Fanfulla 5/a

Il Fanfulla 5/a è il circolo Arci di Via Fanfulla da Lodi 5/a, al Pigneto, a poche decine di metri dalla circonvallazione Casilina: una sala rettangolare in cui da anni convivono concerti, dj set, proiezioni e presentazioni, e che resta uno dei punti di riferimento della cosiddetta resistenza weirdo-culturale di Roma Est. Il nome ufficiale, quello che compare sul sito e sulle locandine, è Fanfulla 5/A Circolo Arci; per un periodo il posto si è chiamato Forte Fanfulla, e chi frequenta la zona da molto tempo lo chiama ancora così. L'ingresso è riservato ai soci con tessera Arci in corso di validità, le porte si aprono di norma alle 22 nelle serate musicali e un'ora prima nelle serate di cinema, e la programmazione va avanti praticamente tutti i giorni della settimana.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Tipo un gatto, il Fanfulla ha sette vite. Ha cambiato spazi, ha cambiato nome, ha attraversato stagioni in cui il Pigneto passava da quartiere popolare a laboratorio culturale a zona di movida contestata, e ogni volta è riuscito a riaprire senza snaturare l'approccio di partenza: live semi-seri, dj set folli, cinema visionario, rassegne matte e tanta allegria della Roma Est che sa divertirsi. Non è un club con la lista, non è un locale con il servizio al tavolo, non è una sala concerti con la transenna davanti al palco. È un circolo, nel senso più letterale del termine: un'associazione di soci che apre una sala e ci mette dentro quello che la sala riesce a contenere.

Il resto di queste pagine serve a spiegare perché un indirizzo così piccolo pesa così tanto nella geografia notturna della città, che cosa c'è intorno, come si entra, come ci si arriva e quali storie si sono depositate su quei cinquanta metri di strada. Perché Via Fanfulla da Lodi non è una via qualunque: è una delle arterie interne del Pigneto, porta il nome di un condottiero del Cinquecento, ospita alcuni dei murales più fotografati del quartiere e passa a pochi passi dal bar che Pier Paolo Pasolini usò come base durante le riprese di Accattone.

Dove si trova Fanfulla 5/a e come ci si arriva

L'indirizzo del Fanfulla 5/a

L'indirizzo è Via Fanfulla da Lodi 5/a, Roma. Il numero civico è basso, quindi si trova nella parte della via più vicina alla circonvallazione Casilina, cioè dal lato in cui il Pigneto si affaccia sul vallo ferroviario e non dal lato di via di Acqua Bullicante. Chi arriva per la prima volta commette quasi sempre lo stesso errore: cerca un'insegna luminosa. Non c'è. C'è una porta, spesso una piccola folla sul marciapiede e, nelle sere di programmazione, un banchetto per il tesseramento appena dentro. Nelle notti in cui il circolo lavora a pieno regime il segnale più affidabile non è visivo, è sonoro: il basso che passa attraverso il muro.

La via è stretta, a senso unico per buona parte del suo sviluppo, fiancheggiata da palazzine basse degli anni Venti e Trenta con i loro cortiletti interni e i loro balconi di ferro. Non somiglia per niente all'idea di periferia che si fanno i visitatori: le distanze sono corte, le altezze sono contenute, e la sensazione è quella di un paese incastrato dentro la città. Il Fanfulla si inserisce in questo tessuto senza imporsi. Chi passa di giorno vede una saracinesca e tira dritto.

Come arrivare al Fanfulla 5/a con la metropolitana

Il modo più semplice è la linea C della metropolitana. La stazione Pigneto, aperta il 29 giugno 2015, corre sotto via del Pigneto ed è la fermata di riferimento per tutto il quadrante: da lì al circolo si cammina per pochi minuti, attraversando la parte pedonalizzata di via del Pigneto oppure tagliando lungo la circonvallazione Casilina. La stazione successiva, Malatesta, serve la zona più esterna verso Torpignattara e resta comoda per chi alloggia da quelle parti.

Va detta una cosa che riguarda gli orari e che a Roma fa la differenza fra una serata riuscita e una notte passata a cercare un taxi. Il circolo apre alle 22 e chiude nel cuore della notte; la metropolitana no. Chi conta sul metrò per tornare deve considerare l'ultima corsa utile, che nei giorni feriali arriva molto prima della fine di un concerto e che il venerdì e il sabato si allunga ma non fino all'alba. Il consiglio pratico è semplice: decidere il rientro prima di uscire di casa, non alle due di notte sul marciapiede.

Come arrivare al Fanfulla 5/a con tram, autobus e treno

Il Pigneto è servito da una rete di superficie densa. Le linee tranviarie che percorrono la via Prenestina e la circonvallazione Casilina scaricano a poche centinaia di metri dal quadrilatero interno del quartiere, e piazzale Prenestino è il nodo più utile per chi viene dal centro passando per Porta Maggiore. La ferrovia Roma Giardinetti, la vecchia linea a scartamento ridotto che parte da Porta Maggiore e corre lungo la via Casilina, ha fermate intermedie dai nomi che raccontano il quartiere meglio di qualunque guida: Alessi, Ponte Casilino, Sant'Elena, Villini.

C'è poi il capitolo della futura stazione ferroviaria di Roma Pigneto, prevista come interscambio fra la metro C e le linee suburbane che collegano l'aeroporto e il quadrante nord. I lavori hanno segnato per anni il paesaggio del quartiere, fino alla demolizione del vecchio ponte sulla ferrovia. Quando l'interscambio entrerà in funzione il Pigneto cambierà accessibilità in modo sostanziale, e con ogni probabilità cambierà anche il pubblico dei suoi locali. Al momento in cui scrivo, settembre 2026, la stazione non è ancora operativa: chi programma un arrivo in treno faccia riferimento a Termini o a Tiburtina.

Arrivare a piedi o in bicicletta

Dal centro storico il Pigneto è più vicino di quanto la mappa mentale dei visitatori suggerisca. Da Porta Maggiore, cioè dal punto in cui l'acquedotto Claudio e l'Anio Novus si incrociano sopra la strada e dove si trova la basilica sotterranea di Porta Maggiore, al civico 5/a di via Fanfulla da Lodi si cammina in una ventina di minuti buoni, quasi sempre in piano, seguendo la Casilina o la Prenestina. È una passeggiata che vale la pena di fare almeno una volta con la luce del giorno, perché in quel chilometro e mezzo si attraversano duemila anni di stratificazione urbana senza quasi accorgersene.

