Giardini Segreti della Galleria Borghese

I Giardini Segreti della Galleria Borghese sono i quattro recinti murati addossati al Casino Borghese, dentro Villa Borghese, e si raggiungono a Piazzale Scipione Borghese 5, 00197 Roma. Non si entra liberamente dal parco: si visitano passando dal museo, e il museo si vede solo con prenotazione obbligatoria a fascia oraria. Il sito ufficiale della Galleria indica il biglietto intero a 16 euro, ridotto 18-25 anni a 2 euro, gratuito sotto i 18, con 2 euro di diritto di prenotazione che si pagano sempre; l'ultimo turno delle 17.45 costa 11 euro. Apertura dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, chiuso il lunedì, chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio, biglietteria dalle 8.30 fino a un'ora prima della chiusura. I turni partono a ogni ora e durano due ore, tranne quello delle 17.45. Prenotazioni al numero 06 32810, informazioni sulla visita all'indirizzo ga-bor.info@cultura.gov.it, centralino 06 8413979. L'ingresso più comodo di Villa Borghese è quello di via Pinciana, e la fermata dell'autobus che serve il museo è Pinciana/Museo Borghese, sulla stessa via.

🖼️✦ Ingresso riservato

Galleria Borghese: ingresso riservato

Bernini e Caravaggio in due ore, con l'ingresso a fascia oraria. Poi il parco di Villa Borghese è lì fuori.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Il dato che conta, e che cambia tutto rispetto a dieci anni fa: da aprile il Giardino dell'Uccelliera è di nuovo aperto al pubblico e l'accesso è compreso nel prezzo del biglietto del museo. Non serve un supplemento, non serve una visita guidata separata, non serve fortuna. Serve solo ricordarsi che il giardino esiste, perché il novanta per cento delle persone esce dalla Galleria senza averlo cercato.

Se volete inquadrare il contesto grande, il parco che contiene tutto questo lo trovate nella pagina di Villa Borghese, e le venti sale del museo con Bernini e Caravaggio nella pagina della Galleria Borghese.

Giardini Segreti della Galleria Borghese
Giardini Segreti della Galleria Borghese

Dove sono e come si entra ai Giardini Segreti della Galleria Borghese

La geografia è più semplice di quanto sembri, e quasi nessuno la spiega. Immaginate il Casino Borghese come un parallelepipedo bianco posato su un rialzo. Sul fianco verso via Pinciana e sul fianco opposto, verso viale dell'Uccelliera, corrono i recinti murati. Sono stanze all'aperto: pareti di muro alte quanto un piano, ghiaia e aiuole geometriche dentro, cielo sopra. Nel linguaggio del Seicento un giardino segreto non è un giardino di cui si tace l'esistenza; è un giardino chiuso, riservato, separato dal parco pubblico. Il segreto è la soglia, non il mistero.

L'indirizzo e le linee per arrivare ai Giardini Segreti della Galleria Borghese

L'indirizzo ufficiale è Piazzale Scipione Borghese 5, e va scritto per intero quando lo date a un tassista, perché dentro Villa Borghese ci sono almeno cinque piazzali che i navigatori confondono volentieri. Chi arriva in autobus scende a Pinciana/Museo Borghese, su via Pinciana: da lì al cancello sono circa trecento metri di viale in leggera salita, alberato, percorribile in cinque minuti buoni. Chi arriva in metropolitana ha due opzioni, entrambe con una camminata: la fermata Spagna della linea A, risalendo con gli ascensori fino a viale del Muro Torto e poi attraversando il parco, oppure Flaminio, entrando dal Pincio e tagliando in diagonale. In tutti e due i casi calcolate venti minuti a piedi, e calcolateli veri: il parco è grande, in salita, e con le ghiaie si cammina più lentamente di quanto crediate. La sosta è a pagamento con le strisce blu su via Pinciana e nelle strade attorno, e nei fine settimana è una lotteria che si perde quasi sempre.

Un avvertimento che vale oro: la Galleria non fa entrare in ritardo. Il turno parte all'ora esatta e l'ingresso avviene solo all'inizio dell'ora, per ragioni di sicurezza e di capienza. Se il vostro turno è alle 11.00 e vi presentate alle 11.20, la discussione al banco è già persa in partenza. Arrivate trenta minuti prima e usateli bene, perché quei trenta minuti sono esattamente il tempo che serve per il guardaroba.

Il biglietto, gli orari e la prenotazione

La prenotazione è obbligatoria, punto. Non esiste il biglietto comprato sul posto d'impulso, non esiste la fila che scorre, non esiste il tentativo. Il museo lavora a turni orari con un numero chiuso di persone, e questa è la ragione per cui la Galleria Borghese resta uno dei pochi musei importanti di Roma in cui si guarda un quadro senza avere una spalla altrui nell'orecchio. Il prezzo pieno indicato dal sito ufficiale è 16 euro, più i 2 euro di prenotazione che non si scontano mai, nemmeno quando il biglietto è gratuito. La riduzione a 2 euro vale per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni; sotto i 18 si entra senza pagare il biglietto ma pagando il diritto di prenotazione. La prima domenica del mese l'ingresso è gratuito e il diritto di prenotazione resta dovuto: significa che quel giorno la visita costa 2 euro e che i posti si esauriscono con settimane di anticipo.

Il biglietto si prende sul sito ufficiale del museo o al telefono, 06 32810, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.00. Il museo autorizza anche un rivenditore online indicato sulle proprie pagine ufficiali: se vi capita sotto gli occhi un canale diverso, verificatelo lì prima di lasciare i dati della carta. Sui prezzi e sugli orari vale sempre il controllo dell'ultimo minuto sul sito della Galleria: le fasce orarie cambiano nei giorni di mostra e nelle serate straordinarie.

Quanto dura davvero la visita ai Giardini Segreti della Galleria Borghese

Il turno dura due ore. Sembrano tante e sono poche, perché nelle venti sale del museo c'è una densità di capolavori che non ha quasi paragoni in Europa, e chi arriva impreparato consuma un'ora nelle prime tre sale. La mia raccomandazione da guida è brutale e funziona: dedicate ai giardini gli ultimi venticinque minuti, non i primi. Se li mettete in testa vi accorgerete a metà percorso di avere fretta e li ricorderete male; se li mettete in coda diventano la decompressione, il momento in cui l'occhio smette di essere aggredito dal marmo e si riposa sul verde. Venticinque minuti sono sufficienti per il Giardino dell'Uccelliera con calma vera, seduti, senza contare i passi.

Che cosa sono i Giardini Segreti della Galleria Borghese

Sono quattro recinti, costruiti in due momenti diversi a settant'anni di distanza, che insieme formano il settore centrale della villa: quello dove si trovano i due padiglioni dell'Uccelliera e della Meridiana. Non sono giardini nel senso in cui lo intendiamo oggi, cioè spazi di riposo. Erano dispositivi di esibizione. Servivano a mostrare a un ospite selezionato una collezione botanica che valeva quanto una collezione di quadri, e che come una collezione di quadri costava fortune, si rinnovava, si vantava e si rubava.

