AccediIl mio viaggio

Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934) alla Casa della Memoria e della Storia — dal 17 settembre al 6 novembre 2026

Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934) è aperta dal 17 settembre al 6 novembre 2026 alla Casa della Memoria e della Storia, via di San Francesco di Sales 5, 00165 Roma, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19. L'ingresso è libero. La Casa si trova in una traversa di via della Lungara, sulla riva destra del Tevere: dal centro storico ci si arriva a piedi attraversando ponte Sisto e piazza Trilussa, mentre per bus e tram il riferimento è il calcolatore di percorso dell'ATAC. La mostra è curata da Un Ponte Per, ARCI e dal Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, nell'ambito del progetto Memorie decoloniali. Informazioni alla Biblioteca Casa della Memoria e della Storia, telefono 06 45460503, e sulla pagina ufficiale delle Biblioteche di Roma.

L'insegna della Casa della Memoria e della Storia in via di San Francesco di Sales, sede di Tracce coloniali
L'insegna della Casa della Memoria e della Storia in via di San Francesco di Sales, sede di Tracce coloniali Foto: Foto: Lalupa, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Fotografie d'archivio, documenti storici, pannelli: la mostra racconta la deportazione e il confino dei cittadini libici sull'isola di Ustica negli anni del colonialismo italiano, dall'Italia liberale al fascismo. È una di quelle mostre che non si trovano negli itinerari turistici e che dicono di Roma più di molti musei, perché la decisione di deportare fu presa qui. A Roma sono rari i luoghi dove questa storia si possa vedere con i documenti in mano: la Casa della Memoria, quest'autunno, è uno di questi.

Tracce coloniali: le informazioni essenziali

Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934) resta aperta fino a venerdì 6 novembre 2026, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19, a ingresso libero. Il sabato e la domenica la mostra non è visitabile.

Date e orari

La mostra ha aperto giovedì 17 settembre 2026 ed è visitabile nei giorni feriali. L'orario ampio, fino alle 19, permette di andarci anche dopo il lavoro. Non serve prenotare per una visita individuale.

Chi l'ha curata

La cura è di tre soggetti: Un Ponte Per, ARCI e il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica. La mostra fa parte del progetto Memorie decoloniali, un percorso che affronta l'eredità del passato coloniale italiano con mostre, incontri e seminari.

Il calendario degli incontri

Accanto alla mostra la Casa della Memoria ha organizzato due incontri tematici. Venerdì 2 ottobre 2026 alle 17 c'è il seminario storico Deportare, internare, concentrare. Pratiche coloniali sui corpi dei sudditi, con Beatrice Falcucci, Gianmarco Mancosu e Federico Goddi. Martedì 27 ottobre è in programma un incontro con attivisti, Necropolitica migratoria.

Che cosa si vede in Tracce coloniali

La mostra fotografica propone un percorso documentario e visivo sulla deportazione e sul confinamento dei cittadini libici sull'isola di Ustica durante il periodo coloniale italiano. Lo strumento è quello della mostra storica: immagini d'archivio, documenti, pannelli esplicativi.

Biografie, volti, condizioni di vita

Il portale del Comune descrive l'obiettivo della mostra: recuperare frammenti di storia rimasti a lungo ai margini della memoria pubblica nazionale, mettendo in luce le biografie, i volti e le difficili condizioni di vita delle persone ristrette sull'isola siciliana. Non è una mostra di tesi astratte, ma di persone: nomi, fotografie, documenti che le riguardano.

I meccanismi della repressione

Attraverso i materiali d'archivio l'allestimento ricostruisce i meccanismi della repressione coloniale italiana e le pratiche di controllo sociale e di detenzione adottate dall'Italia liberale prima e dal regime fascista poi. L'arco cronologico del titolo, dal 1911 al 1934, attraversa infatti due regimi diversi, e la mostra mostra la continuità fra i due.

Una riflessione sul presente

Il terzo obiettivo dichiarato è stimolare una riflessione critica sull'eredità del passato coloniale e sulle sue ripercussioni antropologiche e geopolitiche contemporanee. È il punto in cui la mostra smette di essere soltanto storica, e che spiega perché il calendario comprenda anche un incontro con attivisti sui campi di reclusione di oggi.

I relegati libici di Ustica: la storia dietro la mostra

La deportazione dei libici comincia nel 1911 e prosegue, in forme diverse, fino al 1934. Le ricerche del Centro Studi di Ustica e la stampa specializzata ne hanno ricostruito le tappe principali.

