Museo Internazionale del Presepio “Angelo Stefanucci”

Il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci" è temporaneamente chiuso al pubblico: la pagina dei contatti del sito ufficiale lo dichiara senza ambiguità e invita a mettersi in contatto per concordare visite private. Chi vuole provarci ha due recapiti, il telefono +39 06 6796146 e la casella info@museopresepioroma.it, entrambi dell'Associazione Italiana Amici del Presepio E.T.S., che possiede e gestisce la raccolta. La sede resta quella storica: i sotterranei della chiesa dei Santi Quirico e Giulitta, con ingresso dalla chiesa in via Tor de' Conti 23, 00184 Roma, sulla sinistra dell'Hotel Forum; se il portone della chiesa è chiuso, il sito indica di citofonare all'Associazione al civico 31/a, sul lato destro dell'albergo. L'entrata è a offerta libera: nessun biglietto, nessuna prevendita, nessuna piattaforma da consultare. Gli orari ordinari, quelli in vigore prima della sospensione, erano mercoledì e sabato dalle 17.00 alle 19.30, con chiusura a luglio e agosto e visite guidate in altri giorni su appuntamento. Un dato che conviene fissare subito: non è un museo civico né statale, è una raccolta privata di un ente del terzo settore ospitata in un edificio ecclesiastico, quindi MIC card e Roma Pass non hanno alcuna validità qui e non esiste un circuito di prenotazione online. Questa guida fa parte della nostra raccolta dedicata ai musei di Roma.

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Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Detto questo, e detto con la chiarezza che merita chi rischia di fare un viaggio a vuoto, vale la pena spiegare che cosa si perde restando fuori da quel portone. Perché sotto la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta, a duecento metri dal Foro di Augusto, esiste una delle raccolte più singolari che Roma possieda: trecento metri quadrati divisi in tre navate, più di tremila pezzi, presepi che arrivano da tutte le regioni italiane e da decine di nazioni, e un livello ancora inferiore dove si apre l'abside affrescata di una chiesa protocristiana dei secoli VI e VII.

È un museo piccolo, gestito da volontari, senza biglietteria e senza bookshop nel senso in cui lo intendono i grandi istituti. È anche, e questo lo rende interessante per chi ha già consumato la lista canonica dei Musei Capitolini e del Colosseo, uno di quei luoghi che raccontano Roma dal basso: dalla devozione domestica, dall'artigianato regionale, dalla capacità italiana di trasformare un episodio evangelico di quattro righe in un genere artistico autonomo lungo otto secoli.

Che cos'è il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

La denominazione completa, quella che compare negli elenchi ufficiali, è Museo tipologico internazionale del presepio "Angelo Stefanucci". L'aggettivo che conta è il primo, e quasi nessuno lo legge con attenzione. Tipologico significa che la raccolta non è ordinata per pregio, per epoca o per firma, ma per tipo: per materiale, per tecnica, per area geografica di provenienza. Non è un museo che espone i cento presepi più belli del mondo. È un museo che prova a documentare quanti modi diversi l'umanità abbia trovato per costruire la stessa scena.

Fondato nel 1967, occupa circa trecento metri quadrati suddivisi in tre navate nei locali sottostanti la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta, ai Fori Imperiali. La collezione supera i tremila pezzi e copre tutte le regioni italiane e decine di nazioni straniere. Accanto ai presepi ci sono libri, medaglie, manifesti e francobolli a tema, una biblioteca specialistica consultabile su richiesta e una raccolta di videocassette e DVD su mostre, corsi di tecnica e storia del presepio.

Il nucleo originario è una donazione. Angelo Stefanucci, allora presidente e fondatore dell'Associazione Italiana Amici del Presepio, cedette al museo gran parte della propria collezione personale di presepi raccolti in tutto il mondo. Intorno a quel primo nucleo si sono accumulate, negli anni, centinaia di opere: alcune acquistate, molte donate dagli autori stessi, altre arrivate da privati e da istituzioni pubbliche e private. È una collezione cresciuta per accumulo affettivo prima che per strategia curatoriale, e si vede: la logica interna è quella di un ente associativo che raccoglie ciò che i propri soci e i propri maestri producono.

Dove si trova il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci" e come ci si arriva

Via Tor de' Conti è una strada breve e in salita che corre parallela a via dei Fori Imperiali, alle spalle del Foro di Augusto e del Foro di Nerva, nel rione Monti. Chi arriva da via dei Fori Imperiali la imbocca da largo Corrado Ricci; chi arriva da via Cavour scende verso il basso passando accanto alla mole della Torre dei Conti. Il riferimento visivo più comodo è l'Hotel Forum: la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta è alla sua sinistra, al civico 23, e la sede dell'Associazione è alla sua destra, al 31/a.

La fermata di metropolitana utile è Cavour sulla linea B, cinque minuti a piedi in discesa; in alternativa Colosseo, sempre linea B, con una risalita di dieci minuti lungo via dei Fori Imperiali. Piazza Venezia resta il nodo di superficie di riferimento per chi arriva in autobus. L'auto è da escludere: siamo dentro la Zona a Traffico Limitato del centro storico e la sosta nei dintorni è una fantasia.

