Chiesa di San Felice da Cantalice

Piazza San Felice da Cantalice 20, 00172 Roma. Quartiere Prenestino-Centocelle, Municipio V, e se scendete alla fermata Mirti della metro C siete già praticamente arrivati. La Chiesa di San Felice da Cantalice non è una chiesa da elenco dei capolavori: è un capannone di mattoni alto quattordici metri, costruito fra il 1934 e il 1935 in mezzo a una borgata che stava nascendo, e da allora fa la parrocchia di un pezzo di Roma che i turisti non hanno mai visto. Ingresso libero. Nessun biglietto, nessuna prenotazione, nessun tornello. Le informazioni pratiche che vi do qui sotto le ho lette oggi, 7 agosto 2026, sul sito della parrocchia e su Turismo Roma, il portale ufficiale del turismo di Roma Capitale.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Gli orari delle messe, come li pubblica oggi la parrocchia: feriali alle 8.00 e alle 18.00; festivi alle 7.30, alle 9.30, alle 11.00 e alle 18.00, con la messa delle 11.00 sospesa nel periodo di luglio e agosto. Quindi in questi giorni, se arrivate la domenica a mezzogiorno pensando di infilarvi nella messa grande, trovate la chiesa ma non trovate la celebrazione. Il rosario è indicato alle 17.30 e i vespri alle 18.30. La segreteria parrocchiale riceve il lunedì dalle 17.00 alle 19.00 e il sabato dalle 9.00 alle 12.00, mentre dal martedì al venerdì si va per appuntamento telefonico. Lo sportello Caritas apre il mercoledì dalle 16.00 alle 18.00. Il telefono è 06 2305791, con un secondo numero 06 23231748 e il numero della Caritas 06 23231646.

Su un punto le fonti non concordano, e ve lo dico subito invece di scegliere io per voi. Il sito della parrocchia indica la messa festiva serale alle 18.00 tutto l'anno; la scheda di Turismo Roma riporta gli stessi orari ma aggiunge che d'estate la serale slitta alle 18.30. Mezz'ora di differenza fra due fonti lette lo stesso giorno. Se ci andate per la messa e non per l'architettura, telefonate: mezz'ora a Centocelle ad agosto è la differenza fra entrare e restare sul sagrato a guardare i mattoni.

Perché vi sto mandando a Centocelle e non a San Pietro

Perché la Chiesa di San Felice da Cantalice è uno dei pochissimi posti dove si capisce come Roma si è allargata nel Novecento senza raccontarsela. Il centro storico vi spiega i papi. Questa piazza vi spiega la città vera, quella dove abita la gente. Il terreno che oggi è Piazza San Felice da Cantalice venne donato al Vicariato il 14 novembre 1929 dal marchese Achille Muti Bussi: la data e il nome li riporta la scheda di ArchiDiAP, l'archivio digitale del Dipartimento di Architettura dell'Università Sapienza. Da lì in poi è storia di frati, baracche, mattoni e una borgata che raddoppiava ogni anno.

Vi avverto anche del contrario. Se venite a Roma per tre giorni e avete in lista il Colosseo, i Musei Vaticani e Trastevere, questa chiesa non deve entrare nel vostro programma. Non ci sono Caravaggio, non c'è Bernini, non c'è un pavimento cosmatesco. C'è un mosaico absidale degli anni Sessanta che, quando capite cosa raffigura, vi resta addosso più di parecchie pale d'altare. Ma serve tempo e serve interesse. Chi viene a Centocelle senza voglia di camminare nel quartiere torna indietro deluso e ha ragione lui.

Dove si trova esattamente la Chiesa di San Felice da Cantalice

Piazza San Felice da Cantalice 20, CAP 00172, quartiere Prenestino-Centocelle. L'indirizzo con il civico è quello che pubblica la parrocchia sul proprio sito e che ripete la scheda di Cathopedia; Turismo Roma scrive la stessa cosa nella forma abbreviata "Piazza di S. Felice da Cantalice, 20". Le coordinate che trovate sulla scheda toponomastica di info.roma.it sono 41.877046 e 12.566283, e Cathopedia le esprime come 41 gradi 52 primi 37 secondi nord e 12 gradi 33 primi 59 secondi est: sono lo stesso punto. Centocelle è la zona urbanistica 7A del Municipio Roma V e comprende tutto il quartiere Prenestino-Centocelle più una fetta meridionale del Collatino, come scrive la voce enciclopedica sul quartiere.

Come si arriva alla Chiesa di San Felice da Cantalice con i mezzi

Metro C, fermata Mirti. La stazione sta sotto Piazza dei Mirti, all'incrocio fra via dei Platani e via dei Castani, ed è aperta dal 29 giugno 2015. Da lì si cammina, e si cammina poco. In alternativa ci sono i tram: dal 26 maggio 2025, come ha riportato la cronaca locale di Canale Dieci, le linee 5 e 19 sono tornate a percorrere via dei Castani nel tratto fra via delle Acacie e via degli Ulivi, con capolinea a piazza dei Gerani. Il 5 fa Gerani-Termini, il 19 fa Gerani-Valle Giulia. I numeri degli autobus di superficie che toccano la piazza oggi non ve li scrivo: il portale percorsi dell'azienda di trasporto non mi ha risposto e non aggiro un blocco con altri strumenti. Controllate il giorno stesso sull'app ufficiale, partendo dall'indirizzo esatto.

Quanto costa entrare alla Chiesa di San Felice da Cantalice

Zero. È una parrocchia in servizio, non un museo, e sul sito della parrocchia non compare nessun listino, nessuna tariffa, nessun obbligo di prenotazione per il singolo visitatore. Non c'è biglietteria e non c'è audioguida a pagamento indicata dalla parrocchia. L'unica moneta che vi conviene avere addosso è quella per la cassetta delle offerte, perché qui l'elemosina non è folklore: la parrocchia gestisce una casa di accoglienza e uno sportello Caritas, e i soldi finiscono lì.

Quanto tempo serve per visitare la Chiesa di San Felice da Cantalice

Venti minuti dentro, se guardate solo. Un'ora se vi mettete davanti all'abside e provate a leggere quello che Ugolino da Belluno ci ha messo. Mezza giornata se fate quello che vi consiglio io, cioè unite la chiesa al giro del quartiere: via dei Castani, piazza dei Mirti, l'ex cinema Platino di fronte alla chiesa, il parco archeologico che sta a qualche fermata. Da sola la chiesa non giustifica un viaggio in metro; con il quartiere attorno diventa una delle mezze giornate romane più oneste che potete farvi.

Chi era san Felice da Cantalice, il frate che diceva Deo gratias a tutti

Prima di parlare di mattoni bisogna parlare di lui, perché la chiesa e la piazza e mezza toponomastica del pezzo di Centocelle attorno dipendono da un pastorello analfabeta della provincia di Rieti. Felice nacque a Cantalice intorno al 1515 e morì a Roma il 18 maggio 1587: queste due date le riporta la scheda del Dicastero delle Cause dei Santi sul sito causesanti.va, che è la fonte più istituzionale che si possa citare su un santo cattolico. Passò quarant'anni della sua vita a fare il questuante per le strade di Roma, con la bisaccia in spalla, e la stessa scheda vaticana lo chiama con il soprannome che gli aveva dato la città: "frate Deo gratias", perché quello era il suo saluto abituale.

Dormiva due o tre ore per notte e il resto lo passava in preghiera. Per strada assisteva malati e poveri. La scheda di causesanti.va aggiunge che fu amico di Filippo Neri e di papa Sisto V, e non nomina Carlo Borromeo; Cathopedia invece racconta che Carlo Borromeo gli sottopose la Regola degli Oblati e che i suggerimenti di quest'uomo che non sapeva leggere vennero accolti. Sono due livelli di autorevolezza diversi e ve li tengo separati apposta. Beatificato il 1 ottobre 1625 da Urbano VIII, canonizzato il 22 maggio 1712 nella basilica vaticana da Clemente XI, memoria liturgica il 18 maggio.

Una cosa che qui a Roma si dimentica: il corpo di san Felice non sta a Centocelle. Le sue reliquie sono venerate nella chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini, sotto via Veneto, quella con la cripta ossario che tutti conoscono per i teschi. Se volete chiudere il cerchio dopo aver visto la Chiesa di San Felice da Cantalice, il pezzo mancante è lì: il Museo dei Frati Cappuccini di via Vittorio Veneto 27 pubblica oggi biglietto intero a 10,00 euro e ridotto a 6,50 euro, con gruppi da almeno dieci persone a 7,50 euro e un diritto di prevendita online di 1,50 euro a biglietto; gratuito sotto i sei anni, per le persone con disabilità, per le guide turistiche nazionali e per i frati cappuccini. Gli orari indicati sono 9.30-13.30 con ultimo ingresso alle 12.30 e 14.30-18.30 con ultimo ingresso alle 17.30.

Perché la chiesa di Centocelle è dedicata proprio a san Felice da Cantalice

Perché la parrocchia venne affidata ai Frati Minori Cappuccini, e Felice è il primo santo canonizzato dell'Ordine cappuccino nonché il questuante romano per eccellenza. Mettere il suo nome su una chiesa di borgata negli anni Trenta significava scrivere sulla facciata a chi si rivolgeva quella chiesa: gente che arrivava dalle campagne del Lazio con niente in mano. Il decreto di erezione della parrocchia porta la data del 29 marzo 1935 e la firma del cardinale vicario Francesco Marchetti Selvaggiani; Cathopedia riporta anche il titolo del decreto, "Sollicitudo omnium ecclesiarum". Il santo, il quartiere e i frati raccontano la stessa storia, e per una volta non è retorica.

Quando entrò nell'Ordine dei Cappuccini san Felice da Cantalice

Qui le fonti litigano e io non faccio finta di niente. La scheda del Dicastero delle Cause dei Santi scrive che nel 1544 decise di entrare fra i cappuccini, che fece il noviziato a Fiuggi e che emise i voti nel 1545 al convento di San Giovanni Campano. Cathopedia scrive invece che nel 1533, dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri, chiese di essere ammesso in un convento cappuccino vicino a Cittaducale, e che professò il 18 maggio 1543. La stessa parrocchia di Centocelle, sulla sua pagina dedicata al santo, colloca i voti fra la fine del 1543 e l'inizio del 1544 ad Anticoli di Campagna e la professione religiosa nel 1545 a Monte San Giovanni. Tre versioni, tre date. Quello su cui tutte concordano è la fine: morte a Roma il 18 maggio 1587, beatificazione nel 1625, canonizzazione nel 1712.

Perché san Felice si faceva chiamare l'asino dei cappuccini

Perché portava i pesi. Cathopedia riporta che si definiva così, l'asino dei cappuccini, e per un uomo che per quarant'anni ha girato Roma con la bisaccia della questua sulle spalle non era una metafora spirituale: era la descrizione del mestiere. La devozione popolare gli ha poi appiccicato un altro titolo, "santo dei fanciulli", per le guarigioni di bambini che gli venivano attribuite: lo scrive la pagina della parrocchia di Centocelle dedicata al santo. Sempre la parrocchia racconta il miracolo dei bachi da seta, un allevamento infettato e le foglie benedette che avrebbero moltiplicato gli animali. Ve lo riferisco come agiografia, che è quello che è, non come cronaca.

