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Alexandra Dovgan all’Aula Magna della Sapienza — 27 ottobre 2026

In breve. Dossier pratico. Martedì 27 ottobre 2026, alle 20.30, la pianista Alexandra Dovgan debutta a Roma con un recital solistico nel ciclo Minerva della stagione 2026/2027 della IUC, l'Istituzione Universitaria dei Concerti.

Dossier pratico. Martedì 27 ottobre 2026, alle 20.30, la pianista Alexandra Dovgan debutta a Roma con un recital solistico nel ciclo Minerva della stagione 2026/2027 della IUC, l'Istituzione Universitaria dei Concerti. Il titolo scelto per la serata è "Il mio debutto a Roma". La sede è l'Aula Magna del Palazzo del Rettorato della Sapienza Università di Roma, in Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma; il calendario ufficiale indica la chiusura della serata intorno alle 22. In programma la Toccata in mi minore BWV 914 di Johann Sebastian Bach e la Sonata n. 21 in do minore D 958 di Franz Schubert nella prima parte, i due Notturni op. 27 e la Sonata n. 3 in si minore op. 58 di Fryderyk Chopin nella seconda. Per l'Aula Magna il listino IUC prevede 26 euro nel I settore, 21 nel II e 15 nel III, con un 10% in più in prevendita; gli under 30 pagano 8 euro e gli under 18 ne pagano 5, in qualsiasi settore. I biglietti si comprano negli uffici della IUC in Lungotevere Flaminio 50, per telefono ai numeri 06 3610051 e 06 3610052, online attraverso il canale indicato dal sito concertiiuc.it oppure al botteghino della sala, che apre un'ora prima dell'inizio. Il percorso con i mezzi pubblici si calcola con il calcolatore ATAC; dentro la città universitaria c'è un parcheggio gratuito per il pubblico, con accesso unico da Piazzale Aldo Moro 5 a partire da circa un'ora prima del concerto.

Locandina IUC con la foto in bianco e nero di Alexandra Dovgan sorridente accanto a una finestra, con uno spartito di Chopin tra le braccia, e la scritta Il mio debutto a Roma su fondo blu
Immagine: IUC Istituzione Universitaria dei Concerti

Il debutto romano di Alexandra Dovgan

Nel calendario della IUC le serate del martedì portano il nome di Minerva e cominciano tutte alle 20.30. Quella del 27 ottobre ha un sottotitolo che non lascia dubbi: "Il mio debutto a Roma". Alexandra Dovgan, nata nel 2007, arriva in città a diciannove anni, dopo aver già suonato nelle sale più importanti d'Europa e con alcune delle orchestre più note del mondo. Per il pubblico romano è un primo incontro, e il programma scelto ha l'aria di un biglietto da visita molto esigente.

La presentazione della IUC insiste su un punto: nel pianismo di Dovgan il virtuosismo non è il fine. L'Istituzione parla di concentrazione, di purezza espressiva e di un suono di particolare bellezza e precisione, e aggiunge che la pianista si misura con un programma di rara intensità. È un modo di presentare un'interprete giovanissima che sposta l'attenzione dalla precocità alla maturità delle scelte, e che prepara l'ascoltatore a una serata in cui conterà più il respiro della frase che la velocità delle dita.

Un recital in due tempi

La struttura è dichiarata dalla stessa IUC. Nella prima parte la densità contrappuntistica della Toccata di Bach e il linguaggio drammatico dell'ultimo Schubert; nella seconda la piena maturità di Chopin, con una coppia di notturni e la grande sonata in si minore. Tre autori, tre epoche, ma un filo comune: sono tutte pagine scritte da compositori che, in quel momento della loro vita, cercavano nel pianoforte uno spazio di libertà rispetto alle forme ereditate.

Perché proprio queste opere

Il programma tocca alcuni dei vertici della letteratura per tastiera. La Toccata BWV 914 è una delle prove giovanili di Bach come virtuoso e compositore insieme; la Sonata D 958 appartiene alla trilogia che Schubert completò poche settimane prima di morire; la Sonata op. 58 è considerata da molti studiosi una delle opere più alte di Chopin. Mettere in fila questi titoli significa chiedere al pubblico un ascolto attento e all'interprete una tenuta lunga, in un programma che non concede pause di puro intrattenimento.

