Terme di Caracalla

Le Terme di Caracalla si trovano a Roma in viale delle Terme di Caracalla 52, sul fianco settentrionale del Piccolo Aventino, con un secondo varco su via Antonina 5 che viene usato per le aperture serali. Ci si arriva in metropolitana con la linea B, fermata Circo Massimo, e cinque minuti a piedi lungo il viale; in autobus con le linee 118, 628 e 760, che hanno fermata sul viale stesso o a pochi metri dal cancello. Il biglietto intero costa 8 euro, il ridotto 2 euro ed è riservato ai giovani fra i diciotto e i venticinque anni; l'ingresso è gratuito per i minori di diciotto anni e per le altre categorie previste dalla legge; quando è allestita una mostra il supplemento indicato è di 5 euro. Il monumento è chiuso il lunedì e apre dal martedì alla domenica dalle 9 del mattino, con orario di chiusura che cambia con la stagione: nel pieno dell'estate si resta dentro fino alle 19.15 con ultimo ingresso alle 18, in inverno si chiude alle 16.30 con ultimo ingresso alle 15.30, e nelle stagioni intermedie l'orario si assesta fra le 17.30 e le 18.30. I biglietti si comprano online sul portale Musei Italiani oppure alle casse automatiche all'ingresso, che accettano solo pagamento con carta. La prenotazione non è obbligatoria per la visita diurna ordinaria, mentre lo è per le aperture serali e per gli itinerari guidati nei sotterranei. Il complesso è in carico alla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma; per informazioni telefoniche risponde il call center 06 0608. Orari e calendario cambiano in occasione degli spettacoli e delle giornate a ingresso ridotto: conviene controllare la pagina ufficiale del monumento prima di mettersi in viaggio.

🎭✦ Visita guidata

Terme di Caracalla e Circo Massimo: visita guidata

Le Terme d'estate sono anche palcoscenico: vale la pena vederle di giorno prima di tornarci per uno spettacolo.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →

Se state costruendo un itinerario archeologico a sud del centro, il posto giusto dove inquadrare questa visita è la pagina del Parco dell'Appia Antica: le Terme aprono la direttrice che dalla porta Capena scende verso la regina viarum, e la logica del quartiere antico si capisce solo tenendo insieme le due cose.

Terme di Caracalla
Terme di Caracalla

Che cosa sono davvero le Terme di Caracalla

Chiamarle terme è corretto e insieme riduttivo. Le Thermae Antoninianae, questo il nome antico, non erano un impianto per lavarsi: erano un edificio pubblico che teneva insieme il bagno caldo, la ginnastica, la biblioteca, il massaggio, la depilazione, la chiacchiera politica, la vendita al minuto e la passeggiata all'ombra. Un romano della prima metà del III secolo entrava qui nel primo pomeriggio, dopo il lavoro, e ne usciva a sera. Non pagava quasi nulla, perché la manutenzione era carico dell'imperatore e il gesto di offrire il bagno gratuito alla plebe urbana valeva più di un discorso al Senato.

Il complesso occupa un rettangolo che, recinto compreso, misura circa 337 metri per 328, e che arriva a 406 metri di larghezza se si contano le due esedre laterali. Dentro questo recinto, isolato in mezzo al verde, siede il corpo centrale delle sale da bagno: 214 metri per 110 circa, con la sporgenza del calidarium che porta la lunghezza complessiva verso i 140 metri. Le murature superstiti raggiungono in più punti i trenta metri di altezza e la linea di gronda antica era intorno ai quarantaquattro. Sono numeri che sulla carta non dicono niente e che davanti all'edificio diventano fisici: si entra dal cancello e per un minuto buono non si capisce dove finisce il muro.

Le Terme di Caracalla furono il più grande impianto termale di Roma fino all'inaugurazione delle Terme di Diocleziano, nel 306. Servivano soprattutto la prima, la seconda e la dodicesima regione augustea, cioè la fascia urbana compresa fra il Celio, l'Aventino e il Circo Massimo, un bacino di popolazione densissimo e in buona parte povero. La scelta del sito non fu casuale: qui la collina permetteva di ricavare un terrapieno artificiale, e qui passava la via che portava fuori porta.

La mia opinione, dopo anni di gruppi accompagnati in questo recinto, è che Caracalla sia il monumento romano che regge meglio la seconda visita. Il Colosseo lo si guarda una volta e poi lo si riconosce; qui invece la prima volta si vede la scala, la seconda si comincia a vedere la macchina. E la macchina è la parte interessante.

Dove sono le Terme di Caracalla e come ci si arriva davvero

Metropolitana e autobus per le Terme di Caracalla

La soluzione più semplice resta la metropolitana linea B fino a Circo Massimo. Si esce sul lato di viale Aventino, si prende verso sud e in cinque o sei minuti di camminata pianeggiante si è al cancello. È un tragitto onesto, senza salite, con marciapiedi larghi, e ha il vantaggio di far passare il visitatore lungo il fianco del Circo Massimo, che è il modo giusto per capire quanto fosse edificata questa parte di città. In autobus le linee utili sono la 118, che percorre viale delle Terme di Caracalla e ferma davanti al monumento, la 628 e la 760. La 118 ha una frequenza non generosa, quindi conviene controllare l'attesa reale prima di affidarcisi: se il tempo indicato supera il quarto d'ora, si cammina e si arriva prima.

A piedi verso le Terme di Caracalla

Da piazza Venezia sono poco meno di due chilometri e mezzo, mezz'ora buona di passo normale, tutta in discesa dolce lungo via dei Cerchi e viale Aventino. Dal Colosseo si fa in venti minuti passando per la valle fra Celio e Palatino: è il percorso che consiglio, perché ricalca in larga parte l'antica via Nova che portava alle terme e perché si attraversa l'area della porta Capena, dove il traffico moderno copre un nodo urbano fondamentale dell'antichità. Dall'Aventino, scendendo da Santa Sabina e dal Giardino degli Aranci, si arriva in un quarto d'ora.

In automobile, in taxi e con i bus turistici

Viale delle Terme di Caracalla è una delle arterie più trafficate del quadrante sud del centro e il parcheggio libero è quasi inesistente. Per chi ha una disabilità motoria esiste però un parcheggio riservato di fronte all'ingresso, ed è la ragione per cui, in questo caso specifico, arrivare in auto è la scelta più sensata. Il taxi lascia direttamente davanti al cancello. I bus turistici scaricano in genere sul viale, con una passeggiata di poche decine di metri.

Biglietti, orari e prenotazioni delle Terme di Caracalla

Quanto costa entrare alle Terme di Caracalla

Otto euro l'intero, due euro il ridotto per la fascia diciotto-venticinque anni, gratuito sotto i diciotto e per le categorie previste dalla normativa statale, compresi i soci ICOM. Quando all'interno è allestita una mostra temporanea il biglietto sale di cinque euro. È, in rapporto a quello che si vede, uno dei prezzi più bassi di Roma: per la stessa cifra di un ingresso ridotto a un museo civico si cammina dentro il più grande impianto termale conservato dell'antichità. Il biglietto si acquista sul portale Musei Italiani, che è il canale di vendita ufficiale dello Stato, oppure alle emettitrici automatiche davanti all'ingresso, che accettano soltanto carte. Chi arriva senza carta e senza biglietto rischia di restare fuori: è il dettaglio pratico che manda più gente in difficoltà.

Gli orari delle Terme di Caracalla stagione per stagione

L'apertura è sempre alle 9 del mattino, dal martedì alla domenica. La chiusura cambia quattro o cinque volte l'anno seguendo la luce: nella fascia più lunga, che copre la primavera avanzata e l'estate, si chiude alle 19.15 con ultimo ingresso alle 18; a settembre la chiusura scala alle 19; nella seconda metà di ottobre si scende alle 18.30; dalla fine di ottobre a tutto febbraio si chiude alle 16.30 con ultimo ingresso alle 15.30; a marzo si torna verso le 17.30 e poi di nuovo alle 19.15. Il lunedì è giorno di chiusura settimanale, con le eccezioni dei lunedì festivi, che vengono annunciate volta per volta. La biglietteria chiude sempre prima del monumento: dare per scontato di poter comprare il biglietto un quarto d'ora prima della chiusura è un errore che si paga.

Le aperture serali e le giornate speciali alle Terme di Caracalla

Da qualche anno il monumento propone una manciata di aperture notturne intitolate Notturno Imperiale, concentrate fra luglio e ottobre. Nel calendario 2026 sono sei serate: 16 e 23 luglio, 2 agosto, 19 e 26 settembre, 15 ottobre. Si entra dalle 19.30, l'ultimo ingresso è alle 21.45 e l'uscita alle 22.45; il biglietto è lo stesso della visita diurna, otto euro l'intero e due il ridotto, con la tariffa simbolica di un euro il 26 settembre in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. La capienza è di 1.200 persone a serata e la vendita è solo online sul canale ufficiale. L'ingresso per queste serate è quello di via Antonina 5. Nella notte dei musei, il 23 maggio 2026, la formula è stata analoga: apertura dalle 19.30 alle 21.45, costo simbolico di un euro, prenotazione obbligatoria, e le serate si esauriscono in poche ore.

Un'opinione netta: fra una visita diurna e una di queste serate non c'è partita. Di notte le murature illuminate da sotto restituiscono l'altezza vera dell'edificio, i sotterranei perdono il grigio della luce diurna e il mitreo diventa quello che era, cioè una grotta artificiale. Se il calendario ve lo consente, aspettate una di quelle sei date.

Serve prenotare per le Terme di Caracalla?

Per la visita ordinaria no: si compra il biglietto e si entra, e nella grande maggioranza dei giorni non c'è fila. Serve invece prenotare per le aperture serali, per gli itinerari accompagnati nei sotterranei e per i gruppi. Questo è uno dei pochi grandi monumenti romani in cui la parola prenotazione non è sinonimo di ansia, e va detto perché è una parte non piccola del suo valore.

Terme di Caracalla
Terme di Caracalla

Caracalla, suo fratello Geta e il perché di un edificio così

Chi era l'imperatore delle Terme di Caracalla

Nacque a Lugdunum, l'attuale Lione, il 4 aprile del 188, con il nome di Lucio Settimio Bassiano, figlio di Settimio Severo e di Giulia Domna. Il nome con cui lo conosciamo, Caracalla, non è un nome ufficiale: è un soprannome, tratto dal mantello con cappuccio di foggia gallica che amava indossare e che avrebbe imposto alla moda di corte. Il nome che si legge nei documenti è Marco Aurelio Severo Antonino, scelto dal padre per agganciare la nuova dinastia severiana al prestigio degli Antonini. Da qui il nome antico dell'edificio, Thermae Antoninianae: le terme antoniniane, non le terme di Caracalla. Il nome popolare ha vinto sul nome ufficiale, come capita quasi sempre a Roma.