Il crocifisso di San Felice esiste davvero dentro la chiesa

Sì, e sta in una cappella che porta quel nome. Il sito ufficiale della Diocesi di Roma, in un articolo del 12 maggio 2022, colloca una mostra dedicata al santo proprio nella "Cappella del Crocifisso detto di San Felice" all'interno della parrocchia di Centocelle. Quella mostra, aperta dall'8 al 18 maggio 2022, presentava per la prima volta la cosiddetta corona di fra Felice, una riproduzione in ceramica a grandezza naturale del rosario che il santo usava, in origine fatto di osso di pesca. L'articolo cita la ceramista Barbara Lancia, il collezionista Eliseo Patacchiola e Vincenzo Scasciafratti dell'associazione culturale Ilex di Cantalice. La mostra è finita da anni; la cappella no. Chiedete in sagrestia dov'è, perché non ha un cartello grande.

Una curiosità su Chiesa di San Felice da Cantalice

La chiesa è alta quattordici metri e non un metro di più per colpa degli aeroplani. Non è una battuta: la scheda di ArchiDiAP, l'archivio del Dipartimento di Architettura della Sapienza, scrive esplicitamente che l'altezza dell'edificio fu limitata a quattordici metri per la vicinanza dell'aeroporto di Centocelle. Quindi la forma stessa della Chiesa di San Felice da Cantalice, quel profilo basso e largo a capanna che sembra una scelta francescana di umiltà, è in buona parte una servitù aeronautica. Paniconi e Pediconi hanno dovuto stendere la chiesa in orizzontale perché non potevano tirarla su.

Questo spiega anche perché il campanile non è un campanile. Chi si aspetta la torre romana, quella che si vede da lontano e ti fa da bussola, resta a bocca asciutta: sopra la linea di gronda dell'ala sinistra c'è una struttura bassa, quasi un chiosco con il tetto piatto, e basta. Nel resto di Roma il campanile serve a farsi vedere. Qui il campanile doveva soprattutto non farsi vedere dai piloti.

L'aeroporto di Roma-Centocelle è stato il primo aeroporto d'Italia. La voce enciclopedica sul quartiere lo fa risalire al 15 aprile 1909, quando Wilbur Wright effettuò lì le dimostrazioni del suo Flyer; la Sovrintendenza Capitolina, sulla scheda ufficiale del parco archeologico, scrive che nel 1909 il Club Aviatori di Roma affittò l'area proprio in occasione della venuta dei fratelli Wright, che negli anni Venti divenne il primo aeroporto italiano e che venne dismesso alla fine degli anni Cinquanta. Quando i frati mettevano il tetto alla chiesa, sopra le loro teste passavano davvero gli aerei.

Perché la Chiesa di San Felice da Cantalice sembra un capannone

Perché in parte lo è, per vincolo e per scelta. La voce enciclopedica italiana descrive il tempio come "a forma di capanna, rivestita esternamente di laterizio", e la parola capanna qui non è un insulto: è la forma primitiva della basilica cristiana, il tetto a due falde su una scatola rettangolare, riproposta in chiave razionalista da due architetti che nel 1934 avevano trent'anni scarsi. Mario Paniconi era nato nel 1904 e morì nel 1973; Giulio Pediconi era nato nel 1906 e morì nel 1999. Cathopedia sintetizza lo stile come neoromanico e razionalista insieme, con struttura in cemento armato e laterizi. La scheda in inglese del wiki dedicato alle chiese di Roma parla di neoromanico influenzato dal Modernismo. Sono tre modi di dire la stessa cosa: è una chiesa antica pensata da gente che aveva in testa il cemento armato.

Il rivestimento in mattoni della Chiesa di San Felice da Cantalice è originale

No, e questo è uno di quei dettagli che cambiano il modo di guardare una facciata. ArchiDiAP scrive che in origine l'esterno era intonacato al rustico in colore avorio e che il rivestimento in laterizio arrivò dopo, in sostituzione. Quindi la chiesa che vedete oggi, tutta mattoni rossi e archi, non è la chiesa che vedevano i primi parrocchiani nel 1935: quella era chiara, quasi sabbiosa. Provate a immaginarvela avorio in mezzo alla terra battuta di una borgata e capite che l'effetto era completamente diverso, molto più mediterraneo e molto meno severo.

La facciata, l'arco e il santo dipinto sopra la porta

La facciata della Chiesa di San Felice da Cantalice è un portico alto, e ArchiDiAP lo definisce con una formula precisa: un diaframma scandito da archi. Non è un pronao classico con le colonne, e non è un muro pieno con tre portali. È una parete di mattoni bucata da archi che fa da filtro fra la piazza e la navata, e nelle giornate di sole vi regala una zona d'ombra profonda proprio davanti alle porte. Nel prospetto centrale, dentro il grande arco, c'è il pezzo che nessuno guarda: un dipinto del 1935 con San Felice da Cantalice orante, opera di Rodolfo Villani. Sta lì da novant'anni esatti, all'aperto, esposto al sole di Centocelle.

Sotto, l'iscrizione dedicatoria. Cathopedia la riporta così: DEO OPTIMO MAXIMO / HONOREM SANCTI FELICIS A CANTALICIO / A. D. MCMXXXV. Millenovecentotrentacinque. È la data che il committente ha voluto scolpire, e non coincide con la consacrazione: quella arriverà sei anni dopo, nel pieno della guerra.

Accanto all'ingresso c'è un oggetto fuori posto e vale la pena cercarlo: una colonna antica in marmo cipollino con sopra una croce in ferro battuto. Lo scrive Cathopedia e lo conferma la scheda di Rerum Romanarum. Un fusto di marmo romano, quindi materiale di reimpiego, piantato davanti a una chiesa del 1935 in un quartiere costruito sopra una villa imperiale. Se cercate il punto in cui a Centocelle il tempo si accavalla, è quello, ed è alto meno di due metri.

Chi ha dipinto il San Felice sulla facciata

Rodolfo Villani, nel 1935. Il nome e la data li riportano sia Cathopedia sia la voce enciclopedica italiana, che parla di una pittura di San Felice orante sulla facciata, sia la scheda di Rerum Romanarum che lo definisce affresco. Sulla tecnica esatta le fonti usano parole diverse, chi dice affresco e chi dice semplicemente dipinto, e io non ho letto oggi una perizia che lo stabilisca: quindi vi dico che c'è, che è del 1935, che è di Villani, e vi lascio la questione tecnica aperta. Guardatelo con il sole basso del tardo pomeriggio, quando l'arco non gli fa ombra addosso.

Che cosa vuol dire l'iscrizione sulla facciata della chiesa

È la formula dedicatoria latina più classica che esista, applicata a un santo cappuccino. DEO OPTIMO MAXIMO vuol dire a Dio ottimo massimo; HONOREM SANCTI FELICIS A CANTALICIO indica l'onore di san Felice da Cantalice; A. D. MCMXXXV è l'anno del Signore 1935. La riporta Cathopedia nella scheda dedicata alla chiesa. La cosa interessante non è la traduzione, è la scelta: nel 1935, a Roma, su un edificio di architettura dichiaratamente moderna, si scrive in latino con i numeri romani. Questa chiesa vive esattamente sulla faglia fra le due cose.

Una cosa che non ti dice nessuno su Chiesa di San Felice da Cantalice

Nel mosaico dell'abside ci sono i bambini del Biafra e i bambini ebrei di Terezin. Non è una lettura mia: è quello che scrive Rita Randolfi in un articolo pubblicato il 5 febbraio 2023 su About Art on line, dedicato proprio al mosaico absidale di questa parrocchia. Nel registro inferiore dell'opera, secondo quella lettura, sono commemorati i bambini del Biafra vittime della guerra scoppiata in Nigeria fra il 1967 e il 1970 e i bambini ebrei, vestiti con il pigiama a righe, morti nel campo di Terezin. Sopra, angeli con il corpo raffigurato come navi che offrono fiori alla Vergine.

Fermatevi un attimo su questa informazione. Siamo in una parrocchia di periferia romana, in una chiesa dove entrano ogni domenica famiglie che vengono a fare il catechismo ai figli, e sopra l'altare c'è un memoriale dei bambini uccisi nel Novecento. Non è un'opera devozionale con i santi in fila. È una cosa scomoda, messa nel posto più visibile dell'edificio, negli anni in cui il Biafra era ancora nei telegiornali.

C'è di più, e qui la cosa diventa locale fino a fare male. Sempre secondo quell'articolo, nella composizione compare il ritratto di Marco Dominici, un bambino di sei anni scomparso il 26 aprile 1970 nel quartiere. Un bambino del rione, dipinto in abside, accanto ai bambini del Biafra e a quelli dei campi. Se andate a Centocelle e guardate quel mosaico sapendo questo, l'abside smette di essere decorazione. Diventa una lapide.

Nessuna guida turistica vi porta qui. Nessun cartello all'ingresso ve lo spiega. È il motivo principale per cui la Chiesa di San Felice da Cantalice merita la vostra ora, molto più della sua facciata.

Chi era Ugolino da Belluno, l'autore dell'abside

Un frate cappuccino che faceva l'artista di mestiere. Cathopedia riporta le date 1919-2002; l'articolo di About Art on line del 5 febbraio 2023 aggiunge il nome secolare, Silvio Alessandri, e scrive che studio' arte sacra all'Istituto Beato Angelico specializzandosi in affresco, acquaforte e xilografia. In questa chiesa ha lavorato per quindici anni buoni e in tecniche diverse: il graffito su cemento dell'abside, i mosaici del transetto, le vetrate. È l'artista di riferimento dell'edificio, molto più degli architetti.

La tecnica dell'abside è quella che rende la cosa particolare. Turismo Roma la descrive come un graffito ottenuto grattando strati di cemento, una tecnica antica applicata a un materiale del Novecento. Cathopedia parla di dipinti murali a graffito su cemento. Non è pittura appoggiata sopra: è materia tolta. Guardatela di taglio e vedete i solchi.

Di che anno è il mosaico dell'abside della Chiesa di San Felice da Cantalice

Le fonti non concordano, e la forbice è di tre anni. La voce enciclopedica italiana data i graffiti dell'abside al 1968-1969 e aggiunge che furono benedetti da Paolo VI nel 1970. Cathopedia data i dipinti murali a graffito dell'abside al 1971. L'articolo di Rita Randolfi su About Art on line del 5 febbraio 2023 indica il 1969. La scheda in inglese del wiki sulle chiese di Roma parla di rilievi in cemento colorato completati nel 1970. Quattro fonti, quattro anni diversi: 1969, 1970, 1971, più l'intervallo 1968-1969. Non scelgo io. Vi dico che l'opera è della fine degli anni Sessanta o dell'inizio dei Settanta e che il ritratto del bambino morto nell'aprile del 1970 fa pensare a un cantiere lungo, ma questa è un'osservazione, non un dato che ho letto.

