Tarquinia (VT)

Tarquinia si trova in provincia di Viterbo, a circa ottantadue chilometri da Roma, ed è raggiungibile in auto percorrendo la via Aurelia fino al bivio per la Strada Provinciale 1 Aurelia, oppure con i treni Trenitalia sulla linea Roma Termini - Civitavecchia - Grosseto, scendendo alla stazione di Tarquinia e prendendo un autobus locale per il centro storico medievale, che dista circa tre chilometri dalla stazione. Il Museo Nazionale Tarquiniense ha sede nel Palazzo Vitelleschi, in Piazza Cavour 1A, 01016 Tarquinia (VT), ed è aperto dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.00; la struttura è chiusa il lunedì, il 1 gennaio e il 25 dicembre. Il numero telefonico del museo è 0766 856036. La Necropoli dei Monterozzi si trova lungo Via Ripagretta, a circa tre chilometri dal centro storico, e segue gli stessi orari del museo. Il biglietto cumulativo per museo più necropoli costa 10 euro; il biglietto del circuito PACT, che comprende tutti e quattro i siti del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, costa 18 euro. La prima domenica del mese l'ingresso è gratuito. Per il parcheggio il più comodo è quello di Piazza Cavour, a cinquanta metri dall'ingresso del museo; quello della necropoli è sul posto, in via Ripagretta.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Tre millenni di storia in un bordo di pianura che finisce sul mare. Tarquinia era capitale della lega etrusca, cioè uno dei dodici popoli che controllavano la Penisola prima che Roma diventasse Roma. Il suo nome etrusco era Tarchna o Tarcna, e la città prendeva il nome dal leggendario eroe Tarconte, fratello di Tirreno. Oggi rimane un centro medievale intatto arroccato su un pianoro tufaceo, con torri normanne e chiese romaniche, circondato da un paesaggio di campagna laziale che scende verso il mar Tirreno. Sotto la città moderna e sotto quella medievale c'era la metropoli etrusca; nell'entroterra, a pochi chilometri, la necropoli che custodisce la più grande concentrazione di pittura murale etrusca sopravvissuta al mondo. Qui non si fa archeologia per turisti annoiati: si entra in una civiltà che i Romani hanno in parte assorbito e in parte cancellato, e i cui affreschi funerari parlano ancora con una chiarezza sorprendente di musica, banchetti, caccia, pesca, amore e morte.

Per chi organizza un viaggio in questa zona del Lazio vale la pena leggere anche la guida di ItalyPlanner su Cerveteri e il circuito etrusco, che considera Tarquinia come seconda tappa di un itinerario di due giorni dedicato alle necropoli UNESCO. Il confronto tra le due necropoli, quella di Cerveteri con le tombe a tumulo architettonico e quella di Tarquinia con gli affreschi, restituisce l'immagine completa di una civiltà.

Tarquinia necropoli dei Monterozzi
Tarquinia, Necropoli dei Monterozzi

Una curiosità su Tarquinia (VT)

La curiosità meno nota di Tarquinia non riguarda gli Etruschi ma i loro vicini albanesi. Tra il 1458 e la fine del Cinquecento, famiglie militari albanesi note come stradioti si stabilirono a Corneto, il nome medievale di Tarquinia. Gli stradioti erano soldati di cavalleria leggera fuggiti dalla Penisola Balcanica dopo l'avanzata ottomana; li troviamo documentati a servizio di diversi signori italiani, veneziani e pontifici. A Tarquinia ce n'erano abbastanza da formare compagnie organizzate proprie, e il catasto del 1798 registra ancora nel tessuto urbano della città un quartiere chiamato Zinghereria, toponimo che conserva la memoria di quella presenza etnica. È un dettaglio che fa capire quanto la storia medievale dell'Italia centrale sia intrecciata con le migrazioni dall'Oriente, e quanta storia si nasconda nei nomi di rione.

Corneto: il nome medievale che durò fino al 1922

Il nome Tarquinia fu restituito alla città soltanto nel 1922. Per oltre mille anni, dall'alto Medioevo fino all'epoca fascista, la città si chiamava Corneto o Cornietum, un nome derivato probabilmente da una proprietà fondiaria o da un toponimo naturale legato ai corni del terreno. Quando in età municipale si decise di recuperare la tradizione etrusca e romana, il Consiglio comunale votò per il nome Tarquinia, riprendendo quello dell'antica città etrusca, che in realtà sorgeva su un pianoro diverso da quello medievale. È un cambio di nome dichiaratamente ideologico, come molti nel primo Novecento italiano, ma almeno in questo caso è collegato a un luogo reale e a una storia documentata dall'archeologia.

La aruspicina: la scienza degli Etruschi che Roma non seppe ignorare

La tradizione classica vuole che Tarquinia fosse la culla della aruspicina, la disciplina divinatoria etrusca basata sulla lettura delle viscere degli animali sacrificati, soprattutto del fegato. L'aruspice osservava il fegato della vittima e ne interpretava le zone, ciascuna delle quali corrispondeva a una parte del cielo e quindi a una divinità. A Piacenza è stato rinvenuto un fegato di bronzo con incisa la mappa delle zone con i nomi delle divinità etrusche, usato probabilmente come modello didattico per gli allievi aruspici. Roma accolse la aruspicina come scienza ufficiale e, ancora in epoca imperiale, i grandi sacerdoti aruspici venivano reclutati in famiglie aristocratiche dell'Etruria, in particolare di Tarquinia e Vulci. Un Romano del secondo secolo dell'impero che volesse consultare un esperto del futuro mandava a chiamare un aruspice tarquiniese.

L'oasi delle Saline di Tarquinia: fenicotteri e sale

A pochi chilometri dal centro storico e dal litorale, le Saline di Tarquinia sono una riserva naturale regionale che occupa una depressione costiera dove anticamente si estraeva il sale. Oggi le vasche sono un biotopo protetto frequentato da fenicotteri rosa, aironi, limicoli e anatre di superficie durante le migrazioni; nei mesi invernali la riserva ospita stormi consistenti. L'ingresso all'oasi è libero, il percorso sul bordo delle vasche è accessibile anche a chi non è particolarmente allenato, e la vicinanza con la spiaggia di Tarquinia Lido permette di abbinare la visita a una giornata di mare. È uno di quei luoghi che non figura nei circuiti turistici convenzionali ma che chi ama gli uccelli e i paesaggi costieri non dimentica facilmente.

Il Palazzo Vitelleschi e il suo gotico tardivo

Il Palazzo Vitelleschi fu costruito tra il 1436 e il 1490 per Giovanni Vitelleschi, cardinale e militare al servizio del papato, che guidò campagne militari durissime nel Lazio e in Toscana. L'edificio è uno dei rari esempi di architettura di transizione tra il gotico e il Rinascimento nel Lazio settentrionale: il pianterreno e il primo piano conservano ancora la struttura arco-acuta del gotico tardo, mentre le finestre del secondo piano aprono su un registro rinascimentale. La corte interna porticata è la parte più bella dell'edificio e quella che rende il museo un luogo piacevole da attraversare anche soltanto per il piacere dello spazio architettonico, prima ancora di entrare nelle sale con i reperti etruschi.

