Kurt Elling e Yellowjackets, Celebrate Weather Report (Roma Jazz Festival) all’Auditorium Parco della Musica, Sala Petrassi — 4 novembre 2026
In breve. Kurt Elling e gli Yellowjackets portano «Celebrate Weather Report» mercoledì 4 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma.
Kurt Elling e gli Yellowjackets portano «Celebrate Weather Report» mercoledì 4 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma. Il concerto rientra nel programma del Roma Jazz Festival e rilegge il repertorio dei Weather Report con un cantante e una band di jazz-fusion. Secondo la sede i biglietti partono da 40 euro e si acquistano dalla pagina evento del sito ufficiale dell’Auditorium (auditorium.com) o alla biglietteria. Per il percorso fino a Flaminio usa il calcolatore di ATAC: il quadro delle linee cambia e conviene verificarlo il giorno prima.

Il concerto: due mondi che si incontrano
Il programma ufficiale racconta l’appuntamento come l’incontro fra «il numero uno al mondo dei jazz singer» e una delle band più famose del panorama jazz-fusion, per celebrare insieme la musica dei Weather Report. La definizione è della sede, e va letta come presentazione: è comunque vero che Kurt Elling ha vinto due Grammy e che gli Yellowjackets sono in attività da oltre quarant’anni.
Un’eredità da preservare e da ampliare
Il testo ufficiale parla di una collaborazione fra due pesi massimi che «preserva ed espande» l’eredità dei Weather Report, reinterpretando con nuove sfumature brani celebri come «Elegant People» e «Black Market». Il verbo importante è reinterpretare: la band originale non è una cover band da imitare, ma una fonte da cui ripartire.
Chi sale sul palco
Sulla locandina compaiono Kurt Elling (voce), Russell Ferrante (tastiere), Bob Mintzer (sax), Dane Alderson (basso) e Marcus Finnie (batteria).
Kurt Elling, il baritono del jazz contemporaneo
Kurt Elling è nato a Chicago il 2 novembre 1967 e cresciuto a Rockford, in Illinois. Si è laureato nel 1989 al Gustavus Adolphus College in storia, con religione come materia secondaria, e poi ha frequentato la Divinity School dell’Università di Chicago per un master in filosofia della religione, lasciandola nel gennaio 1992 a un solo credito dalla laurea.
Dai primi dischi a Blue Note
Nel 1995 ha firmato con la Blue Note, per cui ha inciso «Close Your Eyes» (1995) e «The Messenger» (1997). Dal 2006 ha inciso per Concord Jazz («Nightmoves» nel 2007, «Dedicated to You» nel 2009), poi per Okeh («The Questions», 2018) e per Edition («Secrets Are the Best Stories», 2020).
Grammy e premi
Ha vinto il Grammy come miglior album vocale jazz per «Dedicated to You» (cerimonia del 2010) e per «Secrets Are the Best Stories» (2021). Nella categoria Male Vocalist of the Year ha vinto il referendum dei critici di DownBeat tredici volte fra il 2000 e il 2012, quello dei lettori sette volte e quello dei lettori di JazzTimes otto volte.
Collaborazioni
Fra i partner ricordati dalle fonti, il pianista Laurence Hobgood, Branford Marsalis («Upward Spiral», 2016), Brad Mehldau («Finding Gabriel», 2019) e Lee Ritenour («Rhythm Sessions», 2012). Con gli Yellowjackets collaborò già nel 1998, come ospite dell’album «Club Nocturne»: il concerto romano riprende un rapporto che ha più di un quarto di secolo.
Gli Yellowjackets, una band nata a Los Angeles
Gli Yellowjackets sono una band jazz-fusion nata a Los Angeles nel 1977. Il chitarrista Robben Ford ne ha messo insieme il nucleo iniziale reclutando Russell Ferrante, Jimmy Haslip e Ricky Lawson per il suo primo disco da solista; il gruppo ha poi proseguito per conto proprio. Fu il produttore Tommy LiPuma a farli firmare per la Warner Bros. e a scegliere il nome «Yellowjackets» da una lista compilata dalla band.
