Villa Lante a Bagnaia (VT)
Villa Lante a Bagnaia si trova in Via Jacopo Barozzi, 71, a Bagnaia, frazione di Viterbo (VT), a circa cento chilometri da Roma. Il biglietto intero costa 8 euro, il ridotto 2 euro, e il giorno di chiusura è il lunedì. L'orario segue le stagioni: si entra dalle 8:30 e si esce con la luce, alle 16:30 nei mesi invernali fino alle 19:30 nel pieno dell'estate, con l'ultimo ingresso circa un'ora prima della chiusura. Il complesso è gestito dal Ministero della Cultura, attraverso la Direzione regionale Musei nazionali del Lazio, che lo amministra insieme alle altre ville monumentali della Tuscia. In auto si arriva dalla Cassia o dall'Autosole con uscita Orte e poi la superstrada per Viterbo; in treno si scende a Viterbo e da lì un autobus urbano raggiunge Bagnaia in una decina di minuti, lasciandovi a pochi passi dal cancello. Prenotare non è obbligatorio per il singolo visitatore, ma per i gruppi e per le visite guidate conviene telefonare in anticipo allo 0761 288008. Chi vuole il quadro completo di orari e tariffe aggiornati lo trova sulla pagina del Ministero della Cultura dedicata al luogo.
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✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

Se preparate una giornata fuori Roma dedicata ai giardini e alle ville storiche del Lazio, la pagina delle attrazioni turistiche raccoglie gli altri luoghi che si visitano nella stessa gita, da Viterbo ai borghi della Tuscia. Villa Lante è il posto giusto per capire che cosa intendevano gli italiani del Cinquecento quando parlavano di giardino: non un prato con qualche aiuola, ma un'architettura fatta di acqua, di livelli, di prospettive calcolate al centimetro. Chi ci arriva pensando a un parco esce con l'idea di aver visto una macchina scenica.
Perché Villa Lante a Bagnaia (VT) è il capolavoro del giardino all'italiana
Villa Lante non è la più grande delle ville rinascimentali del Lazio, e proprio questa è la sua forza. A Tivoli, Villa d'Este travolge con la quantità: centinaia di getti, terrazze immense, un dispendio che voleva impressionare. Qui il progettista ha lavorato per sottrazione. Il giardino occupa un pendio contenuto, disposto su una manciata di terrazze che salgono verso il bosco, e ogni terrazza fa una cosa sola, fatta bene. L'acqua nasce in alto, da una grotta, e scende di livello in livello cambiando forma a ogni tappa: prima una cascata rustica, poi un canale scolpito, poi una tavola, poi una vasca ornamentale, infine lo specchio geometrico del giardino basso. È una narrazione, con un inizio e una fine, e si legge camminando.
Nel 2011 il pubblico e una giuria di esperti lo hanno votato il parco più bello d'Italia in un concorso nazionale, e nel 2014 la villa è finita persino sull'argento di una moneta commemorativa da 5 euro dedicata alle ville e ai giardini italiani. Riconoscimenti che pesano poco davanti alla cosa vera: quando ci si ferma sul terrazzo delle due palazzine e si guarda in basso il disegno delle siepi attorno alla fontana centrale, si capisce perché generazioni di architetti del paesaggio, francesi e inglesi compresi, siano venuti fin qui a studiare. L'architetto francese Georges Gromort, in un trattato del 1934 sull'arte dei giardini, lo additò come uno dei vertici assoluti del giardino formale italiano, ammirandone l'uso dell'acqua e il rapporto misurato con il paesaggio circostante.
Come arrivare a Villa Lante a Bagnaia (VT) e quanto costa il biglietto
In auto e con i mezzi fino a Villa Lante a Bagnaia (VT)
Dalla capitale si prende la via Cassia oppure l'autostrada A1 con uscita a Orte, poi la superstrada Orte-Viterbo fino alle indicazioni per Bagnaia. Il paese è piccolo e il cancello della villa è in cima alla via principale, Via Jacopo Barozzi, intitolata proprio all'architetto a cui si deve il progetto. Un parcheggio è disponibile nei pressi del centro, poi si prosegue a piedi in salita per qualche minuto. Chi non guida può arrivare in treno a Viterbo, servita dalle linee regionali da Roma, e da lì salire su un autobus urbano che collega la città a Bagnaia in circa dieci minuti; la fermata è vicina all'ingresso. Il viaggio da Roma dura tra un'ora e mezza e due ore, a seconda del mezzo, e vale come gita di un giorno abbondante se si abbina Viterbo o Bomarzo.
Biglietti, orari e chiusure di Villa Lante a Bagnaia (VT)
Il biglietto intero è di 8 euro, il ridotto di 2 euro, con le consuete gratuità di legge per i minori di diciotto anni e le riduzioni per la fascia tra i diciotto e i venticinque anni. Villa Lante rientra fra i luoghi statali che aderiscono alle giornate a ingresso gratuito promosse dal Ministero, comprese le prime domeniche del mese in molte occasioni dell'anno: chi vuole approfittarne controlli il calendario ufficiale prima di partire, perché le date cambiano di anno in anno. Gli orari sono stagionali. In inverno il giardino chiude nel primo pomeriggio, tra le 16:30 e le 13:45 nelle giornate festive dei mesi più bui; in primavera e in estate resta aperto fino al tardo pomeriggio, con la chiusura che nei mesi più caldi arriva alle 19:30. L'ultimo ingresso è fissato circa un'ora prima. Il giorno di riposo è il lunedì. Poiché le variazioni stagionali sono numerose, la cosa prudente è verificare l'orario del giorno scelto prima di mettersi in viaggio.