Il 1911 e la nave Rumania

La prima deportazione verso Ustica avvenne nel 1911 con il piroscafo Rumania, dopo la sconfitta dell'esercito regio a Sharaa al-Shatt, alle porte di Tripoli, come ricostruisce un articolo della Rivista Africa dedicato alla memoria dell'isola. A bordo c'erano centinaia di libici: resistenti anticoloniali, ma anche civili presi a caso nei rastrellamenti che seguirono. Alcuni morirono durante il trasferimento.

Le isole di confino

Secondo le stime degli storici riportate dalla stessa fonte, fra il 1911 e il 1934 furono deportati circa tremila libici, forse quattromila secondo alcune fonti, sulle isole di Ponza, Favignana, Ustica e Tremiti.

Ustica

Le persone trasferite a Ustica furono 920, poco più degli abitanti dell'epoca, che già convivevano con altri confinati, briganti o criminali comuni. Un'epidemia di colera e le dure condizioni di vita causarono almeno 127 morti fra i relegati, che per timore del contagio furono ancora più isolati dalla comunità. Le ricerche condotte su archivi e fonti orali ricordano anche gesti di umanità, come quelli del direttore della colonia dei coatti, Antonino Cutrera, che chiese che i libici potessero preparare da sé il proprio cibo.

Fino al 1934

La nave del 1911 fu solo il primo episodio. La deportazione e il confino dei libici proseguirono durante il fascismo, fino al 1934, l'anno con cui si chiude il titolo della mostra. Negli stessi decenni a Ustica furono confinati anche oppositori politici come Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga.

Chi ha costruito la mostra: Un Ponte Per, ARCI e il Centro Studi di Ustica

Tre soggetti molto diversi fra loro hanno lavorato insieme alla mostra, e la loro diversità spiega il taglio dell'allestimento: la ricerca storica sull'isola, l'associazionismo, l'impegno sui temi del presente.

Il Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica

È il soggetto che conserva la memoria del luogo. Il suo presidente, Vito Ailara, è intervenuto all'inaugurazione della mostra. Il Centro raccoglie da anni documenti e testimonianze sui relegati libici, anche attraverso le fonti orali degli abitanti dell'isola.

ARCI

L'associazione ha partecipato alla cura e ha portato la propria rete territoriale: all'inaugurazione ha parlato Papia Aktar per ARCI Roma. ARCI è anche fra i promotori del percorso Memorie decoloniali.

Un Ponte Per

Un Ponte Per ha curato la mostra insieme agli altri due soggetti, e all'inaugurazione ha parlato Fabio Alberti. Con ARCI ha promosso anche gli incontri del calendario, che legano la memoria storica al presente.

Memorie decoloniali: da Ustica a Roma

La mostra romana è una tappa del percorso Memorie decoloniali, che ARCI e Un Ponte Per portano avanti da alcuni anni. Il percorso ha una sua storia, cominciata sull'isola.

L'ulivo nel cimitero di Ustica

Nel maggio 2025, su invito di ARCI e Un Ponte Per, una delegazione di attivisti e giornalisti arrivò a Ustica, piantò un ulivo commemorativo nel cimitero dell'isola e inaugurò una targa con i versi di due dissidenti deportati sulle isole durante il periodo coloniale: l'antifascista italiano Silvio Campanile e il poeta libico Fadil Shimani. Un italiano e un libico, confinati per ragioni diverse, ricordati sulla stessa lapide.

La poesia di Favignana

Una poesia di Shimani, scritta a Favignana nel 1912, racconta la nave della deportazione come un treno di ferro che lo porta sempre più lontano dai suoi cari. È una delle rare voci dirette dei deportati arrivate fino a noi, e dà la misura di che cosa significasse, per chi la visse, quella traversata.

Dall'isola alla città

Dall'isola del confino alla città che decise la deportazione: il percorso ha una sua logica geografica, oltre che storica. Portare la mostra a Roma, nella Casa della Memoria, significa riportare la storia nella capitale da cui partirono le decisioni.

Come guardare una mostra documentaria

Tracce coloniali non è una mostra d'arte, e va guardata con un metodo diverso. Ecco tre suggerimenti pratici, validi per qualsiasi mostra storica.

Partire dalle date

Prima di guardare le fotografie, fissate la cronologia: ottobre 1911, gennaio 1912, 1934. Le immagini acquistano senso solo se si sa in quale momento di questa storia sono state scattate.