Il programma, pezzo per pezzo

Johann Sebastian Bach, Toccata in mi minore BWV 914

Fa parte del gruppo di sette toccate per strumento a tastiera senza pedaliera, catalogate da BWV 910 a BWV 916, che Bach scrisse prima dei trent'anni; per la Toccata in mi minore gli studi indicano come data probabile il 1710, durante il servizio a Weimar. È divisa in quattro sezioni brevissime, quasi miniature: un preludio dalla scrittura leggera, una doppia fuga a quattro voci, un adagio in stile di recitativo con passaggi improvvisativi e ornamentazione fitta, infine una fuga a tre voci, rapida e brillante. È la più breve delle toccate di Bach ed è considerata la più conosciuta.

Franz Schubert, Sonata n. 21 in do minore D 958

È la prima delle tre ultime sonate, D 958, D 959 e D 960, scritte nei mesi finali della vita del compositore, tra la primavera e l'autunno del 1828. Delle tre è quella che si distingue di più: è in tonalità minore, ha un primo movimento più conciso delle compagne, un Adagio in la bemolle maggiore costruito in cinque sezioni alternate, un Minuetto cupo al posto dello Scherzo e un finale in forma sonata, in ritmo di tarantella, con incroci di mani e salti continui da un registro all'altro.

Fryderyk Chopin, due Notturni op. 27

Composti nel 1836 e pubblicati nel 1837, sono dedicati alla contessa d'Appony. Il primo, in do diesis minore, si apre su ampi arpeggi della mano sinistra e si agita in una sezione centrale più mossa; il secondo, in re bemolle maggiore, è uno dei brani più amati del compositore, costruito su due strofe ripetute con variazioni sempre più ornate. Con questa raccolta Chopin abbandonò la pubblicazione dei notturni a gruppi di tre e cominciò a presentarli in coppie contrastanti.

Fryderyk Chopin, Sonata n. 3 in si minore op. 58

Scritta a Nohant nel 1844 e pubblicata l'anno seguente, è l'ultima delle sonate per pianoforte solo di Chopin. Ha quattro movimenti: Allegro maestoso, uno Scherzo molto vivace in mi bemolle maggiore, un Largo in si maggiore e un Finale indicato Presto non tanto, agitato. A differenza delle due sonate precedenti si chiude in tonalità maggiore. La durata varia tra i ventitré e i trenta minuti, a seconda che l'interprete esegua o meno il ritornello dell'esposizione nel primo movimento: un dettaglio che il 27 ottobre si potrà verificare ascoltando.

Bach a Weimar e il genere della toccata

La toccata era un genere che univa scrittura a più voci, improvvisazione, arpeggi rapidi, cambi di tempo e virtuosismo. Nelle toccate per cembalo il giovane Bach combina il modello italiano, con le sue sezioni contrastanti di tempo e di carattere, e la tradizione tedesca del cosiddetto stile fantastico. Il biografo Christoph Wolff ritiene plausibile che queste pagine siano nate dal desiderio di presentarsi come virtuoso consapevole dei propri mezzi, capace di essere compositore e interprete nello stesso momento.

Una paternità discussa

La fuga finale della BWV 914 ha una storia particolare. In un manoscritto conservato a Napoli è stata trovata una fuga anonima quasi identica per molte battute, attribuita nel codice a Benedetto Marcello. Alcuni studiosi ne deducono che Bach abbia rielaborato un modello italiano; altri osservano che quella fuga non somiglia allo stile tastieristico di Marcello e ipotizzano il percorso inverso, cioè che un originale di Bach sia arrivato in Italia. Il musicologo David Schulenberg ha definito la Toccata uno dei pezzi più misteriosi del catalogo bachiano. La questione resta aperta.

Bach sul pianoforte moderno

Queste toccate furono pensate per il clavicembalo, uno strumento a corde pizzicate che non conosce le sfumature dinamiche del pianoforte. Suonarle su un pianoforte moderno obbliga l'interprete a scegliere: imitare la nitidezza del cembalo o sfruttare il canto e il pedale dello strumento attuale. Il recitativo centrale, con la sua libertà ritmica, è il punto in cui queste scelte si sentono di più.

Schubert nel 1828: l'ultimo autunno

L'anno della Sonata D 958 fu per Schubert un anno di contrasti. Il 26 marzo 1828 tenne a Vienna un concerto pubblico di proprie musiche, con grande successo e un guadagno considerevole; due nuovi editori tedeschi si interessarono ai suoi lavori. In estate, però, il denaro era già finito, e la salute peggiorava. A settembre, su consiglio del medico, si trasferì dalla casa dell'amico Franz von Schober a quella del fratello Ferdinand, in periferia. Fino alle ultime settimane continuò a comporre a un ritmo straordinario.

