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Faust di Romeo Castellucci al Teatro Argentina — dal 15 al 18 ottobre 2026

Faust. Fatto, non detto, concezione e regia di Romeo Castellucci con la compagnia Societas, è in scena in prima nazionale al Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, da giovedì 15 a domenica 18 ottobre 2026: giovedì 15 e venerdì 16 alle 20, sabato 17 alle 19, domenica 18 alle 17, per una durata di 80 minuti. Il teatro si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, o a piedi da piazza Venezia in pochi minuti; le stazioni più comode della metro B sono Colosseo e Circo Massimo. Per le repliche del 15 e del 18 ottobre il Teatro di Roma ha pubblicato questo listino: poltrona 50 euro intero e 45 ridotto, palchi di platea, primo e secondo ordine 40 euro intero e 36 ridotto, galleria 30 euro intero e 27 ridotto. Le repliche del 16 e del 17 ottobre sono vendute dal Romaeuropa Festival, che ne pubblica i prezzi sul proprio sito. I biglietti si comprano al botteghino del Teatro Argentina oppure online sul circuito di prevendita autorizzato indicato dal Teatro di Roma nella pagina ufficiale dello spettacolo.

Faust di Romeo Castellucci al Teatro Argentina: date, orari e prezzi in breve

Faust. Fatto, non detto è uno dei tre spettacoli che il Teatro di Roma presenta all'Argentina in corealizzazione con il Romaeuropa Festival 2026, e l'unico dei tre firmato da un regista italiano. Quattro sere soltanto, in prima nazionale: chi vuole vederlo deve decidere presto, perché un titolo di Castellucci a Roma non resta in cartellone per settimane.

Le quattro repliche

Il calendario ufficiale è questo: giovedì 15 ottobre alle 20, venerdì 16 ottobre alle 20, sabato 17 ottobre alle 19, domenica 18 ottobre alle 17. Lo spettacolo dura ottanta minuti senza che la pagina ufficiale indichi un intervallo, quindi la sera del giovedì e del venerdì si esce intorno alle 21.20, il sabato poco dopo le 20.20, la domenica verso le 18.20. Sono orari comodi per chi vuole cenare dopo, e perfino per chi il lunedì deve alzarsi presto.

Due biglietterie per quattro sere

Il dettaglio pratico da conoscere è che le quattro repliche non sono vendute dallo stesso soggetto. Le serate del 15 e del 18 ottobre sono produzione Teatro di Roma e si acquistano sul circuito della Fondazione; le serate del 16 e del 17 ottobre sono vendute dal Romaeuropa Festival sul suo circuito. Chi possiede la TdR Card 2026/2027 ottiene il prezzo speciale riservato ai possessori della card soltanto sulle repliche del 15 e del 18.

Quanto costa un posto

Per le repliche vendute dal Teatro di Roma il listino è il seguente: poltrona 50 euro intero e 45 ridotto; palchi di platea, primo e secondo ordine 40 euro intero e 36 ridotto; galleria 30 euro intero e 27 ridotto. Sono prezzi più alti di quelli della prosa ordinaria dell'Argentina, e la ragione è chiara: si tratta di una prima nazionale di un artista che lavora nei maggiori teatri e festival d'Europa.

Cosa si vede in Faust. Fatto, non detto

Secondo la presentazione del Teatro di Roma, in Faust Romeo Castellucci sottrae il mito al suo solco letterario per trasformarlo in un'esperienza scenica estrema: una traversata della vertigine del mito, più che una rilettura del testo. Chi si aspetta Goethe recitato, con Mefistofele che patteggia l'anima del dottore in versi, sbaglia sala.

Il mito, non il libro

Faust è uno dei nuclei più incandescenti del pensiero occidentale, e la presentazione ufficiale lo dice senza giri di parole. Il dottore che vende l'anima per sapere, per godere, per possedere il mondo attraversa quattro secoli di letteratura, dal Doctor Faustus di Christopher Marlowe al Faust di Goethe, e poi la musica, il cinema, la filosofia. Castellucci non sceglie una di queste versioni: lavora sul mito nudo, su ciò che resta quando si tolgono le parole.

L'artista come corpo esposto

Il centro dello spettacolo, secondo il Teatro di Roma, è la figura dell'artista, trattata come un corpo esposto in cui condanna e redenzione finiscono per coincidere. È una chiave che sposta il patto faustiano dal campo della conoscenza a quello della creazione: l'artista come colui che paga con sé stesso il prezzo di ciò che mostra. Per un regista che da quarant'anni porta in scena corpi, animali, macchine e materie, la scelta ha il sapore di un autoritratto indiretto.