La storia di Villa Lante a Bagnaia (VT): dal barco di caccia al giardino del cardinale
Il barco: la riserva di caccia dei vescovi di Viterbo
Prima del giardino, a Bagnaia c'era il bosco. Fin dai primi decenni del Cinquecento i cardinali che tenevano la sede vescovile di Viterbo avevano recintato sul colle sopra il paese un vasto barco, cioè una riserva di caccia, popolata di selvaggina e attraversata da viali per le battute a cavallo. La caccia era il passatempo per eccellenza della nobiltà e delle corti cardinalizie, e un barco ben tenuto richiedeva una piccola amministrazione: guardiani, custodi delle mute, addestratori di cani, falconieri. Le prede venivano introdotte e curate, e una battuta importante si organizzava con settimane di anticipo. Questo dettaglio spiega la logica del luogo: il giardino che ammiriamo oggi è nato dentro un parco già esistente, come suo cuore ornamentale, non come un impianto isolato in aperta campagna.
Il cardinale Gambara e Jacopo Barozzi da Vignola
La svolta arriva con Gianfrancesco Gambara, cardinale di famiglia bresciana, che dalla fine degli anni Sessanta del Cinquecento, quando ottenne la responsabilità della sede di Viterbo, decise di trasformare il barco in una villa di delizie. Il disegno del giardino e della prima palazzina viene tradizionalmente attribuito a Jacopo Barozzi da Vignola, l'architetto che in quegli stessi anni lavorava poco lontano al colossale Palazzo Farnese di Caprarola. È bene dirlo con precisione: l'attribuzione a Vignola è forte per tradizione e per affinità di linguaggio, ma non è confermata da documenti coevi che ne facciano il nome per Bagnaia. Quello che è certo è il risultato, un impianto di rara coerenza che porta la firma stilistica del manierismo romano di metà secolo. Gambara profuse denaro e ambizione nel cantiere fino alla morte, e il suo nome, insieme al gambero araldico della famiglia, ricorre nelle decorazioni del giardino come una firma ripetuta.
Il cardinale Montalto e la seconda palazzina
Alla scomparsa di Gambara il cantiere non era finito: mancava il gemello della prima palazzina. A completarlo fu Alessandro Peretti di Montalto, giovanissimo cardinale nipote di papa Sisto V, che tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento fece innalzare il secondo edificio, speculare al primo, e portò a compimento gli apparati decorativi. È a questa fase che si lega la fontana più celebre del giardino, con lo stemma dei Montalto, il monte sormontato dalla stella, tenuto in alto dai famosi mori. La villa diventava così il frutto di due volontà cardinalizie distinte, saldate in un unico disegno senza che la giuntura si veda.
I Lante e il nome della villa
Il nome con cui la conosciamo arriva più tardi, nel Seicento, quando la proprietà passò a Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, primo duca di Bomarzo. Da allora la villa porta il cognome dei Lante, che la tennero a lungo, la ampliarono con nuove essenze e ne conservarono l'impianto. Solo nel Novecento il complesso passò allo Stato: dal 2014 è affidato al Ministero della Cultura tramite il polo museale del Lazio, e dal 2019 alla Direzione regionale Musei nazionali del Lazio, che oggi ne cura l'apertura, il restauro e la manutenzione insieme alle altre residenze storiche del territorio viterbese.

Le due palazzine gemelle di Villa Lante a Bagnaia (VT)
La prima sorpresa, per chi arriva convinto di trovare una grande villa unica, è che di villa in senso stretto non ce n'è una sola: ci sono due palazzine piccole e identiche, poste ai lati del giardino alto e separate da uno spazio aperto. È una scelta rivoluzionaria. In un tempo in cui il palazzo signorile doveva dominare il paesaggio, qui l'architetto ha rinunciato a un corpo di fabbrica imponente e ha lasciato il primo piano al giardino. Le due palazzine fanno da quinte, non da protagoniste. Ciascuna ha un pian terreno a bugnato con arcate, un piano nobile con tre finestre alternate a timpani curvi e triangolari, un mezzanino e una piccola torretta belvedere sul tetto. Viste dal basso sembrano due padiglioni, non due residenze.
La Palazzina Gambara e i suoi affreschi
Il primo edificio, quello del cardinale Gambara, custodisce all'interno un ciclo di affreschi a paesaggio nella loggia voltata a botte, con vedute che raccontano le grandi ville e i giardini d'Italia, tra cui la stessa Bagnaia. È un documento prezioso: dipingendo il giardino mentre lo si costruiva, gli affreschi ci restituiscono l'idea di partenza del progetto, prima ancora che fosse ultimato. Una sala conserva scene di caccia legate all'antica funzione del barco. Il colore è profuso con generosità, a esaltare i dettagli architettonici dipinti sulle pareti.
La Palazzina Montalto e la sala di rappresentanza
Il secondo edificio, voluto dal cardinale Montalto, ripete fuori le forme del gemello ma dentro cambia registro: gli affreschi sono di gusto più classico e la sala di rappresentanza gioca con decorazioni a stucco e finti sfondati architettonici, secondo la moda tardo-cinquecentesca dell'illusione prospettica. Passando dall'una all'altra palazzina si tocca con mano il passaggio di stile tra due generazioni di committenti, entrambe però disciplinate dallo stesso impianto. L'accesso agli interni può essere regolato o limitato a seconda dei giorni e delle esigenze di conservazione: chi tiene molto a vedere gli affreschi faccia bene a informarsi in biglietteria all'arrivo.
Il giardino di Villa Lante a Bagnaia (VT), fontana per fontana
Il giardino formale di Villa Lante si racconta come una discesa d'acqua. Chi lo visita in genere entra dal basso, dal grande quadrato ornamentale, e poi risale le terrazze fino alla grotta da cui tutto nasce; ma il senso del progetto si coglie meglio immaginando l'acqua che scende, perché è così che l'ha pensata l'architetto. Percorriamolo dall'alto verso il basso, come scende la corrente, tappa per tappa.