Che cosa è davvero il Fanfulla 5/a

Un circolo Arci, non un locale

La distinzione conta, e non è formalistica. Il Fanfulla 5/a è un circolo affiliato all'Arci, cioè un'associazione di promozione sociale. Le attività sono riservate ai soci, l'ingresso richiede la tessera Arci in corso di validità e la programmazione non è un cartellone commerciale ma il frutto di quello che i soci, i collettivi ospiti e i gruppi di lavoro interni riescono a mettere insieme. È il motivo per cui la linea artistica può permettersi scelte che un locale a gestione commerciale non farebbe mai: proiezioni documentarie su temi scomodi, progetti musicali sperimentali senza alcun richiamo di pubblico, serate costruite intorno a un collettivo piuttosto che intorno a un nome.

Questa forma giuridica ha un corollario che i visitatori occasionali scoprono sulla soglia: senza tessera non si entra. Il circolo lo scrive su ogni annuncio, in cima a ogni serata, con la formula avviso alle socie e ai soci, ingresso con tessera Arci. Non è una barriera messa lì per fare gli antipatici, è la condizione che rende possibile tutto il resto.

Come si fa la tessera Arci

La procedura oggi è molto più rapida di quanto fosse dieci anni fa. Arci ha un'applicazione dedicata e un portale per il tesseramento digitale: chi compila la preadesione online arriva in via Fanfulla da Lodi con la pratica già avviata e ritira la tessera all'ingresso in pochi minuti, senza fare la fila al banchetto mentre il concerto è già cominciato. Chi invece si presenta senza aver fatto nulla si tessera comunque sul posto, ma metta in conto qualche minuto in più e, nelle serate affollate, una coda.

La tessera segue l'anno associativo, non l'anno solare: nella stagione in corso il circolo chiede la tessera 2026/2027. Vale in tutti i circoli Arci d'Italia, il che la rende un investimento sensato per chiunque abbia intenzione di frequentare più di un posto del genere durante un soggiorno romano un po' lungo. Vale anche per le convenzioni nazionali dell'associazione, che riguardano cinema, teatri e servizi vari.

La sala e quello che ci si può aspettare

La sala è rettangolare, di dimensioni contenute, con il bancone su un lato e lo spazio per il pubblico davanti alla zona destinata ai musicisti. Non c'è un palco alto, non c'è una separazione rigida fra chi suona e chi ascolta, e questa è esattamente la ragione per cui certi concerti qui funzionano meglio che in sale dieci volte più grandi. La distanza fra il microfono e la prima fila si misura in centimetri. Quando il posto si riempie, e si riempie spesso, l'aria diventa densa e la temperatura sale.

Si beve a prezzi modici, il che nel panorama romano contemporaneo non è un dettaglio secondario. Chi non beve alcolici trova comunque quello che serve al bancone, e nelle serate di cinema l'attenzione del pubblico è tutta sullo schermo. La sala è quella che è: chi cerca comodità, poltrone e visibilità garantita da ogni punto ha sbagliato indirizzo; chi cerca un concerto a un metro di distanza ha trovato il posto giusto.

Che cosa succede durante la settimana

La programmazione tipica alterna concerti, selezioni musicali, serate di ballo e cinema. Il martedì è tradizionalmente la sera del Kinema Fanfulla, la rassegna cinematografica interna, con apertura alle 21 e proiezione poco dopo; a fine film capita che parta un dj set, e la sala passa dal silenzio della visione al rumore della notte nel giro di dieci minuti. Gli altri giorni si alternano live di gruppi italiani e stranieri, serate di selezioni musicali affidate a ospiti, e quella che il circolo stesso chiama con understatement piccola discoteca.

Il calendario viene pubblicato settimana per settimana sul sito del circolo e sui canali social, e cambia spesso: non è un cartellone deciso con mesi di anticipo, è un palinsesto vivo. Chi vuole andare sul sicuro controlla il programma il giorno stesso. Chi vuole andare all'avventura si presenta e basta, che è poi il modo in cui molti dei frequentatori storici hanno conosciuto il posto.

Una curiosità su Fanfulla 5/a

La curiosità più bella riguarda il nome, e per capirla bisogna alzare gli occhi dalla porta del circolo e guardare la targa della strada. Via Fanfulla da Lodi è intitolata a un soldato di ventura del Rinascimento, uno dei tredici cavalieri italiani che il 13 febbraio 1503 affrontarono altrettanti cavalieri francesi nella piana fra Andria e Corato, nell'episodio passato alla storia come disfida di Barletta. Il circolo di Roma Est più identificato con la controcultura contemporanea porta quindi, senza averlo scelto, il nome di un mercenario cinquecentesco che combatteva a cavallo con la lancia in resta.

La coincidenza diventa più divertente quando si scopre chi era davvero Fanfulla. Le fonti non concordano nemmeno sul suo nome anagrafico: gli storici si dividono fra Bartolomeo Giovenale, Giovanni Fanfulla e Giovanni Bartolomeo Fanfulla, e gli unici documenti probanti della sua esistenza sono le Cedole della Tesoreria di Napoli, cioè registri contabili. Non concordano nemmeno sul luogo di nascita: se lo contendono Ferrara, Guardasone in provincia di Parma e Basiasco in provincia di Lodi. La leggenda ha voluto che fosse lodigiano, e come lodigiano è passato alla memoria collettiva e alla toponomastica romana.

C'è di più. A Basiasco si conservano due targhe del 1903 che raccontano una storia quasi romanzesca: un parroco del Cinquecento avrebbe annotato la nascita del futuro Fanfulla nel registro battesimale nascondendo la notizia sotto un crittogramma, perché il personaggio godeva di pessima fama, dedito com'era a saccheggi e violenze. Il nome che oggi compare sulla targa di una via del Pigneto è, alla lettera, un nome che qualcuno tentò di cifrare per vergogna.

La fama postuma arriva tre secoli dopo, e arriva dalla letteratura. Nel 1833 Massimo d'Azeglio pubblica Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta, romanzo che trasforma i tredici combattenti in eroi nazionali e Fanfulla in una figura colorita, spavalda e simpatica. È quel libro, più delle Cedole napoletane, ad aver messo Fanfulla sulle targhe stradali di mezza Italia. Chi entra al circolo di via Fanfulla da Lodi sta camminando dentro una operazione di costruzione dell'identità italiana ottocentesca, e quasi nessuno lo sa.

Ultimo dettaglio, per chi ama le simmetrie. Fanfulla muore, secondo la cronaca di Fabio Vecchioni, il 24 febbraio 1525 nella pianura di Terracina; altre fonti lo danno caduto nella battaglia di Pavia lo stesso giorno. Anche sulla sua fine, quindi, la documentazione litiga. Un uomo di cui non si conosce con certezza il nome, il luogo di nascita e il luogo di morte ha dato il nome a uno degli indirizzi più riconoscibili della notte romana. Se qualcuno cercasse una metafora del Pigneto, difficilmente ne troverebbe una migliore.