Ci sono altre opere di Ugolino da Belluno dentro la chiesa

Sì, almeno tre gruppi. Cathopedia elenca nel transetto due mosaici dello stesso frate: un Sacro Cuore di Gesù Cristo del 1960 e un San Francesco d'Assisi che riceve le stimmate del 1975. Poi le vetrate: dieci finestre policrome del 1958 con il tema del Cantico delle creature, sempre attribuite a lui. La scheda in inglese del wiki sulle chiese di Roma segnala nella cappella dedicata a San Francesco un rilievo con la Visione di Cristo con angeli, anche quello di fra Ugolino. Se contate le date, fra il 1958 e il 1975 quest'uomo ha lavorato qui dentro per diciassette anni.

Che cosa raffigurano le vetrate della Chiesa di San Felice da Cantalice

Il Cantico delle creature di san Francesco, distribuito su dieci finestre policrome. Il numero dieci lo danno sia ArchiDiAP sia Cathopedia, che le data al 1958. La voce enciclopedica italiana conferma il tema. La scheda in inglese sulle chiese di Roma le descrive come vetrate colorate a motivi astratti, che è un modo diverso di dire la stessa cosa: non ci sono figure narrative da leggere come un fumetto, ci sono colori e campiture che corrispondono al sole, alla luna, all'acqua, al fuoco. Andateci in una mattinata di sole e mettetevi nella navata laterale: la luce che cade sul pavimento è il vero spettacolo di questa chiesa, e non costa niente.

Dentro: tre navate, colonne a mosaico e un pulpito a sbalzo

La pianta è basilicale, tre navate divise da colonne cilindriche. Turismo Roma precisa che le navate laterali sono molto strette rispetto a quella centrale, ed è vero: entrando si ha l'impressione di un unico grande volume con due corridoi ai lati, non di tre spazi paralleli. Le colonne sono rivestite di mosaico, cosa che a Roma non si vede quasi mai e che qui produce un effetto strano, quasi bizantino, dentro un edificio degli anni Trenta. Lo zoccolo interno è in travertino lucidato. Il soffitto è a travature estradossate, cioè le travi si vedono, e la scheda in inglese del wiki sulle chiese di Roma le descrive come nervature in cemento che creano un effetto ondulato.

Sul numero delle cappelle laterali le fonti si contraddicono di nuovo: Cathopedia scrive sei cappelle per lato, la scheda in inglese del wiki sulle chiese di Roma ne conta cinque per lato. Contatele voi quando entrate, è l'unico modo per dirimerla, e se qualcuno vi dice che i conti in chiesa sono sempre chiari non ha mai provato a contare cappelle in un edificio che ha subito rifacimenti.

Due elementi che vi consiglio di cercare con attenzione, perché sono i più novecenteschi di tutto l'interno. Il primo è il pulpito: ArchiDiAP lo descrive come un pulpito in cemento a sbalzo, quindi appeso al muro senza appoggio a terra. Nel 1935 era un gesto tecnico da mostrare, non un mobile liturgico. Il secondo è il lucernario semicircolare sopra l'abside, sempre segnalato da ArchiDiAP: la luce naturale che arriva sul mosaico non è un caso, è progettata. Andateci quando il sole è alto e capite perché.

Come è fatto il battistero della Chiesa di San Felice da Cantalice

Circolare, con il fonte battesimale in peperino. Cathopedia lo descrive così e riporta anche l'iscrizione incisa sul fonte: "Sume fidem", prendi la fede. Sopra c'è un coperchio con una croce in bronzo. Il peperino è la pietra vulcanica grigia dei Castelli Romani, quella che a Roma si usa da sempre per le cose di servizio e per gli stipiti: sceglierla per un fonte battesimale nel Novecento, invece del marmo, è una dichiarazione. È la stessa logica cappuccina che ha voluto una chiesa a capanna invece di una cattedrale.

C'è un organo dentro la Chiesa di San Felice da Cantalice

Sì, ed è un Tamburini di Crema del 1956, collocato sulla cantoria in controfacciata. Sul numero dei registri le fonti divergono: la voce enciclopedica italiana lo descrive come opus 364 del 1956 con ventisette registri su due manuali e pedale, mentre Cathopedia e ArchiDiAP parlano di ventiquattro registri reali su due tastiere. Ventisette contro ventiquattro. Non è una differenza da poco per chi di organi si intende, e non la risolvo io. La parrocchia, nell'elenco delle notizie che ho letto oggi, riporta almeno due concerti nel mese di dicembre: uno il 6 e uno l'8. Se vi interessa sentirlo suonare, quello è il periodo in cui guardare il calendario parrocchiale.

Il consiglio che ti do per visitare Chiesa di San Felice da Cantalice

Andateci di sabato mattina, verso le dieci e mezza, e non di domenica. Ve lo spiego. La domenica la chiesa è piena e in funzione: c'è la messa delle 9.30, poi quella delle 11.00 quando non è sospesa per l'estate, e in mezzo c'è il viavai delle famiglie. Non potete stare mezz'ora impalati davanti all'abside a studiare un mosaico mentre qualcuno sta celebrando: è maleducazione, e ve lo dice uno che accompagna gruppi da vent'anni. Il sabato mattina, invece, la segreteria parrocchiale è aperta dalle 9.00 alle 12.00, quindi trovate qualcuno a cui chiedere, e la chiesa non è occupata dalle celebrazioni principali.

Secondo pezzo del consiglio: entrate, e prima di guardare qualsiasi cosa andate a mettervi in fondo alla navata centrale, sull'asse. Da lì vedete contemporaneamente il lucernario semicircolare, l'abside e le colonne a mosaico che fanno da quinte. È l'unico punto della chiesa in cui il progetto di Paniconi e Pediconi si legge tutto insieme. Poi avvicinatevi all'abside e restateci finché non riconoscete i bambini.

Terzo pezzo, e questo è quello che nessuno vi dirà. Non chiudete la visita dentro la chiesa. Uscite, attraversate la piazza e girate l'angolo verso via delle Camelie: al civico 19a/b, di fronte alla chiesa, c'è quello che era il cinema Platino. La Chiesa di San Felice da Cantalice e l'ex Platino sono le due metà della stessa storia, il sacro e il profano della borgata, costruiti a due anni di distanza uno dall'altro. Se guardate solo la chiesa avete visto metà del film.

Quarto e ultimo: portatevi contanti spiccioli e lasciateli. Non per superstizione. Perché questa parrocchia gestisce Casa San Felice, una struttura di accoglienza, e uno sportello Caritas che apre il mercoledì pomeriggio. Su questa chiesa nessuno fa biglietti, e allora il minimo è che chi entra per curiosità lasci qualcosa a chi ci entra per bisogno.

Centocelle attorno alla chiesa: il quartiere è metà della visita

Vi ho detto che qui il pezzo forte è il quartiere, e ora ve lo dimostro. Centocelle è la zona urbanistica 7A del Municipio Roma V e comprende tutto il quartiere Prenestino-Centocelle più una parte meridionale del Collatino. Il nome viene da lontano: deriva dalla villa romana Ad Duas Lauros, cioè ai due allori, che per le sue dimensioni venne chiamata Centum Cellae, le cento stanze. La denominazione è attestata dal 1523 con la Torre di Centocelle. Quindi il nome del quartiere è il soprannome popolare di un rudere.

Camminate cinque minuti e ve ne accorgete: la toponomastica qui è botanica. Via dei Castani, via delle Robinie, via delle Acacie, via degli Ulivi, via delle Camelie, via dei Platani, piazza dei Mirti, piazza dei Gerani. Alberi e fiori, uno dopo l'altro, come in un vivaio. È un tratto tipico del quartiere e serve a orientarsi: se vi perdete, chiedete la pianta e non la strada. In mezzo compaiono però anche i nomi dei martiri della Resistenza e delle battaglie della guerra, perché questa zona nel 1943 e 1944 non stette a guardare.

La spina commerciale e sociale del quartiere è via dei Castani, e negli anni Quaranta i due centri erano già piazza dei Mirti e via dei Castani. Non è cambiato molto: è ancora lì che si compra, si passeggia, si aspetta l'autobus e si litiga per il parcheggio. La differenza rispetto a ottant'anni fa è che oggi in via dei Castani ci passa di nuovo il tram, dal 26 maggio 2025, e sotto piazza dei Mirti c'è la metro C dal giugno del 2015.

Che quartiere è Centocelle oggi

È un quartiere popolare che negli ultimi dieci anni è diventato una delle zone di uscita serale di Roma est, con tutto quello che ne consegue in bene e in male. La parte buona: si mangia e si beve in modo decente a prezzi che in centro non esistono più, e c'è una vita culturale di base fatta di circoli, spazi autogestiti, librerie. La parte scomoda: la pressione sugli affitti e sulle case è aumentata e chi ci abita da sempre lo sente. Su questo passaggio esistono inchieste giornalistiche serie e discussioni pubbliche molto accese; io ve lo segnalo perché se venite di sera e trovate le strade piene non è folklore, è un processo in corso.

La mia opinione, e qui è opinione: Centocelle è sopravvalutata come meta gastronomica e sottovalutata come meta di storia. Ci vengono in tanti la sera per mangiare e nessuno la mattina per guardare. Eppure a distanza di due fermate di metro avete un parco archeologico di centoventisei ettari con tre ville romane sotto, che è una cosa che a Parigi farebbero pagare venti euro.

Che cosa vedere a Centocelle oltre alla Chiesa di San Felice da Cantalice

Il Parco archeologico di Centocelle, prima di tutto. La scheda ufficiale della Sovrintendenza Capitolina elenca tre complessi: la Villa ad duas lauros, un complesso tardoantico di circa due ettari con un giardino decorato di sculture e una struttura funeraria a tempietto del terzo secolo; la Villa della Piscina, con una piscina della fine del primo o dell'inizio del secondo secolo dopo Cristo; e la Villa delle Terme, che conserva ambienti termali con resti di pavimenti fra cui un mosaico con un pettirosso. Il vincolo archeologico fu apposto nel 1992 e nel 1995 l'amministrazione destinò l'area a parco urbano.

Poi il quartiere in sé: l'ex cinema Platino davanti alla chiesa, via dei Castani, piazza dei Mirti, i murales. E se avete la macchina o la pazienza dei mezzi, tutta la fascia est di Roma che sta attorno: il Castagneto Prenestino e la Casa della Cultura di Villa De Sanctis stanno nella stessa direzione, e in estate il Casilino Urban Fest 2026 e le proiezioni di Cinema sul tetto, visioni periferiche al Casilino Sky Park vi danno il motivo per restare fino a sera.