La grotta del Diluvio e la loggia delle Muse
In cima, dove il giardino incontra il bosco, l'acqua sgorga da una grotta rustica affiancata da due logge. È il punto di origine, deliberatamente selvatico: la pietra è lasciata grezza, il verde invade, e il contrasto con la geometria che verrà più in basso è tutto il programma del giardino. Da qui la natura, addomesticata poco a poco, comincia il suo cammino verso l'ordine. Le due logge laterali offrivano riparo e ombra e chiudevano scenograficamente la parte alta del pendio.
La Fontana dei Giganti e i fiumi
Scendendo, l'acqua raggiunge una vasca dominata da due grandi figure sdraiate che rappresentano i fiumi, secondo una convenzione dell'iconografia rinascimentale che personificava i corsi d'acqua in colossi barbuti appoggiati alle proprie urne. Da questa fontana l'acqua viene raccolta e incanalata per la discesa successiva. È il momento in cui il flusso, ancora abbondante e scenografico, si prepara a diventare disegno.
La Catena d'acqua di Villa Lante a Bagnaia (VT)
Ecco l'invenzione più fotografata del giardino: la catena d'acqua. Al centro di una scalinata in pendenza corre un lungo canale scolpito a forma di catena, o secondo alcuni di un gambero allungato, allusione allo stemma del cardinale Gambara. L'acqua vi scivola dentro increspandosi, con un suono continuo e sommesso che accompagna la salita. Vignola aveva usato lo stesso motivo in altri giardini cinquecenteschi, e a Bagnaia raggiunge una delle sue realizzazioni più eleganti, incastonata tra siepi e cipressi. È qui che si capisce la differenza tra un giochetto d'acqua e un'idea di architettura: la catena non serve a stupire, serve a condurre lo sguardo e il passo da un livello all'altro.
La Tavola del Cardinale
Al termine della catena si apre uno dei luoghi più curiosi di tutta la villa: un lungo tavolo di pietra con al centro una vaschetta scavata in cui scorreva l'acqua. Qui il cardinale Gambara imbandiva i suoi banchetti all'aperto, e l'acqua corrente teneva in fresco vino e frutta mentre gli ospiti mangiavano. Era insieme un mobile, un refrigeratore e un gioco: la tavola d'acqua univa il piacere della villeggiatura all'ostentazione di una tecnica idraulica che pochi potevano permettersi. Sedersi mentalmente a quel tavolo aiuta a capire a cosa serviva davvero un giardino così: non a essere guardato da lontano, ma a essere vissuto, con la corte, nelle giornate d'estate.
La Fontana dei Lumini
Più in basso l'acqua alimenta una fontana circolare a gradoni, disseminata di piccoli getti a forma di lucerna, i lumini che le danno il nome. Nelle sere di festa, con le fiammelle accese tra gli zampilli, l'effetto doveva essere di rara delicatezza. Attorno, tra le terrazze intermedie, la vegetazione si è arricchita nei secoli: già in epoca ottocentesca vennero introdotte camelie e arbusti da fiore di terra acida che oggi accendono di colore i mesi giusti dell'anno.

Il Quadrato e la Fontana dei Mori di Villa Lante a Bagnaia (VT)
In fondo alla discesa si apre il capolavoro: il Quadrato, il giardino formale basso, un parterre perfettamente regolare chiuso su tre lati da alte siepi di bosso e sul quarto dalle due palazzine. Il bosso è tosato e modellato a formare disegni geometrici attorno a piccole fontane e statue, in una simmetria che precede di una generazione i grandi parterre francesi di Saint-Germain-en-Laye e di Fontainebleau. Al centro, in uno specchio d'acqua diviso in quadranti, sorge la Fontana dei Mori, attribuita all'ambito del Giambologna: quattro figure di mori a grandezza naturale, disposte a quadrato attorno a due leoni, reggono in alto il monte con la stella, lo stemma dei Montalto, da cui parte uno zampillo a raggiera. È il punto in cui l'acqua, dopo tutto il suo viaggio, si placa nella geometria assoluta. Chi sale sulla torretta o si affaccia dal terrazzo delle palazzine coglie da lassù l'intero disegno, ed è la vista che ha reso Villa Lante un modello studiato in tutta Europa.

Il barco: il parco boscato di Villa Lante a Bagnaia (VT)
Oltre il giardino formale si estende il barco, il parco all'inglese cresciuto sull'antica riserva di caccia. È un mondo diverso: niente più simmetrie, ma viali ombrosi, radure, alberi d'alto fusto e sentieri che invitano a camminare senza meta. Una mappa seicentesca del complesso mostra come già allora il barco fosse attraversato da percorsi panoramici, punteggiato di obelischi e persino di un labirinto. Al margine tra il paese e il parco si incontra una fontana monumentale legata al mito di Pegaso, il cavallo alato circondato dalle Muse, che segnava l'ingresso alla parte boscata. Il contrasto tra i due mondi, il giardino misurato e il bosco libero, è voluto: la villa cinquecentesca metteva in scena il passaggio dalla natura selvaggia all'arte, e il barco è la metà selvaggia di quel racconto. Oggi è il luogo dove le famiglie si fermano per il pranzo al sacco e i bambini corrono, mentre il giardino formale si contempla.
L'ingegno idraulico dietro Villa Lante a Bagnaia (VT)
Tutto questo teatro d'acqua non esisterebbe senza chi seppe portarla e distribuirla. La regia idraulica del giardino è affidata dalla tradizione a Tommaso Ghinucci, ingegnere e architetto senese, che captò le sorgenti del monte sopra Bagnaia e condusse l'acqua per gravità di livello in livello, dosandola in modo che ogni fontana avesse la sua pressione e il suo effetto. Alla progettazione del giardino fu associato anche il nome di Pirro Ligorio, grande conoscitore di antichità e artefice di apparati simili altrove nel Lazio. La cosa che stupisce ancora è che l'impianto funzioni a distanza di secoli senza pompe: l'acqua che scivola oggi nella catena e riempie la vasca dei mori è mossa dalla stessa legge di gravità che gli ingegneri del Cinquecento seppero assecondare. Un giardino così è, prima di tutto, un problema idraulico risolto con eleganza.