Cercare i nomi

In una mostra che vuole restituire biografie, i nomi contano più dei numeri. Cercate nei documenti le persone, non soltanto le cifre: è il modo in cui la mostra stessa chiede di essere letta.

Leggere i pannelli fino in fondo

I pannelli esplicativi sono la parte meno attraente e la più utile. Leggeteli per intero: in quaranta minuti si esce con un quadro chiaro di una storia che quasi nessuno ha studiato a scuola.

Una curiosità sulle Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934) alla Casa della Memoria e della Storia — dal 17 settembre al 6 novembre 2026

La curiosità più significativa riguarda l'inaugurazione. Il 17 settembre 2026, alle 17, oltre ai saluti di Fabio Alberti per Un Ponte Per, Papia Aktar per ARCI Roma e Marina Pierlorenzi per ANPI Roma, e agli interventi dello storico Alessandro Volterra dell'Università di Roma Tre e di Vito Ailara, presidente del Centro Studi di Ustica, è intervenuta in collegamento dalla Libia una voce che nessun'altra mostra romana di quest'autunno può vantare: il nipote di un deportato. Con lui il Libyan Center for Archives and Historical Studies.

È un dettaglio che cambia la natura della mostra. Una storia di più di un secolo fa, che molti italiani considerano chiusa e lontana, ha ancora eredi diretti, che ne conservano la memoria in famiglia dall'altra parte del Mediterraneo. La mostra non parla soltanto di archivi: parla di famiglie che quegli archivi riguardano.

C'è una simmetria che vale la pena notare. Le fonti orali raccolte a Ustica conservano la memoria degli abitanti che videro arrivare i deportati; la voce collegata dalla Libia conserva la memoria di chi fu deportato. La mostra alla Casa della Memoria mette per la prima volta queste due memorie nello stesso luogo, a Roma, nella città da cui partì l'ordine. A nostro giudizio è questo, più di qualsiasi pannello, il motivo per andarci.

La Casa della Memoria e della Storia

La Casa della Memoria e della Storia è un'istituzione di Roma Capitale dedicata alla memoria e alla storia del Novecento e di Roma, in via di San Francesco di Sales 5. È stata inaugurata il 24 marzo 2006, nell'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.

Le associazioni

Alla vita della Casa partecipano le associazioni della memoria dell'antifascismo, della Resistenza e della deportazione: ANED, ANEI, ANPI, ANPPIA, FIAP, l'Associazione partigiani cristiani, l'IRSIFAR, la sezione didattica e gli archivi sonori del Circolo Gianni Bosio, il coordinamento della Società italiana di storia orale. Alcune vi hanno depositato i propri archivi.

La biblioteca

La Biblioteca Casa della Memoria e della Storia fa parte del sistema delle Biblioteche di Roma. È specializzata nella storia del Novecento: le due guerre mondiali, l'antifascismo, la Resistenza, l'occupazione tedesca, le deportazioni e gli eccidi, la Liberazione, la storia della Repubblica, la Shoah, le memorie, la didattica della memoria. Ha una sala studio con 15 posti interni e 53 esterni, e la copertura wifi.

Il Centro telematico

Nella Casa ha sede il Centro telematico di storia contemporanea, nato da un accordo del 28 luglio 1999 fra ANPI Roma, Comune, Provincia e Regione. È il nucleo più antico del progetto che ha poi portato all'apertura della Casa.

Una cosa che non ti dice nessuno sulle Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934) alla Casa della Memoria e della Storia — dal 17 settembre al 6 novembre 2026

La Casa della Memoria nasce attorno alla memoria della Resistenza, della deportazione nei campi nazisti, degli eccidi dell'occupazione tedesca. È stata inaugurata nell'anniversario delle Fosse Ardeatine, e le associazioni che la animano rappresentano ex deportati, ex internati, partigiani, perseguitati politici. Per quasi vent'anni la parola deportazione, in questo edificio, ha indicato soprattutto chi fu deportato dall'Italia verso i campi del Reich.

Tracce coloniali capovolge la prospettiva. Qui i deportati sono libici, e chi li deporta è lo Stato italiano. È un passaggio culturale importante e per nulla scontato: la memoria pubblica italiana ha a lungo tenuto separate le due storie, quella delle vittime italiane e quella delle vittime degli italiani. Vedere questa mostra in questo luogo significa accettare che la stessa istituzione possa raccontarle entrambe.