Ombra, pelle, apparizione

Le tre parole che la presentazione usa per descrivere la materia dello spettacolo sono ombra, pelle e apparizione. Chi conosce il lavoro di Castellucci le riconosce: sono gli strumenti di un teatro che procede per immagini, in cui la luce e il buio contano quanto la voce, e in cui una figura può comparire e sparire come in un sogno. Lo spazio che ne nasce, dice il Teatro di Roma, rimane sospeso tra realtà e immaginazione, tra immagine e ferita.

Ottanta minuti, cast in via di definizione

La scheda ufficiale indica una durata di ottanta minuti e un cast ancora in via di definizione. A nostro giudizio con Castellucci il nome degli interpreti conta meno che altrove: il suo teatro non si regge sulla bravura del primo attore, ma sulla precisione di un dispositivo in cui ogni presenza ha un posto esatto. Il titolo stesso, Fatto, non detto, suona come una dichiarazione di metodo.

Chi è Romeo Castellucci, il regista di Faust

Romeo Castellucci è nato a Cesena il 4 agosto 1960 ed è regista teatrale e scenografo: nel 1981 ha fondato con Claudia Castellucci e Chiara Guidi la Socìetas Raffaello Sanzio, una delle compagnie che hanno cambiato il teatro europeo degli ultimi quarant'anni.

La formazione a Bologna

Castellucci si è diplomato in Pittura e Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Il dato non è secondario: la sua è una formazione da artista visivo, non da attore o da letterato, e si vede in ogni spettacolo. Il suo teatro, fondato sulla totalità delle arti, capovolge il primato della letteratura sulla scena e si esprime con un linguaggio che parla come la musica, la scultura, la pittura o l'architettura.

La Socìetas Raffaello Sanzio

Il catalogo della compagnia parte da Cenno nel 1980 e da Persia-Mondo 1 a 1 nel 1981. Negli anni Novanta arrivano gli spettacoli che la rendono nota in tutta Europa: Amleto. La veemente esteriorità della morte di un mollusco (1992), Orestea (una commedia organica?) nel 1995, Giulio Cesare nel 1997, Genesi. From the Museum of Sleep nel 1999. Accanto a questi titoli per il pubblico adulto nasce anche un teatro per l'infanzia, con Hänsel e Gretel (1993) e Buchettino (1995).

La Tragedia Endogonidia e la nascita di Societas

Fra il 2002 e il 2004 la compagnia realizza la Tragedia Endogonidia, un ciclo di undici episodi che prendono il nome da altrettante città europee: una gigantesca ricapitolazione del tragico, vissuta nell'attualità. Dopo quell'impresa, dal 2006, la Socìetas Raffaello Sanzio si trasforma in Societas: ciascuno dei tre fondatori produce le proprie opere, la compagnia promuove il lavoro di altri artisti e sviluppa un istituto di ricerca che ha come sede il Teatro Comandini di Cesena. Da questo momento Castellucci consolida le collaborazioni con il compositore americano Scott Gibbons e con la coreografa Cindy Van Acker.

Venezia e Avignone

Nel 2005 Castellucci dirige il settore Teatro della Biennale di Venezia, alla trentasettesima edizione, intitolata Pompei. Il romanzo della cenere. Nel 2008 il Festival di Avignone lo sceglie come artista associato, insieme all'attrice francese Valérie Dréville; in quell'occasione presenta la trilogia ispirata alla Divina Commedia: Inferno, Purgatorio e Paradiso. È il momento in cui il suo nome diventa familiare anche al grande pubblico internazionale.

Il Leone d'oro alla carriera

Il 2 agosto 2013 la Biennale di Venezia gli assegna il Leone d'oro alla carriera per il teatro. La motivazione riconosce la capacità di creare un nuovo linguaggio scenico in cui si fondono teatro, musica e arti plastiche, e l'eccellenza nella rappresentazione degli stati onirici, fino a portare in scena perfino l'incubo. Il suo lavoro è invitato e prodotto da teatri di prosa, teatri d'opera e festival in oltre cinquanta paesi.

L'opera lirica

Dal 2011, con il Parsifal di Wagner, Castellucci è anche uno dei registi d'opera più richiesti d'Europa. Il catalogo comprende Orfeo ed Euridice di Gluck, Moses und Aron di Schönberg, Tannhäuser, Jeanne d'Arc au bûcher di Honegger, Salome di Richard Strauss, Il flauto magico e il Requiem di Mozart, Don Giovanni, il Castello del principe Barbablù di Bartók, Daphne, fino al lavoro sull'Anello del Nibelungo per La Monnaie di Bruxelles e il Liceu di Barcellona. Per Jeanne d'Arc au bûcher e per Salome la rivista tedesca Opernwelt lo ha premiato come miglior scenografo, e per Salome anche come miglior regista.

