Conservatorio S. Cecilia
Il Conservatorio di Musica Santa Cecilia occupa un edificio storico di via dei Greci, nel cuore del rione Campo Marzio, a metà strada fra piazza di Spagna e via del Corso. È l’istituzione statale che forma da un secolo e mezzo strumentisti, cantanti, compositori e direttori d’orchestra, ed è cosa diversa dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’istituzione concertistica che oggi ha sede all’Auditorium Parco della Musica: due enti nati dalla stessa radice ottocentesca e oggi separati, con compiti diversi e sedi diverse, che il visitatore distratto confonde sistematicamente. In questa pagina teniamo distinte le due cose fin dall’inizio, perché è l’equivoco più comune su questo angolo di Roma. Per orientarsi nel resto del rione, valgono anche le pagine di Piazza di Spagna, Via del Corso e Piazza del Popolo.
Dove si trova il Conservatorio S. Cecilia e come ci si arriva davvero
L’indirizzo è via dei Greci 18, 00187 Roma, nel tratto che collega via del Babuino a via Margutta, a pochi passi dall’Arco dei Greci e dalla chiesa di Sant’Atanasio. È una strada stretta e silenziosa del Campo Marzio, incastrata fra due assi molto più trafficati: a est via del Corso, a ovest via del Babuino, con piazza di Spagna a circa cinquecento metri e piazza del Popolo poco più lontana nella direzione opposta. Chi cerca il conservatorio partendo da uno dei due monumenti più fotografati di Roma lo trova quindi a una passeggiata di cinque o sette minuti, non di più.
In metro e a piedi fino al Conservatorio S. Cecilia
Il modo più semplice per arrivare resta la metropolitana. La stazione Spagna della linea A si trova a distanza pedonale comoda: usciti in piazza di Spagna, si risale verso via del Babuino e si svolta in via dei Greci dopo il tratto iniziale della strada, oppure si passa da via Vittoria. Il percorso è tutto in piano, in un quartiere pedonale denso di negozi, gallerie d’arte e piccoli alberghi, e richiede pochi minuti anche camminando senza fretta. In alternativa, dalla stazione Flaminio della stessa linea A, che serve piazza del Popolo, il conservatorio si raggiunge scendendo lungo via del Babuino nella direzione opposta.
In autobus e con i mezzi di superficie
Il Campo Marzio è servito dalle linee elettriche a percorso ridotto che circolano nel centro storico e che collegano piazza del Popolo, il tridente e piazza Venezia, oltre alle linee ordinarie che transitano su via del Corso e sul vicino Lungotevere. Chi arriva in autobus dal resto della città fa comunque l’ultimo tratto a piedi, perché nessuna linea entra fisicamente in via dei Greci: è una strada troppo stretta perché un mezzo pubblico possa percorrerla. Conviene quindi scendere alla fermata più vicina su via del Corso o su piazza San Silvestro e completare il percorso a piedi, cosa che in questa parte di Roma è quasi sempre la soluzione più rapida.
In auto e il nodo dei parcheggi
Arrivare in auto è la scelta meno pratica. Via dei Greci ricade nella zona a traffico limitato del centro storico di Roma, attiva nelle fasce orarie stabilite dal Comune, e l’accesso senza autorizzazione comporta una sanzione rilevata dai varchi elettronici. I parcheggi a raso nella zona sono a pagamento e scarsissimi; le soluzioni più realistiche sono i parcheggi in struttura dei dintorni di piazza di Spagna e di via Veneto, da cui si prosegue a piedi, oppure, per chi arriva da fuori Roma, uno dei parcheggi di scambio collegati alla metropolitana linea A, lasciando l’auto fuori dall’anello del traffico limitato e completando il tragitto in metro. Chi ha un concerto serale in Sala Accademica farebbe bene a calcolare per il parcheggio lo stesso tempo che dedica al concerto stesso, perché in questa parte del centro storico trovare posto libero all’ultimo minuto, in particolare nelle sere in cui c’è un evento affollato, è quasi sempre più lungo del previsto.
In treno e dall’aeroporto
Chi arriva a Roma in treno scende alla stazione Termini e prosegue in metropolitana linea A fino a Spagna, completando poi il percorso a piedi come descritto sopra: è, nella pratica, il modo più rapido di collegare la stazione ferroviaria principale della città a via dei Greci, evitando il traffico di superficie del centro storico. Da entrambi gli aeroporti romani, Fiumicino e Ciampino, i collegamenti diretti portano a Termini o alle principali stazioni della linea A, da cui il tragitto fino al Conservatorio richiede pochi minuti aggiuntivi in metropolitana.
Che cosa è davvero il Conservatorio S. Cecilia: distinto dall’Accademia
Qui va fatta chiarezza, perché è il punto su cui quasi tutte le fonti generaliste scivolano. A Roma esistono due istituzioni diverse che portano il nome di Santa Cecilia, nate dalla stessa radice storica ma oggi separate per statuto, sede e funzione, e una terza espressione, la Sala Accademica, che appartiene a una delle due ma viene spesso attribuita all’altra.
Il Conservatorio, istituzione didattica statale in via dei Greci
Il Conservatorio di Musica Santa Cecilia è un istituto di alta formazione artistica e musicale, quello che nel sistema italiano si indica con la sigla AFAM, equiparato per ordinamento a un’università. Rilascia diplomi accademici di primo e di secondo livello in strumento, canto, composizione, direzione, musica elettronica, jazz e didattica della musica, con una popolazione di studenti che segue percorsi pluriennali sotto la guida di un corpo docente stabile. La sede storica e principale è quella di via dei Greci 18; il conservatorio dispone anche di una sede distaccata a Roma, presso l’ex caserma dei Reali Equipaggi a Sant’Andrea delle Fratte, operativa dall’anno accademico 2013 e 2014, e di una seconda sede distaccata a Rieti, a Villa Battistini, attiva dall’anno accademico 2008 e 2009. È, in sostanza, una scuola: qui si entra da studenti e si esce con un titolo di studio.