La formazione di oggi
Russell Ferrante (tastiere) è presente dal 1977; Bob Mintzer ai sassofoni dal principio degli anni Novanta (le fonti indicano il 1990 o il 1991), subentrato a Marc Russo; William Kennedy alla batteria, nel gruppo dal 1987 al 1999 e dal 2010; Dane Alderson al basso dal 2015. La locandina romana indica alla batteria Marcus Finnie: il nome non compare fra i membri elencati nella voce di Wikipedia, quindi vale quanto scritto dalla sede.
Un catalogo lungo
Dal disco d’esordio del 1981 la band ha pubblicato oltre venti album: «Mirage a Trois» (1983), «Samurai Samba» (1985), «Shades» (1986), «Four Corners» (1987), «Politics» (1988), «The Spin» (1989), «Greenhouse» (1991), «Like a River» (1993), «Dreamland» (1995), «Club Nocturne» (1998), «Mint Jam» (2001), «Twenty-Five» (2006), «Timeline» (2011), «Raising Our Voice» (2018), «Parallel Motion» (2022) e «Fasten Up» (2025).
Premi
Hanno vinto due Grammy: nel 1987 per «And You Know That» (miglior interpretazione strumentale R&B) e per «Politics» come miglior interpretazione jazz fusion. Il disco «Jackets XL», realizzato con la WDR Big Band, ha ottenuto una candidatura nel 2022.
I Weather Report: la band da cui parte tutto
La band fu fondata nel 1970 da Joe Zawinul e Wayne Shorter con Miroslav Vitouš, e pubblicò il primo disco omonimo nel 1971. Le fonti discordano su chi ebbe l’idea per primo: Zawinul sostiene di aver reclutato Vitouš insieme a Shorter, Vitouš afferma di averla fondata con Shorter.
Joe Zawinul e Wayne Shorter
Zawinul era nato a Vienna il 7 luglio 1932 ed era stato tastierista di Cannonball Adderley («Mercy, Mercy, Mercy» è sua) e collaboratore di Miles Davis in «In a Silent Way» e «Bitches Brew». Shorter, nato a Newark il 25 agosto 1933, aveva suonato con i Jazz Messengers di Art Blakey dal 1959, e nel 1964 era entrato nel secondo grande quintetto di Davis. Cofondarono il gruppo e lo guidarono fino allo scioglimento.
La fine
Shorter lasciò nel febbraio 1986; Zawinul pose fine alla band e l’ultimo album, «This Is This!», uscì nel giugno 1986. Zawinul morì a Vienna l’11 settembre 2007, Shorter a Los Angeles il 2 marzo 2023.
Un solo Grammy
Il gruppo vinse un Grammy su sei candidature: nel 1979 per «8:30», come miglior interpretazione jazz fusion.
Black Market e Elegant People
Le due composizioni citate dal programma ufficiale compaiono nello stesso album: «Black Market», uscito l’11 marzo 1976 per Columbia e registrato fra dicembre 1975 e gennaio 1976 ai Devonshire Sound Studios di Los Angeles. Lo producono Zawinul e Shorter, con Ron Malo come tecnico del suono.
Il disco in sette brani
I titoli sono «Black Market» (Zawinul), «Cannon Ball» (omaggio a Julian «Cannonball» Adderley), «Gibraltar», «Elegant People» (di Shorter), «Three Clowns» (Shorter), «Barbary Coast» (Jaco Pastorius) e «Herandnu» (Alphonso Johnson). Fra i musicisti: Zawinul alle tastiere, Shorter ai sassofoni e al Lyricon, Alphonso Johnson e Jaco Pastorius al basso, Chester Thompson, Narada Michael Walden, Alex Acuña e Don Alias fra batterie e percussioni.
Una musica del mondo
Wikipedia definisce lo stile «world fusion». Per capire che cosa ci si può aspettare dal programma romano, vale la pena ricordare che qui la fusione non è soltanto un impasto di jazz e rock, ma una musica con riferimenti geografici nei titoli stessi, come Gibilterra e la costa barbaresca.
