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Stadio Olimpico

Lo Stadio Olimpico è in Piazza Lauro de Bosis 15, a Roma, dentro il complesso del Foro Italico, sulla riva destra del Tevere ai piedi di Monte Mario. Ci si arriva con la metropolitana linea A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino al capolinea di Piazza Mancini, oppure con la linea A fino a Ottaviano e da lì con l'autobus 32, che passa anche per piazzale Clodio e scende a piazzale della Farnesina; da Lepanto serve il 280 fino a Piazza Mancini, dalla stazione Tiburtina il 168. In auto si esce dal Grande Raccordo Anulare all'uscita 6, direzione Flaminia, seguendo poi le indicazioni per il Foro Italico. Il Tour dello Stadio Olimpico costa 15 euro più i diritti di prevendita, si prenota sul canale di vendita indicato dal sito ufficiale di Sport e Salute oppure alla biglietteria di Via dei Gladiatori 2, apre tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00 con ultimo ingresso alle 17:30, dura fra i quaranta e i quarantacinque minuti e resta chiuso nei giorni di partita. L'ingresso dei visitatori è dal carrabile Monte Mario, a Viale dei Gladiatori 1, dove c'è anche il parcheggio gratuito. I bambini sotto i sei anni entrano gratis ma devono ritirare comunque il biglietto in biglietteria. Per le partite di Roma e Lazio, per il rugby e per i concerti la biglietteria è un'altra cosa e i tagliandi si acquistano dal rivenditore autorizzato che le società e l'impianto indicano sui rispettivi siti ufficiali.

Il complesso è pubblico: lo gestisce Sport e Salute S.p.A., società interamente partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che dal 2019 ha preso il posto di Coni Servizi. Non è un dettaglio burocratico. Significa che l'impianto più grande di Roma, quello che tutti chiamano semplicemente l'Olimpico, non appartiene né alla Roma né alla Lazio: le due squadre ci giocano in concessione, e questa è la ragione per cui lo stadio non ha né i colori giallorossi né quelli biancocelesti addosso, e per cui ogni domenica va vestito e svestito a seconda di chi gioca in casa.

Concerti allo Stadio Olimpico di Roma
Concerti allo Stadio Olimpico di Roma

Chi arriva qui per la prima volta commette quasi sempre lo stesso errore: entra dal parcheggio più vicino, guarda la partita o il concerto, esce e se ne va. Perde il pezzo migliore. Lo Stadio Olimpico non è un edificio isolato in periferia: è il cuore di un complesso monumentale degli anni Trenta, il Foro Italico, che vale una passeggiata anche in un giorno qualunque, senza biglietto e senza folla. L'obelisco di marmo, le sessanta statue dello Stadio dei Marmi, i mosaici bianchi e neri del piazzale dell'Impero e il ponte Duca d'Aosta sono a cinque minuti a piedi dai tornelli, e sono gratis.

Dove si trova lo Stadio Olimpico e come arrivarci davvero

L'indirizzo formale è Piazza Lauro de Bosis 15, CAP 00135, quartiere Della Vittoria, sponda destra del Tevere subito a monte di Ponte Milvio. La geografia conta più dell'indirizzo: lo stadio occupa la piana stretta fra il fiume e le pendici meridionali di Monte Mario, e questa strozzatura spiega tutto quello che succede nelle due ore prima e nell'ora dopo un evento. Le vie di accesso sono poche, i lungotevere sono a senso unico e si saturano in fretta, e ottantamila persone non si smaltiscono con la stessa velocità con cui si radunano.

Lo Stadio Olimpico con la metropolitana e il tram 2

Il modo più semplice, e quello che consiglio a chi non conosce Roma, è la combinazione metropolitana più tram. Si prende la linea A, la rossa, e si scende a Flaminio, la fermata sotto Piazza del Popolo. All'uscita, sul piazzale, c'è il capolinea del tram 2: si sale e si va fino al capolinea opposto, Piazza Mancini. Da lì allo stadio sono un quarto d'ora di camminata attraversando il ponte Duca d'Aosta, con il Foro Italico che si apre davanti agli occhi. È il percorso più scenografico e il più prevedibile: il tram 2 ha sede propria per quasi tutto il tracciato lungo via Flaminia e non resta imbottigliato nel traffico come gli autobus.

Un avvertimento pratico che vale più di molti consigli generici: nelle ore di punta degli eventi il tram 2 viaggia pieno e le corse si accodano. Se siete in gruppo e volete stare tranquilli, salite a Flaminio con quaranta minuti di margine rispetto a quello che vi sembra necessario. Al ritorno, invece, conviene fare l'esatto contrario: camminare a passo lento verso Piazza Mancini lasciando che la prima ondata passi, e prendere il tram quando la coda al capolinea si è sciolta.

Gli autobus per lo Stadio Olimpico e il nodo di piazzale Clodio

La seconda via è l'autobus. Dalla linea A si scende a Ottaviano e si prende il 32, che risale viale Angelico, tocca piazzale Clodio e arriva a piazzale della Farnesina, sotto il Ministero degli Esteri, a due passi dallo stadio. Piazzale Clodio è un nodo che vale la pena conoscere: è il grande spazio davanti al palazzo di giustizia, con più linee che convergono verso il Foro Italico, ed è spesso l'ultimo punto in cui si riesce a salire su un mezzo con qualche posto libero quando il flusso verso lo stadio è già cominciato. Chi conosce il quartiere ci arriva a piedi da Prati in venti minuti e sale lì.

Terza opzione: linea A fino a Lepanto e autobus 280, che porta a Piazza Mancini seguendo i lungotevere. Da est della città funziona bene il 168 dalla stazione Tiburtina. Chi arriva sulla linea B, la blu, deve fare cambio a Termini e passare sulla linea A in direzione Battistini, e da lì scegliere una delle tre soluzioni appena descritte. Non esiste una fermata della metropolitana a ridosso dello Stadio Olimpico: chiunque vi dica il contrario vi sta indicando una fermata che dista almeno due chilometri e mezzo.

Lo Stadio Olimpico in auto: uscite, parcheggi e verità scomode

In auto si arriva dal Grande Raccordo Anulare, uscita numero 6, Flaminia, seguendo poi le indicazioni per il Foro Italico. Chi scende dall'A1 Milano, Bologna e Firenze imbocca il Raccordo e prosegue in direzione Flaminia. Chi arriva dalla A24 e dalla A25, l'asse Pescara, Teramo e L'Aquila, entra sul Raccordo e va in direzione A1, poi ripete il percorso appena descritto. Chi risale dalla A2 da Napoli fa lo stesso. Dall'aeroporto di Fiumicino si prende il Raccordo in direzione Cassia e Flaminia e si esce al numero 6.

Detto questo, un consiglio: nei giorni di evento l'auto è la scelta peggiore. Il parcheggio gratuito di Viale dei Gladiatori esiste ed è comodissimo per il Tour, quando lo stadio è vuoto; nelle giornate di partita e di concerto quell'area è chiusa o riservata, i lungotevere diventano un imbuto e l'uscita richiede facilmente un'ora. Se proprio dovete usare la macchina, lasciatela oltre Ponte Milvio o dalle parti di Piazza Mancini e fate l'ultimo tratto a piedi. Il tempo che perdete camminando lo recuperate dieci volte all'uscita.

Arrivare allo Stadio Olimpico a piedi, il modo che nessuno sceglie

Il percorso pedonale più bello parte da Piazza del Popolo, risale via Flaminia o costeggia il Tevere sul lungotevere Flaminio, passa davanti al MAXXI e all'Auditorium Parco della Musica, sfiora il Teatro Olimpico e arriva al ponte Duca d'Aosta in poco meno di un'ora. È una passeggiata che attraversa cento anni di architettura romana in un colpo solo: il Flaminio razionalista, la piazza di Zaha Hadid, l'acustica di Renzo Piano, e poi il travertino del Foro Italico. Un'alternativa più corta e altrettanto piacevole passa per il Ponte della Musica, che collega il quartiere Flaminio alla sponda destra e sbuca a poche centinaia di metri dallo stadio.

Lo Stadio Olimpico dentro il Foro Italico

Per capire lo Stadio Olimpico bisogna capire dove è stato messo. Il complesso nacque come Foro Mussolini, ideato da Enrico Del Debbio nel 1927 e costruito a partire dall'anno successivo su impulso di Renato Ricci, allora sottosegretario all'Educazione Nazionale e capo dell'Opera Nazionale Balilla. La scelta del sito arrivò dopo aver scartato tre alternative, in zona Tiburtina, a Casal Palocco e ai Parioli: qui c'era un pantano da bonificare, ma c'era anche Monte Mario alle spalle, e le Belle Arti vincolarono la collina proprio perché restasse uno sfondo verde naturale dietro il complesso. Quel vincolo regge ancora: la Riserva di Monte Mario è la ragione per cui, guardando lo stadio da sud, dietro le tribune si vede bosco e non palazzine.