Via Fanfulla da Lodi e i condottieri del Pigneto

Perché le strade qui portano nomi di capitani di ventura

La toponomastica del Pigneto non è casuale, è divisa in tre zone tematiche con una logica da ufficio tecnico di inizio Novecento. Il triangolo compreso fra via Prenestina, circonvallazione Casilina e via Casilina porta nomi di città italiane. Il quadrilatero delimitato da via del Pigneto, via di Acqua Bullicante, via Casilina e circonvallazione Casilina è dedicato a geografi, cartografi e incisori. E il quadrilatero delimitato da via Prenestina, via di Acqua Bullicante, via del Pigneto e circonvallazione Casilina, quello dove si trova il circolo, è dedicato ai capitani di guerra e ai condottieri di ventura italiani del periodo compreso fra il 1330 e il 1550.

Alcuni di quei nomi rimandano alla disfida di Barletta, altri alla battaglia di Anghiari. Basta camminare due isolati per incontrare via Romanello da Forlì, altro combattente della disfida, oppure via Braccio da Montone, capitano di ventura umbro fra i più celebri del Quattrocento. Il risultato è un quartiere popolare romano che, nella sua rete di viuzze basse e cortili, custodisce un elenco di mercenari rinascimentali. Una volta che ci si fa caso, non si smette più di leggere le targhe.

La disfida di Barletta in due minuti

Il contesto è la guerra fra Francia e Spagna per il possesso del Regno di Napoli. L'11 novembre 1500 Luigi XII di Francia e Ferdinando II di Aragona firmano il trattato di Granada e si spartiscono il regno; il trattato lascia indefinita l'attribuzione della terra di mezzo, e nell'estate del 1502 le ostilità si riaprono fra gli eserciti di Louis d'Armagnac e di Consalvo di Cordova. Gli spagnoli, inferiori di numero, si asserragliano a Barletta e da lì amministrano quel che resta dei loro possedimenti.

Il 15 gennaio 1503, durante un banchetto offerto ai prigionieri francesi, il nobile Charles de Torgues detto la Motte contesta il valore dei combattenti italiani accusandoli di codardia. Lo spagnolo Inigo Lopez de Ayala risponde per le rime. Si decide di risolvere la questione con uno scontro fra tredici cavalieri per parte, fissato per il 13 febbraio. Prospero e Fabrizio Colonna costruiscono la squadra italiana, capitanata da Ettore Fieramosca. Fanfulla da Lodi è fra i tredici.

Sullo svolgimento le fonti antiche divergono, come sempre accade con gli episodi che diventano subito leggenda. Jean d'Auton sostiene che gli italiani ricorsero a uno stratagemma, arretrando e aprendo varchi nelle proprie file per far uscire dal campo alcuni avversari; il vescovo Paolo Giovio racconta invece che rimasero fermi con le lance abbassate aspettando la carica francese. Su Fanfulla, però, le cronache concordano: quando cadde il suo cavallo continuò a combattere a piedi, con lo spiedo in mano, facendo strage di cavalcature nemiche. Vinsero gli italiani, e tornarono a Barletta con i francesi al seguito.

Tenere a mente questa scena mentre si aspetta l'inizio di un concerto in una sala di venti metri per otto produce un effetto straniante che consiglio a chiunque. È il genere di stratificazione che rende Roma diversa da qualunque altra città europea: non c'è quartiere, per quanto recente e per quanto popolare, che non poggi su un sedimento di storie molto più antiche di lui.

Una cosa che non ti dice nessuno su Fanfulla 5/a

La cosa che non ti dice nessuno è che il Fanfulla non è soltanto un posto dove si suona: è una sala di proiezione con una linea editoriale precisa, e quella linea editoriale è probabilmente la parte più radicale di tutto il progetto. La rassegna si chiama Kinema Fanfulla, va in scena il martedì, ha un suo canale social autonomo e costruisce cicli tematici che durano settimane. Non sono serate di intrattenimento con il film scelto per riempire la sala: sono programmazioni ragionate, con introduzioni, con film difficili, con documentari che non passano quasi da nessun'altra parte in città.

Nella stagione autunnale del 2026 il ciclo in corso si intitola Abitare è un diritto volume due, ed è il seguito di un percorso già affrontato negli anni precedenti. La premessa scritta dal circolo è netta: in una realtà dove la casa è passata da bene primario a bene speculativo dei capitali finanziari, e dove non esistono politiche sociali di supporto, le persone si appropriano o riappropriano di spazi che le istituzioni hanno loro negato. Il ciclo esplora, film dopo film, come le persone abbiano declinato il proprio bisogno di abitare quando le istituzioni non hanno dato risposta.

I titoli scelti dicono tutto sul livello di ambizione. Sotto il livello del mare, primo lungometraggio di Gianfranco Rosi del 2008, girato in una base militare dismessa a duecentocinquanta chilometri da Los Angeles e quaranta metri sotto il livello del mare, dove vive una comunità di senzatetto. Babushkas of Chernobyl di Holly Morris e Anne Bogart, del 2015, sulle donne anziane che hanno scelto di continuare ad abitare le proprie case dentro la zona di esclusione radioattiva del reattore numero quattro. The Children of Leningradsky di Andrzej Celinski e Hanna Polak, del 2005, sui bambini senzatetto che vivono nella stazione della metropolitana Leningradsky di Mosca. Dark Days di Mark Singer, del 2000, girato in due anni e mezzo dentro i tunnel dismessi della metropolitana di New York, con colonna sonora di Dj Shadow e troupe composta dagli stessi protagonisti del film.

E poi Punta Sacra di Francesca Mazzoleni, del 2020, sulla comunità dell'Idroscalo di Ostia: circa cinquecento famiglie che hanno autocostruito le proprie abitazioni in una delle zone di massimo rischio idraulico del litorale laziale, fra minacce di sgombero e rischi ambientali, rivendicando la propria storia contro lo stigma di quartiere abusivo. Quella proiezione, nel programma di settembre 2026, è annunciata con la presenza dell'autrice.

Ecco, questo è il punto che sfugge a chi conosce il Fanfulla solo come posto dove si balla. Un circolo di quartiere con una sala piccola e un bancone essenziale costruisce ogni anno un palinsesto documentario che molte istituzioni culturali con dieci volte le sue risorse non riescono a mettere insieme. Lo fa senza biglietteria, senza ufficio stampa, senza comunicati. Lo fa per i propri soci. Chi vive a Roma e si interessa di cinema del reale dovrebbe mettere il martedì del Pigneto nel proprio calendario fisso, molto più di quanto sospetti.

