Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese è in Viale Pietro Canonica 2, all'altezza di Piazza di Siena, dentro il parco di Villa Borghese, nel quartiere 00197 di Roma. È aperto da martedì a domenica e chiude il lunedì: con l'ora legale, cioè dall'ultima domenica di marzo all'ultimo sabato di ottobre, l'orario è 10.00-16.00 dal martedì al venerdì e 10.00-19.00 il sabato e la domenica; con l'ora solare, dall'ultima domenica di ottobre all'ultimo sabato di marzo, l'orario è 10.00-16.00 tutti i giorni di apertura, con ultimo ingresso alle 15.15. Negli altri periodi l'ultimo ingresso è quarantacinque minuti prima della chiusura. Chiusure annuali: 1 maggio e 25 dicembre; il 24 e il 31 dicembre l'apertura è ridotta, 10.00-14.00. Il biglietto per il solo museo costa 7,50 euro intero e 6,00 euro ridotto, più 1,00 euro di diritto di prevendita se lo si compra online; il cumulativo con il Museo Carlo Bilotti costa 11,00 euro intero e 7,50 euro ridotto. L'ingresso è gratuito per chi possiede la MIC card e, da febbraio 2026, per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana che mostrano la carta d'identità in cassa. La prenotazione non è obbligatoria: si entra presentandosi in biglietteria. Informazioni e prenotazioni al numero unico 060608, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00; sito ufficiale museocanonica.it. Il museo è raggiungibile dalla metropolitana A, fermate Flaminio o Spagna, e dal tram 19, fermata Bioparco, a pochi minuti di cammino nel parco.
Galleria Borghese: ingresso riservato
Bernini e Caravaggio in due ore, con l'ingresso a fascia oraria. Poi il parco di Villa Borghese è lì fuori.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Se state costruendo una giornata dentro il parco, la pagina su Villa Borghese e l'elenco delle attrazioni turistiche di Roma vi aiutano a incastrare gli orari: qui dentro convivono musei statali, musei civici, un giardino zoologico e un teatro all'aperto, e ognuno ha regole di biglietteria diverse.

Dove si trova il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese e come ci si arriva
L'indirizzo postale dice Viale Pietro Canonica 2, ma nessuno arriva qui leggendo un numero civico: si arriva camminando. L'edificio è la Fortezzuola, una costruzione bassa e merlata che si incontra sul lato orientale del parco, a un passo dall'ovale di Piazza di Siena e a poche centinaia di metri dal recinto del giardino zoologico. Chi entra da Porta Pinciana lo raggiunge in una decina di minuti tenendo la destra; chi arriva dal Pincio ci mette un quarto d'ora buono, ma fa una passeggiata che vale il tempo.
Con i mezzi pubblici fino al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Le due fermate di metropolitana utili sono sulla linea A: Flaminio, che vi mette sotto al Pincio e vi obbliga a risalire la rampa o a prendere l'ascensore, e Spagna, che ha un'uscita interna diretta verso il parco e vi risparmia la salita. Da entrambe si cammina dentro Villa Borghese, quindi mettete in conto quindici o venti minuti a passo tranquillo. Sul lato di Viale del Giardino Zoologico, a pochi minuti dal museo, ferma il tram 19 alla fermata Bioparco; la stessa zona è servita dagli autobus 3, 52, 53, 217, 360, 910 e 926, con l'avvertenza che il 910 si accosta davanti all'ingresso del giardino zoologico soltanto il sabato, la domenica e i festivi. Sono le linee indicate dal Bioparco, che è il vicino di casa del museo: nel parco le distanze fra un'attrazione e l'altra si misurano in minuti di camminata, non in cambi di autobus.
In auto, in bici, a piedi
Il parcheggio più comodo è quello sotterraneo di Villa Borghese, con accesso da Viale del Muro Torto, ma parlare di comodità in questa zona è quasi un eufemismo nei fine settimana di primavera. Il mio consiglio, che ripeto ai gruppi da anni, è di lasciare perdere l'auto: la villa è un parco urbano di ottanta ettari e si gira meglio a piedi, o al limite con una bicicletta presa a nolo a Piazzale delle Canestre. Chi ha un contrassegno per disabili può invece raggiungere il museo in auto passando per Piazzale delle Canestre e imboccando Viale Pietro Canonica, e trova un accesso in piano da Via Pinciana.
Quanto costa il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese e come si risparmia
Le tariffe del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Sette euro e cinquanta per l'intero, sei per il ridotto, un euro in più se comprate online per via del diritto di prevendita. Sono cifre modeste per quello che si vede, e vanno lette insieme a due opzioni che cambiano parecchio il conto. La prima è il biglietto cumulativo con il Museo Carlo Bilotti, l'ex Aranciera che si trova dall'altra parte del prato, a otto minuti di passo umano: undici euro l'intero, sette e cinquanta il ridotto. La seconda è la gratuità, che da febbraio 2026 riguarda tutti i residenti a Roma e nella Città Metropolitana, che entrano mostrando semplicemente la carta d'identità in biglietteria. I biglietti si acquistano in cassa oppure online sul rivenditore autorizzato indicato dal sito ufficiale del museo; chi ha diritto alla gratuità deve comunque ritirare il titolo di ingresso, che è gratuito ma nominativo al controllo accessi.
La MIC card vale al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Qui va detta una cosa che a Roma genera equivoci quotidiani in biglietteria. La MIC card costa cinque euro, dura dodici mesi e dà ingresso gratuito al Sistema Musei di Roma Capitale: il Museo Pietro Canonica ne fa parte a pieno titolo, insieme ai Musei Capitolini, alla Centrale Montemartini, ai Mercati di Traiano, al Museo dell'Ara Pacis, al Museo Barracco, al Museo di Roma, al Museo Napoleonico, ai musei di Villa Torlonia, alla Galleria d'Arte Moderna e al Museo Carlo Bilotti. La stessa tessera, invece, non apre le porte della Galleria Borghese, che è un museo statale con biglietteria, prenotazione obbligatoria e turni a fascia oraria: sono due sistemi diversi, con due amministrazioni diverse, e si trovano a settecento metri l'uno dall'altro. Chi arriva a Roma per qualche giorno e conta di vedere più di due musei civici recupera i cinque euro della MIC card in una mattinata.
Orari del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, con le trappole del calendario
L'orario cambia con l'ora legale, e questa è la prima cosa che manda a vuoto le visite. In estate il museo resta aperto fino alle 19.00 soltanto il sabato e la domenica: dal martedì al venerdì chiude alle 16.00, esattamente come d'inverno. Ho visto più di una persona presentarsi alle cinque del pomeriggio di un giovedì di luglio convinta che l'orario lungo valesse tutti i giorni. Il lunedì è chiuso, senza eccezioni ordinarie. Il 1 maggio e il 25 dicembre il museo è chiuso; il 24 e il 31 dicembre apre soltanto la mattina, 10.00-14.00. Per il 1 gennaio il sito ufficiale pubblica un orario ridotto: conviene controllarlo prima di programmare la giornata. Ultima raccomandazione pratica: l'ultimo ingresso è quarantacinque minuti prima della chiusura, e con l'ora solare è fissato alle 15.15. Arrivare alle 15.20 di una domenica di gennaio significa restare fuori.