L'obelisco e il piazzale dell'Impero del Foro Italico

Il viale d'ingresso è dominato da un monolite di marmo di Carrara alto 17,5 metri, cavato in un solo blocco e trasportato fino a Roma con una impresa logistica che all'epoca fu raccontata come un'epopea. Porta ancora incise le lettere della dedica originaria. Nel 2015 se ne discusse la rimozione, e la proposta si arenò contro il parere di chi sosteneva che un monumento va letto, non cancellato: a nostro giudizio quel parere aveva ragione, e il Foro Italico è uno dei pochi luoghi d'Italia dove si possa spiegare l'architettura del ventennio senza reticenze e senza nostalgie, semplicemente guardandola.

Dietro l'obelisco si apre il piazzale dell'Impero, un lungo tappeto di mosaici bianchi e neri che porta fino alla fontana della Sfera e all'ingresso dello stadio. I mosaici sono un catalogo di atleti, allegorie e iscrizioni: si camminano, letteralmente, e ci vuole una decina di minuti a farli tutti a passo lento. È l'unico museo a cielo aperto di Roma dove nessuno vi chiederà un biglietto e dove, nove giorni su dieci, sarete quasi soli.

Lo Stadio dei Marmi Pietro Mennea, accanto allo Stadio Olimpico

A poche decine di metri dall'Olimpico c'è quello che, per molti, è il pezzo più bello del Foro Italico: lo Stadio dei Marmi, progettato da Enrico Del Debbio nel 1928. È un campo di atletica circondato da gradinate in marmo bianco di Carrara sulle quali si affacciano sessanta statue marmoree di atleti, più altre quattro in bronzo conservate nel Palazzo H. Quasi tutte furono donate dalle province italiane, che nel 1935 erano novantaquattro, e sul piedistallo di ciascuna è inciso il nome della provincia donatrice: le quattro bronzee vennero da Trento, Udine, Genova e Viterbo.

Dal 12 settembre 2013 lo Stadio dei Marmi è intitolato a Pietro Mennea, che tenne per diciassette anni il record mondiale dei 200 metri piani. Nel 2024 ha funzionato da area di riscaldamento per gli atleti dei Campionati europei, e dal 2025 è entrato nel circuito degli Internazionali d'Italia di tennis. Andateci al tramonto: la luce radente sul marmo bianco fa un effetto che nessuna fotografia di mezzogiorno restituisce.

La Casa delle Armi e le altre architetture intorno allo Stadio Olimpico

Nel complesso si contano alcune delle architetture più studiate del Novecento italiano. Il Palazzo delle Terme, opera di Costantini fra il 1930 e il 1936, ospita le piscine e l'Auditorium della RAI, con i mosaici di Giulio Rosso e Gino Severini. L'Accademia di Scherma, o Casa delle Armi, fu progettata da Luigi Moretti fra il 1934 e il 1936 ed è considerata uno dei capolavori assoluti del razionalismo italiano, un blocco di marmo bianco tagliato con una precisione che ancora oggi lascia senza parole gli architetti in visita. Poi c'è il Palazzo H, sede dell'ex Accademia fascista maschile, e l'edificio dell'Istituto superiore di educazione fisica, poi diventato università.

Il ponte Duca d'Aosta, l'ingresso monumentale allo Stadio Olimpico

Il ponte che collega il quartiere Flaminio al Foro Italico non è un ponte qualsiasi: è la porta d'ingresso pensata dai progettisti, in asse con l'obelisco. Lo firmò l'architetto Vincenzo Fasolo con l'ingegnere strutturale Antonio Martinelli; i lavori cominciarono il 21 giugno 1936 e il ponte fu inaugurato il 26 marzo 1939. È in cemento armato interamente rivestito di travertino di Tivoli, misura 222,3 metri di lunghezza e 30 di larghezza, con 21 metri di carreggiata e due marciapiedi da 4 metri ciascuno. Ai quattro angoli si alzano altrettanti cippi rivestiti di marmo, decorati con altorilievi che raccontano le battaglie della prima guerra mondiale combattute sul Sile, sul Piave, sul Tagliamento e sull'Isonzo. È dedicato a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, comandante della Terza Armata.

Attraversatelo a piedi, non in autobus. È il modo per cui è stato costruito, e l'unico in cui l'inquadratura funziona: si sale sul dorso del ponte, il Tevere scorre sotto, e davanti si apre l'asse marmo, obelisco, stadio.

La storia dello Stadio Olimpico, dai Cipressi ai Centomila

Lo Stadio Olimpico che si vede oggi è il quarto o il quinto stadio costruito su quello stesso rettangolo di terra, a seconda di quanto si vuole essere pignoli. Nessun altro impianto italiano ha una stratificazione simile, e quasi nessuno la racconta per intero.

1928-1932: lo Stadio dei Cipressi

Il primo impianto nacque insieme al Foro, su progetto di Enrico Del Debbio con l'ingegnere strutturale Achille Pintonello e l'impresa Speroni. Si chiamava Stadio dei Cipressi per via degli alberi che lo circondavano, e fu inaugurato il 4 novembre 1932 con una grande manifestazione ginnica giovanile, insieme alle altre prime strutture del complesso. Era dimensionato per centomila spettatori e aveva un prato enorme, circa 20.000 metri quadrati, ossia grosso modo 200 metri per 100: perfetto per le adunate e le esibizioni ginniche, pessimo per il calcio, perché la distanza fra le tribune e il campo rendeva la visione lontanissima. Chi si lamenta oggi della pista di atletica che allontana gli spalti dal terreno di gioco farebbe bene a sapere che, rispetto al 1932, siamo già molto vicini.

1933-1937: il cantiere di Luigi Moretti

Fra il 1933 e il 1937 l'impianto fu ripreso e ristrutturato da Luigi Moretti, con la collaborazione di Angelo Frisia e ancora l'ingegnere Pintonello, e diventò la quinta scenica delle grandi coreografie del regime. Sono gli anni in cui lo stadio funziona più come palcoscenico politico che come impianto sportivo, ed è la fase che più ha segnato la percezione del luogo: chi arriva qui con un'idea vaga di storia italiana la riconosce subito, anche senza saperla nominare.

La guerra, l'autoparco alleato e l'abbandono

Con la guerra tutto si ferma. L'area viene abbandonata e, dopo il 1944, le truppe alleate la usano come autoparco: mezzi militari parcheggiati dove poi sarebbe cresciuto il prato più fotografato d'Italia. È il capitolo che quasi tutte le guide saltano, e che invece spiega perché al momento della ripresa dei lavori, alla fine degli anni Quaranta, non si parlò di restauro ma di ricostruzione.

1951-1953: lo Stadio dei Centomila

Nel 1949 il CONI decise il completamento dell'impianto. Il progetto passò per le mani di Cesare Valle e Carlo Roccatelli, e alla morte di quest'ultimo fu Annibale Vitellozzi a portarlo a termine. Il risultato fu una struttura interamente in cemento armato rivestito di travertino, costata all'incirca 3,4 miliardi di lire dell'epoca: asse maggiore 319 metri, asse minore 189 metri, altezza complessiva inferiore ai 18 metri, di cui 13 sopra il piano stradale e 4,5 interrati, per un'area occupata di circa 33.500 metri quadrati.

Quel dato dell'altezza è la chiave per capire il progetto originale. Vitellozzi e i suoi non volevano un edificio che si vedesse: volevano una conca scavata nel terreno, bassa, che lasciasse Monte Mario come fondale e non rubasse la scena al Foro. Lo stadio del 1953 si vedeva appena, arrivando dal ponte. Fu ribattezzato Stadio dei Centomila per la capienza massima prevista, e con quel nome entrò nell'immaginario di due generazioni di romani.

17 maggio 1953: l'inaugurazione dello Stadio Olimpico

L'inaugurazione ufficiale avvenne il 17 maggio 1953, alla presenza del capo dello Stato Luigi Einaudi. La partita fu Italia contro Ungheria, gara di ritorno della Coppa Internazionale 1948-53, e andò molto male: gli ungheresi della Aranycsapat, la squadra d'oro di Puskás, vinsero 3-0 con una rete di Nándor Hidegkuti e una doppietta di Ferenc Puskás. Nella stessa giornata, dentro lo stadio, si concluse la sesta tappa del Giro d'Italia, la Napoli-Roma. Fu un pomeriggio irripetibile per densità di sport, e forse il migliore biglietto da visita possibile per un impianto destinato a ospitare tutto.

