Area Archeologica delle Stimmate

L'Area Archeologica delle Stimmate è in via delle Stimmate 15, nel centro storico di Velletri (00049, città metropolitana di Roma Capitale), su uno sperone di roccia affacciato verso la pianura, a poco meno di un chilometro dai Musei Civici di via Goffredo Mameli 4-6. Il biglietto non si compra al cancello: si ritira alla biglietteria dei Musei Civici, dietro il Palazzo Comunale. Le tariffe indicate dal sito ufficiale della rete museale veliterna sono 2,00 euro per la sola area archeologica (1,00 euro il ridotto), 5,00 euro per area più un museo (4,00 ridotto), 9,00 euro per area più due musei (6,00 ridotto). Gli orari pubblicati dal 1 giugno sono: lunedì chiuso, da martedì a giovedì 9.00-13.00, venerdì 15.00-19.00, sabato, domenica e festivi 10.00-14.00 e 16.00-19.00. Nei giorni infrasettimanali la visita richiede prenotazione obbligatoria, al numero 06 96158268 o all'indirizzo museicivicivelletri@gmail.com. La rete dei Musei Civici pubblica chiusure nelle festività maggiori (1 gennaio, Pasqua, 15 agosto, 25 dicembre) e avvisi stagionali: nei mesi estivi conviene telefonare prima di mettersi in viaggio. Sito ufficiale: velletrimusei.it.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Velletri è servita dalla ferrovia Roma-Velletri, di cui è capolinea, e da autolinee extraurbane; la stazione è a quota 292 metri, il centro storico sale fino oltre i 330, quindi la salita esiste e si sente. Chi arriva in automobile trova le due direttrici classiche dei Colli Albani: la statale 7 Appia e la via dei Laghi. Se il viaggio prevede altre tappe nella stessa giornata, la pagina su Velletri e quella sul Parco dei Castelli Romani aiutano a costruire l'itinerario.

Area Archeologica delle Stimmate
Area Archeologica delle Stimmate, Velletri

Che cos'è davvero l'Area Archeologica delle Stimmate

Dimenticate l'idea del rudere recintato con il cartello scolorito. Qui c'è un pozzo di tempo scavato dentro la città viva, coperto da una struttura contemporanea in acciaio cor-ten, legno e vetro che protegge gli strati e permette di leggerli dall'alto e di lato. Il visitatore cammina su un percorso circolare sospeso sopra tremila anni di storia veliterna: sotto di lui, in verticale, ci sono una capanna dell'età del Ferro, un edificio di culto arcaico, un tempio etrusco-italico del pieno VI secolo avanti Cristo, il livellamento romano che quel tempio lo cancellò, e infine le fondazioni e le sepolture di una chiesa che ha portato fino al Novecento il nome di un'arciconfraternita francescana.

È un sito piccolo. Chi arriva pensando a Ostia Antica resterà spiazzato: si visita in quaranta minuti, un'ora se si legge tutto. Ma la densità stratigrafica è quella dei manuali, e il fatto che la sequenza sia leggibile a occhio nudo, in un unico colpo di sguardo, la rende uno dei pochi luoghi del Lazio dove si capisce fisicamente che cosa significhi la parola stratigrafia. Vale il viaggio a chi ama l'archeologia per come funziona, più che per come appare.

Il progetto di copertura dell'Area Archeologica delle Stimmate

Il recupero è stato finanziato con fondi europei della programmazione 2007-2013, nel quadro del Piano locale urbano di sviluppo, per una cifra intorno al milione e duecentomila euro. L'intervento non si è limitato a mettere una tettoia: ha comportato il consolidamento della rupe su cui il complesso poggia, un terrazzamento, la realizzazione di un percorso pedonale e il restauro delle strutture superstiti. La copertura in acciaio cor-ten, integrata a vetrate e parti lignee, è la scelta più discussa e a mio parere la più riuscita: il cor-ten invecchia con quel bruno rugginoso che non compete con il tufo, il vetro lascia entrare la luce naturale sulle murature, il legno addolcisce l'ambiente interno. L'inaugurazione ufficiale è del 2 aprile 2016.

Un'opinione netta, da chi ha visto troppe coperture archeologiche italiane risolte con lamiera e tubi innocenti: questa è di un'altra categoria. Non è un capolavoro di architettura, ma è onesta, misurata e non ruba la scena a quello che protegge. In Italia, per come vanno le cose, è già molto.

La visita all'Area Archeologica delle Stimmate, strato per strato

Il percorso è circolare e si legge dal basso verso l'alto, cioè dal più antico al più recente. Conviene farlo due volte: la prima seguendo i pannelli, la seconda cercando i punti di contatto fra uno strato e l'altro, che sono la vera lezione del posto.

Lo strato più profondo: la capanna dell'età del Ferro

Alla base della sequenza ci sono le tracce di una frequentazione dell'età del Ferro, collocata tra il IX e l'VIII secolo avanti Cristo. Non aspettatevi muri: di una capanna di legno, incannucciata e paglia non resta il volume, resta il negativo. Restano i buchi di palo, cioè le cavità in cui erano infissi i sostegni verticali, le tracce del battuto di terra, il perimetro leggibile come una macchia di colore diverso nel terreno. Gli scavi condotti fra il 2014 e il 2016 hanno riportato in luce proprio questa capanna protostorica al di sotto delle strutture templari, e con essa ceramiche che coprono l'arco dall'età del Ferro all'età arcaica: vasi in impasto bruno, in impasto rosso, bucchero.

Il dato che conta è la continuità. Nello stesso punto in cui una comunità di capanne si radunava intorno a un fuoco e a un culto, tre secoli dopo si costruisce un tempio in muratura, e duemilacinquecento anni dopo ancora si celebra la messa. Nessuno ha mai deciso a tavolino che quel poggio fosse sacro: lo è diventato per sedimentazione, perché la gente continuava a tornarci. È il meccanismo con cui nasce la maggior parte dei santuari antichi, e qui lo si vede in sezione.

