Roma Borgata Festival 2026

Il Roma Borgata Festival 2026 chiude domani. Oggi è sabato 12 settembre, la rassegna si è aperta il 9 maggio e l'ultima giornata di programmazione è domenica 13 settembre: se avete rimandato per quattro mesi, il margine che vi resta è di ventiquattro ore. Lo scrivo subito e in chiaro perché è l'informazione che conta più di ogni altra, e perché a differenza di quasi tutto quello che accade a Roma d'estate questo festival non si concentra in una piazza sola, ma si sparpaglia su otto quartieri: il fatto che sia in corso non significa che ce l'abbiate sotto casa.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il Roma Borgata Festival è il festival diffuso delle borgate e delle periferie romane, diretto da Alessandra Muschella, che ne ha la direzione artistica per il triennio 2025-2027. È un progetto dell'associazione A.S.A.P.Q., sigla che sta per Associazione Socioculturale Attività Polivalente di Quartiere, con sede in via dei Prati Fiscali, e riceve il sostegno del Ministero della Cultura. L'edizione 2026 è la seconda: oltre 80 appuntamenti distribuiti su otto quartieri, dal 9 maggio al 13 settembre, con ingresso libero.

Le otto borgate del 2026 sono Centocelle, Alessandrino, Torpignattara, Primavalle, Montespaccato, Trullo, Magliana e Tor Marancia. Quattro nel quadrante est, lungo la Casilina e la Prenestina; due a ovest, dietro Boccea e Torrevecchia; due a sud, fra la Portuense, il Tevere e l'Ardeatina. Chi conosce Roma capisce subito che non è una mappa qualsiasi: è un catalogo ragionato di come la città ha costruito i suoi bordi in novanta anni, dalle borgate ufficiali del ventennio alle lottizzazioni speculative degli anni Sessanta.

La programmazione è multidisciplinare: musica, teatro, danza, circo contemporaneo, più residenze artistiche e laboratori. Ed è il modo in cui sceglie i luoghi a rendere il progetto diverso dagli altri cartelloni estivi romani. Gli spazi non sono gli anfiteatri e le arene attrezzate: sono bar storici, mercati rionali, edicole in via di estinzione, cortili delle case popolari. Chi organizza lo dichiara apertamente come scelta di metodo, ed è una scelta che cambia tutto, dal pubblico che si raduna al modo in cui si guarda uno spettacolo.

Qui sotto trovate tutto quello che ho messo insieme: che cosa è il festival e da dove viene, che cosa sono davvero le otto borgate che attraversa, come ci si arriva, che cosa aspettarsi dall'ultima giornata, e una quantità di storia romana che serve a capire perché un festival del genere a Roma ha un senso che altrove non avrebbe.

Roma Borgata Festival 2026 in breve: date, luoghi, ingresso

Le date e la chiusura di domenica 13 settembre

La finestra dell'edizione 2026 va dal 9 maggio al 13 settembre. Sono poco più di quattro mesi, un arco molto più lungo di quello di una rassegna estiva classica, e la ragione è che il festival non lavora per concentrazione ma per attraversamento: si sposta di quartiere in quartiere, si ferma qualche giorno, riparte. La giornata inaugurale si è tenuta il 17 maggio a Villa De Sanctis, sulla Casilina, con un appuntamento all'aperto pensato per presentare al pubblico l'intero cartellone.

Domenica 13 settembre è l'ultimo giorno. Non è una formula di rito: dopo quella data il cartellone si chiude e l'associazione si sposta sulle altre attività, che proseguono fuori stagione con altri format. Se state leggendo oggi, sabato 12, avete davanti due giornate e non di più. Il calendario aggiornato dell'ultimo fine settimana si consulta sul sito ufficiale del festival, alla pagina del calendario, ed è l'unica fonte che tiene il passo degli spostamenti dell'ultima ora, perché in una programmazione diffusa gli orari si adattano agli spazi e gli spazi sono spesso cortili e mercati con le loro regole.

Quanto costa entrare

L'ingresso è libero. Questo è il secondo dato che conta, e conviene fermarsi un momento a capire che cosa significhi in concreto. Ingresso libero non vuol dire sempre ingresso illimitato: in un cortile di case popolari o dentro un mercato rionale la capienza è quella che è, e quando i posti finiscono finiscono. Nelle rassegne diffuse funziona quasi ovunque così, e la conseguenza pratica è una sola: arrivare presto. Mezz'ora di anticipo su un appuntamento serale in uno spazio piccolo non è eccesso di zelo, è il modo per vederlo.

Non esistono biglietti da comprare, non esistono rivenditori, non esistono pacchetti. Se qualcuno vi propone un accesso prioritario a pagamento a un evento del Roma Borgata Festival, non ha titolo per farlo. Alcuni singoli appuntamenti, soprattutto i laboratori e le residenze, possono richiedere una prenotazione gratuita: anche in quel caso il canale è quello ufficiale dell'organizzazione, non un intermediario.

Chi organizza il festival

Dietro il Roma Borgata Festival c'è A.S.A.P.Q., Associazione Socioculturale Attività Polivalente di Quartiere, con sede in via dei Prati Fiscali 215, nel quadrante nord della città. La direzione artistica per il triennio 2025-2027 è affidata ad Alessandra Muschella. Il festival è sostenuto dal Ministero della Cultura, e l'associazione pubblica una sezione di amministrazione trasparente sul proprio sito: è un dettaglio che sembra burocratico e invece dice qualcosa, perché nel sottobosco delle rassegne di quartiere la trasparenza sui ruoli e sui fondi non è la norma.

Il nome nuovo nasce da un progetto più vecchio. Il Roma Borgata Festival deriva dall'esperienza del festival La Città Ideale, che portava spettacolo dal vivo in luoghi non convenzionali; dal 2025 quell'impostazione è stata spostata di peso nelle periferie, con un cambio di nome che dichiara il campo. Non è un festival che ospita spettacoli sulla periferia: è un festival che si tiene nella periferia, con il pubblico della periferia, e la differenza fra le due cose è tutta.

Le otto borgate dell'edizione 2026, una per una

Otto quartieri sono tanti, e se non li si conosce diventano una lista di nomi. Vale la pena di prenderli uno alla volta, perché ciascuno ha una storia urbanistica diversa e perché sapere dove si mettono i piedi cambia il modo in cui si guarda uno spettacolo in un cortile. Tre di questi otto, Primavalle, Trullo e Tor Marancia, sono borgate ufficiali del ventennio: nate per decreto, non per crescita spontanea. Gli altri cinque raccontano invece la crescita disordinata del Novecento romano, dalla lottizzazione dei primi anni Venti alla speculazione degli anni Sessanta.

