Zoobar

Zoobar è uno dei nomi storici del clubbing romano di area rock, dark, wave, EBM e psy, e oggi lo si trova a Montesacro, in Via Generale Roberto Bencivenga 1, a due passi da piazza Sempione, nel quadrante nord della città, con codice di avviamento postale 00141. Prima di arrivare qui la sigla ha avuto anni di militanza a Testaccio, cioè nel rione che per almeno tre decenni è stato il cuore riconosciuto della notte romana, e quel trasloco dice molto sia della storia del locale sia della geografia notturna della capitale.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →

Via Generale Roberto Bencivenga, 1
Roma

Metto subito in chiaro che cosa significa, in pratica, la formula che si legge dappertutto quando si parla di questo posto. Rock, dark, wave, EBM e psy non sono cinque etichette messe in fila per fare colore: sono cinque famiglie musicali con radici, pubblici, abbigliamenti e riti di ballo diversi, che in Italia hanno convissuto nello stesso circuito di club e di serate proprio perché nessuna di loro, da sola, ha mai avuto i numeri per riempire una discoteca grande. La convivenza ha prodotto un ambiente riconoscibile: sale scure, volume alto, luce parca, un pubblico che va dai ventenni ai cinquantenni e oltre, e una serata che cambia faccia a seconda di chi tiene la console. Chi arriva pensando di trovare un locale commerciale resta spiazzato. Chi arriva sapendo che cosa cerca, di solito, torna.

Dove si trova Zoobar e come ci si arriva davvero

L'indirizzo è Via Generale Roberto Bencivenga 1, e conviene fissarlo bene in testa perché la strada parte proprio dal margine di piazza Sempione, il salotto di Montesacro, e chi non conosce la zona tende a cercarlo lungo la via Nomentana, che invece corre più a sud. Piazza Sempione è la piazza con la torre dell'orologio, la fontana centrale e la chiesa dei Santi Angeli Custodi: è il punto di riferimento più semplice da dare a chiunque, anche a un tassista che non frequenti il quartiere. Da lì si imbocca la via e si cammina pochissimo.

Con la metropolitana la linea di riferimento è la B1, il ramo che si stacca da Bologna e sale verso nord. La fermata più comoda per chi vuole arrivare in piazza Sempione è Conca d'Oro: dall'uscita si scende verso il quartiere con una camminata di una decina di minuti abbondanti, tutta su marciapiede e in leggera discesa. In alternativa c'è Sant'Agnese Annibaliano, un po' più lontana ma servita da un nodo di superficie molto denso, e c'è Jonio, il capolinea, che conviene solo a chi arriva da nord o a chi parcheggia da quelle parti. Chi preferisce l'autobus può usare le linee che percorrono la via Nomentana e la via delle Valli: la fermata giusta è sempre quella di piazza Sempione, e da lì il resto si fa a piedi in meno di cinque minuti.

In auto la zona è servita da viale Jonio, via Nomentana e via delle Valli, ma il parcheggio in superficie nelle sere di punta è un esercizio di pazienza: Montesacro è un quartiere residenziale denso, le auto dei residenti occupano tutto e il rischio di girare a vuoto per venti minuti è concreto. Il mio consiglio è di considerare l'auto l'ultima opzione, non la prima, e non solo per il parcheggio: di questo torno a parlare più avanti, quando arrivo alla questione del rientro.

Un dettaglio che fa la differenza per chi non conosce Montesacro: il quartiere è attraversato dall'Aniene e il fiume, di notte, taglia la zona in due in modo più netto di quanto la mappa suggerisca. I ponti sono pochi e i percorsi pedonali lungo le sponde, dopo il tramonto, sono poco illuminati. Se arrivate a piedi dall'altra riva, tenetevi sulle strade principali e non tagliate lungo il fiume: non è una questione di allarmismo, è che il lungoaniene di notte è semplicemente buio e disabitato, e non ha alcun vantaggio rispetto al percorso normale.

Che cosa sono davvero le scene rock, dark, wave, EBM e psy

Questa è la parte che secondo me vale la pena spiegare per bene, perché le cinque parole vengono usate a sproposito di continuo, e chi le confonde poi si presenta alla serata sbagliata e se ne va deluso. Ognuna ha una storia precisa, un momento di nascita documentato e un modo di ballare che la distingue dalle altre. Provo a metterle in fila senza macchiette e senza nostalgie.

Rock, la base larga che tiene insieme il resto

Nel gergo dei club italiani rock è la categoria più ampia e più elastica: comprende il rock classico e il hard rock, il punk, il garage, lo stoner, l'alternative degli anni Novanta, il metal in versione melodica e una quantità di cose che stanno sotto l'ombrello del suono con le chitarre. In un locale come questo la serata rock è quella che fa da collante: è la più frequentata dal pubblico misto, è quella dove ballano anche persone che non si riconoscono in nessuna sottocultura precisa, ed è quella che permette al locale di stare in piedi economicamente anche quando le altre serate, più di nicchia, portano meno gente. Non è una serata di serie B: è l'ossatura.

Va detto che il rock da club è una cosa diversa dal rock da concerto. In console il criterio non è filologico, è funzionale: si sceglie quello che fa muovere una pista, si accostano brani distanti trent'anni l'uno dall'altro, si alternano i pezzi che tutti cantano ai pezzi che solo una parte della sala riconosce. Un bravo dj rock lavora esattamente come un bravo dj house, solo che i suoi strumenti hanno le chitarre.

Dark, una parola italiana per una cosa che altrove si chiama gothic

Qui serve una precisazione storica, perché il malinteso è antico. In Italia dark è il termine che dai primi anni Ottanta indica il pubblico e la musica che nel mondo anglosassone si chiamano goth o gothic rock. La radice è il post punk britannico del 1979 e del 1980: gruppi come Joy Division, Bauhaus, Siouxsie and the Banshees, The Cure nella loro fase più cupa, e poi The Sisters of Mercy e Fields of the Nephilim negli anni successivi. Il suono è fatto di batterie secche e riverberate, bassi melodici in primo piano, chitarre trattate con chorus e delay più che con la distorsione, e voci maschili basse o voci femminili teatrali.