Museo Etrusco Tarquinia
Museo Nazionale Tarquiniense, Palazzo Vitelleschi

Una cosa che non ti dice nessuno su Tarquinia (VT)

La cosa che nessuna guida racconta riguarda il modo in cui gli affreschi etruschi della Necropoli dei Monterozzi sono stati strappati dalle pareti delle tombe e trasferiti nel museo. In Italia questa pratica, chiamata strappo, era comune nel Novecento e consisteva nell'asportare fisicamente lo strato di intonaco dipinto dalla parete rocciosa, incollarlo a un supporto mobile e trasportarlo in un edificio chiuso dove le condizioni climatiche potessero essere controllate. La ragione era pratica: le tombe, una volta aperte al pubblico, subirono in pochi decenni un deterioramento accelerato per effetto dell'umidità portata dai visitatori, dell'anidride carbonica del respiro e della luce. Alcune delle tombe più belle visibili oggi al Museo Nazionale Tarquiniense, come la Tomba delle Bighe e la Tomba del Triclinio, non esistono più nei loro luoghi originali: quello che vediamo al museo è l'affresco staccato e rimontato su pannelli.

Il problema del deterioramento e le tombe a rotazione

La Necropoli dei Monterozzi conta circa seimila tombe scavate nel tufo, delle quali un numero compreso tra centocinquanta e duecento presentano pitture; di queste, il visitatore comune può vedere soltanto quelle aperte alla visita in un dato momento, che sono una ventina. Le tombe vengono aperte a rotazione, alcune per mesi e alcune per anni, in base a un sistema di monitoraggio dell'umidità interna e della concentrazione di anidride carbonica. Quando una tomba raggiunge valori critici, viene chiusa al pubblico e lasciata a riposo per un periodo che può durare anche anni. Questo significa che la Tomba dei Leopardi, la Tomba della Caccia e della Pesca, la Tomba degli Auguri e le altre più celebri non sono sempre accessibili nello stesso momento: prima di andare conviene verificare sul sito ufficiale del PACT quale tomba sia aperta al momento della visita.

Gli affreschi della Tomba degli Auguri e il linguaggio del corpo

La Tomba degli Auguri, datata alla seconda metà del sesto secolo avanti Cristo, prende il nome da due figure in piedi ai lati di una porta, che gli archeologi ottocenteschi interpretarono come auguri, cioè sacerdoti divinatori. L'interpretazione attuale preferisce leggere le due figure come due persone in lutto che salutano la porta dell'aldilà, il che è semanticamente molto più coerente con il contesto funerario. La cosa straordinaria di questa tomba non è tanto il soggetto quanto la qualità del linguaggio corporeo: le figure si muovono, hanno peso, le pieghe dei mantelli obbediscono alla gravità, i volti esprimono concentrazione. Siamo nel sesto secolo avanti Cristo, cioè nell'epoca in cui la Grecia arcaica produceva i kouroi con i loro sorrisi fissi e le pose frontali. Gli Etruschi di Tarquinia erano già altrove.

La Tomba della Caccia e della Pesca: il paesaggio come soggetto

La Tomba della Caccia e della Pesca è divisa in due camere e data alla fine del sesto secolo avanti Cristo. La camera posteriore è quella che ha cambiato la storia dell'arte: l'intera parete è occupata da una scena di pesca e caccia agli uccelli che non è uno sfondo decorativo ma il vero soggetto del dipinto. Il mare occupa la parte bassa, con i pesci dipinti in modo naturalistico; sopra, i pescatori sulle barchette; in alto, gli uccelli in volo colpiti da fionde. Un giovane si tuffa nell'acqua dalla cima di una roccia. Questo tipo di rappresentazione, in cui il paesaggio naturale viene trattato come soggetto autonomo e non come cornice a figure umane, non ha precedenti nella pittura greca del suo tempo e rimane eccezionale nell'arte antica nel suo insieme. Chi visita questa tomba e conosce la storia dell'arte sente la stranezza di trovarsi davanti a qualcosa che sembra anticipare sensibilità pittoriche molto più tarde.

La Tomba dei Leopardi: i simposiarchi e la musica

La Tomba dei Leopardi, datata al primo quarto del quinto secolo avanti Cristo, deve il suo nome a due leopardi affrontati che decorano il frontone della parete di fondo. Sotto i leopardi si svolge il banchetto funebre: tre coppie di uomini e donne reclinati su klinai, serviti da giovani. Un suonatore di aulos e un suonatore di lira accompagnano la scena. I colori sono brillantissimi ancora oggi: il rosso pompeiano, l'ocra, il nero e il bianco dell'intonaco di fondo. La postura dei personaggi al banchetto, con il braccio sinistro piegato e la coppa nella mano destra, è la stessa dei simposi greci, ma i volti hanno una vivacità e un'individualità che non si trovano nella ceramica greca coeva. Si discute se i convitati siano mortali o dei: probabilmente la distinzione non aveva importanza, perché il banchetto etrusco dei morti era anche il banchetto degli dei, e il defunto vi partecipava già come uno di loro.

Tarquinia centro storico
Tarquinia, centro storico medievale

Il consiglio che ti do per visitare Tarquinia (VT)

Il consiglio che do a chiunque venga a Tarquinia è di non ridurre la visita a un giorno soltanto, e soprattutto di non scegliere tra museo e necropoli pensando di vedere l'uno o l'altra. Il biglietto cumulativo esiste per una ragione: museo e necropoli si spiegano a vicenda. Al museo si capisce il contesto, si vede la produzione materiale etrusca nella sua ricchezza, si leggono le iscrizioni, si comprende la cronologia. Alla necropoli si vive l'affresco nel suo ambiente originale, anche se ormai degradato rispetto all'antico. Chi fa soltanto il museo vede oggetti senza paesaggio; chi fa soltanto la necropoli vede pitture senza contesto. La visita completa richiede una mezza giornata abbondante, e chi può si fermi anche a percorrere il centro medievale nel pomeriggio.

Come organizzare la visita al Palazzo Vitelleschi

Il museo si articola su tre piani e non è piccolo. Al piano terreno si trovano i sarcofagi e i pezzi architettonici, tra cui i celebri cavalli alati in terracotta dell'Ara della Regina, che sono l'immagine simbolo della città e tra le sculture etrusche meglio conservate in assoluto. Il primo piano ospita le ceramiche, i bronzi e i corredi funerari. Il secondo piano è dedicato agli affreschi staccati, e qui la visita rallenta perché i pannelli richiedono tempo. Consiglio di iniziare dal secondo piano, quando la luce è ancora buona e la concentrazione alta, e di scendere poi per i piani inferiori. La corte del palazzo merita una sosta: porta la data del 1436 e il loggiato rinascimentale è in buono stato di conservazione.