Una curiosità su Villa Lante a Bagnaia (VT)
La curiosità che quasi nessuno racconta riguarda il gambero. Il cardinale Gianfrancesco Gambara aveva nello stemma proprio un gambero, e la sua vanità di committente lo portò a seminarlo per tutto il giardino come una firma nascosta. Il canale scolpito che chiamiamo catena d'acqua, secondo una lettura molto diffusa, non è affatto una catena, ma un lungo gambero stilizzato, con le chele in alto e la coda segmentata che scende lungo la scalinata: l'acqua scorre letteralmente dentro l'animale araldico del cardinale. E non è l'unico. Chi cammina con attenzione ritrova il gambero e il nome Gambara scolpiti su cornici, fregi e iscrizioni, in una sorta di caccia al tesoro che il cardinale aveva disseminato per ricordare a ogni ospite di chi fosse la villa. Questa abitudine di firmare il giardino con il proprio emblema araldico, tipica della committenza cinquecentesca, a Bagnaia raggiunge una densità quasi ossessiva, ed è una delle chiavi più divertenti per leggere il luogo: guardate le pietre, e vi diranno un cognome. Vale la pena arrivare davanti alla catena sapendolo, perché senza questa informazione si vede una decorazione astratta, e con essa si vede un ritratto.
Una cosa che non ti dice nessuno su Villa Lante a Bagnaia (VT)
Il segreto pratico che le guide spesso tralasciano è che Villa Lante ha due anime che non aprono sempre insieme: il giardino formale con le fontane, e gli interni delle palazzine con gli affreschi. Il giardino è il motivo per cui quasi tutti vengono, e resta accessibile secondo l'orario stagionale; gli interni, invece, per ragioni di conservazione e di personale, possono avere accessi contingentati, orari propri o giornate in cui non si visitano. Chi arriva convinto di entrare comodamente nella loggia dipinta del cardinale Gambara può trovare la porta chiusa, e tornarsene a casa senza aver visto gli affreschi che raccontano le ville d'Italia. La mossa giusta è chiederlo esplicitamente in biglietteria appena arrivati, e nel caso organizzare il giro in modo da cogliere l'eventuale apertura degli interni. C'è poi un secondo punto poco noto: il barco boscato, aperto e libero, è la parte del complesso dove si può stendere una coperta e pranzare, mentre nel giardino formale, come è giusto, le regole sono più severe. Sapere in anticipo dove ci si può fermare a mangiare cambia la giornata, soprattutto con i bambini.
Il consiglio che ti do per visitare Villa Lante a Bagnaia (VT)
Dopo aver accompagnato gruppi in questi giardini per anni, il consiglio che do sempre è uno: visitate il giardino salendo, ma tornate indietro scendendo. Quasi tutti entrano dal Quadrato basso, ammirano la Fontana dei Mori e risalgono le terrazze fino alla grotta, ed è giusto così, perché la sorpresa cresce a ogni livello. Ma il progetto è pensato per l'acqua che scende, e il senso profondo del giardino si rivela solo quando, arrivati in cima, ci si volta e si ridiscende seguendo la corrente: allora la catena, la tavola, i lumini e infine lo specchio geometrico del parterre si dispongono nell'ordine voluto dall'architetto, e il racconto si compie. Il secondo consiglio riguarda l'orario: arrivate presto, nella prima ora dopo l'apertura, quando la luce è radente e il giardino è vuoto, oppure nel tardo pomeriggio d'estate. A mezzogiorno di agosto, con il sole a picco, le terrazze scoperte cuociono e le fotografie vengono piatte. Portate acqua e un cappello, perché l'ombra vera è solo nel barco, e mettete in conto due ore per fare le cose con calma, di più se abbinate gli interni e il bosco. Ultima cosa: non correte alla catena d'acqua e via. Fermatevi sulla tavola del cardinale, chiudete gli occhi e ascoltate. È un giardino che si visita con le orecchie oltre che con gli occhi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si ripete spesso che Villa Lante sia opera del Vignola, e in effetti la tradizione gliela attribuisce con buone ragioni stilistiche. Il fatto che quasi nessuno aggiunge è che manca il documento. Non esiste, a oggi, una carta coeva che nomini Jacopo Barozzi da Vignola come progettista di Bagnaia: l'attribuzione poggia sull'affinità evidente con il vicino Palazzo Farnese di Caprarola, cantiere in cui il Vignola lavorava negli stessi anni, e sulla logica della committenza. È una tradizione robusta, non un fatto documentato, ed è corretto tenere distinte le due cose. C'è di più: anche la datazione va maneggiata con prudenza. Alcune fonti collocano l'avvio dei lavori all'inizio del Cinquecento, ma quella data si riferisce con ogni probabilità al barco, cioè alla recinzione della riserva di caccia, mentre il giardino con le fontane che oggi ammiriamo nasce dal disegno voluto dal cardinale Gambara nella seconda metà del secolo. Confondere l'una con l'altra fa apparire la villa più antica di quanto il suo giardino sia. Distinguere il barco antico dal giardino di Gambara è la sola lettura che regge davanti alle pietre.
