Sasha Waltz e Anastasia Kobekina, Bach Cello Dance al Teatro Argentina — 6 ottobre 2026
Bach Cello Dance, il duo di Sasha Waltz e Anastasia Kobekina, è in scena al Teatro Argentina di Roma martedì 6 ottobre 2026 alle 20, per una sola sera, in prima nazionale nel cartellone del Romaeuropa Festival. Il teatro si trova in Largo di Torre Argentina 52, nel centro storico: il tram 8 ferma a Torre Argentina, a pochi passi dall'ingresso, e da piazza Venezia si arriva a piedi in pochi minuti; le stazioni della metro B più comode sono Colosseo e Circo Massimo. Lo spettacolo dura 65 minuti. Il Romaeuropa Festival indica biglietti da 25 a 40 euro, con la possibilità di usare il passepartout del festival; si comprano dalla pagina ufficiale dello spettacolo sul sito del Romaeuropa Festival, che rimanda al circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, oppure al box office del festival, al numero 06 4555 3050.
Sasha Waltz e Anastasia Kobekina all'Argentina: data, orario e biglietti
Bach Cello Dance è un appuntamento unico: una sola recita, martedì 6 ottobre alle 20, al Teatro Argentina. Il Romaeuropa Festival lo presenta nella sezione danza come prima nazionale, con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels e in collaborazione con la Fondazione Teatro di Roma, che gestisce la sala. Il progetto si inserisce anche nelle iniziative per i settantacinque anni della ripresa delle relazioni diplomatiche fra Italia e Germania.
Una sera sola, e questo cambia tutto
Con una sola replica in una sala di settecentoventi posti, la disponibilità è limitata per definizione. Chi è interessato non ha un secondo fine settimana su cui ripiegare: la data è quella, e i posti centrali di platea sono i primi a sparire negli spettacoli di danza, dove la visione frontale conta più che in prosa.
Prezzi e passepartout
La pagina ufficiale del festival indica biglietti da 25 a 40 euro e l'uso del passepartout, con un valore da tre a quattro ingressi. Il passepartout è la formula che il Romaeuropa propone a chi vuole comporre un proprio percorso fra più spettacoli della stagione: se avete in mente altri titoli d'autunno, conviene valutarlo prima di comprare il biglietto singolo.
Durata e crediti
Lo spettacolo dura 65 minuti. In scena ci sono due sole artiste: Anastasia Kobekina firma la parte musicale, Sasha Waltz la danza. Il disegno luci è di Jörg Bittner, la drammaturgia di Jochen Sandig, cofondatore con Waltz della compagnia Sasha Waltz & Guests.
Cosa si vede in Bach Cello Dance: un violoncello e un corpo
Al centro di Bach Cello Dance ci sono le suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach, suonate dal vivo da Anastasia Kobekina e danzate da Sasha Waltz, con in più una nuova composizione commissionata al musicista statunitense Bryce Dessner. È la presentazione ufficiale del festival, e basta a capire la natura della serata: niente scenografia narrativa, niente corpo di ballo, una musicista e una danzatrice nello stesso spazio.
Il ritorno in scena di Sasha Waltz
Il dato che rende la serata speciale è scritto chiaramente nel comunicato: Sasha Waltz torna sul palco come danzatrice dopo molti anni. Per chi conosce il suo lavoro è una notizia vera. Da decenni Waltz è soprattutto coreografa e regista, autrice di spettacoli con compagnie numerose e di opere in grandi teatri lirici; vederla ballare in prima persona, in un duo, è un'occasione che il pubblico romano difficilmente ritroverà.
Le suites di Bach
Le sei suites per violoncello solo sono fra le pagine più studiate e registrate della storia dello strumento. Il festival ricorda che Kobekina ne ha pubblicato di recente una nuova registrazione integrale, uscita nel 2025 per Sony. Lo spettacolo nasce quindi da un lavoro di lunga durata della violoncellista su questo repertorio, e non da un incontro occasionale: chi ha ascoltato il disco arriverà in sala conoscendo già il suono che sentirà.
Bryce Dessner e la pagina nuova
La composizione nuova è di Bryce Dessner, che il festival presenta come fondatore e membro dei The National, il gruppo rock americano. Accostare Bach a un autore che viene dal rock indipendente può sembrare una provocazione; in realtà è una scelta coerente con il percorso di Waltz, che da sempre mette in dialogo musica antica e contemporanea.