Gli anni recenti

Nel marzo 2024 debutta Bérénice, monologo liberamente tratto da Jean Racine, con Isabelle Huppert. Nel 2025 Castellucci presenta alla Biennale di Venezia I mangiatori di patate, una performance sull'isola del Lazzaretto Vecchio, e a Ginevra una versione dello Stabat Mater di Pergolesi con Barbara Hannigan e Jakub Józef Orliński. Nel 2026 arriva per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano con Pelléas et Mélisande di Debussy. Fra il 2021 e il 2024 è stato Grand Invité della Triennale di Milano.

I premi

In Italia Castellucci ha ricevuto il Premio Ubu per il miglior spettacolo dell'anno con Giulio Cesare nel 1997 e con Genesi nel 2000, e il Premio Ubu per la scenografia con Go Down, Moses nel 2015. Nel 2000 ha ricevuto il Premio Europa Realtà Teatrali di Taormina. All'estero, oltre ai riconoscimenti di Opernwelt, Jeanne d'Arc au bûcher ha vinto in Russia la Maschera d'oro come miglior opera, e Bros ha ricevuto nel 2022 il premio della critica delle arti sceniche di Barcellona.

La squadra di Faust: Scott Gibbons, Piersandra Di Matteo e Societas

Le musiche originali di Faust. Fatto, non detto sono di Scott Gibbons, la drammaturgia di Piersandra Di Matteo, la produzione e la tournée di Giulia Colla, per Societas.

Scott Gibbons, il suono di Castellucci

Il compositore americano Scott Gibbons è il collaboratore più stabile di Castellucci dagli anni della Tragedia Endogonidia. Nel teatro di Castellucci il suono non accompagna le immagini: le costruisce, le prepara, a volte le contraddice. Nel 2022 i due hanno pubblicato anche un disco, Il Terzo Reich, uscito in vinile per la collana Xong di Xing, tratto dall'omonimo lavoro del 2020.

Piersandra Di Matteo, la drammaturgia

Piersandra Di Matteo firma la drammaturgia. È la curatrice di Toccare il reale, volume di scritti di Castellucci pubblicato da Cronopio nel 2015: una collaborazione che nasce dunque dallo studio e dalla riflessione teorica sul suo teatro, prima ancora che dalla sala prove.

Crediti e immagini

Le immagini ufficiali dello spettacolo sono di Anna Paola Guerra e Juan Manuel Castro Prieto, il ritratto dell'artista è di Francesco Raffaelli. Lo spettacolo è presentato dal Teatro di Roma in corealizzazione con il Romaeuropa Festival 2026.

Il Faust dell'autunno 2026 non è il primo incontro di Castellucci con il mito: nel catalogo delle sue opere compare già un Doctor Faustus datato 2015. Il ritorno sullo stesso nucleo, a undici anni di distanza, dice molto del metodo di un artista che torna sui suoi temi come un pittore torna sullo stesso soggetto.

Un regista di miti

Basta scorrere i titoli per capire la costante: Gilgamesh, La discesa di Inanna, Orestea, Giulio Cesare, Genesi, la Divina Commedia, Oedipus der Tyrann, Moses und Aron. Castellucci lavora sui racconti fondativi della cultura occidentale e mediorientale, quelli che tutti conoscono senza averli letti. Faust appartiene a questa famiglia.

Faust e il Romaeuropa Festival 2026 al Teatro Argentina

Faust. Fatto, non detto è l'ultimo dei tre spettacoli di ottobre che il Teatro di Roma ospita all'Argentina in corealizzazione con il Romaeuropa Festival 2026, prima che la sala torni alla prosa di produzione.

Il trittico d'ottobre

Prima di Faust l'Argentina ospita l'8 e il 9 ottobre What the body does not remember, nella ripresa 2026, e l'11 ottobre Four Seasons Changed. Tre linguaggi diversi, danza, musica e teatro di immagine, per aprire la stagione con una settimana di respiro internazionale.

Di ritorno al festival

Il Teatro di Roma presenta Faust come un ritorno di Castellucci al Romaeuropa Festival. Per il pubblico della città il festival è l'occasione più regolare per vedere il suo lavoro senza prendere un treno per Milano o un aereo per Parigi.

