Cinecittà Studios
In breve. Cinecittà Studios è il complesso di studi cinematografici di via Tuscolana 1055, nel quadrante sud est di Roma, a poco meno di nove chilometri da piazza Venezia: quaranta ettari di teatri di posa, laboratori e set all'aperto che dal…
Cinecittà Studios è il complesso di studi cinematografici di via Tuscolana 1055, nel quadrante sud est di Roma, a poco meno di nove chilometri da piazza Venezia: quaranta ettari di teatri di posa, laboratori e set all'aperto che dal 1937 producono film e che dal 2011 sono in parte visitabili con il percorso museale Cinecittà si Mostra. Si arriva con la metropolitana linea A, fermata Cinecittà, che si apre proprio davanti al cancello di ingresso. Il museo è aperto tutti i giorni tranne il martedì dalle 10:00 alle 18:00, con la biglietteria che chiude alle 16:30; le chiusure annuali sono il 24 e il 25 dicembre e il primo gennaio. Il biglietto per Cinecittà si Mostra costa 10 euro, quello per il MIAC 10 euro, il cumulativo per i due percorsi 15 euro; il ridotto è 8 euro e si applica ai giovani sotto i ventisei anni, agli over 65 e ai giornalisti, mentre i bambini dai cinque ai dieci anni pagano 5 euro. Il biglietto famiglia costa 45 euro per due adulti e due ragazzi fino a diciotto anni, con 5 euro per ogni figlio in più, e si acquista soltanto alla biglietteria fisica. Il tour guidato che comprende il set permanente di Roma antica costa 15 euro, sale a 20 euro se si aggiungono entrambi i percorsi espositivi e scende a 14 euro a testa per i gruppi da quindici persone in su. Sotto i cinque anni si entra gratis, come gratis entrano gli accompagnatori delle persone con disabilità, le guide turistiche abilitate dell'Unione Europea e i soci ICOM. La prenotazione per singoli e famiglie passa dall'indirizzo di posta elettronica visit@cinecitta.it e dal numero della biglietteria 06 72293269; i biglietti si comprano anche online, sul canale di vendita autorizzato indicato dal sito ufficiale. I set all'aperto non si visitano liberamente: ci si entra solo con il tour guidato, che dura fra i sessanta e i settanta minuti, e il calendario delle partenze va controllato sul sito ufficiale prima di mettersi in viaggio.

Una premessa che vale più di qualunque descrizione: Cinecittà Studios non è un parco a tema e non è un museo del cinema come lo si immagina. È una fabbrica in funzione. Mentre il visitatore cammina lungo il viale centrale, dietro le porte insonorizzate dei teatri di posa qualcuno sta girando davvero, e il perimetro accessibile al pubblico cambia di settimana in settimana proprio perché la produzione ha la precedenza. Chi arriva pretendendo il tour completo e immutabile resta deluso; chi arriva sapendo di entrare in un luogo di lavoro esce con la sensazione di avere visto qualcosa che quasi nessuno vede.
Dove si trova Cinecittà Studios e come ci si arriva
L'indirizzo di Cinecittà Studios
L'ingresso del pubblico è in via Tuscolana 1055, nel Municipio VII, fra il quartiere Don Bosco e il quartiere che dagli studi ha preso il nome. La numerazione della Tuscolana in quel tratto corre alta perché la strada parte da Porta Furba e prosegue verso i Castelli: il 1055 è un cancello monumentale, riconoscibile per la scritta e per la palazzina bassa della direzione, e non ha nulla dell'ingresso di un museo. Davanti si apre piazzale di Cinecittà, capolinea storico dei mezzi che salivano da Roma.
Il complesso occupa un rettangolo enorme fra via Tuscolana, viale Palmiro Togliatti e la ferrovia. Chi lo guarda dall'alto, per esempio dalle mappe satellitari, riconosce subito i tetti dei teatri di posa allineati come capannoni industriali e la macchia irregolare del backlot, dove le architetture di finzione sembrano una città vera fotografata male. È esattamente quello che sono.
Come arrivare a Cinecittà Studios con la metro A
La linea A della metropolitana ha una fermata che si chiama Cinecittà e che si trova davanti al complesso: è il modo migliore per arrivare, senza discussione. Da Termini sono una decina di fermate in direzione Anagnina, venti minuti scarsi; da Ottaviano, cioè dal Vaticano, si resta sulla stessa linea senza cambi. L'uscita porta direttamente su via Tuscolana e il cancello è a pochi passi, con l'attraversamento pedonale semaforizzato.
Questa fermata non è un caso della sorte urbanistica. Quando nel febbraio 1980 fu inaugurato il tratto della linea A, la stazione fu prevista proprio davanti allo stabilimento, a riconoscimento del peso che gli studi avevano nella geografia del lavoro romano. Prima della metropolitana il collegamento era stato garantito da una linea tranviaria della STEFER, costruita negli anni cinquanta, che si distaccava dalla tranvia dei Castelli Romani e arrivava fino a piazzale di Cinecittà. Prima ancora, nel dopoguerra, era stata istituita una linea di autobus che fermava davanti agli studi: la si vede in una scena di Bellissima di Luchino Visconti, dove le madri delle aspiranti attrici scendono in gruppo davanti al cancello.
Autobus, automobile e parcheggio a Cinecittà Studios
Il piazzale davanti agli studi è servito da diverse linee di superficie che risalgono la Tuscolana e da quelle che percorrono viale Palmiro Togliatti: chi arriva dai quartieri sud est trova un collegamento diretto, chi arriva dal centro fa prima con la metropolitana. Le linee cambiano nel tempo e l'unica verifica che conta è quella sul planner dell'azienda dei trasporti il giorno stesso.
In automobile si arriva dal Grande Raccordo Anulare uscendo verso la Tuscolana o dall'Appia, ma la Tuscolana nelle ore di punta è una delle strade più lente di Roma. Il parcheggio esterno non è illimitato e nei fine settimana con tour guidati attivi si riempie presto. Un consiglio: se arrivate in automobile, lasciatela in uno dei parcheggi di scambio della linea A più a monte, per esempio ad Anagnina, e fate l'ultimo tratto in metropolitana. Si perdono dieci minuti e si guadagna mezz'ora.
Domande frequenti su Cinecittà Studios
Quanto costa il biglietto per Cinecittà Studios?
Il biglietto per Cinecittà si Mostra costa 10 euro, quello per il MIAC costa 10 euro, mentre il cumulativo che comprende entrambi i percorsi costa 15 euro. Esiste anche un ridotto a 8 euro. Il tour guidato al set di Roma antica costa 15 euro, oppure 20 euro se abbinato a entrambi i percorsi espositivi.
Che giorni e orari ha Cinecittà Studios?
Cinecittà Studios apre tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10:00 alle 18:00. La biglietteria chiude prima della chiusura del sito, quindi conviene arrivare con un margine di anticipo, soprattutto se si vuole fare anche il tour guidato ai set permanenti.
Come si arriva a Cinecittà Studios?
L'ingresso del pubblico di Cinecittà Studios è in via Tuscolana 1055, nel Municipio VII, fra il quartiere Don Bosco e il quartiere Cinecittà. Il complesso si trova a nove chilometri dal centro di Roma ed è raggiungibile con la metropolitana, che ha una fermata dedicata proprio agli studi.
Quanto tempo ci vuole per visitare Cinecittà Studios?
Con il biglietto cumulativo e il tour guidato ai set, la visita completa di Cinecittà Studios occupa una mezza giornata piena: si contano almeno tre ore e mezza, quattro se ci si ferma a leggere i pannelli del MIAC. Il solo tour guidato ai set permanenti dura fra i sessanta e i settanta minuti.
Vale la pena prenotare il tour guidato ai set di Cinecittà Studios?
Sì: il tour guidato al backlot è la parte di Cinecittà Studios che vale davvero la visita, perché dipende da una disponibilità limitata e non si recupera in altro modo, a differenza dei percorsi espositivi che restano sempre visitabili. Conviene prenotare una partenza della mattina, possibilmente la prima.
È vero che a Cinecittà Studios si possono vedere i set dei film in ogni momento?
Non sempre: Cinecittà Studios è uno stabilimento produttivo attivo e le produzioni hanno la precedenza assoluta sui visitatori. Se una serie internazionale occupa il backlot, il tour ai set permanenti può saltare o essere accorciato, e il calendario aggiornato viene pubblicato sul sito ufficiale.