Una danza intima
Il comunicato parla di un dialogo intenso e sensibile fra violoncello e corpo, e di una danza intima che permette di vivere l'emotività di Bach da una prospettiva nuova. Il nostro giudizio è netto: è la serata di danza dell'autunno romano da consigliare senza riserve a chi non va mai a vedere danza. La musica è nota, la durata è breve, la formazione è minima: tutto concorre a rendere lo spettacolo accessibile anche a chi teme il linguaggio astratto della coreografia contemporanea.
Sasha Waltz: biografia di una coreografa che ha cambiato Berlino
Sasha Waltz è nata a Karlsruhe l'8 marzo 1963, figlia di un architetto e di una curatrice. È coreografa, danzatrice e regista, e guida la compagnia Sasha Waltz & Guests, fondata nel 1993 insieme a Jochen Sandig, che è anche suo marito e il drammaturgo di Bach Cello Dance.
La formazione: da Mary Wigman a New York
La prima lezione di danza la prende a cinque anni, a Karlsruhe, con Waltraud Kornhass, allieva di Mary Wigman, una delle madri della danza espressionista tedesca. Dal 1983 al 1986 studia alla School for New Dance Development di Amsterdam; fra il 1986 e il 1987 si perfeziona a New York, dove danza per Pooh Kaye, per Yoshiko Chuma e la School of Hard Knocks e per Lisa Kraus. In quegli anni firma le prime coreografie e comincia a collaborare con danzatori, artisti visivi e musicisti come il violoncellista Tristan Honsinger, Frans Poelstra, Mark Tompkins e David Zambrano.
Berlino, i Dialoge e la trilogia Travelogue
Nel 1992 ottiene una residenza alla Künstlerhaus Bethanien di Berlino, dove avvia la serie dei Dialoge, progetti interdisciplinari con danzatori, musicisti e artisti. Nel 1993 debutta a Groningen Twenty to Eight, primo capitolo della trilogia Travelogue, che l'anno dopo vince il premio per la coreografia al concorso internazionale della città olandese; seguono Tears Break Fast nel 1994 e All Ways Six Steps nel 1995. Con il sostegno del Goethe Institut la compagnia porta la trilogia in tournée in Europa e in Nord America.
Sophiensæle e Schaubühne
Nel 1996 Waltz e Sandig fondano le Sophiensæle, uno spazio berlinese per il teatro e la danza indipendenti, dove nascono Allee der Kosmonauten, Zweiland e Na Zemlje. Allee der Kosmonauten viene invitato al Theatertreffen di Berlino, la rassegna delle dieci produzioni più significative dell'anno in lingua tedesca, e la sua versione televisiva vince il premio Adolf Grimme. Dal 1999 al 2004 Waltz fa parte della direzione artistica della Schaubühne am Lehniner Platz, con Thomas Ostermeier: inaugura la nuova gestione con Körper, nel 2000, e firma poi S, noBody, insideout, Impromptus e Gezeiten. noBody, coprodotto con il Festival di Avignone, viene adattato per la Cour d'honneur del Palazzo dei Papi.
Le opere coreografiche
Nel 2005 Dido & Aeneas di Purcell, alla Staatsoper di Berlino, apre la stagione delle sue opere coreografiche, in cui cantanti e danzatori condividono la scena. Seguono Medea su musica di Pascal Dusapin a Lussemburgo, Roméo et Juliette di Berlioz all'Opéra di Parigi nel 2007, Passion di Dusapin al Théâtre des Champs-Élysées e Matsukaze di Toshio Hosokawa alla Monnaie di Bruxelles nel 2011. Nel 2006 Waltz e Sandig aprono il Radialsystem, spazio culturale sulla Sprea che diventa la casa della compagnia.
Roma, 2009: il MAXXI prima del MAXXI
C'è una data che lega Sasha Waltz a Roma in modo diretto. Nel 2009 la coreografa porta il suo progetto Dialoge al Neues Museum di Berlino e, lo stesso anno, al MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid: Dialogue 09, con i danzatori che attraversano gli spazi dell'edificio. È la dimostrazione di come il suo lavoro sappia abitare l'architettura, e di un rapporto con la città che il ritorno al Romaeuropa conferma.
