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I Meditrinalia erano la festa dell’11 ottobre in cui gli antichi romani assaggiavano per la prima volta il vino nuovo. Niente templi grandiosi, niente processioni: una formula da recitare, un sorso di mosto appena fermentato accanto al vino dell’anno prima e l’idea che quel gesto tenesse lontane le malattie. Oggi a Roma nessuno li celebra con quel nome, ma la stagione è la stessa. Fra la Sagra dell’Uva di Marino, le cantine aperte dei Castelli e le prime bottiglie di novello, la prima metà di ottobre resta il momento in cui il Lazio fa i conti con la vendemmia appena chiusa.

Qui trovate le due metà della storia: che cosa facevano i romani quel giorno, secondo le poche fonti che ne parlano, e dove si beve bene oggi nel raggio di un’ora dalla città. In fondo c’è la parte pratica: come arrivare senza auto, che cosa portare a casa e che cosa serve per rifare il rito in salotto, con una bottiglia vecchia e una nuova.

Dati riscontrati il 3 ottobre 2026 su Varrone (De lingua Latina VI, 21), sul lessico di Festo, sul programma ufficiale della 102ª Sagra dell’Uva di Marino e sulla pagina di Trenitalia dedicata alla linea dei Castelli Romani.

Meditrinalia oggi: la Festa dell'Uva e dei Vini di Velletri, con i tini e i costumi tradizionali
La pigiatura in piazza alla Festa dell’Uva di Velletri: la stessa stagione dei Meditrinalia, venti secoli dopo.

Meditrinalia in breve

Che cosa erano i Meditrinalia?

La fonte principale è Varrone, che scriveva nel I secolo a.C. e già faticava a spiegare feste molto più vecchie di lui. Nel sesto libro del De lingua Latina dice che il giorno prende il nome da mederi, curare, e riporta la testimonianza di un sacerdote, Flacco, flamine di Marte: quel giorno si usava libare e assaggiare vino nuovo e vino vecchio «a scopo di medicina». Aggiunge che ai suoi tempi molti lo facevano ancora, pronunciando una frase: «Novum vetus vinum bibo, novo veteri morbo medeor». Bevo vino nuovo e vecchio, mi curo dal male nuovo e da quello vecchio.

Il lessico di Festo, che conosciamo nel riassunto fatto secoli dopo da Paolo Diacono, conferma la formula e aggiunge un dettaglio: da quelle parole sarebbe stato ricavato il nome di una dea, Meditrina. È una spiegazione costruita a posteriori. Di Meditrina non restano templi, iscrizioni o racconti, e gli studiosi moderni la considerano un’invenzione dei grammatici per dare un volto a un rito di cui si era persa l’origine.

Quello che resta sicuro è poco, ed è già molto per una festa così antica. La data, l’11 ottobre. Il gesto, cioè l’assaggio di due annate insieme. La formula, che lega il vino alla salute. Tutto il resto, dai banchetti alle danze che si leggono in giro a proposito dei Meditrinalia, non compare in nessun testo antico.

Perché i Meditrinalia cadevano proprio l’11 ottobre?

Perché la vendemmia nel Lazio antico si chiudeva fra settembre e i primi di ottobre, e a metà mese il mosto aveva già cominciato a fermentare. Era il primo momento utile per capire come sarebbe stata l’annata, e i Meditrinalia lo fissavano in un giorno preciso. Assaggiare troppo presto voleva dire bere succo d’uva; aspettare troppo voleva dire arrivare all’inverno senza sapere che cosa c’era nelle anfore.

Intorno ai Meditrinalia il calendario romano metteva in fila una serie di riti legati alla fine dei lavori. Due giorni dopo, il 13, venivano i Fontinalia, la festa delle sorgenti, quando si gettavano corone di fiori nelle fonti e si ornavano i pozzi. Il 19 l’Armilustrium chiudeva la stagione delle campagne militari con la purificazione delle armi. Ottobre era il mese in cui si riponevano gli attrezzi, quelli del contadino e quelli del soldato.

Il vino aveva poi altre due feste, più note. I Vinalia di aprile, il 23, quando si aprivano le giare dell’annata precedente, e i Vinalia rustica del 19 agosto, prima della vendemmia. I Meditrinalia stanno in mezzo: sono il momento dell’assaggio, non quello della festa.

Una festa del vino o un rito di salute?

