uno, cinque, dodici — Gli 80 anni del Premio Strega in mostra al MACRO
Il MACRO ospita "uno, cinque, dodici. Ottant'anni del Premio Strega": una mostra che ripercorre tutta la storia del premio letterario italiano più discusso, dalla prima edizione del 1947 a oggi, con oltre mille prime edizioni, un nastro fotografico lungo quanto il perimetro della sala e la ricostruzione del salotto di Maria e Goffredo Bellonci. Inaugurata il 29 aprile 2026, era annunciata fino al 30 agosto: il calendario del museo la dà adesso in corso fino al 20 settembre 2026.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

Comincio dalla cosa che conta di più, perché è quella su cui rischi di sbagliare: la data. Quando la mostra è stata presentata, ad aprile, la chiusura annunciata era il 30 agosto 2026, e quella data è finita ovunque, nei comunicati, nei calendari, negli articoli. Poi il museo ha allungato la corsa. Il calendario ufficiale del MACRO, alla voce mostre in corso, indica 29 aprile ai 20 settembre 2026, e lo stesso trattamento è toccato ad altre due mostre della stessa stagione che avevano il medesimo termine di agosto. Tradotto: se leggi queste righe a metà settembre, hai ancora qualche giorno. Non molti, ma ce li hai.
Lo dico subito anche perché è una mostra che merita la fatica di un pomeriggio infrasettimanale. Non è la classica celebrazione autocelebrativa di un premio che compie gli anni, con le foto dei vincitori appese in fila e una vetrina di medaglie. È qualcosa di più strano e di più interessante: un tentativo di raccontare ottant'anni di Italia usando i libri come sismografo, e la scena pubblica di una votazione come teatro.
Dove e quando
MACRO, Museo d'Arte Contemporanea di Roma, Via Nizza 138, 00198 Roma, con ingresso secondario su Via Reggio Emilia 54. Telefono del museo 06 696271. Inaugurazione il 29 aprile 2026 alle 18. Chiusura indicata dal calendario del museo: 20 settembre 2026. A cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano. Mostra ideata e realizzata da Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Strega Alberti Benevento, promossa dall'Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall'Azienda Speciale Palaexpo, realizzata in collaborazione con BPER Banca, Persol e Camera Nazionale della Moda Italiana.
Orari del museo: lunedì chiuso, da martedì a venerdì dalle 12:00 alle 19:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 19:00, ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura. Biglietto per le mostre 6 euro intero, 4 euro ridotto. Chi ti dice che al MACRO si entra gratis ha in mente un'altra stagione del museo: oggi il biglietto esiste, costa poco, e vale per tutte le mostre in corso nello stesso momento. Su questo torno più avanti con la lista completa delle riduzioni, che è lunga e sorprendentemente generosa.
Che cosa è "uno, cinque, dodici", vista da dentro
La mostra occupa una grande sala unica, e questa scelta è già metà del progetto. Non ci sono stanze in sequenza, non c'è un percorso obbligato con le frecce per terra. C'è un perimetro e c'è un centro, e i due si comportano in modo opposto: il perimetro è la scena pubblica del premio, il centro è la vita privata da cui il premio è uscito. Chi ha progettato l'allestimento, lo studio di architettura Supervoid, ha costruito letteralmente questa opposizione nello spazio. Il progetto grafico è dello studio Caneva-Nishimoto, e si vede: la mostra ha un carattere tipografico, nel senso proprio del termine, che tiene insieme mille oggetti diversissimi.
La biblioteca ideale, cioè oltre mille libri in fila
Il cuore materiale della mostra è quella che i curatori chiamano la "biblioteca ideale": tutti i volumi selezionati dal Premio Strega dal 1947 a oggi, oltre mille, messi in sequenza cronologica. Per ogni anno vedi i libri candidati, poi la cinquina, poi il vincitore. E non sono ristampe: sono le prime edizioni, nella loro veste materiale originale, copertine comprese.
Questo dettaglio sembra da bibliofili e invece è il motivo per cui la mostra funziona anche per chi non legge narrativa italiana. Mettere in fila le copertine di ottant'anni di editoria significa avere sotto gli occhi la storia del gusto grafico italiano dal dopoguerra a oggi, che è una storia visiva bellissima e che nessuno racconta mai per intero. Le sobrietà degli anni Cinquanta, gli anni Settanta pieni di fotografia, le copertine illustrate degli anni Duemila, l'attuale ritorno del disegno a mano. I curatori lo dicono esplicitamente: il publishing è trattato come forma d'arte, e la mostra nasce da questa convinzione.
Il nastro fotografico che corre lungo tutto il perimetro
Sopra e intorno ai libri corre un nastro fotografico ininterrotto. Non è una galleria di ritratti: è la documentazione del rito. Le votazioni, gli scrutini, i giornalisti, le mani alzate, i tavoli, i microfoni, i vincitori assediati, i non vincitori che sorridono male. La curatela usa una parola precisa per descrivere questo materiale, e la parola è "drammaturgia": il Premio Strega, da sempre, è uno spettacolo con un copione, e il copione si legge meglio nelle fotografie che nei verbali.
Il nastro è anche il posto dove la mostra si concede qualche cattiveria. I rituali "spettacolari" delle votazioni, come li chiamano i curatori, includono le polemiche, gli editoriali velenosi, le campagne di stampa, i titoli di giornale che a distanza di decenni fanno un effetto comico. Tutto questo è esposto senza che nessuno provi a spiegarlo o a scusarlo. Una mostra istituzionale che espone le proprie polemiche è una rarità, e qui succede.
La stanza al centro, ovvero il salotto Bellonci come diorama
Al centro della sala grande è stata costruita una "stanza". Dentro c'è la ricostruzione, in forma di diorama, del salotto di casa Bellonci: le opere, gli oggetti, gli arredi, l'atmosfera domestica di un appartamento romano che dal dopoguerra in avanti è stato uno dei luoghi decisivi della cultura italiana.
È il momento in cui la mostra cambia registro e temperatura. Fuori c'è il rumore, il voto, la stampa, la classifica. Dentro c'è il silenzio di una casa privata con i libri dal pavimento al soffitto. Maria Bellonci diceva del proprio appartamento che non era un salotto letterario ma "una biblioteca distesa da parete a parete", e i curatori hanno preso quella frase come istruzione di montaggio.
Nella stanza trovano posto anche i collage di Leda Mastrocinque, che erano stati indicati fin dal progetto iniziale come uno dei materiali visivi da cui partire per interpretare i momenti del premio. Il risultato è che la parte più intima della mostra è anche quella con più lavoro d'artista dentro.