Gli anni recenti: In C, Beethoven, Bach
Nel 2021 crea In C sulla partitura aperta di Terry Riley: il lavoro diventa un sistema partecipativo, con una comunità di interpreti in crescita in tutto il mondo, e nel 2022 ottiene una candidatura ai Bessie Awards per la presentazione alla Brooklyn Academy of Music. Nel 2022 firma SYM-PHONIE MMXX alla Staatsoper di Berlino, con musica di Georg Friedrich Haas, e nel 2023 Beethoven 7. Nella primavera del 2024, per il trecentesimo anniversario della prima esecuzione, mette in scena la Johannes-Passion di Bach, BWV 245, alla Felsenreitschule di Salisburgo: il festival la descrive come un racconto universale sulla ricerca umana di verità, giustizia e speranza. Bach Cello Dance arriva quindi dopo un confronto diretto con il Bach sacro.
Premi e riconoscimenti
Nel 2008 riceve a Salonicco il Premio Europa Realtà Teatrali; nel 2011 la Croce al Merito della Repubblica Federale di Germania. Dal 2013 è membro della Akademie der Künste di Berlino. Il Ministero della Cultura francese l'ha nominata Commandeur des Arts et des Lettres, il grado più alto dell'onorificenza. Nel 2024 vince il Deutscher Tanzpreis, il premio nazionale tedesco per la danza, e nel 2025 riceve l'Helmut-Schmidt-Zukunftspreis, destinato a personalità che si distinguono per l'impegno a favore della democrazia e del bene comune. Nel 2016 il sindaco di Berlino ne aveva annunciato la nomina alla guida dello Staatsballett, in condirezione con Johannes Öhman, a partire dal 2019; nel 2022 è diventata la prima Fellow dell'International Association of Theatre Leaders.
Anastasia Kobekina: biografia della violoncellista
Anastasia Kobekina è nata il 26 agosto 1994 a Ekaterinburg, in Russia, in una famiglia di musicisti: suo padre è il compositore Vladimir Kobekin. Il Romaeuropa la definisce una delle violoncelliste più importanti della sua generazione, e il curriculum lo conferma.
Gli studi fra Mosca, Berlino, Parigi e Francoforte
Prende le prime lezioni di violoncello a quattro anni. Nel 2006 entra al Conservatorio di Mosca; nel 2016 prosegue gli studi con Jens Peter Maintz all'Università delle Arti di Berlino. Studia poi con Jérôme Pernoo al Conservatorio di Parigi e con Kristin von der Goltz all'Università di musica e arti dello spettacolo di Francoforte. È un percorso europeo che spiega la sua duttilità: il repertorio romantico e russo accanto alla musica barocca.
I concorsi
Ancora ragazza è finalista a Eurovision Young Musicians 2008. Nel 2019 vince il terzo premio al sedicesimo Concorso internazionale Čajkovskij di Mosca, una delle competizioni più prestigiose al mondo: fra i brani eseguiti in quell'occasione c'è anche la Suite n. 6 di Bach, accanto a Čajkovskij, Prokof'ev, Schubert, Stravinskij e a una pagina del padre.
Il Leonard Bernstein Award e i festival
Nel 2024 riceve il Leonard Bernstein Award, assegnato a giovani musicisti di grande talento, ed è l'artista al centro di un focus del Rheingau Musik Festival. Sono due riconoscimenti che nel mondo della musica classica tedesca segnano un passaggio: dalla promessa alla carriera piena.
Lo Stradivari del 1698
Dal 2021 Kobekina suona un violoncello Antonio Stradivari del 1698, noto come De Kermadec-Bläss; in precedenza suonava uno strumento di Giovanni Battista Guadagnini del 1743. A Roma, dunque, le suites di Bach si ascolteranno su uno strumento costruito a Cremona una ventina d'anni prima che Bach le componesse.
La discografia
Il primo disco, del 2016, è un album con il padre, Album by Father and Daughter. Seguono nel 2018 un disco dedicato alla musica di Kobekin e un recital con la pianista Paloma Kouider, oltre a Focus Cello, antologia con Pablo Ferrández, Benedict Kloeckner, Edgar Moreau e Heinrich Schiff. Nel 2019 incide Šostakovič, Weinberg e Kobekin con l'Orchestra sinfonica di Berna diretta da Kevin John Edusei; nel 2022 esce Ellipses per Mirare; nel 2024 Venice con la Kammerorchester Basel, per Sony; nel 2025 l'integrale delle suites di Bach, sempre per Sony, che è il punto di partenza di questo spettacolo.
Bryce Dessner, dal rock dei The National a Bach
Bryce Dessner è il musicista statunitense a cui il Romaeuropa ha commissionato, per questo progetto, una composizione nuova che si inserisce fra le suites di Bach. Il festival lo presenta come fondatore e membro dei The National, la band americana che ha portato il rock indipendente nelle grandi arene.