Il nome attuale arrivò poco dopo, con l'assegnazione a Roma dei Giochi della XVII Olimpiade: da Stadio dei Centomila a Stadio Olimpico.

1960: le Olimpiadi di Roma allo Stadio Olimpico

Il 25 agosto 1960 lo Stadio Olimpico ospitò la cerimonia d'apertura dei Giochi. Furono le Olimpiadi che cambiarono l'immagine internazionale dell'Italia del dopoguerra, e sulla pista dell'Olimpico si scrissero pagine di atletica che ancora si studiano. Livio Berruti corse i 200 metri eguagliando il record del mondo sia in semifinale sia in finale, con 20 secondi e 5 decimi, e vinse l'oro con gli occhiali scuri diventati un'icona. Wilma Rudolph, che da bambina aveva avuto la poliomielite, vinse tre ori. Otis Davis chiuse i 400 metri in 44 secondi e 9 decimi, Herb Elliott i 1500 in 3 minuti 35 secondi e 6 decimi.

Va detto per onestà che la maratona olimpica più famosa di quei Giochi, quella vinta scalzo da Abebe Bikila, non finì qui: partì dal Campidoglio e si concluse all'Arco di Costantino, alla luce delle torce. L'Olimpico ospitò la pista, non la strada.

1988-1990: la ricostruzione per il Mondiale

Il capitolo più discusso della storia dello Stadio Olimpico è la ristrutturazione per Italia 90. L'impianto era lo stadio principale del Mondiale, e servivano interventi radicali. Il gruppo di progettisti fu imponente: lo stesso Annibale Vitellozzi, l'architetto Maurizio Clerici, l'ingegner Paolo Teresi e l'ingegner Antonio Maria Michetti per le strutture, con l'impresa Cogefar a eseguire. Fra il 1987 e il 1990 il piano cambiò più volte, e i costi lievitarono fino a sfiorare i 450 miliardi di lire.

Alla fine l'impianto fu quasi interamente demolito e ricostruito. Sopravvisse soltanto una parte della facciata esterna della Tribuna Tevere, che venne sopraelevata con nuove gradinate; le curve furono avvicinate al campo di nove metri, guadagnando finalmente una visione decente. Durante il campionato 1989-90, con il cantiere aperto, Roma e Lazio giocarono le loro partite interne allo stadio Flaminio.

La copertura in teflon dello Stadio Olimpico

Il pezzo di ingegneria che oggi definisce la sagoma dell'Olimpico è la copertura, e merita di essere raccontata bene perché quasi nessuno la guarda. La consulenza fu dello studio d'ingegneria Majowiecki di Bologna, e la soluzione adottata è una tensostruttura radiale. Un anello esterno, una trave reticolare a profilo triangolare, corre a 29 metri di altezza sostenuto da 16 piloni, dodici d'acciaio e quattro in cemento armato. Un anello interno è formato da 12 funi d'acciaio da 87 millimetri di diametro. Fra i due anelli lavorano 78 coppie di funi, con uno sbalzo complessivo di 45 metri, e sopra è tesa la membrana in teflon e fibra di vetro che dà quel bianco abbagliante visibile da mezza città. Solo la copertura costò circa 160 miliardi di lire.

Che sia un'opera notevole è fuori discussione. Che abbia stravolto il progetto originale, altrettanto: l'innalzamento delle gradinate e la vela bianca hanno cancellato l'idea di uno stadio basso e discreto, incassato nel terreno, che Del Debbio prima e Vitellozzi poi avevano perseguito per sessant'anni. Oggi l'Olimpico si vede da Monte Mario, dai Parioli, dal Gianicolo. Nel 1953 non lo vedeva nessuno. Il giudizio è netto: dal punto di vista dell'esperienza dello spettatore fu un guadagno enorme, dal punto di vista del rapporto con il Foro Italico fu una perdita che non si recupererà più.

Al termine dei lavori la capienza superò gli 82.922 posti, con seggiolini in plastica azzurra senza schienale e due maxischermi montati dentro le curve, già costruiti nel 1987 per i Mondiali di atletica. L'Olimpico rinnovato ospitò le prime cinque partite dell'Italia nel Mondiale e la finale dell'8 luglio 1990 fra Germania Ovest e Argentina, 1-0 su rigore di Andreas Brehme a sei minuti dalla fine, davanti a 73.603 spettatori.

2007-2008: la messa a norma dello Stadio Olimpico

Nel 2007 partì un secondo piano di ristrutturazione, questa volta tutto interno, per adeguare l'impianto agli standard UEFA in vista della finale di Champions League del 27 maggio 2009. I lavori si chiusero nel 2008 e compresero la messa a norma delle strutture, il miglioramento della sicurezza, il rifacimento di spogliatoi e sala stampa, la sostituzione completa dei sedili, nuovi maxischermi digitali ad alta definizione, l'arretramento delle panchine, la rimozione parziale delle barriere in plexiglas fra spalti e campo, più punti di ristoro e servizi igienici rifatti. La capienza scese ai numeri attuali. Il risultato fu la conferma dello Stadio Olimpico in categoria 4 UEFA, la più alta.

Oggi l'Olimpico è uno dei quattro stadi italiani in quella categoria, insieme all'Olimpico Grande Torino, all'Allianz Stadium di Torino e al Giuseppe Meazza di Milano, ed è l'unico impianto italiano con ranking UEFA Elite, quello che consente di ospitare le finali delle maggiori competizioni continentali per club.

Stadio Olimpico di Roma
Stadio Olimpico di Roma

Settori e capienza dello Stadio Olimpico

La capienza omologata dello Stadio Olimpico è di 70.634 posti, il che ne fa il secondo impianto italiano per capacità dopo il Meazza di Milano. Gli accessi sono 33, distribuiti in base ai settori. Capire come è organizzato l'anello è la differenza fra comprare il biglietto giusto e passare novanta minuti a chiedersi perché si vede male.

La Tribuna Monte Mario dello Stadio Olimpico

È la tribuna principale, quella occidentale, dal lato della collina, e conta circa 14.266 posti. Al suo interno si concentra tutta l'area d'onore: la Tribuna d'Onore Centrale, divisa in Centrale Sinistra, Centrale e Centrale Destra; la Tribuna d'Onore Laterale, con Laterale Sinistra e Laterale Destra; la Tribuna Autorità, articolata in Autorità Sinistra, Autorità Centrale e Autorità Destra; la Tribuna Autorità CONI, cinque file di poltrone colorate di blu, rosso, giallo, verde e nero, i colori dei cerchi olimpici; i Palchi, centrali e laterali; i Superpalchi. Ci sono poi due aree ospitalità, chiamate Corporate e Piazza Italia.

Un dettaglio che diverte sempre i visitatori del Tour: le poltrone della tribuna autorità e della tribuna autorità CONI sono riscaldate elettronicamente e dotate di schermo LCD touch screen con la diretta televisiva della partita. Sì, si guarda la partita in televisione mentre la si ha davanti agli occhi. E sì, capita che qualcuno lo faccia.

La Tribuna Tevere dello Stadio Olimpico

È la tribuna orientale, quella verso il fiume, con circa 16.527 posti, il settore più capiente dell'impianto. Si divide in Tribuna Tevere e Tribuna Tevere TOP, quest'ultima nella porzione centrale. È il settore che conserva, dietro le spalle, l'unico pezzo di stadio del 1953 sopravvissuto alla demolizione del 1990: una parte della facciata esterna. Se avete un biglietto per la Tevere, arrivate mezz'ora prima e fate il giro esterno guardando in alto: quel travertino ha visto Puskás.

I Distinti dello Stadio Olimpico

Sono i quattro settori che raccordano le curve alle tribune, e valgono complessivamente poco meno di 23.000 posti: Distinti Nord Est con circa 5.636 posti, Distinti Nord Ovest con circa 5.597, Distinti Sud Ovest con circa 5.765, Distinti Sud Est con circa 5.702. Il Nord Ovest funziona da settore ospiti nelle partite casalinghe della Roma, il Sud Ovest da settore ospiti in quelle della Lazio. È l'aspetto più curioso della coabitazione: lo stesso anello cambia funzione a seconda di chi gioca in casa, e la segnaletica interna viene riconfigurata partita per partita.

Curva Nord e Curva Sud dello Stadio Olimpico

Le due curve valgono circa 7.500 posti l'una. La Curva Nord è il settore storico del tifo organizzato della Lazio, la Curva Sud quello della Roma. Sono i due settori che danno all'Olimpico la sua fama acustica: quando una curva parte, il suono rimbalza sulla membrana in teflon e torna indietro amplificato, un effetto che negli stadi scoperti non esiste. Chi ci ha giocato lo racconta sempre allo stesso modo: non è il volume, è il fatto che il rumore arriva da sopra.