Perché si chiamano segreti

Il termine è tecnico e antico, e in italiano precede il Seicento di parecchio: giardino segreto traduce l'hortus conclusus medievale, il giardino chiuso da muri. Nella villa suburbana romana il segreto indica la parte riservata al padrone e ai suoi invitati, distinta dal barco, la parte boschiva aperta anche agli estranei. Villa Borghese, va ricordato, fu concepita fin dall'inizio come villa parzialmente accessibile: Scipione Borghese ci teneva a essere visto come munifico, e il parco esterno era percorribile. I recinti murati erano l'eccezione, il luogo in cui la munificenza si fermava e cominciava il privilegio. Chi entrava in un giardino segreto stava ricevendo un messaggio politico, e lo capiva benissimo.

Il Seicento, il secolo dei fiori

C'è una ragione storica precisa per cui questi recinti nascono proprio allora. Il Seicento è il secolo in cui l'Europa impazzisce per i fiori a bulbo. Arrivano dall'Oriente attraverso i Paesi Bassi, arrivano dalle Americhe, arrivano dai porti del Levante, e diventano oggetto di collezionismo, di studio, di speculazione finanziaria. La tulipomania olandese degli anni Trenta del Seicento, con i bulbi scambiati a prezzi da immobile, è l'episodio più famoso di un fenomeno molto più largo. A Roma la febbre prende la forma dei giardini segreti dentro le ville dei cardinali: recinti chiusi dove i bulbi rari si coltivano al riparo dai ladri e si mostrano agli invitati come si mostrerebbe un Tiziano. Narcisi, giacinti, anemoni, ranuncoli e soprattutto tulipani. Nella Roma dei Borghese un tulipano striato di un colore nuovo era una notizia che circolava nelle lettere fra ambasciate.

Questa è la chiave per capire i giardini della Galleria Borghese senza fraintenderli. Non erano decorazione. Erano una vetrina profumata di fiori e di colori aperta ai fortunati ospiti della corte di Scipione Borghese, e quella parola, corte, va presa alla lettera: chi veniva ammesso qui apparteneva a una cerchia, e la cerchia lo sapeva.

Giardini Segreti della Galleria Borghese
Giardini Segreti della Galleria Borghese

Il Giardino dei Melangoli, il più antico dei Giardini Segreti della Galleria Borghese

Il primo recinto, quello verso via Pinciana, si chiama Giardino dei Melangoli, e nei documenti d'archivio compare anche come Giardino Vecchio, perché preesisteva agli interventi del cardinale: c'era già quando i Borghese misero le mani su questi terreni, e Scipione lo riadattò al gusto del proprio tempo invece di raderlo al suolo. Melangolo è il nome antico dell'arancio amaro, il Citrus aurantium, e dice tutto sulla vocazione dello spazio.

Le fonti sulla dotazione originaria parlano di centoquarantaquattro agrumi in vaso. Il numero merita un secondo di attenzione, perché fa capire l'ordine di grandezza dell'impresa: centoquarantaquattro vasi vanno spostati, ricoverati d'inverno, potati, concimati, e ognuno costava. Gli agrumi in vaso nella villa romana del Seicento non sono piante, sono arredi mobili che si dispongono come si dispongono le sedie prima di un ricevimento. Il riferimento colto, per chi arrivava qui con una educazione classica addosso, era il giardino delle Esperidi, con i suoi frutti d'oro custoditi e inaccessibili. Un cardinale che allineava agrumi rari dentro un recinto murato stava citando un mito, e i suoi ospiti coglievano la citazione.

Il giardino ospitava due fontane in marmo africano con draghi, poi rimosse, e nel 1776 vi fu collocata la Fontana dell'Aquila, che si vede ancora oggi. Il drago e l'aquila sono le due imprese araldiche dei Borghese: chiunque attraversasse questi spazi vedeva ripetuto ovunque lo stemma della famiglia, sulle fontane, sui muri, sui vasi. La villa intera è un esercizio di autopromozione dinastica condotto con un talento che oggi chiameremmo pubblicitario.

Il Giardino dei Melangoli è stato oggetto di aperture straordinarie in cui vi si accedeva gratuitamente e senza prenotazione, con un'installazione contemporanea di sedute in terracotta invetriata dipinta a mano ideata da Studio Sartogo Architetti. Le aperture di questo recinto sono a calendario e non sono continuative: prima di contarci, verificate sul sito ufficiale della Galleria se in quel periodo è accessibile.

Opinione mia, e la dico senza diplomazia: il Melangoli è il più bello dei quattro e il meno fotografato. Ha una qualità di luce che gli altri non hanno, perché il muro verso via Pinciana gli restituisce il sole di rimbalzo per tutto il pomeriggio, e l'odore degli agrumi in una giornata calda è una cosa che non si dimentica. Se vi capita aperto, entrateci.

Il Giardino dei Fiori e il Giardino dell'Uccelliera

Sul lato opposto, fra il Casino Nobile e il padiglione dell'Uccelliera, si apre il secondo dei recinti antichi, quello che le fonti chiamano Giardino dei Fiori. Insieme al Melangoli costituisce la coppia originaria, il nucleo istituito nei primi anni del Seicento ai due lati del Casino Borghese. Questo è il recinto delle bulbose, la vetrina vera, quella per cui i visitatori chiedevano di essere ricevuti.

Il padiglione dell'Uccelliera

L'Uccelliera è l'edificio che dà il nome al viale e che chiunque abbia camminato in Villa Borghese ha visto senza sapere che cosa fosse. È un padiglione basso, elegante, con una fronte scandita da nicchie e da rilievi antichi murati, che appartiene alla stagione della costruzione della villa. Ha due vani, e i due vani sono la ragione della sua fama: sono affrescati a imitazione di un pergolato popolato di uccelli, e venivano chiusi con una struttura a rete perché lì dentro vivevano gli uccelli rari collezionati dal cardinale.

Fermiamoci un istante su questo, perché è una delle invenzioni più raffinate del barocco romano e viene liquidata in due righe da tutte le guide. Il visitatore entrava in una stanza dipinta come un pergolato, con tralci, foglie e uccelli finti sulle pareti e sulla volta. Nella stessa stanza, dietro la rete, volavano uccelli veri, importati, costosi, spesso di specie mai viste a Roma. L'occhio non distingueva più il dipinto dal vivo. Era un gioco illusionistico, certo, ma era anche una dichiarazione: il cardinale possedeva la natura al punto di poterla riprodurre e di poterla mettere in gabbia, e le due cose si equivalevano. La stessa idea la ritroverete, in scala monumentale, nelle sale del museo, dove le sculture antiche restaurate e le sculture moderne di Bernini sono disposte in modo che non si capisca subito quale sia quale.

Gli affreschi del pergolato e gli uccelli del Cardinale

Sul contenuto della voliera le notizie sono frammentarie, e chi vi racconta l'elenco preciso delle specie sta ricamando. Quello che le fonti documentano con sicurezza è la funzione: esibizione di uccelli rari, in un contesto in cui la rarità zoologica era esattamente prestigiosa quanto la rarità botanica. Il collezionismo di uccelli esotici accompagna tutto il Seicento romano, e l'Uccelliera Borghese è l'esempio architettonicamente più compiuto che ci sia rimasto in città.