Che cos’è il jazz-fusion
Il jazz-fusion, detto anche jazz rock, si sviluppa negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta e unisce armonia e improvvisazione del jazz con rock, funk e rhythm and blues. Gli strumenti tipici sono chitarre elettriche, basso elettrico, pianoforti elettrici, organi e sintetizzatori.
Miles Davis come spartiacque
«In a Silent Way» (1969) è considerato il suo primo disco fusion; «Bitches Brew», dello stesso 1969, si allontana dallo swing verso il backbeat rock e i giri di basso, e vendette 400.000 copie nel primo anno. Alcuni critici lo accusarono di tradire l’essenza del jazz.
Le altre band di quegli anni
Fra le formazioni citate: la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin, che pubblicò «The Inner Mounting Flame» nel 1971; i Return to Forever di Chick Corea; i Weather Report, che Zawinul e Shorter fondarono nel dicembre 1970; «Head Hunters» di Herbie Hancock (1973); i Lifetime di Tony Williams, il cui «Emergency!» fu registrato tre mesi prima di «Bitches Brew». Nei primi anni Ottanta una parte della fusion fu assorbita dallo smooth jazz, una variante pensata per la radio.
Mysterious Traveller, il disco della svolta ritmica
Per capire a che punto sono i Weather Report prima di «Black Market» vale la pena guardare «Mysterious Traveller», uscito nel giugno 1974 per Columbia e registrato fra il novembre 1973 e il marzo 1974 a Los Angeles. È l’ultimo disco con il bassista fondatore Miroslav Vitouš, che lasciò per divergenze creative; lo sostituì Alphonso Johnson.
Un suono più strutturato
Fu il primo album del gruppo a usare soprattutto il basso elettrico. Porta nel suono groove funk e R&B e abbandona in parte l’improvvisazione aperta dei primi tre dischi. I brani sono «Nubian Sundance», «American Tango», «Cucumber Slumber», «Mysterious Traveller», «Blackthorn Rose», «Scarlet Woman» e «Jungle Book».
Riconoscimenti
DownBeat assegnò al disco cinque stelle e i lettori lo scelsero come album dell’anno 1974. Nelle classifiche americane arrivò al secondo posto di quella jazz e al 46° della Billboard 200.
Elling e il vocalese
Nella storia del canto jazz, Kurt Elling è citato fra i protagonisti del vocalese, lo stile che aggiunge parole riconoscibili a assoli strumentali già esistenti. Lo scat, al contrario, usa sillabe senza significato.
Da dove viene
Il termine gioca su «vocalise» e, secondo il critico Leonard Feather, fu coniato per Jon Hendricks a proposito del primo album di Lambert, Hendricks e Ross, «Sing a Song of Basie». I primi esempi risalgono al 1949, quando King Pleasure iniziò a incidere pezzi di questo tipo.
Un’idea per il concerto
Il vocalese rende naturale l’incontro con un repertorio come quello dei Weather Report: musica strumentale, con melodie molto riconoscibili, su cui un cantante può costruire parole e fraseggio. Il programma ufficiale non dice se Elling canterà testi o vocalizzi: il dato non è pubblicato.
Dedicated to You, il disco del Grammy
L’album che nel 2010 fece vincere a Elling il Grammy come miglior disco vocale jazz è «Dedicated to You», uscito il 23 giugno 2009 per Concord. Fu registrato il 21 gennaio 2009 all’Allen Room del Jazz at Lincoln Center di New York, nella serie American Songbook.
Coltrane e Hartman
È un tributo al disco che John Coltrane e Johnny Hartman incisero nel 1963, con musica anche da «Ballads» di Coltrane (1962). Fra i brani, «All or Nothing at All», «Lush Life», «They Say It’s Wonderful» e «You Are Too Beautiful».
Chi suonava
Il pianista Laurence Hobgood firmò gli arrangiamenti e coprodusse il disco; Ernie Watts suonava il sax tenore, Clark Sommers il contrabbasso, Ulysses Owens la batteria, gli ETHEL gli archi. Elling vinse al 52° Grammy Awards, il 31 gennaio 2010, dopo sette nomination precedenti.