Perché proprio lui
La scelta di un autore che viene dal rock non è un vezzo. Waltz ha costruito la carriera accostando repertori lontani: Purcell e Dusapin, Beethoven e Diego Noguera, Terry Riley e Georg Friedrich Haas. Una pagina contemporanea dentro un programma bachiano serve a spezzare l'abitudine dell'ascolto, a far sentire Bach di nuovo, per contrasto.
Cosa aspettarsi
Il titolo e la durata della nuova composizione non sono indicati nella presentazione ufficiale. Il consiglio è arrivare senza aspettative precise e lasciarsi guidare dalla drammaturgia di Jochen Sandig, che ha il compito di tenere insieme le due epoche.
Il Romaeuropa Festival e il Teatro Argentina
Bach Cello Dance fa parte della quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival, la rassegna internazionale di danza, teatro e musica che ogni autunno distribuisce i suoi spettacoli fra le sale di Roma. Per il programma completo rimando alla scheda sul Romaeuropa Festival 2026.
Una presenza storica del festival
Il comunicato ricorda che Sasha Waltz è fra le presenze più acclamate nella storia del Romaeuropa. Il sito del festival data le sue attività dal 1986: per un'artista che il Romaeuropa considera di casa, tornare qui da danzatrice ha un valore simbolico evidente.
L'ottobre del REF all'Argentina
Nel mese di ottobre il Teatro Argentina ospita diversi spettacoli del festival in corealizzazione con il Teatro di Roma. Fra i titoli collegati allo stesso cartellone ci sono la compagnia Ultima Vez di Wim Vandekeybus e Four Seasons Changed di Max Richter. Chi vuole costruire un piccolo percorso di danza e musica nella stessa sala ha materia per più serate; poi, a novembre, l'Argentina torna alla prosa con l'Otello di Luca De Fusco.
Il Teatro Argentina: la sala dorata di Roma
Il Teatro Argentina ha 720 posti, 354 in platea e 366 in sei ordini di palchi, secondo i dati del Teatro di Roma. È una sala all'italiana a ferro di cavallo, rossa e oro, con il soffitto verde decorato e un lampadario a candelabro a sedici bracci. Per uno spettacolo di danza con due sole interpreti è una cornice raccolta, in cui anche i palchi alti restano vicini alla scena.
Perché si chiama Argentina
Il nome non ha niente a che vedere con il paese sudamericano. Viene dalla torre del palazzo tardo gotico, costruito fra il 1491 e il 1500, di Johannes Burckardt, detto il Burcardo, cerimoniere pontificio originario di Strasburgo, in latino Argentoratum: il Burcardo si firmava episcopus argentinensis. Dalla torre il nome è passato al largo, alla via e al teatro. Il Palazzo del Burcardo si vede ancora in via del Sudario, accanto alla sala.
Gli Sforza Cesarini e Theodoli
Il teatro fu voluto dalla famiglia Sforza Cesarini, che nel 1730 avviò il cantiere riusando parte del palazzetto e della torre di sua proprietà. La sala fu disegnata dall'architetto e marchese Gerolamo Theodoli a ferro di cavallo, la forma che garantiva la migliore acustica e la migliore visibilità. In origine era quasi tutta in legno, con quaranta file di banchi in platea e centottantasei palchi.
La facciata e il restauro di Portoghesi
La facciata neoclassica arrivò nel 1826, su progetto di Pietro Holl, con la dedica alle arti di Melpomene, Euterpe e Tersicore: le muse della tragedia, della poesia lirica e della danza. Tersicore, per una sera di Bach Cello Dance, è la padrona di casa. Nel 1993 Paolo Portoghesi ha restaurato la sala riportandole il rosso originario dei rivestimenti, al posto del giallo oro introdotto negli anni Settanta.
La casa del Teatro di Roma
Oggi l'Argentina è la sede principale della Fondazione Teatro di Roma, il Teatro Nazionale della capitale, e ospita prosa, danza e musica. All'interno esiste un museo storico del teatro con un archivio fotografico e documentario.
