Terme di Diocleziano – Museo Nazionale Romano
Le Terme di Diocleziano sono in viale Enrico de Nicola 78, sul fianco settentrionale di piazza dei Cinquecento, a due minuti a piedi dall'uscita della stazione Termini: metro A e metro B, fermata Termini, oppure metro A fermata Repubblica se arrivate dall'altro lato del complesso. Il museo apre da martedi a domenica dalle 9.00 alle 19.00, con biglietteria e ultimo ingresso alle 18.00; il lunedi è chiuso. Il biglietto intero costa 15,00 euro, il ridotto 2,00 euro alle condizioni previste per i luoghi della cultura statali, e non è un biglietto per un solo museo: vale per tutte le sedi del Museo Nazionale Romano, con un ingresso ciascuna, per una settimana dalla prima vidimazione. Esiste anche un titolo dedicato alla sola Aula Ottagona a 5,00 euro, in vigore dal 4 luglio 2026, e la tessera annuale MNRCard a 30,00 euro intera e 20,00 ridotta. La prima domenica del mese si entra gratis, come in tutti i musei statali. I biglietti si acquistano in cassa oppure sul portale Museiitaliani indicato dal museo, e non sono rimborsabili. La prenotazione non è obbligatoria. Telefono 06 684851, posta elettronica mn-rm@cultura.gov.it. Una cosa va detta subito, perché cambia la visita: al momento la natatio, l'Aula VIII e il Museo di Protostoria dei Popoli Latini non sono accessibili, e anche la sede della Crypta Balbi, che fa parte dello stesso circuito, è temporaneamente chiusa al pubblico.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Questa guida fa parte della sezione dedicata ai musei statali di Roma, dove trovate le altre sedi dello Stato in città con orari e tariffe.

Che cosa sono davvero le Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Chi compra il biglietto pensando di entrare in un museo entra in realtà in quattro cose diverse tenute insieme dallo stesso muro perimetrale. La prima è un edificio antico: le aule superstiti delle terme più grandi che Roma abbia mai avuto, volte alte come palazzi di sei piani, mattoni del primo Novecento accanto a mattoni del quarto secolo. La seconda è un monastero del Cinquecento, la certosa che i papi ricavarono dentro le rovine, con il chiostro monumentale che la tradizione lega al nome di Michelangelo. La terza è un museo di iscrizioni, il Museo della Comunicazione Scritta dei Romani, che è il modo meno turistico e più onesto per capire come parlavano i romani quando scrivevano sulla pietra. La quarta è un museo di preistoria laziale, dedicato ai popoli che abitavano questi colli prima che Roma esistesse.
Aggiungete che dentro il perimetro delle stesse terme ci sono tre chiese in funzione, un ex planetario diventato museo, la stazione ferroviaria più grande d'Italia e una piazza che ricalca l'esedra antica, e capite perché questo è il posto più sottovalutato di Roma. La gente ci passa davanti a milioni ogni anno trascinando i trolley e non alza la testa. La mia opinione, dopo vent'anni di gruppi accompagnati qua dentro: se avete un solo pomeriggio a Roma e volete capire come funzionava una città antica invece di fotografarla, le Terme di Diocleziano valgono più del Colosseo, e costano un terzo.
Come arrivare alle Terme di Diocleziano
Metropolitana e treni per le Terme di Diocleziano
Termini è il capolinea comune delle linee A e B della metropolitana, e dall'uscita su piazza dei Cinquecento all'ingresso del museo si cammina per tre o quattro minuti tenendo la stazione alle spalle e il grande muro di mattoni sulla destra. La fermata Repubblica della linea A è altrettanto comoda se il vostro obiettivo è la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, che si apre sulla piazza. Termini è anche stazione ferroviaria nazionale, con i treni regionali del Lazio, l'alta velocità e il Leonardo Express da Fiumicino: chi arriva in aereo la mattina e ha tempo prima del check-in in albergo ha qui, a quattro minuti dal binario, uno dei musei archeologici migliori d'Europa.
Autobus, tram e navette per le Terme di Diocleziano
Piazza dei Cinquecento è il nodo di superficie più servito della città: davanti alla stazione passano decine di linee urbane e i pullman regionali, e i capolinea dei tram sono sull'altro lato della piazza. Non vi serve conoscere il numero della linea, vi serve sapere che qualunque autobus scriva Termini vi lascia a distanza di sguardo dal portone. Chi arriva dai Castelli o dal litorale con i bus extraurbani scende in via Giolitti o in via Marsala e ha lo stesso tempo di cammino.
In auto, in taxi e con i bagagli
Venire qui in auto è un errore: siete dentro la Zona a Traffico Limitato del centro storico nelle fasce orarie, il parcheggio di superficie è quasi inesistente e i garage della zona costano più del biglietto. Il taxi ha il posteggio ufficiale su piazza dei Cinquecento. Chi viaggia con le valigie trova a Termini i depositi bagagli della stazione, e questa è una delle ragioni pratiche per cui il museo funziona benissimo come prima o ultima tappa di un viaggio: si lascia il bagaglio, si attraversa la piazza, si visita, si torna al treno.
Biglietti, orari e giorni di chiusura delle Terme di Diocleziano
Quanto costa il biglietto delle Terme di Diocleziano
Quindici euro l'intero, due euro il ridotto. Il punto che quasi nessuno sfrutta è che quel biglietto non è delle Terme di Diocleziano: è del Museo Nazionale Romano, e con lo stesso tagliando entrate una volta in ciascuna sede del circuito nell'arco di una settimana dalla prima vidimazione. Le sedi sono le Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo alle Terme, Palazzo Altemps e la Crypta Balbi, oggi temporaneamente chiusa, più l'Aula Ottagona. Fatevi il conto: due sedi visitate e siete già sotto gli otto euro l'una, tre sedi e siete a cinque.
Il biglietto della sola Aula Ottagona
Dal 4 luglio 2026 esiste un titolo autonomo da 5,00 euro che consente l'accesso alla sola Aula Ottagona, l'ambiente ottagonale affacciato su via Romita che ospita il Museo dell'Arte Salvata. Serve a chi vuole vedere quello e basta, magari in mezz'ora fra due appuntamenti. Chi ha già il biglietto unico non deve comprarlo: l'Aula Ottagona è compresa nel circuito settimanale.
La MNRCard e le altre agevolazioni
Trenta euro l'anno l'intera, venti la ridotta, ingressi illimitati in tutte le sedi. Per chi vive a Roma o ci torna due volte l'anno è matematica elementare: si ripaga alla seconda visita. Esiste inoltre un titolo definito musei in rete a 10,00 euro. Le condizioni di riduzione e gratuità cambiano nel tempo e vanno lette sul sito ufficiale prima di mettersi in coda alla cassa.
Orari delle Terme di Diocleziano, chiusura del lunedi e prima domenica del mese
Da martedi a domenica, 9.00-19.00, biglietteria e ultimo ingresso alle 18.00. Chiuso il lunedi, che è il giorno di chiusura settimanale di tutte le sedi del Museo Nazionale Romano: se il vostro unico giorno libero a Roma è lunedi, mettete in programma altro e controllate il calendario dei musei civici, per esempio i Musei Capitolini, che segue regole diverse da quello statale. La prima domenica del mese l'ingresso è gratuito. Il consiglio da professionista è di evitarla: qui l'affollamento non rovina le grandi aule, che reggono qualunque folla, ma rende faticosa la sezione epigrafica, dove per leggere bisogna avvicinarsi e fermarsi. Per l'Aula Ottagona l'orario di apertura può differire da quello del complesso principale, e conviene controllarlo sul sito ufficiale il giorno prima.
Serve prenotare per le Terme di Diocleziano?
No. Si compra alla cassa senza appuntamento, e nella grande maggioranza dei giorni dell'anno non c'è coda. L'acquisto online si fa sul portale Museiitaliani. Tenete presente che i biglietti del Museo Nazionale Romano acquistati sui canali ufficiali non sono rimborsabili: comprate online solo se siete certi della data.
La storia delle Terme di Diocleziano
Il cantiere delle Terme di Diocleziano: 298-306 d.C.
Le Thermae Diocletianae furono costruite in otto anni, fra il 298 e il 306 dopo Cristo. Otto anni per un complesso di quasi quattordici ettari: è una velocità che ancora oggi lascia perplessi gli archeologi, e che si spiega solo con un impiego di manodopera e di risorse su scala militare. L'iniziativa è di Massimiano, l'Augusto d'Occidente, che le fece costruire dopo il ritorno dalla campagna d'Africa e le consacrò al nome del collega Diocleziano. Il quartiere che c'era prima venne comprato e demolito: insulae, case private, strade. Non fu una bonifica di terreni liberi, fu uno sventramento pianificato in un settore densamente abitato fra Quirinale, Viminale ed Esquilino, i tre colli che le terme dovevano servire.