La damnatio memoriae di Geta e le Terme di Caracalla

Alla morte di Settimio Severo, nel 211, l'impero passò congiuntamente ai due fratelli, Caracalla e Geta. Durò pochi mesi. Nel dicembre del 211, nei palazzi imperiali del Palatino, Caracalla fece uccidere il fratello: le fonti antiche raccontano che Geta morì di spada mentre la madre Giulia Domna tentava di proteggerlo e che nella colluttazione la donna fu ferita a una mano. Seguì la damnatio memoriae, cioè la cancellazione ufficiale del nome: le monete con l'effigie di Geta furono ritirate e fuse, le iscrizioni pubbliche scalpellate, il volto eraso dai rilievi. Chi pronunciava quel nome rischiava la vita.

Il cantiere delle terme parte esattamente in quel momento, ed è impossibile non leggere le due cose insieme. Un imperatore che si è appena macchiato di fratricidio ha bisogno di comprarsi la città. Il regalo alla plebe urbana è un edificio che nessuno prima aveva osato costruire a quella scala, gratuito, aperto a tutti, con il suo nome sopra. È propaganda, ed è propaganda riuscita: milleottocento anni dopo il nome che diciamo davanti a questi muri è ancora il suo. La cosa più efficace che Caracalla abbia fatto per la propria memoria non è stata cancellare quella del fratello, ma costruire questo.

La Constitutio Antoniniana e il clima politico del cantiere

Nel 212, lo stesso anno in cui si mettono i primi bolli laterizi del cantiere, Caracalla emana la Constitutio Antoniniana, il provvedimento che concede la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell'impero. È il gesto politico più importante del suo regno e ha lo stesso segno del cantiere termale: allargare la base del consenso, moltiplicare il numero di persone che devono qualcosa all'imperatore. Gli storici antichi, ostili a Caracalla quasi senza eccezione, ne diedero una lettura fiscale, sostenendo che servisse ad allargare la platea dei contribuenti. Le due cose non si escludono. Quel che conta, per chi cammina qui dentro, è che il grande recinto e il grande provvedimento nascono dalla stessa testa e nello stesso anno.

Come finì Caracalla

Non abbastanza tempo per godersi l'edificio. L'inaugurazione del corpo centrale è del 216; l'anno dopo, l'8 aprile del 217, Caracalla fu assassinato presso Carre, in Mesopotamia, durante la campagna partica, da un suo sottoposto. Aveva ventinove anni. I lavori di rifinitura del recinto esterno andarono avanti sotto Eliogabalo, fra il 218 e il 222, e sotto Alessandro Severo, fra il 222 e il 235: l'edificio che vediamo è dunque il prodotto di tre regni, non di uno.

Il cantiere delle Terme di Caracalla: numeri di un'impresa

Sbancare la collina prima di costruire

Prima di alzare un solo muro fu necessario demolire tutto quello che occupava l'area, un quartiere abitato di cui restano tracce nei livelli inferiori, e tagliare il fianco della collina del Piccolo Aventino. La terra di risulta non fu portata via: servì a colmare il lato opposto, quello che guarda la via Appia, creando una piattaforma artificiale perfettamente orizzontale. È il gesto tecnico che rende possibile tutto il resto, e resta invisibile al visitatore, che cammina su un piano e non immagina che quel piano sia stato fabbricato. Le concamerazioni su due piani che si vedono sotto il lato nord-est del recinto sono la struttura che regge quel terrapieno: celle comunicanti, costruite non per essere abitate ma per fare da scheletro portante alla terra.

Quanti operai lavorarono alle Terme di Caracalla

Le stime moderne, ricavate incrociando i volumi di materiale con i rendimenti noti del lavoro antico, parlano di fasi successive con manodopera diversa: intorno a 5.200 uomini per la fase di sbancamento, circa 9.500 per le sostruzioni, 4.500 per il corpo centrale, 1.800 per l'apparato decorativo. Sono ordini di grandezza, non registri di cantiere, e vanno presi per quello che sono; ma restituiscono bene la scala. Per rispettare i tempi, il cantiere avrebbe dovuto mettere in opera oltre duemila tonnellate di materiale al giorno per sei anni consecutivi. Duemila tonnellate al giorno significa una fila ininterrotta di carri dall'alba al tramonto, e infatti il sistema di gallerie sotterranee di servizio nasce anche per quello.

I materiali delle Terme di Caracalla

Le quantità stimate danno l'idea di che cosa volesse dire, per l'economia di una città, un cantiere imperiale: qualcosa come 17 milioni e mezzo di frammenti laterizi per i paramenti, oltre mezzo milione di mattoni grandi, centinaia di migliaia di metri cubi fra pozzolana, tufo, calce viva e basalto per le fondazioni, e circa 6.300 metri cubi di marmo fra colonne, rivestimenti e pavimenti. Nel solo corpo centrale erano piantate 252 colonne di marmo. Le fornaci di laterizi del Tevere lavorarono per anni quasi esclusivamente per questo cantiere, e i bolli impressi sui mattoni sono ancora oggi lo strumento che permette di datare l'edificio con precisione: è così che si sa che la costruzione corre fra il 212 e il 216.

La tecnica costruttiva delle Terme di Caracalla

La struttura è in opera cementizia, cioè un getto di malta e scaglie di tufo o laterizio versato dentro casseforme, rivestito all'esterno da un paramento di mattoni. Non è marmo: è calcestruzzo romano, il materiale che ha permesso all'architettura imperiale di superare i limiti della muratura in blocchi. Tutto quello che oggi vediamo come muro rosso e ruvido era in origine coperto: lastre di marmo colorato fino a una certa quota, stucchi e mosaici parietali più in alto, pavimenti in marmi africani e asiatici. Il monumento che visitiamo è, letteralmente, la struttura portante di un edificio di cui è sparita la pelle. Tenerlo a mente cambia completamente quello che si vede.

Terme di Caracalla
Terme di Caracalla

L'acqua: l'Aqua Antoniniana e le cisterne delle Terme di Caracalla

Un acquedotto costruito apposta

Un impianto di queste dimensioni non regge senza una portata d'acqua dedicata, e infatti nel 212 venne realizzata una diramazione dell'Acqua Marcia chiamata aqua Antoniniana. Il ramo nuovo scavalcava la via Appia appoggiandosi a una struttura che esisteva già, l'arco di Druso, che si vede ancora oggi a pochi passi dalla Porta San Sebastiano: quell'arco, nato come monumento onorario, si ritrovò a fare da pilone d'acquedotto. È uno dei riusi più eloquenti di Roma antica, e passa inosservato a chiunque non sappia che cosa guardare.

Le cisterne e la distribuzione

L'acqua arrivava sul lato meridionale del complesso, dalla parte dell'attuale viale Guido Baccelli, e vi trovava un serbatoio articolato in diciotto cisterne, ricavate dentro il sistema di 64 celle su due piani che sostiene il terrapieno di fondo. Da lì partiva la rete di tubature in piombo che alimentava vasche, fontane e caldaie. Il salto di quota fra il serbatoio e le sale garantiva la pressione: nessuna pompa, solo gravità e sezioni di tubo calcolate. Le fistulae plumbee, bollate con il nome dell'imperatore, sono uno dei reperti più frequenti negli scavi dell'area.

Quanta acqua serviva alle Terme di Caracalla

Sul consumo giornaliero le stime variano molto a seconda dei criteri di calcolo, e un numero unico non renderebbe giustizia al problema. Quello che si può dire con sicurezza è che l'edificio consumava di continuo, non a riempimento: le vasche erano a flusso costante, l'acqua entrava e usciva, e il troppopieno andava a lavare le latrine e finiva in fogna. Un impianto termale romano è, dal punto di vista idraulico, un fiume incanalato dentro un edificio. Quando nel 537, durante la guerra gotica, Vitige fece tagliare gli acquedotti che alimentavano Roma, le terme non si fermarono per decisione politica: si fermarono perché il fiume si era interrotto.

Perché l'acquedotto spiega la fine dell'edificio

Questo è il punto che consiglio sempre di fissare, perché rovescia il racconto abituale della decadenza. Le terme non chiusero per mancanza di clienti né per un decreto contro i bagni pubblici. Un edificio del genere non sta in piedi senza un acquedotto: interrotta l'acqua, il complesso diventa in un giorno un guscio vuoto di trentamila metri quadrati. Da quel momento inizia una seconda vita fatta di sepolture, orti, vigne e cave di marmo, che è durata mille e trecento anni, cioè molto più della vita termale, durata poco più di tre secoli.

Il fuoco: forni, ipocausto e sotterranei delle Terme di Caracalla

Come si scaldava un edificio grande come un quartiere

Sotto i pavimenti delle sale calde correva l'ipocausto: il piano di calpestio era sollevato su pilastrini di mattoni, le suspensurae, e nell'intercapedine così ottenuta circolava aria caldissima prodotta dai forni. Dai muri salivano poi tubi fittili, i tubuli, che portavano il calore lungo le pareti fino alle volte. Il risultato era un ambiente riscaldato per irraggiamento su tutte le superfici, non da un braciere: una tecnologia che l'Europa avrebbe dimenticato per più di un millennio e reinventato solo in età moderna.

Dieci tonnellate di legna al giorno

Le stime sul consumo di combustibile parlano di circa dieci tonnellate di legna al giorno, con una capacità di stoccaggio calcolata in oltre duemila tonnellate. Significa che alle Terme di Caracalla arrivava ogni giorno una fornitura di legname paragonabile a quella di un paese intero, che qualcuno doveva scaricarla, accatastarla, alimentare i praefurnia e portare via la cenere, e che tutto questo doveva accadere senza che il bagnante ne vedesse traccia. La logistica del combustibile è il vero capolavoro nascosto dell'edificio.

I chilometri di gallerie sotto le Terme di Caracalla

La soluzione fu costruire, sotto il piano dei bagni, una città di servizio. Le gallerie sotterranee sono larghe e alte all'incirca sei metri, cioè dimensionate per il passaggio di carri trainati da animali, si sviluppano su più livelli e complessivamente coprono qualcosa come quattro chilometri, di cui circa due conservati e percorribili in condizioni di sicurezza. In alcuni punti l'incrocio fra due gallerie è risolto con un allargamento che serviva a far girare i carri senza bloccare il traffico: la parola moderna che rende l'idea, e che ormai si usa comunemente nelle visite, è rotatoria. Qui sotto lavoravano schiavi e personale servile a ciclo continuo, in un mondo di fumo, rumore e buio, sotto i piedi di gente che passeggiava nuda tra i marmi.

Il mulino ad acqua e le altre macchine

Nei sotterranei sono stati riconosciuti anche gli alloggiamenti di un mulino idraulico, alimentato dallo scarico dell'impianto: l'acqua che aveva già fatto il suo lavoro nelle vasche, prima di andare in fogna, muoveva una ruota e macinava. È un dettaglio che merita più attenzione di quanta ne riceva, perché racconta un'idea di economia dell'energia che non ci si aspetta da un edificio di rappresentanza.