Che cosa si visita davvero dentro Cinecittà Studios?
Il pubblico entra nella Palazzina Presidenziale e nella Palazzina Fellini, dove sono allestiti i percorsi espositivi, nell'edificio del MIAC e, con il tour guidato, nei set all'aperto e in alcuni ambienti di lavorazione. Il resto degli oltre quaranta ettari del complesso resta zona di produzione non accessibile.
Cosa si può vedere vicino a Cinecittà Studios?
A poche fermate di metropolitana, o con una passeggiata di venti minuti, da Cinecittà Studios si raggiunge il Parco degli Acquedotti, dentro il Parco dell'Appia Antica, dove gli archi dell'Acquedotto Claudio e dell'Acqua Felice attraversano la campagna. È uno dei luoghi più cinematografici di Roma.
Per chi organizza una visita a Cinecittà Studios dentro un itinerario più ampio, con trasferimenti e tempi da incastrare, conviene appoggiarsi a professionisti abilitati: la rete di accompagnatori di TourLeaderPro a Roma lavora abitualmente su questo quadrante e conosce i tempi reali di percorrenza fra il centro e la Tuscolana.
Biglietti, orari e prenotazioni di Cinecittà Studios
Quanto costa il biglietto per Cinecittà Studios
Il listino è semplice e conviene averlo chiaro prima di arrivare alla cassa, perché la scelta cambia la durata della visita. Cinecittà si Mostra da sola costa 10 euro. Il MIAC da solo costa 10 euro. Il biglietto cumulativo che comprende i due percorsi costa 15 euro, e questa è la formula che ha più senso per chi viene da fuori Roma: cinque euro di differenza per raddoppiare il contenuto sono un affare evidente. Il tour guidato che include il set permanente di Roma antica costa 15 euro; lo stesso tour abbinato a Cinecittà si Mostra e al MIAC costa 20 euro. I gruppi da quindici persone in su pagano 14 euro a testa.
Le riduzioni e le gratuità a Cinecittà Studios
Il ridotto è fissato a 8 euro e riguarda i giovani sotto i ventisei anni, gli over 65 e i giornalisti, mentre i bambini dai cinque ai dieci anni pagano 5 euro. L'ingresso gratuito spetta ai bambini sotto i cinque anni, agli accompagnatori delle persone con disabilità, ai giornalisti accreditati, alle guide turistiche abilitate dell'Unione Europea e ai soci ICOM. È una politica di gratuità stretta: qui non valgono le domeniche gratuite dei musei statali, perché il complesso è gestito da una società pubblica che vende biglietti alle proprie condizioni.
Il biglietto famiglia di Cinecittà Studios
La formula famiglia costa 45 euro e copre due adulti e due ragazzi fino a diciotto anni, con 5 euro per ogni figlio aggiuntivo. Una avvertenza che fa la differenza: il biglietto famiglia si acquista soltanto alla biglietteria fisica, non online. Chi prenota da casa e conta di applicarlo a posteriori si trova a pagare la somma dei singoli. Per una famiglia di quattro persone che vuole vedere tutto, il conto va fatto con la calcolatrice prima di scegliere il canale di acquisto.
Orari e giorni di chiusura di Cinecittà Studios
Apertura tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10:00 alle 18:00. La biglietteria chiude alle 16:30, quindi chi si presenta alle 17:00 sperando di entrare per una visita rapida trova il cancello chiuso alla vendita. Le chiusure fisse dell'anno sono il 24 e il 25 dicembre e il primo gennaio; il sito ufficiale segnala inoltre variazioni in alcune festività, per esempio a Pasqua, il 25 aprile e il primo maggio, e queste vanno controllate volta per volta. Il martedì di chiusura è la trappola classica: è lo stesso giorno in cui chiudono parecchi musei italiani, e chi costruisce l'itinerario romano senza guardare il calendario si ritrova con un martedì di buchi in fila.
Prenotare la visita a Cinecittà Studios
Per i singoli e le famiglie la prenotazione passa dall'indirizzo di posta elettronica visit@cinecitta.it; la biglietteria risponde al numero 06 72293269. I biglietti si acquistano anche online attraverso il canale di vendita autorizzato che il sito ufficiale indica nella pagina della visita. La prenotazione è consigliata dal sito ufficiale per i tour guidati ai set all'aperto, che hanno posti contati e calendario variabile: sono l'unico modo per entrare nel backlot, e nei fine settimana si esauriscono. Chi arriva senza prenotazione può quasi sempre visitare i percorsi espositivi al coperto, ma non ha alcuna garanzia sui set.

Che cosa si visita a Cinecittà Studios
Il pubblico entra in una porzione precisa del complesso: la Palazzina Presidenziale e la Palazzina Fellini, dove sono allestiti i percorsi espositivi, l'edificio del MIAC e, con il tour guidato, i set all'aperto e alcuni ambienti di lavorazione. Il resto degli oltre quaranta ettari resta zona di produzione. La visita si articola in quattro percorsi principali, ai quali si aggiungono le mostre temporanee che ruotano lungo l'anno.
Cinecittà si Mostra, il percorso permanente
È l'esposizione che dal 2011 racconta la storia e lo sviluppo degli studi e del cinema italiano, e dà il nome all'intera operazione di apertura al pubblico. Il percorso mette in fila fotografie, documenti, bozzetti, macchine da presa, manifesti e costumi originali, organizzati per fasi: la fondazione, gli anni dei colossal, la stagione felliniana, la crisi, la ripresa. Non è una teca dietro l'altra: buona parte dei materiali è montata su installazioni che chiedono al visitatore di guardare in una certa direzione, come farebbe un obiettivo.
Girando a Cinecittà e Backstage
Il percorso Girando a Cinecittà ricostruisce la storia della produzione attraverso immagini, filmati e costumi originali. Backstage è invece il tratto didattico dell'esposizione: spiega i mestieri del cinema uno per uno, dal capo elettricista al direttore della fotografia, dallo scenografo al fonico di presa diretta, dal costumista al tecnico degli effetti speciali. È la sezione che i visitatori adulti tendono a saltare e che invece è la più utile, perché senza capire chi fa che cosa il resto della visita resta una passeggiata fra oggetti.
Felliniana, Ferretti sogna Fellini
Il percorso dedicato a Federico Fellini porta la firma di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, scenografo e arredatrice premiati con l'Oscar, e non è una mostra documentaria: è una interpretazione. Ferretti, che con Fellini lavorò a partire dagli anni settanta, ha costruito una serie di ambienti che rileggono l'immaginario del regista invece di illustrarlo. Chi conosce i film ci trova rimandi continui; chi non li conosce ne esce con la voglia di recuperarli, che poi è il risultato migliore che un allestimento possa ottenere.
Il sommergibile S-33 e gli oggetti di scena
Fra i pezzi esposti c'è il set del sommergibile S-33, costruito per il film U-571, che si attraversa camminando dentro lo scafo. Ci sono il cavallo a dondolo di Pinocchio, la testa misteriosa di Venusia dal Casanova di Fellini del 1976, sculture originali dalla Dolce vita e da Ludwig. Sono oggetti che sullo schermo durano pochi secondi e che dal vivo rivelano la loro natura di manufatti: legno, cartapesta, vernice, un mestiere artigiano che il digitale non ha ancora sostituito del tutto.
I set permanenti all'aperto di Cinecittà Studios
Il backlot è la ragione per cui vale la pena prenotare il tour guidato. Su dieci ettari di terreno scoperto sopravvivono tre grandi set permanenti, e camminarci dentro è una esperienza che nessuna sala espositiva può restituire: le facciate sono alte, le prospettive sono truccate, il silenzio è quello di una città abbandonata.
Il set di Roma antica a Cinecittà Studios
Il set di Roma antica è il più celebre e il più visitato. Fu costruito per la serie televisiva Rome, coprodotta dalla HBO e dalla Rai, andata in onda fra il 2005 e il 2007, e riproduce un quartiere della città repubblicana con il Foro, le botteghe, i vicoli, le insulae con i loro piani superiori. Non è una ricostruzione filologica ed è giusto dirlo: è una Roma verosimile costruita per la macchina da presa, con le facciate dipinte a imitare il marmo e i graffiti elettorali riprodotti sulle pareti. Il tour guidato ai set permanenti dura fra i sessanta e i settanta minuti e questo è il tratto in cui la guida spiega come funziona il trucco: dove finisce la costruzione e dove comincia il fondale, perché le strade siano più strette del vero, come si ottiene la profondità con una scala che non esiste.