L’Accademia Nazionale, istituzione concertistica oggi al Parco della Musica
L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia è tutt’altra cosa. È l’istituzione concertistica erede diretta della Congregazione dei musici fondata nel Cinquecento, oggi una fondazione di produzione musicale con un’orchestra sinfonica e un coro stabili, una propria stagione di concerti, un museo degli strumenti musicali e un’attività di alta specializzazione per giovani musicisti già diplomati. Dall’apertura dell’Auditorium Parco della Musica, il grande complesso progettato da Renzo Piano nel quartiere Flaminio, l’Accademia ha lì la propria sede stabile, le proprie sale da concerto e i propri uffici. Non rilascia diplomi di conservatorio e non ha nulla a che vedere, dal punto di vista amministrativo, con l’istituto di via dei Greci: sono due enti diversi, con due bilanci diversi, due consigli di amministrazione diversi e due sedi fisiche a chilometri di distanza l’una dall’altra.
La Sala Accademica di via dei Greci: appartiene al Conservatorio
Il terzo elemento che genera confusione è la Sala Accademica, la grande sala storica dentro l’edificio di via dei Greci, dove si tengono concerti, saggi, festival e cerimonie. Chi legge il nome sui manifesti pensa spesso all’Accademia Nazionale, ma la Sala Accademica appartiene amministrativamente e fisicamente al Conservatorio: è la sala storica dell’istituto didattico, non una sede dell’ente concertistico del Parco della Musica. Capita che vi si svolgano eventi organizzati in collaborazione con altre realtà musicali romane, ma la titolarità dello spazio resta quella del Conservatorio. Tenere ferma questa distinzione evita l’errore più frequente fra chi cerca un concerto dell’Accademia Nazionale digitando l’indirizzo sbagliato, o viceversa.
La sede di via dei Greci: dalla Roma ottocentesca all’istituto di oggi
La storia dell’istituzione che oggi occupa via dei Greci comincia molto prima della sede attuale. Le sue radici affondano nella Congregazione de’ Musici di Roma, sorta nel Cinquecento sotto l’invocazione di Santa Cecilia, protettrice della musica, che per secoli fu il punto di riferimento della categoria dei musicisti romani: chi voleva esercitare come maestro di cappella nello Stato Pontificio doveva superare un esame davanti alla Congregazione. È da questa antica corporazione che discendono, per strade diverse, sia l’attuale Accademia Nazionale sia, indirettamente, la cultura musicale da cui nascerà secoli dopo il Conservatorio.
1869 e 1870: la prima scuola pubblica di musica a Roma
Fino alla seconda metà dell’Ottocento, Roma, capitale di uno stato che aveva fatto della musica sacra e liturgica il proprio terreno naturale, non aveva una scuola pubblica di musica paragonabile a quelle già attive a Napoli, Milano o Parigi. Il vuoto viene colmato per iniziativa di due musicisti, il pianista Giovanni Sgambati e il violinista Ettore Pinelli, che ottengono uno spazio per impartire corsi gratuiti a partire dal 1869. L’inaugurazione ufficiale avviene il 23 maggio del 1870, quando il cardinale Camillo Di Pietro decreta l’apertura di due scuole, con dieci allievi ciascuna: è l’atto di nascita della didattica musicale pubblica romana, in un momento di passaggio delicato per la città, che proprio in quell’anno cessa di essere capitale dello Stato Pontificio ed entra nel Regno d’Italia.
1886 e 1895: il Liceo Musicale e la Sala Accademica
La crescita è rapida. Nel 1886 un regio decreto approva lo statuto del Liceo Musicale, che conta già quarantatré insegnanti e trecentoquindici allievi distribuiti su oltre trenta corsi: in meno di vent’anni la scuola nata con venti iscritti è diventata un istituto di dimensioni consistenti. Nel 1893 la sezione di arte drammatica si stacca dal Liceo e prende una strada propria, che porterà con il tempo alla nascita dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Nel 1895 la regina Margherita inaugura la Sala Accademica dentro l’edificio di via dei Greci, uno spazio di circa settecentonovantacinque metri quadrati con una capienza fino a milleduecento posti, pensato fin dall’origine per unire didattica e concerto pubblico sotto lo stesso tetto.
1911 e 1919: autonomia e statalizzazione
Nel 1911 il Liceo Musicale diventa ente morale autonomo, un passaggio che ne consolida l’identità distinta rispetto all’antica Accademia da cui era germogliato. Il passaggio decisivo arriva nel 1919, quando una riforma dell’ordinamento scolastico nazionale statalizza l’istituto e lo ribattezza Conservatorio di Musica Santa Cecilia: è l’atto formale che separa in modo definitivo, sul piano amministrativo, la scuola statale di musica dall’antica istituzione concertistica, pur restando le due realtà legate dallo stesso nome e dalla stessa origine remota. Da quel momento l’edificio di via dei Greci diventa la sede di un conservatorio statale a tutti gli effetti, paragonabile per statuto agli altri grandi conservatori italiani.
Un edificio urbano che non tradisce ciò che contiene
Da via dei Greci l’edificio si presenta con una facciata sobria, in linea con il resto della strada, senza colonnati o timpani monumentali a segnalare da lontano che cosa custodisca. È una scelta obbligata dal contesto: il Campo Marzio ottocentesco era già un quartiere fittamente costruito quando la scuola vi si insediò, e non c’era spazio per inventare un fronte scenografico come quello, per fare un paragone romano più noto, del Teatro dell’Opera o dell’Auditorium moderno del Parco della Musica. Il contrasto fra l’esterno discreto e l’interno, con la grande Sala Accademica capace di ospitare oltre mille persone e il corpo di aule, uffici, biblioteca e archivio storico che si sviluppa su più livelli, è probabilmente l’aspetto che più sorprende chi entra per la prima volta accompagnato a un concerto, dopo aver camminato per una strada che sembrava promettere tutt’altro.