Vale la pena aggiungere una cosa che riguarda l'interno del museo. La Sala 14, la Loggia di Lanfranco, era originariamente una loggia aperta che guardava proprio verso i giardini segreti, e fu chiusa e trasformata in sala solo nel Settecento. Significa che la relazione fra le stanze dipinte e i recinti fioriti era diretta, visiva, progettata: si passava dalla pittura al verde con lo sguardo, senza soluzione di continuità. Oggi quella continuità è interrotta da un muro e da una vetrata, e ricostruirla mentalmente mentre siete dentro la Sala 14 è uno degli esercizi più belli che si possano fare in questo museo.

I tulipani, i narcisi, i giacinti

La vetrina principale per l'esposizione di fiori esotici quali narcisi, giacinti e preziosi tulipani era lo spazio scenografico attorno all'Uccelliera. Le pagine ufficiali del museo parlano di fiori pregiati ed esotici, molto di moda all'epoca, bulbacee e cultivar antiche derivate dalle selezioni dei fioristi del tempo. Quest'ultimo dettaglio è più interessante di quanto sembri: cultivar antiche significa che il restauro non ha piantato tulipani da vivaio moderno, ma ha cercato varietà storicamente compatibili, quelle che un fiorista romano del Seicento avrebbe potuto realmente procurare.

Il risultato pratico, per chi visita, è che la fioritura è breve e stagionale. I bulbi danno il meglio fra marzo e maggio, con uno scarto che cambia di anno in anno secondo l'inverno. Chi viene a luglio troverà un recinto verde, ordinato, geometrico e sostanzialmente senza fiori vistosi. Non è un difetto: è la natura di un giardino di bulbose, che nel Seicento veniva mostrato proprio nelle poche settimane in cui era spettacolare e nel resto dell'anno restava un cantiere di attesa.

Il Giardino della Meridiana e il Casino della Meridiana

I due recinti originari, intorno al 1680, furono ampliati con un terzo giardino, e nello stesso giro d'anni sorse il Casino della Meridiana, il padiglione decorato con ricchi stucchi che chiude il settore centrale della villa verso settentrione. Il nuovo recinto, che le fonti chiamano Giardino della Meridiana, occupa lo spazio compreso fra il padiglione dell'Uccelliera e il Casino della Meridiana, e completa la sequenza: due edifici gemelli, tre giardini murati, un unico impianto simmetrico.

Il terzo giardino e l'ampliamento del 1680

Settant'anni separano il primo impianto dal secondo, ed è un intervallo che si legge nelle forme. I recinti del primo Seicento hanno una geometria semplice, quadripartita, da orto botanico nobilitato. L'ampliamento tardo secentesco è più teatrale, più consapevole dell'effetto scenico, costruito perché il visitatore veda una prospettiva e non un elenco di aiuole. La villa in quegli anni era già famosa in tutta Europa e riceveva un flusso costante di forestieri: l'ampliamento è, in parte, un adeguamento alle aspettative di un pubblico internazionale.

Gli stucchi e l'attribuzione a Carlo Rainaldi

La realizzazione del Casino della Meridiana è tradizionalmente attribuita a Carlo Rainaldi, uno degli architetti che nel secondo Seicento romano contano davvero: suo è l'impianto delle due chiese gemelle di Piazza del Popolo, sua è la facciata di Sant'Andrea della Valle, sua è una parte consistente del profilo urbano che oggi diamo per scontato. Va detto con precisione: si tratta di un'attribuzione consolidata dalla tradizione degli studi, non di un dato che si possa chiudere con un documento contrattuale a portata di mano, e in questo campo la prudenza è d'obbligo perché il cantiere Borghese impiegò decine di maestranze e i passaggi di mano furono frequenti.

Il nome del padiglione viene dalla meridiana, cioè dallo strumento gnomonico che vi era collocato. Anche questo è un tratto d'epoca: nella villa barocca lo strumento scientifico è un ornamento intellettuale, come il libro raro nella biblioteca. Il tempo misurato dal sole, in un giardino costruito per esibire fioriture che durano tre settimane, è un commento piuttosto elegante sulla caducità delle cose, e i contemporanei lo leggevano così.

Il Giardino di Propagazione, il vivaio dei Giardini Segreti della Galleria Borghese

Il quarto recinto è il meno noto e il più istruttivo: il Giardino di Propagazione, che funzionava da vivaio. Qui si moltiplicavano le piante, si allevavano i bulbi, si tenevano le riserve destinate a sostituire nei giardini di rappresentanza gli esemplari sfioriti o morti. È la stanza di servizio di un sistema che, visto da fuori, sembrava spontaneo.

Mi soffermo su questo perché è il punto in cui la villa smette di essere una favola e diventa un'azienda. Un giardino di bulbose che deve apparire perfetto in un preciso pomeriggio di aprile, davanti a un ambasciatore, richiede una macchina agronomica alle spalle: semenzai, vasi di riserva, personale specializzato, una contabilità. Il Giardino di Propagazione è quella macchina. Quando camminate nei recinti fioriti e vi sembra tutto naturale, ricordatevi che la naturalezza era il prodotto finito, e che veniva fabbricata a pochi metri di distanza.

Chi ha costruito i Giardini Segreti della Galleria Borghese

Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio

Il grande progetto della villa e del suo settore centrale porta i nomi di Flaminio Ponzio e di Giovanni Vasanzio. Ponzio, lombardo, architetto di fiducia di Paolo V Borghese, diresse la costruzione del Casino fra il 1607 e il 1613 e morì prima di vederla finita. Gli subentrò Giovanni Vasanzio, che era il nome italianizzato di Jan van Santen, fiammingo, ebanista di formazione e poi architetto: fu lui a completare l'edificio e a seguire la costruzione dei giardini, che le fonti del museo collocano intorno al 1620.

La provenienza di Vasanzio non è un dettaglio biografico. Un fiammingo che nel primo Seicento lavora a Roma porta con sé una cultura del giardino di bulbose che nei Paesi Bassi era già matura, e porta i contatti commerciali per procurarsi i bulbi. Il fatto che i giardini segreti dei Borghese siano seguiti da un architetto olandese, negli stessi anni in cui ad Haarlem e a Leida i tulipani diventano una religione, non è una coincidenza da liquidare.

Domenico Savini da Montepulciano, il giardiniere

C'è poi il nome che nessuna targa ricorda e che invece merita il posto d'onore: Domenico Savini da Montepulciano, giardiniere, incaricato dal cardinale Scipione Borghese di trasformare questi terreni. Nel Seicento il giardiniere di una villa cardinalizia non è un manovale: è un tecnico che conosce i cicli, le esposizioni, i terreni, i fornitori, e che tiene la corrispondenza per procurarsi il materiale vivo. La distinzione fra chi disegna il muro e chi decide che cosa ci cresce dentro è, in un giardino segreto, del tutto artificiale. Savini è coautore, e chiamarlo altrimenti è una pigrizia storiografica.

