Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

Circolo Valentini

Il Circolo Valentini è uno di quei posti che i romani della zona conoscono da sempre e che quasi nessun altro sa collocare su una mappa: un centro sportivo con piscina scoperta lungo via della Marcigliana, al numero 597, all'angolo con via della Bufalotta, dentro il perimetro della riserva naturale della Marcigliana, appena fuori il Grande Raccordo Anulare fra le uscite Nomentana e Salaria. La vasca all'aperto misura 25 metri per 12,5 e apre nella stagione calda, indicativamente da maggio a settembre. Attorno alla vasca il circolo tiene insieme quattro campi da tennis in terra battuta, uno in erba sintetica, tre campi da padel con illuminazione a led, un campo da calcetto in erba sintetica, una palestra, un bar con ristorante e pizzeria, sale per feste, parcheggio riservato e connessione senza fili. Il centro accoglie famiglie e soci dal 1982.

La ragione per cui vale la pena parlarne non riguarda soltanto il nuoto. Una piscina da 25 metri a Roma non è una rarità: ce ne sono decine, in città, alcune molto più celebri e molto più fotografate. Quello che il Valentini ha e che quasi nessun'altra piscina romana possiede è il contesto. Intorno alla recinzione non ci sono palazzi, non c'è traffico, non c'è il rumore di fondo che a Roma accompagna qualunque cosa. Ci sono campi coltivati, filari di alberi lungo le strade interpoderali, crinali che si vedono a perdita d'occhio, casali con la torre medievale sul cocuzzolo e, a qualche chilometro in linea d'aria, il pianoro tufaceo dove sorgeva Crustumerium, città latina nata nel nono secolo avanti Cristo e scomparsa dalle carte per venticinque secoli. Si nuota in una vasca ordinaria dentro un paesaggio che di ordinario non ha niente.

Questa cornice è la parte che nessuno spiega mai: quando cerchi informazioni sul Valentini trovi l'indirizzo, il numero di telefono e poco altro, come se fosse un impianto qualsiasi in una periferia qualsiasi. Non lo è, e capire dove ti trovi cambia parecchio il modo in cui passi la giornata.

Dove si trova esattamente e come ci si arriva

L'indirizzo è via della Marcigliana 597, angolo via della Bufalotta. Sulla carta sembra una banalità, nella pratica è la prima cosa da fissare bene, perché via della Marcigliana è una strada lunga, stretta e con pochissimi riferimenti visibili: è la classica strada della campagna romana, con i muretti a secco, le siepi alte, qualche cancello di tenuta e i numeri civici che salgono a salti irregolari. Chi imposta il navigatore sul solo nome della via e poi va a naso rischia di percorrere chilometri di curve senza incrociare nulla che somigli a un circolo sportivo.

I campi da tennis in terra rossa del Circolo Valentini
I campi da tennis in terra rossa del Circolo Valentini. Immagine dal sito ufficiale del Circolo Valentini.

Il riferimento più solido è il Grande Raccordo Anulare. Il circolo si trova appena fuori dall'anello, nel settore nord-est, nel tratto compreso fra l'uscita della Nomentana e l'uscita della Salaria. Chi arriva dal quadrante nord della città passa quasi sempre dalla Bufalotta, che è l'arteria che sale da Montesacro verso Porta di Roma e prosegue oltre il Raccordo diventando una strada di campagna a tutti gli effetti. Chi arriva dalla Salaria esce all'altezza di Settebagni e prende le trasversali che attraversano i campi. In entrambi i casi gli ultimi due o tre chilometri sono una strada di agro romano, con le carreggiate strette e le curve cieche: non è una lamentela, è un'informazione pratica, perché quel tratto va fatto piano e in orario di punta serve qualche minuto in più di quanto calcola il navigatore.

Con i mezzi pubblici

La Marcigliana non è terra da trasporto pubblico. Le linee di superficie che risalgono la Bufalotta e la Salaria si fermano ben prima, ai capolinea dei quartieri esterni, e il tratto residuo dentro la riserva resta scoperto o coperto solo da corse rade. La ferrovia regionale che segue la Salaria ha una fermata a Settebagni, ma dalla stazione al circolo restano chilometri di strada senza marciapiede, che non sono percorribili a piedi con la borsa del mare in spalla. In sostanza: qui si arriva in automobile, in motorino o in bicicletta se si è allenati. Il parcheggio interno riservato è uno dei servizi che il circolo dichiara, e in una zona così è tutt'altro che un dettaglio.

In bicicletta

La bicicletta merita una riga a parte. Le strade della riserva della Marcigliana sono da anni uno dei terreni preferiti dei ciclisti romani: asfalto discreto, traffico modesto nei giorni feriali, saliscendi continui e nessun semaforo per chilometri. Chi pedala da Montesacro o dalla Bufalotta e conosce già i giri lunghi della zona sa che il circolo si incrocia lungo uno degli itinerari classici. In pieno agosto l'idea di chiudere un anello da cinquanta chilometri e finire con un tuffo ha una sua logica evidente, a patto di essersi portati il costume e la cuffia, che in vasca è obbligatoria.

La piscina: misure, stagione, orari

La vasca scoperta misura 25 metri per 12,5. È una misura che conviene leggere con attenzione, perché dice esattamente che tipo di piscina è: 25 metri è la lunghezza olimpionica corta, quella su cui si nuotano le vasche vere, e 12,5 metri di larghezza significano che ci si possono tracciare cinque o sei corsie senza stringere. Non è una vasca di rappresentanza né una piscina ornamentale da sdraio: è un impianto su cui si può nuotare sul serio, con la bracciata lunga e senza girarsi ogni dieci metri. Al tempo stesso la profondità e il contesto sono quelli di una piscina di circolo, frequentata da famiglie con bambini, non quelli di un centro federale.

La stagione dichiarata dal circolo va da maggio a settembre. È la finestra classica delle piscine scoperte romane: si apre quando il clima regge le giornate intere all'aperto e si chiude quando la luce cala e l'acqua non tiene più la temperatura senza costi sproporzionati. Chi legge a metà settembre deve tenerne conto: siamo nella coda della stagione, i giorni utili si contano, e la telefonata al circolo prima di mettersi in macchina non è una formalità ma la cosa sensata da fare, perché la data esatta di chiusura varia di anno in anno con il meteo e con le iscrizioni.