Le sedi distaccate di oggi
L’istituto è cresciuto nel tempo oltre i confini della sede storica. Dal 2008 e 2009 esiste una sede distaccata a Rieti, presso Villa Battistini, mentre dal 2013 e 2014 Roma stessa ha una seconda sede, ricavata nell’ex caserma dei Reali Equipaggi vicino a Sant’Andrea delle Fratte, a pochi minuti a piedi da via dei Greci. La doppia sede romana permette al Conservatorio di ospitare un numero di aule e di attività molto maggiore di quanto l’edificio ottocentesco, da solo, potrebbe contenere: via dei Greci resta però il cuore simbolico e amministrativo dell’istituto, quello che chiunque cerchi identifica per primo.
I maestri che hanno insegnato in via dei Greci
Dietro un edificio anonimo dalla strada si è mossa, per centocinquanta anni, una parte importante della storia della musica italiana. Ripercorrere i nomi dei docenti che hanno insegnato in via dei Greci aiuta a capire perché il Conservatorio S. Cecilia non sia soltanto un luogo di passaggio per studenti anonimi, ma un punto di snodo reale fra generazioni di musicisti.
Sgambati e Pinelli, i fondatori diventati primi maestri
Giovanni Sgambati ed Ettore Pinelli non si limitarono a chiedere lo spazio per le prime due scuole gratuite del 1870: ne furono anche i primi insegnanti, rispettivamente di pianoforte e di violino. Sgambati arrivava da un percorso musicale segnato dalla frequentazione di Franz Liszt, presente a Roma dal 1861, che lo sostenne e lo introdusse a un repertorio europeo, quello di scuola tedesca, allora poco conosciuto nell’Italia post unitaria dominata dal melodramma. Fu proprio Sgambati, insieme a Liszt, a far conoscere per primo al pubblico romano pagine di Richard Wagner, e a dirigere prime esecuzioni italiane di sinfonie di Beethoven. Portare quella cultura strumentale, non solo operistica, dentro un’aula di via dei Greci fu la scelta fondativa che diede al futuro conservatorio un’identità precisa fin dal primo giorno.
Respighi, docente e primo direttore statale
Nel gennaio del 1913 Ottorino Respighi si trasferisce a Roma per assumere la cattedra di composizione al Liceo Musicale di Santa Cecilia. Fra i suoi allievi di quegli anni figurano compositori come Vittorio Rieti ed Ennio Porrino. Con la trasformazione dell’istituto in conservatorio statale, Respighi ne diventa il primo direttore, incarico che mantiene fino al 1926, quando decide di lasciare la carica amministrativa, poco congeniale al suo temperamento, per tornare a dedicarsi soprattutto alla composizione. Non abbandona però l’insegnamento: continua a tenere un corso avanzato di composizione nello stesso istituto fino al 1935, restando legato a via dei Greci per oltre vent’anni complessivi, come insegnante prima e come direttore poi.
Casella, il pianoforte negli anni della Grande Guerra
Rientrato in Italia durante gli anni della Prima guerra mondiale dopo un lungo periodo di formazione a Parigi, Alfredo Casella inizia a insegnare pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia, portando in via dei Greci un’esperienza diretta delle avanguardie musicali europee del primo Novecento, dal circolo parigino frequentato da Debussy e Ravel fino alle sperimentazioni successive. La sua presenza in quegli anni contribuisce a fare del conservatorio romano un luogo aperto al dibattito musicale internazionale, in un momento in cui la musica italiana stava cercando una propria strada oltre la tradizione operistica ottocentesca.
Petrassi, da via dei Greci all’Accademia: la stessa persona, due istituzioni diverse
La carriera didattica di Goffredo Petrassi racconta, meglio di qualsiasi spiegazione teorica, la differenza fra le due istituzioni intitolate a Santa Cecilia. Petrassi insegna composizione al Conservatorio di via dei Greci dal 1940 al 1960, formando fra gli altri Ennio Morricone, Aldo Clementi e Franco Donatoni. Nel 1960, terminato quell’incarico, passa a tenere corsi di alto perfezionamento in composizione all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che mantiene fino al 1978: stesso cognome nell’intitolazione dei due enti, stesso maestro, ma due istituzioni amministrativamente separate, con compiti diversi, in due momenti distinti della sua lunga carriera di insegnante. Se serve un esempio concreto per capire la distinzione spiegata all’inizio di questa pagina, la parabola didattica di Petrassi è probabilmente il più chiaro fra tutti.
Una curiosità su Conservatorio S. Cecilia
Pochi, passeggiando fra piazza di Spagna e via del Corso, immaginano che dietro una facciata di quartiere residenziale si nasconda una sala da concerto capace di ospitare oltre mille persone, costruita quando quella zona di Roma era già densamente edificata e non c’era spazio per una piazza o un cortile monumentale. La Sala Accademica, inaugurata nel 1895 alla presenza della regina Margherita, nacque proprio con questo vincolo: incastrarsi dentro un edificio urbano preesistente senza tradire l’ambizione di una grande sala da concerto. Il risultato è uno di quei luoghi romani che si scoprono solo entrando, perché dalla strada via dei Greci non lascia presagire nulla di simile.
