Le Imperfezioni — Premio Paul Thorel al MACRO (3ª edizione)

Il MACRO ha ospitato "Le imperfezioni", terza edizione del Premio Paul Thorel: dall'11 giugno al 30 agosto 2026, una mostra a cura di Sara Dolfi Agostini dedicata alla ricerca fotografica e digitale contemporanea, con i progetti delle tre vincitrici Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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MACRO, Roma
MACRO, Roma. Foto: Peter Leth, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

Il Premio Paul Thorel è dedicato alla fotografia, alle arti digitali e all'immagine contemporanea, e il MACRO, museo d'arte contemporanea di Roma ricavato dentro l'ex birreria Peroni di Via Nizza, era la cornice giusta per portarlo a Roma. "Le imperfezioni" come tema: l'errore, lo scarto, l'imprevisto come materia dell'immagine, e non come incidente da correggere. La mostra è rimasta aperta dall'11 giugno al 30 agosto 2026 e si abbinava bene alle altre mostre della stagione del museo, che in quei mesi aveva il piano di programmazione più fitto degli ultimi anni.

Scrivo a settembre 2026, quindi la mostra è chiusa da qualche settimana. Racconto lo stesso tutto quello che c'era da sapere, per due motivi che mi sembrano buoni. Il primo è che il Premio Paul Thorel non è un evento isolato: è un programma annuale che cambia sede ogni anno, e capire come ha funzionato l'edizione romana serve a capire dove andrà la prossima. Il secondo è che il MACRO resta aperto e che le tre artiste premiate continuano a lavorare, a esporre e a pubblicare: se il nome di una di loro ti capita davanti tra sei mesi in un'altra sala, qui trovi il contesto.

Dove e quando

MACRO, Museo d'Arte Contemporanea di Roma, Via Nizza 138 (l'ingresso secondario è su Via Reggio Emilia 54), 00198 Roma. La mostra è stata aperta dall'11 giugno al 30 agosto 2026. A cura di Sara Dolfi Agostini. Gli orari ordinari del museo sono lunedì chiuso, da martedì a venerdì dalle 12:00 alle 19:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 19:00, con ultimo ingresso mezz'ora prima della chiusura. Il biglietto per le mostre costava 6 euro intero e 4 euro ridotto. Per la programmazione attuale conviene sempre passare dal sito del MACRO, che è l'unica fonte che aggiorna in tempo reale chiusure e variazioni.

Che cosa era davvero "Le imperfezioni"

Il titolo della mostra dice già quasi tutto, a patto di leggerlo al contrario. "Le imperfezioni" non erano un elenco di difetti raccolti per curiosità: erano, nelle parole della curatrice, l'antidoto alla perfezione algoritmica. L'imprevisto, l'errore tecnico e l'errore umano che collassano l'uno dentro l'altro, non per sbaglio ma per scelta deliberata. Tre artiste nate all'inizio degli anni Novanta hanno costruito, ciascuna per conto proprio, un modo di cercare la dimensione umana dentro una società iper-stimolata dal digitale, e la Fondazione Paul Thorel ha commissionato loro tre progetti nuovi che al MACRO sono stati messi in dialogo per la prima volta.

Il nodo teorico è quello che rende la mostra ancora interessante adesso che è finita. Contro l'astrazione e l'apparente precisione dei dati, De Nicola, Fenara e Longhi hanno adottato tattiche fai-da-te e coltivato un interesse esplicito per i glitch e per i materiali residuali estratti dai mondi del consumo e del controllo. Le imperfezioni, in questo senso, sono un termine complesso e plurale: contengono il tentativo di intensificare il rapporto con una realtà sempre più codificata e plasmata dagli automatismi tecno-finanziari. Detto in modo più diretto: la macchina produce immagini pulite, e queste tre artiste hanno lavorato sul punto esatto in cui la pulizia si rompe.

Il percorso è stato descritto dalla curatela come un viaggio dallo spazio cosmico al sottosuolo, insieme visivo e mentale, contro l'omologazione della macchina, tra gli anfratti di un mondo digitale che è ormai diventato infrastruttura del presente e non più accessorio. La formula che mi è rimasta in testa è "esercizio di resistenza minima": non una dichiarazione di guerra alla tecnologia, ma un piccolo attrito volontario dentro un reale instabile, opaco e irriducibilmente umano.

