimeli e ritratti della famiglia Bonaparte e si visita liberamente. Il Praz è al terzo piano, è statale, è la casa di un collezionista lasciata com'era e si visita solo su prenotazione a turni.

Si possono visitare Museo Mario Praz e Museo Napoleonico lo stesso giorno

Sì, ma non il lunedì e non il martedì: il Napoleonico chiude il lunedì e il Praz chiude il martedì. Scegliete un giorno fra mercoledì e domenica e prenotate prima il turno del Praz.

Chi era Mario Praz

Anglista, saggista e critico d'arte, nato a Roma nel 1896 e morto a Roma nel 1982. Fu il primo titolare in Italia di una cattedra di letteratura inglese, alla Sapienza, e uno dei maggiori studiosi europei del gusto fra Sette e Ottocento.

Perché la casa di Mario Praz è diventata un museo

Perché nel 1986 lo Stato italiano acquistò dagli eredi l'intera raccolta e decise di conservarla negli stessi ambienti e nella disposizione voluta dal collezionista. Il museo aprì al pubblico nel giugno 1995.

Quando ha riaperto il Museo Mario Praz dopo i restauri

Il primo marzo 2024, dopo la chiusura iniziata nel 2020 per il restauro della struttura e delle opere.

Chi gestisce oggi il Museo Mario Praz

L'istituto autonomo Pantheon e Castel Sant'Angelo, Direzione Musei nazionali della città di Roma, del Ministero della cultura, costituito con decreto del 15 marzo 2024 e operativo dal 18 maggio 2024.

Come si arriva al Museo Mario Praz con i mezzi pubblici

Con le linee 30, 70 e 87, che percorrono via Giuseppe Zanardelli. In alternativa si scende a largo di Torre Argentina e si risale corso del Rinascimento a piedi in nove minuti. La metropolitana non serve la zona: da Spagna o da Flaminio sono circa venti minuti di cammino.

C'è un guardaroba o un deposito bagagli al Museo Mario Praz

Le informazioni ufficiali del museo non indicano guardaroba né deposito bagagli. Chi viaggia con valigie o zaini grandi si organizzi altrove prima di salire.

Si può visitare il Museo Mario Praz con una guida

Il turno prevede l'ingresso contingentato con orario fisso; per visite condotte da una guida abilitata o per gruppi organizzati il museo va contattato in anticipo al 06 6861089 o via posta elettronica.

Qual è il momento migliore per visitare il Museo Mario Praz

Il primo turno della mattina, alle 9.00, in un giorno feriale della stagione fredda. Luce migliore, meno rumore dalla strada e più tempo per fare domande.

Quanto tempo prima conviene prenotare il Museo Mario Praz

Nei fine settimana di alta stagione e nelle prime domeniche del mese anche diverse settimane. In un giorno feriale invernale spesso basta qualche giorno. Il calendario di prenotazione viene aperto a finestre, quindi conviene controllare il portale appena si fissano le date del viaggio.

Il Museo Mario Praz ha mostre temporanee

La casa ha ospitato negli anni progetti temporanei di arte e design pensati in dialogo con la raccolta. Il calendario aggiornato si trova sulle pagine del museo sul sito ufficiale della Direzione Musei nazionali della città di Roma.

Quali altre case-museo si possono visitare a Roma

Nello stesso circuito statale ci sono il Museo Hendrik Christian Andersen e il Museo Boncompagni Ludovisi. Fra le altre, la casa museo di Luigi Pirandello, il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese e la Casina delle Civette a Villa Torlonia.

Ci sono musei gratuiti vicino al Museo Mario Praz

Sì, e la pagina dedicata ai musei gratis a Roma raccoglie quelli che si possono visitare senza biglietto o nelle giornate di gratuità.

Vale la pena visitare il Museo Mario Praz se non si conosce Mario Praz

Sì, ma leggete prima qualche pagina su di lui. Senza contesto la casa sembra un bell'appartamento antico; con il contesto diventa il documento più preciso che esista sul gusto europeo fra Settecento e Ottocento raccontato da chi lo studiava.

Il mio giudizio sul Museo Mario Praz

Di musei romani ne accompagno da vent'anni e ho imparato a diffidare dei luoghi che si autodefiniscono intimi: quasi sempre significa piccoli e poco curati. Qui è il contrario. Sei euro, quarantacinque minuti, dodici persone: è la visita con il miglior rapporto fra quello che spendete e quello che portate a casa in tutto il centro storico, a patto che ci arriviate preparati e che non pretendiate di vedere tutto. Prenotate il primo turno, portatevi in testa tre oggetti da guardare davvero e lasciate perdere il resto. E se vi capita di uscire con la sensazione di aver visitato la casa di qualcuno invece di un museo, vuol dire che avete capito perfettamente di che cosa si tratta.

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RiassuntoLa Casa Museo Mario Praz (Palazzo Primoli) offre al visitatore 10 ambienti dove sono disposti gli oltre 1.200 pezzi, tra dipinti, sculture, mobili ed arredi, che compongono la sua Raccolta.
TagsMuseoMuseo Mario Praz

Contact Information

IndirizzoVia Zanardelli Giuseppe, 3, 00186 Roma RM, Italia Roma Città 186
CategorieMostreMusei
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