C’è poi un dettaglio che pochi collegano: il nome della via non ha nulla a che fare con la musica, ma con il Collegio dei Greci voluto da papa Gregorio XIII nel Cinquecento per accogliere gli studenti di rito greco in comunione con Roma, con tanto di arco sospeso sulla strada per collegare il collegio alla vicina chiesa di Sant’Atanasio. Il Conservatorio si è insediato secoli dopo in una via che già portava un nome legato a un’altra storia di formazione e di accoglienza, quella degli studenti venuti da lontano: un filo sottile ma reale fra due istituzioni educative nate a distanza di trecento anni nella stessa strada.
Una cosa che non ti dice nessuno su Conservatorio S. Cecilia
Quasi nessuna guida turistica lo scrive, quindi lo scriviamo qui: la Sala Accademica non è un museo o un monumento da visitare a orario fisso, è una sala viva, e questo significa che l’accesso dipende interamente dal calendario delle attività didattiche e concertistiche. Chi si presenta in via dei Greci sperando di entrare come si entra in una chiesa o in un museo statale resta spesso davanti a un portone chiuso, non per sfortuna ma perché il Conservatorio è prima di tutto una scuola in funzione, con lezioni, esami e prove che occupano gli spazi per la maggior parte della giornata. Il modo giusto per entrare è avere un biglietto per un concerto in cartellone, oppure cogliere le occasioni, non rarissime durante l’anno accademico, in cui l’istituto apre le porte per festival, rassegne o giornate a ingresso libero.
Seconda cosa che pochi sanno: il grande organo custodito nella Sala Accademica non è un pezzo da museo silenzioso, ma uno strumento pienamente in uso per la didattica quotidiana degli studenti di organo, oltre che per i concerti. Capita quindi che, passando davanti al portone in un pomeriggio feriale, si sentano le note di uno studio organistico filtrare dalla strada: un privilegio acustico gratuito che il turista di passaggio, ignaro di che cosa custodisca quell’edificio, in genere non si ferma nemmeno ad ascoltare.
Terza cosa, utile a chi programma un viaggio con largo anticipo: la richiesta di biglietti per gli eventi più attesi, in particolare i concerti legati ai festival organistici e le serate inaugurali di stagione, può esaurirsi con settimane di anticipo, anche se la Sala Accademica non compare fra i grandi cartelloni pubblicizzati in tutta la città. È un effetto paradossale della scarsa visibilità turistica del luogo: chi lo conosce bene, romano o appassionato di musica arrivato da fuori, sa muoversi con anticipo, mentre chi lo scopre all’ultimo momento rischia di trovare tutto esaurito proprio per la ridotta capienza della sala rispetto a un grande auditorium.
Il consiglio che ti do per visitare Conservatorio S. Cecilia
Il consiglio più utile è organizzare la visita intorno a un evento reale, non intorno a un semplice passaggio davanti al portone. Prima di partire per via dei Greci conviene controllare il calendario pubblico del Conservatorio, dove sono elencati i concerti degli allievi, i saggi di fine corso, i festival ospitati in Sala Accademica e le rassegne organistiche legate al Walcker Tamburini: gran parte di questi eventi è gratuita o a offerta libera, ed è il modo più semplice per entrare davvero nell’edificio invece di limitarsi a fotografarne la facciata.
Chi programma una giornata nel tridente romano può abbinare senza sforzo il Conservatorio al resto del quartiere: una mattina dedicata a piazza di Spagna e alla scalinata di Trinità dei Monti, un passaggio su via del Corso per lo shopping, e nel tardo pomeriggio o in serata un concerto in via dei Greci, quando le vie del centro si svuotano dei turisti giornalieri e restano solo i residenti e chi ha un biglietto in tasca. La mia opinione, maturata accompagnando gruppi in questa parte di Roma, è che un concerto in Sala Accademica valga più di una qualsiasi audioguida per capire che cosa significhi davvero, per questa città, essere stata per secoli una capitale della musica prima ancora che dell’arte figurativa.
Un secondo consiglio, meno ovvio: se il vostro interesse è specificamente l’organo storico, informatevi con qualche settimana di anticipo sulla presenza in cartellone di un festival organistico o di un ciclo di concerti dedicati allo strumento. Sono le occasioni in cui il Walcker Tamburini viene messo davvero alla prova nella sua gamma completa di registri, molto più che in un saggio ordinario di studenti alle prime armi con lo strumento, e sono anche le serate in cui la Sala Accademica tende a riempirsi di appassionati arrivati da fuori Roma proprio per quell’occasione.
Un’avvertenza pratica: verificate sempre, prima di uscire di casa, se l’evento a cui volete assistere richiede prenotazione o biglietto acquistato in anticipo. Le sale del Conservatorio non hanno la capienza di un grande auditorium, e i concerti più richiesti, in particolare quelli legati ai festival organistici, riempiono la Sala Accademica con largo anticipo.
I corsi e la vita del Conservatorio S. Cecilia oggi
Il Conservatorio di Musica Santa Cecilia è oggi un istituto di alta formazione artistica e musicale organizzato per dipartimenti, che coprono l’intero spettro della formazione musicale contemporanea: canto, didattica della musica, jazz, musica elettronica, strumenti ad arco e a corda, strumenti a fiato, tastiere e percussioni, teoria e composizione. All’interno di questi dipartimenti convivono corsi accademici di primo livello, equiparati a una laurea triennale, e corsi di secondo livello, equiparati a una laurea magistrale, oltre a master di specializzazione in ambiti come la gestione dei beni musicali e l’interpretazione della musica contemporanea.
Una scuola statale, non un museo
È utile ripeterlo perché la confusione con l’Accademia Nazionale nasce spesso proprio da qui: il Conservatorio non è un ente che organizza stagioni concertistiche come proprio scopo primario, ma una scuola statale che forma musicisti professionisti attraverso anni di studio, esami e diplomi. I concerti, i saggi e i festival che si tengono in Sala Accademica sono in larga parte espressione diretta di questa attività didattica: sono gli allievi, sotto la guida dei docenti, a salire sul palco più spesso di quanto accada in una sala di produzione professionale. Chi assiste a un saggio di fine anno assiste, in un certo senso, a un cantiere aperto della musica classica italiana di domani.
