Hans Zimmer by Ensemble Symphony Orchestra a Roma — Teatro Brancaccio — 16 novembre 2026

Le colonne sonore di Hans Zimmer, da Il Gladiatore a Interstellar, da Inception a Il Re Leone, suonate dal vivo dall'Ensemble Symphony Orchestra diretta da Giacomo Loprieno. A Roma lunedì 16 novembre 2026, al Teatro Brancaccio di Via Merulana, con inizio alle 21:00.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Concerto dal vivo a Roma
Concerto dal vivo (immagine di repertorio). Foto: Krzysztof Popławski, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Parto dalla cosa più importante, quella che il titolo della serata rischia di far fraintendere: Hans Zimmer non sale su quel palco. Non è annunciato, non è previsto, non arriva a sorpresa nel finale. Quello del 16 novembre è un concerto tributo, cioè una orchestra italiana che esegue le musiche scritte da lui, con un proprio direttore e un proprio arrangiamento. Lo scrivo subito e in chiaro perché la formula "Hans Zimmer by Ensemble Symphony Orchestra" si presta all'equivoco, e negli anni ho visto abbastanza gente entrare in sala convinta di vedere il compositore al pianoforte e uscire delusa non dal concerto, ma dall'aspettativa sbagliata con cui ci era entrata. Chiarito questo, la serata ha un senso suo, forte, e adesso provo a spiegare quale.

Il produttore della tournée è Ad Eventi, che distribuisce il progetto in giro per l'Italia; la data romana è organizzata da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci. Sul palco del Teatro Brancaccio salgono cinquanta elementi, non un ensemble ridotto con le tastiere che fanno finta di essere archi: cinquanta, con solisti che arrivano dalle orchestre italiane più solide. In una sala che supera di poco i milleseicento posti, cinquanta strumenti sono tanti. Chi è abituato ai concerti sinfonici nei palasport, dove il suono esce da una torre di diffusori e arriva già impacchettato, in una sala così scopre un'altra cosa: sente il legno, sente il fiato, sente il momento in cui l'archetto attacca la corda. Non è un dettaglio da appassionati, è la ragione per cui una sera del genere si fa in teatro e non in un padiglione fieristico.

La cornice è la stagione del Brancaccio, che nel giro di poche settimane concentra una quantità di musica notevole: il 20 novembre arriva Michele Bravi, il 14 dicembre Mario Biondi, il 7 dicembre Arisa, e il giorno immediatamente successivo al concerto di Zimmer la sala ospita Steve Hackett con il suo repertorio dei Genesis. Il 16 novembre cade di lunedì, che per un teatro romano è la sera più insolita della settimana: ne parlo più avanti, perché ha conseguenze pratiche sul botteghino e sulla cena prima dello spettacolo.

Che cosa è, esattamente, una serata di colonne sonore dal vivo

La differenza fra film in concerto e concerto tributo

Vale la pena distinguere tre formati che il pubblico tende a confondere. Il primo è il film in concerto: proiezione integrale della pellicola e orchestra che suona la partitura in sincrono, cuffie e click track per il direttore, nessuna libertà di respiro. Il secondo è il concerto d'autore: il compositore in persona, di solito con la sua band allargata, che riscrive i propri temi per il palco. Il terzo, quello del 16 novembre, è il concerto tributo: una orchestra che sceglie i temi, li dispone in una sequenza che funziona come racconto e li suona senza il film addosso. Il terzo formato è il più libero dei tre e anche il più rischioso, perché toglie la stampella delle immagini. Se l'arrangiamento regge, la musica cammina da sola; se non regge, ci si accorge che alcuni temi da soli sono più corti di quanto la memoria suggerisca.

Perché la musica di Zimmer regge il passaggio in sala

La musica di Zimmer, in questo senso, è fortunata. È costruita su blocchi lunghi, su ostinati che si ripetono e crescono, su progressioni armoniche semplici e riconoscibili: materiale pensato per sostenere venti minuti di film e per restare in testa dopo. Trasportarlo in sala funziona proprio perché non ha bisogno di didascalie. Quando parte l'ostinato di Interstellar, o quando gli ottoni impostano la marcia dei Pirati dei Caraibi, il pubblico sa già dove si trova, e questo permette all'orchestra di prendersi del tempo, di allungare una dinamica, di far respirare un pianissimo che in sala funziona e in un palasport si perderebbe.

Che cosa aspettarsi come durata e come andamento

Un concerto di questo tipo, nella prassi delle produzioni sinfonico-cinematografiche italiane, dura intorno alle due ore, con un intervallo a metà. Il taglio abituale prevede un primo tempo più narrativo e un secondo tempo più muscolare, con i temi grossi verso la fine e almeno un bis costruito su un brano che tutti aspettano. Non ho un minutaggio ufficiale della data romana, quindi lo dico come ordine di grandezza e non come promessa: chi calcola il rientro a casa faccia i conti su un finale intorno alle 23:00, con un margine di venti minuti in più se il pubblico richiama l'orchestra.

L'Ensemble Symphony Orchestra e Giacomo Loprieno

Chi sono e quanto girano

L'Ensemble Symphony Orchestra non è una formazione nata per questa tournée. È una macchina da concerti che negli anni ha messo insieme centinaia di date fra Italia ed Europa, con numeri che nell'ultima stagione hanno superato i quarantamila spettatori e una lunga fila di serate esaurite. L'elenco delle collaborazioni dice parecchio del terreno su cui si muovono: Andrea Bocelli, Mario Biondi, Nile Rodgers, Kylie Minogue, Giovanni Allevi, Riccardo Cocciante, Umberto Tozzi, Samuele Bersani, Brunori Sas. È un profilo ibrido, a metà fra l'orchestra da concerto e l'orchestra di servizio per il pop di alta gamma, e questo si sente nella resa: attacchi puliti, sezione ritmica presente, nessuna paura del microfono.