L'iscrizione dedicatoria delle Terme di Diocleziano e le date certe
Sappiamo le date con precisione insolita perché l'iscrizione dedicatoria è sopravvissuta, spezzata in otto frammenti e ricomposta. Nomina i due Augusti seniores Diocleziano e Massimiano, i loro successori Costanzo e Massimiano, i Cesari Severo e Massimino, e dichiara che l'edificio fu voluto da Massimiano al ritorno dall'Africa, consacrato al nome del fratello Diocleziano, e che per farlo furono acquistati gli edifici preesistenti, coemptis aedificiis, in proporzione alla grandezza dell'opera. Quel participio, coemptis, è la prova archivistica di un esproprio pagato. Dalla lista dei titoli imperiali si ricava la forbice cronologica: dopo il ritorno di Massimiano dall'Africa, nell'autunno del 298; dopo l'abdicazione dei due Augusti, il primo maggio del 305; prima della morte di Costanzo Cloro, il 25 luglio del 306. La dedica finale è la parte più romana di tutte: Romanis suis dedicaverunt, le dedicarono ai loro romani.
L'acqua: il ramo dell'Acqua Marcia e la botte di Termini
Un impianto di questa taglia non sta in piedi senza un acquedotto dedicato. L'acqua arrivava da un ramo dell'Acqua Marcia che si staccava all'altezza di Porta Tiburtina e correva su arcate fino a una cisterna enorme, lunga oltre novanta metri, che i romani moderni chiamavano la botte di Termini. Quel serbatoio, sopravvissuto per millecinquecento anni al crollo dell'impero, non è sopravvissuto all'Ottocento: fu demolito nel 1876 per fare posto alla stazione. La stazione, a sua volta, prese il nome dalle terme. Ogni volta che qualcuno dice Termini pensando a un treno, sta pronunciando il nome di questo edificio.
Il funzionamento fino al 537 e il taglio degli acquedotti
Le terme restarono in esercizio, almeno in parte, per oltre due secoli dopo l'inaugurazione, attraversando saccheggi e cambi di regime. La data che chiude la loro vita è il 537, l'anno dell'assedio gotico di Roma: Vitige fece tagliare gli acquedotti, e senza acqua un impianto termale è un guscio. Belisario, dall'altra parte, murava gli accessi che attraversavano le mura per impedire infiltrazioni notturne del nemico. Da quel momento in poi la storia delle Terme di Diocleziano è la storia di un edificio troppo grande per essere demolito e troppo utile per essere lasciato in pace.
Mille anni da cava di pietra
Nei secoli seguenti il complesso fu quello che erano quasi tutti i monumenti romani: un deposito di materiale da costruzione a cielo aperto. Marmi, colonne, laterizi, metalli. Le aule vennero occupate per usi privati di ogni genere, compreso l'addestramento dei cavalli. Il colpo peggiore arriva però in età moderna, e non da un barbaro: fra il 1586 e il 1589 il cantiere della villa che papa Sisto V si stava costruendo sull'Esquilino consumò la zona del calidarium, abbattuta anche con l'uso di esplosivi, per un volume di materiale stimato attorno ai centomila metri cubi. La sorella del papa, Camilla Peretti, ebbe parte nell'operazione immobiliare. Un decimo di quello che vedete oggi si è salvato per caso.
L'Ottocento, gli sventramenti e la nascita del museo nel 1889
L'ultimo assalto è quello della capitale. L'apertura di piazza dei Cinquecento, la costruzione della stazione, il tracciato di piazza della Repubblica e delle strade nuove tagliarono il recinto antico in più punti. Solo ai primi del Novecento cominciò un lavoro serio di restauro e consolidamento di quello che restava, e nel 1908 buona parte delle strutture della certosa venne abbattuta per liberare le rovine in vista della Grande Mostra Archeologica del 1911, allestita per il cinquantenario dell'Unità. Nel frattempo era successa la cosa più importante: nel 1889 il giovane Regno d'Italia scelse questo complesso come prima sede del Museo Nazionale Romano, l'istituto creato per raccogliere il fiume di materiale che gli sterri della Roma capitale stavano portando alla luce dal 1870. Il museo nasce qui. Le altre sedi vengono dopo.

Le dimensioni vere delle Terme di Diocleziano
Il recinto misurava circa 380 per 365 metri, poco meno di quattordici ettari. Il blocco centrale, cioè l'edificio termale vero e proprio, misurava 250 per 180 metri. La capienza stimata è di tremila persone contemporaneamente. Ancora nel quinto secolo lo storico Olimpiodoro sosteneva che ci fossero duemilaquattrocento vasche: cifra da prendere come impressione di un contemporaneo, non come censimento. Il modello architettonico è quello delle Terme di Traiano, con l'esedra semicircolare e il calidarium rettangolare a tre nicchie; le Terme di Caracalla, che sono le altre grandi terme visitabili di Roma, hanno invece il calidarium circolare e occupano circa la metà della superficie. Se avete visto Caracalla e pensate di aver visto il massimo, qui c'era il doppio.
Come si misura oggi la grandezza dell'edificio
C'è un modo semplice per rendersi conto. Uscite sul piazzale e guardate l'emiciclo dei portici di piazza della Repubblica, quelli costruiti da Gaetano Koch alla fine dell'Ottocento: quella curva non è un'invenzione dell'urbanistica umbertina, ricalca la linea dell'esedra antica delle terme. La piazza si chiamava piazza dell'Esedra proprio per questo, e molti romani la chiamano ancora così. Il palazzo che ospitava la Facoltà di Magistero, sul lato nord-orientale, è incastrato contro i resti di una delle absidi del calidarium. Vivete la piazza sapendo questo e la geometria si spiega da sola.
Come funzionavano davvero le Terme di Diocleziano
La parte che nessuna audioguida racconta bene è la più interessante: che cosa faceva, esattamente, un romano che entrava qui dentro un pomeriggio di marzo del 320. Le terme imperiali non erano una piscina pubblica. Erano il centro civico della città: ci si lavava, ci si allenava, si chiudevano affari, si leggeva, si mangiava, si faceva politica, si cercava moglie, si spettegolava. L'ingresso costava una moneta di rame, il quadrante, ed era gratuito nei giorni in cui un ricco pagava per tutti. Chi entrava aveva davanti un percorso preciso, disegnato dall'architettura.
Lo spogliatoio e le palestre delle Terme di Diocleziano
Prima tappa l'apodyterium, lo spogliatoio, che alle Terme di Diocleziano corrisponde all'Aula IX del percorso museale attuale. Ci si spogliava, si affidavano gli indumenti a uno schiavo o a un custode, e cominciava il problema più pratico dell'antichità: i furti. I capsarii, i guardarobieri, erano una categoria con pessima reputazione, e le fonti antiche traboccano di lamentele su tuniche sparite. Dopo lo spogliatoio si passava alle palestre, due, simmetriche, sull'asse maggiore del complesso. Ci si allenava con la palla, con i pesi, con la lotta; ci si faceva ungere d'olio e poi raschiare con lo strigile, il ferro ricurvo che portava via olio, sudore e polvere. Il sudore degli atleti famosi si vendeva come cosmetico. Non è una battuta: era un mercato.
Il calidarium, il tepidarium e il frigidarium
Il percorso del bagno seguiva l'asse minore ed era una scala termica. Si entrava nel calidarium, la sala calda, con vasche di acqua bollente e aria satura di vapore, dove si restava il tempo di aprire i pori e sudare. Si passava poi al tepidarium, ambiente di transizione a temperatura media, che serviva a non prendersi una congestione. Si finiva nel frigidarium, la grande aula fredda, con vasche di acqua gelata, per chiudere i pori e riprendersi. Chi voleva completare l'opera usciva nella natatio, la piscina scoperta. L'ordine poteva variare secondo i gusti e i medici, ma la sequenza caldo-tiepido-freddo è quella che spiega la disposizione delle sale, e vale ancora oggi come mappa mentale mentre camminate nel museo.
La natatio delle Terme di Diocleziano: quattromila metri quadrati di piscina
La natatio delle Terme di Diocleziano misurava circa quattromila metri quadrati, tre volte una piscina olimpica moderna, ed era scoperta. La sua facciata monumentale, lunga novanta metri, era articolata in nicchie rettangolari e semicircolari, rivestita di marmi colorati e mosaici, e ornata da mensole che reggevano colonnine pensili: un motivo tipico dell'architettura di età dioclezianea, che si ritrova nel palazzo dell'imperatore a Spalato. Oggi la natatio non è accessibile ai visitatori, ma un tratto della facciata resta leggibile dagli ambienti confinanti e dal chiostro piccolo, che occupa circa un terzo dell'antica vasca.