Su questo tratto di strada pesa una vicenda recente che conviene conoscere prima di programmare qualsiasi cosa. Il 3 novembre 2025 la Torre dei Conti, in ristrutturazione, ha subito un crollo che ha imposto una zona rossa e la chiusura di un intero comparto di strade. Le riaperture sono arrivate per gradi: l'ordinanza n. 39 del 19 marzo 2026 ha restituito alla circolazione l'area esterna del centro anziani fra via Tor de' Conti e via della Madonna dei Monti e una corsia carrabile a senso unico da via dei Fori Imperiali verso via Cavour, mentre dal 20 marzo 2026 sono tornati percorribili una porzione di carreggiata su largo Corrado Ricci verso via Cavour e il passaggio pedonale del vicolo Tor de' Conti. Dalle 16.00 del 6 maggio 2026 sono state riaperte le ultime strade rimaste interdette. Resta invece precluso un tratto di marciapiede su largo Corrado Ricci, occupato dalla stazione topografica robotizzata che monitora la struttura. Prima di incamminarsi conviene dare un'occhiata alle ordinanze in vigore, perché il cantiere di messa in sicurezza è ancora attivo e la viabilità pedonale può cambiare.

Chi era Angelo Stefanucci, l'uomo a cui è intitolato il museo

Angelo Stefanucci nacque a Roma il 7 settembre 1905 e morì il 7 dicembre 1990. Fu attore teatrale, animatore di circoli cattolici, presidente del Circolo "Splendor San Luigi" a ventun anni, e soprattutto fu lo storico che diede al presepe italiano una bibliografia e una struttura associativa. Nel 1944, in una Roma appena uscita dall'occupazione, pubblicò La Storia del Presepio; nel 1955 collaborò con lo studioso Rudolf Berliner all'opera Presepio di Natale. Scrisse su giornali, riviste e mezzi di comunicazione italiani e stranieri, in un'epoca in cui il presepe era considerato materia da sagrestia e non da storia dell'arte.

Il 29 novembre 1953 fondò l'Associazione Italiana Amici del Presepio, che presiedette fino alla morte, e nello stesso periodo la sodalizio ottenne il riconoscimento canonico con decreto del cardinale Luigi Traglia. Fondò e finanziò la rivista trimestrale Il Presepio, assumendone anche la direzione. Da Giovanni Paolo II ricevette la commenda dell'Ordine di San Silvestro.

Vale la pena soffermarsi su che cosa significhi, nel concreto, il lavoro di un uomo così. Prima di Stefanucci il presepe italiano esisteva come pratica diffusa e come artigianato locale, ma non aveva né un censimento né un luogo dove le sue varianti potessero essere confrontate fianco a fianco. Un pastore siciliano in terracotta e un gruppo catalano in gesso non si erano mai visti a due metri di distanza l'uno dall'altro. Stefanucci costruì quella distanza di due metri, che è poi l'unica cosa che rende possibile la storia comparata di qualsiasi manufatto. Il museo che porta il suo nome è il risultato materiale di quell'idea, ed è per questo che si chiama tipologico: nasce come strumento di studio, e solo dopo come luogo di visita.

L'Associazione Italiana Amici del Presepio, che gestisce il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Il museo non ha personalità propria: appartiene all'Associazione Italiana Amici del Presepio E.T.S., che si presenta come la prima associazione e la prima rivista italiane dedicate esclusivamente al presepe, attiva dal 1953. È iscritta al registro delle persone giuridiche della Prefettura di Roma con il n. 1038/2014 e opera come ente del terzo settore. Ha un consiglio direttivo rinnovato per il quinquennio 2026/2031, una quota associativa annuale, una campagna cinque per mille e una raccolta di donazioni online.

Questo dettaglio amministrativo spiega tutto il resto, compresi gli orari discontinui e la chiusura in corso. Un museo civico apre perché un contratto di servizio prevede che apra; un museo di associazione apre quando ci sono soci disponibili a stare in una sala interrata il mercoledì e il sabato pomeriggio. L'offerta libera all'ingresso non è una scelta di marketing gentile: è la conseguenza logica di una struttura che non ha personale retribuito da coprire. Chi lascia dieci euro nella cassetta contribuisce alla conservazione di pezzi che nessun bilancio pubblico protegge.

L'Associazione promuove anche il Premio "Stefanucci", dedicato alla memoria del fondatore, e la rivista Il Presepio continua le pubblicazioni. Chi si interessa seriamente all'argomento troverà più informazioni scrivendo all'Associazione che cercando in rete: è un ambiente di specialisti, con una rete di maestri presepisti in tutta Italia, e la porta d'accesso è l'iscrizione. Per un visitatore di passaggio l'unico canale realistico resta la richiesta di visita privata via posta elettronica o per telefono.

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta sopra il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Il contenitore vale quanto il contenuto, e in questo caso il contenitore ha millecinquecento anni. La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta risale al VI secolo, in età di papa Vigilio, ed era in origine dedicata ai santi Stefano e Lorenzo, con orientamento rovesciato rispetto a quello attuale. Nell'VIII secolo fu riconsacrata ai due martiri di Tarso a cui deve il nome oggi: Quirico, un bambino di tre anni, e sua madre Giulitta, uccisi nel IV secolo sotto Diocleziano per non aver rinnegato la fede. È una delle poche dedicazioni romane a un martire in età infantile, e la coincidenza con un museo del presepio, cioè con il luogo dove si racconta la nascita di un bambino, non passa inosservata a nessuno di quelli che ci entrano.

Papa Pasquale II (1099-1118) volle il campanile romanico, che si vede ancora sul fianco destro con la cella campanaria alleggerita da trifore. Nel 1584 l'orientamento dell'edificio venne invertito. All'inizio del Seicento papa Paolo V la fece rialzare di circa quattro metri per difenderla dall'umidità e dalle inondazioni del Tevere, operazione che ha conseguenze dirette su quanto racconteremo più avanti. Nel 1722 Innocenzo XIII la concesse ai Domenicani, che fra il 1728 e il 1735 ne rifecero la facciata su progetto di Filippo Raguzzini: due ordini, proporzioni marcatamente allungate, una delle prove romane meno frequentate di un architetto che a Roma ha firmato piazza Sant'Ignazio.