Scipione Borghese, il committente

Scipione Caffarelli Borghese, nipote di papa Paolo V, creato cardinale a ventisette anni, è il motore di tutta l'operazione. È l'uomo che mette insieme in vent'anni una delle raccolte d'arte più formidabili d'Europa, con metodi che oscillavano dall'acquisto principesco alla pressione poco elegante, e che nella villa costruisce il contenitore adatto a mostrarla. La collezione botanica appartiene allo stesso disegno della collezione di sculture: un cardinale nipote doveva dimostrare di essere il centro del mondo colto romano, e lo dimostrava con i marmi antichi, con Bernini e con i tulipani. Chi separa le due cose non ha capito il personaggio.

Giardini Segreti della Galleria Borghese
Giardini Segreti della Galleria Borghese

Il restauro e le duecentocinquanta specie

L'inventario del 1897 e le carte dell'archivio Borghese

Quello che si vede oggi non è sopravvissuto per inerzia: è il risultato di un lavoro di ricostruzione filologica concluso alla fine del 1999. La base documentaria furono le carte dell'archivio Borghese e un inventario del 1897, che elencava le presenze botaniche della villa poco prima del passaggio allo Stato. Da quei materiali è stato ricostruito un impianto che le fonti descrivono con più di duecentocinquanta specie ornamentali, distribuite in cicli annuali in modo che a ogni stagione corrisponda una fioritura programmata.

Il numero va letto bene. Duecentocinquanta varietà non significa duecentocinquanta piante in fiore contemporaneamente: significa un calendario. Il giardino barocco funzionava per successioni, e il restauro ha ricostruito la successione, non un'istantanea. Per il visitatore la conseguenza è semplice: due visite in due mesi diversi mostrano due giardini diversi, e chi ci torna in stagioni differenti fa un'esperienza che chi ci viene una volta sola non può nemmeno immaginare.

Che cosa fiorisce e quando

Il periodo forte è la primavera, da marzo a maggio, quando le bulbose danno il massimo e il recinto dell'Uccelliera diventa quello che doveva essere. Giugno e luglio portano le fioriture estive e gli agrumi carichi; l'autunno è la stagione dell'architettura, quando le geometrie delle aiuole si leggono nude e si capisce finalmente il disegno; l'inverno è per gli agrumi ricoverati e per una luce bassa che fa risaltare gli stucchi dei padiglioni. Ho accompagnato gruppi qui in tutte le stagioni e la mia preferita, contro ogni previsione, è la fine di ottobre: nessuno, silenzio, e il disegno del giardino visibile come su una pianta.

Una curiosità su Giardini Segreti della Galleria Borghese

La curiosità che preferisco riguarda un fraintendimento linguistico che dura da secoli e che riguarda proprio il nome dei recinti. Quasi tutti, entrando, pensano che segreto significhi nascosto, occulto, dimenticato. È l'idea romantica del giardino perduto dietro un muro, e vende benissimo. La realtà documentaria è un'altra: nel lessico delle ville italiane fra Cinquecento e Settecento il giardino segreto è una categoria tecnica, definita per contrapposizione. La villa si divideva in barco, la zona boscosa e semiselvatica dove si cacciava e si passeggiava, e in giardini segreti, i recinti murati riservati. Segreto viene dal latino secretus, participio di secernere, separare: significa separato, messo da parte, non nascosto.

La conseguenza è che i giardini segreti non erano affatto segreti nel senso corrente. Erano notissimi. Chiunque a Roma sapesse leggere sapeva che il cardinale Borghese aveva i tulipani più rari della città, e le descrizioni della villa circolavano stampate. Quello che era riservato non era l'informazione, era l'accesso. E qui la faccenda diventa moderna in modo quasi imbarazzante: il meccanismo è identico a quello dei club contemporanei, dove il valore non deriva dal fatto che nessuno sappia dell'esistenza del posto, ma dal fatto che tutti la sappiano e pochi possano entrare. Scipione Borghese aveva capito nel 1610 una cosa che il marketing del lusso avrebbe formalizzato quattro secoli dopo.

Aggiungo il dettaglio che mi diverte di più: il muro che rendeva il giardino segreto serviva anche, molto prosaicamente, a proteggere dai furti. I bulbi rari valevano cifre serie e sparivano. Alcune ville romane arrivarono a tenere personale di guardia sui giardini fioriti. Il recinto barocco è insieme un'idea filosofica e un antifurto, e questa doppiezza è la cosa più seicentesca che possiate portarvi a casa da qui.

Una cosa che non ti dice nessuno su Giardini Segreti della Galleria Borghese

Che il biglietto del museo comprende già il giardino, e che quindi decine di migliaia di persone all'anno pagano per una cosa che poi non usano. Il Giardino dell'Uccelliera è stato riaperto al pubblico da aprile e l'accesso è incluso nel costo del biglietto del museo: lo dichiara il sito ufficiale della Galleria, senza supplementi e senza prenotazioni aggiuntive. Eppure la stragrande maggioranza dei visitatori esce dal portone principale senza aver messo piede fuori sul lato del giardino, perché nessuno glielo dice al banco, perché il percorso interno non ci porta naturalmente e perché in due ore, con Bernini in agenda, il verde sembra un lusso rinviabile.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda la conformazione degli spazi. I quattro recinti non sono equivalenti quanto ad accessibilità: la riapertura riguarda in primo luogo il Giardino dell'Uccelliera, mentre altri recinti, come il Giardino dei Melangoli, hanno conosciuto aperture a calendario, con condizioni che sono cambiate più volte negli anni. Chi arriva convinto di poterli percorrere tutti e quattro in fila resta deluso, e la delusione dipende da un'aspettativa sbagliata, non dal museo. La domanda giusta da fare al personale all'ingresso, e vi consiglio di farla esattamente così, è: oggi quale dei giardini segreti è accessibile e da dove ci si passa. Formulata in questo modo ottiene una risposta utile in dieci secondi.

Terza cosa, la più pratica di tutte: il giardino non ha un percorso obbligato e nessuno vi accompagna. Significa che il tempo lo gestite voi, dentro il vostro turno di due ore. Nessuno vi sposta, nessuno vi conta. In un museo che è tutto costruito sul controllo del flusso, il giardino è l'unico spazio in cui potete fermarvi quanto volete, e questo lo rende, paradossalmente, la parte più libera della visita.

Il consiglio che ti do per visitare Giardini Segreti della Galleria Borghese

Prenotate il turno delle 9.00 di un martedì di aprile, e fatelo con un mese di anticipo. Non è una preferenza estetica, è aritmetica. Il martedì è il primo giorno di apertura dopo la chiusura del lunedì e assorbe meno gruppi organizzati del fine settimana; le 9.00 sono il turno in cui la luce entra radente nei recinti e in cui il museo è pieno per un terzo rispetto alle 11.00; aprile è il centro della fioritura delle bulbose. La combinazione di questi tre fattori vale più di qualunque consiglio generico sulla stagione.