Il dark italiano ha avuto una sua storia locale, con gruppi propri e con un circuito di locali e di fanzine che negli anni Ottanta funzionava a Milano, a Bologna, a Firenze e a Roma. L'estetica, nera, con trucco marcato e riferimenti alla letteratura gotica e al simbolismo, è quella che il pubblico generalista riconosce a colpo d'occhio e che, purtroppo, ha prodotto anche la caricatura. La realtà di una serata dark è molto meno teatrale di quanto si immagini: gente che balla in modo composto, spesso da sola, molta attenzione al dettaglio dell'abbigliamento, pochissima aggressività. È tra gli ambienti da club più tranquilli che io conosca.

Wave, ovvero la famiglia più larga e più fraintesa

Wave viene da new wave, l'etichetta con cui alla fine degli anni Settanta l'industria discografica ha impacchettato tutto quello che veniva dopo il punk e che non era più punk: sintetizzatori, forme canzone brevi, produzione asciutta, un'attenzione al design grafico che il punk non aveva. Dentro la wave, nel linguaggio dei club, si distinguono almeno tre rami. La cold wave, prevalentemente francese e belga dei primi anni Ottanta, gelida e minimale. La dark wave, che è il ponte fra il goth e l'elettronica. E la synth pop di scuola britannica, quella dei Depeche Mode e dei loro contemporanei, che ha portato la drum machine dentro la canzone pop.

Nelle serate romane wave e dark spesso si mescolano nello stesso set, e questo è il motivo per cui i due termini vengono scambiati. La distinzione operativa, quella che conta in pista, è semplice: se il brano regge su una chitarra riverberata è dark, se regge su un sintetizzatore e su una drum machine è wave. Il pubblico è largamente lo stesso, l'abbigliamento pure, ma il modo di ballare cambia: sulla wave si balla in modo più sciolto e più continuo, sul dark più a scatti e più in verticale.

EBM, l'Electronic Body Music e la sua origine belga

EBM è l'acronimo di Electronic Body Music, e qui la storia è particolarmente precisa. Il termine è stato adottato attorno alla metà degli anni Ottanta dai belgi Front 242 per descrivere il proprio suono, ma la matrice viene da prima: i tedeschi DAF, cioè Deutsch Amerikanische Freundschaft, avevano già costruito fra il 1980 e il 1982 la formula base, sequenze di basso analogico ostinate, batteria elettronica secca, voce declamata in tedesco. Front 242, Nitzer Ebb, e poi una quantità di progetti belgi, tedeschi e scandinavi hanno codificato il genere: tempo medio alto, struttura ripetitiva, voce processata e spesso urlata, assenza quasi totale di armonia melodica.

Chiarisco un punto che genera equivoci: l'immaginario dell'EBM, fatto di uniformi, marce e slogan gridati, è nato come citazione straniante del linguaggio militare e industriale, non come adesione. È lo stesso meccanismo del rumorismo industriale inglese degli anni Settanta. Chi entra in una serata EBM senza saperlo può fraintendere l'estetica; chi la frequenta sa che il codice è quello e che ci si balla sopra come su qualunque altra cosa. Il ballo EBM, in particolare, ha una sua forma riconoscibile, frontale e scattante, che il pubblico esegue quasi in sincrono: è una delle poche danze da club contemporanee che si possano definire coreografiche senza che nessuno le abbia mai coreografate.

Psy, dal Goa trance alle piste di oggi

Psy è l'abbreviazione di psytrance, o trance psichedelica, e la sua storia è geograficamente la più curiosa delle cinque. Nasce negli anni Ottanta e Novanta a Goa, in India, dentro la comunità di viaggiatori occidentali che lì passava gli inverni, e si consolida grazie a dj e produttori in larga parte israeliani, britannici e tedeschi. La formula tecnica è precisa: tempo intorno ai 140 battiti al minuto e oltre, cassa dritta continua, una linea di basso in sedicesimi che è la vera firma del genere, e sopra un tappeto di suoni sintetici filtrati e modulati che cambiano lentamente per minuti interi.

La psytrance ha un suo pubblico dedicatissimo, che in Italia si concentra soprattutto sui festival estivi all'aperto ma che d'inverno ha bisogno di locali disposti a ospitarla. È una musica costruita per set lunghi e per piste che non si svuotano: chi la balla tende a restare in pista per ore, non si muove fra bancone e sala come nelle serate rock. L'estetica è l'opposto di quella dark: colori fluorescenti, teli dipinti, luce ultravioletta, riferimenti visivi al frattale e all'iconografia indiana. Trovare rock, dark, wave, EBM e psy sotto la stessa insegna significa che il locale, in settimane diverse, cambia completamente pelle.

Una curiosità su Zoobar

La curiosità che preferisco riguarda il nome e quello che il nome si porta dietro. Zoobar è un nome breve, facile da ricordare, con quella doppia o che in italiano suona subito informale, e soprattutto è un nome che funziona come marchio a prescindere dalle mura. E questo è esattamente quello che è successo: il locale ha cambiato indirizzo, ha cambiato quartiere, ha attraversato il Tevere e la città da sud a nord, ed è rimasto lo stesso nome. Nel clubbing italiano questa è una cosa meno ovvia di quanto sembri.

La maggior parte dei locali di nicchia, quando cambia sede, cambia anche insegna, perché il nome era legato allo spazio, al portone, all'insegna al neon, e spostarlo sembra un tradimento. Qui invece è successo il contrario: la sigla ha viaggiato e il pubblico l'ha seguita. Significa che quel nome, per chi frequenta quell'area musicale a Roma, non indicava un indirizzo ma un tipo di serata e un tipo di gente. È la differenza fra un locale e una comunità che usa un locale.

Aggiungo una curiosità di contorno che i romani non collegano quasi mai: il locale ha lasciato il rione che ospita il monte dei cocci, cioè una collina artificiale fatta di frammenti di anfore, per approdare in un quartiere che prende il nome da un monte vero, il Monte Sacro della secessione della plebe. Nessuno lo ha fatto apposta e non ci vedo alcun simbolismo, ma è una di quelle coincidenze geografiche romane che fanno sorridere chi conosce entrambe le zone. Da un monte finto a un monte con duemilacinquecento anni di storia politica alle spalle, restando sempre nella stessa città.