Centocelle

Centocelle nasce presto, prima delle borgate del ventennio: già nei primi due decenni del Novecento la campagna a est della Casilina viene lottizzata e venduta a lotti piccoli, e la gente costruisce la casa da sé, spesso senza licenze, spesso di domenica. È il modello che i romani chiamano borghetto e che poi diventerà, nel dopoguerra, il modello dominante dell'espansione illegale della città.

Sul suo territorio ci sono due cose che non ci si aspetta. La prima è il campo di aviazione: quello di Centocelle è il primo aeroporto militare italiano, e nell'aprile del 1909 ci volò Wilbur Wright, che qui addestrò i primi piloti italiani. La seconda è archeologica: il Parco Archeologico di Centocelle, istituito nei primi anni Duemila, custodisce i resti della grande tenuta imperiale nota come ad Duas Lauros e delle ville romane che la punteggiavano. Sopra ci sono i prati e le piste in terra battuta dove i ragazzini del quartiere giocano a pallone; sotto ci sono i mosaici.

C'è poi il Forte Prenestino, forte ottocentesco del sistema difensivo della Roma capitale, occupato dal 1986 e diventato uno dei centri sociali più longevi d'Europa. Oggi Centocelle è servita dalla linea C della metropolitana, che qui ha più fermate, e questo la rende il quartiere più facile da raggiungere fra gli otto del festival.

Alessandrino

Il nome viene da un acquedotto. L'Acquedotto Alessandrino è l'ultimo dei grandi acquedotti costruiti nella Roma antica: lo fece realizzare Alessandro Severo intorno al 226 dopo Cristo per alimentare le terme che portavano il suo nome in Campo Marzio. I suoi archi in laterizio attraversano ancora oggi il quadrante, spuntando fra i palazzi e lungo i margini delle strade, e sono uno degli spettacoli meno frequentati di Roma: nessun turista ci arriva, e chi ci abita a volte non sa che cosa siano.

Il quartiere moderno si forma fra gli anni Trenta e il dopoguerra, in parte come borgata, in parte per aggregazione spontanea lungo la Casilina. Anche qui la metropolitana C ha una fermata che porta il nome del quartiere. Una precisazione che vale la pena fare, perché genera confusione: l'Alessandrino di cui parliamo, sulla Casilina, non è il quartiere Alessandrino demolito nel centro storico negli anni Trenta per aprire via dell'Impero. Sono due luoghi diversi con lo stesso nome, e la coincidenza è di quelle che raccontano bene come funziona la toponomastica romana.

Torpignattara

Torpignattara ha il nome più concreto di tutta Roma. Deriva da una torre medievale costruita sopra il Mausoleo di Sant'Elena, la madre di Costantino, e le pignatte sono le anfore di terracotta inserite nella muratura della cupola per alleggerirla. Il monumento c'è ancora, sulla Casilina, accanto al parco di Villa De Sanctis, e sotto ci sono le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, con uno dei cicli di affreschi paleocristiani meglio conservati della città.

Il quartiere si forma fra fine Ottocento e primo Novecento come insediamento operaio lungo la via consolare, e nell'ultimo trentennio è diventato uno dei luoghi più densamente multiculturali di Roma, con una presenza consolidata di comunità bangladese, cinese, rumena, egiziana. Chi ci passa per la prima volta rimane colpito dal fatto che questa densità non si veda nei racconti: Torpignattara è raccontata più spesso dai suoi abitanti che dalla stampa cittadina, e non a caso qui hanno sede alcune delle realtà culturali di base più attive della città. La Casa della Cultura di Villa De Sanctis è dentro questo perimetro, e nel parco si sono tenuti l'inaugurazione del festival e altre iniziative dell'estate, fra cui le serate del Casilino Urban Fest 2026.

Primavalle

Primavalle è una delle dodici borgate ufficiali costruite dal Governatorato fascista. Nasce alla fine degli anni Trenta, in aperta campagna a nord ovest, per accogliere le famiglie allontanate dal centro dagli sventramenti. Era lontanissima da tutto: chi ci arrivava non trovava fognature, non trovava trasporti, non trovava negozi, e per anni la borgata ha funzionato come un deposito di persone più che come un quartiere.

Oggi è tutt'altra cosa: un quartiere popoloso, servito, con un tessuto associativo denso, e con un parco, il Pineto, che è una delle riserve naturali urbane più grandi d'Europa e che quasi nessuno, fuori dal quadrante, ha mai visitato. La memoria del Novecento pesa: il 16 aprile 1973 un incendio doloso in un appartamento di via Bernardo da Bibbiena uccise Virgilio e Stefano Mattei, di ventidue e otto anni, in uno degli episodi più cupi della violenza politica romana. Nominarlo non è folklore ed è il contrario del pietismo: è parte della storia di un luogo, e chi ci abita non ha bisogno che gli venga ricordata.

Montespaccato

Montespaccato è il quartiere meno raccontato degli otto. Si trova a ovest, nel settore Aurelio, oltre Boccea, e nasce nel dopoguerra fra edilizia pubblica e costruzione spontanea. Non ha monumenti, non ha un archeologico, non ha un fiume: ha case, strade larghe, un campo sportivo, un tessuto di famiglie che ci vivono da tre generazioni. Nelle cronache compare soprattutto per fatti negativi, il che è esattamente il meccanismo che un festival diffuso prova a incrinare.

Portare uno spettacolo di circo contemporaneo o una serata di teatro in un quartiere che non ha mai avuto un teatro non è beneficenza culturale: è la constatazione che un pubblico esiste anche dove non c'è un botteghino. La differenza fra questo approccio e il decentramento culturale di maniera è che qui si torna, edizione dopo edizione, e la continuità è l'unica cosa che costruisce un pubblico.

Trullo

Il Trullo è una borgata ufficiale del ventennio, costruita fra il 1939 e il 1940 lungo la Portuense. Il nome viene da un antico sepolcro romano a cupola che i contadini della zona chiamavano il trullo. La borgata fu progettata con criterio, a differenza di altre: strade ortogonali, palazzine basse, cortili interni. Sono proprio quei cortili, oggi, uno degli spazi scenici più interessanti che una rassegna diffusa possa trovare a Roma.

Il Trullo ha due primati culturali. Il primo è letterario, e riguarda Pier Paolo Pasolini: la prima pagina dei Ragazzi di vita si apre sul Ferrobedò, deformazione popolare di Ferro Beton, lo stabilimento che sorgeva ai margini del quartiere, verso la Portuense e il Tevere. Il secondo è contemporaneo: dal 2010 il collettivo dei Poeti der Trullo ha riempito i muri della borgata di versi firmati con pseudonimi, e il quartiere è diventato un itinerario di poesia murale che si percorre a piedi in un pomeriggio. Non ci sono cartelli e non c'è una mappa ufficiale: si cammina e si guarda in alto.