Il parco archeologico di Centocelle è visitabile nel 2026

Qui devo essere preciso e scomodo. Un servizio di Radio Roma del 31 marzo 2026 fa il punto: il parco misura centoventisei ettari e serve Centocelle, Don Bosco, Torpignattara e Quadraro, con l'obiettivo di portare lo standard di verde a dieci metri quadrati per abitante. Le aree ricreative e la cosiddetta Casa del Parco erano attese per la primavera o l'estate del 2026. Sulla parte archeologica, invece, quello stesso servizio riporta la posizione di Luca Scarnati del comitato PAC Libero, secondo cui le ville sono state reinterrate e le aperture previste riguardano il verde e lo sport, non gli scavi romani. Sul finanziamento, il servizio ricorda uno stanziamento originario di due milioni di euro annunciato nel 2015 e non registra una conferma chiara di bilancio 2026 per gli scavi.

Traduzione per chi deve organizzare una giornata: non andate a Centocelle aspettandovi di camminare dentro una villa romana scavata. Al momento in cui scrivo, secondo quella fonte, non è quello che trovate. Andateci per il prato, per la pista dell'aeroporto storico e per la chiesa. Se poi le ville riaprono, tanto meglio, ma verificate prima invece di fidarvi di una guida vecchia.

Che cosa era l'ex cinema Platino di fronte alla chiesa

Un cinema di terza visione aperto nel 1937 in via delle Camelie 19a/b, esattamente di fronte alla Chiesa di San Felice da Cantalice. La scheda dell'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros lo racconta con dettagli che valgono più di dieci pagine di storia urbana: sedie di legno, si fumava dentro, e accanto c'era un'arena all'aperto con panche di cemento, in quello che oggi è il magazzino di una ferramenta. Il cinema ha funzionato fino ai primi anni Settanta, poi è diventato una jeanseria, perché negli anni Settanta a Centocelle si cuciva. Da qualche anno lo spazio è stato diviso e riconvertito a supermercato.

Chiesa nel 1935, cinema nel 1937, uno di fronte all'altro. La domenica mattina si andava alla messa e la domenica pomeriggio si andava al Platino, e nella stessa piazza c'era tutto quello che serviva a una borgata per sentirsi un paese. Oggi al posto del cinema comprate il detersivo. Non è nostalgia: è la cosa più onesta che si possa dire su come cambia una periferia.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che questa chiesa è un titolo cardinalizio, e che il cardinale titolare oggi è uno degli uomini più noti della Chiesa universale. Il titolo si chiama San Felice da Cantalice a Centocelle e fu istituito da Paolo VI il 29 aprile 1969. Il primo titolare fu Stephen Kim Sou-hwan, arcivescovo di Seul, dal 30 aprile 1969 fino alla sua morte il 16 febbraio 2009. Poi il titolo restò vacante per tre anni. Dal 24 novembre 2012 il titolare è Luis Antonio Tagle.

Fermatevi un secondo su cosa vuol dire. Una chiesa di borgata romana, costruita per famiglie arrivate dalle campagne del Lazio con la valigia di cartone, ha come titolari nell'ordine il cardinale di Seul e poi un cardinale filippino. Il titolo cardinalizio è l'istituto per cui i cardinali di tutto il mondo sono formalmente parroci di Roma: è un meccanismo antico, quasi tecnico, e di solito tocca chiese famose del centro. Qui è toccato a Centocelle. Ogni volta che si legge il nome di Tagle su un giornale, si sta leggendo, senza saperlo, il nome del titolare di una chiesa che sta all'incrocio fra via delle Camelie e via dei Castani.

Il fatto è risaputo nel senso che sta scritto in ogni scheda enciclopedica sulla Chiesa di San Felice da Cantalice. Ma provate a chiedere in giro a Roma chi sia il cardinale titolare di Centocelle e vedete quante risposte ottenete. Zero. È un pezzo di geografia ecclesiastica che nessuno collega mai al posto reale.

Che cos'è esattamente un titolo cardinalizio

È il legame formale fra un cardinale e una chiesa di Roma. Ogni cardinale, da qualunque parte del mondo venga, riceve una chiesa romana come titolo, e questo lo rende in senso giuridico parte del clero della città di Roma, cioè elettore del vescovo di Roma. Non è una carica pastorale: il titolare non celebra la messa delle 9.30 a Centocelle. È un vincolo simbolico e giuridico. Nel caso della Chiesa di San Felice da Cantalice, il titolo fu creato da Paolo VI nel 1969, ed è bene notare la data: la chiesa aveva trentaquattro anni. Diventare titolo cardinalizio a trentaquattro anni dalla costruzione, in un quartiere periferico, non è cosa che capitava spesso.

La chiesa è stata visitata da un papa

La voce enciclopedica italiana scrive che i graffiti dell'abside di Ugolino da Belluno furono benedetti da Paolo VI nel 1970. Benedetti da un papa vuol dire quasi certamente in presenza, ma il testo che ho letto oggi non specifica il luogo della benedizione né descrive una visita pastorale con corteo, e io non aggiungo quello che non ho letto. Quindi ve lo do così: una fonte enciclopedica riferisce la benedizione papale del 1970 sull'opera absidale, il resto per me è n/d. Se qualcuno vi racconta una visita di Paolo VI con la folla in piazza San Felice, chiedetegli la fonte prima di ripeterlo.

La foto giusta da fare a Chiesa di San Felice da Cantalice

La foto giusta non è la facciata frontale. Ve lo dico subito perché è l'errore che fanno tutti: ci si mette in mezzo alla piazza, si inquadra l'arco grande e si porta a casa un rettangolo di mattoni che potrebbe essere ovunque in Italia. Quella foto è inutile.

La foto giusta è una sola e va fatta da sotto il portico, guardando fuori. Vi mettete nell'ombra profonda degli archi, con la schiena verso i portali, e inquadrate la piazza attraverso l'arco: il portico funziona da cornice, il buio dei mattoni fa da bordo scuro e al centro vi resta Centocelle illuminata, le macchine, la gente, i palazzi bassi con i balconi. Quella è la fotografia che racconta questa chiesa, perché racconta il rapporto fra l'edificio e il quartiere. ArchiDiAP definisce il portico un diaframma, e un diaframma serve esattamente a questo: a inquadrare.

Se avete tempo per una seconda inquadratura, andate all'esterno e cercate un punto laterale in cui riuscite a tenere dentro la colonna antica in marmo cipollino con la croce in ferro battuto e, sfocata dietro, la parete di mattoni. Colonna romana in primo piano, chiesa del 1935 sul fondo. Due millenni in una sola immagine, e non serve nessun filtro.

Terza opzione, per chi ha pazienza. Dentro, in una mattinata di sole, mettetevi nella navata laterale e fotografate il pavimento dove cadono le macchie di colore delle dieci vetrate del Cantico delle creature. Non fotografate la vetrata: fotografate quello che la vetrata fa al pavimento. È la differenza fra la cartolina e la fotografia.

Si possono fare foto dentro la Chiesa di San Felice da Cantalice

Non ho letto oggi un regolamento fotografico pubblicato dalla parrocchia, quindi il dato formale per me è n/d e non vi dico né sì né no in modo assoluto. Vi do la regola di buon senso che uso io in tutte le parrocchie romane in servizio: niente flash mai, niente treppiede senza permesso, niente fotografie durante le celebrazioni e niente riprese di persone che stanno pregando. Se c'è qualcuno in sagrestia, bastano dieci secondi per chiedere. In una chiesa dove nessuno vi fa pagare il biglietto, chiedere il permesso è l'unica forma di pagamento decente.

Qual è l'ora migliore per fotografare la Chiesa di San Felice da Cantalice

Tardo pomeriggio per l'esterno, mattina per l'interno. L'esterno è in mattoni: il mattone rosso con la luce calda del tardo pomeriggio diventa un colore che a mezzogiorno non esiste, mentre sotto il sole a picco vi si spegne in un marrone piatto. Il dipinto di Rodolfo Villani con San Felice orante sta dentro l'arco, quindi in ombra per buona parte della giornata: con il sole basso prende luce riflessa dalla piazza e si legge meglio. L'interno invece vive delle vetrate, e le vetrate vogliono il sole alto: mattina piena, meglio ancora se limpida. Con il cielo coperto, dentro, non c'è foto che tenga.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia della Chiesa di San Felice da Cantalice sta tutta in una manciata di date, e sono date che vale la pena leggere in fila perché raccontano un pezzo di Novecento romano meglio di un libro.

  • 14 novembre 1929. Il marchese Achille Muti Bussi dona al Vicariato l'area che oggi è Piazza San Felice da Cantalice. La data e il nome sono nella scheda di ArchiDiAP.
  • Fine anni Venti, inizio anni Trenta. Arrivano i Frati Minori Cappuccini. Su quando esattamente le fonti non concordano, e lo spiego più avanti.
  • 1934. Comincia la costruzione della chiesa su progetto di Mario Paniconi e Giulio Pediconi.
  • 29 marzo 1935. Il cardinale vicario Francesco Marchetti Selvaggiani erige la parrocchia e la affida ai Cappuccini. Cathopedia riporta anche il titolo del decreto: Sollicitudo omnium ecclesiarum.
  • 31 marzo 1935. Inaugurazione della chiesa, secondo Cathopedia. Due giorni dopo il decreto.
  • 1935. Rodolfo Villani dipinge il San Felice orante in facciata. Nell'iscrizione dedicatoria compare l'anno MCMXXXV.
  • 2 ottobre 1941. Consacrazione. La voce enciclopedica italiana, Cathopedia e Turismo Roma indicano tutte la stessa data e lo stesso nome, il cardinale Luigi Traglia, vissuto fra il 1895 e il 1977.
  • 1956. Viene installato l'organo Tamburini di Crema.
  • 1958. Le dieci vetrate policrome con il Cantico delle creature. Nello stesso anno, secondo la scheda in inglese del wiki sulle chiese di Roma, l'altare maggiore in marmo rosso.
  • 1960. Il mosaico del Sacro Cuore nel transetto, di Ugolino da Belluno.
  • 1961. Esce Accattone di Pier Paolo Pasolini, girato anche qui.
  • Fra il 1968 e il 1971. Il grande intervento absidale di Ugolino da Belluno. La datazione esatta è contesa fra le fonti.
  • 29 aprile 1969. Paolo VI istituisce il titolo cardinalizio di San Felice da Cantalice a Centocelle.
  • 1970. La voce enciclopedica italiana riferisce che Paolo VI benedice i graffiti absidali.
  • 1975. Il mosaico con San Francesco che riceve le stimmate, ancora Ugolino da Belluno.
  • 24 novembre 2012. Luis Antonio Tagle diventa titolare del titolo cardinalizio.
  • Maggio 2021. Sul muro di Casa San Felice, in piazza, compare il murale dedicato a Claudio Baglioni.
  • 8-18 maggio 2022. Nella Cappella del Crocifisso detto di San Felice si tiene la mostra sul santo, con la corona di fra Felice riprodotta in ceramica.