Il direttore e la sua idea di programma

Giacomo Loprieno dirige il gruppo e ne è anche il volto pubblico. Sul progetto Zimmer ha raccontato una genealogia precisa: dopo una stagione 2025 costruita su due filoni, da una parte le produzioni dedicate a Ennio Morricone, dall'altra quelle dedicate alle musiche dei videogiochi, la scelta è stata di unire i due linguaggi. La musica per il cinema da un lato, le sonorità epiche e spaziali che il mondo dei giochi ha reso familiari a un pubblico giovane dall'altro. Zimmer, nella sua ricostruzione, è il punto in cui le due strade si incontrano, perché è il compositore che più di ogni altro ha portato l'elettronica dentro l'orchestra e l'orchestra dentro l'immaginario di massa. Loprieno parla di una scaletta di brani iconici pensata come un viaggio: è il linguaggio del promoter, certo, ma la logica del programma è quella e si capisce già dai titoli annunciati.

Cinquanta elementi: che cosa significa in pratica

Cinquanta elementi su un palcoscenico da teatro di prosa significano una disposizione compatta, con gli archi in avanti, i legni al centro, ottoni e percussioni sul fondo, di solito su pedane. Significa anche che alcune parti scritte per organici enormi vengono ridistribuite: dove nel disco ci sono ottanta archi sovraincisi, in sala ce ne saranno venti reali, e la differenza si colma con l'arrangiamento e con il volume. Chi va cercando la fotocopia esatta del disco resterà spiazzato; chi va cercando che cosa succede a quella musica quando la suonano persone in carne e ossa a dieci metri di distanza, secondo me esce contento.

Il repertorio annunciato, senza inventarsi la scaletta

I titoli messi nero su bianco

Il teatro annuncia un ventaglio di titoli che dà l'idea della direzione: Il Re Leone, Interstellar, Inception, Pirati dei Caraibi, Batman, Spirit, Superman, Il Codice da Vinci, Pearl Harbor. La presentazione della serata mette in campo anche Il Gladiatore, che nel repertorio di queste produzioni è una presenza quasi obbligata. Nessuno di questi elenchi è una scaletta firmata, e non lo scrivo per prudenza formale: è che in tournée l'ordine cambia da piazza a piazza, e un titolo annunciato in agosto può diventare due minuti di suite a novembre. Prendetelo come la mappa del territorio, non come l'itinerario ora per ora.

Il Gladiatore, ovvero lo spartiacque

Se dovessi indicare il punto in cui la musica da film contemporanea cambia forma, indicherei Il Gladiatore del 2000. Da lì in poi il modello Zimmer diventa dominante: pochi elementi tematici, ripetuti e stratificati, percussioni a ostinato, un tappeto elettronico sotto l'orchestra, e melodie affidate spesso a una voce femminile senza parole. In sala quel materiale rende bene perché è fatto di crescendo lunghi, cioè della cosa che un'orchestra dal vivo sa fare meglio di qualsiasi impianto. Il rischio, semmai, è l'opposto: che il crescendo diventi l'unico gesto disponibile. Un buon programma alterna quei blocchi a qualcosa di più intimo, ed è per questo che titoli come Il Codice da Vinci o Spirit, nell'elenco annunciato, contano più di quanto sembri.

Interstellar e l'organo

Interstellar, del 2014, è il titolo che in una sala da teatro può dare la soddisfazione maggiore e insieme la frustrazione più grande. La partitura è costruita attorno a un timbro d'organo che nel film ha una presenza fisica enorme, quasi architettonica, e che in una sala senza organo va per forza ridistribuito fra tastiere e ottoni. Non è un limite di questa produzione, è un limite del formato: nessuna tournée si porta dietro un organo a canne. Detto questo, l'ostinato di Interstellar dal vivo ha un effetto sul pubblico che vale da solo il prezzo del biglietto, perché la crescita è progressiva e il momento in cui l'intera orchestra entra insieme è uno dei pochi casi in cui una sala moderna reagisce come reagiva un teatro ottocentesco a un finale d'opera.

Inception, Batman, Superman: la questione dei titoli

Su tre voci dell'elenco conviene essere precisi, perché nei materiali promozionali vengono citate con formule generiche. "Batman" nella pratica significa la trilogia diretta da Christopher Nolan, le cui musiche Zimmer firmò insieme a James Newton Howard fra il 2005 e il 2012. "Superman" nella filmografia di Zimmer corrisponde a L'uomo d'acciaio del 2013, non ai film degli anni settanta con la fanfara di John Williams: chi entra in sala aspettando quella fanfara sbaglia film e sbaglia compositore. "Pirati dei Caraibi" è il caso più curioso: la prima colonna sonora della serie porta la firma di Klaus Badelt, con Zimmer a supervisionare e a firmare il tema centrale, e solo dai capitoli successivi il compositore prende in mano l'intera partitura. Sono sfumature da nota a piè di pagina, però spiegano perché in una serata come questa certi brani suonino più come stile di una bottega che come firma di un singolo autore.

Il Re Leone, il titolo che divide le generazioni

Il Re Leone del 1994 è la partitura che portò a Zimmer il suo primo Oscar e resta, per una fetta enorme di pubblico, il primo contatto con la sua musica. In un concerto tributo è il brano che cambia la temperatura della sala: si abbassa l'età media percepita, si sentono le voci che accompagnano, e chi è venuto per l'epica spaziale scopre di conoscere a memoria anche quella. Nel 2019 il compositore è tornato sullo stesso materiale per il rifacimento fotorealistico del film, e le due versioni offrono all'arrangiatore materiale diverso da cui pescare.

Chi è Hans Zimmer, in breve e senza agiografia

Da Francoforte a Londra

Hans Florian Zimmer nasce a Francoforte sul Meno il 12 settembre 1957, quindi ha da poco compiuto sessantanove anni. Cresce a Königstein, comincia a suonare il pianoforte di casa e, per sua stessa ammissione, non sopporta le lezioni: la disciplina e la formalità dello studio classico lo respingono, e la sua formazione resta in larga parte autodidatta. Da adolescente si trasferisce a Londra, e lì entra nel giro dei turnisti. È un dettaglio che spiega molto del suo modo di comporre: non arriva dal conservatorio, arriva dalla sala prove e dallo studio di registrazione, e la tastiera che usa non è uno strumento solista ma una centralina.

