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Sesión Neón Andina. Joan Alfaro Cabrera alla Sala Dalí dell’Instituto Cervantes — dal 10 settembre al 24 ottobre 2026

Sesión Neón Andina. Joan Alfaro Cabrera è la mostra ospitata dall'Instituto Cervantes di Roma nella Sala Dalí, in piazza Navona 91, dal 10 settembre al 24 ottobre 2026. Organizzata dall'Ambasciata del Perù in Italia con il sostegno dell'Instituto Cervantes, è la prima mostra in Italia del pittore peruviano Joan Alfaro Cabrera. La Sala Dalí, secondo il sito ufficiale dell'Instituto Cervantes, è aperta dal martedì al venerdì dalle 14 alle 20 e il sabato dalle 12 alle 20; domenica e lunedì è chiusa. Le condizioni di accesso, incluso l'eventuale costo, sono indicate dall'Instituto Cervantes: per informazioni la sala risponde allo 06 686 18 71. Piazza Navona si raggiunge a piedi dal centro storico oppure in autobus, con le fermate di corso Vittorio Emanuele II, corso del Rinascimento e Senato a poche decine di metri; il tram più vicino ferma ad Arenula/Cairoli, a circa mezzo chilometro. Il riferimento ufficiale per aggiornamenti è il sito dell'Instituto Cervantes di Roma.

Colori al neon, abiti andini, grandi occhi di donna, un surrealismo che nasce a Cajamarca e arriva in una sala affacciata sulla piazza più teatrale di Roma. È un incontro curioso e, a nostro giudizio, riuscito: in una città dove l'offerta di mostre sull'arte latinoamericana contemporanea è scarsa, la Sala Dalí porta un pittore che in patria è un nome riconosciuto e che qui quasi nessuno conosce.

Piazza Navona a Roma
Piazza Navona, dove si trova l'Instituto Cervantes. Foto di Dietmar Rabich, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Sesión Neón Andina in breve

Sesión Neón Andina è una mostra di pittura di Joan Alfaro Cabrera, aperta alla Sala Dalí dell'Instituto Cervantes di Roma fino al 24 ottobre 2026. Ripercorre l'intera produzione pittorica dell'artista attraverso incisioni, oli su tela e acquerelli, uniti dall'uso del pigmento neon e dal tema dell'identità andina.

Le date e gli orari

La mostra ha aperto giovedì 10 settembre 2026 e chiude sabato 24 ottobre. La Sala Dalí apre dal martedì al venerdì dalle 14 alle 20 e il sabato dalle 12 alle 20. Il sabato è il giorno più comodo per chi lavora: si può venire già a mezzogiorno.

Chi la organizza

La mostra è organizzata dall'Ambasciata del Perù in Italia con il sostegno dell'Instituto Cervantes di Roma. All'inaugurazione, il 10 settembre, erano annunciati l'ambasciatore del Perù in Italia Manuel Cacho-Sousa Velázquez, il direttore dell'Instituto Cervantes di Roma Ignacio Peyró e l'artista.

Una prima italiana

È la prima mostra in Italia di Joan Alfaro Cabrera. Per un pittore che lavora da venticinque anni sull'identità andina, è un esordio italiano in una sede di grande visibilità, a pochi metri dalla Fontana dei Quattro Fiumi.

Cosa si vede in Sesión Neón Andina

In Sesión Neón Andina si vedono dipinti a olio, acquerelli e incisioni in cui il colore neon si fonde con le tradizioni peruviane, i vestiti sgargianti delle regioni andine e atmosfere oniriche dominate da grandi e dolci occhi femminili.

Il neon come identità

Nella presentazione della mostra l'artista spiega che il colore neon è sempre presente nelle sue opere, nei dettagli o per dare energia ai personaggi, e che nel mondo andino il neon è molto usato nei telai. Usarlo in pittura è per lui un omaggio continuo all'identità. È la chiave della mostra: quello che a un occhio europeo sembra un colore artificiale, pop, è in realtà un colore della tradizione tessile delle Ande.