Gli orari e la logica delle mezze giornate

Gli orari pubblicati dal circolo sono identici nei feriali e nei festivi: la giornata intera copre la fascia dalle 9:00 alle 19:00, e in alternativa esistono due mezze giornate, la mattina dalle 9:00 alle 13:45 e il pomeriggio dalle 14:15 alle 19:00. Quella mezz'ora di stacco fra le 13:45 e le 14:15 non è un capriccio: è il momento in cui il turno di mattina libera lettini e ombrelloni e il turno di pomeriggio prende posto, e serve al personale per rimettere ordine senza dover sfrattare nessuno. Chi arriva alle 14 in punto e trova il cancello della piscina in pausa non ha sbagliato posto, ha solo anticipato di un quarto d'ora.

La disponibilità di due formule distinte, intera e mezza, è più utile di quanto sembri. In una piscina cittadina la mezza giornata è quasi sempre una consolazione per chi arriva tardi. Qui invece è una scelta di programma: la mattina e il pomeriggio alla Marcigliana sono due posti diversi. La mattina l'aria è ferma, il sole batte da est, la vasca è tiepida e sopra i campi passano i rapaci in cerca di termiche. Il pomeriggio si alza la brezza che risale dalla valle del Tevere, l'ombra degli alberi comincia a coprire i bordi e verso le sei la luce diventa quella che rende la campagna romana una cosa che vale il viaggio per sé. Se devi sceglierne una, sceglila in base a cosa vuoi guardare, non solo a quando ti conviene.

Lettini, ombrelloni e cuffia

Due dettagli operativi che il circolo mette per iscritto e che vale la pena riportare, perché fanno la differenza sul conto finale e sulla giornata. Il primo: nel prezzo dell'ingresso sono compresi l'uso dei lettini e degli ombrelloni. In molti impianti romani il lettino è un supplemento, e un supplemento che a fine giornata pesa quanto il biglietto; qui no, il posto ombra fa parte dell'ingresso. Il secondo: la cuffia in vasca è obbligatoria. Non è un consiglio, è una regola del circolo, e chi non ce l'ha o se la compra lì o resta fuori. Metterla nella borsa insieme al costume costa zero e risparmia una scena.

Un terzo dettaglio riguarda chi viaggia con il cane: il circolo dichiara che gli animali domestici non sono ammessi. In una zona che è tutta campagna e sentieri l'informazione spiazza, e conviene saperla prima di caricare il cane in macchina convinti che tanto si trova una soluzione.

Come è costruito il listino della piscina

Qui serve una precisazione onesta. Le tariffe della piscina non sono pubblicate in chiaro su una pagina stabile: il circolo rimanda a un proprio listino prezzi aggiornato, che viene consultato sul posto o richiesto direttamente. Riportare cifre puntuali senza sapere a quale stagione appartengano è il modo migliore per far arrivare qualcuno al cancello con l'importo sbagliato in tasca, quindi preferisco spiegare come è costruito il listino e lasciare gli importi a chi li aggiorna.

La struttura è quella classica delle piscine di circolo romane e si regge su due variabili che si incrociano. La prima variabile è la durata: giornata intera oppure mezza giornata, mattina o pomeriggio. La seconda variabile è il giorno della settimana: da un lato i feriali, dal lunedì al venerdì, dall'altro il sabato, la domenica e i festivi, che costano di più perché la domanda si concentra lì. Incrociando le due si ottengono quattro voci: intera feriale, mezza feriale, intera festiva, mezza festiva. La voce più economica è la mezza giornata infrasettimanale, la più cara è la giornata intera del fine settimana, e lo scarto fra le due è consistente.

Da questa griglia discendono tre conseguenze pratiche che valgono a prescindere dagli importi in vigore. La prima: se puoi scegliere il giorno, il martedì o il mercoledì valgono molto più del sabato, sia per il portafoglio sia per lo spazio a bordo vasca. La seconda: la mezza giornata conviene davvero solo se la sfrutti tutta, quindi entrare alle 9 e uscire alle 13:45 ha senso, entrare alle 11:30 e pagare la mezza giornata molto meno. La terza: sopra le tariffe di ingresso esistono, come in quasi tutti i circoli, formule di abbonamento stagionale e tessere a ingressi multipli che cambiano completamente il conto per chi frequenta con continuità; se il piano è venire due volte a settimana da giugno ad agosto, la domanda giusta alla reception non è quanto costa un ingresso ma quanto costa la stagione.

Aggiungo una nota che riguarda il resto del circolo. Per le attività diverse dalla piscina il listino è molto più esplicito: il campo da tennis si affitta a ore con una tariffa distinta fra singolo e doppio e un supplemento per l'illuminazione serale, il padel si affitta a blocchi di novanta minuti, la palestra ha un ingresso giornaliero e un abbonamento mensile, il centro estivo ha una quota settimanale con e senza pranzo e uno sconto per i fratelli. La differenza di trasparenza fra le due cose non è un mistero: i campi si prenotano tutto l'anno e il prezzo resta fermo, la piscina è stagionale e il listino si rifà ogni anno.

Che cosa c'è oltre la vasca

Il Valentini non nasce come piscina. Nasce come circolo sportivo, e la piscina è una delle cose che ci trovi dentro. Vale la pena scorrere l'elenco perché cambia il modo di organizzare la giornata, soprattutto se il gruppo è composto da persone con idee diverse su come si passa una domenica.

Il tennis

Il tennis è quello che il circolo stesso chiama il proprio fiore all'occhiello, e i numeri gli danno ragione: quattro campi in terra battuta più uno in erba sintetica, disponibili tutta la settimana, con la possibilità di iscriversi a lezioni private o a corsi collettivi tenuti da maestri federali. Quattro campi in terra rossa, a Roma, non sono pochi: la terra battuta richiede manutenzione quotidiana, irrigazione, rullatura, e i circoli che la mantengono su più campi lo fanno per scelta e non per inerzia. Il circolo organizza anche tornei aziendali, che è la formula con cui molti uffici romani scoprono di avere in organico due o tre giocatori seri e una maggioranza che non tocca una racchetta da vent'anni.

Il padel

I tre campi da padel con illuminazione a led sono l'aggiunta recente, quella che negli ultimi anni ha ridisegnato il calendario di tutti i circoli italiani. La formula è quella standard del settore: affitto a novanta minuti, lezioni individuali e corsi collettivi. Il dettaglio dell'illuminazione a led non è decorativo: significa che i campi si usano dopo il tramonto senza che la palla si perda nel buio, e in un circolo dove d'estate la giornata vera comincia alle sette di sera, quando il caldo molla, la luce è ciò che rende utilizzabili le ore migliori.

Il calcetto, la palestra e il resto

C'è un campo da calcetto in erba sintetica, che è la misura minima per tenere in piedi il rito settimanale della partita fra colleghi. C'è una palestra polifunzionale con area cardio e area isotonica, attrezzata Technogym, con formula a ingresso giornaliero o abbonamento mensile. Ci sono tre sale per feste, tutte con giardino riservato e giochi per i più piccoli, usate per compleanni di bambini e di adulti, cerimonie e riunioni aziendali, con possibilità di catering su richiesta. C'è il centro estivo, che apre con la fine della scuola e va da giugno a fine luglio, dal lunedì al venerdì, dalle 8:00 alle 17:30, rivolto a bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni.