Nel 2018 una parte del set di Rome fu danneggiata da un grosso incendio. Le porzioni ricostruite si riconoscono, se ci si mette a guardare i materiali, e la guida di solito le indica.
La Firenze del Quattrocento a Cinecittà Studios
Il secondo set permanente riproduce una Firenze rinascimentale: strade lastricate, palazzi con il bugnato, logge, un tessuto urbano toscano ricostruito in mezzo alla campagna romana. Serve alle produzioni che hanno bisogno di un centro storico italiano senza dover chiudere una città vera al traffico, e negli anni ha ospitato fiction storiche e produzioni internazionali. Dal vivo colpisce la differenza di scala rispetto a Roma antica: qui le vie sono più strette e le altezze più regolari, perché il modello urbanistico è un altro.
Il Tempio di Gerusalemme a Cinecittà Studios
Il terzo set permanente è il Tempio di Gerusalemme, con la sua grande gradinata e il fronte monumentale. È il più fotogenico dei tre e il più teatrale: una architettura di scena pensata per essere ripresa dal basso, che vista da vicino rivela subito la sua natura di costruzione leggera. Le tre ambientazioni sono l'unica parte del complesso accessibile soltanto con la guida, e la ragione è pratica prima che commerciale: sono strutture di scena, non edifici, e senza qualcuno che dica dove si può mettere il piede diventano un problema di sicurezza.

Il Teatro 5, la cattedrale di Cinecittà Studios
Se Cinecittà Studios ha un luogo sacro, è il Teatro 5. Misura 79,94 metri per 35,94 ed è il teatro di posa più grande d'Europa: un volume vuoto in cui è stata costruita, smontata e ricostruita mezza storia del cinema italiano. Federico Fellini lo considerava la sua seconda casa e vi lavorò per gran parte della carriera, al punto che il legame fra il regista e quello spazio è diventato un capitolo della mitologia romana.
Dentro il Teatro 5 nacque la via Veneto della Dolce vita, ricostruita per intero perché girare nella via vera avrebbe significato fermare il traffico di Roma per settimane e rinunciare al controllo della luce. È il paradosso più istruttivo di tutta la faccenda: la sequenza che il mondo intero considera l'immagine autentica della Roma del boom fu girata dentro un capannone alla Tuscolana, a otto chilometri dal marciapiede che imitava. Chi passeggia oggi in via Veneto cerca una scena che non è mai avvenuta lì.
Il Teatro 5 non fa parte del percorso ordinario, perché è uno spazio di lavorazione e la sua disponibilità dipende dalle produzioni in corso. Quando è accessibile, di solito in occasione di aperture speciali, la fila si allunga: è la sola parte di Cinecittà Studios per cui vale la pena mettersi in coda. Il resto si vede con calma.
La nascita di Cinecittà Studios
L'incendio della Cines e la decisione di costruire
La storia comincia con un disastro. Nella notte del 26 settembre 1935, alle due, un incendio distrusse i teatri 3 e 4 della Cines, la casa di produzione che occupava gli stabilimenti di via Veio, all'Appio. Le cause non furono mai chiarite del tutto e le cronache dell'epoca parlarono di incendio misterioso. Il cinema italiano si trovò da un giorno all'altro senza la sua struttura produttiva principale, e il regime decise che la ricostruzione doveva essere una fondazione: non ricostruire i teatri bruciati, ma costruire da zero un complesso più grande di qualunque altro in Europa.
Luigi Freddi, l'uomo che aveva visto Hollywood
L'artefice politico dell'operazione fu Luigi Freddi, direttore generale per la cinematografia, che aveva compiuto un viaggio di studio negli Stati Uniti per osservare da vicino il funzionamento degli studi di Hollywood. Tornò convinto che il cinema italiano avesse bisogno non di sussidi sparsi ma di una fabbrica integrata, dove sceneggiatura, riprese, sviluppo e stampa avvenissero nello stesso recinto. Il modello americano venne trapiantato sulla Tuscolana con una fedeltà tecnica notevole e con una differenza politica sostanziale: negli Stati Uniti gli studi erano imprese private in concorrenza, qui erano uno strumento di potere.
Carlo Roncoroni e i seicentomila metri quadri della Tuscolana
Sul piano imprenditoriale l'uomo fu Carlo Roncoroni, che possedeva gli stabilimenti della Cines ed era amico personale di Freddi. Nel 1936 Roncoroni acquistò seicentomila metri quadrati di terreno lungo la via Tuscolana, allora campagna aperta punteggiata di vigne e casali. La società era stata registrata il 29 gennaio 1935. Roncoroni restò alla testa di Cinecittà fino alla morte, che lo colse nel 1938, a un anno dall'inaugurazione: dopo di lui il complesso, in deficit di bilancio, venne rilevato dallo Stato.
Il cantiere e l'architetto Gino Peressutti
I lavori cominciarono il 30 gennaio 1936 con la posa della prima pietra. Quindici mesi dopo, il 28 aprile 1937, Mussolini e Giacomo Paulucci di Calboli inauguravano un complesso di settantatré edifici, ventuno teatri di posa, centrali elettriche e uffici di direzione. Il progetto era dell'architetto Gino Peressutti, che disegnò i primi dodici teatri di posa e l'impianto generale: un razionalismo asciutto, funzionale, con le palazzine di rappresentanza affacciate sul viale di ingresso e i capannoni allineati dietro, secondo una logica di catena produttiva. Quindici mesi per quaranta ettari di stabilimenti restano, sul piano della cronaca del cantiere, un dato che vale la pena tenere a mente.
Le maestranze arrivarono in blocco dalla vecchia Cines: operai che confluirono nelle squadre di scena, tecnici e ingegneri, quelli che avevano realizzato il primo film sonoro italiano, La canzone dell'amore di Gennaro Righelli, e i grandi direttori della fotografia, anch'essi provenienti dalla Cines, che a Cinecittà fecero scuola per una generazione.
Arrivare a Cinecittà Studios prima della metropolitana
Nei primi anni la via Tuscolana era stretta e l'unica strada di accesso. I dipendenti raggiungevano gli stabilimenti a piedi o in bicicletta, con qualsiasi tempo. Il collegamento pubblico arrivò nel dopoguerra con una linea di autobus che fermava davanti al cancello, poi negli anni cinquanta con il tram della STEFER, infine nel febbraio 1980 con la metropolitana. Tre fasi di trasporto pubblico in quarant'anni raccontano la parabola del quartiere meglio di qualunque cronaca: da campagna a periferia produttiva, da periferia a città.
Cinecittà Studios negli anni della guerra
Il capitolo più duro della storia degli studi è anche quello che il pubblico conosce meno. Fra il 1943 e il 1944, sotto l'occupazione tedesca, gli stabilimenti furono convertiti in campo di internamento per civili. Il 17 aprile 1944, durante il rastrellamento del Quadraro, il quartiere popolare che confina con gli studi, circa mille uomini furono radunati e passarono da Cinecittà prima di essere deportati in Germania. Il rastrellamento del Quadraro fu una delle operazioni repressive più vaste compiute a Roma durante l'occupazione, e il fatto che il centro di raccolta fosse una fabbrica di sogni costruita sette anni prima resta uno dei cortocircuiti più violenti della storia della città.
Dopo la liberazione gli Alleati requisirono il complesso e vi installarono un campo per profughi e sfollati, che restò attivo per anni. Le persone accampate nei teatri di posa e negli uffici bruciarono per scaldarsi i documenti d'archivio: una perdita grave sul piano storico, che ha lasciato un buco permanente nella documentazione dei primi anni. Chi oggi studia la fondazione di Cinecittà lavora su fonti frammentarie anche per questo motivo.
La produzione riprese lentamente. Il primo film girato negli studi nel dopoguerra fu Cuore di Duilio Coletti, nel 1947, e la sola circostanza che si trattasse di una riduzione del libro di De Amicis dice quanto il paese avesse bisogno di ricominciare da qualcosa di familiare.