La foto giusta da fare a Villa Lante a Bagnaia (VT)
La fotografia che porta a casa Villa Lante non è il primo piano di una fontana, ma la veduta d'insieme del Quadrato dall'alto. Salite verso le due palazzine e cercate il punto rialzato da cui si domina il parterre basso: da lì l'occhio abbraccia il disegno completo delle siepi di bosso, i quadranti d'acqua e, al centro, la Fontana dei Mori con il suo zampillo. È l'immagine che ha fatto scuola in tutti i manuali di storia del giardino, ed è irripetibile a livello del terreno, dove la geometria si perde. La luce migliore è quella del mattino presto o del tardo pomeriggio, quando le ombre lunghe delle siepi disegnano il parterre e l'acqua prende riflessi caldi. La seconda inquadratura da non mancare è la catena d'acqua vista dal basso, in asse, con la scalinata che sale e i cipressi che stringono la prospettiva: inginocchiatevi e tenete la macchina bassa, così il canale scolpito riempie il centro dell'immagine e l'acqua sembra scendere verso di voi. Evitate il mezzogiorno estivo, che spegne i contrasti e brucia le pietre chiare. Se cercate un dettaglio, puntate sui mori del Giambologna controluce, con lo zampillo a raggiera che si accende contro il cielo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La vicenda di Villa Lante è fatta di passaggi di mano più che di battaglie, ma alcuni momenti hanno segnato il luogo. Il primo è la trasformazione voluta dal cardinale Gambara: nel giro di pochi anni un bosco da caccia diventa uno dei giardini più ammirati d'Europa, e i banchetti che il cardinale imbandiva sulla tavola d'acqua entrano nella cronaca mondana del suo tempo. Si racconta, e qui siamo nel campo dell'aneddoto tramandato più che del documento, che una visita di alto rango abbia trovato il cardinale colpevole di aver speso troppo per il proprio piacere invece che per i poveri, e che per rimediare sia stato costretto a finanziare opere caritatevoli in città: una storia che dice bene il clima di sospetto verso il lusso cardinalizio nella stagione della Controriforma.
Il secondo momento è il completamento seicentesco a opera del cardinale Montalto, che salda le due anime della villa e installa la Fontana dei Mori con lo stemma di famiglia. Il terzo è il lungo possesso dei Lante, che dà alla villa il nome definitivo e la attraversa per secoli, arricchendola di nuove essenze botaniche senza stravolgerne l'impianto. Nel Novecento arriva il passaggio allo Stato e la stagione dei restauri e delle aperture al pubblico, con la villa che entra a far parte del patrimonio museale nazionale. I riconoscimenti recenti, il titolo di parco più bello d'Italia nel 2011 e la moneta commemorativa del 2014, sono l'ultimo capitolo: la consacrazione ufficiale di un luogo che gli specialisti conoscevano da sempre e che finalmente il grande pubblico ha imparato ad amare.
Chi è passato da Villa Lante a Bagnaia (VT)
Da Villa Lante sono passati anzitutto i suoi due grandi committenti, il cardinale Gianfrancesco Gambara e il cardinale Alessandro Peretti di Montalto, quest'ultimo nipote di papa Sisto V, che con le loro corti animarono il giardino di banchetti e ricevimenti. Attorno a loro gravitò il mondo delle arti di fine Cinquecento: la tradizione lega al luogo il nome di Jacopo Barozzi da Vignola per il progetto, quello dell'ingegnere senese Tommaso Ghinucci per l'idraulica, quello dell'erudito Pirro Ligorio come consulente e quello dell'ambito del Giambologna per la scultura della fontana centrale. Con l'arrivo dei Lante, e poi nei secoli del Grand Tour, la villa divenne meta di viaggiatori, disegnatori e appassionati di giardini, che ne portarono la fama oltralpe. Nel Novecento fu l'architetto francese Georges Gromort a consacrarne il primato critico in un trattato che generazioni di paesaggisti hanno studiato. Non è il luogo delle grandi presenze imperiali o pontificie che affollano Roma: è piuttosto il luogo dove è passato, e passa ancora, chi voleva capire come si fa un giardino. Studiosi, architetti del paesaggio e fotografi continuano a venire a Bagnaia per la stessa ragione di quattro secoli fa, misurare la perfezione di un modello.
Cosa vedere vicino a Villa Lante a Bagnaia (VT)
Villa Lante si visita in una mattinata, e la Tuscia intorno merita il resto della giornata. A pochi minuti c'è Viterbo, con il suo quartiere medievale di San Pellegrino e il Palazzo dei Papi, una delle città d'arte più intatte del Lazio; nei giorni di settembre la città celebra il trasporto della Macchina di Santa Rosa, una torre luminosa portata a spalla che è patrimonio dell'umanità. Poco lontano, il Parco dei Mostri di Bomarzo, il celebre Sacro Bosco cinquecentesco con le sue sculture colossali, offre il rovescio esatto di Villa Lante: se qui tutto è ordine, lì tutto è meraviglia e capriccio, e i due luoghi si leggono benissimo in coppia. A completare il quadro del manierismo viterbese c'è Palazzo Farnese a Caprarola, la reggia pentagonale del Vignola, cioè lo stesso architetto a cui si attribuisce Bagnaia, con i suoi giardini alti. Per chi ama l'acqua e i giardini, la gita ideale prosegue verso Tivoli, dove Villa d'Este mette in scena la versione monumentale dello stesso tema e Villa Adriana ne mostra l'antenato antico. E se cercate un angolo di pace assoluta, il lago di Vico è a un passo, mentre più a sud il Giardino di Ninfa chiude idealmente il grande atlante dei giardini laziali. A Roma, chi vuole restare in tema può proseguire con Villa Doria Pamphilj e con la Villa Farnesina.
Villa Lante a Bagnaia (VT) con i bambini
Villa Lante è un luogo che i bambini capiscono al volo, perché l'acqua è ovunque e si muove. La catena che scivola, gli zampilli dei mori, la fontana dei lumini, la vaschetta della tavola del cardinale: sono attrazioni che non hanno bisogno di spiegazioni. Il barco boscato, poi, è lo spazio giusto per correre, cercare gli obelischi tra gli alberi e fare merenda su una coperta. Un piccolo gioco che funziona sempre è la caccia al gambero: raccontate ai più grandi la storia dello stemma del cardinale e lasciate che cerchino il gambero scolpito sulle pietre del giardino, a partire dalla catena d'acqua. Nel giardino formale servono le regole di sempre, niente mani nelle vasche e passo tranquillo tra le siepi, ma nessuna barriera rende la visita faticosa per una famiglia. Il passeggino affronta bene i vialetti principali, con qualche gradino da mettere in conto tra una terrazza e l'altra. Mettete in conto un paio d'ore e un cambio d'acqua, e sarà una delle gite fuori Roma che i bambini ricordano.