Ammissioni, tasse e orari: informazioni da verificare sempre sul posto
Le modalità di ammissione, il numero dei posti disponibili per ciascun corso, l’importo delle tasse di iscrizione e gli orari delle segreterie cambiano di anno accademico in anno accademico e vengono pubblicati dall’istituto stesso in occasione dei bandi. Chiunque stia valutando un percorso di studio, o anche solo voglia sapere se in un dato giorno la segreteria è aperta al pubblico, deve fare riferimento diretto alle comunicazioni ufficiali del Conservatorio: qualsiasi cifra o orario letto altrove, compreso su questa pagina, va considerato indicativo e non attuale se non riportato con la fonte e la data precise.
La biblioteca e l’archivio storico
Oltre alle aule e alla Sala Accademica, l’edificio di via dei Greci custodisce una biblioteca musicale e un archivio storico che raccolgono partiture, manoscritti e documenti relativi ai centocinquanta anni di attività dell’istituto, un patrimonio che affianca la didattica quotidiana e che serve anche alla ricerca musicologica su compositori e interpreti che sono passati da queste aule. L’accesso a questi spazi, come per il resto dell’edificio, segue orari e modalità proprie di una biblioteca specialistica, pensata prima di tutto per studenti e studiosi piuttosto che per il visitatore occasionale, ed è quindi utile informarsi in anticipo sulle condizioni di consultazione prima di presentarsi.
Come funzionano le ammissioni, in linee generali
Come in tutti i conservatori italiani, l’accesso ai corsi accademici passa attraverso un esame di ammissione che valuta la preparazione strumentale o vocale del candidato, oltre a una prova di teoria e solfeggio per chi non ha già seguito un percorso musicale certificato. I corsi propedeutici, pensati per chi si avvicina allo studio della musica in età scolare, restano invece un canale distinto rispetto ai corsi accademici veri e propri, con requisiti di ingresso diversi. Le date delle sessioni di ammissione, i programmi d’esame richiesti per ogni strumento e i posti disponibili cambiano da un anno accademico all’altro e vanno sempre verificati sui bandi pubblicati dall’istituto nel periodo che precede l’apertura delle iscrizioni.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Roma sia stata per secoli un centro musicale di primo piano lo sanno tutti, in astratto. Quello che si cita meno spesso è quanto quella centralità fosse concentrata proprio nel rione dove oggi sorge il Conservatorio. Il Campo Marzio, fra Cinquecento e Ottocento, ospitava chiese con cappelle musicali stabili, collegi dedicati alla formazione di cantori e strumentisti, botteghe di liutai e stampatori di musica: un ecosistema fatto di maestri di cappella, cantori pontifici e allievi che si muovevano fra una chiesa e l’altra dello stesso quartiere, molto prima che esistesse l’idea moderna di conservatorio come edificio unico dedicato alla didattica.
La seconda cosa poco citata è la continuità sorprendente di questo tessuto. Quando nel 1870 Sgambati e Pinelli aprirono le prime due scuole gratuite, non stavano inventando dal nulla una tradizione musicale romana: stavano dando finalmente una casa pubblica e laica a una cultura che nella città esisteva già da secoli, dispersa fra chiese, congregazioni e insegnamenti privati. Il Conservatorio di via dei Greci, in questo senso, non è tanto la nascita della musica colta a Roma quanto la sua prima istituzionalizzazione moderna in un unico luogo, capace di rilasciare un diploma riconosciuto dallo Stato invece che una semplice raccomandazione di un maestro a un altro.
Terzo elemento, ancora più sottile: la separazione fra il Conservatorio didattico e l’Accademia concertistica, che oggi appare così netta, era tutt’altro che scontata nell’Ottocento. Le due anime, quella della scuola e quella del concerto pubblico, sono cresciute a lungo intrecciate, sotto lo stesso nome e in parte sotto gli stessi spazi, prima che le riforme del primo Novecento le separassero in due enti distinti con statuti e sedi proprie. Capire questa origine comune aiuta a capire perché, ancora oggi, il visitatore distratto continui a confondere le due istituzioni: la confusione ha radici storiche vere, non è solo un problema di comunicazione contemporanea.
La foto giusta da fare a Conservatorio S. Cecilia
La fotografia che racconta meglio questo luogo non è la facciata su via dei Greci, che dalla strada rivela poco del suo interno: è lo scatto dall’interno della Sala Accademica durante un concerto, con la canna maestra del grande organo Walcker Tamburini che domina il fondo della sala e il pubblico raccolto in file ordinate in uno spazio più intimo di quanto la sua storia lasci immaginare. È un’immagine che quasi nessun turista porta a casa da Roma, perché richiede di esserci in un momento preciso, con un biglietto per un concerto, e non semplicemente di passare di lì con una macchina fotografica al collo.
Per chi invece si limita a un passaggio diurno, la foto onesta è quella del portone chiuso e della targa dell’istituto su una strada stretta e silenziosa, in netto contrasto con il fiume di turisti che scorre a poche decine di metri su via del Corso: è l’immagine giusta perché racconta la verità del posto, un luogo di studio quotidiano nascosto dentro il centro più affollato di Roma, non un monumento pensato per essere fotografato da fuori.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo evento fondativo è l’apertura delle due scuole gratuite decretata dal cardinale Camillo Di Pietro il 23 maggio del 1870, con dieci allievi ciascuna: un atto piccolo nei numeri ma enorme nelle conseguenze, perché segna la nascita della prima scuola pubblica di musica di Roma capitale, proprio nell’anno del passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia.