Il secondo dettaglio è pratico: la mostra è aperta solo nei giorni feriali. Chi lavora e pensa di andarci il sabato troverà chiuso. L'orario fino alle 19 è pensato proprio per permettere una visita dopo il lavoro, e il tardo pomeriggio è anche il momento migliore per uscire poi lungo via della Lungara con la luce del tramonto.

Il consiglio che ti do per visitare le Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934) alla Casa della Memoria e della Storia — dal 17 settembre al 6 novembre 2026

Il consiglio è di legare la visita a uno dei due incontri. Venerdì 2 ottobre alle 17 c'è il seminario storico con tre studiosi universitari: arrivate alle 16, vedete la mostra con calma, poi ascoltate il seminario. Le fotografie e i documenti su Ustica danno un volto ai concetti che i relatori affronteranno in termini generali. Martedì 27 ottobre c'è invece l'incontro con attivisti, per chi vuole il collegamento con il presente.

Se non potete in quelle date, andate in un pomeriggio feriale qualunque e date alla mostra almeno quaranta minuti. Leggete i pannelli, non solo le didascalie: in una mostra documentaria il contesto è tutto. Portate un taccuino per annotare nomi e date, e se il tema vi interessa chiedete in biblioteca che cosa è disponibile sul colonialismo italiano: la Casa della Memoria è anche un luogo di studio.

Chi porta una classe di scuola superiore fa bene a telefonare prima alla Biblioteca, al numero 06 45460503, per concordare la visita.

Come arrivare alla Casa della Memoria e della Storia

La Casa della Memoria e della Storia si trova in via di San Francesco di Sales 5, una traversa di via della Lungara, fra il Tevere e le pendici del Gianicolo, vicino a Palazzo Corsini e all'Orto Botanico.

A piedi dal centro

Il percorso più semplice parte da Campo de' Fiori: si attraversa ponte Sisto, si arriva a piazza Trilussa e si imbocca via della Lungara. È una camminata piana, di un quarto d'ora circa, ed è anche la più bella.

Con i mezzi pubblici

Diverse linee di autobus percorrono i lungotevere, e il tram collega il centro con viale di Trastevere. Le linee e gli orari cambiano con i lavori e le stagioni: per il percorso esatto dal vostro punto di partenza usate il calcolatore di percorso dell'ATAC.

In auto

La zona è in gran parte a traffico limitato e i parcheggi sono rari. L'auto è sconsigliata; se proprio servisse, meglio un taxi fino a piazza Trilussa o all'imbocco di via della Lungara.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che l'Italia ebbe colonie in Africa, e che la Libia fu una di queste. È meno citato che la storia coloniale non si svolse soltanto in Africa. La decisione di deportare i libici fu presa dal governo italiano, a Roma, e i deportati furono portati in Italia: a Ponza, a Favignana, a Ustica, alle Tremiti. Isole e città che oggi sono mete di vacanza furono, per anni, luoghi di detenzione per persone strappate alla propria terra.

Il secondo fatto poco citato riguarda la parola che dà il titolo alla mostra. Nei documenti dell'epoca i libici deportati erano chiamati relegati, un termine amministrativo che attenua la sostanza: persone confinate senza processo, in molti casi civili presi nei rastrellamenti. La mostra sceglie di usare proprio quel termine, e di mostrarne il significato concreto attraverso volti e biografie.

Il terzo riguarda la durata. Si tende a pensare alla deportazione dei libici come a un episodio della guerra del 1911. Il titolo della mostra, con la sua data finale del 1934, ricorda che si trattò invece di una pratica prolungata, che attraversò l'Italia liberale e il fascismo. È il genere di continuità che i manuali scolastici raramente mettono in evidenza, e che questa mostra rende visibile.

La foto giusta da fare alle Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934) alla Casa della Memoria e della Storia — dal 17 settembre al 6 novembre 2026

Le fotografie esposte sono immagini d'archivio, con una loro storia di conservazione e di diritti. Prima di fotografarle chiedete al personale della Casa se è consentito. E chiedetevi anche se serve: le immagini di persone deportate non sono materiale da condividere senza contesto.

La foto giusta, a nostro giudizio, si fa uscendo. Via della Lungara, a pochi passi dalla Casa, è una strada lunga e dritta fiancheggiata da palazzi, conventi e istituzioni: una Roma severa, poco turistica. Mettetevi all'imbocco e fotografate la prospettiva con la luce del tardo pomeriggio. Racconta bene la stratificazione di una città in cui memorie diverse convivono a pochi metri di distanza.