Dopo Faust

Chiuso Faust, l'Argentina apre la prosa di produzione con l'Otello diretto da Luca De Fusco, dal 4 al 29 novembre 2026. Due modi opposti di intendere il teatro nella stessa sala a distanza di tre settimane: la tragedia di parola e il teatro di visione. Vederli entrambi è il miglior corso accelerato di teatro contemporaneo che Roma offra quest'autunno.

Una curiosità su Faust di Romeo Castellucci al Teatro Argentina — dal 15 al 18 ottobre 2026

Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio del 1732 con Berenice, opera di Domenico Sarro. Quasi tre secoli dopo, nel marzo 2024, Romeo Castellucci ha firmato Bérénice, monologo liberamente tratto da Jean Racine e affidato a Isabelle Huppert. Il nome di Berenice lega dunque l'atto di nascita della sala e uno degli ultimi lavori del regista che la occupa a metà ottobre 2026. È una coincidenza, certo, ma di quelle che dicono quanto a lungo certi soggetti continuano a circolare nel teatro europeo.

C'è una seconda curiosità, che riguarda Faust stesso. Nel catalogo di Castellucci compare già un Doctor Faustus del 2015: il titolo di ottobre è quindi un ritorno sul mito, non una prima volta. Il sottotitolo, Fatto, non detto, sembra rovesciare l'idea stessa di un Faust teatrale, che nella tradizione è soprattutto parola: il dialogo con Mefistofele, i monologhi del dottore nello studio. Castellucci annuncia il contrario, un Faust fatto di azioni, corpi e immagini. Per chi ha visto il Giulio Cesare del 1997, in cui la retorica era messa sotto accusa proprio nella città di Cesare, il gesto è familiare: prendere un testo di parola e interrogarlo attraverso ciò che la parola non riesce a dire. Che questo accada a poche decine di metri dal luogo in cui Cesare fu ucciso aggiunge un filo in più alla trama.

Il Teatro Argentina: la sala dove va in scena Faust

Il Teatro Argentina ha 720 posti, 354 in platea e 366 in sei ordini di palchi, secondo i dati del Teatro di Roma: è una sala all'italiana a ferro di cavallo, rossa e oro, con un soffitto verde decorato e un lampadario a candelabro a sedici bracci.

Il nome da una torre

Argentina non ha nulla a che vedere con il paese sudamericano. Il nome deriva dalla torre del palazzo tardo gotico di Johannes Burckardt, detto il Burcardo, cerimoniere pontificio nato a Strasburgo, città che in latino si chiamava Argentoratum. Il Burcardo si firmava episcopus argentinensis, e la sua torre diede il nome al largo, alla via e al teatro. Il palazzo, costruito fra il 1491 e il 1500, si trova ancora in via del Sudario, a fianco del teatro.

Gli Sforza Cesarini e Gerolamo Theodoli

Il teatro fu voluto dalla famiglia Sforza Cesarini, che nel 1730 avviò il cantiere su proprietà di famiglia. La sala fu disegnata dall'architetto e marchese Gerolamo Theodoli con la forma a ferro di cavallo, scelta per l'acustica e la visibilità. In origine era quasi tutta in legno, con quaranta file di banchi in platea e centottantasei palchi.

La facciata di Pietro Holl

La facciata neoclassica arrivò solo nel 1826, su progetto di Pietro Holl. Sopra le grandi finestre ad arco corre la dedica alle arti di Melpomene, Euterpe e Tersicore: la tragedia, la poesia lirica e la danza. Per uno spettacolo come Faust, in cui teatro, musica e movimento si fondono, la dedica suona quasi come un programma.

Il restauro di Paolo Portoghesi

Nel 1993 Paolo Portoghesi restaurò il teatro rispettandone la struttura: ripristinò il rosso dei rivestimenti al posto del giallo oro introdotto nel 1970 e restituì alle mantovane dei palchi la sagoma a festone. È grazie a quell'intervento che oggi la sala ha di nuovo il suo aspetto settecentesco.

La casa del Teatro di Roma

L'Argentina è la prima sede della Fondazione Teatro di Roma, Teatro Nazionale della capitale, che gestisce anche il Teatro India, il Teatro Torlonia e, dalla stagione 2026/2027, il Teatro Valle. All'interno è istituito un museo storico del teatro con un archivio fotografico e documentario.