L'interno è a navata unica, con abside quadrangolare coperta da volta a botte affrescata nel 1856 da Pietro Gagliardi con la Gloria dei santi Quirico e Giulitta. L'altare maggiore, seicentesco, ospita una tela con il martirio dei titolari; una pala ottocentesca è di Ercole Ruspi. L'organo a canne fu costruito da Pietro Pantanella nel 1859 e restaurato nel 2006. La chiesa è sede del titolo cardinalizio dei Santi Quirico e Giulitta ed è oggi officiata dai frati del Terzo Ordine Regolare di San Francesco, come rettoria della parrocchia di Santa Maria ai Monti. Le messe indicate dalle fonti turistiche comunali sono alle 19.00 dal lunedì al sabato e alle 10.00 la domenica e nei giorni festivi, ma gli orari di una rettoria cambiano con facilità e vanno confermati per telefono.

L'abside protocristiana sotto il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Qui arriva il pezzo che quasi nessuna guida di Roma menziona. A un livello ancora inferiore rispetto alle sale del museo, con accesso dal museo stesso, è visibile la piccola abside affrescata della chiesa protocristiana originaria, datata ai secoli VI e VII. Non è una cripta ricostruita né un ambiente allestito per l'occasione: è il fondo della chiesa primitiva, rimasto sotto quando l'edificio venne rialzato e riorientato, con i suoi affreschi al posto in cui furono dipinti.

La sequenza è quella classica delle chiese romane sovrapposte, la stessa che si legge a Santi Silvestro e Martino ai Monti o, in scala molto maggiore, a San Clemente: un livello tardoantico sepolto da un livello medievale, e quello medievale sepolto da un rifacimento barocco. La particolarità di via Tor de' Conti è che l'operazione di sollevamento voluta da Paolo V ha prodotto, senza volerlo, tre navate di ambienti utilizzabili proprio sotto il pavimento della chiesa: gli stessi trecento metri quadrati che nel 1967 hanno accolto la collezione di Stefanucci.

Detto in modo brutale: il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci" esiste perché nel Seicento un papa aveva paura delle piene del Tevere. È una catena causale lunga tre secoli e mezzo, e chi ama Roma per questo genere di concatenazioni la troverà più memorabile di molti capolavori. Per chi vuole vedere altre stratificazioni verticali in zona, le Domus Romane di Palazzo Valentini e la Crypta Balbi raccontano lo stesso meccanismo con mezzi completamente diversi.

La collezione del Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci", materiale per materiale

L'elenco dei materiali documentati nella raccolta merita di essere letto per intero, perché è il vero indice ragionato del museo: cartapesta leccese, terracotta siciliana, legno, ceramica, vetro, madreperla, pietra, carbone, panno, marzapane, uova, foglie di mais. A questi si aggiungono alcune statue napoletane dei secoli XVIII e XIX.

Ogni voce di quell'elenco è una scuola. La cartapesta leccese è la tecnica salentina avviata nel Settecento dal maestro Pietro Surgente: carta, colla, gesso e fuoco, con una leggerezza che permette figure grandi senza il peso della terracotta. La terracotta siciliana ha una tradizione che passa per Caltagirone e Trapani, con superfici invetriate e una tavolozza che non somiglia a nessun'altra. Il legno rimanda all'arco alpino e alla Val Gardena, ma anche alla scultura bolognese e ligure. La madreperla e il vetro sono materiali di raffinatezza artigianale che sposano il presepe alla produzione di lusso. Il carbone, il panno, le foglie di mais e le uova raccontano invece l'altra metà della storia: il presepe povero, costruito con ciò che si aveva in casa, che è la forma più antica e più diffusa di questa devozione.

Il marzapane merita una riga a parte, perché apre una questione di conservazione che nessun museo di pittura affronta mai. Un presepe commestibile è un oggetto che si degrada su scale temporali diverse dal marmo, e mantenerlo per decenni in un ambiente interrato è un problema tecnico serio. È anche la ragione per cui un museo di questo tipo, gestito da un'associazione senza fondi pubblici stabili, vive costantemente in una condizione di emergenza conservativa che il visitatore distratto non sospetta.

I pezzi più antichi del Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Fra le opere più antiche documentate dall'ente gestore ce ne sono tre che vale la pena nominare una per una.

Il primo è un presepio costruito con piccole conchiglie, siciliano, del XVII secolo. È un genere che appartiene alla cultura conventuale mediterranea, dove il lavoro paziente di applicazione di migliaia di elementi minuti era anche esercizio spirituale. Le conchiglie sono materia povera e insieme materia esotica: raccolte sulla spiaggia, restituiscono superfici madreperlacee che nella penombra di una cappella producono un effetto che nessuna doratura sa dare.

Il secondo è un San Bambino in avorio, sempre del XVII secolo. La figura del Gesù Bambino isolata, staccata dal contesto narrativo, è un capitolo autonomo della devozione italiana e spagnola: si pensi al Santo Bambino di Santa Maria in Aracoeli, intagliato nel Quattrocento da un frate francescano in un unico blocco di legno d'ulivo del Getsemani, alto una sessantina di centimetri, rubato il 1 febbraio 1994 da due uomini travestiti da operai e mai recuperato, oggi sostituito da una copia. L'avorio conservato in via Tor de' Conti appartiene a quella stessa famiglia di oggetti: immagini fatte per essere prese in braccio, portate ai malati, baciate.