Cinecittà Studios nel dopoguerra: Hollywood sul Tevere
Il primo film americano e la legge sui profitti
Nel 1948 arrivò il primo film americano, Il principe delle volpi della 20th Century Fox. Da lì cominciò una stagione irripetibile. Il motore non fu soltanto la competitività economica degli studi romani, dove le maestranze costavano una frazione di quelle californiane: fu soprattutto una norma che impediva ai produttori stranieri di esportare i guadagni realizzati in Italia, obbligandoli di fatto a reinvestirli sul posto. I dollari bloccati nei conti italiani si trasformarono in colossal girati alla Tuscolana. Nel disegno complessivo ebbe un ruolo anche Giulio Andreotti, allora sottosegretario all'Industria e al Commercio, che seguiva da vicino le questioni cinematografiche.
Quo vadis, Ben Hur e i sandaloni
Nel 1951 fu girato Quo vadis? di Mervyn LeRoy, nel 1959 Ben Hur di William Wyler. Sono i due titoli che hanno fissato l'immagine di Cinecittà Studios nell'immaginario mondiale: peplum, cioè film in costume di ambientazione antica, che la manovalanza locale ribattezzò con affetto e ironia sandaloni. Migliaia di romani lavorarono come comparse, tanto che per una generazione intera fare la comparsa a Cinecittà fu un mestiere stagionale riconosciuto, con le sue regole e i suoi mediatori.
Nel 1963 arrivò Cleopatra della 20th Century Fox, con Elizabeth Taylor e Richard Burton: la lavorazione più costosa e più tormentata dell'epoca, spostata a Roma dopo l'avvio inglese, che riempì gli studi di scenografie monumentali e i giornali di cronaca mondana. È dentro quel clima che nasce la parola paparazzo, dal personaggio del fotografo nella Dolce vita di Fellini.
Il mito dell'Eldorado e le aspiranti attrici
Cinecittà divenne in quegli anni un Eldorado sognato dalle ragazze di tutta Italia, e il fenomeno entrò nei film che lo raccontavano dall'interno: Bellissima di Luchino Visconti, del 1951, mette in scena una madre che trascina la figlia bambina a un provino alla Tuscolana; Roma di Federico Fellini, del 1972, ripercorre lo stesso immaginario a distanza di vent'anni. L'industria del cinema ebbe in quella stagione un peso economico reale per la città, con un indotto che teneva insieme produzione, laboratori artigiani, distribuzione e commercio.
La fine della stagione d'oro
Il momento di rottura si colloca alla fine degli anni cinquanta: nel 1959 la contrazione delle produzioni americane portò al licenziamento di circa millecinquecento dipendenti. Dalla fine degli anni sessanta, con la crescita della televisione, l'esaurimento del filone dei colossal storici e la crisi parallela dell'industria cinematografica italiana, Cinecittà Studios perse gradualmente il primato tecnico e produttivo che aveva avuto. Non chiuse mai, ma smise di essere il centro del mondo per diventare uno dei tanti poli europei.

La storia recente di Cinecittà Studios
Gli anni ottanta, l'incendio dei magazzini e i costumi perduti
Nel 1978 la sede dell'Istituto Luce a piazza Cinecittà venne ceduta al Comune di Roma e destinata a sede amministrativa dell'allora decima circoscrizione, oggi Municipio VII. Nel 1982 la presidenza di Cinecittà andò ad Antonio Manca, che negli anni successivi fu direttore generale dell'Istituto Luce dal 1985 al 1990. Un anno dopo la sua nomina, a ridosso del Centro Sperimentale di Cinematografia, un incendio devastò dei capannoni adibiti a magazzino: i vigili del fuoco lavorarono più di ventiquattro ore. Andò in fumo un numero imprecisato di costumi e di materiali di scena, un patrimonio storico e artistico insostituibile. Nella storia di Cinecittà Studios il fuoco torna con una regolarità inquietante: nel 1935 alla Cines, nel 1983 ai magazzini, nel 2013 alla casa del reality, nel 2018 al set di Rome.
La privatizzazione e il ritorno al pubblico
Dal 1997 il complesso fu trasformato in società per azioni e gestito da un gruppo privato guidato da Luigi Abete, con l'ingresso nel capitale di imprenditori come Diego Della Valle e Aurelio De Laurentiis. La parentesi si chiuse il 3 luglio 2017, quando Istituto Luce Cinecittà acquistò il ramo d'azienda Cinecittà Studios riportando gli studi sotto il controllo pubblico. Oggi il coordinamento è affidato a Cinecittà S.p.A., società interamente partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e operante nell'ambito delle politiche del Ministero della Cultura, che ne cura l'ampliamento e la valorizzazione.
Le grandi produzioni internazionali degli ultimi decenni
I teatri di posa hanno continuato a ospitare produzioni di primo piano. Black Stallion di Carroll Ballard nel 1977, Il padrino parte terza di Francis Ford Coppola nel 1990, Daylight di Rob Cohen nel 1996, Il paziente inglese di Anthony Minghella nello stesso 1996, Gangs of New York di Martin Scorsese, Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson, La passione di Cristo di Mel Gibson, la serie televisiva Rome fra il 2005 e il 2007.
Gangs of New York merita un paragrafo a sé, perché è il caso più clamoroso di città ricostruita: Scorsese fece edificare nel backlot della Tuscolana la Manhattan di metà Ottocento, i Five Points, le strade fangose, le insegne di legno. Una New York costruita a Roma da maestranze romane, con l'apporto scenografico di Dante Ferretti. Chi guarda il film oggi vede il quartiere irlandese di New York e in realtà guarda la periferia sud est di Roma.
Nel 2008 gli studi ospitarono le riprese del secondo episodio della trentesima stagione della serie di fantascienza britannica Doctor Who, ambientato nella Pompei del 79 dopo Cristo: il set di Roma antica funzionò da città vesuviana con qualche aggiustamento. Nel 2015 la lavorazione contemporanea del remake di Ben-Hur e di Zoolander 2 portò gli studi al record di fatturato e al ritorno all'utile dopo le imposte.
Negli anni successivi Cinecittà Studios è tornata al centro della produzione seriale internazionale con The Young Pope di Paolo Sorrentino, dove la Cappella Sistina e gli appartamenti vaticani furono ricostruiti nei teatri di posa perché in Vaticano non si gira. È lo stesso principio del Teatro 5 e della via Veneto: quando la realtà non si lascia usare, la si costruisce.
La casa del reality e i due incendi
Dentro il complesso, protetta e poco visibile, dal 2000 fu allestita la casa in cui vennero rinchiusi i concorrenti dell'edizione italiana del Grande Fratello. Andò distrutta in un incendio nella notte fra il 13 e il 14 dicembre 2013 e fu ricostruita per la stagione successiva del programma. È il capitolo che i cinefili amano meno e che tuttavia dice qualcosa di vero: gli studi hanno attraversato mezzo secolo di trasformazioni del linguaggio audiovisivo adattandosi ogni volta, e la televisione generalista ha pagato molte bollette quando il cinema non ce la faceva.

Strutture e servizi di Cinecittà Studios
I teatri di posa di Cinecittà Studios
Il complesso si estende su circa quattrocentomila metri quadrati, quaranta ettari, a nove chilometri dal centro di Roma, ed è una delle comunità di produzione più grandi al mondo, seconda soltanto a Hollywood. I teatri di posa progettati all'origine erano ventuno; quelli operativi oggi sono diciannove, perché il Teatro 17 per una vecchia superstizione di ambiente non viene numerato in uso. Le dimensioni variano da un minimo di quindici metri per trenta fino ai 79,94 per 35,94 del Teatro 5.
Tutti i teatri sono acusticamente insonorizzati e dotati di climatizzazione, impianti elettrici e di illuminazione, graticci, passerelle, carriponte e botole impermeabili per gli effetti scenici. Ciascuno dispone di una serie di locali di servizio: camerini, uffici, sale trucco, attrezzerie, magazzini. È il motivo per cui una produzione può insediarsi qui e non uscire dal recinto per mesi.
Il backlot e la piscina di Cinecittà Studios
Del complesso fanno parte anche un backlot di dieci ettari, cioè l'area scoperta dove si costruiscono i set esterni, e una piscina all'aperto di settemila metri quadrati, profonda due metri, per un volume complessivo di 13.500 metri cubi d'acqua, sormontata da un fondale blue back largo ottanta metri e alto venti. La piscina serve alle riprese in mare e ai grandi effetti d'acqua: il fondale azzurro permette di sostituire in postproduzione l'orizzonte con qualunque cosa serva. Vista dal vivo, senza acqua e senza troupe, è una delle cose più stranianti che il complesso possa offrire.
