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Bambu al Mattatoio — 8 ottobre 2026

Bambu 2026, la serata di danza contemporanea dall'Africa subsahariana ideata da Roberto Castello, va in scena giovedì 8 ottobre 2026 alle 21 al Mattatoio di Roma, sala T2, piazza Orazio Giustiniani 4, nel rione Testaccio, in prima nazionale dentro il Romaeuropa Festival 2026, sezione Ultra REF. In programma tre brevi assoli di tre autrici dell'area equatoriale africana: Linda Sarki Johnson dalla Nigeria, Stéphanie Mwamba dalla Repubblica Democratica del Congo, Diana Odhiambo dal Kenya. La durata indicata è di 90 minuti, incontro con il pubblico compreso; il prezzo pubblicato dal festival è di 12 euro. Al Mattatoio si arriva con la metro B fino a Piramide e una decina di minuti a piedi lungo via Marmorata, con il tram 3 fino alla fermata Marmorata/Galvani o con il bus 719. I biglietti si acquistano sul sito ufficiale del festival e al box office della Fondazione Romaeuropa; la pagina di riferimento è sul sito del Romaeuropa Festival.

Il progetto è curato da ALDES, la compagnia fondata da Roberto Castello, che modera anche l'incontro con il pubblico che accompagna la serata.

Bambu al Mattatoio: data, orario, prezzo e programma

Bambu al Mattatoio è un appuntamento di una sola sera, giovedì 8 ottobre 2026 alle 21, nella sala T2 del Mattatoio. Il biglietto costa 12 euro secondo il sito del Romaeuropa Festival, e la serata dura circa novanta minuti, fra i tre assoli e l'incontro con le artiste.

Tre assoli

Il programma della seconda edizione di Bambu è composto da tre lavori brevi: MAHAKA di Linda Sarki Johnson, KIZAZI di Stéphanie Mwamba, THIN LINE di Diana Odhiambo. Tre autrici, tre paesi, tre linguaggi, legati da un tema comune: l'universo sociale e simbolico del femminile, fra tradizione e cosmopolitismo, memoria e trasformazione.

L'incontro con il pubblico

Ogni serata di Bambu è accompagnata da un incontro con il pubblico moderato da Roberto Castello. È la parte che rende la serata diversa da un normale spettacolo di danza: le artiste raccontano in prima persona il contesto culturale e sociale in cui lavorano. A nostro giudizio è un'occasione davvero rara, e conviene non andarsene subito dopo l'ultimo applauso.

Prima nazionale

La data romana è la prima nazionale della tournée 2026. Dopo Roma, Bambu tocca Pesaro, Gorizia, Lecce, Trento, Reggio Emilia, Milano, Genova, Firenze e Porcari, in provincia di Lucca, dove si chiude il 4 novembre.

Che cos'è Bambu: il progetto di Roberto Castello e ALDES

Bambu è un progetto che costruisce relazioni culturali fra l'Italia e l'Africa subsahariana a partire da un principio di collaborazione concreta, reciproca e non gerarchica. Nasce da un'idea di Roberto Castello, con la produzione esecutiva di ALDES, e il Romaeuropa Festival lo presenta come uno spazio di incontro più che come una vetrina.

Un ponte fra domanda e offerta

Nella presentazione di ALDES il progetto coinvolge operatori italiani che promuovono buone pratiche di collaborazione, creando un ponte fra gli spettacoli di danza e teatro contemporanei africani e la programmazione dei teatri italiani. Lo scopo dichiarato è far conoscere la vivacissima scena artistica africana contemporanea costruendo relazioni professionali e umane durature.

Tournée e convegno

Il progetto combina due elementi: una tournée nazionale di spettacoli selezionati insieme a direttori artistici africani e un convegno internazionale. Per il 2026 il confronto si intitola Le ragioni di un Piano Piaggia e si tiene il 3 e 4 novembre a Palazzo Boccella, in località San Gennaro a Capannori, in provincia di Lucca, con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Capannori.

