Achille Lauro allo Stadio Olimpico di Roma — Per Sempre Noi, Stadi 2027

Due sere di fila, mercoledì 30 giugno e giovedì 1 luglio 2027, alle 21:00, Achille Lauro porta Per Sempre Noi allo Stadio Olimpico di Roma, dentro il complesso del Foro Italico. La prima delle due serate è stata esaurita con più di un anno di anticipo, e proprio quel sold out anticipato ha reso necessaria la seconda: per un artista cresciuto fra la Serpentara e Vigne Nuove, cantare allo stadio della propria città per due notti consecutive è il tipo di traguardo che non si raggiunge per caso.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Scrivo queste righe con circa dieci mesi di margine sulla prima data, e vale la pena essere chiari fin da subito su una cosa: quasi tutto quello che riguarda la serata in sé, l’ordine dei brani, la forma del palco, gli eventuali ospiti, la divisione precisa dei settori, i prezzi definitivi, semplicemente non esiste ancora in forma pubblica e controllabile. Chi lo racconta oggi lo immagina. Quello che invece esiste già, e che conviene conoscere adesso, riguarda tre piani diversi: chi è l’artista che salirà su quel palco e da dove arriva la sua popolarità, che cosa è davvero lo Stadio Olimpico al di là del calcio della domenica, e come si sopravvive con eleganza a una serata da decine di migliaia di persone in un angolo di Roma che non è nato per contenerle.

Accompagno gruppi in giro per Roma da parecchi anni, e il Foro Italico resta uno dei posti che trovo più fraintesi della città. Chi ci viene per lo sport lo attraversa senza guardarlo, chi ci viene per un concerto lo considera un parcheggio con un palco dentro. È invece un complesso che meriterebbe una visita a sé, con la luce giusta sui mosaici, e la sera di un concerto quella visita si può quasi fare per intero senza pagare nulla e senza perdere un minuto di musica: basta arrivare con il margine necessario. Quello che segue serve a questo, a far arrivare chi legge preparato su tutti e tre i piani.

Le due date del 2027: 30 giugno e 1 luglio

Le due serate cadono a cavallo fra la fine di giugno e l’inizio di luglio, cioè nella finestra in cui Roma ha già cambiato completamente ritmo. Le scuole sono chiuse da metà giugno, la città ha adottato gli orari lunghi, il tramonto arriva intorno alle 20:45 e la luce vera si spegne soltanto dopo le 21:30. Un concerto che comincia alle 21:00 in quel periodo ha una caratteristica che a Roma si vede solo in questa manciata di settimane: la prima parte si svolge con il cielo ancora chiaro sopra la copertura in teflon, e il buio pieno arriva quando lo spettacolo è già cominciato da un pezzo.

Perché due sere e non una

La logica delle doppie date negli stadi è quasi sempre la stessa, e non ha niente di misterioso. Un concerto negli stadi comporta costi di allestimento enormi: il palco, le torri audio, le strutture video, la logistica dei mezzi, il personale. Montare tutto questo per una sola sera significa spalmare quei costi su una serata unica. Montarlo per due sere consecutive, con lo stesso allestimento già in piedi, cambia radicalmente i conti. Per questo, quando la prima data va esaurita presto, la seconda arriva quasi automaticamente: non è un capriccio, è il modo più razionale di usare una struttura che è già lì.

C’è però anche una lettura meno contabile, e riguarda specificamente Roma. Lauro non è un artista che arriva in città in tournée: è un artista che torna a casa. È nato a Verona nel 1990, ma è a Roma che è cresciuto, ed è nella periferia nord della città che si è formato tutto quello che poi è diventato la sua materia prima. Due sere consecutive allo Stadio Olimpico, per chi ha quella biografia, hanno un significato che non si esaurisce nel numero dei biglietti.

Che cosa si sa e che cosa resta aperto

Conviene mettere in fila con onestà le cose accertate e quelle che non lo sono ancora. Accertati sono il luogo, lo Stadio Olimpico dentro il Foro Italico, le due date, mercoledì 30 giugno e giovedì 1 luglio 2027, l’orario di inizio annunciato, le 21:00, la cornice, una tournée negli stadi intitolata Per Sempre Noi, e il fatto che la prima serata risultasse già esaurita con largo anticipo, tanto da rendere necessaria l’aggiunta della seconda.

Tutto il resto appartiene alla categoria delle informazioni che l’organizzazione rende pubbliche quando le ha, e che vanno cercate direttamente lì: la mappa dei settori per quelle serate specifiche, la collocazione esatta del palco, l’orario di apertura dei cancelli, l’eventuale presenza di chi apre la serata, le condizioni di accesso, il regolamento su che cosa si può portare dentro. Chi legge una scaletta pubblicata con dieci mesi di anticipo sta leggendo un’ipotesi.

Un’avvertenza che vale per qualunque concerto negli stadi italiani: la capienza commerciale di una serata musicale non coincide quasi mai con la capienza omologata per lo sport. Il campo viene in parte occupato dal palco e dalle strutture di servizio, in parte aperto al pubblico in piedi, e le tribune dietro il palco spesso non vengono messe in vendita. Il numero finale dipende dal progetto di quella produzione e nessuno può anticiparlo con mesi di margine.

Chi è Achille Lauro

Lauro De Marinis nasce a Verona l’11 luglio 1990, figlio di Nicola De Marinis, magistrato e professore universitario originario di Gravina in Puglia, e della veneta Cristina Zambon. La famiglia si trasferisce a Roma e lui cresce fra i quartieri della Serpentara e di Vigne Nuove, cioè nella periferia nord della città, lontano tanto dal centro turistico quanto dalle borgate più raccontate. È un dettaglio che conta, perché quella parte di Roma, fatta di palazzi degli anni Settanta e Ottanta e di spazi aperti male cuciti, compare in filigrana in tutta la sua produzione.

Il fratello, il Quarto Blocco, il nome

A quattordici anni Lauro si allontana dalla famiglia, che si era spostata in un’altra città, e va a vivere in una comune insieme al fratello maggiore Federico, detto Fet, già produttore per la crew Quarto Blocco. È grazie a lui che nasce la passione per la musica, ed è grazie a lui che il ragazzo entra nel giro del rap underground romano, quello dei mixtape scaricabili gratis e delle registrazioni fatte in casa.

Il nome d’arte arriva in quel periodo, e la spiegazione che ne ha dato lui stesso è disarmante: molti associavano il suo nome di battesimo al cognome dell’armatore napoletano Achille Lauro, e tanto valeva prenderne atto. Nel 2012 escono i primi due mixtape, Barabba e Harvard, prodotti con i produttori affiliati al Quarto Blocco e distribuiti in download gratuito. Nessuna etichetta, nessun budget, nessun piano.