Il terzo è una serie di statue di scuola bolognese del XVIII secolo. Bologna è la tradizione in cui le figure vengono scolpite o modellate per intero, abiti compresi, senza i manichini vestiti che dominano invece la scuola napoletana. È una differenza tecnica che produce una differenza estetica radicale, ed è esattamente il tipo di confronto che un museo tipologico esiste per rendere possibile.

I presepi scenografici del Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Accanto alle figure singole, il museo conserva presepi scenografici, cioè macchine complete con paesaggio, architetture, popolazione di comprimari. Fra questi le fonti dell'ente segnalano un grande presepio in stile settecentesco napoletano e diverse opere della scuola catalana del gesso, oltre a lavori dei più noti maestri presepisti italiani e stranieri.

Il presepe napoletano del Settecento è il vertice riconosciuto del genere in Europa: sfarzo, spettacolarità, affollamento di figure, scene urbane in cui la Natività occupa un angolo e il resto è mercato, osteria, bottega, mendicanti, animali da cortile. È teatro urbano prima che devozione, ed è il motivo per cui il presepe napoletano interessa gli storici del costume quanto quelli dell'arte sacra. La scuola catalana del gesso lavora invece per stampi e serie, con una diffusione popolare capillare e una qualità di modellato che l'industrializzazione non ha appiattito quanto si crede.

La differenza fra le due tradizioni si legge in dieci secondi mettendole a confronto: il napoletano costruisce il mondo intorno alla capanna, il catalano costruisce la capanna e lascia il mondo fuori. In mezzo si collocano la scuola genovese, celebre per la minuzia dei materiali e per scultori come Anton Maria Maragliano nel Settecento, e quella bolognese, che risale al XIII secolo con le figure a tutto tondo del Maestro del Crocifisso. Un museo che tiene insieme queste linee in trecento metri quadrati fa un servizio che nessuna mostra temporanea può rendere, perché le mostre durano un mese e la comparazione richiede tempo.

La biblioteca, i corsi e le conferenze del Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Annesse al museo, e consultabili su richiesta, ci sono una ampia biblioteca a tema presepistico e una raccolta di videocassette e DVD su mostre, corsi di tecnica e storia del presepio. Nei locali del museo l'Associazione organizza conferenze e, periodicamente, corsi di tecnica presepistica tenuti da maestri qualificati.

Questo è il vero cuore vivo dell'istituzione, e paradossalmente la parte meno visibile a chi passa. La biblioteca specialistica su un genere così circoscritto è probabilmente la più completa d'Italia, e per uno studioso di cultura materiale, di iconografia sacra o di artigianato regionale rappresenta una risorsa senza equivalenti. I corsi di tecnica non sono laboratori ricreativi: insegnano sughero, gesso, movimentazione delle luci, proporzioni prospettiche di un fondale, la costruzione di una struttura che regga il peso senza deformarsi.

Chi si trova a Roma con un interesse professionale farà bene a scrivere all'Associazione anticipando che cosa cerca, perché l'accesso alla biblioteca segue logiche diverse dall'accesso alla sala espositiva e può essere concesso anche in una fase di chiusura al pubblico generico. È una possibilità concreta, e vale la pena provarci con una richiesta precisa invece che con un messaggio generico.

Roma e il presepe, una storia che comincia a Santa Maria Maggiore

Per capire perché un museo del presepio abbia senso proprio a Roma bisogna risalire di sette secoli. Nel 1291, su commissione di papa Niccolò IV, Arnolfo di Cambio scolpì in marmo di Carrara per la basilica di Santa Maria Maggiore il gruppo che la storia dell'arte considera il primo presepe inanimato conosciuto: san Giuseppe, il bue e l'asino, e i tre Magi, uno inginocchiato e due in piedi, ricavati da un unico blocco. La Madonna con il Bambino che oggi completa la scena è una sostituzione della seconda metà del Cinquecento. Il gruppo era collocato accanto alla culla lignea custodita nell'oratorio della Natività, dove la basilica conserva la reliquia della Sacra Culla, poi racchiusa nel reliquiario in cristallo di rocca disegnato da Giuseppe Valadier nel 1802.

A monte di Arnolfo c'è l'episodio fondativo di tutta la vicenda: la notte di Natale del 1223, a Greccio, in Sabina, Francesco d'Assisi ottenne dal papa l'autorizzazione ad allestire la rappresentazione della Natività che la tradizione considera il primo presepe della storia. Da Greccio al marmo di Arnolfo passano sessantotto anni; da Arnolfo alla cartapesta leccese e alle statue napoletane ne passano quattrocentocinquanta. Il museo di via Tor de' Conti sta all'ultimo capitolo di questa linea, quello in cui il genere diventa oggetto di studio e di conservazione consapevole.

La città continua a produrre il proprio capitolo ogni dicembre. La mostra "100 Presepi in Vaticano", organizzata dal Dicastero per l'Evangelizzazione sotto il colonnato sinistro di piazza San Pietro, nell'edizione dell'8 dicembre 2025 - 8 gennaio 2026 ha presentato 132 presepi da 23 Paesi a ingresso libero, con materiali che vanno dalla carta giapponese alla seta, dalla resina alla fibra di cocco e di banana. Chi visita la basilica di San Pietro in quel periodo la trova sul percorso senza doverla cercare, e i numeri delle affluenze dicono che il presepe, come genere, gode di ottima salute.