Il lavoro invisibile: fornaci, schiavi, legna
Ecco la parte che rovina il quadretto. Sotto i pavimenti correva l'ipocausto, l'intercapedine in cui circolava l'aria calda prodotta dalle fornaci, le praefurnia, alimentate giorno e notte. Nelle pareti salivano i tubuli, condotti di terracotta che portavano il calore fino ai muri. Tutto questo richiedeva una quantità di legname che si misura in tonnellate al giorno e una squadra permanente di uomini che vivevano nei corridoi di servizio, al buio, a temperature che nessuna norma moderna consentirebbe. Erano schiavi e liberti, e la loro giornata cominciava molte ore prima dell'apertura. Quando guardate le volte e vi commuovete per l'ingegneria, ricordatevi che il combustibile di quell'ingegneria era il lavoro forzato di persone di cui non conosciamo un solo nome. Questo, per me, è il modo adulto di visitare una terma imperiale.
L'orientamento solare e l'intelligenza del progetto
Il blocco centrale è orientato a sud-ovest. Non è un capriccio: serviva a far battere il sole del pomeriggio sul calidarium, risparmiando combustibile, e a tenere il frigidarium al riparo dall'irraggiamento. Gli architetti imperiali progettavano il risparmio energetico diciassette secoli prima che qualcuno coniasse l'espressione. Al centro dell'impianto, nel punto in cui si incrociano i due assi di simmetria, c'era la grande aula basilicale, cioè il frigidarium: la sala che oggi è una chiesa.

Il percorso di visita fra le aule antiche delle Terme di Diocleziano
Il museo occupa il settore nord-orientale del complesso, fra la grande aula basilicale e la palestra, e conserva una sequenza di ambienti che l'archeologia numera con cifre romane. Non spaventatevi della numerazione: è una guida utile, perché le sale hanno perso i nomi antichi e hanno preso quelli dello scavo.
L'Aula X delle Terme di Diocleziano e la Tomba dei Platorini
L'Aula X era uno degli ingressi monumentali al blocco centrale. Oggi ospita il pezzo che da solo giustifica la visita per chi ama l'archeologia funeraria: il sepolcro della famiglia dei Platorini, scoperto nel 1880 nella zona della Lungara, a Trastevere, durante i lavori dei muraglioni del Tevere, smontato pietra per pietra e rimontato qui dentro. È un monumento funerario di età augustea, con il suo colombario, i ritratti dei defunti e le iscrizioni al loro posto. Camminare dentro una tomba romana ricomposta in piedi, e non guardarne le pietre sparse in un cortile, cambia completamente la percezione di che cosa fosse un sepolcro gentilizio. Nello stesso ambiente sono state ricollocate due tombe a camera rinvenute nel 1951 lungo la via Portuense, con le loro decorazioni.
L'Aula IX, l'Aula XI e l'Aula VIII
L'Aula IX è identificata come uno degli spogliatoi. L'Aula XI ebbe una destinazione originaria che resta incerta e fu poi trasformata in vasca di alimentazione idrica per la piscina. L'Aula VIII conserva frammenti della decorazione architettonica delle terme e si affaccia sulla natatio attraverso un prospetto scandito da pilastri e colonne: oggi non è accessibile, e questa è una perdita reale per il visitatore, perché era il punto migliore per capire l'alzato della piscina. Chiedete comunque all'accoglienza quali ambienti siano aperti il giorno della vostra visita, perché la situazione dei cantieri cambia.
Il giardino, le esedre e i sarcofagi
Dal giardino del museo si legge un tratto della facciata antica, che è il modo più onesto di misurare l'altezza dell'edificio: non c'è fotografia che renda la differenza fra il livello di calpestio moderno e quello romano. Sul lato opposto si conservano le due esedre dell'angolo nord-orientale del recinto, ambienti absidati abbastanza integri che gli studiosi interpretano come auditoria, sale per conferenze e letture pubbliche: una conserva ancora il pavimento a mosaico originale. Nel giardino e sotto i portici sono allineati sarcofagi, are, cippi e stele, molti dei quali provenienti dagli sterri ottocenteschi. Non trattateli come arredo: alcuni sono pezzi di prima grandezza, e la loro esposizione all'aperto è una scelta storica del museo che risale ai primi allestimenti.
Il chiostro grande di Michelangelo alle Terme di Diocleziano
Si esce dalle aule antiche e si entra nel Cinquecento senza attraversare una porta monumentale: il passaggio è quasi dimesso, e poi il chiostro si apre e sono diecimila metri quadrati. Quattro lati di cento metri ciascuno, cento colonne monolitiche di travertino, uno dei chiostri più grandi d'Italia. La costruzione cominciò con ogni probabilità su disegno di Michelangelo, ma nel 1565, un anno dopo la sua morte, e si trascinò con interruzioni di finanziamento fino al 1676. Questo è il motivo per cui gli storici dell'arte usano la formula prudente: progetto attribuito, esecuzione altrui, cantiere lungo un secolo. La misura, il ritmo delle campate e la severità delle proporzioni parlano comunque una lingua michelangiolesca.
Le sette teste colossali di animali del chiostro delle Terme di Diocleziano
Al centro del giardino, allineate lungo i vialetti, ci sono sette teste di animali di dimensioni fuori scala, e sono la cosa che i visitatori fotografano di più senza sapere che cosa siano. Quattro sono antiche, di età romana, databili al secondo secolo dopo Cristo e provenienti dagli scavi cinquecenteschi nell'area della Colonna Traiana: un cavallo, due tori e un dromedario. Le altre tre furono scolpite da artisti della fine del Cinquecento per completare la serie: un ariete, un elefante e un rinoceronte. Il rinoceronte è il pezzo più divertente di tutto il complesso, perché non è copiato dal vero: è modellato sulla celebre xilografia di Albrecht Dürer del 1515, un rinoceronte che Dürer non aveva mai visto e aveva disegnato su descrizione altrui, corazzato come un cavaliere. Guardate le placche sul dorso: è un animale immaginario del Rinascimento europeo messo in fila con quelli veri dell'impero di Traiano.
L'ottava testa
Dal 10 giugno 2024, in mezzo alle sette, ce n'è un'ottava. È un'opera dell'artista romana Elisabetta Benassi, un cranio di giraffa in bronzo patinato posato su uno sgabello di gusto modernista, concepita per questo chiostro e destinata a restare in dono al museo. L'artista ha parlato di un cranio che sembra ridere di noi al di là della morte. Chi detesta il contemporaneo dentro l'antico storcerà il naso; a me pare uno degli innesti meglio riusciti degli ultimi anni a Roma, perché non compete con le proporzioni del chiostro e chiede al visitatore esattamente la domanda giusta: perché consideriamo naturale un rinoceronte finto del Cinquecento e sospetta una giraffa del Duemila?
La fontana dei delfini e il cipresso
Al centro dei vialetti c'è una fontana del 1695 con delfini, circondata da cipressi. Uno di questi, per tradizione locale, viene chiamato il cipresso di Michelangelo: è una attribuzione affettuosa, non un dato documentato, e come tutte le tradizioni orali va raccontata per quello che è. Il chiostro conserva anche una collezione all'aperto di statue, stele e sarcofagi che vale una passeggiata lenta: sotto i portici, protetti dalla pioggia, ci sono ritratti, are funerarie e rilievi che in qualunque altro museo d'Europa avrebbero una sala dedicata.

Il chiostro piccolo delle Terme di Diocleziano e la certosa di Santa Maria degli Angeli
Il chiostro piccolo è costruito dentro circa un terzo dell'antica natatio, e questa sola frase basta a dare la misura della piscina. Ha un pozzo circolare a tre gradini e un porticato che oggi espone materiali romani di ambito religioso e sculture. Sulle pareti sono tornati alla luce, in tempi recenti, affreschi con la Pietà degli Angeli, papa Pio IV e san Bruno, il fondatore dell'ordine certosino: sono la firma devozionale del monastero che occupava questo settore.
La storia della certosa dentro le Terme di Diocleziano
La bolla di papa Pio IV Medici che avvia la trasformazione delle terme in chiesa e certosa porta la data del 27 luglio 1561. Michelangelo aveva ottantasei anni e accettò l'incarico: progettò la chiesa e con ogni probabilità impostò il chiostro grande e l'impianto generale del monastero. I certosini rimasero qui fino al 1884, quando la certosa fu soppressa; parte degli ambienti divenne l'Ospizio Margherita di Savoia per i ciechi. Nel 1908 la maggior parte delle strutture monastiche venne demolita per liberare le rovine antiche in vista della Grande Mostra Archeologica del 1911. Quello che vedete oggi è quindi un monastero amputato: i due chiostri e poco altro.