Il volumetto delle didascalie, che è l'oggetto da portarsi via
Una scelta di allestimento che mi ha convinto più di tutte: le didascalie non sono solo sui muri. C'è un volumetto, una specie di libro tascabile, con brevi testi che raccontano i fatti salienti di ciascun anno. Lo tieni in mano mentre cammini, e lo puoi conservare.
L'effetto è che l'atto della lettura diventa parte della visita, che in una mostra sui libri è quasi un dovere morale. È anche una soluzione pratica intelligente: mille volumi in fila, con le didascalie a parete, avrebbero prodotto un muro di testo illeggibile e code davanti alle vetrine. Così invece ognuno legge al proprio ritmo, e la sala resta respirabile anche quando è piena.
Chi l'ha messa insieme
La curatela è di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, che non arrivano dalla critica letteraria ma dal mondo del progetto, della moda e della cultura visiva. Questa scelta spiega molto: una mostra sui libri curata da critici letterari sarebbe stata una mostra di testi, di manoscritti e di lettere. Curata da chi guarda gli oggetti, è diventata una mostra di copertine, di corpi tipografici, di fotografie di cerimonie e di arredi domestici. Il premio letterario viene guardato da fuori, come fenomeno visivo e sociale, e proprio per questo lo capisci meglio.
Le installation view della mostra portano la firma di OKNOstudio, ed è da lì che arrivano le immagini che hai probabilmente visto circolare online in questi mesi: la sala lunga, la fila di volumi illuminata, la scatola centrale che interrompe la prospettiva.
Una curiosità su uno, cinque, dodici — Gli 80 anni del Premio Strega in mostra al MACRO
Il signore che ha dato al premio i soldi e il nome ha anche recitato per Federico Fellini.
Guido Alberti, nato a Benevento nel 1909 e morto a Roma nel 1996, era il proprietario dell'azienda che produce il liquore Strega, presidente del consiglio di amministrazione dal 1957. Frequentava il salotto dei Bellonci e fu lui, nel 1947, ad aderire con entusiasmo all'idea di un premio letterario nuovo, mettendoci il montepremi e il nome del liquore di famiglia.
Fin qui la storia che si racconta sempre. Quella che si racconta meno è che nel 1963 Alberti, industriale beneventano già oltre i cinquant'anni, ha cominciato una seconda carriera come attore. E non nei ruoli di contorno di produzioni dimenticabili: ha lavorato con Federico Fellini, con Francesco Rosi in "Le mani sulla città", con Pier Paolo Pasolini nel "Decameron", con Eduardo De Filippo, con Roman Polanski, con Mario Monicelli in "Casanova '70". Sul set ha diviso l'inquadratura con Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Alain Delon, Al Pacino, Anthony Quinn, Orson Welles, Silvana Mangano, Virna Lisi. Una delle sue ultime apparizioni è del 1991, ne "Il portaborse" di Daniele Luchetti. Nel 1976 ha anche condotto per un periodo un programma mattutino sulla radio pubblica.
Il punto non è l'aneddoto mondano. Il punto è che il Premio Strega nasce da una figura che incarna esattamente l'ibridazione di cui la mostra parla: un imprenditore del Sud che finanzia la letteratura, entra in un salotto romano di scrittori, e finisce davanti alla macchina da presa dei più grandi registi italiani del secolo. Il premio non è mai stato un fatto puramente letterario, e il suo cofondatore lo dimostra con la propria biografia. Quando cammini lungo il nastro fotografico e ti chiedi perché mai una votazione fra scrittori sia diventata un evento televisivo in diretta, la risposta è che lo Strega è nato già mezzo spettacolo.
Aggiungo il dettaglio del liquore, che è la parte che i romani credono di sapere e spesso sbagliano. Lo Strega si produce a Benevento dal 1860, è fatto con circa settanta fra erbe e spezie, tra cui menta e finocchio, ha una gradazione di quaranta gradi e il suo colore giallo inconfondibile viene dallo zafferano. Il nome si ricollega alle leggende sulla stregoneria beneventana, e la preparazione dell'infuso del 1860 evocava le suggestioni di un filtro d'amore. Quindi: il premio letterario più importante d'Italia si chiama come un digestivo giallo ispirato alle streghe del Sannio. Tradizionalmente il vincitore beve un sorso dalla bottiglia. Da nessun'altra parte funzionerebbe.
Il titolo della mostra, spiegato numero per numero
"uno, cinque, dodici" sembra un titolo criptico e invece è la cosa più letterale che potessero scegliere. Sono i tre numeri del meccanismo del premio, letti al contrario rispetto all'ordine in cui accadono. Vale la pena smontarli, perché ognuno racconta una regola e ogni regola racconta un pezzo di storia italiana.
Dodici
Dodici sono le opere ammesse a partecipare. Il regolamento fissa questo numero massimo: se i libri proposti sono di più, il Comitato direttivo sceglie le dodici ammesse, e la decisione è definita inappellabile. I libri arrivano dalle segnalazioni dei giurati: ogni Amico della domenica può segnalare, con il consenso dell'autore, un'opera che ritiene meritevole, accompagnandola con un breve giudizio critico.
È il livello a cui si gioca la partita vera, quella che il pubblico non vede. Entrare nei dodici significa esistere, e la selezione dei dodici è il momento in cui i rapporti tra editori, agenti e giurati pesano di più. Nella mostra questo passaggio è reso visibile nel modo più semplice possibile: ogni anno della sequenza cronologica mostra prima i candidati, poi la cinquina, poi il vincitore. Vedi l'imbuto.
Cinque
Cinque è la cinquina, la selezione dei finalisti che di solito viene designata a giugno. È il numero che è entrato nel linguaggio comune: "essere in cinquina" si dice anche di cose che con lo Strega non c'entrano nulla.
Solo che la cinquina, nella storia del premio, ha spesso tradito il proprio nome. In nove edizioni, cioè nel 1953, 1960, 1961, 1963, 1979, 1986, 1999, 2020 e 2024, è stato necessario aggiungere una sesta opera al gruppo delle finaliste, perché il regolamento prevede che ci sia almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo. E nel 2022, per la prima volta nella storia del premio, i finalisti del secondo turno sono stati sette: due a pari merito al quinto posto più un romanzo di editore medio-piccolo. Anche nel 2026, l'anno di questa mostra, si è parlato di sestina e non di cinquina.
La clausola dell'editore medio-piccolo è uno dei correttivi più interessanti del regolamento, e serve a impedire che la finale sia sempre e solo un affare fra tre o quattro grandi gruppi editoriali. Funziona a metà, come tutti i correttivi, ma esiste.