Una curiosità su Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

La curiosità che colpisce di più i visitatori riguarda l'elenco dei materiali. In questa raccolta ci sono presepi fatti di marzapane, di uova, di foglie di mais e di carbone. Non si tratta di stravaganze isolate messe lì per stupire: sono voci strutturali di un museo che si definisce tipologico, cioè costruito per documentare la varietà delle tecniche prima ancora della qualità dei singoli esemplari.

Il carbone racconta le zone minerarie e la loro devozione operaia. Le foglie di mais rimandano a tradizioni contadine dell'Italia settentrionale e dell'America latina, dove la cartocciata è materia da intreccio prima che da presepe. Le uova, svuotate e decorate, appartengono a una cultura domestica femminile che raramente entra nei musei con questa dignità. Il marzapane porta la Natività dentro la pasticceria conventuale, con tutto quello che comporta in termini di conservazione: un oggetto zuccherino esposto per decenni in un ambiente interrato è una sfida che nessun restauratore di dipinti si trova ad affrontare.

Messi in fila, questi quattro materiali dicono una cosa precisa sul presepe italiano: è l'unico genere artistico in cui il povero e il ricco hanno prodotto capolavori con la stessa dignità, e in cui il criterio di valore non è mai stato il costo della materia prima. Un museo che tiene una statua napoletana settecentesca a tre metri da un presepe di conchiglie fa questa affermazione senza scriverla in nessun pannello.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Nessuno spiega che questo museo ha due porte, e che sapere quale suonare fa la differenza fra entrare e tornare a casa. L'ingresso principale è dalla chiesa dei Santi Quirico e Giulitta, in via Tor de' Conti 23, sulla sinistra dell'Hotel Forum: si entra in chiesa e da lì si scende. Ma il portone della chiesa, che è una rettoria e non una parrocchia con apertura continuata, resta chiuso per gran parte della giornata. In quel caso l'indicazione ufficiale è di citofonare all'Associazione Italiana Amici del Presepio al civico 31/a, sul lato destro dell'albergo.

Il secondo elemento che sfugge è la natura dell'ente. Non c'è biglietteria, non c'è personale di sala retribuito, non c'è un call center. C'è un'associazione del terzo settore che apre quando ha volontari disponibili, e che in questa fase ha sospeso l'apertura ordinaria mantenendo la possibilità di visite private concordate. Il che significa che la strategia vincente non è presentarsi, ma scrivere prima a info@museopresepioroma.it o telefonare al +39 06 6796146 proponendo due o tre date alternative.

Il terzo elemento è economico. L'entrata è a offerta libera, ed è facile interpretarlo come gratuità. Non lo è: significa che il costo della conservazione di tremila pezzi fragili, molti dei quali in materiali deperibili, ricade interamente su donazioni, quote associative e cinque per mille. Chi entra e lascia due euro ha capito male il meccanismo.

Il consiglio che ti do per visitare Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Il consiglio pratico è uno solo e va seguito alla lettera: scrivere prima, con una richiesta specifica. Una posta elettronica che dice "vorrei visitare il museo" ottiene meno di una che dice "siamo in due, saremmo a Roma dal 14 al 18, abbiamo interesse per la cartapesta leccese e per l'abside protocristiana sottostante, siamo disponibili in qualsiasi fascia oraria, possiamo adattarci". La differenza non è di cortesia, è di fattibilità: chi legge quel messaggio deve trovare un volontario libero, e più margine gli si lascia più è probabile che lo trovi.

Secondo consiglio: chiedere esplicitamente l'accesso all'abside affrescata dei secoli VI e VII, al livello inferiore. È la parte del percorso che più facilmente viene omessa in una visita rapida, ed è quella che un appassionato di Roma antica rimpiangerebbe di più.

Terzo consiglio: scegliere il periodo giusto. L'apertura ordinaria storica escludeva luglio e agosto, e l'attività dell'Associazione si concentra fra l'autunno e l'Epifania. Una richiesta inoltrata a novembre trova un ente in piena stagione; una richiesta di metà agosto trova il vuoto.

Quarto: mettere in conto un piano alternativo nel raggio di trecento metri. Il Museo dei Fori Imperiali e i Mercati di Traiano sono a cinque minuti a piedi e hanno orari certi, così come il Carcere Mamertino e San Pietro in Vincoli. Nessun viaggio a Roma va costruito su un museo che apre su appuntamento, ma pochissimi pomeriggi romani sono meglio spesi di uno che riesca a includerlo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che a Roma le chiese siano stratificate lo sanno tutti: è il primo dato che si impara camminando per la città. Quello che si cita raramente è il meccanismo idraulico che ha prodotto molte di quelle stratificazioni, e in questo caso specifico ha prodotto il museo.

All'inizio del Seicento papa Paolo V fece rialzare la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta di circa quattro metri per proteggerla dall'umidità e dalle inondazioni del Tevere. Prima degli argini muraglioni ottocenteschi il fiume esondava con regolarità e il fondovalle fra Campo Marzio, i Fori e la Suburra andava sotto acqua e fango. Rialzare il piano di calpestio era una risposta ingegneristica standard, applicata a decine di edifici romani.

La conseguenza involontaria di quell'operazione è che sotto il pavimento seicentesco restarono ambienti utilizzabili: tre navate, circa trecento metri quadrati, asciutti abbastanza da poter essere adattati. Nel 1967 furono quegli ambienti ad accogliere la collezione donata da Angelo Stefanucci, e a un livello ancora inferiore rimase visibile l'abside affrescata della chiesa protocristiana dei secoli VI e VII.