Il mio consiglio è di non trattare i sotterranei come un supplemento facoltativo. Se avete la possibilità di scendere, scendete: sopra si vede l'effetto, sotto si capisce la causa. Chi visita solo il piano superiore porta a casa metà monumento.

Terme di Caracalla
Terme di Caracalla

La pianta delle Terme di Caracalla, spiegata come si cammina

Il modello traianeo

Lo schema non è un'invenzione severiana: deriva dalle terme di Traiano sull'Esquilino, costruite da Apollodoro di Damasco all'inizio del II secolo sopra le rovine della Domus Aurea, e considerate il prototipo delle grandi terme imperiali. Il principio è semplice e rigidissimo: un recinto quadrangolare destinato ai servizi racchiude un giardino, e al centro del giardino, isolato su tutti i lati, siede il blocco delle sale da bagno. Fuori si passeggia, si legge, ci si allena, si compra; dentro ci si spoglia e ci si lava. Caracalla prende quello schema e lo porta a una scala che nessuno aveva ancora tentato.

L'orientamento e la luce

L'asse dell'edificio è studiato sul sole. Il calidarium, la sala più calda, è collocato sul lato sud e sporge dal corpo principale come un avancorpo, in modo da ricevere luce diretta dalle grandi finestre per tutto il pomeriggio, cioè nelle ore in cui il pubblico romano frequentava le terme. Il frigidarium, all'opposto, resta protetto e in ombra. Non è un dettaglio estetico: è risparmio di combustibile, calcolato. Chi progettò questo edificio sapeva di aritmetica solare quanto di idraulica.

La simmetria e il percorso del bagnante

Tutte le sale che non appartengono alla sequenza centrale sono raddoppiate e disposte specularmente: due ingressi principali, due vestiboli, due spogliatoi, due palestre. La sequenza dei bagni invece è unica e allineata sull'asse: natatio, frigidarium, tepidarium, calidarium. Il senso di marcia consueto prevedeva ginnastica e sudore prima, poi il bagno caldo, poi la discesa graduale verso il tiepido e il freddo, e infine la nuotata. Ma non era un obbligo, e le fonti antiche testimoniano abitudini individuali di ogni tipo. La simmetria dell'edificio serviva anche a smaltire i flussi: due porte, due percorsi, meno ingorghi.

Il recinto delle Terme di Caracalla, lato per lato

La facciata nord-est e le botteghe

Il lato che oggi guarda viale delle Terme di Caracalla era la facciata di rappresentanza. Davanti correva un portico, di cui restano tracce minime, e dietro il portico si aprivano le concamerazioni su due piani che sostenevano il terrapieno. Tutta questa fascia anteriore, insieme a brevi tratti dei lati minori, era destinata a usi commerciali e affacciava verso la strada: tabernae, magazzini, attività di servizio. Al centro doveva esserci un accesso monumentale con scalinata che portava il visitatore al livello del giardino. Se avete presente il rapporto fra un centro commerciale e il suo parcheggio, avete capito la logica: il fronte pubblico dell'edificio era anche il suo fronte economico.

Le due grandi esedre delle Terme di Caracalla

Sui lati minori, a nord-ovest e a sud-est, il recinto si dilata in due esedre simmetriche che portano la larghezza complessiva del complesso a 406 metri. Ciascuna contiene una grande sala absidata, aperta verso il giardino attraverso un colonnato, dalla quale si accedeva a due ambienti minori di forma diversa fra loro: verso ovest una sala a pianta basilicale con abside, riscaldata a ipocausto; verso est una sala ottagonale polilobata, coperta in origine da una cupola su pennacchi che non si è conservata. La destinazione precisa di queste sei sale resta discussa: si è pensato a ambienti di rappresentanza, a sale per trattamenti, a spazi per il culto. Va detto con onestà che si tratta di ipotesi, non di dati.

La cisterna e il lato di fondo

Sul lato sud-ovest, verso l'attuale viale Guido Baccelli, il terreno è sostenuto dalle 64 celle comunicanti su due piani che ospitavano il grande serbatoio idrico, punto di arrivo dell'aqua Antoniniana. Al centro di questo lato si apre un'esedra rettangolare munita di gradinate, che gli archeologi chiamano comunemente lo stadio: alla sua base si svolgevano gare atletiche e agoni, e la gradinata serviva al pubblico. È un mezzo stadio, non un edificio da spettacolo autonomo, ma la sua presenza dice quanto la ginnastica contasse dentro un impianto termale romano.

Le biblioteche delle Terme di Caracalla

Ai lati dello stadio erano collocate due sale absidate identiche, che la letteratura archeologica identifica con le biblioteche del complesso: se ne conserva soltanto quella di destra. Erano sale rilevanti, dell'ordine di una quarantina di metri per una ventina, con le pareti scandite da nicchie, complessivamente una trentina, destinate ad accogliere gli armadi dei rotoli. La biblioteca dentro le terme non era un lusso eccentrico: faceva parte del pacchetto, insieme al bagno e alla palestra, e restituisce l'idea romana di otium come cura del corpo e della mente nello stesso pomeriggio. È anche il luogo dal quale, secondo la ricostruzione più accreditata, provengono i celebri mosaici con gli atleti.

Il giardino, il xystus e la passeggiata coperta

Lo spazio fra il recinto e il corpo centrale era occupato da aree verdi, come oggi, attraversate da un lungo xystus, cioè un camminamento probabilmente coperto da un pergolato, secondo il gusto dell'epoca. Sul lato interno del recinto correva inoltre una passeggiata sopraelevata, verosimilmente porticata, che permetteva di guardare dall'alto il giardino e la mole del blocco termale. La ricostruzione del verde attuale non riproduce filologicamente quello antico, ma la funzione la restituisce bene: si passeggiava, si conversava, si aspettava il momento buono per entrare.

Terme di Caracalla
Terme di Caracalla

Il corpo centrale delle Terme di Caracalla: la visita sala per sala

Gli ingressi e i vestiboli

Sul lato nord-est si aprivano quattro porte. Le due esterne immettevano nei portici che fiancheggiavano la grande piscina scoperta; le due interne, con ogni probabilità gli ingressi principali, portavano nei vestiboli, da cui si passava direttamente agli spogliatoi. Chi entra oggi dal cancello moderno percorre più o meno quella direzione, e il primo grande vano in cui si trova è già dentro la macchina.

La natatio delle Terme di Caracalla

La natatio è la piscina scoperta, un rettangolo dell'ordine di cinquanta metri per venti, all'aria aperta, con le pareti di fondo che salivano oltre i venti metri e che erano articolate su due ordini di nicchie sovrapposte, a gruppi di tre, destinate ad accogliere statue. Il colpo d'occhio doveva essere quello di una facciata teatrale affacciata sull'acqua. La vasca era decorata da colonne monolitiche di granito di dimensioni eccezionali: l'ultima superstite fu rimossa nel 1563 e oggi si trova a Firenze, in piazza Santa Trinita, dove è nota come colonna della Giustizia. Guardate a lungo questo lato: è il punto in cui l'edificio antico e l'edificio moderno si somigliano di più, perché la piscina è rimasta una piscina vuota e il vuoto racconta bene.

Gli apodyteria, cioè gli spogliatoi

Gli spogliatoi erano collocati fra i vestiboli e la natatio, su due piani collegati da scale, e conservano ancora eleganti pavimentazioni a mosaico. Si lasciavano gli abiti in nicchie sorvegliate da un capsarius, figura pagata perché nulla sparisse, e la letteratura antica è piena di battute su quanto poco fosse affidabile. Il fatto che gli spogliatoi fossero doppi, simmetrici e su due livelli dice quanta gente questo edificio dovesse smaltire nelle ore di punta.

Le due palestre delle Terme di Caracalla

Le palestre sono due, disposte simmetricamente lungo i lati brevi, accessibili sia dai vestiboli sia dagli spogliatoi. Hanno un cortile centrale di circa cinquanta metri per venti, chiuso in origine su tre lati da un portico con colonne di giallo antico e copertura a volta. Sul lato interno il portico si apre in un emiciclo con sei colonne di facciata che introduce al frigidarium; sul lato opposto, verso il recinto, si trova un grande ambiente absidato, verosimilmente destinato agli esercizi al coperto nelle giornate cattive. Sopra i portici delle palestre correvano ampi corridoi pavimentati a mosaico, ed è da questa zona che provengono alcune delle pavimentazioni più importanti recuperate nel complesso. Qui si praticavano lotta, pugilato, gioco della palla e sollevamento pesi; qui si veniva unti d'olio e raschiati con lo strigile.

Il frigidarium delle Terme di Caracalla

Il frigidarium è la sala che, in piedi, impressiona di più. Pianta basilicale di circa 58 metri per 24, coperta da tre grandi volte a crociera che raggiungevano una trentina di metri d'altezza, sostenute da otto pilastri fronteggiati da colonne di granito. Le vasche per l'acqua fredda, in parte ancora leggibili, erano ricavate lungo i lati. Non era soltanto una sala da bagno: funzionava da nodo di smistamento, mettendo in comunicazione le due palestre, i portici della natatio e il tepidarium. Da qui provengono le due enormi vasche di granito che nel Cinquecento furono trasportate e riutilizzate per le fontane di piazza Farnese, dove tuttora si trovano: quando ci passate davanti, sappiate che state guardando due pezzi di questo edificio.

Il tepidarium

Il tepidarium è l'ambiente di transizione, più piccolo e di forma irregolare, con due vasche laterali. Serviva a evitare lo choc termico fra il caldo estremo e il freddo, ed è la sala che il pubblico moderno tende a saltare perché ne resta poco. Vale invece la pena fermarsi a osservare il pavimento sollevato e i resti dell'ipocausto: qui la tecnologia è a portata di occhio.

Il calidarium delle Terme di Caracalla

Il calidarium era una rotonda di circa 35 metri di diametro, coperta da una cupola vicina per dimensioni a quella del Pantheon ma sostenuta soltanto da otto pilastri, e alta oltre quaranta metri. Le finestre erano enormi e disposte su più ordini; dentro, sette vasche di dimensioni intorno a nove metri e mezzo per cinque e con circa un metro di profondità. La cupola crollò nei secoli e oggi ne resta un frammento di parete che, guardato dal giardino, sembra un pezzo di scenografia lasciato in piedi per sbaglio. Per decenni proprio in questa zona è stato montato il palcoscenico dell'opera estiva, ed è probabilmente il motivo per cui il calidarium è l'ambiente che più persone hanno visto senza sapere che cosa fosse.