Come funziona la visita alla necropoli

La necropoli si visita seguendo un percorso segnalato che porta alle tombe aperte al pubblico in quel momento. Le tombe sono scavate nel tufo come ambienti ipogei raggiungibili tramite dromos, cioè un corridoio discendente. Si entra attraverso un cancello di vetro o di metallo, a seconda della tomba, e si guarda dall'interno o dall'esterno del cancello. Alcune tombe hanno sistemi di illuminazione interni; in altre la luce è quella naturale che entra dall'ingresso. Non tutte le tombe permettono l'accesso fisico: alcune si vedono attraverso un vetro dalla superficie. Per i bambini piccoli e per chi ha difficoltà di movimento, il percorso esterno della necropoli è pianeggiante, ma i dromos delle tombe sono spesso a gradini e possono essere scivolosi. La visita guidata con un esperto aggiunge molto alla comprensione degli affreschi e può essere prenotata attraverso i servizi di accoglienza del PACT.

Il centro medievale: cosa vedere in due ore

Il centro storico di Tarquinia è uno dei borghi medievali meglio conservati del Lazio settentrionale. Le mura di cinta con le torri di guardia sono in gran parte integre; la chiesa di Santa Maria in Castello, costruita tra il 1121 e il 1207, è un capolavoro del romanico laziale con influenze lombarde e cosmatèsche. Il Duomo, dedicato a Santa Maria e Margherita, custodisce affreschi cinquecenteschi. La chiesa di San Martino è probabilmente la più antica della città. Fare il centro a piedi richiede circa due ore, senza fretta, seguendo le strade lastricate che corrono tra le case di tufo grigio. Dal belvedere della Barriera di San Giusto si vede il mare e, nelle giornate limpide, l'isola di Giannutri. La terrazza del Palazzo Comunale offre una vista sul tessuto urbano medievale difficile da trovare in altri borghi del Lazio.

Il consiglio sul trasporto e i tempi

Da Roma si arriva agevolmente in treno: i treni della linea diretta Termini - Civitavecchia - Grosseto fermano a Tarquinia in poco meno di due ore dal capolinea romano; la frequenza è buona nelle fasce di punta ma si riduce nelle ore centrali. Chi arriva in auto dalla capitale percorre la via Aurelia fino allo svincolo di Tarquinia, poi la Strada Provinciale 1 Aurelia fino alla città: il percorso è di circa ottantadue chilometri e richiede circa un'ora e un quarto senza traffico. I pullman Cotral collegano Tarquinia a Civitavecchia e a Viterbo. Da Civitavecchia ci sono corse frequenti, e il servizio è utile per chi arriva in nave al porto. Chi organizza il viaggio da Roma e vuole includere sia Tarquinia sia Cerveteri nella stessa gita ha bisogno di due giorni: le due necropoli UNESCO distano tra loro circa settantacinque chilometri e meritano ciascuna una mezza giornata intera. La guida di ItalyPlanner sui day trips dall'Italia offre un quadro utile per pianificare questo tipo di itinerario.

Cosa mangiare a Tarquinia

La cucina di Tarquinia e della Maremma laziale non è quella dei ristoranti di lusso: è una cucina di campagna e di pescatori, povera nei materiali e ricca nel risultato. L'acquacotta, il piatto simbolo, è una zuppa di verdure, uova e pane raffermo che nella versione tarquiniese prevede cicoria selvatica, sedano, pomodoro e uovo in camicia, servita su una fetta di pane abbrustolita. Il brodetto di pesce della costa, preparato con i pesci della tratta locale, è profumato di pomodoro e aglio e si mangia con il pane. La trippa alla tarquiniese e il coniglio alla cacciatora con olive e capperi sono i secondi più frequenti. Il vino è quello della zona dei Colli Etruschi Viterbesi, bianchi di trebbiano e malvasia e rossi di sangiovese e montepulciano.

Tarquinia
Tarquinia

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tarquinia fu per secoli il centro propulsore della civiltà etrusca nell'Italia centrale, ma questo fatto, pur noto agli studiosi, viene raramente tradotto nella sua dimensione concreta quando si parla di turismo culturale. La città etrusca di Tarchna non era un centro periferico della cosiddetta dodecapoli etrusca, la lega delle dodici principali città: era probabilmente il suo centro politico e religioso, il luogo dove si riuniva la lega per decidere le questioni di interesse comune. Le fonti romane la citano come la città da cui proveniva la gens Tarquinia, la famiglia reale che diede a Roma tre re, tra cui Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo. Questa è la parte risaputa. Quello che si cita meno è che Tarquinia fu anche il principale canale attraverso cui la cultura greca arcaica entrò nell'Etruria e da lì nell'Italia intera.

La ceramica etrusca e i vasi greci

Nelle tombe della Necropoli dei Monterozzi sono stati rinvenuti migliaia di vasi greci di importazione, tra cui pezzi di ceramica attica a figure nere e a figure rosse tra i più belli del mondo. Molti di questi vasi sono ora in musei internazionali, dopo le vendite del Settecento e dell'Ottocento, e alcuni sono al centro di procedimenti di restituzione tra l'Italia e gli Stati Uniti. La quantità e la qualità di questi vasi dimostra che Tarquinia era un nodo commerciale di primo livello, capace di comprare il meglio della produzione ceramica ateniese. Gli Etruschi non imitarono semplicemente i Greci: comprarono i loro artisti, adottarono il loro alfabeto (che poi i Romani presero dagli Etruschi) e li pagarono profumatamente per i migliori prodotti del loro artigianato.

Il sarcofago dei Partunu e la scrittura etrusca

Tra i pezzi più importanti del Museo Nazionale Tarquiniense c'è il Sarcofago dei Partunu, un sarcofago in marmo bianco del quarto secolo avanti Cristo con il ritratto realistico del defunto disteso sul coperchio. La somiglianza tra questo tipo di ritratto e i successivi ritratti romani è evidente e non è casuale: l'arte del ritratto funebre latino deriva in modo diretto dalla tradizione etrusca. Il sarcofago porta un'iscrizione in lingua etrusca con il nome della famiglia Partunu, una delle grandi famiglie aristocratiche di Tarquinia. L'etrusco è una lingua isolata, non imparentata con le lingue indoeuropee, e il suo alfabeto deriva dall'alfabeto greco tramite la mediazione degli insediamenti greci della costa tirrenica. Conoscere l'alfabeto etrusco significa leggere le iscrizioni, ma non sempre capirle, perché il vocabolario e la grammatica sono solo parzialmente decifrati.

L'Ara della Regina e i cavalli alati

Il tempio dell'Ara della Regina, che in etrusco probabilmente aveva un nome diverso, era il principale edificio di culto della città etrusca e sorgeva su un pianoro a est dell'abitato. Ne restano le sostruzioni in opera quadrata di tufo: una piattaforma di circa quarantaquattro metri per venticinque che dava al tempio la visibilità di un monumento urbano di rango. La decorazione architettonica in terracotta era straordinaria: i cavalli alati che ornano la piattaforma del fregio, oggi al piano terreno del museo, sono tra le sculture etrusche meglio conservate in Italia e rispondono a un modello iconografico diffuso in tutta l'Etruria. I cavalli corrono affiancati, le ali aperte verso l'alto, con una tensione muscolare che l'artigiano tarquiniese ha saputo tradurre in terracotta meglio di quanto molti scultori antichi siano riusciti a fare in marmo. Vedere i cavalli al museo è una delle esperienze visive più intense della regione.

