Sepideh Sarlak, Il muro del tempo ha un foro a Interzone Galleria — dal 6 al 31 ottobre 2026
La mostra Il muro del tempo ha un foro, dell'artista iraniana Sepideh Sarlak, a cura di Manuela De Leonardis, è aperta dal 6 al 31 ottobre 2026 a Interzone Galleria, in via Macerata 46, nel quartiere Pigneto. Il vernissage, con l'artista e la curatrice, è martedì 6 ottobre dalle 18 alle 21. La galleria è aperta dal martedì al venerdì dalle 15 alle 20, il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 20; domenica e lunedì è chiusa. Si arriva con la metro C, fermata Pigneto, a pochi minuti a piedi, oppure con i tram che percorrono via Prenestina. Le condizioni di ingresso non sono indicate nel comunicato: per informazioni la galleria risponde al numero 347 5446148 e all'indirizzo info@interzonegalleria.it pubblicati sul suo sito ufficiale.
Il muro del tempo ha un foro: la mostra in breve
Il muro del tempo ha un foro è una mostra personale di Sepideh Sarlak, pittrice nata a Teheran e oggi attiva a Firenze, che ripercorre il suo lavoro attraverso i temi del distacco, della memoria e della frammentazione dell'identità contemporanea. Presenta opere storiche e recenti, dai dipinti a olio degli esordi alle ultime produzioni.
Date e orari
La mostra è visitabile dal 6 al 31 ottobre 2026. Gli orari indicati dal comunicato stampa e dal sito della galleria sono dal martedì al venerdì dalle 15 alle 20, il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 20. Il portale turistico di Roma Capitale indica invece un'apertura dal mercoledì: chi pensa di andare di martedì farebbe bene a telefonare prima.
L'inaugurazione
Martedì 6 ottobre, dalle 18 alle 21, Sepideh Sarlak e Manuela De Leonardis sono presenti in galleria per il vernissage. È l'occasione migliore per ascoltare l'artista raccontare il proprio lavoro.
Il libro della mostra
Il giorno dell'inaugurazione viene presentato il libro Sepideh Sarlak, Il muro del tempo ha un foro, edito da Interzone: 88 pagine che raccolgono le opere esposte e una raccolta di poesie dell'artista, in un'edizione limitata di 30 copie. Con una tiratura così ridotta, chi lo desidera deve muoversi presto.
Il titolo: un verso di Sohrab Sepehri
Il titolo della mostra rende omaggio ai versi del poeta iraniano Sohrab Sepehri, che il comunicato riporta così: «Il muro del tempo ha un foro / attraverso il quale si può vedere il mio volto». Sepehri, poeta e pittore del Novecento, è una delle voci più amate della letteratura persiana moderna.
Il foro nel muro
L'immagine è semplice e potente: il tempo come un muro che separa, ma che lascia un varco da cui guardare. È una buona chiave per entrare nelle opere di Sarlak, che mettono insieme fotografie di famiglia, pittura e ricamo per aprire piccole finestre sul passato.
La nostalgia persiana
Al centro della ricerca dell'artista, spiega il comunicato, c'è la nostalgia, che in farsi si esprime con i termini nostalezhi e deltangi per indicare un senso profondo di mancanza. È un sentimento caro al poeta persiano Hafez, che lo declina in chiave spirituale e fisica come sete dell'anima; per Sarlak diventa anche uno strumento di conoscenza interiore.
Chi è Sepideh Sarlak: la biografia
Sepideh Sarlak è nata a Teheran dopo la rivoluzione islamica e a diciotto anni si è trasferita a Firenze per studiare all'Accademia di Belle Arti. Dal 2023 vive e lavora di nuovo a Firenze, dopo un lungo percorso fra Italia, Belgio, Stati Uniti e Iran.
La formazione a Teheran e Firenze
I primi dipinti a olio nascono a Teheran, sotto la guida di Hossein Maher. A Firenze segue il corso di pittura di Gianna Scoino e Andrea Granchi, che la incoraggiano verso una pittura personale. Nel 2010 si laurea con una tesi sulla matrice femminile nell'arte tessile di Louise Bourgeois, l'artista che più di ogni altra ha influenzato il suo lavoro con il filo.