Il laconicum e le sale riscaldate minori

Fra le palestre e il calidarium si allineava una sequenza di stanze riscaldate. La maggiore, affacciata a sud e con le pareti concave, viene identificata quasi con certezza come laconicum, cioè la sala del calore secco, l'equivalente della sauna. Le altre servivano da passaggio graduale. È qui che l'ipocausto lavorava a pieno regime, ed è qui che il rapporto fra la sala e i sotterranei diventa più stretto: sotto queste stanze i praefurnia bruciavano senza interruzione.

Il mitreo delle Terme di Caracalla

Il più grande santuario mitraico di Roma

In uno degli ambienti sotterranei presso l'esedra di nord-ovest fu ricavato un mitreo, e non un mitreo qualsiasi: è il più grande fra quelli noti a Roma, e uno dei meglio conservati in assoluto. Venne alla luce nel 1912, durante i lavori di liberazione dei sotterranei, e la sua identificazione si deve alle indagini condotte in quegli anni. La sala principale è un rettangolo di circa venticinque metri di lunghezza per una decina di larghezza, coperto da volte a crociera sostenute da pilastri in mattoni. Sui due lati lunghi corrono banconi alti con il piano inclinato verso la parete, i praesepia, sui quali i fedeli si sistemavano semisdraiati durante i riti.

Che cosa si vede nel mitreo

Il pavimento conserva un mosaico originale bianco con fasce nere, di grande sobrietà. Sopravvive un affresco con il dio e una figura munita di fiaccola accanto a un disco solare, e sono stati recuperati frammenti del gruppo scultoreo con Mitra che uccide il toro, la tauroctonia che è l'immagine centrale di questo culto. L'accesso avveniva da una scala in marmo collocata presso l'esedra nord-ovest; il percorso attraversava un vestibolo e alcuni ambienti di servizio, fra i quali si è ipotizzata una stalla per gli animali destinati al sacrificio.

La fossa sanguinis

L'elemento che colpisce di più è un'ampia apertura rettangolare nel pavimento, profonda circa due metri e mezzo, che la letteratura chiama fossa sanguinis. La lettura tradizionale la collega ai riti cruenti del culto, e in particolare al taurobolio, la pratica in cui il sangue del toro sacrificato colava su chi si trovava nella fossa. Va detto che il taurobolio appartiene propriamente al culto della Magna Mater e che l'attribuzione al mitraismo è discussa: siamo nel campo dell'ipotesi, non del dato accertato. Restare in piedi sul bordo di quella fossa, comunque la si interpreti, è una delle esperienze più forti che questo monumento offra.

Quando si visita il mitreo delle Terme di Caracalla

Il mitreo fu restaurato e riaperto al pubblico nell'ottobre del 2012, dopo un decennio di chiusura, con un intervento che consolidò la fossa, pulì gli intonaci e il mosaico geometrico, impermeabilizzò le volte e recuperò la grande scalinata originaria in travertino. All'epoca l'accesso era regolato per gruppi contingentati, su prenotazione, e il criterio non è cambiato: l'ambiente è fragile e la capienza limitata. Nelle serate di Notturno Imperiale il mitreo rientra nel percorso, ed è il modo più semplice per vederlo senza inseguire calendari di visite guidate.

I mosaici delle Terme di Caracalla

I mosaici con gli atleti finiti ai Musei Vaticani

Nel 1824 uno scavo condotto dal nobile vicentino Girolamo Egidio di Velo, appassionato di antichità, portò alla luce la serie di mosaici figurati oggi nota come mosaico con atleti dalle Terme di Caracalla. Il complesso è composto da pannelli rettangolari e quadrati, alti circa 85 centimetri, con figure intere e busti di pugili e lottatori: i capelli raccolti nel cirrus, il ciuffo dietro la nuca che era il segno distintivo dell'atleta professionista, le braccia dei pugili fasciate dai cesti, le protezioni in cuoio e stoffa rinforzate di metallo. Insieme agli atleti compaiono i giudici di gara, riconoscibili perché indossano la toga e reggono i premi o le verghette del loro ufficio. La datazione oscilla fra il 210 e il 230 circa, con l'ipotesi alternativa di un rifacimento agli inizi del IV secolo. Oggi i pannelli sono esposti ai Musei Vaticani, nel Museo Gregoriano Profano, con i numeri di inventario 9875 e 9876.

La provenienza è indicata nelle sale del settore occidentale del complesso, fra le biblioteche e l'emiciclo delle palestre: pavimenti calpestati ogni giorno, non quadri appesi. Il senso resta lo stesso: chi frequentava queste sale camminava su ritratti di campioni a grandezza quasi naturale, in un edificio dove lo sport era pratica quotidiana e non spettacolo lontano.

Un'osservazione da guida: sono mosaici brutti, e lo dico senza pudore. Le proporzioni sono goffe, i volti pesanti, il disegno lontanissimo dalla finezza ellenistica. Ma sono documenti straordinari, perché ritraggono persone reali, con nasi rotti e orecchie a cavolfiore, in un momento in cui l'arte ufficiale romana stava abbandonando l'idealizzazione. Chi cerca la bellezza resterà deluso; chi cerca il III secolo li troverà perfetti.

Il mosaico a ventaglio della palestra occidentale

Nella palestra occidentale si conserva una vasta pavimentazione a mosaico in marmi policromi di pregio, con un raffinato motivo geometrico a ventaglio. Rimasto per oltre quarant'anni non visibile, è stato oggetto di un restauro avviato alla fine del 2015 e presentato al pubblico nel giugno del 2016, curato da Marina Piranomonte e Anna Borzomati e finanziato attraverso l'Art Bonus da una donazione privata della maison Bulgari, che negli anni ha sostenuto più interventi su questo monumento. È uno dei pochi punti in cui si vede il pavimento antico invece di immaginarlo, e per questo motivo consiglio di dedicargli qualche minuto in più rispetto a quanto suggerisce la sua collocazione un po' defilata.

Gli altri pavimenti

Oltre ai due casi celebri, il complesso conserva ampie porzioni di mosaico negli spogliatoi e nei corridoi sopraelevati delle palestre, con motivi geometrici a tessere bianche e nere e inserti policromi. Le superfici pavimentali marmoree, in opus sectile, sono invece quasi tutte perdute: quel che ne resta è raccolto e in parte esposto nell'antiquarium ricavato nei sotterranei.

Terme di Caracalla
Terme di Caracalla

Le sculture delle Terme di Caracalla e la collezione Farnese

Un edificio pieno di statue

Le stime moderne parlano di oltre centoventi sculture collocate nelle sale e nelle nicchie del complesso. Non erano arredo generico: erano un programma. Divinità legate all'acqua e alla salute, eroi dal corpo statuario, ritratti imperiali, allegorie. In una sala si è recuperata una figura colossale di Asclepio alta circa quattro metri, il dio della medicina, che in un edificio dedicato alla cura del corpo aveva perfettamente senso. Ai lati delle vasche, sopra le nicchie della natatio, negli emicicli delle palestre: ovunque ci fosse un vano, c'era un marmo.

Il Toro Farnese

Il pezzo più famoso uscito da qui è il gruppo noto come Toro Farnese, rinvenuto nel corso degli scavi cinquecenteschi promossi sotto il pontificato di Paolo III, il papa Farnese. Rappresenta il supplizio di Dirce, legata alle corna di un toro imbizzarrito dai figli di Antiope: una macchina scultorea vertiginosa, ricavata in gran parte da un unico blocco di marmo, considerata dalla tradizione una copia di età imperiale da un originale ellenistico. Entrato nella collezione Farnese, seguì per vicende ereditarie e dinastiche la strada di Napoli, e oggi è al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Chi lo ha visto sa che è una delle poche sculture antiche capaci di intimidire fisicamente lo spettatore.

L'Ercole Farnese e la Flora

Dallo stesso contesto provengono altre due colossali sculture della collezione Farnese: l'Ercole, l'eroe rappresentato stanco, appoggiato alla clava, con i pomi delle Esperidi nascosti dietro la schiena, che è forse l'immagine più imitata dell'arte occidentale fra Cinquecento e Ottocento; e la cosiddetta Flora, figura femminile drappeggiata, anch'essa di dimensioni fuori scala. Entrambe sono oggi a Napoli, nello stesso museo. Le tre sculture insieme, il Toro, l'Ercole e la Flora, danno la misura di che cosa fossero le Terme di Caracalla nella loro fase decorativa: una galleria di capolavori a disposizione di chiunque varcasse la porta, cioè di chiunque.

E le altre opere

Gli scavi restituirono inoltre busti degli Antonini, statue di Minerva e di Venere, una vestale, una baccante e numerose opere minori, oltre a un gran numero di frammenti architettonici e decorativi. Molte di queste sculture sono oggi distribuite fra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, i Musei Vaticani e le collezioni romane; una parte, soprattutto marmi architettonici e lastre, è rimasta in loco ed è stata musealizzata nei sotterranei.

Che fine hanno fatto i marmi delle Terme di Caracalla

Il cantiere infinito del riuso

Dall'abbandono del VI secolo in poi, le rovine funzionarono per mille anni come cava. Non è un modo di dire: era un mestiere. Si prelevavano marmi di pregio, metalli, architravi, colonne intere, e si rivendevano a chi costruiva chiese e palazzi. Il duomo di Pisa e la basilica di Santa Maria in Trastevere contengono elementi architettonici provenienti dall'area termale. Nelle vicinanze operavano inoltre calcare, cioè forni in cui i marmi pregiati venivano bruciati per ricavarne calce: il destino peggiore possibile per una scultura antica, e quello toccato a una quantità di opere che non sapremo mai contare.

Le vasche di piazza Farnese

Le due enormi vasche di granito che oggi fanno da bacino alle fontane gemelle di piazza Farnese provengono dal frigidarium. Furono trasportate nel Cinquecento, quando la famiglia Farnese, che stava costruendo il proprio palazzo, aveva sia il diritto di scavo sia i mezzi per muovere blocchi di quella stazza. Attraversare piazza Farnese sapendolo cambia la passeggiata.

La colonna della Giustizia a Firenze

L'ultima colonna di granito ancora integra della natatio fu rimossa nel 1563 e donata da papa Pio IV al primo granduca di Toscana, Cosimo I de' Medici, che la fece collocare al centro di piazza Santa Trinita a Firenze, dove sostiene la statua della Giustizia e ha dato il nome all'intero monumento. È il caso più clamoroso di esportazione di un pezzo di questo edificio, e insieme la ragione per cui oggi, guardando la natatio, si fatica a immaginare l'ordine gigantesco che la scandiva.

Altre vasche e altri frammenti

Altre vasche recuperate dal complesso sono finite nel cortile del Belvedere, ai Musei Vaticani. Frammenti architettonici delle Terme di Caracalla si riconoscono, o si sospettano, in decine di edifici romani: identificarli con certezza è quasi sempre impossibile, e su questo terreno conviene diffidare delle attribuzioni troppo sicure.

