Il salto di Nureyev di Leonardo Manzan al Mattatoio — 27 ottobre 2026
In breve. Dossier pratico. Martedì 27 ottobre 2026, alle 19, il Romaeuropa Festival presenta al Mattatoio "Il salto di Nureyev", spettacolo con la regia di Leonardo Manzan e un testo scritto da Manzan insieme a Rocco Placidi.
Dossier pratico. Martedì 27 ottobre 2026, alle 19, il Romaeuropa Festival presenta al Mattatoio "Il salto di Nureyev", spettacolo con la regia di Leonardo Manzan e un testo scritto da Manzan insieme a Rocco Placidi. È il quarto dei cinque titoli della maratona "Heimat. Patria/Straniero", realizzata con l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico e interpretata da sette attrici e attori del corso di secondo livello in recitazione; nel programma del festival rientra nella sezione Ultra REF. Lo spazio indicato è T1; il Mattatoio si trova in Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma, nel rione Testaccio. Il biglietto costa 15 euro; la durata non è pubblicata. Si acquista online attraverso il canale indicato sulla pagina ufficiale di romaeuropa.net oppure tramite il box office del festival, al telefono 06 4555 3050 o su WhatsApp al +39 334 348 8894, il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Per scuole e gruppi il festival indica l'indirizzo promozione@romaeuropa.net. Per arrivare con i mezzi pubblici conviene usare il calcolatore ATAC: la fermata della metropolitana più vicina è Piramide, sulla linea B.

Il salto di Nureyev: il teatro che interroga se stesso
La pagina del Romaeuropa Festival presenta Leonardo Manzan come una delle voci più radicali e imprevedibili della nuova scena italiana, e descrive "Il salto di Nureyev" come il lavoro in cui la sua cifra si fa apertamente astratta. Il punto di partenza è un interrogativo che il teatro rivolge a se stesso: a che cosa serve, oggi, riunire delle persone in una sala, e che potere ha questo gesto antico di incidere sul presente. Il festival parla di ironia, di cortocircuiti linguistici e di continue deviazioni dal reale.
Il tema comune della maratona, Heimat, viene declinato da Manzan in una direzione spiazzante. Invece di raccontare una patria geografica o una storia di migrazione, lo spettacolo guarda all'eredità culturale, alla memoria e al senso stesso dello stare insieme in uno spazio teatrale. È come se la patria di cui si parla fosse il teatro, e lo straniero chiunque ne sia rimasto fuori.
Un teatro dell'assurdo
La definizione scelta dal festival è esplicita: un teatro dell'assurdo. Nella tradizione novecentesca il termine indica opere che rinunciano alla trama costruita secondo una logica di causa ed effetto e preferiscono una successione di situazioni senza apparente coerenza, legate da uno stato d'animo, con dialoghi ripetitivi e serrati capaci di far sorridere anche nei momenti più tragici. Il lavoro di Manzan si colloca dunque in una linea precisa, e la aggiorna ai linguaggi di oggi.
Guardare indietro per parlare di adesso
Secondo la presentazione ufficiale, lo spettacolo guarda al passato per parlare del nostro tempo. Il titolo stesso, con il nome di uno dei più celebri ballerini del Novecento, indica una memoria da cui partire. Il festival non spiega quale ruolo abbia Nureyev nella drammaturgia: il dato non è pubblicato, e lo spettatore lo scoprirà in sala.
Il nome nel titolo: chi era Rudolf Nureyev
Rudolf Nureyev nacque il 17 marzo 1938 su un treno della Transiberiana, vicino al lago Bajkal, mentre la madre viaggiava verso Vladivostok, dove il padre era di stanza come commissario politico dell'Armata Rossa. Crebbe in una famiglia tatara, si innamorò della danza da bambino e si formò a Leningrado, dove entrò nella compagnia che in epoca sovietica si chiamava Balletto Kirov. Critici come Clement Crisp e Sylvie de Naussac lo hanno indicato tra i più grandi danzatori del XX secolo, accanto a Nižinskij e Baryšnikov. Morì a Parigi il 6 gennaio 1993.