La Fortezzuola: la storia dell'edificio che ospita il Museo Pietro Canonica
Quando qui si allevavano struzzi
Nei documenti del Seicento questo fabbricato non ha ancora il nome che porta oggi: lo chiamano Gallinaro, e non è un vezzo letterario. Ci si allevavano struzzi, pavoni e anatre per rifornire le battute di caccia della famiglia Borghese, che possedeva la villa dal 1580 e la usava come strumento di rappresentanza oltre che come luogo di svago. Vale la pena fermarsi un momento su questo dettaglio, perché racconta una Roma che abbiamo perso: il parco che oggi attraversiamo con i passeggini era un'azienda di piacere, con animali esotici, uccelliere, vivai e una gestione agricola vera e propria.
Le cariatidi di Felice Giani e il nome nuovo
Il nome Fortezzuola arriva con i lavori di fine Settecento, attribuiti ad Antonio Asprucci, che diedero all'edificio l'aspetto vagamente militaresco delle mura merlate. Nel 1793 Felice Giani inserì sulla facciata otto teste di cariatidi sopra le porte e le finestre: sono ancora lì, e sono la cosa che più spesso i visitatori fotografano senza sapere di chi siano. Giani è uno dei protagonisti del neoclassicismo italiano, un decoratore di enorme mestiere che a Roma lavorò moltissimo; vederlo impiegato su un ex allevamento di struzzi è uno di quei cortocircuiti che rendono Villa Borghese più interessante di quanto la sua fama di prato per famiglie lasci intendere.
L'incendio del 1919 e la rinascita
Nel 1919 l'edificio, che nel frattempo era stato destinato a uffici amministrativi, prese fuoco. L'incendio ne provocò l'abbandono, e per qualche anno la Fortezzuola rimase un rudere elegante in mezzo a un parco appena passato al Comune di Roma. La svolta arriva nella seconda metà degli anni Venti, quando la struttura fu ceduta allo scultore Pietro Canonica, che ne fece la propria residenza e il proprio studio. La cessione dell'edificio è datata 1926, l'ottenimento formale dell'uso 1927: in ogni caso siamo in quel biennio. Canonica risistemò il fabbricato a proprie spese e trasformò le stalle in spazi espositivi, che sono le sale che percorrete oggi. Alla sua morte, nel 1959, le opere rimaste nello studio costituirono il primo nucleo del museo; nel 1987, alla morte della moglie, anche gli arredi dell'appartamento privato furono donati al Comune di Roma. È per questo che il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese non è una galleria di sculture ma una casa d'artista: la differenza si sente appena si sale la scala.

Villa Borghese intorno al Museo Pietro Canonica
Il parco che circonda il museo non è uno sfondo: è la ragione per cui il museo è qui. La villa appartiene ai Borghese dal 1580, e il cardinale Scipione Caffarelli Borghese ne amplia il nucleo più antico nei primi anni del Seicento comprando terreni intorno, con l'idea dichiarata di costruire una villa di delizie che dicesse al mondo chi fossero i Borghese. Nel 1606 il cardinale affida il cantiere a Flaminio Ponzio e a Giovanni Vasanzio, con il giardiniere Domenico Savini da Montepulciano e, fra gli artisti coinvolti, Pietro e Gian Lorenzo Bernini. Entro il 1633 il complesso è pressoché completato.
Dal 1766 il principe Marcantonio IV avvia una trasformazione consistente degli edifici e del parco, con il Giardino del Lago realizzato dagli architetti Antonio e Mario Asprucci. All'inizio dell'Ottocento Camillo Borghese completa l'ampliamento verso Porta del Popolo e Porta Pinciana, affidando a Luigi Canina il compito di armonizzare le nuove acquisizioni. Nel 1901 lo Stato italiano acquista l'intero complesso e nel 1903 lo cede al Comune di Roma, che lo apre al pubblico. Da allora Villa Borghese è il parco urbano dei romani, con dentro un giardino zoologico, una casa del cinema, un teatro elisabettiano, un museo etrusco e un pugno di case d'artista. Se volete vedere gli altri pezzi del mosaico, ci sono le pagine su Bioparco, Casa del Cinema, Globe Theatre, Museo Etrusco di Villa Giulia, Giardini Segreti e Pincio.
Chi era Pietro Canonica
Un ragazzo dell'Accademia Albertina
Pietro Canonica nacque a Moncalieri il 1 marzo 1869 e morì a Roma l'8 giugno 1959, a novant'anni. Entrò all'Accademia Albertina di Torino a dodici anni, allievo di Odoardo Tabacchi, e cominciò a lavorare prestissimo: nel 1884 eseguì gli angeli per una tomba, nel 1885 grandi statue in gesso per una chiesa di Mondovì. Aveva quindici e sedici anni. Questa precocità non è aneddotica: spiega la sicurezza tecnica che si vede nei marmi della prima sala, dove la levigatura dei volti femminili raggiunge un grado di virtuosismo che oggi è passato di moda ma che allora valeva contratti internazionali.
Lo scultore delle corti
Il successo arriva con il bronzo di Ruth, acquistato da Umberto I, e con Dopo il voto, che ottenne la medaglia d'oro al Salon di Parigi del 1891. Da lì Canonica espone a Parigi, Venezia, Londra, Berlino, Roma, Bruxelles e San Pietroburgo, e diventa il ritrattista di fiducia di una parte dell'aristocrazia europea. Nel 1908 esegue la grande statua del Tirreno per il Vittoriano. Poi vengono le commesse che gli cambiano la scala del lavoro: la corte degli zar, con i ritratti di Nicola II e della zarina Alexandra Feodorovna e due monumenti colossali; la Turchia repubblicana, con il Monumento alla Repubblica inaugurato a Istanbul nel 1928 e il monumento a Kemal Atatürk a Smirne nel 1932; l'Iraq, con la statua equestre di re Faysal. Nel 1910 ottiene la cattedra di scultura all'Accademia di Venezia, che nel 1922 trasferisce a Roma. Un'opinione, la mia: Canonica è uno scultore che oggi si liquida troppo in fretta come accademico. Nei monumenti funerari, La Raffica e L'Orfanella soprattutto, c'è una capacità di trattare il dolore senza retorica che vale più di mezza scultura simbolista italiana.
Il musicista
Canonica compose musica per tutta la vita, e non da dilettante della domenica. Firmò tre opere liriche: La sposa di Corinto nel 1918, Miranda nel 1929, Medea nel 1953. I titoli dicono da soli il repertorio a cui attingeva, dalla ballata di Goethe alla Miranda shakespeariana fino alla Medea del teatro classico. Nella casa la musica non è un ricordo, è un ambiente: la Sala della musica conserva il pianoforte a coda Erard sul quale componeva, con il copione della Medea appoggiato sul leggio.
Le cariche e il riconoscimento pubblico
Fu membro dell'Accademia di San Luca e di numerose accademie italiane e straniere. Nel 1929 venne nominato Accademico d'Italia, e nella Sala del Camino è esposta la sua divisa di Accademico. Nel 1950 fu nominato senatore a vita della Repubblica Italiana, carica che tenne fino alla morte, nove anni dopo. Nella stessa sala si conserva anche l'uniforme dello zar Alessandro II, databile fra il 1870 e il 1881, e il camice da scultore che indossava negli ultimi anni: tre indumenti che riassumono tre vite parallele.
La visita al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, sala per sala
Le sale espositive sono sette, ricavate al piano terra nelle ex stalle. Contengono marmi, bronzi, modelli originali, un gran numero di bozzetti, studi e repliche: la collezione documenta il processo creativo di uno scultore, non soltanto i suoi risultati. È questo che la rende utile anche a chi non ama la scultura ottocentesca. Si vede come si passa dall'argilla al gesso, dal gesso al marmo, dal modellino alla statua equestre alta sei metri.