Brera, l'Erasmus, la California State University
Dopo Firenze si trasferisce a Milano per la specialistica all'Accademia di Brera, dove si laurea con una tesi sulla simbologia della casa nell'arte contemporanea. Segue un Erasmus in Belgio e un corso alla California State University, che a Firenze ospitò nel 2007 la mostra collettiva Nuovo Fiato, a cura di Marsha Steinberg, una delle sue prime esposizioni.
Quattro anni a Hormuz
Tornata in Iran, vive per quattro anni sull'isola di Hormuz, nel Golfo Persico, dove svolge una residenza artistica. Sono anni che precedono direttamente le opere più recenti esposte a Roma. Dal 2023 è di nuovo a Firenze.
Le mostre
Il suo percorso espositivo è ricco. Fra le personali più recenti: Lo specchio interiore alla Galleria del Carbone di Ferrara nel 2026, Persian garden alla Galleria Casa Abitata di Firenze nel 2025, Paesaggi persiani a Villa Borletti di Origgio nel 2024, Respiro al LOFT19 di Montespertoli fra 2023 e 2024, Miei tappeti persiani a Palazzo Frescobaldi, a Firenze, nel 2023. All'estero ha esposto a Kashan nel 2022, a Toronto nel 2021 con la personale Hall of Mirrors per la Fondazione 3.19.27(2), a Gent nel 2021, a Teheran nel 2016, 2017 e 2019, a Bruxelles nel 2013.
Roma e gli altri progetti
A Roma aveva già esposto nel 2014, con la personale Paesaggi interiori alla Galleria Otto. Nel 2020 è stata selezionata nell'open call della fondazione 3.19.27(2) di Toronto dedicata agli artisti senza libertà di espressione. Ha realizzato un trittico per lo showroom Stefanel in via Tortona a Milano, nel 2018, e ha lavorato con la poetessa Oretta Dalle Ore alla mostra Le istanze del cuore, curata da Diego Nicolosi allo Spazio CB32 di Milano nel 2017.
Che cosa si vede in mostra
Il percorso documenta l'evoluzione tecnica, cromatica e concettuale di Sepideh Sarlak, dai dipinti a olio degli esordi a Teheran e a Firenze fino alle opere più recenti, in cui pittura, fotografia e ricamo si intrecciano.
Il filo rosso
L'elemento centrale della ricerca di Sarlak è il rito della cucitura, del ricamo e del rammendo. Il gesto lento e ripetuto del filo unisce lembi separati di tessuto e di vissuto. L'artista preferisce il filo rosso per la sua simbologia legata alla vita, al sangue e al dolore: una riparazione concettuale che unisce passato e presente, soprattutto quando il filo incontra la tela e il collage fotografico.
L'album di famiglia
Nelle composizioni entrano le immagini specchiate e ingrandite dell'album di famiglia: l'artista da bambina e da adulta, la madre, il fratello Siavash, la sorella Saharnaz, riprodotti in serigrafia. Sarlak sceglie volutamente la staticità della fototessera, un'immagine neutra, spiega nel comunicato, su cui aggiungere il livello dei sentimenti e del vissuto.
Senza ironia
A differenza di altre esperienze contemporanee che usano il ricamo, nel lavoro di Sarlak non c'è spazio per l'umorismo o l'ironia. Ne esce una visione dell'arte che supera la dimensione privata e diventa portatrice di un messaggio sociale, politico e universale. È, a nostro giudizio, il punto di forza della mostra: un lavoro serio, che non strizza l'occhio a nessuno.
Identità, rizoma e memoria: le idee della mostra
Per Sepideh Sarlak l'identità dell'uomo moderno ha perso una radice centrale, etnica o religiosa: è frammentata e si sviluppa come un rizoma. L'artista riprende la metafora del filosofo francese Gilles Deleuze, che descrive un groviglio di radici senza centro, capace di muoversi in direzioni sempre nuove.