L'edificio di culto arcaico: la prima cella in tufo

Fra il VII e il VI secolo avanti Cristo la capanna cede il posto a un edificio costruito, con ogni probabilità un sacello a cella unica in conci di tufo locale. La materia prima è quella dei Colli Albani, il tufo litoide che affiora ovunque nella zona e che a Velletri si taglia in blocchi squadrati. Le dimensioni erano contenute: un vano rettangolare, una fronte modesta, nessuna pretesa monumentale.

Questa fase è la meno spettacolare e la più interessante per chi sa leggerla. Segna il passaggio da un culto all'aperto, legato alla natura e alla posizione dominante sul paesaggio, a un culto architettonicamente definito, con una soglia, un interno e un fuori. È il momento in cui una comunità decide che la divinità ha bisogno di una casa, e comincia a spendere per costruirgliela.

Il tempio del 530 avanti Cristo: la fase monumentale

Intorno al 530 avanti Cristo, cioè negli anni che la cronologia tradizionale assegna a Tarquinio il Superbo, il sacello viene sostituito da un tempio di tipo etrusco-italico, di dimensioni quasi doppie rispetto al precedente, con una fronte che secondo la ricostruzione accolta dall'Enciclopedia dell'Arte Antica misurava 11,80 metri. È un tempio tuscanico, con ali laterali, tetto a doppio spiovente molto aggettante, colonne lignee e un apparato decorativo in terracotta che ne rivestiva integralmente le parti in legno.

Il repertorio decorativo ricostruito è quello classico del tardo arcaismo laziale ed etrusco: acroterio centrale a doppia voluta, acroteri laterali con sfingi, antefisse a testa femminile alternate a gocciolatoi a protome leonina, lastre di rivestimento figurate lungo i lati lunghi e sui rampanti. Le terrecotte architettoniche note sono datate dalla critica al 550-525 avanti Cristo. Chi visita l'area deve fare uno sforzo di immaginazione: quel colore, quel biancore di argilla dipinta a rosso, nero e crema, oggi non c'è più. Quello che si vede è la pianta. Il resto è a Napoli, e ne parliamo fra poco.

Le lastre figurate: processione, banchetto, apoteosi di Eracle

Le lastre di rivestimento che coprivano gli elementi lignei della trabeazione portano tre cicli figurativi che gli studi identificano con chiarezza: una processione di cavalieri e carri, una scena di banchetto, l'apoteosi di Eracle accolto nell'Olimpo. Sono state esposte nel 2021 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nella mostra dedicata agli Etruschi, presentate come esempio di osmosi culturale fra la civiltà etrusca e le popolazioni italiche in età arcaica.

Vale la pena capire che cosa significhino quelle immagini. Il banchetto e la corsa dei carri non sono decorazione: sono il linguaggio con cui l'aristocrazia arcaica dichiarava se stessa, il modo in cui una élite locale diceva ai propri concittadini che il rapporto con la divinità passava attraverso di lei. L'apoteosi di Eracle aggiunge il tema dell'uomo che diventa dio per meriti propri, esattamente il messaggio che un potere personale in ascesa vuole mettere sul tetto del tempio cittadino. Non è propaganda in senso moderno, ma è vicina.

Il 338 avanti Cristo e la fine del tempio

Nel 338 avanti Cristo Roma chiude i conti con la Lega Latina. Velitrae, che aveva ripetutamente cambiato campo fra latini, volsci e romani, paga il prezzo più alto: le fonti antiche ricordano le mura demolite e il senato cittadino deportato. Sul poggio delle Stimmate accade qualcosa di coerente con quella data: il tempio subisce una distruzione parziale, gli strati vengono livellati, i doni votivi dispersi e sepolti.

Non è un terremoto e non è un incendio accidentale. È una decisione politica: si chiude un santuario perché quel santuario è il cuore identitario di una comunità che ha perso. Chi visita l'area con questa chiave capisce perché il livello del 338 sia, archeologicamente, uno degli strati più eloquenti del sito: è il momento in cui una città smette di essere se stessa e diventa qualcos'altro. Frequentazioni successive ci sono, fino alla prima età imperiale, ma il tempio in quanto tale non torna.

I depositi votivi e che cosa raccontano

Fra i materiali recuperati nell'area figurano depositi votivi con vasellame di dimensioni e di epoche diverse, testimonianza del gesto ripetuto di lasciare qualcosa alla divinità. Nel territorio veliterno i santuari hanno restituito anche figurine e ex voto anatomici in terracotta, cioè riproduzioni di parti del corpo offerte per chiedere o ringraziare una guarigione: piedi, mani, teste, occhi, organi interni.

Chi guarda un ex voto anatomico dietro una vetrina vede un oggetto goffo. Chi lo guarda sapendo che cos'è vede una persona che aveva paura. È l'unico documento che ci resta di una medicina fatta di preghiera, e la sua banalità formale non ne diminuisce la forza: quelle terrecotte venivano prodotte in serie proprio perché la domanda era enorme e continua.

La chiesa: da Santa Maria ad Nives alle Santissime Stimmate

Sopra il tempio, in età moderna, sorge una chiesa. La sua intitolazione originaria, nel XV secolo, era a Santa Maria ad Nives, cioè alla Madonna della Neve. Nel 1602 papa Clemente VIII la concede alla venerabile Arciconfraternita delle Santissime Stimmate di San Francesco: da quel passaggio, e non da una devozione più antica, deriva il nome con cui il luogo è conosciuto oggi. Vale la pena fissarlo, perché la successione viene spesso raccontata al contrario.

La scelta di edificare un luogo di culto cristiano esattamente sopra un santuario pagano è un tema che gli storici delle religioni discutono da decenni. La lettura più diffusa parla di volontà di cancellazione; una lettura più cauta osserva che i luoghi alti, ben esposti e già consacrati dall'uso restano attraenti per motivi banalmente pratici e topografici. Entrambe le spiegazioni hanno argomenti. Quello che il sito documenta senza ambiguità è il fatto materiale: la stessa altura, la stessa funzione sacra, per quasi tre millenni.