Sala I del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese: i marmi e i ritratti
La prima sala mette in fila alcuni fra i marmi più belli dell'artista, in prevalenza ritratti, il genere in cui Canonica eccelleva. Sono soprattutto figure femminili, spesso di rango nobiliare, trattate con una levigatezza che sfiora il compiacimento e insieme con un'indagine psicologica che salva tutto. Ci sono Donna Franca Florio del 1904, la principessa Emily Doria Pamphilj del 1920, Elena d'Orléans duchessa d'Aosta del 1902, Le comunicande intorno al 1920, Rimembranze del 1916 circa, Dopo il voto del 1893. Due opere allegoriche, Sogno di primavera e Stella del mattino, mostrano il lato liberty dello scultore: qui la ricerca espressiva si allea con notazioni naturalistiche che nel resto della sua produzione compaiono di rado. Guardate Donna Franca Florio con calma. È il ritratto della donna più fotografata d'Italia in quegli anni, e Canonica riesce a farne una persona invece che un'icona.
Sala II: gli zar e i monumenti perduti
La seconda sala è il capitolo russo, ed è anche la più malinconica. L'affermazione di Canonica come ritrattista e come autore di opere monumentali si consolidò alla corte degli zar, dove eseguì numerosi ritratti per Nicola II e per la zarina Alexandra Feodorovna. Qui trovate Nicola II fra il 1906 e il 1910, Alexandra Feodorovna intorno al 1910, lo zarevic Alessio del 1910, Alessandro II del 1913, la granduchessa Victoria Melita Kirillo di Russia con la figlia del 1908. Lo zar commissionò a Canonica due grandi monumenti, quello al granduca Nicola Nicolajevich del 1912 e quello allo zar Alessandro II fra il 1912 e il 1914: entrambi furono distrutti durante la Rivoluzione, e quello che resta di due imprese colossali sono i modelli allineati in questa sala. Ci sono poi tre opere funerarie che considero le più intense dell'artista: il monumento a Laura Vigo del 1907-1908, La Raffica realizzata nel 1924 per la signora Giulia Lusardi, e L'Orfanella in memoriam del 1886. La Raffica, con il panneggio piegato dal vento addosso alla figura, è il pezzo per cui vale la pena entrare anche solo mezz'ora.
Sala III del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese: le grandi imprese
È una delle sale più ampie del museo, e ospita le opere celebrative, funerarie e allegoriche di maggiori dimensioni. C'è il basamento del monumento a Kemal Atatürk inaugurato a Smirne nel 1932, intitolato La presa di Smirne; c'è il Gruppo della battaglia di Sakarya, parte del Monumento alla Repubblica Turca del 1928; ci sono i modelli delle statue equestri di Simón Bolívar, del 1954, e di re Faysal I d'Iraq, del 1932. Su quest'ultima si concentra una storia che merita: l'originale iracheno fu distrutto durante la rivoluzione del 1958, e il modello conservato qui è l'unica testimonianza rimasta dell'opera. Completano la sala la cappella funeraria della famiglia Marsaglia del 1904-1907, le porte della chiesa dell'Abbazia di Montecassino del 1951, il Gruppo dell'Artiglieria di campagna del 1930, il monumento funerario a José Figueroa Alcorta del 1935, La Rivista di Santo Stefano del 1912 e le opere allegoriche Lo Scavatore del 1910, La veglia dell'anima del 1901 e le Quattro stagioni del 1914. Un'osservazione da guida: in questa sala si capisce che il Novecento delle dittature e delle repubbliche nuove aveva bisogno di scultori italiani, e li pagava bene.
Sala IV: la piccola sala di passaggio
La quarta è una piccola sala di transito, e chi corre la attraversa senza guardare. Sbaglia. Ci sono i busti di Michele di Romania e di sua madre Elena, regina di Romania, entrambi del 1943, e quello di Emanuele Filiberto duca d'Aosta eseguito fra il 1934 e il 1936. Il ritratto del giovane re di Romania porta una data che dice molto: 1943, l'anno in cui l'Europa stava cambiando padrone, e uno scultore italiano ritraeva ancora una dinastia che di lì a pochi anni sarebbe stata cancellata.
Sala V: i gessi, i bozzetti, il mestiere
La quinta sala funziona da deposito visibile ed è la mia preferita per chi vuole capire come nasce una scultura. Contiene in prevalenza modelli e bozzetti, busti in gesso e studi anatomici. Fra i pezzi segnalati ci sono il bassorilievo in gesso per il monumento ad Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini e il bozzetto della statua della Madonna Immacolata eseguita per la città di Cosenza e replicata per l'Abbazia di Casamari. I gessi hanno quella superficie opaca e polverosa che il marmo cancella: sono la scultura al momento in cui è ancora una decisione, non un risultato.
Sala VI: il Canonica sacro
La sesta sala è occupata in gran parte da opere di soggetto sacro. Lungo le pareti corrono i rilievi per la Via Crucis del 1958, l'ultima grande impresa dell'artista, e le sculture con Cristo alla colonna, San Pietro fra il 1936 e il 1940, San Paolo di Tarso dopo il 1940 e un Cristo crocifisso che è il modello per l'opera in bronzo eseguita per il Palazzo delle Congregazioni Orientali a Roma. C'è anche il Cristo flagellato in marmo, replicato nel 1920 da un originale del 1898, che faceva parte del monumento funerario della famiglia Falletti. Completano la sala il monumento a San Giovanni Bosco del 1934, il Corteo funebre del 1924 e una Madonna con il Bambino del 1918. Sul sacro Canonica è meno originale che sul ritratto, e lo dico senza giri di parole: il debito verso il naturalismo devoto piemontese è pesante. Ma la Via Crucis del 1958, fatta da un uomo di ottantanove anni, ha una secchezza che nelle opere giovanili non c'era.
Sala VII del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese: la galleria dei volti
La settima è la sala della ritrattistica per eccellenza. Funziona anche da corridoio, perché collega il percorso museale all'appartamento privato, e questo doppio ruolo le dà un ritmo particolare: i busti sono allineati su mensole lungo le pareti, in gesso, in gesso patinato a bronzo e in terracotta, mentre al centro corre una spina di opere allegoriche in marmo. Le tre allegorie sono L'Abisso del 1909, un Torso di donna e Pudore. I ritratti mettono in fila mezzo secolo abbondante di storia europea: Kemal Atatürk del 1927, Guglielmo Marconi del 1938, Luigi Einaudi del 1948, Tommaso Vallauri del 1907-1908, la principessa Violette Murat del 1906, la principessa Olga di Grecia e la principessa Elisabetta di Grecia entrambe del 1910, Beatrice del 1910 e un Bambino sordomuto del 1905. Aristocratici, politici, letterati e scienziati italiani, europei, egiziani e turchi. Il Bambino sordomuto è l'opera che consiglio di guardare più a lungo: è l'unico soggetto della sala che non aveva un titolo, un trono o un laboratorio, e Canonica lo tratta con la stessa serietà con cui tratta un re.

L'appartamento privato del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Qui il museo cambia natura. Le stanze furono restaurate e arredate interamente da Canonica secondo il gusto piemontese del Settecento, con una concezione degli spazi di rappresentanza pensata per esaltare la propria immagine pubblica. Non è una casa privata nel senso intimo del termine: è la casa che uno scultore di corte costruisce per ricevere i committenti. Capire questo cambia completamente il modo in cui si guardano i mobili.