Guardate la sequenza. Terreno donato nel 1929, chiesa nel 1935, consacrazione nel 1941 mentre l'Italia è in guerra, arredo artistico fra il 1956 e il 1975, titolo cardinalizio nel 1969, murale pop nel 2021. È la biografia di una periferia romana raccontata da un solo edificio.

Che cosa è successo a Centocelle durante la guerra

Il quartiere partecipò attivamente alla resistenza contro l'occupazione nazista fra il 1943 e il 1944, e ne ha lasciato traccia nei nomi delle strade: numerose vie sono intitolate a martiri della Resistenza e a battaglie della Seconda guerra mondiale. Questa lettura la propone la scheda su Centocelle dell'associazione di public history Giano, che è un'associazione culturale e non un archivio istituzionale, quindi ve la attribuisco. Sul quartiere pesava anche l'aeroporto militare, e chi conosce la storia dei bombardamenti su Roma sa cosa vuol dire avere un aeroporto sotto casa. Dettagli specifici sui bombardamenti su Centocelle non li ho verificati oggi con una fonte che potessi leggere, quindi non ve li racconto.

Quando sono arrivati i cappuccini a Centocelle

Anche qui le fonti non concordano, e sono tre anni diversi. Cathopedia scrive che i cappuccini giunsero nel quartiere nel 1930. La scheda dell'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros li fa arrivare intorno al 1929 e aggiunge un particolare che nessun altro riporta: all'inizio celebravano in una struttura provvisoria, una baracca che faceva da chiesa. Vatican News, nel servizio del 16 maggio 2021 su Casa San Felice, scrive che la parrocchia è affidata ai Frati Minori Cappuccini della Provincia Romana dal 1928. Rerum Romanarum, in una scheda del 2025, scrive che il convento cappuccino accanto alla chiesa fu iniziato nel 1930. Mettendo tutto in fila si capisce come sono andate le cose: i frati arrivano fra il 1928 e il 1930, celebrano in una baracca, il terreno viene donato nel novembre del 1929, il convento parte nel 1930 e la chiesa nel 1934. Ma la data secca dell'arrivo, quella no, non ve la posso dare.

Perché è importante la baracca che c'era prima della chiesa

Perché è il vero inizio di questa parrocchia e perché non ne resta niente. La scheda dell'Ecomuseo Casilino racconta che i cappuccini, arrivati a fine anni Venti, celebravano in una struttura provvisoria, una baracca. Nella Roma di quegli anni le borgate nascevano così: prima la gente, poi la baracca, poi la chiesa in muratura, poi la strada asfaltata, poi la fermata dell'autobus. La Chiesa di San Felice da Cantalice in mattoni è il terzo capitolo di quella storia, non il primo. Quando la guardate, tenete presente che sotto quei quattordici metri di laterizio c'è il ricordo di una tettoia.

Perché la consacrazione è arrivata solo nel 1941

Perché inaugurare e consacrare non sono la stessa cosa, e in una parrocchia di borgata la distanza fra le due si misura in soldi. La chiesa venne aperta al culto nel 1935, quando la gente ne aveva bisogno; venne consacrata il 2 ottobre 1941, quando il cantiere era considerato concluso al punto giusto per il rito solenne. La scheda dell'Ecomuseo Casilino, non a caso, scrive che la costruzione partì dal 1935 e si concluse nel dopoguerra. Quindi la data del 1941 è un traguardo liturgico, non la fine dei lavori. Le chiese di periferia, a Roma, si finiscono per decenni.

Chi è passato da Chiesa di San Felice da Cantalice

Pier Paolo Pasolini, con una macchina da presa. Accattone è del 1961 ed è il suo primo film da regista, girato quasi tutto nella fascia est di Roma: Pigneto, Borgata Gordiani, Tor Pignattara, la Casilina. Che la chiesa compaia nel film lo scrivono la voce enciclopedica italiana, Cathopedia, la scheda dell'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros e Turismo Roma. La ricostruzione delle location fatta da Roma Slow Tour aggiunge quale scena: davanti a questa chiesa, a Centocelle, Accattone dichiara il suo amore a Stella. Se conoscete il film, sapete che quella è una delle poche scene in cui il protagonista non sta imbrogliando qualcuno.

La scheda dell'Ecomuseo Casilino segnala che la chiesa è comparsa anche in altri film: I giorni contati del 1962 e Fortunata del 2017. Sono cinquantacinque anni di distanza fra il primo e l'ultimo, e in mezzo c'è un quartiere che nel cinema italiano continua a servire come sfondo di storie di periferia. Questo è un fatto, non un giudizio. Il giudizio ve lo do adesso: Centocelle nel cinema italiano è quasi sempre usata come scenografia della disgrazia, e chi ci abita se ne è abbondantemente stufato.

Poi c'è Claudio Baglioni, e questa è la storia che a Centocelle vi raccontano per prima. Nel maggio del 2021, per i suoi settant'anni, sul muro di Casa San Felice in Piazza San Felice da Cantalice 20 è comparso un murale che lo raffigura in primo piano insieme a note e parole di una sua canzone del 1981. L'autore è Mauro Palotta, in arte Maupal. Il quotidiano Il Tempo, il 16 maggio 2021, riporta le parole con cui Baglioni ha reagito: il murale sta "nel quartiere dove sono stato bambino e adolescente" e "nella piazza in cui son salito, per la prima volta, su un palco". La stessa vicenda è raccontata da Vatican News il 16 maggio 2021.

Rileggete quella frase e capite perché vi ho portato qui. Su questa piazza, davanti a questa chiesa, un ragazzino di Centocelle è salito la prima volta su un palco. Non è una leggenda di quartiere: è una dichiarazione dell'interessato, ripresa dalla stampa nazionale. La Chiesa di San Felice da Cantalice guarda quel muro tutti i giorni.

Dove si trova il murale di Claudio Baglioni a Centocelle

Sul muro della casa famiglia Casa San Felice, in Piazza San Felice da Cantalice 20, cioè allo stesso civico della parrocchia. Lo scrive Il Tempo nell'articolo del 16 maggio 2021, che precisa anche che si tratta della parete della struttura gestita dal parroco della chiesa omonima. L'artista è Maupal, nome d'arte di Mauro Palotta. Se arrivate in piazza e non lo vedete subito, girate lo sguardo verso gli edifici parrocchiali e non verso la facciata della chiesa: è lì. Ed è gratis, come tutto il resto in questa piazza.

Che cos'è Casa San Felice

Una struttura di accoglienza gestita dalla parrocchia. Vatican News, nel servizio del 16 maggio 2021, la descrive come un centro per persone senza fissa dimora, migranti e famiglie in fuga da conflitti, ricavato in spazi parrocchiali ristrutturati. All'epoca di quell'articolo la capienza indicata era di dodici persone, ridotta a quattro per il distanziamento imposto dalla pandemia, mentre il servizio mensa forniva circa cinquanta pasti. Il parroco citato in quel servizio è padre Mario Fucà. Attenzione: quei numeri sono del 2021 e non li ho potuti aggiornare oggi, quindi prendeteli come fotografia di allora e non come dato corrente.

Chi è il parroco della Chiesa di San Felice da Cantalice oggi

Non ve lo so dire con certezza e preferisco scriverlo che inventarlo. Sul sito della parrocchia, nella parte che ho potuto leggere oggi, il nome del parroco in carica non compare in evidenza. L'unico nome che ho trovato in una fonte affidabile è quello di padre Mario Fucà, indicato come parroco da Vatican News nel maggio del 2021: cinque anni fa. Nelle parrocchie affidate a un ordine religioso i parroci ruotano, quindi non do per scontato che sia ancora lui. Il numero della segreteria è 06 2305791: una telefonata risolve in trenta secondi quello che io non posso risolvere con una ricerca.

Il santo titolare è sepolto in questa chiesa

No, e questa è la confusione più comune. Le reliquie di san Felice da Cantalice sono venerate nella chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini a Roma, quella di via Veneto: lo scrivono sia Cathopedia sia la pagina della parrocchia di Centocelle dedicata al santo, che parla della "chiesetta dei cappuccini di via Veneto". Quindi la Chiesa di San Felice da Cantalice è una chiesa dedicata a lui, non la sua tomba. Se il vostro obiettivo è vedere il corpo del santo, il posto giusto è l'altra parte della città.

Il collegamento con via Veneto: la seconda metà della storia

Vi propongo un itinerario in due tempi che quasi nessuno fa e che invece funziona benissimo. Mattina a Centocelle, pomeriggio a via Veneto. La stessa famiglia religiosa, i cappuccini, in due contesti opposti: la parrocchia di borgata degli anni Trenta e la chiesa seicentesca al centro della Roma della Dolce Vita, con sotto la cripta ossario. Il Museo dei Frati Cappuccini sta in via Vittorio Veneto 27, con biglietto intero a 10,00 euro e ridotto a 6,50 euro secondo il sito ufficiale letto oggi, e orari 9.30-13.30 e 14.30-18.30 con ultimo ingresso rispettivamente alle 12.30 e alle 17.30.

Perché funziona? Perché vi mostra la stessa spiritualità in due misure diverse. A via Veneto i cappuccini sono un fenomeno turistico da migliaia di visitatori l'anno; a Centocelle sono i frati che tengono aperto uno sportello Caritas il mercoledì pomeriggio. La distanza fra le due cose è il vero contenuto della giornata. E in mezzo, se ci pensate, c'è un uomo del Cinquecento che girava Roma a piedi chiedendo l'elemosina per i suoi confratelli e ringraziando tutti.

Domande che mi fanno sempre sulla Chiesa di San Felice da Cantalice

Queste sono le domande vere, quelle che mi arrivano al telefono o davanti al cancello. Rispondo nell'ordine in cui me le fanno, e dove non ho la risposta lo scrivo.

La Chiesa di San Felice da Cantalice vale il viaggio in metro fino a Centocelle

Dipende da quanti giorni avete. Se siete a Roma per la prima volta e per tre giorni, no: restate in centro, non ci sono discussioni. Se è la vostra seconda o terza volta a Roma, oppure se ci vivete, allora sì, e vi ripaga in un modo che le chiese del centro non fanno più: senza fila, senza transenne, senza gruppi con la bandierina. Vent'anni fa avrei detto di no anche alla seconda volta. Oggi il centro storico è talmente saturo che una mattinata a Centocelle è diventata la scelta razionale, non quella stravagante.

Serve prenotare per entrare alla Chiesa di San Felice da Cantalice

No. Sul sito della parrocchia, letto oggi, non compare nessun sistema di prenotazione per il visitatore singolo, nessuna piattaforma di biglietteria e nessun orario contingentato. Si entra quando la chiesa è aperta, e la chiesa è aperta attorno alle celebrazioni. Diverso è il caso dei gruppi: se siete in venti, telefonate prima al 06 2305791, perché entrare in venti in una parrocchia in servizio senza avvisare è scortese e vi espone a trovarvi in mezzo a un funerale.