Jaco Pastorius, Felix Pastorius e una coincidenza
Il basso fretless di Jaco Pastorius entrò nei Weather Report nel 1976, proprio con «Black Market»: partecipa a due brani, «Cannon Ball» e «Barbary Coast». Con «Heavy Weather» (1977) diventò il bassista unico del gruppo. Pastorius nacque a Norristown, in Pennsylvania, il 1° dicembre 1951 e morì a Fort Lauderdale il 21 settembre 1987, a 35 anni.
Una linea che arriva agli Yellowjackets
Il figlio Felix Pastorius, nato nel 1982, fu bassista degli Yellowjackets dal 2012 al 2015, in sostituzione di Jimmy Haslip durante una lunga pausa. È un legame documentato: un musicista che discende dalla storia dei Weather Report ha suonato nella band che ora la celebra.
Birdland
Il brano più noto dei Weather Report, «Birdland», uscì su «Heavy Weather» (1977) ed è considerato uno standard del jazz. Il programma ufficiale non lo cita, quindi non sappiamo se sarà eseguito.
Il Roma Jazz Festival, cinquant’anni di storia
Il festival nasce nel 1976. Lo organizza la International Music Festival Foundation, costituita nel 2006, erede della Cooperativa Festival Jazz International fondata nel 1975. Dal 1996 si tiene in autunno, in sale adatte all’ascolto: fra queste, l’Auditorium Parco della Musica.
Weather Report in un festival romano
Fra i nomi del passato ricordati da Wikipedia ci sono Wayne Shorter, Michael Brecker, Chick Corea, Pat Metheny e gli stessi Yellowjackets. La scheda del programma 2026 è questa.
La settimana del 4 novembre
Il programma ufficiale colloca nella stessa Sala Petrassi Steve Coleman il 5 novembre e Hamilton de Holanda con Gonzalo Rubalcaba il 6, dopo la domenica di Paolo Fresu nella Sala Sinopoli. Per chi vuole fare più serate, il filo conduttore è la varietà delle tradizioni del jazz: fusion, avanguardia afroamericana e latin jazz.
Una curiosità sulla Sala Petrassi
Prima di prendere il nome del compositore Goffredo Petrassi, la sala si chiamava Sala Settecento, dal numero di posti. Oggi i posti sono 673.
Una sala per più linguaggi
La Sala Petrassi ospita soprattutto lirica, jazz, teatro, danza e proiezioni di film. Dispone di una fossa d’orchestra e di pareti laterali del palco semoventi: una scelta tecnica che permette di cambiare la forma della scena a seconda dello spettacolo.
Per una band amplificata
Per un concerto con tastiere, basso elettrico, batteria e voce, la capienza media è un vantaggio pratico: il pubblico è più vicino al palco rispetto alla Sala Santa Cecilia, che ha 2.756 posti.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Sala Petrassi
L’ingresso a una sala dell’Auditorium non è quello che ci si aspetta da un teatro tradizionale: i volumi rivestiti di piombo sono disposti a raggiera attorno alla cavea e il pubblico passa dal foyer comune. Alla prima visita il rischio è confondere gli spazi.
Il foyer condiviso
Il foyer comune ospita bar, caffetteria, ristorante e una libreria. Prima del concerto puoi sfruttarlo per rilassarti: l’inizio è alle 20:00.
Come riconoscere la sala
Controlla sul biglietto il nome della sala e il settore. Il nome attuale rende omaggio a un compositore; il vecchio nome, Sala Settecento, si può ancora incontrare nelle fonti più datate, quindi se vedi due nomi diversi per la stessa sala non pensare a due spazi distinti.
Il consiglio che ti do per visitare la Sala Petrassi
Scegli il posto in funzione di ciò che vuoi osservare: con una band di cinque musicisti conviene vedere le mani di Ferrante e di Alderson, oltre alla voce di Elling. Una buona vista della tastiera e del basso rende più chiara la costruzione dei brani dei Weather Report.