La Sala del Camino
Prende il nome da un camino monumentale in pietra lavica realizzato nel 1581 e proveniente da Vetralla, dove Canonica aveva uno studio per le fusioni in bronzo. È il salone da ricevimento, arredato con mobili d'epoca di pregio del Cinquecento e del Seicento. Ci sono sculture in marmo e in bronzo, fra cui Ruth del 1903 e Ninfe fuggenti del 1905, e due bozzetti ad acquerello per il frontespizio dello spartito e per le scenografie della Sposa di Corinto del 1918 e della Medea del 1953. Alle pareti un autoritratto del 1956 e un ritratto di Canonica dipinto da Guido Fulignot fra il 1940 e il 1951. In vetrina, come dicevo, l'uniforme dello zar Alessandro II, la divisa di Accademico d'Italia del 1929 e il camice da scultore degli ultimi anni.
Il corridoio del piano terra e la Biblioteca Canonica
Il corridoio collega la Sala del Camino allo studio e allinea tredici dipinti autografi dell'artista: paesaggi campestri viterbesi, una marina di Forte dei Marmi, vedute varie. Sono composizioni semplici, ispirate al vero ed eseguite con parsimonia di mezzi pittorici, e vanno prese per quello che sono, il passatempo colto di uno scultore. Due titoli meritano attenzione, Suor Luigina alla Fortezzuola e Il Po dal mio studio di Torino: il primo perché ritrae la casa in cui vi trovate, il secondo perché racconta la nostalgia di un piemontese che a Roma ha fatto fortuna. Nella prima stanza a sinistra è ospitata la Biblioteca Canonica, con il fondo librario lasciato dall'artista.
Lo studio dello scultore
Lo studio conserva l'assetto che aveva quando l'artista lavorava, ed è la stanza che rende questo museo diverso da qualunque galleria. Il soffitto è l'unico elemento che Canonica non fece restaurare a proprie spese: ha cassettoni lignei dipinti fra il 1833 e il 1839, con gli emblemi della famiglia Borghese, l'aquila e il drago, la stella a otto punte degli Aldobrandini e gli stemmi La Rochefoucauld. Alzate gli occhi: state guardando l'araldica dei proprietari settecenteschi sopra il tavolo di lavoro di uno scultore del Novecento. Al centro c'è il tavolinetto con gli attrezzi ancora sporchi di gesso e i resti di creta del modellino del San Giovanni Bosco, che fu l'ultima opera dell'artista. Su un cavalletto da scultore con base rotabile è esposto il bozzetto in gesso della stele per il Monumento a Giovanni Paisiello del 1938. Intorno, bozzetti preparatori di opere poi tradotte in marmo o in bronzo e studi di sculture mai realizzate. Alle pareti ritratti, autoritratti e paesaggi dipinti da Canonica nelle ore d'ozio, insieme a uno Studio di mani e di piedi di Enrico Gamba del 1854, alle Lavandaie di Torino di Demetrio Cosola del 1891, ai ritratti di Olga del 1952 e di Maria dopo il 1953, a un autoritratto del 1952, e a tre sculture, Miss Garret del 1906, Tina del 1897 e la granduchessa Maria Pavlovna di Russia fra il 1905 e il 1909.
La scala e l'armatura da samurai
Ai lati della scala che porta al primo piano sono collocate alcune opere di Canonica, fra cui il bozzetto per il Monumento a Costantino Perazzi, presidente del Consiglio Provinciale di Novara, del 1901, il ritratto di Winifred Anna Dallas duchessa di Portland del 1903-1904, Contrasti intorno al 1920 e Papiniano del 1898-1899. Sul secondo pianerottolo si incontra la cosa più inattesa dell'intera casa: un'imponente armatura giapponese da samurai del Seicento, opera di Myochin Shikubu No Munesuke, databile fra il 1644 e il 1648. Non c'entra niente con la scultura piemontese, e proprio per questo racconta il gusto collezionistico di un uomo che comprava alle aste ciò che lo colpiva.
Il corridoio del primo piano
Sul corridoio superiore domina una consolle rococò settecentesca con specchiera rettangolare intagliata e laccata in oro, di manifattura piemontese, con al centro un medaglione che raffigura Vittorio Emanuele I di Savoia: Canonica la comprò, insieme ad altre decorazioni, a un'asta del Palazzo Reale di Torino. C'è anche un settimino in ebano intarsiato con bronzi dorati cesellati, stile Napoleone III, manifattura francese della seconda metà dell'Ottocento. Alle pareti si susseguono dipinti e disegni: un Ritratto virile di scuola francese del Seicento, il Fanciullo alla fonte di Antonio Fontanesi intorno al 1880, un Paesaggio di Jan Dirk Both, il disegno di Enrico Gamba con Amedeo d'Aosta che soccorre i danneggiati di Carmagnola intorno al 1868, uno Studio di nudo di Charles Nicolas Cochin della metà del Settecento, un Ritratto di dama attribuito a Enrico Cadolini del 1857, il Paesaggio sul Po di Giovanni Piumati fra il 1889 e il 1895, La villa di Vetralla di Antonio Privitera dopo il 1928 e il Riposo del cacciatore di Giovan Battista Quadrone del 1894.
La camera da letto
È una stanza piccola, a sinistra del corridoio, arredata con rigore. Il letto è in stile barocco, con colonnine a tortiglione e quattro pomi in bronzo; completano l'arredo una libreria-armadio, una poltroncina en cabriolet e un'angoliera, tutte di manifattura piemontese intorno al 1750. Sulla parete di fondo una Deposizione di Cristo di maestro anonimo, ancora oggetto di studi per la definizione cronologica e per l'attribuzione. Ai lati del letto le fotografie di famiglia, un disegno di Enrico Gamba del 1851 con la Madonna col Bambino, San Giovannino e i daini, il medagliere con le onorificenze conferite allo scultore e, incorniciate, le fotografie di Nicola II e della zarina Alexandra Feodorovna del 1910. Un uomo che si addormentava avendo di fronte lo zar e la zarina: il dettaglio dice più di dieci pagine di biografia.
La sala da pranzo
Al centro un massiccio tavolo bolognese in noce del Seicento, sul quale è collocato il ritratto della baronessa Niemptsch del 1903. Sulla parete di fondo una credenza con piattaia che espone sedici piatti in peltro di manifattura piemontese del Settecento e un piatto persiano in rame decorato ad arabesco con smalto turchese. La credenza di sinistra è di manifattura veneta dei primi del Seicento e porta due grandi piatti savonesi in maiolica dipinta in bianco e azzurro di fine Seicento, cui si aggiunge una coppia di piatti savonesi con soggetto mitologico databili fra il 1680 e il 1709. Alle pareti due ritratti di bambino, uno in bianco e uno in nero, dipinti da Vittorio Cavalleri nel 1895, e due arazzi: una Scena di soccorso a un cavaliere ferito di scuola francese del Quattrocento e un Paesaggio di manifattura fiamminga della metà del Settecento.