Tribuna Stampa e totale dei settori

La Tribuna Stampa conta 553 postazioni. Sommando i settori appena elencati si arriva a 69.046 posti, mentre la capienza omologata complessiva dell'impianto è quella dei 70.634 citati sopra: la differenza dipende dalle postazioni tecniche, di servizio e per spettatori con disabilità che non rientrano nella ripartizione ordinaria e che vengono conteggiate a parte. Per la visita e per l'acquisto del biglietto vale sempre la mappa aggiornata pubblicata dal sito ufficiale dell'impianto e da quelli delle società.

Mappa Stadio Olimpico di Roma
Mappa Stadio Olimpico di Roma

Il Tour dello Stadio Olimpico: cosa si visita davvero

Per anni entrare all'Olimpico senza una partita era impossibile. Oggi non lo è più, e il Tour dello Stadio Olimpico è una delle visite più sottovalutate di Roma: costa quanto un panino e un caffè in centro e porta dentro spazi che nessun biglietto di curva vi farà mai vedere.

Il percorso del Tour dello Stadio Olimpico

La visita comincia dal Tunnel delle Leggende, il corridoio in cui sono esposti cimeli, maglie e oggetti dei protagonisti che sono passati di qui, da Francesco Totti a Giorgio Chinaglia. Si prosegue nella mixed zone, la zona dove i giocatori incontrano i giornalisti dopo la partita e dove si consumano le interviste più imbarazzate della storia dello sport. Poi gli spogliatoi, la sala dei trofei, e infine il momento che tutti aspettano: l'ingresso in campo, quello che il percorso chiama Be a Hero, con l'uscita dal tunnel verso il prato. Si accede a un'area delimitata di erba sintetica davanti alle panchine, segnalata da transenne, e da lì si sale sulle tribune. La visita si chiude allo store dello stadio e al bistrot.

Quanto costa e quanto dura il Tour dello Stadio Olimpico

Il biglietto base costa 15 euro più i diritti di prevendita, con riduzioni per gruppi e scuole. Il Tour è attivo tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 17:30, e dura fra i quaranta e i quarantacinque minuti. I gruppi entrano ogni mezz'ora accompagnati da una hostess. Nei giorni di partita il Tour non si effettua, perché l'impianto è interamente dedicato alla produzione dell'evento: controllate il calendario di Roma e Lazio prima di prenotare, è l'unico vero errore che si può fare.

La prenotazione si fa online sul canale di vendita ufficiale indicato da Sport e Salute, nei punti vendita convenzionati, oppure di persona alla biglietteria di Via dei Gladiatori 2, aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00 tranne nei giorni di partita. L'ingresso dei visitatori è dal carrabile Monte Mario, a Viale dei Gladiatori 1, sulla sinistra della biglietteria. Il parcheggio di Viale dei Gladiatori è gratuito, ma nel periodo degli Internazionali d'Italia di tennis, da inizio maggio, conviene lasciare l'auto a Lungotevere Maresciallo Diaz.

Il Tour dello Stadio Olimpico con i bambini e in sedia a rotelle

I bambini sotto i sei anni entrano gratuitamente, ma il biglietto va comunque ritirato in biglietteria: è una formalità che serve al conteggio delle presenze e che, se saltata, vi ferma al tornello. Le riduzioni famiglia, al momento, non sono previste. Il percorso è accessibile in sedia a rotelle nelle sezioni Entrata, Tunnel delle Leggende, Mixed Zone, Spogliatoi, Campo e Bar. I servizi igienici si trovano alla fine del percorso, e questo è un dettaglio che chi viaggia con bambini piccoli farebbe bene a considerare prima di entrare.

Sul fronte fotografico, l'accesso al campo avviene solo con il biglietto e accompagnati dalla guida: si fotografa, ma dentro le regole del gruppo e nell'area consentita. Nessuno scatta un rigore dal dischetto.

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Roma e Lazio: due squadre, uno Stadio Olimpico

Dal 1953, salvo le brevissime interruzioni dovute ai cantieri, l'Olimpico ospita le partite interne delle due maggiori squadre professionistiche della capitale, Roma e Lazio. È una condizione rara in Europa per uno stadio di questa dimensione, e produce conseguenze che il visitatore straniero fatica a capire: nessuna delle due società possiede l'impianto, entrambe lo affittano, e ogni elemento identitario deve essere montato e smontato.

Il derby della Capitale allo Stadio Olimpico

Il derby Roma-Lazio è l'unico giorno dell'anno in cui l'Olimpico è pieno in entrambe le curve con tifoserie diverse, e resta uno degli spettacoli sportivi più intensi d'Europa. La coreografia si prepara per settimane, l'anello si divide a metà e la temperatura acustica sale a livelli che nelle partite ordinarie non si raggiungono mai. Se vi capita di essere a Roma nel giorno del derby e non avete un biglietto, sappiate che l'intera città cambia ritmo: i mezzi verso il Foro Italico sono presi d'assalto dalle tre del pomeriggio, il centro si svuota, e nei bar di Prati e Testaccio si sta come dentro allo stadio.

Andare a vedere una partita allo Stadio Olimpico: come funziona

Il biglietto è nominativo e va acquistato tramite i canali ufficiali delle società o del rivenditore autorizzato che queste indicano sui propri siti. Il documento d'identità serve al tornello. I varchi aprono con largo anticipo, generalmente un paio d'ore prima del fischio d'inizio, e conviene sfruttare quell'anticipo: la fila ai controlli nell'ultima mezz'ora è la principale ragione per cui la gente si perde i primi minuti. Dentro non si entra con bottiglie di vetro, aste per bandiere oltre le misure consentite, ombrelli lunghi e oggetti contundenti; le regole precise cambiano di stagione in stagione e sono pubblicate insieme al biglietto.

Un consiglio che vale per tutte le partite: il settore migliore per rapporto qualità e prezzo non è la tribuna d'onore ma la Tribuna Tevere nella porzione centrale. Si vede il campo per intero, si è di fronte alle panchine, e nel pomeriggio si ha il sole alle spalle invece che negli occhi. La Monte Mario centrale è più prestigiosa e costa molto di più: la differenza di visione, dal punto di vista puramente sportivo, non giustifica il salto di prezzo.

Il rugby allo Stadio Olimpico e il Sei Nazioni

Fin dalla sua apertura l'impianto ha ospitato incontri internazionali di rugby a 15, all'inizio in modo saltuario. La prima grande occasione fu il 1954, con la finale di Coppa Europa fra Francia e Italia, chiusa 39-12 per i francesi davanti a circa 25.000 spettatori. Poi, per decenni, il rugby italiano ha avuto casa allo stadio Flaminio.

La svolta è del 2012: la Federazione Italiana Rugby lascia il Flaminio e sposta all'Olimpico le partite interne del Sei Nazioni. Il primo incontro fu l'11 febbraio 2012 contro l'Inghilterra, perso 19-15. Dal 1954 al 2024 lo Stadio Olimpico ha ospitato complessivamente 41 incontri della nazionale, di cui 32 nel Sei Nazioni.

Chi non è mai andato a una partita di rugby all'Olimpico dovrebbe farlo almeno una volta, e non per il rugby. Il pubblico del Sei Nazioni è l'opposto esatto di quello del calcio: tifoserie mescolate sugli stessi spalti, famiglie, gallesi e irlandesi che cantano in fila alla birra insieme ai romani, nessuna separazione dei settori. È l'unico giorno in cui lo Stadio Olimpico si può visitare portandoci un bambino di sei anni senza pensarci due volte. Le giornate di febbraio sono fredde: vestitevi come per stare fermi tre ore, perché è esattamente quello che farete.

Rugby Stadio Olimpico di Roma
Rugby allo Stadio Olimpico di Roma

L'atletica leggera allo Stadio Olimpico

Se la storia calcistica dell'Olimpico è nota a tutti, quella atletica lo è molto meno, e vale almeno altrettanto. La pista misura 507 metri di sviluppo perimetrale complessivo con il suo fossato, largo 2 metri e profondo 1,90.

Il Golden Gala Pietro Mennea allo Stadio Olimpico

Il Golden Gala nacque nel 1980 per iniziativa di Primo Nebiolo, allora presidente della FIDAL. La prima edizione si tenne il 5 agosto 1980 e portò allo stadio 74.000 spettatori, di cui 54.000 paganti: numeri che oggi sembrano inventati e che raccontano quanto l'atletica pesasse nella cultura sportiva italiana di allora. Dal 1982 è un appuntamento fisso del calendario, saltato soltanto nel 1990 per via del Mondiale di calcio. Dal 2010 è la tappa romana della Diamond League, e dal 2013 è intitolato a Pietro Mennea.