Il surrealismo andino

Alfaro Cabrera definisce il proprio stile surrealismo andino: un universo in cui il magico e il reale convivono, i personaggi sono avvolti da ornamenti, le figure femminili hanno occhi cristallini e sguardi trasparenti. Il testo della mostra parla di una lettura onirica del mondo visivo del neon e di un meticciato raramente ritratto dalla pittura della sua Cajamarca.

Cajamarca, Cuzco, Arequipa

Le opere prendono spunto dalle usanze e dalle celebrazioni di luoghi come Cajamarca, Cuzco e Arequipa e di tutto il Perù. I costumi tipici delle varie regioni, ricorda la presentazione, hanno sempre mostrato un colore intenso e l'uso del pigmento neon nei disegni. La mostra è anche un piccolo atlante visivo delle Ande peruviane.

Le figure femminili

Il testo della mostra insiste sulle figure femminili incantate, con occhi cristallini, circondate da colori vivaci e poste in situazioni fantastiche. I personaggi hanno grandi orbite e sguardi trasparenti, e sono avvolti da ornamenti che li rendono, dice la presentazione, magici e attraenti. È il tratto più riconoscibile della pittura di Alfaro, quello che resta in mente uscendo dalla sala: volti che guardano chi guarda, dentro un mondo di tessuti e di luce.

Memoria e spiritualità

Secondo la presentazione, ogni olio, acquerello o disegno rivela un mondo simbolico che invita a riflettere sull'identità, sulla memoria e sul legame spirituale con le Ande. L'artista dice di aver scelto di esplorare la propria cultura quasi come un dovere, per cogliere la ricchezza del Perù e la varietà dei suoi costumi, a Cajamarca e in tutta la regione andina.

Tecniche

Oli, acquerelli, incisioni. Olio e acrilico, spiega l'artista, dialogano nella sua pittura da venticinque anni. Nella biografia ufficiale si ricordano anche ceramica e scultura, ma la mostra romana si concentra sulla produzione pittorica e grafica.

Chi è Joan Alfaro Cabrera

Joan Alfaro Cabrera è un pittore peruviano nato a Cajamarca nel 1982, indicato nelle note biografiche della mostra come uno degli esponenti più interessanti del surrealismo andino contemporaneo.

L'infanzia e il disegno

Le note biografiche raccontano che Alfaro scopre da bambino che l'arte sarà la sua lingua: il primo ricordo è l'atto di disegnare su lavagne, quaderni, qualsiasi superficie. All'inizio vorrebbe diventare musicista come il padre, che gli insegna a suonare diversi strumenti con la mano sinistra.

La scuola d'arte e la psicologia

La scuola d'arte di Cajamarca, racconta l'artista, non è come se l'aspettava: dopo tre anni di università la lascia e decide di studiare psicologia. Poi un amico pittore di famiglia gli insegna la tecnica a olio, e il padre gli regala un piccolo libro su Van Gogh. È lì, dice, che si risveglia il colore che gli mancava.

Un autodidatta

La biografia lo definisce autodidatta, con una carriera segnata da una visione personale. Il suo lavoro è descritto come un ponte fra l'immaginario ancestrale e la sensibilità contemporanea, con opere a olio, acquerelli, incisioni, ceramica e scultura che riflettono il paesaggio andino, la memoria collettiva e la cosmovisione delle sue radici.

Ambasciatore del surrealismo andino

Le note ufficiali presentano Alfaro come rappresentante del marchio Perù e ambasciatore del surrealismo andino nel mondo. La mostra romana, organizzata da un'ambasciata, ha anche questa funzione: far conoscere l'arte contemporanea peruviana fuori dai suoi confini.

Il Perù a Roma, in Sala Dalí

Sesión Neón Andina nasce dalla collaborazione fra l'Ambasciata del Perù in Italia e l'Instituto Cervantes di Roma, l'istituzione che a Roma insegna lo spagnolo e fa conoscere le culture ispaniche.

Perché il Cervantes

L'Instituto Cervantes non si occupa solo della Spagna: la sua missione riguarda le culture di lingua spagnola, e il Perù ne fa parte. La Sala Dalí, lo spazio espositivo del Cervantes nel centro di Roma, è la vetrina naturale per un artista latinoamericano che arriva per la prima volta in Italia.