La chiesa è aperta tutto il giorno

Non ho letto oggi una fascia di apertura continuata pubblicata dalla parrocchia, e quindi il dato preciso per me è n/d. Quello che so con certezza dal sito parrocchiale sono gli orari delle celebrazioni: feriali alle 8.00 e alle 18.00, festivi alle 7.30, 9.30, 11.00 sospesa a luglio e agosto, e 18.00, con rosario alle 17.30 e vespri alle 18.30. La regola pratica romana, che vale per il novanta per cento delle parrocchie, è che la chiesa apre poco prima della messa del mattino, chiude verso mezzogiorno o poco dopo e riapre nel pomeriggio prima del rosario. Regolatevi su quello e telefonate se dovete fare un viaggio apposta. Gli orari cambiano spesso, controllate prima di partire.

Che differenza c'è fra le messe di agosto e quelle del resto dell'anno

Una sola, ma pesante per chi arriva la domenica: la messa festiva delle 11.00 è sospesa nel periodo di luglio e agosto. Lo scrive la parrocchia in modo esplicito accanto all'orario. Le altre restano: 7.30, 9.30 e 18.00 il festivo, 8.00 e 18.00 nei giorni feriali. E qui torna il punto su cui le fonti non concordano: Turismo Roma indica che d'estate la festiva serale sia alle 18.30 anziché alle 18.00. Mezz'ora. Se ci andate ad agosto per la messa della sera, presentatevi alle 17.55 e aspettate: è l'unico modo di essere sicuri con due fonti discordanti.

Ci sono confessioni alla Chiesa di San Felice da Cantalice

Non ho letto oggi un orario delle confessioni pubblicato dalla parrocchia, quindi non ve lo invento: n/d. Nelle parrocchie cappuccine romane è consuetudine che ci sia disponibilità prima delle messe principali, ma consuetudine non è orario. Chiedete al 06 2305791 oppure presentatevi mezz'ora prima della messa delle 18.00 e domandate in sagrestia.

Si celebrano matrimoni nella Chiesa di San Felice da Cantalice

È una parrocchia in piena attività con segreteria, catechesi e Caritas, quindi i sacramenti si celebrano regolarmente: sono le funzioni ordinarie di una parrocchia. Le condizioni, i tempi e le pratiche non sono pubblicate in una pagina che ho potuto leggere oggi, quindi su questo non do dettagli. La segreteria riceve il lunedì dalle 17.00 alle 19.00 e il sabato dalle 9.00 alle 12.00, e dal martedì al venerdì su appuntamento telefonico: è lì che si chiede.

La Chiesa di San Felice da Cantalice è accessibile alle persone con disabilità

Non ho trovato oggi una dichiarazione ufficiale sull'accessibilità e quindi non ve la certifico: il dato è n/d. Vi do però due elementi geometrici verificabili che aiutano a farsi un'idea. La chiesa è un edificio degli anni Trenta con un portico d'ingresso e le navate laterali molto strette rispetto alla centrale, e questo secondo dato lo scrive Turismo Roma. Navate strette significa manovre difficili con una carrozzina nelle corsie laterali; la navata centrale invece è ampia. Sulla presenza di gradini in ingresso e di servizi accessibili, telefonate: 06 2305791.

Si può andare alla Chiesa di San Felice da Cantalice con i bambini

Sì, e per due motivi funziona anche meglio che in molte chiese del centro. Primo: non c'è biglietto, quindi se il bambino dopo dieci minuti si annoia non avete buttato via trenta euro. Secondo: le vetrate del Cantico delle creature sono colore puro, e con i bambini piccoli il gioco delle macchie colorate sul pavimento tiene banco molto più di qualunque spiegazione. Terzo, e questo è delicato: se decidete di raccontargli cosa c'è nel mosaico absidale, cioè i bambini del Biafra e quelli di Terezin, valutate l'età. Non è un contenuto neutro.

Quanto è grande la Chiesa di San Felice da Cantalice

L'unico dato dimensionale che ho letto oggi con una fonte precisa è l'altezza: quattordici metri, limitata per la vicinanza dell'aeroporto di Centocelle, secondo ArchiDiAP. Lunghezza e larghezza in metri non le ho trovate pubblicate, quindi sono n/d e non ve le stimo a occhio. Quello che posso dirvi sulla scala è qualitativo: è una chiesa parrocchiale grande per una borgata, con tre navate, transetto e cappelle laterali, il cui volume però non domina la piazza in altezza. È larga e bassa. In una città dove tutte le chiese importanti spingono verso l'alto, questa è la sola cosa che noterete subito.

Che stile architettonico ha la Chiesa di San Felice da Cantalice

Neoromanico e razionalista insieme, ed è proprio questa la sua identità. Cathopedia usa entrambe le etichette; la scheda in inglese del wiki sulle chiese di Roma parla di neoromanico derivato influenzato dal Modernismo. Vuol dire che la forma generale, la capanna basilicale con il portico ad archi e i mattoni a vista, cita l'architettura romanica, mentre la struttura, il cemento armato, il pulpito a sbalzo, il lucernario e l'assenza totale di capitelli figurati appartengono al Novecento. Le colonne interne, secondo la scheda in inglese, sono in marmo giallo senza capitelli: è il dettaglio che chiude la questione. Un romanico senza capitelli è un romanico del 1934.

Chi erano Mario Paniconi e Giulio Pediconi

Due architetti romani che hanno lavorato insieme per decenni e che al momento di questo progetto erano molto giovani. Cathopedia riporta gli anni: Paniconi 1904-1973, Pediconi 1906-1999. Nel 1934, quando parte il cantiere della Chiesa di San Felice da Cantalice, avevano rispettivamente trent'anni e ventotto. La loro produzione complessiva non l'ho ricostruita oggi con fonti che potessi leggere, quindi non vi elenco altri edifici a memoria: sarebbe esattamente il tipo di dettaglio verosimile che rovina una scheda. Quello che conta qui è che la coppia esisteva come studio e che questa chiesa è un loro lavoro giovanile, documentato dall'archivio digitale del Dipartimento di Architettura della Sapienza.

Come organizzo io una mezza giornata a Centocelle

Ve la scrivo come la faccio davvero, con le ore, e potete copiarla di sana pianta.

  1. 9.15. Metro C, scendo a Mirti. La stazione sta sotto Piazza dei Mirti, all'incrocio fra via dei Platani e via dei Castani, aperta dal 29 giugno 2015.
  2. 9.20-9.50. Colazione in via dei Castani. Non vi indico un bar preciso perché non ho verificato oggi orari e attività di nessun locale, e non voglio mandarvi davanti a una saracinesca abbassata. Scegliete quello con dentro i pensionati e non quello con le foto dei dolci in vetrina.
  3. 9.50-10.10. Cammino verso Piazza San Felice da Cantalice. Guardo i nomi delle strade: acacie, ulivi, camelie, robinie. Serve a capire il quartiere prima di entrare nella chiesa.
  4. 10.10-10.20. Piazza, esterno della chiesa, colonna di cipollino con la croce di ferro, il dipinto di Villani nell'arco, il murale di Baglioni sul muro di Casa San Felice.
  5. 10.20-11.15. Dentro. Prima l'asse della navata centrale, poi l'abside, poi le vetrate, poi le cappelle laterali contando quante sono.
  6. 11.15-11.30. Fuori, via delle Camelie 19a/b, l'ex cinema Platino di fronte alla chiesa.
  7. 11.30-13.00. Parco archeologico di Centocelle, la pista dell'aeroporto storico e i prati. Tenendo presente quello che vi ho scritto sullo stato dei lavori nel 2026.
  8. 13.00. Pranzo nel quartiere e poi metro C di nuovo, con la scelta se tornare in centro o proseguire.

Se avete tutta la giornata e volete restare a Roma est, la direzione naturale è quella della via Casilina e della Prenestina. Andando verso il centro si incontrano nell'ordine cose molto diverse fra loro: la Basilica sotterranea di Porta Maggiore, la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e poi la Basilica di San Giovanni in Laterano. Andando invece verso sud est ci sono il Parco degli Acquedotti e Cinecittà Studios, che con Pasolini chiudono un cerchio piuttosto ovvio. Chi vuole restare sul filo della periferia raccontata bene può passare da Snodo Mandrione.

Conviene abbinare la Chiesa di San Felice da Cantalice al parco archeologico

Sì, ed è l'abbinamento più sensato di tutti, a patto di sapere cosa aspettarsi. Chiesa e parco stanno nello stesso quartiere e raccontano la stessa area a distanza di diciotto secoli: la villa romana Ad Duas Lauros, da cui viene il nome Centum Cellae, e la parrocchia costruita sopra il terreno di quella campagna nel 1934. In mezzo c'è l'aeroporto, che ha limitato l'altezza della chiesa a quattordici metri. Tre strati della stessa storia in mezzo chilometro. Ripeto però l'avvertimento: secondo il servizio di Radio Roma del 31 marzo 2026, le ville sarebbero state reinterrate e le aperture in programma riguardano le aree verdi e sportive.

È pericoloso andare a Centocelle

No, e mi infastidisce dover rispondere a questa domanda, che però mi fanno di continuo. Centocelle è un quartiere residenziale popoloso con una metropolitana, due linee di tram, negozi, scuole e parrocchie. Di giorno ci si cammina come in qualunque quartiere di Roma, e la stessa attenzione che usate a Termini o a piazza Vittorio la usate qui: borsa davanti, telefono non in mano sul marciapiede. Di sera la zona di via dei Castani si riempie di gente che esce, che è esattamente il contrario dell'abbandono. Se cercate qualcuno che vi confermi il pregiudizio, non sono io.

Dove si parcheggia vicino alla Chiesa di San Felice da Cantalice

Male, come in tutta Roma est residenziale, ed è il motivo per cui vi ho scritto di venire in metro. Non ho verificato oggi la disciplina della sosta, le strisce e le eventuali zone a pagamento attorno a Piazza San Felice da Cantalice, quindi non vi do indicazioni che potrebbero costarvi una multa: il dato è n/d. Vi do invece il ragionamento: è un quartiere denso, costruito quando le automobili erano poche, con strade a scacchiera e file di macchine su entrambi i lati. La metro C con la fermata Mirti esiste dal 2015 proprio per questo.

Quanto tempo ci vuole dal centro di Roma a Centocelle

Il tempo esatto dipende da dove partite e dalla frequenza del servizio, che non ho verificato oggi, quindi non vi do minuti finti. Vi do la geografia: la metro C, secondo la voce enciclopedica sul quartiere, è stata inaugurata nel maggio del 2014 nel tratto da Pantano Borghese a Parco di Centocelle e completata nel maggio del 2015 da Mirti a Lodi. Nel quartiere ci sono tre stazioni della linea C. Se siete su una linea che si interscambia con la C, è un viaggio semplice e senza cambi assurdi. Se partite da Trastevere o dal Vaticano, mettete in conto un cambio e una passeggiata.