Magliana

Qui bisogna distinguere due cose che portano lo stesso nome. La Magliana storica è il Casale della Magliana, la villa papale costruita fra il Quattrocento e il primo Cinquecento nell'ansa del Tevere come residenza di caccia dei papi: un edificio rinascimentale vero, con cortile, loggiati e tracce di decorazione, che si trova a poche centinaia di metri da palazzi degli anni Sessanta e che quasi nessun romano ha mai visto.

La Magliana Nuova è invece il quartiere costruito fra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta dall'iniziativa privata, in un'area golenale bassa, esposta alle piene del fiume, con densità altissime e servizi arrivati molto dopo. È uno dei casi di scuola della speculazione edilizia romana, quella che il cinema e la letteratura hanno raccontato per decenni. Le alluvioni degli anni Sessanta e Settanta sono parte della memoria collettiva del quartiere, come lo è, per ragioni del tutto diverse, la cronaca criminale degli anni Settanta e Ottanta. Oggi la Magliana è servita dalla linea B della metropolitana e da un tessuto associativo che lavora da anni su parco, fiume e memoria.

Tor Marancia

Tor Marancia, a sud, fra l'Ardeatina e la Cristoforo Colombo, è la borgata che i romani hanno chiamato per decenni Shanghai. Il soprannome nacque negli anni Trenta, quando qui furono spostate in baracche le famiglie sgomberate dal centro storico: un agglomerato di tuguri che rimase in piedi per decenni e che fu sostituito solo nel dopoguerra dalle palazzine dell'edilizia pubblica.

Nel 2015 il quartiere è diventato una delle destinazioni di arte urbana più fotografate d'Italia: il progetto Big City Life ha coperto le facciate di un gruppo di palazzine di viale di Tor Marancia con una ventina di grandi murali realizzati da artisti italiani e stranieri, con la curatela di 999Contemporary. Si entra liberamente nei cortili, si guarda in alto, non si paga niente. A due passi c'è il verde del Parco dell'Appia Antica nella sua propaggine settentrionale, e nello stesso quadrante l'estate romana porta altre arene gratuite, come quelle di Vivi il Cinema 2026.

Domenica 13 settembre 2026, l'ultimo giorno

Lo ripeto perché è il motivo per cui questa pagina ha senso oggi e non fra una settimana: domani si chiude. Il 13 settembre è la data finale dichiarata dell'edizione 2026, e dopo quella data il cartellone non ha repliche, recuperi o code. Chi vive a Roma e ha detto per quattro mesi che ci sarebbe andato prima o poi ha esaurito il poi.

Che cosa fare, concretamente, con le ore che restano. Primo: aprire il calendario ufficiale del festival e guardare dove si tiene l'appuntamento conclusivo, perché in un festival diffuso la chiusura non è automaticamente dove è stata l'apertura. Secondo: verificare l'orario, che nelle giornate finali tende a essere serale ma non sempre. Terzo: calcolare il tempo di trasferimento con onestà. Da Termini a Montespaccato o al Trullo non si arriva in venti minuti, e la differenza fra esserci ed essere in ritardo, la domenica sera, la fa il mezzo che si prende.

Un consiglio che vale per l'ultima serata di qualunque rassegna diffusa: le chiusure sono sempre più affollate delle serate di mezzo. Il pubblico abituale torna, i residenti passano, gli artisti che hanno lavorato in residenza si presentano anche se non sono in cartellone. Se lo spazio è un cortile o un mercato, la capienza resta quella di un cortile o di un mercato. Mezz'ora di anticipo è la differenza fra vedere lo spettacolo e sentirlo.

E se domani non ce la fate, la cosa sensata non è il rimpianto ma il calendario: il festival ha una seconda edizione alle spalle e un mandato di direzione artistica fino al 2027, quindi l'appuntamento del prossimo anno è ragionevolmente certo, e l'anticipo con cui sapremo le date sarà quello di maggio. Nel frattempo l'associazione porta avanti altri progetti fuori stagione, dalle open call per artisti agli appuntamenti di quartiere che non rientrano nel cartellone estivo.

Una curiosità su Roma Borgata Festival 2026

La curiosità vera non riguarda il programma: riguarda i palcoscenici. Il Roma Borgata Festival non usa quasi mai un teatro. Gli spazi scelti dall'organizzazione sono bar storici, mercati rionali, edicole in via di estinzione e cortili delle case popolari. Sono quattro categorie precise, dichiarate dall'associazione come linea di lavoro, e ognuna delle quattro è una scelta con conseguenze.

Il bar storico di borgata è il luogo dove si concentra la vita sociale maschile e anziana del quartiere, quello dove si gioca a carte alle cinque del pomeriggio. Portarci dentro dieci minuti di teatro significa incrociare un pubblico che non sceglie di essere pubblico: quelli che erano già lì, e che non sono andati a vedere niente. È il rovescio esatto del meccanismo del teatro tradizionale, dove il pubblico paga, si siede e si dispone all'ascolto.

Il mercato rionale funziona allo stesso modo ma con più rumore e più bambini. L'edicola, che è la categoria più sorprendente delle quattro, è un presidio in estinzione: a Roma ne chiudono decine ogni anno, e quelle che restano sono spesso gli ultimi punti di riferimento fisici di una strada. Usarle come spazio scenico è insieme un gesto teatrale e un modo di dire che quel chiosco ancora conta.

I cortili delle case popolari sono la quarta categoria, la più delicata e la più interessante. Un cortile di edilizia residenziale pubblica non è uno spazio pubblico né uno spazio privato: è lo spazio comune di chi ci abita, con equilibri suoi. Per portarci uno spettacolo bisogna parlare con gli inquilini, non con un ufficio, e questo lavoro preliminare di relazione è la parte del festival che nessuno vede e che dura molto più dei mesi di cartellone.

Il risultato è che gli spettatori si trovano a guardare uno spettacolo con i panni stesi sopra la testa e le finestre delle case aperte intorno. Chi abita ai piani alti guarda dalla finestra: un balcone di sette piani diventa una galleria, come nei cortili teatrali del Seicento, senza che nessuno l'abbia progettato. È la cosa più bella che il festival produce, e non compare in nessun programma di sala.

Le dodici borgate ufficiali, gli sventramenti e il senso di questo festival

Per capire perché un festival delle borgate a Roma non è un'operazione di immagine ma un intervento su un nervo scoperto, bisogna sapere da dove arrivano le borgate. È una storia di novanta anni e ha quattro capitoli.