Due sedi, due funzioni

L'Instituto Cervantes di Roma ha la sede principale in via di Villa Albani 16, dove si tengono corsi e dove si trova la biblioteca, e la Sala Dalí in piazza Navona 91, dedicata alle attività culturali ed espositive. Chi cerca la mostra deve andare in piazza Navona.

La Sala Dalí in piazza Navona, la sede

La Sala Dalí è lo spazio espositivo dell'Instituto Cervantes di Roma in piazza Navona 91, aperto dal martedì al venerdì dalle 14 alle 20 e il sabato dalle 12 alle 20.

Una sala sulla piazza

Entrare in una mostra direttamente da piazza Navona è un'esperienza particolare: si passa in pochi passi dalla folla, dagli artisti di strada e dalle fontane al silenzio di una sala espositiva. Per una pittura che parla di sogno e di colore, il contrasto con il barocco della piazza è un buon preludio.

Un ingresso da cercare

Il civico 91 si affaccia sulla piazza, fra i palazzi che la circondano. Chi arriva per la prima volta spesso passa davanti senza notarlo, distratto dalle fontane e dai cavalletti: cerca il numero civico e l'insegna dell'Instituto Cervantes, e se hai dubbi chiedi al telefono della sala prima di arrivare.

Contatti

La sala risponde allo 06 686 18 71 e all'indirizzo email pnavona@cervantes.es, come indicato sul sito ufficiale. Per gruppi o per verificare aperture straordinarie è la strada più diretta.

Piazza Navona, lo stadio diventato piazza

Piazza Navona è una delle piazze monumentali più celebri di Roma, costruita sulla forma dell'antico Stadio di Domiziano e trasformata in capolavoro barocco dalla famiglia Pamphili per volere di papa Innocenzo X. Scheda completa su Piazza Navona.

Lo Stadio di Domiziano

Lo stadio fu costruito dall'imperatore Domiziano nell'85 e restaurato da Alessandro Severo nel III secolo. Era lungo 265 metri, largo 106, e poteva ospitare 30.000 spettatori. Le sue strutture si visitano nei sotterranei dello Stadio di Domiziano.

Il nome

Il nome originario era in Agone, dal latino dei giochi, perché lo stadio era usato per le gare di atletica. Per trasformazione linguistica, in Agone è diventato Naone e poi Navona.

Le fontane e la chiesa

Al centro c'è la Fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini, realizzata fra il 1648 e il 1651. A sud la Fontana del Moro, di Giacomo della Porta ritoccata da Bernini; a nord la Fontana del Nettuno. Davanti alla fontana centrale si alza Sant'Agnese in Agone, iniziata nel 1652 e affidata a Borromini dal 1653.

Come arrivare alla Sala Dalí

La Sala Dalí, in piazza Navona 91, si raggiunge nel modo migliore a piedi dal centro storico; in autobus le fermate più vicine sono su corso Vittorio Emanuele II, su corso del Rinascimento e in piazza delle Cinque Lune.

In autobus

Le fermate C.so Vittorio Emanuele/Navona e Rinascimento sono a circa cento metri dalla piazza; sul lato nord c'è la fermata Senato, in piazza delle Cinque Lune. Linee e orari vanno verificati sul calcolatore di percorso di ATAC, perché nel centro storico i percorsi cambiano spesso per lavori e manifestazioni.

In tram e in metro

Il tram più vicino ferma ad Arenula/Cairoli, a circa mezzo chilometro: da lì dieci minuti a piedi verso nord. Nessuna stazione della metropolitana è vicina: la fermata Spagna della linea A è a oltre un chilometro.

A piedi

Dal Pantheon sono meno di quattrocento metri, da Campo de' Fiori circa duecento. Il centro storico si attraversa bene a piedi ed è il modo più piacevole per arrivare.

In auto

Piazza Navona è nella zona a traffico limitato del centro storico. L'auto privata è sconsigliabile: meglio i mezzi o un taxi.

Come visitare Sesión Neón Andina

Per Sesión Neón Andina bastano tre quarti d'ora: è una mostra monografica in una sala, adatta a una sosta dentro una passeggiata nel centro storico.