Le Bourget, 16 giugno 1961
Nel 1961 il Kirov era in tournée a Parigi. Nureyev aveva frequentato amici francesi contro le regole imposte ai ballerini, e il KGB decise di farlo rientrare. La mattina del 16 giugno, all'aeroporto di Le Bourget, mentre la compagnia si preparava a partire per Londra, gli fu detto che doveva tornare a Mosca per un'esibizione al Cremlino; poi che la madre era gravemente malata. Temendo di non poter più lasciare l'Unione Sovietica, si sottrasse alla sorveglianza e chiese asilo alla polizia francese. Wikipedia ricorda che fu la prima defezione di un artista sovietico durante la Guerra fredda.
Il prezzo della scelta
L'Unione Sovietica lo condannò in contumacia a sette anni di carcere per alto tradimento. Le autorità costrinsero il padre, la madre e il suo insegnante di danza a scrivergli lettere per convincerlo a tornare, senza risultato. Nureyev rimase in Occidente e rivide la madre soltanto nel 1987, grazie a un permesso speciale, per un'ultima visita. Una vita intera segnata dalla distanza tra la patria e la scelta di restare straniero.
Una lettura possibile
Il collegamento tra questa biografia e il tema della maratona, Patria e Straniero, è evidente, ma va detto con prudenza: è un'interpretazione redazionale, non una dichiarazione del festival. La pagina ufficiale non chiarisce se il "salto" del titolo alluda alla fuga di Le Bourget, a un gesto di danza o a qualcos'altro. Con un regista abituato a spiazzare il pubblico, ogni previsione rischia di essere smentita.
Nureyev e l'Italia
Il legame del ballerino con il nostro Paese fu profondo. In Italia esordì come coreografo con una nuova edizione di "Raymonda" commissionata dal Festival dei Due Mondi di Spoleto; poi lavorò a lungo con il Teatro alla Scala di Milano, per cui firmò nuove coreografie de "La bayadère", "La bella addormentata" e "Lo schiaccianoci", danzando accanto a Liliana Cosi e Carla Fracci. Con Margot Fonteyn, la partner con cui trasformò l'interpretazione dei grandi balletti, fu ospite anche dei teatri di Roma durante le tournée del Royal Ballet.
L'isola di Li Galli
Nel 1989 Nureyev acquistò per intero Li Galli, il piccolo arcipelago della Costiera amalfitana, con l'idea di aprirvi una propria scuola di danza. Negli ultimi anni alternava le apparizioni pubbliche a lunghi periodi di riposo sull'isola, che Wikipedia descrive come la sua dimora più amata. L'ultima apparizione in pubblico fu a Parigi, l'8 ottobre 1992, alla prima de "La bayadère" all'Opéra Garnier.
Una tomba disegnata da un italiano
Nureyev è sepolto nel cimitero russo di Sainte-Geneviève-des-Bois, alle porte di Parigi. La tomba riproduce il drappeggio di un kilim, un tappeto dell'Asia centrale: fu progettata dallo scenografo Ezio Frigerio e realizzata a mosaico dallo Studio Akomena di Ravenna. È un'immagine che riassume una vita tra culture diverse, con un monumento francese, un motivo orientale e una mano italiana.
La maratona Heimat. Patria/Straniero
Il progetto riunisce cinque registi in cinque spettacoli sullo stesso tema, con un unico cast di sette attrici e attori del corso di secondo livello in recitazione dell'Accademia Silvio d'Amico e un medesimo dispositivo scenico, distribuiti in cinque serate. Tutte cominciano alle 19 e hanno lo stesso prezzo, 15 euro.