Dal 26 settembre al 19 novembre

Le versioni definitive delle tre sonate furono scritte a settembre; l'ultima fu completata il 26, e due giorni dopo Schubert ne suonò alcune pagine durante una serata tra amici a Vienna. Il 2 ottobre scrisse all'editore Probst offrendogli le sonate insieme ad altri lavori recenti, ma l'editore non si mostrò interessato. Il 19 novembre Schubert morì. Le sonate furono pubblicate da Anton Diabelli solo nel 1838 o 1839: il compositore avrebbe voluto dedicarle a Johann Nepomuk Hummel, ma Hummel era morto, e l'editore scelse Robert Schumann.

Beethoven come punto di partenza

La Sonata in do minore si apre con un tema preso quasi nota per nota dalle 32 Variazioni in do minore WoO 80 di Beethoven, il compositore che Schubert venerava, e alcuni passaggi dei primi due movimenti ricordano la Sonata "Patetica", scritta nella stessa tonalità. Ma la citazione dura poco: dove Beethoven chiude, Schubert continua a salire e devia verso una tonalità lontana. Alfred Brendel ha osservato che dalla familiarità con Beethoven Schubert imparò soprattutto a essere diverso.

Il legame con Winterreise

Diversi studiosi hanno indicato nella D 958 echi del ciclo di Lieder Winterreise, composto l'anno precedente: lo sviluppo del primo movimento richiamerebbe canzoni come "Erstarrung" e "Der Lindenbaum", il secondo movimento e il finale altri brani del ciclo. Lo studioso Charles Fisk ha parlato, per i movimenti estremi, di fantasmi e di una danza macabra. Chi vuole seguire il filo del viandante schubertiano a Roma può tenere d'occhio, al Romaeuropa Festival, la Winterreise di Ersan Mondtag, che porta lo stesso titolo.

Chopin tra il 1836 e il 1844

I due blocchi chopiniani del programma sono separati da otto anni, e quegli anni contano. I Notturni op. 27 nascono nel 1836; la Sonata op. 58 è del 1844, scritta a Nohant, la residenza di campagna dove Chopin trascorreva le estati di quegli anni. Ascoltarli nella stessa serata significa passare dal compositore che ridefinisce un genere breve al compositore che affronta, alla sua maniera, la grande forma.

Due notturni come una coppia

Il pianista e scrittore David Dubal ha definito i Notturni op. 27 piuttosto ballate in miniatura che notturni nel senso tradizionale. Il primo, con la sua melodia insistente sopra un accompagnamento molto largo, chiede alla mano sinistra un'estensione notevole; il secondo è un esempio raffinato di ornamentazione vocale, con fioriture che ricordano il belcanto. Il secondo notturno ha avuto anche una vita fuori dalle sale: compare in un film di James Bond del 1977, "La spia che mi amava".

La sonata dell'estate a Nohant

Chopin la scrisse in circa tre mesi, cominciando ai primi di settembre del 1844, dopo la partenza della sorella Ludwika, che era venuta a trovarlo dalla Polonia; a dicembre la offriva già agli editori. Fu dedicata alla contessa Élise de Perthuis, sua allieva. Ebbe un buon successo anche presso i contemporanei: nel 1848 i docenti di pianoforte del Conservatorio di Parigi scelsero il primo movimento come brano d'obbligo per gli esami.

Un'eco tra le due parti

C'è un dettaglio che rende la seconda parte del recital particolarmente coerente. Il secondo tema del primo movimento della Sonata op. 58, in re maggiore, viene spesso accostato al Notturno op. 27 n. 2 per la somiglianza della linea melodica sopra l'accompagnamento. Chi ascolta i due notturni subito prima della sonata ha dunque l'occasione rara di cogliere un'affinità che di solito si nota solo leggendo le partiture.

Chi è Alexandra Dovgan

La biografia diffusa dalla sua agenzia e ripresa dalla IUC racconta un percorso cominciato presto. Nata nel 2007 in una famiglia di musicisti, ha iniziato a suonare il pianoforte a quattro anni e mezzo; a cinque ha superato la selezione per entrare nella Scuola centrale di musica del Conservatorio di Mosca, dove ha studiato con Mira Marchenko. Oggi studia all'Ateneo de Música di Malaga, in Spagna, città in cui secondo Wikipedia si è trasferita dopo l'invasione russa dell'Ucraina.