Aggiungo una nota di metodo, perché mi sembra onesto. Le schede dei film che il circolo pubblica non sono riassunti presi da un catalogo: contengono giudizi, anche taglienti, sulle opere in programma e sui loro autori. È una scrittura militante, che si assume la responsabilità di quello che dice. In un panorama di comunicazione culturale fatto di aggettivi intercambiabili, leggere un programma che si prende la briga di avere un'opinione è già di per sé una piccola notizia.

Il Pigneto intorno al Fanfulla 5/a

Da dove viene il nome Pigneto

Il toponimo è attestato già nel Seicento, quando l'area era interamente suburbana e consisteva di orti, ville e vigne fuori Porta Maggiore. L'origine del nome è agricola e sorprendentemente concreta: deriva dalla presenza di una lunga fila di pini piantati dalla famiglia Caballini lungo il muraglione della settecentesca villa Serventi, sulla via Casilina. Un filare di alberi ha dato il nome a un quartiere che oggi conta decine di migliaia di abitanti, e piazza Caballini conserva ancora il cognome della famiglia che quei pini fece mettere a dimora.

Il primo agglomerato edilizio si forma a partire dal 1870, dall'unione di insediamenti separati: il Prenestino, il Torrione, la borgata Galliano, l'Acqua Bullicante, la borgata Marranella e il Casilino, disposti lungo il perimetro del triangolo, con il Pigneto vero e proprio al centro. Non è un quartiere progettato, è un quartiere coagulato. Questa origine spiega molte cose del suo carattere attuale: la trama irregolare delle strade, la mescolanza di tipologie edilizie, l'assenza di un centro monumentale e la presenza di decine di micro-centralità di isolato.

La marranella, il fiume che non si vede

Sotto il Pigneto scorre un fiume. Il fosso della Marranella nasce fra i colli Albani con il nome di Marrana, entra nell'area urbana e prende il nome che ha dato alla borgata e alla piazza. Il nome deriverebbe dal fundus o ager maranus lambito dal ruscello nel suo tratto iniziale. All'altezza di via di Acqua Bullicante il corso riceve le acque delle sorgenti del bullicame, così chiamate per le emanazioni gassose sulfuree che le facevano ribollire e che diedero il nome alla tenuta ancora esistente nell'Ottocento.

Il fosso è rimasto visibile fino al 1934. Poi, nel tratto urbano, è stato incanalato in un collettore sotterraneo ed è sparito dalla vista. Riemerge più a valle: segue via della Marranella, raggiunge largo Preneste, attraversa gli ex stabilimenti della SNIA Viscosa dopo aver alimentato il lago artificiale dell'ex SNIA e sbocca infine nell'Aniene lungo la via di Pietralata. Nei tratti più campestri lo si vede ancora scorrere all'aperto.

Vale la pena saperlo prima di passare una serata al Fanfulla, perché cambia la percezione del luogo. Chi cammina su via Fanfulla da Lodi cammina sopra un corso d'acqua sepolto, in un'area che gli scavi archeologici di via di Acqua Bullicante hanno restituito come borgo rurale attivo almeno dal secondo secolo avanti Cristo, forse identificabile con l'antica città di Caenina sulla via Labicana. Il Pigneto non nasce nel 1870: nel 1870 si limita a diventare visibile.

Pasolini, Accattone e il quartiere come set

La frase di Pier Paolo Pasolini sulle borgate romane, la corona di spine che cinge la città di Dio, è diventata l'epigrafe involontaria di questo quadrante. Accattone, del 1961, è l'esordio alla regia di Pasolini e porta sullo schermo Franco Citti in una Roma di margine che al Pigneto trovò il suo paesaggio naturale. Il regista usò come base di lavorazione uno storico locale di via Fanfulla da Lodi, a poche decine di metri da dove oggi si trova il circolo: la stessa strada, lo stesso marciapiede, la stessa luce di taglio fra le palazzine basse.

Non è l'unico film che ha scelto queste vie. La scena più famosa di Roma città aperta di Roberto Rossellini, del 1945, con Anna Magnani nei panni di Pina uccisa dai tedeschi, è stata girata in via Raimondo Montecuccoli, dentro lo stesso reticolo. Da allora il quartiere è comparso in Bellissima di Luchino Visconti del 1951, ne Il ferroviere di Pietro Germi, in Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy del 1959, in Una vita difficile di Dino Risi del 1961, in Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli del 1977, fino a Cover-boy di Carmine Amoroso del 2006 e a Questione di cuore di Francesca Archibugi del 2009.

Mettere in fila questi titoli significa leggere settant'anni di cinema italiano usando come filo conduttore poche centinaia di metri quadrati di periferia. È anche il motivo per cui una rassegna documentaria dentro un circolo di via Fanfulla da Lodi non è un dettaglio pittoresco: è la continuazione di una vocazione che il quartiere ha da prima che i suoi abitanti attuali nascessero.

Il bar storico e la grotta sotto il pavimento

A poche decine di metri dal circolo, sulla stessa via, c'è il bar che tutti in zona chiamano per nome e che dal 1924 serve il quartiere: il locale che Pasolini usò durante la lavorazione di Accattone e che oggi è uno dei luoghi più fotografati del Pigneto. La cosa che quasi nessuno sa è che sotto quel pavimento esiste un ipogeo, una cavità sotterranea riemersa in tempi relativamente recenti e raccontata dalla stampa locale come una delle sorprese archeologiche del quartiere.

È l'ennesima conferma di una regola romana che non ammette eccezioni: sotto ogni cosa ce n'è un'altra. Il Pigneto sembra un quartiere del Novecento e in buona parte lo è, ma poggia su un comprensorio antico, quello che le fonti tardoantiche chiamano ad Duas Lauros, cioè la grande tenuta imperiale che si estendeva fra la basilica di Santa Croce in Gerusalemme, Porta Maggiore, la via Prenestina e la via Casilina, legata secondo il Liber Pontificalis alla figura di Elena, madre di Costantino.

La Casilina, la SNIA e la memoria industriale

La via Casilina è l'asse che ha fatto il quartiere. Lungo il suo percorso si allineano la settecentesca villa Serventi, la chiesa di Sant'Elena del 1913, l'ex pastificio Pantanella del 1871 poi ampliato nel Novecento, e l'ex istituto farmaceutico Serono del 1906, all'angolo con piazza del Pigneto. Sulla Casilina corre anche la vecchia ferrovia a scartamento ridotto verso Giardinetti, uno dei mezzi più pittoreschi e più bistrattati del trasporto pubblico romano.