I grandi record mondiali fissati allo Stadio Olimpico

Ai Campionati mondiali di atletica del 1987 l'Olimpico vide due primati destinati a durare. Carl Lewis corse i 100 metri in 9 secondi e 93 centesimi, nuovo record del mondo. E la bulgara Stefka Kostadinova saltò 2,09 metri nel salto in alto, uno dei record più longevi di tutta l'atletica leggera all'aperto. Prima ancora, nel 1974, lo stadio aveva ospitato i Campionati europei, e nel 1981 la Coppa del mondo di atletica.

Gli Europei di atletica 2024 allo Stadio Olimpico

Dal 7 al 12 giugno 2024 lo Stadio Olimpico ha ospitato i Campionati europei di atletica leggera, cinquant'anni dopo l'edizione del 1974. Hanno partecipato 48 federazioni nazionali con 1.559 atleti, 798 uomini e 761 donne; alcune gare, come la mezza maratona e la marcia sui 20 chilometri, si sono disputate su percorsi cittadini fuori dallo stadio. Chi c'era ricorda soprattutto una cosa: il ritorno di un pubblico da atletica in uno stadio che ne aveva perso l'abitudine.

I concerti allo Stadio Olimpico

Dalla ristrutturazione del 1990 lo Stadio Olimpico è diventato stabilmente una delle grandi arene musicali italiane. La conformazione chiusa e la copertura in teflon fanno da cassa di risonanza, e il prato consente configurazioni di palco che negli stadi con la pista scoperta rendono molto meno.

Il record di spettatori allo Stadio Olimpico

Il concerto più affollato nella storia dell'impianto resta quello di Claudio Baglioni del 6 giugno 1998, dentro il tour Da me a te. La ragione tecnica è semplice e vale la pena capirla: il palco fu montato al centro del prato e il pubblico lo circondava a 360 gradi, riempendo l'intero anello senza settori ciechi. In quella configurazione lo stadio arriva a numeri che nessuna partita di calcio raggiunge, perché non esistono posti con la visuale coperta dal retro del palco. Per confronto, la massima affluenza certificata per un evento sportivo allo Stadio Olimpico è di 78.886 spettatori, registrata il 12 maggio 1974 per Lazio-Foggia 1-0, con 18.392 abbonati laziali e 60.494 paganti.

Andare a un concerto allo Stadio Olimpico: cosa sapere

Le configurazioni sono sostanzialmente due. Con il palco su un lato corto, il prato viene diviso in settori numerati e in un'area senza posti a sedere davanti alla struttura, e le curve opposte al palco spesso restano chiuse. Con il palco centrale, tutto l'anello è vendibile. Prima di comprare il biglietto guardate sempre la piantina dell'evento specifico, perché la stessa dicitura di settore può corrispondere a esperienze molto diverse a seconda del montaggio.

Il consiglio più utile riguarda l'uscita. Novantamila persone che escono contemporaneamente verso due ponti e tre linee di superficie producono un ingorgo che dura oltre un'ora. Chi ha un treno da prendere a Termini dovrebbe mettere in conto novanta minuti dallo spegnimento delle luci, non trenta. Chi può, aspetti venti minuti seduto sugli spalti: si esce comunque prima di chi si è alzato all'ultimo accordo, e si evita la calca ai tornelli.

La programmazione estiva del Foro Italico si incrocia con quella degli altri grandi spazi romani: chi cerca musica dal vivo in città trova alternative all'Auditorium Parco della Musica e al Palazzo dello Sport dell'EUR, che copre l'inverno quando lo stadio è occupato dal campionato. Fra i grandi appuntamenti annunciati all'Olimpico ci sono la residency di Vasco Rossi, il tour negli stadi di Olly, quello dei Pinguini Tattici Nucleari, il ritorno di Laura Pausini e la data di Achille Lauro. Date, orari e disponibilità vanno sempre controllati sulle pagine ufficiali degli eventi.

Le finali europee giocate allo Stadio Olimpico

Poche arene al mondo hanno ospitato altrettante partite decisive. L'elenco merita di essere letto per intero, perché è la ragione per cui l'Olimpico ha il ranking UEFA Elite.

Le finali di Coppa dei Campioni e Champions League allo Stadio Olimpico

25 maggio 1977: Liverpool batte il Borussia Mönchengladbach 3-1, primo titolo europeo degli inglesi. 30 maggio 1984: Liverpool contro Roma, 1-1 dopo i supplementari e vittoria inglese ai calci di rigore. Fu la prima finale nella storia della competizione decisa dai rigori, e fu giocata in casa della squadra sconfitta: chi era a Roma quella notte non l'ha mai dimenticata. 22 maggio 1996: Juventus contro Ajax, 1-1 e rigori ai bianconeri, 4-2. 27 maggio 2009: Barcellona batte il Manchester United 2-0, la finale per la quale erano stati fatti i lavori dell'anno prima.

Coppa UEFA, Coppa Italia e Coppa Intercontinentale

Nel 1991 la finale di Coppa UEFA vide la Roma battere l'Inter 1-0 nella gara di ritorno davanti a 70.900 spettatori, senza però ribaltare il 2-0 dell'andata di Milano. Dal 2008 lo Stadio Olimpico è la sede designata della finale di Coppa Italia, con l'unica eccezione del 2020, quando l'emergenza sanitaria impose una diversa organizzazione. Nel 1973 l'impianto ospitò anche la finale di Coppa Intercontinentale fra Independiente e Juventus, 1-0 per gli argentini davanti a 22.000 spettatori.

Le finali degli Europei e il campionato europeo 2020

Lo Stadio Olimpico ha ospitato due finali continentali per nazionali. Il 10 giugno 1968 si giocò qui la finale ripetuta del campionato europeo, dopo l'1-1 della prima partita: l'Italia batté la Jugoslavia 2-0 e vinse il suo primo titolo europeo. Il 22 giugno 1980 toccò alla finale fra Germania Ovest e Belgio, 2-1 per i tedeschi.

Quarant'anni dopo, per il campionato europeo 2020 disputato nel 2021 senza un Paese organizzatore unico, l'Olimpico ospitò la cerimonia d'apertura e la partita inaugurale. L'11 giugno 2021 l'Italia batté la Turchia 3-0 davanti a circa 16.000 spettatori, il massimo consentito dalle regole sanitarie di quel momento. Seguirono Italia-Svizzera 3-0, Italia-Galles 1-0 e il quarto di finale Inghilterra-Ucraina 4-0. Fu un torneo strano e irripetibile, con lo stadio a un quarto della capienza e un rumore che, chi c'era, giura fosse comunque assordante.

Cosa vedere intorno allo Stadio Olimpico

Nel raggio di venti minuti a piedi dallo Stadio Olimpico c'è più di quanto si immagini, e vale la pena costruirci mezza giornata invece di arrivare solo per l'evento.

Verso nord, a cinque minuti, c'è Ponte Milvio, il ponte della battaglia del 312 fra Costantino e Massenzio, oggi zona di locali e passeggio serale. Alle spalle dello stadio si alza Monte Mario, la collina più alta di Roma, con la riserva naturale e i sentieri che salgono fra i lecci; sulla sommità c'è l'Osservatorio di Monte Mario, e da lassù il panorama abbraccia la cupola di San Pietro e la vela bianca dell'Olimpico nello stesso sguardo. Attraversando il Tevere si entra nel quartiere Flaminio, con il MAXXI di Zaha Hadid, l'Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano e il Teatro Olimpico, che con lo stadio condivide soltanto il nome. Verso sud si scende rapidamente su Prati e sulla Città del Vaticano: dallo stadio a San Pietro sono poco più di trenta minuti a piedi lungo il fiume.

Chi vuole capire quanto sia antica a Roma l'idea stessa di stadio dovrebbe poi fare una deviazione in centro e scendere nei sotterranei del Stadio di Domiziano, sotto Piazza Navona: là si vedono le fondamenta di un impianto per gare atletiche inaugurato intorno all'85 dopo Cristo, con una capienza stimata attorno ai trentamila posti. Millenovecento anni separano quelle gradinate da quelle di Viale dei Gladiatori, e la funzione è la stessa.

Domande frequenti sullo Stadio Olimpico

Dove si trova esattamente lo Stadio Olimpico?

Lo Stadio Olimpico si trova in Piazza Lauro de Bosis 15, 00135 Roma, dentro il complesso del Foro Italico, sulla riva destra del Tevere fra le pendici di Monte Mario e il fiume, poco a monte di Ponte Milvio. Le vie di accesso sono poche perché lo stadio occupa una piana stretta fra il fiume e il colle.

Quanto costa il Tour dello Stadio Olimpico?