Roccia Music e i primi album

Lauro diventa presto la figura di punta del suo collettivo, al punto che esponenti già consacrati dell’underground romano, fra cui Noyz Narcos, ne favoriscono l’ingresso nella Roccia Music, l’etichetta di Marracash e del produttore Shablo. Da lì escono Achille Idol immortale e, il 26 maggio 2015, Dio c’è, preceduto dallo Young Crazy EP. Già in questi lavori c’è qualcosa che non torna rispetto al rap tradizionale: alla chiusura di ogni traccia del primo album compare la lettura di un versetto evangelico riscritto in chiave personale, e i riferimenti religiosi non spariranno più dalla sua scrittura.

Il 30 giugno 2016 arriva l’annuncio dell’uscita dalla Roccia Music. Non è una rottura: Lauro ha sempre parlato bene di quell’esperienza, paragonando il proprio caso a quello di altri artisti per cui l’etichetta ha funzionato da rampa di lancio verso l’indipendenza. La ragione è un’altra, ed è la stessa che attraversa tutta la sua carriera: la volontà di fare da sé. Fonda la No Face Agency insieme al produttore DJ Pitch8, e nel novembre 2016 pubblica Ragazzi madre, terzo album in studio, che consacra il sodalizio con il produttore Edoardo Manozzi, in arte Boss Doms.

La svolta sonora

Il 2017 è l’anno in cui Lauro comincia a spostarsi. Firma con Sony Music in ottobre, partecipa a Pechino Express insieme a Boss Doms arrivando terzo, e soprattutto inizia a produrre brani che con il rap di strada hanno poco a che spartire. Nasce in quel giro di mesi l’etichetta informale della samba trap, un’ibridazione fra sonorità latine, melodia e struttura trap che lui stesso ha rivendicato come propria.

Il punto di arrivo di questa fase è Pour l’amour, pubblicato il 22 giugno 2018 in collaborazione con Boss Doms. È un disco dichiaratamente sperimentale, che mette insieme sonorità napoletane, house, suggestioni sudamericane e trap nello stesso contenitore. Lauro ha raccontato di averlo concepito isolandosi in una villa con i collaboratori, con l’idea di scrivere in quella sessione anche i due album successivi, come una trilogia. Nello stesso anno partecipa al Concerto del Primo Maggio a Roma.

I quattro Sanremo

Il grande pubblico lo incontra nel febbraio 2019, al Festival di Sanremo, con Rolls Royce. Il brano, orchestrato e diretto da Enrico Melozzi, è catalogabile come rock e non come rap, ed elenca in filastrocca una serie di idoli, da Jimi Hendrix a Amy Winehouse, da Elvis Presley ad Axl Rose, con la Rolls-Royce come simbolo della vita da rockstar. Chiude al nono posto su ventiquattro partecipanti, in fascia bassa presso la giuria demoscopica e in fascia alta presso quella della stampa: una spaccatura che riassume bene il personaggio.

Torna nel febbraio 2020 con Me ne frego, ottavo in classifica finale, ma quell’anno si parla soprattutto degli abiti. Quattro apparizioni, quattro citazioni visive costruite con la maison Gucci: una tuta aderente che richiama il San Francesco di Giotto, un abito semi trasparente con copricapo piumato ispirato alla marchesa Luisa Casati, un abito regale con parrucca e perle sul viso in riferimento a Elisabetta I d’Inghilterra, e per il duetto con Annalisa un vestito verde ripreso da Ziggy Stardust, l’alter ego di David Bowie. È il momento in cui Lauro smette di essere un cantante con un look e diventa un dispositivo visivo a tutti gli effetti.

Nel 2021 non gareggia: è ospite fisso per tutte e cinque le serate, con cinque quadri musicali che attraversano glam rock, rock and roll, pop, punk e musica classica. Nel 2022 torna in gara con Domenica, quattordicesimo. Nel febbraio 2025 partecipa per la quarta volta con Incoscienti giovani, settimo posto, e nella serata delle cover duetta con Elodie su A mano a mano di Riccardo Cocciante e Folle città di Loredana Bertè.

La trilogia del passato e la fase Warner

Nel 2020 Lauro annuncia la nascita dell’agenzia MK3 e l’ingresso in Warner Music Italy, che lo nomina Chief Creative Director della sussidiaria Elektra: è il primo artista italiano a ricevere un incarico di quel tipo. Da lì esce, il 24 luglio 2020, l’album 1990, e il 25 settembre 1969 Achille Idol Rebirth, riedizione ampliata del disco di Rolls Royce.

Il 16 aprile 2021 pubblica Lauro, album attraversato da riferimenti religiosi quasi in ogni traccia. L’11 giugno dello stesso anno esce Mille, cantata con Fedez e Orietta Berti, che debutta in vetta alla classifica dei singoli e diventa uno di quei brani che in Italia si sentono ovunque per tre mesi di fila.

San Marino, l’Eurovision, i libri, il resto

Nel febbraio 2022 vince la prima edizione di Una voce per San Marino con il brano punk Stripper, primeggiando fra diciotto partecipanti, e questo gli assicura la partecipazione all’Eurovision Song Contest 2022 di Torino in rappresentanza di San Marino. Si esibisce nella seconda semifinale e chiude quattordicesimo su diciotto con cinquanta punti, senza qualificarsi per la finale.

Parallelamente porta avanti progetti che rendono difficile definirlo soltanto un musicista: due libri, Sono io Amleto nel gennaio 2019 e 16 marzo: L’ultima notte nel maggio 2020, produzioni cinematografiche, conduzioni televisive, mostre, un ruolo da giudice a X Factor nel 2024. Nel marzo 2023 ha tenuto un intervento nell’Aula dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, nell’ambito del progetto che lo aveva portato a incontrare studenti delle scuole superiori italiane.

Comuni mortali e il 2026

Il 18 aprile 2025 esce Comuni mortali, album di impianto più dichiaratamente cantautorale, anticipato dal brano sanremese e accompagnato dal singolo Amor. Il disco arriva in vetta alla classifica degli album.