Il fatto risaputo, dunque, è la stratificazione. Quello poco citato è che la stratificazione romana non è quasi mai un fenomeno passivo di accumulo, ma il risultato di decisioni tecniche prese da qualcuno che aveva un problema pratico da risolvere. Una paura delle piene, quattro metri di dislivello, e trecentocinquant'anni dopo un museo del presepio.

La foto giusta da fare a Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

La fotografia migliore, e in questa fase l'unica garantita, si scatta dalla strada. Ci si mette sul marciapiede opposto di via Tor de' Conti, all'altezza dell'Hotel Forum, e si inquadra la facciata settecentesca di Filippo Raguzzini con il campanile romanico del XII secolo che spunta sul fianco destro. Le proporzioni molto allungate della facciata funzionano bene in verticale, e il contrasto fra il laterizio medievale della cella campanaria a trifore e l'intonaco settecentesco è il soggetto vero.

La luce giusta è quella del tardo pomeriggio: la strada è stretta e in ombra per gran parte della giornata, e nelle ore centrali il contrasto fra cielo e facciata diventa ingestibile. Chi ha pazienza aspetti il momento in cui il sole radente colpisce il campanile lasciando la facciata in penombra, che è la condizione in cui l'edificio racconta i propri due tempi.

Dentro, ammesso di avere ottenuto la visita, la regola è chiedere prima. Molte figure sono in materiali fotosensibili o deperibili e il flash è da escludere per principio, non per divieto formale. Il soggetto più fotogenico non è il grande presepio scenografico napoletano, che pretende attrezzatura e distanza, ma il dettaglio ravvicinato: la superficie madreperlacea del presepio di conchiglie siciliano del Seicento, la grana dell'avorio del San Bambino, la texture della cartapesta leccese in luce laterale. Chi scende all'abside protocristiana metta in conto luce scarsissima e nessuna possibilità di treppiede: conviene puntare a un'immagine mossa e vera piuttosto che a una nitida e impossibile.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La cronologia di questo indirizzo è lunga e vale la pena leggerla in ordine.

VI secolo: nasce la chiesa, in età di papa Vigilio, dedicata ai santi Stefano e Lorenzo e orientata al contrario rispetto a oggi. VIII secolo: la riconsacrazione ai santi Quirico e Giulitta, i martiri di Tarso morti sotto Diocleziano. 1099-1118: papa Pasquale II fa erigere il campanile romanico con la cella a trifore. 1584: l'orientamento dell'edificio viene invertito. Inizio del Seicento: Paolo V fa rialzare la chiesa di circa quattro metri contro umidità e piene del Tevere, e crea senza saperlo gli ambienti che ospiteranno il museo. 1722: Innocenzo XIII concede la chiesa ai Domenicani. 1728-1735: rifacimento della facciata su progetto di Filippo Raguzzini. 1856: Pietro Gagliardi affresca la volta absidale con la Gloria dei santi titolari. 1859: Pietro Pantanella costruisce l'organo a canne, restaurato poi nel 2006.

29 novembre 1953: Angelo Stefanucci fonda l'Associazione Italiana Amici del Presepio, che riceve il riconoscimento canonico con decreto del cardinale Luigi Traglia. 1967: nasce il museo nei sotterranei della chiesa, con la donazione della collezione personale di Stefanucci. 7 dicembre 1990: muore Stefanucci, presidente dell'Associazione fino all'ultimo. 2014: iscrizione dell'Associazione nel registro delle persone giuridiche della Prefettura di Roma.

3 novembre 2025: il crollo della Torre dei Conti, a pochi passi da qui, impone una zona rossa che chiude l'intero comparto stradale. 19 e 20 marzo 2026: l'ordinanza n. 39 restituisce alla circolazione parte delle strade e il passaggio pedonale del vicolo Tor de' Conti. 6 maggio 2026: riaprono le ultime vie interdette, mentre il monitoraggio strutturale della torre prosegue.

Chi è passato da Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Il primo nome è ovviamente Angelo Stefanucci (1905-1990), attore, storico del presepio, fondatore dell'Associazione e della rivista Il Presepio, autore nel 1944 di quella Storia del Presepio che restò per decenni il testo di riferimento, insignito da Giovanni Paolo II della commenda dell'Ordine di San Silvestro. Il museo è nato dalla sua collezione e porta il suo nome.

Gli altri nomi appartengono all'edificio che sta sopra le sale espositive, e sono nomi di peso. Filippo Raguzzini, l'architetto beneventano del primo Settecento romano, disegnò nel 1728 la facciata dei Santi Quirico e Giulitta. Pietro Gagliardi, pittore romano dell'Ottocento, affrescò nel 1856 la volta absidale. Ercole Ruspi firmò una pala ottocentesca. Pietro Pantanella, organaro attivo a Roma, costruì nel 1859 l'organo a canne.

Sul versante ecclesiastico la lista è papale. Vigilio, sotto il cui pontificato le fonti collocano l'origine della chiesa nel VI secolo. Pasquale II, che volle il campanile fra il 1099 e il 1118. Paolo V, che a inizio Seicento la fece rialzare di quattro metri. Innocenzo XIII, che nel 1722 la affidò ai Domenicani. Oggi la chiesa è officiata dai frati del Terzo Ordine Regolare di San Francesco, come rettoria della parrocchia di Santa Maria ai Monti, ed è sede di un titolo cardinalizio.

A questi si aggiunge la fila anonima e continua dei maestri presepisti italiani e stranieri che hanno donato le proprie opere alla raccolta: la maggior parte dei pezzi è arrivata così, non per acquisto ma per dono degli autori.