Fra passaporto e memoria
L'identità, in questa prospettiva, fluttua fra l'immagine di un passaporto e le tracce di luce rimaste nella memoria, la memoria delle persone con cui si è fatto un tratto di strada insieme. Per chi, come l'artista, ha vissuto fra due Paesi e due lingue, non è un'astrazione: è esperienza quotidiana.
La luce
Il comunicato riporta una frase di Sarlak che riassume il suo lavoro: «Attraverso l'arte trasmetto la luce che mi illumina dentro». È una dichiarazione che va letta accanto al filo rosso e alle fototessere: la luce non come decorazione, ma come ciò che resta di una vita dopo il distacco.
Manuela De Leonardis, la curatrice
La mostra è curata da Manuela De Leonardis, che sarà presente al vernissage accanto all'artista. Il suo testo critico accompagna l'esposizione e ne offre la chiave di lettura: il percorso di un'artista che attraversa pittura, fotografia e ricamo per interrogare il rapporto fra identità e memoria. Per chi visita la mostra, il catalogo edito da Interzone è il modo migliore per ritrovare quel testo e le poesie di Sarlak.
Interzone Galleria, la sede della mostra
Interzone Galleria si trova in via Macerata 46, nel quartiere Pigneto, Municipio V. Il portale turistico di Roma Capitale la descrive come una galleria di fotografia e videoarte, un luogo di incontro e scambio, un laboratorio di idee.
Una galleria che pubblica libri
Interzone accompagna le mostre con libri d'artista in tiratura limitata, come il volume di 88 pagine e 30 copie dedicato a Sarlak. È un segno di cura che le gallerie più grandi spesso non si permettono.
Il programma del 2026
Il sito della galleria elenca le mostre e gli incontri dell'anno: a giugno 2026 si è tenuta la Allen Ginsberg Centennial Celebration, dedicata ai cento anni del poeta della Beat Generation, e in aprile un talk di M. Micali e K. Kutsevskyy dal titolo Dialogues on Becoming Matter. La galleria ha anche una sezione dedicata ai film e un progetto chiamato Cosa Può Un Corpo.
Il nome
Per chi ha letto William Burroughs, il nome Interzone evoca la città immaginaria del Pasto nudo. La galleria non ne spiega l'origine sul proprio sito, ma l'omaggio del 2026 ad Allen Ginsberg, amico e compagno di strada di Burroughs, rende l'eco difficile da ignorare.
Una curiosità su Sepideh Sarlak, Il muro del tempo ha un foro a Interzone Galleria — dal 6 al 31 ottobre 2026
La curiosità più interessante riguarda il nome della mostra, che circola in due versioni. Il comunicato stampa e il sito della galleria usano il titolo completo, Il muro del tempo ha un foro; il portale turistico di Roma Capitale e alcuni calendari lo hanno abbreviato in Il muro del tempo, premettendo il nome della città natale dell'artista, Teheran. La versione corta perde proprio la parte più importante: il foro, cioè la possibilità di guardare attraverso il tempo.
Il sito della galleria scrive il titolo e le date con una grafia particolare, sostituendo gli zeri con la lettera O: la mostra è indicata «in mostra O6.1O.2O26 | 31.1O.2O26». Un vezzo tipografico che si ritrova in tutta la comunicazione di Interzone.
Un'ultima curiosità riguarda il rapporto fra l'artista e Louise Bourgeois. Sarlak ha dedicato alla scultrice franco americana la tesi di laurea a Firenze, nel 2010, concentrandosi sulla matrice femminile della sua arte tessile. Chi conosce le opere di Bourgeois con i tessuti, i cuscini, gli abiti cuciti, riconoscerà in mostra lo stesso gesto, riletto con la sensibilità di un'altra cultura.
Il Pigneto, il quartiere della galleria
Il Pigneto è un'area del Municipio V di Roma compresa fra via Prenestina, via Casilina e via di Acqua Bullicante, un triangolo che parte da Porta Maggiore. Via Macerata fa parte della fitta rete di strade intitolate a città italiane che caratterizza una parte del quartiere.
Le origini
Il toponimo Pigneto è attestato già nel Seicento, quando l'area era campagna di orti, ville e vigne, e deriva da una fila di pini piantati lungo il muro di una villa settecentesca. Il primo nucleo edilizio si forma dopo il 1870, dall'unione di insediamenti come il Prenestino, il Torrione, l'Acqua Bullicante, la Marranella e il Casilino.
Il quartiere oggi
Negli ultimi anni il Pigneto è diventato uno dei centri più vivaci della vita serale romana, anche per la vicinanza con l'università La Sapienza. Dal 2015 via del Pigneto è in gran parte pedonale. Gallerie, librerie, piccoli teatri e spazi indipendenti ne fanno una delle zone più interessanti per l'arte contemporanea fuori dal centro, come ha mostrato anche il Pigneto Comedy Fest di inizio ottobre.
Come arrivare a Interzone Galleria
Interzone Galleria, in via Macerata 46, si raggiunge facilmente con la metro C: la fermata Pigneto è a pochi minuti a piedi.
In metropolitana
La linea C ferma a Pigneto, all'incrocio con via del Pigneto, e poco più a est a Malatesta. Da Termini o dal centro si prende la linea A fino a San Giovanni e lì si cambia per la C.
In tram e su ferro
Lungo via Prenestina, a nord del quartiere, passano i tram 5, 14 e 19, che collegano la zona con Porta Maggiore e Termini. Sulla Casilina la ferrovia Termini Centocelle ha fermate come Ponte Casilino, a breve distanza.
In auto
Parcheggiare al Pigneto è difficile, soprattutto il sabato. Il consiglio è venire con i mezzi pubblici o in bicicletta.
A piedi da Porta Maggiore
Chi arriva in tram a Porta Maggiore può raggiungere la galleria a piedi attraversando il quartiere: è una camminata di una ventina di minuti fra le strade del Pigneto, il modo migliore per arrivare alla mostra con lo sguardo già abituato al luogo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Sepideh Sarlak, Il muro del tempo ha un foro a Interzone Galleria — dal 6 al 31 ottobre 2026
Quello che quasi nessuno dice, delle piccole gallerie romane, è che gli orari vanno presi sul serio. Interzone apre il pomeriggio nei giorni feriali e fa una pausa a metà giornata il sabato: chi arriva alle 13.30 di sabato trova chiuso. E le fonti non concordano sul martedì: la galleria e il comunicato lo indicano come giorno di apertura, il portale turistico comunale no. Una telefonata prima di partire evita il viaggio a vuoto.
La seconda cosa che non si dice è che le opere su tessuto e ricamo vanno viste da vicino. In fotografia un filo rosso cucito sulla tela sembra una linea dipinta; dal vero si vedono il rilievo, i punti, i nodi, il tempo che l'artista ha impiegato. È il motivo per cui una mostra così non si può davvero conoscere dalle immagini che circolano in rete.
Terzo punto: il catalogo ha trenta copie. Se vi interessa, chiedetelo il giorno dell'inaugurazione o nei primi giorni di apertura. Dopo, con ogni probabilità, sarà esaurito.
Il consiglio che ti do per visitare Sepideh Sarlak, Il muro del tempo ha un foro a Interzone Galleria — dal 6 al 31 ottobre 2026
Il consiglio è di andare all'inaugurazione, martedì 6 ottobre dalle 18 alle 21. In una galleria piccola il vernissage non è una festa mondana: è il momento in cui si può parlare con l'artista, farsi raccontare le opere, capire come nasce un lavoro fatto di fotografia, pittura e filo. Con Sarlak e la curatrice presenti, è un'occasione che non si ripete.
Se non potete, scegliete un pomeriggio feriale, verso le 17, quando la galleria è tranquilla. Prendetevi il tempo di guardare ogni opera da vicino, poi da lontano: le fototessere ingrandite cambiano completamente a seconda della distanza.
Prima di andare, leggete qualche poesia di Sohrab Sepehri o di Hafez, anche in traduzione. Non serve per capire la mostra, ma aiuta a entrare nel clima della nostalgia persiana che l'artista mette al centro del suo lavoro.
Infine, unite la visita a una passeggiata nel Pigneto. La mostra dura mezz'ora, il quartiere merita il resto del pomeriggio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il ricamo e il cucito, per secoli considerati lavori domestici e femminili, sono entrati nell'arte contemporanea anche grazie a Louise Bourgeois, che negli ultimi decenni della sua carriera lavorò molto con i tessuti, spesso usando i propri abiti. Meno spesso si ricorda quanto quel gesto abbia viaggiato fra culture diverse. Nella tradizione persiana il tessile ha un ruolo centrale, dai tappeti ai ricami, e Sarlak lo sa bene: una delle sue personali più recenti, a Firenze nel 2023, si intitolava Miei tappeti persiani, ed era allestita nello showroom di Alberto Boralevi a Palazzo Frescobaldi.
Il secondo fatto poco citato riguarda la condizione degli artisti iraniani. Nel 2020 Sarlak è stata selezionata nell'open call della fondazione 3.19.27(2) di Toronto, dedicata agli artisti senza libertà di espressione, e l'anno successivo la stessa fondazione le ha dedicato una personale. È un dettaglio che il comunicato non sottolinea, ma che aiuta a capire perché la curatrice parli di un messaggio che supera la dimensione privata per diventare sociale e politico.
Il terzo fatto è romano: Sarlak non è nuova in città. Nel 2014 aveva esposto alla Galleria Otto con la personale Paesaggi interiori. Dodici anni dopo torna con una mostra che ripercorre tutto il suo lavoro.
La foto giusta da fare a Sepideh Sarlak, Il muro del tempo ha un foro a Interzone Galleria — dal 6 al 31 ottobre 2026
La foto giusta, in questa mostra, è un dettaglio: il filo rosso che attraversa una fototessera ingrandita. Avvicinatevi quanto basta per vedere i punti del ricamo e il rilievo del filo sulla superficie, e scattate in luce naturale, senza flash. È l'immagine che racconta meglio il lavoro di Sarlak: la memoria fotografica e il gesto che la ripara.
Prima di fotografare, chiedete al personale della galleria se è consentito: le regole possono cambiare da mostra a mostra. Evitate di pubblicare le opere intere senza citare l'artista; meglio un dettaglio accompagnato dal suo nome e dal titolo della mostra.
Fuori dalla galleria, la foto giusta è quella del quartiere: le strade del Pigneto al tramonto, con le insegne dei locali che si accendono. È il contrasto che rende interessante una mostra come questa, nata fra Teheran e Firenze e arrivata in una via di periferia romana.
Come organizzare la visita alla mostra di Sepideh Sarlak
La mostra di Sepideh Sarlak si visita in poco tempo, ed è per questo che conviene inserirla in un pomeriggio più ampio nel quadrante est della città.
Un pomeriggio feriale
La soluzione più semplice è un giorno fra martedì e venerdì: arrivo in galleria verso le 16, visita con calma, poi passeggiata verso via del Pigneto per l'aperitivo. Chi ha più tempo può partire prima da Porta Maggiore e arrivare a piedi, attraversando il quartiere.
Un sabato
Il sabato la galleria apre anche la mattina, dalle 11 alle 13. È l'occasione per unire la mostra a una visita di Porta Maggiore o, prenotando, della basilica sotterranea, e al pranzo in una delle trattorie del quartiere. Attenzione alla pausa fra le 13 e le 16.
Per chi si occupa di arte
Studenti d'accademia, fotografi e appassionati di arte tessile troveranno nella mostra un caso di studio interessante: il dialogo fra fotografia seriale, serigrafia e ricamo. Vale la pena prendere appunti e chiedere ai galleristi informazioni sulle tecniche.
Ottobre a Roma, il mese delle gallerie
Ottobre è il mese in cui la vita delle gallerie romane riparte davvero. Dopo la pausa estiva e le prime inaugurazioni di settembre, il calendario si riempie di vernissage, e le zone come il Pigneto, San Lorenzo e il Quadraro diventano percorsi naturali per chi segue l'arte contemporanea fuori dai grandi musei. Il clima è ancora mite, le giornate abbastanza lunghe per un pomeriggio fra una galleria e l'altra, e la città meno affollata dei mesi estivi.
Dove mangiare al Pigneto
Il Pigneto è uno dei quartieri romani con la maggiore concentrazione di locali per mangiare e bere. Lungo l'isola pedonale di via del Pigneto e nelle vie laterali si trovano trattorie romane, pizzerie, osterie di quartiere, bistrot e cucine di molti Paesi, frutto della composizione multietnica della zona. Dopo una visita pomeridiana in galleria, l'aperitivo in via del Pigneto è quasi una tappa naturale; per la cena, conviene prenotare nel fine settimana.
Accessibilità, bambini e informazioni pratiche
Il sito di Interzone e il portale turistico comunale non pubblicano informazioni specifiche sull'accessibilità degli spazi. Chi ha esigenze di mobilità ridotta deve chiedere alla galleria, al numero 347 5446148, come si accede e se ci sono gradini.
Con i bambini
Una mostra piccola, silenziosa, fatta di opere da guardare da vicino, può interessare i ragazzi più grandi, soprattutto se si parla con loro del tema delle fotografie di famiglia. Per i bambini piccoli la visita è breve e va tenuta sotto controllo: le opere su tessuto non si toccano.
Quanto dura la visita
Per vedere la mostra con calma bastano trenta o quaranta minuti. Chi vuole sfogliare il catalogo e parlare con i galleristi può calcolare un'ora.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Pigneto è la storia di una campagna diventata quartiere. Fino all'Ottocento l'area fuori Porta Maggiore era fatta di orti e vigne. Dopo il 1870 si formano i primi insediamenti; fra il 1886 e il 1891 la Società Romana Tramways Omnibus costruisce in piazza Caballini il primo deposito per omnibus e tram a cavallo fuori dalle Mura Aureliane, elettrificato nel 1904.
Il Novecento porta l'industria: il pastificio Pantanella sulla Casilina, lo stabilimento farmaceutico Serono inaugurato nel 1909, la fabbrica di viscosa sulla Prenestina, attiva dal 1923 al 1954, oggi l'area dell'ex SNIA con il suo lago. Durante la seconda guerra mondiale il quartiere, popolare come San Lorenzo, fu attivo nell'antifascismo e subì i bombardamenti alleati del 1943 e del 1944.
Il dopoguerra fa del Pigneto un set cinematografico, da Rossellini a Pasolini. Dal 2015 la pedonalizzazione di via del Pigneto ha cambiato la vita del quartiere, che si è riempito di locali, gallerie e spazi culturali. Interzone fa parte di quest'ultima stagione: una galleria di fotografia e videoarte in una via di case popolari, dove nel 2026 si sono celebrati i cento anni di Allen Ginsberg e ora arriva la memoria di Teheran.
Chi è passato da Sepideh Sarlak, Il muro del tempo ha un foro a Interzone Galleria — dal 6 al 31 ottobre 2026
Dalle strade del Pigneto è passata una parte importante del cinema italiano. Anna Magnani vi girò scene di Roma città aperta, con Aldo Fabrizi; Pier Paolo Pasolini vi ambientò Accattone, con Franco Citti. Alberto Sordi vi tornò più volte, da Una vita difficile a Un borghese piccolo piccolo; Paolo Villaggio vi girò scene di Fantozzi.
Da Interzone, nel 2026, sono passati il centenario di Allen Ginsberg, fra il 3 e il 12 giugno, e il talk di M. Micali e K. Kutsevskyy dedicato al divenire della materia, ad aprile. In ottobre passano Sepideh Sarlak e Manuela De Leonardis, presenti insieme all'inaugurazione del 6.
E passano, attraverso le opere, i maestri e i riferimenti dell'artista: Hossein Maher, il suo primo insegnante a Teheran; Gianna Scoino e Andrea Granchi, i docenti dell'Accademia di Firenze; Louise Bourgeois, a cui dedicò la tesi; Gilles Deleuze, di cui riprende la metafora del rizoma; i poeti Hafez e Sohrab Sepehri, dai cui versi nasce il titolo. E la famiglia: la madre, il fratello Siavash, la sorella Saharnaz, presenti nelle fotografie ricamate.
Cosa vedere intorno a Interzone Galleria
Il Pigneto è vicino ad alcuni dei monumenti meno frequentati di Roma, che si possono unire alla visita della mostra.
Porta Maggiore
All'inizio del quartiere si trova Porta Maggiore, la monumentale porta del I secolo nata come arco degli acquedotti Claudio e Aniene Nuovo, con accanto il sepolcro del fornaio Eurisace. Sotto la ferrovia si trova la basilica sotterranea di Porta Maggiore, aperta su prenotazione.
Mandrione e acquedotti
Verso sud, oltre la Casilina, si arriva al Mandrione e, più lontano, al Parco degli Acquedotti, dove gli archi romani attraversano la campagna.
Il mausoleo di Sant'Elena
Lungo la Casilina, a Tor Pignattara, si trova il mausoleo di Sant'Elena, la tomba monumentale della madre di Costantino.
Domande frequenti su Il muro del tempo ha un foro
Quando si può vedere la mostra di Sepideh Sarlak a Roma?
La mostra di Sepideh Sarlak Il muro del tempo ha un foro è aperta a Interzone Galleria dal 6 al 31 ottobre 2026. Gli orari sono dal martedì al venerdì dalle 15 alle 20, il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 20; domenica e lunedì la galleria è chiusa.
Dove si trova Interzone Galleria?
Interzone Galleria si trova in via Macerata 46, nel quartiere Pigneto, Municipio V di Roma. La fermata più vicina è Pigneto della metro C, a pochi minuti a piedi; sulla vicina via Prenestina passano i tram 5, 14 e 19.
Quando è l'inaugurazione della mostra?
L'inaugurazione della mostra di Sepideh Sarlak a Interzone Galleria è martedì 6 ottobre 2026, dalle 18 alle 21, con la presenza dell'artista e della curatrice Manuela De Leonardis. Lo stesso giorno viene presentato il libro della mostra.
Quanto costa visitare la mostra?
Il comunicato di Interzone Galleria non indica un biglietto per la mostra di Sepideh Sarlak. Per conferma sulle condizioni di ingresso si può contattare la galleria al numero 347 5446148 o all'indirizzo info@interzonegalleria.it.
Chi è Sepideh Sarlak?
Sepideh Sarlak è una pittrice nata a Teheran, formata all'Accademia di Belle Arti di Firenze e all'Accademia di Brera, che dal 2023 vive e lavora a Firenze. Il suo lavoro unisce pittura, fotografia di famiglia e ricamo con il filo rosso, sulla scia di Louise Bourgeois.
Che cosa significa il titolo Il muro del tempo ha un foro?
Il titolo Il muro del tempo ha un foro viene da un verso del poeta iraniano Sohrab Sepehri, che parla di un foro nel muro del tempo attraverso cui si vede il proprio volto. Per la mostra è l'immagine della memoria che permette di guardare il passato.
Si può comprare il catalogo della mostra?
Il catalogo Sepideh Sarlak, Il muro del tempo ha un foro è edito da Interzone in 88 pagine e in un'edizione limitata di 30 copie, con le opere esposte e poesie dell'artista. Viene presentato il 6 ottobre: per disponibilità e prezzo conviene chiedere alla galleria.
Il nostro parere
Le mostre che si ricordano meglio non sono quasi mai quelle con le code: sono quelle piccole, in cui un'artista racconta qualcosa di vero con pochi strumenti. Il lavoro di Sepideh Sarlak, con le sue fototessere ricamate e il filo rosso, promette di essere una di queste. Andate all'inaugurazione se potete, guardate le opere da vicino, e poi fermatevi al Pigneto: è il quartiere giusto per una mostra che parla di confini, di distacco e di identità in movimento.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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