Perché un museo comunale romano ospitava un premio napoletano

Perché il Premio Paul Thorel non ha una sede espositiva propria, e non la vuole. Ogni anno la Fondazione produce le opere commissionate e le presenta in collaborazione con un'istituzione museale diversa. Nel 2024 è toccato alle Gallerie d'Italia di Napoli, nel 2025 al Museo Madre, Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, sempre a Napoli, e nel 2026 al Museo MACRO di Roma. Il salto fuori dalla Campania, alla terza edizione, è il primo segnale che il premio si stava allargando. È anche il motivo per cui vale la pena tenerlo d'occhio: la sede cambia, quindi il pubblico cambia, e ogni anno il progetto deve ricostruirsi un rapporto con una città diversa.

Il Premio Paul Thorel, come funziona davvero

Molti premi d'arte italiani sono, nella sostanza, un assegno e una targa. Il Premio Paul Thorel funziona in un altro modo, ed è il motivo per cui merita più righe di quelle che di solito gli si dedicano. È una piattaforma dedicata alla scena artistica italiana e internazionale con un focus preciso sulle arti digitali e sull'immagine contemporanea intesa come linguaggio e come orizzonte estetico, non come tecnica.

Il meccanismo è a due tempi. Ogni anno la Fondazione Paul Thorel, insieme a un comitato di esperti, curatori e direttori di museo, seleziona dodici artisti con progetti inediti da realizzare durante una residenza. Poi una giuria sceglie tre vincitori. La Fondazione produce e presenta le opere commissionate insieme a un'istituzione museale, e pubblica anche un libro d'artista per ciascun vincitore in collaborazione con NERO Editions. Quindi: selezione, residenza, produzione, mostra, libro. Cinque passaggi, non uno.

La residenza, che è il pezzo meno raccontato

La residenza non si svolge in un luogo neutro. È pensata per riattivare gli spazi e gli strumenti di lavoro di Paul Thorel a Napoli, dove l'artista aveva trasferito il suo studio nel 1994. Questo dettaglio cambia la natura della cosa. Gli artisti selezionati non ricevono una stanza generica con una stampante: entrano dentro l'officina di qualcuno che ha passato decenni a fare esattamente il lavoro che loro stanno provando a fare, con la tecnologia della sua epoca. È una forma di trasmissione obliqua, senza maestro presente, che nel campo dell'immagine elettronica è rara.

Il comitato e la giuria della terza edizione

Le proposte della terza edizione sono state selezionate da un comitato formato da Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale a Genova, Michele Bertolino, curatore del Centro Pecci di Prato, Valentino Catricalà, membro dell'advisory board dello ZKM di Karlsruhe, e Gea Politi, editrice e direttrice di Flash Art. Insieme a loro, per l'individuazione dei progetti vincitori, hanno lavorato Andrea Bellini, direttore del Centre d'Art Contemporain di Ginevra e della Biennale de l'Image en Mouvement, Eva Fabbris, direttrice del Museo Madre di Napoli, e Sara Dolfi Agostini, curatrice della Fondazione Paul Thorel, con la partecipazione di Guido Costa, presidente della Fondazione.

Vale la pena leggere quell'elenco con attenzione, perché racconta la geografia del premio meglio di qualunque comunicato. C'è Genova, c'è Prato, c'è Karlsruhe, c'è Ginevra, c'è Napoli, c'è la redazione di una rivista che dagli anni Sessanta è uno dei pochi periodici italiani letti fuori dai confini. Non è un comitato romano che premia artisti romani. È una rete che usa Roma come palcoscenico per un anno.

La Fondazione Paul Thorel

La Fondazione è un'istituzione artistica radicata nel Mediterraneo, con sede principale a Napoli nello studio dell'artista italo-francese Paul Thorel (1956-2020), pioniere dell'immagine elettronica e della fotografia digitale, e con due sedi satelliti nelle isole di Panarea e Hydra. La creò l'artista stesso per custodire e valorizzare il proprio lavoro e la propria collezione di arte contemporanea italiana e internazionale. Dal 2022 è uno spazio ibrido di esposizione, produzione e sperimentazione, sempre aperto al pubblico: archivio e laboratorio insieme, concepito come luogo ospitale dove pratica artistica e ricerca teorica convivono senza gerarchie. Lì prendono forma il catalogo ragionato dell'artista e le attività del premio dedicato alle arti digitali, in una programmazione che intreccia residenze, produzioni, mostre e conversazioni aperte tra artisti, critici d'arte e visitatori.

Due sedi satelliti su due isole, una eoliana e una del Golfo Saronico, sono una scelta che dice qualcosa sul carattere della cosa. Panarea e Hydra non sono piazze di mercato dell'arte: sono posti dove si va per stare fermi. Una fondazione che sceglie di avere avamposti lì sta dichiarando che il tempo lungo le interessa più della fiera.