Una curiosità su Terme di Caracalla

La curiosità che racconto sempre riguarda il pavimento su cui si cammina senza accorgersene. Nei sotterranei delle Terme di Caracalla è stato riconosciuto l'alloggiamento di un mulino idraulico: la ruota era mossa dall'acqua di scarico dell'impianto, quella che aveva già servito le vasche e che, prima di finire in fogna, veniva costretta a fare un ultimo lavoro utile. In un edificio costruito per esibire spreco, opulenza e potenza, esisteva quindi un dispositivo pensato per non sprecare nulla. È una contraddizione bellissima e molto romana: la magnificenza in superficie, la contabilità sotto.

C'è un secondo strato di curiosità, e riguarda il nome. Quello che tutti diciamo, Terme di Caracalla, è un soprannome dentro un soprannome. Caracalla non è il nome dell'imperatore, che si chiamava Marco Aurelio Severo Antonino: è il nomignolo popolare tratto dal mantello con cappuccio di taglio gallico che quell'imperatore portava e che impose alla corte. L'edificio, nei documenti antichi, si chiama Thermae Antoninianae. Vuol dire che il monumento più famoso dell'imperatore porta oggi il nome del suo cappotto. Se cercate una sintesi di come Roma tratta i suoi potenti, difficilmente ne troverete una migliore.

Terza curiosità, per chi ama i numeri: le fonti antiche attribuiscono all'edificio una capienza di 1.600 persone. Il numero è stato a lungo interpretato come il totale dei frequentatori giornalieri, ed è probabilmente sbagliato: gli studi recenti lo leggono come il numero massimo di presenze simultanee, mentre il flusso quotidiano viene stimato fra le seimila e le ottomila persone. La differenza non è accademica: significa che qui dentro, in un pomeriggio qualunque del III secolo, passava una quantità di gente pari alla popolazione di un capoluogo di provincia moderno.

La lunga seconda vita delle Terme di Caracalla

Dal 537 al Medioevo

Prima di spegnersi, l'edificio ricevette manutenzione da più imperatori: si registrano interventi di restauro sotto Aureliano, Diocleziano e Teodosio, e in ultimo sotto il re goto Teoderico, fra il 493 e il 526. Nel V secolo Polemio Silvio le elencava fra le sette meraviglie di Roma, celebri per la ricchezza della decorazione. Poi arrivò la guerra gotica, e nel 537 il taglio degli acquedotti ordinato da Vitige mise fine al funzionamento dell'impianto. Da quel momento il complesso smise di essere terme e cominciò a essere paesaggio.

Sepolture, orti e vigne

La parte centrale fu riutilizzata a fini abitativi e come xenodochio, cioè ricovero per pellegrini e malati; l'area circostante divenne cimitero per inumazioni. Nei secoli successivi l'intero recinto passò a uso agricolo, e in particolare a vigneto, nelle mani dei proprietari delle ville vicine o di enti ed associazioni ecclesiastiche. Per un romano del Quattrocento, le Terme di Caracalla erano una collina coltivata con dei muri altissimi in mezzo. È un'immagine che vale la pena tenere presente quando si guardano le stampe antiche del sito: la rovina romantica che vi compare non è un'invenzione pittoresca, era esattamente così.

Gli scavi cinquecenteschi e la fortuna europea del sito

Le grandi campagne di scavo del XVI secolo, promosse sotto Paolo III, cambiarono la storia dell'arte europea. Da queste rovine uscirono le sculture colossali che sarebbero diventate modello obbligato per generazioni di artisti, e la loro fama superò rapidamente quella dell'edificio che le aveva ospitate. Nel Sei e Settecento la copia dell'Ercole Farnese era in tutte le accademie d'Europa; le rovine, intanto, restavano un pascolo. Il paradosso è che il monumento è stato per secoli più famoso per quello che ne era stato portato via che per quello che ne restava in piedi.

L'Ottocento e i primi scavi sistematici

Nel XIX secolo si moltiplicarono le campagne di scavo, fra cui quella del 1824 che restituì i mosaici degli atleti. È anche il secolo in cui le Terme di Caracalla diventano una stazione fissa del Grand Tour: nessun viaggiatore colto passava da Roma senza salire su questi muri, e la letteratura di viaggio dell'epoca ne è piena. La rovina, con l'erba tra i mattoni e le capre, era esattamente il tipo di immagine che il gusto romantico cercava.

Il Novecento: liberare i sotterranei

Nel 1901 e nel 1912 furono liberati i primi ambienti sotterranei; il lavoro riprese nel 1938. È in questa stagione di scavi che il mitreo emerge, viene riconosciuto e studiato, e che si comincia a capire la reale estensione del sistema di gallerie di servizio. La lunga campagna di svuotamento dei sotterranei, avviata a inizio Novecento e ripresa alla fine degli anni Trenta, ha restituito insieme il santuario mitraico, i percorsi dei carri e gli impianti di riscaldamento: tre cose che, prese insieme, hanno cambiato l'idea che si aveva di come funzionasse un edificio termale imperiale.

Terme di Caracalla
Terme di Caracalla

I restauri recenti e l'allestimento dei sotterranei

L'antiquarium nei sotterranei delle Terme di Caracalla

Nel dicembre del 2012 la parte sotterranea è entrata stabilmente nel percorso di visita con un allestimento permanente: circa quarantacinque reperti marmorei mai esposti prima, tutti restaurati per l'occasione, distribuiti in sette isole espositive lungo due gallerie parallele, a formare un antiquarium. La direzione scientifica fu di Marina Piranomonte, il progetto scientifico di Gunhild Jenewein per l'Istituto Storico Austriaco, l'allestimento di Fabio Fornasari. Delle gallerie conservate, che superano complessivamente i due chilometri, all'epoca se ne aprirono al pubblico due: il resto attende ancora scavo e messa in sicurezza.

Arte contemporanea dentro le Terme di Caracalla

Sempre nel 2012, insieme alla riapertura del mitreo, nel giardino venne installata un'opera di Michelangelo Pistoletto, Il Terzo Paradiso, realizzata disponendo centonove reperti fra marmi e mosaici provenienti dalle terme stesse secondo il segno dell'infinito ridisegnato dall'artista, con la curatela di Achille Bonito Oliva. La formula che unisce archeologia e arte contemporanea è diventata negli anni una cifra di questo luogo, e continua a produrre installazioni e mostre temporanee. Va detto che divide: c'è chi la considera l'unico modo per far tornare vivo un rudere e chi la giudica una distrazione. Personalmente sono nel primo gruppo, a una condizione, che l'opera contemporanea si misuri con la scala del monumento invece di appoggiarcisi.

L'acqua che torna alle Terme di Caracalla

Nel 2024 il monumento ha ricevuto un intervento che considero il più intelligente degli ultimi anni: una grande installazione architettonica, ideata dall'architetto Hannes Peer con Paolo Bornello, che ha riportato l'acqua dentro il recinto dopo milleottocento anni. È una vasca rettangolare dalle linee semplici, rivestita di nero, con l'acqua a sfioro su tre lati, collocata in modo da evocare la natatio e da mettere il visitatore al centro del monumento; a corredo, giochi d'acqua e nebulizzazioni che restituiscono il suono e il vapore degli ambienti riscaldati antichi. Il soprintendente speciale Daniele Porro l'ha presentata come un modo di riportare insieme l'acqua e l'arte a Caracalla. La prima performance ospitata nello spazio fu, il 13 aprile 2024, una coreografia su Rhapsody in Blue, nel centenario della partitura di Gershwin; da maggio dello stesso anno il complesso ha ospitato la mostra Narciso. Nello specchio della fotografia.

I cantieri di oggi

Il monumento è oggetto di una stagione di interventi che riguarda il mitreo, i mosaici, le biblioteche e i sotterranei, in parte finanziati con fondi pubblici e in parte attraverso l'Art Bonus e il mecenatismo privato. La conseguenza pratica più vistosa per il visitatore riguarda gli spettacoli: per l'estate 2026 la stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma si è trasferita al Circo Massimo proprio a causa dei lavori in corso nel complesso termale. Alcune aree possono risultare temporaneamente inaccessibili o schermate da ponteggi: è la normale condizione di un monumento vivo, e conviene metterla in conto.

Una cosa che non ti dice nessuno su Terme di Caracalla

Che qui, sotto i piedi, passa la via Appia originaria. Non quella che tutti conoscono e che comincia idealmente a Porta San Sebastiano, ma il tracciato più antico, quello del 312 avanti Cristo, che usciva dalla porta Capena e correva lungo il fianco di questa collina prima che l'edificio termale la deviasse. Il tema è oggetto di indagini archeologiche mirate promosse nell'ambito del progetto dedicato alla candidatura dell'Appia: nel 2022 la Soprintendenza ha bandito una campagna specifica per rintracciare e valorizzare il tracciato antico proprio nell'area delle Terme di Caracalla, con la responsabilità scientifica di Mirella Serlorenzi. Vuol dire che il monumento non è soltanto un edificio in mezzo a un prato: è il tappo che è stato messo su una delle strade più importanti della storia europea, e sotto il prato quella strada continua a esserci.

La seconda cosa che quasi nessuno racconta riguarda la quota di calpestio. Il piano su cui si cammina oggi nel corpo centrale non è, in molti punti, il pavimento antico: è la quota delle sostruzioni o un livello di riempimento. Dove il mosaico affiora, lo si vede due o tre gradini più in basso rispetto al percorso di visita. Chi visita senza saperlo si porta a casa una percezione sbagliata delle proporzioni delle sale, che erano più alte di quanto sembrino.

Terza, e la dico perché è utile in modo concreto: il vero problema di questo posto non è la folla, è il sole. Il recinto è un enorme spazio aperto quasi privo di ombra, e nelle giornate di luglio e agosto la temperatura al suolo, fra mattoni e ghiaia, è considerevolmente più alta di quella dell'aria. Un cappello e una borraccia contano qui più che al Colosseo, dove almeno le arcate fanno ombra. Le fontanelle all'interno del recinto non sono numerose: conviene entrare già riforniti.

Il consiglio che ti do per visitare Terme di Caracalla

Entrate all'apertura, alle nove, e cominciate dal fondo. Il flusso naturale porta tutti dentro il corpo centrale nei primi dieci minuti; se invece si taglia subito a sinistra lungo il recinto e si arriva allo stadio e alle biblioteche prima di entrare nelle sale da bagno, si guadagna una cosa che vale più di qualunque audioguida: si vede il monumento da fuori, si misura con gli occhi la distanza fra il recinto e il blocco centrale, e quando poi si entra nelle sale si sa dove si è. Le Terme di Caracalla sono uno dei rari monumenti romani in cui la pianta si capisce camminando, a patto di camminarla nell'ordine giusto.