Una curiosità su Sasha Waltz e Anastasia Kobekina, Bach Cello Dance al Teatro Argentina — 6 ottobre 2026
Sasha Waltz ha imparato i primi passi di danza da un'allieva di Mary Wigman, la pioniera della danza espressionista tedesca del primo Novecento. La sua insegnante di Karlsruhe, Waltraud Kornhass, le trasmise a cinque anni un'idea di danza libera dal balletto accademico, fondata sul respiro e sul peso del corpo. Sessant'anni dopo, la stessa artista torna in scena da sola, accanto a un violoncello, su una musica scritta tre secoli fa: la linea che va da Wigman a Bach Cello Dance è la storia della danza moderna europea in una sola biografia.
La seconda curiosità riguarda lo strumento. Anastasia Kobekina suona dal 2021 uno Stradivari del 1698, il De Kermadec-Bläss: un violoncello costruito a Cremona quando Bach era ancora un ragazzo. Le suites che ascolterete all'Argentina sono state composte per strumenti di quella generazione, e sentirle su un violoncello dell'epoca, in una sala del 1732, significa ascoltare Bach con un'acustica e un timbro molto vicini a quelli che il compositore conosceva. Terza coincidenza: il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio 1732, mentre Bach era in piena attività a Lipsia. Quando i romani entrarono per la prima volta in questa sala, il compositore delle suites era vivo e lavorava.
Una cosa che non ti dice nessuno su Sasha Waltz e Anastasia Kobekina, Bach Cello Dance al Teatro Argentina — 6 ottobre 2026
Il Teatro Argentina sorge sopra una parte del grande complesso del Teatro di Pompeo, e la Curia in cui Giulio Cesare fu ucciso nel 44 avanti Cristo apparteneva a quel complesso. Il Teatro di Roma lo racconta apertamente: la storia di questa sala comincia con un assassinio politico. Chi entra per vedere danzare Sasha Waltz si siede a pochi metri dal luogo del delitto più celebre dell'antichità, e l'area sacra davanti all'ingresso ne è la prova visibile.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda il pubblico. Una prima nazionale del Romaeuropa, con una sola recita e un nome come quello di Waltz, richiama in sala critici, coreografi, danzatori e studenti delle accademie romane. È una serata in cui il foyer vale quanto lo spettacolo: arrivare presto significa trovarsi in mezzo a chi la danza la fa, non solo a chi la guarda.
Terzo dettaglio, pratico: il Teatro Argentina è vincolato agli orari della ZTL del centro storico e non ha parcheggio. Con l'inizio alle 20, chi arriva in auto dalla periferia rischia di entrare nella fascia a traffico limitato senza accorgersene. Lasciate la macchina fuori e prendete il tram 8, che ferma davanti all'area sacra.
Come arrivare al Teatro Argentina per Bach Cello Dance
Il Teatro Argentina si trova in Largo di Torre Argentina 52, di fronte all'area sacra. Il mezzo più comodo è il tram 8, fermata Torre Argentina.
In tram
Il tram 8 collega Trastevere con il centro storico e ferma proprio a Torre Argentina. All'uscita, verso le 21 e un quarto, è anche la soluzione più semplice per rientrare verso sud.
In metropolitana
Nessuna stazione della metro è a ridosso del teatro. Le più comode sono Colosseo e Circo Massimo sulla linea B; da lì si prosegue a piedi o con i mezzi di superficie. Da piazza Venezia a Largo Argentina la passeggiata lungo via delle Botteghe Oscure richiede pochi minuti.
In autobus
Largo di Torre Argentina e corso Vittorio Emanuele II sono attraversati da numerose linee che collegano Termini, piazza Venezia, il Vaticano e Trastevere. Conviene controllare le linee serali sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano prima di uscire.
In auto e in taxi
Il teatro è dentro la ZTL e non dispone di parcheggi. Chi arriva in auto deve lasciarla in un parcheggio fuori dalla fascia a traffico limitato e completare il tragitto con i mezzi. Per chi ha difficoltà di movimento il taxi, con discesa in Largo Argentina, resta la soluzione migliore.
A piedi
Dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto il teatro si raggiunge in pochi minuti. Un martedì di inizio ottobre, con le sere ancora miti, arrivare a piedi è parte del piacere.
Il consiglio che ti do per visitare Sasha Waltz e Anastasia Kobekina, Bach Cello Dance al Teatro Argentina — 6 ottobre 2026
Il consiglio è di scegliere un posto in platea, nelle file centrali, oppure un palco di primo ordine il più possibile frontale. Nella danza la visione conta più che nella prosa: da un palco laterale alto si perde la geometria dei movimenti a terra, e in un duo così essenziale ogni gesto è una frase. Se il budget è quello del biglietto più economico, meglio un palco alto ma centrale di un palco basso ma di fianco.