E c'è la parte che tiene insieme tutto il resto, cioè il bar con ristorante e pizzeria, con forno a legna e pizza da asporto, gestito con una propria identità e un proprio recapito. È il punto in cui un pomeriggio in piscina diventa una serata, e in una zona dove il locale più vicino è a chilometri di distanza questa non è una comodità qualsiasi.

Una curiosità su Circolo Valentini

La curiosità è nascosta nell'indirizzo, e quasi nessuno la nota. Il circolo si trova su via della Marcigliana, all'angolo con via della Bufalotta, e quel secondo nome è un pezzo di storia della campagna romana travestito da toponimo stradale. La Bufalotta prende nome dalle bufale, cioè dai bufali che fino all'Ottocento pascolavano nelle terre basse e umide dell'agro a nord di Roma, dove i fossi impaludavano e il bestiame da lavoro trovava acqua e foraggio. Il fosso della Bufalotta segna ancora oggi il confine meridionale della riserva naturale della Marcigliana. Nuoti in una vasca da venticinque metri a cinquanta metri da una strada che porta il nome delle mandrie di bufali dell'agro romano.

E non è finita, perché il toponimo si ripete nella zona con una coincidenza che sembra una battuta: il principale sepolcreto dell'antica Crustumerium, dentro la riserva, si chiama Monte Del Bufalo, ma quel nome non ha nulla a che vedere con gli animali: deriva dalla famiglia Del Bufalo, una casata romana che possedeva la tenuta. Due bufali a un chilometro di distanza, uno vero e uno araldico, in un fazzoletto di campagna che nessuno considera degno di una nota a piè di pagina.

Aggiungo la curiosità nella curiosità, per chi ama i dettagli inutili e bellissimi: dal nome di Crustumerium derivò quello della campagna circostante, l'ager Crustuminus, che nell'antichità era proverbiale per la fertilità. Tanto proverbiale che una varietà di pera prese il nome dal posto e si chiamò crustumina. Le terre che vedi oltre la rete della piscina sono le stesse che i Romani citavano come esempio di campagna che rende, e la pera che le rappresentava è finita nei manuali di agronomia latini.

La riserva che circonda la piscina

Per capire dove si nuota bisogna guardare la carta della riserva naturale della Marcigliana, che è l'area protetta dentro cui il circolo si trova. Fu istituita con legge regionale del Lazio il 6 ottobre 1997 e la sua gestione spetta a RomaNatura, l'ente regionale che amministra il sistema delle aree naturali protette nel comune di Roma. L'estensione è di 4.696 ettari, che ne fanno la seconda area protetta per superficie dell'intero sistema romano. Il territorio non appartiene solo a Roma: tocca anche Fonte Nuova, Guidonia, Mentana e Monterotondo, e si distende fra le due grandi consolari settentrionali, la Salaria a ovest e la Nomentana a est, attraversato dalla stessa via della Marcigliana e da via della Cesarina.

Il dato più interessante è un altro, ed è quello che spiega il paesaggio: circa il settantacinque per cento della superficie ha vocazione agricola. Non è un parco nel senso urbano del termine, con i vialetti e le panchine; è un parco agricolo, cioè un territorio dove si coltiva davvero, dove i campi di grano sono campi di grano e non scenografia, dove i confini sono quelli dei poderi e le strade sono quelle che i trattori usano per raggiungerli. I limiti naturali sono il Tevere a ovest, il fosso della Bufalotta a sud e il Rio del Casale a nord, che segna anche il confine del comune di Roma.

Le tenute, i casali e le torri

Dentro la riserva ci sono i fondi storici dell'agro: Torre Madonna, Fonte di Papa, Massa, Ciampiglia Barberini, Ciampiglia Del Bufalo, Santa Colomba, Valle Ornara, Casal della Donna, Capitignano, Olevano, Cesarina, Capobianco, Sant'Agata, Coazzo. Sono nomi che non dicono nulla a chi non vive lì e che invece raccontano otto secoli di proprietà fondiaria romana, passaggi fra monasteri, ospedali, famiglie baronali e società agricole. Il casale di Coazzo si vede all'incrocio di via della Cesarina con la Nomentana; lungo il tratto settentrionale di via di Tor San Giovanni c'è il casale di Tor San Giovanni, edificio medievale con torre.

La logica insediativa è sempre la stessa e una volta che la noti non riesci più a non vederla: il casale è in cima al crinale, perché dalla sommità si controlla a trecentosessanta gradi la campagna coltivata, e in epoca medievale quelle alture furono fortificate con un sistema di torri e castelli in parte ancora leggibile. Guardare la campagna della Marcigliana dal bordo di una piscina significa guardare un sistema difensivo agricolo costruito nel Duecento e nel Trecento e mai completamente cancellato.

Una parte considerevole del territorio è di proprietà privata, il che spiega perché tanti resti antichi non siano visitabili. Il settore corrispondente all'antica tenuta Capitignano, poi detta Tor San Giovanni perché passata all'Ospedale di San Giovanni, appartiene oggi al Comune di Roma e ospita la Casa del Parco, che è il punto di riferimento per chi vuole informazioni sulla riserva.

Che cosa vive là fuori

Le specie censite nella riserva superano le trecentocinquanta. Fra i mammiferi c'è una colonia di daini, quindici o venti esemplari, nata dalla fuga di due animali dalla cattività e ormai stabile; convivono con il tasso, l'istrice, la donnola, l'arvicola e il moscardino, e negli ultimi anni la presenza del lupo nell'area è considerata accertata. L'avifauna comprende rapaci diurni e notturni: gheppio, poiana, barbagianni, allocco, civetta. Ci sono il picchio rosso maggiore e il picchio verde, la calandrella, la rondine, l'upupa, il gruccione, e nei fossi vivono il barbo, la rovella, il cavedano e il granchio d'acqua dolce, che è uno degli indicatori più affidabili della qualità di un corso d'acqua.

Nei boschi la specie dominante è il cerro, accompagnato da leccio, olmo e acero oppio; nelle zone umide prevalgono nocciolo e roverella; fra le erbacee si segnalano il narciso tazzetta, il giglio rosso e la linaria purpurea. Tutto questo non si vede dalla sdraio, ma si sente: il richiamo del gruccione a fine giugno è uno dei suoni più riconoscibili dell'estate romana fuori città, e chi nuota a dorso la mattina presto vede passare le poiane in cerchio sopra i campi con una regolarità che in città non capita mai.