Quando andare

Il sabato la sala apre già a mezzogiorno, e si può combinare con un pranzo in zona. Nei giorni feriali l'apertura è alle 14: il tardo pomeriggio, verso le 18, quando la luce su piazza Navona si fa calda, è a nostro giudizio il momento migliore.

Cosa guardare

Guarda i dettagli dei costumi: i motivi tessili, i bordi, i colori fluorescenti inseriti nei tessuti dipinti. È lì che si capisce il legame fra il neon e la tradizione andina che l'artista rivendica. Poi guarda gli occhi delle figure femminili, il segno più riconoscibile della sua pittura.

Con i bambini

Colori accesi, figure grandi, abiti festosi: è una mostra che i bambini guardano volentieri. Una sosta breve, dentro una passeggiata a piazza Navona fra fontane e artisti di strada, funziona bene anche con i più piccoli.

Accessibilità

Per informazioni sull'accesso alla sala con disabilità motorie conviene contattare direttamente la Sala Dalí al numero indicato dall'Instituto Cervantes prima della visita.

Una curiosità su Sesión Neón Andina. Joan Alfaro Cabrera alla Sala Dalí dell'Instituto Cervantes — dal 10 settembre al 24 ottobre 2026

La curiosità più bella di questa mostra riguarda il colore che le dà il titolo. Chi vede un quadro di Joan Alfaro Cabrera per la prima volta pensa quasi sempre alla pop art, alla grafica urbana, alle luci della città contemporanea: il neon è per noi europei un colore artificiale, industriale, notturno. Nella presentazione della mostra l'artista rovescia questa idea. Il neon, spiega, è molto usato nei telai del mondo andino, e i costumi tipici delle varie regioni del Perù hanno sempre mostrato colori intensi e pigmenti fluorescenti nei loro disegni. Usarlo in pittura non è una concessione alla moda, ma un omaggio all'identità.

La seconda curiosità è biografica. Alfaro voleva fare il musicista come il padre, che gli aveva insegnato a suonare diversi strumenti con la mano sinistra. Poi lasciò la scuola d'arte di Cajamarca dopo tre anni e si iscrisse a psicologia. A riportarlo alla pittura furono un amico di famiglia, che gli insegnò la tecnica a olio, e un piccolo libro su Van Gogh regalato dal padre. Uno sguardo formato dalla psicologia e acceso dal colore di Van Gogh: tenerlo a mente aiuta a leggere quei grandi occhi femminili che fissano il visitatore da ogni parete.

Una cosa che non ti dice nessuno su Sesión Neón Andina. Joan Alfaro Cabrera alla Sala Dalí dell'Instituto Cervantes — dal 10 settembre al 24 ottobre 2026

Quello che raramente si dice è che a piazza Navona, la piazza di Roma dove si vede più pittura per metro quadro, la pittura migliore è spesso dentro gli edifici e non sotto i cavalletti. Dal dopoguerra, ricorda Wikipedia, artisti, pittori e ritrattisti hanno cominciato a frequentare la piazza con i loro cavalletti per dipingere, esporre e vendere. La maggior parte dei visitatori si ferma lì. Pochi alzano gli occhi verso i portoni e scoprono che al civico 91 c'è una sala espositiva con una mostra monografica di un pittore internazionale.

La seconda cosa che nessuno dice è che le mostre degli istituti culturali stranieri sono fra le occasioni più sottovalutate di Roma. Ambasciate, accademie e istituti portano in città artisti che altrimenti non arriverebbero mai, in spazi centrali e con orari comodi. La Sala Dalí è uno di questi spazi. La terza è pratica: la sala è chiusa la domenica e il lunedì, proprio i giorni in cui molti turisti passeggiano a piazza Navona. Organizzati per venire fra il martedì e il sabato, altrimenti troverai la porta chiusa.