Le collezioni che sono passate di qui
Sotto il portico del chiostro piccolo si esponevano fino al 1997 i pezzi della collezione Boncompagni Ludovisi, che in quell'anno furono trasferiti a Palazzo Altemps, dove si trovano tuttora. Sapere questo aiuta a capire una cosa importante sul Museo Nazionale Romano: è un museo che ha continuato a ripensarsi, spostando i nuclei di collezione da una sede all'altra secondo criteri di coerenza. Le sculture rinascimentali di collezione ad Altemps, la statuaria e la pittura a Palazzo Massimo, la stratificazione urbana alla Crypta Balbi, le iscrizioni e la protostoria qui.
Il Museo della Comunicazione Scritta dei Romani alle Terme di Diocleziano
Questo è il cuore del museo attuale, ed è anche la sezione che il novanta per cento dei visitatori attraversa a passo di marcia perché la parola epigrafia mette paura. Sbagliano. Qui non ci sono lapidi da decifrare in latino: c'è un percorso costruito per raccontare come una società senza giornali, senza posta ordinaria e senza anagrafe usasse la pietra per comunicare. Ogni iscrizione è un messaggio pubblico che qualcuno ha pagato per lasciare a chi passava.
La raccolta espone circa novecento pezzi selezionati su un patrimonio di circa ventimila conservati dal museo. Le origini risalgono alla fine dell'Ottocento e ai materiali usciti dagli sterri della Roma capitale dal 1870 in poi. L'allestimento si sviluppa su tre livelli, con un percorso cronologico e poi tematico.
Il piano terra: dalle origini alla figura dell'imperatore
Si comincia con una sezione introduttiva sulla comunicazione scritta dei romani, poi l'età arcaica, l'età medio-repubblicana e l'età tardo-repubblicana, e si chiude con la sala dedicata alla figura dell'imperatore. La sequenza mostra una cosa che nei manuali si legge male: l'alfabeto latino cambia forma, le lettere si regolarizzano, la sintassi delle formule si irrigidisce, e in trecento anni la scrittura passa dall'essere un segno di prestigio riservato a pochi a essere lo strumento ordinario di uno Stato che governa il Mediterraneo. Fermatevi sui testi arcaici: le lettere sono irregolari, incise da mani che non avevano ancora un canone.
Il piano intermedio: società, istituzioni, economia
Il secondo livello è organizzato per temi: la struttura sociale, le istituzioni e le strutture politico-amministrative, l'attività economica. È qui che si vede il pezzo più brutale del museo, un collare da schiavo: un anello di metallo con l'iscrizione che invitava chi trovasse il portatore a riportarlo al padrone, come una medaglietta per cani. Nella stessa area ci sono i bolli laterizi, compreso il mattone con il marchio di Traiano, che sembrano nulla e invece sono la contabilità industriale dell'impero: chi produceva, per conto di chi, in quale anno consolare. Le stesse Terme di Diocleziano si datano proprio grazie ai bolli dei loro mattoni, tutti di età dioclezianea.
Il primo piano: le religioni dei romani
L'ultimo settore raccoglie le testimonianze religiose, ed è quello con i due nuclei documentari più celebri. Il primo sono gli atti dei Fratres Arvales, la confraternita sacerdotale che celebrava il culto della dea Dia: le loro tavole coprono un arco che va dal primo secolo avanti Cristo al quarto dopo Cristo e sono uno dei documenti più continui che abbiamo sulla vita religiosa romana, con nomi, riti, sacrifici e persino i dettagli dei banchetti. Il secondo sono i pilastri con gli atti dei Ludi Saeculares, i giochi secolari, che riportano i testi del 17 avanti Cristo e del 204 dopo Cristo. In quelle righe c'è il carme che Orazio scrisse su commissione di Augusto per il coro dei ragazzi e delle ragazze: il Carmen saeculare non è un'invenzione dei manuali di letteratura, è inciso su una pietra che potete guardare.
Il mio consiglio operativo per questa sezione: non provate a leggere tutto. Scegliete tre pannelli, leggeteli davvero, e uscite avendo capito una cosa sola. Un'ora spesa così vale dieci passaggi distratti.

Il Museo di Protostoria dei Popoli Latini alle Terme di Diocleziano
Al primo piano del chiostro michelangiolesco si sviluppa la sezione che racconta il Lazio prima di Roma, fra la fine dell'età del bronzo, nell'undicesimo secolo avanti Cristo, e la fase orientalizzante, fra il decimo e l'inizio del sesto. È la storia dei popoli latini: villaggi di capanne sui pianori tufacei, necropoli, corredi, gerarchie sociali che si formano. Va detto subito che questa sezione è temporaneamente chiusa per riallestimento, quindi verificate la situazione prima di organizzarci la visita.
Che cosa si vede nella sezione protostorica
La prima parte offre il quadro generale del Lazio antico: struttura sociale, economia, religione, ideologia, organizzazione del territorio. La seconda entra nei singoli insediamenti del territorio di Roma, con i complessi di Osteria dell'Osa e Castiglione nel comprensorio di Gabii, Fidene, La Rustica corrispondente all'antica Collatia, San Palomba e Quadrato. La necropoli di Osteria dell'Osa è uno dei contesti funerari meglio scavati d'Italia, con centinaia di tombe che permettono di ricostruire una comunità intera: chi seppelliva chi, con quali oggetti, in quali gruppi familiari.
Le urne a capanna e lo scettro del principe
Gli oggetti che restano in mente sono due. Le urne a capanna, cioè i cinerari modellati a forma di abitazione, con il tetto, la porticina e i travetti riprodotti in miniatura: sono il documento migliore che abbiamo di come fossero fatte le case dei latini, perché le capanne vere sono sparite e le loro copie funerarie no. E i corredi di rango, con i carri in miniatura, i vasi iscritti e lo scettro attribuito al cosiddetto Principe di Collatia: oggetti che dicono che nel Lazio, secoli prima della Roma dei re, esistevano già capi con un potere riconosciuto e una simbologia del comando. Chi arriva a Roma convinto che la storia cominci con Romolo trova qui la smentita, ordinata in vetrine.
Se la sezione è chiusa e volete comunque vedere preistoria e protostoria a Roma, la sede alternativa è il Museo delle Civiltà all'Eur, che conserva le raccolte preistoriche ed etnografiche nazionali.
Santa Maria degli Angeli e dei Martiri: la basilica dentro le Terme di Diocleziano
Sulla piazza della Repubblica si apre una facciata che facciata non è: è l'abside curva e scabra di una sala termale, con il muro antico lasciato in vista e un portale aperto dentro. Chi non lo sa passa oltre. Chi entra si trova in una delle chiese più grandi di Roma, ricavata dentro l'aula centrale delle Terme di Diocleziano, e non ricostruita: le volte a crociera che vede sopra la testa sono quelle romane, sostenute da otto colonne monolitiche di granito di dimensioni fuori scala. Sono fra i pochissimi esempi rimasti in piedi dello splendore originario di un interno imperiale. L'ingresso è libero.
Michelangelo e il progetto del 1561
Il progetto è l'ultima grande impresa architettonica di Michelangelo, avviata con la bolla di Pio IV del 27 luglio 1561 e portata avanti quando l'artista aveva ottantasei anni. La sua scelta fu radicale per l'epoca: invece di costruire una chiesa nuova con i materiali dell'antico, conservò lo spazio romano e lo consacrò. Un intervento minimo di conversione, con l'orientamento longitudinale che sfruttava l'asse esistente. Non tutto quello che vedete oggi è suo, e chi ve lo racconta come una chiesa di Michelangelo intatta vi sta semplificando.
Vanvitelli e il ribaltamento del 1749
Nel 1749 Luigi Vanvitelli fu incaricato di trasformare l'edificio secondo il gusto del suo secolo, e ruotò di novanta gradi l'orientamento della chiesa, aprendo l'ingresso attuale nell'ambiente del calidarium. Sopraelevò il pavimento, aggiunse colonne in muratura intonacata a imitazione del granito, riorganizzò gli altari. Il risultato è un ibrido: si entra da un vestibolo circolare romano, si attraversa un transetto immenso che era il frigidarium, si arriva a un presbiterio settecentesco costruito dove c'era la natatio. Il vestibolo d'ingresso, con la sua pianta circolare e le nicchie, corrisponde al tepidarium antico e ospita le tombe di Salvator Rosa e di Carlo Maratta.