Il calendario
Mercoledì 21 ottobre Thom Luz apre con "Il ritorno dei 10 Ulisse in Patria", presentato nella scheda Thom Luz al Romaeuropa; venerdì 23 Fabiana Iacozzilli dirige La trilogia di Belgrado di Biljana Srbljanović; domenica 25 Leonardo Lidi mette in scena "Edeyen" di Letizia Russo; martedì 27 è la volta di Manzan; venerdì 30 Ersan Mondtag chiude con la Winterreise di Elfriede Jelinek.
Lo stesso spazio, cinque linguaggi
Il principio della maratona è quello di un esperimento: cambiare la mano del regista lasciando invariati gli attori e l'impianto scenico. Chi assiste a più serate vede gli stessi interpreti trasformarsi, passando da Thom Luz a Biljana Srbljanović, dal testo di Letizia Russo al teatro dell'assurdo di Manzan, fino alla drammaturgia di Elfriede Jelinek. Il quarto appuntamento è quello che il festival descrive esplicitamente come teatro dell'assurdo.
Il cast e la squadra creativa
In scena ci sono Leonardo Cappelli, Jacopo Casalino, Cristian D'Agostino, Andrea De Luca, Sofia Ferrari, Francesca Massari e Vittoria Salamone, gli stessi sette nomi di tutta la maratona. La produzione è della Compagnia dell'Accademia, Accademia d'Arte Drammatica Silvio d'Amico, con cui il festival presenta l'intero progetto Heimat.
Testo e canzoni
Il testo è firmato da Leonardo Manzan e Rocco Placidi; i testi delle canzoni e le musiche sono di Tano Mongelli. La presenza di canzoni originali fa pensare a uno spettacolo in cui la musica ha un ruolo drammaturgico, coerente con il gusto di Manzan per i formati ibridi, dalla stand-up alla performance.
Scene, costumi, luci e suono
L'impianto scenico è lo stesso per tutte e cinque le serate: lo ha ideato e costruito la Scuola di Scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Urbino, con Giuseppe Stellato come supervisore. Per "Il salto di Nureyev" i costumi sono di Graziella Pepe, le luci di Luigi Biondi, il suono di Filippo Lilli. Assistente alla regia è Danilo Maglio, assistente del regista Samantha Scrivere.
Leonardo Manzan, il regista
Il curriculum pubblicato dall'Accademia Silvio d'Amico ricostruisce la sua formazione. Dopo la maturità scientifica, nel 2011, Manzan frequenta per tre anni la scuola di teatro Kairos di Roma e poi l'Accademia Civica Scuola di Teatro "Paolo Grassi" di Milano, dove si laurea in recitazione nel 2015; tra i docenti elenca Antonio Latella, Spiro Scimone, Francesco Sframeli e Arturo Cirillo. L'Espresso lo definisce un giovane attore e regista romano; un articolo de il Dolomiti lo indica come classe 1992, romano di origine e milanese di formazione.
Il primo spettacolo premiato
Il suo primo lavoro come autore, regista e attore è "It's App To You", del 2015. Lo spettacolo raccoglie una lunga serie di riconoscimenti: vince InBox 2018, Dominio Pubblico 2017 a Roma, Italia dei Visionari al Festival Kilowatt 2017 e Giovani Direzioni 2016, ottiene il premio della critica a Direction Under 30 e una menzione a Giovani Realtà del Teatro. È il segnale di un talento che si muove fin dall'inizio nel circuito dei festival dedicati alle nuove generazioni.
Cirano deve morire
Nel 2018 Manzan vince il bando Biennale College Registi con "Cirano deve morire", che debutta l'anno seguente al Teatro Piccolo Arsenale, nell'ambito della 46ª Biennale Teatro di Venezia. Nel 2022 lo spettacolo viene riallestito con la produzione de La Fabbrica dell'Attore Teatro Vascello, Elledieffe e Fondazione Teatro della Toscana, e va in tournée.