Gli sventramenti del centro

Fra il 1924 e il 1940 il centro storico di Roma fu attraversato da una stagione di demolizioni senza precedenti, decisa dal regime fascista per ragioni insieme ideologiche, monumentali e di traffico. Furono aperte via dell'Impero, oggi via dei Fori Imperiali, e via della Conciliazione, che comportò la distruzione della Spina di Borgo; furono isolati i monumenti antichi liberandoli dalle costruzioni addossate, dal Mausoleo di Augusto al Teatro di Marcello, dal Campidoglio alle pendici del Campidoglio stesso.

Dietro l'operazione urbanistica c'era un'operazione sociale. Gli isolati demoliti erano abitati, e fittamente: si calcola che decine di migliaia di persone siano state sgomberate dal centro in pochi anni. Quelle famiglie non furono ricollocate nel centro: furono portate fuori, in aperta campagna, oltre il limite costruito della città. Le borgate nascono lì, come destinazione di uno sgombero.

Le dodici borgate del ventennio

Le borgate ufficiali, cioè costruite dall'amministrazione e non cresciute spontaneamente, furono dodici: Acilia, Prenestina, Gordiani, Pietralata, Tiburtino III, San Basilio, Quarticciolo, Tufello, Val Melaina, Primavalle, Tor Marancia e Trullo. Tre di queste dodici sono fra gli otto quartieri del festival 2026, e la coincidenza non è casuale.

Le caratteristiche comuni sono facili da elencare e dicono tutto: distanza dal centro, assenza iniziale di servizi, alloggi piccolissimi, spesso una stanza per famiglia con servizi in comune, nessun trasporto pubblico per anni. Alcune furono costruite in muratura decorosa, altre con criteri provvisori; alcune ebbero un piano regolatore, altre no. Il denominatore era la lontananza. La borgata serviva a non far vedere chi era stato allontanato.

Il dopoguerra: baracche, INA-Casa, crescita illegale

Dopo il 1945 il problema si moltiplica. Roma cresce di centinaia di migliaia di abitanti in pochi anni, per l'immigrazione dal Lazio meridionale, dall'Abruzzo, dal Sud. Chi arriva non trova case, e costruisce dove può: baracche lungo gli acquedotti, nelle marrane, ai margini delle borgate esistenti. Le baraccopoli romane degli anni Cinquanta e Sessanta sono uno dei capitoli meno studiati e più documentati della storia urbana italiana.

La risposta pubblica arriva con il piano INA-Casa, varato nel 1949 su iniziativa di Amintore Fanfani e proseguito per quattordici anni in due settenni. A Roma produce interi quartieri di edilizia pubblica progettati da architetti importanti, dal Tiburtino di Ludovico Quaroni e Mario Ridolfi al Tuscolano. È il momento in cui l'Italia costruisce case popolari con ambizione architettonica, e alcuni di quei complessi sono oggi materia di studio nelle scuole di architettura di mezzo mondo.

Accanto a questo, però, cresce l'altra Roma: quella dell'abusivismo di necessità, lottizzazioni vendute senza urbanizzazioni, case costruite un piano alla volta nei fine settimana, strade sterrate per vent'anni. A metà degli anni Settanta si stimava che centinaia di migliaia di romani abitassero in costruzioni prive di licenza. I condoni edilizi degli anni Ottanta e Novanta hanno poi sanato gran parte di quel patrimonio, consegnando alla città interi quadranti nati fuori dalle regole e poi diventati quartieri a tutti gli effetti.

La legge 167 e i piani di zona

Nel 1962 il Parlamento approva la legge 167, che consente ai Comuni di espropriare aree per costruirvi edilizia economica e popolare secondo piani di zona. Roma adotta il suo piano negli anni Sessanta e su quella base nascono i grandi complessi degli anni Settanta e Ottanta: Corviale, Laurentino, Tor Bella Monaca, Vigne Nuove, Spinaceto.

Sono i quartieri che hanno segnato l'immaginario collettivo della periferia romana, nel bene e nel male: architetture ambiziose, a volte megastrutture, calate in aree senza servizi, e diventate per decenni sinonimo di degrado nel racconto giornalistico. Oggi molti di quei quartieri hanno una vita culturale autonoma e robusta, come dimostra il fatto che a Tor Bella Monaca esiste un teatro pubblico con una stagione vera, e che a Corviale l'estate romana porta arene e rassegne, dal Tor Bella Monaca Teatro Festival alle proiezioni gratuite del quadrante ovest.

Il Roma Borgata Festival si colloca dentro questa storia lunga. Non la commemora: la usa come mappa. Quando sceglie di attraversare Primavalle, Trullo e Tor Marancia nello stesso cartellone, sceglie tre luoghi nati dallo stesso decreto, a novanta anni di distanza, e li mette in relazione fra loro. Quando aggiunge Centocelle, Alessandrino e Torpignattara, aggiunge la crescita spontanea lungo le consolari. Quando aggiunge Magliana e Montespaccato, aggiunge la speculazione del boom. Otto quartieri, quattro modi diversi di costruire la periferia di una capitale.

Una cosa che non ti dice nessuno su Roma Borgata Festival 2026

La cosa che non vi dice nessuno è che il lavoro più difficile di questo festival non è artistico: è di relazione, e avviene mesi prima che si accenda una luce. Chi legge un cartellone vede otto quartieri e ottanta appuntamenti, e immagina un ufficio che prenota spazi. Nella realtà, per portare uno spettacolo nel cortile di un lotto di case popolari bisogna che gli inquilini siano d'accordo, che qualcuno del palazzo faccia da riferimento, che l'orario non confligga con la vita del cortile, che il rumore sia sostenibile, che le sedie ci siano e che qualcuno le rimetta a posto.

Lo stesso vale per un bar storico, dove l'oste decide e il pubblico abituale ha le sue abitudini, e per un mercato rionale, dove ogni banco è un'impresa con i suoi orari e le sue concessioni. Non esiste un modulo per queste cose. Esiste il tempo passato lì, che è la vera valuta di un festival diffuso.

La seconda cosa che non si dice è che la continuità conta più della qualità del singolo spettacolo. Una rassegna che arriva una volta in un quartiere e non torna produce una serata gradevole e nessun effetto. Una rassegna che torna per tre anni produce un pubblico: persone che a maggio chiedono quando comincia, ragazzi che si offrono di dare una mano, associazioni locali che si agganciano. Il Roma Borgata Festival ha oggi due edizioni e una direzione artistica con mandato triennale: è precisamente la durata minima per verificare se il meccanismo funziona.

Terza cosa, la meno confortevole. Un festival diffuso nelle periferie non risolve niente dei problemi delle periferie. Non sostituisce i trasporti che mancano, non ripara gli ascensori delle case popolari, non riduce la distanza fisica da un ospedale o da una biblioteca. Sarebbe disonesto raccontarlo come riscatto. Quello che fa, e che nessun'altra cosa fa, è cambiare per qualche sera chi guarda e chi è guardato: in un quartiere che compare nelle cronache solo per fatti neri, una serata in cui trecento persone si radunano in un cortile per un numero di circo è un fatto, e i fatti si sommano.