I concorsi e i premi

Dovgan è stata premiata in cinque concorsi internazionali, tra cui il Concorso Vladimir Krainev di Mosca, "Astana Piano Passion" e il concorso televisivo per giovani musicisti "Lo Schiaccianoci". A dieci anni ha vinto il Grand Prix della seconda edizione del Grand Piano Competition di Mosca, le cui registrazioni sono circolate su piattaforme video internazionali. Nel giugno 2024 ha ricevuto in Svizzera il Prix Serdang, consegnato da Rudolf Buchbinder e Adrian Flury.

Le parole di Sokolov

Nella sua formazione la biografia ufficiale attribuisce un peso particolare allo scambio artistico con il pianista Grigory Sokolov, che secondo Wikipedia ha anche sostenuto i suoi studi insieme alla Fondazione Vladimir Spivakov. Nel 2019 Sokolov scrisse di lei: «Le predico un grande futuro». La frase compare da allora nelle biografie ufficiali della giovane pianista.

Le sale e le orchestre

Dovgan ha suonato alla Philharmonie e al Konzerthaus di Berlino, al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, al Musikverein e al Konzerthaus di Vienna, alla Tonhalle di Zurigo e al Teatro Colón di Buenos Aires, e ha tenuto un recital al Festival di Salisburgo. Ha debuttato con la Mahler Chamber Orchestra diretta da Gustavo Dudamel, con l'Orchestra della Tonhalle di Zurigo e Paavo Järvi, con la Filarmonica di Stoccolma e Ton Koopman, con la Kioi Sinfonietta e Trevor Pinnock. Per la stagione 2025/26 la biografia annunciava i debutti alla Carnegie Hall di New York e al Kennedy Center di Washington.

Un recital di maturità a diciannove anni

Il programma del 27 ottobre colpisce per una ragione semplice: nessuna delle quattro opere è un pezzo di bravura fine a se stesso. Bach chiede chiarezza nel contrappunto, Schubert un controllo delle dinamiche e delle pause che si conquista con gli anni, Chopin una cantabilità che non ceda mai al sentimentalismo. Sono scelte che di solito si associano a pianisti con una lunga carriera, e che un'interprete così giovane propone come presentazione al pubblico di una nuova città.

La Sonata D 958 come prova

Le ultime sonate di Schubert sono state a lungo trascurate: nell'Ottocento furono considerate inferiori a quelle di Beethoven, e solo nel tardo Novecento sono entrate stabilmente nei programmi da concerto. Oggi fanno parte del repertorio centrale dei grandi pianisti. Affrontarne una in un debutto significa accettare il confronto con interpretazioni storiche, da Sviatoslav Richter a Nikolai Lugansky, entrambi citati da Wikipedia tra le incisioni della D 958.

La discografia

Le biografie ufficiali consultate non elencano incisioni commerciali della pianista: il dato non è pubblicato. Per farsi un'idea del suo modo di suonare prima del concerto, il riferimento più accessibile sono le registrazioni video dei concorsi giovanili e dei concerti diffusi dalle istituzioni con cui ha collaborato.

Come ascoltare il recital

Chi arriva in Aula Magna senza una preparazione specifica può orientarsi con alcuni punti di riferimento. Nella Toccata di Bach conviene contare le sezioni: quattro, con la doppia fuga al secondo posto e la fuga brillante in chiusura. Nella sonata di Schubert il primo accordo, forte e pieno, annuncia il carattere drammatico di tutta l'opera, mentre l'Adagio è il momento di massima intimità della prima parte. Nel finale a tarantella il ritmo incalzante non si ferma quasi mai.

Il Largo di Chopin

Nella Sonata op. 58 il Largo è il cuore lirico dell'opera: dopo un'introduzione solenne si apre una melodia lenta, simile a quella di un notturno, e una sezione centrale molto lunga e meditativa. Il pianista e studioso Charles Rosen lo ha letto come un omaggio al teatro d'opera italiano, e in particolare a Bellini. Lo Scherzo che lo precede è invece brevissimo, appena tre minuti di scorrevolezza, quasi un intermezzo.