Gli anni delle tastiere

Negli anni settanta e ottanta suona con gli Ultravox e con i Buggles, e il suo nome resta legato a una delle canzoni più citate del secolo: Video Killed the Radio Star. Nel 1980 entra come membro effettivo nei Krisma, duo italiano che per l'occasione diventa trio, e partecipa all'album Cathode Mamma come tastierista e programmatore; il singolo Many Kisses vende oltre un milione di copie in Europa. Nel 1985 collabora con Claudio Baglioni all'album La vita è adesso, che resta il disco più venduto della storia discografica italiana. È il momento in cui Stanley Myers, suo mentore, lo spinge a dedicarsi al cinema, e insieme lavorano proprio sulla fusione fra suoni orchestrali tradizionali e strumenti elettronici che sarà poi il marchio di fabbrica di Zimmer.

La svolta americana

La svolta arriva nel 1988 con Rain Man. Barry Levinson cerca un musicista, la moglie del regista ascolta una partitura scritta da Zimmer per un film sull'apartheid e lo segnala: la colonna sonora, costruita su sintetizzatori mescolati a suoni di fusti d'acciaio, gli vale la prima candidatura all'Oscar. Da lì in avanti la carriera accelera: A spasso con Daisy, Thelma & Louise, La forza del singolo (per cui va in Africa a registrare cori e tamburi), Il Re Leone, La sottile linea rossa (sei ore e mezza di musica incise prima ancora che Terrence Malick iniziasse a girare), Il principe d'Egitto. Poi gli anni duemila: Il Gladiatore, Black Hawk Down, Hannibal, L'ultimo samurai, Il Codice da Vinci, Sherlock Holmes. E infine la lunga collaborazione con Christopher Nolan e il capitolo Dune, che nel 2022 gli porta il secondo Oscar dopo quello del 1995.

I numeri e le etichette

Cinque Grammy, due Oscar su dodici candidature, tre Golden Globe su nove, un Emmy per la miniserie The Pacific, una stella sulla Hollywood Walk of Fame nel 2010 e, nel 2007, il settantaduesimo posto nella classifica dei cento geni viventi compilata dal Daily Telegraph. Ha guidato il dipartimento musicale della DreamWorks e ha fondato la Remote Control Productions, la struttura da cui sono usciti compositori come Klaus Badelt, Lorne Balfe, Harry Gregson-Williams e John Powell. Quest'ultimo punto è quello che i suoi critici usano contro di lui e che i suoi ammiratori rivendicano: Zimmer non è solo un autore, è una scuola, con uno stile riconoscibile che centinaia di film hanno adottato. In un concerto tributo questa ambiguità diventa un vantaggio, perché il pubblico riconosce anche quello che non ha mai ascoltato.

Dove si trova il Teatro Brancaccio e come arrivarci la sera del concerto

L'indirizzo e il modo di riconoscere la porta giusta

Via Merulana 244, codice di avviamento postale 00185. Via Merulana è poco più lunga di un chilometro e unisce due basiliche papali, Santa Maria Maggiore in cima e San Giovanni in Laterano in fondo; il civico 244 corrisponde al tratto basso, verso il Laterano, all'altezza del largo dove la strada si allarga e il fianco del palazzo gira verso il Colle Oppio. Il teatro occupa l'angolo inferiore dell'isolato di Palazzo Brancaccio e la sua facciata non fa nulla per farsi notare: una fila di porte, un'insegna, e basta. Chi arriva per la prima volta cerchi il palazzo grande e poi scenda con lo sguardo, oppure punti alla fermata dell'autobus che porta il nome Merulana/Brancaccio.

Con la metropolitana

Le fermate utili sono due: Vittorio Emanuele sulla linea A e Cavour sulla linea B, con Termini come nodo di scambio. Da Vittorio Emanuele si esce sulla piazza, si costeggia il giardino o si taglia per via Carlo Alberto, si arriva sotto Santa Maria Maggiore e si imbocca la Merulana in discesa: dieci minuti scarsi, tutti su marciapiede, con la pendenza a favore. Da Cavour il percorso è un po' più lungo ma più bello, perché si sale lungo via Cavour e si passa sotto l'abside della basilica. Attenzione all'uscita: la metropolitana di Roma chiude presto e nei giorni feriali l'ultima corsa viaggia intorno alle 23:30, quindi se il concerto finisce alle 23:00 e vi fermate a commentare il bis sul marciapiede, il margine si assottiglia in fretta.

Con autobus e tram

Alla fermata Merulana/Brancaccio passano la 16, la 75, la 714 e la 717, con la C3 nelle configurazioni temporanee. Una fermata più avanti, a Merulana/Mecenate, il servizio è lo stesso. Se invece si scende all'incrocio con via Labicana, alla fermata Labicana/Merulana, l'offerta si allarga molto: 3, 53, 75, 85, 87, 186, 571, 810, più la notturna N10, che è l'informazione davvero utile del paragrafo, perché di notte la N10 è una delle poche linee che tiene collegata questa zona con il resto della città quando il metrò ha già chiuso. Consiglio pratico: fotografate la paletta della fermata quando arrivate, con le linee e gli orari, così alle undici e mezza di sera non vi tocca cercarla al buio con il telefono scarico.

A piedi da Termini

Dalla stazione Termini al Brancaccio sono venti minuti scarsi a piedi, e resta il modo migliore di arrivarci. Si esce da piazza dei Cinquecento, si prende via Cavour o via Giolitti, si gira sotto l'abside di Santa Maria Maggiore e da lì la Merulana scende dritta fino al teatro. A metà novembre, alle sei e mezza di sera, la basilica è illuminata, i negozi della via sono ancora aperti e il quartiere ha quella luce fredda che gli sta bene: è una passeggiata che prepara al concerto meglio di qualunque taxi bloccato nel traffico di Via Merulana.

In automobile, ovvero la soluzione peggiore

Il teatro ricade nell'area a traffico limitato del centro storico e in una delle zone con meno parcheggio di superficie della città. Chi arriva da fuori Roma fa prima a lasciare l'automobile in un parcheggio di scambio lungo la linea A o la linea B e a fare l'ultimo tratto sotto terra. Orari e permessi delle zone a traffico limitato cambiano nel tempo e vanno controllati sul sito del Comune prima di partire, ma la regola generale resta valida: la sera di uno spettacolo, da queste parti, l'automobile è un problema e non una comodità.