Secondo consiglio: ascoltate prima il disco. L'integrale delle suites di Kobekina è uscita nel 2025, e una sera di ascolto a casa vi permetterà di riconoscere i movimenti in sala e di concentrarvi sul modo in cui Waltz li traduce nel corpo. Chi arriva conoscendo la musica guarda la danza; chi arriva digiuno passa metà del tempo a orientarsi.
Terzo consiglio, pratico: arrivate almeno mezz'ora prima. L'inizio alle 20 è più presto del consueto a Roma, e una prima nazionale del festival attira in foyer un pubblico che vale la pena osservare. Dopo i 65 minuti dello spettacolo, alle nove e un quarto, avete ancora tutta la sera per una cena nel centro storico, senza la corsa che accompagna i debutti delle 21.
Biglietti per Bach Cello Dance: dove comprarli
I biglietti di Bach Cello Dance si comprano dalla pagina dello spettacolo sul sito del Romaeuropa Festival, che porta al circuito di prevendita autorizzato, oppure contattando il box office del festival.
Il box office del Romaeuropa
Il box office del festival risponde al numero 06 4555 3050, anche via WhatsApp, il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18, secondo gli orari pubblicati sul sito. La sede della Fondazione è l'Opificio Romaeuropa, in via dei Magazzini Generali 20/a, all'Ostiense.
Quanto costa
Il Romaeuropa indica un prezzo da 25 a 40 euro a seconda del settore. Il passepartout del festival vale per questo spettacolo da tre a quattro ingressi, secondo la tabella del festival.
La biglietteria del teatro
La biglietteria del Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, è quella della Fondazione Teatro di Roma. Per gli spettacoli del Romaeuropa il riferimento principale resta il festival: conviene comprare in anticipo e non contare sui posti dell'ultima ora.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che la prima del Barbiere di Siviglia di Rossini fu un fiasco. Meno spesso si ricorda dove: proprio qui, al Teatro Argentina, il 20 febbraio 1816. In platea sedevano gli ammiratori del Barbiere di Giovanni Paisiello, che fischiarono per protesta; dalla seconda sera l'opera trionfò e non ha più smesso. È un fatto che vale la pena ricordare a chi entra per vedere uno spettacolo nuovo, in prima nazionale: le sale storiche hanno già visto pubblici diffidenti cambiare idea nel giro di una notte.
Un altro fatto noto e poco citato riguarda il modo di dire «fare il portoghese». Una delle spiegazioni più diffuse lo lega all'Argentina: nel Settecento l'ambasciatore del Portogallo avrebbe invitato gratis a uno spettacolo i portoghesi di Roma, e molti romani se ne approfittarono dichiarandosi tali. È un'ipotesi, non un fatto documentato, e ne esistono altre, più antiche. Resta il dato: questa sala ha lasciato un segno nella lingua degli italiani. Per Bach Cello Dance, naturalmente, il portoghese non si fa: la serata è una sola, e il biglietto va comprato per tempo.
La foto giusta da fare a Sasha Waltz e Anastasia Kobekina, Bach Cello Dance al Teatro Argentina — 6 ottobre 2026
Durante lo spettacolo non si fotografa: in un duo di danza e violoncello, in una sala silenziosa, uno schermo acceso si vede da ogni palco e il rumore di uno scatto si sente. La foto giusta si fa prima, dalla platea, con le luci di sala ancora accese: l'obiettivo verso l'alto, i sei ordini di palchi rossi e oro, il soffitto verde e il grande lampadario a sedici bracci. È l'inquadratura che racconta l'Argentina meglio di qualsiasi parola.
La seconda foto è all'esterno, dall'altra parte del largo, con il buio che a inizio ottobre scende verso le sette. Da lì si inquadrano insieme la facciata neoclassica con la dedica alle muse, Tersicore compresa, e le colonne dell'area sacra illuminate in primo piano. Chi ha pazienza può aspettare il passaggio del tram 8 per aggiungere movimento, una piccola coreografia urbana prima di quella vera.
Terza possibilità, per chi arriva in anticipo: il Palazzo del Burcardo in via del Sudario, con la facciata tardo gotica e la torre che ha dato il nome al teatro. Quasi nessuno la fotografa, e per questo vale la pena.
Intorno al Teatro Argentina: prima e dopo lo spettacolo
Il Teatro Argentina è nel centro storico, a pochi minuti a piedi dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto. Con uno spettacolo che finisce alle 21 e un quarto, la passeggiata dopo è la parte naturale della serata.