Sul lato della Prenestina la memoria industriale ha un monumento involontario: l'ex fabbrica SNIA Viscosa, stabilimento per la produzione di rayon nato come CISA Viscosa nel 1923 e attivo fino al 1954, oggi parco delle Energie. Nel corso degli anni Novanta uno scavo per un cantiere intercettò la falda e generò un lago che nessuno aveva previsto: il lago ex SNIA, alimentato proprio dalla Marranella, diventato negli anni il simbolo di una delle vertenze urbanistiche più lunghe della città e uno degli spazi verdi più amati del quadrante.

Chi passa una serata al Fanfulla e vuole capire il contesto dovrebbe dedicare al parco delle Energie almeno un pomeriggio, possibilmente di luce piena. È a un quarto d'ora di cammino e racconta, meglio di qualunque targa, che cosa significhi a Roma il termine riappropriazione.

Il cinema Aquila e la rete culturale del quartiere

Un altro tassello utile: il cinema Aquila, confiscato alla banda della Magliana nel 1996 e riaperto dopo lavori di ammodernamento a metà degli anni Dieci, è oggi una sala pubblica e un presidio culturale a pochi minuti dal circolo. Attorno al Pigneto gravitano poi teatri di piccola e media scala come il Centrale Preneste, il Teatro San Luca e lo Spazio Diamante, la biblioteca Goffredo Mameli, il Museo storico didattico di giochi e giocattoli del Novecento in via Vincenzo Coronelli e, a distanza di poche fermate, realtà come Castagneto Prenestino e lo Snodo Mandrione.

È una densità che nessun altro quadrante periferico romano raggiunge con questa continuità. Il Fanfulla 5/a, in questo scenario, non è un'eccezione isolata: è il nodo notturno di una rete diurna molto più larga, che comprende associazioni, librerie, spazi autogestiti, botteghe artigiane e collettivi di quartiere.

Il consiglio che ti do per visitare Fanfulla 5/a

Il consiglio è uno solo e lo metto in cima a tutto: fatti la tessera Arci prima di uscire di casa. Scarica l'applicazione, compila la preadesione online, arriva in via Fanfulla da Lodi con il codice già pronto e ritira la tessera all'ingresso. Ti risparmi la fila, entri mentre il concerto comincia e non passi i primi venti minuti della serata a compilare un modulo appoggiato al bancone. È il genere di accorgimento che sembra banale finché non ti trovi in trenta persone davanti alla porta con il gruppo che ha già attaccato il secondo pezzo.

Il secondo consiglio riguarda l'orario, e vale in modo particolare per chi arriva da fuori Roma. Qui non si comincia presto. L'apertura per le serate musicali è alle 22 e la sala si riempie sul serio verso mezzanotte; per le serate di cinema si apre alle 21 e la proiezione parte intorno alle 21 e 30, quindi in quel caso la puntualità conta davvero. Arrivare alle 21 e 30 a un concerto significa trovare una sala mezza vuota e la sensazione sbagliata; arrivare alle 21 e 30 a una proiezione significa trovare posto. La differenza è tutta lì.

Terzo: controlla il programma il giorno stesso. Il palinsesto viene pubblicato settimana per settimana, cambia, si aggiunge, si sposta. Il sito del circolo e i canali social dell'associazione sono le uniche fonti che contano. Diffida delle aggregazioni automatiche di eventi che circolano in rete, perché hanno l'abitudine di riportare date vecchie di mesi.

Quarto: vestiti per una sala piccola e affollata. Quando il posto lavora a pieno regime la temperatura interna sale parecchio, e il cappotto invernale diventa un problema logistico. Non aspettarti un guardaroba strutturato come in un teatro. Chi arriva in inverno faccia il calcolo di quanto è disposto a portarsi addosso per tre ore.

Quinto, e per me è il più importante: vai una sera in cui non conosci nessuno del cartellone. Il Fanfulla dà il meglio proprio lì, nella serata in cui il nome sulla locandina non ti dice niente e ti ritrovi a un metro da un progetto musicale che scoprirai esistere solo in quel momento. È un posto costruito per la scoperta, non per la conferma. Chi ci va soltanto quando suona qualcuno che già ascolta a casa ne ricava un decimo di quello che potrebbe.

Sesto, sul rientro: decidilo prima. La metro C chiude molto prima del circolo, i taxi al Pigneto a notte fonda non abbondano e le applicazioni di noleggio con conducente in quella fascia oraria applicano moltiplicatori generosi. Chi resta fino alla chiusura faccia il conto con la bicicletta, con il monopattino, con un amico motorizzato oppure con la prospettiva di una camminata lunga verso la stazione Termini. Non è un dramma, è semplicemente una cosa da sapere in anticipo.

Settimo, e riguarda il quartiere più che il circolo: tratta via Fanfulla da Lodi come una strada dove la gente abita, perché la gente ci abita. I balconi sopra la porta del circolo sono di famiglie che la mattina dopo si alzano alle sette. Il rapporto fra locali notturni e residenti al Pigneto è stato per anni un tema politico caldo, con ordinanze, limitazioni e contestazioni reciproche. Tenere basso il tono di voce sul marciapiede non è una regola del galateo, è la condizione perché posti come questo possano continuare a esistere.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che il circolo ha cambiato pelle più volte, anche nel nome: per alcuni anni si è chiamato Forte Fanfulla, e sotto quella insegna ha costruito una parte consistente della propria reputazione. Chiunque frequenti Roma Est da almeno un decennio lo sa e lo dice. Quello che quasi nessuno aggiunge, però, è che questa capacità di rinascere sotto forme diverse non è un aneddoto folkloristico: è la struttura stessa del progetto, ed è il motivo per cui il posto esiste ancora mentre decine di locali aperti negli stessi anni hanno chiuso senza lasciare traccia.

La differenza tra un locale e un circolo emerge esattamente in questi passaggi. Un locale commerciale è legato a una licenza, a un contratto d'affitto, a una società: se salta uno dei tre elementi, il progetto muore. Un circolo associativo, invece, è legato a un corpo sociale. Sono i soci a costituire l'identità, non il muro. Questo consente di spostarsi, di ridefinire lo spazio, di cambiare denominazione e di ripartire senza perdere il pubblico, perché il pubblico non è una clientela ma una base associativa. Tipo un gatto, il Fanfulla ha sette vite, e le sette vite hanno una spiegazione giuridica oltre che poetica.