Il rischio da evitare

ALDES scrive con chiarezza qual è la posta in gioco: evitare il rischio, ancora attuale, di riprodurre dinamiche assimilative che danneggino la biodiversità culturale del pianeta. È un'affermazione netta, e la condivido: troppo spesso la danza africana arriva in Europa filtrata da ciò che il pubblico europeo si aspetta di vedere.

Come sono stati scelti gli assoli di Bambu 2026

Gli assoli di Bambu 2026 sono stati selezionati da una commissione mista di direttori artistici africani e italiani. È il cuore del metodo: le scelte non le fa solo chi programma i teatri europei, ma anche chi conosce la scena dall'interno.

I selezionatori africani

Alla selezione hanno partecipato Alli Hajarat del QDance Center di Lagos, in Nigeria; Sello Pesa del Ntsoana Contemporary Dance Theatre di Johannesburg, in Sudafrica; Rachel Kessi di MUDA Africa, centro di produzione artistica di Dar es Salaam, in Tanzania; Isaac Yenga degli Studios Kabako di Kisangani, in Congo; Ndeye Mané Touré dell'Istituto Africano di Management Culturale, in Senegal.

I selezionatori italiani

Dalla parte italiana c'erano Marina Petrillo di Resistere e Creare, Fondazione Luzzati Teatro della Tosse di Genova; Gilberto Santini del Consorzio Marche Spettacolo di Ancona; Massimo Ongaro del Centro Santa Chiara di Trento; Paolo Cantù della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia; Salvatore Tramacere dei Cantieri Teatrali Koreja di Lecce; Roberto Castello di ALDES, di Lucca.

Chi sostiene il progetto

Bambu 2026 è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Toscana attraverso il Sistema Regionale dello Spettacolo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. L'ufficio stampa è di Antonella Mucciaccio, il coordinamento organizzativo di Kyra Castello.

MAHAKA di Linda Sarki Johnson: la libertà in lingua Irigwe

MAHAKA è l'assolo coreografato e interpretato dalla nigeriana Linda Sarki Johnson. Il titolo, nella lingua Irigwe, significa libertà, e annuncia un percorso di liberazione dai vincoli della tradizione verso nuove possibilità di movimento, espressione e affermazione di sé.

L'improvvisazione

Il lavoro, secondo la presentazione del Romaeuropa, è radicato in una pratica improvvisativa legata alle matrici africane del gesto e del ritmo. Interferenze, distrazioni, rotture del flusso non vengono evitate: diventano materiale creativo.

L'individualità come resistenza

Il punto di arrivo è una danza che celebra l'individualità come atto di resistenza e di scoperta di sé. In un programma dedicato all'universo femminile, MAHAKA è il pezzo che affronta più direttamente il tema dell'emancipazione.

KIZAZI di Stéphanie Mwamba: il corpo come archivio

Con KIZAZI la congolese Stéphanie Mwamba costruisce una danza di memoria, trasmissione e metamorfosi, in cui la tradizione del Congo dialoga con le pratiche coreografiche contemporanee.

Un archivio vivente

Il corpo, in KIZAZI, diventa archivio vivente, attraversato da tracce ancestrali, cicli vitali, emozioni sepolte, genealogie femminili. È un lavoro che il festival definisce intimo e rituale.

Il grembo e la terra

Mwamba guarda al grembo come luogo di memoria e matrice creativa, e alla danza come strumento di riconnessione con una forza originaria, organica, tellurica. Chi conosce la danza contemporanea europea troverà qui un rapporto con il suolo e con il peso molto diverso da quello a cui è abituato.

THIN LINE di Diana Odhiambo: le madri di Kisumu

THIN LINE nasce dall'esperienza della keniana Diana Odhiambo, una delle pochissime danzatrici contemporanee attive a Kisumu, città sulle rive del lago Vittoria. È un lavoro insieme personale e politico.

Movimento, testo, voce

Il solo intreccia movimento, testo, musica e voce per portare alla luce le storie spesso taciute delle madri africane e le lotte che continuano a risuonare nei corpi delle figlie. Dei tre assoli è quello che più usa la parola.

Una linea sottile

Il titolo indica un equilibrio fragile: fra decolonizzazione e conservazione del patrimonio culturale, fra ferita individuale e memoria collettiva. È forse la sintesi più precisa dell'intero progetto Bambu.

L'immagine di Bambu: l'opera di Michelle Okpare

L'immagine che accompagna Bambu 2026 è un'opera dell'artista Michelle Okpare, Oghenekevwe's existence, the beginning of her two tales, del 2003. ALDES ringrazia l'artista per averne concesso l'uso come immagine del progetto.

Un'opera, non una fotografia di scena

La scelta di un'opera d'arte al posto di una foto di scena è significativa. Il progetto si presenta con lo sguardo di un'artista africana, non con l'immagine di un corpo in movimento fotografato da un occhio europeo. Il titolo stesso, che parla di un'esistenza e di due racconti, anticipa il tema della doppia appartenenza che percorre i tre assoli.

Il Mattatoio di Testaccio: storia della sede di Bambu

Il Mattatoio di Testaccio è il complesso progettato a partire dal 1888 dall'architetto Gioacchino Ersoch per la macellazione e la distribuzione delle carni di Roma, dismesso nel 1975 e oggi gestito dalla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. Occupa circa 25.000 metri quadrati ai piedi del Monte dei Cocci, fra via Beniamino Franklin, il lungotevere Testaccio, via Aldo Manuzio e viale del Campo Boario.

Ersoch e il macello della capitale

Ersoch aveva già lavorato al macello di piazza del Popolo voluto da papa Leone XII. Con Roma capitale quello spazio non bastava più, e la scelta cadde su Testaccio, destinato dal piano del 1872 a residenze operaie e attività produttive. L'ingegnere Filippo Laccetti studiò il sistema di smaltimento degli scarti verso il Tevere.

Un linguaggio ripetitivo

I padiglioni rettangolari in mattoni, con tetti a doppia falda, archi regolari e strutture in ferro, sono uno dei più importanti esempi di archeologia industriale della città. Camminando nei viali interni si legge ancora l'ordine di una piccola città del lavoro.

Le vite successive

Dopo il trasferimento del macello in viale Palmiro Togliatti, nel 1975, il complesso ha avuto molte vite: aule di Architettura di Roma Tre dal 2000, una sede del MACRO dal 2002, la Città dell'altra economia dal 2007, La Pelanda dal 2010. Fino al 2017 lo gestivano i Musei in Comune, poi l'Azienda Speciale Palaexpo. La scheda del luogo è Ex Mattatoio di Testaccio, il sito ufficiale è mattatoioroma.it.

Perché il Mattatoio funziona per la danza

Le sale ricavate nei padiglioni non sono teatri all'italiana: hanno pavimenti ampi, altezze libere, disposizioni del pubblico variabili. Per tre assoli che lavorano sul corpo, sul suolo e sulla voce sono condizioni ideali, perché eliminano la distanza del boccascena.

Come arrivare al Mattatoio per Bambu

Il Mattatoio si raggiunge con la metro B fino alla fermata Piramide e poi a piedi lungo via Marmorata in direzione del Tevere, in circa dieci minuti. L'ingresso di riferimento è in piazza Orazio Giustiniani 4; il complesso ha accessi anche da via Beniamino Franklin, dal lungotevere Testaccio e da largo Dino Frisullo.

Metro e treno

Piramide, sulla linea B, è la fermata più comoda da Termini e dal Colosseo. Accanto c'è la stazione di Roma Ostiense, utile per chi arriva in treno o con la ferrovia Roma Lido.

Tram e bus

Secondo il sito ufficiale del Mattatoio, il tram 3 ferma a Marmorata/Galvani, il bus 719 a Galvani/Zabaglia, i bus 170 e 781 a largo Marzi. Il tram 3 collega Testaccio con Trastevere da un lato e con San Giovanni dall'altro.

In auto

Testaccio è un quartiere di strade residenziali, con stalli spesso occupati la sera. Il giovedì è meglio del fine settimana, ma per chi non è di Roma la scelta consigliata resta la metro.

Il rientro

Con inizio alle 21 e circa novanta minuti di durata, si esce verso le dieci e mezza. La metro B e le linee di superficie sono in servizio; conviene comunque verificare gli orari dell'ultima corsa sull'app del trasporto pubblico.

Testaccio intorno al Mattatoio: cosa vedere prima di Bambu

Il Mattatoio si trova ai piedi del Monte dei Cocci, a dieci minuti a piedi dalla Piramide Cestia, dal Cimitero Acattolico e dal Nuovo Mercato di Testaccio. La guida su cosa vedere a Testaccio offre un quadro completo del rione.

Il Monte dei Cocci

Il Monte dei Cocci è la collina artificiale formata dai frammenti delle anfore scaricate dal porto fluviale antico, e dà il nome al rione, dal latino testae, cocci.

Piramide e Cimitero Acattolico

Sul percorso dalla metro si incontra la Piramide Cestia, la tomba di Caio Cestio inserita nelle Mura Aureliane. Subito dietro si apre il Cimitero Acattolico, dove riposano John Keats e Percy Bysshe Shelley.

Il mercato e Ostiense

Il Nuovo Mercato di Testaccio è il punto di riferimento del rione per il cibo di giorno. Verso sud, oltre la Piramide, si entra a Ostiense, con la street art sulle facciate e la Centrale Montemartini.

Dove mangiare a Testaccio prima di Bambu

Testaccio è il quartiere romano della cucina del quinto quarto, nata proprio intorno al Mattatoio: coda alla vaccinara, trippa, rigatoni con la pajata. Con una serata che comincia alle 21, la cena nel rione prima dello spettacolo è la soluzione più naturale.

Trattorie di tradizione

Fra piazza Testaccio, via Marmorata e le vie delle case popolari si trovano trattorie di cucina romana frequentate soprattutto dai residenti. Il giovedì sera c'è in genere posto, ma prenotare resta prudente.

Pizza e cucina veloce

Per chi ha poco tempo ci sono pizzerie al taglio, forni e friggitorie lungo via Marmorata e intorno alla piazza. Un supplì mangiato camminando verso il Mattatoio è una soluzione molto romana.

Dopo lo spettacolo

Alle pendici del Monte dei Cocci i locali restano aperti fino a tardi: uscendo verso le dieci e mezza si trova facilmente un posto per commentare la serata.

Accessibilità e consigli pratici per Bambu al Mattatoio

Il Mattatoio è un complesso industriale riadattato, in gran parte su un solo livello, con viali interni ampi. Per esigenze specifiche il riferimento è il box office della Fondazione Romaeuropa, al numero 06 4555 3050, aperto il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.

Puntualità

Negli spettacoli di danza l'ingresso a lavoro iniziato disturba le interpreti, e tre assoli brevi lasciano poco margine. Arrivate con un quarto d'ora di anticipo.

Con i ragazzi

Bambu è adatto a ragazzi delle scuole superiori che studiano danza o sono curiosi di altre culture: l'incontro con le artiste, dopo gli assoli, è un'occasione formativa preziosa.

Animali

Il Mattatoio indica il divieto di ingresso agli animali nelle sale e nei teatri: chi arriva con il cane deve organizzarsi prima.

Una curiosità su Bambu al Mattatoio — 8 ottobre 2026

La curiosità più interessante è nascosta in un titolo. MAHAKA, l'assolo di Linda Sarki Johnson, significa libertà nella lingua Irigwe, una delle molte lingue della Nigeria, e la scelta di un titolo in Irigwe è già una dichiarazione: la libertà di cui parla l'assolo passa anche dal diritto di nominarla nella propria lingua. Lo stesso vale per KIZAZI, il titolo di Stéphanie Mwamba, che viene dall'area linguistica dello swahili, e per THIN LINE di Diana Odhiambo, che invece sceglie l'inglese. Tre titoli, tre rapporti diversi con la lingua e con la storia coloniale del continente: già leggendo il programma si capisce che la serata non propone un'Africa unica e indistinta, ma tre voci con tre traiettorie. La seconda curiosità riguarda il luogo. Il Mattatoio di Testaccio è stato per quasi novant'anni una macchina di lavoro organizzata con rigore, ogni padiglione una funzione, ogni gesto ripetuto migliaia di volte. Stasera, negli stessi spazi, tre donne presentano danze nate dall'improvvisazione, dalla memoria, dal rito: il contrasto fra la disciplina industriale dell'edificio e la libertà dei corpi è il primo spettacolo che si vede entrando.

Una cosa che non ti dice nessuno su Bambu al Mattatoio — 8 ottobre 2026

Quello che le presentazioni non sottolineano è che il vero spettacolo di Bambu, per molti spettatori, comincia dopo gli assoli. L'incontro con il pubblico moderato da Roberto Castello non è un'appendice di cortesia: ALDES lo presenta come l'occasione, davvero rara, di sentir raccontare dalla viva voce delle artiste il quadro culturale e sociale in cui creano. Diana Odhiambo, per esempio, lavora a Kisumu, dove le danzatrici contemporanee si contano sulle dita di una mano: sentire che cosa significa fare danza contemporanea in quella città vale quanto il suo assolo. La seconda cosa che nessuno dice riguarda il metodo. Gli spettacoli non sono stati scelti solo da programmatori italiani, ma da una commissione in cui sedevano i direttori di centri di danza di Lagos, Johannesburg, Dar es Salaam e Kisangani, oltre all'Istituto Africano di Management Culturale del Senegal. È un dettaglio organizzativo che cambia tutto: significa che ciò che vediamo al Mattatoio è ciò che la scena africana considera rilevante, non ciò che il pubblico europeo si aspetta. La terza riguarda il prezzo. Dodici euro per una prima nazionale dentro il Romaeuropa Festival sono una cifra che rende la serata accessibile anche a studenti e curiosi: una ragione in più per non lasciarsela sfuggire.

Il consiglio che ti do per visitare Bambu al Mattatoio — 8 ottobre 2026

Il consiglio è di arrivare a Testaccio verso le sette e mezza, cenare presto in una trattoria del rione e presentarsi al Mattatoio alle nove meno un quarto. Prima di entrare, fate due passi nel viale principale del complesso: i padiglioni in mattoni illuminati la sera preparano lo sguardo meglio di qualsiasi introduzione. In sala, non cercate di confrontare i tre assoli fra loro come in una gara: guardateli come tre lettere scritte da tre donne che non si conoscono e che parlano, ciascuna a modo suo, di madri, di figlie, di libertà. Fate attenzione ai momenti di silenzio, al rapporto con il pavimento, alla voce quando compare in THIN LINE. E soprattutto restate per l'incontro finale: è lì che le tre danze diventano storie di persone, con nomi di città e di scuole, di difficoltà e di progetti. Uscendo, prendete nota dei nomi delle artiste. La tournée prosegue fino al 4 novembre in altre nove città italiane, e se avete amici a Pesaro, Lecce, Trento, Milano o Genova, è il consiglio più utile che potete girare loro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Testaccio è il quartiere del quinto quarto, e che la cucina romana di trippa, coda e pajata è nata intorno al Mattatoio. Meno spesso si ricorda che il complesso, dopo la dismissione del 1975, è diventato un luogo di cultura grazie prima di tutto a chi lo ha abitato quando nessuno lo voleva. Fra i padiglioni vuoti hanno trovato casa il Villaggio Globale e il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, che qui ha dato vita a Muccassassina; nell'ambito dell'Estate Romana, dal 2002, si sono tenute qui le prime tre edizioni del Gay Village. Solo dopo sono arrivati l'università, il museo, le gestioni pubbliche. C'è una coerenza, in questo, con una serata come Bambu, che dà spazio a voci che raramente trovano posto nei cartelloni ufficiali europei. Il secondo fatto risaputo e poco citato riguarda il Romaeuropa: il festival usa il Mattatoio da anni come una delle sue sedi principali per danza e performance, al punto che per molti romani, in autunno, danza contemporanea e Testaccio sono quasi sinonimi. Bambu si inserisce in questa tradizione, portando però al centro della scena una geografia che il festival, con la sua vocazione internazionale, ha sempre considerato, e che qui trova uno spazio dedicato.