Il biglietto base del Tour dello Stadio Olimpico costa 15 euro più i diritti di prevendita. Sono previste riduzioni per gruppi e per le scuole, mentre i bambini sotto i sei anni entrano gratuitamente.

Quanti posti ha lo Stadio Olimpico?

Lo Stadio Olimpico ha una capienza omologata di 70.634 posti, il che ne fa il secondo impianto italiano per capacità dopo il Meazza di Milano. Gli accessi sono 33, distribuiti in base ai settori dell'anello.

Quali squadre giocano allo Stadio Olimpico?

Allo Stadio Olimpico giocano le partite interne Roma e Lazio, dal 1953 salvo brevi interruzioni dovute ai cantieri. È una condizione rara in Europa per uno stadio di questa dimensione, perché nessuna delle due società possiede l'impianto: entrambe lo affittano.

È meglio visitare lo Stadio Olimpico in un giorno di partita?

No, per una prima visita non conviene andare allo Stadio Olimpico in un giorno di partita, perché in quel caso si vede lo stadio pieno ma non si vede quasi niente del resto. Conviene invece scegliere un martedì qualunque di ottobre o di marzo, alle dieci del mattino, con il Tour prenotato la sera prima.

Che eventi ospita lo Stadio Olimpico oltre al calcio?

Oltre al calcio, lo Stadio Olimpico ospita il rugby del Sei Nazioni dal 2012, quando la Federazione Italiana Rugby lasciò lo stadio Flaminio, e l'atletica leggera con il Golden Gala Pietro Mennea, nato nel 1980 per iniziativa di Primo Nebiolo. Dalla ristrutturazione del 1990 è diventato anche una delle grandi arene musicali italiane.

Cosa include il Tour dello Stadio Olimpico?

Il Tour dello Stadio Olimpico comincia dal Tunnel delle Leggende, il corridoio in cui sono esposti i cimeli, e permette di vedere spazi che nessun biglietto di curva farebbe mai vedere. Costa quanto un panino e un caffè in centro ed è una delle visite più sottovalutate di Roma.

Cosa si vede vicino allo Stadio Olimpico?

A cinque minuti dallo Stadio Olimpico c'è Ponte Milvio, il ponte della battaglia del 312 fra Costantino e Massenzio, oggi zona di locali e passeggio serale. Alle spalle dello stadio si alza Monte Mario, la collina più alta di Roma, con la sua riserva naturale.

Per chi organizza la giornata con un gruppo o con clienti, la combinazione che funziona meglio è Foro Italico al mattino, Tour dello Stadio Olimpico a metà mattina, pranzo a Ponte Milvio e pomeriggio al MAXXI: è un itinerario che la squadra di TourLeaderPro a Roma costruisce spesso per gruppi aziendali e incentive, e che regge bene anche con il caldo di luglio perché alterna esterni ombreggiati e interni climatizzati.

Una curiosità sullo Stadio Olimpico

La curiosità più bella dello Stadio Olimpico non riguarda una partita ma un salto di scala che nessuno racconta: questo impianto è stato progettato tre volte da persone diverse con tre idee opposte di cosa debba essere uno stadio, e le tre idee convivono ancora oggi nello stesso perimetro.

Del Debbio, nel 1928, pensava a un catino per centomila persone con un prato di ventimila metri quadrati, adatto alle adunate ginniche: uno spazio da guardare dall'alto, dove la geometria dei corpi contava più della gara. Vitellozzi, Valle e Roccatelli, fra il 1951 e il 1953, ribaltarono l'idea: uno stadio bassissimo, meno di 18 metri di altezza totale, con quattro metri e mezzo scavati sotto il livello stradale, pensato per sparire nel paesaggio e lasciare Monte Mario come fondale. Majowiecki e Vitellozzi stesso, nel 1990, fecero l'esatto contrario: alzarono le gradinate, montarono una trave reticolare a 29 metri e ci stesero sopra una vela bianca visibile da tutta la città.

Il risultato è che lo Stadio Olimpico è l'unico grande impianto europeo dove si può leggere, in un solo edificio, il passaggio dallo stadio come scenografia politica allo stadio come infrastruttura discreta e infine allo stadio come icona televisiva. E c'è un pezzo fisico che testimonia il salto: una porzione della facciata esterna della Tribuna Tevere, l'unica struttura sopravvissuta alla demolizione del 1990. Chi fa il giro esterno dello stadio dal lato del fiume la può toccare. È l'ultimo travertino del 1953 rimasto in piedi, e nessuna targa lo segnala.

Una cosa che non ti dice nessuno sullo Stadio Olimpico

Nessuno vi dice che allo Stadio Olimpico è stato deciso uno scudetto in una partita secca, e che è successo una volta sola in tutta la storia del campionato italiano. Nel 1964, alla fine della stagione, Bologna e Inter chiusero il torneo appaiate in testa. Non esistevano criteri di differenza reti a dirimere la questione, e la Federazione dispose uno spareggio in campo neutro: si giocò all'Olimpico, e il Bologna vinse 2-0. È il primo e finora unico spareggio per il titolo nella storia della Serie A, e si è consumato qui, su questo prato.

La seconda cosa che non viene quasi mai detta riguarda la coabitazione fra Roma e Lazio, e ha un risvolto molto concreto per chi compra un biglietto. I settori dei Distinti cambiano funzione a seconda della squadra di casa: il Distinti Nord Ovest è settore ospiti quando gioca la Roma, il Distinti Sud Ovest quando gioca la Lazio. Significa che lo stesso identico posto, con lo stesso numero, può trovarsi in mezzo ai tifosi locali una domenica e nel settore riservato agli avversari quella successiva. Chi acquista senza guardare quale delle due squadre gioca in casa rischia di ritrovarsi nel settore sbagliato, e ai tornelli non c'è margine di trattativa.

La terza, per gli appassionati di ingegneria: la copertura non poggia sullo stadio. È sospesa, sostenuta da 16 piloni esterni e tenuta in forma da 78 coppie di funi d'acciaio che lavorano in trazione fra l'anello esterno e quello interno, quest'ultimo composto da 12 funi da 87 millimetri. Il progetto originale della copertura era un altro, e fu bocciato dopo un ricorso al TAR del Lazio. La vela che tutti fotografano è, letteralmente, un piano B.

Il consiglio che ti do per visitare lo Stadio Olimpico

Il consiglio è uno solo, e va contro l'istinto di chiunque: non venite allo Stadio Olimpico per la prima volta in un giorno di partita. Venite in un martedì qualunque di ottobre o di marzo, alle dieci del mattino, con il biglietto del Tour da 15 euro prenotato la sera prima.

La ragione è pratica. In un giorno di evento vedete lo stadio pieno, che è emozionante, ma non vedete niente: entrate da un varco, salite in un settore, guardate ottanta minuti di calcio o due ore di concerto e uscite dentro una fiumana. Non vedete gli spogliatoi, non vedete la sala dei trofei, non vedete il Tunnel delle Leggende, non camminate sul bordo del campo, non vi fermate a guardare come è fatta la trave reticolare da 29 metri sopra le vostre teste. E soprattutto non vedete il Foro Italico, perché in giorno di partita l'area è transennata e gestita per il flusso.

Il martedì mattina, invece, il programma perfetto è questo: arrivate con il tram 2 a Piazza Mancini verso le 9:30, attraversate il ponte Duca d'Aosta a piedi, dedicate quaranta minuti al piazzale dell'Impero e allo Stadio dei Marmi, entrate al Tour delle 10:30, uscite verso le 11:15, fate il giro esterno dello stadio dal lato Tevere per vedere il pezzo di facciata del 1953, e chiudete con un pranzo a Ponte Milvio. Sono tre ore e mezza, costano quindici euro di biglietto più il pranzo, e vi restituiscono cento anni di storia italiana.

Aggiungo una raccomandazione stagionale. Da inizio maggio il Foro Italico è occupato dagli Internazionali d'Italia di tennis: l'area è vivissima ma congestionata, il parcheggio di Viale dei Gladiatori diventa impraticabile e conviene ripiegare su Lungotevere Maresciallo Diaz. In luglio e agosto, al contrario, il complesso è semivuoto e il marmo bianco riflette un caldo notevole: se venite d'estate, muovetevi prima delle undici o dopo le diciotto.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che lo Stadio Olimpico ha ospitato la finale del Mondiale 1990. Quasi nessuno ricorda che quella finale, l'8 luglio 1990 fra Germania Ovest e Argentina, è stata la prima nella storia dei campionati del mondo a registrare un'espulsione. Anzi due: gli argentini Pedro Monzón e Gustavo Dezotti lasciarono il campo in quell'ordine. Fino a quel pomeriggio nessun giocatore era mai stato espulso in una finale mondiale, e il primato, poco glorioso, appartiene a questo prato.