Secondo consiglio, e qui vado contro quello che vi diranno quasi tutte le guide: non provate a vedere il museo in ordine. Il percorso canonico vi porta a consumare l'energia migliore nelle prime sale, dove peraltro c'è la calca perché tutti fanno lo stesso. Entrate, salite subito al primo piano, godetevi la pinacoteca con metà delle persone attorno, ridiscendete verso le sale delle sculture quando il grosso del turno è salito, e chiudete con il giardino. Uscirete con la sensazione di aver visto tutto senza correre, che in due ore contate è un piccolo miracolo organizzativo.

Terzo: portatevi il minimo indispensabile. Il museo non ammette borse e zaini ingombranti nelle sale e accetta solo pochette e borsellini entro i 21 per 15 centimetri; tutto il resto va in guardaroba, e il guardaroba nei turni di punta è una coda che vi mangia dieci minuti del vostro tempo. Chi arriva con un solo telefono in tasca entra in tre minuti. Chi arriva con lo zaino da giornata entra in quindici, e li perde dal proprio turno, non da quello degli altri.

Quarto e ultimo: se vi accorgete che il vostro turno è pieno di scolaresche, invertite tutto e andate in giardino per primi. Le scolaresche fanno un percorso rigido e non escono quasi mai nei recinti; venti minuti fuori mentre loro attraversano le sale vi restituiscono un museo praticabile al vostro rientro. È il trucco più semplice che conosco e funziona ogni volta.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la Villa Borghese che percorriamo oggi come parco pubblico è, dal punto di vista storico, un residuo. Tutti sanno che la villa fu dei Borghese e che oggi è del Comune; quasi nessuno riflette su che cosa significhi in concreto per i giardini segreti. Il complesso nasce come organismo unitario: il Casino con le collezioni, i recinti murati con le collezioni botaniche, il barco attorno come cornice paesaggistica, e una regia unica che teneva insieme le tre cose. Il passaggio dell'insieme allo Stato all'inizio del Novecento, e poi la consegna del parco alla città, hanno spezzato quell'unità in due amministrazioni diverse: il museo con i suoi recinti da una parte, il parco urbano dall'altra.

La conseguenza si vede a occhio nudo e nessuno la nomina. Uscendo dal giardino segreto e camminando verso viale dell'Uccelliera si passa, nel giro di venti metri, da uno spazio manutenuto con criteri filologici a uno spazio manutenuto con criteri di verde pubblico. Sono due mondi, con due budget, due calendari di potatura e due idee di che cosa sia un giardino. Non è una polemica: è la storia amministrativa italiana che diventa paesaggio. E capirla mentre la si attraversa cambia completamente la lettura di quello che si vede.

C'è un secondo aspetto, altrettanto risaputo e altrettanto poco pensato: la villa fu rimaneggiata pesantemente nel Settecento, sotto Marcantonio IV Borghese, con la direzione di Antonio Asprucci. Quell'intervento diede al Casino l'assetto decorativo che ancora oggi vediamo nelle sale, e ridisegnò parti del parco secondo il gusto del paesaggismo tardo settecentesco. I recinti seicenteschi sopravvissero a quella stagione come corpo estraneo, isole di un'altra epoca dentro un progetto nuovo. Che siano arrivati fino a noi, dopo un rimaneggiamento simile e dopo due secoli di uso pubblico, è la cosa davvero notevole di questo luogo.

La foto giusta da fare a Giardini Segreti della Galleria Borghese

La foto giusta non è il fiore. Il fiore in primo piano con lo sfondo sfocato è la fotografia che chiunque porta a casa da qualunque giardino del mondo, e fra un mese non saprete più dove l'avete scattata. La foto che racconta questo luogo è quella che tiene dentro tre elementi contemporaneamente: il muro di recinzione, l'aiuola geometrica e un pezzo di padiglione. Muro, disegno, architettura. Perché è esattamente questo il concetto di giardino segreto, e una fotografia che contiene i tre elementi lo spiega meglio di un paragrafo.

Tecnicamente: mettetevi in un angolo del recinto, il più lontano possibile dal padiglione, abbassatevi a circa un metro da terra e inquadrate in diagonale verso l'edificio. L'abbassamento serve a far leggere le geometrie delle aiuole, che a occhio d'uomo si appiattiscono e diventano una macchia verde. La diagonale serve a far entrare il muro su un lato, che è l'elemento che nessuno fotografa e che invece è il protagonista. Se avete un obiettivo grandangolare moderato, questo è il momento di usarlo.

L'ora giusta è la prima del turno mattutino, quando il sole arriva basso da est e il muro proietta un'ombra lunga e netta sulla ghiaia. Quell'ombra è il vostro miglior alleato compositivo: dà profondità a uno spazio che, a mezzogiorno, diventa piatto e slavato. A mezzogiorno di luglio, per essere chiari, qui non si fanno buone fotografie. Si fanno buone fotografie alle nove del mattino e nell'ultima ora del pomeriggio, e nel resto del tempo si guarda.

Una seconda immagine che vale la pena cercare è il dettaglio dei rilievi antichi murati sulla fronte dell'Uccelliera. Sono frammenti di scultura romana inseriti nella parete come ornamento, secondo una pratica che nella Roma del Seicento era normale e che oggi ci sembra quasi violenta. Fotografateli da vicino, con la luce laterale che ne rileva il modellato. Sono la prova materiale che questa villa fu costruita con l'antichità dentro i muri, non solo dentro le vetrine.

Ultimo avvertimento pratico, perché mi è capitato di vederlo mille volte: nelle sale del museo le regole sulle riprese sono più restrittive che all'aperto e cambiano con le mostre in corso. Nei recinti all'aperto si fotografa con serenità, senza cavalletto e senza intralciare gli altri. Il cavalletto, in un turno cronometrato e con quaranta persone che ruotano nello stesso spazio, non è tanto vietato quanto socialmente insostenibile.

Giardini Segreti della Galleria Borghese
Giardini Segreti della Galleria Borghese

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è la fondazione stessa, e va raccontata come un'operazione, non come un'idea poetica. Nel primo decennio del Seicento il cardinale Scipione Borghese rileva e accorpa terreni sulla collina fuori Porta Pinciana, incarica Domenico Savini da Montepulciano di trasformarli e affida il progetto architettonico a Flaminio Ponzio. Fra il 1607 e il 1613 sale il Casino; alla morte di Ponzio subentra Giovanni Vasanzio, che completa l'edificio e segue i giardini, collocati dalle fonti del museo intorno al 1620. In tredici anni una collina agricola diventa la villa più celebre d'Europa. La velocità di quel cantiere, con i mezzi del tempo, resta impressionante.

Il secondo avvenimento è l'ampliamento tardo secentesco: intorno al 1680 ai due recinti originari se ne aggiunge un terzo, e sorge il Casino della Meridiana con i suoi stucchi. È il momento in cui la villa si adegua a un pubblico ormai internazionale e sposta l'accento dall'esibizione botanica alla scenografia architettonica. Chi guarda con attenzione vede la cucitura fra le due stagioni: cambia il ritmo dei muri, cambia la scala.