Quando conviene provare a visitare il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

La stagionalità di questo museo è marcata e va rispettata. L'orario ordinario storico, mercoledì e sabato dalle 17.00 alle 19.30, escludeva luglio e agosto: due mesi in cui l'edificio resta chiuso per prassi consolidata. In fase di chiusura temporanea come quella attuale, la stagionalità si trasferisce sulla probabilità di ottenere una visita privata, e la curva è la stessa.

Il periodo migliore è l'autunno inoltrato e il tempo di Avvento, da fine novembre all'Epifania. È il momento in cui l'Associazione lavora a pieno regime, in cui si tengono le conferenze e i corsi di tecnica presepistica, in cui il presepe torna al centro dell'attenzione pubblica e in cui, di conseguenza, è più facile che qualcuno risponda alla posta elettronica e trovi un volontario per accompagnare.

Il periodo peggiore è l'estate piena, per ragioni identiche e opposte. Fra maggio e settembre conviene mettere in conto un silenzio, non prenderla sul personale e riprogrammare.

Un'ultima considerazione sull'orario della giornata: la fascia 17.00-19.30 non era casuale. È l'orario in cui la chiesa sopra apre per la messa serale delle 19.00, quindi l'orario in cui il portone di via Tor de' Conti 23 ha maggiore probabilità di essere accostato. Chi si trova in zona nel tardo pomeriggio e vuole tentare senza appuntamento ha in quella finestra la sua occasione migliore, pur senza alcuna garanzia.

Cosa vedere intorno al Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Pochi indirizzi romani hanno una densità di alternative come questo. In centocinquanta metri si arriva al Museo dei Fori Imperiali, allestito dal 2007 dentro i Mercati di Traiano, che è probabilmente l'edificio romano meglio conservato della città fuori dal Pantheon. Scendendo verso largo Corrado Ricci e piazza del Grillo si passa davanti alla Casa dei Cavalieri di Rodi e si arriva al Carcere Mamertino alle pendici del Campidoglio.

Risalendo via Cavour, in cinque minuti si è a San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo, e proseguendo si raggiunge Santi Silvestro e Martino ai Monti, che come i Santi Quirico e Giulitta conserva sotto di sé strutture di età tardoantica. Sul lato opposto della valle il Colosseo, il Palatino e la Domus Aurea chiudono il quadrante.

Per chi vuole restare sul tema della stratificazione urbana, la Crypta Balbi a via delle Botteghe Oscure è la lezione più chiara che Roma sappia dare sul passaggio dall'antichità al medioevo, mentre le Domus Romane di Palazzo Valentini lo raccontano con proiezioni e ricostruzioni. Per la storia della città moderna restano il Museo di Roma a Palazzo Braschi e, sull'altra sponda del Tevere, i Musei Vaticani.

Domande veloci su Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci" è aperto?

No. Il sito ufficiale dichiara che il museo è temporaneamente chiuso e invita a contattare l'Associazione per eventuali visite private. È la prima cosa da verificare prima di muoversi.

Dove si trova esattamente il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"?

Nei sotterranei della chiesa dei Santi Quirico e Giulitta, ai Fori Imperiali. L'ingresso è dalla chiesa in via Tor de' Conti 23, 00184 Roma, alla sinistra dell'Hotel Forum; l'indirizzo dell'Associazione è via Tor de' Conti 31/a, sul lato destro dell'albergo.

Quanto costa il biglietto del Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"?

Non esiste un biglietto. L'entrata è a offerta libera, e l'Associazione chiede esplicitamente un contributo anche piccolo per sostenere la conservazione della raccolta.

Quali erano gli orari ordinari del museo?

Mercoledì e sabato dalle 17.00 alle 19.30, con chiusura nei mesi di luglio e agosto e visite guidate anche in altri giorni e orari su appuntamento. Sono gli orari di riferimento in condizioni normali, oggi sospesi.

Come si prenota una visita privata?

Scrivendo a info@museopresepioroma.it o telefonando al +39 06 6796146. Conviene indicare numero di persone, finestra di date ampia e interessi specifici, perché la disponibilità dipende dai volontari dell'Associazione.

Chi gestisce il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"?

L'Associazione Italiana Amici del Presepio E.T.S., fondata il 29 novembre 1953 da Angelo Stefanucci e iscritta al registro delle persone giuridiche della Prefettura di Roma con il n. 1038/2014.

Quando è stato fondato il museo?

Nel 1967, con la donazione di gran parte della collezione personale di Angelo Stefanucci, allora presidente e fondatore dell'Associazione.

Quanti pezzi ci sono nella collezione?

Più di tremila, provenienti da tutte le regioni italiane e da decine di nazioni, distribuiti su circa trecento metri quadrati suddivisi in tre navate.

Che cosa significa "tipologico" nel nome ufficiale del museo?

Significa che la raccolta è ordinata per tipo, cioè per materiale, tecnica e provenienza, con l'obiettivo di documentare la varietà delle soluzioni più che di selezionare i capolavori. La denominazione completa è Museo tipologico internazionale del presepio "Angelo Stefanucci".

Quali sono i pezzi più antichi?

Un presepio siciliano costruito con piccole conchiglie del XVII secolo, un San Bambino in avorio dello stesso secolo e una serie di statue di scuola bolognese del XVIII secolo.

Con quali materiali sono fatti i presepi esposti?

Cartapesta leccese, terracotta siciliana, legno, ceramica, vetro, madreperla, pietra, carbone, panno, marzapane, uova e foglie di mais, oltre ad alcune statue napoletane dei secoli XVIII e XIX.