Le cripte sepolcrali sotto la navata

Le indagini del 2014 hanno riportato in luce, sotto la navata della chiesa, ambienti sepolcrali. È un dettaglio che ai visitatori sfugge e che invece completa il quadro: una confraternita, in età moderna, seppelliva i propri iscritti nella propria chiesa, e le cripte erano il segno visibile di un patto fra i vivi e i morti della stessa comunità. La chiesa dunque non era soltanto un edificio di culto, era il cimitero di un corpo sociale.

Nel 1782 il cardinale Stefano Borgia donò a questa chiesa le reliquie di Santa Euticia. Due anni dopo, nello stesso complesso, si scavava e si trovava il tempio. Il collegamento è più che una coincidenza cronologica, come vedremo.

Area Archeologica delle Stimmate a Velletri
Area Archeologica delle Stimmate, Velletri

Velitrae, i Volsci e Roma: il contesto storico dell'Area Archeologica delle Stimmate

Velletri, in latino Velitrae, nella lingua locale Velester, entra nelle cronache romane in età arcaica, quando Roma comincia a scontrarsi con i Volsci. Segue un secolo e mezzo di alleanze rovesciate, ribellioni e riconquiste, fino alla resa dei conti del 338 avanti Cristo, dopo la sconfitta della Lega Latina di cui facevano parte volsci, latini e aurunci. Da quel momento Velitrae entra stabilmente nell'orbita romana e diventa una comunità di diritto romano, con tutto quello che comporta in termini di lingua, di istituzioni e di culti.

La città sorge a 332 metri sul livello del mare, sul margine meridionale dei Colli Albani, in posizione dominante sulla pianura che scende verso il litorale. Chi cerca la ragione per cui un santuario nasce proprio lì la trova affacciandosi: il controllo visivo del territorio è totale. Nelle società arcaiche il luogo di culto non è mai casuale, è quasi sempre il punto da cui si vede più lontano.

La lingua dei Volsci e la Tabula Veliterna

Il volsco è una lingua italica del gruppo osco-umbro, documentata da pochissimi testi. Il più importante di tutti è una lamina bronzea iscritta rinvenuta a Velletri nel 1784, nota agli studi come Tabula Veliterna, oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. È un testo di carattere sacrale e giuridico, e per la conoscenza del volsco vale quanto un intero archivio.

Il punto che spiazza sempre chi lo sente per la prima volta: la lingua di questa città, prima del latino, era un'altra lingua, e la conosciamo quasi soltanto grazie a un oggetto trovato in questo luogo. Un centro dei Castelli Romani a un'ora da Roma custodisce il documento chiave di un idioma scomparso. Vale la pena tenerlo a mente mentre si guarda giù, dalla passerella, verso i blocchi di tufo.

Il 1784: la scoperta che portò l'Area Archeologica delle Stimmate nella storia dell'archeologia

Nel 1784, durante lavori di ristrutturazione dell'oratorio annesso alla chiesa, emergono lastre fittili e terrecotte architettoniche, fra cui una testa di sfinge, riconducibili al tetto di un tempio tardo-arcaico. Nello stesso anno viene alla luce la Tabula Veliterna. Il materiale confluisce nella raccolta del cardinale Stefano Borgia, e da lì prende la strada che lo porterà lontano da Velletri.

Chi era Stefano Borgia e perché conta

Stefano Borgia nacque a Velletri il 3 dicembre 1731 e morì a Lione nel 1804. Fu segretario della Congregazione de Propaganda Fide dal 1770, cardinale dal 1789, rettore del Collegio Romano dal 1801; nel biennio 1797-98, in una fase drammatica per lo Stato pontificio, ricevette da Pio VI l'amministrazione di Roma. La sua impresa più duratura fu però il museo che fondò nella casa di famiglia a Velletri, dove raccolse monete, manoscritti, antichità egizie, copte, etrusche e italiche. Era un collezionista di livello europeo in una città di provincia.

Alla sua morte la raccolta si disperse: i manoscritti non biblici andarono a Napoli, alla Biblioteca Borbonica; quelli biblici e le monete a Propaganda Fide; nell'Ottocento parte dei manoscritti passò alla Biblioteca Vaticana. Le terrecotte del tempio veliterno seguirono la via di Napoli e oggi sono al Museo Archeologico Nazionale. Ecco perché il sito che si visita a Velletri è, per così dire, un corpo senza pelle: la struttura è qui, il rivestimento decorativo è a duecento chilometri di distanza.

Gli scavi dell'Area Archeologica delle Stimmate: due secoli di lavoro

1910: Mancini, Nardini e il corpo della sfinge

Nel 1910 Giovacchino Mancini e Oreste Nardini individuano nell'area resti murari in tufo e parte del corpo della sfinge la cui testa era emersa nel 1784. Quel frammento è conservato al museo civico di Velletri, intitolato proprio a Oreste Nardini. È una piccola giustizia storica: la testa a Napoli, il corpo a casa.

1989: la ricostruzione del tetto

Nel 1989 Francesca Romana Fortunati elabora una ricostruzione del sistema di rivestimento del tetto templare, mettendo in relazione le lastre note con la struttura architettonica. È il tipo di lavoro che non fa notizia e che cambia tutto: senza una ricostruzione attendibile del tetto, le terrecotte restano oggetti da vetrina; con essa, tornano a essere parti di un edificio.

1992: il Comune acquisisce l'area

A metà degli anni Settanta lavori edilizi nella zona danneggiano il complesso. Nel 1992 il Comune di Velletri acquisisce l'area e avvia nuove indagini in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, sotto la direzione di Giuseppina Ghini. È il passaggio decisivo: da proprietà privata in stato di abbandono a bene pubblico con un progetto scientifico alle spalle.

2005-2016: gli scavi sistematici e la musealizzazione

Le campagne del 2005-2006 e poi quelle del 2014-2016 completano il quadro, individuando la capanna protostorica, la sequenza ceramica dall'età del Ferro all'età arcaica, le cripte moderne. Il contributo scientifico firmato da Giuseppina Ghini, Cecilia Predan e Donata Sarracino documenta le indagini condotte fra il 1989 e il 2017 dalla Soprintendenza in collaborazione con l'Università di Roma La Sapienza, e chiarisce che prima di questo ciclo di ricerche del tempio si conosceva soltanto una parte della pianta, di tipo etrusco-italico, insieme alle terrecotte architettoniche. Tutto il resto, letteralmente, è venuto fuori da questi cantieri.