Il 2026 è stato un anno particolarmente denso. Il 17 febbraio è stata annunciata la nascita della Fondazione Madre, pensata per offrire percorsi di cura e di ascolto a ragazzi e ragazze in condizioni di fragilità e distanti dai canali tradizionali di supporto: un progetto che si aggancia direttamente alla materia autobiografica dei suoi primi dischi. La settimana successiva ha chiuso la cerimonia delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina all’Arena di Verona, cantando Incoscienti giovani. A fine febbraio è stato uno dei co conduttori della seconda serata del Festival di Sanremo 2026, condotto da Carlo Conti, accanto a Laura Pausini, Lillo e Pilar Fogliati.

Il 17 aprile 2026 è uscita la riedizione dell’album con il titolo Comuni immortali. Dal 26 maggio 2026 è direttore creativo dell’azienda di moda Dondup, e la prima collezione firmata da lui è stata presentata il 15 giugno 2026 in occasione del suo primo concerto in uno stadio, a San Siro. Quella data milanese è il precedente diretto di cui tenere conto: la sua prima volta con un pubblico da stadio è arrivata appena un anno prima delle serate romane.

Che cosa canta, e come

Chi non lo ha mai visto dal vivo e si aspetta un concerto rap si troverà davanti a qualcosa di diverso. Il repertorio attraversa almeno quattro linguaggi: l’origine hip hop, la fase latina e trap, la svolta rock, e la scrittura cantautorale più recente. Dal vivo questo si traduce in uno spettacolo costruito per quadri, con cambi d’abito, elementi scenografici e una componente teatrale che non è ornamento ma struttura: il costume, nel suo linguaggio, funziona come funziona un cambio di tonalità.

Una curiosità su Achille Lauro allo Stadio Olimpico di Roma — Per Sempre Noi, Stadi 2027

La curiosità che mi diverte di più raccontare a proposito di queste due serate riguarda una coincidenza di nomi che quasi nessuno nota. Lauro De Marinis ha scelto il proprio nome d’arte perché il pubblico associava già il suo nome di battesimo all’armatore napoletano Achille Lauro, figura enorme della marineria e della politica italiana del Novecento. Ora: quell’armatore fu anche presidente di una squadra di calcio e uomo di stadi, in un’epoca in cui gli stadi italiani venivano progettati e costruiti a ritmo serrato. Il ragazzo che ha preso in prestito quel nome per farsi riconoscere in un giro di mixtape gratuiti si ritrova, quindici anni dopo, a riempire due volte di fila il più grande impianto all’aperto di Roma. Non è un legame storico, è solo una rima: ma è il tipo di rima che il personaggio, per come si è costruito, avrebbe probabilmente rivendicato.

C’è poi un secondo strato, e riguarda la geografia romana. Serpentara e Vigne Nuove, dove Lauro è cresciuto, si trovano nel quadrante nord est della città, fuori dal Grande Raccordo Anulare in alcuni tratti, comunque molto lontano dal Foro Italico sia in chilometri sia in immaginario. Il Foro Italico è marmo bianco, retorica monumentale, tennis internazionale, CONI. La Serpentara è edilizia residenziale pubblica degli anni Settanta. Fra i due punti passano meno di quindici chilometri e almeno mezzo secolo di storia urbana che non si parla. Due sere di fila su quel palco significano, materialmente, che quel dialogo per una volta avviene.

Una seconda curiosità, di contorno

Lo Stadio Olimpico ha ospitato musica dal vivo solo a partire dal 1991, e non per caso. Prima della ricostruzione per il mondiale del 1990 l’impianto era sostanzialmente scoperto, e la conformazione delle tribune non era adatta a ospitare un palco e le strutture che un concerto richiede. Il primo evento musicale fu, nel luglio 1991, una serata congiunta di Miles Davis e Pat Metheny, con il palco costruito davanti alla curva Sud e circa ventimila spettatori. Vale la pena registrare l’ordine delle cose: il primo suono che uscì dagli altoparlanti di quello stadio non fu una canzone pop, fu una tromba jazz. Achille Lauro, che ha costruito un intero album con un’orchestra swing, sarebbe probabilmente il primo a trovarlo appropriato.

Lo Stadio Olimpico come edificio

Vale la pena guardarlo per quello che è, perché la maggior parte di chi ci entra non lo fa mai. Lo stadio si trova nella pianura compresa fra le pendici meridionali di Monte Mario e il Tevere, e fa parte del complesso del Foro Italico, costruito a partire dal 1928 su progetto di Enrico Del Debbio.

Dai Cipressi ai Centomila

La prima versione dell’impianto fu inaugurata nel 1932 con il nome di stadio dei Cipressi. Era stata progettata per centomila spettatori e realizzata con un metodo semplice e brutale: terrazzamenti sul lato di Monte Mario e riporti di terreno sugli altri lati. Non aveva quasi nulla della forma attuale, ed era pensata più per le adunate che per le partite: la superficie del prato era di circa ventimila metri quadrati, cioè grosso modo duecento metri per cento.

Fra il 1933 e il 1937 il progetto fu ripreso e modificato da Luigi Moretti, che aggiunse tribune in muratura anche sul lato verso il Tevere. Il 9 maggio 1937 fu inaugurato l’impianto ristrutturato, capace di sessantamila spettatori, con già in programma sopraelevazioni che avrebbero dovuto portarlo a centomila. Nelle intenzioni del regime quello stadio avrebbe dovuto ospitare i Giochi olimpici che Roma contava di ottenere per il 1940, Giochi che non si tennero mai.

Il recupero avvenne fra il 1949 e il 1953, in discontinuità dichiarata con il progetto originale. Il lavoro fu affidato all’ingegnere Carlo Roccatelli e all’architetto Cesare Valle, e dopo la morte del primo nel 1951 passò ad Annibale Vitellozzi, che ultimò la struttura nel 1953 per un costo complessivo di circa tre miliardi e quattrocento milioni di lire dell’epoca. Il nome scelto fu stadio dei Centomila, in ragione della capienza massima prevista. Il nome attuale arrivò dopo il 1955, quando Roma ottenne l’assegnazione dei Giochi olimpici del 1960.

La copertura in teflon

La forma che chiunque riconosce oggi non è degli anni Cinquanta: è del 1990. In vista del campionato mondiale di calcio di quell’anno lo stadio fu praticamente ricostruito, su progetto affidato dal CONI allo stesso Vitellozzi insieme a Clerici, Teresi e Michetti. Le tribune Tevere e Monte Mario furono sopraelevate di sei metri, le curve rifatte, i vecchi tralicci dei riflettori soppressi e l’illuminazione integrata nel bordo della copertura. L’impianto fu omologato per ottantacinquemila posti e consegnato alla FIFA con due settimane di ritardo rispetto alla data prevista, a dieci giorni dall’inizio del mondiale.