C'è qualcosa da fare a Centocelle la sera

Sì, ed è la ragione per cui negli ultimi anni si parla di questo quartiere sui giornali. La zona attorno a via dei Castani e piazza dei Mirti è una delle aree di uscita serale di Roma est, con locali, birrerie e ristoranti. Non vi faccio nomi perché non ho verificato oggi orari e aperture di nessuna attività, e un indirizzo sbagliato vale meno di niente. In estate, invece, gli appuntamenti a programma sono un'altra cosa e si controllano: date un'occhiata al Casilino Urban Fest 2026 e alle proiezioni di Cinema sul tetto, visioni periferiche al Casilino Sky Park, che stanno nella stessa fascia di città.

La Chiesa di San Felice da Cantalice è la stessa cosa della chiesa di Cantalice in provincia di Rieti

No, ed è un equivoco che nasce dalla ricerca online. Esiste una chiesa dedicata a San Felice da Cantalice nel paese di Cantalice, in provincia di Rieti, che è il luogo di nascita del santo. Quella di cui vi sto parlando io è un'altra: sta a Roma, in Piazza San Felice da Cantalice 20, nel quartiere Prenestino-Centocelle, ed è l'edificio del 1934-1935 di Paniconi e Pediconi. Se cercate indirizzi o orari e vi compaiono risultati con il CAP di Rieti, avete cambiato regione senza accorgervene. Il CAP giusto per questa è 00172.

Esiste un'altra chiesa di San Felice da Cantalice a Roma

Non ne ho trovata un'altra oggi, e le fonti che ho letto trattano quella di Centocelle come la chiesa romana intitolata al santo. Attenzione però a due cose diverse che portano lo stesso nome. La prima è il titolo cardinalizio, che si chiama per esteso San Felice da Cantalice a Centocelle e che si riferisce proprio a questo edificio. La seconda è la chiesa dove il santo è sepolto, che si chiama Santa Maria della Concezione dei Cappuccini e sta in via Veneto: è dedicata alla Madonna, non a lui, e questa è la ragione per cui in tanti si perdono.

La scheda pratica in una tabella

Tutti i dati qui sotto vengono da fonti lette il 7 agosto 2026. Dove c'è scritto n/d vuol dire che non l'ho verificato e che quindi non lo affermo.

Voce Dato Fonte
Indirizzo Piazza San Felice da Cantalice 20, 00172 Roma Sito della parrocchia; Cathopedia
Quartiere Prenestino-Centocelle, zona urbanistica 7A, Municipio Roma V Voce enciclopedica su Centocelle; info.roma.it
Coordinate 41.877046, 12.566283 info.roma.it
Telefono 06 2305791; 06 23231748; Caritas 06 23231646 Sito della parrocchia
Posta elettronica parrsanfeliceroma@libero.it Cathopedia
Ingresso Libero, nessun biglietto pubblicato Sito della parrocchia
Messe feriali 8.00 e 18.00 Sito della parrocchia; Turismo Roma
Messe festive 7.30, 9.30, 11.00 (sospesa a luglio e agosto), 18.00 Sito della parrocchia
Serale festiva d'estate Fonti discordanti: 18.00 oppure 18.30 Sito della parrocchia contro Turismo Roma
Rosario e vespri Rosario 17.30, vespri 18.30 Sito della parrocchia
Segreteria Lunedì 17.00-19.00; sabato 9.00-12.00; da martedì a venerdì su appuntamento telefonico Sito della parrocchia
Caritas Mercoledì 16.00-18.00 Sito della parrocchia
Metro Linea C, fermata Mirti, sotto Piazza dei Mirti Voce enciclopedica sulla stazione Mirti
Tram Linee 5 e 19, capolinea piazza dei Gerani, in via dei Castani dal 26 maggio 2025 Canale Dieci, 26 maggio 2025
Autobus n/d, non verificato oggi Portale percorsi non raggiunto
Orario di apertura continuata n/d, non pubblicato Sito della parrocchia
Architetti Mario Paniconi (1904-1973) e Giulio Pediconi (1906-1999) Cathopedia; ArchiDiAP
Costruzione 1934-1935 Voce enciclopedica italiana; ArchiDiAP
Erezione della parrocchia 29 marzo 1935 Voce enciclopedica italiana; Cathopedia
Consacrazione 2 ottobre 1941 Voce enciclopedica italiana; Cathopedia; Turismo Roma
Altezza 14 metri, limitata per l'aeroporto ArchiDiAP
Ordine religioso Frati Minori Cappuccini Voce enciclopedica italiana; Vatican News
Titolo cardinalizio San Felice da Cantalice a Centocelle, dal 29 aprile 1969 Voce enciclopedica sul titolo
Titolare attuale Luis Antonio Tagle, dal 24 novembre 2012 Voce enciclopedica sul titolo

Dove le fonti non vanno d'accordo, e perché ve lo dico

Una scheda onesta si riconosce da questo paragrafo. Ho letto oggi otto o nove fonti diverse su questa chiesa e su quattro punti non dicono la stessa cosa. Ve li metto in fila senza sceglierne una, perché scegliere al posto vostro senza avere in mano un documento sarebbe esattamente il modo in cui nascono le leggende turistiche.

  • Quando sono arrivati i cappuccini. Vatican News scrive dal 1928. La scheda dell'Ecomuseo Casilino dice intorno al 1929. Cathopedia dice 1930.
  • Quanti registri ha l'organo Tamburini del 1956. La voce enciclopedica italiana dice ventisette registri su due manuali e pedale, opus 364. Cathopedia e ArchiDiAP dicono ventiquattro registri reali.
  • Quando è stato realizzato l'intervento absidale di Ugolino da Belluno. Voce enciclopedica italiana: 1968-1969, benedetto da Paolo VI nel 1970. About Art on line: 1969. Il wiki in inglese sulle chiese di Roma: completato nel 1970. Cathopedia: 1971.
  • Quante sono le cappelle laterali. Cathopedia dice sei per lato. Il wiki in inglese sulle chiese di Roma dice cinque per lato.
  • A che ora è la messa festiva serale d'estate. Il sito della parrocchia dice 18.00. Turismo Roma dice 18.30.
  • Quando san Felice è entrato fra i cappuccini. Il Dicastero delle Cause dei Santi dice 1544 con voti nel 1545. Cathopedia dice 1533 con professione il 18 maggio 1543. La parrocchia dice voti fra fine 1543 e inizio 1544, professione nel 1545.

Nessuna di queste discordanze rovina la visita. Ma se qualcuno vi recita uno di questi numeri con la sicurezza del catechismo, adesso sapete che sta semplificando.

Perché su una chiesa del Novecento le fonti si contraddicono così tanto

Perché non c'è una bibliografia critica robusta come per le basiliche antiche. Sulle chiese romane del centro esistono secoli di studi, inventari, guide storiche e visite pastorali; su una parrocchia di borgata del 1934 esiste molto meno. ArchiDiAP cita nella sua bibliografia lavori di Ceschi, Muntoni e Da Alatri, ma non ho letto oggi quei volumi e quindi non vi riporto nulla che ci sia dentro: mi limito a segnalare che esistono e che sono citati dall'archivio del Dipartimento di Architettura della Sapienza. Il risultato pratico è che le schede online si copiano fra loro e ogni tanto una copia male, e da lì nasce un dato che poi gira per vent'anni.

Di quale chiesa parla esattamente questa scheda

Della parrocchia di San Felice da Cantalice a Centocelle, a Roma, in Piazza San Felice da Cantalice 20, CAP 00172, quartiere Prenestino-Centocelle, affidata ai Frati Minori Cappuccini, progettata da Mario Paniconi e Giulio Pediconi e costruita fra il 1934 e il 1935. Non c'è ambiguità: tutte le fonti che ho consultato oggi, dalla parrocchia stessa a Turismo Roma, da Cathopedia ad ArchiDiAP fino all'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros, indicano lo stesso edificio con lo stesso indirizzo e le stesse coordinate. L'unico rischio di confusione, che ho già segnalato, riguarda la chiesa omonima nel paese di Cantalice in provincia di Rieti e la chiesa di via Veneto dove il santo è sepolto.

Quello che secondo me è sopravvalutato, e quello che vale la coda

Adesso vi do le mie opinioni, dichiarate come tali, perché una scheda senza opinioni è un elenco telefonico.

Sopravvalutato: la facciata. Tutti i pochi che scrivono di questa chiesa partono dal portico ad archi e dal mattone, e lo trattano come il pezzo forte. Non lo è. È una bella facciata onesta, ben proporzionata, che però avete già visto in venti chiese italiane degli anni Trenta. Se venite fin qui per la facciata, tornate a casa con poco.

Sottovalutato in modo clamoroso: l'abside. Il lavoro di Ugolino da Belluno, con i bambini del Biafra e quelli di Terezin nel registro inferiore secondo la lettura di Rita Randolfi su About Art on line del 5 febbraio 2023, è una delle cose più politiche che troviate dentro una chiesa romana, e nessuno ne parla. In centro, un'opera così avrebbe la sua fila.

Vale la coda: niente, qui, perché coda non ce n'è. Ed è esattamente il punto. Nel 2026, a Roma, il lusso non è entrare al Colosseo: è passare cinquanta minuti da soli davanti a un'opera d'arte senza nessuno che vi spinga alle spalle. La Chiesa di San Felice da Cantalice vi regala quello. Se il vostro rapporto con Roma è arrivato al punto in cui la folla vi rovina tutto, questa è la cura.

La trappola: venire qui senza guardare il quartiere. Chi arriva in taxi, entra, fotografa l'abside, esce e riparte in taxi ha buttato via la giornata e non ha capito niente di Centocelle. Questa è una chiesa che senza le strade attorno non significa niente. Il contrario delle basiliche del centro, che stanno in piedi da sole.

La Chiesa di San Felice da Cantalice è una delle chiese più belle di Roma

No, e chiunque ve lo dica vi sta prendendo in giro. A Roma ci sono centinaia di chiese e questa non entra nella classifica delle più belle per qualità artistica: non ha Caravaggio, non ha Bernini, non ha mosaici paleocristiani, non ha un pavimento cosmatesco. Entra però in un'altra classifica, molto più corta, che è quella delle chiese romane in cui si capisce qualcosa della città contemporanea. In quella lista, secondo me, sta nelle prime dieci. Sono due cose diverse e conviene tenerle separate quando decidete come spendere le vostre giornate.

Vale la pena andare alla Chiesa di San Felice da Cantalice con la pioggia

Meno, e ve lo dico chiaro. Il pezzo forte dell'interno sono dieci vetrate policrome, e le vetrate senza sole sono vetri scuri. Con il cielo coperto perdete la luce sul pavimento, perdete il colore sulle colonne a mosaico e perdete il taglio di luce del lucernario semicircolare sopra l'abside. Rimangono i graffiti absidali, che si leggono anche con luce piatta, e rimane il quartiere, che con la pioggia diventa scomodo ma non brutto. Se avete una sola mattina e piove, rimandate: qui non c'è nessuna scadenza e nessun biglietto da bruciare.

Ci sono visite guidate alla Chiesa di San Felice da Cantalice

Non ho trovato oggi un servizio di visite guidate organizzato dalla parrocchia o da un ente pubblico su questo edificio: il dato è n/d. Non è un caso. Le chiese parrocchiali di periferia raramente hanno un servizio didattico strutturato, perché la loro funzione è un'altra. Se vi interessa una lettura guidata, l'unico canale sensato è telefonare alla parrocchia negli orari di segreteria e chiedere se qualcuno può accompagnarvi. Nella mia esperienza, in posti così, chiedere gentilmente funziona molto meglio che prenotare online.

Che cosa portarsi dietro per visitare la Chiesa di San Felice da Cantalice

  • Spiccioli per la cassetta delle offerte, perché qui non c'è biglietteria e la parrocchia gestisce accoglienza e Caritas.
  • Abbigliamento decente: spalle coperte e niente costume da spiaggia. È una parrocchia in servizio, non un museo.
  • Il telefono con l'app dei trasporti aggiornata, per le linee di superficie che io non ho potuto verificare.
  • Il numero 06 2305791 salvato in rubrica, per gli orari.
  • Scarpe da camminata, perché la parte migliore di questa gita si fa a piedi nel quartiere.
  • Nessun treppiede, a meno che non vi abbiano dato il permesso.

Qual è il momento peggiore per andare alla Chiesa di San Felice da Cantalice

La domenica alle 11.00 nel resto dell'anno, quando c'è la messa grande e la chiesa è piena di parrocchiani, e ad agosto nella fascia centrale del pomeriggio, quando il caldo di Roma est è feroce e la chiesa presumibilmente è chiusa fra le celebrazioni. Il secondo caso ve lo do come probabilità, non come dato, perché l'orario di apertura continuata non è pubblicato. La regola che uso io è semplice: mattina presto o tardo pomeriggio, e mai durante una funzione se il vostro scopo è guardare invece di pregare.

Ci sono feste o eventi particolari nella Chiesa di San Felice da Cantalice

La festa del santo titolare cade il 18 maggio, che è la memoria liturgica di san Felice da Cantalice secondo la scheda del Dicastero delle Cause dei Santi. Nell'elenco delle notizie pubblicate dalla parrocchia e consultato oggi compare una voce intitolata San Felice 2026, che presumibilmente riguarda proprio quella ricorrenza, ma il contenuto e il programma non li ho letti e quindi non li riassumo. Nello stesso elenco compaiono avvisi per la Pentecoste 2026, per le Palme 2026, per la Via Crucis di Prefettura e per due concerti a dicembre, il 6 e l'8. Se volete la data giusta, il calendario parrocchiale sul sito è l'unica fonte da guardare.

Come si chiama il quartiere della Chiesa di San Felice da Cantalice

Centocelle, e in termini amministrativi quartiere Prenestino-Centocelle, il diciannovesimo quartiere di Roma, dentro la zona urbanistica 7A del Municipio Roma V. La zona urbanistica di Centocelle comprende tutto il quartiere Prenestino-Centocelle più una parte meridionale del Collatino. Sono distinzioni che sembrano burocratiche e invece servono, perché quando cercate informazioni sul quartiere trovate schede intestate in tre modi diversi e rischiate di leggere dati che riguardano un'altra area.

Perché Centocelle si chiama così

Per un rudere. Il toponimo deriva dalla villa romana Ad Duas Lauros, cioè ai due allori, che per le sue vaste dimensioni venne chiamata Centum Cellae, le cento stanze, a indicare la presenza di estese rovine antiche. La denominazione risulta attestata dal 1523 con la Torre di Centocelle. Quindi il nome di uno dei quartieri più popolosi di Roma est nasce dal soprannome che i contadini davano a un ammasso di muri romani in mezzo alla campagna. La Villa ad duas lauros oggi è uno dei complessi elencati dalla Sovrintendenza Capitolina dentro il parco archeologico: un complesso tardoantico di circa due ettari, con un giardino che era decorato di sculture e una struttura funeraria a tempietto del terzo secolo.

Roma est, i cappuccini e il mestiere di chiedere l'elemosina

C'è un filo che tiene insieme tutta questa storia e vale la pena tirarlo fino in fondo, perché spiega perché una chiesa così sta proprio qui e non altrove.

San Felice da Cantalice ha fatto il questuante a Roma per quarant'anni. Non era un predicatore, non era un teologo, non sapeva leggere. Girava con la bisaccia, chiedeva, ringraziava, assisteva i malati per strada. La scheda del Dicastero delle Cause dei Santi lo descrive così e riporta il soprannome che gli aveva dato la città: frate Deo gratias. Quattro secoli dopo, i suoi confratelli aprono una parrocchia in una borgata che sta nascendo, in un posto dove non c'è ancora l'asfalto, e la intitolano a lui. Non è una scelta decorativa: è una dichiarazione di quale sarà il lavoro.

Quel lavoro è ancora lì. Casa San Felice, la struttura di accoglienza descritta da Vatican News nel maggio del 2021, è l'ultimo capitolo di una linea che comincia con un uomo che nel Cinquecento portava i pesi degli altri e si faceva chiamare asino. Lo sportello Caritas del mercoledì pomeriggio è lo stesso mestiere con un orario d'ufficio. E il murale di Baglioni sta sul muro di quella casa, non su un palazzo qualunque, il che vuol dire che quando i fan hanno cercato il muro giusto di Centocelle hanno scelto quello.

Se dovessi spiegare a qualcuno in due frasi cosa è la Chiesa di San Felice da Cantalice, direi questo. È una chiesa che non ha mai avuto pretese estetiche e che ha sempre avuto una funzione sociale precisa, e nell'unico momento in cui si è concessa un gesto artistico grande, l'abside, ha scelto di raffigurare bambini morti in guerra e nei campi di sterminio invece di santi in gloria. Chi guarda questo edificio cercando la bellezza si annoia. Chi lo guarda cercando la coerenza resta impressionato.

Che cosa distingue i cappuccini dagli altri francescani

La risposta storica lunga non ve la do, perché richiederebbe fonti che oggi non ho letto e non voglio riempirvi di verosimile. Vi do il pezzo che ho verificato e che riguarda direttamente questa chiesa: i Frati Minori Cappuccini sono un ordine francescano che l'Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros descrive come noto per l'attenzione ai poveri, e Vatican News lega Casa San Felice a quello che chiama il carisma cappuccino dell'ospitalità. A Centocelle furono loro ad arrivare per primi, a celebrare in una baracca e poi a costruire il convento e la chiesa. La differenza fra un ordine e l'altro, in un quartiere, si misura in questo: chi c'era quando non c'era niente.

Perché a Roma le periferie hanno chiese così grandi

Perché negli anni Venti e Trenta le borgate crescevano più in fretta di qualunque servizio pubblico, e la parrocchia era spesso la prima istituzione stabile che arrivava. La scheda dell'Ecomuseo Casilino su questa chiesa lo dice esplicitamente per Centocelle: la parrocchia nacque dalla rapida crescita demografica del borgo nei primi decenni del Novecento, che accoglieva numerose famiglie provenienti dalle campagne laziali in cerca di lavoro e mancava di servizi religiosi adeguati. Chiesa, oratorio, scuola, sala riunioni: la scheda in inglese del wiki sulle chiese di Roma segnala che il complesso di San Felice comprende appunto una scuola, sale riunioni e il convento dei frati. Non erano cattedrali per vanità: erano centri civici travestiti da chiese.

Che cosa resta oggi della borgata di Centocelle

La griglia delle strade e i nomi. La forma ortogonale del quartiere, con le vie che si incrociano ad angolo retto e i nomi presi dagli alberi, è quella della lottizzazione originaria, ed è rimasta leggibile perfettamente. Sono cambiati i palazzi, sono arrivate la metro e le automobili, sono cambiate le persone. Ma se vi mettete in Piazza San Felice da Cantalice e guardate verso via delle Camelie, state guardando la stessa geometria che vedeva un operaio nel 1937 quando usciva dal cinema Platino. È un tipo di continuità che a Roma centro, dove tutto è stato sventrato e ricostruito venti volte, non trovate quasi mai.

Vale più la chiesa o il quartiere

Il quartiere, senza esitazione, e ve l'ho scritto fin dalla prima riga. La Chiesa di San Felice da Cantalice è il pretesto migliore che abbiate per andare a Centocelle, ed è un ottimo pretesto: ha un'origine documentata, ha un'opera d'arte che vale il viaggio, ha una storia che si incrocia con Pasolini e con Baglioni, ha un titolo cardinalizio che nessuno si aspetterebbe. Ma se dovessi togliervi una delle due cose, vi toglierei l'interno e vi lascerei le strade. Ve lo dico da guida, contro il mio stesso interesse professionale.

Ultime tre cose prima di partire

Primo: telefonate. Il numero è 06 2305791. Le due discordanze sugli orari che vi ho segnalato, quella della serale festiva d'estate e quella dell'apertura continuata che nessuno pubblica, si risolvono in una telefonata di trenta secondi e vi risparmiano un viaggio a vuoto. Gli orari cambiano spesso, controllate prima di partire: è la frase più noiosa di questa scheda ed è anche la più utile.

Secondo: contate le cappelle e ditelo a chi vi accompagna. Cathopedia dice sei per lato, il wiki in inglese sulle chiese di Roma dice cinque. È l'unica cosa di questa scheda che potete verificare voi meglio di me, ed è un bel modo per entrare in una chiesa con un compito invece che con una guida in mano.

Terzo: guardate l'abside per almeno dieci minuti prima di fotografarla. Sapete cosa c'è dentro, ve l'ho detto: i bambini del Biafra, i bambini di Terezin con il pigiama a righe, e il ritratto di un bambino di sei anni del quartiere morto nell'aprile del 1970. Quel mosaico non è fatto per essere consumato in trenta secondi. E se dopo quei dieci minuti pensate ancora che Centocelle sia una periferia senza niente da dire, allora avete ragione voi e io ho perso tempo a scrivere.

Piazza San Felice da Cantalice 20, 00172 Roma. Metro C, fermata Mirti. Ingresso libero. Messe feriali alle 8.00 e alle 18.00, festive alle 7.30, 9.30, 11.00 sospesa a luglio e agosto e 18.00. Telefono 06 2305791. Tutti i dati verificati il 7 agosto 2026 sulle fonti indicate nel testo.

RiassuntoChiesa di San Felice da Cantalice Piazza di San Felice da Cantalice, 20 Roma La chiesa madre di Centocelle, costruita negli anni Trenta su progetto degli architetti Mario Paniconi e Giulio Pediconi.
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IndirizzoChiesa di San Felice da Cantalice Chiesa di San Felice da Cantalice
Piazza di San Felice da Cantalice, 20
Roma Roma Città, Roma Città
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