Uno
Uno è il vincitore. Fino all'edizione del 2021 il premio è stato assegnato ogni anno a un solo scrittore, perché non si sono mai verificate condizioni di parità nel computo finale dei voti: ottant'anni senza un pareggio, il che statisticamente è quasi un miracolo. Il vincitore riceve un premio in denaro di cinquemila euro, cifra che fa sorridere rispetto al valore commerciale che la fascetta "Vincitore del Premio Strega" garantisce in libreria.
Una sola eccezione, e curiosa: nel 2006, accanto al romanzo vincitore, anche la Costituzione della Repubblica Italiana ha ricevuto un Premio Strega onorario, fuori dalla competizione. A ritirarlo fu il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Una cosa che non ti dice nessuno su uno, cinque, dodici — Gli 80 anni del Premio Strega in mostra al MACRO
La casa vera, quella che al MACRO trovi ricostruita come diorama, è a poco più di un chilometro dal museo. E si può visitare.
Casa Bellonci, oggi sede della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, è in Via Fratelli Ruspoli 2, con lo stesso codice di avviamento postale del museo, 00198. Dal MACRO di Via Nizza è una passeggiata di un quarto d'ora scarso verso Villa Borghese. Nessuno lo dice, perché il comunicato della mostra parla del salotto Bellonci come di un luogo leggendario e mitico, e il lettore ne conclude naturalmente che sia sparito. Invece è un appartamento esistente, restaurato nel 2020 e trasformato in casa museo con il contributo della Regione Lazio e di BPER Banca.
Che cosa c'è dentro. Lo studio di Goffredo Bellonci, l'ambiente principale dell'appartamento, con collane complete di storia, critica letteraria, narrativa e poesia, italiana e straniera. Due lunghi corridoi interamente ricoperti di opere letterarie e teatrali del Novecento. Lo studio di Maria Bellonci, con i libri d'arte e di storia e tutto il materiale documentario che la scrittrice usava per i propri romanzi. E poi lo studiolo, un ambiente piccolo e intimo che Maria Bellonci si era creata come luogo di concentrazione e scrittura, a imitazione ideale di quello di Isabella d'Este, protagonista di un suo romanzo. Scrivere in una stanza costruita a somiglianza della stanza della propria protagonista è un gesto che dice tutto di quella scrittrice.
La biblioteca della Fondazione è una cosa seria: si stimano oltre diecimila volumi di narrativa e poesia, più di seimila fra classici della letteratura e saggistica di critica letteraria, circa duemilacinquecento libri di storia, un migliaio e mezzo di storia dell'arte, centocinquanta cataloghi di mostre e oltre duemilacinquecento fotografie. Tra questi ci sono moltissime prime edizioni diventate rare, comprese le primissime opere che esordienti come Moravia e Pasolini pubblicavano in pochi esemplari, a volte a proprie spese, presso editori minori. I volumi sono ancora collocati secondo la disposizione originaria, il che significa che la biblioteca conserva anche l'ordine mentale di chi l'ha costruita. La consultazione avviene su appuntamento, scrivendo alla Fondazione e specificando i testi che servono.
Il pezzo che vale da solo la visita è un altro: la Fondazione conserva la storica urna realizzata da Mino Maccari per la prima edizione del Premio Strega, nel 1947, e usata fino al 1980. Trentatré anni di voti sono passati dentro quella scatola. È stata restaurata dall'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. Ci sono anche i manifesti originali del premio realizzati, a partire dalla settantesima edizione, da alcuni dei migliori illustratori italiani.
In occasione dell'ottantesima edizione la Fondazione ha aperto gratuitamente al pubblico la casa museo con visite guidate a numero chiuso, trenta ingressi per turno e un massimo di due prenotazioni per nominativo, ciascuna introdotta da un approfondimento: uno sulle origini del premio e sul salotto, uno su Maria Bellonci scrittrice e intellettuale, uno sul ruolo del Premio Strega nell'editoria italiana del secondo Novecento. Le aperture straordinarie vanno a periodi e si prenotano online: se la mostra al MACRO ti ha lasciato con la voglia di vedere la casa vera, il posto da tenere d'occhio è il sito della Fondazione Bellonci, che pubblica anche un virtual tour navigabile da casa.
Ottant'anni di Premio Strega, raccontati come si deve
Qui sta il vero contenuto della mostra, e vale la pena metterlo in ordine, perché sulla nascita del premio girano tre o quattro versioni diverse e quasi tutte confondono due date che non vanno confuse.
11 giugno 1944: gli Amici della domenica
Roma viene liberata il 4 giugno 1944. Una settimana dopo, l'11 giugno, in casa Bellonci si tiene la prima riunione del gruppo che da allora in poi si chiamerà "Amici della domenica", dal giorno scelto per gli incontri.
Maria Bellonci ha lasciato scritto come era cominciata: "Cominciarono, nell'inverno e nella primavera 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tema doloroso nel presente e incerto nel futuro. Poi, dopo il 4 giugno, finito l'incubo, gli amici continuarono a venire: è proprio un tentativo di ritrovarsi uniti per far fronte alla disperazione e alla dispersione".
Tienilo a mente quando guardi il diorama al centro della sala: quella stanza ricostruita non nasce come luogo di mondanità letteraria, nasce come reazione a un paese a pezzi. Il presidente della Fondazione Bellonci, Giovanni Solimine, ha definito quelle riunioni uno dei primi segnali della rinascita di Roma e del Paese, l'embrione di una risorgente società civile.
1947: la prima edizione
Il premio vero e proprio nasce nel 1947, quando dall'amicizia fra Maria e Goffredo Bellonci e Guido Alberti prende forma l'idea di un premio letterario di tipo nuovo, con quella che Maria Bellonci chiamava "una giuria vasta e democratica". Il 5 luglio 1947 si assegna la prima edizione: vince Ennio Flaiano con "Tempo di uccidere", pubblicato da Longanesi.
La distinzione fra il 1944 del salotto e il 1947 della prima edizione non è pedanteria. Il salotto nasce dalla guerra, il premio nasce dalla ricostruzione, e in mezzo ci sono tre anni in cui un gruppo di amici trasforma una consuetudine domestica in un'istituzione. Solimine ha fatto notare un'altra coincidenza che la mostra sottolinea: la nascita del premio corre parallela alla nascita della Repubblica e all'avvio dell'Assemblea Costituente. Ottant'anni di premio sono ottant'anni di Repubblica, e il confronto fra le due cronologie è uno dei fili conduttori dell'allestimento.
Gli Amici della domenica, ieri e oggi
La giuria del Premio Strega si chiama ancora così, Amici della domenica, ottant'anni dopo. Alla fondazione il gruppo contava centosettanta membri; oggi, nel 2026, sono oltre quattrocento, e ne fanno parte anche gli ex vincitori e le ex vincitrici. Negli anni la platea si è allargata ancora: ai giurati storici si sono aggiunti gli Istituti italiani di cultura nel mondo, voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura delle biblioteche, e voti di lettori forti scelti nel mondo delle professioni.