Laboratori e postproduzione a Cinecittà Studios
Nel recinto operano strutture tecniche per la postproduzione cinematografica e televisiva: laboratori di sviluppo, stampa e restauro della pellicola, laboratori di postproduzione digitale, laboratori di postproduzione audio. E poi i laboratori per l'allestimento delle strutture sceniche: falegnameria, carpenteria, laboratorio di scultura, laboratorio di pittura artistica. Sono questi ultimi il cuore artigiano dello stabilimento, il posto dove una colonna di marmo diventa un pezzo di legno stuccato e dipinto che in campo lungo non si distingue dall'originale.
Completano il quadro i servizi: sale per proiezioni cinematografiche e conferenze, servizio di sicurezza per le celebrità, mensa, ristorante, aree verdi, bar, parcheggi. Una piccola città autosufficiente, che è esattamente quello che il nome prometteva nel 1937.
Il MIAC, il Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema a Cinecittà Studios
Nel dicembre 2019, dentro gli studi, è stato aperto il MIAC, il Museo Italiano Audiovisivo e Cinema. Il museo occupa un'area di oltre milleseicento metri quadrati nell'edificio che ospitava il Laboratorio di Sviluppo e Stampa: un luogo dove nei decenni, in milioni di metri di pellicola, è passata buona parte della storia del cinema italiano. La scelta della sede non è un dettaglio amministrativo, è una dichiarazione di metodo: il museo dell'immagine in movimento nasce nel capannone dove l'immagine veniva materialmente fissata sulla pellicola.
Che cosa racconta il MIAC
Il percorso ripercorre il patrimonio audiovisivo italiano dalle origini del cinema ai filmati che hanno costituito i grandi archivi nazionali, fino all'arrivo della televisione e alla nascita e allo sviluppo dell'immagine digitale. Il patrimonio è visto nelle sue relazioni con la storia, con la vita sociale e culturale del paese e con i mutamenti del linguaggio visivo lungo il Novecento e il nuovo secolo. Alla base ci sono centinaia di film e filmati d'archivio dai fondi dell'Istituto Luce e delle Teche Rai e dagli archivi partner, insieme a documenti, fotografie, interviste, sigle, backstage, grafiche, materiali radiofonici.
Il criterio di selezione non punta alla completezza della storia dei media: punta a restituire l'energia e la ricchezza di un patrimonio che ha collocato l'Italia ai vertici della produzione audiovisiva mondiale. È una scelta curatoriale netta e va detto che paga: un museo che avesse voluto essere esaustivo sarebbe diventato un magazzino di date.
Il percorso espositivo del MIAC, sala per sala
Il percorso si sviluppa in dodici ambienti principali, ognuno dedicato a un tema: il rapporto fra immagine e potere, l'incanto dei paesaggi, il ruolo della lingua, le colonne sonore, e così via. L'approccio è immersivo ed emozionale, con un racconto multimediale e interattivo che procede in maniera trasversale invece che cronologica.
Ad accogliere i visitatori è una parete di oltre trenta metri con la Timeline, un graffito animato che consente di scoprire date ed eventi fondanti dell'audiovisivo in Italia. È il pezzo che conviene guardare per primo e con calma, perché fornisce le coordinate di tutto il resto.
Segue il Tavolo interattivo, ricavato dal rullo originale di oltre quaranta metri che per decenni ha trasportato in queste sale le pellicole destinate alle lavorazioni. Il nastro non è stato smantellato: oggi fa viaggiare su schermi luminosi i pensieri scritti dai visitatori. È il modo più intelligente di riusare un macchinario industriale che si possa vedere in un museo romano.
La sala Attori e Attrici allinea un mosaico di sequenze e primi piani di volti celebri racchiusi in tre cornici formate da cento lampadine ciascuna, con un effetto da camerino di teatro. La Sala Storia mette in relazione i materiali d'archivio con le vicende del paese. La sala Caleidoscopio chiude il percorso: interamente rivestita di specchi, priva di riferimenti dimensionali, con scie luminose che dialogano con una colonna video al centro. Chi soffre di vertigini lo sappia prima di entrare.
La bibliomediateca e lo Spazio Lettura Tullio Kezich
Il MIAC ospita una bibliomediateca per approfondire le ricerche nell'Archivio Luce, una sala cinema per proiezioni, uno spazio conferenze e lo Spazio Lettura Tullio Kezich, che vive della biblioteca personale del critico cinematografico: un fondo librario di oltre cinquemila volumi consegnati al museo da Alessandra Levantesi Kezich. Per chi studia cinema è una risorsa concreta, non un arredo.
Nell'ambito del museo opera anche un Laboratorio di Conservazione e Restauro specializzato nel restauro analogico della pellicola. Il museo nasce come struttura in divenire, capace di modificarsi nel tempo, e ospita mostre temporanee, installazioni, proiezioni e incontri.
Chi ha fatto il MIAC
Il museo è stato voluto e finanziato dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ed è realizzato da Istituto Luce Cinecittà in partnership con Rai Teche e con il CSC, Centro Sperimentale di Cinematografia, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, l'AAMOD Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, la Fondazione Cineteca Italiana, la Cineteca del Friuli e Mediaset, con il patrocinio della SIAE. La cura è affidata a Gianni Canova, Gabriele D'Autilia, Enrico Menduni e Roland Sejko; l'allestimento è ideato, progettato e curato da NONE collective. Complementari al museo, una serie di attività di formazione rivolte ai giovani, declinate in formato Erasmus con scambi e residenze internazionali, svolte in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e altre istituzioni di settore.


Come si visita davvero Cinecittà Studios
Quanto dura la visita a Cinecittà Studios
Con il biglietto cumulativo e il tour guidato ai set, la visita completa occupa una mezza giornata piena: contate almeno tre ore e mezza, quattro se vi fermate a leggere i pannelli del MIAC. Il tour guidato ai set permanenti dura fra i sessanta e i settanta minuti. Cinecittà si Mostra da sola si percorre in un'ora e mezza abbondante; il MIAC in un'ora, ma è il genere di allestimento in cui si perde tempo volentieri. Chi arriva alle 15:00 pensando di fare tutto entro la chiusura sbaglia i conti: la biglietteria chiude alle 16:30 e alle 18:00 si esce.
Quando andare a Cinecittà Studios e quando evitarlo
La stagione migliore è quella intermedia, aprile o ottobre: i set all'aperto si visitano a piedi, senza ombra, e a luglio il backlot diventa una padella. In inverno il problema opposto è la luce, che alle 16:30 cala e toglie molto alle fotografie. Il momento peggiore in assoluto è il fine settimana di ponte con il tour guidato in calendario: i posti finiscono e la fila alla biglietteria si allunga. Il momento migliore è un giovedì mattina di ottobre alle 10:00, appena aperto, con il tour prenotato da giorni.
Cinecittà Studios con i bambini
Funziona, e funziona meglio di quanto i genitori si aspettino. Il set di Roma antica è un enorme gioco di finzione dichiarata e i bambini lo capiscono al volo; il sommergibile si attraversa; il MIAC è interattivo. Da ottobre a giugno il complesso propone inoltre Cinebimbicittà, con attività, letture ed eventi dedicati ai più piccoli. Il limite è la distanza da coprire a piedi: con un bambino sotto i quattro anni il passeggino è indispensabile, e nel backlot il terreno non è sempre liscio. Tenete conto anche del ridotto per i cinque-dieci anni e della formula famiglia, che alla cassa fisica cambia la spesa in modo significativo.
Accessibilità di Cinecittà Studios
Le aree espositive al coperto e il MIAC si sviluppano su percorsi che l'ente dichiara accessibili, e gli accompagnatori delle persone con disabilità entrano gratuitamente. Sui set all'aperto la questione è diversa e va posta al momento della prenotazione, perché il fondo è irregolare e alcune parti dei set prevedono gradini di scena: la biglietteria, contattata in anticipo al numero 06 72293269 o all'indirizzo visit@cinecitta.it, indica quali tour sono percorribili in carrozzina nel periodo di interesse. Chiedere prima è l'unico modo per non trovarsi davanti a una gradinata.
Fotografie, guardaroba e regole di Cinecittà Studios
Le fotografie per uso personale sono normalmente consentite negli spazi aperti al pubblico; riprese professionali, treppiedi e droni sono un'altra cosa e vanno autorizzati. Nei teatri di posa in attività non si entra e non si fotografa, per ragioni ovvie di riservatezza contrattuale delle produzioni. Zaini ingombranti e bagagli voluminosi non sono adatti a un percorso che comprende ambienti stretti come il sommergibile: chi arriva dalla stazione con il trolley faccia il conto di dove lasciarlo prima, perché il complesso non è pensato come deposito.
Che cosa c'è intorno a Cinecittà Studios
Il quadrante è più interessante di quanto la Tuscolana lasci intuire. A poche fermate di metropolitana, o con una passeggiata di venti minuti, si raggiunge il Parco degli Acquedotti, dove gli archi dell'Acquedotto Claudio e dell'Acqua Felice attraversano la campagna dentro il Parco dell'Appia Antica: è uno dei luoghi più cinematografici di Roma e non a torto compare nella sequenza iniziale della Dolce vita, quando l'elicottero trasporta la statua del Cristo sopra i ruderi. Nel parco si tengono anche rassegne estive di cinema all'aperto come Roma Cinema Arena.
Poco più a ovest si apre la Valle della Caffarella, con i suoi casali, le greggi e il ninfeo di Egeria; verso sud, lungo l'Appia, la Villa dei Quintili conserva le terme imperiali più imponenti fuori città. Chi risale la linea A in direzione centro trova la Basilica di San Giovanni in Laterano a poche fermate, e proseguendo il Colosseo, che con il set di Roma antica intrattiene un rapporto di reciproca imitazione piuttosto divertente. Il Parco Appio, subito a ridosso delle mura di cinta degli studi, è il verde di quartiere dove i romani della zona portano i figli.
Per incastrare tutto questo in un programma di tre giorni senza correre, l'itinerario passo passo di Rome in 3 Days resta il riferimento più pratico per i visitatori stranieri.
Verso i Castelli, con la metropolitana fino ad Anagnina e poi il pullman, si arriva a Frascati: mezza giornata in più, un altro paesaggio. Per chi invece vuole restare sul tema del cinema, la Casa del Cinema a Villa Borghese e la Festa del Cinema di Roma completano il quadro dall'altra parte della città.
Una curiosità su Cinecittà Studios
Nel complesso i teatri di posa progettati furono ventuno, ma quelli che le produzioni chiamano per numero sono diciannove: il Teatro 17 non compare nell'uso corrente per una superstizione di ambiente, la stessa che nei palazzi romani salta il piano numero diciassette e negli aerei elimina la fila corrispondente. Il diciassette, nella tradizione italiana, porta con sé il XVII latino che anagrammato dà VIXI, cioè ho vissuto, formula che sulle lapidi antiche significa senza mezzi termini sono morto. In un mestiere dove il rischio economico di una singola giornata di riprese si conta in decine di migliaia di euro, la scaramanzia non è folclore: è una forma di gestione dell'ansia collettiva.
La curiosità però non finisce con il numero. Il vero elemento sorprendente è quanto la superstizione sia sopravvissuta al cambio di proprietà, di tecnologia e di generazione. Cinecittà Studios ha attraversato il fascismo, l'occupazione tedesca, il campo profughi, l'età dei colossal, la privatizzazione e il ritorno al pubblico, ha visto arrivare il digitale e la produzione seriale per le piattaforme, e quel numero continua a non essere pronunciato. Raccontarlo ottiene sempre lo stesso effetto: il visitatore che fino a un minuto prima considerava gli studi una fabbrica capisce di essere entrato in una comunità di mestiere con i suoi riti.
C'è un secondo dettaglio che vale la pena aggiungere, perché completa il quadro. La piscina all'aperto degli studi, settemila metri quadrati per due metri di profondità, contiene 13.500 metri cubi d'acqua, e il fondale blue back che la sovrasta misura ottanta metri di lunghezza per venti di altezza. Serve a girare il mare senza il mare. In un paese con ottomila chilometri di costa, il cinema italiano ha preferito costruirsi un oceano a otto chilometri da piazza Venezia, perché il mare vero non si lascia illuminare, non rispetta gli orari e soprattutto non si ferma quando il regista dice stop.
Una cosa che non ti dice nessuno su Cinecittà Studios
Che il perimetro visitabile cambia. Non è una clausola in piccolo: è la natura stessa del posto. Cinecittà Studios è uno stabilimento produttivo attivo e le produzioni hanno la precedenza assoluta sui visitatori. Se una serie internazionale occupa il backlot, il tour ai set permanenti salta o si accorcia; se un teatro di posa è in allestimento, quella porzione di viale viene chiusa. Il sito ufficiale pubblica il calendario dei tour proprio perché non è dato per scontato, e chi parte da Milano per vedere il set di Roma antica senza avere prenotato rischia di trovare soltanto i percorsi al coperto.
La seconda cosa che non viene detta riguarda la natura dei set. Molti visitatori arrivano convinti di trovare i resti materiali dei grandi film del passato, il carro di Ben Hur, le colonne di Cleopatra, la via Veneto della Dolce vita. Non è così e non poteva esserlo: le scenografie del cinema sono strutture temporanee, costruite in legno, gesso, cartapesta e polistirolo, e alla fine delle riprese vengono smontate perché il teatro serve alla produzione successiva. Quello che sopravvive è quello che qualcuno ha deciso di conservare come mostra, oppure quello che è stato costruito per durare qualche stagione all'aperto. I tre set permanenti esistono perché servono ancora, non perché siano reliquie.
Terza cosa, di ordine pratico e sistematicamente ignorata: il biglietto famiglia da 45 euro si compra soltanto alla biglietteria fisica. Una famiglia di quattro persone che prenota online paga la somma dei singoli e scopre l'esistenza della formula agevolata quando ormai ha il documento in mano. Chi viaggia con due o più figli faccia il conto prima e valuti se vale la pena presentarsi direttamente alla cassa, accettando il rischio di non trovare posto nel tour guidato del giorno.
Il consiglio che ti do per visitare Cinecittà Studios
Prenotate il tour guidato ai set permanenti e costruite la giornata intorno a quello, non il contrario. È l'unica parte della visita che dipende da una disponibilità limitata e che non si recupera in nessun altro modo: i percorsi espositivi si vedono sempre, il backlot no. Scegliete una partenza della mattina, possibilmente la prima, per due ragioni concrete. La prima è la luce: i set all'aperto fotografano bene con il sole basso e diventano piatti a mezzogiorno. La seconda è il caldo, che da giugno a settembre nel backlot è una questione seria, perché fra le facciate non c'è un albero.
Secondo consiglio: prendete il cumulativo da 15 euro. La differenza di cinque euro rispetto al singolo percorso è la migliore spesa dell'intera giornata, perché il MIAC non è un supplemento decorativo ma il pezzo che dà senso storico a tutto il resto. Chi visita soltanto Cinecittà si Mostra esce con una collezione di aneddoti; chi aggiunge il MIAC esce avendo capito perché il cinema italiano è stato quello che è stato.
Chi viaggia con amici o parenti che leggono in inglese trova una versione ragionata delle priorità romane nella guida The Best Things to Do in Rome, utile per capire dove collocare gli studi dentro un programma di tre o quattro giorni.
Terzo, e qui vado controcorrente: non venite a Cinecittà Studios come prima cosa del vostro viaggio a Roma. Venite dopo avere visto il Colosseo, i Fori e il centro. Il set di Roma antica funziona come esperienza soltanto se avete negli occhi la città vera, perché il piacere della visita è nel confronto fra l'originale e la copia, fra la pietra e il legno dipinto. Chi arriva qui il primo giorno vede delle facciate finte; chi arriva il quarto vede il mestiere.
Ultimo, per chi organizza gruppi: la tariffa da quindici persone in su scende a 14 euro a testa, ma il vero risparmio è di tempo, perché con un gruppo prenotato la partenza del tour è concordata e non si dipende dai turni pubblici. Per costruire un itinerario che tenga insieme gli studi e il quadrante dell'Appia conviene lavorare con accompagnatori abilitati, come quelli del network TourLeaderPro, che gestiscono i trasferimenti e i tempi morti meglio di qualunque applicazione.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che negli studi della Tuscolana sono stati girati oltre tremila film e che quasi novanta di essi hanno ottenuto una candidatura all'Oscar, con decine di statuette vinte. Il dato viene ripetuto ovunque. Quello che non viene quasi mai detto è quale sia stata la ragione economica precisa del miracolo, e non è la genialità italiana: è una norma di legge. Nel dopoguerra i produttori stranieri non potevano esportare dall'Italia i guadagni realizzati con la distribuzione dei loro film. Quei soldi restavano bloccati sui conti italiani e l'unico modo per usarli era spenderli qui. Da lì nacque Hollywood sul Tevere.
Le major americane si trovarono con capitali immobilizzati e con un paese che offriva maestranze eccellenti a costi bassissimi, sole per nove mesi l'anno, comparse a migliaia e un complesso attrezzato di quaranta ettari. Il risultato fu Quo vadis nel 1951, Ben Hur nel 1959, Cleopatra nel 1963, e una lunga serie di produzioni che a Roma hanno lasciato un indotto industriale vero: falegnami, scultori, sarte, elettricisti, tecnici che hanno formato altri tecnici. La stagione d'oro di Cinecittà Studios è stata una politica industriale riuscita per caso, o meglio, riuscita come effetto collaterale di una misura valutaria.
Il corollario è altrettanto poco citato ed è amaro. Quando la norma cambiò e le condizioni economiche si allinearono a quelle degli altri paesi, il flusso si interruppe in fretta: nel 1959 il ridimensionamento produsse il licenziamento di circa millecinquecento persone. Una città industriale che dipende da una sola clientela cade quando quella clientela smette di comprare, e negli anni sessanta e settanta gli studi impararono la lezione nel modo più duro. Oggi la strategia è opposta e più solida: produzione nazionale, produzione internazionale, serialità per le piattaforme, apertura al pubblico. Diversificare non è una parola alla moda, qui è una cicatrice.
La foto giusta da fare a Cinecittà Studios
La fotografia che vale il viaggio è quella nel set di Roma antica, presa da un vicolo laterale e non dalla piazza principale. Il motivo è tecnico. Le facciate del backlot sono costruite con prospettive forzate e con altezze studiate per la macchina da presa: inquadrate frontalmente dalla piazza rivelano subito i puntelli, le giunzioni e la mancanza di profondità. Presa invece da un vicolo, con due file di facciate che si stringono e un pezzo di cielo in alto, la stessa scenografia diventa una via urbana credibile e la fotografia funziona esattamente come funzionava per la HBO nel 2005.
Il momento giusto è il mattino presto, con la luce radente che scava i rilievi in stucco e proietta ombre lunghe sul lastricato di scena. A mezzogiorno il sole a picco appiattisce tutto e restituisce quello che le facciate sono davvero, cioè pannelli dipinti. In autunno, con il cielo mosso, la resa migliora ancora: un fondale di nuvole aggiunge alla scena la profondità che la scenografia non possiede.
Un secondo scatto che consiglio, meno ovvio, è quello dietro le quinte del set: si aggira l'angolo di una facciata e si fotografa il retro, con le impalcature di legno, i contrappesi e i numeri scritti a vernice sui pannelli. È la fotografia più onesta che si possa portare via da Cinecittà Studios, perché racconta il mestiere invece dell'illusione.
Dentro il MIAC la sala Caleidoscopio, rivestita di specchi e priva di riferimenti dimensionali, produce fotografie spettacolari ma difficili: senza treppiede e con luci in movimento serve una macchina che regga bene gli alti ISO, e il telefono se la cava meglio di quanto ci si aspetti. Ricordo che le riprese professionali e i treppiedi vanno autorizzati, mentre lo scatto personale è normalmente ammesso negli spazi aperti al pubblico. Nei teatri di posa in lavorazione, invece, non si fotografa in nessun caso.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la nascita stessa, e nasce da un incendio. Nella notte del 26 settembre 1935, alle due, il fuoco distrusse i teatri 3 e 4 della Cines a via Veio: le cronache parlarono di incendio misterioso e il cinema italiano perse in poche ore la sua struttura principale. La risposta fu il cantiere della Tuscolana, aperto il 30 gennaio 1936 e chiuso il 28 aprile 1937 con l'inaugurazione di settantatré edifici. Quindici mesi.
Il secondo avvenimento è il più grave e il meno raccontato. Fra il 1943 e il 1944 gli studi furono trasformati in campo di internamento per civili sotto l'occupazione tedesca. Il 17 aprile 1944, durante il rastrellamento del Quadraro, circa mille uomini del quartiere confinante passarono da qui prima della deportazione in Germania. Poche centinaia di metri separano il cancello degli studi dalle strade in cui quella mattina i tedeschi entrarono casa per casa. Dopo la liberazione gli Alleati destinarono il complesso a campo per profughi e sfollati, che vissero nei teatri di posa e bruciarono per riscaldarsi i documenti d'archivio: la documentazione dei primi anni è andata perduta in quel modo.
Il terzo avvenimento è il boom. Nel 1948 il primo film americano, nel 1951 Quo vadis, nel 1959 Ben Hur, nel 1963 Cleopatra: in quindici anni la Tuscolana diventò il secondo polo produttivo del mondo e il quartiere si riempì di comparse, sarte, falegnami e fotografi. Nel 1959 la stessa stagione entrò in crisi e millecinquecento persone persero il lavoro. Nello stesso giro d'anni, dentro il Teatro 5, Fellini fece costruire la via Veneto della Dolce vita.
Il quarto avvenimento è una serie di incendi. Nel 1983 il fuoco devastò i capannoni magazzino a ridosso del Centro Sperimentale di Cinematografia: i vigili del fuoco lavorarono oltre ventiquattro ore e andò perduto un numero imprecisato di costumi e materiali di scena. Nella notte fra il 13 e il 14 dicembre 2013 bruciò la casa del reality televisivo attiva dal 2000, poi ricostruita. Nel 2018 un incendio danneggiò una parte del set della serie Rome.
Il quinto avvenimento è istituzionale e recente. Il 3 luglio 2017 Istituto Luce Cinecittà acquistò il ramo d'azienda Cinecittà Studios, chiudendo la parentesi privata aperta nel 1997 e riportando gli studi sotto il controllo pubblico. Nel dicembre 2019 l'apertura del MIAC nell'ex Laboratorio di Sviluppo e Stampa ha aggiunto al complesso una funzione museale stabile. Sono due date che sembrano burocratiche e che invece hanno deciso se questo posto sarebbe sopravvissuto come fabbrica o come rovina.
Chi è passato da Cinecittà Studios
L'elenco dei registi italiani che hanno lavorato negli studi della Tuscolana coincide quasi con la storia del cinema nazionale: Federico Fellini, che del Teatro 5 fece la sua seconda casa; Luchino Visconti, che con Bellissima nel 1951 raccontò proprio le aspiranti attrici in coda ai provini di Cinecittà; Sergio Leone; Ettore Scola; Vittorio De Sica; Pier Paolo Pasolini. Davanti alle macchine da presa sono passate Anna Magnani, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale, e poi Alberto Sordi, che di Roma fu il ritrattista più feroce e più affettuoso.
Dal versante internazionale l'elenco non è meno pesante. Mervyn LeRoy per Quo vadis nel 1951, William Wyler per Ben Hur nel 1959, la produzione di Cleopatra nel 1963 con Elizabeth Taylor e Richard Burton, Francis Ford Coppola per Il padrino parte terza nel 1990, Anthony Minghella per Il paziente inglese nel 1996, Rob Cohen per Daylight nello stesso anno, Martin Scorsese per Gangs of New York, Wes Anderson per Le avventure acquatiche di Steve Zissou, Mel Gibson per La passione di Cristo. Nel 2015 la lavorazione contemporanea del remake di Ben-Hur e di Zoolander 2 riportò gli studi al record di fatturato.
Fra i mestieri di scena il nome che ricorre più spesso è quello di Dante Ferretti, scenografo premiato con l'Oscar insieme all'arredatrice Francesca Lo Schiavo, formatosi accanto a Fellini e poi collaboratore abituale di Scorsese: sua la ricostruzione dei Five Points di New York nel backlot romano, sua la firma del percorso Felliniana che oggi si visita negli studi. È il caso più chiaro di continuità fra la Cinecittà del passato e quella di oggi, perché la stessa persona ha costruito la scenografia e poi il museo che la racconta.