Il litorale e le spiagge

Tarquinia ha una doppia natura, come accade a molte città della costa laziale: il centro storico medievale sull'altura, il litorale con le spiagge a pochi chilometri. Tarquinia Lido è la frazione balneare principale, raggiungibile dal centro in auto in circa dieci minuti. Le spiagge della costa tarquiniese sono in gran parte libere, con sabbia fine, e si alternano con tratti di scogliera bassa. La spiaggia dei Bagni di Sant'Agostino, al confine con il comune di Civitavecchia, è una delle più frequentate. Marina Velca, a nord di Tarquinia Lido, era in passato una zona con stabilimenti balneari più esclusivi; Porto Clementino e gli Spinicci completano il panorama balneare. La costa è esposta ai venti da nordovest, che in estate rinfrescano le giornate di spiaggia ma possono rendere il mare mosso. Chi cerca spiagge attrezzate le trova a Tarquinia Lido; chi preferisce la spiaggia libera può esplorare i tratti meno frequentati a nord e a sud dell'abitato costiero.

Tarquinia vista mare
Tarquinia, vista sul Tirreno

Per chi vuole inquadrare Tarquinia in un itinerario più ampio nella Tuscia laziale, le pagine di ItalyPlanner sulla regione Lazio offrono un orientamento utile sulla geografia culturale del territorio a nord di Roma. Il Lazio settentrionale ha una coerenza paesaggistica e storica propria, con le città etrusche, i laghi vulcanici, i borghi medievali e le terme, che la rende molto diversa dall'area dei Castelli Romani o della pianura pontina.

La foto giusta da fare a Tarquinia (VT)

La foto giusta da fare a Tarquinia non è quella degli affreschi dentro le tombe: fotografare le tombe è vietato in quasi tutte le tombe accessibili al pubblico, e anche dove è tecnicamente permesso il risultato delude perché la luce artificiale schiaccia i colori e le proporzioni. La foto giusta si fa dalla terrazza della Barriera di San Giusto, a nordovest del centro storico, nel tardo pomeriggio quando il sole basso illumina il profilo delle torri medievali da destra e il Tirreno brilla sullo sfondo. In quella luce, le torri normanne di Tarquinia hanno una qualità fotografica che pochi centri della costa laziale possono offrire: la silhouette delle torri si stacca sul cielo con una nitidezza che non richiede nessun filtro, e il contrasto tra l'antico e il mare sullo sfondo racconta in una sola immagine quello che Tarquinia è.

La seconda foto: i cavalli alati in retroilluminazione

La seconda foto che vale la pena fare è quella dei cavalli alati in terracotta al museo, ma anche qui la luce conta: i cavalli sono esposti in una sala con finestre laterali, e nelle ore centrali del giorno la luce radente mette in risalto il volume e la tensione muscolare della scultura meglio di qualunque illuminazione artificiale. La fotografia in controluce, con la finestra come fonte luminosa, restituisce il profilo dei cavalli su uno sfondo chiaro e porta fuori la qualità plastica della terracotta. È una foto che si fa nel giro di trenta secondi ma richiede di capire dove si trova la finestra rispetto alla scultura, e quindi di girare intorno alla sala prima di scegliere il punto.

La terza foto: la necropoli al tramonto

L'area esterna della Necropoli dei Monterozzi, il pianoro dove i tumuli e i dromos affiorano tra i cespugli di macchia, ha una qualità fotografica molto alta nelle ore del tramonto. I montagnoli, cioè le piccole elevazioni di terra che segnalano le camere funerarie sottostanti, gettano ombre lunghe e il terreno tufico assume una colorazione calda che contrasta bene con il verde della vegetazione. Non è una foto da cartolina: è una foto da paesaggio storico, con la stessa qualità visiva che hanno certi scatti della piana etrusca di Populonia o della campagna agrigentina al tramonto. Per farla bene serve uscire dal percorso segnalato e trovare un punto elevato, il che non sempre è possibile, ma anche dalla strada principale della necropoli si trovano inquadrature soddisfacenti.

Cosa non fotografare e perché

Le tombe in cui la fotografia è consentita sono indicate da cartelli all'ingresso; nelle altre il divieto è serio e viene fatto rispettare dal personale della necropoli. La ragione non è burocratica: il flash danneggia i pigmenti degli affreschi etruschi. I colori che vediamo oggi, rosso, ocra, nero, verde e bianco, sono già molto sbiaditi rispetto all'originale; un ulteriore deterioramento per esposizione al flash è un danno irreversibile al patrimonio culturale. Chi entra in una tomba con il flash del telefono acceso sta letteralmente consumando un pezzo di storia. Questa è una delle ragioni per cui il sistema di rotazione delle tombe esiste: permettere ai pigmenti di riposare al buio per periodi prolungati rallenta il degrado. Rispettare il divieto fotografico nelle tombe non è soltanto un obbligo legale; è il contributo minimo che un visitatore consapevole può dare alla conservazione di qualcosa che appartiene a tutti.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Tarquinia ha una storia che attraversa tre millenni senza soluzione di continuità, ed è difficile scegliere quali episodi raccontare senza scivolare nella lista dei fatti senza connessione. Ne scelgo alcuni che mi sembrano rappresentativi di svolte reali.

La fondazione etrusca e il primo millennio avanti Cristo

Le tracce di insediamento nell'area tarquiniese risalgono all'inizio del primo millennio avanti Cristo, e i materiali della prima fase villanoviana, cioè il periodo di formazione della civiltà etrusca tra il nono e l'ottavo secolo avanti Cristo, sono tra i più importanti rinvenuti in Etruria. La città etrusca vera e propria si sviluppò dal settimo secolo in poi, quando le aristocrazie locali cominciarono ad accumulare ricchezze attraverso il commercio marittimo e terrestre e a costruire tombe monumentali per sé e per le proprie famiglie. La necropoli dei Monterozzi nacque in questo periodo e crebbe per cinque secoli, diventando il più grande cimitero etrusco con pitture del mondo antico. La lega delle dodici città etrusche, di cui Tarquinia era parte e probabilmente guida, controllava un territorio che andava dal Po al Lazio e rendeva gli Etruschi la potenza dominante della Penisola prima dell'ascesa di Roma.

La conquista romana e la resa del 281 avanti Cristo

Le guerre tra Roma e Tarquinia furono lunghe, aspre e non sempre segnate dalle vittorie romane. La fonte principale è Tito Livio, che racconta gli scontri del quarto e terzo secolo avanti Cristo con una chiarezza che non esclude la faziosità filo-romana. Quello che è certo è che Tarquinia resistette a Roma molto più a lungo di quanto il racconto scolastico della conquista etrusca lasci intendere. La resa definitiva avvenne intorno al 281 avanti Cristo, dopo una serie di sconfitte militari e una pace di quarant'anni che aveva già ridotto l'autonomia della città. Con la resa, Tarquinia entrò nel sistema delle città federate di Roma: mantenne una certa autonomia interna ma perdette la politica estera e l'esercito. Nel giro di alcune generazioni, la popolazione etrusca di Tarquinia divenne latina nella lingua e nei costumi, pur conservando alcune tradizioni rituali, soprattutto quelle legate alla aruspicina.