Il finale della serata

Il Finale della Sonata op. 58 è un rondò in forma di sonata con un tema agitato che torna tre volte, ogni volta accompagnato in modo diverso, fino a una coda trascinante. Alcuni commentatori vi hanno letto un inno alla speranza di una Polonia libera. Qualunque sia la lettura, è uno dei congedi più travolgenti del repertorio pianistico, e chiude un recital costruito per crescere d'intensità fino all'ultima battuta.

Informazioni pratiche

Le tariffe nel dettaglio

Il prezzo intero è di 26 euro nel I settore, 21 nel II e 15 nel III, più il 10% se il biglietto si compra in prevendita. Gli abbonati IUC che portano un accompagnatore pagano 19, 16 e 11 euro; per la Sapienza e gli altri enti convenzionati le tariffe sono 21, 17 e 12 euro. Gli under 30 pagano 8 euro, gli under 18 cinque. La Family Card, per due genitori con almeno un figlio sotto i quattordici anni, prevede 10 euro per ciascun genitore e 5 per ogni bambino. Le riduzioni non si sommano.

Dove e come acquistare

Negli uffici di Lungotevere Flaminio 50 la biglietteria è aperta il lunedì, il mercoledì, il giovedì e il venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, con pagamento in contanti, carta o Bancomat. Per telefono si paga con carta Visa o Mastercard oppure con bonifico. Il canale online indicato dalla IUC accetta anche la Carta del Docente. La sera del concerto il botteghino nel Palazzo del Rettorato apre un'ora prima, quindi alle 19.30.

Arrivare e parcheggiare

L'accesso, a piedi come in auto, è soltanto da Piazzale Aldo Moro 5. Il parcheggio gratuito interno è aperto ad auto, moto, biciclette, taxi, NCC e veicoli con contrassegno per persone con disabilità, ma la IUC avverte che per ragioni indipendenti dalla sua volontà potrebbe non essere disponibile. Per i mezzi pubblici il riferimento resta il calcolatore ATAC, da consultare anche per il rientro dopo le 22.

Il carnet

Chi pensa di tornare in Aula Magna più volte durante la stagione può comporre un carnet di almeno sei concerti a scelta, con il 10% di sconto sul prezzo dei singoli biglietti. Per chi ama il pianoforte la stagione offre altri recital: Antonio Ballista il 31 ottobre, Yifan Wu il 14 novembre e, nel 2027, Marc-André Hamelin, Angela Hewitt, Arielle Beck, Zlata Chochieva con i 27 Studi di Chopin e Roger Muraro.

Una curiosità sull'Aula Magna della Sapienza

A decidere di alterare il grande dipinto murale di Mario Sironi che occupa la parete dell'Aula Magna fu, tra gli altri, lo stesso architetto del palazzo. Secondo un articolo di Avvenire dedicato al restauro, dopo la guerra i rettori Caronia e Cardinali nominarono due commissioni, nel 1947 e nel 1950, per decidere che cosa fare dell'opera, realizzata nel 1935 per l'inaugurazione della città universitaria. In entrambe sedeva Marcello Piacentini, e fu anche grazie a lui che prevalse il progetto di intervenire sul dipinto.

Chi impugnò il pennello

L'incarico ufficiale della ridipintura fu affidato al pittore Carlo Siviero. Le ricerche della storica dell'arte Eliana Billi, riferite dallo stesso articolo, indicano però che l'autore materiale sarebbe stato un altro pittore legato a lui. Sironi, che morì nel 1961, non accettò mai quelle modifiche. È una vicenda che rende l'Aula Magna un caso di studio sul rapporto tra arte e politica nell'Italia del dopoguerra.

Una cosa che non ti dice nessuno sull'Aula Magna della Sapienza

Il dipinto che oggi fa da sfondo ai concerti mostra di nuovo simboli che per quasi settant'anni erano stati coperti. Nella ridipintura del dopoguerra, racconta Avvenire, furono eliminate le aquile e i cavalieri, furono modificati il tono generale e perfino il profilo dei volti. Il restauro diretto da Eliana Billi e Laura D'Agostino ha rimosso quei rifacimenti con solventi superficiali, riportando alla luce i simboli del regime e colori più accesi e saturi di quelli che il pubblico dei concerti aveva visto per decenni.

Un restauro preparato a lungo

La possibilità di un recupero filologico era stata verificata già molto prima: ricerche condotte nel 1985 e nel 1994 da studiosi come Danesi Squarzina, Lux e Coen, con Giuseppe Basile e l'ENEA, ne avevano certificato la fattibilità. Chi siede in sala il 27 ottobre ha quindi davanti l'immagine del 1935 così come Sironi la consegnò, una scelta di verità storica che non ha mancato di suscitare discussioni.