Quarta cosa, pratica e poco elegante: i festival di questo tipo campano di contributi pubblici e di bandi. Il sostegno del Ministero della Cultura è dichiarato e la trasparenza sui ruoli pure. Ma il modello resta fragile: basta un bando che salta e un cartellone di quattro mesi diventa un cartellone di sei settimane. Chi ci va, e chi ne parla, contribuisce a quel numero di presenze che nell'anno successivo pesa sulle decisioni di chi finanzia. Non è retorica della partecipazione, è aritmetica dei rendiconti.

Il consiglio che ti do per visitare Roma Borgata Festival 2026

Primo consiglio, e vale per oggi e per domani: scegliete un quartiere solo. La tentazione, davanti a un festival diffuso, è di costruire un percorso che tocchi tre luoghi in una sera. A Roma non funziona, e in questi otto quartieri meno che mai: le distanze fra Montespaccato e Tor Marancia, o fra Primavalle e Alessandrino, si misurano in ore di mezzi pubblici la sera. Un quartiere, un appuntamento, e il tempo per restare dopo.

Secondo consiglio: arrivate presto e restate dopo. Il momento migliore di una serata di questo tipo non è lo spettacolo, è la mezz'ora prima, quando il cortile si riempie e si capisce chi sono gli spettatori, e la mezz'ora dopo, quando gli artisti smontano e la gente resta a parlare. Se scappate ai titoli di coda avete visto un numero di teatro, non un festival di quartiere.

Terzo consiglio: mangiate lì. In ognuno degli otto quartieri c'è una qualità gastronomica popolare che nel centro di Roma non esiste più a quei prezzi. A Torpignattara la ristorazione bangladese e pakistana è di livello e costa una frazione di quello che costerebbe dentro le mura; a Centocelle la pizza al taglio e le friggitorie hanno una tradizione consolidata; alla Magliana e al Trullo i forni e le trattorie di quartiere lavorano su un pubblico locale che non perdona. Andare in borgata e tornare a cena in centro è il modo più sicuro per non capire niente di dove siete stati.

Quarto consiglio: come ci andate conta. La sera, verso questi quadranti, l'auto privata è spesso la scelta razionale, ma i quartieri sono densi e il parcheggio è quello che è; la metropolitana copre bene Centocelle, Alessandrino e Magliana, molto meno il resto. Se siete in gruppo, un'auto sola con quattro persone risolve; se siete soli, verificate l'ultima corsa prima di partire, perché il servizio notturno su alcune linee periferiche si dirada parecchio.

Quinto consiglio, per chi viene da fuori Roma. Non organizzatevi una serata in borgata come se fosse un'attrazione. Non è un parco a tema della romanità popolare e i residenti non sono comparse. Il modo giusto di starci è lo stesso di quando si va a una festa di paese senza conoscere nessuno: si arriva, si sta zitti un po', si guarda, si ordina qualcosa al bar, si parla con chi parla per primo. Se invece cercate una lettura guidata del quadrante, con qualcuno che sappia raccontarvi gli acquedotti, le borgate e i murales, conviene appoggiarsi ad accompagnatori abilitati che lavorino sul serio su questi quartieri, anziché improvvisare.

Sesto consiglio, il più banale e il più disatteso: portate contanti. Nei bar e nei mercati di quartiere il bancomat funziona quasi sempre, ma non sempre, e niente è più goffo che scoprirlo davanti a una cassa la domenica sera.

Come si arriva negli otto quartieri del festival

Il quadrante est: Centocelle, Alessandrino, Torpignattara

È il più semplice. La linea C della metropolitana attraversa questo settore e ha fermate dedicate sia a Centocelle sia ad Alessandrino; per Torpignattara il riferimento naturale è la fermata Pigneto della stessa linea, più i bus che percorrono la via Casilina, che è l'asse storico del quadrante. Da Termini il tempo di percorrenza è ragionevole e il servizio serale è quello di una linea metropolitana, quindi affidabile.

Un dettaglio utile: questi tre quartieri sono contigui. Si può cenare a Torpignattara e raggiungere a piedi, in venti o trenta minuti, il cuore di Centocelle, camminando lungo la Casilina e passando davanti al Mausoleo di Sant'Elena. È una delle passeggiate urbane più interessanti di Roma e nessuna guida la propone.

Il quadrante ovest: Primavalle e Montespaccato

Qui la metropolitana non arriva e si va di autobus. Le direttrici sono la Boccea e la Trionfale, con linee che partono dai capolinea di Cornelia e di Battistini sulla linea A. Il consiglio pratico è di calcolare venti minuti in più rispetto a quanto vi dice l'applicazione, perché il traffico su Boccea la sera è capriccioso, e di controllare l'orario dell'ultima corsa prima di sedervi per lo spettacolo.

Chi arriva in auto trova parcheggio con relativa facilità rispetto al centro, ma non aspettatevi posti davanti allo spazio: nelle borgate del ventennio le strade furono disegnate quando le automobili private erano poche, e la sosta oggi è il problema quotidiano di chi ci abita. Parcheggiare su un passo carrabile per venti minuti, in un cortile di case popolari, è il modo più rapido per farsi ricordare male.

Il quadrante sud: Trullo, Magliana, Tor Marancia

La Magliana ha una fermata della linea B della metropolitana, ed è il punto di appoggio più comodo di tutto il settore. Il Trullo si raggiunge dalla Portuense con i mezzi di superficie, e chi arriva in treno può usare le stazioni ferroviarie della linea che corre lungo il Tevere. Tor Marancia, più a est, si serve dei bus che percorrono l'Ardeatina e la zona di Grotta Perfetta, con appoggio alla linea B nel tratto della Garbatella.

Se decidete di vedere i murales di Tor Marancia in giornata e poi restare per la sera, la cosa sensata è arrivare con due ore di anticipo e usare la luce: i cortili di viale di Tor Marancia sono chiusi fra le palazzine e alle sei di sera in settembre la luce comincia già a girare.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Pier Paolo Pasolini ha scritto delle borgate romane. È forse il fatto più risaputo dell'intera cultura italiana del Novecento: i Ragazzi di vita, Una vita violenta, Accattone, il ragazzo di borgata come figura letteraria. Quello che si cita molto meno spesso è che Pasolini in borgata ci ha abitato, e che ci è arrivato da sfollato di un'altra specie.

Arrivò a Roma nel gennaio del 1950 da Casarsa, con la madre, dopo un processo e una espulsione dal partito e dall'insegnamento in Friuli. Non aveva soldi. Dopo un primo periodo nei pressi del ghetto andò ad abitare a Rebibbia, allora estrema periferia nord est, in una casa senza pretese, e insegnò per qualche tempo in una scuola media privata a Ciampino, facendo ogni giorno la traversata della città in treno. La sua conoscenza delle borgate non è etnografia da scrittore in visita: è il paesaggio che aveva sotto le finestre per anni.