Una curiosità su Area Archeologica delle Stimmate

Il nome con cui il sito è conosciuto in tutta Italia, e con cui compare nella bibliografia archeologica internazionale, non ha nulla a che vedere con l'archeologia. Deriva dall'Arciconfraternita delle Santissime Stimmate di San Francesco, alla quale papa Clemente VIII concesse la chiesa nel 1602. Prima di quella data l'edificio si chiamava Santa Maria ad Nives, la Madonna della Neve, secondo un'intitolazione mariana diffusissima e legata alla leggenda romana della nevicata d'agosto sull'Esquilino.

Ne segue una piccola vertigine cronologica. Il tempio etrusco-italico che si visita risale al 530 avanti Cristo circa; la capanna sottostante al IX-VIII secolo avanti Cristo; il nome che identifica il sito nei cataloghi scientifici mondiali data al 1602 dopo Cristo. Fra l'oggetto e la sua etichetta corrono più di due millenni. Un tempio dedicato a una divinità che non sappiamo nominare con certezza porta il nome delle piaghe di Francesco d'Assisi, ricevute sulla Verna nel 1224, cioè quasi diciotto secoli dopo la posa dei suoi conci di tufo.

C'è di più, ed è la parte che mi diverte raccontare ai gruppi. Il cardinale Stefano Borgia, veliterno, nel 1782 dona alla chiesa delle Stimmate le reliquie di Santa Euticia. Due anni dopo, nel 1784, si lavora nell'oratorio attiguo e sotto il pavimento salta fuori il tempio arcaico con la sua sfinge e la lamina volsca. Un cardinale collezionista di antichità che rifornisce di reliquie proprio la chiesa che, ventiquattro mesi più tardi, gli consegna il ritrovamento archeologico della sua vita. Nessuna fonte dice che Borgia sapesse in anticipo che cosa ci fosse là sotto, e non voglio insinuarlo. Ma la coincidenza è di quelle che, in una biografia, meriterebbero un capitolo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Area Archeologica delle Stimmate

Il biglietto non si acquista all'ingresso dell'area archeologica. Le operazioni di biglietteria per accedere all'Area Archeologica delle Santissime Stimmate si effettuano presso la biglietteria dei Musei Civici, in via Goffredo Mameli 6, sul retro del Palazzo Comunale, a poco meno di un chilometro di distanza. Chi arriva in via delle Stimmate con l'idea di pagare al cancello, come si fa quasi ovunque, rischia di doversi rifare a piedi la salita del centro storico in senso inverso, e poi di nuovo. Con trenta gradi ad agosto è un errore che si paga caro.

Alla stessa logica appartiene il secondo dato poco noto: nei giorni infrasettimanali la visita è possibile solo previa prenotazione obbligatoria. Non è una formalità burocratica, è la conseguenza di un modello di gestione in cui il personale dei Musei Civici accompagna fisicamente i visitatori in un sito che non ha custodia permanente. Se telefonate al 06 96158268 il giorno prima, trovate porta aperta e spesso qualcuno che vi racconta lo scavo. Se vi presentate martedì mattina senza avvisare, trovate un cancello.

Terzo elemento, che nessuna guida cartacea riporta perché cambia: la rete dei Musei Civici pubblica periodicamente avvisi di chiusura stagionale e straordinaria, tipicamente nei mesi estivi e nelle festività maggiori. Alle chiusure fisse del 1 gennaio, della domenica di Pasqua, del 15 agosto e del 25 dicembre si aggiungono periodi variabili di anno in anno. Una telefonata prima di partire da Roma vale un'ora e mezza di viaggio risparmiata.

Aggiungo l'osservazione più utile in assoluto per chi organizza: la formula da 9,00 euro che comprende area archeologica e due musei è il miglior rapporto fra spesa e contenuto di tutti i Castelli Romani. Nove euro per un sito stratigrafico coperto, un museo archeologico con i materiali volsci e romani del territorio e un museo di geopaleontologia dei Colli Albani. A Roma, con nove euro, si entra a fatica in una sala.

Il consiglio che ti do per visitare Area Archeologica delle Stimmate

Andateci di sabato o di domenica pomeriggio, nella fascia 16.00-19.00, e cominciate dai Musei Civici. Il motivo è duplice e pratico. Primo: nel fine settimana l'area è aperta senza obbligo di prenotazione, quindi si evita il passaggio telefonico e l'incastro degli orari. Secondo: la luce del tardo pomeriggio attraversa le vetrate della copertura con un'inclinazione bassa, radente, che sui blocchi di tufo restituisce la tessitura della pietra invece di appiattirla come fa il sole a picco di mezzogiorno. Chi fotografa lo capisce in tre secondi.

La sequenza che consiglio è questa: biglietteria in via Mameli, visita al Museo Archeologico Oreste Nardini per vedere i materiali del territorio, poi discesa verso via delle Stimmate. In questo ordine gli oggetti dei musei danno un senso agli strati del sito, e non viceversa. Se fate il contrario vi ritroverete davanti a un muro di tufo senza sapere che cosa ci fosse sopra.

Prendetevi almeno un'ora per l'area, anche se il giro fisico dura venticinque minuti. Il tempo serve per fermarsi sulla passerella e far scendere l'occhio lungo la verticale: capanna, sacello, tempio, livellamento, chiesa. È l'unica cosa che qui non si può portare a casa in fotografia, e va guardata con calma.

Un'ultima raccomandazione che vale oro: chiedete se c'è un accompagnamento del personale. I Musei Civici propongono visite guidate a tariffe contenute, quattro euro a persona per un museo, sei per due, e per i gruppi da quindici a venticinque persone esistono tariffe dedicate. In un sito dove il novanta per cento dell'informazione è invisibile a occhio nudo, quattro euro di spiegazione valgono più del biglietto.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Velletri sia la città d'origine della gens Octavia, cioè della famiglia da cui discende Ottaviano Augusto, lo sanno in molti; che questa origine abbia una relazione diretta con il paesaggio sacro che si visita alle Stimmate lo dice quasi nessuno. La gens Octavia proveniva da Velitrae e ottenne cittadinanza e diritti politici a Roma in età arcaica, quando si trasferì nell'Urbe. La tradizione antica collocava inoltre nel territorio veliterno, nella zona di San Cesareo, una proprietà della famiglia indicata come luogo di nascita del futuro imperatore: è tradizione, non dato archeologico accertato, e come tale va presa.

Il punto interessante è un altro. Una famiglia di rango che nel VI secolo avanti Cristo abitava a Velitrae frequentava, con ogni probabilità, il santuario sull'altura delle Stimmate, allora nella sua fase monumentale. Le lastre con la processione di cavalieri e carri e con il banchetto raffigurano esattamente il mondo di quelle aristocrazie locali. Guardare la pianta del tempio significa guardare il contesto sociale da cui, quattro secoli e mezzo dopo, esce il primo imperatore di Roma. Non è un legame diretto, è un legame di ambiente: e gli ambienti, in storia, contano quanto le genealogie.

Secondo fatto noto e poco citato: la ferrovia che porta a Velletri fu inaugurata da Pio IX nel 1863 e fu la terza linea dello Stato Pontificio, fra le prime d'Italia. Chi oggi scende alla stazione di Velletri e alza gli occhi verso il centro storico sta usando un'infrastruttura che ha più di centosessant'anni e che fu costruita, fra le altre ragioni, per collegare Roma a una città che i papi consideravano strategica. Il treno regionale delle sette del mattino corre su un tracciato ottocentesco.

La foto giusta da fare a Area Archeologica delle Stimmate

La fotografia che funziona non è quella dei blocchi di tufo. È quella che tiene dentro, nella stessa inquadratura, la struttura contemporanea e lo scavo: il taglio scuro delle travi in acciaio cor-ten in primo piano, il vetro che filtra la luce, e sotto, in profondità, la pianta del tempio arcaico. Serve un obiettivo grandangolare e serve mettersi all'estremità del percorso circolare, dove la prospettiva si allunga. In quell'unico scatto ci sono duemilacinquecento anni e la ragione per cui il sito è stato coperto anziché lasciato all'aperto.

Il secondo scatto che consiglio è verticale, letteralmente. Puntate l'obiettivo verso il basso dalla passerella, in modo che l'inquadratura tagli la sezione stratigrafica: strato più profondo in basso, murature moderne in alto. È una fotografia poco fotogenica e molto istruttiva, di quelle che si capiscono un mese dopo, quando si riguarda l'archivio del viaggio.

Terzo suggerimento, controcorrente: uscite dall'area e fotografate la copertura da fuori, dalla strada. Il cor-ten ossidato contro l'intonaco chiaro delle case del centro storico è un contrasto materico che dice più di mille parole sul rapporto fra archeologia urbana e città viva. Molti visitatori escono senza guardarsi indietro e si perdono l'immagine migliore.

Sulla tecnica, due note secche. Il treppiede in uno spazio con passerelle strette è quasi sempre problematico e va concordato con il personale. Il flash su superfici in vetro produce riflessi che rovinano tutto: meglio alzare la sensibilità e appoggiare la macchina al parapetto. E prima di scattare, chiedete: le regole sulle riprese nei siti gestiti dai Musei Civici possono prevedere limitazioni, soprattutto per l'uso commerciale delle immagini.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il livellamento del 338 avanti Cristo. Dopo la sconfitta della Lega Latina, il tempio subisce una distruzione parziale, gli strati vengono spianati e i doni votivi dispersi. È l'evento più violento documentato dallo scavo, e non fu opera della natura: fu una scelta. Cancellare il santuario di una città significava cancellarne l'autonomia religiosa, e quindi politica.

Il 1602 e l'arrivo dell'arciconfraternita. Clemente VIII concede la chiesa di Santa Maria ad Nives alla venerabile Arciconfraternita delle Santissime Stimmate di San Francesco. Da quel giorno il luogo cambia nome e funzione sociale: diventa la sede di un corpo laicale che vi seppellisce i propri iscritti nelle cripte sotto la navata, riportate in luce dagli scavi del 2014.

Il 1782 e le reliquie di Santa Euticia. Il cardinale Stefano Borgia dona alla chiesa le reliquie della santa. È l'ultimo atto di splendore devozionale prima della grande scoperta.

Il 1784 e il ritrovamento. Durante i lavori nell'oratorio emergono le lastre fittili, le terrecotte architettoniche e la testa di sfinge del tempio tardo-arcaico, e la lamina bronzea volsca oggi nota come Tabula Veliterna. È la data che immette Velletri nella storia dell'archeologia europea.

Il 1910 e la seconda campagna. Giovacchino Mancini e Oreste Nardini rimettono mano al terreno e trovano resti murari in tufo e parte del corpo della sfinge, oggi al museo civico.

Il Novecento e la rovina. La chiesa si degrada fino a ridursi a rudere nel corso del secolo. Va ricordato il quadro generale: dopo lo sbarco di Anzio del gennaio 1944 la linea difensiva tedesca Caesar passava per questo settore dei Colli Albani, le truppe americane la sfondarono attraverso il Monte Artemisio fra il 30 e il 31 maggio 1944 e occuparono la città il 1 giugno. Velletri ne uscì devastata, con il Palazzo Comunale del Vignola e di Giacomo della Porta da ricostruire. La pagina sul Museo dello Sbarco di Anzio racconta l'altro capo di quella vicenda.

Gli anni Settanta e il rischio. A metà decennio lavori edilizi danneggiano il complesso. È il momento in cui il sito avrebbe potuto sparire per sempre, inghiottito da una città che cresceva senza troppa attenzione al proprio sottosuolo.

Il 1992 e la salvezza. Il Comune acquisisce l'area e avvia le indagini con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio. Da questo momento il destino del luogo cambia direzione.

Il 2 aprile 2016 e l'apertura al pubblico. Dopo il consolidamento della rupe, il terrazzamento, il percorso pedonale e la copertura in acciaio cor-ten, vetro e legno, finanziati con circa un milione e duecentomila euro di fondi europei della programmazione 2007-2013, l'area archeologica viene inaugurata. Una città di poco più di cinquantamila abitanti si riprende il proprio strato più antico.

Chi è passato da Area Archeologica delle Stimmate

Le aristocrazie arcaiche di Velitrae. Sono i primi e i più anonimi. Nel VI secolo avanti Cristo furono loro a pagare il tempio tuscanico, a commissionare le lastre con la processione di cavalieri e l'apoteosi di Eracle, a salire su questo poggio nei giorni di festa. Non conosciamo un solo nome, ma conosciamo il loro autoritratto: è sul tetto, ed è a Napoli.

Papa Clemente VIII. Ippolito Aldobrandini, sul soglio dal 1592 al 1605, non risulta sia mai salito personalmente su questa altura, ma è l'atto della sua cancelleria a dare al luogo il nome che porta oggi: nel 1602 concede la chiesa all'Arciconfraternita delle Santissime Stimmate di San Francesco.

Il cardinale Stefano Borgia. Nato a Velletri il 3 dicembre 1731, morto a Lione nel 1804, segretario di Propaganda Fide dal 1770, cardinale dal 1789, rettore del Collegio Romano dal 1801, amministratore di Roma per incarico di Pio VI nel 1797-98. Fondò a Velletri un museo che raccoglieva monete, manoscritti e antichità e che fu meta di eruditi da tutta Europa. Nel 1782 donò a questa chiesa le reliquie di Santa Euticia; nel 1784 le terrecotte del tempio entrarono nella sua collezione. Senza di lui quei materiali sarebbero probabilmente andati perduti; a causa di lui, oggi non sono più a Velletri. La storia del collezionismo è fatta quasi sempre di questa doppia verità.

Giovacchino Mancini e Oreste Nardini. Nel 1910 conducono le ricerche che restituiscono resti murari in tufo e parte del corpo della sfinge. Nardini dà oggi il nome al Museo Civico Archeologico di Velletri, e i due condividono il merito di aver riportato l'attenzione scientifica su un complesso che dal Settecento era rimasto ai margini.

Francesca Romana Fortunati. Nel 1989 firma la ricostruzione del sistema di copertura del tempio, il lavoro che ha permesso di rimettere insieme lastre, antefisse e gocciolatoi in un edificio credibile.

Giuseppina Ghini. Archeologa della Soprintendenza, dirige le indagini avviate dopo l'acquisizione comunale del 1992 ed è fra gli autori del contributo scientifico che documenta le ricerche condotte alle Santissime Stimmate fra il 1989 e il 2017, insieme a Cecilia Predan e Donata Sarracino, in collaborazione con l'Università di Roma La Sapienza. Se oggi il sito si legge, il merito è in larga parte suo e delle squadre che ha guidato.

I confratelli delle Santissime Stimmate. Per tre secoli furono loro a salire quotidianamente questa scala. Non hanno lasciato nomi celebri, hanno lasciato le loro tombe sotto il pavimento della navata. In un luogo dove tutto è stratificazione, sono lo strato più recente prima del nostro.

L'Area Archeologica delle Stimmate con i bambini

Funziona meglio di quanto ci si aspetti, a una condizione: che qualcuno racconti. Un bambino davanti a una fondazione in tufo non vede niente; lo stesso bambino, se gli si spiega che sotto quei muri c'era una capanna di legno e paglia e che gli archeologi l'hanno trovata guardando i buchi lasciati dai pali, comincia a cercarli con gli occhi. I Musei Civici propongono laboratori di archeologia per bambini a partire dai cinque anni nell'ambito delle iniziative dedicate, e la copertura vetrata rende il percorso praticabile anche con il caldo o con la pioggia.

L'ingresso è gratuito per i bambini con meno di sei anni; dai sei ai diciotto si applica la tariffa ridotta. Il consiglio pratico è di abbinare il Museo di Geopaleontologia e Preistoria dei Colli Albani, che con i fossili e i materiali preistorici tiene l'attenzione dei più piccoli meglio di qualsiasi sito archeologico. Il biglietto cumulativo esiste apposta. Per una giornata intera in famiglia nella zona, la pagina su Nemi e quella sul Lago di Albano completano bene il programma.

Accessibilità e servizi dell'Area Archeologica delle Stimmate

L'area è dotata di un percorso pedonale realizzato con l'intervento di recupero, e la copertura la rende visitabile in qualunque condizione meteorologica. L'ingresso è gratuito per i visitatori con disabilità, e le visite guidate sono gratuite per questa categoria secondo il tariffario pubblicato. Il sito sorge però su una rupe consolidata, dentro un centro storico in pendenza, con dislivelli: chi ha esigenze specifiche di mobilità faccia una telefonata preventiva al 06 96158268 per farsi descrivere il percorso reale prima di organizzare lo spostamento. È il tipo di informazione che nessun sito web restituisce con la precisione di una voce umana.

Nel giugno 2026 i Musei Civici hanno proposto, nell'ambito delle Giornate Europee dell'Archeologia, visite inclusive con interpretazione in lingua dei segni italiana e un percorso tattile: segno che il tema dell'accessibilità culturale, qui, non è soltanto una dichiarazione di principio. Le iniziative sono episodiche e vanno verificate volta per volta, ma esistono.

Quanto costa e come si risparmia all'Area Archeologica delle Stimmate

Il tariffario ufficiale distingue tre livelli. La sola area archeologica costa 2,00 euro intero e 1,00 euro ridotto. L'area più un museo costa 5,00 euro intero e 4,00 ridotto. L'area più due musei costa 9,00 euro intero e 6,00 ridotto. Per i soli musei, senza area, si pagano 5,00 euro per uno e 8,00 euro per due (3,00 e 5,00 i ridotti).

La tariffa ridotta si applica ai residenti a Velletri, ai bambini e agli studenti fra i sei e i diciotto anni, agli over 65, agli studenti universitari di discipline archeologiche e storico-artistiche e ai soggetti convenzionati. L'ingresso è gratuito per i bambini sotto i sei anni, le guide turistiche, gli insegnanti, i gruppi in visita istituzionale, i visitatori con disabilità, i soci ICOM e i giornalisti.

Le visite guidate hanno un tariffario a parte: 4,00 euro a persona per un museo e 6,00 per due nel caso dei singoli sopra i sei anni; 60,00 euro per un museo e 90,00 per due nel caso dei gruppi da quindici a venticinque persone; 100,00 e 170,00 euro le corrispondenti tariffe per gruppi in lingua inglese. Sono cifre da tenere presenti quando si organizza una gita scolastica o aziendale: la guida per un gruppo costa meno di quattro euro a testa.

Il consiglio da professionista: prendete sempre il cumulativo da 9,00 euro. Non tanto per il risparmio, quanto perché l'area archeologica senza il museo archeologico è un discorso monco. I materiali che rendono comprensibile lo scavo sono esposti là, e la biglietteria che dovete comunque raggiungere è la stessa.

Cosa vedere intorno all'Area Archeologica delle Stimmate

Il centro storico di Velletri si gira a piedi in un pomeriggio ed è più interessante della sua fama. La Torre del Trivio, inaugurata il 15 aprile 1353, è il campanile civico che segna lo skyline della città e uno dei manufatti gotici più eleganti dei Castelli. La Porta Napoletana del 1511, opera di maestranze lombarde, conserva l'impianto fortificato originale. Piazza Cairoli ospita una fontana monumentale progettata nel 1622. La Cattedrale di San Clemente è la chiesa principale della diocesi suburbicaria. Il Palazzo Comunale, disegnato fra il 1575 e il 1590 dal Vignola e da Giacomo della Porta e ricostruito dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale, ospita i Musei Civici e la biglietteria da cui passa la vostra visita.

Allargando il raggio, i Castelli Romani offrono una giornata piena in ogni direzione. Verso nord ci sono Lanuvio, Genzano di Roma e Ariccia con il suo Palazzo Chigi; più oltre Albano Laziale, Marino, Rocca di Papa con il suo Museo Geofisico, Frascati e Grottaferrata. Verso sud e verso est, per chi vuole restare sul tema archeologico, ci sono Artena, Cori con il suo Museo della Città e del Territorio, e il grande santuario di Palestrina con il Museo Archeologico Nazionale.

Se il tema che vi interessa è il santuario italico e il suo linguaggio architettonico, l'accoppiata da fare in una sola giornata è Velletri più Palestrina: il piccolo tempio tuscanico di età arcaica la mattina, il colossale complesso della Fortuna Primigenia il pomeriggio. Due scale diverse dello stesso fenomeno, a quaranta chilometri di distanza.

Quando andare all'Area Archeologica delle Stimmate e quando evitarla

Il momento migliore è la primavera piena, fra aprile e giugno, quando i Colli Albani sono verdi, le giornate lunghe e le iniziative dei Musei Civici si moltiplicano: le Giornate Europee dell'Archeologia di giugno, la Notte dei Musei, le aperture serali straordinarie. Nel giugno 2026 l'area ha aperto in notturna dalle 17 alle 23 di venerdì 12, con visite tattili e percorsi tematici, e nel fine settimana successivo con doppia fascia oraria.

Il momento da evitare è agosto. Il centro storico di Velletri, a 332 metri, è più fresco della pianura ma non fresco, la salita dalla stazione è esposta, e soprattutto è il periodo in cui la rete museale pubblica i propri avvisi di chiusura stagionale, oltre alla chiusura fissa del 15 agosto. Chi organizza una gita d'agosto verifichi prima, sempre.

Il secondo periodo da maneggiare con attenzione è il pieno inverno nei giorni infrasettimanali, quando l'orario del venerdì slitta al pomeriggio (15.00-19.00) e la prenotazione resta obbligatoria da martedì a venerdì. Non è un problema, è solo una cosa da sapere in anticipo. La finestra ideale resta il sabato o la domenica pomeriggio, tutto l'anno.

Domande veloci su Area Archeologica delle Stimmate

Dove si trova esattamente l'Area Archeologica delle Stimmate?

In via delle Stimmate 15, 00049 Velletri, nella città metropolitana di Roma Capitale, dentro il centro storico, fra via San Francesco e via della Neve, a pochi passi da piazza Mazzini e dal Palazzo Comunale.

Quanto costa il biglietto per l'Area Archeologica delle Stimmate?

Il tariffario ufficiale indica 2,00 euro intero e 1,00 euro ridotto per la sola area archeologica, 5,00 euro (4,00 ridotto) per area più un museo e 9,00 euro (6,00 ridotto) per area più due musei. Le tariffe possono variare: conviene confermarle sul sito ufficiale prima della visita.

Dove si compra il biglietto?

Alla biglietteria dei Musei Civici, in via Goffredo Mameli 4-6, sul retro del Palazzo Comunale, non all'ingresso dell'area archeologica.

Quali sono gli orari dell'Area Archeologica delle Stimmate?

Gli orari pubblicati dal 1 giugno sono: lunedì chiuso, martedì-giovedì 9.00-13.00, venerdì 15.00-19.00, sabato, domenica e festivi 10.00-14.00 e 16.00-19.00.

Serve prenotare per visitare l'Area Archeologica delle Stimmate?

Sì nei giorni infrasettimanali, dove la prenotazione è obbligatoria. Nel fine settimana l'accesso segue gli orari di apertura. Il numero è 06 96158268, l'indirizzo museicivicivelletri@gmail.com.

Quanto dura la visita?

Il giro fisico si esaurisce in venticinque minuti. Con la lettura dei pannelli e una sosta ragionata sulla passerella si arriva comodamente a un'ora. Con la visita guidata, un'ora e mezza.

L'Area Archeologica delle Stimmate è chiusa in qualche giorno dell'anno?

La rete dei Musei Civici indica chiusura il 1 gennaio, a Pasqua, il 15 agosto e il 25 dicembre, oltre al lunedì settimanale. Sono possibili chiusure stagionali estive e straordinarie annunciate volta per volta.

Quanti anni ha il sito?

Le tracce più antiche risalgono all'età del Ferro, IX-VIII secolo avanti Cristo. Il tempio monumentale è collocato intorno al 530 avanti Cristo. La chiesa sovrastante è del XV secolo. Sono circa tremila anni di uso continuo dello stesso luogo.

Che cosa si vede concretamente?

Le tracce della capanna protostorica, le fondazioni del sacello arcaico e del tempio etrusco-italico, il livellamento successivo al 338 avanti Cristo, le strutture e le cripte della chiesa moderna, il tutto sotto una copertura in acciaio cor-ten, vetro e legno con percorso circolare.

Dove sono finite le terrecotte del tempio?

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove arrivarono attraverso la collezione del cardinale Stefano Borgia. Fanno parte del nucleo etrusco-italico e sono state esposte nel 2021 in una grande mostra sugli Etruschi.

Che cos'è la Tabula Veliterna?

Una lamina bronzea iscritta in lingua volsca, rinvenuta a Velletri nel 1784, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. È il documento più importante che possediamo per la conoscenza del volsco.

Si possono fare fotografie all'Area Archeologica delle Stimmate?

Le riprese amatoriali sono generalmente ammesse, con limitazioni possibili su treppiedi, flash e uso commerciale delle immagini. Chiedete al personale prima di scattare.

L'Area Archeologica delle Stimmate è accessibile in sedia a rotelle?

Esiste un percorso pedonale realizzato con l'intervento di recupero, ma il sito occupa una rupe dentro un centro storico in pendenza. Telefonate al 06 96158268 per farvi descrivere il percorso prima di organizzare lo spostamento.

È adatta ai bambini?

Sì, soprattutto se accompagnata da una spiegazione. Ingresso gratuito sotto i sei anni, ridotto dai sei ai diciotto, e laboratori di archeologia per bambini nell'ambito delle iniziative dei Musei Civici.

Come si arriva a Velletri da Roma?

In treno regionale sulla linea Roma-Velletri, di cui la città è capolinea; in autobus extraurbano; in automobile lungo la statale 7 Appia o la via dei Laghi. Dalla stazione, a quota 292 metri, il centro storico è in salita.

Si può visitare l'Area Archeologica delle Stimmate con la pioggia?

Sì. La copertura in acciaio, vetro e legno protegge integralmente lo scavo, ed è uno dei pochi siti archeologici del Lazio visitabili senza problemi in giornate di maltempo.

Chi gestisce l'Area Archeologica delle Stimmate?

Il Comune di Velletri attraverso la rete dei Musei Civici, in collaborazione con la Soprintendenza. La direzione è affidata alla dott.ssa Raffaella Silvestri.

Ci sono visite guidate?

Sì, a tariffe pubblicate: 4,00 euro a persona per un museo e 6,00 per due nel caso dei singoli sopra i sei anni; 60,00 e 90,00 euro per i gruppi da quindici a venticinque persone; 100,00 e 170,00 euro per gruppi in lingua inglese.

Perché si chiama Area Archeologica delle Stimmate se il tempio è pagano?

Perché il nome viene dalla chiesa sovrastante, concessa nel 1602 da Clemente VIII all'Arciconfraternita delle Santissime Stimmate di San Francesco. Prima di allora l'edificio era intitolato a Santa Maria ad Nives.

Quando è stata aperta al pubblico?

Il 2 aprile 2016, al termine di un intervento di consolidamento, restauro e copertura finanziato con circa un milione e duecentomila euro di fondi europei della programmazione 2007-2013.

Che differenza c'è fra l'Area Archeologica delle Stimmate e il Museo Archeologico di Velletri?

L'area archeologica è il sito in posto, con le strutture nel terreno dove furono costruite. Il Museo Archeologico Oreste Nardini, in via Mameli, espone i materiali mobili del territorio veliterno, fra cui parte del corpo della sfinge trovato nel 1910. Sono complementari, e il biglietto cumulativo li unisce.

Vale il viaggio da Roma solo per questo sito?

Da solo no, e sarebbe disonesto dire il contrario. In giornata con i due musei civici, il centro storico e una tappa nei Castelli sì, ampiamente.

Ci sono eventi serali all'Area Archeologica delle Stimmate?

Sì, ricorrenti: aperture serali straordinarie, concerti, spettacoli teatrali e le iniziative delle Giornate Europee dell'Archeologia e della Notte dei Musei. Il calendario si consulta sul sito ufficiale della rete museale.

Quanti abitanti ha Velletri?

Poco meno di cinquantatremila, il che ne fa uno dei comuni più popolosi della città metropolitana di Roma Capitale dopo la capitale stessa.

Il mio giudizio sull'Area Archeologica delle Stimmate

Accompagno gruppi da vent'anni e ho imparato a diffidare dei siti che si fanno belli da soli. Questo non lo fa: chiede attenzione, chiede una telefonata prima, chiede la fatica di andare a prendere il biglietto in un altro punto della città. In cambio dà una cosa rara, cioè la possibilità di vedere in verticale tremila anni senza filtri, senza ricostruzioni digitali e senza scenografie.

Se dovessi dire dove si sbaglia più spesso, direi nel tempo dedicato. La maggior parte dei visitatori entra, fa il giro, esce in venti minuti e archivia il posto come minore. Fermarsi il doppio cambia completamente il giudizio, perché è nel secondo giro che l'occhio comincia a distinguere i piani e il sito smette di essere un mucchio di pietre e diventa un racconto. Portateci qualcuno che sappia spiegarlo, o pagate i quattro euro della guida. Sono i quattro euro meglio spesi dei Castelli Romani.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoArea Archeologica delle Stimmate - Via delle Stimmate, 15, 00049 Velletri RM, Italia
Tagsarea archeologicaArea Archeologica delle Stimmatechiesa delle Santissime Stimmate di S. FrancescoMadonna della NeveMuseoMuseo archeologicoSito archeologicoStimmate di S. Francescovelletri

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