Montesacro, la Città Giardino e perché il quartiere non è un dormitorio

Per capire che cosa significhi fare clubbing a Montesacro bisogna sapere dove si è finiti, perché il quartiere non assomiglia né alle borgate né ai quartieri residenziali costruiti dopo la guerra. Montesacro nasce come una delle esperienze urbanistiche più ambiziose della Roma del primo Novecento, e il suo nucleo originario si chiama Città Giardino Aniene.

L'operazione parte all'inizio degli anni Venti su iniziativa dell'Istituto per le Case Popolari, e il modello dichiarato è la garden city teorizzata in Inghilterra da Ebenezer Howard alla fine dell'Ottocento: una città di dimensioni contenute, circondata da verde, con case basse, giardini privati, servizi di quartiere e una gerarchia di strade che scoraggia il traffico di attraversamento. Alla definizione dell'impianto lavorò un gruppo di progettisti fra cui Gustavo Giovannoni, figura centrale nella cultura architettonica romana di quegli anni e teorico del cosiddetto diradamento edilizio. Il risultato si vede ancora oggi camminando fra via Nomentana Nuova, via dei Prati Fiscali e le strade che si arrampicano dietro piazza Sempione: villini, palazzine di tre o quattro piani, cortili alberati, un disegno stradale curvilineo che segue le curve di livello invece di imporre la griglia.

Il centro geometrico e sociale è piazza Sempione, con la torre dell'orologio e la chiesa dei Santi Angeli Custodi, ed è tuttora la piazza dove il quartiere si ritrova: bar, panchine, gente che parla, e un flusso costante di persone a tutte le ore. Questo è il punto che interessa a chi va a ballare: uscire da un club alle tre di notte e trovarsi in una piazza vera, con case abitate intorno, è una condizione molto diversa da quella di chi esce da un capannone in periferia e si trova in un parcheggio. La Città Giardino, per come è disegnata, produce presenza umana anche a ore improbabili.

Va detto che il quartiere è cambiato molto rispetto al progetto originario. La speculazione del dopoguerra ha saturato buona parte degli spazi verdi previsti, il traffico di attraversamento è arrivato lo stesso, e il nome Montesacro oggi indica un'area molto più vasta del nucleo storico, che comprende Talenti, il Tufello, Val Melaina, Vigne Nuove e Conca d'Oro. Ma il cuore della Città Giardino è ancora leggibile, e chi arriva un'ora prima della serata per farci due passi non perde tempo: è uno dei posti dove si capisce meglio che cosa Roma abbia provato a fare, urbanisticamente, prima che la crescita le sfuggisse di mano.

Il Ponte Nomentano, l'Aniene e il Monte Sacro della secessione

A pochi minuti a piedi da piazza Sempione, scendendo verso il fiume, si trova uno dei monumenti più sorprendenti di tutta Roma nord, e la gran parte di chi frequenta la zona di notte non lo ha mai visto: il Ponte Nomentano. È il punto in cui l'antica via Nomentana attraversava l'Aniene, e il ponte, di origine romana e più volte rifatto, conserva una struttura fortificata medievale con torre e arco passante che lo rende immediatamente riconoscibile. Nel corso del Quattrocento fu oggetto di lavori promossi dal papato, e la sua funzione era duplice: far passare la strada e controllare chi entrava a Roma da nord est.

Oggi il ponte è pedonale, inserito in un'area verde, e vederlo di giorno costa una deviazione di dieci minuti. Consiglio caldamente di farlo prima della serata e non dopo: di notte la zona del fiume è buia e non ha alcun motivo per essere attraversata, mentre alla luce del pomeriggio è uno dei pochi punti di Roma in cui si vede ancora un ponte fortificato nel suo contesto, con l'acqua sotto e senza traffico sopra.

L'Aniene, il fiume che il ponte scavalca, è il secondo corso d'acqua di Roma e arriva da Subiaco e dai monti Simbruini prima di gettarsi nel Tevere all'altezza di Ponte Salario. Lungo il suo corso urbano corre oggi un sistema di aree protette che a valle comprende la Riserva naturale Valle dell'Aniene, e in estate il quadrante ospita rassegne all'aperto come l'Aniene Festival al Parco Nomentano, che sono la versione diurna e familiare della stessa geografia che di notte si riempie di gente che va a ballare.

Il nome del quartiere viene dal rilievo che sovrasta la riva sinistra dell'Aniene, il Mons Sacer degli antichi, e qui si entra in una delle pagine fondative della storia romana. Secondo la tradizione, nel 494 avanti Cristo la plebe romana, schiacciata dai debiti e dal servizio militare, abbandonò in massa la città e si ritirò su questo monte oltre l'Aniene, rifiutando di tornare. La secessione fu una forma di sciopero generale ante litteram, e paralizzò una città che senza plebe non poteva combattere né lavorare.

Il racconto più noto è quello di Tito Livio, che mette in scena l'ambasciatore Menenio Agrippa e il celebre apologo delle membra e dello stomaco: le membra del corpo, stanche di lavorare per nutrire lo stomaco che sembrava non fare nulla, si rifiutano di servirlo e finiscono per deperire tutte insieme. La morale, evidentemente conservatrice, era che patrizi e plebei formavano un corpo solo. L'esito storico però fu concreto e tutt'altro che conservatore: dalla secessione nacque il tribunato della plebe, la magistratura con potere di veto che per secoli avrebbe rappresentato il contrappeso plebeo al potere del senato.

Per onestà segnalo che la localizzazione non è unanime nelle fonti antiche: Livio colloca la secessione sul Monte Sacro, mentre altri autori la mettono sull'Aventino, e gli storici moderni discutono da tempo su quanto di quel racconto sia memoria e quanto sia costruzione posteriore. Quello che resta indiscutibile è che il nome del quartiere deriva da quella tradizione, e che nel 1902 fu posta in zona una lapide a ricordo della secessione. Ballare musica ribelle su un monte che nella memoria romana è il monte della prima rivolta sociale documentata è una coincidenza che vale la pena tenersi.