L'antisalone
Una piccola anticamera dalla quale si intravede la Sala della musica, che è l'ambiente più prezioso dell'appartamento. Qui sono un dipinto di Vittorio Cavalleri del 1897 intitolato Donizetti scrive la sua ultima opera, due sovrapporte dipinte alla maniera di Anna Caterina Gili del 1750, una delle quali con un edificio classico in rovina, e una Battaglia di autore ignoto fra il 1650 e il 1690. Il mobilio comprende un cassettone veneto seicentesco sfaccettato e intarsiato in avorio e un tavolo consolle con specchiera. Alle pareti le fotografie incorniciate dei personaggi ritratti dall'artista: la granduchessa Kirillo di Russia, la baronessa Toinon von Essen, il generale Scalon, Isabella d'Orléans, la regina Maria di Romania e la zarina Alexandra Feodorovna nel 1910.
La Sala della musica
L'ambiente più bello della casa, e non è una questione di arredi. La sala è arredata con sedie, poltroncine, divani e un'angoliera di manifattura piemontese del 1750, e sulla parete di fondo ha due porte con sovrapporte dipinte della metà del Settecento. Al centro il pianoforte a coda Erard sul quale Canonica componeva le sue musiche, con il copione della Medea appoggiato sul leggio. Intorno una raccolta considerevole di dipinti dei più rappresentativi artisti piemontesi della seconda metà dell'Ottocento, in particolare i paesaggisti dell'Accademia Albertina: Antonio Fontanesi, Giovanni Piumati, Carlo Pollonera, Lorenzo Delleani. C'è anche pittura di genere verista di Alberto Pasini e un bel pannello di polittico con Santa Giustina, tavola attribuita al pittore piemontese Defendente Ferrari. Quest'ultima attribuzione va presa per quello che è, un'attribuzione, ma se regge siamo davanti a un tardogotico piemontese di primissimo ordine dentro una casa del Novecento.
Il Deposito delle Sculture di Villa Borghese
Questa è la parte del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese che quasi nessuno conosce, e vale da sola il biglietto. Il deposito raccoglie circa ottanta opere provenienti in gran parte dalla Collezione Borghese, originariamente collocate a decoro del parco. Fra il 1986 e il 1999 furono rimosse dalle loro sedi originarie per motivi di sicurezza e sostituite da copie. Ricoverate dapprima in un deposito interno, furono poi trasferite nel giardino inferiore del museo a causa di problemi strutturali; nel 2010, grazie a un recupero architettonico, gran parte delle opere è tornata in uno spazio adatto alla conservazione. Oggi il deposito ha due anime: un'area aperta, il giardino inferiore del museo, con le sculture di grandi dimensioni o di minor pregio, e un'area chiusa, una galleria allestita in modo razionale sotto arcate metalliche di sostruzione della volta. L'allestimento produce un effetto di scoperta continua, perché si è obbligati ad avanzare fino in fondo alla galleria per esaminare una per una le opere e a rifare lo stesso percorso in senso inverso verso l'uscita. Detto in modo brutale: le statue che vedete lungo i viali di Villa Borghese sono copie, e gli originali sono qui sotto.
Una curiosità su Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Il museo più raffinato di Villa Borghese è nato in un allevamento di struzzi. Non è una battuta: nei documenti del Seicento questo edificio compare con il nome di Gallinaro, e serviva ad allevare struzzi, pavoni e anatre destinati a rifornire le battute di caccia della famiglia Borghese. La villa, che i Borghese possedevano dal 1580, era anche un'azienda: aveva vivai, uccelliere, animali esotici, una gestione agricola e un personale numeroso, perché la caccia di rappresentanza richiedeva selvaggina disponibile a comando. Lo struzzo, in particolare, era un animale da esibizione prima ancora che da preda, e la sua presenza qui dice quanto la corte del cardinale Scipione tenesse alla meraviglia.
La trasformazione arriva alla fine del Settecento, con i lavori attribuiti ad Antonio Asprucci che diedero all'edificio la sagoma merlata da fortino in miniatura, da cui il nome Fortezzuola. Nel 1793 Felice Giani, uno dei grandi decoratori del neoclassicismo italiano, aggiunse otto teste di cariatidi sopra le porte e le finestre della facciata. Sono ancora al loro posto, e la maggior parte dei visitatori le fotografa senza sapere di chi siano. C'è quindi una sequenza che conviene tenere a mente attraversando il portone: struzzi nel Seicento, cariatidi neoclassiche nel 1793, uffici comunali fino all'incendio del 1919, casa e studio di uno scultore di corte dal 1926, museo civico dal 1959. Cinque destini diversi in un edificio che, visto da fuori, sembra soltanto una casetta merlata in mezzo al verde. Se cercate un aneddoto da raccontare a tavola, questo funziona meglio di qualunque elenco di capolavori: a Roma i musei nascono anche dai pollai dei cardinali.
Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Le statue che ammirate passeggiando per i viali di Villa Borghese, quelle che fanno da fondale alle fotografie dei matrimoni e dei turisti, in gran parte non sono le originali. Sono copie. Gli originali, circa ottanta pezzi provenienti in gran parte dalla Collezione Borghese, furono rimossi fra il 1986 e il 1999 per ragioni di sicurezza e conservazione, e oggi si trovano nel Deposito delle Sculture di Villa Borghese, che fa parte di questo museo e si visita con lo stesso biglietto.
La vicenda del deposito è a suo modo istruttiva sulle difficoltà del patrimonio all'aperto. Le opere furono inizialmente ricoverate in un deposito interno, poi trasferite nel giardino inferiore del museo a causa di problemi strutturali, e infine, nel 2010, ricollocate in gran parte in uno spazio adeguato grazie a un intervento di recupero architettonico. Oggi la parte chiusa è una galleria stretta e lunga, sistemata sotto arcate metalliche che sostruiscono la volta, con le sculture disposte in modo da obbligare il visitatore ad arrivare fino in fondo e a rifare il percorso al contrario. È un allestimento che produce un effetto di scoperta continua, e che ha il pregio raro di non nascondere la propria natura di magazzino ragionato. La parte aperta, nel giardino inferiore, accoglie i pezzi di maggiori dimensioni o di minor pregio.
Perché quasi nessuno lo sa? Perché il deposito non compare nei circuiti turistici e perché il museo, per dimensione e per posizione, viene percepito come una tappa minore. È un errore di prospettiva. Il Deposito delle Sculture è uno dei pochi luoghi di Roma dove si può vedere, tutta insieme e da vicino, la statuaria decorativa che per due secoli ha definito l'aspetto di un giardino nobiliare. Chiedete al personale di sala: l'accesso è previsto e la visita è compresa.
Il consiglio che ti do per visitare Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Andateci il sabato o la domenica pomeriggio fra la fine di marzo e la fine di ottobre, quando l'orario si allunga fino alle 19.00. Negli altri giorni si chiude alle 16.00, e con l'ora solare l'ultimo ingresso è alle 15.15: chi arriva dopo pranzo in inverno rischia di trovarsi con quaranta minuti scarsi, che per questa casa sono pochi. Il tempo giusto è un'ora e mezza, due ore se avete l'abitudine di guardare i mobili oltre alle sculture.
Secondo consiglio, sull'ordine della visita. Il percorso normale porta prima nelle sette sale espositive e poi su, nell'appartamento. Se avete poco tempo, invertite: cominciate dall'appartamento privato e in particolare dallo studio e dalla Sala della musica, perché sono gli ambienti che restano in testa. Le sale delle sculture si leggono anche in modo rapido, l'appartamento no.