La meridiana di Francesco Bianchini dentro le Terme di Diocleziano
Sul pavimento del transetto corre una striscia di ottone lunga decine di metri, incassata nel marmo, con i segni zodiacali e le tacche dei giorni. È la meridiana voluta da papa Clemente XI Albani e progettata dal canonico veronese Francesco Bianchini, astronomo ed erudito, inaugurata nel 1702. Funziona così: un foro gnomonico aperto in alto nella parete lascia entrare un disco di luce solare che a mezzogiorno vero locale cade sulla linea, e la posizione del disco lungo la linea indica il giorno dell'anno. Serviva a stabilire con precisione gli equinozi di primavera e d'autunno, i solstizi, il mezzogiorno vero e altri parametri astronomici, in un'epoca in cui la data della Pasqua era un problema politico oltre che scientifico. La meridiana è ancora oggi oggetto di ricerche continuative: l'astronomo Costantino Sigismondi vi conduce misure sul diametro solare. Andate verso mezzogiorno e mettetevi in piedi accanto alla linea: vedrete l'ovale di luce muoversi, lentamente, sul pavimento di una sala termale del quarto secolo.
Perché si chiama anche dei Martiri
La dedica ai martiri nasce da una convinzione agiografica tardomedievale e rinascimentale, secondo la quale le terme sarebbero state costruite dal lavoro di cristiani ridotti in schiavitù sotto Diocleziano, l'imperatore della grande persecuzione del 303. Gli storici oggi considerano la notizia priva di fondamento documentario, e va raccontata come tradizione devozionale, non come fatto. Resta però il motivo per cui la chiesa porta quel nome, e per cui i papi ci tenevano tanto: consacrare l'edificio del persecutore era, agli occhi del Cinquecento, una vittoria simbolica.
Le altre chiese dentro il recinto delle Terme di Diocleziano
San Bernardo alle Terme, nell'aula circolare del recinto
All'angolo occidentale del recinto termale c'erano due grandi aule circolari. Una delle due, nel 1598, fu trasformata in chiesa per volontà di Caterina Nobili Sforza, nipote di papa Giulio III, e donata ai cistercensi riformati; la consacrazione a san Bernardo di Chiaravalle arrivò nel 1602. Entrateci: l'interno è una rotonda coperta da una cupola di ventidue metri di diametro, a cassettoni ottagonali digradanti verso l'oculo centrale, che cita apertamente il Pantheon. Lungo il perimetro ci sono otto grandi statue di santi in stucco, opera di Camillo Mariani attorno al 1600, che i manuali di scultura considerano un passaggio chiave verso il barocco. L'indirizzo è via Torino 94, a tre minuti dal museo. Ingresso libero, orari legati alla vita della parrocchia.
Sant'Isidoro alle Terme
Nel 1754 Benedetto XIV fece costruire, dentro gli ambienti che i papi usavano come granai, una chiesa dedicata a sant'Isidoro, il santo degli agricoltori: scelta coerente, visto che qui si conservava il grano dell'Annona. Di quella chiesa oggi resta soltanto la facciata d'ingresso, inglobata nel complesso. È uno di quei dettagli che si vedono solo se si sa che cosa cercare, e vale la deviazione di trenta secondi.
L'Annona pontificia: grano e olio dentro le terme
La vicenda merita un paragrafo suo, perché spiega la sopravvivenza del monumento meglio di qualunque restauro. Per il Giubileo del 1575 Gregorio XIII destinò l'aula ottagona e tre grandi aule fino alla basilica a magazzini del grano pontificio. Nel 1763, dopo una grave penuria di olio, Clemente XIII fece scavare nei sotterranei dieci pozzi per la conserva dell'olio, le cosiddette olearie papali, capaci di contenere fino a quarantaquattromila litri ciascuno. La zona di Termini, che nella pianta di Giambattista Nolli del 1748 appare periferica e occupata da orti, vigne e poche ville, divenne così il centro dell'annona frumentaria e olearia dello Stato pontificio. Con la soppressione dell'Annona voluta da Pio VII e dal cardinale Consalvi, gli ambienti passarono ad altri usi: carcere, ricovero, ospizio, ufficio postale, sede della Facoltà di Magistero. Le Terme di Diocleziano sono sopravvissute perché hanno sempre servito a qualcosa.
L'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano e il Museo dell'Arte Salvata
All'angolo occidentale del complesso, su via Romita, si apre un ambiente che dall'esterno sembra un quadrato e dall'interno è un ottagono, coperto da una cupola a ombrello di grande eleganza, in origine decorata a stucchi. Gli archeologi lo interpretano come un frigidarium secondario. Ha avuto una vita moderna movimentata: granaio pontificio nel Seicento, planetario dal 1928, con la struttura metallica dell'apparato ancora oggi visibile in alto, poi sala cinematografica e spazio espositivo.
Che cosa si vede oggi nell'Aula Ottagona
Oggi l'Aula Ottagona ospita il Museo dell'Arte Salvata, dedicato alle opere recuperate dal traffico illecito e restituite all'Italia grazie al lavoro dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e delle autorità culturali. È un museo a rotazione: le opere restano esposte per un periodo e poi tornano nei territori di provenienza, sostituite da nuovi recuperi. Il concetto è bellissimo e raro in Europa, e per chi accompagna gruppi è una miniera di storie vere di scavo clandestino, di aste, di indagini internazionali. Sotto il pavimento sono visibili resti di edifici precedenti alle terme. Dal 4 luglio 2026 esiste un biglietto dedicato a 5,00 euro; l'accesso è comunque compreso nel biglietto unico del Museo Nazionale Romano. Gli orari possono differire da quelli della sede principale: verificateli sul sito ufficiale prima di presentarvi.

Come si visitano le Terme di Diocleziano: durata, percorso e ordine consigliato
Il museo si gira comodamente in un'ora e mezza. Con due ore si legge anche l'epigrafia con calma. Se aggiungete la basilica di Santa Maria degli Angeli e una sosta all'Aula Ottagona, mettete in conto tre ore piene. Il percorso interno è abbastanza libero: si entra dal giardino, si attraversano le aule antiche, si esce nel chiostro grande, si sale alle sezioni museali.
L'ordine che consiglio io
Cominciate dalle aule termali, prima che la stanchezza vi tolga la capacità di guardare in alto. Poi il chiostro grande, con calma, girandolo tutto e non solo il lato d'ingresso, perché i pezzi migliori sotto i portici sono nei lati lunghi. Salite quindi alla sezione epigrafica, che chiede attenzione e va affrontata con la testa fresca. Uscite, attraversate la piazza ed entrate in Santa Maria degli Angeli, possibilmente vicino a mezzogiorno per la meridiana. Chiudete con l'Aula Ottagona se avete ancora energia. Chi ha comprato il biglietto unico faccia Palazzo Massimo un altro giorno: sono a duecento metri, ma accorpare due musei di questa densità nello stesso pomeriggio significa non ricordare niente di nessuno dei due.
Visite guidate, audioguide e materiale informativo
Il museo offre visite e percorsi guidati e dispone di aula didattica e sale espositive; il calendario delle attività è pubblicato sul sito ufficiale e cambia di mese in mese. Se andate senza guida, la mappa del percorso disponibile all'ingresso è indispensabile, perché la numerazione delle aule e la distribuzione su tre livelli non sono intuitive.
Le Terme di Diocleziano con i bambini
Funziona meglio di quanto i genitori si aspettino, a due condizioni. La prima: puntare su ambienti e oggetti che si capiscono con gli occhi, cioè le grandi aule, il chiostro con le teste di animali, le urne a capanna della protostoria quando la sezione riapre, il sepolcro dei Platorini. La seconda: rinunciare senza sensi di colpa alla lettura delle iscrizioni. Il gioco che funziona sempre con i bambini dai sei anni in su è la caccia alle sette teste: trovarle tutte, capire quali sono vere e quali inventate, discutere del rinoceronte disegnato da chi non l'aveva mai visto. Il chiostro è ampio, all'aperto, senza traffico, e per una famiglia significa mezz'ora in cui nessuno deve dire di stare fermo. Il passeggino gira quasi ovunque al piano terra.
Accessibilità delle Terme di Diocleziano
Il museo dichiara accessibilità per i visitatori con disabilità motoria, con ascensori e rampe, sedie a rotelle disponibili su richiesta, servizi igienici accessibili e assistenza. Sono previsti percorsi tattili per i visitatori con disabilità visiva, su richiesta. Il museo dispone inoltre di guardaroba e di libreria. Il consiglio pratico: segnalate le vostre esigenze all'accoglienza appena entrati, perché alcuni passaggi fra le aule antiche e i livelli superiori richiedono un itinerario dedicato, e il personale lo conosce. Il pavimento del chiostro e i vialetti del giardino sono in parte in ghiaia e terra battuta: con una sedia a rotelle manuale è fattibile, ma serve una spinta in più.