Il terzo avvenimento è il grande rifacimento settecentesco condotto sotto Marcantonio IV Borghese con la direzione di Antonio Asprucci, negli anni Settanta del Settecento. Le sale del Casino ricevono l'apparato decorativo che ancora determina l'aspetto del museo, con le sculture antiche e moderne integrate in un programma unitario. Il parco viene in parte riformato secondo il gusto paesaggistico dell'epoca. I recinti seicenteschi restano, ma diventano un'eredità dentro un progetto che parla un'altra lingua.

Il quarto avvenimento è il collocamento della Fontana dell'Aquila nel Giardino dei Melangoli nel 1776, con la rimozione, in un momento non precisabile, delle due fontane in marmo africano con draghi che avevano occupato quello spazio. È un episodio minuscolo e perfetto: due imprese araldiche della famiglia, il drago e l'aquila, che si danno il cambio nello stesso recinto a distanza di generazioni.

Il quinto è il grande passaggio di proprietà a cavallo fra Otto e Novecento, quando la villa esce dalle mani dei Borghese ed entra nel patrimonio pubblico. L'inventario del 1897, che sarebbe poi diventato uno dei documenti chiave del restauro novecentesco, appartiene proprio a questa stagione di ricognizioni: una fotografia scritta dello stato dei luoghi poco prima della cesura.

Il sesto avvenimento è il restauro filologico dei recinti, concluso alla fine del 1999, con la ricostruzione di un impianto di oltre duecentocinquanta specie ornamentali articolate in cicli stagionali, sulla base delle carte dell'archivio Borghese e dell'inventario ottocentesco. È l'atto che ha riportato in vita non le piante di Scipione, che ovviamente sono morte da secoli, ma il sistema che le governava.

Il settimo e più recente è la riapertura al pubblico del Giardino dell'Uccelliera, avvenuta da aprile, con accesso compreso nel biglietto del museo. Dopo decenni in cui questi spazi si vedevano solo in occasioni straordinarie e su prenotazione, il recinto è tornato a far parte della visita ordinaria. Per chi frequenta la Galleria da vent'anni è la notizia più bella arrivata da questo museo negli ultimi tempi, e mi permetto di dirlo senza cautele.

Chi è passato da Giardini Segreti della Galleria Borghese

Il primo nome è ovviamente quello del padrone di casa: Scipione Caffarelli Borghese, nipote di Paolo V, cardinale a ventisette anni, morto nel 1633. Questi recinti li ha voluti, pagati e usati, e li ha usati come strumento di rappresentanza: ricevere qui un ospite significava dirgli che era arrivato al centro. La corrispondenza e le descrizioni della villa raccontano un via vai continuo di cardinali, ambasciatori, prelati e forestieri di riguardo, ammessi ai recinti fioriti secondo una gerarchia rigorosa che il maggiordomo conosceva a memoria.

Poi c'è chi la villa l'ha fatta materialmente. Flaminio Ponzio, l'architetto lombardo di Paolo V, che diresse il cantiere dal 1607 alla propria morte. Giovanni Vasanzio, cioè Jan van Santen, il fiammingo che gli subentrò e che seguì la costruzione dei giardini: un uomo che veniva dall'ebanisteria e che portò in questo cantiere un gusto per il dettaglio e per l'incastro che si riconosce nelle fronti dei padiglioni. Domenico Savini da Montepulciano, il giardiniere incaricato da Scipione della trasformazione dei terreni, che è passato di qui ogni giorno per anni ed è l'unico dei tre a non avere una lapide.

Nel secondo Seicento la scena si sposta su Carlo Rainaldi, al quale la tradizione degli studi assegna il Casino della Meridiana: uno degli architetti che hanno dato a Roma il volto che le riconosciamo, dalle chiese gemelle di Piazza del Popolo a Sant'Andrea della Valle. Nel Settecento arriva Antonio Asprucci, regista del grande rifacimento voluto da Marcantonio IV Borghese, l'uomo che ha deciso l'aspetto che il museo ha ancora oggi.

Poi c'è la categoria dei passanti illustri, ed è quella dove bisogna essere onesti fino alla noia. Villa Borghese fu, per due secoli, uno degli approdi obbligati del Grand Tour, e per le sue strade e i suoi viali passò praticamente ogni viaggiatore colto che arrivasse a Roma. Attribuire a ciascuno di costoro una visita documentata proprio dentro i recinti murati, però, è un'altra faccenda: i giardini segreti erano ad accesso controllato, e la presenza nel parco non implica la presenza nel recinto. Preferisco fermarmi qui piuttosto che riempire il paragrafo di nomi celebri appoggiati sul nulla.

Chi invece è passato da questi giardini in tempi recentissimi, e con effetti visibili, sono gli artisti contemporanei che la Galleria ha invitato a lavorare negli spazi all'aperto. Zhang Enli ha realizzato per il museo un intervento intitolato Bird Cage: A Temporary Shelter, ospitato nell'Uccelliera e nel giardino segreto di Tramontana, oltre che in alcuni ambienti interni. Giuseppe Penone, uno dei protagonisti dell'Arte Povera, ha avuto nei giardini segreti la cornice del proprio intervento per la Galleria, con la mostra Gesti Universali estesa agli spazi del piano terra dove il rapporto fra dentro e fuori è più intenso. Che un museo con questa collezione scelga i recinti seicenteschi come luogo del contemporaneo dice qualcosa di preciso su come li considera: non un contorno, ma una sala.

L'arte contemporanea nei Giardini Segreti della Galleria Borghese

Vale la pena insistere, perché è la linea di programmazione più interessante di questo museo e quasi nessuno la segue. La Galleria Borghese ha preso l'abitudine di affidare i propri spazi ad artisti viventi, e di affidarne una parte proprio ai recinti murati e ai padiglioni. Non è decorazione né riempitivo: è una scelta curatoriale che rimette in circolo l'idea originaria del luogo, cioè che il giardino sia uno spazio di esposizione e non uno spazio di riposo.

L'intervento di Zhang Enli nell'Uccelliera è, da questo punto di vista, quasi programmatico fin dal titolo: un riparo temporaneo dentro una gabbia per uccelli, in un edificio nato per esibire animali vivi dentro una stanza dipinta come un pergolato. La sovrapposizione fra il gesto contemporaneo e la funzione seicentesca è totale e nessuno ha dovuto spiegarla. Quanto a Penone, il cui lavoro ruota da sempre attorno all'albero, alla crescita e all'impronta della mano sulla materia vivente, i giardini segreti sono il posto più coerente che gli si potesse offrire in questa città.

Il consiglio pratico che ne deriva: prima di prenotare, controllate sul sito ufficiale della Galleria che cosa è in corso. Una mostra negli spazi all'aperto cambia radicalmente la visita ai recinti, in meglio o in peggio secondo i gusti, e cambia anche gli orari e le condizioni di accesso. Al momento il museo ospita una grande rassegna dedicata a Ovidio e alle arti, con un programma di incontri e di visite per famiglie nei fine settimana.