Glory Wall e il premio della Biennale
Il lavoro che lo impone all'attenzione nazionale è "Glory Wall", che debutta nel 2020 al Teatro alle Tese durante la 47ª Biennale Teatro e riceve dalla giuria critica internazionale il premio come miglior spettacolo della rassegna. Il tema è la censura: lo spettacolo si chiede che cosa venga censurato oggi in Italia, quali limiti esistano, e lega l'arte allo scandalo. Nelle sue note di regia, riportate da il Dolomiti, Manzan sostiene che la censura colpisce la realtà ma mira in realtà all'immaginazione.
Le tournée internazionali
Nel 2022 "Glory Wall" viene presentato al Festival Internazionale di Buenos Aires e al Printemps des Comédiens di Montpellier. Per un regista nato all'inizio degli anni Novanta è un risultato notevole, che porta il suo teatro, fortemente legato all'attualità italiana, davanti a pubblici molto diversi.
Il teatro durante la pandemia
Negli anni della chiusura dei teatri Manzan lavora con il Teatro Vascello di Roma su formati sperimentali: "Streaming of consciousness, la performance del Sistema", un monologo per computer in diretta streaming, e poi, alla riapertura, "Grazie a Dio è lunedì", una stand-up comedy per voce di sala. Nel 2021 firma anche "Echo Chamber", una performance sull'arte contemporanea fruita con audioguide in stile museale, debuttata al Teatro Verdi di Pordenone.
Gli ultimi lavori: dal piedistallo a Faust
Nel 2023 debutta al Ridotto del Teatro Morlacchi di Perugia "Uno spettacolo di Leonardo Manzan", in cui, secondo L'Espresso, il regista resta nudo su un piedistallo: un lavoro notato per la sua vena dissacrante. Il titolo stesso gioca con l'idea di autore e di firma.
Faust
Nel 2025 arriva "Faust", tratto da Goethe e scritto con Rocco Placidi, debuttato al Teatro Vascello e coprodotto da La Fabbrica dell'Attore, Teatro Piemonte Europa e LAC, in collaborazione con il Teatro della Toscana. La recensione di Francesca De Sanctis su L'Espresso lo descrive come una successione di parodie e momenti comici, con la partecipazione di uno spettatore, e individua il momento più divertente nella satira del sistema teatrale fondato sullo scambio di spettacoli tra teatri.
Una costante: il teatro che parla del teatro
Dal piedistallo di Perugia al Mefistofele a cui nessuno crede più, il filo che attraversa i lavori di Manzan è la riflessione sul teatro come istituzione, come mercato e come rito. "Il salto di Nureyev", che secondo il festival interroga la necessità del teatro oggi, si inserisce con naturalezza in questa linea.
Rocco Placidi, il coautore
Il sodalizio con Rocco Placidi accompagna quasi tutta la carriera di Manzan. Il curriculum di Placidi pubblicato dall'Accademia rivela un percorso insolito per un drammaturgo: una laurea con lode in Medicina e Chirurgia alla Sapienza nel 2018, con una tesi di bioetica sulla sovradiagnosi oncologica. Accanto agli studi scientifici ha firmato la drammaturgia di "Cirano deve morire", "Glory Wall", "Echo Chamber" e "Uno spettacolo di Leonardo Manzan", oltre ai progetti speciali per il Teatro Vascello.
Scrivere in due
Dai titoli firmati insieme emerge un metodo ricorrente: partire da un classico, come il Cirano o il Faust, oppure da un tema civile, come la censura in "Glory Wall", per trasformarlo in parodia o in riflessione sull'attualità. Per "Il salto di Nureyev" a questa coppia si aggiunge un terzo autore, Tano Mongelli, per le canzoni: un indizio di uno spettacolo che alterna parola recitata e musica.