Il consiglio che ti do per visitare Sesión Neón Andina. Joan Alfaro Cabrera alla Sala Dalí dell'Instituto Cervantes — dal 10 settembre al 24 ottobre 2026

Il consiglio è di usare la mostra come pretesto per una passeggiata ragionata nel rione Parione, e non come una tappa isolata. Arriva a piazza Navona verso le 17 di un giorno feriale, fai il giro completo della piazza partendo dalla Fontana del Moro, fermati davanti ai Quattro Fiumi e a Sant'Agnese, poi entra alla Sala Dalí. Tre quarti d'ora di mostra, e quando esci la piazza avrà la luce del tramonto.

Dentro, prenditi il tempo di guardare da vicino almeno tre opere: il colore neon si vede davvero solo a pochi centimetri dalla tela, dove si capisce come l'artista lo inserisce nei tessuti e negli ornamenti. Se hai più tempo, prima o dopo scendi nei sotterranei dello Stadio di Domiziano: vedere le fondamenta antiche della piazza e poi la pittura contemporanea peruviana, a pochi metri di distanza, è una di quelle combinazioni che solo Roma permette. E ricorda la chiusura del 24 ottobre, un sabato: meglio non ridursi all'ultimo giorno.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che piazza Navona ha la forma di un antico stadio. Si cita meno spesso che per secoli è stata anche un lago. Wikipedia ricorda che d'estate si chiudevano gli scarichi delle fontane e la parte concava della piazza veniva allagata, per il refrigerio dei romani e come spettacolo: le carrozze attraversavano l'acqua, il popolo si accalcava sui bordi, la nobiltà guardava dai balconi addobbati. L'uso fu introdotto sotto Innocenzo X nel 1653, vietato nel 1676, ripristinato da Clemente XI e abolito definitivamente da Pio IX nel 1866 per motivi igienici.

Un'altra cosa poco citata è che la piazza ospitava un mercato, nato nel 1477 quando Sisto IV vi trasferì gran parte del mercato del Campidoglio. Nel tempo il mercato si è spostato a Campo de' Fiori, e a piazza Navona è rimasto solo quello natalizio, con la tradizione della Befana. E fra il 1810 e il 1839 la piazza ospitò le corse al fantino, corse di cavalli montati. Un luogo che è stato stadio, mercato, lago, ippodromo e palcoscenico degli artisti di strada: una mostra di surrealismo andino, in fondo, è solo l'ultimo di una lunga serie di usi inattesi.

Intorno a piazza Navona: cosa vedere nel rione Parione

La Sala Dalí è nel rione Parione, uno dei tratti più densi del centro storico: nel raggio di pochi minuti a piedi ci sono piazze, chiese, musei e palazzi.

Pasquino e Palazzo Braschi

La statua parlante di Pasquino, secondo Wikipedia forse una copia di un gruppo ellenistico che decorava lo stadio, è nella piazzetta accanto. A due passi c'è il Museo di Roma a Palazzo Braschi, che dal 6 ottobre 2026 ospita la mostra di Keith Haring.

Il Museo Barracco e Palazzo Altemps

Il Museo Barracco, dedicato alla scultura antica, è su corso Vittorio Emanuele II. Verso nord, oltre la piazza, c'è Palazzo Altemps, a poco più di quattrocento metri.

Campo de' Fiori e il Pantheon

Attraversando corso Vittorio Emanuele II si arriva in pochi minuti a Campo de' Fiori; verso est, a meno di quattrocento metri, il Pantheon. Sono le due direzioni naturali per proseguire la passeggiata dopo la mostra.

Dove mangiare vicino a piazza Navona

Mangiare bene intorno a piazza Navona richiede un minimo di metodo: i tavoli con vista diretta sulla piazza fanno pagare soprattutto il panorama. Meglio spostarsi di una o due strade verso l'interno del rione.

Un pranzo veloce

Fra Campo de' Fiori e corso Vittorio Emanuele II ci sono forni, pizzerie al taglio e piccoli locali per un pranzo in piedi. Il sabato, con la sala aperta da mezzogiorno, un pranzo leggero prima della mostra è la soluzione più comoda.

Trattorie

Nelle vie laterali di Parione si trovano trattorie di cucina romana. Scegli quelle con un menu breve e stagionale, e chiedi il piatto del giorno.