Secondo consiglio, sul tempo. Contate due ore piene. Chi arriva convinto di cavarsela in quaranta minuti esce senza avere visto le palestre e senza essersi accorto dei mosaici, ed è il modo migliore per portarsi a casa l'idea che qui non ci sia niente. Se avete anche i sotterranei nel biglietto o nella visita accompagnata, aggiungete un'ora. Se andate in una delle serate di Notturno Imperiale, tenetevi tutte e tre le ore di apertura: si entra dalle 19.30 e si esce alle 22.45, e il tempo passa più in fretta di quanto sembri.

Terzo, e qui vado contro il senso comune: non prendete l'audioguida se avete già letto qualcosa. In un monumento come il Colosseo la voce guidata serve perché il percorso è obbligato e la folla impedisce di fermarsi. Qui è l'opposto: lo spazio è enorme, si è quasi soli, e la cosa migliore che possiate fare è sedervi venti minuti all'ombra del muro del calidarium e guardare. Se invece volete un accompagnamento, sceglietelo umano e specializzato, perché questo è un edificio tecnico e le domande che vengono in mente sono tecniche.

Quarto, sulla stagione. Il momento migliore per visitare le Terme di Caracalla è la seconda metà di ottobre, quando la luce è bassa, l'erba è ancora verde e la temperatura permette di stare fermi. Il momento peggiore è il primo pomeriggio di luglio. In inverno, con la chiusura alle 16.30, si rischia di correre: partite presto.

Quinto, e valga come regola generale: portate scarpe chiuse con la suola robusta. Il fondo alterna ghiaia, mattoni antichi, soglie di marmo lucidato e passerelle. Nei sotterranei le superfici sono irregolari e la temperatura scende sensibilmente rispetto alla superficie: una felpa leggera, anche in agosto, non è un eccesso di prudenza.

L'opera d'estate alle Terme di Caracalla

Dal 1937 a oggi

Dal 1937 la parte centrale del complesso ospita concerti e rappresentazioni all'aperto, e in particolare la stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma. Nasce così una delle abitudini più radicate dell'estate romana: l'opera sotto le stelle, con le rovine come fondale naturale e senza bisogno di scenografie dipinte. Per generazioni di romani, andare a Caracalla non ha voluto dire visitare un sito archeologico: ha voluto dire andare a teatro d'estate.

Le interruzioni e il ritorno

La stagione fu interrotta durante la guerra e poi, in modo molto più lungo, fra il 1993 e i primi anni Duemila, quando si decise di fermare tutto per restaurare il monumento e smontare le strutture fisse che erano state aggiunte per gli spettacoli. Il carico di pubblico e di impianti sulle murature antiche era diventato insostenibile. Gli spettacoli ripresero pochi anni dopo in una posizione meno critica dal punto di vista archeologico, con impianti mobili e moderni e una platea molto ridotta rispetto al passato: dai circa ottomila posti tradizionali si è passati all'ordine dei tremilacinquecento. È stata una scelta impopolare e giusta.

La stagione estiva 2026

Per l'estate 2026 la stagione all'aperto del Teatro dell'Opera si è spostata al Circo Massimo, a causa dei lavori in corso nel complesso termale, con un cartellone che va dal 29 giugno al 31 luglio e una capienza intorno ai seimila posti. Chi cercasse l'opera dentro le Terme di Caracalla, per quest'anno, deve quindi guardare a un chilometro di distanza. Il monumento resta invece protagonista di altre rassegne estive: sotto le sue mura si tengono concerti jazz gratuiti nell'ambito di Jazz and Image, e l'area ospita anche la stagione estiva di Muccassassina, che ne fa uno dei poli notturni dell'estate romana.

Il consiglio pratico su spettacoli e visite

Chi va a uno spettacolo non visita il monumento: entra da un varco dedicato, si siede e guarda il palco. Sono due esperienze distinte e conviene farle entrambe, possibilmente nello stesso periodo. Vedere di giorno le sale in cui la sera si canta cambia la percezione dello spettacolo, e vale anche il contrario.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che esistono altre terme di Caracalla, e non sono a Roma. Ad Albano Laziale, nel centro del paese, si conservano i resti di un grande complesso termale romano tradizionalmente attribuito allo stesso imperatore e noto come Terme di Cellomaio: strutture in laterizio alte più piani, inglobate nell'abitato moderno, che pochi romani hanno visto e che quasi nessun turista collega al monumento cittadino. L'attribuzione a Caracalla appartiene alla tradizione più che alla documentazione certa, e va presa con la cautela che merita; resta il fatto che l'area albana ospitava l'accampamento stabile della Legio II Parthica, creato dai Severi, e che un impianto termale di quella scala in un centro così piccolo si spiega soltanto con la presenza di migliaia di soldati.

I resti delle terme romane di Caracalla, meglio note come Terme di Cellomaio, nel centro di Albano Laziale (RM)
I resti delle terme romane di Caracalla, meglio note come Terme di Cellomaio, nel centro di Albano Laziale (RM)

C'è un secondo fatto che tutti sanno e che quasi nessuno cita nel modo giusto: le Terme di Caracalla non furono mai le più grandi di Roma. Lo furono solo per novant'anni, fino al 306, quando l'inaugurazione delle Terme di Diocleziano le superò per estensione. Il primato che si sente ripetere davanti a questi muri appartiene, a rigore, a un altro edificio, quello che oggi ospita la zona di Termini e Santa Maria degli Angeli. Il primato vero di Caracalla è un altro, ed è più interessante: è il grande edificio termale imperiale meglio conservato che ci sia rimasto, perché nessuno ci ha costruito sopra.

Terzo fatto risaputo e mal raccontato: la cupola del calidarium. Tutti ripetono che era grande quasi quanto quella del Pantheon, e la cifra lo conferma, perché parliamo di una rotonda di circa trentacinque metri di diametro. Quasi nessuno aggiunge il dato che rende quell'opera più ardita del Pantheon: la cupola di Caracalla non poggiava su un tamburo continuo, ma su otto soli pilastri, con enormi finestrature nei vuoti intermedi. Il Pantheon scarica il peso su un muro circolare continuo e spessissimo; qui si è scelto di bucare la parete per far entrare il sole e di concentrare tutto il carico su otto punti. È una scommessa strutturale, e il fatto che sia rimasta in piedi per secoli dice quanto quei costruttori sapessero il proprio mestiere.

La foto giusta da fare a Terme di Caracalla

La fotografia che quasi tutti fanno è quella frontale del muro del calidarium visto dal prato, in pieno sole, e viene sempre uguale: un muro rosso, un cielo bianco, nessuna scala di riferimento. La foto giusta è un'altra, ed è dentro il frigidarium. Ci si mette sull'asse lungo della sala, si aspetta che un visitatore entri nell'inquadratura sul fondo, e si scatta con la persona piccola in fondo e i pilastri che salgono ai lati. Senza una figura umana dentro, questo edificio in fotografia non funziona: le proporzioni non si leggono e trentacinque metri sembrano dieci. Con una figura, la stessa immagine diventa comprensibile in un istante.

La seconda inquadratura che consiglio è dal bordo della natatio, in verticale, tenendo la parete di fondo con le nicchie sovrapposte sul lato lungo del fotogramma e lasciando entrare il cielo nella parte alta. È l'unico punto in cui si può ancora leggere l'idea di facciata scenografica che l'architetto aveva in testa. Provate a scattarla nella prima mezz'ora dopo l'apertura: il sole radente di mattina taglia le nicchie e restituisce la profondità che a mezzogiorno sparisce del tutto.

La terza, e la migliore in assoluto, è possibile solo nelle serate di apertura notturna. Con l'illuminazione da terra, i muri diventano arancioni e le volte residue disegnano il negativo di quelle crollate. In quel caso conviene appoggiare la macchina su un parapetto e lavorare con tempi lunghi, perché il treppiede non sempre è ammesso e l'ISO alto qui rovina tutto: la grana toglie proprio la materia dei mattoni, che è la cosa che si vuole raccontare.

Un avvertimento pratico che risparmia delusioni: il mosaico a ventaglio della palestra occidentale, che è uno dei pezzi più fotogenici del sito, si trova in un punto in ombra per gran parte della giornata e riflette moltissimo. Se volete portarvi a casa una foto decente, sceglietelo come prima tappa nelle ore centrali, quando la luce zenitale lo raggiunge, e scattate da un angolo obliquo per evitare il riflesso sul marmo lucido.

Sui droni, per chiudere: sono vietati sull'area archeologica, come su tutti i siti statali, e non ci sono deroghe per uso personale. Le immagini aeree che circolano in rete provengono da riprese autorizzate. Chi ci prova rischia il sequestro dell'apparecchio e una sanzione, e lo dico perché ogni estate qualcuno ci prova.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

L'inaugurazione del 216

Il primo avvenimento è l'apertura stessa. Nel 216 il corpo centrale venne inaugurato e consegnato alla città, con i lavori del recinto ancora in corso. Fu un evento politico maggiore: un imperatore reduce da un fratricidio e da una repressione violenta regalava al popolo di Roma l'edificio pubblico più grande mai costruito per il tempo libero. Che l'operazione abbia funzionato lo dimostra il fatto che il nome dell'edificio abbia assorbito il nome dell'imperatore, e non viceversa.

Il 537 e la fine dell'acqua

Il secondo avvenimento è una data che non ha lasciato macerie ma ha spento tutto: il 537, quando durante la guerra gotica il re Vitige fece tagliare gli acquedotti che rifornivano Roma. Le Terme di Caracalla smisero di funzionare in pochi giorni. Nessuna battaglia dentro l'edificio, nessun incendio: solo un rubinetto chiuso a monte, e tre secoli e mezzo di vita quotidiana finiti.

Gli scavi Farnese del Cinquecento

Il terzo avvenimento è la campagna di scavo promossa sotto Paolo III, che restituì il Toro, l'Ercole e la Flora e riversò sul mercato europeo un patrimonio scultoreo che avrebbe riorientato il gusto di due secoli. Fu, per gli standard dell'epoca, un evento mediatico continentale: nelle lettere degli artisti e degli eruditi del tempo la notizia dei ritrovamenti alle terme antoniniane corre con la velocità di una notizia di guerra.

Il 1563 e la partenza della colonna

Il quarto è la rimozione, nel 1563, dell'ultima colonna monolitica di granito ancora integra della natatio, donata da papa Pio IV a Cosimo I de' Medici e trasportata a Firenze. È l'atto che chiude simbolicamente la stagione delle terme come cava di lusso, e insieme uno dei più impressionanti trasporti di età moderna.

Il 1937 e la nascita dell'opera a Caracalla

Il quinto è la trasformazione del monumento in teatro all'aperto, dal 1937. Da quell'anno l'edificio entra nell'immaginario non come rovina ma come palcoscenico, e nella memoria di milioni di persone Caracalla è prima di tutto un luogo dove si è ascoltata musica.