C'è un secondo livello, più sottile. Il modello Arci ha permesso a Roma, e in particolare a Roma Est, di costruire un circuito di spazi medio-piccoli in cui una band straniera in tour europeo, un collettivo di quartiere e una rassegna cinematografica autoprodotta possono convivere nello stesso calendario settimanale. Senza quel circuito, moltissimi progetti musicali che oggi diamo per acquisiti nella scena italiana non avrebbero mai avuto un palco dove suonare i primi anni. Il Fanfulla 5/a è uno dei nodi di quella rete, insieme a realtà come Monk, il Lanificio 159, il Largo Venue e il Traffic.

Ultimo punto, e qui parlo per esperienza diretta di anni di serate in questo quadrante: la longevità del Fanfulla ha prodotto un effetto anagrafico curioso. Nella stessa sala, la stessa sera, convivono ventenni alla prima uscita e cinquantenni che frequentavano il posto quando ancora si chiamava in un altro modo. Non è scontato. La maggior parte dei luoghi notturni romani si specializza per fascia d'età e ci resta. Qui il ricambio non ha cancellato il pubblico precedente, lo ha stratificato.

La foto giusta da fare a Fanfulla 5/a

Parto da una raccomandazione che vale dentro il circolo e vale in qualunque sala piccola: la fotografia migliore che puoi fare al Fanfulla è quella che non disturba nessuno. Flash spento sempre, telefono basso, e nelle proiezioni schermo del telefono spento del tutto. In una sala dove il pubblico è a un metro dal microfono, un flash non è un fastidio, è un'interruzione. Detto questo, di cose da fotografare in quei cinquanta metri di strada ce ne sono parecchie, e sono migliori di quanto il visitatore medio sospetti.

I murales di via Fanfulla da Lodi

La foto giusta, quella che consiglio davvero, si scatta di giorno e a pochi metri dalla porta del circolo. Via Fanfulla da Lodi fa parte del Museo a cielo aperto del Pigneto, uno dei tre musei diffusi di arte pubblica censiti dall'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros insieme a quelli del Quadraro e di Tor Pignattara, realizzati con la collaborazione della galleria Wunderkammern, del progetto M.U.Ro e di Muri Sicuri. Sulla sola via Fanfulla da Lodi si contano quattro interventi mappati: Maupal al civico 41, Mr. Klevra al 56, Omino 71 al 62 e Luis Albert Alvarez al civico 1A, cioè praticamente accanto al circolo.

Il pezzo di Luis Albert Alvarez al numero 1A è quello che sta più vicino all'ingresso del Fanfulla ed è quindi la fotografia che unisce le due cose: la strada dell'arte pubblica e la strada della notte. A poche centinaia di metri, su via del Pigneto al civico 126, si trova Aloha Oe, e lungo la Prenestina al 173 i murales del parco delle Energie. Un giro fotografico completo del museo a cielo aperto richiede un paio d'ore ed è, a mio giudizio, la miglior cosa gratuita che si possa fare in questo quadrante di Roma.

La luce giusta e l'ora giusta

Le palazzine della via sono basse e la luce del giorno resta in strada molto più a lungo che nelle vie del centro: il momento migliore per i murales è il tardo pomeriggio, quando il sole radente accende gli intonaci ocra e le ombre dei balconi disegnano geometrie sui muri. Di notte il discorso cambia. L'illuminazione pubblica qui è calda e irregolare, con zone di buio e coni di luce netti: è una condizione difficile per chi cerca la fotografia pulita e perfetta per chi accetta il grano e il contrasto alto. La scena classica, quella che racconta il posto meglio di qualunque primo piano, è il gruppo sul marciapiede davanti alla porta, fra una band e l'altra, con la luce che esce dall'ingresso e disegna i profili. Va fatta da lontano, con discrezione, e chiedendo se si inquadrano volti riconoscibili.

Le foto da fare nel raggio di dieci minuti

Nei dintorni valgono la deviazione il ponte sul vallo ferroviario di via del Pigneto, punto di vista storico sul fascio dei binari e sul cantiere della futura stazione, l'isola pedonale con il suo mercato mattutino, il Torrione prenestino incastrato fra edifici moderni al secondo miglio della via Prenestina e il lago dell'ex SNIA dentro il parco delle Energie.

Se il tempo è poco e la scelta va fatta, io indico il lago. Non esiste un'altra immagine che riassuma con altrettanta efficacia la storia industriale, ambientale e sociale di questo pezzo di Roma: uno stabilimento di rayon del 1923, una falda intercettata da un cantiere, un lago non previsto da nessun piano regolatore e un parco conquistato con anni di mobilitazione di quartiere. Tutto dentro la stessa inquadratura.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Prima di elencare, una precisazione onesta di metodo. La storia interna di un circolo associativo non è documentata come quella di un teatro pubblico: non esistono archivi consultabili, cataloghi di stagione o cronologie ufficiali. Quello che segue riguarda quindi il luogo nel senso largo, cioè la strada e il quadrante in cui il Fanfulla 5/a si trova, e le vicende che hanno reso questo indirizzo quello che è. È il modo più corretto per raccontare una storia senza inventarne i dettagli.

Il 13 febbraio 1503, la disfida

Non avvenne qui, ovviamente, ma è l'avvenimento che ha dato il nome alla strada e quindi al circolo. Tredici cavalieri italiani contro tredici francesi nella piana fra Andria e Corato, sotto giurisdizione veneziana e quindi in territorio neutrale. Vinsero gli italiani. Fra loro c'era Fanfulla da Lodi, che secondo Paolo Giovio, caduto il cavallo, continuò a combattere a piedi con lo spiedo. Tre secoli e mezzo dopo, il romanzo di Massimo d'Azeglio trasformò quella scaramuccia cavalleresca in mito nazionale, e il mito nazionale finì sulle targhe delle strade di una borgata romana in costruzione.

Dal 1870, la nascita del quartiere

La saldatura fra Prenestino, Torrione, borgata Galliano, Acqua Bullicante, borgata Marranella e Casilino dà forma all'area urbana del Pigneto. È la data di nascita convenzionale di tutto quello che qui si è costruito dopo. Fra il 1886 e il 1891 la Società Romana Tramways Omnibus realizza in piazza Caballini il primo deposito per omnibus e tram a cavalli fuori dalle mura aureliane, che nel 1904, con l'elettrificazione, diventa deposito esclusivamente tranviario. Il quartiere nasce insieme al trasporto pubblico che lo collega alla città.

Il 1923 e la fabbrica di rayon

Nasce la CISA Viscosa, poi SNIA Viscosa, stabilimento per la produzione di rayon sulla via Prenestina, attivo fino al 1954 e assorbito nel 1969 dal gruppo SNIA. È l'episodio industriale che ha dato al quadrante la sua composizione sociale operaia e che, dopo la dismissione, ha lasciato il vuoto urbano da cui sarebbe nato il conflitto più lungo del quartiere.