Una cosa che non ti dice nessuno su Zoobar

La cosa che nessuno dice, e che secondo me spiega metà di quello che succede in questi ambienti, è che un club di nicchia non vive della sua musica: vive della sua capacità di far coesistere pubblici che altrove non si parlerebbero. In una settimana tipo di un locale che programma rock, dark, wave, EBM e psy passano dalla stessa porta persone con codici estetici opposti, che spesso si guardano con diffidenza reciproca. Il pubblico psy e il pubblico dark, per dire, hanno due idee quasi antitetiche di che cosa sia una bella serata: il primo cerca colore, aperto, continuità e durata, il secondo cerca buio, chiuso, brani riconoscibili e pause. Farli convivere nello stesso spazio in giorni diversi richiede un lavoro di regia che nessuno vede e di cui nessuno parla.

Il secondo aspetto invisibile è economico. I locali di questo tipo lavorano su margini stretti e su affluenze molto variabili: una serata di genere può portare duecento persone come sessanta, a seconda di chi c'è in console e di che cosa succede altrove in città quella sera. Chi frequenta tende a pensare che il locale sia lì per diritto naturale, e si stupisce quando chiude. La verità è che questi spazi esistono finché qualcuno accetta un rischio d'impresa che, sui numeri, non conviene quasi mai. Il trasloco da Testaccio a Montesacro, in questo senso, non è un dettaglio biografico: è la risposta a un problema di costi e di sostenibilità che a Testaccio, dopo il boom immobiliare e la trasformazione del rione, era diventato difficile da reggere.

Terzo punto, quello che mi sembra il meno raccontato: a Roma le sottoculture musicali hanno storicamente sofferto della mancanza di spazi stabili. Per decenni la scena dark, quella wave e quella industriale hanno vissuto di serate itineranti, di locali che duravano due stagioni, di centri sociali che ospitavano una rassegna e poi cambiavano linea. Avere un'insegna che resiste al cambio di sede significa avere un punto fisso in un panorama che punto fisso non è mai stato. Chi arriva da fuori Roma fatica a capire quanto pesi, per una scena, semplicemente sapere dove trovarsi il sabato.

Aggiungo una nota pratica che nessuno scrive mai e che invece serve: nei locali di questa area musicale la prima ora è quasi sempre vuota. Non perché la serata non funzioni, ma perché il pubblico di riferimento arriva tardi per abitudine consolidata, spesso dopo un concerto o dopo un giro in un altro posto. Chi si presenta all'apertura e trova quattro persone tende a concludere che il posto sia morto e se ne va. È l'errore più comune che vedo fare, e costa la serata.

Il consiglio che ti do per visitare Zoobar

Il consiglio numero uno, sopra ogni altro: controllate la programmazione prima di uscire di casa. In un locale che cambia genere di sera in sera, andare senza sapere che serata c'è significa affidarsi al caso, e il caso in questo campo è un pessimo consigliere. La differenza fra una serata psy e una serata dark non è una sfumatura: è la differenza fra trovarsi in un ambiente in cui vi riconoscete e trovarvi in un ambiente in cui siete l'unico fuori posto. I canali su cui i locali di questo tipo pubblicano il calendario sono le pagine social e il sito, e valgono più di qualunque descrizione generale, compresa la mia.

Consiglio numero due: vestitevi per la serata, non per il locale. Non parlo di travestimenti e non parlo di dress code imposti; parlo del fatto che in questi ambienti l'abbigliamento è una forma di comunicazione e chi lo ignora si isola senza volerlo. Il nero in una serata dark o wave non è un obbligo, ma è la lingua che parla la sala. In una serata psy vale l'opposto, e il colore è la norma. In una serata rock, che è la più permissiva, va bene quasi tutto. Non serve spendere: serve capire dove si va.

Consiglio numero tre: arrivate prima nel quartiere, non solo nel locale. Montesacro alla sera ha una vita propria che vale la pena intercettare. Piazza Sempione e le strade intorno hanno una densità di posti dove mangiare che il centro di Roma, a parità di prezzo, non offre più: pizzerie al taglio, trattorie di quartiere, forni. Mangiare bene prima è la cosa più intelligente che si possa fare per una serata lunga, e vale il doppio se avete intenzione di bere qualcosa: a stomaco pieno il vostro corpo gestisce tutto molto meglio, e la serata dura di più.

Consiglio numero quattro, e per me è quello che conta di più: decidete il rientro prima di partire, non alle quattro del mattino. Montesacro di notte è servito dal servizio notturno di superficie, con le linee che passano per i nodi principali e con frequenze che nelle ore centrali della notte sono lunghe: informarsi prima su quale linea serve il vostro percorso e a che ora passa evita di ritrovarsi a una fermata al buio a fare calcoli. Se andate in gruppo, mettetevi d'accordo su chi guida e fate in modo che quella persona non beva: è la regola più banale del mondo ed è anche quella che salva più serate. Se siete soli e avete bevuto, il taxi o il servizio notturno restano l'unica scelta sensata. Non c'è nessuna versione di questa storia in cui mettersi alla guida dopo qualche bicchiere sia una buona idea, e su questo non faccio sconti a nessuno.

Consiglio numero cinque, minore ma utile: portate contanti. Molti locali di questa dimensione hanno tessere associative, quote d'ingresso e consumazioni che si gestiscono ancora in contanti, e trovare un bancomat funzionante alle due di notte in un quartiere residenziale non è scontato. Venti o trenta euro in tasca risolvono il novanta per cento dei problemi logistici di una serata.

Consiglio numero sei: se ci andate per la prima volta e non conoscete nessuno, scegliete una serata rock. È la più aperta, la più mista, quella in cui è più facile entrare in un discorso e quella in cui nessuno vi guarda perché siete vestiti in modo diverso. Le serate più di genere sono bellissime, ma funzionano meglio quando si è già dentro il codice.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che Testaccio è stato il centro della notte romana. Quello che si cita poco è il perché, e il perché spiega anche come mai una parte di quella notte sia finita a Montesacro.

Testaccio è diventato il rione del divertimento notturno per una ragione molto materiale: lo svuotamento del mattatoio comunale, dismesso alla fine degli anni Settanta, e la presenza di un intero fronte di grotte scavate nel monte dei cocci, cioè nella collina artificiale formata dai frammenti delle anfore olearie scaricate lì in età imperiale. Quelle grotte, nate come depositi e cantine, erano già insonorizzate per natura e affacciavano su una via, via di Monte Testaccio, dove non abitava quasi nessuno. Per un locale notturno è la condizione perfetta: spazio a basso costo, isolamento acustico gratuito, nessun condominio da svegliare. Fra gli anni Ottanta e i primi Duemila lì si è concentrata una quantità di club che ha fatto di quel mezzo chilometro di strada il posto più denso di musica notturna d'Italia.