Una cosa che non ti dice nessuno su Circolo Valentini

Che è uno dei pochissimi impianti sportivi di Roma a trovarsi dentro il perimetro di un'area naturale protetta regionale, e che questa circostanza non è un dettaglio burocratico ma la ragione per cui il posto è come è.

Il ragionamento funziona così. La riserva nasce nel 1997 e vincola quattromilaseicentonovantasei ettari di agro romano a nord del Raccordo. Da quel momento l'edificazione in quell'area segue regole molto più strette di quelle che valgono un chilometro più a sud, dove negli stessi anni cresceva il quartiere di Porta di Roma con il suo centro commerciale, le sue torri residenziali e la sua viabilità nuova di zecca. Il risultato è una frontiera netta: da un lato la città che si espande, dall'altro i campi che restano campi. Il circolo si trova sul lato giusto di quella frontiera, e per questo la vista dal bordo vasca non è cambiata in trent'anni.

È anche il motivo per cui l'acustica del posto è così strana. Chi arriva dalla Bufalotta e parcheggia si accorge, dopo dieci minuti, che manca qualcosa: manca il rumore di fondo. Non c'è il brusio continuo del traffico che a Roma accompagna ogni piscina comunale, ogni giardino, ogni terrazza. Ci sono le voci dei bambini in vasca, il rimbalzo delle palline sui campi in terra, il vento fra i pini attorno ai casali e, di tanto in tanto, un aereo che scende verso Ciampino o un trattore lontano. Per un romano abituato a fare i conti con il rumore ambientale, quel silenzio relativo è la vera esperienza esotica della giornata, più dell'acqua.

Terzo effetto, meno poetico e molto concreto: la temperatura. La campagna aperta con i campi coltivati e le linee di alberi ha un comportamento termico diverso da quello dell'asfalto urbano. Nelle sere d'estate, quando in città l'isola di calore rilascia per ore quello che ha accumulato di giorno, qui la temperatura scende prima e scende di più. Chi si trattiene fino alle otto di sera in agosto lo nota senza bisogno di termometri: alle sette e mezza si sta bene, e a Roma centro alle sette e mezza di agosto non si sta bene quasi mai.

Il consiglio che ti do per visitare Circolo Valentini

Il consiglio è uno solo e va contro l'istinto di chiunque prenoti una piscina: non venire di sabato e non venire di domenica. Prendi un giorno feriale, arriva alle nove di mattina all'apertura e prendi la mezza giornata del mattino.

Le ragioni sono quattro. La prima è economica: il listino, come in tutte le piscine di circolo, separa i feriali dai festivi e la mezza giornata dall'intera, e la combinazione feriale più mezza giornata è la voce più bassa della griglia. La seconda è di spazio: il sabato e la domenica sono i giorni in cui le famiglie della zona riempiono i bordi vasca, il martedì mattina la piscina è di chi ci nuota. La terza è tecnica: alle nove l'acqua è ferma e la superficie è uno specchio, e chi vuole fare venti vasche di seguito non trova nessuno che gli attraversi la corsia. La quarta è la luce, e ne parlo più avanti perché è la ragione migliore di tutte.

Che cosa mettere in borsa

La cuffia, prima di tutto, perché in vasca è obbligatoria e non è il tipo di regola su cui si tratta. Un paio di occhialini, se l'idea è nuotare davvero e non galleggiare: venticinque metri sono abbastanza per prendere un ritmo e gli occhialini cambiano la vita a chiunque faccia più di quattro vasche. Il costume di ricambio, perché la stagione qui finisce a settembre e le ultime giornate hanno pomeriggi in cui il vento si alza e il costume bagnato smette di essere un'idea allegra. Ciabatte con la suola che tiene, perché i bordi di una piscina all'aperto in campagna raccolgono polline, foglie e polvere. Crema solare seria, perché in campagna aperta non ci sono i palazzi a fare ombra alle tre del pomeriggio e la copertura arborea sui bordi non è quella di un parco urbano.

Lettino e ombrellone invece li lasci a casa: sono compresi nell'ingresso, e portarsi la sdraio da casa in un posto dove te la danno è la definizione stessa di fatica sprecata.

Come costruire la giornata intorno alla piscina

Se prendi la giornata intera hai dieci ore da riempire e sarebbe uno spreco passarle tutte sul lettino. La formula che funziona meglio è a tre tempi. Mattina in vasca, quando l'acqua è ferma e il sole non picchia ancora. Pranzo lungo al ristorante del circolo, con la pizza del forno a legna se sei in compagnia e vuoi la versione conviviale. Pomeriggio diviso fra ombra e campo: un'ora di tennis sulla terra battuta verso le cinque e mezza, quando il campo comincia a essere vivibile, oppure novanta minuti di padel sotto i led quando cala il sole. Rientro in acqua alle sei e mezza per togliersi la polvere di dosso, uscita alle sette.

Se invece sei con bambini piccoli, la logica è opposta: mattina piena, pranzo leggero, uscita nel primo pomeriggio. Le ore centrali di luglio e agosto in campagna aperta sono dure per chiunque abbia meno di sei anni, e la mezza giornata del mattino con uscita alle 13:45 è pensata esattamente per questo. Non è una rinuncia, è la scelta giusta.

Prima o dopo: la riserva

Il consiglio finale è di aggiungere mezz'ora di campagna alla giornata di piscina. Non serve un programma: basta uscire dal cancello e percorrere lentamente in auto il tratto di via della Marcigliana verso est, o prendere via della Cesarina, e guardare i crinali con i casali in cima. Se la giornata è limpida, da certi punti si vede il profilo dei monti Cornicolani e, oltre, la sagoma del Soratte a nord-ovest. È lo stesso panorama che i topografi dell'Ottocento disegnavano nei loro album della campagna romana, ed è arrivato fino a noi per un soffio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il circolo accoglie famiglie e frequentatori dal 1982. È scritto a chiare lettere sul sito del circolo e nessuno ci fa caso, eppure quella data racconta una storia precisa di come è cresciuta Roma nord.

Nel 1982 la Marcigliana non era una riserva naturale: mancavano quindici anni alla legge regionale che l'avrebbe istituita. Era semplicemente agro romano, terra di tenute e di poderi, con la città che si fermava molto più in basso, prima del Raccordo. Aprire un circolo sportivo lì dentro, in quegli anni, era una scommessa sull'idea che i romani del quadrante nord avrebbero avuto voglia di uscire dalla città per giocare a tennis e nuotare. La scommessa era tutt'altro che ovvia: il tennis italiano stava vivendo la coda dell'onda lunga degli anni Settanta, i circoli spuntavano ovunque, e molti di quelli nati in quella stagione hanno chiuso nel decennio successivo.