Il secondo elemento poco citato è la precisione topografica. I Ragazzi di vita, pubblicato da Garzanti nel 1955, si apre al Ferrobedò, cioè allo stabilimento Ferro Beton verso la Portuense, ai margini del Trullo, e attraversa Donna Olimpia a Monteverde, il Tiburtino, Pietralata, Ponte Mammolo. Una vita violenta, del 1959, è ambientato a Pietralata. Accattone, il film del 1961, fu girato fra il Pigneto e la Borgata Gordiani, a due passi da Torpignattara. Sono luoghi che esistono ancora, con i nomi di allora, e alcuni di essi sono esattamente i quartieri di questo festival.

Il terzo elemento, il più scomodo, è che quella rappresentazione è stata anche una condanna. Il ragazzo di borgata pasoliniano è una figura letteraria potentissima, e per settant'anni ha fatto da lente unica attraverso cui il resto d'Italia ha guardato le periferie romane: povertà, vitalità, violenza, innocenza. Chi in quei quartieri ci vive oggi ha un rapporto complicato con quell'immagine, perché è insieme un riconoscimento e una gabbia. Un festival che porta danza contemporanea e circo in un cortile del Trullo, nel 2026, fa anche questo: propone un'altra grammatica per raccontare lo stesso luogo.

Una nota che si aggiunge bene a questa: la stessa cosa vale per il cinema. Roma città aperta di Roberto Rossellini, del 1945, fu girato in parte nel quadrante Prenestino Pigneto, e la scena più famosa del cinema italiano, la corsa di Anna Magnani dietro il camion, è stata girata in una strada di quel quartiere. Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola, del 1976, è ambientato in una baraccopoli con la cupola di San Pietro sullo sfondo. La periferia romana è una delle location più filmate d'Europa e una delle meno visitate dai suoi stessi cittadini.

La foto giusta da fare a Roma Borgata Festival 2026

La foto sbagliata la conosciamo tutti: il palazzone di edilizia popolare inquadrato dal basso, in bianco e nero, con i panni stesi. È diventata un genere, ha una sua estetica riconoscibile, e ha un difetto grave: racconta l'edificio e cancella le persone. Se andate in borgata a fare quella foto, avete portato a casa una cartolina che avete già visto mille volte.

La foto giusta, in un festival come questo, è quella che tiene dentro due cose insieme: lo spettacolo e la casa. Un acrobata sospeso con alle spalle una facciata di palazzine anni Quaranta e le finestre accese. Una scena di teatro in un cortile con le antenne paraboliche sopra. Un pubblico seduto su sedie di plastica spaiate, portate giù dagli appartamenti, in una geometria che nessuno scenografo saprebbe disegnare. La tensione fra il gesto artistico e il contesto domestico è il soggetto, non lo sfondo.

Dove mettersi, in pratica

In un cortile chiuso la posizione migliore non è frontale ma laterale e leggermente rialzata: due o tre gradini di una scala interna, se c'è, oppure l'angolo opposto dell'ingresso. Da lì entra nell'inquadratura sia l'azione sia la profondità del cortile con le finestre, che è quello che rende la foto diversa da una qualsiasi foto di spettacolo.

La luce, in settembre, si mette male: gli spettacoli serali cominciano quando è già quasi buio e l'illuminazione è artificiale e mista. Se usate una macchina, salite di sensibilità senza paura e aprite il diaframma; se usate il telefono, appoggiatevi a qualcosa e rinunciate allo zoom, che in poca luce è il modo più veloce per rovinare tutto. Il flash, in un cortile con gente seduta a due metri, è semplicemente maleducazione.

La foto che funziona di giorno

Di giorno, nei quartieri del festival, ci sono soggetti che valgono il viaggio anche senza spettacolo. Gli archi dell'Acquedotto Alessandrino con i palazzi intorno sono l'immagine più efficace di che cosa sia Roma: due millenni nella stessa inquadratura, senza transenne e senza biglietteria. Il Mausoleo di Sant'Elena a Torpignattara, con la muratura che mostra ancora le pignatte, si fotografa meglio nel tardo pomeriggio, quando la luce radente fa emergere la tessitura del laterizio.

A Tor Marancia i murali sulle facciate chiedono una scelta: o si fotografa il singolo intervento, e allora serve arretrare il più possibile nel cortile, o si fotografa il rapporto fra il murale e la vita del palazzo, e allora conviene inquadrare più largo prendendo dentro i panni stesi, le macchine, i motorini. La seconda scelta produce immagini molto più interessanti e molto meno pubblicate.

Al Trullo la caccia è ai versi dei Poeti der Trullo sui muri: sono piccoli, spesso in alto, spesso scoloriti, e trovarli è metà del piacere. Una foto di un verso murale con la strada intorno racconta più del quartiere di qualunque panoramica.

Il rispetto, che è anche tecnica

Una regola sola, che vale in tutti e otto i quartieri: alle persone si chiede. In un cortile di case popolari le finestre sono case, e fotografare un balcone con dentro qualcuno senza chiedere è entrare in casa d'altri. Nella pratica basta poco: si abbassa la macchina, si fa un cenno, si aspetta. Nove volte su dieci il permesso arriva e la foto migliora, perché chi ha detto di sì smette di irrigidirsi. La decima volta si accetta il no e si cambia inquadratura.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Gli otto quartieri del festival non sono luoghi senza storia: sono luoghi la cui storia non è stata scritta sui marmi. Ecco i fatti che contano, in ordine cronologico, perché conoscerli cambia il modo in cui si guarda un cortile.

Il 226 dopo Cristo e l'ultimo acquedotto

Alessandro Severo fa costruire l'Acquedotto Alessandrino, l'ultimo dei grandi acquedotti della Roma imperiale, per alimentare le terme che porteranno il suo nome. Il tracciato attraversa la campagna a est della città, e sedici secoli dopo quegli archi si ritroveranno inglobati in un quartiere di case popolari. È il fatto fondativo dell'Alessandrino, e il motivo del suo nome.

Il quarto secolo e il mausoleo dell'imperatrice

Sulla via Labicana, oggi Casilina, viene edificato il mausoleo destinato a Elena, madre di Costantino, accanto alle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro. Nel medioevo sulle sue rovine si costruisce una torre, e la muratura mostra le anfore di terracotta annegate nella calce per alleggerire la volta. Da quelle pignatte deriva il nome del quartiere: Tor Pignattara. Poche periferie europee possono dire di prendere il nome da un particolare costruttivo di un monumento imperiale.