La foto giusta da fare a Sesión Neón Andina. Joan Alfaro Cabrera alla Sala Dalí dell'Instituto Cervantes — dal 10 settembre al 24 ottobre 2026

La foto giusta di questa visita è un contrasto di colori. Dentro la Sala Dalí, se le regole della sala lo consentono, cerca un dettaglio in cui il neon esplode: un bordo fluorescente su un abito tradizionale, un ornamento acceso intorno a un volto. Inquadra stretto, senza flash, e lascia che il colore riempia l'immagine. Prima di fotografare, chiedi sempre al personale se è permesso.

Poi esci e fai la stessa cosa con la piazza: cerca un'inquadratura in cui i colori caldi del travertino e degli intonaci barocchi riempiano lo spazio, magari la facciata di Sant'Agnese in Agone con la Fontana dei Quattro Fiumi davanti, al tramonto, quando la pietra si fa dorata. Mettendo le due foto una accanto all'altra hai il racconto della giornata: il colore artificiale delle Ande e il colore naturale di Roma, a pochi metri di distanza. Chi vuole un'immagine più insolita può cercare, sul lato della piazza, gli artisti con i cavalletti: pittura contemporanea di strada e pittura contemporanea in sala, un dialogo che piazza Navona propone da decenni.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di piazza Navona comincia nell'85, quando l'imperatore Domiziano fa costruire lo stadio per le gare di atletica: 265 metri di lunghezza, 106 di larghezza, 30.000 spettatori. Nel III secolo Alessandro Severo lo restaura. Nel Medioevo, fra il X e l'XI secolo, il Campus Agonis appartiene all'Abbazia di Farfa; nel XIII secolo passa sotto il controllo della magistratura capitolina e torna periodicamente a usi ludici. Nel 1476 vi si tiene una giostra organizzata dalla famiglia di papa Sisto IV, e nel 1477 lo stesso Sisto IV vi trasferisce gran parte del mercato del Campidoglio.

Il Seicento è il secolo della trasformazione barocca. Innocenzo X Pamphili vuole la piazza come celebrazione della sua famiglia: fra il 1644 e il 1650 Girolamo Rainaldi costruisce Palazzo Pamphilj; fra il 1648 e il 1651 Bernini realizza la Fontana dei Quattro Fiumi; nel 1652 comincia Sant'Agnese in Agone, affidata a Borromini dal 1653. Nello stesso 1653 si introduce l'uso di allagare la piazza d'estate, vietato nel 1676, ripreso da Clemente XI e abolito da Pio IX nel 1866. Fra il 1810 e il 1839 si corrono le corse al fantino. Nel 1833 Giuseppe Gioachino Belli dedica alla piazza un sonetto. Nel Novecento la piazza diventa il set dell'episodio Mara di Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, e dal dopoguerra il luogo degli artisti di strada. Nel 2026, al civico 91, arriva per la prima volta in Italia la pittura di Joan Alfaro Cabrera.

Chi è passato da Sesión Neón Andina. Joan Alfaro Cabrera alla Sala Dalí dell'Instituto Cervantes — dal 10 settembre al 24 ottobre 2026

Da piazza Navona sono passati gli atleti e gli spettatori dello Stadio di Domiziano, poi i cavalieri delle giostre rinascimentali e i mercanti del mercato voluto da Sisto IV. Nel Seicento sono passati papa Innocenzo X, la potente cognata Donna Olimpia Maidalchini, e i grandi architetti del barocco in competizione per le commissioni: Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Girolamo Rainaldi, Giacomo della Porta prima di loro. È passato il viaggiatore Pietro Della Valle, che in Persia paragonò alla piazza di Isfahan proprio piazza Navona.

Sono passati i romani che d'estate attraversavano il lago in carrozza, i fantini delle corse ottocentesche, il poeta Belli con i suoi sonetti, Vittorio De Sica con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Dal dopoguerra passano i pittori con i cavalletti, i ritrattisti, gli artisti di strada. E nel settembre 2026 sono passati dalla Sala Dalí l'ambasciatore del Perù in Italia Manuel Cacho-Sousa Velázquez, il direttore dell'Instituto Cervantes di Roma Ignacio Peyró e Joan Alfaro Cabrera, arrivato da Cajamarca con i suoi colori al neon. Per un pittore che voleva fare il musicista e ha trovato la sua strada in un libro su Van Gogh, esporre su questa piazza è un bel traguardo.