C'è una coincidenza cronologica che merita di essere segnalata, e riguarda l'archeologia. Il 1982 è anche l'anno in cui la Soprintendenza avviò i primi scavi a Crustumerium, dentro quello che sarebbe diventato il perimetro della riserva. Nello stesso giro di mesi, nella stessa campagna, qualcuno piantava i paletti di un campo da tennis e qualcun altro apriva i primi saggi su una città latina scomparsa da venticinque secoli. Le due cose non hanno alcun rapporto fra loro, ma è il tipo di sovrapposizione che rende questo angolo di agro romano più interessante di quanto sembri.

La seconda parte del fatto risaputo riguarda la continuità. Un circolo sportivo privato che attraversa quattro decenni senza cambiare sede è, nel panorama romano, una rarità statistica. Le piscine scoperte della città hanno una mortalità altissima: costi di gestione stagionali, manutenzione dell'impianto di trattamento, personale di salvataggio, stagioni brevi e meteo imprevedibile. Arrivare al 2026 con la vasca ancora in funzione, i campi in terra ancora rullati e una cucina che gira significa aver trovato un equilibrio economico che moltissimi non hanno trovato.

La foto giusta da fare a Circolo Valentini

La foto giusta non è quella che fanno tutti, cioè il tuffo, la vasca azzurra vista dall'alto e il piede in primo piano contro l'acqua. Quella foto è identica in qualunque piscina del mondo e non racconta niente di dove ti trovi.

La foto giusta si fa da bordo vasca, accucciandosi fino a portare l'obiettivo a pochi centimetri sopra il pelo dell'acqua, e inquadrando in orizzontale il lato lungo della piscina in modo che sul fondo dell'immagine entrino la recinzione, la linea degli alberi e, dietro, il crinale della campagna coltivata. Il risultato è una sola immagine con tre fasce sovrapposte: l'acqua trattata di una vasca da venticinque metri, la vegetazione di una riserva naturale e i campi dell'agro romano che salgono verso il casale in cima alla collina. Tre paesaggi che normalmente non entrano mai dentro la stessa fotografia.

L'orario

Due finestre, e sono molto diverse fra loro. La prima è l'apertura, verso le nove del mattino: l'acqua è immobile, la superficie riflette il cielo come uno specchio e la luce radente da est disegna le ombre lunghe dei lettini sul bordo. È il momento in cui la vasca sembra una lastra di vetro, e dura poco, perché al primo tuffo finisce.

La seconda è l'ultima ora prima della chiusura, fra le sei e le sette di sera. La luce arriva bassa da ovest, cioè dalla parte della valle del Tevere, e attraversa la polvere sospesa sui campi diventando dorata. In quella luce la campagna della Marcigliana assume esattamente l'aspetto che ha nelle vedute ottocentesche: i crinali si stratificano uno dietro l'altro in gradazioni di azzurro sempre più pallido e il casale sulla sommità diventa una sagoma scura. Se hai un solo scatto da fare, fallo allora.

Un errore da non fare

Non fotografare le persone in vasca senza chiederlo. È una piscina di circolo frequentata da famiglie, non un luogo pubblico, e la cortesia elementare vale più di qualunque inquadratura. Se vuoi una figura umana nell'immagine, metti nella foto qualcuno che è venuto con te, di spalle, sul bordo, con la campagna davanti. Funziona meglio e non mette nessuno a disagio.

Le due foto che nessuno fa

La prima è il dettaglio della terra battuta: ci si accuccia a filo campo, si mette a fuoco la linea bianca e si lascia sfocato il fondo. Il rosso della terra romana, che è rossa perché ricavata da materiali di frantumazione laterizia e non da un colorante, è uno dei colori più belli dello sport italiano e in fotografia rende moltissimo.

La seconda si fa fuori dal cancello, sulla strada, guardando indietro verso il circolo con il crinale coltivato alle spalle. È l'immagine che spiega in un colpo solo tutto il discorso: un centro sportivo con la piscina in mezzo a un parco agricolo di quasi cinquemila ettari, a undici chilometri dal Colosseo in linea d'aria e a un mondo di distanza.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Bisogna intendersi su cosa vuol dire qui. Il circolo come tale esiste dal 1982 e la sua storia è quella tranquilla di un impianto sportivo di quartiere. Ma il fazzoletto di campagna su cui si trova ha attraversato tremila anni di vicende, e alcune di quelle vicende sono nei libri di storia romana che tutti abbiamo aperto a scuola.

Il nono secolo avanti Cristo: nasce Crustumerium

Sul complesso collinare tufaceo della Marcigliana Vecchia, a poca distanza da qui, verso la metà del nono secolo avanti Cristo nasce Crustumerium, città del Latium vetus affacciata sulla valle del Tevere e sulla via Salaria, a circa quindici chilometri a nord di Roma. La posizione è di frontiera fra tre mondi: di fronte, oltre il fiume, l'etrusca Veio; a oriente la Sabina di Cures ed Eretum; a nord l'area falisco-capenate. Tutti raggiungibili in meno di una giornata di cammino. Fra il settimo e il sesto secolo la città raggiunge i cinquantasette ettari di superficie abitata, con opere difensive, una rete stradale interna e almeno un edificio di rilievo.

Le conquiste romane

Le fonti antiche legano le vicende di Crustumerium a quelle di Roma fin dall'inizio. I Crustumini figurano fra i popoli invitati ai giochi durante i quali sarebbe avvenuto il ratto delle Sabine; dopo il fatto, tre centri latini reagirono per primi, Caenina, Antemnae e Crustumerium, e furono sconfitti separatamente da Romolo. A Crustumerium furono poi inviati coloni romani in numero maggiore che altrove, proprio per la fertilità dei campi. Una seconda conquista è attribuita a Tarquinio Prisco, al quale la città avrebbe aperto le porte senza opporre resistenza. La conquista definitiva è collocata nel 499 avanti Cristo, insieme all'assedio di Fidenae, e nel 495 sul territorio crustumino fu istituita la tribù Clustumina.

Su quella tribù c'è un'osservazione che merita di essere riportata: fu la prima tribù romana a prendere nome da un toponimo e non da un gentilizio, e chi studia la questione vi legge l'indizio di un cambiamento nei criteri con cui Roma assegnava le terre conquistate. Un fatto minuscolo di diritto agrario che segnala uno spostamento enorme nel modo in cui una città cominciava a pensare il proprio territorio.