Arrivo e uscita
Arriva con trenta minuti di anticipo. Secondo la voce di Wikipedia i parcheggi interni dell’Auditorium sono considerati cari e le auto invadono il Villaggio Olimpico nelle serate di concerto: se puoi, lascia l’auto a casa.
Prima dell’ascolto
Se vuoi arrivare preparato, ascolta «Black Market» del 1976 e almeno un disco degli Yellowjackets, per esempio «Greenhouse» o «Like a River». Poi non cercare i confronti: sarà un concerto, non una riproduzione di un disco.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti conoscono «Birdland»; pochi ricordano che il brano valse a Zawinul tre Grammy, e che l’unico Grammy vinto dalla band come gruppo, nel 1979, è andato a «8:30».
Una disputa sulle origini
Le fonti discordano su chi abbia messo insieme il gruppo: Zawinul dice di aver reclutato Vitouš insieme a Shorter, Vitouš dice di aver fondato la band con Shorter. Nessuna delle due versioni è smentita dalle fonti consultate.
Roma e il jazz elettrico
Nel 1991 l’ultimo concerto di Miles Davis in Italia si tenne a Roma, allo Stadio Olimpico, il 23 luglio. Davis è fra gli ospiti storici del Roma Jazz Festival, insieme a Wayne Shorter, il compagno di quintetto che con Zawinul avrebbe fondato i Weather Report: Roma ha quindi un posto nella storia di quella musica.
Il cantante che quasi diventò teologo
Un fatto sul protagonista del concerto: Elling lasciò la Divinity School dell’Università di Chicago nel gennaio 1992, a un solo credito dal master in filosofia della religione.
La foto giusta da fare alla Sala Petrassi
Dentro la sala valgono le regole della sede: se non sei sicuro, chiedi al personale prima di scattare. Fuori, i volumi coperti di piombo attorno alla cavea sono il ricordo da portare via.
La cavea al tramonto
La cavea di circa 3.000 posti all’aperto, intitolata a Luciano Berio, è visibile dal piazzale. Dal piazzale si apprezza il disegno a raggiera dei tre volumi.
I reperti sotto la cavea
I resti della villa romana sono visibili fra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli; in un piccolo museo sotto la cavea sono esposti i reperti.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
L’Auditorium ha una storia recente, ma ricca.
Dal 2002 a oggi
Il complesso è stato inaugurato il 21 aprile 2002 con l’apertura della Sala Sinopoli; il 21 dicembre 2002 sono state aperte le altre sale, compresa la Santa Cecilia. Nel 2003 è diventato la sede stabile della stagione dell’Accademia di Santa Cecilia, nel 2006 ha ospitato la Festa del Cinema di Roma.
I jazzisti a Roma
Il Roma Jazz Festival, che ha portato in città Miles Davis, Dizzy Gillespie e Sarah Vaughan, è approdato all’Auditorium per la 33ª edizione, «Jazz Labels», dall’8 al 30 novembre 2009. La stessa edizione festeggiava i 50 anni di «Kind of Blue» e i 70 della Blue Note.
2020
Nel 2020 il consiglio comunale approvò l’intitolazione a Ennio Morricone.
Chi è passato dalla Sala Petrassi
Non esiste un elenco pubblico dei concerti sala per sala. Possiamo però dire, per l’Auditorium nel suo insieme, quali musicisti sono stati registrati: Keith Jarrett, Mark Knopfler, Vinicio Capossela, Tuxedomoon, William Parker.
Dischi dal vivo
Fra gli album dal vivo ricordati: quelli di Fennesz e Sakamoto (2005), di Enrico Rava e Joe Lovano (2014) e dei The National (2024).
Altri concerti qui
Su ER trovi la scheda dell’Auditorium Parco della Musica e quella della Casa del Jazz, per proseguire con altro jazz in città.