Questa è la differenza tecnica fra lo Strega e quasi tutti gli altri premi letterari italiani: non decide una giuria ristretta di specialisti, decide un corpo elettorale ampio e variegato, che si comporta come un corpo elettorale, cioè con campagne, alleanze, promesse e delusioni. La mostra non nasconde questo aspetto, anzi lo espone nel nastro fotografico come se fosse una campagna elettorale, che in fondo è quello che è.
Il ninfeo di Villa Giulia
La votazione definitiva che proclama il libro vincitore si svolge tradizionalmente il primo giovedì di luglio nel ninfeo del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, e dal 2014 va in diretta televisiva su Rai 3. Il giardino di Villa Giulia è la sede storica della finale, e nell'immaginario collettivo italiano lo Strega è quel giardino: le sedie bianche, il caldo di luglio, gli scrutatori, le telecamere.
Se non ci sei mai stato fuori dalla sera del premio, vacci: il ninfeo della villa cinquecentesca di papa Giulio III è uno degli spazi rinascimentali più belli e meno affollati di Roma, e sapere che lì dentro ogni luglio si decide quale romanzo italiano venderà duecentomila copie aggiunge un livello di stranezza notevole alla visita.
Le due eccezioni: 2016 e 2026
Il ninfeo ha saltato il turno due volte. Nel 2016, per la settantesima edizione, la premiazione si è tenuta il primo venerdì di luglio all'Auditorium Parco della Musica. E nel 2026, per l'ottantesima, la serata finale si è svolta l'8 luglio in Piazza del Campidoglio, secondo mercoledì del mese.
La scelta del Campidoglio è stata dichiaratamente simbolica, un omaggio alla città che ha visto nascere il premio. E Roma Capitale ha allargato la serata oltre la piazza: la finale è stata proiettata in streaming all'arena della Casa del Cinema, all'arena del Parco degli Acquedotti, all'arena di Corviale e allo stesso MACRO. Il che significa che il museo dove si teneva la mostra è stato anche uno dei luoghi dove si è vista la proclamazione: bel cortocircuito, se ci pensi.
Le altre sezioni del premio, che non tutti distinguono
Con il tempo lo Strega si è moltiplicato, e oggi è una famiglia di premi. Accanto al premio principale per la narrativa italiana ci sono il Premio Strega Giovani, votato da studenti; il Premio Strega Europeo, nato nel 2014 durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea, dalla collaborazione fra Fondazione Bellonci, Casa delle Letterature, Festival Letterature di Roma e Rappresentanza in Italia della Commissione Europea; il Premio Strega Ragazze e Ragazzi, attivo dal 2016, suddiviso nelle fasce d'età 6+, 8+ e 11+, con in più le sezioni Libro d'esordio e Narrazione per immagini; il Premio Strega Poesia, istituito dal 2023, che ha anche una sezione Poesia Giovani votata da studenti delle superiori in Italia e all'estero; e infine il Premio Strega Saggistica, il più recente della famiglia.
Nel 2026 il Premio Strega Giovani è andato a Michele Mari con "I convitati di pietra" e il Premio Strega Europeo a Leila Guerriero con "La chiamata", pubblicato da Sur nella traduzione di Maria Nicola.
Il consiglio che ti do per visitare uno, cinque, dodici — Gli 80 anni del Premio Strega in mostra al MACRO
Vacci con un blocchetto o con il telefono in modalità note, e trattala come una caccia al tesoro personale invece che come una mostra da percorrere in ordine.
Spiego. La sequenza cronologica dei mille volumi, presa di petto dal 1947 in avanti, è indigeribile: dopo quindici anni di premi la testa si spegne e cominci a camminare senza vedere. La mostra funziona molto meglio se ci entri con due o tre date personali in mente e le vai a cercare. L'anno in cui sei nato. L'anno in cui hai letto il primo romanzo italiano che ti è piaciuto davvero. L'anno in cui è uscito un libro che hai regalato a qualcuno. Trovi la posizione nella sequenza, ti fermi lì, leggi i candidati di quell'anno, guardi che cosa ha vinto e che cosa ha perso, e da quel punto ti allarghi avanti e indietro.
Il secondo consiglio è ancora più pratico: fai un giro veloce del perimetro prima di leggere qualsiasi cosa. Cinque minuti, a passo svelto, solo per capire com'è fatta la sala e dove finisce la fila. Poi torni indietro e leggi. Chi comincia a leggere dal 1947 nei primi due metri rischia di consumare tutta l'attenzione disponibile sugli anni Cinquanta e di attraversare gli ultimi trent'anni come uno zombie.
Quanto tempo serve
Un'ora è il minimo sindacale per la sola mostra dello Strega, e ti lascia con la sensazione di aver corso. Un'ora e mezza o due sono la misura giusta se vuoi leggere il volumetto delle didascalie e fermarti dentro la stanza centrale. Se invece punti a vedere tutte le mostre in corso al museo nello stesso pomeriggio, calcola tre ore abbondanti e metti in conto una pausa in mezzo, perché sono mostre di registro molto diverso e passare senza respiro dal diorama di casa Bellonci a una videoinstallazione è faticoso.
Quando andare
Il MACRO apre a mezzogiorno da martedì a venerdì e alle dieci il sabato e la domenica; chiude alle sette di sera tutti i giorni, con ultimo ingresso alle sei e mezza. La finestra migliore è il pomeriggio infrasettimanale tardi, diciamo dalle cinque in poi: il museo si svuota, e questa mostra in particolare guadagna moltissimo dal silenzio, perché è fatta di lettura.
Biglietti e riduzioni
Il biglietto per le mostre costa 6 euro intero e 4 euro ridotto, e vale per tutte le mostre in corso in quel momento. Il biglietto per il cinema del museo, quando la sala è attiva, costa 7 euro intero e 5 ridotto.
Il ridotto a 4 euro spetta a chi ha fra i 7 e i 26 anni, agli over 65, agli insegnanti in attività, alle forze dell'ordine, ai giornalisti con regolare licenza dell'Ordine, agli studenti, dottorandi e ricercatori, ai gruppi di almeno dieci persone con prenotazione obbligatoria, e ai possessori delle numerose tessere convenzionate.
L'ingresso gratuito spetta ai bambini fino a 6 anni, a chi visita durante l'opening, a un accompagnatore ogni dieci studenti, ai visitatori con disabilità o invalidità e al loro accompagnatore, alle guide turistiche nazionali e ai possessori di tessera ICOM e ICROM.