Il Quattrocento e la villa dei papi alla Magliana

Nell'ansa del Tevere a sud ovest della città i pontefici fanno costruire una residenza di caccia, il Casale della Magliana, ampliata fra la fine del Quattrocento e il primo Cinquecento. Per qualche decennio quel luogo è la campagna papale. Cinque secoli dopo lo stesso toponimo indicherà uno dei quartieri più densi e peggio serviti della città, e i due luoghi disteranno poche centinaia di metri.

Il 1909 e il campo di Centocelle

Nell'aprile del 1909 Wilbur Wright vola sul campo di Centocelle e vi addestra i primi piloti italiani. Il campo diventerà il primo aeroporto militare del Paese. Un secolo dopo, su quegli stessi prati, il Comune istituirà il Parco Archeologico di Centocelle, sopra i resti della tenuta imperiale ad Duas Lauros.

Gli anni Trenta: gli sventramenti e le dodici borgate

Fra il 1924 e il 1940 le demolizioni del centro storico producono decine di migliaia di sgomberati, e il Governatorato costruisce dodici borgate ufficiali ai margini della città per accoglierli. Nascono così, fra le altre, Primavalle alla fine degli anni Trenta, il Trullo fra il 1939 e il 1940, Tor Marancia, dove le famiglie sgomberate dal centro vengono sistemate in baracche in un agglomerato che i romani chiameranno Shanghai. Tre degli otto quartieri di questo festival hanno esattamente questa data di nascita, e questa ragione sociale.

Il 1949 e il piano INA-Casa

Il piano varato nel 1949 apre quattordici anni di edilizia pubblica di qualità, in due settenni. A Roma produce interi quartieri progettati da architetti di primo piano, cambia il modo di costruire case popolari e lascia una eredità architettonica che ancora oggi si studia. In parallelo, la città cresce per baracche e per lottizzazioni senza urbanizzazioni, e le due Rome procedono affiancate per vent'anni.

Il 1962, la legge 167 e i grandi complessi

La legge 167 consente ai Comuni di espropriare aree per l'edilizia economica e popolare. Roma redige i suoi piani di zona e negli anni Settanta e Ottanta nascono i grandi complessi che segneranno l'immaginario della periferia romana. È la stagione in cui il dibattito fra centro e periferia diventa il dibattito politico principale della città, e in cui la parola borgata comincia a essere sostituita, nel linguaggio amministrativo, da parole più neutre e meno precise.

Gli anni Sessanta e Settanta: la Magliana e il fiume

La Magliana Nuova viene costruita in un'area bassa dell'ansa del Tevere, con densità altissime e con i servizi arrivati molto dopo le case. Le piene del fiume e i problemi di allagamento segnano la memoria del quartiere e diventano uno dei casi più citati nel dibattito sulla speculazione edilizia romana. Il quartiere entrerà anche nella cronaca criminale degli anni Settanta e Ottanta, con una notorietà che ha oscurato a lungo tutto il resto.

Il 16 aprile 1973 a Primavalle

Un incendio doloso appiccato a un appartamento di Primavalle uccide Virgilio e Stefano Mattei, di ventidue e otto anni. È uno degli episodi più duri della violenza politica romana degli anni Settanta e ha segnato per decenni il nome del quartiere nella memoria nazionale. Lo cito perché è storia di questo luogo, e perché il rispetto per un quartiere passa anche dal non fingere che non sia successo niente.

Il 2015 e i murali di Tor Marancia

Il progetto Big City Life copre le facciate di un gruppo di palazzine di edilizia popolare di viale di Tor Marancia con una ventina di grandi interventi pittorici, realizzati da artisti italiani e internazionali sotto la curatela di 999Contemporary. È uno dei casi italiani più discussi di arte urbana su committenza in un contesto residenziale pubblico: c'è chi lo considera un modello di rigenerazione e chi vi legge una operazione di immagine. Su un punto non si discute, ed è che da allora in quei cortili entrano ogni giorno persone che prima non ci avevano messo piede.

Il 2025 e la prima edizione del festival

Dal 17 maggio al 21 settembre 2025 va in scena la prima edizione del Roma Borgata Festival, che attraversa dieci fra borgate e periferie romane, da Centocelle a Torpignattara, dal Trullo a Corviale, passando per Torrevecchia e Primavalle. Il bilancio dichiarato dall'organizzazione parla di oltre novanta appuntamenti, più di cento spettacoli e oltre ottomila presenze. La giornata inaugurale si tiene il 18 maggio a Villa De Sanctis, con un pic nic performativo e una maratona di spettacoli all'aria aperta.

Il 2026 e la seconda edizione

Dal 9 maggio al 13 settembre 2026 il festival torna con otto quartieri, oltre 80 appuntamenti, nuovi format e la stessa direzione artistica. La giornata inaugurale è il 17 maggio, di nuovo a Villa De Sanctis. Domenica 13 settembre è l'ultimo giorno, ed è domani.

Chi è passato da Roma Borgata Festival 2026

Rispondo alla domanda in due modi, perché ha due risposte oneste.

Chi ci è passato davvero, quest'anno

Da questo festival passano tre categorie di persone. La prima è quella degli artisti: compagnie di teatro e di danza, musicisti, circensi, artisti in residenza che nei mesi di programmazione hanno lavorato dentro i quartieri e non soltanto davanti a un pubblico. Il cartellone 2026 dichiara musica, teatro, danza e circo contemporaneo, più residenze e laboratori: significa che alcuni degli artisti in programma nei quartieri ci hanno passato giorni, non ore, ed è una differenza che si vede nel risultato.

La seconda categoria è quella dei residenti, e numericamente è la sola che conti. Nella prima edizione l'organizzazione ha registrato oltre ottomila presenze su dieci quartieri: fate la divisione e capite che non si tratta di grandi eventi da migliaia di persone, ma di decine e decine di appuntamenti da un centinaio di spettatori ciascuno, che è esattamente il formato di un cortile. Chi ci è passato, nella stragrande maggioranza dei casi, abita a meno di un chilometro dal luogo dello spettacolo.

La terza categoria è quella che nessuno conta: gli esercenti, i commercianti dei mercati, i baristi, gli edicolanti, i volontari delle associazioni di quartiere, gli inquilini che hanno prestato il cortile e le sedie. Senza di loro il festival non esisterebbe, e la loro presenza nei rendiconti è zero.

La direzione artistica è di Alessandra Muschella, con mandato 2025-2027, e l'organizzazione è dell'associazione A.S.A.P.Q. Il sostegno istituzionale arriva dal Ministero della Cultura. Su nomi e titoli dei singoli spettacoli non mi invento niente: il programma dettagliato, quartiere per quartiere, resta sul calendario ufficiale del festival, che è anche l'unico posto dove trovare l'ultimo aggiornamento per la giornata di domani.