Le Olimpiadi del 1960

Il sesto avvenimento è sportivo: durante i Giochi Olimpici di Roma del 1960 le Terme di Caracalla ospitarono le gare di ginnastica. È il ritorno, per una manciata di giorni e per pura coincidenza di programma, della funzione atletica dentro un edificio che era nato anche per quello: le palestre romane e le pedane olimpiche nello stesso recinto, a milleottocento anni di distanza.

Il concerto dei Tre Tenori, 7 luglio 1990

Il settimo è la sera che ha reso questo nome familiare in mezzo mondo. Il 7 luglio 1990, alla vigilia della finale dei Mondiali di calcio, José Carreras, Plácido Domingo e Luciano Pavarotti cantarono insieme alle Terme di Caracalla, diretti da Zubin Mehta, con le orchestre del Maggio Musicale Fiorentino e del Teatro dell'Opera di Roma unite. In platea circa seimila persone; in mondovisione una stima di ottocento milioni di telespettatori. Il programma attraversava Verdi, Cilea, Meyerbeer, Puccini, Lehár, De Crescenzo, Cardillo, Respighi, De Curtis, Lara, Sorozábal e Giordano, e culminava con Nessun dorma. Dal concerto nacque un disco che divenne uno dei più venduti della storia della musica classica. È la ragione per cui, ancora oggi, capita di sentire turisti americani chiedere delle Baths of Caracalla non come sito archeologico ma come sala da concerto.

Il terremoto del 2009

L'ottavo, meno noto, è il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, che provocò danni lievi alle strutture. Un edificio in opera cementizia di quella massa reagisce bene alle scosse, ma le lesioni segnalate in quell'occasione hanno avviato una serie di verifiche strutturali che ha condizionato per anni la gestione degli spettacoli e delle aperture.

Il ritorno dell'acqua nel 2024

Il nono e più recente è del 13 aprile 2024, quando dentro il recinto è tornata l'acqua con l'installazione ideata da Hannes Peer e Paolo Bornello e la prima performance ospitata nel nuovo specchio d'acqua. È un avvenimento minore rispetto a un'inaugurazione imperiale, ma cambia il modo in cui si visita il monumento, e i visitatori se ne accorgono da soli nel giro di due minuti.

Chi è passato da Terme di Caracalla

Gli imperatori

Caracalla stesso, ovviamente, che inaugurò il corpo centrale nel 216 e morì l'anno dopo in Mesopotamia. Poi Eliogabalo, fra il 218 e il 222, e Alessandro Severo, fra il 222 e il 235, che completarono e decorarono il recinto esterno: l'edificio che vediamo è opera loro quanto del committente che gli dà il nome. Poi la lunga fila di chi lo mantenne in funzione: Aureliano, Diocleziano, Teodosio. E infine Teoderico, re dei Goti, che fra il 493 e il 526 fece restaurare l'impianto, gesto che dice molto sulla volontà di quel sovrano di presentarsi come continuatore e non come distruttore della romanità.

I papi e le famiglie romane

Paolo III Farnese, sotto il cui pontificato si condussero gli scavi cinquecenteschi che restituirono le sculture colossali destinate al suo palazzo. Pio IV, che nel 1563 donò a Cosimo I de' Medici l'ultima colonna della natatio. E, attraverso di loro, i Farnese e i Medici, cioè le due famiglie che hanno letteralmente ridistribuito questo edificio in mezza Italia.

Gli artisti e i viaggiatori

Dal Cinquecento in poi le rovine sono state uno dei soggetti obbligati per chi disegnava a Roma, e nel Settecento e nell'Ottocento una stazione fissa del Grand Tour: viaggiatori, incisori, fotografi dei primi decenni. La rovina di Caracalla, con i suoi muri smisurati e l'erba, ha alimentato l'iconografia romantica delle antichità romane quanto il Colosseo, e con più libertà, perché qui non c'era ancora nessuna organizzazione della visita e ci si poteva arrampicare.

I musicisti

Dal 1937 il complesso è passaggio obbligato per cantanti, direttori e coreografi. Il vertice resta la serata del 7 luglio 1990 con Carreras, Domingo, Pavarotti e Zubin Mehta, ma la lista di chi ha cantato o ballato qui in novant'anni comprende buona parte del repertorio lirico e della danza internazionale, da Roberto Bolle in poi.

Il cinema

Il monumento è servito da set a produzioni italiane e internazionali; fra le più note in tempi recenti, alcune sequenze di John Wick: Chapter 2. È un uso che divide, ma che ha portato l'immagine di queste murature davanti a un pubblico che non avrebbe mai aperto un manuale di archeologia.

E gli anonimi

Sopra tutti, però, sono passati di qui alcuni milioni di romani senza nome: schiavi che spingevano carri nelle gallerie, capsarii che sorvegliavano i vestiti, atleti dilettanti che si facevano raschiare l'olio di dosso, vecchi che venivano a scaldarsi d'inverno. È a loro che questo edificio era destinato, ed è la ragione per cui, a differenza di un palazzo imperiale, ha ancora oggi un'aria democratica.

Quanto dura la visita alle Terme di Caracalla

Il tempo minimo e il tempo giusto

Il tempo minimo per non sprecare il biglietto è un'ora. Il tempo giusto è due ore. Con i sotterranei si arriva a tre. Chi arriva con un gruppo scolastico o con una comitiva calcoli almeno due ore e mezza, perché le distanze interne sono reali: dal cancello allo stadio, sul lato opposto del recinto, ci sono più di trecento metri, e vanno fatti due volte.

Un percorso di visita in due ore

Quindici minuti per il recinto occidentale e la palestra con il mosaico a ventaglio; venti minuti per la natatio e gli spogliatoi; venticinque per il frigidarium, che merita di essere attraversato più volte in direzioni diverse; quindici per il tepidarium e la sequenza calda; venti per il calidarium e il suo affaccio verso sud; il resto per lo stadio, le biblioteche e il ritorno lungo il giardino. Se c'è una mostra temporanea, aggiungete mezz'ora e ricordate il supplemento di cinque euro sul biglietto.

Le Terme di Caracalla con i bambini

Perché funziona

Funziona meglio di quanto si creda, e per una ragione controintuitiva: qui i bambini possono camminare senza essere trattenuti per mano ogni tre metri. Gli spazi sono ampi, non c'è ressa, il prato è praticabile, e la scala dell'edificio produce nei ragazzini lo stesso effetto che produce negli adulti. Con i bambini piccoli il passeggino si spinge senza troppe difficoltà nella parte in piano, con qualche punto di ghiaia più faticoso.

Come raccontarlo ai ragazzi

Il racconto che funziona non è quello dinastico, è quello tecnico. Da dove entrava l'acqua, dove bruciava il fuoco, quanti carri di legna arrivavano al giorno, chi accendeva i forni mentre sopra la gente nuotava. La domanda che spacca sempre il ghiaccio, con i ragazzini dagli otto anni in su, è chiedere loro dove andasse a finire l'acqua sporca. Da lì si arriva alle fogne, alle latrine collettive senza porte e alla vita quotidiana antica in tre minuti, e a quel punto la visita si tiene da sola.

Che cosa portare

Acqua, cappello, scarpe chiuse. Non ci sono giochi né aree attrezzate, e il bar interno è ridotto: conviene organizzarsi. Nei sotterranei, dove le luci sono basse e i corridoi lunghi, i bambini molto piccoli possono spaventarsi: valutate voi, ma con i più grandi è di solito la parte che ricordano.

Accessibilità delle Terme di Caracalla

Il percorso in superficie

Il monumento in superficie è privo di dislivelli significativi e viene indicato come facilmente accessibile. Esiste un parcheggio riservato per i visitatori con disabilità motoria di fronte all'ingresso, ed è previsto un servizio di assistenza. Sono installati pannelli informativi tattili pensati per i visitatori con disabilità visiva, e sono disponibili servizi igienici accessibili. Va detto con franchezza che accessibile non significa comodo: i fondi alternano ghiaia, mattoni e passerelle, e in alcuni tratti una carrozzina manuale richiede una spinta.

I sotterranei e le aperture serali

La parte sotterranea, per la natura stessa degli ambienti, presenta scale e passaggi stretti e non è assimilabile al percorso di superficie. Le aperture serali si svolgono con illuminazione artificiale su fondi irregolari. Per chi ha esigenze specifiche, conviene contattare in anticipo il monumento attraverso i canali ufficiali e verificare la percorribilità del giorno: le condizioni cambiano con i cantieri in corso.

Che cosa vedere intorno alle Terme di Caracalla

A dieci minuti a piedi

Il quartiere è uno dei più ricchi e meno battuti di Roma. Verso sud, in una decina di minuti, si raggiunge la Porta San Sebastiano, la porta meglio conservata delle Mura Aureliane, che ospita il Museo delle Mura e permette di camminare sul cammino di ronda: è una delle visite meno frequentate e più belle della città, e da lì si vede l'arco di Druso che portava l'acqua alle terme. Verso nord, in un quarto d'ora, si è al Circo Massimo e sotto il Palatino.

Sul Celio e sull'Aventino

Risalendo il Celio si incontrano le Case Romane del Celio, un complesso residenziale antico conservato sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, e più su Villa Celimontana. Sull'altro versante, l'Aventino offre Santa Sabina, il Giardino degli Aranci e il famoso buco della serratura del Priorato di Malta. Verso Testaccio si arriva in venti minuti alla Piramide Cestia.

Come combinare la visita

La combinazione che consiglio a chi ha una giornata intera è questa: Terme di Caracalla all'apertura, poi Porta San Sebastiano e il Museo delle Mura, pranzo verso San Saba o Testaccio, e pomeriggio sull'Appia Antica, magari fino alla Villa dei Quintili. È una giornata che copre l'acqua, le mura, la strada e la villa: tutta la logica del quadrante sud in un colpo solo, e quasi senza folla.

Quando andare alle Terme di Caracalla e quando evitarle

Le ore

Le prime due ore dopo l'apertura sono le migliori dell'anno intero: luce radente, aria fresca, poche persone. Il tardo pomeriggio, nelle stagioni con chiusura alle 19.15, è quasi altrettanto buono, con il vantaggio che il sole basso da ovest incendia il fronte del calidarium. Il momento peggiore è la fascia fra le 12 e le 15 da giugno a settembre, quando il recinto diventa una padella e non c'è ombra.

Le stagioni

Ottobre e i primi di novembre sono il periodo migliore, seguiti da aprile. L'inverno ha il vantaggio della solitudine assoluta e lo svantaggio della chiusura alle 16.30: si visita bene, ma bisogna arrivare presto. In agosto il sito è visitabile e vuoto, però solo la mattina presto.

Le giornate da evitare

Il lunedì, che è giorno di chiusura. Le giornate di allestimento e smontaggio degli spettacoli, quando l'area del corpo centrale può essere in parte interdetta. Le giornate a ingresso gratuito o simbolico decise a livello ministeriale, che qui non producono le code di altri monumenti ma cambiano completamente l'atmosfera. E, per chi cerca il silenzio, le serate di apertura notturna sold out, che sono meravigliose ma affollate: mille e duecento persone dentro un recinto, di sera, si sentono.