Una cosa che non ti dice nessuno su Faust di Romeo Castellucci al Teatro Argentina — dal 15 al 18 ottobre 2026

Quasi nessuno sa che le quattro repliche di Faust hanno due padroni di casa diversi. Il 15 e il 18 ottobre la replica è venduta dal Teatro di Roma, con il listino della Fondazione e la possibilità di usare la TdR Card 2026/2027 per ottenere un prezzo speciale; il 16 e il 17 ottobre la vendita è affidata al Romaeuropa Festival, con il suo circuito e le sue condizioni. Chi ha già la card del Teatro di Roma, o pensa di comprarla per la stagione, deve quindi scegliere il giovedì o la domenica. Chi invece segue il festival e ne ha già i biglietti per altri spettacoli farà bene a controllare le formule del Romaeuropa per il venerdì e il sabato.

La seconda cosa riguarda il luogo. Il Teatro Argentina sorge sopra una parte del grande complesso del Teatro di Pompeo, di cui faceva parte la Curia in cui fu ucciso Giulio Cesare nel 44 avanti Cristo. Il Teatro di Roma lo dice apertamente: la storia di questo teatro comincia con un assassinio politico. Le visite spettacolo della Fondazione si chiudono proprio nel refettorio dell'antico convento dei benedettini dell'Abbazia di Farfa, nell'area archeologica compresa fra il teatro e la Curia. Durante le repliche quegli ambienti non si visitano, ma sapere che sotto la sala esiste quello strato di città cambia il modo di sedersi in poltrona. La terza cosa è pratica: l'Argentina ricade negli orari della ZTL del centro storico e non ha parcheggio. Chi arriva in auto la lasci fuori dalla fascia a traffico limitato.

Come arrivare al Teatro Argentina per Faust

Il Teatro Argentina si trova in Largo di Torre Argentina 52, di fronte all'area sacra, nel centro storico: il mezzo più semplice è il tram 8, che ferma a Torre Argentina a pochi passi dall'ingresso.

In tram

Il tram 8 collega Trastevere e Monteverde con piazza Venezia e ha una fermata proprio a Torre Argentina. All'uscita dallo spettacolo è anche la soluzione più comoda per chi rientra verso sud ovest.

In metropolitana

Nessuna stazione della metropolitana si trova a ridosso del teatro. Le più comode sono Colosseo e Circo Massimo sulla linea B, da cui si prosegue a piedi o con i mezzi di superficie. Da piazza Venezia a Largo Argentina, lungo via delle Botteghe Oscure, bastano pochi minuti a piedi.

In autobus

Largo di Torre Argentina e corso Vittorio Emanuele II sono attraversati da molte linee di superficie che collegano la stazione Termini, piazza Venezia, il Vaticano e Trastevere. Prima di partire conviene controllare le linee e gli orari serali sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano.

In auto e in taxi

Il teatro non ha parcheggi privati ed è soggetto agli orari della ZTL. Si parcheggia fuori dalla fascia a traffico limitato e si completa il tragitto con i mezzi o a piedi. Il taxi resta la scelta più semplice per chi ha difficoltà di movimento.

A piedi

Dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto il teatro è a pochi minuti. Per Faust, con inizio alle 20, alle 19 o alle 17, arrivare a piedi dal centro è la scelta migliore.

Il consiglio che ti do per visitare Faust di Romeo Castellucci al Teatro Argentina — dal 15 al 18 ottobre 2026

Il consiglio è netto: per Castellucci si prende la poltrona, o un palco centrale di platea, primo o secondo ordine. Il suo teatro è costruito per uno sguardo frontale, con la precisione di un quadro: luci, ombre, apparizioni e sparizioni funzionano al meglio dall'asse della sala. Dai palchi laterali una parte delle immagini si perde, e con uno spettacolo di ottanta minuti fatto di visione, perdere un'immagine significa perdere una frase. La differenza di prezzo, sulle repliche del 15 e del 18, è di dieci euro fra il palco di platea e la poltrona: la spenderei senza esitare.

Secondo consiglio: entrate senza aspettarvi una trama da seguire. Chi arriva a uno spettacolo di Castellucci cercando la storia di Faust come la si studia a scuola rischia di passare la serata a chiedersi dove sia Mefistofele. Conviene lasciarsi guidare dalle immagini e dal suono di Scott Gibbons, e rimandare le spiegazioni al dopo, a cena. Terzo consiglio, per chi ha i bambini a casa o si alza presto: la replica di domenica 18 alle 17 è la più comoda, finisce prima delle 18.30 e lascia la serata libera.

Biglietteria e accessibilità del Teatro Argentina

La biglietteria del Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, è aperta dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19 e la domenica tre ore prima dell'inizio; nei giorni di spettacolo resta aperta fino all'inizio della replica.

Ritiro dei biglietti prenotati

I biglietti prenotati vanno ritirati entro un'ora dall'inizio dello spettacolo; scaduto il termine, la prenotazione viene annullata. Dopo l'emissione i biglietti non si cambiano né si annullano. Da un'ora prima dell'inizio il botteghino vende solo per la replica della sera.