La sala, i settori e dove conviene sedersi

Una platea e due balconate

Il Brancaccio è una sala rettangolare con capienza intorno ai milleseicento posti, fossa dell'orchestra sotto il palco e una struttura a balconate anziché a palchetti. Non è un teatro all'italiana con gli ordini sovrapposti e la pianta a ferro di cavallo: è una sala del primo Novecento, nata quando il politeama e il grande cinema d'epoca stavano ridisegnando il modo di stare seduti davanti a un palco. Per un concerto sinfonico questa forma è una fortuna, perché il suono arriva compatto anche ai lati e nessuno guarda la scena da dietro una colonna.

I settori pubblicati e i prezzi

La biglietteria del teatro per questa data divide la sala in otto settori con prezzo pieno pubblicato: Poltronissima A a 58 euro, Poltronissima B a 48, Poltrona A a 43, Poltrona B a 40, Prima Balconata A e B a 36, Seconda Balconata A e B a 30. Nel menu di scelta compaiono anche voci come Poltronissima Gold e Poltronissima Gold Vip, che nelle configurazioni di questo tipo corrispondono alle prime file centrali e a pacchetti con servizi aggiuntivi. I prezzi possono cambiare e le eventuali commissioni di prevendita si sommano, quindi consideratelo un ordine di grandezza e non un listino inciso nella pietra.

Dove spenderei i miei soldi

Per una orchestra di cinquanta elementi il posto migliore non è la prima fila. Le primissime file mettono lo spettatore sotto il livello del palco, costringono a guardare in alto per due ore e, cosa più importante, lo piazzano dentro il campo vicino degli archi: si sente benissimo il primo violino e molto poco l'insieme. Io punterei sulle file centrali della platea dalla sesta alla quindicesima, dove il bilanciamento fra archi, legni e percussioni arriva già fuso. Chi vuole risparmiare faccia una cosa poco intuitiva: prenda la prima fila della Prima Balconata invece di una poltrona laterale bassa. Da lassù si vede la disposizione completa dell'orchestra dall'alto, che per un programma di colonne sonore è metà dello spettacolo, e il suono arriva dopo aver attraversato tutta la sala, quindi più rotondo. L'unico settore su cui andrei cauto è la fascia di platea che finisce sotto lo sbalzo della balconata, dove il soffitto basso spegne gli acuti e le percussioni perdono aria.

Orari, porte, guardaroba

L'orario di inizio pubblicato è le 21:00 di lunedì 16 novembre. Nella pratica del Brancaccio le porte si aprono intorno alle 20:15 e il pubblico entra con calma: arrivare mezz'ora prima consente di trovare il posto senza scavalcare dodici persone a luci già abbassate. In novembre il guardaroba è un tema vero, perché il cappotto in poltrona diventa ingombrante dopo dieci minuti; se il servizio è attivo conviene approfittarne, e se non lo è conviene vestirsi a strati.

Una curiosità su Hans Zimmer by Ensemble Symphony Orchestra a Roma — Teatro Brancaccio — 16 novembre 2026

Otto giorni prima, sullo stesso palco, un film che porta la sua firma

La coincidenza più bella di questa stagione del Brancaccio quasi nessuno la nota, perché per accorgersene bisogna guardare il cartellone e la filmografia insieme. Dal 29 ottobre all'8 novembre 2026 la sala ospita Il Principe d'Egitto, il musical tratto dal film d'animazione della DreamWorks del 1998. Le musiche del musical sono di Stephen Schwartz, e fin qui nulla di strano. Il punto è che la colonna sonora orchestrale di quel film d'animazione, quella che accompagna il passaggio del Mar Rosso e l'esodo, la scrisse Hans Zimmer, all'epoca capo del dipartimento musicale proprio della DreamWorks. Vuol dire che fra l'8 e il 16 novembre lo stesso palcoscenico ospita, a otto giorni di distanza, prima l'adattamento teatrale di un film che Zimmer ha musicato e poi un concerto interamente dedicato alla sua musica. Nessuno dei due cartelloni lo dice, e non è un segreto: è semplicemente il tipo di collegamento che un teatro non ha interesse a fare e che invece rende più interessante la serata.

E poi c'è la data di nascita

Seconda curiosità, più leggera. Zimmer è nato il 12 settembre, e chi arriva al concerto di novembre lo trova quindi appena entrato nel suo settantesimo anno di vita. Il dato serve a dare una misura: quando esce Rain Man, nel 1988, ha trentun anni; quando esce Il Gladiatore, che cambia il suono del cinema d'azione per i due decenni successivi, ne ha quarantatré. La carriera che il concerto racconta in due ore sta dentro poco più di trentacinque anni, ed è una carriera in cui l'autore ha cambiato idea sul suono almeno tre volte.

Una cosa che non ti dice nessuno su Hans Zimmer by Ensemble Symphony Orchestra a Roma — Teatro Brancaccio — 16 novembre 2026

Il compositore delle astronavi ha un passato italiano

Se c'è una cosa che nelle presentazioni di queste serate non compare mai, è che Hans Zimmer ha lavorato sulla musica leggera italiana, e in due occasioni tutt'altro che marginali. Nel 1980 entra nei Krisma, il duo elettronico formato da Maurizio Arcieri e Christina Moser, che per l'occasione diventa trio: Zimmer partecipa all'album Cathode Mamma come tastierista e programmatore, e il singolo Many Kisses supera il milione di copie vendute in Europa. Cinque anni dopo, nel 1985, il suo nome compare nei crediti di La vita è adesso di Claudio Baglioni, cioè del disco più venduto nella storia della discografia italiana. Il ragazzo tedesco che programmava sintetizzatori per la new wave milanese e per il pop romano è lo stesso che quindici anni dopo avrebbe scritto Il Gladiatore. Quando in sala partono le tastiere sotto gli archi, quella è la sua lingua madre, non un innesto moderno su una formazione classica.