La seconda possibilità è salire al Gianicolo e fotografare Roma dall'alto al tramonto. Da lassù si vede la città nel suo insieme, con i luoghi del potere che nel 1911 decisero la deportazione. Dopo una mostra come questa, il panorama più famoso di Roma assume un significato diverso.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

28 luglio 1999: ANPI Roma, Comune, Provincia e Regione Lazio firmano l'accordo che istituisce il Centro telematico di storia contemporanea, primo nucleo del progetto della Casa.

Primi anni Duemila: il Comune acquisisce l'edificio di via di San Francesco di Sales, che il portale turistico di Roma Capitale indica come ceduto in permuta dalla Comunità Ebraica di Roma, che vi aveva la sede di una scuola.

24 marzo 2006: la Casa della Memoria e della Storia viene inaugurata nell'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine. La data dichiara il senso dell'istituzione.

Dal 2006 in poi: le associazioni della memoria vi depositano archivi e fondi documentari, la biblioteca cresce fino a diventare una delle biblioteche specializzate del sistema comunale, le scuole romane la frequentano per la didattica della memoria.

17 settembre 2026: apre Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934), con un collegamento dalla Libia che porta nella Casa la voce del nipote di un deportato.

2 e 27 ottobre 2026: la Casa ospita il seminario storico sulle pratiche coloniali e l'incontro con attivisti che completano la mostra.

Chi vuole ricostruire la memoria del Novecento romano in un percorso più ampio può completare la visita con il Mausoleo delle Fosse Ardeatine e il Museo storico della Liberazione in via Tasso.

Intorno alla Casa della Memoria: la Lungara e il Gianicolo

La Casa della Memoria si trova fra via della Lungara e le pendici del Gianicolo, in una delle zone più ricche di storia della riva destra del Tevere.

Palazzo Corsini e la Farnesina

Su via della Lungara si affacciano Palazzo Corsini, sede di una parte della Galleria Nazionale d'Arte Antica, e la Villa Farnesina. Chi arriva nel primo pomeriggio può abbinare una delle due visite alla mostra.

L'Orto Botanico

Alle spalle di Palazzo Corsini si apre l'Orto Botanico di Roma, che sale verso il Gianicolo: una pausa all'aperto prima o dopo la mostra.

Trastevere

Verso sud si entra nel rione: piazza Trilussa, piazza di Santa Maria in Trastevere, le strade interne. Per un itinerario completo c'è la guida Trastevere: cosa vedere.

Chi è passato dalle Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934) alla Casa della Memoria e della Storia — dal 17 settembre al 6 novembre 2026

All'inaugurazione del 17 settembre sono passati dalla Casa della Memoria Fabio Alberti di Un Ponte Per, Papia Aktar di ARCI Roma e Marina Pierlorenzi di ANPI Roma. Hanno parlato lo storico Alessandro Volterra, dell'Università di Roma Tre, e Vito Ailara, presidente del Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica. Dalla Libia, in collegamento, il nipote di un deportato e il Libyan Center for Archives and Historical Studies.

Il 2 ottobre passano Beatrice Falcucci, dell'Università di Firenze e della University of Houston, Gianmarco Mancosu, dell'Università di Macerata, e Federico Goddi, della Sapienza, per il seminario Deportare, internare, concentrare. Il 27 ottobre è la volta degli attivisti.

Più in generale, dalla Casa della Memoria passano ogni anno i protagonisti delle associazioni che la animano: gli ex deportati e gli ex internati finché hanno potuto testimoniare, i partigiani dell'ANPI, i ricercatori dell'IRSIFAR, gli storici orali del Circolo Gianni Bosio. Passano le scuole romane, con gli studenti che vengono a studiare il Novecento sulle fonti.

E con questa mostra passano, per la prima volta, anche i relegati di Ustica: non di persona, ma attraverso i loro volti fotografati, i loro nomi nei documenti, le loro biografie ricostruite. Sono gli ospiti più importanti di quest'autunno, e quelli che hanno aspettato di più per essere ricevuti.

Accessibilità e servizi

La Casa della Memoria e della Storia è indicata come accessibile alle persone con disabilità, con copertura wifi. Per esigenze specifiche conviene telefonare alla Biblioteca al numero 06 45460503 o scrivere all'indirizzo casadellamemoria@bibliotechediroma.it.

Con ragazzi e studenti

La mostra, con fotografie e documenti, è adatta a studenti delle scuole superiori che affrontano la storia del colonialismo e del Novecento. Per i bambini più piccoli il tema richiede una mediazione attenta da parte degli adulti.