Poi è successo quello che succede sempre. Il rione si è riqualificato, gli affitti sono saliti, sono arrivati i residenti nelle case ristrutturate, e con i residenti sono arrivate le proteste per il rumore, i limiti d'orario, i controlli. Il Nuovo Mercato Testaccio ha cambiato il baricentro del rione, la vita diurna si è rafforzata e quella notturna ha perso terreno. Lo stesso quartiere che aveva ospitato la notte romana ha cominciato a non volerla più, o almeno a volerne una versione più contenuta. Oggi Testaccio resta un rione vivo, con il suo museo diffuso e con una programmazione estiva che continua, ma il clubbing duro e puro si è in gran parte spostato altrove.

Altrove significa due direzioni. Una parte è finita in periferia industriale, nei capannoni della zona est e sud, dove lo spazio costa poco e il vicinato non esiste. Un'altra parte, quella che qui ci interessa, è risalita verso i quartieri residenziali di Roma nord, dove esistono ancora spazi di dimensione media, dove un locale può avere un giardino e due sale senza pagare affitti da centro storico, e dove il pubblico storico, ormai quarantenne o cinquantenne, abita davvero. Questo è il punto che quasi nessuno collega: la scena si è spostata anche perché si è spostato il suo pubblico. Chi ballava a Testaccio nel 1998 a vent'anni, nel 2026 ne ha quasi cinquanta, ha una casa a Roma nord e non ha nessuna voglia di attraversare la città per tornare a dormire.

Aggiungo il tassello che rende la cosa ancora più interessante: Montesacro non aveva, storicamente, una tradizione di clubbing. Aveva circoli, sale da ballo di quartiere, sedi di associazioni, e una vita culturale dignitosa ma domestica. L'arrivo di insegne che vengono dal circuito notturno cittadino ha innestato su quel tessuto una cosa nuova, e l'innesto non è indolore: un club in un quartiere residenziale produce inevitabilmente attriti su rumore, parcheggi e orari. Che quegli attriti si gestiscano bene o male decide, nel medio periodo, se il locale resta o se ricomincia il giro delle sedi.

La Batteria Nomentana e il campo trincerato di Roma

C'è un altro pezzo di storia che si trova a poca distanza e che quasi nessuno, fra chi va a ballare qui, ha mai notato: la Batteria Nomentana. Fa parte del sistema difensivo costruito attorno a Roma dopo il 1870, il cosiddetto campo trincerato, una corona di forti e batterie realizzata fra gli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento per proteggere la nuova capitale del Regno d'Italia da un attacco esterno.

La logica era quella dell'epoca: tenere il nemico lontano dalla città con una cintura di opere in terra e muratura poste a qualche chilometro dalle mura, ciascuna con la propria artiglieria e il proprio raggio di tiro, collegate da una strada militare. I forti erano i pezzi maggiori, le batterie i pezzi minori, pensati per ospitare artiglieria senza la struttura completa di un forte. La Batteria Nomentana presidiava il settore fra la via Nomentana e l'Aniene, cioè esattamente la zona in cui oggi si trova Montesacro.

Il dettaglio che trovo più eloquente è che tutto quel sistema è nato già vecchio. L'evoluzione dell'artiglieria negli anni immediatamente successivi rese obsolete le fortificazioni in muratura, e le opere del campo trincerato non spararono mai un colpo in difesa di Roma. Sono servite come depositi, come caserme, come poligoni, in qualche caso come carceri militari, e oggi molte di esse sono aree verdi, sedi di associazioni o spazi in attesa di destinazione. La Batteria Nomentana rientra in questa categoria di patrimonio militare riconvertito che Roma possiede in quantità e conosce pochissimo.

Perché lo racconto qui: perché la stratificazione di Montesacro è esattamente questa. Un monte con una leggenda di rivolta plebea del quinto secolo avanti Cristo, un ponte fortificato medievale su una strada consolare romana, una batteria di artiglieria ottocentesca, un quartiere giardino degli anni Venti, l'edilizia di espansione del dopoguerra, e sopra tutto questo, oggi, un circuito di locali notturni. Chi pensa che la Roma interessante finisca alle mura aureliane si perde questa densità, che a mio avviso è più istruttiva di molti itinerari del centro.

La foto giusta da fare a Zoobar

Parto da quello che secondo me non funziona, perché è l'errore che vedo fare più spesso. La foto dentro un club, scattata al telefono, con il flash acceso, è quasi sempre brutta e quasi sempre inutile: il flash appiattisce i volti, cancella la luce della sala che è l'unica cosa che rendeva quell'ambiente riconoscibile, e produce un'immagine che potrebbe essere stata scattata in qualunque stanza buia del mondo. In più, in un locale di sottocultura, il flash in faccia è una piccola scortesia: c'è chi viene proprio perché lì dentro nessuno lo fotografa.

La foto che funziona davvero, in un posto così, è quella che si scatta sulla soglia. L'ingresso di un club di quartiere, con l'insegna accesa, il marciapiede, qualche persona che fuma fuori e le finestre delle case sopra, racconta in una sola immagine tutta la tensione di cui ho parlato prima: la notte dentro un quartiere che dorme. Scattatela dal lato opposto della strada, tenendo nell'inquadratura sia l'insegna sia almeno un balcone illuminato al piano superiore. Se riuscite a prendere anche un'auto parcheggiata in primo piano, avete la fotografia esatta di che cos'è il clubbing romano fuori dal centro nel 2026.

Seconda opzione, e per me è la migliore in assoluto: non scattatela di notte. Tornate in zona di giorno e fotografate piazza Sempione con la torre dell'orologio, oppure scendete al Ponte Nomentano e fotografate il ponte fortificato con l'Aniene sotto. È il contrasto che vale: pubblicare la foto del ponte medievale accanto a quella dell'insegna notturna spiega Montesacro meglio di mille parole. La luce migliore per il ponte è quella tardo pomeridiana, quando il sole radente prende la torre di taglio e la muratura mostra i rifacimenti.