Il consiglio che ti do per visitare l'Aula Magna della Sapienza

Il 27 ottobre è un martedì, e questo apre una possibilità che pochi conoscono: la Sapienza organizza visite guidate ufficiali della città universitaria, il Sapienza Tour, dal lunedì al venerdì tra le 9 e le 18, su prenotazione, con un biglietto intero di 5 euro. Il mio consiglio è di prenotarne una nel pomeriggio, per vedere con la luce del giorno il Rettorato, il murale di Sironi e gli edifici dei grandi architetti degli anni Trenta, e tornare la sera per il concerto con un'idea già chiara del luogo.

Tra la visita e il concerto

Fra la fine del pomeriggio e le 20.30 c'è il tempo per una cena a San Lorenzo, il quartiere che confina con la città universitaria e che la scheda San Lorenzo, cosa vedere aiuta a esplorare. Chi preferisce una passeggiata più raccolta può raggiungere, prima del tramonto, il Cimitero del Verano, verificando gli orari di chiusura. Per conoscere meglio il campus prima di arrivare c'è la scheda sulla Città universitaria della Sapienza.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la città universitaria sia stata costruita negli anni Trenta sotto la regia di Marcello Piacentini è noto a molti. Meno citato è che intorno al Rettorato lavorarono alcuni dei nomi più importanti dell'architettura italiana del Novecento. Gio Ponti, che molti associano al Grattacielo Pirelli di Milano, firmò qui l'Istituto di Matematica nel 1934; Giovanni Michelucci, l'architetto della stazione di Santa Maria Novella a Firenze, progettò l'Istituto di Mineralogia, Geologia e Paleontologia e quello di Fisiologia generale; Giuseppe Pagano realizzò l'Istituto di Fisica.

Un catalogo all'aperto

Accanto a loro Pietro Aschieri disegnò l'Istituto di Chimica, Arnaldo Foschini l'ingresso monumentale e gli istituti di Igiene e di Ortopedia, Gaetano Rapisardi i palazzi di Giurisprudenza e di Lettere. Camminare dal piazzale d'ingresso fino all'Aula Magna significa attraversare, in pochi minuti, una piccola antologia del razionalismo italiano, con le differenze di stile che Piacentini lasciò esprimere a ciascun progettista entro un disegno unitario.

La foto giusta da fare all'Aula Magna della Sapienza

Invece della consueta inquadratura frontale del Rettorato, prova a fotografare l'edificio di Matematica di Gio Ponti, all'estremità destra del piazzale della Minerva guardando il Rettorato. Visto di sera, con le luci artificiali che ne disegnano i volumi, mostra bene la libertà con cui Ponti interpretò il linguaggio comune della città universitaria. Dal punto giusto del piazzale si può includere nella stessa immagine il fronte del Rettorato, ottenendo un dialogo tra due modi diversi di costruire negli stessi anni.

Dentro la sala

Prima che si spengano le luci, un'immagine del murale di Sironi dalla platea racconta la storia del restauro meglio di qualsiasi didascalia. Durante il recital non si fotografa: un pianoforte solo, in una sala raccolta, rende ogni rumore percepibile, e anche lo scatto di un telefono può disturbare.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

1935: Sironi dipinge l'Aula Magna

Il murale "L'Italia tra le Arti e le Scienze" fu eseguito nel 1935, in occasione dell'inaugurazione della nuova città universitaria. Le fotografie dell'opera appena terminata furono commissionate dallo stesso artista: sono state esposte per la prima volta solo nel 2017.

1947 e 1950: le commissioni sul dipinto

Nel secondo dopoguerra due commissioni nominate dai rettori discussero il destino del murale. Nel 1950 l'opera fu ridipinta, e negli anni Ottanta e Novanta divenne oggetto di un acceso dibattito critico, in una vicenda che la Sapienza descrive come una storia di negazioni e recuperi.

1959/60: Chopin e Beethoven integrali

Nella stagione che la IUC considera il culmine della sua prima fase di crescita, Nikita Magaloff eseguì in Aula Magna il ciclo completo delle opere pianistiche di Chopin e Wilhelm Kempff le trentadue sonate di Beethoven. Per un recital che si chiude con Chopin, è un precedente che dà la misura della tradizione in cui si inserisce il debutto di Dovgan.