La scomparsa

Intorno al 500 avanti Cristo l'abitato perde il proprio carattere urbano e nel corso del secolo successivo viene progressivamente abbandonato. Il territorio entra nell'ager Romanus e diventa paesaggio agrario del suburbio. Plinio il Vecchio la elenca fra le città del Lazio scomparse senza lasciare traccia, e per una volta la formula retorica dell'autore antico risulta letteralmente esatta: per venticinque secoli nessuno seppe più dove fosse.

Il Medioevo delle torri

Nel Medioevo le alture della zona vengono fortificate con un sistema di torri e castelli in parte ancora visibile, e le terre passano di mano fra monasteri, ospedali e famiglie baronali romane. Poco più a ovest, verso il Tevere, la vicenda di Castel Giubileo riassume bene il clima: il castello fu acquistato da Bonifacio VIII e la tradizione popolare volle far derivare il nome dal Giubileo del 1300, mentre in realtà deriva dalla famiglia Giubilei del rione Trevi. Nel 1406 Paolo Orsini lo assalì e lo occupò, e da lì cominciò una sequenza di saccheggi e depredazioni che portò all'abbandono completo fino alla fine dell'Ottocento, quando l'area tornò a essere usata a fini agricoli.

Il Novecento

Nel 1933 il senatore Carlo Scotti fece costruire dentro quest'area l'orfanotrofio femminile di Roma, chiuso all'inizio degli anni Ottanta e oggi in stato di abbandono. È uno di quegli edifici che chi percorre le strade della riserva intravede dietro gli alberi e non riesce a spiegarsi. Nel 1951 fu aperto il ponte di Castel Giubileo, con cui il Grande Raccordo Anulare scavalca il Tevere: quel ponte è l'atto di nascita del confine moderno fra la città e l'agro, la linea che ancora oggi separa il quartiere dalla campagna.

La riscoperta di Crustumerium

La localizzazione di Crustumerium fu stabilita in via definitiva soltanto fra il 1974 e il 1976, grazie alle ricognizioni di Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli. Prima di loro ci avevano provato in molti e nessuno c'era riuscito: nel Seicento Filippo Cluverio ne dedusse dai testi una collocazione approssimativa; nell'Ottocento William Gell la collocò troppo a nord-est, verso Monterotondo; Thomas Ashby contestò la proposta senza avanzarne una migliore e concluse che di Crustumerium non restava nulla; nel 1956 John Bryan Ward-Perkins, per la British School at Rome, avanzò la prima proposta di identificazione alla Marcigliana Vecchia su base archeologica.

I primi scavi della Soprintendenza sono del 1982, l'indagine delle necropoli comincia nel 1987 a Monte Del Bufalo. Nel 1989 circa seicento ettari di territorio archeologico vengono sottoposti a vincolo; nel 1997 il pianoro e i sepolcreti entrano nella riserva naturale della Marcigliana; nel 1998 una parte delle aree funerarie viene acquisita allo Stato. Dagli anni Duemila le ricerche diventano internazionali: l'Università di Oulu indaga la trincea stradale che attraversa l'abitato, quella di Cambridge la necropoli di Cisterna Grande, quella di Lipsia altri settori dei sepolcreti, mentre fra il 2006 e il 2018 il Groningen Institute of Archaeology conduce il Crustumerium Project con scavi, ricognizioni, carotaggi e prospezioni geofisiche su una sessantina di ettari. Nel 2016 i risultati arrivano in una mostra alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen.

C'è anche il capitolo scuro, e va detto: Crustumerium è uno dei siti del Lazio antico più danneggiati dagli scavi clandestini. Fu in buona parte l'attività dei tombaroli, negli anni Ottanta e Novanta, a far capire quanto fossero estesi i sepolcreti, e le campagne della Soprintendenza nacquero proprio per arginarla. Dal 1996 la mappatura delle buche lasciate dai clandestini è diventata essa stessa uno strumento di conoscenza topografica, il che è insieme una soluzione ingegnosa e una sconfitta. Parte dei materiali sottratti è finita sul mercato antiquario internazionale.

Chi è passato da Circolo Valentini

Qui devo essere preciso e non raccontare favole. Non esiste un albo d'oro di celebrità legato a questo circolo, e chi scrive di un posto così ha due strade: inventare nomi altisonanti oppure raccontare chi ci passa davvero. Prendo la seconda.

Da qui passano, prima di tutto, le famiglie del quadrante nord di Roma. Montesacro, Talenti, Vigne Nuove, Fidene, Settebagni, Porta di Roma, e poi i comuni oltre il confine, Fonte Nuova, Mentana, Monterotondo. Per moltissime di queste famiglie il Valentini è stato per quarant'anni il luogo del sabato: il corso di tennis dei figli, il centro estivo di luglio, la festa di compleanno nella sala con il giardino riservato, la pizza del venerdì sera. Un circolo di quartiere in una zona che, nel 1982, un quartiere ancora non lo era.

Da qui passano i giocatori di tennis della domenica e i loro maestri federali, che sulla terra battuta insegnano a generazioni di ragazzini a scivolare sul colpo invece di fermarsi, cosa che sul cemento non si impara. Passano i giocatori di padel, che negli ultimi anni hanno riempito i calendari serali di tutti i circoli italiani e che qui trovano tre campi illuminati a led. Passano i gruppi aziendali dei tornei, che sono un'istituzione romana di cui nessuno parla mai e che riempiono i campi nei pomeriggi infrasettimanali di giugno.

Passano i ciclisti. Le strade della Marcigliana sono uno dei terreni d'allenamento più battuti di Roma nord e nei fine settimana di primavera i gruppi che salgono dalla Bufalotta sono decine. Passano i corridori, per lo stesso motivo. Passano, infine, gli archeologi: dagli anni Ottanta a oggi, fra Soprintendenza, Università di Oulu, Cambridge, Lipsia e Groningen, per questa campagna sono passate decine di ricercatori di mezza Europa, e più di uno di loro, dopo una giornata di scavo sotto il sole di luglio a Monte Del Bufalo, avrà pensato che una vasca da venticinque metri a pochi minuti di strada fosse la migliore invenzione dell'umanità.

Se cerchi il nome famoso, insomma, qui non lo trovi. Quello che trovi è una cosa più rara: un posto che ha fatto da sfondo alla vita ordinaria di parecchie migliaia di persone per quattro decenni, senza che nessuno abbia mai sentito il bisogno di scriverne.

La stagione, il meteo e il momento in cui conviene andarci

La finestra dichiarata è maggio-settembre, e dentro quella finestra le settimane non si equivalgono affatto.

Maggio è il mese dei coraggiosi. L'aria a Roma è già ottima, l'acqua di una vasca scoperta molto meno, e la campagna della Marcigliana in maggio è nel suo momento migliore in assoluto: i campi di grano ancora verdi, i papaveri lungo le strade interpoderali, il trifoglio incarnato che tinge di rosso i maggesi. Chi viene in maggio viene per il paesaggio e nuota per principio.