Il Medioevo: Corneto, il papato e Federico II

Dopo il crollo dell'impero romano d'Occidente, la popolazione della città romana si spostò su un pianoro vicino, più difendibile, che divenne il nucleo del borgo medievale di Corneto. La città entrò nell'orbita del papato nell'ottavo secolo e rimase territorio pontificio per secoli, con le tensioni e i cambi di fedeltà che questa posizione comportava. L'episodio medievale più drammatico fu il tentativo di Federico II di Svevia di conquistare Corneto durante la sua lotta con il papato nel tredicesimo secolo: la città resistette all'assedio imperiale, una resistenza che le valse il riconoscimento e i privilegi del papa. Le mura che si vedono oggi risalgono in parte a questa fase di rafforzamento difensivo. Il porto di Corneto era uno scalo importante per il commercio medievale lungo la costa tirrenica, e la città partecipò al traffico commerciale con Genova, Pisa e le città costiere del Mezzogiorno.

La scuola di paracadutismo e la seconda guerra mondiale

Un episodio poco noto della storia recente di Tarquinia è la presenza, negli anni Trenta e durante la seconda guerra mondiale, di un'importante scuola di paracadutismo militare. Tarquinia disponeva di un aeroporto militare, ancora esistente come aeroporto civile, e la morfologia pianeggiante del territorio costiero era adatta agli addestramento delle unità paracadutisti della Regia Aeronautica. Qui si formarono alcune delle divisioni paracadutiste italiane che combatterono in Africa settentrionale, a El Alamein e nella difesa della Sicilia. Con l'armistizio dell'8 settembre 1943, la zona di Tarquinia divenne un teatro di scontro tra le forze tedesche in ritirata e le truppe alleate che risalivano la penisola, e la città subì danni significativi prima della liberazione nel 1944.

L'UNESCO nel 2004 e il riconoscimento internazionale

Nel 2004 l'UNESCO incluse le necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità, motivando la scelta con il valore eccezionale degli affreschi funerari tarquiniesi come testimonianza unica di una civiltà dell'antichità. Il riconoscimento cambiò il modo in cui Tarquinia veniva percepita all'estero: prima dell'UNESCO, la città attirava prevalentemente un turismo di studiosi e appassionati di antichità; dopo il 2004, cominciò a ricevere visitatori da tutto il mondo, attratti dal marchio UNESCO. La sfida successiva fu trovare un equilibrio tra l'aumento del flusso turistico e la necessità di conservare le tombe, che come abbiamo visto sopra sono estremamente vulnerabili alla presenza umana. Il sistema di rotazione delle tombe e il biglietto cumulativo con il museo sono le principali risposte gestionali a questo problema.

Tarquinia Corneto 1800
Tarquinia - Corneto, incisione del 1800

Chi è passato da Tarquinia (VT)

Tarquinia non è mai stata una città da Grand Tour nel senso stretto del termine: i viaggiatori inglesi e tedeschi del Settecento e dell'Ottocento la visitavano principalmente come sito di scavo, non come destinazione culturale per i suoi monumenti in elevato. Ma questa sua natura di luogo di ricerca ha attratto nel tempo figure di primo piano della cultura europea e americana.

Johann Joachim Winckelmann e la riscoperta etrusca

Johann Joachim Winckelmann, il padre della storia dell'arte moderna, visitò Tarquinia nel 1762 durante il suo soggiorno romano come bibliotecario del cardinale Albani. La visita influenzò il suo pensiero sull'arte etrusca, che nelle sue opere teoriche viene valutata come una derivazione dell'arte greca, una posizione oggi superata ma che all'epoca era un avanzamento rispetto all'ignoranza totale sulla cultura etrusca che dominava l'Europa colta. Winckelmann fu uno dei primi studiosi moderni a prendere sul serio la pittura tombale etrusca come documento storico e artistico, anche se la sua interpretazione rimase condizionata dalla sua formazione filologica greca.

George Dennis e le "Cities and Cemeteries of Etruria"

George Dennis, diplomatico britannico e antiquario, visitò Tarquinia a metà dell'Ottocento e ne fece uno dei capitoli centrali della sua opera "Cities and Cemeteries of Etruria", pubblicata nel 1848, che rimane uno dei libri più importanti mai scritti sulla civiltà etrusca. Dennis descrisse le tombe con l'occhio del viaggiatore colto che sapeva guardare la pittura e leggere i testi antichi, e la sua prosa è ancora godibile oggi come documento di un'epoca in cui le tombe erano appena scoperte e i colori degli affreschi erano molto meno sbiaditi. Il libro di Dennis fu responsabile dell'interesse inglese per la civiltà etrusca nella seconda metà dell'Ottocento, e contribuì indirettamente all'acquisto di vasi etruschi da parte del British Museum e di molti collezionisti privati britannici, alcuni dei quali finirono nelle mani di trafficanti di antichità.

D.H. Lawrence e "Etruscan Places"

D.H. Lawrence visitò Tarquinia nel 1927, due anni prima della sua morte, e ne ricavò uno dei capitoli del suo libro "Etruscan Places", pubblicato postumo nel 1932. Lawrence era già malato di tubercolosi e il viaggio in Etruria aveva per lui anche una dimensione di ricerca spirituale: vedeva negli Etruschi una civiltà che aveva un rapporto con la vita, con il corpo e con la morte radicalmente diverso da quello della civiltà cristiana. La sua descrizione degli affreschi della Necropoli dei Monterozzi è lirica e parziale, come tutto Lawrence, ma ha una qualità di presenza diretta che i testi accademici raramente raggiungono. Il capitolo su Tarquinia è il migliore del libro, secondo molti lettori, e ancora oggi è l'introduzione che consiglio a chi vuole prepararsi a vedere le tombe con qualcosa in più di una guida turistica in mano.

Massimo Pallottino e la scienza etruscheria moderna

Massimo Pallottino, il principale etruscologo italiano del Novecento, lavorò a lungo sulle necropoli tarquiniesi e contribuì in modo fondamentale alla sistemazione scientifica del corpus degli affreschi e al dibattito sulla lingua etrusca. Le sue opere, in particolare "Etruscologia" del 1942 nelle sue successive edizioni, sono ancora il riferimento di base per chiunque voglia studiare la civiltà etrusca a un livello non divulgativo. Pallottino era convinto che gli Etruschi fossero autoctoni, cioè originari dell'Italia, e non immigrati dall'Oriente come voleva una tradizione antica risalente a Erodoto: questa posizione, oggi largamente accettata dai genetisti che hanno studiato i resti etruschi, fu controversa per decenni nell'ambiente accademico.