Quando andare a Villa Lante a Bagnaia (VT)
La stagione fa molta differenza. La primavera, tra aprile e giugno, è il momento in cui il giardino dà il meglio: le camelie e gli arbusti da fiore sono in piena spinta, il verde è fresco e le giornate lunghe permettono orari ampi. L'autunno, tra fine settembre e ottobre, offre luci calde e poca folla, ideale per la fotografia. L'estate è splendida al mattino presto e nel tardo pomeriggio, ma va evitata nelle ore centrali, quando le terrazze scoperte diventano roventi e la luce a picco appiattisce ogni contrasto. L'inverno ha il suo fascino severo, con l'impianto del giardino leggibile nella nudità delle siepi, ma gli orari sono ridotti e nelle giornate festive dei mesi bui la chiusura arriva già all'ora di pranzo. Se potete scegliere, puntate su una mattina di maggio o su un pomeriggio di ottobre, e tenete il lunedì fuori dai piani, perché è il giorno di chiusura.
Gli affreschi di Villa Lante a Bagnaia (VT): un giardino dipinto
Chi riesce a entrare nella loggia della Palazzina Gambara trova una sorpresa che vale il viaggio: il giardino è dipinto sulle pareti prima ancora di essere finito nella realtà. Il ciclo di affreschi a paesaggio che decora la volta a botte mette in scena le grandi ville e i giardini d'Italia, e tra questi la stessa Bagnaia, ritratta secondo il progetto originario. È come sfogliare l'album dei desideri del committente: accanto a Villa Lante compaiono altri luoghi celebri della villeggiatura cardinalizia, e il visitatore capisce che il cardinale non stava costruendo un giardino qualsiasi, ma una tessera di un discorso più ampio sul modo in cui il potere ecclesiastico si rappresentava attraverso l'arte del vivere in campagna. Le scene di caccia dipinte in una delle sale ricordano l'origine del luogo come barco, e tengono insieme le due anime della villa, la selvatichezza del bosco e l'ordine del giardino. Nella Palazzina Montalto, invece, la decorazione vira verso un gusto più solenne e classico, con stucchi e finti sfondati architettonici che aprono illusori scorci sulle pareti, secondo la lezione della grande decorazione romana di fine Cinquecento. Il confronto tra i due interni è una lezione di storia del gusto: la stessa scatola architettonica, due generazioni di committenza, due sensibilità decorative distinte.
Il programma iconografico di Villa Lante a Bagnaia (VT): dalla natura all'arte
Un giardino del Cinquecento non è mai solo bello: è un discorso in pietra e acqua. A Villa Lante il discorso è chiarissimo, e conoscerlo cambia la visita. In cima, dove l'acqua sgorga dalla grotta tra la pietra grezza e il verde disordinato, siamo nella natura allo stato selvaggio, l'età dell'oro dell'umanità primitiva. Man mano che l'acqua scende, la natura si lascia domare: le forme si fanno più regolari, le fontane più architettoniche, fino ad arrivare in basso al Quadrato, dove il bosso tosato e la simmetria assoluta rappresentano il trionfo dell'arte e della ragione sull'informe. Il percorso dall'alto verso il basso è dunque una parabola sulla civilizzazione: dall'acqua che erompe libera alla geometria che la imbriglia. È lo stesso programma che si ritrova, con esiti diversi, nelle altre grandi ville del secolo, ma a Bagnaia raggiunge una limpidezza esemplare, perché il pendio contenuto permette di leggere tutta la sequenza in un solo colpo d'occhio. Quando arrivate in cima e vi voltate, non state guardando solo delle fontane: state guardando il modo in cui il Rinascimento pensava il rapporto tra l'uomo e il mondo naturale.
Il bosso, le camelie e la botanica di Villa Lante a Bagnaia (VT)
La struttura verde del giardino è affidata soprattutto al bosso, l'arbusto sempreverde che tosato e modellato disegna i motivi geometrici del Quadrato e delle bordure. È una pianta lenta e paziente, che richiede potature continue e una manutenzione costante: le forme nitide che vediamo oggi sono il frutto di un lavoro ininterrotto di secoli, e ogni siepe fuori misura racconterebbe subito un anno di abbandono. Ai sempreverdi che disegnano l'impianto originario si sono aggiunte nel tempo altre essenze: già in epoca ottocentesca, con la sensibilità romantica per il giardino fiorito, vennero introdotte camelie e arbusti acidofili da fiore, che nei mesi giusti accendono di colore le terrazze intermedie. Il barco, con i suoi alberi d'alto fusto, aggiunge il registro del bosco vero, con l'ombra e il fresco che il giardino formale non concede. Chi ama le piante trova qui un piccolo trattato vivente sul giardino italiano: la geometria del sempreverde in basso, le fioriture aggiunte nei secoli sulle terrazze, il bosco naturale in alto. Tre modi di intendere il verde, uno sopra l'altro.
Villa Lante a Bagnaia (VT) e le altre ville del Rinascimento laziale
Villa Lante non si capisce fino in fondo senza le sue sorelle e rivali. La più ovvia è Villa d'Este a Tivoli, nata dallo stesso ambiente culturale e dalla stessa passione cardinalizia per l'acqua: là però tutto è quantità, sfida, dispendio, con centinaia di getti e una scala che vuole schiacciare il visitatore. Bagnaia sceglie la strada opposta, la misura, e proprio per questo molti critici la considerano più riuscita, più abitabile, più intelligente. Poco lontano c'è il rovescio esatto di Villa Lante: il Sacro Bosco di Bomarzo, con i suoi mostri di pietra e le sue prospettive volutamente storte, dove il Cinquecento gioca con l'inquietudine e la meraviglia invece che con l'ordine. Vedere i due luoghi nello stesso giorno è una delle esperienze più istruttive che il Lazio possa offrire, perché mostra le due facce del manierismo, la regola e il capriccio. C'è poi il legame stretto con Palazzo Farnese a Caprarola, la reggia pentagonale attribuita anch'essa al Vignola, che condivide con Bagnaia il linguaggio architettonico e forse la mano. Insieme, questi luoghi disegnano un itinerario del manierismo viterbese che pochi angoli d'Italia possono eguagliare, e Villa Lante ne è la punta più raffinata.