La conseguenza pratica sull'ascolto

Questo passato spiega una caratteristica della sua scrittura che in concerto diventa evidente: Zimmer non pensa per melodie da cantare, pensa per timbri e per strati. Molti dei suoi temi, se li si riduce a una linea di canto, sono quattro o cinque note. La ricchezza nasce dalla sovrapposizione, dal modo in cui un pedale di bassi si allarga, nel punto in cui entrano le percussioni. Una orchestra che affronta questo repertorio deve quindi lavorare più sulla dinamica che sul virtuosismo, e il pubblico che ascolta deve fare lo stesso: la soddisfazione non arriva dall'acuto del solista, arriva dall'istante in cui cinquanta persone cambiano volume insieme.

E una precisazione che vale la pena ripetere

Torno un attimo sul punto di partenza, perché in sala capita sempre. La locandina dice "Hans Zimmer by Ensemble Symphony Orchestra": la preposizione inglese indica l'esecutore, non l'ospite. È un concerto dell'Ensemble Symphony Orchestra dedicato a Zimmer. Se qualcuno della compagnia con cui andate coltiva l'idea di un'apparizione a sorpresa, meglio smontarla prima di uscire di casa che dopo il primo bis.

Il consiglio che ti do per visitare Hans Zimmer by Ensemble Symphony Orchestra a Roma — Teatro Brancaccio — 16 novembre 2026

Attenzione al lunedì: è il giorno in cui il botteghino è chiuso

Questo è il consiglio più concreto che posso darvi e nasce da una riga nascosta nelle informazioni del teatro. Il botteghino di Via Merulana apre al pubblico da martedì a sabato, nel pomeriggio, e resta chiuso il lunedì; la domenica apre soltanto in orario di spettacolo, quando previsto. Il concerto cade proprio di lunedì. Tradotto: se contate di passare in biglietteria nel pomeriggio del 16 per comprare il biglietto o per ritirarlo, rischiate di trovare la saracinesca abbassata fino all'apertura serale. Comprate il biglietto in anticipo sui canali di vendita ufficiali indicati dal teatro, oppure passate al botteghino in uno dei giorni feriali precedenti. Chi arriva da fuori Roma la sera stessa faccia il conto con questo dettaglio prima di prenotare il treno.

Cenare prima, e dove

Con inizio alle 21:00 la cena prima dello spettacolo è scomoda ma non impossibile, a patto di scegliere la formula giusta. Le trattorie dell'Esquilino intorno a piazza Vittorio servono presto e in modo spiccio, e la zona dietro Santa Maria Maggiore ha una densità di locali sufficiente a non rimanere a bocca asciutta anche di lunedì, che nella ristorazione romana è il giorno di chiusura più diffuso. La mia soluzione preferita per le serate al Brancaccio è un'altra: mangiare qualcosa di leggero verso le 19:00 nella zona del Nuovo Mercato Esquilino o lungo via dello Statuto, e tenersi la cena vera per dopo, quando la sala si svuota e i locali di Monti a dieci minuti di cammino sono ancora aperti. Un concerto di due ore con l'intervallo si digerisce meglio a stomaco leggero.

Come prepararsi all'ascolto

Il consiglio meno ovvio riguarda i giorni precedenti, non la serata. Riascoltate due o tre dei titoli annunciati, ma nella versione originale del film e non nelle raccolte sinfoniche. Serve a due cose: riconoscere i temi quando arrivano, e soprattutto accorgersi di quanto l'arrangiamento dal vivo li abbia modificati. Il piacere di un concerto tributo è quasi tutto lì, nello scarto fra la versione che avete in testa e quella che vi arriva dal palco. Chi ci va senza nessun riferimento si diverte lo stesso, ma perde metà del gioco.

Il posto giusto se venite con ragazzi

È una serata adatta anche a un pubblico giovane, e il repertorio lo dice chiaramente. Con ragazzi sotto i dodici anni consiglierei la platea centrale, perché la visibilità diretta sull'orchestra tiene viva l'attenzione molto più del suono. Con adolescenti abituati alle colonne sonore dei videogiochi, invece, la balconata funziona benissimo e costa la metà. In entrambi i casi vale la regola dell'intervallo: due ore in poltrona sono lunghe, e il momento in cui si esce a sgranchirsi le gambe fa parte dello spettacolo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il teatro non lo pagò un principe romano

Sulla nascita del Brancaccio circola da anni una versione comoda e sbagliata, quella che attribuisce l'operazione a un nobile romano di antichissima famiglia mosso da spirito mecenatesco. La realtà è più moderna e più interessante. L'isolato nasce come residenza della famiglia Brancaccio, e il capitale che rese possibile l'impresa arrivò in buona parte dal ramo americano, cioè dal matrimonio fra un Brancaccio e un'ereditiera statunitense di cognome Field. Fu quel patrimonio, non una rendita fondiaria romana, a permettere la costruzione dell'ultimo grande palazzo nobiliare della città e, nell'angolo basso dell'isolato, del teatro. Anche sull'autore del progetto le fonti non vanno d'accordo: alcune indicano Luca Carimini, altre Giuseppe Sacconi, e la discrepanza probabilmente nasce dal fatto che il cantiere andò avanti per anni e cambiò mani. Chiunque vi racconti la versione con il nome secco di un solo architetto sta semplificando qualcosa che semplice non è.

Un teatro nato con un altro nome

La sala aprì nel gennaio del 1916 e non si chiamava Brancaccio: si chiamava Teatro Morgana. Il nome attuale arrivò dopo, e il cambio non fu un vezzo, fu il segno del passaggio da una gestione all'altra in un'epoca in cui i teatri romani nascevano e morivano nel giro di una stagione. È utile ricordarlo perché aiuta a capire la natura della sala: il Brancaccio non è un teatro di corte né un teatro comunale, è un teatro nato dentro un'operazione immobiliare privata, e questo ne ha determinato la storia successiva, fatta di cinema, di rivista, di avanspettacolo, di anni bui e di riaperture.

E, sul versante musicale, il video che tutti hanno visto

Il secondo fatto arcinoto e mai citato riguarda il festeggiato della serata. Il primo video musicale trasmesso da MTV negli Stati Uniti, il primo in assoluto, fu Video Killed the Radio Star dei Buggles. In quel video, per pochi fotogrammi, compare un tastierista giovanissimo: è Hans Zimmer. Il compositore che avrebbe scritto la musica di Interstellar e di Dune è fisicamente il primo tastierista apparso sulla televisione musicale americana. Fra quel fotogramma del 1981 e il concerto del 16 novembre 2026 al Brancaccio passano quarantacinque anni di storia dei suoni, e una sala che nel 1916 apriva come Teatro Morgana.