La foto giusta da fare a Bambu al Mattatoio — 8 ottobre 2026

La foto giusta non si fa durante gli assoli: la danza richiede concentrazione, e un telefono acceso in sala disturba le interpreti e chi guarda. La foto si fa fuori, e il Mattatoio offre inquadrature notevoli anche di sera. La prima è il fronte su piazza Orazio Giustiniani, con la sequenza dei padiglioni in mattoni e il coronamento dell'ingresso principale: arrivando verso le nove meno un quarto, con l'illuminazione artificiale, il laterizio assume un tono caldo e il ritmo delle aperture ad arco diventa grafico. La seconda è dentro, lungo il viale principale fra i padiglioni, con le strutture in ferro e le coperture a doppia falda che si ripetono verso il fondo in una prospettiva quasi perfetta. La terza è un ricordo della serata: alla fine dell'incontro con il pubblico, se le artiste si fermano a parlare con gli spettatori, chiedete con garbo se potete fotografarle. È un gesto di rispetto verso interpreti che in Italia sono ancora poco conosciute, e fra qualche anno quella foto potrebbe raccontare l'inizio di una carriera. Chi arriva presto può infine salire verso il Monte dei Cocci per un'immagine dei tetti del Mattatoio al tramonto, poco prima delle sette.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Mattatoio si legge in poche date. Nel 1872 il piano urbanistico della nuova capitale destina l'area di Testaccio a residenze operaie e al principale insediamento produttivo della città. Nel 1888 Gioacchino Ersoch progetta il nuovo macello, con l'ingegnere Filippo Laccetti che studia lo smaltimento degli scarti nel Tevere. Per quasi novant'anni il complesso rifornisce di carne una città in crescita, e intorno ai suoi padiglioni nasce l'identità popolare di Testaccio, con le case operaie e la cucina del quinto quarto. Nel 1975 il macello si trasferisce in viale Palmiro Togliatti e i padiglioni restano vuoti. Seguono gli anni delle attività spontanee, con il Villaggio Globale e le serate del Circolo Mario Mieli. Nel 2000 alcuni padiglioni diventano aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre; nel 2002 arriva il MACRO e cominciano le prime edizioni del Gay Village. Il 29 settembre 2007 apre la Città dell'altra economia; il 18 febbraio 2010 si inaugura La Pelanda, dopo un cantiere avviato nel 2006; nel 2013 si completano altri padiglioni universitari. Dal 2018 la gestione passa all'Azienda Speciale Palaexpo, e oggi alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. Da anni il Romaeuropa Festival fa del complesso una delle sue sedi stabili.

Chi è passato da Bambu al Mattatoio — 8 ottobre 2026

Il primo nome da fare è quello di Gioacchino Ersoch, l'architetto del complesso, con l'ingegnere Filippo Laccetti. Per decenni sono passati di qui i lavoratori del macello, i vaccinari, gli operai che hanno dato a Testaccio il suo carattere. Dopo la dismissione sono arrivati gli attivisti del Villaggio Globale e il Circolo Mario Mieli con Muccassassina, poi studenti e docenti di Architettura di Roma Tre, artisti e curatori del MACRO e, con il Romaeuropa Festival, coreografi e performer della scena internazionale. L'8 ottobre passano dal Mattatoio tre artiste che in Italia sono ancora poco conosciute: Linda Sarki Johnson dalla Nigeria, Stéphanie Mwamba dalla Repubblica Democratica del Congo, Diana Odhiambo dal Kenya. Con loro c'è Roberto Castello, ideatore del progetto e fondatore di ALDES, la compagnia di Lucca che ne cura la produzione. Dietro la serata ci sono anche i nomi della commissione di selezione, direttori di centri di danza africani come il QDance Center di Lagos, il Ntsoana Contemporary Dance Theatre di Johannesburg, MUDA Africa di Dar es Salaam, gli Studios Kabako di Kisangani, e programmatori italiani di Genova, Ancona, Trento, Reggio Emilia e Lecce. Infine l'artista Michelle Okpare, la cui opera del 2003 è diventata l'immagine del progetto.

Il Romaeuropa Festival a ottobre: Bambu e gli altri appuntamenti

Bambu è uno dei titoli di Ultra REF, una delle sezioni del Romaeuropa Festival 2026, dentro il genere danza. Il festival, che nel 2026 si chiude il 15 novembre, riempie di spettacoli diverse sedi della città, e il Mattatoio è una delle più attive.

Costruire un percorso

Chi va a Bambu può usarlo come porta d'ingresso al festival. Nella stessa sede, nelle settimane di ottobre, passano coreografi internazionali affermati: vedere prima tre autrici emergenti africane e poi un grande nome europeo è un esercizio di sguardo molto istruttivo. Il cartellone completo è raccontato nella scheda sul Romaeuropa Festival 2026.

Roma a inizio ottobre

La seconda settimana di ottobre a Roma ha giornate ancora tiepide e sere fresche: una giacca leggera basta per la passeggiata fra la metro e il Mattatoio. È il periodo in cui la città passa dagli eventi all'aperto alle sale, e Testaccio è uno dei quartieri dove questo passaggio si vive meglio.

Domande frequenti su Bambu 2026

Quando va in scena Bambu a Roma?

Bambu 2026 va in scena a Roma giovedì 8 ottobre 2026 alle 21, al Mattatoio di Testaccio, sala T2, nell'ambito del Romaeuropa Festival. È la prima nazionale della tournée, che prosegue in altre nove città italiane fino al 4 novembre.

Quanto costa il biglietto per Bambu?

Il biglietto per Bambu al Mattatoio costa 12 euro secondo il sito del Romaeuropa Festival. Si acquista sul sito ufficiale del festival o al box office della Fondazione Romaeuropa, raggiungibile al numero 06 4555 3050.

Quanto dura Bambu?

Bambu dura circa 90 minuti secondo il Romaeuropa Festival. La serata comprende tre brevi assoli e un incontro con il pubblico moderato da Roberto Castello, in cui le artiste raccontano il contesto in cui lavorano.

Chi sono le artiste di Bambu 2026?

Le artiste di Bambu 2026 sono Linda Sarki Johnson dalla Nigeria, con MAHAKA; Stéphanie Mwamba dalla Repubblica Democratica del Congo, con KIZAZI; Diana Odhiambo dal Kenya, con THIN LINE. Sono tre autrici dell'area equatoriale africana che lavorano sull'universo femminile.

Dove si trova il Mattatoio di Roma?

Il Mattatoio di Roma si trova in piazza Orazio Giustiniani 4, nel rione Testaccio, con accessi anche dal lungotevere Testaccio e da via Beniamino Franklin. Si raggiunge con la metro B, fermata Piramide, con il tram 3 fino a Marmorata/Galvani o con il bus 719.

Che cos'è il progetto Bambu?

Bambu è un progetto ideato da Roberto Castello e prodotto da ALDES per costruire relazioni culturali fra Italia e Africa subsahariana su basi di reciprocità. Combina una tournée di spettacoli selezionati con direttori artistici africani e un convegno internazionale, nel 2026 a Capannori il 3 e 4 novembre.

Bambu è adatto ai ragazzi?

Bambu al Mattatoio è adatto a ragazzi delle scuole superiori interessati alla danza o alle culture africane. L'orario serale, alle 21, e la durata di circa novanta minuti lo rendono più indicato per adolescenti accompagnati che per bambini piccoli.

Il consiglio finale su Bambu

Le serate che cambiano il modo di guardare una città sono spesso le più piccole. Tre assoli di tre donne africane, dentro il Mattatoio, a dodici euro, con la possibilità di parlare con loro alla fine, sono un'occasione che un festival offre raramente. Cenate a Testaccio, entrate puntuali, restate fino all'ultima domanda.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento8 Ottobre 2026 21:00
IndirizzoMattatoio, Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma Testaccio, Roma, Roma Città

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