Posti riservati

Per le persone con disabilità il teatro riserva alcuni posti in platea, con l'accompagnatore in una poltrona vicina; la disponibilità si verifica scrivendo o telefonando alla biglietteria. L'edificio storico non consente di eliminare del tutto le barriere architettoniche, ma è dotato di ascensori e servizi dedicati.

L'accompagnatore

Per i titolari di indennità di accompagnamento certificata dall'INPS il Teatro di Roma prevede un biglietto omaggio per l'accompagnatore, da richiedere al botteghino. Per le repliche vendute dal Romaeuropa Festival conviene verificare in anticipo le condizioni applicate dal festival.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che a Roma «fare il portoghese» significhi entrare a uno spettacolo senza pagare lo sanno tutti. Meno noto è che una delle spiegazioni più diffuse del modo di dire porta proprio al Teatro Argentina. Secondo questa versione, nel Settecento l'ambasciatore del Portogallo presso lo Stato Pontificio offrì ai suoi connazionali residenti a Roma l'ingresso gratuito a uno spettacolo all'Argentina: bastava dichiararsi portoghesi. Molti romani ne approfittarono, e l'espressione nacque così.

Va detto che si tratta di un'ipotesi, non di un fatto documentato. Ne circola un'altra, più antica, che risale al 1514 e a papa Leone X, il quale avrebbe concesso all'ambasciatore portoghese e al suo seguito teatri e osterie gratuiti per ringraziare il re del Portogallo del dono dell'elefante Annone. Altre spiegazioni ancora chiamano in causa esenzioni daziarie. La versione dell'Argentina è però quella che i dizionari citano più spesso. Per lo spettatore di Faust la morale è poco romantica: con quattro repliche soltanto e due circuiti di vendita, i portoghesi quest'anno resteranno fuori, e chi aspetta l'ultimo momento rischia di fare la stessa fine.

La foto giusta da fare a Faust di Romeo Castellucci al Teatro Argentina — dal 15 al 18 ottobre 2026

La foto giusta si fa fuori, prima di entrare, dall'altro lato del largo. Da lì si vedono insieme la facciata neoclassica di Pietro Holl, con la dedica a Melpomene, Euterpe e Tersicore, e in primo piano le colonne dell'area sacra di Largo Argentina. In ottobre, alle 19 del giovedì e del venerdì, la luce del tramonto è già andata e il largo è illuminato: è il momento in cui le rovine e il teatro si leggono meglio nello stesso fotogramma. Chi ha pazienza aspetti il passaggio del tram 8, che aggiunge movimento e dice subito dove si trova la scena. Per la replica della domenica alle 17 la luce è ancora naturale e la foto viene più morbida, con la facciata in ombra e i templi illuminati di lato.

Dentro, la foto si fa dalla platea con le luci accese, prima dell'inizio: i sei ordini di palchi rossi e oro, il soffitto verde, il lampadario a sedici bracci. È l'immagine che racconta l'Argentina meglio di qualunque descrizione. Appena si abbassano le luci il telefono va spento. Con Castellucci è una regola ancora più stringente del solito: il suo teatro vive di buio calibrato, e uno schermo acceso in platea rovina l'immagine a chi siede dietro. Una terza possibilità, per chi arriva presto, è il palazzo del Burcardo in via del Sudario, la torre che ha dato il nome al teatro: quasi nessuno la fotografa.

Intorno al Teatro Argentina: prima e dopo Faust

Il Teatro Argentina si trova a pochi minuti a piedi dal Pantheon, da piazza Navona, da Campo de' Fiori e dal Ghetto: una serata di teatro qui si abbina senza mezzi a una passeggiata nel centro storico.

L'area sacra

Di fronte al teatro si apre l'area sacra di Largo Argentina, con i resti dei templi repubblicani e delle strutture legate al complesso di Pompeo. Fra le rovine vive una colonia felina seguita dai volontari: la storia è raccontata nella scheda sul santuario dei gatti di Largo Argentina.

Pantheon e piazza Navona

In cinque minuti verso nord si arriva al Pantheon; verso ovest, oltre corso Vittorio Emanuele II, a piazza Navona e a Campo de' Fiori. Per chi ha la replica della domenica alle 17, il primo pomeriggio basta per una passeggiata fra le tre piazze.

Il Gesù, il Ghetto, il Teatro di Marcello

Verso est, a pochi passi, c'è la chiesa del Gesù; scendendo verso il Tevere si entra nel Ghetto ebraico e si arriva al Teatro di Marcello, un teatro dell'antica Roma a pochi minuti da un teatro settecentesco.