Domande veloci su Terme di Caracalla

Quanto costa il biglietto per le Terme di Caracalla?

Otto euro l'intero e due euro il ridotto, riservato alla fascia fra i diciotto e i venticinque anni. Sotto i diciotto anni si entra gratuitamente, come per le altre categorie previste dalla normativa statale. Se all'interno è allestita una mostra temporanea, al biglietto si aggiunge un supplemento di cinque euro.

Dove si comprano i biglietti per le Terme di Caracalla?

Sul portale ufficiale Musei Italiani, oppure alle emettitrici automatiche all'ingresso, che accettano soltanto pagamento con carta. Non è necessario stampare il biglietto acquistato online. Per le aperture serali la vendita è esclusivamente online.

Quali sono gli orari delle Terme di Caracalla?

Apertura alle 9 dal martedì alla domenica; chiusura variabile con la stagione, dalle 16.30 nel pieno dell'inverno alle 19.15 nella fascia primaverile ed estiva, con ultimo ingresso da un'ora a un'ora e un quarto prima. Il lunedì il monumento è chiuso, salvo i lunedì festivi annunciati dal calendario ufficiale.

Le Terme di Caracalla sono chiuse il lunedì?

Sì, il lunedì è il giorno di chiusura settimanale. Fanno eccezione alcune ricorrenze, come il lunedì dei Santi Pietro e Paolo, in cui l'apertura viene spostata e comunicata sul calendario ufficiale.

Quanto dura la visita alle Terme di Caracalla?

Un'ora il minimo sensato, due ore il tempo giusto per vedere tutto in superficie, tre se il percorso comprende anche i sotterranei o una mostra temporanea.

Serve prenotare per visitare le Terme di Caracalla?

Per la visita diurna ordinaria no. Serve invece per le aperture serali, per i gruppi e per gli itinerari accompagnati nei sotterranei e nel mitreo, che hanno capienza limitata.

Si possono visitare i sotterranei delle Terme di Caracalla?

Sì. Dei circa quattro chilometri di gallerie complessive, una parte è stata liberata e messa in sicurezza e ospita dal 2012 un allestimento permanente con reperti marmorei del complesso. L'accesso dipende dal calendario e dalle condizioni dei cantieri: è la parte del monumento la cui apertura varia di più.

Il mitreo delle Terme di Caracalla si può vedere?

Sì, ma non sempre e non liberamente: è un ambiente fragile, con capienza contingentata, e rientra in genere nelle visite accompagnate e nelle aperture serali. Vale l'attesa: è il più grande santuario mitraico noto a Roma.

Le Terme di Caracalla sono accessibili in sedia a rotelle?

Il percorso in superficie è indicato come accessibile, senza dislivelli significativi, con parcheggio riservato di fronte all'ingresso, servizi igienici accessibili e servizio di assistenza. I sotterranei, per la loro natura, non lo sono. I fondi in ghiaia richiedono comunque una certa forza sulle ruote.

Si possono fare fotografie alle Terme di Caracalla?

Sì, per uso personale, senza limitazioni particolari negli spazi aperti. I droni sono vietati, come su tutte le aree archeologiche statali, e le riprese professionali richiedono autorizzazione.

Le Terme di Caracalla sono adatte ai bambini?

Molto. Lo spazio è ampio, la folla scarsa, e il racconto tecnico dell'acqua e del fuoco funziona benissimo con i ragazzini. Servono acqua, cappello e scarpe chiuse, perché ombra e servizi sono limitati.

Quanto sono grandi le Terme di Caracalla?

Il recinto misura circa 337 metri per 328, che diventano 406 metri di larghezza contando le esedre. Il corpo centrale con le sale da bagno misura all'incirca 214 metri per 110, che salgono verso i 140 di lunghezza contando la sporgenza del calidarium. Le murature superstiti arrivano in più punti intorno ai trenta metri di altezza.

Quante persone entravano nelle Terme di Caracalla?

Le fonti antiche indicano una capienza di 1.600 persone, che gli studi recenti leggono come numero massimo di presenze contemporanee; il flusso giornaliero viene stimato fra le seimila e le ottomila persone.

Quando furono costruite le Terme di Caracalla?

Fra il 212 e il 216 dopo Cristo, come attestano i bolli sui laterizi. Il corpo centrale fu inaugurato nel 216; il recinto esterno venne completato e decorato sotto Eliogabalo e Alessandro Severo, fino agli anni Trenta del III secolo.

Perché si chiamano Terme di Caracalla?

Perché le volle l'imperatore noto con quel soprannome, tratto dal mantello con cappuccio di foggia gallica che portava abitualmente. Il nome antico dell'edificio è Thermae Antoninianae, terme antoniniane, dal nome ufficiale del principe, Marco Aurelio Severo Antonino.

Quando smisero di funzionare le Terme di Caracalla?

Nel 537, quando durante la guerra gotica il re Vitige fece tagliare gli acquedotti che alimentavano Roma. Senza acqua l'impianto si fermò e non riaprì mai più.

Dove sono finite le statue delle Terme di Caracalla?

Le tre colossali sculture Farnese, il Toro, l'Ercole e la Flora, sono al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. I mosaici con gli atleti sono ai Musei Vaticani, nel Museo Gregoriano Profano. Due grandi vasche di granito del frigidarium sono le fontane di piazza Farnese, e l'ultima colonna della natatio è a Firenze, in piazza Santa Trinita.

Che differenza c'è fra le Terme di Caracalla e le Terme di Diocleziano?

Le Terme di Caracalla sono più antiche, del 212-216, e sono l'impianto imperiale meglio conservato nella sua planimetria complessiva, perché nessuno vi ha costruito sopra. Le Terme di Diocleziano, inaugurate nel 306, erano più estese, ma sono inglobate nella città moderna e si visitano oggi attraverso la basilica di Santa Maria degli Angeli e il Museo Nazionale Romano. Se volete capire come funzionava un edificio termale, venite qui; se volete vedere che cosa ci hanno fatto sopra i secoli successivi, andate là.

C'è ancora l'opera alle Terme di Caracalla?

La stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma si tiene qui dal 1937, con interruzioni. Per l'estate 2026 si è trasferita al Circo Massimo a causa dei lavori in corso nel complesso termale, con cartellone dal 29 giugno al 31 luglio.

Ci sono concerti alle Terme di Caracalla d'estate?

Sì, il complesso e la sua area continuano a ospitare rassegne estive, fra cui concerti jazz gratuiti e una programmazione notturna. I calendari cambiano ogni anno e vanno verificati sulle pagine dei singoli eventi.

Che cosa sono le aperture serali delle Terme di Caracalla?

Sono poche serate a calendario, sotto il nome di Notturno Imperiale, con ingresso dalle 19.30 e uscita alle 22.45, biglietto alla tariffa ordinaria, capienza di 1.200 persone e prenotazione online obbligatoria. Nel 2026 sono sei date fra luglio e ottobre, con l'ingresso da via Antonina 5.

Si entra gratis alle Terme di Caracalla?

Gratuitamente entrano i minori di diciotto anni e le categorie previste dalla legge. Esistono inoltre giornate a ingresso gratuito o simbolico decise a livello ministeriale, come alcune notti dei musei e le Giornate Europee del Patrimonio: il calendario cambia di anno in anno e va controllato sul sito ufficiale.

C'è un guardaroba alle Terme di Caracalla?

I servizi al pubblico sono essenziali, dimensionati su un sito all'aperto e non su un museo al chiuso. Chi arriva con bagagli ingombranti faccia conto di doverseli portare dietro per tutta la visita.

Si aspetta molto in coda alle Terme di Caracalla?

Quasi mai. È uno dei grandi monumenti romani in cui la coda non è un problema, salvo nelle serate speciali e nelle giornate a ingresso gratuito. Se venite a Roma in alta stagione e non sopportate le file, mettete le Terme di Caracalla in cima alla lista invece che in fondo.

Le Terme di Caracalla si vedono anche da fuori?

Si vedono le murature dal viale, ed è già un colpo d'occhio notevole, ma da fuori manca completamente la percezione dello spazio interno e del rapporto fra recinto e blocco centrale. Il biglietto costa otto euro: guardarle dal marciapiede è un risparmio mal riposto.

Che cos'è il mosaico a ventaglio delle Terme di Caracalla?

È la pavimentazione in marmi policromi della palestra occidentale, con un motivo geometrico a ventaglio, restaurata fra il 2015 e il 2016 con il sostegno del mecenatismo privato attraverso l'Art Bonus. È uno dei pochi punti in cui si cammina accanto a un pavimento antico visibile.

Le Terme di Caracalla sono sulla via Appia?

Sono all'inizio della sua direttrice, poco fuori l'antica porta Capena, e le indagini archeologiche recenti hanno cercato il tracciato originario della strada proprio in quest'area. La via Appia che tutti conoscono comincia poco più a sud, oltre le Mura Aureliane.

Quanto tempo prima della chiusura bisogna arrivare alle Terme di Caracalla?

Almeno un'ora e mezza, meglio due. L'ultimo ingresso è fissato fra un'ora e un'ora e un quarto prima della chiusura, e con meno di novanta minuti a disposizione si finisce per correre nella parte migliore.

Il mio consiglio finale sulle Terme di Caracalla

Se dovessi indicare un solo monumento romano da visitare al posto di quello che tutti visitano, indicherei questo. Non perché sia più bello del Colosseo, che non lo è, ma perché è l'unico grande edificio imperiale che si può ancora attraversare con calma, in silenzio, senza percorsi obbligati e senza una fila davanti. In due ore qui dentro si impara come funzionava una città antica molto più che in mezza giornata di monumenti affollati. Andateci presto la mattina, portatevi l'acqua, guardate in basso quando camminate e in alto quando vi fermate. E se capitate a Roma in una delle sere in cui il recinto si accende, cambiate programma e venite: sono tre ore che non si dimenticano.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoLe Terme di Caracalla sono un posto incredibile da visitare o vivere durante uno degli emozionanti concerti e spettacoli dell'estate romana. Biglietti qui cliccando
TagsBIGLIETTO ONLINEConcerti alle Terme di CaracallaEstate romana Terme di CaracallaEventi Estivi alle Terme di CaracallaGuida per la visita alle Terme di CaracallaGuida terme di CaracallaMuseoMuseo archeologicoSerate alle Terme di CaracallaSpettacoli alle Terme di caracallaTerme di Caracallavisita alle Terme di Caracalla

Contact Information

IndirizzoViale delle Terme di Caracalla, 52, 00153 Roma RM, Italia 153
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

★★★★★✓ Tante strutture con cancellazione flessibilePrezzi al checkout
Cerca hotel a Roma →
🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra piu compagnieDate flessibili
Confronta i voli →