Che cosa si intende per teatro dell'assurdo
L'espressione fu coniata dal critico Martin Esslin, che nel 1961 intitolò così un suo saggio, "The Theatre of the Absurd". Esslin raccoglieva sotto questa etichetta drammaturghi diversi, attivi soprattutto in Europa tra gli anni Quaranta e Sessanta, che traducevano sulla scena l'idea filosofica dell'assurdità dell'esistenza elaborata dall'esistenzialismo di Sartre e Camus.
I maestri
Tra i nomi principali Wikipedia ricorda Samuel Beckett, Eugène Ionesco, Jean Tardieu, Arthur Adamov e Georges Schehadé; una seconda generazione comprende Harold Pinter, Robert Pinget, Boris Vian e Sławomir Mrożek. Tra gli italiani, Achille Campanile è stato spesso indicato come un precursore, con il suo umorismo fondato sul paradosso linguistico.
Una coincidenza di date
Il saggio di Esslin uscì nel 1961, lo stesso anno della fuga di Nureyev a Le Bourget. È una coincidenza, ma aiuta a collocare i due riferimenti dello spettacolo, il ballerino e la forma teatrale, nello stesso clima culturale della Guerra fredda, quando la libertà dell'artista e la crisi del linguaggio erano temi all'ordine del giorno.
L'Accademia Silvio d'Amico
Nata nel 1936, l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica porta il nome di chi la fondò, il critico Silvio d'Amico, che già negli anni in cui il teatro di regia stentava a nascere aveva teorizzato la necessità della figura del regista. Era stata preceduta dalla Regia scuola di recitazione "Eleonora Duse", nata nel 1921 da una costola dell'Accademia di Santa Cecilia e soppressa nel 1935. Dal 1981 la sede è in via Bellini.
Chi si è formato qui
L'elenco degli allievi diplomati è una storia del teatro e del cinema italiani: Anna Magnani, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Monica Vitti, Gian Maria Volonté, Giancarlo Giannini, fino a Luca Marinelli e Pierfrancesco Favino; tra i registi Luca Ronconi, Andrea Camilleri e Carmelo Bene. I sette attori della maratona Heimat entrano in scena portando sulle spalle questa eredità, proprio il tema su cui lavora Manzan.
Come vedere Il salto di Nureyev
Lo spettacolo ha un biglietto proprio e si può vedere da solo. Chi ha già assistito a una o due serate della maratona, però, avrà un vantaggio: riconoscerà gli attori e il dispositivo scenico, e potrà misurare quanto la mano di un regista cambi il modo in cui gli stessi interpreti abitano lo spazio. Abbinarlo a "Edeyen" di Lidi, due giorni prima, o alla "Winterreise" di Mondtag, tre giorni dopo, permette un confronto interessante.
Che cosa aspettarsi
Un teatro dell'assurdo contemporaneo, con canzoni originali, ironia e deviazioni dal realismo. Chi cerca una trama lineare o una biografia del ballerino rischia di restare spiazzato; chi accetta il gioco troverà uno spettacolo che, come gli altri lavori di Manzan, prende in giro il teatro per difenderne il senso.
L'orario delle 19
L'inizio alle 19 di martedì lascia la serata libera dopo lo spettacolo. La durata non è pubblicata sulla pagina ufficiale: conviene non fissare impegni troppo vicini e chiedere eventualmente indicazioni al box office nei giorni precedenti.
Informazioni pratiche
Biglietti e prezzo
Il biglietto costa 15 euro, lo stesso prezzo di tutti gli spettacoli della maratona. Si acquista online dalla pagina ufficiale del festival oppure contattando il box office per telefono o WhatsApp negli orari indicati. Per gruppi e scuole il riferimento è l'indirizzo promozione@romaeuropa.net.
Lo spazio T1
La pagina ufficiale parla semplicemente di T1, uno degli spazi teatrali che il festival utilizza dentro il complesso. Il Mattatoio è molto esteso e i padiglioni si somigliano: meglio presentarsi qualche minuto prima e affidarsi alla segnaletica del Romaeuropa per trovare l'accesso corretto.