Goffredo Petrassi, il compositore che dà il nome alla sala
Goffredo Petrassi nacque a Zagarolo il 16 luglio 1904 e morì a Roma il 3 marzo 2003, a 98 anni. A Santa Cecilia si diplomò in organo e composizione all’inizio degli anni Trenta; nel 1939 ottenne la cattedra di composizione, e dal 1960 al 1978 insegnò nei corsi di perfezionamento. Fu lui a scegliere come successore Franco Donatoni.
Opere
Tra le sue composizioni, la «Partita» per orchestra (1932), l’«Ouverture da concerto» (1931), il «Salmo IX» per coro e orchestra (1934) e «Coro di morti» (1941) su testo di Giacomo Leopardi, presentato al Teatro La Fenice di Venezia. Nel 1937 fu nominato sovrintendente della Fenice, incarico che lasciò dopo tre anni.
Allievi
Tra gli allievi sono citati Ennio Morricone, Aldo Clementi, Franco Oppo, Cornelius Cardew e Peter Maxwell Davies.
Nei dintorni: lo Stadio Flaminio
Nella stessa area di Flaminio dell’Auditorium sorge lo Stadio Flaminio. Fu progettato da Antonio Nervi con la collaborazione strutturale del padre Pier Luigi Nervi, costruito fra il 1957 e il 1958 sul sito dello stadio Nazionale e inaugurato il 19 marzo 1959 con un’amichevole fra le nazionali dilettanti di Italia e Paesi Bassi.
Dalle Olimpiadi ai concerti
Ospitò parte del torneo olimpico di calcio del 1960 e, dal 1975 al 2011, le partite interne dell’Italia di rugby. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta vi suonarono U2, Prince, David Bowie, Michael Jackson e i Rolling Stones.
Il presente
Dal 2011 non ospita più eventi regolari ed è considerato dal 2008 un bene di interesse artistico e storico. Piani di ristrutturazione non sono stati realizzati.
L’Auditorium in numeri
Le sale dell’Auditorium sono fra le più frequentate d’Europa. Secondo la voce di Wikipedia, nel 2014 la struttura ha superato i due milioni di frequentatori e si è presentata come prima struttura culturale europea per visitatori e seconda al mondo dopo il Lincoln Center di New York.
Un anno di programmazione
Nel 2016 la sola Fondazione Musica per Roma ha organizzato 608 eventi, esclusi i congressi, con un incasso di 9.702.260 euro (+3% sul 2015) e 287.109 biglietti venduti. I numeri aiutano a capire perché in una stessa serata più sale possono essere occupate da concerti diversi.
Radio e video
Il 16 marzo 2010 è partita Radio Parco della Musica, la web radio ufficiale, e il 4 ottobre 2011 Auditorium TV, canale YouTube ufficiale. Qui puoi cercare materiali sugli artisti prima di una serata, se la programmazione li prevede.
Shorter e Zawinul dopo i Weather Report
Il repertorio che il concerto rilegge è la parte più nota di due carriere molto diverse fra loro.
Wayne Shorter
Registrò undici album per la Blue Note fra il 1964 e il 1970, quasi tutti di sue composizioni; «Speak No Evil» fu inciso nel 1964 e pubblicato nel 1966. Negli anni Duemila formò un quartetto acustico stabile con Danilo Pérez, John Patitucci e Brian Blade, che riprendeva suoi brani antichi in versioni nuove. Vinse dodici Grammy, un Grammy alla carriera (2014), il Polar Music Prize (condiviso, 2017) e il Kennedy Center Honors (2018).
Joe Zawinul
Nel 1988 fondò gli Zawinul Syndicate, una band di jazz-fusion nata dall’esperienza dei Weather Report. «Birdland», scritta per l’album «Heavy Weather» del 1977, fu il maggior successo commerciale del gruppo e gli valse tre Grammy; in versione vocale fu un successo anche dei Manhattan Transfer, con testo di Jon Hendricks.