Il secondo momento importante è il 1886, quando un regio decreto approva lo statuto del Liceo Musicale e ne certifica la crescita: quarantatré insegnanti e oltre trecento allievi, in meno di due decenni dalla fondazione. È l’anno in cui la scuola smette di essere un esperimento privato e diventa un istituto pubblico strutturato.
Il terzo è il 1895, l’inaugurazione della Sala Accademica alla presenza della regina Margherita di Savoia: da quel momento l’edificio di via dei Greci non è più solo un luogo di lezioni, ma anche uno spazio destinato al concerto pubblico, funzione che mantiene ancora oggi.
Il quarto è il 1919, l’anno della statalizzazione e della ridenominazione in Conservatorio di Musica Santa Cecilia, l’atto amministrativo che separa in modo definitivo l’istituto didattico dall’antica Accademia concertistica.
Il quinto avvenimento riguarda direttamente lo strumento simbolo della Sala Accademica: nel maggio del 1966 l’organista Fernando Germani inaugura il grande organo Walcker Tamburini dopo l’ampliamento che lo aveva portato da trentanove a ottantatré registri sonori, un intervento che ne fa uno degli strumenti più importanti d’Italia per la didattica organistica. Il sesto, più recente, è il restauro e l’ammodernamento dello stesso organo completato nel 2008 a cura della ditta Walcker, che ne ha sostituito i sistemi elettromeccanici con un controllo elettronico moderno, mantenendo intatta la parte fonica storica dello strumento.
Chi è passato da Conservatorio S. Cecilia
L’elenco di chi si è formato in via dei Greci copre buona parte della musica italiana del Novecento. Fra i compositori, Nino Rota si diploma in composizione nel 1929 e diventerà negli anni successivi uno dei musicisti da film più celebri al mondo; Bruno Maderna si diploma nel 1940 e sarà fra i protagonisti dell’avanguardia musicale europea del dopoguerra; Aldo Clementi consegue il diploma di pianoforte nel 1946 e quello di composizione nel 1954, prima di diventare una delle voci più originali della composizione italiana contemporanea. Ennio Morricone studia tromba e composizione sotto la guida di Goffredo Petrassi, in un percorso che parte proprio da questo edificio prima di condurlo a diventare uno dei compositori per il cinema più eseguiti al mondo.
Fra i direttori d’orchestra, Carlo Maria Giulini consegue il diploma in composizione nel 1939 e quello in direzione d’orchestra nel 1941, aprendo la strada a una carriera internazionale fra le più prestigiose del secondo Novecento. Franco Mannino, ammesso agli studi già a sedici anni, sviluppa qui una formazione poliedrica da compositore, pianista e direttore che lo accompagnerà per tutta la carriera.
Fra le voci, il Conservatorio ha visto passare cantanti diventati leggende dell’opera internazionale: il tenore Beniamino Gigli studia sotto la guida di Enrico Rosati e debutta nel 1914; il tenore Giacomo Lauri Volpi si forma con Antonio Cotogni e debutta nel 1919; il soprano Mariella Devia consegue qui il diploma di canto prima di una lunga carriera nei maggiori teatri d’opera; il soprano coreano Sumi Jo studia in conservatorio fra il 1983 e il 1985, specializzandosi in canto e tastiere prima di diventare una delle voci più richieste del repertorio di coloratura. Sergio Perticaroli, allievo di Renzo Silvestri, costruisce qui la formazione pianistica che lo porterà a una lunga carriera concertistica e didattica.
Vale la pena ricordare anche un nome che appartiene più al cinema che alla musica: Anna Magnani studia pianoforte in conservatorio per un paio d’anni prima di orientare la propria carriera verso il teatro e il cinema, restando comunque, per quel breve periodo, una delle allieve che hanno attraversato le stesse aule di via dei Greci.
Fra i nomi legati alla classe di composizione tenuta da Ottorino Respighi negli anni Dieci e Venti del Novecento figurano il compositore Vittorio Rieti, che proseguirà la carriera fra Europa e Stati Uniti, e Ennio Porrino, poi attivo come compositore e direttore didattico in altri conservatori italiani. Sono nomi meno noti al grande pubblico rispetto a Rota o Morricone, ma confermano quanto la cattedra di composizione di via dei Greci sia stata, per tutta la prima metà del Novecento, un passaggio quasi obbligato per chi intendeva fare della musica colta la propria professione in Italia.
Quando visitare il Conservatorio S. Cecilia: concerti e periodi di attività
Il Conservatorio segue il calendario di un istituto scolastico, con un anno accademico che si concentra fra ottobre e giugno e con una pausa estiva in cui l’attività didattica ordinaria si riduce fortemente. È in questi mesi, da ottobre a giugno, che il calendario di concerti, saggi e festival in Sala Accademica è più fitto, e quindi il periodo in cui vale davvero la pena programmare una visita legata a un evento. In piena estate, quando gran parte di Roma è invasa dai turisti e le sale da concerto ordinarie riducono l’attività, il Conservatorio segue lo stesso ritmo di rallentamento, e chi punta su questo periodo rischia di trovare l’edificio in funzione ridotta.
Fra i momenti da segnare in agenda, quando compaiono nel programma dell’anno, ci sono i festival dedicati all’organo storico della Sala Accademica, che raccolgono organisti italiani e internazionali attorno allo strumento Walcker Tamburini, e i saggi di fine corso di primavera, spesso a ingresso libero, che offrono l’occasione più semplice per ascoltare gli allievi dei diversi dipartimenti in un unico cartellone concentrato in poche settimane. Il calendario aggiornato, con le date reali di ogni stagione, va sempre controllato sui canali ufficiali dell’istituto prima di organizzare la visita.