Piazza Venezia

Lungo via delle Botteghe Oscure si raggiunge piazza Venezia, snodo dei mezzi pubblici e punto comodo per un taxi dopo lo spettacolo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il Teatro Argentina fu inaugurato nel gennaio del 1732 con Berenice di Domenico Sarro e nel Settecento, secondo i viaggiatori stranieri, era considerato il più importante dei teatri romani. La sua storia si intreccia con quella della musica italiana e con quella politica della città.

Il 20 febbraio 1816 vi andò in scena la prima del Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, con Manuel García: fu un fiasco clamoroso, perché in platea sedevano i sostenitori del Barbiere di Giovanni Paisiello, venuti a fischiare. Dalla seconda sera l'opera trionfò, e da allora non ha più lasciato i cartelloni del mondo. Il 28 gennaio 1822 l'Argentina ospitò la prima di Zoraida di Granata di Gaetano Donizetti; nel 1827 Niccolò Paganini vi suonò in concerto.

Giuseppe Verdi vi portò due prime: I due Foscari nel 1844 e La battaglia di Legnano nel 1849. Secondo la ricostruzione del Teatro di Roma, proprio in occasione di quest'ultima i romani avviarono le manifestazioni contro il governo pontificio che portarono alla Repubblica Romana. Dopo il 1870, con Roma capitale, l'apertura di corso Vittorio Emanuele II mise il teatro al centro della nuova città, e l'edificio passò al Comune. Nel 1993 il restauro di Paolo Portoghesi gli restituì l'aspetto settecentesco; nel 2022 la gestione è passata alla Fondazione Teatro di Roma. Con la stagione 2026/2027 la stessa Fondazione riapre il Teatro Valle, chiuso dal 2014. In questa sequenza di prime e di svolte, una prima nazionale di Castellucci trova un posto coerente: l'Argentina è sempre stata la sala in cui Roma ha visto per la prima volta ciò che poi avrebbe fatto discutere.

Chi è passato da Faust di Romeo Castellucci al Teatro Argentina — dal 15 al 18 ottobre 2026

Sul palcoscenico del Teatro Argentina sono passati Gioachino Rossini con il Barbiere di Siviglia nel 1816 e il tenore Manuel García che ne cantava il protagonista; Gaetano Donizetti con Zoraida di Granata nel 1822, interpretata da Domenico Donzelli e Luigia Boccabadati; Giuseppe Verdi con I due Foscari e La battaglia di Legnano; Niccolò Paganini, in concerto nel 1827. Il percorso delle visite spettacolo del Teatro di Roma ricorda che qui sono state rappresentate le opere di Gabriele D'Annunzio e di Luigi Pirandello, e che Marcel Proust descriveva i palchi come piccoli salotti sospesi.

Nel Novecento la sala è stata guidata da direttori che hanno fatto la storia della scena italiana: Vito Pandolfi dal 1964, Franco Enriquez, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, Pietro Carriglio, Luca Ronconi dal 1994 al 1999, Mario Martone, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Antonio Calbi, Giorgio Barberio Corsetti e oggi Luca De Fusco. Una delle sale interne porta il nome di Squarzina.

A metà ottobre 2026 la lista si allunga con Romeo Castellucci e con i suoi collaboratori: Scott Gibbons, che firma le musiche originali, Piersandra Di Matteo, che firma la drammaturgia, e la squadra di Societas. È un passaggio che ha un senso preciso. Ronconi, che dell'Argentina fu direttore negli anni Novanta, è stato in Italia il grande sperimentatore della scena dei decenni precedenti; Castellucci è fra gli artisti italiani che più hanno portato quella ricerca fuori dai confini, in oltre cinquanta paesi. Vederlo in questa sala, con un Faust in prima nazionale, è una di quelle occasioni in cui la storia del luogo e quella dello spettacolo si parlano.

Come organizzare la serata di Faust a Roma

Una serata di Faust al Teatro Argentina si organizza a piedi: passeggiata nel centro storico, spettacolo di ottanta minuti, cena dopo, rientro con il tram 8 o in taxi da piazza Venezia.

Dove mangiare prima o dopo

Il centro storico intorno all'Argentina offre ogni tipologia: trattorie romane nelle strade verso Campo de' Fiori, cucina giudaico romanesca nel Ghetto, forni e pizzerie al taglio lungo corso Vittorio Emanuele II per chi vuole mangiare in fretta prima delle 20, enoteche e bistrot intorno al Pantheon per il dopo teatro. Con uno spettacolo che finisce alle 21.20 il giovedì e il venerdì, la cena dopo è la soluzione più comoda; il sabato, con fine prevista poco dopo le 20.20, si cena all'ora giusta. Nel fine settimana conviene prenotare.