La copertura in teflon è l’elemento che ha stravolto il disegno originale e, per chi ascolta musica, l’elemento che conta di più. È una membrana tesa che copre gli spalti lasciando scoperto il campo, e ha due effetti opposti che è bene conoscere in anticipo. Il primo è positivo: chi si trova in tribuna è riparato dal sole basso di fine giugno e da un eventuale acquazzone serale. Il secondo è meno piacevole: una superficie tesa di quelle dimensioni riflette il suono, e in alcune posizioni laterali si percepisce un ritorno che sporca la definizione. Non è un difetto dell’impianto audio, è fisica applicata a una tensostruttura.

Come è diviso lo stadio

La nomenclatura dei settori è quella sportiva, e nelle serate musicali viene riutilizzata quasi sempre con gli stessi nomi. I due lati lunghi sono la Tribuna Monte Mario, verso la collina, e la Tribuna Tevere, verso il fiume. Le due estremità sono la Curva Nord e la Curva Sud. In una serata di concerto il palco viene montato davanti a una delle due curve, il campo diventa la zona in piedi, e la curva alle spalle del palco di solito non viene venduta.

Il Foro Italico intorno allo stadio

Qui viene la parte che la maggior parte del pubblico si perde, e che invece a me sembra il vero motivo per arrivare presto.

Il viale mosaicato e l’obelisco

L’ingresso principale del complesso si trova a sud est, in asse con il ponte Duca d’Aosta. Chi arriva da quel lato percorre un ampio viale interamente mosaicato a tessere bianche e nere, che in origine si chiamava piazzale dell’Impero e oggi è viale del Foro Italico. I mosaici raccontano, con un linguaggio figurativo insieme arcaizzante e moderno, sport, imprese, geografia e propaganda del periodo in cui furono realizzati. Camminarci sopra in una sera d’estate, con il sole radente che allunga le ombre sulle tessere, è un’esperienza visiva notevole e del tutto gratuita.

All’imbocco del viale si trova l’obelisco in marmo di Carrara alto diciassette metri e mezzo senza contare la base, intitolato a Mussolini. È un oggetto che continua a generare discussione: nell’aprile 2015 una proposta di rimuovere le iscrizioni dalla stele incontrò obiezioni da parte di periti architettonici e storici e non ebbe seguito. Il dibattito sulla ricontestualizzazione del complesso, cioè sull’aggiunta di apparati esplicativi che impediscano all’estetica originaria di restare l’unica voce dello spazio pubblico, è tuttora aperto fra gli studiosi. Lo segnalo perché camminare lì dentro senza saperlo significa perdersi metà di quello che si sta guardando.

Gli edifici del complesso

Gli edifici del progetto originario sono tre, e tutti e tre hanno avuto una seconda vita. Il Palazzo H, di Del Debbio, costruito fra il 1928 e il 1932, era la sede dell’Accademia fascista maschile di educazione fisica ed è dal 1951 la sede del CONI. Il Palazzo delle Terme, di Costantino Costantini, realizzato fra il 1930 e il 1936, ospita le piscine coperte e contiene due istituzioni che oggi appartengono a tutt’altro mondo: l’Auditorium Rai del Foro Italico, attivo dal 1995 negli spazi che erano dell’accademia di musica, e l’istituto di educazione fisica diventato nel 2008 Università degli Studi di Roma Foro Italico. Il terzo è l’Accademia di scherma di Luigi Moretti, costruita fra il 1934 e il 1936, un edificio che gli storici dell’architettura citano regolarmente fra i più riusciti del razionalismo italiano.

Lo Stadio dei Marmi

A pochi passi dall’Olimpico si trova quello che secondo me è l’oggetto più fotogenico dell’intero complesso. Lo Stadio dei Marmi fu costruito fra il 1928 e il 1932 su progetto di Del Debbio, ispirato dichiaratamente alla Grecia classica, come estensione dell’accademia per gli allenamenti quotidiani degli allievi. Le gradinate perimetrali in marmo bianco di Carrara furono ottenute sopraelevando il terreno di cinque metri e mezzo, e sulle gradinate furono collocate sessanta statue marmoree raffiguranti diverse discipline sportive, alle quali si aggiungono altre quattro statue in bronzo.

Le statue furono donate dalle varie province italiane, e quindi sono opera di autori diversi: la scultura dedicata al lancio del giavellotto arriva dalla provincia di Perugia, quella dedicata al pallone col bracciale dalla provincia di Forlì. La capienza è di circa cinquemiladuecento posti. Dal 12 settembre 2013 l’impianto è intitolato a Pietro Mennea, il velocista che detenne per diciassette anni il record mondiale sui duecento metri. Nel 2024 è stato riqualificato in occasione dei campionati europei di atletica leggera ospitati a Roma.

Una cosa che non ti dice nessuno su Achille Lauro allo Stadio Olimpico di Roma — Per Sempre Noi, Stadi 2027

Ecco la cosa che quasi nessuno mette per iscritto e che invece cambia concretamente l’esperienza di chi compra un biglietto per il prato: fra il pubblico in piedi e il palco, allo Stadio Olimpico, c’è una pista di atletica leggera.

La pista, che nessuno considera

L’Olimpico non è uno stadio all’inglese con le tribune a ridosso del rettangolo di gioco. È un impianto polifunzionale nato anche per l’atletica, e la pista che circonda il campo occupa una fascia di diversi metri su tutto il perimetro. Questo ha due conseguenze precise. La prima: chi si trova nelle prime file delle tribune basse è comunque più lontano dal campo di quanto sarebbe in uno stadio di solo calcio. La seconda, più importante per una serata musicale: la zona prato utilizzabile dal pubblico comincia oltre la pista, e la distanza fra l’ultima fila del prato e il palco può risultare considerevole.

Chi immagina il concerto visto da tre metri dal microfono deve ridimensionare. Il prato di uno stadio come questo, in una serata da decine di migliaia di persone, è un’esperienza collettiva magnifica e una posizione visiva mediocre per chiunque non arrivi ore prima e non si piazzi nelle transenne davanti.

Perché il palco non va dove vorresti

Una seconda cosa poco raccontata riguarda i vincoli. Un palco da stadio non si posiziona dove sembra più bello: si posiziona dove le vie di accesso dei mezzi pesanti lo consentono, dove le uscite di sicurezza restano libere, e dove il carico sulle strutture è sostenibile. Al Foro Italico questi vincoli sono più stringenti che altrove, perché l’area attorno allo stadio è satura di edifici vincolati e di impianti sportivi in uso, e gli spazi di manovra sono limitati. Il risultato è che la collocazione del palco negli anni è stata quasi sempre la stessa, davanti a una delle due curve, e che gli spazi di servizio occupano una porzione consistente del campo.