Terzo, il biglietto. Se siete residenti a Roma o nella Città Metropolitana, dal febbraio 2026 entrate gratis mostrando la carta d'identità: portatela, perché senza documento la gratuità non si applica. Se non lo siete e contate di vedere altri musei civici, la MIC card a cinque euro si ripaga in mezza giornata. Se invece questa è la vostra unica giornata a Villa Borghese, prendete il cumulativo con il Museo Carlo Bilotti: undici euro per due musei che si visitano nello stesso pomeriggio con dieci minuti di camminata in mezzo.
Ultimo, l'opinione netta. Non venite qui subito dopo la Galleria Borghese. È l'errore più comune e il più penalizzante: dopo Bernini e Caravaggio, la scultura di Canonica sembra fredda a chiunque. Mettete in mezzo un pranzo, o meglio ancora spostate la visita a un altro giorno. Questo museo dà il meglio quando lo si affronta senza confronti addosso.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Pietro Canonica fosse anche musicista è scritto in ogni scheda, ripetuto in ogni pannello e citato in ogni guida. Eppure quasi nessuno si sofferma su che cosa significhi davvero, e la Sala della musica viene attraversata come una stanza di arredi.
Canonica non fu un dilettante che suonava per gli ospiti. Compose tre opere liriche complete: La sposa di Corinto nel 1918, Miranda nel 1929, Medea nel 1953. Erano gli anni in cui era professore di scultura, prima all'Accademia di Venezia dal 1910 e poi a Roma dal 1922, e in cui riceveva commesse monumentali da governi stranieri. Scrivere tre opere in quelle condizioni non è un passatempo, è una seconda carriera portata avanti in parallelo. La Medea è del 1953: a ottantaquattro anni, con la Via Crucis ancora da modellare, si metteva a comporre un'opera lirica su uno dei soggetti più frequentati del teatro classico.
Nella casa questa doppia vita ha lasciato tracce concrete che si possono toccare con lo sguardo. Nella Sala del Camino sono esposti due bozzetti ad acquerello che Canonica dipinse per il frontespizio dello spartito e per le scenografie della Sposa di Corinto e della Medea: lo scultore che disegna le proprie scene teatrali. Nella Sala della musica c'è il pianoforte a coda Erard sul quale componeva, con il copione della Medea sul leggio. La marca conta: gli Erard erano gli strumenti dei salotti e dei conservatori, non un mobile decorativo.
Ecco perché insisto su questo punto. La casa d'artista si capisce solo tenendo insieme le due attività: le sculture di corte pagavano, la musica dava senso alle serate, e i committenti che salivano queste scale si trovavano davanti un uomo che li ritraeva la mattina e la sera suonava per loro. È una figura ottocentesca fino in fondo, e la Fortezzuola è la scenografia che si era costruito per interpretarla.

La foto giusta da fare a Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
La fotografia che porta a casa questo posto non è dentro il museo: è davanti al portone. Sul piazzale antistante la facciata sono collocati due bronzi di Canonica che compongono il Monumento all'Alpino e all'umile eroe: un mulo e, accanto, una sentinella alpina. Il mulo, secondo il censimento dei monumenti della memoria, fu donato nel 1940 e ritrae Scudela, un mulo decorato che servì con le truppe alpine nella Grande Guerra; la figura dell'alpino fu aggiunta nel 1957. Sulla base corre il grido di guerra della brigata Aosta, con le date 1915-1918.
L'inquadratura che funziona è dal basso, accovacciandosi a un paio di metri dal mulo, con l'animale in primo piano e la facciata merlata della Fortezzuola sfocata alle spalle. Il bronzo scuro contro la pietra chiara e il verde del parco regge bene anche con il cellulare. L'ora giusta è il tardo pomeriggio, quando il sole radente arriva da ovest fra gli alberi e stacca il profilo del muso: a mezzogiorno la luce piatta appiattisce tutto.
La seconda fotografia da fare, se vi interessa l'architettura, è la facciata frontale con le otto teste di cariatidi di Felice Giani sopra le porte e le finestre. Anche qui serve luce laterale, altrimenti i rilievi spariscono. Consiglio di allontanarsi di una ventina di metri e usare un teleobiettivo o lo zoom, in modo da comprimere il fronte e allineare le teste in fila.
Dentro, la stanza fotograficamente più generosa è la Sala della musica, con il pianoforte Erard e i paesaggi piemontesi alle pareti; la seconda è lo studio, con il tavolinetto degli attrezzi sporchi di gesso. Attenzione però: le riprese non amatoriali e l'uso professionale delle immagini richiedono l'autorizzazione, che il museo disciplina con una procedura dedicata pubblicata sul sito ufficiale. Per una fotografia personale senza flash e senza cavalletto, di norma non ci sono problemi, ma la regola definitiva è quella che vi dà il personale di sala all'ingresso.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la nascita stessa del parco. Nel 1606 il cardinale Scipione Caffarelli Borghese affida a Flaminio Ponzio e a Giovanni Vasanzio il cantiere della villa, con il giardiniere Domenico Savini da Montepulciano e la collaborazione di artisti fra cui Pietro e Gian Lorenzo Bernini; entro il 1633 il complesso è quasi finito, e il Gallinaro con i suoi struzzi ne è parte funzionale.
Il secondo è il 1793, quando Felice Giani colloca le otto teste di cariatidi sulla facciata, dentro la campagna di trasformazione settecentesca attribuita ad Antonio Asprucci che dà all'edificio il nome di Fortezzuola.
Il terzo è il passaggio al pubblico: nel 1901 lo Stato italiano acquista l'intero complesso della villa e nel 1903 lo cede al Comune di Roma, che lo apre ai cittadini. Da proprietà di una famiglia principesca a parco di tutti in due anni.
Il quarto è l'incendio del 1919. L'edificio, allora adibito a uffici amministrativi, brucia e viene abbandonato. È il momento più basso della sua storia, e senza quell'incendio probabilmente non ci sarebbe il museo: fu proprio lo stato di rovina a rendere possibile la cessione a un privato.
Il quinto è la concessione a Pietro Canonica, collocata fra il 1926 e il 1927. Lo scultore aveva rifiutato una sistemazione alternativa perché inadeguata alle sue esigenze di lavoro, e scelse la Fortezzuola in rovina, provvedendo a proprie spese alla sistemazione del fabbricato e alla trasformazione delle stalle in spazi espositivi.
Il sesto e il settimo sono due date che riguardano opere nate qui e distrutte altrove. I due grandi monumenti russi, quello al granduca Nicola Nicolajevich del 1912 e quello allo zar Alessandro II del 1912-1914, furono abbattuti durante la Rivoluzione russa; la statua equestre di re Faysal I d'Iraq, del 1932, fu distrutta durante la rivoluzione irachena del 1958, e il modello conservato in Sala III ne è l'unica testimonianza superstite. Nel 1932, invece, veniva inaugurato a Smirne il monumento a Kemal Atatürk, e nel 1928 a Istanbul il Monumento alla Repubblica Turca.
L'ottavo è il 1940, quando il bronzo del mulo Scudela viene donato e collocato davanti alla Fortezzuola; nel 1957 gli viene affiancata la figura dell'alpino di sentinella.
Il nono è l'8 giugno 1959: Canonica muore a Roma a novant'anni, e le opere rimaste nello studio diventano il primo nucleo del museo civico. Il decimo è il 1987, quando alla morte della moglie anche gli arredi dell'appartamento privato vengono donati al Comune di Roma, completando la casa d'artista come la vedete oggi. L'undicesimo è recente e riguarda il parco: fra il 1986 e il 1999 le sculture della Collezione Borghese vengono rimosse dai viali e sostituite da copie, e nel 2010 un recupero architettonico restituisce loro uno spazio conservativo adeguato nel Deposito delle Sculture.