Terza opzione, per chi ha un minimo di attrezzatura e vuole fare la cosa seria: un ritratto fuori dal locale a fine serata, con luce ambiente, tempi lunghi e soggetto che collabora. Il pubblico di queste scene cura molto l'aspetto e in genere è disponibile a farsi ritrarre se glielo si chiede, invece di rubare lo scatto. Chiedere cambia tutto: trasforma una foto di sorveglianza in un ritratto. E se qualcuno dice di no, la risposta corretta è una sola, cioè va bene, grazie lo stesso.

Ultima raccomandazione, che vale anche legalmente e non solo per educazione: dentro molti locali la fotografia è regolamentata o vietata, e nelle serate più di nicchia il divieto è sentito. Se c'è un cartello, o se qualcuno del personale ve lo dice, il telefono resta in tasca. Non è una limitazione della vostra libertà espressiva: è il patto che rende quel posto uno spazio in cui la gente si sente libera di vestirsi e comportarsi come vuole.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il luogo in cui oggi si balla ha alle spalle una sequenza di avvenimenti che, presi in fila, raccontano duemilacinquecento anni di storia romana in poco più di un chilometro quadrato. Li metto in ordine cronologico, perché l'effetto è più chiaro.

Il 494 avanti Cristo e la prima secessione della plebe

È l'avvenimento fondativo del toponimo. La plebe romana, oppressa dai debiti e dalla schiavitù per debiti, lasciò la città in massa e si accampò sul monte oltre l'Aniene che da quel momento si chiamò Mons Sacer. Fu una secessione, cioè una sottrazione collettiva: nessuna violenza, nessuna battaglia, semplicemente il rifiuto di esserci. La città si fermò. La trattativa che ne seguì, con l'ambasceria di Menenio Agrippa e l'apologo del corpo e delle membra, portò al riconoscimento dei tribuni della plebe, magistrati inviolabili con potere di intercessione contro gli atti dei magistrati patrizi. Che si tratti di storia documentata o di tradizione rielaborata dagli annalisti, resta uno dei momenti in cui la costituzione romana cambia forma, e resta il motivo per cui il quartiere si chiama così.

L'età imperiale e la via Nomentana

La via Nomentana, che collegava Roma a Nomentum, cioè l'odierna Mentana, attraversava l'Aniene proprio qui. Il ponte romano che permetteva il passaggio è l'antenato diretto dell'attuale Ponte Nomentano. Per secoli questo è stato uno dei punti di ingresso a Roma da nord est, con tutto quello che comporta: traffico di merci, controllo militare, e in epoca tarda la presenza di sepolture e di aree cimiteriali lungo la strada, di cui le catacombe di Priscilla, più vicine alla città, sono l'esempio più noto.

Il Medioevo e la fortificazione del ponte

Con il crollo del sistema difensivo antico i ponti sull'Aniene diventarono punti strategici e vennero fortificati. Il Ponte Nomentano assunse la forma che ancora conserva, con la torre e l'arco di passaggio, e divenne un presidio che controllava l'accesso alla città. Nel Quattrocento il papato intervenne con lavori di restauro e rafforzamento, coerenti con la politica di messa in sicurezza delle vie di accesso a Roma. La zona restò per secoli campagna fortificata: casali, torri, pochissimi abitanti.

Il 1849 e la difesa della Repubblica Romana

Durante l'assedio della Repubblica Romana i ponti sull'Aniene ebbero un ruolo nelle operazioni militari intorno alla città, perché controllare i passaggi sul fiume significava controllare l'accesso da nord. È un capitolo meno noto rispetto alla difesa del Gianicolo, ma appartiene alla stessa vicenda, e restituisce a questa parte di campagna romana un valore strategico che oggi è del tutto invisibile.

Gli anni Ottanta dell'Ottocento e il campo trincerato

Roma capitale costruisce la sua cintura fortificata e la Batteria Nomentana prende posto nel settore fra la consolare e il fiume. È l'ultimo momento in cui questa zona ha una funzione militare. Pochi anni dopo le opere sono già obsolete, e la loro storia successiva è una storia di riconversioni.

Gli anni Venti del Novecento e la Città Giardino Aniene

L'Istituto per le Case Popolari avvia la costruzione del quartiere giardino secondo il modello inglese della garden city, con il contributo progettuale di Gustavo Giovannoni e di altri architetti. Nasce piazza Sempione, nascono le strade curve, nascono i villini e le palazzine con giardino. È l'avvenimento che crea il quartiere come lo conosciamo, e che ancora oggi ne determina la forma urbana e, di riflesso, la vivibilità notturna.

Il dopoguerra e l'espansione

Montesacro viene inglobato nella crescita urbana del secondo Novecento. Nascono e crescono Talenti, il Tufello, Val Melaina, Vigne Nuove. Il nucleo giardino diventa il centro storico di un'area vastissima. La popolazione si moltiplica, e con essa il bacino di utenza che oggi rende sostenibile una programmazione notturna in zona.

Il Duemila e il riassetto della notte romana

La trasformazione di Testaccio, l'aumento degli affitti, la stretta sugli orari e la riqualificazione del rione spingono una parte del circuito notturno a cercare spazi altrove. Roma nord, con i suoi quartieri residenziali densi e i suoi spazi di media dimensione, diventa una delle destinazioni. Il trasferimento di un'insegna storica del clubbing di area rock, dark, wave, EBM e psy da Testaccio a Montesacro appartiene esattamente a questa fase, ed è probabilmente l'avvenimento più recente della lista, oltre che l'unico che riguarda direttamente il locale.

Gli anni Dieci e Venti del Duemila e l'arrivo della metropolitana

L'apertura del ramo B1 della metropolitana, con le stazioni di Sant'Agnese Annibaliano, Libia, Conca d'Oro e poi Jonio, cambia la scala dei tempi di spostamento fra Roma nord e il centro. Per un locale notturno è un fatto strutturale: significa che una parte del pubblico può arrivare senza auto e, nelle ore in cui il servizio funziona, tornare allo stesso modo. Non risolve il problema del rientro nelle ore centrali della notte, ma riduce l'isolamento del quartiere in modo che chi frequentava questa zona vent'anni fa non avrebbe immaginato.