23 novembre 2017 - 21 gennaio 2018: "Sironi svelato"

Dopo lo svelamento del murale restaurato, il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, nello stesso Palazzo del Rettorato, ospitò la mostra "Sironi svelato", curata da Eliana Billi e Laura D'Agostino, con il confronto fotografico tra il 1935, il 1950 e il 2017, schizzi e bozzetti concessi dagli eredi e una sezione dedicata alla censura. Le attività attuali del museo sono nella scheda del MLAC.

Chi è passato dall'Aula Magna della Sapienza

La storia della IUC scritta da Piero Rattalino è in gran parte una storia di pianisti. Nella prima stagione strutturata, quella del 1945/46, i tre pilastri del cartellone furono Nikita Magaloff, Wilhelm Backhaus ed Edwin Fischer, che tornarono negli anni seguenti; poi arrivarono Alfred Cortot e Wilhelm Kempff, e tra i nomi nuovi destinati a grandi carriere la stessa storia ricorda Géza Anda e Aldo Ciccolini.

Pollini e la fedeltà ai giovani

Un capitolo riguarda Maurizio Pollini. Dopo la vittoria al Concorso Chopin di Varsavia, molte società concertistiche lo scritturarono, ma poche lo riconfermarono; l'Istituzione invece gli rimase fedele per diverse stagioni. Con il debutto di Dovgan quella storia di attenzione ai giovani interpreti si rinnova, nel momento in cui la sua carriera prende forma.

I prossimi pianisti

Dopo il 27 ottobre la stessa sala accoglierà, tra gli altri, Marc-André Hamelin il 23 gennaio 2027 e Angela Hewitt il 20 febbraio 2027. Il calendario completo è nella scheda della Stagione Concertistica IUC 2026/2027, mentre la sala è presentata nella scheda sull'Aula Magna della Sapienza.

Il ciclo Minerva dopo il 27 ottobre

Il recital di Dovgan è il secondo appuntamento del ciclo Minerva, dopo l'inaugurazione mozartiana del 20 ottobre con Arsenii Moon e il Colloredo Ensemble. Il martedì successivo, 3 novembre, è in programma "Au Revoir" con Pincini e Venturi; il 10 novembre Widmann e Carcano avviano l'integrale delle sonate per violino e pianoforte di Beethoven; il 17 novembre il Quartetto di Cremona prosegue il ciclo Schumann-Bartók; il 24 novembre arriva "Un angelo del paradiso".

Il sabato del ciclo Calliope

Per chi preferisce il pomeriggio, il ciclo Calliope del sabato comincia alle 17.30. Quattro giorni dopo Dovgan, il 31 ottobre, suona il pianista Antonio Ballista; il 14 novembre suona Yifan Wu, il 21 novembre il JACK Quartet, il 28 novembre il violinista Julian Kainrath con la pianista Lilya Zilberstein.

Chopin altrove a Roma

Chi esce dal concerto con il desiderio di altro Chopin può segnarsi il recital di Zlata Chochieva, che il 23 marzo 2027 eseguirà in Aula Magna i 27 Studi, oppure guardare oltre la IUC, all'Auditorium Parco della Musica, dove è annunciato Nikolai Lugansky con Schumann e Chopin.

Prima e dopo il concerto

Un recital che comincia alle 20.30 di martedì e termina verso le 22 si presta a una serata ordinata: cena prima, concerto, rientro. Chi ha la giornata libera può però costruire un itinerario più ricco, partendo dal campus e allargandosi ai quartieri vicini, tutti raggiungibili a piedi in pochi minuti dall'ingresso di Piazzale Aldo Moro.

Il quartiere di San Lorenzo

San Lorenzo confina con la città universitaria ed è la soluzione più vicina per la cena prima del concerto, e per chi non ha fretta di tornare a casa anche per un bicchiere dopo l'ultimo applauso. Accanto al quartiere si trovano la basilica di San Lorenzo fuori le Mura e il Verano, che Wikipedia cita tra i complessi già esistenti quando fu scelta l'area per il campus.

Il rientro

Dopo le 22 le frequenze dei mezzi pubblici si riducono. Chi viene da lontano fa bene a controllare in anticipo l'ultima corsa utile sul calcolatore ATAC oppure a valutare il parcheggio interno, ricordando che la IUC non ne garantisce la disponibilità in ogni occasione.

Domande frequenti su Alexandra Dovgan all'Aula Magna

Quando suona Alexandra Dovgan a Roma?