Come si visita davvero: percorso, durata, stagione

Il turno di due ore è l'unità di misura di tutto. Dentro quelle due ore ci sono venti sale con la collezione di Scipione, la pinacoteca al primo piano e, per chi lo cerca, il giardino. Non si può fare tutto con la stessa profondità e chi ci prova non porta a casa niente. La divisione che propongo ai gruppi che accompagno è questa: cinquanta minuti al piano terra fra le sculture, quaranta al primo piano nella pinacoteca, venticinque nel giardino, cinque per il guardaroba e per l'uscita. Funziona, ed è tarata su persone normali che si fermano a guardare.

Con i bambini ai Giardini Segreti della Galleria Borghese

I recinti all'aperto sono la salvezza di qualunque visita in famiglia, e lo dico con la certezza di chi ha visto crollare bambini di sei anni davanti alla quarta sala di marmi. Un bambino regge quaranta minuti di museo, non centoventi. Portarlo fuori a metà percorso, farlo camminare sulla ghiaia, fargli contare le aiuole e cercare i draghi e le aquile sugli stemmi, e poi rientrare, è la differenza fra una visita riuscita e un pomeriggio rovinato. Sotto i 18 anni il biglietto è gratuito e si paga solo il diritto di prenotazione, il che rende l'operazione economicamente indolore. Il museo propone anche, nei fine settimana, percorsi guidati pensati per le famiglie legati alla mostra in corso: si prenotano sul sito ufficiale.

Accessibilità

Il Casino dispone di un percorso accessibile e il museo mantiene una pagina dedicata all'accessibilità sul proprio sito, che è il posto giusto dove verificare le condizioni aggiornate e prenotare eventuale assistenza. Sui recinti all'aperto la variabile vera è il fondo: la ghiaia compattata si affronta in carrozzina con qualche fatica e con l'aiuto di un accompagnatore, molto meno bene da soli. Chi ha problemi di deambulazione consideri inoltre il dislivello fra il parco e il piazzale del museo, che non è drammatico ma esiste. Per una visita con esigenze specifiche vale la pena scrivere in anticipo a ga-bor.info@cultura.gov.it e concordare tutto prima di partire.

Quando andare e quando evitare i Giardini Segreti della Galleria Borghese

Andate in aprile, all'apertura. Evitate le domeniche pomeriggio di primavera, quando il parco è pieno e il museo lavora a pieno carico. Evitate il pomeriggio di luglio e agosto: i recinti sono esposti, il muro accumula calore per tutto il giorno e restituisce, e alle tre del pomeriggio in un giardino murato romano si prende un colpo di sole senza accorgersene. Ottobre e novembre sono ottimi e ingiustamente disertati. Le serate straordinarie che il museo organizza d'estate nel giardino, con l'apertura prolungata in tarda serata, sono un'esperienza diversa e ne vale la pena, ma sono legate a calendari specifici da verificare di volta in volta sul sito ufficiale.

Quanto costa e come si risparmia

Il conto pieno per un adulto è 18 euro: 16 di biglietto più 2 di prenotazione. Un ragazzo fra 18 e 25 anni cittadino dell'Unione Europea paga 4 euro in tutto. Un minorenne paga 2 euro, cioè il solo diritto di prenotazione. L'ultimo turno delle 17.45 costa 11 euro di biglietto ed è più breve degli altri: è un buon affare per chi conosce già il museo e vuole tornare a vedere tre cose precise, è una scelta sbagliata per chi ci viene la prima volta.

La prima domenica del mese si entra gratis pagando i soli 2 euro di prenotazione. Detto questo, e qui do un consiglio che va contro il risparmio: se potete permettervi i 18 euro di un martedì mattina, spendeteli. La prima domenica del mese la Galleria è al massimo della capienza consentita e il giardino, che è la ragione per cui state leggendo, diventa un corridoio. Sedici euro per due ore in uno dei musei più belli del mondo restano, in proporzione a qualunque altra cosa si compri a Roma, un prezzo onesto.

Ultimo elemento di calcolo: il museo autorizza la vendita online tramite i canali indicati sulle proprie pagine ufficiali, e il diritto di prenotazione di 2 euro è dovuto sempre, anche quando l'ingresso è gratuito. Diffidate di qualunque offerta che vi prometta di saltarlo.

Che cosa c'è intorno ai Giardini Segreti della Galleria Borghese

Nel raggio di dieci minuti a piedi c'è una concentrazione di cose da vedere che in nessun'altra città europea si trova dentro un parco. Verso nord, oltre viale dell'Uccelliera, si arriva al Bioparco di Roma, che occupa la parte della villa storicamente destinata agli animali e che quindi, con la voliera di Scipione, ha una parentela concettuale precisa. Poco oltre si trova il Museo Etrusco di Villa Giulia, con il Sarcofago degli Sposi, e più avanti la Galleria d'Arte Moderna.

Dentro il parco, a pochi minuti, ci sono il Museo Pietro Canonica, ospitato nella Fortezzuola, e il Museo Carlo Bilotti nell'ex Aranciera, due musei piccoli, gratuiti o quasi, e clamorosamente vuoti. Sul versante del laghetto e del teatro all'aperto trovate la Casa del Cinema e il Gigi Proietti Globe Theatre, che d'estate riempie le serate romane di Shakespeare.

Verso sud si scende al Pincio e da lì, con la scalinata, a Piazza del Popolo, con la chiesa di Santa Maria del Popolo e i due Caravaggio della Cappella Cerasi: chi ha appena visto il Caravaggio della Galleria Borghese e completa la giornata lì compie uno degli itinerari più intelligenti che si possano costruire in questa città. Poco distante c'è Villa Medici, con i suoi giardini, e sull'altro versante si arriva a via Veneto e a Piazza di Spagna.

Se il tema che vi interessa è il giardino storico in sé, gli altri appuntamenti romani della stessa famiglia sono l'Orto Botanico a Trastevere, il Roseto di Roma sull'Aventino, e i parchi storici di Villa Torlonia e di Villa Doria Pamphilj.

Domande veloci su Giardini Segreti della Galleria Borghese

Dove sono esattamente i Giardini Segreti della Galleria Borghese?

Sono i recinti murati addossati al Casino Borghese, dentro Villa Borghese, lungo viale dell'Uccelliera e sul lato di via Pinciana. L'indirizzo del museo è Piazzale Scipione Borghese 5, 00197 Roma.

Si possono visitare i Giardini Segreti della Galleria Borghese?

Sì. Il Giardino dell'Uccelliera è aperto al pubblico da aprile e l'accesso è compreso nel biglietto del museo. Gli altri recinti hanno condizioni di accesso che variano: conviene verificare sul sito ufficiale della Galleria che cosa è accessibile nel periodo della vostra visita.

Serve la prenotazione per i Giardini Segreti della Galleria Borghese?

Sì, ed è obbligatoria per entrare alla Galleria Borghese, quindi anche per arrivare ai giardini. Si prenota sul sito ufficiale del museo oppure al numero 06 32810, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.00. Il diritto di prenotazione costa 2 euro e si paga sempre.