Qui conviene prendere una posizione contraria a quella che si legge più spesso. I Meditrinalia non erano una «festa del vino» nel senso che diamo oggi a una sagra. Le fonti non parlano di banchetti pubblici né di ubriachezza rituale. Parlano di un sorso, di una libagione e di una frase sulla malattia. Chi racconta di orge bacchiche in ottobre sta mescolando tre o quattro feste diverse, e spesso ci aggiunge i Baccanali, che con questo giorno non hanno niente a che vedere.

Il senso era pratico. Il vino nuovo faceva paura: torbido, instabile, capace di rovinare lo stomaco. Mescolarlo con quello vecchio e accompagnarlo con una formula voleva dire mettere l’annata sotto protezione prima di cominciare a berla. Quello dei Meditrinalia era un gesto di casa, fatto dal padrone davanti alle anfore, più simile a un brindisi di buon augurio che a una cerimonia di Stato.

Anche il vino dei Meditrinalia era diverso dal nostro. I romani lo bevevano quasi sempre allungato con acqua, spesso addolcito con miele o aromatizzato, e lo conservavano in anfore impeciate che lasciavano un sapore di resina. I vini più celebrati venivano dal sud del Lazio e dalla Campania: il Cecubo della piana di Fondi, il Falerno. Berlo puro era considerato un’abitudine da barbari.

Dove si beve il vino nuovo oggi, vicino Roma?

Il calendario moderno ricalca quello dei Meditrinalia senza saperlo. A Marino la Sagra dell’Uva si tiene dal 1925, da un’idea del poeta Leone Ciprelli, e ha il suo giorno centrale nella prima domenica di ottobre. Il momento che tutti aspettano è il «miracolo delle fontane»: dalla Fontana dei Quattro Mori esce vino al posto dell’acqua. Nel 2026 la 102ª edizione va dal 26 settembre al 5 ottobre, con il corteo storico e il miracolo domenica 4 ottobre nel pomeriggio e una replica lunedì 5, secondo il programma ufficiale della Sagra.

A Frascati ottobre è il mese delle cantine e delle fraschette piene: è la stagione delle Ottobrate romane, la gita fuori porta che i romani fanno da secoli appena finisce il caldo. Le aperture straordinarie e le degustazioni cambiano ogni anno e vanno considerate da confermare sui siti dei Comuni e delle singole cantine. Il vino di casa è il Frascati, bianco a base di Malvasia e Trebbiano, che nelle versioni Superiore e Cannellino ha la denominazione più alta, la DOCG.

Chi cerca un rosso guarda verso la Ciociaria: il Cesanese del Piglio è l’unico rosso DOCG della regione e si trova in quasi tutte le enoteche dei Castelli. Chi invece vuole evitare la folla di Marino trova la stessa aria, con meno gente, a Grottaferrata, ad Ariccia, dove le fraschette lavorano tutto l’anno, e a Nemi, affacciata sul suo lago.

Meditrinalia: Ariccia (RM)
Ariccia (RM).
Meditrinalia: Grottaferrata (RM)
Grottaferrata (RM).

Per mangiare conviene scegliere prima di partire. Si prenota con TheFork dove il locale è presente; per gli indirizzi a Roma, al rientro, c’è la mappa dei ristoranti di Estate Romana.

Meditrinalia e vino novello sono la stessa cosa?

No, e la differenza spiega perché la festa antica cadeva così presto. Il vino dei Meditrinalia era mosto in fermentazione: torbido, dolce, appena frizzante. È quello che nei Castelli si chiama ancora «vino nuovo» e che si beve in cantina fra la vendemmia e i Santi, spesso con le castagne. Non si conserva e non viaggia: va bevuto dove nasce, nelle settimane in cui c’è.

Il novello moderno è un’altra cosa. È un vino finito, ottenuto in parte con la macerazione carbonica, una tecnica che i romani non conoscevano. In Italia la sua vendita è regolata da un decreto ministeriale del 13 agosto 2012: si può mettere in commercio dal 30 ottobre dell’anno della vendemmia. L’11 ottobre, giorno dei Meditrinalia, il novello non c’è ancora. Chi ve lo propone in quella data vi sta vendendo altro.

C’è un dettaglio dei Meditrinalia che oggi nessun enologo consiglierebbe: mescolare il nuovo con il vecchio. Aveva un senso preciso, il passaggio di consegne fra due annate. A tavola si può citare senza imitarlo. Una bottiglia dell’anno prima accanto a quella nuova, due bicchieri uguali, e il confronto racconta da solo la storia.