Piazza Navona in autunno

La mostra occupa l'autunno migliore di Roma, fra metà settembre e fine ottobre, quando le giornate sono ancora lunghe e miti e il centro storico si gira bene a piedi.

Le altre mostre in zona

Dal 6 ottobre Palazzo Braschi apre la mostra di Keith Haring: due mostre di pittura figurativa e colorata, a pochi passi, in un pomeriggio solo. Il colore acceso di Haring e il neon di Alfaro formano un'accoppiata più coerente di quanto sembri.

Prima della folla natalizia

La mostra chiude il 24 ottobre, prima che piazza Navona si riempia delle bancarelle del mercato natalizio. È il momento giusto per vedere la piazza nella sua forma più pulita.

Domande frequenti su Sesión Neón Andina alla Sala Dalí

Quando è aperta la mostra di Joan Alfaro Cabrera a Roma?

Sesión Neón Andina. Joan Alfaro Cabrera è aperta alla Sala Dalí dell'Instituto Cervantes, in piazza Navona 91, dal 10 settembre al 24 ottobre 2026. La sala apre dal martedì al venerdì dalle 14 alle 20 e il sabato dalle 12 alle 20; è chiusa domenica e lunedì.

Dove si trova la Sala Dalí dell'Instituto Cervantes?

La Sala Dalí dell'Instituto Cervantes di Roma si trova in piazza Navona 91, nel rione Parione. È lo spazio espositivo del Cervantes, distinto dalla sede dei corsi e della biblioteca, che è in via di Villa Albani 16. Il telefono della sala è 06 686 18 71.

Chi è Joan Alfaro Cabrera?

Joan Alfaro Cabrera è un pittore peruviano nato a Cajamarca nel 1982, autodidatta, esponente del surrealismo andino contemporaneo. Nei suoi oli, acquerelli e incisioni usa il pigmento neon per raccontare l'identità andina. Sesión Neón Andina è la sua prima mostra in Italia.

Cosa si vede nella mostra Sesión Neón Andina?

Nella mostra Sesión Neón Andina si vedono oli su tela, acquerelli e incisioni di Joan Alfaro Cabrera: figure femminili dai grandi occhi, costumi tradizionali delle Ande peruviane, colori al neon e atmosfere oniriche ispirate a Cajamarca, Cuzco e Arequipa.

Chi organizza la mostra al Cervantes?

La mostra Sesión Neón Andina è organizzata dall'Ambasciata del Perù in Italia con il sostegno dell'Instituto Cervantes di Roma, che la ospita nella Sala Dalí di piazza Navona dal 10 settembre al 24 ottobre 2026.

Come si arriva alla Sala Dalí con i mezzi pubblici?

La Sala Dalí, in piazza Navona 91, si raggiunge con gli autobus che fermano su corso Vittorio Emanuele II, su corso del Rinascimento e alla fermata Senato; il tram più vicino è ad Arenula/Cairoli, a circa mezzo chilometro. Nessuna stazione della metro è vicina.

La mostra è adatta ai bambini?

Sì, la mostra di Joan Alfaro Cabrera alla Sala Dalí è adatta ai bambini: colori accesi, figure grandi e abiti festosi catturano l'attenzione anche dei più piccoli. La visita è breve e si inserisce bene in una passeggiata a piazza Navona.

Il consiglio finale su Sesión Neón Andina

Il consiglio è andarci in un pomeriggio feriale, prima del 24 ottobre, e fare della mostra il centro di una passeggiata nel rione Parione: conviene guardare i quadri da vicino, poi guardare la piazza con occhi nuovi. Per scoprire la Roma barocca con una guida che racconti Bernini e Borromini fra una fontana e l'altra, la redazione di Tour Leader Pro organizza visite private su misura.

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Data Evento10 Settembre 2026 — 24 Ottobre 2026
IndirizzoSala Dalí, Piazza Navona 91, 00186 Roma Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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