Quando andare alle Terme di Diocleziano
La verità è che qui non c'è quasi mai coda, ed è il vantaggio competitivo di questo museo rispetto a qualunque altro sito archeologico romano. Detto questo: il momento migliore è la mattina presto, appena dopo l'apertura delle 9.00, quando la luce entra bassa nelle aule e il chiostro è vuoto. Il tardo pomeriggio d'inverno, verso le 16.30, è altrettanto bello ma più corto. Evitate la prima domenica del mese se volete leggere le iscrizioni. In estate il chiostro è uno dei posti più freschi della zona di Termini, protetto dai portici; in inverno è ventoso, quindi tenete la giacca. Nei giorni di pioggia il museo è una scelta eccellente, perché il percorso è quasi tutto al coperto.
Cosa c'è intorno alle Terme di Diocleziano
Questo è il quadrante di Roma con la maggiore densità di musei per metro quadrato e la peggiore reputazione della città, perché è la zona della stazione e la gente ci passa in fretta guardandosi le tasche. Chi si ferma trova, nel raggio di dieci minuti a piedi, materiale che altrove sarebbe il centro di un itinerario.
Palazzo Massimo alle Terme, a duecento metri dalle Terme di Diocleziano
Dall'altro lato di piazza dei Cinquecento c'è Palazzo Massimo alle Terme, la sede principale del Museo Nazionale Romano: il Pugilatore in riposo e il Principe ellenistico in bronzo, il Discobolo Lancellotti, il Sarcofago di Portonaccio, gli affreschi del giardino dipinto della Villa di Livia e gli stucchi della Villa della Farnesina. È compreso nello stesso biglietto. Se dovete scegliere una sola delle due sedi e amate la scultura e la pittura antica, scegliete quella; se volete capire l'architettura e la società romana, restate qui.
Piazza della Repubblica e la fontana delle Naiadi
Uscendo dalla basilica siete su piazza della Repubblica, che i romani chiamano ancora piazza Esedra. I due portici curvi sono di Gaetano Koch, fine Ottocento, e ricalcano l'esedra antica. Al centro c'è la fontana delle Naiadi di Mario Rutelli, il cui assetto definitivo risale al 1897 e che fu inaugurata nel 1901: quattro gruppi bronzei di ninfe su animali acquatici, ciascuna a rappresentare una forma dell'acqua. Fece scandalo. Le figure femminili furono giudicate provocatorie e la fontana restò a lungo nascosta da uno steccato di legno. Il gruppo centrale che vedete oggi, il Glauco che lotta con un delfino, è del 1914: sostituì il gruppo originale, trasferito nel 1913 a piazza Vittorio, che i romani avevano ribattezzato con affetto crudele la frittura mista. Guardate la piazza al tramonto, quando il travertino dei portici prende il colore giusto.
Santa Maria Maggiore e il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali
Salendo verso l'Esquilino si arriva in una decina di minuti a Santa Maria Maggiore, con i mosaici della navata del quinto secolo, che sono il seguito naturale del discorso cominciato qui: stessa città, un secolo dopo Diocleziano, un'altra religione al potere. Verso Porta Maggiore c'è invece il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, poco frequentato e sorprendente, con una delle raccolte più ricche d'Europa nel suo campo.
Le altre sedi del circuito e il resto dell'archeologia romana
Con lo stesso biglietto, nei sette giorni, arrivate a Palazzo Altemps, vicino a piazza Navona, per le collezioni nobiliari di scultura antica, e alla Crypta Balbi quando riaprirà. Se le terme vi hanno appassionato, il confronto obbligato sono le Terme di Caracalla, metà della superficie ma alzati più integri, e i Mercati di Traiano, che raccontano l'altra faccia dell'architettura pubblica imperiale. Chi vuole chiudere il cerchio sulla Roma monumentale ha il Colosseo a quattro fermate di metro B.

Una curiosità su Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
La curiosità migliore riguarda una parola che pronunciate ogni volta che prendete un treno. Termini non ha niente a che vedere con il capolinea, con il termine della corsa, con l'idea di arrivo: viene da thermae, dalle terme di Diocleziano. Il toponimo esisteva secoli prima della ferrovia e indicava la zona delle rovine termali. Quando nel 1863 si scelse il sito della stazione centrale del nuovo regno, il nome del luogo passò all'edificio senza che nessuno ci pensasse troppo, e da lì è entrato nel lessico di mezzo mondo.
La cosa si fa più interessante quando si scopre che la stazione ha divorato materialmente un pezzo delle terme per prendersene il nome. La cisterna che alimentava l'impianto, un serbatoio lungo oltre novanta metri che i romani moderni chiamavano la botte di Termini, sopravvisse indenne alla caduta dell'impero, al taglio degli acquedotti, ai saccheggi, alle demolizioni papali e all'uso agricolo del quartiere. Sopravvisse per circa millecinquecento anni. Fu demolita nel 1876 per fare spazio ai binari. Quindici secoli di storia liquidati in una stagione di cantiere, e in cambio il nome.
C'è un secondo strato di ironia. La botte di Termini conteneva l'acqua di un ramo dell'Acqua Marcia, l'acquedotto più pregiato di Roma antica, quello che i romani consideravano il migliore da bere. Le arcate che portavano quell'acqua vennero riutilizzate fino al 1879 per l'Acqua Felice, l'acquedotto rinascimentale di Sisto V, cioè dello stesso papa che aveva fatto saltare con la polvere da sparo il calidarium delle terme. Lo stesso pontefice che demoliva il monumento ne riusava le infrastrutture. È un riassunto perfetto del rapporto di Roma con il proprio passato: nessuna venerazione, molto riciclo, e una memoria che sopravvive nei nomi molto più che nelle pietre. La prossima volta che qualcuno vi dice di vedervi a Termini, sappiate che vi sta dando appuntamento dentro un edificio del quarto secolo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Che questo non è un museo, ma quattro, e che il biglietto lo sa anche se voi no. Quindici euro comprano un titolo settimanale valido per un ingresso in ciascuna sede del Museo Nazionale Romano, e la stragrande maggioranza dei visitatori lo usa una volta sola e lo butta. Ho visto turisti pagare due volte lo stesso circuito a ventiquattro ore di distanza perché nessuno alla cassa aveva spiegato loro che il tagliando in tasca era ancora valido. Conservatelo, fotografatelo, mettetevi una sveglia: avete sette giorni.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda gli spazi. Le grandi aule che entusiasmano il visitatore sono una frazione minuscola di quello che c'era, e alcune delle più belle non fanno parte del percorso museale: sono diventate chiese, e per entrarci non serve alcun biglietto. L'aula centrale, il frigidarium, è oggi Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ingresso libero. Un'aula circolare del recinto è la chiesa di San Bernardo, ingresso libero. Un visitatore accorto che avesse un'ora e zero euro potrebbe vedere due dei tre ambienti termali più impressionanti del complesso senza pagare nulla. Non lo dico per suggerirvi di risparmiare, lo dico perché rende l'idea di quanto sia grande la parte che il museo non riesce a contenere.
Terza cosa, la più scomoda: una parte del complesso non è visitabile e lo si scopre solo davanti al cartello. La natatio, l'Aula VIII e la sezione di protostoria oggi restano chiusi, e la Crypta Balbi, che il vostro biglietto teoricamente copre, è chiusa anch'essa. Non è un dettaglio da poco se avete costruito la giornata su quelle tappe. Telefonate o controllate il sito ufficiale la sera prima: due minuti risparmiano un pomeriggio.
Il consiglio che ti do per visitare Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Entrate alle nove in punto e andate subito nelle aule antiche, prima di ogni altra cosa. Non per evitare la folla, che qui è un problema modesto, ma per la luce: la mattina presto il sole entra basso dalle finestre alte e taglia lo spazio in diagonali che rendono leggibile l'altezza delle volte. Alle due del pomeriggio la stessa sala è piatta. Portatevi dietro la testa fresca, perché il primo quarto d'ora è quello in cui si capisce la scala dell'edificio, e quella comprensione poi regge tutta la visita.
Secondo consiglio, di metodo: non provate a leggere tutte le iscrizioni. Sono circa novecento pezzi esposti e sono selezionati su un patrimonio di ventimila, il che significa che ognuno di quelli che vedete ha un motivo per esserci. Sceglietene tre. Uno di età arcaica per vedere le lettere ancora incerte, il collare da schiavo per capire che cosa fosse davvero questa società, e un documento degli Arvali o dei Ludi Saeculares per toccare un testo ufficiale dello Stato romano. Leggeteli con il pannello, per intero. Uscirete con tre cose vere invece che con quaranta fotografie.