La differenza fra la prima e la seconda sera

Terza cosa che non si legge quasi mai, e che vale specificamente per le doppie date. La prima sera e la seconda sera di una doppia data non sono identiche, anche quando la produzione è la stessa. La prima ha, di norma, l’energia dell’evento inaugurale, il pubblico dei fedelissimi che ha comprato per primo, e la tensione tecnica di un allestimento che va in scena per la prima volta in quel luogo. La seconda arriva con l’impianto già rodato, spesso con un suono più a punto e con l’artista più rilassato.

Non esiste una risposta valida per tutti su quale scegliere. Chi vuole l’emozione della prima volta e il pubblico più caldo punta sulla prima. Chi dà valore alla resa tecnica e a un’organizzazione già collaudata, dentro e fuori dallo stadio, si trova probabilmente meglio la seconda sera. Aggiungo un dettaglio che riguarda la città: alla seconda serata anche la macchina dei trasporti e dei controlli ha già avuto una prova generale, e in genere si nota.

Il consiglio che ti do per visitare Achille Lauro allo Stadio Olimpico di Roma — Per Sempre Noi, Stadi 2027

Il consiglio è uno solo e lo dico senza giri di parole: non trattare quella sera come un trasferimento verso un cancello. Trattala come una giornata romana che finisce con un concerto. Chi arriva alle 20:45 con l’auto sul lungotevere vive una serata di code, controlli e affanno. Chi arriva alle 18:00 vive una serata completamente diversa, e paga lo stesso biglietto.

Come si costruisce il pomeriggio

La costruzione che propongo ai gruppi che accompagno è semplice. Arrivo in zona nel tardo pomeriggio, deposito di tutto il superfluo dove si alloggia, e passeggiata di avvicinamento a piedi. Se si arriva dalla sponda sinistra del Tevere, il passaggio sul ponte Duca d’Aosta mette l’obelisco e il viale mosaicato esattamente in asse davanti agli occhi, ed è la sequenza di immagini per cui quel complesso è stato progettato. Da lì, venti minuti bastano per percorrere il viale, dare un’occhiata allo Stadio dei Marmi e alle statue, e arrivare al proprio ingresso senza corsa.

In alternativa, a fine giugno vale la pena prendersi un’ora in più e salire verso Monte Mario, che è alle spalle dello stadio: il panorama su Roma dall’alto, con la luce delle 19:30 di fine giugno, è uno dei migliori che la città offra, e pochissimi di quelli che scendono allo stadio ci vanno. Chi invece preferisce restare in basso può muoversi verso Ponte Milvio, a un quarto d’ora di cammino, dove la vita serale comincia molto prima del concerto.

Che cosa portare e che cosa lasciare a casa

Acqua, prima di tutto, nella misura in cui il regolamento della serata la consente: il Foro Italico a fine giugno, alle nove di sera, conserva il caldo accumulato tutto il giorno dal cemento e dal marmo, e la disidratazione è il motivo più comune per cui qualcuno si sente male in tribuna. Scarpe chiuse e comode, perché fra avvicinamento, attesa, concerto e deflusso si cammina molto e si resta in piedi per diverse ore.

Come si arriva al Foro Italico

Lo dico subito perché è la cosa che genera più errori: allo Stadio Olimpico non arriva la metropolitana. Non c’è una fermata sotto lo stadio, non c’è una linea diretta dal centro, e chiunque pianifichi la serata dando per scontato il contrario si troverà a camminare molto più di quanto pensava.

Con i mezzi pubblici

Il metodo più affidabile passa per una combinazione. Dal centro si raggiunge la zona con le linee di superficie che risalgono i lungotevere della sponda destra, oppure si arriva in zona Flaminio con la linea A della metropolitana e da lì si prosegue in superficie o a piedi lungo il fiume: è una camminata di trenta o quaranta minuti, piacevole con la luce di fine giugno, meno piacevole al ritorno a mezzanotte.

Nelle grandi serate evento vengono di norma attivati rinforzi e servizi dedicati, con percorsi e capolinea che cambiano rispetto all’ordinario. Sono informazioni che l’azienda dei trasporti e il Comune pubblicano nei giorni immediatamente precedenti, e che conviene cercare quarantotto ore prima e non dieci mesi prima. Un’ulteriore possibilità, spesso trascurata, è il Ponte della Musica, la passerella pedonale e ciclabile che collega la sponda del Foro Italico con il quartiere Flaminio: attraversarla a piedi permette di passare da una riva all’altra evitando i nodi più congestionati.

In auto e in taxi

La risposta breve è: preferibilmente no. Nelle serate di grande afflusso l’area attorno al Foro Italico viene chiusa al traffico privato con dispositivi che cambiano di volta in volta, i parcheggi disponibili sono ampiamente insufficienti rispetto ai numeri, e i lungotevere della sponda destra diventano un imbuto. Chi proprio deve muoversi in auto farebbe bene a lasciarla molto lontano, in zona servita dai mezzi, e a coprire l’ultimo tratto in altro modo.

Il taxi funziona all’andata, con il ragionevole anticipo, e funziona molto meno al ritorno: a fine concerto la domanda simultanea di decine di migliaia di persone in un’area con poche vie di uscita rende i tempi di attesa imprevedibili. Chi ha davvero bisogno di un mezzo privato al ritorno dovrebbe concordare un punto di ritrovo lontano dallo stadio, oltre il ponte, e raggiungerlo a piedi.

Come funziona un concerto negli stadi

Per chi non ci è mai stato, conviene sapere in anticipo che cosa aspettarsi, perché un concerto in uno stadio non è un concerto grande: è un genere diverso.

La distanza e gli schermi

In un impianto da decine di migliaia di persone, la figura umana sul palco è piccola per la stragrande maggioranza del pubblico. Lo spettacolo passa attraverso gli schermi, la scenografia, le luci e il suono, e la regia video diventa parte integrante della drammaturgia. Chi ha un repertorio costruito su quadri visivi, come nel caso di Lauro, è avvantaggiato: il linguaggio dello stadio premia le immagini forti e le transizioni nette, e penalizza la sfumatura.

Il prato

Il posto sul campo è la scelta giusta per una fascia precisa di pubblico: chi è giovane, abituato, disposto ad arrivare presto e a restare in piedi per molte ore. È la posizione in cui si vive il concerto come fenomeno collettivo, con il coro attorno e la vibrazione dei bassi nel petto. È anche la posizione più faticosa, la più calda, quella con il minor accesso ai servizi, e quella in cui è più difficile spostarsi una volta che la densità aumenta.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: lo Stadio Olimpico è, in ordine di capienza, il secondo impianto italiano, ma è il primo per carico simbolico, e questo doppio statuto non è un dettaglio retorico. Ha conseguenze concrete su chi ci suona e su come lo racconta.

Perché la musica arriva solo dopo il 1990

È risaputo che l’Olimpico ospita concerti. Molto meno risaputo è che questa vocazione è recente e derivata: fu la ristrutturazione per il mondiale del 1990, con la copertura e il rifacimento delle curve, a rendere l’impianto idoneo. Prima di allora, per quasi quarant’anni di vita, quello stadio non aveva mai ospitato un concerto. Significa che tutta la tradizione musicale del luogo, che a noi sembra antica, ha poco più di trent’anni: è più giovane della carriera di molti degli artisti che ci salgono sopra.

Il corollario che si cita ancora meno riguarda il prato. Un terreno di gioco su cui giocano due squadre di Serie A e la nazionale di rugby è un impianto agronomico delicato e costoso, e ogni concerto lo mette sotto stress: il palco, le pedane, il peso dei mezzi, le migliaia di persone in piedi per ore. Per questo il calendario dei concerti allo stadio si concentra nella finestra fra la fine del campionato e la ripresa della preparazione, cioè grosso modo fra giugno e i primi di luglio. Non è una scelta di gusto estivo: è il periodo in cui il prato può essere sacrificato e rifatto.

Un aneddoto storico rende la cosa evidente. Il concerto con la maggiore affluenza mai registrata in Italia si tenne proprio qui, il 6 giugno 1998, con Claudio Baglioni nel tour Da me a te: ottantaduemila biglietti venduti più circa ottomila spettatori omaggio, per un totale intorno alle novantamila presenze. Fu possibile perché l’allora presidente del CONI autorizzò in via eccezionale l’installazione di un maxipalco a forma di stella lungo centododici metri e largo settantadue, e lo autorizzò per una ragione molto concreta: il prato sarebbe stato sostituito proprio quell’estate, quindi tanto valeva.

Biglietti e accesso

Scrivo con dieci mesi di anticipo e quindi resto sul piano dei principi, che sono quelli che non cambiano.

Dove si comprano

Il titolo di accesso va acquistato attraverso i canali ufficiali indicati dall’organizzazione del tour. Per queste due date vale una raccomandazione più forte del solito, proprio perché la prima serata risulta esaurita da tempo: quando una data è sold out con largo anticipo, la rivendita non ufficiale prolifera, e con lei prolifera il rischio di comprare titoli non validi. Un biglietto rifiutato al varco non si recupera, e con lui non si recupera il viaggio.

I controlli all’ingresso

I varchi aprono diverse ore prima dell’inizio e il flusso non è uniforme: c’è un primo afflusso di chi vuole il prato davanti, e poi una concentrazione molto densa nell’ultima ora. Presentarsi nell’ultima mezz’ora significa quasi certamente perdere l’inizio.

Accessibilità

Lo Stadio Olimpico dispone di postazioni per spettatori con disabilità motoria e per i rispettivi accompagnatori. Sono in numero limitato, si trovano in settori dedicati, e la loro collocazione dipende dalla configurazione della serata musicale, che non coincide con quella sportiva. La richiesta va avanzata all’organizzazione con largo anticipo, seguendo la procedura che viene indicata al momento della messa in vendita, e non è una formalità: i posti finiscono.

La foto giusta da fare a Achille Lauro allo Stadio Olimpico di Roma — Per Sempre Noi, Stadi 2027

Dentro lo stadio, con il palco a duecento metri e la luce che cambia ogni due secondi, le fotografie riescono male a quasi tutti. Le foto che valgono la pena, in questa serata, si fanno prima di entrare. Ne indico tre.

La prima: il viale mosaicato con l’obelisco in asse

Si arriva dal ponte Duca d’Aosta e ci si ferma all’imbocco del viale, mettendosi al centro. L’obelisco in marmo bianco si staglia contro il verde di Monte Mario, e il mosaico bianco e nero converge verso di lui creando una prospettiva che è esattamente quella per cui il complesso è stato disegnato. L’ora giusta, a fine giugno, è fra le 19:30 e le 20:15: il sole è basso, il marmo prende una tonalità calda e le tessere del mosaico guadagnano rilievo grazie alle ombre radenti. A mezzogiorno la stessa inquadratura è piatta e bruciata.

La seconda: lo Stadio dei Marmi in controluce

Le sessanta statue sulle gradinate, riprese dal basso con il cielo dietro, danno un’immagine che sembra uscita da un altro secolo, e in un certo senso lo è. Il trucco è non cercare di fotografarle tutte: una sola statua, isolata contro il cielo, con il profilo netto in controluce, racconta più di una panoramica. Se si riesce a cogliere il momento in cui il cielo vira verso l’arancione, il contrasto fra marmo bianco e fondo caldo è notevole.

La terza: la copertura vista dall’interno prima che si spengano le luci

Una volta dentro e seduti, prima che cali il buio, vale la pena girare l’obiettivo verso l’alto invece che verso il palco. La membrana in teflon, vista da sotto con la luce del crepuscolo che la attraversa, ha una texture e una geometria che nessuna foto del palco riuscirà a restituire, e nelle inquadrature in cui entrano anche le teste del pubblico e la linea delle tribune, restituisce la scala dell’evento molto meglio di uno zoom sfocato su una figura lontana.

Un’ultima raccomandazione, non tecnica: dieci minuti di fotografie all’inizio e poi il telefono in tasca. Un concerto negli stadi guardato attraverso uno schermo è la versione peggiore di sé stesso, e il video girato a quella distanza non lo riguarderà nessuno.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di questo pezzo di città è densa in modo quasi imbarazzante, e vale la pena averne almeno le coordinate mentre ci si cammina sopra.

Le origini e la ricostruzione

Il complesso nasce nel 1928 per iniziativa di Renato Ricci, allora sottosegretario all’Educazione Nazionale e fondatore dell’Opera Nazionale Balilla, su progetto di Enrico Del Debbio. Lo stadio dei Cipressi, inaugurato nel 1932 per il decennale del regime, era un impianto realizzato con terrazzamenti e riporti di terra, pensato più per le adunate che per lo sport. Le modifiche di Luigi Moretti fra il 1933 e il 1937 lo trasformarono in una quinta scenica, con l’inaugurazione della versione ristrutturata il 9 maggio 1937.