Scuole e gruppi

Per visite di classi e gruppi organizzati il riferimento è la Biblioteca. Le associazioni che hanno sede nella Casa hanno una lunga esperienza di didattica della memoria.

Dove mangiare vicino alla Casa della Memoria

Via della Lungara, più tranquilla, ha pochi locali; il grosso dell'offerta è a dieci minuti a piedi, verso il cuore di Trastevere.

Trastevere

Il rione ha una delle offerte più ampie della città: trattorie, pizzerie, locali per l'aperitivo. La sera, soprattutto a fine settimana, piazza Trilussa e piazza di Santa Maria in Trastevere si riempiono presto: conviene prenotare o spostarsi nelle strade interne.

Oltre il fiume

Chi preferisce evitare la folla può riattraversare ponte Sisto e cercare un tavolo nella zona di via Giulia o di Campo de' Fiori.

Perché vale la pena vedere Tracce coloniali

È una mostra piccola, documentaria, senza effetti. Vale la pena per una ragione sola, ma decisiva: racconta una pagina della storia italiana che quasi nessuno conosce, con i documenti e le immagini, in un luogo dedicato alla memoria. Il colonialismo italiano è ancora un argomento marginale nella cultura pubblica del paese, e le occasioni per vederlo raccontato con serietà a Roma sono rare.

È anche una mostra gratuita, aperta fino alle 19 nei giorni feriali, in una zona bellissima della città. Il limite è l'allestimento, per forza di cose più vicino a quello di un archivio che a quello di un museo. Chi cerca emozioni visive resterà deluso; chi vuole capire qualcosa della storia del proprio paese no.

Domande frequenti su Tracce coloniali alla Casa della Memoria

Fino a quando è aperta la mostra Tracce coloniali?

La mostra Tracce coloniali. Relegati libici a Ustica (1911-1934) è aperta alla Casa della Memoria e della Storia fino a venerdì 6 novembre 2026. L'orario è dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19. Il sabato e la domenica la mostra non è visitabile.

Quanto costa la mostra Tracce coloniali?

La mostra Tracce coloniali alla Casa della Memoria e della Storia è a ingresso libero. Non serve prenotare per una visita individuale; per classi e gruppi conviene contattare la Biblioteca Casa della Memoria e della Storia al numero 06 45460503.

Chi ha curato la mostra sui relegati libici a Ustica?

Tracce coloniali è curata da Un Ponte Per, ARCI e dal Centro Studi e Documentazione Isola di Ustica, all'interno del progetto Memorie decoloniali. La mostra è ospitata dalla Casa della Memoria e della Storia, istituzione di Roma Capitale.

Chi erano i relegati libici di Ustica?

I relegati libici erano cittadini libici deportati dall'Italia dopo l'invasione del 1911 e confinati in diverse isole e località italiane. A Ustica ne arrivarono 920 con il piroscafo Rumania. La deportazione e il confino proseguirono durante il fascismo fino al 1934, come ricorda il titolo della mostra.

Ci sono incontri collegati alla mostra?

Sì, la Casa della Memoria e della Storia ha programmato due incontri: venerdì 2 ottobre 2026 alle 17 il seminario storico Deportare, internare, concentrare, con Beatrice Falcucci, Gianmarco Mancosu e Federico Goddi, e martedì 27 ottobre un incontro con attivisti.

Dove si trova la Casa della Memoria e della Storia?

La Casa della Memoria e della Storia si trova in via di San Francesco di Sales 5, una traversa di via della Lungara, sulla riva destra del Tevere vicino a Palazzo Corsini. Dal centro si arriva a piedi attraversando ponte Sisto e piazza Trilussa in circa un quarto d'ora.

Il consiglio finale su Tracce coloniali

Andateci venerdì 2 ottobre alle 16, vedete la mostra, restate per il seminario delle 17, e poi uscite su via della Lungara verso ponte Sisto con la luce del tramonto. Oppure scegliete un pomeriggio feriale qualunque, prima del 6 novembre, e dedicate quaranta minuti ai volti e ai documenti di Ustica. In entrambi i casi uscirete sapendo qualcosa che la maggior parte dei romani non sa: che una pagina della storia coloniale italiana fu decisa in questa città, e che solo adesso qualcuno ha deciso di esporla.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

Data Evento17 Settembre 2026 — 6 Novembre 2026
IndirizzoCasa della Memoria e della Storia, Via di San Francesco di Sales 5, 00165 Roma Roma Città
CategorieEventiMostre

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi