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La Folía, Il Re di Spagna all’Aula Magna della Sapienza — 24 ottobre 2026

In breve. Dossier pratico. Sabato 24 ottobre 2026, alle 17.30, il Grupo de Música Barroca "La Folía" presenta all'Aula Magna del Rettorato della Sapienza il programma "Il Re di Spagna.

Dossier pratico. Sabato 24 ottobre 2026, alle 17.30, il Grupo de Música Barroca "La Folía" presenta all'Aula Magna del Rettorato della Sapienza il programma "Il Re di Spagna. Relazioni musicali tra Spagna e Italia in un contesto globale", nel ciclo Calliope della IUC, Istituzione Universitaria dei Concerti, in coproduzione con l'Instituto Cervantes. Indirizzo: Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma; il calendario IUC indica la conclusione verso le 20. Suonano Pedro Bonet, flauto e direzione, Pedro Bonet González, violoncello barocco, e Juan Carlos De Mulder, arciliuto, in un percorso che va da Guglielmo Ebreo da Pesaro ad Arcangelo Corelli. La IUC applica in Aula Magna tre prezzi interi per settore, 26, 21 e 15 euro, più il 10% in prevendita, con biglietti a 8 euro per chi ha meno di 30 anni e a 5 euro per i minorenni, oltre ad altre riduzioni non cumulabili. I biglietti sono in vendita negli uffici IUC di Lungotevere Flaminio 50, per telefono, sul canale online indicato dal sito concertiiuc.it e al botteghino dell'Aula Magna dalle 16.30. Per i mezzi pubblici il riferimento è il calcolatore ATAC; la IUC offre un parcheggio gratuito interno alla città universitaria con ingresso da Piazzale Aldo Moro 5.

Locandina IUC del Grupo de Música Barroca La Folía con tre foto in bianco e nero dei musicisti, uno con uno strumento a corde pizzicate e uno seduto accanto alla custodia di un violoncello, e il logo dell'Instituto Cervantes su fondo arancione con un'arpa stilizzata
Immagine: IUC Istituzione Universitaria dei Concerti

Il Re di Spagna: un programma tra due penisole

Il titolo dichiara un tema storico preciso: le relazioni musicali tra Spagna e Italia tra Quattrocento e Settecento, lette dentro un orizzonte più ampio, globale appunto. Musicisti, danze e melodie attraversarono il Mediterraneo in entrambe le direzioni, e il Viceregno di Napoli, dove lavorò uno degli autori in programma, ne è un esempio evidente. Il concerto ricostruisce questa circolazione con una formazione minima, tre strumenti storici, e con un repertorio che mescola nomi celebri e autori rari.

La coproduzione con l'Instituto Cervantes, l'ente pubblico spagnolo nato nel 1991 per promuovere l'insegnamento della lingua e la diffusione della cultura spagnola all'estero, sottolinea il carattere di dialogo culturale della serata. Ma il programma non è un esercizio diplomatico: è costruito su temi musicali che hanno davvero viaggiato, come la Spagna, che ritorna nei titoli di Ortiz e di Guglielmo Ebreo, e la Follia, forma iberica diventata patrimonio comune del barocco europeo.

Perché "contesto globale"

La presenza in locandina di Teodorico Pedrini, missionario e musicista vissuto alla corte imperiale cinese, spiega il sottotitolo. Il percorso parte dal Quattrocento, passa per la Napoli vicereale e la Roma di Corelli e arriva fino a Pechino, seguendo idealmente il viaggio di Pedrini, che per raggiungere la Cina passò dal Perù, dal Messico e dalle Filippine.

Un trio di strumenti storici

Flauto, violoncello barocco e arciliuto compongono un organico agile, adatto sia alle danze rinascimentali sia alle sonate barocche con basso continuo. Il flauto di Pedro Bonet è la voce solista, mentre violoncello e arciliuto costruiscono l'armonia e la linea del basso, come prevedeva la prassi dell'epoca.

Il programma brano per brano

La pagina ufficiale IUC elenca una lunga successione di autori, che si può leggere come un viaggio cronologico e geografico. Non è indicato se i brani saranno eseguiti nell'ordine riportato; vale quanto comunicato in sala.

Il Quattrocento e la Spagna

Il programma si apre con "Falla con misuras (La Bassa Castiglia)" di Guglielmo Ebreo da Pesaro e con l'"Alta" di Francisco de la Torre. Segue Antonio de Cabezón con "Tres sobre el canto llano de la Alta": il titolo stesso dichiara che il brano è costruito sopra una melodia data, il canto llano dell'Alta, che diventa così un filo conduttore tra le prime pagine della serata.

Diego Ortiz, un toledano a Roma e Napoli

Delle recercadas di Diego Ortiz sono in programma la prima e la terza sopra "La Spagna". Ortiz, nato a Toledo intorno al 1510, pubblicò a Roma il 10 dicembre 1553 il "Trattado de glosas", una raccolta di brani per viola da gamba con accompagnamento di cembalo che comprende elaborazioni su melodie e composizioni note all'epoca. Nel 1553 viveva nel Viceregno di Napoli e nel 1558 divenne maestro di cappella del viceré. Sulla data e sul luogo della morte Wikipedia riporta indicazioni diverse, Napoli intorno al 1570 o Roma nel 1576: le fonti non concordano.

Tra Spagna e Napoli nel Seicento

Seguono la "Canzon terza" di Bartolomé de Selma y Salaverde e tre pagine di Andrea Falconiero: "La Monarcha", "Lo Spiritillo (Brando)" e "L'Avellina (Corrente)". I titoli di Falconiero, con le loro indicazioni di danza, mostrano quanto la musica strumentale del primo barocco restasse legata ai movimenti del ballo.

Dalza e la calata a la spagnola

Di Joan Ambrosio Dalza si ascoltano un "Ricercare" e una "Calata a la spagnola": già nel titolo, una danza italiana dichiara la propria matrice spagnola. È uno degli esempi più diretti dello scambio che la serata vuole raccontare.

Partite di Follia a flauto

Una selezione di "Partite di Follia a Flauto" di anonimo del XVIII secolo porta in scena la forma che dà il nome al gruppo. Le partite sono variazioni su uno schema fisso, e il flauto vi trova un terreno ideale per mostrare agilità e invenzione ornamentale.

Il Settecento: Locatelli, Facco, Pedrini, Corelli

La parte settecentesca comprende la Sonata IV di Pietro Antonio Locatelli, la Sinfonia IX di Giacomo Facco, la Sonata VII di Teodorico Pedrini e la Sonata n. 7 dell'op. 5 di Arcangelo Corelli. Per Locatelli e Facco la pagina IUC non aggiunge note; per Pedrini e Corelli il legame con Roma è documentato e raccontato più avanti.

La Follia, da danza iberica a tema europeo

La Follia è una delle più celebri formule armoniche della storia della musica. Wikipedia ne colloca le origini nella penisola iberica, forse in Portogallo, tra la metà e la fine del Quattrocento: il "Cancionero de Palacio", raccolto tra il 1470 e il 1500, contiene "Rodrigo Martínez", una delle più antiche follie note, e nel 1577 il teorico Francisco de Salinas ne indicava un'origine portoghese. Il drammaturgo Gil Vicente la menziona come danza di pastori e contadini.

Follia antica e follia tarda

La follia più antica era veloce e funzionava più come un metodo per improvvisare successioni di accordi su semplici melodie in minore che come un tema fisso. La follia tarda diventa invece una progressione stabile di sedici battute, di solito con un tema lento in tempo ternario, simile a una sarabanda, che apre e chiude una serie di variazioni.

Da Lully a Rachmaninov

Lully contribuì a fissarne progressione e melodia in una versione strumentale del 1672. Seguirono Corelli nel 1700, Marin Marais nel 1701, Vivaldi con l'op. 1 n. 12 nel 1705, Alessandro Scarlatti nel 1710, e più tardi Carl Philipp Emanuel Bach e Salieri. Nel Novecento Rachmaninov scrisse le Variazioni su un tema di Corelli, nel 1931, proprio sulla Follia. Wikipedia segnala perfino una breve citazione nel secondo movimento della Quinta Sinfonia di Beethoven.

Teodorico Pedrini, un musicista italiano a Pechino

La figura più sorprendente del programma è quella di Teodorico Pedrini. Nato a Fermo il 30 giugno 1671, entrò nella Congregazione della Missione, i lazzaristi, nel 1698, dopo essere stato ordinato sacerdote a Roma. Partì da Roma nel gennaio 1702 e, attraverso Parigi, il Perù, il Messico e le Filippine, arrivò a Pechino nel febbraio 1711: un viaggio che da solo racconta il contesto globale evocato dal titolo.

Alla corte dell'imperatore Kangxi

Nel 1711 fu ammesso alla corte come musicista e insegnò musica all'imperatore Kangxi e ad alcuni dei suoi figli fino al 1721. Con il gesuita Tomás Pereira firmò un trattato pubblicato nel 1714, il primo di teoria musicale occidentale apparso in Cina. Nel 1721 rifiutò di firmare un documento noto come Diarium Mandarinorum e fu imprigionato fino al 1723. Morì a Pechino il 10 dicembre 1746 e fu sepolto a spese dell'imperatore Qianlong.

Le dodici sonate

Le sue "Dodici Sonate a Violino Solo col Basso", indicate come Opera Terza, sono le uniche composizioni di musica occidentale conosciute in Cina nel Settecento; il manoscritto è conservato nella Biblioteca nazionale cinese. La Sonata VII in programma proviene da questa raccolta. Nelle lettere Pedrini si definiva "mezzo spagnuolo nella lingua", un dettaglio che giustifica la sua presenza in un concerto sul Re di Spagna.

Una chiesa e un nome cinese

A Pechino Pedrini fondò la chiesa di Xitang, dedicata alla Madonna dei Sette Dolori, la prima chiesa non gesuitica della città, e lì morì. Il suo nome cinese era Dé Lǐgé. Le sue sonate sono state riscoperte in tempi recenti: Wikipedia ricorda un'incisione del 1996 del gruppo francese XVIII-21 e una successiva dell'Ensemble Sirocco. Ascoltarne una dal vivo a Roma, la città da cui partì, chiude un cerchio di oltre tre secoli.

Un arcade in Cina

Nel 1696 Pedrini era stato ammesso all'Accademia dell'Arcadia con il nome di Dioro Taumasio. Era dunque parte dello stesso ambiente romano in cui viveva Corelli, che nell'Arcadia entrò nel 1706 con il nome di Arcomelo Erimanteo. Per chi vuole visitare la sede storica dell'accademia c'è la scheda sul Bosco Parrasio.

Corelli e l'Opera Quinta

La serata si chiude idealmente con Arcangelo Corelli, nato a Fusignano il 17 febbraio 1653 e documentato a Roma dal 1675. Al servizio di Cristina di Svezia, poi del cardinale Benedetto Pamphilj e infine del cardinale Pietro Ottoboni, Corelli fu al centro della vita musicale romana per oltre trent'anni. Morì a Roma nel gennaio 1713 e fu sepolto al Pantheon per volere di Ottoboni, un privilegio senza precedenti per un musicista.

Le sonate op. 5

Le dodici sonate per violino e basso dell'Opera Quinta furono pubblicate a Roma nel 1700 dall'editore Gasparo Pietrasanta e dedicate alla principessa Sofia Carlotta di Brandeburgo. La dodicesima della raccolta è appunto la celebre Follia; in programma c'è invece la Sonata n. 7. Con quale strumento solista verrà eseguita non è specificato nella pagina del concerto.

La Roma di Corelli

Corelli diresse l'orchestra della chiesa di San Luigi dei Francesi dal 1682 al 1709, visse nel Palazzo della Cancelleria fino al 1712 e la sua prima presenza romana documentata è un'esecuzione del 1675 in San Giovanni dei Fiorentini. Sono luoghi del centro storico che si possono visitare la mattina del concerto, costruendo un piccolo itinerario corelliano.

Altri luoghi corelliani

La biografia di Corelli offre altri indirizzi per chi vuole allungare la passeggiata. Nel 1678 diresse al Teatro Capranica la prima dell'opera "Dov'è amore è pietà", che segnò la sua affermazione; nel 1689 si esibì a Palazzo Pamphilj al Corso; alla fine del 1712 si trasferì nel Palazzetto Ermini. Dal 1687 fece parte della Congregazione dei Virtuosi di Santa Cecilia, che aveva sede proprio al Pantheon, dove sarebbe stato sepolto.

La dedica a Sofia Carlotta

La dedica dell'op. 5 alla principessa Sofia Carlotta di Brandeburgo, una corte tedesca, mostra che le sonate stampate a Roma nel 1700 guardavano a un pubblico europeo. La Follia che chiude la raccolta è il tema da cui, più di due secoli dopo, Rachmaninov trasse nel 1931 le sue Variazioni su un tema di Corelli: lo stesso filo che il concerto di La Folía tende, a ritroso, verso le origini iberiche della formula. Ascoltare la Sonata n. 7 con questa prospettiva significa sentire la voce di Corelli non come punto d'arrivo isolato, ma come snodo di una tradizione che dalla Spagna passa per Roma e si diffonde nel resto del continente.

Gli interpreti: La Folía

Il Grupo de Música Barroca "La Folía" nasce a Madrid nel 1977 con l'obiettivo di eseguire su strumenti storici il repertorio dei secoli XVI, XVII e XVIII, secondo i criteri dell'esecuzione storicamente informata. Il sito ufficiale lo presenta come il gruppo spagnolo con la più lunga carriera nell'interpretazione della musica barocca su strumenti d'epoca, attivo nei concerti, nell'incisione discografica, nella ricerca e nella didattica, con un'attenzione particolare al repertorio ispanico.

Pedro Bonet, flauto e direzione

Fondatore e direttore del gruppo, Pedro Bonet guida La Folía dalla fondazione; l'Universidad Autónoma de Madrid ha inserito nella propria rassegna un concerto dedicato ai cinquant'anni della formazione. La pagina IUC non riporta una sua biografia dettagliata, e il dato sulla sua formazione non è pubblicato sulle fonti ufficiali consultabili.

Pedro Bonet González e Juan Carlos De Mulder

Completano il trio Pedro Bonet González al violoncello barocco e Juan Carlos De Mulder all'arciliuto. Le biografie dei due musicisti non sono pubblicate nella pagina del concerto.

Il nome del gruppo

La IUC spiega che il nome deriva dalla Follia, la forma basata su variazioni che rappresenta uno dei contributi più importanti della tradizione iberica al repertorio barocco. Chiamarsi così è una dichiarazione d'intenti: il gruppo si propone come interprete di quella eredità spagnola che il resto d'Europa ha assorbito e trasformato.

Come ascoltare un concerto di musica antica

Per chi non frequenta la musica antica, il primo impatto può essere il volume: flauto, violoncello barocco e arciliuto hanno un suono più raccolto di quello degli strumenti moderni, e un'Aula Magna da poco meno di novecento posti richiede un ascolto concentrato. È consigliabile scegliere la platea, nei settori più vicini al palco.

Riconoscere le variazioni

Molti brani in programma, dalle recercadas di Ortiz alle Partite di Follia, sono costruiti su schemi che si ripetono. Il piacere dell'ascolto consiste nel riconoscere il tema di base e seguire come il solista lo arricchisce di ornamenti, cambi di ritmo e passaggi virtuosistici, mentre basso e accordi restano stabili.

Il ruolo del continuo

Violoncello e arciliuto formano il basso continuo, la base armonica su cui poggia la melodia. Osservare come l'arciliutista realizza gli accordi a partire dalla linea del basso, secondo la prassi del continuo, è uno degli aspetti più interessanti di un concerto barocco dal vivo.

Informazioni pratiche

Quanto si spende

Il listino IUC per l'Aula Magna parte da 15 euro nel III settore e sale a 21 e 26 euro negli altri due, prima del 10% di prevendita. Gli abbonati che portano un accompagnatore e gli iscritti agli enti convenzionati godono di tariffe agevolate. Per gli under 30 il prezzo scende a 8 euro e per gli under 18 a 5 euro; le famiglie con almeno un figlio sotto i 14 anni possono usare la Family Card.

In famiglia

Il sabato pomeriggio è l'orario più adatto a portare bambini e ragazzi a un concerto. La Family Card della IUC richiede la presenza di due genitori e di uno o più figli, di cui almeno uno sotto i 14 anni: i genitori pagano 10 euro ciascuno, i bambini 5. Un programma fatto di danze e variazioni brevi, con strumenti insoliti come l'arciliuto, si presta bene a un primo ascolto di musica antica.

Canali di vendita

Si può comprare di persona agli uffici IUC di Lungotevere Flaminio 50 nei giorni feriali di apertura, al telefono con carta di credito o bonifico, online sul canale linkato dal sito ufficiale, che accetta la Carta del Docente, e il giorno del concerto in sala a partire dalle 16.30.

Accesso

Pedoni e veicoli entrano soltanto da Piazzale Aldo Moro 5. Il parcheggio interno è gratuito ma, avverte la IUC, potrebbe non essere disponibile per alcuni concerti. Per arrivare con i mezzi conviene consultare il calcolatore di percorso ATAC.

Una curiosità sull'Aula Magna della Sapienza

Il grande dipinto murale che domina la sala è costruito come un'immagine sacra. La scheda sul restauro pubblicata dalla Sapienza descrive uno schema compositivo che ricorda una pala d'altare e uno spazio simile a un'abside, con al centro l'Italia circondata dalle personificazioni di Astronomia, Mineralogia, Botanica, Geografia, Architettura, Lettere, Pittura e Storia. È l'iconografia laica di un'università trasformata in tempio del sapere.

La Storia di spalle

Tra le figure, la più singolare è la Storia: una donna in primo piano, rappresentata di spalle, con un libro aperto. A destra compaiono un arco di trionfo e un'aquila, che richiamano i trionfi romani; a sinistra la Vittoria alata con la spada. Durante un concerto pomeridiano, con la sala illuminata, vale la pena cercare con lo sguardo questi dettagli prima dell'inizio.

Una cosa che non ti dice nessuno sull'Aula Magna della Sapienza

Il piazzale da cui si entra non si è sempre chiamato Piazzale Aldo Moro. Wikipedia ricorda che il suo nome precedente era piazzale delle Scienze, coerente con l'impianto della città universitaria. Accanto all'ingresso dell'ateneo, sullo stesso piazzale, ha sede il Consiglio Nazionale delle Ricerche: chi aspetta un amico prima del concerto si trova dunque tra due delle maggiori istituzioni scientifiche del Paese.

Il viale verso la Minerva

Dal monumentale ingresso progettato da Arnaldo Foschini un unico viale porta al piazzale della Minerva: sulla destra Ortopedia e Chimica, sulla sinistra Igiene e Fisica. È un percorso che si compie in pochi minuti, ma che conviene mettere in conto nell'orario d'arrivo.

Il consiglio che ti do per visitare l'Aula Magna della Sapienza

Dedica la mattina al centro storico e il pomeriggio all'università: è il mio consiglio per questo concerto. La Roma di Corelli è a pochi passi da piazza Navona: San Luigi dei Francesi, il Palazzo della Cancelleria, il Pantheon dove è sepolto. Dopo un pranzo leggero ci si sposta verso la città universitaria, si arriva verso le 17 e si entra in sala avendo ancora negli occhi i luoghi in cui alcune di quelle musiche sono nate.

Scegliere il posto

Con tre strumenti storici sul palco, la vicinanza conta più della visione d'insieme. Se il budget lo consente, il I o il II settore danno un ascolto più nitido; per i giovani, la tariffa unica da 8 euro vale in qualsiasi settore ed è la scelta più conveniente.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la città universitaria sia un'opera del ventennio è noto: Mussolini la volle perché anche la capitale avesse un proprio centro universitario, e la fece costruire negli anni Trenta. Meno ricordato è che nel progetto originario rientravano edifici di pura funzione politica: Wikipedia elenca una Casermetta per la Milizia, progettata da Gaetano Minnucci ed Eugenio Montuori, e il Dopolavoro con il Circolo del Littorio, opera di Minnucci.

La Casa dello studente

Tra il 1933 e il 1935 fu costruita anche la Casa dello studente, opera di Saverio Muratori, Giorgio Calza Bini e Francesco Fariello. Accanto a laboratori e aule, il campus prevedeva dunque spazi per la vita quotidiana e per l'inquadramento politico degli studenti: una città nel senso pieno del termine.

La foto giusta da fare all'Aula Magna della Sapienza

Una fotografia meno consueta si scatta dall'alto, salendo lo scalone del Rettorato e voltandosi verso il viale d'ingresso: la Minerva in primo piano, la prospettiva dei palazzi e, sul fondo, i propilei di Foschini. È l'inquadratura inversa rispetto a quella che si fa arrivando, e restituisce la geometria dell'impianto di Piacentini.

Ottobre e luce

Arrivando poco prima delle 17.30, la luce del tardo pomeriggio d'ottobre scalda il travertino dei gradini; all'uscita, intorno alle 20, il piazzale è ormai al buio e illuminato artificialmente, con un'atmosfera completamente diversa.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

17 febbraio 1977: la cacciata di Lama

Nel febbraio 1977 la città universitaria era occupata dagli studenti. Il 17 febbraio il segretario della CGIL Luciano Lama vi tenne un comizio, accolto da slogan e striscioni; la contestazione degenerò in scontri con il servizio d'ordine del sindacato e Lama dovette lasciare l'università. Lo stesso giorno il rettore Antonio Ruberti consegnò la città universitaria alla polizia. L'episodio è passato alla storia come la cacciata di Lama.

1935: una città degli studi in tre anni

Partiti nel 1932, i lavori portarono all'inaugurazione del 31 marzo 1935, con il re Vittorio Emanuele III. Gli architetti coinvolti, coordinati da Piacentini, comprendevano Giuseppe Pagano, Giovanni Michelucci, Gaetano Rapisardi e Arnaldo Foschini.

Novembre 2017: un convegno sulle città universitarie

Lo svelamento del murale restaurato di Sironi aprì un convegno internazionale, "Le città universitarie del XX secolo e la Sapienza di Roma", avviato da Paolo Portoghesi e proseguito fino al 25 novembre 2017, mentre la galleria del Rettorato ospitava la mostra "La nuova Città universitaria di Roma".

Chi è passato dall'Aula Magna della Sapienza

Nella sala hanno suonato, nei decenni della IUC, molti interpreti legati agli strumenti a corda. La storia dell'Istituzione ricorda il chitarrista Andrés Segovia e il Quartetto Italiano tra la fine degli anni Cinquanta e il 1968, e tra i nomi del primo dopoguerra quelli di Fournier e di Busch. Per un concerto in cui le corde pizzicate dell'arciliuto hanno un ruolo centrale, il passaggio di Segovia è un precedente significativo.

Flauto e violoncello nella stagione in corso

La stagione 2026/2027 proporrà in Aula Magna anche la flautista Lucie Horsch e il violoncellista Mario Brunello: chi apprezza il concerto di La Folía può segnarsi queste date per proseguire il percorso.

Il pubblico

Fin dalle origini, la IUC ha avuto un pubblico composito: la sua storia parla di giovani, studenti, operai e professionisti. Il ciclo Calliope del sabato pomeriggio, con le tariffe dedicate ai giovani, conserva questo carattere aperto.

Il ciclo Calliope e la stagione

Il concerto del 24 ottobre è il secondo del ciclo Calliope 2026/2027, dopo l'inaugurazione beethoveniana del 17 ottobre con l'Orchestra Canova. Il sabato successivo, 31 ottobre, il pianista Antonio Ballista propone "La Paura fa 90"; il 7 novembre è la volta di Lonquich, Gringolts, Bronzi e Kavčič, il 14 di Yifan Wu, il 21 del JACK Quartet e il 28 di Julian Kainrath e Lilya Zilberstein. Il quadro completo è nella scheda della Stagione Concertistica IUC 2026/2027 e in quella sull'Aula Magna della Sapienza.

Abbonarsi o no

Per chi pensa di tornare più volte, il carnet IUC con almeno sei concerti scelti liberamente applica uno sconto del 10% sul prezzo dei singoli biglietti.

Domande frequenti su La Folía all'Aula Magna

Quando e dove si tiene il concerto?

Si suona sabato 24 ottobre 2026, con inizio alle 17.30, nella sala grande del Rettorato della Sapienza, all'interno della città universitaria di Piazzale Aldo Moro. L'appuntamento fa parte del ciclo Calliope della stagione IUC ed è coprodotto con l'Instituto Cervantes. Secondo il calendario ufficiale, la serata si chiude intorno alle 20; il botteghino in sala apre un'ora prima dell'inizio.

Che cosa significa il titolo Il Re di Spagna?

Il titolo completo è "Il Re di Spagna. Relazioni musicali tra Spagna e Italia in un contesto globale". Il programma racconta la circolazione di danze, temi e musicisti tra le due penisole dal Quattrocento al Settecento, includendo un autore come Teodorico Pedrini, che portò la musica occidentale alla corte imperiale cinese.

Chi sono gli interpreti?

Il Grupo de Música Barroca "La Folía", fondato a Madrid nel 1977, qui in formazione di trio: Pedro Bonet al flauto e alla direzione, Pedro Bonet González al violoncello barocco e Juan Carlos De Mulder all'arciliuto. Il gruppo suona su strumenti storici e segue i criteri dell'esecuzione storicamente informata.

Quanto costano i biglietti?

I prezzi interi sono 26, 21 e 15 euro secondo il settore, con il 10% in più in prevendita. Gli under 30 pagano 8 euro, gli under 18 pagano 5 euro, in qualsiasi settore. Esistono tariffe per abbonati con accompagnatore, enti convenzionati e famiglie, che non si possono sommare tra loro.

Che cos'è la Follia?

È una formula musicale nata nella penisola iberica tra Quattrocento e Cinquecento, inizialmente una danza veloce e poi una progressione armonica fissa su cui comporre variazioni. È stata usata da Lully, Corelli, Vivaldi, Marais e, nel Novecento, da Rachmaninov. Dà il nome al gruppo e compare in programma con le Partite di Follia per flauto.

Serve conoscere la musica antica?

No. Il concerto è costruito su danze e variazioni, forme immediate da seguire anche senza competenze. Il consiglio è di sedersi vicino al palco, perché gli strumenti storici hanno un suono raccolto, e di concentrarsi sul modo in cui il flauto arricchisce temi che si ripetono, mentre violoncello e arciliuto tengono il basso.

Come si arriva all'Aula Magna?

L'unico accesso, a piedi e con i veicoli, è da Piazzale Aldo Moro 5. Chi arriva in auto può contare, di norma, sul parcheggio gratuito interno che la IUC apre circa un'ora prima, con l'avvertenza che talvolta resta chiuso per ragioni esterne. Chi usa bus, tram o metro trova l'itinerario sul sito ATAC.

Perché c'è l'Instituto Cervantes?

Il concerto è una coproduzione tra la IUC e l'Instituto Cervantes, l'istituzione pubblica spagnola fondata nel 1991 per promuovere la lingua e la cultura spagnola nel mondo. La sua partecipazione sottolinea il tema della serata, il dialogo musicale tra Spagna e Italia.

Quanto dura il concerto?

Il calendario ufficiale della IUC indica l'inizio alle 17.30 e la fine alle 20, un intervallo che comprende l'eventuale pausa. La pagina non pubblica la durata netta della musica. Con un programma composto da molti brani brevi, il tempo scorre con un ritmo vario, alternando danze rinascimentali e sonate settecentesche.

Il consiglio finale su La Folía all'Aula Magna

Il 24 ottobre è un pomeriggio per chi ama le storie dietro la musica: un toledano che pubblica a Roma un trattato sull'arte dell'ornamento, un missionario marchigiano che insegna all'imperatore della Cina, un violinista romagnolo sepolto al Pantheon, tutti riuniti da una danza nata probabilmente in Portogallo. Il mio suggerimento è di fare della giornata un itinerario: la mattina nei luoghi di Corelli, il pomeriggio in Aula Magna, seduti vicino ai tre musicisti di un gruppo che da quasi cinquant'anni restituisce voce a questo repertorio.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento24 Ottobre 2026 17:30
IndirizzoAula Magna, Palazzo del Rettorato, Città universitaria, Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma Roma Città