Il 1943 e il 1944, i bombardamenti

Il Pigneto, di composizione popolare come San Lorenzo, fu molto attivo nell'antifascismo e come San Lorenzo subì i bombardamenti alleati, che causarono la morte di cinquanta dipendenti dell'Atac. Il quartiere conserva ancora oggi lapidi e tappe di un percorso della memoria dedicato alle vittime e ai protagonisti di quegli anni, e la sezione locale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia è intitolata a Giorgio Marincola. Chi cammina per queste strade con un minimo di attenzione incontra le targhe senza doverle cercare.

Il 1945 e il 1961, il quartiere diventa cinema

Due date di cinema segnano l'immaginario del Pigneto più di qualunque documento urbanistico. Nel 1945 Roberto Rossellini gira in via Raimondo Montecuccoli la sequenza di Roma città aperta con Anna Magnani, forse la scena più citata della storia del cinema italiano. Nel 1961 Pier Paolo Pasolini esordisce alla regia con Accattone e sceglie queste stesse vie, insieme alla zona degli acquedotti, come paesaggio della propria epica di margine. Da quel momento il Pigneto smette di essere soltanto un luogo e diventa anche un'immagine.

Il 1996 e la confisca del cinema Aquila

Il cinema Aquila viene confiscato alla banda della Magliana. Dopo anni di abbandono e una lunga mobilitazione di quartiere, e dopo lavori di ammodernamento, torna a essere una sala funzionante a metà degli anni Dieci. È uno dei pochi casi romani in cui un bene sottratto alla criminalità organizzata è tornato a essere un presidio culturale di prossimità, e non un contenitore vuoto.

Il 2015, la metro C e l'isola pedonale

Il 29 giugno 2015 apre la stazione Pigneto della linea C, sotto via del Pigneto. Nello stesso anno viene istituita l'isola pedonale sulla via principale del quartiere, con un aumento immediato dei frequentatori serali. Sono i due interventi che hanno trasformato il Pigneto da quartiere conosciuto dagli addetti ai lavori a destinazione notturna di massa, con tutti gli effetti positivi e tutti i conflitti che questo comporta. Il dibattito fra residenti ed esercenti sulla gestione della movida risale, in forma organizzata, proprio a quegli anni.

Gli anni recenti, il cantiere e la stazione che verrà

La demolizione del vecchio ponte sulla ferrovia e i lavori per la futura stazione di Roma Pigneto, destinata a diventare interscambio fra la metro C e le linee suburbane, hanno segnato profondamente il paesaggio della parte bassa del quartiere. Quando l'opera sarà completata, l'accessibilità di via Fanfulla da Lodi cambierà in modo sostanziale. Il Fanfulla 5/a si troverà, per la prima volta nella sua storia, a poche centinaia di metri da un nodo ferroviario di scala metropolitana.

Chi è passato da Fanfulla 5/a

Anche qui preferisco essere preciso su che cosa posso documentare e che cosa no. Un circolo che programma quasi tutte le sere da oltre un decennio ha ospitato una quantità di artisti impossibile da ricostruire senza un archivio, e non intendo compilare elenchi di nomi celebri che qualcuno potrebbe aver visto qui. Quello che posso fare, e che ha molto più valore, è mostrare che cosa passa realmente da questa sala, prendendo il programma pubblicato dal circolo nelle settimane intorno a oggi, settembre 2026. È una fotografia fedele della linea artistica, e vale mille aneddoti.

La musica dal vivo e i dj set

Nella settimana di apertura di stagione il circolo ha aperto con Les Cacahuètes From Mars, progetto di selezioni musicali firmato da Hugo Sanchez e Bob jr, presentato con la formula che fa capire il tono della casa: piovono cacahuètes come meteoriti. Nei giorni successivi si sono alternati Vic Sinex alle selezioni, una serata di quella che il circolo chiama piccola discoteca, e un live di Sofi Naufal, cantautrice alt folk di area britannica la cui musica viene descritta come un impasto di canzoni folk scure che si smarriscono in stratificazioni ambient, fra melodie, voci in loop, canti di protesta e breakbeat, con la tedesca Berna al dj set.

Il sabato è toccato ad A-Tweed, moniker di Antonio De Oto, dj e produttore italiano con base a Roma, il cui set è stato annunciato con il titolo interrogativo Should I offend someone. La descrizione che ne dà il circolo è una buona sintesi del gusto musicale della casa: un frullato essenziale di downbeat acidi e bizzarri, elettronica scura, cosmic disco, techno tribale e poliritmie, con set che superano ogni limite di battiti al minuto, dai ritmi lenti lisergici e industriali ai breakbeat tribali di scuola britannica. La domenica successiva le selezioni sono passate a GLM.

Nelle settimane immediatamente successive il calendario pubblicato comprende, fra gli altri, The Chamber Book nella sua prima edizione, la serata Scarno Autunno, il doppio concerto di Scatterism e Scroll, il live di Spitbank, la serata Dark Womb, quella intitolata Acetato, il concerto dei 23RedAnts e quello del NED Ensemble. Sono nomi che alla maggior parte dei lettori non diranno nulla, ed è esattamente il punto: questo è un posto dove si va a scoprire, non a verificare una fama già acquisita.

Il cinema e gli autori

Sul versante cinematografico, il ciclo Abitare è un diritto volume due porta in sala lavori di Gianfranco Rosi, di Holly Morris e Anne Bogart, di Andrzej Celinski e Hanna Polak, di Mark Singer e di Francesca Mazzoleni. Quest'ultima, nel programma di fine settembre 2026, è annunciata in sala per accompagnare la proiezione del proprio film sulla comunità dell'Idroscalo di Ostia. La presenza degli autori non è un'eccezione: è parte del metodo della rassegna, che tratta la proiezione come l'inizio di una conversazione e non come la fine di una serata.

Il pubblico, che è la cosa più interessante

Se dovessi rispondere davvero alla domanda su chi è passato da qui, però, non partirei dai nomi sulle locandine. Da questa sala sono passate generazioni intere di ventenni romani, e ci sono passate rimanendoci: molti di quelli che oggi organizzano festival, gestiscono etichette, dirigono rassegne o suonano in gruppi che riempiono sale dieci volte più grandi hanno cominciato a frequentare posti come questo prima di avere qualunque cosa da mostrare. Un circuito di piccoli circoli è l'infrastruttura invisibile su cui poggia tutto il resto della scena musicale di una città.