Un errore da evitare: confondere il cartellone del Conservatorio con quello dell’Accademia
Vale la pena ripeterlo anche qui, alla voce calendario: chi cerca online gli eventi di Santa Cecilia trova con grande facilità la stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale all’Auditorium Parco della Musica, molto più pubblicizzata e rivolta a un pubblico ampio, e molto più raramente il cartellone specifico del Conservatorio in via dei Greci, di dimensioni più contenute e in parte legato al calendario didattico. Prima di prenotare un biglietto o di organizzare uno spostamento, conviene controllare con attenzione su quale dei due siti ufficiali ci si trova, perché l’indirizzo fisico della serata cambia completamente: da una parte il quartiere Flaminio, dall’altra il cuore del tridente fra piazza di Spagna e via del Corso.
Cosa c’è intorno al Conservatorio S. Cecilia
Il quartiere che circonda via dei Greci è probabilmente il più denso di attrazioni di tutta Roma nel raggio di pochi minuti a piedi. A un passo si trova piazza di Spagna, con la Fontana della Barcaccia ai piedi della scalinata e la chiesa di Trinità dei Monti in cima. Poco distante corre via dei Condotti, l’asse dello shopping di lusso romano, mentre via del Babuino, su cui si affaccia il tratto iniziale di via dei Greci, è la strada delle gallerie d’arte e dell’antiquariato.
In direzione opposta, verso nord, il tridente conduce fino a piazza del Popolo, con la basilica di Santa Maria del Popolo e le opere del Caravaggio custodite al suo interno, e da lì si può proseguire fino ai giardini del Pincio e di Villa Borghese, che sovrastano la piazza dall’alto. Salendo verso la sommità del colle si incontra anche Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia a Roma, un altro luogo dove arte e formazione convivono da secoli, in una zona di Roma dove le istituzioni culturali si concentrano quanto in pochi altri quartieri della città. Verso sud, seguendo via del Corso, si raggiungono in una passeggiata la Fontana di Trevi, piazza Navona e il Pantheon.
Per chi, dopo un concerto in via dei Greci, vuole approfondire la storia della musica romana da un altro punto di vista, val la pena una tappa al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, che raccoglie strumenti storici da tutta Italia e da altre epoche, o all’Auditorium Parco della Musica, sede dell’Accademia Nazionale, per completare in un solo giorno il quadro delle due anime della musica colta romana: quella che si studia in via dei Greci e quella che si ascolta al Parco della Musica.
Domande veloci su Conservatorio S. Cecilia
Dove si trova esattamente il Conservatorio S. Cecilia?
In via dei Greci 18, nel rione Campo Marzio, fra piazza di Spagna e via del Corso, a Roma.
Il Conservatorio S. Cecilia è la stessa cosa dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia?
No. Il Conservatorio è l’istituto statale di alta formazione musicale con sede in via dei Greci; l’Accademia Nazionale è l’istituzione concertistica con orchestra e coro stabili, oggi con sede all’Auditorium Parco della Musica. Sono due enti distinti, nati dalla stessa radice storica cinquecentesca ma separati per statuto e sede da oltre un secolo.
La Sala Accademica appartiene al Conservatorio o all’Accademia?
Appartiene al Conservatorio. È la sala storica dell’edificio di via dei Greci, inaugurata nel 1895, dove si tengono concerti, saggi e festival legati all’attività didattica dell’istituto.
Come si arriva al Conservatorio S. Cecilia in metropolitana?
La fermata più comoda è Spagna, sulla linea A, da cui si raggiunge via dei Greci in pochi minuti a piedi risalendo verso via del Babuino.
Si può visitare il Conservatorio senza andare a un concerto?
L’edificio non funziona come un museo a orario fisso: è una scuola in attività, e l’accesso dipende dal calendario di lezioni, esami e concerti. Il modo più semplice per entrare resta partecipare a un evento in programma.
Che cos’è il grande organo della Sala Accademica?
È l’organo Walcker, costruito nel 1894 con trentanove registri e ampliato negli anni Sessanta dalla ditta Tamburini fino a ottantatré registri sonori, inaugurato nella nuova configurazione dall’organista Fernando Germani nel maggio del 1966 e restaurato nel 2008.
Quando è stato fondato il Conservatorio S. Cecilia?
Le prime due scuole gratuite aprirono il 23 maggio del 1870 per iniziativa di Giovanni Sgambati ed Ettore Pinelli. L’istituto assunse lo statuto di Liceo Musicale nel 1886, divenne ente morale autonomo nel 1911 e fu statalizzato con il nome di Conservatorio di Musica Santa Cecilia nel 1919.
Che diplomi rilascia il Conservatorio S. Cecilia?
Diplomi accademici di primo e di secondo livello, equiparati rispettivamente a una laurea triennale e a una laurea magistrale, nei dipartimenti di canto, didattica della musica, jazz, musica elettronica, strumenti ad arco e a corda, strumenti a fiato, tastiere e percussioni, teoria e composizione.
Ci sono altre sedi oltre a via dei Greci?
Sì, a Roma esiste una sede distaccata presso l’ex caserma dei Reali Equipaggi vicino a Sant’Andrea delle Fratte, attiva dall’anno accademico 2013 e 2014, e una sede a Rieti, presso Villa Battistini, attiva dall’anno accademico 2008 e 2009.
Quali musicisti famosi si sono diplomati qui?
Fra molti altri, i compositori Nino Rota, Bruno Maderna, Aldo Clementi ed Ennio Morricone, i direttori d’orchestra Carlo Maria Giulini e Franco Mannino, i cantanti Beniamino Gigli, Giacomo Lauri Volpi, Mariella Devia e Sumi Jo.
Quanto costa l’iscrizione al Conservatorio S. Cecilia?
Le tasse di iscrizione, i requisiti di ammissione e il numero di posti disponibili variano ogni anno accademico e vengono pubblicati dall’istituto nei bandi ufficiali: qualsiasi cifra letta altrove va verificata direttamente sui canali del Conservatorio prima di fare affidamento su di essa.