Perché Villa Lante a Bagnaia (VT) ha fatto scuola in Europa
C'è una ragione se generazioni di architetti del paesaggio hanno preso il treno per Bagnaia con il taccuino in tasca. Villa Lante ha risolto, in uno spazio piccolo, tutti i problemi del giardino formale: il rapporto tra la casa e il verde, la gestione del pendio con le terrazze, il ruolo dell'acqua come filo conduttore, la geometria del parterre. Quando in Francia si cominciarono a disegnare i grandi giardini regolari che poi avrebbero portato a Versailles, il parterre perfettamente ordinato del Quadrato di Bagnaia era già lì da una generazione, a mostrare come si fa. L'architetto francese Georges Gromort, in un trattato del 1934 che ha formato schiere di paesaggisti, lo indicò come uno dei vertici del giardino italiano, ammirando in particolare la naturalezza con cui l'acqua governa la composizione e la sapienza con cui le terrazze dialogano con il paesaggio. Il segreto, diceva in sostanza, è che la riduzione delle dimensioni non impoverisce il giardino ma lo rende più intimo, più vivibile. È esattamente la sensazione che prova oggi chi ci arriva: non l'ammirazione fredda per una grande macchina, ma il piacere di uno spazio a misura d'uomo, dove ogni cosa è al suo posto per una ragione. Ecco perché Villa Lante non è solo bella, è didattica: insegna che cos'è un giardino.
Il teatro delle acque di Villa Lante a Bagnaia (VT)
Gli studiosi chiamano teatro delle acque l'insieme scenografico che chiude in alto il giardino, dove grotta, fontane e logge compongono un fondale unitario. È la quinta scenica del racconto d'acqua: da qui la corrente prende avvio e da qui lo sguardo, risalito fino in cima, abbraccia tutta la discesa fino al Quadrato. Il termine teatro non è casuale. Un giardino come questo era davvero un palcoscenico: vi si tenevano ricevimenti, musiche, giochi d'acqua a sorpresa che bagnavano gli ospiti ignari, secondo un gusto per lo scherzo idraulico molto amato nel Cinquecento. Le logge offrivano il palco riparato da cui la corte guardava lo spettacolo del giardino, e la stessa tavola di pietra del cardinale, con l'acqua che scorreva al centro a rinfrescare le vivande, era parte della messa in scena. Visitare Villa Lante pensando a questo teatro, e non a un museo silenzioso, restituisce il luogo alla sua funzione originaria: un giardino non era fatto per essere guardato in punta di piedi, ma per essere vissuto rumorosamente, con la corte, l'acqua e la musica.
Servizi e consigli pratici per la visita a Villa Lante a Bagnaia (VT)
Qualche informazione pratica per organizzare la giornata senza sorprese. Il percorso di visita del giardino si sviluppa su terrazze collegate da scalinate, quindi calzature comode sono d'obbligo e i tacchi sono da lasciare a casa. Non c'è ombra nel giardino formale, tutto scoperto, mentre il barco offre riparo tra gli alberi: in estate regolatevi di conseguenza, con cappello e acqua. Per mangiare, il barco boscato è il luogo del pranzo al sacco; nel paese di Bagnaia si trovano bar e trattorie a pochi passi dal cancello. Il passeggino affronta i vialetti principali ma incontra gradini tra un livello e l'altro. La visita del solo giardino richiede un'ora e mezza o due; aggiungendo il bosco e gli eventuali interni si arriva a mezza giornata. Chi vuole capire davvero il luogo può valutare una visita guidata, prenotabile in anticipo, perché molti dei significati del giardino, dal gambero del cardinale al programma iconografico dell'acqua, si perdono senza qualcuno che li racconti. Ricordate infine la regola d'oro di questa villa: il lunedì è chiuso, e gli orari cambiano con le stagioni, quindi un controllo prima di partire evita la delusione del cancello sbarrato.
Domande veloci su Villa Lante a Bagnaia (VT)
Quanto costa il biglietto per Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Il biglietto intero costa 8 euro, il ridotto 2 euro. Valgono le gratuità di legge per i minori di diciotto anni e la riduzione per la fascia tra i diciotto e i venticinque anni. Conviene verificare le tariffe aggiornate prima della visita.
Qual è il giorno di chiusura di Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Il giorno di chiusura settimanale è il lunedì. Negli altri giorni la villa è aperta secondo l'orario stagionale, con l'ultimo ingresso circa un'ora prima della chiusura.
Quali sono gli orari di Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Gli orari cambiano con le stagioni: si entra dalle 8:30 e si chiude nel primo pomeriggio d'inverno, fino alle 19:30 nel pieno dell'estate. Nelle giornate festive dei mesi invernali la chiusura è anticipata al primo pomeriggio. Meglio controllare l'orario del giorno scelto prima di partire.
Come si arriva a Villa Lante a Bagnaia (VT) da Roma?
In auto dalla Cassia o dall'A1 con uscita Orte e superstrada per Viterbo, poi le indicazioni per Bagnaia; in treno fino a Viterbo e da lì un autobus urbano che raggiunge Bagnaia in circa dieci minuti. Il viaggio dura tra un'ora e mezza e due ore.
Serve prenotare per visitare Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Per il singolo visitatore la prenotazione non è obbligatoria. Per gruppi e visite guidate conviene telefonare in anticipo allo 0761 288008.
