Roseto di Roma
Il Roseto di Roma occupa il fianco occidentale dell'Aventino, in Via di Valle Murcia 6, sul declivio che guarda il Circo Massimo e il Palatino: si raggiunge in pochi minuti dalla stazione Circo Massimo della metropolitana linea B, e la fermata di superficie davanti al giardino porta il nome di Circo Massimo/Roseto Comunale (per i numeri di linea aggiornati conviene controllare il sito dell'azienda dei trasporti prima di uscire). L'ingresso principale del settore delle collezioni è al numero 3 di Clivo dei Publicii, quello del settore delle nuove varietà in Via di Valle Murcia 6. Nel 2026 la stagione primaverile apre sabato 11 aprile e prosegue fino a domenica 14 giugno, tutti i giorni, festivi compresi, con orario continuato dalle 8.30 alle 19.30; il settore delle rose in gara si apre al pubblico dal 18 maggio. L'ingresso è libero e gratuito. In autunno, quando la seconda fioritura lo consente, il giardino riapre in via straordinaria per qualche settimana in ottobre: le date variano di anno in anno e vanno verificate sul sito ufficiale del Comune. Per informazioni e per prenotare una visita guidata il numero è 06 5746810 (attivo nei giorni feriali dalle 9 alle 12) e l'indirizzo di posta rosetoromacapitale@comune.roma.it.
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✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Se cercate altri luoghi verdi e monumentali della stessa zona, la pagina delle attrazioni turistiche raccoglie il resto dell'Aventino e del rione Ripa.

Dove si trova il Roseto di Roma e come arrivarci
Il giardino sorge sulle pendici dell'Aventino rivolte verso il Circo Massimo, in un anfiteatro naturale di terra in leggera pendenza che scende verso la valle. La posizione non è casuale: da quassù lo sguardo abbraccia il Palatino di fronte e la lunga spianata dove correvano le bighe, e la luce del pomeriggio taglia le aiuole da ovest, il che spiega perché fotografi e appassionati arrivino soprattutto nelle ore che precedono il tramonto.
Gli ingressi del Roseto di Roma
Gli accessi sono due e conviene sapere quale scegliere. Dal Clivo dei Publicii, al civico 3, si entra nel settore grande, quello delle collezioni permanenti, aperto per tutta la stagione. Da Via di Valle Murcia, al civico 6, si entra nel settore più piccolo, dove ogni primavera si allineano le nuove varietà in concorso: questo secondo cancello apre al pubblico solo dopo la premiazione di metà maggio. I due recinti si affacciano l'uno sull'altro ai lati della strada che li divide.
Arrivare al Roseto di Roma con i mezzi
La via più comoda è la metropolitana: linea B, fermata Circo Massimo, e da lì una risalita a piedi di cinque o sei minuti lungo il fianco dell'Aventino. In superficie la fermata degli autobus davanti al giardino si chiama proprio Circo Massimo/Roseto Comunale; le linee cambiano nel tempo, quindi vale la pena controllare i numeri in corso sul sito dei trasporti capitolini invece di fidarsi di una vecchia indicazione. Chi arriva in auto trova qualche posto nelle vie che salgono verso il Giardino degli Aranci, dietro il Piazzale Ugo La Malfa, ma nelle domeniche di piena fioritura la zona è affollata e il consiglio pratico è lasciare la macchina lontano e salire a piedi.
Quando è aperto il Roseto di Roma
Il Roseto di Roma non è un giardino aperto tutto l'anno: segue la fioritura, e questo è il primo dato da fissare prima di programmare la visita. La stagione principale è la primavera. Nel 2026 il cancello si apre sabato 11 aprile e resta aperto fino a domenica 14 giugno, ogni giorno festivi inclusi, con orario continuato dalle 8.30 alle 19.30. La data di apertura oscilla di poco da un anno all'altro, storicamente attorno al Natale di Roma del 21 aprile, mentre la chiusura cade di norma verso la seconda domenica di giugno.
La riapertura autunnale del Roseto di Roma
Molti ignorano che le rose rifiorenti regalano una seconda stagione. Quando il clima di settembre e ottobre è clemente, il giardino riapre per qualche settimana d'autunno: la fioritura è meno esuberante di quella di maggio ma la luce è più morbida e i visitatori molti di meno. Le date autunnali non sono fisse e vengono annunciate di volta in volta sul sito ufficiale del Comune, perciò chi punta a ottobre deve controllarle poco prima.
Il momento migliore della giornata
La mia opinione, dopo anni di gruppi accompagnati qui, è netta: la prima ora del mattino e l'ultima prima della chiusura valgono il doppio di mezzogiorno. A metà giornata la luce è piatta, il caldo di maggio sull'Aventino si fa sentire e il profumo delle rose, che è metà dello spettacolo, evapora. Presto o tardi, invece, l'aria è ferma, il profumo resta basso tra le aiuole e la folla si dirada. Se potete scegliere, evitate la domenica centrale di maggio: è il giorno in cui viene tutta Roma.
Quanto costa entrare al Roseto di Roma
L'ingresso al Roseto di Roma è libero e gratuito, senza biglietto e senza prenotazione obbligatoria per la visita individuale. È uno dei rari giardini storici della città a non chiedere nulla al visitatore, e resta gratuito anche nelle giornate di maggiore afflusso. La prenotazione serve soltanto per le visite guidate, che si concordano per telefono o via posta elettronica con la segreteria del giardino. Non aspettatevi biglietteria, guardaroba o bar all'interno: il Roseto è un giardino, non un museo attrezzato, e conviene arrivare già con acqua e cappello nelle giornate calde.

La storia del Roseto di Roma
La storia del Roseto di Roma è più intricata di quanto suggerisca la calma delle sue aiuole, e vale la pena raccontarla per intero perché spiega perfino la forma dei vialetti. Il giardino che vedete oggi è la seconda incarnazione di un'idea nata quasi un secolo fa, in un altro punto della città.
La fondazione sul Colle Oppio nel 1931
Il roseto fu istituito nel 1931 per decisione del governatore di Roma, il principe Francesco Boncompagni Ludovisi, su sollecitazione della contessa Mary Gayley Senni, americana di nascita e appassionata rosicultrice trapiantata in Italia. La collocazione originaria non era l'Aventino ma il Colle Oppio, a due passi dal Colosseo. Il primo nucleo contava circa trecento piante, tra cui una raccolta di rose che veniva dal Vivaio del Governatorato. Era un giardino di studio e di rappresentanza, pensato per dare a Roma una collezione paragonabile a quelle delle grandi capitali europee.
La nascita del Premio Roma nel 1933
Nel maggio del 1933 al roseto si affiancò un concorso destinato a durare: il Premio Roma per le nuove varietà di rose. È il più antico concorso del mondo dedicato a questi fiori dopo quello di Bagatelle, alle porte di Parigi, che era stato istituito nel 1907. Mary Gayley Senni ne curò le prime edizioni e sedette nella giuria fino al 1954, in rappresentanza dell'American Rose Society: un ruolo che lega il giardino romano al mondo internazionale dei rosicultori fin dai suoi primi anni.
La distruzione della guerra e il ritorno in Valle Murcia
La Seconda guerra mondiale travolse anche il roseto del Colle Oppio, che andò distrutto. Quando, nel dopoguerra, si volle restituirlo alla città, si scelse un terreno diverso: la Valle Murcia, la conca ai piedi dell'Aventino affacciata sul Circo Massimo. Nel 1950 il Comune, d'intesa con la Comunità ebraica di Roma, decise di ricreare qui il giardino. La scelta del luogo, come vedremo, portava con sé una memoria antica che non fu cancellata ma anzi incisa nella pianta stessa delle aiuole.
Il Roseto di Roma e il cimitero ebraico dell'Ortaccio
Questo è il capitolo che trasforma una passeggiata tra i fiori in qualcosa di più. La terra su cui crescono oggi le rose è stata, per quasi tre secoli, il cimitero della Comunità ebraica di Roma. Conoscere questa stratificazione cambia il modo in cui si cammina lungo i vialetti.
L'Ortaccio degli Ebrei
A partire dal 1645 la confraternita di carità ebraica acquisì questo terreno alle pendici dell'Aventino per farne il proprio luogo di sepoltura. La toponomastica popolare lo chiamò con un nome sprezzante: Ortaccio degli Ebrei. La parola nasce da hortus, orto, ma con il suffisso peggiorativo era già stata usata nel Cinquecento per un'altra zona malfamata della città, e fu poi appiccicata al cimitero in senso dispregiativo. La celebre pianta di Roma incisa da Giovanni Battista Nolli nel 1748 registra addirittura due settori distinti, l'Ortaccio degli Ebrei e l'Ortaccio vecchio degli Ebrei, segno di una lunga occupazione del pendio.
Secoli di divieti e la fine del cimitero
La vita di quel cimitero fu segnata dalle disposizioni papali. Editti come quello di Urbano VIII del 1625 e quello di Pio VI del 1775 proibivano di erigere lapidi e monumenti sulle tombe, una restrizione che accompagnò la Comunità per generazioni; solo nel 1846, con Pio IX, il divieto venne meno. Il cimitero fu chiuso nell'ultimo scorcio dell'Ottocento, quando la sistemazione urbanistica della zona ne impose la dismissione, e le sepolture furono infine trasferite in un settore del cimitero monumentale del Verano. Lo sgombero e la bonifica dell'area avvennero negli anni Trenta del Novecento; dopo di allora il terreno restò per un periodo a orti di guerra e poi incolto, in attesa della sua nuova destinazione.
La menorah disegnata tra le aiuole del Roseto di Roma
Quando nel 1950 si decise di piantare qui le rose, l'antica funzione del luogo non fu dimenticata ma tradotta in forma di giardino. Chi guarda una pianta del settore delle collezioni scopre che i vialetti che separano le aiuole disegnano, visti dall'alto, il profilo di una menorah, il candelabro a sette bracci della tradizione ebraica. Non è un ornamento decorativo: è un atto di memoria, il modo in cui il giardino ricorda chi riposava qui prima. Ai due ingressi fu inoltre collocata una stele con le Tavole della Legge di Mosè, opera dell'architetto Angelo Di Castro, a segnare in modo esplicito il rispetto per la destinazione precedente del sito. Chi vuole approfondire questa memoria trova il suo naturale complemento al Museo Ebraico di Roma, nel Portico d'Ottavia.
La Valle Murcia e il tempio di Flora
La coincidenza che rende quasi ironica la scelta del luogo è che questa conca, molto prima di ospitare un cimitero e poi un roseto, era già legata ai fiori. La Valle Murcia, il piccolo avvallamento tra l'Aventino e il Palatino, ospitava fin dal III secolo avanti Cristo un tempio dedicato a Flora, la dea romana della fioritura e della primavera. Qui si celebravano i Floralia, le feste in onore della dea, con giochi e fioriture rituali. Coltivare rose in questo esatto punto della città significa, senza volerlo, riannodare un filo lungo più di duemila anni. È il genere di stratificazione che a Roma si trova sotto i piedi quasi ovunque, ma che qui diventa quasi programmatica.
Come è organizzato il Roseto di Roma: le tre grandi famiglie
Il Roseto di Roma non è un ammasso decorativo di cespugli: è una collezione ordinata che racconta l'evoluzione della rosa dall'antichità a oggi. Su un'area di circa 10.000 metri quadrati in declivio sono coltivate all'incirca 1.100 varietà, provenienti letteralmente da tutto il mondo, dall'Estremo Oriente al Sud Africa, dalla vecchia Europa alla Nuova Zelanda, passando per le Americhe. Nel settore grande le piante sono disposte in modo da seguire un percorso quasi cronologico, suddiviso in tre grandi famiglie.
Le rose botaniche
Sono le rose primordiali, le specie spontanee da cui tutto è cominciato. Alcune risalgono a un patrimonio antichissimo, con progenitrici comparse milioni di anni fa. Hanno spesso fiori semplici, a cinque petali, e una fragilità che le rende preziose e poco conosciute: non le vedrete nei giardini ornamentali, ma sono la radice genetica di ogni rosa moderna. Osservarle significa capire da dove veniamo, botanicamente parlando.
Le rose antiche
Sono le varietà coltivate nei secoli prima della grande rivoluzione ottocentesca: rose europee dai nomi che sanno di storia, fiorenti una sola volta l'anno ma con un profumo che le moderne hanno in parte perduto. La loro diffusione cominciò a declinare quando, agli inizi del XIX secolo, arrivarono in Europa le rose cinesi, portatrici della capacità di rifiorire più volte nella stagione. È il momento in cui la storia della rosa cambia direzione.
Le rose moderne
Dall'incrocio tra le antiche europee e le cinesi rifiorenti nacque l'immensa famiglia delle rose moderne, quelle che riconosciamo nei giardini di oggi: ibridi di tè, floribunde, rampicanti, dalle mille forme e colori. È la famiglia più numerosa e la più variabile, e occupa la parte maggiore del settore delle collezioni. Camminando dal principio alla fine del percorso si attraversa, in pratica, l'intera avventura evolutiva del fiore.
Le rose da cercare al Roseto di Roma
In una collezione così vasta è facile perdersi, perciò conviene arrivare con qualche nome in testa. Tra le curiosità botaniche che vale la pena cercare c'è la rosa cinese dai petali verdi, la cosiddetta Viridiflora, in cui i petali sono sostituiti da minuscole foglioline e il fiore sembra non aprirsi mai davvero. C'è la Mutabilis, che cambia colore man mano che il fiore invecchia, passando dal giallo tenue al rosa e poi al carminio, cosicché sullo stesso cespuglio convivono tre tinte diverse. Sono queste le piante davanti a cui vale la pena fermarsi con calma, molto più delle grandi macchie di colore che catturano subito l'occhio ma dicono meno.
Come leggere i cartellini
Ogni gruppo di piante è accompagnato da un cartellino con il nome della varietà, spesso l'anno e il nome dell'ibridatore, e talvolta il paese d'origine. Leggerli trasforma la passeggiata: si scopre chi ha creato quella rosa e quando, e si comincia a riconoscere le firme dei grandi vivaisti. È il modo migliore per non ridurre la visita a una sfilata di colori.
Breve storia della rosa raccontata dal Roseto di Roma
La forza del giardino è che la sua disposizione racconta, aiuola dopo aiuola, una vicenda millenaria. Vale la pena avere in testa le tappe principali, perché camminare informati moltiplica quello che si vede.
Dalle specie spontanee alle rose dei giardini antichi
All'origine ci sono le specie selvatiche, diffuse nell'emisfero settentrionale: fiori semplici, a cinque petali, spesso profumati, che in Europa e in Asia l'uomo cominciò presto a coltivare. Dalle rose europee coltivate nell'antichità e nel Medioevo discendono le grandi famiglie storiche che ancora oggi si ammirano nel settore delle rose antiche, dai fiori pieni e dal profumo intenso ma con una sola fioritura all'anno. Erano le rose dei chiostri, dei giardini nobiliari e delle botteghe degli speziali, coltivate anche per la profumeria e la farmacopea.
L'arrivo delle rose cinesi e la svolta dell'Ottocento
La grande cesura arriva a cavallo tra Settecento e Ottocento, quando in Europa giungono le rose provenienti dalla Cina. Portavano con sé due doni che le europee non avevano: la capacità di rifiorire più volte nella stagione e sfumature di colore e di profumo nuove. Gli incroci tra le vecchie europee e le nuove cinesi produssero, nel giro di qualche decennio, un'esplosione di varietà: è la nascita delle rose moderne, la famiglia che riempie la parte maggiore delle collezioni. Percorrere il settore grande del Roseto dall'inizio alla fine significa attraversare proprio questo passaggio, dalla rosa che fioriva una volta sola alla rosa che accompagna l'intera bella stagione.
Perché al Roseto convivono tutte e tre le età
Non è comune trovare in un solo giardino le rose primordiali, le antiche e le moderne una accanto all'altra. È questa contemporaneità a fare del Roseto di Roma un luogo di studio oltre che di piacere: davanti a una specie botanica dai petali radi e, pochi metri più in là, a un ibrido moderno dai fiori densissimi, si legge in pochi passi tutta la distanza percorsa dalla selezione umana. Portate pazienza con le rose semplici: sono le meno appariscenti e le più importanti.
Il profumo, l'altra metà del Roseto di Roma
Si viene al Roseto per gli occhi e si finisce per ricordarlo con il naso. Il profumo è la metà nascosta della visita e ha regole precise. Non tutte le rose profumano allo stesso modo: le antiche europee e le damascene hanno la fragranza densa e classica che immaginiamo dicendo la parola rosa, mentre molte moderne offrono note più leggere, fruttate o speziate, e alcune, selezionate solo per l'aspetto, quasi non profumano affatto. Il profumo, inoltre, è volatile: sale con l'umidità del mattino e della sera e si dissolve con il caldo secco di mezzogiorno. Ecco perché il consiglio sull'orario non è un capriccio da fotografi ma riguarda tutti i sensi. Camminate piano, chinatevi sulle varietà più intense e concedetevi il tempo di annusare: è un modo di visitare che nessun museo consente e che qui è gratuito. Le rose in gara nel settore del concorso, per inciso, vengono giudicate anche su questo, perché il profumo è tornato a essere un pregio richiesto e non un lusso trascurabile.
Il Premio Roma per le nuove varietà di rose
Il cuore vivo del giardino è il concorso. Nel settore più piccolo, ogni anno, vengono messe a dimora le nuove varietà create dai rosicultori di tutto il mondo. Le piante restano in prova per due stagioni, osservate e valutate da una giuria internazionale su parametri come vigore, resistenza alle malattie, forma del fiore, rifiorenza e profumo. Al termine, ogni maggio, si assegna il Premio Roma. La cerimonia apre di fatto la stagione internazionale delle manifestazioni dedicate alla rosa ed è un appuntamento di grande peso nel mondo botanico.
Le date del Premio Roma nel 2026
Nel 2026 la premiazione è fissata per domenica 17 maggio alle 18, con la cerimonia aperta al pubblico. Dal giorno successivo, il 18 maggio, il settore delle rose in gara si apre ai visitatori, che possono così vedere da vicino le varietà appena giudicate accanto a quelle premiate negli anni precedenti. Chi vuole cogliere il giardino nel suo momento più intenso deve puntare proprio alla seconda metà di maggio, quando entrambi i settori sono aperti e la fioritura è al culmine.
Roma e Bagatelle, i due concorsi più antichi
Vale la pena inquadrare il primato. Il concorso romano è secondo per anzianità solo a quello del Parco di Bagatelle, alle porte di Parigi, avviato nel 1907. Vent'anni e poco più separano i due appuntamenti, che insieme hanno fatto scuola per tutti i concorsi internazionali venuti dopo. Ancora oggi vincere il Premio Roma è un riconoscimento che i vivaisti espongono con orgoglio nei cataloghi, e per il visitatore significa che le rose in gara nel settore piccolo non sono un contorno ma il fronte avanzato della ricerca floreale mondiale, osservabile gratis a pochi metri di distanza.
Come si giudica una nuova rosa
La giuria non premia soltanto la bellezza del fiore. Nei due anni di prova si valutano il vigore della pianta, la resistenza alle malattie senza trattamenti pesanti, l'abbondanza e la continuità della fioritura, il portamento e, non ultimo, il profumo, qualità che nel Novecento molte rose commerciali avevano sacrificato all'aspetto. È un giudizio che guarda al futuro dei giardini reali, non alla singola foto perfetta, e questo spiega perché il verdetto del Roseto abbia peso nel mondo dei rosicultori.
La fontana del delfino
Un dettaglio che sfugge a chi corre tra le aiuole è la piccola fontana con un delfino nascosta nel giardino. La scultura fu realizzata da Adolfo Marini alla fine degli anni Venti del Novecento e in origine si trovava a Borgo Vecchio, uno dei vicoli che furono demoliti negli anni Trenta per aprire Via della Conciliazione davanti a San Pietro. Rimasta senza casa, la fontanella fu ricoverata per un periodo presso il Teatro di Marcello e trovò la sua collocazione definitiva qui al Roseto solo diversi decenni dopo. È uno di quei frammenti di Roma che migrano da un capo all'altro della città seguendo le sue trasformazioni, e che si ritrovano dove meno te li aspetti.
Il Roseto di Roma con i bambini
Il giardino è un'ottima destinazione per famiglie, e non solo perché è gratuito. Gli spazi sono aperti, i vialetti larghi, e per i più piccoli il gioco di cercare la rosa che cambia colore o quella dai petali verdi funziona meglio di qualsiasi spiegazione. Non ci sono giostre né aree attrezzate: è un giardino di contemplazione, quindi funziona con bambini abbastanza grandi da apprezzare una passeggiata, meno con chi ha bisogno di correre e arrampicarsi. A pochi minuti a piedi, però, il vicino Giardino degli Aranci offre prato e terrazza panoramica, e insieme fanno una mattinata completa.
Accessibilità del Roseto di Roma
Il terreno è in pendenza, questo va detto con onestà: il giardino scende lungo il fianco dell'Aventino e alcuni vialetti hanno una discreta inclinazione, con fondo non sempre perfettamente liscio. Chi si muove in sedia a rotelle o accompagna un passeggino può comunque percorrere buona parte dei percorsi principali, scegliendo l'ingresso più comodo, ma è bene mettere in conto qualche tratto in salita. Per informazioni puntuali sulle condizioni di accesso conviene contattare in anticipo la segreteria del giardino, che risponde nei giorni feriali. I servizi igienici interni non sono sempre garantiti, quindi meglio non farci affidamento.
Le regole del giardino e le visite guidate al Roseto di Roma
Il Roseto è un giardino botanico, non un parco qualsiasi, e questo si traduce in qualche buona norma di comportamento. Le aiuole vanno rispettate: non si raccolgono fiori, non si calpestano le bordure, non si spostano i cartellini che identificano le varietà, perché ogni pianta fa parte di una collezione scientifica. Nelle giornate di massima affluenza l'accesso può essere regolato agli ingressi per non congestionare i vialetti. Chi desidera capire davvero quello che vede può prenotare una visita guidata contattando la segreteria del giardino: è il modo migliore per farsi raccontare la storia delle singole varietà, il significato del disegno a menorah e i retroscena del concorso da chi cura le piante. La prenotazione si concorda per telefono al 06 5746810, nei giorni feriali dalle 9 alle 12, oppure via posta elettronica.
Mary Gayley Senni, la donna che volle il Roseto di Roma
Dietro il giardino c'è una figura che merita più di una nota a margine. Mary Gayley Senni, americana trasferitasi in Italia, fu la vera anima del progetto: appassionata e competente di rose, si batté perché Roma avesse una collezione degna delle capitali europee e un concorso internazionale. Il suo legame con l'American Rose Society, che rappresentò nella giuria del Premio Roma fino al 1954, tenne il giardino aperto sul mondo fin dalla fondazione. Ricordarla, mentre si cammina tra le aiuole che devono a lei la propria esistenza, è il minimo che un visitatore attento possa fare.
Cosa c'è intorno al Roseto di Roma
Il bello di questo angolo dell'Aventino è che il giardino è solo l'inizio di una passeggiata memorabile. Nel raggio di dieci minuti a piedi si concentra alcune delle viste e dei monumenti più belli della città, e conviene programmare mezza giornata piuttosto che una toccata e fuga.
Il Circo Massimo e il Palatino
Ai piedi del Roseto si apre la lunga spianata del Circo Massimo, l'antico circo dove si correvano le corse dei carri, oggi un immenso prato pubblico dominato dalle rovine del Palatino sull'altro lato. Vederli dall'alto, dalle aiuole del giardino, è già metà dell'esperienza.
Il Giardino degli Aranci e Santa Sabina
Salendo la collina si arriva al Giardino degli Aranci, con la sua terrazza affacciata sul Tevere e la cupola di San Pietro all'orizzonte, e alla vicina Basilica di Santa Sabina, capolavoro paleocristiano dalle celebri porte lignee. Poco oltre, la Villa del Priorato di Malta nasconde il famoso buco della serratura da cui si inquadra la cupola vaticana.
La Bocca della Verità e le Terme di Caracalla
Scendendo verso il fiume si incontra la Bocca della Verità, nel portico di Santa Maria in Cosmedin, mentre in direzione opposta, oltre il Circo, si raggiungono le imponenti Terme di Caracalla. Chi ama i giardini può completare il tema con l'Orto Botanico di Roma a Trastevere o, fuori città, con il celebre Giardino di Ninfa.
L'Aventino, il colle che custodisce il Roseto di Roma
Per capire davvero il giardino conviene alzare lo sguardo al colle che lo abbraccia. L'Aventino è da sempre la Roma più silenziosa: un'altura residenziale e conventuale, fuori dai grandi flussi turistici, dove il rumore della città si attenua di colpo appena si lascia la valle. Anticamente era il colle plebeo per eccellenza, teatro nella storia repubblicana delle celebri secessioni della plebe, quando il popolo si ritirava qui per rivendicare i propri diritti. Oggi è un dedalo di ville, giardini di clausura e basiliche antichissime, e proprio questa quiete fa da cornice al Roseto: si passa in pochi minuti dal frastuono del traffico attorno al Circo Massimo al silenzio profumato delle aiuole.
Un giardino dentro il paesaggio archeologico
La particolarità del Roseto di Roma rispetto a qualsiasi altro giardino di rose è il fondale. Non lo circondano altri giardini o palazzi moderni, ma duemila anni di storia a cielo aperto: sotto, la conca del Circo Massimo; di fronte, il fianco del Palatino con le arcate dei palazzi imperiali; alle spalle, il colle dei conventi. È un giardino incastonato in un paesaggio archeologico, e questo lo rende un luogo raro anche a livello internazionale. Le rose, qui, non sono mai sole.
Quando evitare il Roseto di Roma
Un buon consiglio comprende anche i momenti sbagliati. Evitate le domeniche centrali di maggio a metà giornata: sono il picco assoluto di affluenza, con file agli ingressi e vialetti congestionati che tolgono al giardino la sua calma. Evitate le ore di sole pieno nelle giornate più calde, quando il declivio senza ombra diventa faticoso e il profumo delle rose, che ha bisogno di aria fresca per restare percepibile, svanisce. Evitate infine di programmare la visita senza aver controllato le date: presentarsi a marzo, a luglio o in un giorno d'autunno non annunciato significa trovare i cancelli chiusi, perché il Roseto vive solo nelle sue finestre di fioritura. Chi rispetta questi tre no si porta a casa un'esperienza completamente diversa da quella di chi capita qui nell'ora e nel giorno sbagliati.
Una curiosità su Roseto di Roma
La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda la pianta stessa del giardino. I vialetti del settore delle collezioni non sono disposti a caso: visti dall'alto disegnano una menorah, il candelabro a sette bracci della tradizione ebraica. Non è un vezzo estetico ma il segno di una memoria. Prima di ospitare le rose, questa terra fu per quasi tre secoli il cimitero della Comunità ebraica di Roma, e quando nel 1950 il Comune decise di farne un roseto lo fece d'intesa con la Comunità, impegnandosi a non cancellare quella storia. Da qui il disegno dei sentieri e le stele con le Tavole della Legge collocate ai due ingressi, opera dell'architetto Angelo Di Castro. È una curiosità che vale il biglietto, tanto più che il biglietto non c'è: mentre passeggiate tra i fiori state camminando dentro un simbolo, e la maggior parte dei visitatori non se ne accorge affatto. La prossima volta che sentite qualcuno lodare soltanto i colori delle aiuole, potete raccontargli che il giardino intero è, prima di tutto, un gesto di rispetto verso chi riposava qui.
Una cosa che non ti dice nessuno su Roseto di Roma
Nessuna guida frettolosa lo spiega, ma il Roseto di Roma non è un parco aperto tutto l'anno: vive due sole finestre di fioritura, e presentarsi nel momento sbagliato significa trovare i cancelli chiusi. La stagione grande è la primavera, da metà aprile a metà giugno; poi il giardino chiude e riapre soltanto in autunno, per poche settimane in ottobre, quando le varietà rifiorenti regalano una seconda passata di fiori. Le date d'autunno non sono nemmeno fisse: cambiano ogni anno a seconda del clima e vengono comunicate all'ultimo. C'è di più: il settore delle nuove varietà, quello del concorso, resta chiuso al pubblico anche in piena primavera fino a dopo la premiazione di metà maggio. Vuol dire che presentarsi il 20 aprile, pur trovando il giardino aperto, significa vedere solo metà del Roseto. Chi vuole coglierlo completo, con entrambi i recinti in fiore, deve mirare alla seconda metà di maggio. È l'informazione pratica che fa la differenza tra una visita riuscita e una mezza delusione, e stranamente è la più difficile da trovare scritta chiaramente.
Il consiglio che ti do per visitare Roseto di Roma
Il consiglio che do sempre ai gruppi è di ribaltare l'istinto della maggioranza. Quasi tutti vengono la domenica di metà maggio, verso mezzogiorno, con il sole a picco: il risultato è folla nei vialetti, luce piatta per le foto e profumo evaporato dal caldo. Fate il contrario. Venite in un giorno feriale, all'apertura delle 8.30 o nell'ultima ora prima delle 19.30, quando l'aria è ferma e il profumo delle rose resta basso tra le aiuole, denso e riconoscibile varietà per varietà. La luce radente del mattino e della sera scolpisce i fiori invece di appiattirli, e avrete i sentieri quasi per voi. Portate acqua e un cappello, perché ombra sul declivio ce n'è poca, e mettete in conto almeno un'ora buona: il Roseto premia chi cammina piano e si ferma a leggere i cartellini, non chi lo attraversa in dieci minuti. Se potete, abbinate la visita a una salita al vicino Giardino degli Aranci per il tramonto sul Tevere: mezza giornata sull'Aventino organizzata così vale più di un intero pomeriggio speso in coda altrove.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si ripete spesso che il Roseto ospita rose da tutto il mondo, ma si dimentica quasi sempre il primato che porta con sé il suo concorso. Il Premio Roma per le nuove varietà di rose, nato nel maggio del 1933, è il più antico concorso del mondo dedicato a questo fiore dopo quello di Bagatelle, alle porte di Parigi, istituito nel 1907. Non è un dettaglio da poco: significa che ogni maggio, su questo pendio affacciato sul Circo Massimo, si consuma da oltre novant'anni uno degli appuntamenti fondativi del calendario botanico internazionale. Gli ibridatori di mezzo mondo mandano qui le loro creazioni e le sottopongono a due anni di prova prima del verdetto della giuria. Il fatto che tutto questo accada in un giardino a ingresso gratuito, senza clamore, è tipico di Roma: la città custodisce primati mondiali e li lascia in mano ai passanti come se fossero cosa ovvia. La contessa Mary Gayley Senni, che il concorso lo tenne a battesimo e ne curò le prime edizioni fino al 1954, andrebbe ricordata molto più di quanto non accada.
La foto giusta da fare a Roseto di Roma
La fotografia che porta a casa il senso del luogo non è il primo piano della rosa perfetta, che potete fare in qualsiasi vivaio. È l'inquadratura che tiene insieme i due piani di Roma: le aiuole fiorite in primo piano e, sullo sfondo, le rovine del Palatino o la spianata del Circo Massimo che scende sotto di voi. Da qui si capisce dove siete, e nessun'altra rosa al mondo ha un fondale così. Per riuscirci mettetevi nel punto alto del settore delle collezioni e scendete con lo sguardo verso valle nella luce del tardo pomeriggio, quando il sole viene da ovest e accende insieme i petali e i mattoni antichi. Se cercate invece il dettaglio, puntate sulla Mutabilis, la rosa che porta tre colori sullo stesso cespuglio, o sulla cinese dai petali verdi: sono immagini che raccontano una storia, non solo un bel fiore. Un ultimo accorgimento da professionista: inginocchiatevi. Fotografare le aiuole ad altezza d'occhio le appiattisce; scendere alla loro altezza restituisce la profondità del declivio e il numero vero dei fiori.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il pendio del Roseto ha visto passare più storia di quanta ne suggerisca la quiete odierna, e conviene ripercorrerla per tappe. Nel III secolo avanti Cristo la Valle Murcia ospitava già un tempio dedicato a Flora, dove si celebravano i Floralia, le feste della fioritura: la vocazione floreale del luogo è dunque antichissima. A partire dal 1645 lo stesso pendio divenne il cimitero della Comunità ebraica di Roma, l'Ortaccio degli Ebrei, e tale rimase, tra editti papali che vietavano le lapidi e una lunga stagione di sepolture, fino alla dismissione di fine Ottocento e al trasferimento delle salme al Verano nei decenni successivi. Sul fronte del giardino vero e proprio, la data di fondazione è il 1931, quando il roseto nacque sul Colle Oppio per volontà del governatore Boncompagni Ludovisi. Nel maggio 1933 si tenne il primo Premio Roma. La Seconda guerra mondiale distrusse quel primo impianto, e nel 1950 il giardino rinacque qui in Valle Murcia, con l'accordo tra Comune e Comunità ebraica che ne fece un luogo di memoria oltre che di bellezza. Da allora, ogni primavera, la premiazione internazionale rinnova un rito che dura da oltre novant'anni.
Chi è passato da Roseto di Roma
Più che di visitatori illustri di passaggio, la storia del Roseto è fatta delle persone che lo hanno voluto e plasmato, ed è a loro che vale la pena dare un volto. La prima è la contessa Mary Gayley Senni, americana trapiantata in Italia, rosicultrice appassionata: fu la sua insistenza a convincere le autorità cittadine, e restò nella giuria del Premio Roma fino al 1954 come rappresentante dell'American Rose Society, tenendo il giardino agganciato al mondo internazionale delle rose. Accanto a lei, il principe Francesco Boncompagni Ludovisi, governatore di Roma, che nel 1931 firmò l'istituzione del roseto. C'è poi l'architetto Angelo Di Castro, autore delle stele con le Tavole della Legge poste ai due ingressi quando il giardino fu ricreato in Valle Murcia: a lui si deve la traduzione della memoria del luogo in forma costruita. E c'è lo scultore Adolfo Marini, la cui piccola fontana con il delfino, nata alla fine degli anni Venti per Borgo Vecchio, è approdata qui dopo un lungo peregrinare per la città. A questi nomi documentati si aggiunge ogni anno, in silenzio, la schiera degli ibridatori di tutto il mondo che mandano al concorso le loro nuove varietà: sono loro, in fondo, i visitatori più fedeli del Roseto, presenti attraverso i fiori che portano il loro lavoro.
Domande veloci su Roseto di Roma
Quanto costa il biglietto per il Roseto di Roma?
Nulla: l'ingresso al Roseto di Roma è libero e gratuito, senza biglietto e senza prenotazione per la visita individuale.
Quando è aperto il Roseto di Roma nel 2026?
La stagione primaverile 2026 va da sabato 11 aprile a domenica 14 giugno, tutti i giorni festivi compresi. In autunno è prevista una riapertura straordinaria di alcune settimane in ottobre, con date da verificare sul sito ufficiale.
Quali sono gli orari del Roseto di Roma?
L'orario è continuato, dalle 8.30 alle 19.30, ogni giorno durante il periodo di apertura.
Dove si trova esattamente il Roseto di Roma?
Sulle pendici dell'Aventino affacciate sul Circo Massimo: ingresso in Via di Valle Murcia 6 e in Clivo dei Publicii 3.
Come si arriva al Roseto di Roma con i mezzi pubblici?
Il modo più semplice è la metropolitana linea B, fermata Circo Massimo, e poi una breve risalita a piedi. Davanti al giardino ferma anche un autobus di superficie; i numeri di linea vanno controllati sul sito dei trasporti perché cambiano nel tempo.
Serve prenotare per visitare il Roseto di Roma?
No per la visita individuale. La prenotazione serve solo per le visite guidate, che si concordano con la segreteria per telefono o via email.
Quante varietà di rose ci sono al Roseto di Roma?
Circa 1.100, distribuite su un'area di circa 10.000 metri quadrati e suddivise in rose botaniche, antiche e moderne, oltre alle nuove varietà in concorso.
Qual è il periodo migliore per vedere le rose in fiore?
La seconda metà di maggio, quando la fioritura è al culmine e sono aperti entrambi i settori, incluso quello delle rose in gara.
Che cos'è il Premio Roma?
È il concorso internazionale per le nuove varietà di rose, nato nel 1933, il più antico al mondo dopo quello di Bagatelle a Parigi. La premiazione 2026 è fissata per domenica 17 maggio alle 18.
Il settore delle rose in gara è sempre visitabile?
No: apre al pubblico solo dopo la premiazione. Nel 2026 dal 18 maggio.
Il Roseto di Roma è accessibile in sedia a rotelle?
Il terreno è in pendenza e alcuni tratti sono in salita, ma buona parte dei vialetti principali è percorribile. Per condizioni precise conviene contattare in anticipo la segreteria.
È adatto ai bambini?
Sì, come giardino di passeggiata e osservazione. Non ci sono giochi né aree attrezzate: funziona meglio con bambini che apprezzano una camminata tranquilla.
Si possono portare i cani?
Trattandosi di un giardino botanico con collezioni delicate, le regole d'accesso per gli animali possono essere restrittive: meglio verificare con la segreteria prima di presentarsi con il cane.
Ci sono servizi igienici e bar all'interno?
Non c'è ristoro e i servizi igienici non sono sempre garantiti. Conviene arrivare già provvisti di acqua, soprattutto nelle giornate calde.
Quanto tempo serve per visitare il Roseto di Roma?
Almeno un'ora per camminare con calma e leggere i cartellini; chi ama fotografare e osservare le singole varietà può fermarsi anche di più.
Perché i vialetti hanno la forma di una menorah?
Perché il giardino sorge sull'antico cimitero ebraico dell'Ortaccio: il disegno dei sentieri e le stele con le Tavole della Legge ricordano quella destinazione, in accordo con la Comunità ebraica di Roma.
Che rose particolari conviene cercare?
La cinese Viridiflora dai petali verdi e la Mutabilis, che cambia colore invecchiando e mostra più tinte sullo stesso cespuglio.
Il Roseto di Roma è lo stesso del Giardino degli Aranci?
No, sono due luoghi distinti e vicini sull'Aventino: il Roseto è in Valle Murcia, sopra il Circo Massimo; il Giardino degli Aranci è più in alto, con la terrazza panoramica. Si visitano bene insieme.
Ci sono visite guidate al Roseto di Roma?
Sì, su prenotazione, contattando la segreteria del giardino per telefono al 06 5746810 nei giorni feriali dalle 9 alle 12 o via email.
Il Roseto di Roma chiude con la pioggia?
È un giardino all'aperto e resta aperto negli orari previsti anche con tempo incerto, ma con pioggia forte la visita perde molto: meglio spostarla di qualche ora o di un giorno.
Le rose del Roseto di Roma profumano?
Molte sì, e intensamente, soprattutto le varietà antiche e le damascene. Il profumo si sente meglio al mattino presto e verso sera, quando l'aria è più fresca e umida; con il caldo di mezzogiorno tende a svanire.
Perché il Roseto di Roma si trova proprio in Valle Murcia?
Perché nel dopoguerra, distrutto il primo roseto del Colle Oppio, il Comune ricreò il giardino qui nel 1950 d'intesa con la Comunità ebraica, sull'area che era stata a lungo il cimitero ebraico. La conca, per una coincidenza antica, ospitava già in età romana un tempio dedicato a Flora, dea dei fiori.
Quanto è grande il Roseto di Roma?
Occupa un'area di circa 10.000 metri quadrati in leggero declivio sul fianco dell'Aventino, divisa nei due settori delle collezioni e delle rose in gara.
Si può abbinare la visita ad altri luoghi vicini?
Sì, ed è consigliato. In dieci minuti a piedi si raggiungono il Giardino degli Aranci, la Basilica di Santa Sabina, la Villa del Priorato di Malta con il celebre buco della serratura, il Circo Massimo e la Bocca della Verità. Mezza giornata sull'Aventino è il modo migliore per godersi la zona.
Un'ultima cosa, da chi accompagna gruppi su questo pendio da anni: il Roseto di Roma si merita lentezza. Non è un monumento da spuntare in una lista, è un luogo che restituisce esattamente quanto tempo gli concedete. Datevi un'ora, arrivate presto o tardi, leggete i nomi sui cartellini, cercate la rosa che cambia colore e fermatevi a guardare il Palatino di fronte pensando a chi riposava qui prima delle rose. Fatto così, è una delle mattine più belle che Roma sappia regalare, e non vi costa un euro.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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