Ci sono infine i passaggi meno prevedibili. Nel 2008 la troupe britannica di Doctor Who girò qui l'episodio ambientato a Pompei, usando il set di Roma antica come città vesuviana. Paolo Sorrentino ha ricostruito nei teatri di posa la Cappella Sistina e gli appartamenti vaticani per The Young Pope, perché in Vaticano non si gira. E poi le migliaia di persone senza nome che di questo posto sono state la sostanza vera: le comparse dei sandaloni, i falegnami, le sarte, i macchinisti, gli elettricisti, tre generazioni di famiglie del Quadraro e del Don Bosco per cui Cinecittà Studios non è stata un mito ma un posto di lavoro.
Domande veloci su Cinecittà Studios
Quanto costa il biglietto per Cinecittà Studios?
Cinecittà si Mostra costa 10 euro, il MIAC costa 10 euro, il cumulativo per i due percorsi costa 15 euro. Il ridotto è 8 euro. Il tour guidato con il set di Roma antica costa 15 euro, 20 euro se abbinato a entrambi i percorsi espositivi.
Quali sono gli orari di Cinecittà Studios?
Apertura tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10:00 alle 18:00. La biglietteria chiude alle 16:30.
Quando è chiusa Cinecittà Studios?
Il martedì, il 24 e il 25 dicembre e il primo gennaio. Alcune festività, fra cui Pasqua, il 25 aprile e il primo maggio, comportano variazioni di orario indicate dal sito ufficiale.
Come si arriva a Cinecittà Studios con i mezzi pubblici?
Con la metropolitana linea A, fermata Cinecittà, che si apre davanti all'ingresso di via Tuscolana 1055. Da Termini sono circa venti minuti in direzione Anagnina.
Qual è l'indirizzo di Cinecittà Studios?
Via Tuscolana 1055, Roma, Municipio VII. La biglietteria risponde al numero 06 72293269.
Serve prenotare per visitare Cinecittà Studios?
Per i percorsi espositivi al coperto normalmente no. Per i tour guidati ai set permanenti sì, perché i posti sono contati e il calendario è variabile: la prenotazione per singoli e famiglie passa dall'indirizzo visit@cinecitta.it.
Si possono visitare i set all'aperto di Cinecittà Studios liberamente?
No. I set permanenti di Roma antica, della Firenze del Quattrocento e del Tempio di Gerusalemme si visitano soltanto con il tour guidato, che dura fra i sessanta e i settanta minuti.
Quanto dura la visita a Cinecittà Studios?
Con biglietto cumulativo e tour guidato ai set servono almeno tre ore e mezza. I soli percorsi espositivi si vedono in due ore e mezza abbondanti.
Il biglietto famiglia di Cinecittà Studios si compra online?
No, soltanto alla biglietteria fisica. Costa 45 euro per due adulti e due ragazzi fino a diciotto anni, con 5 euro per ogni figlio in più.
Chi entra gratis a Cinecittà Studios?
I bambini sotto i cinque anni, gli accompagnatori delle persone con disabilità, i giornalisti accreditati, le guide turistiche abilitate dell'Unione Europea e i soci ICOM.
Chi ha diritto al biglietto ridotto di Cinecittà Studios?
I giovani sotto i ventisei anni, gli over 65 e i giornalisti, con il ridotto a 8 euro. I bambini dai cinque ai dieci anni pagano 5 euro.
Ci sono sconti per i gruppi a Cinecittà Studios?
Sì, dai quindici partecipanti in su la tariffa del tour guidato scende a 14 euro a persona.
Si possono fare fotografie a Cinecittà Studios?
Le fotografie per uso personale sono normalmente ammesse negli spazi aperti al pubblico. Riprese professionali, treppiedi e droni vanno autorizzati. Nei teatri di posa in lavorazione non si entra e non si fotografa.
Cinecittà Studios è adatta ai bambini?
Molto. Il set di Roma antica, il sommergibile dell'S-33 e le installazioni interattive del MIAC funzionano bene con i più piccoli, e da ottobre a giugno il programma Cinebimbicittà propone attività ed eventi dedicati.
Cinecittà Studios è accessibile in sedia a rotelle?
Le aree espositive al coperto e il MIAC sono percorribili; sui set all'aperto il fondo è irregolare e alcune parti prevedono gradini di scena. Conviene chiedere alla biglietteria al momento della prenotazione quali tour siano percorribili.
Che differenza c'è fra Cinecittà si Mostra e il MIAC?
Cinecittà si Mostra racconta la storia degli studi e del cinema italiano con oggetti, costumi e documenti di scena. Il MIAC è un museo multimediale sull'intero patrimonio audiovisivo italiano, cinema e televisione insieme, allestito in dodici ambienti tematici.
Si vedono davvero i film in lavorazione a Cinecittà Studios?
No. I teatri di posa occupati dalle produzioni non sono accessibili, per ragioni contrattuali e di sicurezza. Quello che si vede è il percorso museale e, con la guida, il backlot.
Dove si trova il Teatro 5 di Cinecittà Studios e si può visitare?
Il Teatro 5 è dentro il complesso e misura 79,94 metri per 35,94: è il teatro di posa più grande d'Europa e quello legato al nome di Fellini. Non fa parte del percorso ordinario e apre soltanto in occasioni speciali, quando non è occupato da una produzione.
La via Veneto della Dolce vita è stata girata a Cinecittà Studios?
Sì, ricostruita dentro il Teatro 5. La strada vera non avrebbe consentito il controllo della luce e la gestione del traffico per le settimane necessarie.
Quanti film sono stati girati a Cinecittà Studios?
Oltre tremila. Quasi novanta hanno ottenuto una candidatura all'Oscar e diverse decine hanno vinto la statuetta; le fonti divergono sul numero esatto dei premi.
Quanto è grande Cinecittà Studios?
Circa quattrocentomila metri quadrati, quaranta ettari, di cui dieci di backlot. È il secondo polo produttivo del mondo per estensione dopo Hollywood.
Chi gestisce oggi Cinecittà Studios?
Cinecittà S.p.A., società pubblica interamente partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il ramo d'azienda fu acquistato da Istituto Luce Cinecittà il 3 luglio 2017.
C'è un ristorante dentro Cinecittà Studios?
Il complesso dispone di mensa, ristorante e bar a servizio delle produzioni e del pubblico, oltre a sale di proiezione e spazi conferenze.
Si può arrivare a Cinecittà Studios in automobile?
Sì, con parcheggio esterno di capienza limitata. Nelle ore di punta la via Tuscolana è lenta: conviene lasciare l'automobile in un parcheggio di scambio della linea A e fare l'ultimo tratto in metropolitana.
Cinecittà Studios è la stessa cosa di Cinecittà World?
No, sono due luoghi diversi e distanti. Cinecittà Studios è lo stabilimento di produzione e museo di via Tuscolana 1055, servito dalla metro A.
Che cosa si vede nel set di Roma antica di Cinecittà Studios?
Un quartiere della Roma repubblicana costruito per la serie Rome fra il 2005 e il 2007: Foro, botteghe, vicoli, insulae. Non è una ricostruzione archeologica, è una Roma verosimile pensata per la macchina da presa.
Quando conviene visitare Cinecittà Studios?
Nelle stagioni intermedie, ad aprile o a ottobre, con il tour del mattino: luce migliore per i set all'aperto e temperature accettabili nel backlot, che d'estate non ha ombra.
La nostra opinione su Cinecittà Studios
Chi esce da qui si divide di solito in due categorie: chi si aspettava un parco a tema e chi voleva capire come si fa un film. I primi restano perplessi, perché mancano le giostre e i personaggi in costume. I secondi escono con la testa piena. Cinecittà Studios non vende meraviglia preconfezionata: vende il retro delle cose, il legno dietro il marmo, il contrappeso dietro la facciata. Vale i 15 euro del cumulativo e li vale con abbondanza, a condizione di arrivarci preparati e con il tour ai set già prenotato.
Un ultimo consiglio, il più concreto che posso dare: mettete gli studi nel quarto giorno del vostro viaggio romano, non nel primo, e nella stessa giornata scendete a piedi verso il Parco degli Acquedotti nel tardo pomeriggio. Il passaggio dalla Roma di cartapesta agli archi veri dell'Acquedotto Claudio, a un chilometro di distanza, è la lezione di storia meglio riuscita che questa città sappia dare, e non costa niente.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.