Il turismo culturale oggi e i servizi per i visitatori

Oggi Tarquinia riceve visitatori da tutto il mondo, attratti principalmente dalla necropoli UNESCO, ma la città ha investito anche nella qualità dell'accoglienza e nell'offerta museale. Il sito del PACT, il Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, gestisce in modo coordinato i siti di entrambe le città, e la biglietteria integrata permette di pianificare visite su due o tre giorni. Per chi vuole una guida esperta che accompagni la visita alle tombe e spieghi gli affreschi nel contesto storico e artistico, i servizi di accompagnamento turistico professionale sono disponibili attraverso operatori specializzati. TourLeaderPro coordina tour privati e aziendali in tutto il Lazio, inclusa l'area etrusca. Per chi organizza la visita nell'ambito di un programma aziendale o di gruppo, il servizio di consulenza per tour operator di TourLeaderPro offre supporto nella costruzione di itinerari personalizzati che possono includere Tarquinia, Cerveteri, Viterbo e le altre destinazioni della Tuscia. Chi vuole conoscere il team e il metodo di lavoro trova tutte le informazioni nella pagina chi siamo di TourLeaderPro.

Per i visitatori anglofoni, la guida di ItalyPlanner su Civitavecchia include informazioni sui trasporti dalla costa verso l'entroterra laziale, utili per chi sbarca dalla nave e vuole raggiungere Tarquinia senza passare da Roma. La guida di ItalyPlanner sui borghi del Lazio contestualizza Tarquinia all'interno dell'offerta culturale del Lazio settentrionale.

Domande veloci su Tarquinia (VT)

Dove si trova Tarquinia?

Tarquinia si trova in provincia di Viterbo, nel Lazio settentrionale, a circa ottantadue chilometri da Roma in direzione nordovest, lungo la costa tirrenica. Il centro storico medievale sorge su un pianoro tufaceo a circa dodici chilometri dal mare; la frazione balneare Tarquinia Lido è sul litorale.

Quanto costa il biglietto per il Museo Nazionale Tarquiniense?

Il biglietto cumulativo museo più necropoli costa 10 euro. Il biglietto del circuito PACT, che comprende anche i siti di Cerveteri, costa 18 euro. La prima domenica del mese l'ingresso è gratuito. I minori di 18 anni non pagano.

Quando apre il museo e quando chiude?

Il Museo Nazionale Tarquiniense e la Necropoli dei Monterozzi sono aperti dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.00. Sono chiusi il lunedì, il 1 gennaio e il 25 dicembre.

Come si raggiunge Tarquinia da Roma?

In treno: linea Roma Termini - Civitavecchia - Grosseto, stazione di Tarquinia, poi autobus locale per il centro storico. Il viaggio dura circa un'ora e cinquanta minuti. In auto: via Aurelia fino allo svincolo per Tarquinia, circa un'ora e un quarto senza traffico. In autobus: Cotral da Civitavecchia.

Cosa è la Necropoli dei Monterozzi?

È il principale cimitero etrusco di Tarquinia, con circa seimila tombe scavate nel tufo, di cui circa centocinquanta con pitture murali. Nel 2004 è stata inserita dall'UNESCO nella lista del patrimonio mondiale, insieme alla Necropoli della Banditaccia di Cerveteri. Le tombe accessibili al pubblico variano a rotazione.

Quale tomba è la più famosa della Necropoli dei Monterozzi?

La Tomba dei Leopardi, datata al primo quarto del quinto secolo avanti Cristo, è la più citata per la qualità e la conservazione degli affreschi, che mostrano un banchetto funebre con suonatori di aulos e lira. La Tomba della Caccia e della Pesca è la più importante per la storia dell'arte, per il paesaggio naturale dipinto come soggetto autonomo.

Quali tombe si possono vedere al Museo Nazionale Tarquiniense?

Al museo sono esposti affreschi staccati dalla Tomba delle Bighe e dalla Tomba del Triclinio, tra le altre. I cavalli alati dell'Ara della Regina, il Sarcofago dei Partunu e migliaia di vasi, bronzi e oggetti dei corredi funerari completano la collezione.

Cosa si intende per strappo degli affreschi etruschi?

Lo strappo è la tecnica di asportazione dell'intonaco dipinto dalla parete rocciosa della tomba, incollato a un supporto mobile e trasferito in museo. Fu praticato nel Novecento per salvare gli affreschi dal deterioramento causato dall'umidità e dal respiro dei visitatori. Alcune tombe famose esistono oggi solo al museo.

Cosa visitare nel centro medievale di Tarquinia?

Le mura medievali con le torri, la chiesa romanica di Santa Maria in Castello (1121-1207), il Duomo con i suoi affreschi cinquecenteschi, la chiesa di San Martino, il Palazzo Comunale con i saloni affrescati, e la terrazza della Barriera di San Giusto con la vista sul mare.

Qual era il nome medievale di Tarquinia?

Corneto o Cornietum. La città assunse il nome Tarquinia nel 1922, in epoca fascista, per recuperare il riferimento alla città etrusca antica. Il nome Corneto è usato ancora oggi in alcuni contesti storici e geografici locali.

Cosa sono le Saline di Tarquinia?

Sono una riserva naturale regionale su un'area costiera dove anticamente si estraeva il sale. Oggi le vasche sono un biotopo protetto frequentato da fenicotteri rosa, aironi e limicoli durante le migrazioni. L'ingresso è libero e il percorso è accessibile.

Quali sono le spiagge di Tarquinia?

Le principali sono: Tarquinia Lido, la frazione balneare principale con spiagge attrezzate e libere; i Bagni di Sant'Agostino, al confine con Civitavecchia; Marina Velca a nord; Porto Clementino e gli Spinicci. La costa alterna sabbia fine e scogliera bassa.

Cosa si mangia a Tarquinia?

L'acquacotta, zuppa di verdure, uova e pane raffermo, tipica della Maremma laziale; il brodetto di pesce con pomodoro e aglio; la trippa alla tarquiniese; il coniglio alla cacciatora. I vini locali sono bianchi e rossi dei Colli Etruschi Viterbesi.

Tarquinia e Cerveteri si visitano nello stesso giorno?

Non conviene. Le due necropoli UNESCO distano tra loro circa settantacinque chilometri e ciascuna merita almeno mezza giornata intera. Il biglietto del circuito PACT a 18 euro è valido su entrambe le città e copre tutti i siti del parco, ed è pensato per una visita distribuita su due giorni.

Tarquinia è vicina a Viterbo?

Distano circa quarantacinque chilometri. Viterbo è raggiungibile in auto in circa cinquanta minuti. In autobus con Cotral si impiegano circa un'ora e mezza con cambio. Chi vuole fare entrambe le città in un weekend ha un programma fattibile: Tarquinia il sabato con museo e necropoli, Viterbo la domenica con il centro medievale e il quartiere San Pellegrino.

Quali altre destinazioni etrusche ci sono vicino a Tarquinia?

Le principali sono Cerveteri (75 km, necropoli UNESCO), Vulci (30 km, parco archeologico), Tuscania (20 km, chiese romaniche su sito etrusco), Blera (50 km, necropoli rupestri), Veio (60 km, scavi in corso). Il Lazio settentrionale è, in questo senso, il territorio etrusco per eccellenza.

Ci sono eventi o manifestazioni a Tarquinia?

Il Corteo Storico dei Barbari, che rievoca l'assedio medievale della città, si svolge solitamente in estate. In luglio e agosto si tengono concerti e manifestazioni culturali nel centro storico nell'ambito di festival estivi locali. Il lungomare di Tarquinia Lido ha mercatini e eventi balneari da giugno a settembre. Verificare il calendario degli eventi sul sito del comune prima di partire.