Chi è passato da Zoobar

Metto subito una precisazione, perché preferisco essere trasparente: non ho intenzione di elencare nomi di dj, di band o di ospiti che non posso documentare con certezza. In questo genere di locali le programmazioni cambiano ogni settimana, gli archivi pubblici sono frammentari, e mettere per iscritto un elenco di artisti sarebbe un modo elegante di inventare. Preferisco raccontare chi ci è passato in un altro senso, che secondo me è anche più interessante.

Da un locale di questa area musicale, a Roma, passa prima di tutto la generazione che ha vissuto la scena dark italiana degli anni Ottanta. Sono persone che oggi hanno fra i cinquanta e i sessant'anni, che hanno comprato i primi dischi dei Bauhaus e dei Sisters of Mercy quando uscivano, che hanno fatto parte del pubblico dei locali romani di allora, e che continuano a uscire. È una generazione che nel clubbing generalista non ha più cittadinanza, e che in questi spazi la mantiene.

Poi passa la generazione intermedia, quella che ha scoperto la wave e l'EBM negli anni Novanta e Duemila, spesso a partire dal metal o dall'industrial, e che ha costruito la propria educazione musicale sui negozi di dischi specializzati, sulle fanzine e poi sui primi forum online. È il gruppo che oggi tiene in piedi la maggior parte delle serate come pubblico pagante e, in molti casi, come organizzatori: sono loro i dj residenti, i promoter, quelli che stampano le locandine.

E poi, ed è la cosa che mi interessa di più, passano i ventenni. Contrariamente a quello che si racconta, le sottoculture musicali di questo tipo non sono morte con il loro decennio: si sono riprodotte. Il goth e la dark wave hanno avuto ondate di riscoperta regolari, l'EBM è tornata in circolo attraverso la techno più dura e attraverso la scena che negli ultimi anni ha rimesso in pista quel suono, e la psytrance non ha mai smesso di reclutare. In una sala di questo tipo, in una buona serata, si vedono persone che hanno trent'anni di differenza ballare sullo stesso brano, e questa è una cosa che nel clubbing commerciale non accade praticamente mai.

Passa anche, inevitabilmente, il pubblico di quartiere. Un locale che si trasferisce in una zona residenziale intercetta gente che non sarebbe mai andata a Testaccio, semplicemente perché ora ha il locale sotto casa. Questa è una delle conseguenze meno discusse dei traslochi: la scena si allarga verso il territorio e si contamina, con tutto quello che comporta in termini di ricchezza e di attriti.

Un'ultima categoria, minoritaria ma costante: i viaggiatori. Roma ha un turismo musicale di nicchia che non compare in nessuna statistica, fatto di persone che arrivano da altre città italiane o dall'estero per un festival, per un concerto, per un raduno, e che poi cercano un posto dove finire la serata. Chi viene dalla Germania, dal Belgio o dalla Scandinavia con una cultura EBM alle spalle, se trova un locale romano che programma quella musica, ci va. Il circuito è internazionale e passaparola, e funziona molto meglio di quanto gli enti del turismo immaginino.

Che serata aspettarsi, in concreto

Provo a mettere giù il ritmo tipico di una serata in un locale di questo tipo, perché è la cosa che chi non frequenta l'ambiente chiede sempre e che non trova scritta da nessuna parte.

L'apertura è serale ma la sala si riempie tardi. La prima parte, quella fra l'apertura e la mezzanotte abbondante, è la fase in cui si parla: bancone, esterno, gente che si saluta, chi fuma fuori, chi guarda le locandine. Chi cerca conversazione deve venire adesso, perché dopo il volume rende tutto impossibile. È anche il momento in cui il dj costruisce il terreno con brani meno scontati, e per un ascoltatore attento è spesso la parte più interessante della serata.

La fase centrale è quella della pista piena, e dura in genere due o tre ore. Qui il set arriva ai brani riconoscibili, la sala canta, e il locale mostra la sua vera capienza. È il momento in cui capite se quella serata è quella giusta per voi: se la pista vi chiama, ci restate; se vi accorgete di stare al bancone a guardare, probabilmente avete sbagliato genere e non è colpa di nessuno.

La fase finale è la coda, quando la sala si assottiglia e restano i più ostinati. Nelle serate di genere è spesso il momento migliore, perché il dj si permette cose che con la sala piena non avrebbe rischiato. Nelle serate psy la coda può essere lunghissima, per la natura stessa della musica. In ogni caso è il momento in cui conviene avere già chiaro come si torna a casa, perché è esattamente l'ora in cui le decisioni si prendono male.

Sul bere metto una nota che non è moralismo, è esperienza: in una serata lunga il problema non è quanto si beve in assoluto, è quanto si beve nella prima ora. Chi comincia forte alle undici alle due non balla più. Chi alterna con acqua regge tutta la notte e il giorno dopo è una persona. L'acqua, in tutti i locali, si chiede al bancone e si ottiene senza problemi. Se non bevete alcol, in questi ambienti nessuno vi guarda storto: il pubblico di nicchia è molto meno insistente sul tema di quanto lo sia quello dei locali generalisti, e la pressione sociale a bere che si trova altrove, qui, semplicemente non esiste.

Che cosa vedere in zona prima o dopo

Chi viene a Montesacro da lontano tanto vale che ci arrivi con qualche ora di anticipo, perché intorno c'è più di quanto si immagini. Ecco che cosa consiglio, in ordine di distanza.

Il Ponte Nomentano, che è a pochi minuti a piedi, è la cosa da vedere per prima ed è quella che nessuno vede. Piazza Sempione con la torre dell'orologio e la chiesa dei Santi Angeli Custodi merita una sosta seduti, perché è il modo migliore per capire l'idea di quartiere giardino. Le strade dietro la piazza, con i villini degli anni Venti, si percorrono in mezzora e mostrano un'edilizia popolare che oggi sembra di lusso, il che dice molto su come sia cambiata l'idea di casa popolare in cent'anni.

Scendendo verso il fiume si entra nel sistema dei parchi che accompagna l'Aniene, e proseguendo verso valle si arriva nell'area della Riserva naturale Valle dell'Aniene, che d'estate ospita rassegne all'aperto. Verso ovest, lungo la via Nomentana, si scende verso la città e si incontra il complesso di Sant'Agnese fuori le mura con il mausoleo di Santa Costanza, che è uno dei luoghi paleocristiani più belli di Roma e uno dei meno affollati. Poco più avanti, sempre su quell'asse, si arriva a Coppedè, il quartiere di villini eclettici che è l'esatto opposto stilistico della Città Giardino: uno gioca sull'eccesso decorativo, l'altro sulla sobrietà, e vederli nella stessa giornata è un piccolo corso di storia dell'architettura romana del primo Novecento.