La lista delle convenzioni è lunghissima e conviene scorrerla prima di pagare il pieno, perché dentro ci sono tessere che quasi tutti hanno in tasca senza ricordarselo: Metrebus card ATAC, Carta Più e MultiPiù La Feltrinelli, Bibliocard, ARCI, ACI, FAI, Santa Cecilia Card, Casa del Cinema card, abbonati del Romaeuropa Festival, soci dell'Associazione Italiana Biblioteche e della Casa Internazionale delle Donne, e molti altri enti. Alcune convenzioni danno addirittura la gratuità.
Visite guidate e gruppi hanno un listino a parte: 100 euro la visita guidata, 80 euro la visita guidata per le scuole, 80 euro il laboratorio per gruppi scolastici, 30 euro la prenotazione turno gruppo, 20 euro quella per le scuole. Esiste poi la visita guidata individuale del sabato, della domenica e dei festivi a 4 euro, che è l'opzione più conveniente in assoluto se vuoi una guida. I laboratori per bambini costano 8 euro per la fascia 3-6 anni e 12 euro per la fascia 7-11 anni, biglietto incluso.
Come ci si arriva
Il MACRO è in Via Nizza 138, all'incrocio con Via Cagliari, nel quadrante fra Salario e Nomentano. La fermata di metro più comoda è Policlinico sulla linea B, da cui sono una decina di minuti a piedi; in alternativa Castro Pretorio, sempre linea B, con una camminata leggermente più lunga. In superficie ci passano diverse linee su Via Nomentana e su Corso d'Italia. Da Termini è un quarto d'ora scarso di autobus o venticinque minuti a piedi tagliando per Via Piave.
Servizi dentro il museo
C'è il guardaroba, che segue gli orari di apertura e che in una mostra del genere è utile perché cammini molto. C'è la libreria del museo, con pubblicazioni d'arte, editoria per l'infanzia e oggettistica, e per una mostra sui libri è il posto giusto dove chiudere il giro. Ci sono due aule studio pubbliche, aperte a chi vuole leggere o lavorare. E c'è il ristorante sulla terrazza, Materia Terrazza MACRO, che è anche uno dei pochi punti alti del quartiere da cui si guardano i tetti.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il Premio Strega ha un problema di genere, e lo ha da ottant'anni.
Il dato è pubblico e non lo contesta nessuno: al 2026, su tutte le edizioni disputate, hanno vinto tredici donne e sessantasette uomini. Non è una questione di opinioni, è un rapporto di uno a cinque che resiste attraverso otto decenni, tre repubbliche culturali diverse e un cambiamento radicale della composizione del mondo editoriale italiano, dove le donne sono maggioranza fra chi lavora nei libri e maggioranza fra chi li legge.
La distribuzione di genere fra finalisti e vincitori ha prodotto negli anni polemiche ricorrenti e diverse analisi sulla difficoltà di affermazione delle scrittrici. Il tema viene fuori puntualmente ogni estate, e ogni estate viene archiviato fino all'anno successivo.
Il motivo per cui lo cito qui è che la mostra, esponendo tutto in fila, rende questa statistica visibile senza doverla enunciare. Cammini lungo la sequenza cronologica, guardi i nomi degli autori anno per anno, e il rapporto ti si forma negli occhi da solo. È il vantaggio strutturale di una mostra che espone tutto invece di selezionare: i dati emergono dalla massa, senza bisogno di un pannello che li spieghi.
Altri numeri che la fila mette in evidenza
Fra le case editrici, Mondadori detiene il primato per numero di vittorie. Scorrendo le copertine della sequenza questo diventa immediatamente percepibile: certi marchi tornano con una frequenza che nessun discorso sulla qualità letteraria basta a spiegare da solo.
Poi ci sono le storie individuali. Paolo Volponi è stato il primo a vincere due volte, nel 1965 con "La macchina mondiale" e nel 1991 con "La strada per Roma". Nel 2020 anche Sandro Veronesi ha vinto per la seconda volta, con "Il colibrì", dopo il "Caos calmo" del 2006. Sul fronte opposto, Carlo Cassola e Giorgio Montefoschi, che il premio lo hanno vinto una volta ciascuno, ed Ercole Patti e Francesca Sanvitale, che non lo hanno mai vinto, sono quelli che hanno collezionato il maggior numero di presenze fra i finalisti: quattro a testa. Essere il finalista perpetuo dello Strega è un destino letterario tutto suo, e la mostra lo documenta senza pietà, perché i nomi ricorrono e tu li noti.
Va detta anche la parte luminosa: alcuni libri premiati con lo Strega sono diventati colonne portanti della letteratura contemporanea. "Il nome della rosa" di Umberto Eco, che ha venduto cinquanta milioni di copie nel mondo grazie alla traduzione in decine di lingue, e "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ormai un classico. Un premio che in ottant'anni ha intercettato anche solo due libri così ha una media di successo che pochi riconoscimenti letterari al mondo possono vantare.
La foto giusta da fare a uno, cinque, dodici — Gli 80 anni del Premio Strega in mostra al MACRO
La foto giusta è la fuga prospettica della biblioteca ideale: mettiti a un'estremità della sala, all'altezza dei primi anni della sequenza, accovacciati fino ad avere gli occhi alla stessa altezza dei dorsi dei libri, e inquadra lungo la linea dei volumi con la scatola centrale che interrompe il campo sul fondo.
Funziona per due motivi. Il primo è ottico: mille volumi allineati creano una prospettiva fortissima, e da vicino al pavimento la fila sembra non finire mai. Il secondo è narrativo: nella stessa inquadratura entrano il 1947 in primo piano e gli anni Duemila sfocati in fondo, cioè ottant'anni di editoria italiana compressi in un fotogramma. È esattamente la foto che nessuno fa, perché tutti fotografano la copertina singola che riconoscono.
Tre inquadrature alternative
La prima: il dettaglio ravvicinato di tre copertine consecutive di decenni diversi, tenute nella stessa inquadratura. Serve a far vedere lo scarto grafico, ed è la foto che spiega meglio di qualunque didascalia perché questa mostra sia stata affidata a due curatori che vengono dal progetto e non dalla letteratura.
La seconda: la soglia della stanza centrale, inquadrata da fuori, con il diorama del salotto illuminato dentro e il buio relativo della sala intorno. È il contrasto pubblico-privato su cui è costruita tutta la mostra, e in una fotografia si legge subito.
La terza, la più difficile e la più bella: qualcuno che legge il volumetto delle didascalie, di spalle, davanti alla fila dei libri. Una mostra sulla lettura fotografata attraverso un lettore. Chiedi il permesso se è una persona che non conosci, ovviamente.