Giugno è probabilmente il mese perfetto. L'acqua ha preso temperatura, le scuole chiudono e il centro estivo parte, le giornate sono le più lunghe dell'anno e alle otto di sera c'è ancora luce piena. La campagna è nel passaggio dal verde all'oro e il grano comincia a essere mietuto: se capiti in un giorno di trebbiatura, il rumore lontano delle macchine e l'odore di paglia tagliata arrivano fin sul bordo vasca.

Luglio e agosto sono il cuore della stagione e anche il momento in cui la scelta dell'orario conta di più. Le ore centrali sono dure ovunque, ma in campagna aperta lo sono in modo particolare, perché l'ombra naturale è quella che è e il sole arriva da tutte le parti. La mattina presto e il tardo pomeriggio sono le fasce buone, e la formula delle mezze giornate esiste esattamente per permettere di sceglierle. In agosto va aggiunto un fattore che a Roma conta: la città si svuota e il traffico sulla Bufalotta e sulla Salaria diventa accettabile, quindi il viaggio da centro e semicentro si accorcia sensibilmente.

Settembre è il mese malinconico e, per certi versi, il più bello. L'acqua ha ancora il calore accumulato in agosto, l'aria comincia a scendere, le giornate si accorciano e la piscina si svuota perché le scuole riaprono e la testa della gente è già altrove. Chi riesce a ritagliarsi un'ora in vasca in una mattina di metà settembre, con la campagna che comincia a virare e un ombrellone ogni dieci, ha trovato uno dei momenti migliori dell'anno sportivo romano. Va però messo in conto che la coda della stagione è la parte più incerta del calendario: la chiusura dipende dal meteo e dalle presenze, e una telefonata al circolo prima di partire evita il viaggio a vuoto.

Dopo settembre

Quando la vasca chiude, il circolo non chiude. Tennis, padel e palestra sono attività che girano tutto l'anno, anzi l'autunno e l'inverno sono la loro stagione piena, e il ristorante con il forno a legna funziona a prescindere dal costume. Per chi abita nel quadrante nord questo è un dato rilevante: significa che il posto scoperto in estate per la piscina resta utilizzabile anche nei sette mesi in cui la piscina è coperta dal telo.

Che cosa vedere nel raggio di dieci minuti

Se il viaggio fin qui è lungo, vale la pena costruirci attorno qualcosa di più di un tuffo. La zona offre parecchio, a patto di sapere cosa cercare, perché niente è segnalato come si deve.

La Casa del Parco e i sentieri della riserva

La Casa del Parco si trova nel settore dell'ex tenuta Capitignano, poi detta Tor San Giovanni, oggi di proprietà comunale. È il punto naturale da cui partire per capire la riserva, informarsi sui percorsi aperti e sapere quali strade interpoderali siano effettivamente percorribili, dato che buona parte del territorio è privato e non tutto ciò che si vede sulle mappe è accessibile. Le strade della riserva sono ottime per il cicloturismo e per le camminate lunghe, con la premessa che d'estate l'ombra è poca e l'acqua va portata.

Il casale di Tor San Giovanni

Lungo il tratto settentrionale di via di Tor San Giovanni c'è un casale medievale con torre che è uno degli edifici più fotogenici dell'intera campagna romana a nord. Non è un monumento nel senso convenzionale, non ha biglietteria e non ha cartelli: è una costruzione che sta lì da secoli, in cima al suo crinale, con l'aria di chi ha visto passare tutto.

Crustumerium

Dell'area archeologica bisogna dire la verità: non è un parco archeologico visitabile come il Foro o Ostia. Il comparto insediativo resta in gran parte di proprietà privata, il sepolcreto principale di Monte Del Bufalo, meno di sessanta ettari lungo via della Marcigliana, è demaniale, e l'accesso segue le aperture e le iniziative che vengono organizzate periodicamente. Quello che si può fare sempre è percorrere la strada e guardare il pianoro tufaceo da fuori, sapendo che sotto quei campi c'è una città di cinquantasette ettari e un sistema di fossato e aggere largo dieci metri e profondo almeno tre e mezzo.

La valle del Tevere e Castel Giubileo

Scendendo verso ovest si arriva alla valle del Tevere e al nodo di Castel Giubileo, con il castello trecentesco sulla salita omonima e il ponte del Raccordo del 1951. Poco più a sud c'è il territorio dell'antica Fidenae, con la casa protostorica del nono secolo avanti Cristo rinvenuta nell'area di via Quarrata: una delle poche abitazioni dell'età del ferro laziale che si possano ancora leggere sul terreno, a pochi minuti da un raccordo autostradale.

La Nomentana e il territorio di Nomentum

Sull'altro versante della riserva corre la Nomentana, che porta verso Mentana e verso l'antica Nomentum. Anche lì c'è un'area naturale protetta, la riserva naturale di Nomentum, e anche lì il tema è lo stesso: campagna romana sopravvissuta, resti antichi sotto i campi e pochissima gente che li cerca. Chi vuole costruire una giornata intera in questo quadrante può tenere insieme la piscina al mattino e un giro nella riserva vicina nel pomeriggio.

Come si colloca fra le piscine romane

Roma ha una geografia delle piscine scoperte che vale la pena schematizzare, perché aiuta a capire quale posto occupa il Valentini.

Ci sono le piscine monumentali, quelle legate a un impianto storico o a un complesso di prestigio, dove il pubblico va anche per il contesto architettonico: la Piscina delle Rose all'EUR è l'esempio più noto, con la sua vasca olimpionica costruita per le Olimpiadi del 1960 e il parco intorno. Ci sono le piscine dei club cittadini, dentro il tessuto urbano, con i palazzi che si affacciano sul bordo vasca. Ci sono le piscine di hotel aperte agli esterni, con formule da day pass e prezzi da day pass. Ci sono i grandi parchi acquatici della periferia, con gli scivoli e le file. E ci sono i circoli sportivi dell'agro, come questo: impianti nati per il tennis, cresciuti aggiungendo una vasca, e ritrovatisi negli anni con una collocazione paesaggistica che vale quanto l'impianto.

La forza del Valentini è tutta lì, in quella collocazione. Non compete con la Piscina delle Rose sulla storia sportiva, non compete con le piscine degli alberghi sul lusso, non compete con i parchi acquatici sull'intrattenimento. Compete, e vince, su una cosa sola: è una vasca da venticinque metri in mezzo a quattromilaseicento ettari di campagna protetta, a mezz'ora dal centro di Roma quando il traffico gira. In una città dove il verde attrezzato è quasi sempre verde urbano, dalla Villa Ada in giù, questa è una categoria a sé.