Terzo, e qui divento categorico: non accorpate le Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo nello stesso giorno. Sono a duecento metri e il biglietto è lo stesso, quindi la tentazione è fortissima, e il risultato è sempre lo stesso: alla terza sala del secondo museo la testa è satura e si guarda senza vedere. Il biglietto dura una settimana proprio per questo. Fate le terme la mattina, chiudete con la basilica e la meridiana verso mezzogiorno, mangiate qualcosa e usate il pomeriggio per una passeggiata all'aperto. Palazzo Massimo domani, riposati, e vi sembrerà un altro viaggio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che le Terme di Diocleziano furono costruite in otto anni. La cifra si legge in tutte le guide e nessuno si ferma a pensarci: quasi quattordici ettari di recinto, un blocco centrale di 250 per 180 metri, volte a crociera di venti metri di luce, una piscina di quattromila metri quadrati, un acquedotto dedicato, il tutto realizzato fra il 298 e il 306 dopo Cristo. Otto stagioni di cantiere. Cattedrali gotiche molto più piccole hanno richiesto tre secoli.
Il come è la parte istruttiva. Prima di posare un mattone bisognò comprare e demolire un intero quartiere abitato, con case private e insulae, e riorganizzare la viabilità: l'iscrizione dedicatoria lo dichiara apertamente con quel coemptis aedificiis, acquistati gli edifici. Poi si scelse il laterizio, materiale rapido e standardizzato, e si riattivò un sistema che stava cadendo in disuso, quello dei bolli sui mattoni: tutti i laterizi delle terme portano bolli di età dioclezianea, e proprio per questo l'edificio si data con una precisione rarissima in archeologia. Significa una filiera produttiva riorganizzata su commessa pubblica, con fornaci, trasporti e squadre coordinate.
Il terzo elemento è la disciplina del progetto. L'orientamento a sud-ovest per sfruttare il sole pomeridiano sul calidarium, l'asse minore riservato alla sequenza dei bagni, l'asse maggiore alle palestre, il punto d'incrocio occupato dall'aula centrale. Nulla è lasciato all'improvvisazione. La Tetrarchia aveva bisogno di dimostrare che lo Stato funzionava ancora, dopo cinquant'anni di crisi militare e monetaria, e scelse di dimostrarlo con un edificio pubblico gratuito o quasi, aperto a tremila persone alla volta. Le Terme di Diocleziano sono propaganda politica costruita in muratura, e sono la prova che quel messaggio poteva ancora permetterselo.
La foto giusta da fare a Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
La fotografia che tutti fanno è la fila delle teste di animali nel chiostro, ed è una bella fotografia. Ma quella che porta a casa il monumento è un'altra, e si scatta fuori dal museo: dentro Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, mettendosi al centro del transetto con le spalle all'ingresso e inquadrando le colonne di granito con la volta a crociera sopra. Sono otto monoliti, e le crociere che reggono sono quelle romane. In un solo fotogramma avete la sezione di una sala termale imperiale ancora in piedi. La luce migliore è quella di mezzogiorno, che entra dalle finestre alte.
Nella stessa chiesa c'è la fotografia più difficile e più soddisfacente: l'ovale di luce solare che a mezzogiorno vero cade sulla linea di ottone della meridiana di Bianchini. Serve pazienza, serve essere lì nell'ora giusta, e serve un'inquadratura bassa, quasi a filo di pavimento, che tenga insieme la macchia luminosa e la linea graduata. È l'unica foto turistica di Roma che documenta un fenomeno astronomico in corso.
Dentro il museo, la mia preferita è un'altra ancora: dal giardino, inquadrare il tratto di facciata antica dal basso, includendo nell'angolo un elemento moderno, una panchina, un cartello, una persona. Serve la scala di riferimento, altrimenti nessuno capisce l'altezza. Il chiostro invece va fotografato d'angolo e non frontalmente, per far correre la prospettiva lungo due lati da cento metri l'uno: è il modo per rendere in un'immagine la dimensione di diecimila metri quadrati. Le fotografie senza flash e senza treppiede sono in genere consentite; nelle sale con materiali fragili seguite le indicazioni del personale.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è la dedica stessa, fra il 305 e il 306, con l'iscrizione che nomina gli Augusti e i Cesari della Tetrarchia e chiude con la formula Romanis suis dedicaverunt. Fu una cerimonia di Stato in un momento delicatissimo: Diocleziano e Massimiano avevano abdicato il primo maggio del 305, un fatto senza precedenti nella storia romana, e l'inaugurazione delle terme servì a mostrare al popolo che il sistema reggeva anche senza di loro.
Il secondo è il 537, l'anno dell'assedio di Roma da parte dei Goti di Vitige durante la guerra greco-gotica. Il taglio degli acquedotti fu un atto di guerra deliberato contro la vita civile della città, e le terme, che dell'acqua vivevano, si fermarono. Belisario fece murare i passaggi che attraversavano le mura per impedire incursioni notturne. In pochi mesi l'edificio pubblico più grande di Roma diventò un guscio vuoto.
Il terzo è il 27 luglio 1561, la data della bolla con cui Pio IV affidò a Michelangelo, ottantaseienne, la trasformazione dell'aula centrale in chiesa e dell'area in certosa. È uno dei primissimi casi europei di riuso conservativo consapevole di un monumento antico: non si demolisce per costruire, si consacra quello che c'è.
Il quarto è il 1702, l'anno in cui la meridiana di Francesco Bianchini, voluta da Clemente XI, entrò in funzione trasformando una basilica in osservatorio astronomico. Serviva a controllare la data della Pasqua e la tenuta del calendario gregoriano: scienza applicata dentro una chiesa, un secolo dopo il processo a Galileo.
Il quinto è il 1889, quando il Regno d'Italia scelse questo complesso come prima sede del Museo Nazionale Romano. Il sesto è il 1908, con la demolizione della maggior parte delle strutture della certosa per preparare la Grande Mostra Archeologica del 1911, allestita per il cinquantenario dell'Unità nazionale: una scelta discutibile che sacrificò il Cinquecento all'antico. Il settimo, per chiudere con qualcosa di lieve, è il 1928, quando nell'Aula Ottagona fu installato il Planetario di Roma: per decenni i romani sono andati a guardare le stelle finte sotto una cupola romana vera.
Chi è passato da Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Comincio dagli architetti, perché sono passati di qui in massa. Andrea Palladio disegnò le terme integralmente durante i suoi soggiorni romani, e i suoi rilievi restano fra le fonti grafiche più importanti per ricostruire l'impianto: quando pensate a una chiesa palladiana o a una basilica settecentesca inglese, state guardando la discendenza di queste volte. Dopo di lui vennero generazioni di disegnatori e vedutisti, dal Quattrocento in poi, attratti dall'imponenza delle rovine.
Poi i pontefici, che qui hanno agito più che passato. Gregorio XIII ne fece i granai del Giubileo del 1575. Sisto V ne demolì un pezzo enorme per costruire la sua villa sull'Esquilino, con l'aiuto della sorella Camilla Peretti nell'operazione immobiliare. Pio IV chiamò Michelangelo. Benedetto XIV ci costruì la chiesa di Sant'Isidoro nel 1754. Clemente XIII vi scavò le olearie nel 1763. Clemente XI vi installò la meridiana. Pio VII e il cardinale Consalvi ne soppressero l'annona. Cinque secoli di politica pontificia si leggono nelle murature di questo isolato.
Michelangelo Buonarroti resta il nome più grande, e l'ultimo capitolo della sua vita di architetto si è scritto qui, a ottantasei anni. Luigi Vanvitelli, prima di Caserta, ci lavorò nel 1749. Camillo Mariani modellò gli stucchi di San Bernardo. Gaetano Koch, alla fine dell'Ottocento, disegnò i portici che ricalcano l'esedra. Mario Rutelli piazzò al centro della piazza le naiadi che fecero scandalo. Salvator Rosa e Carlo Maratta sono sepolti nel vestibolo circolare della basilica.
E poi ci sono i romani senza nome, che sono i veri protagonisti: tremila alla volta, ogni pomeriggio, per due secoli. Schiavi alle fornaci, capsarii allo spogliatoio, atleti nelle palestre, senatori e portatori d'acqua nella stessa vasca. Le iscrizioni esposte al piano di sopra sono la loro rubrica telefonica.
Domande veloci su Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Dove si trovano esattamente le Terme di Diocleziano?
L'ingresso del museo è in viale Enrico de Nicola 78, sul lato settentrionale di piazza dei Cinquecento, di fronte alla stazione Termini. Il complesso antico occupava però un'area molto più vasta, compresa fra piazza della Repubblica, piazza dei Cinquecento, via Volturno e via XX Settembre.
Quanto costa il biglietto delle Terme di Diocleziano?
Quindici euro l'intero e due euro il ridotto, alle condizioni previste per i luoghi della cultura statali. Il biglietto vale per tutte le sedi del Museo Nazionale Romano, con un ingresso ciascuna, entro una settimana dalla prima vidimazione.
Quali sono gli orari delle Terme di Diocleziano?
Da martedi a domenica dalle 9.00 alle 19.00, con biglietteria e ultimo ingresso alle 18.00.