Un errore da evitare
Non usare il flash e non appoggiarti alle vetrine. Sembra ovvio e invece nelle sale piene succede di continuo: le teche con le prime edizioni riflettono qualsiasi cosa, e il tentativo di eliminare il riflesso porta la gente ad avvicinare l'obiettivo fino a toccare il vetro. Il risultato è una foto comunque riflessa e un custode giustamente irritato.
Il trucco vero, se vuoi la copertina singola senza riflesso, è mettersi in obliquo di circa trenta gradi rispetto al vetro e non frontalmente. Perdi un po' di geometria e guadagni una foto pulita.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Metto in fila le date che contano, mescolando la storia del premio e quella dell'edificio che lo ospita, perché la mostra vive esattamente nell'incrocio fra le due.
11 giugno 1944, la prima riunione
Una settimana dopo la liberazione di Roma, in casa Bellonci si riunisce per la prima volta il gruppo che diventerà gli Amici della domenica. Non esiste ancora nessun premio: esiste un'abitudine.
5 luglio 1947, la prima edizione
Viene assegnato il primo Premio Strega. Vince Ennio Flaiano con "Tempo di uccidere", edito da Longanesi. Fra gli altri finalisti di quella prima volta ci sono nomi che diventeranno storia della letteratura italiana. Mino Maccari realizza l'urna per la votazione, che verrà usata fino al 1980.
1951, il salotto prende casa
Da quest'anno l'appartamento di Via Fratelli Ruspoli diventa stabilmente la sede delle riunioni degli Amici della domenica, ruolo che non ha più smesso di avere.
Anni Sessanta, il premio va in televisione
A partire dal 1965 la cerimonia di premiazione comincia a essere trasmessa con regolarità dalle reti Rai, e da quel momento lo Strega smette di essere un fatto interno al mondo dei libri e diventa un appuntamento nazionale. Dal 2014 la finale va in diretta su Rai 3.
1980, l'urna va in pensione
L'urna di Mino Maccari, usata per trentatré edizioni, viene sostituita. Oggi è conservata dalla Fondazione Bellonci, restaurata dall'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.
1986, l'anno doppio di Maria Bellonci
Maria Bellonci vince il Premio Strega con "Rinascimento privato", biografia romanzata di Isabella d'Este considerata il suo capolavoro. Muore il 13 maggio di quello stesso anno. Nello stesso 1986 Anna Maria Rimoaldi istituisce la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, che da allora organizza il premio.
1996, il cinquantesimo
Per il mezzo secolo viene emesso un francobollo commemorativo. Il 3 agosto dello stesso anno muore a Roma Guido Alberti, il cofondatore.
2006, il sessantesimo e la Costituzione
Esce un'edizione commentata della Carta costituzionale e la Costituzione della Repubblica Italiana riceve un Premio Strega onorario fuori competizione, ritirato dal presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro.
2016, il settantesimo
La serata finale lascia per la prima volta il ninfeo di Villa Giulia e si tiene all'Auditorium Parco della Musica. Nello stesso anno partono le Streghe d'artista e nasce il Premio Strega Ragazze e Ragazzi.
2020, il restauro di Casa Bellonci
L'appartamento di Via Fratelli Ruspoli viene restaurato e trasformato in casa museo, con il contributo della Regione Lazio e di BPER Banca. Da allora si può visitare.
3 febbraio 2026, la presentazione dell'ottantesimo
Viene presentato il programma delle iniziative per l'ottantesima edizione. Alla conferenza intervengono, fra gli altri, il presidente e il direttore della Fondazione Bellonci, Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, l'assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio, il presidente di Strega Alberti Benevento, i rappresentanti di BPER Banca, della Camera di Commercio di Roma e del Ministero degli Affari Esteri, e la direttrice del MACRO Cristiana Perrella. In quella sede vengono annunciate sia la serata finale in Campidoglio sia la mostra al museo di Via Nizza.
29 aprile 2026, l'inaugurazione della mostra
"uno, cinque, dodici" apre al MACRO alle 18. Il giorno prima, il 28 aprile, una delegazione del Premio Strega era stata ricevuta al Quirinale.
3 giugno 2026, i finalisti
Vengono annunciati i finalisti dell'ottantesima edizione: una sestina e non una cinquina.
8 luglio 2026, la serata finale in Campidoglio
Per la prima volta la proclamazione si tiene in Piazza del Campidoglio, con diretta televisiva e proiezioni in streaming in quattro luoghi della città, MACRO compreso. Vince Michele Mari con "I convitati di pietra", pubblicato da Einaudi. Gli altri finalisti erano Teresa Ciabatti con "Donnaregina" (Mondadori), Matteo Nucci con "Platone. Una storia d'amore" (Feltrinelli), Alcide Pierantozzi con "Lo sbilico" (Einaudi), Bianca Pitzorno con "La sonnambula" (Bompiani) ed Elena Rui con "Le vedove di Camus" (L'orma).
14 luglio 2026, il museo cambia aria
Parte al MACRO un intervento straordinario di Roma Capitale sull'impianto di climatizzazione dell'ala storica. Restano temporaneamente chiusi il cinema, una delle due aule studio e proprio le sale espositive dell'ala storica, cioè quelle della mostra sullo Strega e della videoinstallazione di Hito Steyerl. Il museo continua ad accogliere il pubblico con le altre mostre e attiva una promozione due biglietti al prezzo di uno.
Settembre 2026, la coda
Con la fine dei lavori il percorso espositivo torna accessibile per intero, e il calendario del museo porta la mostra dello Strega al 20 settembre invece che al 30 agosto. Chi ha provato ad andarci ad agosto e ha trovato la sala chiusa ha, di fatto, una seconda occasione.
Chi è passato da uno, cinque, dodici — Gli 80 anni del Premio Strega in mostra al MACRO
La risposta più corretta è: tutta la letteratura italiana del Novecento e di questo primo quarto di secolo, in forma di libro.
Se guardi la sequenza dei vincitori come un elenco di presenze, questa mostra ospita in una sola sala Ennio Flaiano, Vincenzo Cardarelli, Cesare Pavese, Corrado Alvaro, Alberto Moravia, Massimo Bontempelli, Mario Soldati, Giovanni Comisso, Giorgio Bassani, Elsa Morante, Dino Buzzati. E fra i finalisti sconfitti dei primi anni, tanto per capire il livello della competizione, compaiono Italo Calvino con "Il visconte dimezzato", Pier Paolo Pasolini con "Ragazzi di vita", Carlo Emilio Gadda, Anna Banti, Gianna Manzini, Curzio Malaparte con "La pelle", Carlo Levi.