Quanto dura la visita a Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Per il giardino formale bastano un'ora e mezza o due ore. Aggiungendo il barco boscato e gli eventuali interni delle palazzine si arriva comodamente a mezza giornata.
Si possono vedere gli interni delle palazzine?
Gli interni con gli affreschi possono avere accessi contingentati o giornate proprie, per ragioni di conservazione. La cosa migliore è informarsi in biglietteria all'arrivo, perché il giardino è sempre visitabile mentre gli interni non sempre.
Villa Lante a Bagnaia (VT) è accessibile con la sedia a rotelle?
Il giardino si sviluppa su terrazze collegate da scalinate, quindi il percorso non è interamente in piano. Alcuni vialetti sono percorribili, ma i dislivelli tra le terrazze presentano gradini. Per un quadro preciso delle condizioni di accessibilità conviene contattare la biglietteria prima della visita.
Si può fare un picnic a Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Nel giardino formale no, ma il barco boscato è il luogo adatto per fermarsi con una coperta e il pranzo al sacco. È la parte del complesso dove le famiglie sostano più volentieri.
È adatta ai bambini Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Molto: l'acqua che scorre ovunque cattura i più piccoli, e il barco offre spazio per correre. Vanno rispettate le regole del giardino formale, ma la visita non è faticosa per una famiglia.
Perché si chiama Villa Lante?
Il nome viene dalla famiglia Lante, e in particolare da Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, duca di Bomarzo, a cui la proprietà passò nel Seicento. In origine la villa era legata ai cardinali Gambara e Montalto che la costruirono.
Chi ha progettato Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Il progetto è tradizionalmente attribuito a Jacopo Barozzi da Vignola, l'architetto del vicino Palazzo Farnese di Caprarola. L'attribuzione è forte per affinità di stile ma non è confermata da documenti coevi.
Cos'è la catena d'acqua di Villa Lante a Bagnaia (VT)?
È un lungo canale scolpito al centro di una scalinata, in cui l'acqua scivola increspandosi. Molti vi leggono la forma di un gambero, allusione allo stemma del cardinale Gambara, ed è uno degli elementi più celebri del giardino.
Cos'è la Fontana dei Mori?
È la fontana al centro del giardino basso, attribuita all'ambito del Giambologna: quattro mori a grandezza naturale attorno a due leoni reggono il monte con la stella, lo stemma dei Montalto, da cui parte uno zampillo a raggiera.
Perché ci sono due palazzine uguali?
Perché furono costruite in due momenti da due cardinali diversi, Gambara prima e Montalto poi, secondo un disegno che rinunciava a un grande palazzo unico per lasciare il primo piano al giardino. Le due palazzine fanno da quinte alla scena verde.
Villa Lante a Bagnaia (VT) ha fontane funzionanti?
Sì, l'impianto idraulico cinquecentesco funziona per gravità e alimenta ancora fontane, cascate e la catena d'acqua, senza pompe. È uno dei motivi del suo valore.
Si entra gratis la prima domenica del mese?
Villa Lante rientra tra i luoghi statali che aderiscono alle giornate a ingresso gratuito promosse dal Ministero, comprese molte prime domeniche del mese. Le date variano di anno in anno, quindi conviene controllare il calendario ufficiale.
Cosa vedere vicino a Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Nel raggio di pochi chilometri ci sono Viterbo con il suo centro medievale, il Parco dei Mostri di Bomarzo, Palazzo Farnese a Caprarola e il lago di Vico. Più lontano, a Tivoli, Villa d'Este propone la versione monumentale dello stesso tema dell'acqua.
Quanto tempo ci vuole per fare la catena d'acqua e le terrazze?
Salendo con calma dal Quadrato alla grotta e tornando, il percorso delle fontane richiede circa un'ora. Aggiungendo soste, fotografie e il barco si arriva facilmente a due ore o più.
Qual è il periodo migliore per visitare Villa Lante a Bagnaia (VT)?
La primavera, tra aprile e giugno, per le fioriture, e l'autunno, tra fine settembre e ottobre, per le luci calde. L'estate va bene al mattino presto o nel tardo pomeriggio, evitando le ore centrali.
C'è un parcheggio a Villa Lante a Bagnaia (VT)?
Sì, si parcheggia nei pressi del centro di Bagnaia e poi si prosegue a piedi in salita per qualche minuto fino al cancello in Via Jacopo Barozzi. Il paese è piccolo e le indicazioni sono facili.
Quanto dista Villa Lante a Bagnaia (VT) da Viterbo?
Bagnaia è una frazione di Viterbo, a pochi chilometri dal centro città. In autobus urbano il collegamento richiede circa dieci minuti, il che rende comodo abbinare la villa alla visita di Viterbo nella stessa giornata.
Chi gestisce oggi Villa Lante a Bagnaia (VT)?
La villa è dello Stato, gestita dal Ministero della Cultura attraverso la Direzione regionale Musei nazionali del Lazio, che la amministra insieme alle altre ville monumentali della Tuscia.
Perché la catena d'acqua ha la forma di un gambero?
Perché il cardinale Gianfrancesco Gambara aveva un gambero nello stemma, e lo fece riprodurre nel giardino come firma araldica. La catena scolpita è una delle sue apparizioni, insieme al nome Gambara inciso su cornici e fregi.
Torno spesso a Villa Lante e ogni volta mi colpisce la stessa cosa: la misura. In un secolo che amava lo sfarzo, qui qualcuno ha capito che un giardino non si giudica dai metri quadri ma dall'intelligenza con cui l'acqua scende da un livello all'altro. Se dovete scegliere una sola villa-giardino da vedere nel Lazio, e avete già fatto Tivoli, venite a Bagnaia: uscirete convinti che la perfezione, qualche volta, sta in una cosa piccola fatta senza un errore. Datevi il tempo di ridiscendere seguendo l'acqua, e capirete perché quattro secoli di architetti sono venuti fin qui a prendere appunti.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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