L'area sacra e i suoi gatti
Di fronte al teatro c'è l'area sacra di Largo Argentina, con i templi di età repubblicana e i resti legati al complesso di Pompeo. Fra le rovine vive la colonia felina seguita dai volontari del santuario dei gatti di Largo Argentina.
Pantheon e piazza Navona
In cinque minuti verso nord si arriva al Pantheon, illuminato la sera; oltre corso Vittorio Emanuele II si raggiunge piazza Navona, passando accanto alla basilica di Sant'Andrea della Valle.
Il Ghetto e il Teatro di Marcello
Verso il Tevere si scende nel Ghetto ebraico fino al Teatro di Marcello: dopo una serata in una sala del Settecento, vedere un teatro dell'antica Roma illuminato è il modo migliore per chiuderla.
Accessibilità e informazioni pratiche
Il Teatro Argentina è accessibile al pubblico con disabilità: l'edificio storico non consente di eliminare ogni barriera, ma la sala è dotata di ascensori e di servizi dedicati. Il teatro riserva alcuni posti in platea alle persone con disabilità, con l'accompagnatore in una poltrona vicina.
Prenotare in anticipo
Per uno spettacolo del Romaeuropa conviene segnalare le proprie esigenze al box office del festival al momento dell'acquisto, e verificare con la biglietteria del teatro la disponibilità dei posti riservati. Con una sola recita, farlo per tempo è indispensabile.
Con i ragazzi
Bach Cello Dance non ha contenuti inadatti ai più giovani e dura poco più di un'ora. Per un ragazzo che studia musica o danza è un'occasione rara: vedere una grande coreografa ballare e una violoncellista di livello internazionale suonare Bach a pochi metri. Per i bambini piccoli l'orario serale e il linguaggio astratto lo rendono meno adatto.
Dove mangiare
Il centro intorno all'Argentina offre trattorie romane verso Campo de' Fiori, cucina giudaico romanesca nel Ghetto, forni e pizzerie al taglio lungo corso Vittorio Emanuele II, enoteche e bistrot intorno al Pantheon. Con la fine dello spettacolo verso le 21 e un quarto si cena all'ora giusta, senza la fretta dei dopoteatro tardivi; di martedì prenotare è comunque prudente.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio 1732 con Berenice, opera di Domenico Sarro, e da allora la sua storia si intreccia con quella della musica italiana e della politica romana. Nel Settecento, secondo i viaggiatori stranieri, era il più importante dei teatri della città.
Il 20 febbraio 1816 vi debuttò il Barbiere di Siviglia di Rossini, con Manuel García: fischi la prima sera, trionfo dalla seconda. Il 28 gennaio 1822 l'Argentina ospitò la prima assoluta di Zoraida di Granata di Gaetano Donizetti. Nel 1827 vi suonò in concerto Niccolò Paganini. Giuseppe Verdi vi portò due prime: I due Foscari nel 1844 e La battaglia di Legnano nel 1849. Secondo la ricostruzione del Teatro di Roma, proprio in occasione di quest'ultima i romani avviarono le manifestazioni contro il governo pontificio che portarono alla Repubblica Romana.
Dopo il 1870, con l'apertura di corso Vittorio Emanuele II, il teatro si ritrovò al centro della nuova capitale e passò al Comune. La facciata è del 1826, il grande restauro di Paolo Portoghesi del 1993; nel 2022 la gestione è passata alla Fondazione Teatro di Roma. La sera del 6 ottobre 2026, con il ritorno in scena di Sasha Waltz, si aggiunge una pagina a questa storia.
Chi è passato da Sasha Waltz e Anastasia Kobekina, Bach Cello Dance al Teatro Argentina — 6 ottobre 2026
Dal palcoscenico del Teatro Argentina sono passati alcuni dei nomi più grandi della musica italiana. Gioachino Rossini vi presentò il Barbiere nel 1816; Gaetano Donizetti vi fece debuttare Zoraida di Granata nel 1822, con Domenico Donzelli e Luigia Boccabadati; Giuseppe Verdi vi portò I due Foscari e La battaglia di Legnano; Niccolò Paganini vi suonò nel 1827. Paganini, virtuoso dell'arco, è il precedente più illustre per una serata in cui lo strumento solista è al centro.