Ci sono passati anche molti stranieri, spesso studenti in scambio universitario o musicisti in tour con date europee costruite su circuiti associativi. Per loro il Fanfulla è una delle prime prove pratiche di che cosa sia un circolo italiano: un posto dove ti chiedono una tessera invece di un biglietto, dove il prezzo del bere resta ragionevole, dove nessuno ti controlla le scarpe alla porta e dove il gruppo che suona ceneremo forse allo stesso bancone dove hai ordinato tu. Non è folklore, è un modello organizzativo. E funziona.

Domande frequenti su Fanfulla 5/a

Serve la tessera per entrare al Fanfulla 5/a

Sì. L'ingresso è riservato ai soci con tessera Arci in corso di validità, e nella stagione attuale il circolo richiede la tessera 2026/2027. È possibile tesserarsi sul posto, ma la strada più comoda è la preadesione tramite l'applicazione ufficiale dell'associazione, con ritiro della tessera all'ingresso.

A che ora apre il Fanfulla 5/a

Le serate musicali cominciano di norma dalle 22; le proiezioni del martedì aprono alle 21 con inizio del film poco dopo. Le schede di riferimento sul circolo indicano un orario di apertura serale esteso a tutti i giorni della settimana, con chiusura nelle ore piccole. Gli orari effettivi però dipendono dal singolo evento, quindi la regola è controllare l'annuncio della serata specifica.

Il Fanfulla 5/a è ancora aperto nel 2026

Sì. Il circolo pubblica il proprio programma settimanale e, alla data in cui scrivo, ha un calendario attivo che copre tutto il mese di settembre 2026 fra concerti, selezioni musicali e proiezioni. È una domanda legittima, perché il posto ha attraversato chiusure e cambi di forma nel corso degli anni, ma oggi la risposta è affermativa e documentata dal calendario pubblico.

Qual è la differenza fra Fanfulla 5/a e Forte Fanfulla

Sono lo stesso progetto in fasi diverse. Per un certo periodo il circolo ha operato con il nome di Forte Fanfulla; oggi l'insegna e la denominazione ufficiale sono tornate a essere Fanfulla 5/A Circolo Arci. Chi cerca informazioni online troverà entrambe le diciture, e trovare materiale a nome Forte Fanfulla non significa aver trovato un posto diverso.

Si mangia al Fanfulla 5/a

Il circolo è organizzato intorno a un bancone da bere, non intorno a una cucina. Chi vuole cenare prima trova nel raggio di cinque minuti a piedi una densità di trattorie, pizzerie al taglio, forni e cucine di ogni provenienza difficile da eguagliare altrove in città. La sequenza classica della serata al Pigneto prevede cena fuori, passeggiata sull'isola pedonale e ingresso al circolo verso le 22 e 30.

Il Fanfulla 5/a è accessibile

Si tratta di una sala su strada, quindi il problema del dislivello è minore rispetto a molti spazi romani ricavati in cantine o in piani interrati. Detto questo, la dimensione contenuta della sala e l'affollamento nelle serate di punta rendono complicata la permanenza per chi ha esigenze specifiche di spazio o di movimento. Chi ha bisogno di informazioni precise faccia bene a scrivere al circolo prima di andare, perché la risposta dipende dalla singola serata più che dalla struttura.

Che cosa fare intorno al Fanfulla 5/a, prima e dopo

Chi arriva presto ha davanti un quartiere che di giorno è completamente diverso da come appare di notte. L'isola pedonale di via del Pigneto ospita un mercato mattutino, le botteghe storiche resistono accanto alle aperture recenti, e il reticolo di viuzze fra la Prenestina e la Casilina si percorre a piedi in mezz'ora buona. Per una giornata intera in zona consiglio l'accoppiata parco delle Energie con il lago dell'ex SNIA al mattino e il museo a cielo aperto dei murales nel pomeriggio, con la luce radente.

Per chi vuole allargare il raggio, il quadrante offre parecchio. Verso sud, lungo la Casilina, si arriva al Quadraro e poi al parco degli Acquedotti, cioè al paesaggio che Pasolini usò come contraltare monumentale delle borgate. Verso nord, oltre la ferrovia, c'è San Lorenzo con il suo Verano e la sua vita notturna studentesca. Verso ovest, Porta Maggiore e la sua basilica sotterranea. Verso est, il Casilino con appuntamenti come il Casilino Urban Fest e le arene di cinema sul tetto al Casilino Sky Park.

Per costruire una settimana romana che non si limiti al centro storico, infine, il circuito dei circoli e dei club di questa parte di città è la trama giusta: oltre al Fanfulla, il Monk verso Portonaccio, il Lanificio 159 sulla Salaria, il Largo Venue al Prenestino, il Wishlist, il Traffic, l'Alexanderplatz per il jazz e la Casa del Jazz per i concerti nel verde. Sono mondi diversi, ma appartengono alla stessa città e spesso allo stesso pubblico.

Prima di andare

Riassumo in poche righe quello che serve davvero. Indirizzo: Via Fanfulla da Lodi 5/a, Pigneto, Roma. Mezzi: metro C fermata Pigneto, più tram e autobus su Prenestina e circonvallazione Casilina. Ingresso riservato ai soci con tessera Arci, meglio farla online prima di uscire. Apertura serale, di norma dalle 22, con le proiezioni del martedì che cominciano prima. Programma pubblicato settimana per settimana dal circolo, da controllare il giorno stesso. Sala piccola, concerti ravvicinati, prezzi contenuti, nessuna pretesa di comodità e moltissima sostanza.

E un ultimo pensiero, che mi sembra il modo giusto per chiudere. Posti come il Fanfulla 5/a esistono finché qualcuno li frequenta e finché chi li frequenta si comporta in modo da non renderli insostenibili per chi abita al piano di sopra. Non servono regole complicate: voce bassa sul marciapiede, rispetto per la strada, attenzione a chi lavora dentro. È il patto minimo che tiene in piedi mezzo secolo di cultura associativa italiana, ed è molto più fragile di quanto sembri.

Per costruire un itinerario romano che tenga insieme il centro monumentale e questi quartieri, e per farsi accompagnare da professionisti abilitati che conoscono davvero la geografia notturna della città, un riferimento utile è la rete di accompagnatori e guide di TourLeaderPro. Per pianificare invece l'intero viaggio in Italia, con i tempi di spostamento, le stagioni giuste e le combinazioni fra città, il punto di partenza che consiglio è ItalyPlanner. Il Pigneto funziona molto meglio quando lo si inserisce dentro un piano, e non quando lo si affronta come una tappa improvvisata di fine serata.

Fonte

RiassuntoFanfulla 5/a Via Fanfulla da Lodi, 5/a Roma Il simbolo della resistenza weirdo-culturale di Roma Est.
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