Con i ragazzi

Faust è teatro di ricerca, costruito per immagini e senza una trama lineare: lo consiglierei a ragazzi delle superiori già abituati a vedere teatro, o curiosi di arte contemporanea, più che a un pubblico di bambini. Per i più piccoli la Fondazione Teatro di Roma ha una programmazione di Teatro Ragazzi con proposte dedicate.

Ottobre a Roma

Metà ottobre è uno dei momenti migliori per una serata a teatro nel centro: le temperature sono ancora miti, il Romaeuropa Festival riempie le sale di pubblico internazionale e i musei sono meno affollati che in estate.

Domande frequenti su Faust di Romeo Castellucci

Quando va in scena Faust di Castellucci al Teatro Argentina?

Faust. Fatto, non detto di Romeo Castellucci va in scena al Teatro Argentina dal 15 al 18 ottobre 2026: giovedì 15 e venerdì 16 alle 20, sabato 17 alle 19, domenica 18 alle 17. È una prima nazionale presentata dal Teatro di Roma in corealizzazione con il Romaeuropa Festival 2026.

Quanto dura Faust. Fatto, non detto?

Faust. Fatto, non detto dura ottanta minuti, secondo la scheda ufficiale del Teatro di Roma. Con l'inizio alle 20 del giovedì e del venerdì si esce intorno alle 21.20; il sabato, con inizio alle 19, poco dopo le 20.20; la domenica, con inizio alle 17, intorno alle 18.20.

Quanto costano i biglietti per Faust al Teatro Argentina?

Per le repliche di Faust del 15 e del 18 ottobre il Teatro di Roma applica questo listino: poltrona 50 euro intero e 45 ridotto, palchi di platea, primo e secondo ordine 40 e 36 euro, galleria 30 e 27 euro. Le repliche del 16 e del 17 sono vendute dal Romaeuropa Festival, che ne pubblica i prezzi.

Dove si comprano i biglietti per Faust di Castellucci?

I biglietti per Faust si comprano al botteghino del Teatro Argentina, aperto dal lunedì al sabato dalle 11 alle 19, oppure online sul circuito di prevendita autorizzato indicato nella pagina dello spettacolo sul sito del Teatro di Roma. Per il 16 e il 17 ottobre la vendita passa dal circuito del Romaeuropa Festival.

Chi ha scritto le musiche di Faust?

Le musiche originali di Faust. Fatto, non detto sono di Scott Gibbons, compositore americano e collaboratore stabile di Romeo Castellucci dagli anni della Tragedia Endogonidia. La drammaturgia è di Piersandra Di Matteo; lo spettacolo è prodotto da Societas, la compagnia con sede al Teatro Comandini di Cesena.

Chi è Romeo Castellucci?

Romeo Castellucci, nato a Cesena nel 1960, è regista e scenografo; nel 1981 ha fondato con Claudia Castellucci e Chiara Guidi la Socìetas Raffaello Sanzio. Nel 2013 ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera della Biennale di Venezia e firma regie d'opera nei maggiori teatri europei, fino al debutto alla Scala nel 2026.

Come si arriva al Teatro Argentina?

Il Teatro Argentina, in Largo di Torre Argentina 52, si raggiunge con il tram 8, fermata Torre Argentina, e con le numerose linee di autobus che attraversano il largo e corso Vittorio Emanuele II. Le stazioni della metro B più vicine sono Colosseo e Circo Massimo. Il teatro non ha parcheggio ed è in ZTL.

Faust è adatto ai bambini?

Faust di Romeo Castellucci è uno spettacolo di teatro di ricerca, costruito per immagini, senza una trama lineare: è più indicato per adulti e ragazzi grandi abituati al teatro contemporaneo. Per i bambini la Fondazione Teatro di Roma propone una programmazione di Teatro Ragazzi con spettacoli e tariffe dedicate.

Per chiudere, un consiglio secco: per Faust non aspettate. Quattro repliche, una sala da 720 posti, un artista che Roma vede di rado e una prima nazionale: prendete la poltrona appena potete, arrivate con mezz'ora di anticipo per guardarvi la sala accesa, e lasciate che siano le immagini a raccontarvi il mito. Ottanta minuti di Castellucci valgono più di molte stagioni intere.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento15 Ottobre 2026 20:00 — 18 Ottobre 2026
IndirizzoTeatro Argentina, Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma Centro storico, Roma, Roma Città

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