Martedì 27 ottobre 2026 alle 20.30, nell'Aula Magna del Palazzo del Rettorato della Sapienza, in Piazzale Aldo Moro 5. Il concerto fa parte del ciclo Minerva della stagione 2026/2027 della IUC e porta il titolo "Il mio debutto a Roma". Il calendario ufficiale indica la conclusione verso le 22, un orario utile per organizzare il rientro con i mezzi pubblici o con l'auto.

Che cosa c'è in programma?

Nella prima parte la Toccata in mi minore BWV 914 di Bach e la Sonata n. 21 in do minore D 958 di Schubert; nella seconda i due Notturni op. 27 e la Sonata n. 3 in si minore op. 58 di Chopin. È un programma impegnativo, costruito per alternare densità contrappuntistica, dramma schubertiano e lirismo chopiniano, che richiede al pubblico un ascolto attento e continuo.

Quanto costano i biglietti?

Il prezzo intero è di 26, 21 o 15 euro a seconda del settore, con un 10% aggiuntivo in prevendita. Gli under 30 pagano 8 euro e gli under 18 cinque euro, in qualsiasi settore. Esistono tariffe per abbonati con accompagnatore, per gli enti convenzionati come la Sapienza e una Family Card. Le diverse riduzioni non sono cumulabili tra loro.

Dove si comprano i biglietti?

Negli uffici della IUC in Lungotevere Flaminio 50, il lunedì, il mercoledì, il giovedì e il venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17; per telefono ai numeri 06 3610051 e 06 3610052; online attraverso il canale indicato su concertiiuc.it, che accetta la Carta del Docente. La sera del concerto il botteghino in Aula Magna apre alle 19.30, un'ora prima dell'inizio.

Chi è Alexandra Dovgan?

È una pianista nata nel 2007 in una famiglia di musicisti, formata alla Scuola centrale di musica del Conservatorio di Mosca con Mira Marchenko e oggi allieva dell'Ateneo de Música di Malaga. A dieci anni ha vinto il Grand Prix del Grand Piano Competition di Mosca, nel 2024 il Prix Serdang. Ha suonato con Dudamel, Järvi, Koopman e Pinnock nelle principali sale europee.

Si può parcheggiare dentro la città universitaria?

Sì, per i concerti pomeridiani e serali la IUC mette a disposizione un parcheggio gratuito all'interno della Sapienza, per auto, moto, biciclette, taxi, NCC e veicoli con contrassegno per persone con disabilità. Si entra solo da Piazzale Aldo Moro 5, da circa un'ora prima del concerto. L'Istituzione avverte che il parcheggio potrebbe non essere disponibile per motivi indipendenti dalla sua volontà.

Il recital è adatto a chi ascolta poca musica classica?

Sì, a patto di sapere che si tratta di un programma serio e concentrato, senza brani di puro effetto. I due Notturni op. 27 e il Largo della Sonata op. 58 sono pagine di immediata bellezza anche per chi non conosce il repertorio, e un recital solistico in una sala universitaria favorisce un ascolto ravvicinato. Per un giovane il biglietto da 8 euro rende la prova poco impegnativa.

Si possono visitare la città universitaria e il murale di Sironi?

Sì. La Sapienza organizza visite guidate ufficiali, il Sapienza Tour, dal lunedì al venerdì tra le 9 e le 18, su prenotazione, con biglietto intero di 5 euro; i gruppi vanno da dieci a quaranta persone. Essendo il 27 ottobre un martedì, si può prenotare una visita nel pomeriggio e restare in zona fino al concerto.

Il consiglio finale su Alexandra Dovgan all'Aula Magna

Il debutto romano di Alexandra Dovgan è una di quelle serate che si ricordano anche a distanza di anni, quando l'interprete è diventata un nome di riferimento. Il programma è serio, quasi austero, e proprio per questo rivela molto di chi lo suona. Il mio suggerimento è di prendere posto in platea, se il budget lo permette, di ascoltare in anticipo almeno il Notturno op. 27 n. 2 e il Largo della Sonata op. 58, e di arrivare alla città universitaria con un po' di anticipo, magari dopo una visita pomeridiana al Rettorato, per sedersi davanti al murale di Sironi sapendo quale storia racconta.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento27 Ottobre 2026 20:30
IndirizzoAula Magna, Palazzo del Rettorato, Città universitaria, Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma Roma Città