Qual è il giorno di chiusura delle Terme di Diocleziano?
Il lunedi, che è il giorno di chiusura settimanale di tutte le sedi del Museo Nazionale Romano.
Il biglietto vale anche per Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi?
Si, è lo stesso biglietto: consente un ingresso per ciascuna sede del circuito entro sette giorni dal primo accesso. Va tenuto presente che la Crypta Balbi è temporaneamente chiusa al pubblico.
Si entra gratis la prima domenica del mese?
Si, la prima domenica del mese l'ingresso è gratuito in tutti i luoghi della cultura statali, quindi anche qui. Il mio consiglio resta di evitarla se volete leggere con calma la sezione epigrafica.
Serve prenotare per visitare le Terme di Diocleziano?
No, la prenotazione non è obbligatoria e i biglietti si acquistano in cassa. L'acquisto online si fa sul portale Museiitaliani indicato dal museo, e i biglietti acquistati sui canali ufficiali non sono rimborsabili.
Quanto dura la visita alle Terme di Diocleziano?
Un'ora e mezza per una visita normale, due ore per leggere anche l'epigrafia con calma, tre ore piene se aggiungete Santa Maria degli Angeli e l'Aula Ottagona.
Quanto costa il biglietto della sola Aula Ottagona?
Cinque euro, con un titolo dedicato in vigore dal 4 luglio 2026. Chi ha il biglietto unico del Museo Nazionale Romano ci entra senza pagare altro.
Che cosa si vede oggi nell'Aula Ottagona?
Il Museo dell'Arte Salvata, dedicato alle opere recuperate dal traffico illecito e restituite all'Italia. L'esposizione ruota: le opere restano un periodo e poi tornano nei territori di provenienza.
Il chiostro grande è davvero di Michelangelo?
Il progetto gli è attribuito, e la tradizione lo lega al suo nome, ma il cantiere cominciò nel 1565, un anno dopo la sua morte, e si concluse nel 1676. La formula corretta è progetto attribuito ed esecuzione altrui.
Che cosa sono le teste di animali nel chiostro delle Terme di Diocleziano?
Sette teste colossali. Quattro sono romane, del secondo secolo dopo Cristo, provenienti dagli scavi cinquecenteschi presso la Colonna Traiana: un cavallo, due tori e un dromedario. Le altre tre, ariete, elefante e rinoceronte, furono scolpite alla fine del Cinquecento; il rinoceronte deriva dalla xilografia di Albrecht Dürer del 1515.
Che cos'è l'ottava testa?
Un'opera contemporanea di Elisabetta Benassi inaugurata il 10 giugno 2024 nel chiostro: un cranio di giraffa in bronzo patinato posato su uno sgabello modernista, destinato a restare in dono al museo.
La sezione di protostoria è visitabile?
Al momento no: il Museo di Protostoria dei Popoli Latini è temporaneamente chiuso per riallestimento. Conviene verificare sul sito ufficiale prima della visita.
Si può vedere la natatio, la piscina delle terme?
La natatio non è attualmente accessibile, e nemmeno l'Aula VIII che vi si affacciava. Il chiostro piccolo occupa circa un terzo dell'antica vasca, e da lì si intuisce la dimensione dell'impianto.
Che differenza c'è fra le Terme di Diocleziano e le Terme di Caracalla?
Diocleziano è molto più grande, circa il doppio, ed è inglobata nella città moderna, con chiese e musei ricavati dentro le aule; Caracalla è un'area archeologica all'aperto, con alzati più integri e un contesto più isolato. Chi vuole capire la struttura e la vita quotidiana venga qui; chi vuole camminare in una rovina monumentale vada a Caracalla.
Santa Maria degli Angeli e dei Martiri si paga?
No, l'ingresso alla basilica è libero. È una chiesa in funzione, con i suoi orari liturgici, e occupa l'aula centrale delle terme.
Che cos'è la meridiana della basilica?
Una linea meridiana in ottone incassata nel pavimento del transetto, voluta da Clemente XI, progettata da Francesco Bianchini e inaugurata nel 1702. Un foro nella parete alta proietta un disco di sole che a mezzogiorno vero cade sulla linea, indicando il giorno dell'anno, gli equinozi e i solstizi.
Le Terme di Diocleziano sono accessibili in sedia a rotelle?
Il museo dichiara accessibilità per i visitatori con disabilità motoria, con ascensori, rampe, sedie a rotelle su richiesta, servizi igienici accessibili e assistenza. Sono previsti percorsi tattili su richiesta. I vialetti del giardino e del chiostro hanno tratti in ghiaia.
Si possono fare fotografie alle Terme di Diocleziano?
Le fotografie senza flash e senza treppiede sono in genere consentite. Nelle sale con materiali fragili conviene chiedere e seguire le indicazioni del personale.
C'è il guardaroba?
Si, il museo dispone di guardaroba, oltre a libreria, aula didattica e sale espositive. È un dettaglio comodo per chi arriva dalla stazione con uno zaino.
Le Terme di Diocleziano sono adatte ai bambini?
Si, a patto di puntare sugli spazi e sugli oggetti visivi: le grandi aule, il chiostro con le sette teste, il sepolcro ricomposto. La caccia alle teste di animali funziona con qualunque bambino dai sei anni in su.
Si fa la fila per entrare alle Terme di Diocleziano?
Quasi mai. È uno dei pochi musei di primo livello a Roma in cui, nella maggior parte dei giorni, si compra il biglietto e si entra subito. Fanno eccezione la prima domenica del mese e le giornate di grandi eventi in città.
Qual è il momento migliore per visitare le Terme di Diocleziano?
La mattina appena dopo l'apertura, per la luce radente nelle aule antiche e per il chiostro vuoto. In alternativa il tardo pomeriggio, tenendo conto dell'ultimo ingresso alle 18.00.
Che cos'è il Museo della Comunicazione Scritta dei Romani?
La sezione epigrafica del museo, articolata su tre livelli, che espone circa novecento pezzi selezionati su un patrimonio di circa ventimila. Racconta come i romani usavano la scrittura nella vita politica, religiosa, sociale, economica e privata, dall'imperatore allo schiavo.
Che cos'è la Tomba dei Platorini delle Terme di Diocleziano?
Un sepolcro familiare di età augustea scoperto nel 1880 nella zona della Lungara e rimontato dentro l'Aula X del museo, con il colombario, i ritratti e le iscrizioni. Nello stesso ambiente sono state ricostruite due tombe a camera rinvenute nel 1951 lungo la via Portuense.
Perché la stazione si chiama Termini?
Perché il toponimo deriva da thermae, le terme di Diocleziano, ed esisteva secoli prima della ferrovia. La cisterna antica che alimentava l'impianto, la cosiddetta botte di Termini, fu demolita nel 1876 per fare posto alla stazione.
Quanto erano grandi le Terme di Diocleziano?
Il recinto misurava circa 380 per 365 metri, poco meno di quattordici ettari; il blocco centrale 250 per 180 metri. Potevano accogliere fino a tremila persone contemporaneamente ed erano le più grandi terme mai costruite a Roma.
Si possono visitare le altre chiese ricavate nelle terme?
Si. Santa Maria degli Angeli e dei Martiri si apre su piazza della Repubblica; San Bernardo alle Terme, ricavata nel 1598 in una delle due aule circolari del recinto, è in via Torino 94. Della chiesa di Sant'Isidoro, costruita nel 1754 dentro i granai pontifici, resta la sola facciata d'ingresso.
Vale la pena visitare le Terme di Diocleziano se ho poco tempo a Roma?
Se il vostro tempo è un'ora e siete a Termini, sì, più di qualunque altra cosa raggiungibile in quell'ora. Se avete tre giorni pieni e non avete mai visto Roma, mettetele dopo il Colosseo e il Pantheon, ma mettetecele: sono il posto dove si capisce come funzionava una città antica, e non soltanto come era fatta.
Chiudo con l'unica cosa che mi sento di raccomandare senza sfumature. Andateci con l'aria di chi ha tempo, anche se non ce l'ha. Questo complesso non fa nulla per sedurre il visitatore: non ha una facciata, non ha un capolavoro-simbolo da mettere sui manifesti, non ha una coda che vi confermi di essere nel posto giusto. Ha volte alte venti metri, novecento pietre scritte da persone morte diciotto secoli fa, un chiostro che si gira in silenzio e una chiesa dove a mezzogiorno il sole scrive la data sul pavimento. Se entrate di corsa non capirete perché ne parlo così. Se vi sedete dieci minuti su una panchina del chiostro grande, con le teste di animali davanti e il rumore di Termini che arriva attutito dai portici, ve ne andrete convinti che sia il museo migliore di Roma. A me è successo la prima volta a diciannove anni e non ho più cambiato idea.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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