La ricostruzione del dopoguerra, affidata a Roccatelli, Valle e poi Vitellozzi, produsse un impianto dichiaratamente in discontinuità con il progetto precedente. L’inaugurazione avvenne il 17 maggio 1953, alla presenza del presidente della Repubblica Luigi Einaudi, con un programma doppio: l’incontro di ritorno della Coppa Internazionale fra Italia e Ungheria, vinto dagli ospiti per tre a zero con una rete di Nándor Hidegkuti, primo marcatore ufficiale nel nuovo impianto, e due di Ferenc Puskás, e subito dopo l’arrivo della tappa Napoli Roma del Giro d’Italia, vinta in volata da Giuseppe Minardi. La settimana successiva si giocò la prima partita di club, e la domenica seguente ancora fu il turno dell’altra squadra cittadina.

Le Olimpiadi del 1960

Nel 1955 il Comitato Olimpico Internazionale assegnò a Roma i Giochi della XVII Olimpiade. Per lo stadio i lavori furono tutto sommato contenuti: ampliamento della tribuna stampa, un impianto di illuminazione per le gare in notturna montato su quattro tralicci ai vertici del campo, e due tabelloni elettronici in cima alle curve, inaugurati nell’ottobre 1959.

Il 25 agosto 1960 lo stadio ospitò la cerimonia di apertura, e nei giorni successivi la pista fu teatro di una serie di primati che sono entrati nella storia dell’atletica. La statunitense Wilma Rudolph vinse tre medaglie d’oro, nei cento metri, nei duecento metri e nella staffetta quattro per cento, dove il tempo di quarantaquattro secondi e quattro decimi valse il record mondiale insieme alle compagne di squadra. Livio Berruti vinse i duecento metri in venti secondi e cinque decimi, eguagliando il record mondiale sia in semifinale sia in finale, e portando all’Italia la prima medaglia d’oro nella velocità. Nella stessa rassegna lo statunitense Otis Davis stabilì il primato mondiale sui quattrocento metri e l’australiano Herb Elliott quello sui millecinquecento.

Le notti del calcio

Sul versante calcistico l’elenco è lungo. Nel giugno 1968 lo stadio ospitò la finale del campionato europeo fra Italia e Jugoslavia, finita uno a uno dopo i supplementari e ripetuta due giorni più tardi, quando l’Italia vinse due a zero con le reti di Gigi Riva e Pietro Anastasi. Nel 1973 fu sede della Coppa Intercontinentale in gara unica. Nel maggio 1977 ospitò la finale di Coppa dei Campioni fra Liverpool e Borussia Mönchengladbach. Nel giugno 1980 la finale del campionato europeo fra Germania Ovest e Belgio, vinta due a uno dai tedeschi.

Il 30 maggio 1984 si giocò qui la finale di Coppa dei Campioni fra Liverpool e Roma, la prima nella storia della competizione decisa ai tiri di rigore, davanti a più di sessantanovemila spettatori. L’8 luglio 1990 arrivò la finale del campionato mondiale fra Germania Ovest e Argentina, decisa da un rigore all’ottantacinquesimo minuto davanti a oltre settantatremila persone. Nel 1991 lo stadio ospitò la finale di ritorno della Coppa UEFA, nel 1996 la finale di Champions fra Juventus e Ajax, anch’essa decisa ai rigori, e nel 2021 un quarto di finale del campionato europeo giocato con capienza ridotta.

L’atletica e il rugby

Oltre ai Giochi del 1960, la pista ha ospitato i campionati europei di atletica leggera del 1974 e quelli del 2024, i campionati mondiali del 1987 e i Giochi universitari del 1975. Dal 1980 vi si tiene con cadenza annuale una riunione internazionale di atletica istituita su iniziativa dell’allora presidente della federazione, e oggi intitolata a Pietro Mennea.

Dal 2012 lo stadio è la casa della nazionale italiana di rugby per le partite del Sei Nazioni, e il rugby all’Olimpico ha un’atmosfera diversa da qualunque altra: tribune miste, niente separazioni, un rapporto con il pubblico che di solito in quello stadio non si vede. Già nell’aprile 1954, un anno dopo l’inaugurazione, si giocò qui la finale di Coppa Europa di rugby fra Italia e Francia davanti a venticinquemila spettatori.

Le pagine buie

Sarebbe disonesto raccontare questo luogo soltanto attraverso i record. Il 28 ottobre 1979, circa un’ora prima dell’inizio del derby, Vincenzo Paparelli, meccanico di trentatré anni seduto nel settore centrale della Curva Nord, fu colpito al volto da un razzo artigianale sparato dalla curva opposta e morì prima di arrivare in ospedale. Il processo si concluse nel maggio 1987 con la sentenza della Cassazione. Quella morte diede avvio, sia sul piano legislativo sia su quello culturale, alla lunga discussione italiana sulla sicurezza negli impianti sportivi e sulla violenza organizzata delle frange estreme del tifo.

Il 23 gennaio 1994 lo stadio fu obiettivo di un attentato dinamitardo inquadrato nella strategia stragista di quegli anni: un’auto carica di esplosivo parcheggiata lungo il viale laterale avrebbe dovuto esplodere in prossimità dei mezzi dei carabinieri in servizio d’ordine durante una partita. L’ordigno non esplose, e la vicenda emerse soltanto anni dopo grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. È una pagina che in pochi conoscono e che vale la pena ricordare mentre si cammina tranquillamente lungo quello stesso viale con un biglietto in mano.

Chi è passato da Achille Lauro allo Stadio Olimpico di Roma — Per Sempre Noi, Stadi 2027

La serie di artisti che hanno calcato questo palco è più corta di quanto si immagini, per il motivo che ho spiegato sopra, ma è densa.

I primi

Il primo evento musicale in assoluto risale al luglio 1991: una serata congiunta di Miles Davis e Pat Metheny, con il palco montato davanti alla curva Sud e circa ventimila spettatori. Il primo artista italiano a esibirsi fu Zucchero nel giugno 1993, durante il suo tour L’Urlo, davanti a diecimila persone: numeri che oggi farebbero sorridere, ma che vanno letti nel contesto di un impianto che non aveva ancora una tradizione musicale.