Chi è passato da questi quartieri, prima

Se la domanda si allarga ai luoghi, l'elenco diventa lungo e sorprendente. Pier Paolo Pasolini ha attraversato queste borgate per venti anni, ci ha abitato, ci ha girato film e vi ha ambientato due romanzi. Con lui hanno lavorato Franco e Sergio Citti, romani cresciuti nella Roma popolare, che di quel mondo furono insieme interpreti e traduttori linguistici.

Roberto Rossellini ha girato nel quadrante Prenestino le sequenze più celebri di Roma città aperta, con Anna Magnani e Aldo Fabrizi, e da quella strada di periferia è uscita l'immagine più riprodotta del cinema italiano. Ettore Scola ha ambientato in una baraccopoli romana Brutti, sporchi e cattivi, con Nino Manfredi, vincendo a Cannes il premio per la regia nel 1976. Decine di registi e fotografi hanno usato questi quadranti come set e come soggetto.

Sul versante opposto, quello di chi le borgate le ha progettate o studiate, sono passati di qui architetti come Ludovico Quaroni e Mario Ridolfi, che con il quartiere Tiburtino hanno segnato la storia dell'architettura italiana del dopoguerra, e generazioni di urbanisti che sulla questione romana della periferia hanno costruito un dibattito nazionale.

E poi ci sono quelli che non hanno un nome nei libri: le famiglie sgomberate dal centro negli anni Trenta e portate in campagna con i mobili sui camion, gli immigrati arrivati dal Sud negli anni Cinquanta che hanno costruito la casa da sé la domenica, le comunità bangladesi e cinesi che dagli anni Novanta hanno riempito le serrande vuote di Torpignattara. Un festival che sceglie i cortili e i mercati come palcoscenici dichiara che è di loro che parla.

Con i bambini, accessibilità e cose pratiche

Con i bambini funziona bene, e meglio che in quasi tutte le altre rassegne romane. Il circo contemporaneo è il linguaggio più immediato che esista per un pubblico di sei o sette anni, e gli spettacoli nei cortili e nei mercati sono corti, gratuiti, senza obbligo di stare seduti composti. Nelle serate di quartiere i bambini girano, si spostano, tornano: nessuno si scandalizza, e questo toglie ai genitori la tensione tipica del teatro.

Sull'accessibilità la risposta onesta è variabile. Uno spettacolo in piazza o in un mercato al piano terra è accessibile in carrozzina senza problemi; un cortile interno raggiungibile solo attraverso una rampa di scale non lo è. Poiché ogni appuntamento ha uno spazio diverso, l'unico modo serio di saperlo è chiedere all'organizzazione per lo specifico appuntamento, con qualche giorno di anticipo. Non esiste una risposta valida per tutto il festival.

Per i posti a sedere: dove ci sono, sono pochi. In molti spazi ci si siede dove capita o si resta in piedi. Chi ha difficoltà a stare in piedi a lungo faccia i conti con questo e arrivi presto. Una sedia pieghevole leggera, nelle serate di cortile, è la soluzione che adottano i residenti e non è considerata strana da nessuno.

Sul meteo: si tratta di spazi all'aperto e in caso di pioggia gli appuntamenti possono spostarsi o saltare. A settembre a Roma i temporali pomeridiani capitano. La comunicazione degli spostamenti passa dai canali social e dal sito dell'organizzazione, che in questi casi sono più rapidi di qualunque altra fonte.

Ultimo punto pratico, sui soldi: l'ingresso è libero e non esiste un obbligo di consumazione. Detto questo, se lo spettacolo è dentro un bar o dentro un mercato, ordinare qualcosa è il modo più semplice e diretto di far funzionare la cosa. Quel bar ha prestato lo spazio, ha spostato i tavoli e ha chiuso mezza sala: un caffè e una birra non sono un obolo, sono buona educazione.

Che cosa vedere intorno, e come continuare dopo il 13 settembre

Se il festival vi ha convinti e volete continuare a frequentare questi quadranti anche dopo la chiusura, le occasioni non mancano. Nel quadrante est la Casa della Cultura di Villa De Sanctis lavora tutto l'anno sul Casilino, e nella stessa area si muovono realtà come il Casilino Urban Fest e le proiezioni del Casilino Sky Park. Poco più a sud, il Parco degli Acquedotti è il modo più spettacolare di capire che cosa fossero gli acquedotti di cui all'Alessandrino restano gli archi.

A ovest e a sud, il Parco dell'Appia Antica confina con il quadrante di Tor Marancia, e la programmazione estiva del settore comprende rassegne gratuite come Vivi il Cinema, che porta arene a Corviale e a Tor Marancia. Chi vuole vedere come il teatro pubblico lavora in periferia può guardare alla stagione del Tor Bella Monaca Teatro Festival oppure, sul versante Portuense e Ostiense, alla programmazione di India Città Aperta al Teatro India. A Pietralata si muovono i linguaggi contemporanei di Territori Creativi al DAF.

Sul versante della memoria, il Museo Diffuso del Rione Testaccio è l'esempio romano più riuscito di racconto di un quartiere popolare fatto dagli abitanti, e serve da termine di paragone per capire che cosa potrebbe diventare, un giorno, un lavoro analogo sulle borgate. Chi si interessa di cinema e periferia trova una programmazione affine in Laperossa fra Garbatella e Ostiense e nel Puntasacra Film Fest all'Idroscalo di Ostia, che lavora su un altro luogo simbolo della Roma di margine.

Un consiglio finale per chi vuole trasformare questa curiosità in una giornata organizzata. Le borgate non si visitano con una mappa scaricata: si capiscono se qualcuno le racconta, incrociando urbanistica, storia sociale e arte contemporanea. Per un gruppo, una scuola o un viaggio aziendale, la rete di accompagnatori abilitati di TourLeaderPro è la strada che consiglio, perché lavora con professionisti locali e sa costruire percorsi fuori dal centro storico senza trasformarli in safari urbani. Chi invece arriva dall'estero e vuole capire come incastrare una serata di periferia dentro un itinerario romano più ampio, con tempi di spostamento realistici e una sequenza sensata di giornate, trova guide ragionate in inglese su ItalyPlanner, che è il posto giusto per pianificare il viaggio prima di partire.

Poi domani, domenica 13 settembre, il Roma Borgata Festival 2026 chiude. Se avete un'ora libera, la spesa migliore che potete farne è prendere un mezzo, andare in uno degli otto quartieri, sedervi in un cortile e guardare che cosa succede quando qualcuno accende una luce sotto le finestre di casa d'altri e le finestre si aprono invece di chiudersi.

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Data Evento9 Maggio 2026 — 13 Settembre 2026
IndirizzoRoma RM (evento diffuso nelle borgate) Roma Città
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