Come si organizza una giornata «Meditrinalia» da Roma?

Il percorso più semplice è in treno, perché risolve il problema di chi guida dopo aver bevuto. Da Roma Termini la linea dei Castelli porta a Frascati in circa mezz’ora; un altro ramo, quello per Albano, ferma a Marino Laziale e a Castel Gandolfo. Orari e fermate sono sulla pagina di Trenitalia sulla linea dei Castelli Romani; per confrontare le soluzioni e comprare il biglietto dal telefono c’è Trainline.

Una giornata tipo: mattina a Frascati, con una passeggiata sotto Villa Aldobrandini e il pranzo in fraschetta; pomeriggio a Marino, per le cantine scavate nel peperino. Chi ha un secondo giorno lo spende sui due laghi, fra Castel Gandolfo e il lago di Nemi. Nei fine settimana di sagra i treni del rientro si riempiono: conviene muoversi prima del tramonto o molto dopo.

Chi preferisce l’auto, perché viaggia con bambini o vuole caricare qualche cassa, può noleggiarla per un giorno con Free2move. In quel caso serve una persona che non beve, e una borsa termica nel bagagliaio: il vino nuovo soffre il caldo più di qualunque bottiglia.

Chi non vuole pensare a niente trova tour in partenza da Roma con degustazione in cantina: si cercano fra le esperienze da Roma su GetYourGuide e fra i biglietti per i Castelli Romani su Tiqets. Chi si ferma a dormire, per bere senza guardare l’orologio, confronta le strutture della zona su Hotels.com.

Se siete in tanti, una comitiva di amici, una famiglia allargata, un’azienda, il discorso cambia: servono un mezzo, una cantina che accetti il numero, una tavola prenotata e qualcuno che tenga insieme gli orari. Per i tour su misura conviene rivolgersi a Tour Leader Pro, fra i migliori tour operator e boutique agencies di Roma, che costruisce la giornata con accompagnatori turistici per la logistica e, per le spiegazioni nelle ville e nei musei, guide turistiche abilitate.

E se il giorno dei Meditrinalia piove?

Ottobre nel Lazio è generoso ma non garantito. Con la pioggia i Castelli restano una buona idea, perché quasi tutto quello che conta sta al coperto: le cantine, le grotte, le fraschette. A Marino, nei giorni della Sagra, la Pro Loco ha in programma visite su prenotazione ai sotterranei di Palazzo Colonna; nel resto dell’anno le date vanno chieste. A Castel Gandolfo ci sono le Ville Pontificie, a Nemi il museo delle navi romane. Le condizioni di visita vanno lette sui siti dei gestori prima di muoversi.

Chi resta a Roma può fare i Meditrinalia in città. Una degustazione in enoteca, o una visita ai luoghi dove il vino antico si vedeva passare: a Testaccio il monte fatto di cocci d’anfora racconta meglio di qualunque libro quanto si importava e si consumava. Gli altri spunti per la giornata sono fra le mete vicino Roma.

Che cosa comprare per i Meditrinalia (anche da farsi spedire)

Il vino nuovo sfuso si compra in cantina e si beve entro pochi giorni. Tutto il resto si può ordinare, anche da chi a ottobre a Roma non viene. Per ogni voce ci sono più alternative: se una è esaurita, le altre reggono.

Vino: bottiglie e casse da ricevere a casa

Per assaggiare: bicchieri e decanter

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Come si rifanno i Meditrinalia a casa?

Per i Meditrinalia in casa serve poco, ed è il bello della cosa. Una bottiglia dell’annata scorsa e una di quella appena uscita, meglio se dello stesso vino o almeno della stessa zona. Due bicchieri a testa, uguali. La frase di Varrone scritta su un cartoncino, in latino e in italiano, da far leggere a chi apre la serata.

L’ordine conta. Prima il vino vecchio, per avere un termine di paragone; poi il nuovo. Si dice la formula, si beve un sorso di ciascuno e si commenta. Chi vuole restare fedele al rito versa a terra le prime gocce, in giardino o in un vaso: è la libagione, l’offerta. Chi ha bambini a tavola fa lo stesso con il succo d’uva, che del mosto antico è il parente più stretto.

In cucina funziona tutto quello che è di stagione nei Castelli: castagne, funghi, pane casereccio, la porchetta di Ariccia. Evitate di costruire una «cena romana antica» con ricette ricostruite: è un altro progetto e richiede altra preparazione. I Meditrinalia erano un gesto breve. Durano dieci minuti e lasciano il resto della sera alla conversazione.