Quanto costa il biglietto della Galleria Borghese?

Il sito ufficiale indica 16 euro l'intero, 11 euro per l'ultimo turno delle 17.45, 2 euro il ridotto per i 18-25 anni, gratuito sotto i 18 anni. A tutte queste cifre si somma il diritto di prenotazione di 2 euro.

C'è un biglietto separato solo per i giardini?

Per il Giardino dell'Uccelliera no: l'accesso è incluso nel costo del biglietto del museo. Alcune aperture straordinarie di altri recinti sono state a ingresso libero e senza prenotazione, ma sono legate a calendari specifici.

Quali sono gli orari della Galleria Borghese?

La Galleria è aperta dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 17.45 e biglietteria dalle 8.30 fino a un'ora prima della chiusura.

Quando sono chiusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese?

Il lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio.

Quanto dura la visita alla Galleria Borghese?

I turni partono a ogni ora e durano due ore, tranne quello delle 17.45 che è più breve. Ai giardini bastano venti o venticinque minuti dentro quel turno.

Si entra in ritardo se si perde il turno?

L'ingresso avviene solo all'inizio di ogni ora, per ragioni di capienza. Presentarsi a turno iniziato significa rischiare seriamente di non entrare: arrivate almeno mezz'ora prima.

Qual è il periodo migliore per vedere i Giardini Segreti della Galleria Borghese in fiore?

La primavera, indicativamente da marzo a maggio, quando le bulbose sono al massimo. L'autunno è ottimo per leggere il disegno delle aiuole e per la quiete.

Si possono fare fotografie ai Giardini Segreti della Galleria Borghese?

Negli spazi all'aperto sì, senza cavalletto. Nelle sale del museo le regole sono più restrittive e cambiano con le mostre in corso: verificate sul posto.

I Giardini Segreti della Galleria Borghese sono adatti ai bambini?

Molto. Sono lo spazio aperto che permette di spezzare una visita museale altrimenti lunga per un bambino. Sotto i 18 anni il biglietto è gratuito e si paga solo la prenotazione.

I Giardini Segreti della Galleria Borghese sono accessibili in sedia a rotelle?

Il museo ha un percorso accessibile e una pagina dedicata all'accessibilità sul sito ufficiale. All'aperto il fondo in ghiaia richiede un accompagnatore. Per esigenze specifiche scrivete in anticipo a ga-bor.info@cultura.gov.it.

C'è il guardaroba?

Sì, ed è obbligatorio per borse e zaini: in sala si portano solo pochette e borsellini entro 21 per 15 centimetri. Nei turni di punta la coda al guardaroba porta via una decina di minuti.

C'è un bar o una caffetteria?

Sì, il museo ha una caffetteria e un bookshop, e la caffetteria è accessibile anche senza biglietto.

Si entra gratis alla Galleria Borghese la prima domenica del mese?

Sì, l'ingresso è gratuito ma resta dovuto il diritto di prenotazione di 2 euro. I posti si esauriscono con largo anticipo ed è il giorno più affollato del mese.

Quanti sono i Giardini Segreti della Galleria Borghese?

Quattro: il Giardino dei Melangoli, il Giardino dei Fiori, il Giardino della Meridiana e il Giardino di Propagazione. I primi due appartengono all'impianto originario del primo Seicento, gli altri due all'ampliamento di circa il 1680.

Perché si chiamano segreti?

Perché segreto, dal latino secretus, significa separato: erano i recinti murati riservati al padrone e ai suoi ospiti, distinti dal barco, la parte boschiva accessibile a tutti. Non significa nascosti.

Che differenza c'è fra i Giardini Segreti della Galleria Borghese e il parco di Villa Borghese?

Il parco è pubblico, gratuito, sempre aperto e gestito dalla città. I recinti murati fanno parte del museo, si visitano con il biglietto e la prenotazione e sono manutenuti con criteri di restauro storico. Sono due mondi confinanti e diversissimi.

Che fiori si vedono nei Giardini Segreti della Galleria Borghese?

Il restauro ha ricostruito un impianto con oltre duecentocinquanta specie ornamentali distribuite in cicli annuali: bulbose, cultivar antiche, agrumi. Le fonti storiche parlano di narcisi, giacinti e tulipani come protagonisti della vetrina seicentesca.

Chi ha progettato i Giardini Segreti della Galleria Borghese?

Il progetto generale della villa porta i nomi di Flaminio Ponzio e di Giovanni Vasanzio, che seguì la costruzione dei giardini intorno al 1620. La trasformazione dei terreni fu affidata dal cardinale al giardiniere Domenico Savini da Montepulciano.

Chi ha costruito il Casino della Meridiana?

La tradizione degli studi lo assegna a Carlo Rainaldi, con l'ampliamento di circa il 1680. Il padiglione è decorato con ricchi stucchi.

Che cos'è l'Uccelliera?

Un padiglione con due vani affrescati a imitazione di un pergolato popolato di uccelli, chiusi con una struttura a rete per ospitare gli uccelli rari collezionati dal cardinale Scipione Borghese.

Vale la pena venire apposta per i Giardini Segreti della Galleria Borghese?

Apposta no, se non avete già il biglietto del museo. Insieme al museo assolutamente sì, ed è il motivo per cui vi conviene ricordarvene: state pagando anche per quello.

Quanto tempo prima bisogna prenotare?

Per un turno mattutino di primavera, un mese. Per la prima domenica del mese, anche di più. Per un giorno infrasettimanale di novembre bastano pochi giorni.

Ci sono visite guidate?

Il museo ha una sezione dedicata alle visite guidate e ai gruppi sul proprio sito ufficiale, e nei fine settimana propone percorsi per famiglie legati alla mostra in corso.

C'è qualcosa in corso in questo periodo?

Il museo ospita una grande rassegna dedicata a Ovidio e alle arti, con un programma di conferenze e di appuntamenti collegati. Il calendario aggiornato è sul sito ufficiale della Galleria.

Un'ultima cosa, e la dico da persona che accompagna gruppi in questo museo da vent'anni. La Galleria Borghese è un luogo che si difende bene: la prenotazione obbligatoria, il turno di due ore, il numero chiuso lo hanno salvato dalla calca che ha rovinato altri musei romani. Ma quella stessa disciplina genera un effetto collaterale che nessuno prevede, e cioè l'ansia da tempo: si entra con il cronometro in testa e si esce senza aver respirato. I recinti murati servono esattamente a questo. Sono l'unico punto della visita in cui il museo smette di spingervi. Andateci per ultimi, sedetevi, guardate il muro e le aiuole per dieci minuti senza fotografare niente, e poi uscite. Vi porterete a casa la Galleria Borghese, non l'elenco delle cose che ci avete visto dentro.

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Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoGiardini Segreti della Galleria Borghese - Viale dell'Uccelliera, Viale del Museo Borghese, 3, 00197 Roma
TagsAttrazione turisticaBIGLIETTO ONLINEGalleria BorgheseGiardini Segreti della Galleria Borghese

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IndirizzoViale dell'Uccelliera, Viale del Museo Borghese, 3, 00197 Roma 197
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