Tarquinia è adatta alle famiglie con bambini?

La necropoli può interessare bambini dai dieci anni in su se accompagnati da chi sa raccontare gli affreschi. Il museo ha alcuni pannelli didattici. La spiaggia di Tarquinia Lido è molto adatta ai bambini per la sabbia fine e le acque basse. L'oasi delle Saline, con i fenicotteri, è quasi sempre un successo con i bambini curiosi di natura.

Quanto tempo ci vuole per visitare Tarquinia bene?

Un giorno intero per museo, necropoli e centro medievale, senza spiaggia. Due giorni se si aggiunge la spiaggia, le Saline e una gita a Tuscania o a Vulci. Chi ha più tempo può usare Tarquinia come base per esplorare la Tuscia: Viterbo, Bolsena, Civita di Bagnoregio e Caprarola sono tutte raggiungibili in giornata.

Dove parcheggiare a Tarquinia?

Il parcheggio di Piazza Cavour, a cinquanta metri dall'ingresso del Museo Nazionale Tarquiniense, è il punto di riferimento principale per il centro storico. Parcheggi aggiuntivi si trovano alle porte del borgo medievale. Per la necropoli il parcheggio è sul posto, in via Ripagretta, gratuito.

Per orientarsi nella Tuscia e nei borghi medievali vicini a Tarquinia, vale la lettura della guida di ItalyPlanner sui borghi del Lazio. Per chi organizza un tour in questo territorio, i servizi di TourLeaderPro sono disponibili per consulenze e prenotazioni.

Il Museo Nazionale Tarquiniense nel dettaglio

Il Museo Nazionale Tarquiniense, ospitato nel Palazzo Vitelleschi dal 1924, raccoglie i materiali provenienti dagli scavi della necropoli e della città etrusca di Tarchna condotti a partire dalla seconda meta dell'Ottocento. La collezione e tra le piu complete del mondo per quanto riguarda la civilta etrusca tarquiniese ed e distribuita su tre piani dell'edificio medievale-rinascimentale.

Il piano terreno: la scultura architettonica

Al piano terreno si trovano i pezzi architettonici piu grandi, quelli che richiedono spazio e altezza per essere fruiti correttamente. I protagonisti assoluti sono i cavalli alati in terracotta policroma dell'Ara della Regina, databili al quarto o terzo secolo avanti Cristo. Originariamente erano parte della decorazione del fregio del tempio, probabilmente raffiguravano la quadriga del dio solare o di una divinita ctonia. La qualita plastica e la bellezza formale di questi due pezzi non ha equivalenti nella scultura etrusca: la tensione muscolare del collo, il movimento delle ali, la resa delle bardature, tutto e trattato con una padronanza tecnica che sorprende chiunque non sia abituato a pensare all'artigianato etrusco come a qualcosa di piu che una derivazione dall'arte greca. Sono le sculture simbolo di Tarquinia, e la loro presenza al piano terreno e la prima immagine che il visitatore porta con se uscendo dal museo.

Sempre al piano terreno si trovano i sarcofagi di eta ellenistica, alcuni dei quali in marmo bianco importato, con le figure dei defunti distesi sul coperchio in posizione di banchetto. I sarcofagi etruschi hanno una caratteristica che li distingue da quelli greci e romani: il defunto e ritratto in modo riconoscibile, con i tratti del volto individualizzati, non con i tratti ideali del ritratto classico. E una tradizione che la scultura romana avrebbe raccolta e sviluppata nei secoli successivi.

Il primo piano: ceramiche, bronzi e corredi

Il primo piano e dedicato alla produzione ceramica, ai bronzi e agli oggetti dei corredi funerari. La ceramica copre un arco cronologico che va dall'eta villanoviana del nono-ottavo secolo avanti Cristo fino alla ceramica etrusco-campana del terzo secolo. Tra i pezzi di importazione greca, il museo conserva alcuni vasi attici a figure nere e a figure rosse di straordinaria qualita: crateri, anfore, idrie e lekythoi che dimostrano la ricchezza e i gusti raffinati dell'aristocrazia tarquiniese del sesto e quinto secolo avanti Cristo. I bronzi includono specchi incisi con scene mitologiche, fibule, braccialetti, armature e strumenti da cucina: sono la documentazione materiale della vita quotidiana etrusca, che i corredi funerari riproducevano con una completezza che nessun altro tipo di contesto archeologico avrebbe conservato.

Il secondo piano: gli affreschi staccati

Il secondo piano e il cuore intellettuale del museo: qui sono esposti gli affreschi staccati dalle tombe nel corso del Novecento, montati su pannelli e collocati in sale climatizzate. La Tomba delle Bighe, datata al 490 avanti Cristo circa, mostra scene di gare sportive in un contesto funerario: carri da corsa, pugili, lottatori e atleti in un circuito che ricorda le gare dei Giochi greci ma ha una qualita narrativa propria. La Tomba del Triclinio, del 470-460 avanti Cristo, e una delle piu belle per la qualita del colore e la grazia delle figure danzanti. Vedere questi affreschi al museo, dopo averne visto altri alla necropoli, permette di capire lo sviluppo stilistico della pittura tarquiniese nel corso di due secoli: dal rigore arcaico del sesto secolo alla scioltezza del tardo stile classico.

La biblioteca e l'archivio fotografico

Meno noto al grande pubblico e che il Museo Nazionale Tarquiniense custodisce anche una biblioteca specializzata e un archivio fotografico con migliaia di fotografie delle tombe scattate tra la fine dell'Ottocento e il Novecento, quando gli affreschi erano in condizioni di conservazione migliori di quelle attuali. Questo archivio e uno strumento di ricerca fondamentale per gli studiosi, perche documenta lo stato degli affreschi in epoche diverse e permette di misurare il degrado. Alcune immagini di questo archivio sono state digitalizzate e sono accessibili attraverso il Ministero della Cultura.

La lingua etrusca e la scrittura

Una delle cose piu intriganti di Tarquinia per un visitatore curioso e la possibilita di leggere, almeno in parte, le iscrizioni etrusche. L'alfabeto etrusco deriva dall'alfabeto greco coloniale, probabilmente tramite l'insediamento euboico di Pitecusa (l'odierna Ischia) e di Cuma, ed e un alfabeto quasi perfettamente fonetico: ogni segno corrisponde a un suono. Chi conosce il greco antico impara a leggere l'etrusco (coe a decifarne la pronuncia) in una mattinata. Il problema e che capirlo e un'altra faccenda: il vocabolario etrusco e parzialmente noto attraverso il confronto con i testi bilingui, le glosse latine e i prestiti in latino, ma resti ignoti molti termini e la struttura grammaticale pone ancora problemi di interpretazione.