Trasporti e rientro
La metropolitana B, con la fermata Piramide, è il collegamento più semplice con il resto della città; da lì si raggiunge il Mattatoio a piedi attraversando Testaccio. Per i bus e i tram, e per verificare le corse serali del ritorno, il riferimento è il calcolatore ATAC.
Una curiosità sul Mattatoio
Nella Pelanda, l'edificio dove un tempo si lavoravano i suini, il restauro ha conservato un ambiente dal nome curioso: la Galleria delle Vasche. Il sito ufficiale del Mattatoio spiega che l'intervento ha restaurato l'intero complesso, circa 5.000 metri quadrati, salvaguardando le strutture e i manufatti di questa galleria, insieme alla grande navata con la ciminiera troncoconica e ad altre attrezzature metalliche. Le tracce del lavoro industriale non sono state cancellate ma integrate negli spazi destinati a danza, teatro di ricerca, musica e installazioni.
Un'idea nata dal basso
Secondo Wikipedia, il progetto di restauro della Pelanda nacque nei primi anni Duemila da un'idea di Zoneattive. Il cantiere fu aperto nel 2006 e chiuso nel 2010, e riqualificò i padiglioni che avevano ospitato i serbatoi dell'acqua, la pelanda e la macellazione dei suini.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Mattatoio
Il nome con cui il complesso è stato conosciuto per anni non è più quello ufficiale. Per anni una parte del complesso si è chiamata Macro Future e poi Macro Testaccio, perché ospitava la seconda sede del museo d'arte contemporanea di Roma; la gestione era affidata ai Musei in Comune della Sovrintendenza capitolina. Dal 2018 Roma Capitale ha affidato il Mattatoio all'Azienda Speciale Palaexpo, e il sito ufficiale oggi si presenta come Mattatoio di Roma, con la precisazione "ex Macro Testaccio".
Gli ingressi
Anche l'indirizzo può confondere. Il festival e il Mattatoio indicano Piazza Orazio Giustiniani 4, mentre Wikipedia colloca l'ingresso principale storico su via Beniamino Franklin e ricorda che sul lungotevere Testaccio si trova un padiglione nato come dazio, per il controllo e il peso del bestiame. Chi arriva per la prima volta fa bene a fissare in anticipo il punto d'incontro con eventuali amici.
Il consiglio che ti do per visitare il Mattatoio
Con uno spettacolo alle 19, il mio consiglio è di dedicare il pomeriggio al quartiere, partendo dalla Piramide Cestia e dal Cimitero acattolico, che si trova a pochi passi dal Mattatoio lungo viale del Campo Boario, e salendo poi verso il Monte dei Cocci. Gli orari di apertura dei singoli luoghi vanno verificati sui siti ufficiali, perché a fine ottobre il buio arriva presto e le chiusure possono essere anticipate.
Dopo lo spettacolo
Alle pendici del Monte Testaccio, ricorda Wikipedia, le grotte scavate tra i cocci, dove la temperatura resta fresca tutto l'anno, ospitarono dal medioevo osterie e poi ristoranti e locali notturni. Cenare nel quartiere dopo lo spettacolo è il modo più naturale per chiudere la serata. Per orientarsi nel rione c'è la scheda Testaccio, cosa vedere.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il Monte Testaccio, la collina accanto al Mattatoio, è fatto di cocci di anfore romane. Meno noto è che per secoli fu il palcoscenico del carnevale romano, con giochi anche cruenti. Wikipedia racconta che in epoca medievale vi si allestivano tauromachie e la popolarissima "ruzzica de li porci", in cui carretti carichi di maiali vivi venivano spinti giù dal pendio e il popolo inseguiva gli animali a valle.