La foto giusta da fare a Hans Zimmer by Ensemble Symphony Orchestra a Roma — Teatro Brancaccio — 16 novembre 2026

Dentro la sala, la regola è semplice

Durante l'esecuzione, niente. Non per formalismo: un flash in una sala buia rovina l'ascolto a trenta persone e lo schermo acceso ne infastidisce altrettante, e in una serata costruita sulle dinamiche il rispetto del buio fa parte del contratto. Nei teatri romani la regola generale ammette qualche scatto senza flash all'ingresso, prima che le luci si abbassino, e agli applausi finali, ma dipende dalla produzione e il personale di sala può dire di no: se lo dice, si obbedisce e basta.

Lo scatto che vale davvero

La foto migliore della serata, secondo me, non riguarda l'orchestra. È il palcoscenico vuoto prima dell'inizio, con le sedie disposte a semicerchio, i leggii accesi, gli strumenti già appoggiati e nessun musicista. È un'immagine che si può fare solo in quei quindici minuti fra l'apertura delle porte e l'ingresso dell'orchestra, e che racconta il concerto meglio di qualunque inquadratura del direttore di spalle. Dalla platea centrale, quarta o quinta fila, si prende tutto il semicerchio senza distorsioni. Dalla prima fila di balconata si prende invece la geometria dall'alto, con il disegno delle sedie e delle pedane, che è la foto più insolita e quella che nessuno fa perché tutti guardano il telefono in attesa che si spengano le luci.

Fuori dal teatro, dopo

Lo scatto esterno migliore non è la facciata del teatro, che di sera si legge male. È Via Merulana ripresa dal marciapiede opposto, con la mole di Palazzo Brancaccio che occupa tutto il fondo e la via che scende verso il Laterano. A mezzanotte, con l'asfalto bagnato di novembre e i fari delle automobili, quella strada ha un carattere cinematografico che si sposa piuttosto bene con la serata appena finita. In alternativa, salendo cinque minuti verso Santa Maria Maggiore, la basilica illuminata a quell'ora è vuota di turisti e la piazza regge una fotografia lunga senza treppiede se ci si appoggia a un palo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Dal 1916 agli anni bui

Il teatro aprì in piena guerra, nel gennaio 1916, e attraversò tutti i cambi di pelle che il Novecento impose alle sale romane: prosa, operetta, rivista, cinema, avanspettacolo. Ci furono decenni in cui il palcoscenico servì soprattutto come schermo, e decenni in cui la programmazione si ridusse al minimo. La discontinuità è la costante della storia di questa sala, e spiega perché oggi il Brancaccio non abbia una identità di genere rigida: ospita musical, prosa, danza, concerti pop, concerti sinfonici e spettacoli per famiglie nella stessa stagione, cosa che un teatro di tradizione non farebbe mai.

La riapertura del 1978

L'episodio più importante della storia recente è la riapertura del 1978, portata avanti da Gigi Proietti insieme a Gabriele Lavia. Fu una operazione con un significato preciso nel clima teatrale di quegli anni: recuperare una sala grande e popolare, in un quartiere popolare, per un teatro che parlasse a un pubblico largo. Il Brancaccio uscì da quella stagione con una vocazione che in fondo non ha più perso, quella di sala capiente, centrale e generalista, capace di riempirsi con nomi diversissimi fra loro.

La stagione intorno al 16 novembre 2026

Anche la stagione in corso racconta qualcosa. Nelle settimane intorno al concerto di colonne sonore si alternano Mr. Rain in ottobre, il musical Il Principe d'Egitto a cavallo fra ottobre e novembre, Steve Hackett con il repertorio dei Genesis il 17 novembre, Michele Bravi il 20, e poi a dicembre lo Schiaccianoci, Arisa e Mario Biondi. Prima ancora, il 30 settembre, era passato Roberto Vecchioni. Cinque generi in sei settimane sullo stesso palcoscenico: è la fotografia di come funziona oggi una sala privata da milleseicento posti in una città che di sale così ne ha poche.

Fuori dal teatro, nella stessa via

Vale la pena aggiungere che la storia importante, da queste parti, è anche quella che passa in strada. Via Merulana fu tracciata come collegamento diretto fra due delle basiliche maggiori e per secoli servì ai pellegrinaggi papali; nell'Ottocento e poi dopo l'Unità la strada cambiò volto con l'edilizia del nuovo quartiere, e nel Novecento è diventata un asse letterario grazie al romanzo di Carlo Emilio Gadda ambientato proprio in un palazzo di questa via. Camminarci sopra prima di un concerto, sapendo tutto questo, è un modo gratuito di allungare la serata.

Chi è passato da Hans Zimmer by Ensemble Symphony Orchestra a Roma — Teatro Brancaccio — 16 novembre 2026

I nomi storici della sala

La lista di chi è salito su questo palcoscenico dal 1916 in poi è lunga e mescola mondi che oggi non si incontrerebbero. Il teatro di varietà e di prosa ci ha portato Ettore Petrolini, Totò, Anna Magnani, Aldo Fabrizi; la lirica ci ha portato Giuseppe Di Stefano; la musica internazionale ci ha portato Louis Armstrong e Jimi Hendrix; la canzone italiana ci ha portato Fabrizio De André e Adriano Celentano. Un palcoscenico che ha ospitato Petrolini e Hendrix non è una sala qualsiasi, ed è anche il motivo per cui una serata di colonne sonore qui dentro ha un peso diverso rispetto alla stessa serata in un palazzetto.

Chi ci sale il 16 novembre

Sul palco, quella sera, salgono i cinquanta elementi dell'Ensemble Symphony Orchestra con Giacomo Loprieno sul podio. La formazione mette insieme strumentisti che nelle rispettive carriere hanno suonato nelle principali orchestre italiane, e la produzione porta con sé l'esperienza dei progetti precedenti del gruppo, quelli dedicati a Ennio Morricone e alle musiche dei videogiochi. Dietro le quinte, la macchina è di Ad Eventi per la produzione e di Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci sull'organizzazione della data romana.