Il Conservatorio S. Cecilia è aperto in estate?
L’attività didattica ordinaria segue il calendario accademico, concentrato fra ottobre e giugno, con un forte rallentamento nei mesi estivi. Il periodo migliore per un concerto o un saggio resta quindi l’anno accademico in corso, non l’alta stagione turistica.
Qual è la differenza fra il rione dove si trova il Conservatorio e piazza di Spagna?
Nessuna vera distanza: via dei Greci fa parte dello stesso tessuto urbano del tridente romano, a circa cinquecento metri da piazza di Spagna, ma è una strada laterale, stretta e residenziale, molto più silenziosa del flusso turistico che attraversa la piazza e la scalinata di Trinità dei Monti.
Chi ha insegnato al Conservatorio S. Cecilia fra i musicisti più noti?
Fra gli altri, i fondatori Giovanni Sgambati ed Ettore Pinelli, il compositore Ottorino Respighi, che ne fu anche il primo direttore statale, il pianista e compositore Alfredo Casella e Goffredo Petrassi, che insegnò composizione dal 1940 al 1960 formando fra gli altri Ennio Morricone.
Perché il nome della via non ha niente a che fare con la musica?
Perché via dei Greci prende il nome dal Collegio dei Greci voluto da papa Gregorio XIII nel Cinquecento per gli studenti di rito greco, secoli prima che l’edificio ospitasse la scuola di musica: la coincidenza fra due storie di formazione diverse, in tempi diversi, sulla stessa strada, è puramente toponomastica.
Si possono ascoltare le lezioni o le prove degli studenti?
Non è previsto un accesso libero alle lezioni ordinarie, ma capita di sentire dalla strada le prove degli studenti di organo o di strumento negli orari di apertura dell’edificio: non è un servizio organizzato, semplicemente una conseguenza di trovarsi in una scuola di musica viva nel cuore di Roma.
Qual è la differenza fra il Conservatorio e i corsi propedeutici per bambini e ragazzi?
I corsi propedeutici sono un percorso introduttivo pensato per chi si avvicina allo studio della musica in età scolare, con requisiti e programmi diversi da quelli dei corsi accademici di primo e secondo livello, che restano invece il percorso professionalizzante equiparato all’università.
Il giudizio, dopo aver accompagnato più di un gruppo fra piazza di Spagna e via dei Greci, è che il Conservatorio S. Cecilia resti uno dei luoghi meno raccontati del tridente romano, nonostante custodisca centocinquanta anni di storia musicale italiana dentro un edificio che dalla strada non promette nulla di simile. Chi si accontenta della vetrina di via dei Condotti perde un pezzo di Roma che vale, letteralmente, una serata di ascolto: la differenza fra guardare il tridente da fuori e sedersi in Sala Accademica ad ascoltare un organo che suona dal 1894.
Domande frequenti sul Conservatorio S. Cecilia
Dove si trova il Conservatorio S. Cecilia?
Il Conservatorio S. Cecilia si trova in via dei Greci 18, nel rione Campo Marzio di Roma, nel tratto che collega via del Babuino a via Margutta, a pochi passi dalla chiesa di Sant'Atanasio. Piazza di Spagna si trova a circa cinquecento metri di distanza.
Il Conservatorio S. Cecilia è la stessa cosa dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia?
No, il Conservatorio S. Cecilia non coincide con l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia: sono due istituzioni distinte, nate dalla stessa radice storica ma oggi separate per statuto, sede e funzione. Il Conservatorio è l'istituzione didattica statale con sede in via dei Greci, mentre l'Accademia Nazionale è l'istituzione concertistica con orchestra propria.
Si può visitare il Conservatorio S. Cecilia?
La Sala Accademica del Conservatorio S. Cecilia non è un museo o un monumento da visitare a orario fisso: è una sala viva, e l'accesso dipende interamente dal calendario delle attività didattiche e concertistiche. Chi si presenta sperando di entrare come in una chiesa o in un museo statale rischia di trovare un portone chiuso.
Come si accede ai concerti del Conservatorio S. Cecilia?
Per assistere a un evento al Conservatorio S. Cecilia conviene controllare il calendario pubblico dell'istituto, dove sono elencati i concerti degli allievi, i saggi di fine corso, i festival ospitati in Sala Accademica e le rassegne organistiche legate al Walcker Tamburini, e organizzare la visita intorno a un appuntamento specifico.
Quando è nato il Conservatorio S. Cecilia?
Il Conservatorio S. Cecilia nasce dall'apertura delle due scuole gratuite decretata dal cardinale Camillo Di Pietro il 23 maggio 1870, con dieci allievi ciascuna, segnando la nascita della prima scuola pubblica di musica di Roma capitale, proprio nell'anno del passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia.
Chi ha studiato al Conservatorio S. Cecilia?
Fra chi si è formato al Conservatorio S. Cecilia figurano compositori centrali della musica italiana del Novecento: Nino Rota, diplomato in composizione nel 1929 e poi celebre musicista da film in tutto il mondo, Bruno Maderna, diplomato nel 1940 e protagonista dell'avanguardia musicale europea del dopoguerra, e Aldo Clementi.
Quando è il periodo migliore per una visita al Conservatorio S. Cecilia?
Il Conservatorio S. Cecilia segue il calendario di un istituto scolastico, con l'anno accademico concentrato fra ottobre e giugno e una pausa estiva in cui l'attività didattica ordinaria si riduce fortemente. È in questi mesi, da ottobre a giugno, che il calendario di concerti, saggi e festival in Sala Accademica è più fitto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private, Aziendali e V.I.P. Per una giornata organizzata nel tridente romano, fra piazza di Spagna e Campo Marzio, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari culturali e musicali a Roma trovano invece il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.
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