Prima dei Weather Report
Shorter entrò nei Jazz Messengers di Art Blakey nel 1959 e vi rimase circa quattro anni, diventando direttore musicale e principale compositore. Nel 1964 passò al secondo grande quintetto di Miles Davis, per cui scrisse gran parte del materiale. Zawinul, da parte sua, aveva scritto «Mercy, Mercy, Mercy» negli anni con Cannonball Adderley e aveva registrato con Davis «In a Silent Way» e «Bitches Brew».
Perché è utile saperlo
Sapere che i due fondatori vengono da Davis rende leggibile la linea che il concerto percorre: da un lato il cantante che ha reso omaggio a Coltrane, dall’altro una band cresciuta nella stagione della fusion. Il filo che li lega è proprio il jazz degli anni Sessanta.
L’Accademia di Santa Cecilia, scuola di Petrassi
Petrassi studiò e insegnò all’Accademia nazionale di Santa Cecilia, che oggi ha la sua sede artistica, amministrativa e museale all’Auditorium dal 2003. È una delle istituzioni musicali più antiche: fu fondata nel 1585 con la bolla «Ratione congruit» di papa Sisto V, e Giovanni Pierluigi da Palestrina ne fece parte e ne fu presidente.
Dalla congregazione alla fondazione
Nel 1838 la congregazione divenne Accademia papale; tra i soci figuravano Rossini, Donizetti, Liszt e Berlioz. Dal 1998 è una fondazione e il suo corpo accademico conta 70 membri effettivi e 30 onorari. Leonard Bernstein ne è stato presidente onorario dal 1983 al 1990.
Orchestra e direttori
L’orchestra fu la prima in Italia dedicata soltanto al repertorio sinfonico e dal 1908 ha lavorato con direttori come Mahler, Strauss, Toscanini e Karajan. Antonio Pappano ne è stato direttore musicale dal 2005 al 2023.
Informazioni pratiche
- Data e ora: mercoledì 4 novembre 2026, ore 20:00.
- Luogo: Sala Petrassi, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma (Flaminio).
- Prezzo: da 40 euro, secondo la sede.
- Biglietti: pagina evento del sito ufficiale dell’Auditorium.
- Durata e intervallo: il dato non è pubblicato.
Come arrivare
La voce di Wikipedia indica le linee 910, 982, 168 (solo feriali) e 53 con fermata di fronte all’ingresso; per l’orario esatto usa il calcolatore percorsi di ATAC. Il Ponte della Musica collega il Foro Italico all’area dell’Auditorium.
Nelle vicinanze
Nella stessa area ci sono il MAXXI e il parco di Villa Glori.
Domande frequenti su Kurt Elling e Yellowjackets
Quando e dove è il concerto?
Mercoledì 4 novembre 2026 alle 20:00 nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in viale Pietro de Coubertin 30, a Roma.
Quanto costa?
I biglietti partono da 40 euro secondo la sede. Il prezzo definitivo dipende dal settore e da eventuali commissioni.
Chi suona?
Kurt Elling (voce), Russell Ferrante (tastiere), Bob Mintzer (sax), Dane Alderson (basso) e Marcus Finnie (batteria), secondo la locandina ufficiale.
Si suonerà solo musica dei Weather Report?
Il titolo del concerto dice «Celebrate Weather Report» e la sede cita «Elegant People» e «Black Market». La scaletta completa non è pubblicata.
Fa parte di un festival?
Sì, del Roma Jazz Festival, nato nel 1976 e dal 1996 in programma in autunno.
È un concerto adatto a chi non conosce il jazz-fusion?
La sede presenta il concerto come un incontro fra un cantante e una band di jazz-fusion e cita due brani del repertorio dei Weather Report. Per prepararti ascolta «Black Market» del 1976; per il resto, la scaletta non è pubblicata.
Come si arriva?
A Flaminio, con i mezzi pubblici o a piedi dal Ponte della Musica. Usa il calcolatore percorsi di ATAC per orari aggiornati.
Il consiglio finale su Kurt Elling e Yellowjackets
Ascolta «Black Market» una volta prima del concerto e poi dimentica il disco. Il programma ufficiale usa la parola «reinterpretando», ed è la parola giusta: si tratta di ascoltare scelte nuove di arrangiamento e di voce.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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