E chi, invece, non ci sale

Lo ripeto un'ultima volta perché è la domanda che mi arriva più spesso su serate di questo tipo: Hans Zimmer non è annunciato e non partecipa. Il compositore porta in giro da anni un proprio tour con una band allargata e un impianto scenico completamente diverso, e quando suona in Italia lo fa in arene e palasport, non in una sala da milleseicento posti. Le due cose non vanno confuse. Chi cerca lui aspetti l'annuncio delle sue date; chi cerca la sua musica suonata bene, a dieci metri di distanza, ha un appuntamento il 16 novembre.

Il quartiere intorno al teatro, e come usarlo prima del concerto

L'Esquilino, il rione che tutti attraversano e pochi guardano

Il Brancaccio apre le sue porte in uno dei rioni più densi e meno raccontati di Roma. L'Esquilino è il quartiere dei palazzi umbertini a blocchi regolari, delle botteghe di quattro continenti, dei portici di piazza Vittorio, e ha la caratteristica di cambiare completamente faccia nel giro di cento metri. È anche uno dei pochi pezzi di centro dove la vita quotidiana non è stata sostituita dal turismo: alle sette di sera, quando si va a teatro, la gente fa la spesa e i ragazzi giocano a pallone sotto i portici. Chi arriva con un'ora di anticipo faccia il giro del giardino di piazza Vittorio, dia un'occhiata ai resti dei Trofei di Mario in mezzo all'aiuola, e poi scenda verso il teatro: sono venti minuti di camminata che non troverete in nessun itinerario turistico.

Due basiliche ai due capi della strada

In cima alla via c'è Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche papali e l'unica che conservi ancora l'impianto paleocristiano nella navata centrale, con i mosaici del quinto secolo lungo l'alto delle pareti. In fondo c'è San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma e chiesa madre di tutte le chiese, con la facciata settecentesca che chiude la piazza e la scala santa dall'altra parte dello slargo. Entrambe chiudono nel tardo pomeriggio, quindi per visitarle bisogna organizzarsi prima; ma anche solo da fuori, illuminate, valgono la deviazione di dieci minuti.

Che cosa vedere nello stesso pomeriggio

Se arrivate a Roma nel pomeriggio e volete far fruttare le ore prima del concerto, la zona offre tre possibilità molto diverse fra loro. La prima è San Pietro in Vincoli, dieci minuti a piedi salendo verso il Colle Oppio, dove si trova il Mosè di Michelangelo: una chiesa che si visita in venti minuti e che vale il doppio del tempo che richiede. La seconda è la Domus Aurea, sul Colle Oppio, che si visita solo su prenotazione e in orari definiti, quindi va programmata in anticipo. La terza è Palazzo Merulana, sulla stessa Via Merulana, che ospita una collezione di arte italiana del Novecento e che ha il vantaggio di essere a cinque minuti dal teatro. Con una serata che comincia alle 21:00, l'ultimo è probabilmente l'abbinamento più sensato.

Il Colosseo, a un passo e spesso ignorato

Vale la pena ricordare che dal Brancaccio al Colosseo si cammina in un quarto d'ora scarso, scendendo via Labicana. Chi viene a Roma per il concerto e ha il pomeriggio libero può quindi incastrare una visita all'area archeologica e poi risalire a piedi verso il teatro. In novembre il buio arriva presto, e il Colosseo illuminato visto da via Labicana mentre si sale verso Via Merulana è uno di quei momenti in cui la città fa il suo mestiere senza sforzo.

Novembre a Roma, e perché una data in teatro cade nel momento giusto

Il clima e il vestiario

A metà novembre Roma si assesta su massime intorno ai quindici gradi e minime che di notte possono scendere sotto i dieci. Piove più che in altri mesi, con rovesci brevi e intensi più che con giornate di pioggia continua. Per una serata a teatro questo significa due cose pratiche: portare un ombrello pieghevole anche se il cielo sembra sgombro, e mettere in conto che all'uscita, a mezzanotte, la differenza di temperatura rispetto al pomeriggio è di parecchi gradi. Il cappotto pesante, però, in poltrona è scomodo: meglio strati leggeri e un guardaroba.

La città a novembre

Novembre è il mese in cui Roma torna a essere una città e smette di essere una destinazione. I musei si visitano senza fila, i ristoranti accettano prenotazioni per la stessa sera, i quartieri respirano. Per chi viene da fuori è probabilmente il momento migliore dell'anno per abbinare un concerto a due giorni di visita, perché il rapporto fra quello che si spende e quello che si vede è nettamente più favorevole rispetto alla primavera o all'estate. Una data infrasettimanale come il lunedì 16 accentua ancora di più questo effetto.

Il lunedì sera, una scelta insolita

Torno sul giorno della settimana, perché conta. Il lunedì è tradizionalmente il giorno di riposo dei teatri e di molti ristoranti romani. Una data concertistica di lunedì è quindi una scelta di calendario dettata dalla tournée, non dal teatro, e produce una serata particolare: meno traffico, parcheggi leggermente meno impossibili, pubblico più composto e meno turistico. Lo svantaggio, oltre al botteghino chiuso di giorno, è che le opzioni per il dopo concerto si riducono; le ho già elencate, ma il concetto è semplice, di lunedì a mezzanotte conviene sapere in anticipo dove si va.

Altre sale e altre serate, se questa non rientra nei vostri piani

Se la data del 16 novembre non funziona, Roma offre alternative per chi cerca musica orchestrale o concerti in sala. L'Auditorium Parco della Musica ha tre sale di dimensioni diverse e un cartellone che copre praticamente ogni genere, con una programmazione sinfonica stabile; l'Auditorium Conciliazione, a due passi dal Vaticano, ospita spesso produzioni di questo tipo, con formazioni orchestrali dedicate al cinema e alla musica leggera. Sul fronte del Brancaccio, come detto, le settimane successive portano altri nomi, e la stagione prosegue fino alla primavera con musical e prosa. Vale la pena tenere d'occhio i cartelloni: le produzioni sinfonico-cinematografiche girano molto e un tributo che passa a novembre in una sala spesso torna in un'altra sala della stessa città entro un anno.