La partita finì 1-0 con un rigore di Andreas Brehme a sei minuti dalla fine, davanti a 73.603 spettatori. Diego Armando Maradona uscì dal campo piangendo, ripreso da tutte le televisioni del mondo. Fu una finale brutta, la più povera di gol nella storia del torneo fino ad allora, e proprio per questo è rimasta impressa: l'immagine di Maradona in lacrime sul prato dell'Olimpico è una delle fotografie più riprodotte del calcio del Novecento.

Il secondo fatto arcinoto e mai citato per intero riguarda il 1984. Tutti sanno che la Roma perse in casa una finale di Coppa dei Campioni; in pochi sanno che quella del 30 maggio 1984 fu la prima finale della competizione decisa ai calci di rigore. Prima di allora, in caso di parità dopo i supplementari, si ricorreva alla ripetizione della partita. Liverpool e Roma inaugurarono qui la lotteria dei rigori nella massima competizione europea per club, e il Liverpool vinse 4-2 dal dischetto dopo l'1-1. Un pezzo di regolamento del calcio moderno ha esordito allo Stadio Olimpico.

La foto giusta da fare allo Stadio Olimpico

La fotografia che quasi tutti tentano è quella dall'interno, dal proprio posto, con il campo verde e la vela bianca sopra. Viene quasi sempre male: il contrasto fra il prato in ombra e la membrana illuminata manda in bianco tutta la parte alta dell'immagine, e il risultato è un rettangolo verde sotto una macchia bruciata. Se volete davvero quello scatto, fatelo a partita in corso ma con la luce del tardo pomeriggio, non a mezzogiorno, e appoggiate l'esposizione sulla copertura invece che sul prato: il verde verrà più scuro, ma il disegno delle funi resterà leggibile.

La foto giusta, però, è un'altra, ed è gratis. Si scatta dal ponte Duca d'Aosta, in piedi sul marciapiede di monte, guardando verso il Foro Italico. In una sola inquadratura entrano il Tevere, il travertino del ponte, l'obelisco di marmo di Carrara alto 17,5 metri e, dietro, la sagoma bianca dello Stadio Olimpico con Monte Mario a chiudere il fondo. È la prospettiva per cui il ponte è stato progettato nel 1936 da Vincenzo Fasolo, in asse con la stele: state usando, senza saperlo, l'inquadratura che gli architetti avevano in testa. La luce migliore è quella del tardo pomeriggio in inverno, quando il sole basso arriva da ovest e accende il marmo.

La seconda foto che consiglio si fa allo Stadio dei Marmi, e non è un panorama: è un dettaglio. Scegliete una delle sessanta statue, avvicinatevi al piedistallo e inquadrate insieme il corpo dell'atleta e il nome della provincia che lo donò. Ne esce un ritratto che racconta l'Italia del 1935 meglio di qualunque didascalia, e funziona benissimo in verticale. Terza opzione, per chi ha fiato e gambe: salire sui sentieri della riserva di Monte Mario fino a un punto panoramico e fotografare la vela dello stadio dall'alto, con la cupola di San Pietro nello stesso fotogramma. È l'unica inquadratura che mostra davvero quanto quella copertura abbia cambiato lo skyline della città.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 4 novembre 1932 il primo impianto, lo Stadio dei Cipressi, viene inaugurato con una manifestazione ginnica giovanile insieme alle altre strutture del Foro. Il 17 maggio 1953, davanti al presidente della Repubblica Luigi Einaudi, si inaugura lo Stadio dei Centomila con Italia-Ungheria 0-3 e, nello stesso pomeriggio, con l'arrivo della tappa Napoli-Roma del Giro d'Italia. Il 25 agosto 1960 l'Olimpico ospita la cerimonia d'apertura dei Giochi della XVII Olimpiade, e nei giorni successivi Livio Berruti eguaglia il record del mondo dei 200 metri e Wilma Rudolph conquista tre ori.

Il 7 giugno 1964, in uno spareggio secco rimasto unico nella storia della Serie A, il Bologna batte l'Inter 2-0 e vince lo scudetto. Il 10 giugno 1968 l'Italia batte la Jugoslavia 2-0 nella finale ripetuta dell'Europeo e conquista il primo titolo continentale della sua storia. Il 12 maggio 1974 Lazio-Foggia registra la massima affluenza certificata dell'impianto, 78.886 spettatori, in una giornata che vale lo scudetto biancoceleste. Il 25 maggio 1977 il Liverpool vince qui la sua prima Coppa dei Campioni.

C'è poi una data che a Roma non si cita mai a cuor leggero. Il 28 ottobre 1979, prima del derby, un razzo lanciato dagli spalti colpisce e uccide Vincenzo Paparelli, tifoso laziale, seduto nella Curva Nord accanto alla moglie. È il primo morto negli stadi italiani per un atto di violenza fra tifoserie, e segna uno spartiacque nella storia del tifo e nella normativa sulla sicurezza degli impianti. Nella Curva Nord una targa lo ricorda. Chi frequenta lo Stadio Olimpico dovrebbe sapere che le regole ferree sull'introduzione di materiale pirotecnico, che oggi rallentano le file ai tornelli, nascono anche da quel pomeriggio.

Il 30 maggio 1984 la finale di Coppa dei Campioni fra Roma e Liverpool si decide per la prima volta ai rigori. Nel 1987 i Mondiali di atletica consegnano allo stadio due record del mondo, i 9 secondi e 93 di Carl Lewis e i 2,09 metri di Stefka Kostadinova. L'8 luglio 1990 la Germania Ovest batte l'Argentina 1-0 nella finale del Mondiale. Nel 1994 un attentato di matrice mafiosa progettato contro i carabinieri in servizio all'esterno dell'impianto fallisce: gli atti giudiziari lo collocano fra le azioni della stagione stragista, e il fatto che non sia esploso è, con ogni probabilità, la ragione per cui pochissimi lo ricordano.

Il 27 maggio 2009 il Barcellona batte il Manchester United 2-0 nella finale di Champions League. L'11 giugno 2021 lo stadio ospita la cerimonia d'apertura del campionato europeo e Italia-Turchia 3-0, con la capienza limitata a circa 16.000 spettatori. Il 22 marzo 2023 Roma-Barcellona di Women's Champions League porta sugli spalti 39.454 persone, record italiano di pubblico per una partita di calcio femminile. Dal 7 al 12 giugno 2024 l'impianto ospita i Campionati europei di atletica leggera con 1.559 atleti da 48 federazioni.

Bolide nel cielo visto dallo Stadio Olimpico di Roma- sabato 5 marzo 2022 - Gruppo Astrofili Palidoro - Sabrina Frauzel
Bolide nel cielo visto dallo Stadio Olimpico di Roma, sabato 5 marzo 2022, Gruppo Astrofili Palidoro, Sabrina Frauzel

Chi è passato dallo Stadio Olimpico

L'elenco di chi ha calpestato questo prato è lungo quanto la storia dello sport europeo del secondo Novecento, e conviene ordinarlo per generazioni.

Il primo grande nome è Ferenc Puskás, che il giorno dell'inaugurazione, il 17 maggio 1953, segnò due dei tre gol ungheresi insieme a Nándor Hidegkuti: l'Aranycsapat, la squadra d'oro che l'anno dopo avrebbe perso la finale mondiale di Berna, battezzò lo stadio nuovo con una lezione di calcio. Ad assistere c'era il presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

Poi vengono gli atleti dei Giochi del 1960. Livio Berruti, il torinese con gli occhiali scuri che eguagliò il record mondiale dei 200 metri due volte in un pomeriggio. Wilma Rudolph, la velocista americana che da bambina aveva superato la poliomielite e che qui vinse tre medaglie d'oro. Otis Davis e Herb Elliott, primatisti sui 400 e sui 1500. Nel 1987 tornarono i giganti dell'atletica: Carl Lewis, che stabilì qui il record del mondo dei 100 metri con 9 secondi e 93, e Stefka Kostadinova, il cui 2,09 nel salto in alto è rimasto in piedi per decenni. E naturalmente Pietro Mennea, che di questo complesso è oggi il nume tutelare: lo Stadio dei Marmi porta il suo nome dal 2013 e il Golden Gala è a lui intitolato.

Sul versante calcistico, l'Olimpico ha visto passare praticamente tutti. Diego Armando Maradona, che ci giocò da avversario con il Napoli e che qui, l'8 luglio 1990, pianse dopo la finale mondiale persa. Franco Baresi, Marco van Basten, Ruud Gullit nelle grandi sfide di campionato degli anni Ottanta e Novanta. Lionel Messi e Andrés Iniesta, che il 27 maggio 2009 alzarono qui la Champions League con il Barcellona battendo il Manchester United di Cristiano Ronaldo. Andreas Brehme, il cui rigore dell'8 luglio 1990 decise un campionato del mondo.