Poi ci sono i decenni più recenti, che la fila porta fino a oggi: Umberto Eco, Paolo Volponi, Sandro Veronesi, Edoardo Nesi, Alessandro Piperno, Walter Siti, Francesco Piccolo, Nicola Lagioia, Edoardo Albinati, Paolo Cognetti, Helena Janeczek, Antonio Scurati, Emanuele Trevi, Mario Desiati, Ada D'Adamo, Donatella Di Pietrantonio, Andrea Bajani e, per l'ottantesima edizione, Michele Mari.
Il salotto, cioè le persone vere
Il diorama al centro della sala rimanda a un'altra lista, più difficile da ricostruire perché fatta di presenze fisiche e non di libri. Casa Bellonci, dal 1951 sede stabile delle riunioni degli Amici della domenica, ha accolto i protagonisti della letteratura italiana del secondo Novecento e continua ad accoglierli. È stata luogo di incontro fra il mondo dell'editoria, del teatro, del cinema e dell'arte da un lato, e quello delle istituzioni e delle imprese dall'altro.
Una delle fotografie più note legate al premio, usata anche nella comunicazione della mostra, ritrae Alberto Moravia, Maria Bellonci ed Elémire Zolla insieme. Nella biblioteca della Fondazione si conservano volumi con dediche autografe dei maggiori scrittori italiani del Novecento, e sono quelle dediche, più di qualunque elenco, a documentare chi da quella casa passava davvero.
Che cosa si vede adesso al MACRO, oltre allo Strega
Questa è la parte che conviene leggere anche se della mostra sullo Strega non ti importa nulla, perché il museo in questo momento ha uno dei calendari più fitti degli ultimi anni e il biglietto unico da 6 euro le copre tutte.
Le mostre in corso
Miriam Cahn, "Ciò che mi guarda", a cura di Cristiana Perrella, dall'11 giugno al 15 novembre 2026: è la grande personale della stagione, con un progetto allestitivo firmato da Didier Fiúza Faustino e dal suo studio Bureau des Mésarchitectures. Ne parlo per esteso nella scheda dedicata a Miriam Cahn al MACRO.
Hito Steyerl, "Mechanical Kurds", a cura di Alice Labor, dal 29 aprile all'1 novembre 2026: videoinstallazione di una delle artiste più influenti sul rapporto fra immagine, lavoro e tecnologia, e la trovi raccontata nella scheda su Mechanical Kurds.
"SHE DEVIL 14", fino al 20 settembre 2026: la storica rassegna di videoarte dedicata alla molteplicità dei mondi e delle visioni femminili, di cui parlo nella scheda su SHE DEVIL 14.
"Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio", a cura di Andrea Cortellessa, fino al 20 settembre 2026: una mostra sonora che mette il pubblico in contatto diretto con la voce e la produzione della poeta, e per una volta il MACRO propone due mostre letterarie contemporaneamente. Se vai per lo Strega, questa è l'abbinamento naturale, e la racconto nella scheda su Amelia Rosselli al MACRO.
Si è invece chiusa il 30 agosto "Le imperfezioni", terza edizione del Premio Paul Thorel, dedicata alla ricerca fotografica e digitale contemporanea: chi volesse ricostruire che cosa era la trova nella scheda sul Premio Paul Thorel.
Dal 24 settembre, la stagione autunnale
Il 24 settembre 2026 il MACRO inaugura l'autunno, e il programma è di quelli che valgono il viaggio.
Il fulcro è "Sguardo rovescio", la prima grande mostra museale italiana dedicata a Marialba Russo, a cura di Cristiana Perrella ed Elena Magini, dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027 negli spazi della Galleria del museo. Marialba Russo, nata a Giugliano nel 1947, è fra le autrici che dalla fine degli anni Sessanta hanno ridefinito il linguaggio fotografico in Italia, intrecciando pratica artistica, antropologia visiva e osservazione del sociale. La mostra riunisce sei nuclei fondamentali della sua produzione degli anni Settanta, su corpo, genere, rito e costruzione culturale dell'identità. Il titolo allude al capovolgimento del punto di vista canonico su un'Italia ancora patriarcale: "un'altra esperienza dello sguardo", per usare le parole della fotografa. Il progetto dialoga con una seconda sede al Museo delle Civiltà, dove la mostra "Immagini della Madonna dell'Arco (After)" è dedicata al lavoro sul campo che Russo svolse nel 1971 e alla sua collaborazione fra il 1972 e il 1977 con l'allora Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari.
Negli spazi della sala video e della sala audio parte contemporaneamente un nuovo ciclo, dal 24 settembre all'8 novembre 2026, con due lavori legati dalla figura di Monica Vitti e dal cinema di Michelangelo Antonioni: in sala video "Maria's Dream" di Gaia De Megni, video girato in pellicola 16 mm, prodotto da Careof e vincitore di ArteVisione 2024, presentato per la prima volta in un museo; in sala audio "52 Spaces" di Robin Rimbaud, in arte Scanner, lavoro sonoro del 2002 ispirato a "L'eclisse" di Antonioni e costruito con frammenti del film e registrazioni ambientali raccolte per le strade di Roma. Entrambi a cura di Maria Lodovica Ferrari.
Il public program di ottobre
Tre appuntamenti già annunciati, con modalità di accesso da verificare sul sito del museo. Il primo ottobre una masterclass di Didier Fiúza Faustino sul rapporto fra architettura, corpo e spazio espositivo. Il 7 ottobre una live performance di Scanner che rilegge "L'eclisse". Il 22 ottobre un incontro sulla mostra "Mechanical Kurds" che mette in dialogo il lavoro di Hito Steyerl con il pensiero di Paolo Benanti, fra le principali voci italiane sul rapporto fra intelligenza artificiale ed etica.
Il quartiere intorno, che vale metà del pomeriggio
Il pezzo di città in cui si trova il MACRO è uno di quelli che i romani attraversano senza guardare e che i visitatori non raggiungono mai. Via Nizza, Via Cagliari, Via Reggio Emilia: siamo nel reticolo di strade fra Porta Pia e il quartiere Coppedè, con palazzine umbertine, cortili, officine riconvertite e una densità di caffè decorosi che non si trova quasi più in centro.
A due passi
Il quartiere Coppedè, con il suo grappolo di edifici fantastici attorno a Piazza Mincio, è a una decina di minuti a piedi verso nord ed è probabilmente la deviazione più fotogenica che puoi infilare nello stesso pomeriggio. Verso ovest si arriva a Villa Borghese e alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, e poco oltre a Villa Giulia, cioè al giardino dove lo Strega si è deciso per decenni: chiudere la giornata andando a vedere il ninfeo dopo aver visto la mostra sul premio è un itinerario che si costruisce da solo e che nessuno propone mai.