Si può vedere l'abside della chiesa protocristiana?

Sì, quando il museo è accessibile: a un livello ancora inferiore, con accesso dal museo stesso, è visibile la piccola abside affrescata della chiesa originaria dei secoli VI e VII. Conviene chiederla esplicitamente al momento di concordare la visita.

Il Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci" accetta la MIC card o il Roma Pass?

No. Non è un museo civico né statale, ma una raccolta privata di un ente del terzo settore ospitata in un edificio ecclesiastico, quindi le tessere dei circuiti pubblici non hanno alcuna validità.

C'è una biblioteca consultabile?

Sì, annessa al museo, con un'ampia raccolta a tema presepistico e una collezione di videocassette e DVD su mostre, corsi di tecnica e storia del presepio. La consultazione avviene su richiesta.

Si tengono corsi al Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"?

Nei locali del museo vengono organizzate conferenze sul presepio e, periodicamente, corsi di tecnica presepistica tenuti da maestri qualificati. Il calendario passa dall'Associazione.

Come si arriva con i mezzi pubblici?

Metropolitana linea B, fermata Cavour a cinque minuti a piedi oppure Colosseo a dieci minuti risalendo via dei Fori Imperiali. Piazza Venezia è il riferimento per gli autobus di superficie.

Si può arrivare in auto in via Tor de' Conti?

Meglio di no. Siamo dentro la Zona a Traffico Limitato del centro storico e la sosta è di fatto impossibile. Chi arriva in macchina lasci il veicolo a un parcheggio di scambio sulla linea B.

Il crollo della Torre dei Conti ha conseguenze sull'accesso?

Il crollo del 3 novembre 2025 aveva imposto una zona rossa con chiusura delle strade circostanti. Le riaperture sono state disposte a più riprese fra il 19 e il 20 marzo 2026 e il 6 maggio 2026, ma un tratto di marciapiede su largo Corrado Ricci resta interdetto per la stazione di monitoraggio strutturale e il cantiere prosegue.

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta è visitabile?

È una rettoria della parrocchia di Santa Maria ai Monti officiata dai frati del Terzo Ordine Regolare di San Francesco. Le fonti turistiche comunali indicano messe alle 19.00 dal lunedì al sabato e alle 10.00 la domenica e nei festivi, ma gli orari vanno confermati telefonando allo 06 69797832.

Quanto tempo serve per la visita?

Trecento metri quadrati si percorrono in fretta, ma la raccolta è fatta di dettagli minuti e chi si ferma davvero impiega un'ora abbondante. Con l'abside sottostante e una guida dell'Associazione si superano tranquillamente i novanta minuti.

È una visita adatta ai bambini?

Molto. Presepi in miniatura, animali, materiali insoliti come le uova e le foglie di mais funzionano benissimo con i più piccoli, e la dimensione ridotta evita la stanchezza dei grandi musei. L'ambiente è interrato e con scale, quindi i passeggini vanno lasciati fuori.

Dove si vede il primo presepe della storia dell'arte a Roma?

A Santa Maria Maggiore. Il gruppo scolpito da Arnolfo di Cambio nel 1291 su commissione di Niccolò IV in marmo di Carrara è considerato il primo presepe inanimato conosciuto: comprende san Giuseppe, il bue, l'asino e i tre Magi, mentre la Madonna con il Bambino è una sostituzione della seconda metà del Cinquecento.

Che rapporto c'è fra questo museo e Greccio?

Greccio, in Sabina, è il luogo dove Francesco d'Assisi allestì nel 1223 la rappresentazione della Natività considerata il primo presepe della storia. Il museo di via Tor de' Conti conserva l'esito di quella tradizione ottocento anni dopo, nelle sue innumerevoli varianti regionali e nazionali.

C'è un'alternativa se il museo resta chiuso durante il mio viaggio?

Nel periodo natalizio la mostra "100 Presepi in Vaticano", allestita dal Dicastero per l'Evangelizzazione sotto il colonnato sinistro di piazza San Pietro, è a ingresso libero e presenta oltre cento opere da decine di Paesi. Nell'edizione 8 dicembre 2025 - 8 gennaio 2026 i presepi esposti erano 132, provenienti da 23 nazioni.

La mia ultima parola sul Museo Internazionale del Presepio "Angelo Stefanucci"

Roma ha musei che si visitano e musei che si meritano. Questo appartiene alla seconda categoria, e non per snobismo: appartiene alla seconda categoria perché richiede una posta elettronica scritta bene, un po' di flessibilità sulle date e la disponibilità ad accettare un no. In cambio offre trecento metri quadrati sotto una chiesa del VI secolo, tremila oggetti che nessun altro istituto italiano tiene insieme, un'abside protocristiana affrescata al livello più basso e, quasi sempre, la compagnia di qualcuno che a quella collezione ha dedicato una parte consistente della propria vita.

La chiusura temporanea in corso è una brutta notizia e conviene dirla per prima, come si è fatto. Ma è anche il genere di chiusura reversibile che dipende da poche persone, e le poche persone si convincono. Se passate per via Tor de' Conti, guardate almeno la facciata di Raguzzini e il campanile di Pasquale II, e ricordate che quattro metri sotto i vostri piedi c'è una nave di presepi al buio, in attesa che qualcuno accenda la luce. Poi scrivete quella posta elettronica: la peggiore risposta possibile è nessuna risposta, e non costa nulla.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoMuseo Internazionale del Presepio Angelo Stefanucci - Via Tor de' Conti, 31, 00184 Roma RM, Italia
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