Gli errori più comuni sui Meditrinalia

Il primo è aspettarsi un evento. Non esiste a Roma una celebrazione pubblica dei Meditrinalia: chi cerca un programma con questo nome non lo trova. Esistono le sagre e le cantine aperte, che coprono la stessa stagione con altri nomi e altre date.

Il secondo è arrivare a Marino in auto il giorno del miracolo delle fontane. Il centro è chiuso al traffico e i parcheggi si esauriscono presto. Il terzo, parlando di Meditrinalia, è confondere mosto, vino nuovo e novello, tre cose diverse che in ottobre convivono per poche settimane. Il quarto è comprare vino sfuso e lasciarlo in macchina al sole mentre si pranza: al ritorno è un’altra bevanda.

Domande frequenti

Quando cadono i Meditrinalia?

L’11 ottobre, ogni anno, nel calendario romano antico. Nel 2026 il giorno cade di domenica. Non è una ricorrenza riconosciuta dal calendario civile o religioso di oggi, quindi non troverete eventi ufficiali con questo nome. Nelle stesse settimane, però, a Marino, a Frascati e negli altri paesi dei Castelli si festeggia di fatto la stessa cosa: la fine della vendemmia e il primo vino.

Che cosa significa la parola Meditrinalia?

Secondo Varrone viene dal verbo latino mederi, che vuol dire curare: lo stesso da cui derivano «medico» e «medicina». Il nome indicherebbe quindi il giorno in cui ci si cura con il vino. La dea Meditrina, citata dal lessico di Festo, è con ogni probabilità un’invenzione successiva, nata per spiegare il nome di una festa di cui non si ricordava più l’origine.

Che vino bevevano gli antichi romani?

Vini molto diversi dai nostri: spesso dolci e concentrati, conservati in anfore rivestite di pece o resina e quasi sempre allungati con acqua al momento di servirli. I più celebrati erano il Falerno, campano, e il Cecubo, della piana di Fondi nel sud del Lazio. Esisteva anche il mulsum, vino con miele, servito all’inizio del pasto.

La Sagra dell’Uva di Marino coincide con i Meditrinalia?

No. La Sagra ha il suo giorno centrale nella prima domenica di ottobre e ricorda la vittoria di Lepanto del 1571, a cui partecipò Marcantonio Colonna, signore di Marino. Nel 2026 si chiude il 5 ottobre, sei giorni prima dell’11. La stagione è la stessa e il vino è lo stesso, ma si tratta di una festa moderna, nata nel 1925, senza legami diretti con il rito antico.

Si arriva ai Castelli Romani senza auto?

Sì. Da Roma Termini partono i treni regionali per Frascati, per Albano con fermata a Marino Laziale e Castel Gandolfo, e per Velletri. Per i paesi senza stazione, come Nemi o Grottaferrata, si prosegue in autobus. Nei fine settimana di sagra il treno è la scelta più sensata, anche perché toglie il problema di chi guida al ritorno.

Il vino nuovo si può portare in aereo o spedire?

Il mosto in fermentazione no: continua a produrre gas e non sopporta il viaggio. Le bottiglie di vino finito si mettono in valigia da stiva, ben protette, oppure si fanno spedire dalla cantina o da un’enoteca online. Per i voli valgono le regole della compagnia e, fuori dall’Unione europea, quelle doganali del paese di arrivo: vanno lette prima di comprare.

I Meditrinalia sono adatti a una gita con bambini?

Sì, se si sposta l’attenzione dal bicchiere alla vendemmia. Nei paesi dei Castelli ottobre significa uva, castagne, cortei in costume e fontane: tutte cose che ai bambini piacciono. Il lago di Nemi e quello di Albano offrono una passeggiata facile, e in treno il viaggio stesso diventa parte della giornata. Per loro, al momento del brindisi, succo d’uva.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Le fonti antiche sono Varrone, De lingua Latina VI, 21, e il lessico di Festo; le date della Sagra dell’Uva vengono dal programma ufficiale, le indicazioni sui treni dalla pagina di Trenitalia, alla data indicata in apertura. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una giornata del vino ai Castelli per più persone significa scegliere il paese giusto per la data, prenotare la tavola e risolvere il ritorno senza auto: una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo è Tour Leader Pro. I Castelli sono solo uno dei territori del vino del Lazio, insieme alla Ciociaria del Cesanese e alla Tuscia: una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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