Domande frequenti su Circolo Valentini

Dove si trova il Circolo Valentini?

In via della Marcigliana 597, all'angolo con via della Bufalotta, nell'area nord-est di Roma appena fuori il Grande Raccordo Anulare, fra le uscite Nomentana e Salaria, dentro il perimetro della riserva naturale della Marcigliana.

Quanto è grande la piscina?

La vasca scoperta misura 25 metri per 12,5. È una vasca da nuoto a tutti gli effetti, non una piscina ornamentale.

Quando è aperta la piscina?

Il periodo indicato dal circolo va da maggio a settembre. Gli orari sono 9:00-19:00 per la giornata intera, con due mezze giornate alternative dalle 9:00 alle 13:45 e dalle 14:15 alle 19:00, sia nei feriali sia nei festivi. La data precisa di chiusura di fine stagione varia di anno in anno e conviene chiederla al circolo.

Quanto costa entrare in piscina?

Il circolo rimanda al proprio listino prezzi aggiornato e non pubblica le tariffe della piscina in una pagina fissa. La struttura del listino distingue la giornata intera dalla mezza giornata e i giorni feriali dal sabato, dalla domenica e dai festivi, che costano di più. Per gli importi in vigore la strada giusta è chiedere direttamente alla struttura, che è anche l'occasione per farsi spiegare le eventuali formule di abbonamento stagionale.

I lettini e gli ombrelloni si pagano a parte?

No. Il circolo specifica che nei prezzi è compreso l'uso dei lettini e degli ombrelloni.

La cuffia è obbligatoria?

Sì, il circolo la indica come obbligatoria in vasca. Conviene portarla da casa.

Si possono portare i cani?

No. Il circolo indica che gli animali domestici non sono ammessi.

Si arriva con i mezzi pubblici?

Molto difficilmente. La zona è agro romano fuori dal Raccordo e il trasporto pubblico si ferma ben prima. Il circolo dispone di parcheggio riservato, e l'automobile o il motorino restano le soluzioni realistiche.

C'è da mangiare?

Sì. Il circolo ospita un bar con ristorante e pizzeria con forno a legna, che fa anche pizza da asporto e ha un proprio recapito telefonico distinto da quello della segreteria.

Che altro si può fare oltre a nuotare?

Tennis su quattro campi in terra battuta e uno in erba sintetica, padel su tre campi con illuminazione a led, calcetto su un campo in erba sintetica, palestra con area cardio e area isotonica. Ci sono inoltre tre sale per feste con giardino riservato e un centro estivo per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, attivo da giugno a fine luglio dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 17:30.

È adatto ai bambini?

Sì, ed è probabilmente il suo pubblico principale: il circolo si presenta come luogo per famiglie fin dal 1982, ha un centro estivo strutturato, sale per feste di compleanno con giochi e un'area verde ampia. La mezza giornata del mattino, con uscita alle 13:45, è la formula che funziona meglio con i più piccoli nei mesi caldi.

Si può giocare a tennis anche d'inverno?

Sì. Tennis, padel e palestra sono attività che proseguono fuori stagione balneare, mentre la piscina scoperta segue la finestra estiva.

Serve essere soci?

Il circolo si presenta come aperto agli ospiti, con tariffe di ingresso per la piscina e affitto orario dei campi. Per le formule di iscrizione, i corsi e gli abbonamenti conviene rivolgersi direttamente alla segreteria, perché sono la parte che cambia più spesso.

Qual è il momento migliore dell'anno per venirci?

Giugno, se la priorità è nuotare con giornate lunghe e acqua già calda. Maggio, se la priorità è la campagna nel suo momento più bello. Settembre, se la priorità è la tranquillità: l'acqua è ancora buona e il bordo vasca è semivuoto.

Si vede qualcosa della riserva dalla piscina?

Sì, e in modo diretto: oltre la recinzione ci sono i campi coltivati e i crinali con i casali in cima. Non è un panorama da cartolina monumentale, è il paesaggio agrario dell'agro romano a nord, ed è esattamente la ragione per cui questo posto merita il viaggio.

Il giudizio sul Circolo Valentini

Questo è uno di quei posti che non sanno di essere interessanti. Il Valentini si racconta come quello che è, un circolo sportivo di quartiere con la piscina estiva, i campi in terra e la pizzeria, e non dice una parola sul fatto di trovarsi dentro la seconda area protetta di Roma per estensione, a un tiro di schioppo da una città latina del nono secolo avanti Cristo, in un paesaggio agrario che nel resto del comune è stato cancellato quarant'anni fa. Quella modestia è simpatica ed è anche il motivo per cui il posto ha attraversato quattro decenni senza snaturarsi.

Il giudizio pratico è netto. Come impianto natatorio è buono e nulla di più: venticinque metri per dodici e mezzo, lettini e ombrelloni compresi, regole chiare, bar e ristorante sul posto. Come esperienza complessiva vale molto di più della somma delle sue parti, perché ti mette a nuotare in un silenzio che a Roma non esiste, con la campagna intorno e la temperatura serale di un posto che non ha l'asfalto sotto. Chi cerca lo scivolo, l'idromassaggio e il dj set a bordo piscina resterà deluso e farebbe meglio ad andare altrove. Chi cerca venti vasche la mattina presto, un pranzo lungo e un pomeriggio senza clacson, qui trova esattamente quello.

La cosa che rifarei, se tornassi domani: mezza giornata infrasettimanale, ingresso alle nove, quaranta minuti di nuoto quando l'acqua è ancora uno specchio, colazione lunga, un'ora di lettura all'ombra e poi via alle 13:45, con una deviazione di venti minuti lungo via della Cesarina solo per guardare i crinali. Costa poco, dura mezza giornata e ti rimette in ordine la testa meglio di parecchie cose che costano dieci volte tanto.

Per chi organizza uscite di gruppo in questo quadrante e vuole tenere insieme piscina, riserva e archeologia senza improvvisare la logistica sulle strade dell'agro, la rete di professionisti di TourLeaderPro lavora esattamente su questo genere di giornate.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

RiassuntoCircolo Valentini Via della Marcigliana, 597 Roma Piscina all'aperto 25x12,5 metri a ridosso della riserva della Marcigliana. Ingressi: dal lunedì al venerdì intera giornata (09:00 - 19:00) € 10, dopo o fino alle 14:00 € 7. Sabato, domenica e festivi intera giornata € 13, dopo o fino le 14:00 € 9.
Tagsche fare a Romaestate romanaeventi romaFamiglie e Bambini - Roma

Contact Information

IndirizzoCircolo Valentini Circolo Valentini
Via della Marcigliana, 597
Roma Roma Città, Roma Città

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi