Circolo degli Illuminati
Via Giuseppe Libetta, 1
Roma, quartiere Ostiense
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Il Circolo degli Illuminati è uno di quei club romani che di giorno non esistono. Passi per via Giuseppe Libetta alle tre del pomeriggio e vedi una strada storta, un po' industriale e un po' residenziale, con i muri bassi dei capannoni, qualche saracinesca abbassata, i furgoni parcheggiati male e il rumore di fondo della Ostiense che scorre poco più in là. Nessuna insegna luminosa, nessuna fila, nessun buttafuori. Poi torni allo stesso indirizzo di notte, nel fine settimana, e la stessa strada diventa una cosa completamente diversa: gruppetti di ragazzi che si cercano al telefono, motorini in doppia fila, il basso che esce dal muro e ti arriva addosso prima ancora che tu abbia capito dove sia la porta. Ecco, il numero civico 1 di via Libetta è esattamente quel tipo di posto.
Lo dico subito, perché è la cosa che più spesso confonde chi arriva la prima volta: il Circolo degli Illuminati non è un locale che si annuncia. Non ha la vetrina, non ha il menu esposto, non ha il cartello con le frecce. Ha un ingresso, un cortile alberato, e dietro il cortile una sala. Se non sai che c'è, gli passi davanti e non te ne accorgi. È una caratteristica che il posto condivide con mezza via Libetta e che, secondo me, è parte della sua identità: qui la notte non si fa pubblicità da sola, la cerchi tu.
La formula, ridotta all'osso, è quella del club da ballo: una sala con bancone, una consolle, un impianto che spinge, e una programmazione che nel fine settimana pesta abbastanza dritto, soprattutto il sabato. Ma ridurre il Circolo degli Illuminati a un impianto e a una consolle sarebbe come descrivere una trattoria elencando i tavoli. Quello che rende questo indirizzo interessante, e il motivo per cui merita una scheda sua invece di finire nel mucchio dei club generici, è la stratificazione: sotto il Circolo degli Illuminati c'è il vecchio Classico, sotto il vecchio Classico c'è un pezzo di archeologia industriale romana, e sotto ancora c'è la storia di una strada che dagli anni Novanta in poi ha fatto da laboratorio alla notte di questa città.
Partiamo da lì, perché senza la strada il locale si capisce a metà.
Via Libetta, la strada che ha inventato una notte diversa
Via Giuseppe Libetta è una traversa che si stacca dalla via Ostiense e finisce quasi subito, senza pretese urbanistiche di alcun tipo. È lunga poco, è stretta, ha il fondo che in certi punti ricorda più un piazzale di servizio che una strada cittadina. Nella Roma del dopoguerra e fino agli anni Ottanta era una strada di lavoro: officine, magazzini, depositi, piccoli opifici, tutto quello che gravitava intorno al porto fluviale, ai Mercati Generali, alla centrale elettrica, agli scali ferroviari. Attività da orario diurno, saracinesche giù alle diciotto e silenzio fino al mattino dopo.
Poi succede la cosa che è successa in tante città europee nello stesso periodo: la manifattura si sposta altrove, i capannoni si svuotano, e quegli spazi grandi, alti, senza vicini di casa da svegliare, con i muri spessi e i soffitti da magazzino, diventano improvvisamente la cosa più desiderabile del mondo per chi vuole fare musica di notte. È la stessa parabola che a Londra ha riempito i vecchi depositi di Shoreditch, a Berlino le centrali termiche e le fabbriche del lato est, a Barcellona i capannoni del Poblenou. A Roma è toccato all'Ostiense, e dentro l'Ostiense è toccato soprattutto a via Libetta.
Dagli anni Novanta in avanti questa traversa diventa un concentrato anomalo: nel giro di poche centinaia di metri si accumulano club, sale da ballo, spazi per concerti, locali che aprono, chiudono, cambiano nome, cambiano gestione, cambiano musica. Una densità che in una città come Roma, dove la vita notturna tende a spalmarsi per rioni e per piazze, era e resta un caso quasi unico. Chi ha vissuto quegli anni te lo racconta ancora con una certa enfasi: si parcheggiava dove capitava, si entrava in un posto, si usciva, si faceva venti metri a piedi e si entrava in un altro, e la serata si costruiva camminando. Via Libetta è stata per anni la cosa più vicina che Roma abbia avuto a un distretto della notte nel senso stretto del termine.
Il Circolo degli Illuminati nasce dentro questa storia, non a lato. E il civico 1 ha una posizione precisa in quella geografia: è il primo che incontri entrando dalla via Ostiense, la soglia della strada, il punto in cui la serata comincia o finisce a seconda di come è andata.
Dal vecchio Classico a quello che trovi oggi
Il passaggio che qualsiasi romano con qualche anno sulle spalle ti racconterà entrando è questo: prima qui c'era il Classico. Il Classico Village è stato per una lunga stagione uno degli indirizzi più riconoscibili della zona, uno di quei posti che hanno formato il gusto musicale di intere leve di ventenni romani e che nella memoria collettiva della città occupano uno spazio sproporzionato rispetto ai metri quadri reali. Quando quella stagione si è chiusa, lo spazio non è rimasto vuoto a lungo: il Circolo degli Illuminati nasce, in parte, dalle ceneri di quell'esperienza, riprendendone le mura e reinventandone la destinazione.
Questo passaggio spiega molte cose del locale di oggi. Spiega la pianta, che è quella di uno spazio pensato per stare in piedi e ascoltare, non per sedersi e cenare. Spiega il cortile, perché i vecchi spazi industriali avevano quasi sempre un piazzale davanti per le manovre, e quel piazzale nella riconversione diventa naturalmente giardino. Spiega la resa acustica, che è quella tipica di un volume costruito per contenere macchinari e non per contenere persone: alto, generoso, con superfici dure che il suono aggredisce in un modo che i club costruiti apposta non hanno mai.
Spiega anche, se vogliamo, una certa ruvidezza dell'insieme. Qui nessuno ha provato a fare il locale di design con la luce calda e il velluto. È uno spazio che non nasconde la sua provenienza, e la maggior parte di chi ci va apprezza esattamente questo. Non è un posto lussuoso ed è inutile aspettarselo: è un posto onesto.
Un dettaglio che mi piace sottolineare, perché aiuta a leggere tutta la via: la riconversione di via Libetta non è stata un progetto urbanistico calato dall'alto. Nessuno ha deciso a tavolino che quella strada sarebbe diventata il distretto della notte. È successo per accumulo, per passaparola, perché uno ha trovato il capannone a buon prezzo e ha aperto, e allora un altro ha pensato che se ha funzionato a lui poteva funzionare anche a me. La strada si è costruita da sé, un civico alla volta, e il civico 1 è uno dei tasselli che hanno retto più a lungo cambiando pelle.
Una curiosità su Circolo degli Illuminati
La curiosità vera, quella che quasi nessuno si ferma a considerare, riguarda il nome. Circolo degli Illuminati è un nome che a leggerlo di sfuggita sembra ammiccare a tutto l'immaginario da società segreta, congreghe, simboli, mani invisibili che governano il mondo. Ed è un immaginario che negli ultimi vent'anni si è gonfiato parecchio, alimentato da romanzi, film, e soprattutto da un fiume di contenuti online che di storico non hanno niente.
Il punto divertente è che il nome, letto bene, fa esattamente il contrario di quello che sembra: non evoca il mistero, lo prende in giro. La chiave è la parola circolo. Un circolo, nella tradizione italiana e romana in particolare, è la cosa meno segreta del mondo: è il circolo del tennis, il circolo ricreativo, il circolo degli operai, il circolo della bocciofila. È l'associazione di quartiere con le sedie di plastica, il televisore acceso e la quota annuale. Attaccare la parola circolo alla parola illuminati produce un cortocircuito che è puro umorismo romano: la società segreta più temuta dell'immaginario popolare degradata a sezione rionale con la tessera e il tesseriere.
E qui c'è il secondo livello, che riguarda la forma giuridica. Molti locali romani di questo tipo hanno storicamente operato come circoli privati, cioè come associazioni culturali o ricreative con tessera per i soci. È una formula con radici lunghe, legata al mondo dell'associazionismo italiano del Novecento, e per decenni è stata il modo in cui una parte enorme della vita notturna e culturale di questa città si è organizzata: dai circoli Arci ai centri sociali, dalle sale da ballo ai cineclub. Quindi chiamarsi circolo non era soltanto una battuta: era anche una dichiarazione di appartenenza a una tradizione molto concreta e molto italiana.
Sul versante storico, poi, vale la pena mettere le cose in fila, perché è una di quelle informazioni che fanno bella figura raccontate a voce. L'espressione illuminati rimanda a un contesto settecentesco, quello dell'Illuminismo, cioè del movimento che metteva la ragione, la critica e il sapere condiviso al centro di tutto. Illuminato, in quel lessico, non significava iniziato a un segreto: significava uscito dal buio dell'ignoranza, capace di ragionare con la propria testa. Il rovesciamento successivo, quello che ha trasformato la parola nell'etichetta di una presunta cospirazione mondiale, è un prodotto molto più tardo e molto meno serio, e non ha alcun fondamento nella ricerca storica.
Detto tutto questo: è ovvio che chi ha scelto il nome ci ha giocato, e sarebbe ipocrita fare finta di no. La suggestione della congrega, dei saggi riuniti al chiuso, della conoscenza che si trasmette solo a chi entra, è parte del divertimento. Semplicemente, funziona come funziona un buon gioco di parole: strizza l'occhio e poi ride di se stesso. Se entri aspettandoti simboli piramidali sui muri e messaggi in codice nella musica, rimarrai deluso. Se entri capendo la battuta, ti diverti il doppio.
Aggiungo un terzo livello, che è quello che preferisco. Nella pratica, un club funziona davvero come una piccola comunità a iscrizione volontaria. Ha i suoi riti, il suo linguaggio, i suoi orari che a chi è fuori sembrano assurdi, le sue gerarchie informali, i suoi veterani che riconoscono gli altri veterani con un cenno. Non c'è niente di occulto, ma c'è effettivamente un dentro e un fuori, e chi ci passa abbastanza tempo sviluppa una specie di sapere condiviso che non è scritto da nessuna parte. In questo senso, per una volta, il nome ci ha preso più di quanto volesse.
Il cortile, che è la parte che la gente ricorda
Se domani chiedessi a cento persone che ci sono state di descrivermi il Circolo degli Illuminati in una frase, sono abbastanza convinto che la maggioranza mi parlerebbe del cortile prima che della sala. È una cosa che ho notato più volte e che dice molto su come funziona davvero una serata qui.
Il giardinetto davanti all'ingresso è, nella pratica, la seconda stanza del locale. È il posto dove si esce a prendere aria quando dentro si è troppo pieni, dove si risponde al telefono perché dentro non si sente niente, dove si aspettano gli amici in ritardo, dove si fanno le conversazioni vere della serata. Dentro non si parla: si urla nell'orecchio e si annuisce senza aver capito. Fuori, con il basso attutito dal muro, finalmente si scambiano due parole.
Chi frequenta i club lo sa bene: lo spazio esterno non è un accessorio, è un pezzo di infrastruttura sociale. I locali che ce l'hanno hanno una dinamica di serata completamente diversa da quelli che non ce l'hanno. Con un cortile, la gente resta di più, si mescola di più, e la serata ha un ritmo a onde: si entra, si balla, si esce, si riprende fiato, si rientra. Senza cortile, hai una sala compressa e un marciapiede pieno di persone che il condominio di fronte odia cordialmente.
Il cortile alberato ha anche un effetto pratico sul clima. Roma d'estate è una città che alle due di notte è ancora tiepida, e un locale chiuso pieno di gente che balla diventa una sauna nel giro di un'ora. Poter uscire sotto gli alberi cambia completamente la sopportabilità della serata nei mesi caldi, ed è uno dei motivi per cui i club romani con spazio esterno reggono l'estate meglio degli altri.
Un avvertimento sincero, però: il cortile è anche il punto in cui il locale incontra il quartiere. Via Libetta non è disabitata, ci sono palazzi residenziali a pochi metri, e il rapporto tra i club della zona e chi ci vive è stato negli anni tutto meno che semplice. Quindi, se ci vai: il volume della voce fuori conta, e conta pure come lasci la strada quando esci. È la cosa più banale del mondo da dire, e continua ad essere quella che fa più danni quando nessuno la dice.
Una cosa che non ti dice nessuno su Circolo degli Illuminati
La cosa che non ti dice nessuno è che un locale come questo non si giudica dalla serata media, si giudica dalla mezz'ora sbagliata. Mi spiego, perché è un concetto che vale per tutti i club ma che qui è particolarmente evidente.
Chiunque ti racconti il Circolo degli Illuminati ti descriverà il momento pieno: sala carica, impianto a manetta, gente che balla, quel senso di macchina che gira. È il momento per cui il posto esiste e per cui la gente ci torna. Ma il vero carattere di un club lo vedi nei due momenti che nessuno fotografa mai: la prima ora e l'ultima.
La prima ora è quella in cui la sala è mezza vuota, le luci fanno vedere il pavimento, il barista sistema i bicchieri e in consolle qualcuno sta costruendo il terreno per quello che verrà dopo. Molti la considerano tempo perso e arrivano apposta più tardi. Io sostengo il contrario, e lo sostengo per un motivo pratico: la prima ora è l'unico momento in cui puoi capire com'è fatto lo spazio. Vedi dove sono le colonne, dove il suono si impasta e dove invece è pulito, dove c'è la corrente d'aria buona, dove si crea il collo di bottiglia quando arriva la gente. Sono informazioni che valgono per tutta la notte, e che dopo non riesci più a raccogliere perché non vedi niente.
L'ultima ora è l'altra faccia. È il momento in cui il locale si svuota a scatti, restano quelli che non vogliono andare a casa, e il suono cambia natura perché una sala mezza vuota rimbomba in modo completamente diverso da una sala piena. I corpi assorbono il suono: è fisica, non poesia. La stessa traccia che alle due ti sembrava perfetta, alle cinque nella sala spopolata suona lunga e metallica. Chi conosce i club lo sa e si organizza di conseguenza.
La seconda cosa che non ti dice nessuno riguarda il rapporto tra locale e programmazione. Un club non è un contenitore neutro: è un posto che in una certa serata suona in un certo modo e in un'altra serata è un altro locale. Lo stesso indirizzo, lo stesso impianto, lo stesso bancone, e una serata completamente diversa a seconda di chi c'è in consolle e di chi ha organizzato. Questo vale ovunque, ma vale in modo estremo per gli spazi come questo, che hanno una programmazione articolata e ospitano collettivi e organizzazioni diverse nel corso della settimana.
La conseguenza pratica è netta: chiedere se il Circolo degli Illuminati è un bel locale è una domanda mal posta. La domanda giusta è chi suona quella sera e che tipo di serata è. Uno stesso posto può regalarti la notte dell'anno e, tre settimane dopo, una serata che non ti dice niente, senza che sia cambiato un chiodo nei muri. Chi va a colpo sicuro su un indirizzo, senza guardare cosa c'è in programma, prima o poi resta deluso e dà la colpa al locale.
Terza cosa, e la dico per chi arriva da fuori Roma. I club romani hanno orari che spiazzano chi viene dal nord Europa o dagli Stati Uniti. Si comincia tardi e si finisce tardi, e la sala prima di una certa ora è semplicemente vuota. Arrivare presto perché nel proprio paese a quell'ora si è già nel pieno è l'errore classico del visitatore straniero, che si ritrova a ballare da solo e conclude che il locale non funziona. Non è il locale: è il fuso orario culturale.
Quarta e ultima cosa, la più sottovalutata di tutte: il ritorno. In una città in cui il trasporto notturno è quello che è, la parte più delicata della serata non è l'ingresso, è l'uscita. Ne riparlo più avanti, perché merita uno spazio suo.
Il consiglio che ti do per visitare Circolo degli Illuminati
Il consiglio è uno solo e lo riassumo in una riga: prepara la serata come prepareresti una gita, e prepara soprattutto il ritorno.
Lo dico perché nella mia esperienza il novanta per cento delle serate che finiscono male in zona Ostiense non finiscono male dentro il locale, finiscono male fuori. Finiscono male perché uno non ha capito che a una certa ora la metropolitana ha chiuso, perché il gruppo si è sparpagliato e nessuno ha più campo, perché si è arrivati in macchina senza sapere dove si parcheggia, perché si è sottovalutato quanto costa tornare a casa dall'altra parte della città alle quattro del mattino.
Quindi, in ordine, le cose che farei io.
Uno: controlla il programma prima di muoverti. Non l'indirizzo, il programma. Guarda i canali ufficiali del locale e degli organizzatori per capire chi suona, a che ora si apre, se serve la prevendita e se ci sono liste. Molti club romani lavorano parecchio sulla prevendita, e presentarsi alla porta senza aver guardato niente è il modo più semplice per rimanere fuori o per pagare più del necessario. Non ti riporto qui prezzi e orari perché sono la cosa che cambia più spesso al mondo e una pagina che te li scrive è una pagina che ti mente sei mesi dopo.
Due: valuta la tessera. Se il locale opera in forma di circolo, l'ingresso può richiedere una tessera associativa, che di solito si fa alla porta ed è valida per un periodo. È una formalità burocratica, non una trappola, ma è utile saperlo prima per non stupirsi al momento di entrare e per avere con sé un documento.
Tre: documento e contanti. Il documento è spesso necessario per il tesseramento e comunque per il controllo all'ingresso. I contanti servono perché nella notte romana capita ancora che qualcosa vada pagato in contanti, e trovarsi senza è una scocciatura evitabile.
Quattro: pensa al ritorno prima di partire. È la parte che quasi nessuno fa e che cambia la serata. Le metropolitane di Roma non coprono la notte fonda nelle serate ordinarie, e anche quando l'orario è prolungato nel fine settimana non arriva certo all'alba. Esistono linee notturne di superficie, che hanno il loro tempo e la loro pazienza. Esistono i taxi, che a quell'ora e in quella zona non sono sempre immediati. La cosa sensata è decidere prima come si torna e, se si è in gruppo, decidere un punto di ritrovo fisico nel caso in cui i telefoni si scarichino o non prendano.
Cinque: scarpe. Sembra una sciocchezza e non lo è. Il fondo stradale di via Libetta e delle traverse intorno non è un salotto, e dentro un club si è in piedi per ore su un pavimento che non perdona. Chi ci va con le scarpe sbagliate lo scopre verso l'una e passa il resto della notte a pensarci.
Sei: acqua. La cosa più utile che puoi fare in una sala piena, calda e rumorosa è bere acqua con una certa regolarità. Non è un consiglio da nutrizionista, è un consiglio da chi ha visto troppe serate rovinate da un semplice colpo di calore. Il bancone dell'acqua esiste, usalo.
E aggiungo una cosa sul tema che il vecchio testo di questa pagina liquidava con una battuta sull'alcol. La battuta era simpatica e non la ripeto, ma il consiglio serio è l'opposto: il momento migliore di una serata così non ha niente a che vedere con quanto si beve, e chi esagera si perde esattamente la parte per cui è venuto. Se vai per la musica, la musica si ascolta meglio lucidi. Se sei in macchina, la questione non è nemmeno in discussione: guida qualcun altro.
Sette: il quartiere fuori. Un ultimo consiglio che nessuno dà mai. Arriva in zona due o tre ore prima, cena da qualche parte tra Ostiense e Garbatella, fai due passi. Trasformare la serata in club in una serata di quartiere la migliora enormemente, perché arrivi al locale già dentro l'atmosfera invece che catapultato da un taxi. Più avanti ti dico cosa vedere in zona con calma.
Come ci si arriva, davvero
Via Giuseppe Libetta si stacca dalla via Ostiense in un punto che, se guardi una mappa, è comodissimo, e che se guardi la realtà notturna è un po' meno comodo di quanto sembri. Vediamo le opzioni una per una.
Metropolitana. La linea B serve tutta la direttrice Ostiense con le fermate Piramide, Garbatella, Basilica San Paolo. La zona di via Libetta è raggiungibile a piedi dalle fermate della zona, con una camminata che dipende da quale estremo della strada ti serve. Il problema non è l'andata, è il ritorno: gli orari di chiusura della metro non coprono la notte dei club. Quindi la metro è perfetta per arrivare e quasi mai utile per tornare.
Ferrovia e treni regionali. La stazione Roma Ostiense è a poca distanza e serve tanto il traffico regionale quanto il collegamento con l'aeroporto di Fiumicino. Per chi arriva da fuori città è un riferimento comodo di giorno. Di notte, di nuovo, il discorso cambia.
Autobus notturni. Roma ha una rete di linee notturne che copre le direttrici principali con frequenze larghe. Non è comoda come una metro, ma esiste, funziona ed è la soluzione più economica per tornare a casa a ore assurde. Vale la pena guardare prima quale linea passa dalle tue parti e dove si prende, perché a quell'ora cercare la fermata con il telefono al dieci per cento di batteria è un'esperienza che non consiglio.
Taxi e noleggio con conducente. Funzionano, ma a certe ore e in certe zone la disponibilità non è immediata, e nelle notti di grande affluenza puoi aspettare parecchio. Se sei in gruppo, prenotare in anticipo l'orario di uscita è la mossa furba.
Auto propria. Possibile, con due avvertenze. La prima è il parcheggio: nelle sere di punta la zona si riempie e trovare posto vicino diventa una piccola impresa, con il rischio concreto di lasciare l'auto in un punto che il mattino dopo ti costa una multa. La seconda è ovvia e l'ho già detta: chi guida non beve, e non è una formula di rito.
A piedi dal centro. Sconsigliato come soluzione di ritorno notturno, ma di giorno la passeggiata dalla Piramide verso l'Ostiense è una delle più interessanti della città per chi ama la Roma industriale, e la descrivo più avanti.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che l'Ostiense è il quartiere industriale di Roma. Lo sanno tutti, lo dicono tutti, compare in qualunque guida. Quello che si cita molto meno è quanto sia anomalo che una cosa del genere esista in questa città, e quanto questa anomalia spieghi il carattere della notte da queste parti.
Roma, per ragioni storiche, non ha mai avuto una grande industria. Non è Torino, non è Milano, non è Genova. Per secoli è stata una capitale amministrativa, religiosa e simbolica, con un'economia fatta di burocrazia, artigianato, edilizia, servizi, commercio e rendita fondiaria. La ciminiera, nel paesaggio mentale romano, è un oggetto esotico. E invece, in un pezzo ben delimitato della città, tra il Tevere e la via Ostiense, l'industria c'è stata davvero, e ha lasciato architetture che oggi sono tra le più affascinanti della Roma novecentesca.
Questo pezzo di città è il risultato di una scelta precisa presa a cavallo tra Ottocento e Novecento: concentrare lungo il fiume e lungo la direttrice del mare le funzioni produttive e logistiche che la capitale del nuovo Stato richiedeva. Il porto fluviale, gli scali ferroviari, i magazzini generali, i mercati all'ingrosso, l'officina del gas, la centrale termoelettrica. Tutto ordinato lungo un asse, tutto fuori dalle mura, tutto rigorosamente lontano dalla Roma monumentale che non doveva essere sporcata dal fumo.
Il risultato, un secolo dopo, è un catalogo di archeologia industriale che pochissime città italiane possono vantare in così pochi chilometri quadrati. E il punto che non viene mai citato abbastanza è questo: la notte di via Libetta non è nata a caso in un quartiere qualsiasi. È nata esattamente dove c'erano gli unici spazi romani abbastanza grandi, abbastanza alti e abbastanza isolati da poterci mettere un impianto e alzare il volume. La geografia della musica notturna romana è figlia diretta della geografia industriale di un secolo prima. Senza le officine di inizio Novecento, non ci sarebbero stati i club degli anni Novanta.
C'è un secondo fatto, altrettanto risaputo e altrettanto poco approfondito: il quartiere si chiama Ostiense perché la via Ostiense è la strada che portava a Ostia, cioè al porto di Roma antica. È una direttrice vecchia di più di duemila anni che ha continuato a fare la stessa cosa nei secoli: portare merci e persone dal fiume e dal mare verso la città. Il porto fluviale ottocentesco, gli scali merci, i magazzini: tutto è stato costruito lungo la stessa linea che i romani antichi usavano per lo stesso scopo. Poche strade in Europa hanno una continuità funzionale così lunga.
E c'è un terzo elemento, che secondo me è quello che rende davvero speciale questa parte di città: la convivenza dei registri. Nel giro di un chilometro e mezzo hai una piramide antica, un cimitero monumentale, una basilica gigantesca, una centrale elettrica trasformata in museo archeologico, un gazometro che sembra uscito da un film, un quartiere popolare degli anni Venti progettato come una città giardino, e una strada di club. Sono strati che altrove sarebbero in quartieri diversi e qui si guardano da una parte all'altra della via.
Cosa c'è intorno e perché vale la pena arrivare prima
Questa è la parte che consiglio davvero a chi viene da fuori, e anche a chi abita a Roma e per pigrizia ha sempre visto l'Ostiense solo di notte. Il quartiere intorno a via Libetta è uno dei più densi di cose interessanti in tutta la città, e quasi tutte sono a distanza di passeggiata.
La Centrale Montemartini è la cosa che consiglio per prima, sempre, a chiunque. È la vecchia centrale termoelettrica della città, e oggi ospita una parte delle collezioni archeologiche capitoline. L'effetto è memorabile: statue antiche di marmo bianco esposte davanti a turbine, caldaie e motori diesel enormi, con il nero della macchina industriale che fa da fondale al candore della scultura classica. È uno di quegli accostamenti che sulla carta sembrano un'idea strana e dal vivo funzionano benissimo. Se hai due ore libere prima di una serata in zona, è lì che le spenderei.
La Piramide Cestia è l'altra cosa che non ha senso saltare. È una tomba monumentale di età augustea, costruita da un personaggio che evidentemente aveva una passione per l'Egitto, e per secoli è stata inglobata nelle mura della città. Vederla incastrata tra il traffico, la stazione e i binari è una di quelle esperienze tipicamente romane in cui il monumento non è messo su un piedistallo ma convive con la vita quotidiana.
Accanto alla Piramide c'è il Cimitero Acattolico di Roma, che è probabilmente l'angolo più silenzioso e più commovente di tutta questa parte di città. Cipressi, gatti, lapidi di viaggiatori, artisti e studiosi arrivati qui da mezzo mondo e mai più ripartiti. È un posto che cambia completamente il ritmo della giornata a chi ci entra.
La Basilica di San Paolo fuori le Mura è dall'altra parte, verso l'esterno, ed è una delle quattro basiliche papali. La dimensione interna è difficile da restituire a parole: è uno spazio enorme, freddo e solenne, con la fila dei ritratti dei papi che corre lungo tutta la navata e produce un effetto ipnotico. Chi conosce solo San Pietro rimane spesso spiazzato dal fatto che esista un'altra basilica romana di questa scala.
Il Museo della Via Ostiense è una piccola realtà che quasi nessuno visita e che invece racconta con precisione la storia della direttrice di cui parlavamo prima: la strada, il porto, i collegamenti tra Roma e il mare. È il tipo di museo da mezz'ora che ti fa capire tutto il resto del quartiere.
Il Monte dei Cocci, poco più in là verso Testaccio, è forse la cosa più incredibile e meno spettacolare della Roma antica: una collina artificiale fatta interamente di frammenti di anfore accumulate per secoli, cioè una discarica romana diventata paesaggio. Non c'è niente da vedere in senso classico e c'è tutto da capire.
Il Nuovo Mercato Testaccio e il Museo Diffuso del Rione Testaccio completano il quadro dall'altro lato, per chi vuole capire come vive davvero un rione popolare romano che negli ultimi trent'anni è diventato uno dei più ambiti della città.
E poi c'è la Garbatella, che merita un discorso a parte. È il quartiere che si arrampica sul lato opposto della via Ostiense, nato negli anni Venti come quartiere popolare secondo un modello di città giardino: lotti bassi, cortili comuni, scalette, piazzette, archi, edera. Camminare per Garbatella la sera, prima di scendere verso i club, è una delle cose più piacevoli che si possano fare a Roma senza spendere niente. Gli orti urbani sono uno dei pezzi più simpatici di questo mondo.
Infine il Gazometro, che tecnicamente non si visita ma che è il simbolo visivo di tutta la zona: la grande struttura reticolare in ferro che si vede da mezza città e che ormai è diventata il logo involontario dell'Ostiense. È lo sfondo di un numero incalcolabile di fotografie, video musicali e servizi, e quando cala la luce diventa una cosa quasi teatrale.
La foto giusta da fare a Circolo degli Illuminati
Parto da una premessa, perché altrimenti il consiglio non si capisce: dentro un club la fotografia è quasi sempre un disastro. Luce bassissima, luci colorate che impazziscono, fumo, gente in movimento, telefono che alza gli ISO fino a produrre un impasto di rumore. Il novanta per cento delle foto fatte in una pista da ballo è una macchia arancione in cui non si riconosce nessuno. Aggiungiamo che in molti locali fotografare in pista è malvisto o esplicitamente scoraggiato, per ragioni di rispetto verso chi sta ballando, e il quadro è completo.
Quindi la foto giusta qui non è in pista. È fuori, ed è questa: il cortile all'ingresso, ripreso dall'interno verso l'esterno, con i rami degli alberi in alto, la luce artificiale che filtra dal locale alle tue spalle e le sagome delle persone controluce. È una foto che racconta esattamente com'è fatta la serata, ha una gerarchia di luce leggibile e non ha bisogno di nessun trucco. Il controluce, che nella foto diurna è un problema, qui è la soluzione: risolve il rumore, disegna le figure e ti evita di riprendere facce riconoscibili senza permesso.
Seconda foto che consiglio, e forse la migliore di tutte: il civico. Il numero 1 di via Giuseppe Libetta, la targa della strada, il muro. Fatta con luce notturna, con la strada vuota e il riflesso sull'asfalto se ha piovuto, è una fotografia che vale molto più della solita inquadratura della consolle. È il tipo di immagine che tra dieci anni ti farà ricordare la serata, mentre la foto della pista te la sarai dimenticata entro il mese.
Terza opzione, per chi arriva presto: la strada stessa nell'ora blu, quel quarto d'ora dopo il tramonto in cui il cielo è ancora azzurro intenso e le luci artificiali sono già accese. In quella finestra via Libetta è fotogenica in un modo che di giorno non è, perché i capannoni diventano volumi netti e le insegne cominciano a contare. Se hai la pazienza di aspettare, è il momento migliore della giornata da queste parti.
Quarta, allargando il campo: il Gazometro al tramonto, che è la cartolina non ufficiale dell'Ostiense, e i binari della zona con la struttura in ferro sullo sfondo. Sono immagini che chiunque riconosce come romane pur non contenendo un solo monumento classico, e proprio per questo funzionano così bene.
Due raccomandazioni pratiche. La prima: dentro, se proprio vuoi scattare, chiedi. Chiedere è la differenza tra una foto e una scortesia, e in un posto in cui la gente viene per staccare dal mondo esterno la differenza si sente. La seconda: non usare il flash in pista. Rovina il momento a chi ti sta intorno e produce comunque una fotografia peggiore di quella che avresti fatto senza.
Ultima nota, che è più che altro un invito. La cosa più interessante da fotografare in questa zona non è il locale: è il contrasto tra il locale e quello che ha intorno. Una serie di quattro o cinque scatti che mette insieme la turbina della Centrale Montemartini, la Piramide, il Gazometro, un cortile di Garbatella e il muro di via Libetta racconta l'Ostiense meglio di qualunque testo. Provaci, funziona.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Quando si parla della storia di un club bisogna essere onesti su una cosa: la storia della notte è la storia peggio documentata che esista. Non lascia atti notarili, non lascia cataloghi, non lascia targhe commemorative. Lascia volantini stropicciati, foto sfocate, ricordi contraddittori e qualche scatola di cassette. Quindi non ti riporterò date precise e cartelloni dettagliati che non posso verificare. Ti racconto invece le vicende che hanno effettivamente attraversato questo indirizzo e questa strada, che sono più interessanti di qualunque elenco.
La dismissione industriale. Il primo avvenimento è quello che ha reso possibile tutto il resto: lo svuotamento produttivo della fascia Ostiense tra gli anni Settanta e Ottanta. Officine che chiudono, depositi che si liberano, magazzini che restano in piedi senza più una funzione. Per il quartiere fu una ferita economica e sociale vera, con perdita di lavoro e degrado; per la città fu la creazione involontaria di una riserva di spazi enormi a pochi minuti dal centro. Tutto quello che è successo dopo in via Libetta discende da lì.
La stagione del Classico. Il secondo avvenimento è la trasformazione del civico 1 in uno spazio per la musica dal vivo e per la notte con il Classico Village. Quella stagione ha consolidato via Libetta come indirizzo, ha portato qui pubblico che prima non aveva motivo di venire in questa strada, e ha creato l'abitudine collettiva che ha reso possibile ogni apertura successiva. Nella memoria di chi era ventenne in quegli anni il nome Classico pesa ancora parecchio, e non è raro sentirlo pronunciare ancora oggi da qualcuno che entra e commenta i muri.
La nascita del Circolo degli Illuminati. Il terzo avvenimento è il passaggio di testimone: lo spazio non muore con la fine della stagione precedente, ma viene ripreso e reinventato sotto un nuovo nome e con una nuova impostazione, più orientata al club e alla musica elettronica da ballo. È un passaggio importante perché dimostra una cosa rara a Roma: che uno spazio della notte può sopravvivere alla propria epoca invece di chiudere e diventare un supermercato. In una città che ha perso una quantità impressionante di locali storici, la continuità di un indirizzo è già di per sé un fatto degno di nota.
La costruzione del distretto. Il quarto avvenimento non riguarda solo questo civico ma tutta la strada: l'accumulo, nel corso degli anni Novanta e Duemila, di una concentrazione di locali che ha fatto di via Libetta un nome noto anche a chi a Roma non ci abitava. Quella concentrazione ha prodotto effetti di sistema: ha attirato pubblico da tutta la città e da fuori, ha creato un indotto, ha spinto altri spazi ad aprire nelle vicinanze e ha reso l'Ostiense un quartiere che nell'immaginario giovanile romano significa qualcosa di preciso.
Il conflitto con il quartiere. Il quinto avvenimento, che nessuno ama raccontare ma che fa parte della storia, è il braccio di ferro lungo decenni tra la vita notturna e chi abita qui. Rumore, schiamazzi, rifiuti, parcheggio selvaggio: sono le stesse questioni che si ripetono in ogni distretto della notte in ogni città europea, e l'Ostiense non fa eccezione. Ci sono stati ricorsi, limitazioni, ordinanze, negoziazioni, chiusure anticipate, periodi di tensione e periodi di tregua. Chi frequenta i locali della zona farebbe bene a sapere che quella tregua è sempre un equilibrio fragile e che la gestisce anche il comportamento di chi esce alle quattro del mattino.
La riscoperta culturale dell'Ostiense. Il sesto avvenimento è più recente e più istituzionale: la trasformazione del quartiere da periferia industriale dismessa a zona culturale riconosciuta. L'apertura della Centrale Montemartini come sede museale, il recupero di una parte degli spazi dei Mercati Generali, l'arrivo di sedi universitarie, la fioritura della street art sui muri della via Ostiense, il proliferare di locali, ristoranti e spazi espositivi. Il club di via Libetta ha attraversato tutta questa trasformazione dall'interno, e in un certo senso ne è stato uno dei primi motori: la notte è arrivata prima dei musei, non dopo.
Il colpo del biennio delle chiusure. Il settimo avvenimento riguarda tutto il settore: la stagione delle chiusure sanitarie dell'inizio degli anni Venti di questo secolo ha colpito i club più di qualunque altra attività, perché sono stati i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire. Molti spazi in tutta Italia non hanno retto. Il fatto che l'ecosistema notturno romano sia ripartito, pur con perdite e cambiamenti, è a suo modo un avvenimento storico e vale la pena ricordarlo quando si parla della fragilità di questi luoghi.
Se cerchi date precise, nomi di serate storiche e cartelloni, la fonte migliore non è una pagina web: sono le persone. In questa città basta trovare qualcuno che aveva vent'anni quando via Libetta era il centro del mondo, e la storia orale che ne esce vale dieci archivi.
Chi è passato da Circolo degli Illuminati
Anche qui preferisco essere onesto invece che riempire il paragrafo di nomi. Non ti elenco dj e artisti che non posso documentare con certezza, perché è esattamente il modo in cui nascono le leggende false che poi qualcuno copia e ripete per vent'anni. Ti dico invece chi passa davvero da un posto come questo, che secondo me è una risposta più interessante.
Gli ospiti internazionali della musica elettronica. Un club romano di queste dimensioni e con questo tipo di programmazione lavora con il circuito internazionale dei dj, che è un sistema che funziona per date, agenzie e tour europei. Nel corso di una stagione uno spazio così ospita nomi che la settimana prima erano a Berlino e la settimana dopo saranno a Barcellona o ad Amsterdam. Questa è la ragione per cui, come dicevo prima, la domanda giusta non è com'è il locale ma chi c'è quella sera.
I collettivi e le organizzazioni romane. Buona parte delle serate dei club italiani non è organizzata dal locale ma da gruppi che affittano lo spazio e portano il proprio pubblico, la propria grafica, la propria identità musicale. Sono spesso ragazzi che fanno questo mestiere per passione prima che per reddito, e sono loro il vero motore creativo della notte. Un locale che ospita collettivi diversi è un locale che cambia faccia ogni settimana.
I dj romani. Roma ha una scena di selezionatori e produttori più profonda di quanto la sua fama racconti, spesso oscurata dal fatto che le luci della ribalta della musica elettronica italiana hanno storicamente illuminato altre città. Molti di questi nomi sono cresciuti proprio nei club dell'Ostiense.
Le generazioni di ventenni. La categoria più numerosa e la più importante. Da queste mura sono passate parecchie leve di studenti, universitari fuori sede, lavoratori del sabato sera, gente del quartiere, gente venuta dall'altra parte del Raccordo. Per moltissime persone, e lo dico senza retorica, un locale come questo è stato il posto in cui hanno scoperto la musica che poi hanno ascoltato per il resto della vita, in cui hanno conosciuto qualcuno, in cui hanno passato notti che raccontano ancora.
I visitatori stranieri. Negli ultimi anni una parte crescente del pubblico dei club romani arriva da fuori Italia. Sono viaggiatori che non si accontentano del giro dei monumenti e che cercano la città viva, e per loro un indirizzo come questo è un pezzo di Roma contemporanea che nessuna guida classica racconta.
Chi ci lavora. Ultima categoria, quella che nessuno cita mai: tecnici del suono, tecnici luci, baristi, personale di sicurezza, cassieri, magazzinieri, chi pulisce la sala alle sette del mattino quando tutti sono andati a dormire. La notte romana regge su un piccolo esercito di persone che lavorano mentre gli altri si divertono, e ogni tanto sarebbe giusto ricordarlo.
Le domande che mi fanno più spesso
Il Circolo degli Illuminati ha davvero a che fare con società segrete? No, ed è una domanda che qualcuno fa sul serio. Il nome è un gioco, e come ho spiegato sopra è un gioco costruito sul contrasto tra la parola circolo, che in Italia evoca la bocciofila di quartiere, e la parola illuminati, che nell'immaginario popolare evoca tutt'altro. Le teorie del complotto che girano su questo tema non hanno alcun fondamento storico e sarebbe un peccato prendere sul serio la battuta invece di riderci sopra.
Che musica si sente? L'impostazione prevalente è quella del club di musica elettronica da ballo, con una preferenza per i beat dritti soprattutto nelle serate del fine settimana. Detto questo, la programmazione varia e il tipo di serata dipende da chi la organizza. Controllare prima resta l'unica strategia sensata.
Si può andare da soli? Sì, e in un club è meno strano che altrove. Chi va per la musica ci va spesso anche da solo, resta in pista e non deve rendere conto a nessuno. Se è la prima volta, arrivare presto aiuta parecchio, perché entri quando la sala è ancora leggibile e ti orienti con calma.
C'è un codice di abbigliamento? La zona non è quella dei locali con la selezione all'ingresso in stile centro città. Il buon senso vale più di qualunque regola scritta: scarpe comode, niente che ti dia fastidio dopo tre ore in piedi, e qualcosa di leggero perché dentro fa caldo e fuori nel cortile molto meno.
Quanto costa entrare? Cambia in base alla serata, all'ospite e al momento in cui compri il biglietto, e per questo non troverai qui una cifra. Le prevendite sui canali degli organizzatori restano la strada più sensata per sapere in anticipo quanto si spende ed evitare code.
Va bene anche per chi non balla? Diciamo che è un posto costruito per ballare. Chi non ha nessuna intenzione di farlo può comunque passare una bella serata tra cortile e bancone, ma il centro di gravità della serata resta la sala.
Ci si arriva bene dal centro? All'andata sì, senza problemi. Al ritorno bisogna organizzarsi, per i motivi che ho spiegato nel paragrafo sui trasporti. È il consiglio che ripeto più spesso e che viene ignorato più spesso.
Perché un indirizzo così conta ancora
Chiudo con una considerazione che va oltre il singolo locale. Negli ultimi vent'anni le città europee hanno perso una quantità enorme di spazi per la notte, schiacciati tra i costi degli immobili, le pressioni residenziali, le normative e i cambiamenti nel modo in cui i giovani passano il tempo libero. Berlino, Londra, Amsterdam hanno affrontato il tema in modo esplicito, arrivando anche a istituire figure e uffici dedicati alla tutela della vita notturna intesa come patrimonio culturale ed economico. In Italia il dibattito è più timido, e i club continuano ad essere trattati come un problema di ordine pubblico più che come infrastruttura culturale.
Eppure la musica elettronica, la scena dei dj, le carriere degli artisti, le tecnologie audio, interi comparti creativi nascono lì dentro. Un club non è solo un posto dove si balla: è il laboratorio in cui una città sperimenta i suoni, le grafiche, le mode e i linguaggi che poi arrivano ovunque con cinque anni di ritardo. Quando un locale chiude, non si perde solo una sala: si perde un pezzo di quel laboratorio, e non si recupera facilmente.
Via Libetta è stata per Roma esattamente questo: un laboratorio a cielo aperto ricavato dentro capannoni vuoti, senza un piano, senza sovvenzioni, con la sola forza di un gruppo di persone che aveva voglia di fare qualcosa. Il fatto che il civico 1 abbia attraversato più di una stagione, cambiando nome e formula ma restando uno spazio per la notte, è la prova che quella voglia non si è mai spenta del tutto.
Quindi, se ci vai: vacci con la curiosità giusta. Guarda i muri, guarda il cortile, guarda l'altezza del soffitto e prova a immaginare cosa ci si faceva quando quello spazio serviva a qualcos'altro. La musica la senti comunque, ma il resto lo vedi solo se lo cerchi.
Prima di uscire di casa
Riassumo per punti quello che tengo a mente io quando programmo una serata da queste parti: guarda chi suona e non solo dove si va, verifica orari e prevendite sui canali ufficiali, porta un documento, decidi prima come torni a casa, metti scarpe che reggano quattro ore in piedi, bevi acqua con regolarità, rispetta il quartiere quando esci e fai le foto fuori invece che in pista. Non è una lista complicata e fa la differenza tra una serata riuscita e una serata da dimenticare.
Se organizzi un viaggio a Roma e vuoi incastrare una notte così dentro un itinerario che funzioni anche di giorno, il lavoro vero è capire cosa mettere nel pomeriggio precedente e cosa rimandare al giorno dopo, perché una serata che finisce all'alba ti mangia una mattinata intera. Per la parte di programmazione e per le visite guidate in città trovi un riferimento serio su Tour Leader Pro, che lavora sulle esperienze accompagnate a Roma e dintorni. Per costruire l'itinerario completo di un viaggio in Italia, con i tempi di spostamento, il numero di giorni per città e le combinazioni che hanno senso, la guida che consiglio è Italy Planner. Tra le due si copre praticamente tutto quello che serve: la giornata e il viaggio.
E se dopo la serata all'Ostiense ti viene voglia di vedere il resto del quartiere con la luce del sole, riparti dalla Centrale Montemartini e finisci alla Basilica di San Paolo fuori le Mura. Due chilometri scarsi, duemila anni di distanza, e la sensazione precisa di aver capito qualcosa di questa città.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.