Dal carnevale alla Via Crucis
Nel XV secolo papa Paolo II trasferì il carnevale in via Lata e il monte cambiò funzione: divenne il punto d'arrivo della Via Crucis del Venerdì Santo, simbolo del Golgota, come ricorda la croce ancora infissa sulla cima. Il monte compare perfino nella letteratura spagnola: Miguel de Cervantes lo cita nella novella "Il dottor Vetrata", pubblicata nel 1613 nelle "Novelle esemplari". Un luogo di spettacolo, insomma, molto prima che arrivasse il teatro contemporaneo.
La foto giusta da fare al Mattatoio
Per una foto diversa da quelle consuete, cerca il lato del complesso che guarda il Tevere, sul lungotevere Testaccio, dove si trova il padiglione nato come dazio per il controllo e il peso del bestiame. Inquadrare il mattone ottocentesco con il fiume sullo sfondo restituisce il legame originario tra il macello e il Tevere, la via d'acqua lungo cui, fin dall'antichità, arrivavano a Testaccio le merci destinate alla città.
Con la luce di fine ottobre
Il 27 ottobre l'ora legale è già finita e il buio arriva presto: chi vuole la luce naturale deve passare dal lungotevere nel primo pomeriggio. Di sera, all'uscita dallo spettacolo, conviene invece fotografare i padiglioni illuminati lungo il viale interno, dove la ripetizione delle aperture ad arco crea un ritmo regolare.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
1872: un'area per gli operai
L'area su cui sorge il Mattatoio era stata destinata, con l'approvazione di un progetto specifico nel 1872, alla costruzione di nuove residenze operaie, nell'ambito di quello che era allora l'insediamento commerciale e industriale più importante di Roma. Il primo piano regolatore di Roma capitale, del 1873, prevedeva lo sviluppo industriale proprio nella zona Ostiense.
1888: l'incarico a Ersoch
Nel 1888 l'architetto Gioacchino Ersoch, che aveva già lavorato alla ristrutturazione del vecchio macello costruito per volere di papa Leone XII alle spalle di piazza del Popolo, ricevette l'incarico di progettare un complesso più grande, adeguato alle nuove norme igieniche. Il sito ufficiale del Mattatoio colloca la costruzione tra il 1888 e il 1891 e lo considera uno dei più importanti edifici di archeologia industriale di Roma.
1975: la dismissione
Il macello fu dismesso nel 1975, quando la città aveva raggiunto i tre milioni di abitanti, e sostituito da una nuova struttura in viale Palmiro Togliatti, nella zona di Tor Sapienza.
2018: la gestione Palaexpo
Dopo la stagione in cui il complesso era affidato ai Musei in Comune della Sovrintendenza capitolina, dal 2018 Roma Capitale ne ha affidato la gestione all'Azienda Speciale Palaexpo, che oggi vi organizza mostre e ospita festival come il Romaeuropa, presente al Mattatoio dall'8 settembre al 15 novembre 2026.
Chi è passato dal Mattatoio
Prima degli artisti sono passati di qui gli uomini che hanno progettato e fatto funzionare il macello: Gioacchino Ersoch e l'ingegnere Filippo Laccetti, che ideò tra l'altro un sistema per eliminare gli scarti nel vicino Tevere. Dopo la dismissione sono arrivati gli studenti di Architettura di Roma Tre, l'Accademia di Belle Arti, il centro sociale Villaggio Globale e la Città dell'Altra Economia: la storia di questi passaggi è raccontata nella scheda sull'Ex Mattatoio.
Il festival del 2026
Nell'edizione 2026 il Romaeuropa Festival ha portato al Mattatoio registi e artisti di provenienze diversissime: oltre ai cinque registi della maratona Heimat, da Thom Luz a Ersan Mondtag, il cartellone comprende titoli raccolti nella scheda generale del Romaeuropa Festival 2026.
Il cinema
Tra le voci collegate al complesso, Wikipedia indica anche il film "Domenica d'agosto" del 1950, uno dei titoli del cinema italiano del dopoguerra associati alla Roma popolare di quegli anni.