Prima o dopo la visita
Se hai fame, il quartiere è pieno di posti onesti su Via Nizza e sulle traverse, e dentro al museo c'è la terrazza. Se invece vuoi restare in tema, la vera conclusione della giornata è la libreria del MACRO, dove una mostra su ottant'anni di editoria italiana si scarica naturalmente in un acquisto. Considerala parte del percorso espositivo, non un accessorio commerciale.
Domande frequenti
La mostra sullo Strega al MACRO si può ancora visitare?
Alla data in cui scrivo il calendario del museo la indica in corso fino al 20 settembre 2026, mentre l'annuncio di aprile parlava del 30 agosto. Prima di muoverti conviene un colpo d'occhio alla pagina delle mostre del MACRO, che è l'unica fonte che aggiorna in tempo reale variazioni e chiusure.
Perché si chiama "uno, cinque, dodici"?
Sono i tre numeri del meccanismo del premio: un vincitore, la cinquina dei finalisti, le dodici opere ammesse a partecipare. Letti in quest'ordine raccontano l'imbuto al contrario, dal risultato alla partenza.
Chi ha curato la mostra?
Maria Luisa Frisa e Mario Lupano. L'allestimento è dello studio Supervoid, il progetto grafico dello studio Caneva-Nishimoto.
Quanti libri sono esposti?
Oltre mille volumi, cioè tutti i libri selezionati dal premio dal 1947 a oggi, nelle loro prime edizioni, disposti in sequenza cronologica.
Che cosa c'è nella stanza al centro della sala?
La ricostruzione in forma di diorama del salotto di casa Bellonci, con opere e oggetti che appartengono a quell'appartamento, compresi i collage di Leda Mastrocinque.
Quando è nato il Premio Strega?
Il premio è nato nel 1947 e la prima edizione è stata assegnata il 5 luglio 1947. Le riunioni degli Amici della domenica in casa Bellonci, da cui l'idea è venuta fuori, erano però cominciate prima, l'11 giugno 1944, una settimana dopo la liberazione di Roma. Le due date vanno tenute distinte.
Chi ha vinto l'ottantesima edizione, quella del 2026?
Michele Mari con "I convitati di pietra", edito da Einaudi, proclamato l'8 luglio 2026 in Piazza del Campidoglio. Lo stesso libro aveva già vinto il Premio Strega Giovani 2026.
Perché il premio si chiama come un liquore?
Perché uno dei fondatori, Guido Alberti, apparteneva alla famiglia che produce a Benevento il liquore Strega, ed è stato lui a garantire il premio in denaro. Il nome del liquore rimanda alle leggende sulla stregoneria beneventana.
Quanti soldi riceve chi vince?
Cinquemila euro. Il valore economico vero, però, è quello delle copie che il premio fa vendere.
Chi sono gli Amici della domenica?
Sono i giurati del premio, chiamati così dal giorno scelto per le prime riunioni in casa Bellonci. Alla fondazione erano centosettanta, oggi sono oltre quattrocento e comprendono anche gli ex vincitori e le ex vincitrici.
Dove si svolge di solito la premiazione?
Nel ninfeo del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, tradizionalmente il primo giovedì di luglio. Le eccezioni sono state il 2016, all'Auditorium Parco della Musica, e il 2026, in Piazza del Campidoglio.
Casa Bellonci si può visitare?
Sì. È in Via Fratelli Ruspoli 2 ed è oggi una casa museo gestita dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci. Le visite guidate si svolgono in aperture straordinarie con posti limitati e prenotazione online, ed esiste anche un virtual tour sul sito della Fondazione.
Dove si trova il MACRO?
Via Nizza 138, con ingresso secondario da Via Reggio Emilia 54, nel quadrante Salario-Nomentano. La metro più comoda è Policlinico, linea B.
Quali sono gli orari del museo?
Lunedì chiuso; da martedì a venerdì dalle 12:00 alle 19:00; sabato e domenica dalle 10:00 alle 19:00. Ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura.
Quanto costa il biglietto?
Sei euro intero e quattro ridotto per tutte le mostre in corso. Il cinema del museo ha un biglietto separato da sette euro intero e cinque ridotto.
Il museo è stato chiuso durante l'estate 2026?
Solo in parte. Dal 14 luglio sono rimaste chiuse per lavori all'impianto di climatizzazione le sale dell'ala storica, cioè quelle della mostra sullo Strega e di "Mechanical Kurds", insieme al cinema e a un'aula studio. Il resto del museo è rimasto aperto e nel periodo dei lavori era attiva una promozione due biglietti al prezzo di uno.
Chi gestisce il MACRO?
L'Azienda Speciale Palaexpo, ente strumentale di Roma Capitale, che gestisce anche il Palazzo delle Esposizioni, il Mattatoio e il Museo delle Periferie. La direzione del museo è di Cristiana Perrella.
Chi organizza il Premio Strega?
La Fondazione Maria e Goffredo Bellonci ETS, istituita nel 1986 da Anna Maria Rimoaldi, presieduta da Antonio Maccanico fino al 2013 e poi da Tullio De Mauro e da Giovanni Solimine, e diretta da Stefano Petrocchi. La Fondazione ha sede in Via Fratelli Ruspoli 2 a Roma.
In sintesi
"uno, cinque, dodici" è una mostra che sembra rivolta ai lettori forti e invece parla a chiunque abbia voglia di guardare ottant'anni di Italia da un'angolazione obliqua. Ottant'anni di copertine, di fotografie di votazioni, di polemiche estive, di nomi che resistono e di nomi che sono evaporati, tenuti insieme dal dispositivo più semplice che esista: mettere tutto in fila e lasciare che sia il visitatore a fare i conti.
La parte che resta più a lungo, però, è quella al centro. Una stanza ricostruita, la casa di due coniugi romani che nell'estate del 1944 hanno cominciato a ricevere amici la domenica perché il paese era a pezzi e c'era bisogno di ritrovarsi. Da quella consuetudine domestica è nato il premio letterario più influente e più contestato d'Italia. È una storia che non si potrebbe più replicare, e che vale la pena di guardare da vicino finché la sala resta aperta.
Se ci vai in questi giorni, controlla prima la pagina delle mostre del museo, prendi il volumetto delle didascalie e non provare a leggere tutto. E se la trovi già chiusa, la consolazione esiste: il MACRO apre la stagione autunnale il 24 settembre con Marialba Russo, e Casa Bellonci in Via Fratelli Ruspoli resta lì, a un quarto d'ora a piedi, con dentro l'urna di Mino Maccari e diecimila libri al loro posto originario.
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