Una curiosità su Le Imperfezioni — Premio Paul Thorel al MACRO (3ª edizione)

La curiosità che preferisco riguarda il numero dodici. Ogni anno il comitato seleziona dodici artisti con progetti inediti, e solo dopo la giuria ne sceglie tre. Significa che per ogni edizione esistono nove progetti completamente scritti, pensati e proposti che non diventano mai una mostra. Non è uno scarto burocratico: è esattamente la logica delle imperfezioni applicata al premio stesso. Il sistema produce molto più materiale di quanto ne mostri, e quel materiale in eccesso non sparisce, resta agli artisti che lo hanno concepito e spesso riemerge altrove sotto altra forma.

C'è poi una seconda curiosità, più concreta, che riguarda le tre vincitrici. Due su tre, Caterina De Nicola e Lorenza Longhi, vivono e lavorano a Zurigo e sono passate entrambe dall'ECAL di Losanna, e tutte e due hanno alle spalle l'Accademia di Brera a Milano. La terza, Irene Fenara, si è formata interamente a Bologna, triennale e master alla stessa Accademia di Belle Arti, e vive a Milano. Quindi: una mostra italiana, prodotta a Napoli, esposta a Roma, fatta in gran parte da artiste che lavorano in Svizzera. È una fotografia abbastanza precisa di come si muove oggi una generazione di artisti nati intorno al 1990.

Terza curiosità, per chi ama i dettagli editoriali: ciascuna vincitrice riceve un libro d'artista pubblicato dalla Fondazione con NERO Editions. Non un catalogo collettivo della mostra, ma tre volumi distinti, uno per artista. È una scelta insolita e costosa, e vuol dire che il premio considera il libro un'opera e non un souvenir. Se ti interessa quel tipo di editoria, quei tre titoli valgono la ricerca in libreria specializzata più della mostra vista di corsa.

Le tre artiste, una per una

Qui conviene rallentare, perché la mostra era esattamente questo: tre ricerche autonome messe una accanto all'altra. Non un tema imposto dall'alto a cui le artiste hanno risposto, ma tre pratiche già mature che la curatela ha riconosciuto affini.

Caterina De Nicola

Nata a Ortona nel 1991, vive e lavora a Zurigo. Ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera e all'ECAL di Losanna. È un'artista multidisciplinare che lavora tra installazione, performance, suono, scultura e fotografia, e nel suo lavoro si confronta con la circolazione delle forme culturali: indaga come immagini, simboli e materiali vengano riutilizzati, spostati e progressivamente svuotati di significato dentro i sistemi contemporanei.

Quel "progressivamente svuotati" è la parte importante. Non parliamo di citazione ironica, che è un gioco vecchio di quarant'anni, ma di erosione: un simbolo che passa di mano in mano finché non significa più niente e resta soltanto la sua forma. Chi lavora con il suono e con l'installazione ha uno strumento in più per mostrarlo, perché il suono si degrada in modo udibile e l'immagine no.

Irene Fenara

Nata a Bologna nel 1990, vive a Milano. Ha conseguito sia la laurea triennale sia il master all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo lavoro ha un oggetto molto riconoscibile: le telecamere di sorveglianza, elementi ormai onnipresenti del paesaggio urbano contemporaneo. Fenara esplora questi occhi artificiali delle macchine, l'errore visivo e le soglie della percezione, e riconfigura immagini generate da dispositivi tecnologici in forme poetiche e ambigue.

Di tutte e tre, è la ricerca più immediatamente leggibile anche per chi non frequenta l'arte contemporanea, e insieme la più inquietante. Una telecamera di sorveglianza non guarda per rappresentare: guarda per registrare, senza intenzione estetica. Quando qualcuno prende quelle immagini e le tratta come fotografie, succede una cosa strana, perché l'autore dell'inquadratura non esiste. Il tema delle imperfezioni qui è letterale: la compressione video, il rumore digitale, la scarsa risoluzione, i frame corrotti sono la firma involontaria di un apparato che non voleva firmare niente.

Lorenza Longhi

Nata a Lecco nel 1991, vive a Zurigo. Ha studiato Pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera e Arti Visive all'ECAL di Losanna. Nel suo lavoro utilizza oggetti, o loro riproduzioni, provenienti dai mondi della moda, del design e della comunicazione, oggetti che incarnano strutture di potere; attraverso tecniche tradizionali li trasforma e li ricompone per amplificarne il significato e l'effetto mimetico all'interno della società.

Il punto interessante è il cortocircuito tra materia e metodo. Gli oggetti vengono dal regno della produzione industriale e della comunicazione seriale, ma il trattamento è artigianale, lento, fatto con tecniche che hanno secoli. Quando un dispositivo pubblicitario viene rifatto a mano perde efficienza e guadagna evidenza: smette di funzionare come pubblicità e comincia a funzionare come prova.