Chi è passato da Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Se si guarda ai proprietari, il primo nome è quello del cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote di Paolo V e collezionista di rapacità leggendaria, che fra il 1606 e il 1633 costruisce la villa e la usa come macchina di prestigio. Dopo di lui il principe Marcantonio IV Borghese, che dal 1766 trasforma parco ed edifici, e Camillo Borghese, il marito di Paolina Bonaparte, che nell'Ottocento amplia la proprietà verso Porta del Popolo e Porta Pinciana affidandosi a Luigi Canina.
Se invece si guarda a chi è passato davanti alla creta di Canonica, l'elenco diventa un pezzo di storia europea. Alla corte degli zar lo scultore ritrasse Nicola II fra il 1906 e il 1910, la zarina Alexandra Feodorovna intorno al 1910, lo zarevic Alessio nel 1910, la granduchessa Victoria Melita Kirillo con la figlia nel 1908 e la granduchessa Maria Pavlovna fra il 1905 e il 1909. Ritrasse Elena d'Orléans duchessa d'Aosta nel 1902, la principessa Emily Doria Pamphilj nel 1920, Donna Franca Florio nel 1904, la duchessa di Portland nel 1903-1904, la principessa Violette Murat nel 1906, le principesse Olga ed Elisabetta di Grecia nel 1910, la baronessa Niemptsch nel 1903.
Alcune di queste sedute avvennero prima che Canonica si trasferisse qui. Ma diversi ritratti portano date successive al suo insediamento alla Fortezzuola, e sono quelli che rendono concreto il passaggio di persone in queste stanze: Kemal Atatürk nel 1927, Emanuele Filiberto duca d'Aosta fra il 1934 e il 1936, Guglielmo Marconi nel 1938, Michele di Romania e la madre Elena regina di Romania nel 1943, Luigi Einaudi nel 1948. Il presidente della Repubblica e l'inventore della radio nello stesso studio in cui oggi si trova un tavolinetto con gli attrezzi ancora sporchi di gesso.
C'è poi una presenza minore e più commovente, che consiglio di cercare: Suor Luigina, ritratta in un dipinto di Canonica intitolato proprio Suor Luigina alla Fortezzuola, appeso nel corridoio del piano terra. Le case dei grandi si raccontano anche attraverso chi ci lavorava.
Il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese con i bambini
Funziona, a patto di sapere che cosa mostrare. Le sette sale espositive con i marmi ottocenteschi interessano poco sotto i dieci anni, mentre tre cose fanno centro quasi sempre: l'armatura da samurai sul pianerottolo della scala, i cavalli e i gruppi equestri della Sala III, e il mulo di bronzo davanti all'ingresso, che si può girare intorno e toccare. Se vi capita di avere con voi un bambino che disegna, la Sala V con i gessi e gli studi anatomici è un piccolo laboratorio gratuito: si vede la mano staccata dal braccio, il piede da solo, il busto senza testa.
Il museo organizza attività didattiche per le scuole e per il pubblico generico, comprese visite tattili e sensoriali con operatori specializzati e visite dedicate al Deposito delle Sculture. Il calendario cambia di stagione: si consultano il sito ufficiale e il numero 060608. Consiglio pratico: abbinate la visita a un'ora nel parco. Il Bioparco è a pochi minuti, e la Casa del Cinema propone spesso programmi per famiglie.
Accessibilità del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
La sede è un edificio seicentesco dentro un parco storico, quindi qualche barriera architettonica è inevitabile e il museo lo dichiara apertamente. Detto questo, l'impegno c'è ed è concreto. Il piano terra è accessibile grazie a servoscala e rampe, e comprende le sale espositive e una parte dell'appartamento privato; esiste un servizio igienico accessibile, abbastanza ampio, al piano terra; una sedia a rotelle è disponibile su richiesta per chi ha difficoltà di deambulazione. Anche il Deposito delle Sculture è raggiungibile: vi si accede dall'esterno percorrendo un vialetto in ghiaia in pendenza, seguito da una rampa che porta allo spazio espositivo.
Per l'arrivo, chi ha il contrassegno può avvicinarsi in auto passando per Piazzale delle Canestre e Viale Pietro Canonica; per chi si muove in sedia a rotelle sono indicati tre percorsi, fra cui un accesso in piano da Via Pinciana, che è il più comodo. Per i visitatori con disabilità visiva il museo ha realizzato una pubblicazione in braille dedicata all'edificio storico e propone visite tattili e sensoriali con operatori specializzati, su richiesta. Per il pubblico sordo esistono due video in Lingua dei Segni Italiana che descrivono il museo e il Deposito delle Sculture, disponibili in sede e online. Ultima nota: il personale di sala assiste l'accesso, quindi conviene segnalare le proprie esigenze in biglietteria appena si entra.
Quanto dura la visita al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Un'ora se andate spediti, un'ora e mezza per una visita normale, due ore se leggete le didascalie dei mobili e vi fermate al Deposito delle Sculture. È un museo di dimensioni umane, e questa è la sua qualità principale: si esce senza quella stanchezza da museo che a Roma colpisce chiunque abbia provato a fare i Musei Capitolini e i Fori nello stesso giorno. Se avete un pomeriggio e volete costruirci una giornata sensata, il percorso che propongo ai gruppi è questo: Museo Pietro Canonica, camminata fino all'Aranciera per il Museo Carlo Bilotti con il biglietto cumulativo, e chiusura sulla terrazza del Pincio al tramonto, con affaccio su Piazza del Popolo. Tre ore e mezza in tutto, zero mezzi pubblici.
Cosa c'è intorno al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Nel raggio di dieci minuti a piedi trovate Piazza di Siena, l'ovale sterrato dove si corre il concorso ippico internazionale, la Casa del Cinema al Largo Marcello Mastroianni, il teatro elisabettiano intitolato a Gigi Proietti, il giardino zoologico e l'Aranciera che ospita il Museo Carlo Bilotti. Poco più in là, sul confine settentrionale della villa, il Museo Etrusco di Villa Giulia e, salendo verso il Pincio, l'accademia francese di Villa Medici. La Galleria Borghese è dall'altra parte del parco, a circa dieci minuti: ricordate che lì servono prenotazione obbligatoria e fascia oraria, e che la MIC card non vale. Per un contrasto radicale di epoca e di registro, il museo civico più sorprendente della città resta la Centrale Montemartini, dove le statue antiche convivono con i motori diesel.
Quando andare al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese e quando evitarlo
Il momento migliore è un pomeriggio infrasettimanale di maggio o di ottobre, quando il parco è pieno ma il museo no. Il sabato e la domenica pomeriggio in estate l'orario lungo fino alle 19.00 è un vantaggio, ma coincide con l'affollamento della villa: se cercate silenzio, entrate appena aperto alle 10.00. Da evitare: il lunedì, perché è chiuso; le giornate di grandi eventi a Piazza di Siena, quando la zona è transennata e i percorsi pedonali cambiano; e le prime ore del pomeriggio nei giorni di ingresso gratuito diffuso, quando anche i musei piccoli si riempiono. In inverno, per via dell'ultimo ingresso alle 15.15, la visita va programmata la mattina.
Domande veloci su Museo Pietro Canonica a Villa Borghese
Quanto costa il biglietto del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese?
Sette euro e cinquanta l'intero, sei euro il ridotto, con un euro di diritto di prevendita per l'acquisto online. Il cumulativo con il Museo Carlo Bilotti costa undici euro l'intero e sette euro e cinquanta il ridotto.