Sulla scena dell'Argentina sono passate le opere di Gabriele D'Annunzio e di Luigi Pirandello, ricordate nel percorso delle visite guidate del Teatro di Roma. E poi i direttori che hanno guidato la casa: Vito Pandolfi, Franco Enriquez, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Pietro Carriglio, Luca Ronconi, Mario Martone, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Antonio Calbi, Giorgio Barberio Corsetti e oggi Luca De Fusco.
A questa lista si aggiungono Sasha Waltz, che il Romaeuropa definisce una delle presenze più acclamate della sua storia, e Anastasia Kobekina, al debutto romano con questo progetto. Con loro, in un certo senso, passa dall'Argentina anche Johann Sebastian Bach, l'autore che il teatro ha visto nascere come contemporaneo, nel 1732, e che torna in scena attraverso un violoncello del 1698.
Roma a inizio ottobre: la stagione della danza
La prima settimana di ottobre è quella in cui Roma riapre i teatri e il Romaeuropa entra nel vivo. Il clima è ancora mite, il buio arriva presto, il centro storico è frequentato ma meno congestionato che in estate. È il momento giusto per una serata di danza, con la passeggiata prima e la cena dopo.
Un percorso di più serate
Chi ama la danza può costruire intorno a Bach Cello Dance un piccolo itinerario nel festival, fra l'Argentina e le altre sale coinvolte: il passepartout serve proprio a questo. Chi invece cerca solo una serata speciale in centro ha qui la più breve, la più concentrata e forse la più rara dell'autunno.
Domande frequenti su Bach Cello Dance al Teatro Argentina
Quando va in scena Bach Cello Dance di Sasha Waltz a Roma?
Bach Cello Dance di Sasha Waltz e Anastasia Kobekina va in scena al Teatro Argentina di Roma martedì 6 ottobre 2026 alle 20, per una sola recita. È una prima nazionale del Romaeuropa Festival 2026, in collaborazione con la Fondazione Teatro di Roma. Lo spettacolo dura 65 minuti.
Quanto costano i biglietti per Bach Cello Dance?
I biglietti di Bach Cello Dance al Teatro Argentina costano da 25 a 40 euro secondo il settore, come indica il Romaeuropa Festival. Si può usare anche il passepartout del festival. L'acquisto si fa dalla pagina ufficiale dello spettacolo sul sito del Romaeuropa o chiamando il box office al numero 06 4555 3050.
Che musica si ascolta in Bach Cello Dance?
In Bach Cello Dance Anastasia Kobekina suona dal vivo le suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach, di cui ha pubblicato nel 2025 un'integrale per Sony. Il programma comprende anche una nuova composizione commissionata a Bryce Dessner, fondatore e membro della band americana The National.
Sasha Waltz balla davvero in scena?
Sì, in Bach Cello Dance Sasha Waltz torna a danzare in prima persona dopo molti anni, come sottolinea il Romaeuropa Festival. È un duo: Waltz danza, Kobekina suona. La drammaturgia è di Jochen Sandig e il disegno luci di Jörg Bittner.
Chi è Anastasia Kobekina?
Anastasia Kobekina è una violoncellista nata a Ekaterinburg nel 1994, figlia del compositore Vladimir Kobekin. Ha vinto il terzo premio al Concorso Čajkovskij nel 2019 e il Leonard Bernstein Award nel 2024; dal 2021 suona uno Stradivari del 1698. Incide per Sony.
Come si arriva al Teatro Argentina con i mezzi pubblici?
Il Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, e con le numerose linee di autobus che attraversano il largo e corso Vittorio Emanuele II. Le stazioni della metro B più vicine sono Colosseo e Circo Massimo. Il teatro non ha parcheggio ed è dentro la ZTL.
Bach Cello Dance è adatto a chi non conosce la danza contemporanea?
Bach Cello Dance è uno degli spettacoli di danza più accessibili del Romaeuropa 2026: la musica di Bach è familiare, la durata è di 65 minuti e in scena ci sono solo una danzatrice e una violoncellista. È una buona prima volta per chi non ha mai visto danza contemporanea dal vivo.
Per chiudere, un consiglio senza giri di parole: se quest'autunno vedete un solo spettacolo di danza a Roma, fate che sia questo. Una sera sola, un'ora e cinque minuti, una coreografa che torna a ballare, uno Stradivari che suona Bach in una sala del 1732 costruita accanto al luogo in cui morì Cesare. Comprate il biglietto per tempo, sedetevi al centro e arrivate avendo ascoltato le suites almeno una volta.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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