Se avete una macchina o tempo, la zona nord offre anche le catacombe di Priscilla e, più in là, i parchi che accompagnano il corso del fiume verso l'interno. Nessuna di queste cose ha a che fare con la musica che si ascolta di sera, e proprio per questo funzionano: una giornata così dà alla serata un contesto, e il contesto è quello che distingue una notte in un locale da una notte qualunque.

Domande frequenti

Dove si trova esattamente Zoobar?

In Via Generale Roberto Bencivenga 1, a Roma, codice postale 00141, nel quartiere Montesacro, a pochissima distanza da piazza Sempione.

Che tipo di musica si ascolta?

L'area di riferimento è quella del clubbing rock, dark, wave, EBM e psy. Le serate cambiano genere a seconda del calendario, quindi il genere della singola serata va sempre controllato prima.

Come ci si arriva con i mezzi pubblici?

La metropolitana di riferimento è la linea B1, con Conca d'Oro come fermata più comoda e Sant'Agnese Annibaliano come alternativa. In superficie servono la zona le linee che percorrono la via Nomentana e la via delle Valli, con fermata a piazza Sempione.

Conviene andare in auto?

Poco. Montesacro è un quartiere residenziale denso e il parcheggio serale è difficile. In più, se si prevede di bere, l'auto è la soluzione peggiore: meglio mezzi pubblici, taxi o un guidatore designato che resti sobrio.

Perché il locale era a Testaccio e ora è a Montesacro?

Perché Testaccio, dopo la riqualificazione del rione, è diventato molto più caro e molto più regolato sul piano degli orari e del rumore. Una parte del circuito notturno romano si è spostata verso quartieri dove gli spazi di media dimensione costano meno, e Roma nord è una di queste destinazioni.

Che differenza c'è fra dark e wave?

Molto in breve: il dark, che nel mondo anglosassone si chiama goth, nasce dal post punk e si regge su chitarre riverberate e bassi melodici. La wave viene dalla new wave e si regge su sintetizzatori e drum machine. I due pubblici coincidono in larga parte e i due generi convivono nello stesso set.

Che cosa significa EBM?

Electronic Body Music. Il termine si diffonde a metà anni Ottanta a partire dai belgi Front 242, su una base gettata all'inizio del decennio dai tedeschi DAF. Suono elettronico ripetitivo, basso sequenziato, batteria secca, voce declamata o urlata.

Che cosa è la psytrance?

Trance psichedelica, nata fra Goa e l'Europa negli anni Novanta, con tempi intorno ai 140 battiti al minuto e oltre, basso in sedicesimi e lunghe evoluzioni di suoni sintetici. Ha un pubblico e un'estetica del tutto diversi da quelli dark.

È un posto adatto a chi non conosce queste scene?

Sì, purché si scelga la serata giusta. La serata rock è quella più accessibile a chi arriva senza un background specifico. Le serate più di genere sono bellissime ma presuppongono un minimo di familiarità con il codice.

Si può fotografare dentro?

Dipende dal locale e dalla serata. In molti spazi di questo tipo la fotografia è limitata e nelle serate più di nicchia il divieto è sentito dal pubblico. Se c'è un cartello o se ve lo dice il personale, il telefono resta in tasca.

A che ora conviene arrivare?

Tardi. Il pubblico di queste scene arriva molto dopo l'apertura, e chi si presenta all'orario di inizio trova quasi sempre la sala vuota e rischia di andarsene prima che la serata cominci davvero.

Serve prenotare o tesserarsi?

Molti locali di questa fascia funzionano con tessera associativa o con quota di ingresso, e in diversi casi l'operazione si fa in porta con i contanti. Meglio informarsi sui canali ufficiali del locale prima di uscire e avere qualche banconota in tasca.

C'è qualcosa da vedere in zona di giorno?

Il Ponte Nomentano, piazza Sempione e le strade della Città Giardino Aniene. Poco più in là, lungo la via Nomentana, il complesso di Sant'Agnese fuori le mura con il mausoleo di Santa Costanza e il quartiere Coppedè.

Come si torna a casa a notte fonda?

Con il servizio notturno di superficie, controllando prima linea e frequenza, oppure in taxi. La cosa da fare è decidere il rientro prima di uscire di casa, non alle quattro del mattino quando si è stanchi e si ragiona male.

Chiudo con l'unica cosa che mi sembra davvero importante. Un locale come questo non vale per la sua architettura, che è quella di un club di quartiere, e nemmeno per una qualche esclusività, che non ha. Vale perché tiene in vita, in una città che ha perso molti dei suoi spazi notturni di nicchia, una geografia musicale che altrimenti esisterebbe solo nelle case delle persone. Rock, dark, wave, EBM e psy sono cinque modi diversi di stare in una stanza buia con altra gente, e ognuno di loro ha bisogno di una stanza vera. Che quella stanza oggi si trovi a Montesacro, sotto un monte su cui duemilacinquecento anni fa la plebe romana si rifiutò di tornare in città, è un dettaglio che vi consiglio di tenere in testa mentre aspettate l'autobus notturno in piazza Sempione. Andateci con la serata giusta, mangiate prima, bevete acqua, e soprattutto sappiate già come tornate a casa: il resto lo fa la musica.

Fonte

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoZoobar Via Generale Roberto Bencivenga, 1 Roma Nome storico del clubbing capitolino in ambito rock,dark, wave, ebm e psy che, dopo anni di militanza a Testaccio, ha trovato una nuova casa a Montesacro.
Tagsbiglietto Zoobarche fare a Romaclubbing Roma, party roma, djset Roma, dj-set Roma, feste a Romaestate romanaeventi romaticket online ZoobarZoobar

Contact Information

IndirizzoZoobar Zoobar
Via Generale Roberto Bencivenga, 1
Roma Roma Città, Roma Città
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

★★★★★✓ Tante strutture con cancellazione flessibilePrezzi al checkout
Cerca hotel a Roma →
🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra piu compagnieDate flessibili
Confronta i voli →