Si entra gratis al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese?
Sì per i possessori di MIC card e, da febbraio 2026, per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana che esibiscono la carta d'identità in cassa. Restano valide le altre gratuità previste dalla tariffazione vigente dei musei civici.
La MIC card vale per il Museo Pietro Canonica?
Sì. Il museo fa parte del Sistema Musei di Roma Capitale, e la MIC card, che costa cinque euro e dura dodici mesi, dà accesso gratuito a tutti i musei civici del sistema.
La MIC card vale anche per la Galleria Borghese?
No. La Galleria Borghese è un museo statale e non fa parte del Sistema Musei di Roma Capitale: ha biglietteria propria, prenotazione obbligatoria e ingressi a fascia oraria.
Quali sono gli orari del Museo Pietro Canonica a Villa Borghese?
Con l'ora legale, dall'ultima domenica di marzo all'ultimo sabato di ottobre, martedì-venerdì 10.00-16.00 e sabato-domenica 10.00-19.00. Con l'ora solare, dall'ultima domenica di ottobre all'ultimo sabato di marzo, martedì-domenica 10.00-16.00 con ultimo ingresso alle 15.15.
Quando è chiuso il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese?
Tutti i lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre. Il 24 e il 31 dicembre l'apertura è ridotta, 10.00-14.00.
Serve prenotare per visitare il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese?
No, l'ingresso è libero senza prenotazione obbligatoria. I biglietti si possono comprare in cassa oppure online sul rivenditore autorizzato indicato dal sito ufficiale del museo.
Quanto dura la visita?
Da un'ora a due ore. Un'ora e mezza è il tempo giusto per vedere le sette sale espositive, l'appartamento privato e il Deposito delle Sculture senza correre.
Dove si trova esattamente il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese?
In Viale Pietro Canonica 2, all'altezza di Piazza di Siena, dentro Villa Borghese, cap 00197. L'edificio è la Fortezzuola, riconoscibile dalle mura merlate e dalle teste di cariatidi sulla facciata.
Come si arriva al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese con i mezzi?
Metropolitana linea A, fermate Flaminio o Spagna, poi una camminata dentro il parco. Sul lato del giardino zoologico ferma il tram 19 alla fermata Bioparco; la stessa zona è servita dagli autobus 3, 52, 53, 217, 360, 910 e 926.
Il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese è accessibile in sedia a rotelle?
Il piano terra è accessibile con servoscala e rampe e comprende le sale espositive e parte dell'appartamento; c'è un servizio igienico accessibile e una sedia a rotelle disponibile su richiesta. Il Deposito delle Sculture si raggiunge dall'esterno con un vialetto in pendenza e una rampa. L'accesso in piano più comodo è da Via Pinciana.
Si possono fare fotografie dentro il museo?
La fotografia personale è di norma consentita senza flash e senza cavalletto; le riprese non amatoriali e l'uso professionale delle immagini richiedono un'autorizzazione, disciplinata da una procedura dedicata sul sito ufficiale. Chiedete conferma al personale di sala.
Il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese è adatto ai bambini?
Sì, soprattutto dai sette-otto anni in su. Funzionano l'armatura da samurai sulla scala, i gruppi equestri della Sala III, i gessi e gli studi anatomici della Sala V e il mulo di bronzo davanti all'ingresso. Il museo propone attività didattiche per scuole e per il pubblico generico.
Che cosa si vede al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese?
Sette sale espositive con marmi, bronzi, modelli originali, bozzetti, studi e repliche di Pietro Canonica; l'appartamento privato dell'artista con arredi piemontesi, arazzi, dipinti dell'Ottocento piemontese e un'armatura da samurai; lo studio con gli attrezzi ancora al loro posto; e il Deposito delle Sculture di Villa Borghese.
Che cos'è il Deposito delle Sculture di Villa Borghese?
Uno spazio, parte del museo, che raccoglie circa ottanta opere provenienti in gran parte dalla Collezione Borghese e rimosse dai viali del parco fra il 1986 e il 1999 per motivi di sicurezza, sostituite in loco da copie. Si articola in un'area aperta nel giardino inferiore e in una galleria chiusa.
Chi era Pietro Canonica?
Uno scultore nato a Moncalieri il 1 marzo 1869 e morto a Roma l'8 giugno 1959. Allievo di Odoardo Tabacchi all'Accademia Albertina di Torino, fu ritrattista e autore di monumenti per la corte russa, per la Turchia repubblicana e per l'Iraq. Accademico d'Italia nel 1929, senatore a vita dal 1950. Compose anche tre opere liriche.
Perché l'edificio si chiama Fortezzuola?
Per l'aspetto merlato assunto con i lavori di fine Settecento attribuiti ad Antonio Asprucci. Nel Seicento lo stesso edificio era chiamato Gallinaro, perché vi si allevavano struzzi, pavoni e anatre per le battute di caccia dei Borghese.
Che differenza c'è fra il Museo Pietro Canonica e il Museo Carlo Bilotti?
Sono entrambi musei civici dentro Villa Borghese e si visitano con un biglietto cumulativo, ma raccontano cose opposte: il Canonica è una casa d'artista ottocentesca con sculture accademiche e arredi piemontesi, il Bilotti occupa l'Aranciera e ospita arte del Novecento, De Chirico in testa.
Quanto si aspetta in coda al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese?
Di norma nulla o pochi minuti. È un museo poco affollato anche nei fine settimana, e questa è una delle ragioni per cui lo consiglio a chi arriva a Roma d'estate.
C'è un bookshop o un guardaroba?
Il museo mette a disposizione guide e cataloghi delle librerie museali del sistema civico e assicura l'assistenza del personale di sala. Per i servizi disponibili in giornata, comprese eventuali limitazioni al deposito di zaini e borse, conviene chiedere in biglietteria o telefonare al numero 060608.
Si può visitare l'appartamento privato di Pietro Canonica?
Sì, fa parte del percorso ordinario: Sala del Camino, corridoio del piano terra con la biblioteca, studio, scala con l'armatura da samurai, corridoio del primo piano, camera da letto, sala da pranzo, antisalone e Sala della musica.
Il museo è aperto d'estate?
Sì. I musei civici romani restano attivi anche nei mesi estivi, con mostre, laboratori e visite guidate: nel fine settimana l'orario si allunga fino alle 19.00.
Vale la pena visitare il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese?
Sì, a due condizioni: che vi interessi il modo in cui un artista viveva e lavorava, e che non lo mettiate subito dopo la Galleria Borghese. Preso per quello che è, una casa d'artista intatta dentro un parco storico, è uno dei posti più riposanti e istruttivi di Roma.
Chiudo con l'unica cosa che mi sento di dire senza mezze misure. Di musei con dentro sculture ottocentesche l'Italia è piena, e quasi tutti sono noiosi. Questo no, perché non è un museo di sculture: è la casa di un uomo che ha lasciato gli attrezzi sul tavolo, il copione sul leggio e un'armatura giapponese sul pianerottolo, e che nel giardino di sotto custodisce gli originali delle statue che tutti fotografano credendole vere. Andateci in un pomeriggio senza fretta, cominciate dall'alto, e concedetevi dieci minuti seduti nella Sala della musica. Poi uscite, girate intorno al mulo di bronzo e guardate la facciata: capirete perché in questa città conviene sempre entrare anche nelle porte piccole.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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