Domande frequenti su Il salto di Nureyev al Mattatoio
Quando va in scena Il salto di Nureyev?
Il 27 ottobre 2026, un martedì, con inizio alle 19. La sede è il Mattatoio di Testaccio, spazio T1. Non sono previste repliche: è la quarta tappa della maratona "Heimat. Patria/Straniero", cinque serate fra il 21 e il 30 ottobre in cui lo stesso gruppo di sette allievi dell'Accademia Silvio d'Amico lavora con cinque registi su un unico impianto scenico.
Quanto costa il biglietto e dove si compra?
Il biglietto costa 15 euro. Si acquista online dalla pagina ufficiale dello spettacolo su romaeuropa.net oppure tramite il box office del festival, al numero 06 4555 3050 o su WhatsApp al +39 334 348 8894, il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.
Chi è Leonardo Manzan?
È un regista e attore formato alla scuola Kairos di Roma e alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, dove si è laureato in recitazione nel 2015. Ha vinto il bando Biennale College Registi con "Cirano deve morire" e nel 2020 il premio per il miglior spettacolo della Biennale Teatro con "Glory Wall". Nel 2025 ha firmato un "Faust" scritto con Rocco Placidi.
Lo spettacolo racconta la vita di Nureyev?
Il festival non lo dice: la pagina ufficiale presenta il lavoro come un teatro dell'assurdo che, tra ironia e cortocircuiti linguistici, interroga la necessità del teatro oggi, l'eredità culturale e la memoria. Il ruolo del ballerino nella drammaturgia non è pubblicato. Chi si aspetta una biografia in scena potrebbe trovarsi davanti a qualcosa di molto diverso.
Quanto dura?
La pagina ufficiale non indica la durata. Poiché lo spettacolo comincia alle 19, chi ha un appuntamento per cena può prenotare con un po' di elasticità sull'orario. Nei giorni precedenti si può chiedere al box office del festival, per telefono o su WhatsApp, se il dato è stato definito.
Bisogna vedere tutta la maratona Heimat?
No: si può acquistare il biglietto di una sola serata, e "Il salto di Nureyev" si regge da solo. Chi vuole capire fino in fondo l'idea del progetto, però, trae vantaggio dal vedere almeno due tappe e confrontare come registi diversi usano gli stessi interpreti. Dopo Manzan resta l'ultima, la "Winterreise" di Ersan Mondtag, venerdì 30 ottobre alle 19.
Come si arriva al Mattatoio?
Il Mattatoio è in Piazza Orazio Giustiniani 4, nel rione Testaccio. La fermata della metropolitana più vicina è Piramide, sulla linea B, da cui si prosegue a piedi attraversando il quartiere. Per le linee di superficie e per gli orari delle corse serali del rientro il riferimento è il calcolatore di percorso ATAC.
È adatto a un pubblico giovane?
Il festival non indica un'età minima o consigliata: il dato non è pubblicato. Il linguaggio ironico e le canzoni possono attirare un pubblico giovane, ma la struttura dell'assurdo richiede disponibilità a uno spettacolo non lineare. Per le classi il festival indica l'indirizzo promozione@romaeuropa.net, a cui chiedere indicazioni prima di prenotare.
Il consiglio finale su Il salto di Nureyev al Mattatoio
"Il salto di Nureyev" è l'occasione per conoscere uno dei registi più irriverenti della sua generazione mentre lavora con un cast di attori in formazione, dentro un progetto che mette alla prova il teatro stesso. Il consiglio è di arrivare a Testaccio nel primo pomeriggio, passare dalla Piramide al Cimitero acattolico e al Monte dei Cocci, entrare in sala senza aspettarsi una biografia del ballerino e lasciarsi sorprendere, per poi cenare nel rione e, se la serata ha convinto, tornare venerdì 30 ottobre per l'ultimo capitolo della maratona.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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