Domande frequenti

Hans Zimmer sarà presente al concerto?

No. È un concerto tributo eseguito dall'Ensemble Symphony Orchestra diretta da Giacomo Loprieno. Il compositore non è annunciato fra i partecipanti.

Quando e a che ora si tiene?

Lunedì 16 novembre 2026, con inizio alle ore 21:00, al Teatro Brancaccio.

Qual è l'indirizzo del teatro?

Via Merulana 244, 00185 Roma, nel rione Esquilino, all'angolo basso dell'isolato di Palazzo Brancaccio.

Quanto costano i biglietti?

I prezzi pieni pubblicati per questa data vanno dai 30 euro della Seconda Balconata ai 58 euro della Poltronissima A, con fasce intermedie a 36, 40, 43 e 48 euro. Esistono settori Gold con condizioni diverse. Ai prezzi possono aggiungersi i diritti di prevendita.

Dove si comprano i biglietti?

Al botteghino del teatro oppure sui canali di vendita ufficiali indicati dal teatro stesso. Ricordate che il botteghino di Via Merulana resta chiuso il lunedì durante il giorno, e il concerto cade proprio di lunedì.

Quanti posti ha la sala?

Circa milleseicento, distribuiti fra platea e balconate, con la fossa dell'orchestra sotto il palcoscenico.

Qual è la fermata della metropolitana più vicina?

Vittorio Emanuele sulla linea A, a circa dieci minuti a piedi. In alternativa Cavour sulla linea B, poco più lontana.

Quali autobus arrivano al teatro?

Alla fermata Merulana/Brancaccio passano 16, 75, 714 e 717. All'incrocio con via Labicana fermano anche 3, 53, 85, 87, 186, 571, 810 e la notturna N10.

Si può arrivare in automobile?

Tecnicamente sì, praticamente conviene evitare: la zona ricade nell'area a traffico limitato del centro storico e il parcheggio di superficie è quasi inesistente. Meglio un parcheggio di scambio più la metropolitana.

Quanto dura il concerto?

Per produzioni di questo tipo la durata abituale è intorno alle due ore con un intervallo. Non esiste un minutaggio ufficiale pubblicato per la data romana, quindi va preso come stima.

Che brani verranno eseguiti?

Il repertorio annunciato comprende musiche da Il Re Leone, Interstellar, Inception, Pirati dei Caraibi, Batman, Spirit, Superman, Il Codice da Vinci, Pearl Harbor e Il Gladiatore. La sequenza esatta non è pubblicata e nelle tournée cambia da città a città.

Quanti musicisti ci sono sul palco?

Cinquanta elementi, con solisti provenienti da orchestre italiane.

È adatto ai bambini?

Sì, il repertorio è familiare e il formato orchestrale funziona bene con i ragazzi. Da tenere presente solo l'orario di inizio, le 21:00, e la durata di due ore.

Si possono fare fotografie?

Durante l'esecuzione no, e comunque mai con il flash. Prima dell'inizio e agli applausi finali dipende dalle indicazioni del personale di sala.

La metropolitana è ancora aperta all'uscita?

Al limite. Nei giorni feriali l'ultima corsa viaggia intorno alle 23:30 e un concerto che finisce alle 23:00 lascia un margine stretto. Il bus notturno N10 e i taxi restano l'alternativa.

Il teatro è accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Il Brancaccio dispone di postazioni dedicate e di un servizio di accoglienza per il pubblico con disabilità, ma i posti sono in numero limitato e vanno richiesti in anticipo contattando il teatro. La sezione dedicata all'accessibilità sul sito del teatro riporta le modalità aggiornate.

Che cos'è il Brancaccino?

È la sala piccola gestita dallo stesso teatro, con una programmazione di ricerca e una capienza ridotta. Non ospita questo concerto, ma vale la pena conoscerne l'esistenza per il resto della stagione.

Conviene cenare prima o dopo?

Con inizio alle 21:00, secondo me qualcosa di leggero prima e la cena vera dopo. Di lunedì, però, controllate in anticipo gli orari del locale che avete in mente, perché molte trattorie romane chiudono proprio quel giorno.

Perché vale la pena esserci

Alla fine la domanda è una sola: ha senso pagare un biglietto per ascoltare dal vivo musica scritta per accompagnare delle immagini che quella sera non ci saranno? La mia risposta è sì, e non per nostalgia cinefila. Ha senso perché quella musica, nata in studio e costruita a strati su un computer, in sala si ricompone in modo diverso: si sente da dove arriva ogni strato, si vede chi lo produce, e si scopre che sotto l'apparato elettronico c'è una scrittura orchestrale molto più solida di quanto i detrattori di Zimmer ammettano. Ha senso perché una sala da milleseicento posti è la dimensione giusta per questo repertorio, più intima di un palasport e abbastanza grande da reggere cinquanta strumenti a pieno volume. E ha senso perché in una città che ha una offerta musicale enorme ma dispersa, una serata così, in un teatro che nel 1916 si chiamava Morgana e che ha ospitato Petrolini e Jimi Hendrix, è uno di quegli incroci fra storia e presente che a Roma capitano più spesso di quanto ci si accorga.

Chi arriva da fuori città e vuole costruirci intorno un paio di giorni romani, o chi organizza il viaggio per un gruppo, trova materiale utile nei nostri progetti collegati: su italyplanner.com mettiamo insieme itinerari e informazioni pratiche per chi viaggia in Italia e vuole incastrare spettacoli, musei e spostamenti senza sprecare giornate; su tourleaderpro.com lavoriamo invece sul lato di chi accompagna i gruppi, con strumenti e materiali pensati per guide e accompagnatori che devono far quadrare orari, ingressi e serate come questa. Il resto delle serate romane, mese per mese, lo trovate sulle nostre pagine dedicate ai teatri e ai concerti della città.

TagsbigliettiConcertieventi Roma 2026Hans Zimmer by Ensemble Symphony Orchestra a Roma — 16 novembre 2026Roma

Contact Information

Data Evento16 Novembre 2026 21:00
IndirizzoTeatro Brancaccio, Via Merulana 244, 00185 Roma Roma Città
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