Il Liber Linteus Zagrabiensis

Il testo etrusco piu lungo che ci sia pervenuto non proviene dall'Etruria: e un libro di lino, il Liber Linteus Zagrabiensis, conservato al Museo Civico di Zagabria. Il manoscritto era avvolto intorno a una mummia egizia acquistata nell'Ottocento da un funzionario austriaco e portata in Europa; soltanto alla fine del secolo si comprese che le fasce di lino erano scritte e che la scrittura era etrusca. Il contenuto, parzialmente decifrato, sembra essere un calendario rituale con istruzioni per cerimonie religiose. Non proviene da Tarquinia, ma il fatto che un testo etrusco sia sopravvissuto grazie a una mummia egizia in Croazia dice molto sulle vicende della lingua etrusca dopo la conquista romana: sopravvisse come lingua rituale, non come lingua parlata.

Le iscrizioni di Tarquinia

Le iscrizioni etrusche di Tarquinia sono tra le piu numerose e variegate dell'Etruria. Si trovano sui sarcofagi, sulle urne, sugli oggetti del corredo funerario e, in alcuni casi, dipinte sulle pareti delle tombe. La formula piu comune e quella onomastica: nome del defunto, patronimico, matronimico e talvolta la formula mi (io sono) seguita dal nome del proprietario. E il tipo di iscrizione che i defunti etruschi facevano incidere sui propri oggetti preziosi per segnarne la proprieta. Tra le grandi famiglie di Tarquinia che compaiono nelle iscrizioni ci sono i Pumpu, i Velcha, i Spurinna e i Partunu. Alcune di queste famiglie sono documentate anche nelle fonti latine come interlocutori di Roma nella fase della conquista.

Il territorio circostante: un paesaggio etrusco da percorrere

L'entroterra di Tarquinia ha una qualita paesaggistica che i visitatori che si limitano al museo e alla necropoli raramente colgono. Le pianure di tufo e di argilla solcate dai fossi (la terminologia locale usa ancora il termine latino rivus per i corsi d'acqua minori) e alternate alle colline coperte di macchia mediterranea, oliveti e vigneti rappresentano il paesaggio dell'Etruria meridionale praticamente intatto. Lungo le strade secondarie si incontrano canyon tufarei, cave antiche e insediamenti rupestri che, in questa zona, sono meno noti e meno visitati di quelli della Tuscia rupestre piu a nord.

Il parco rupestre della Maremma laziale

Nei pressi di Tarquinia si trovano alcune forre e canyon scavati dai torrenti nel tufo, ambienti naturali di grande bellezza che ospitano anche resti di insediamenti etruschi e medievali. Alcune di queste aree sono accessibili a piedi con equipaggiamento leggero e offrono la possibilita di vedere pareti tufacee con loculi e nicchie funerarie etrusche ancora al loro posto. Non si tratta di siti organizzati per il turismo, e spesso non ci sono cartelli o indicazioni: bisogna affidarsi alle mappe topografiche o a guide locali che conoscono il territorio. Chi ama il trekking storico-naturalistico trova in questa zona una delle esperienze meno frequentate del Lazio.

La via Aurelia e i borghi della costa

La via Aurelia, l'antica strada romana che correva lungo la costa tirrenica da Roma alla Gallia, passa ancora per questa zona seguendo in gran parte il tracciato antico. I borghi della costa laziale tra Civitavecchia e il confine toscano, come Montalto di Castro e Pescia Romana, hanno caratteristiche simili a Tarquinia ma su scala minore. Per chi viaggia lungo la costa in auto, la via Aurelia e una strada piacevole e variegata che alterna tratti sul mare a tratti nell'entroterra collinare.

Le terme di Tuscania e i resti etruschi

A meno di venti chilometri da Tarquinia, Tuscania e una delle destinazioni da non separare dalla visita tarquiniese. Le due chiese romaniche di San Pietro e Santa Maria Maggiore, costruite su siti di culto etruschi e romani, sono tra gli esempi piu belli di architettura medievale del Lazio. Il museo civico di Tuscania raccoglie materiali etruschi provenienti dalle necropoli locali, in parte complementari a quelli del museo di Tarquinia. Il paesaggio intorno a Tuscania, con i pianori tufarei e le forre, e particolarmente bello in primavera quando la vegetazione e verde intenso e i fiori selvatici coprono le scarpate.

Vulci e il Parco Archeologico

L'altra destinazione imprescindibile in questa zona e Vulci, a circa trent'achilometri da Tarquinia verso nord. Vulci era una delle piu grandi citta etrusche, con una necropoli che ha restituito migliaia di vasi greci nel corso degli scavi ottocenteschi. Il parco archeologico e un'oasi naturalistica gestita dal WWF che include la Rocca di Doganella e il Castello dell'Abbadia, un'impressionante struttura medievale sul canyon del fiume Fiora. La visita a Vulci e complementare a quella di Tarquinia: la prima offre il contesto ambientale e architettonico, la seconda gli affreschi. Chi ha a disposizione due giorni nella zona etrusca del Lazio fa bene a includere entrambe.

Note pratiche finali per chi viene da fuori Italia

Tarquinia e raggiungibile dagli aeroporti romani di Fiumicino e di Ciampino con un cambio a Roma Termini o a Roma Ostiense. Da Fiumicino, il treno Leonardo Express porta a Termini in trenta minuti; da Ciampino, l'autobus porta a Termini in quaranta minuti. Da Roma Termini si prende il treno per Tarquinia sulla linea Tirrenica. Il percorso completo dura circa due ore e mezza dall'aeroporto di Fiumicino, un dato che rende Tarquinia una destinazione da almeno una notte fuori Roma per chi arriva dall'estero e vuole dedicarsi alla visita con la dovuta attenzione.

Chi arriva in nave al porto di Civitavecchia ha la soluzione piu comoda: la stazione ferroviaria di Civitavecchia e a pochi minuti dal porto, e il treno per Tarquinia impiega circa venti minuti. Questo rende Tarquinia una delle mete piu facili da raggiungere per i crocieristi che scalano a Civitavecchia e non vogliono andare a Roma, che pure e la scelta piu comune. La guida di ItalyPlanner su Civitavecchia descrive le opzioni di trasporto disponibili dal porto verso l'entroterra laziale.

La lingua di servizio nei musei e nelle strutture di accoglienza e l'italiano, con pannelli esplicativi in inglese nelle aree principali del museo. Il personale dell'accoglienza del PACT risponde in inglese e francese. Per chi vuole una visita guidata in lingua straniera, e necessario prenotare in anticipo attraverso i servizi del parco o rivolgersi a operatori specializzati come TourLeaderPro, che coordina guide professionali certificate in diverse lingue per tutta la Tuscia e il Lazio.

Chi visita Tarquinia spesso abbina la gita a quelle delle cittadine vicine. A nord, Montefiascone e Bolsena sono due destinazioni con il lago di Bolsena, un cratere vulcanico di acqua dolce limpidissima. A est, Ronciglione, Caprarola con il Palazzo Farnese e Soriano nel Cimino si trovano nella Tuscia viterbese profonda. A sud, Civitavecchia è il porto più vicino e il punto di arrivo dei treni da Roma. Verso l'interno, Nepi e Sutri hanno anfiteatri romani e borghi medievali di grande interesse. Civita di Bagnoregio, il borgo sul tufo, è a un'ora di auto ma vale il viaggio.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

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