Gli italiani

Il record assoluto di affluenza appartiene a Claudio Baglioni, il 6 giugno 1998, con il tour Da me a te: circa novantamila presenze complessive, il dato più alto mai registrato per un concerto in Italia, reso possibile dal maxipalco a forma di stella autorizzato in via eccezionale. Fra gli italiani il frequentatore più assiduo è Luciano Ligabue, che fra il 1996 e il 2023 è salito su quel palco tredici volte: un numero che non ha eguali e che racconta un rapporto quasi domestico con l’impianto.

Gli stranieri

Fra gli artisti internazionali i più presenti sono i Depeche Mode, cinque volte fra il 2006 e il 2023, seguiti dagli U2 con quattro apparizioni fra il 2005 e il 2017. Nel 1996, nell’ambito di un festival rock, si esibirono qui David Bowie e Tina Turner. Nel 2005 passarono i R.E.M. È un elenco che, letto di seguito, restituisce bene la natura selettiva di questo palco: allo Stadio Olimpico non si arriva per caso e non si arriva all’inizio di una carriera.

Gli altri appuntamenti del 2027

L’estate 2027 allo Stadio Olimpico si preannuncia particolarmente affollata, e le due date di Achille Lauro si inseriscono in una stagione che vede passare da qui diversi nomi di primo piano della musica italiana: Olly, Laura Pausini, i Pinguini Tattici Nucleari e la residenza di Vasco Rossi. Per chi arriva a Roma da fuori e ha una certa flessibilità di date, vale la pena guardare il calendario nel suo insieme prima di prenotare il viaggio.

Che cosa c’è intorno

Il Foro Italico non è un’isola, ed è circondato da una parte di Roma che pochi turisti vedono e che nelle ore prima e dopo un concerto diventa molto utile conoscere.

Ponte Milvio e dintorni

A un quarto d’ora di cammino verso nord si trova Ponte Milvio, uno dei ponti più antichi di Roma e, dal punto di vista storico, il luogo della battaglia del 312 fra Costantino e Massenzio. Oggi la zona attorno al ponte è uno dei poli della vita notturna romana, con una concentrazione di locali che nelle sere d’estate si riempiono presto. È il posto naturale dove passare le ore prima del concerto o dove andare a rallentare dopo, ed è servito abbastanza bene dai mezzi.

La sponda opposta: Flaminio

Attraversando il fiume si entra nel quartiere Flaminio, che negli ultimi vent’anni è diventato il quadrante contemporaneo di Roma. Qui si trovano il MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid, e l’Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano, che d’estate ospita una programmazione di concerti nella cavea all’aperto. Per chi arriva a Roma per una sera di stadio e vuole costruire una giornata sensata, il pomeriggio al MAXXI e la sera all’Olimpico sono una combinazione che funziona: si resta nello stesso quadrante e si attraversa un secolo di architettura italiana in pochi chilometri.

Domande veloci

Quando si tengono i concerti?

Mercoledì 30 giugno e giovedì 1 luglio 2027, con inizio annunciato alle 21:00 per entrambe le serate.

Quanto costano i biglietti?

I prezzi definitivi per settore e le eventuali variazioni sono materia dell’organizzazione e dei canali ufficiali di vendita, e vanno verificati lì. La prima serata risulta esaurita da tempo.

Chi è Achille Lauro, in breve?

Lauro De Marinis, nato a Verona nel 1990 e cresciuto a Roma fra la Serpentara e Vigne Nuove. Partito dal rap underground romano nei primi anni Dieci, è diventato una delle figure più riconoscibili del pop italiano, con quattro partecipazioni in gara al Festival di Sanremo, un ruolo da ospite fisso nel 2021, una partecipazione all’Eurovision per San Marino nel 2022 e una produzione che spazia fra musica, libri, moda, televisione e arti visive.

Come ci si arriva con i mezzi?

Non c’è una fermata della metropolitana allo stadio. Si combina la metropolitana fino alla zona Flaminio con un tratto in superficie o a piedi lungo il fiume, oppure si usano le linee di superficie che risalgono i lungotevere. Nelle serate evento vengono attivati servizi dedicati, comunicati nei giorni immediatamente precedenti.

Qual è il settore migliore?

Dipende dalla configurazione della serata, che verrà pubblicata dall’organizzazione. In linea generale i settori centrali e frontali rispetto al palco offrono la resa visiva e acustica migliore, mentre le posizioni molto laterali risentono della distanza e delle riflessioni della copertura.

Il posto sul prato è una buona idea?

Per chi è giovane, abituato e disposto ad arrivare molte ore prima, sì. Per chi porta bambini, ha difficoltà a stare in piedi a lungo o vuole vedere l’intera scena, un posto numerato frontale è una scelta più sensata.

A che ora finisce?

La fine effettiva di un concerto negli stadi in estate arriva di norma oltre le undici e mezza, e per essere davvero fuori dall’area e in movimento serve un’altra ora.

Vale la pena venire da fuori Roma?

Per chi ha un rapporto con quel repertorio, sì. Una data negli stadi non è un concerto qualunque, fine giugno a Roma offre le giornate più lunghe dell’anno, e con due date consecutive c’è anche una flessibilità in più nella scelta del viaggio. A patto di trattarla come una giornata romana intera e non come uno spostamento verso un tornello.

Dopo anni passati ad accompagnare gruppi per questa città, la cosa che mi sento di dire su una serata come questa è che il contenitore conta quanto il contenuto. Un artista cresciuto nella periferia nord di Roma, partito da mixtape distribuiti gratis in rete, che canta su un prato circondato da una pista di atletica dove Wilma Rudolph vinse tre ori, sotto una membrana in teflon progettata per un mondiale di calcio, in mezzo a un complesso di marmo bianco voluto da un regime per impressionare il mondo, a duecento metri da un ponte su cui nel 312 si decise la storia dell’impero. Nessuno di questi elementi è stato messo lì per creare atmosfera, e proprio per questo l’atmosfera funziona. Quello che serve a chi viene è la cosa più banale del mondo: verificare per tempo settore, orario e condizioni di accesso presso chi organizza, arrivare con il margine per guardarsi intorno, bere acqua e poi cantare.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private, Aziendali e V.I.P. Chi desidera una passeggiata guidata nel Foro Italico e nel quartiere Flaminio, fra l’architettura degli anni Trenta e quella contemporanea, accompagnato da una guida abilitata, scrive dalla pagina contatti di TourLeaderPro. Per agenzie e operatori che costruiscono programmi serali e musicali su Roma è attivo un servizio di consulenza nell’area riservata ai tour operator.

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Data Evento30 Giugno 2027 21:00 — 1 Luglio 2027
IndirizzoStadio Olimpico, Viale dei Gladiatori, 00135 Roma Roma Città
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