E poi ci sono quelli di casa, che a Roma pesano più di tutti gli altri messi insieme: Francesco Totti, i cui cimeli aprono il Tunnel delle Leggende del Tour, e Giorgio Chinaglia, il centravanti della Lazio dello scudetto 1974, il cui materiale è esposto nello stesso corridoio. Sono i due nomi che, in questo stadio, dividono la città e insieme la definiscono.

Sul fronte musicale il passaggio più citato resta quello di Claudio Baglioni, che il 6 giugno 1998 riempì l'anello con il palco al centro del prato, ma la lista dei grandi tour internazionali passati di qui dalla ristrutturazione del 1990 in poi è sterminata. Infine, i capi di Stato: dall'Einaudi del 1953 in avanti, l'Olimpico è il luogo in cui la Repubblica si presenta allo sport, dalle cerimonie olimpiche del 1960 alle finali di Coppa Italia di oggi.

Domande veloci sullo Stadio Olimpico

Dove si trova esattamente lo Stadio Olimpico?

In Piazza Lauro de Bosis 15, 00135 Roma, dentro il complesso del Foro Italico, sulla riva destra del Tevere fra le pendici di Monte Mario e il fiume, poco a monte di Ponte Milvio.

Quanto costa il Tour dello Stadio Olimpico?

Il biglietto base costa 15 euro più i diritti di prevendita. Sono previste riduzioni per gruppi e per le scuole. I bambini sotto i sei anni entrano gratuitamente ma devono ritirare il biglietto in biglietteria.

Quanto dura la visita allo Stadio Olimpico?

Il Tour dura fra i quaranta e i quarantacinque minuti. I gruppi entrano ogni mezz'ora accompagnati da una hostess. Contando l'attesa e il tempo dello store conviene calcolare un'ora abbondante.

Quali sono gli orari del Tour dello Stadio Olimpico?

Tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 17:30. Nei giorni di partita il Tour non si effettua perché l'impianto è dedicato interamente alla produzione dell'evento.

Serve prenotare per visitare lo Stadio Olimpico?

Sì, la visita funziona su prenotazione fino a esaurimento della capienza oraria. Si prenota online sul canale di vendita indicato dal sito ufficiale di Sport e Salute oppure alla biglietteria di Via dei Gladiatori 2.

Da dove si entra al Tour dello Stadio Olimpico?

Dal carrabile Monte Mario, in Viale dei Gladiatori 1, sulla sinistra della biglietteria.

Qual è la capienza dello Stadio Olimpico?

La capienza omologata è di 70.634 posti, la seconda in Italia dopo lo stadio Meazza di Milano. Gli accessi sono trentatré.

Lo Stadio Olimpico è accessibile in sedia a rotelle?

Il percorso del Tour è accessibile nelle sezioni Entrata, Tunnel delle Leggende, Mixed Zone, Spogliatoi, Campo e Bar. Per gli eventi sportivi e musicali i posti riservati e le modalità di accesso si richiedono direttamente all'organizzatore o alla società ospitante.

Si può scendere in campo allo Stadio Olimpico?

Con il Tour si accede a un'area delimitata di erba sintetica davanti alle panchine, segnalata da transenne, e sempre accompagnati dalla guida. Il terreno di gioco vero non è calpestabile.

Si possono fare foto dentro lo Stadio Olimpico?

Sì, durante il Tour si fotografa, ma l'accesso al campo avviene solo con il biglietto e in compagnia della guida, entro l'area consentita. Per gli eventi valgono i regolamenti dell'organizzatore, che di norma vietano le attrezzature professionali.

Come si arriva allo Stadio Olimpico con i mezzi pubblici?

Metro A fino a Flaminio e poi tram 2 fino a Piazza Mancini; oppure Metro A fino a Ottaviano e autobus 32, che passa per piazzale Clodio; oppure Metro A fino a Lepanto e autobus 280. Dalla stazione Tiburtina serve il 168. Chi viaggia sulla linea B cambia a Termini.

C'è una fermata della metropolitana allo Stadio Olimpico?

No. Nessuna linea metropolitana arriva al Foro Italico: la fermata più vicina della linea A dista comunque un paio di chilometri e l'ultimo tratto si copre con tram o autobus.

Dove si parcheggia allo Stadio Olimpico?

Per il Tour c'è il parcheggio gratuito di Viale dei Gladiatori. Da inizio maggio, durante gli Internazionali d'Italia di tennis, conviene usare Lungotevere Maresciallo Diaz. Nei giorni di partita e di concerto l'auto è la scelta peggiore.

Quale settore scegliere per una partita allo Stadio Olimpico?

La Tribuna Tevere centrale offre il miglior rapporto fra visione e prezzo: campo intero davanti, panchine di fronte e sole alle spalle nel pomeriggio. Le curve sono i settori del tifo organizzato, i Distinti raccordano curve e tribune, la Monte Mario è la tribuna d'onore.

Perché Roma e Lazio giocano nello stesso stadio?

Perché l'impianto è pubblico e nessuna delle due società lo possiede: appartiene allo Stato ed è gestito da Sport e Salute S.p.A., società partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Entrambe le squadre lo usano in concessione dal 1953.

Qual è il record di spettatori allo Stadio Olimpico?

Per un evento sportivo la massima affluenza certificata è di 78.886 spettatori, il 12 maggio 1974 per Lazio-Foggia. Il concerto più affollato di sempre è quello di Claudio Baglioni del 6 giugno 1998, con il palco al centro del prato.

Quando gioca la nazionale di rugby allo Stadio Olimpico?

Nelle giornate casalinghe del Sei Nazioni, fra febbraio e marzo. L'Italia ha spostato qui le partite interne dal 2012, dopo aver lasciato lo stadio Flaminio.

Lo Stadio Olimpico è adatto ai bambini?

Il Tour sì, senza riserve: dura poco, è tutto al coperto o all'ombra e la parte del campo entusiasma chiunque. Fra gli eventi, le partite del Sei Nazioni sono le più adatte alle famiglie, perché le tifoserie non sono separate e il clima è disteso.

Che differenza c'è fra Stadio Olimpico e Stadio dei Marmi?

Sono due impianti distinti dentro lo stesso complesso. Lo Stadio Olimpico è la grande arena coperta da 70.634 posti; lo Stadio dei Marmi Pietro Mennea è il campo di atletica circondato da sessanta statue in marmo di Carrara, progettato da Enrico Del Debbio, a poche decine di metri di distanza e visitabile liberamente dall'esterno.

Si può visitare il Foro Italico gratis?

Sì. Il piazzale dell'Impero con i mosaici, l'obelisco, l'esterno dello Stadio dei Marmi e le architetture del complesso si percorrono liberamente. Il biglietto serve solo per il Tour dello Stadio Olimpico e per gli eventi.

Dove si comprano i biglietti per le partite e i concerti allo Stadio Olimpico?

Sui canali ufficiali della società ospitante o dell'organizzatore dell'evento, e presso il rivenditore autorizzato che questi indicano sui propri siti. Il biglietto delle partite è nominativo e al tornello serve un documento d'identità.

Qual è il periodo migliore per visitare lo Stadio Olimpico?

Le mezze stagioni. Ottobre, novembre, marzo e aprile offrono luce buona per le fotografie, temperature comode e complesso poco affollato. Maggio è occupato dagli Internazionali di tennis, luglio e agosto sono roventi sul marmo bianco.

La conclusione sullo Stadio Olimpico

Lo Stadio Olimpico è, a nostro giudizio, il luogo più frainteso della città. Chi non ama il calcio lo salta, convinto che sia una questione da tifosi; chi ama il calcio ci viene solo la domenica e non vede nient'altro. Sbagliano entrambi. Qui si legge un secolo di storia italiana in tre strati sovrapposti: l'utopia scenografica degli anni Trenta, la ricostruzione sobria del dopoguerra, l'esplosione televisiva del 1990. Tutto dentro un perimetro che si percorre a piedi in venti minuti e che, in un giorno feriale, è quasi deserto.

Se dovessi dare una sola indicazione, sarebbe questa: prenotate il Tour delle 10:30 di un martedì d'autunno, arrivate un'ora prima e camminate sui mosaici del piazzale dell'Impero prima di entrare. Quindici euro, tre ore, e uscite sapendo cose che la maggior parte dei romani non sa. Per approfondire prima di partire, le guide in inglese su cosa vedere a Roma e l'itinerario di tre giorni aiutano a incastrare il Foro Italico con il resto della città, mentre chi organizza gruppi, incentive o esperienze aziendali può parlarne direttamente con i professionisti di TourLeaderPro.

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Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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