Che cosa tiene insieme le tre ricerche

Tre parole, secondo me. Residuo, sorveglianza, manualità. De Nicola raccoglie ciò che il sistema culturale ha già consumato; Fenara raccoglie ciò che il sistema di controllo produce senza volerlo guardare; Longhi raccoglie ciò che il sistema commerciale butta addosso a tutti ogni giorno. E tutte e tre, invece di limitarsi a denunciare, mettono le mani nel materiale con procedure che qualcuno chiamerebbe artigianali e che la curatela ha chiamato tattiche fai-da-te. È una postura precisa, e non è nostalgica: nessuna delle tre rifiuta la tecnologia, tutte e tre le impongono un attrito.

Una cosa che non ti dice nessuno su Le Imperfezioni — Premio Paul Thorel al MACRO (3ª edizione)

Che l'estate 2026 di questa mostra è stata un caso raro di fortuna dentro una sfortuna. Da martedì 14 luglio 2026 il MACRO ha avviato un intervento straordinario, realizzato da Roma Capitale, sull'impianto di climatizzazione dell'ala storica. Un lavoro necessario, per rendere gli spazi del museo adeguati alle temperature estive romane, che chiunque abbia provato a visitare una mostra a Roma a luglio capisce al volo. Per permettere i lavori sono rimasti temporaneamente chiusi il cinema, le sale espositive dell'ala storica, che ospitavano "Uno, cinque, dodici. Ottant'anni del Premio Strega" e "Mechanical Kurds" di Hito Steyerl, e una delle due aule studio.

E qui sta il punto che nessuno ha raccontato: "Le imperfezioni" è rimasta regolarmente visitabile per tutto il periodo, insieme a "Ciò che mi guarda" di Miriam Cahn. Le due mostre che hanno tenuto aperto il museo nel mese peggiore dell'anno erano una monografica di una delle pittrici più radicali viventi e la vetrina di un premio alla sua terza edizione. Chi è entrato in quelle settimane ha visto un MACRO dimezzato, silenzioso, con metà percorso sbarrato, e ha visto queste opere in condizioni quasi da studio privato.

C'è anche un risvolto pratico che è passato sotto traccia: durante il periodo dei lavori era attiva una promozione speciale due per uno, due biglietti al prezzo di uno, pensata per condividere la visita o per tornare al museo al termine dell'intervento. Su un biglietto intero da 6 euro parliamo di una cifra simbolica, ma il gesto racconta bene come il museo abbia gestito il disagio: invece di scontare il presente, ha regalato un ritorno futuro.

La seconda cosa che non ti dice nessuno riguarda il rapporto tra la mostra e il luogo. Una rassegna sulle imperfezioni dell'immagine digitale, allestita dentro un edificio nato come stalla e magazzino di una fabbrica di birra, poi abbandonato per tredici anni, poi ricucito con un'ala di acciaio e vetro: il MACRO è esso stesso un oggetto pieno di giunture visibili, di salti di epoca, di pezzi che non combaciano perfettamente. Non credo sia stata una coincidenza, e in ogni caso funzionava.

Il MACRO, cioè l'ex birreria Peroni

Per capire dove si è svolta la mostra serve sapere che cosa era quel complesso prima. Il MACRO si trova nel quartiere romano Salario-Nomentano e occupa parte del complesso che la Società Birra Peroni impiegò per le sue attività di produzione. L'area compresa tra via Reggio Emilia, via Nizza e via Cagliari venne acquistata dalla Società Birra Peroni il 24 novembre 1911, e l'anno successivo, su progetto dell'architetto Gustavo Giovannoni, iniziò la costruzione degli edifici oggi occupati dal museo, destinati allora a stalle e magazzini. Il complesso rappresenta un raro esempio di archeologia industriale dentro Roma, che di archeologia ne ha talmente tanta di altro tipo da dimenticarsi quasi sempre di quella otto-novecentesca.

Gustavo Giovannoni, che non era un architetto qualsiasi

Il nome dell'architetto merita una sosta. Gustavo Giovannoni è una figura centrale della cultura architettonica e urbanistica italiana della prima metà del Novecento, e il fatto che abbia firmato stalle e magazzini per un birrificio dice molto sul modo in cui allora si concepiva il lavoro professionale: non esisteva una gerarchia rigida fra l'edificio di rappresentanza e l'edificio di servizio. Il risultato è un impianto solido, razionale, con una dignità formale che gli ha permesso di sopravvivere all'abbandono e di reggere una conversione museale novant'anni dopo. Gran parte degli edifici industriali costruiti a Roma in quegli stessi anni non ce l'ha fatta.

Dalla fabbrica al museo, per gradi

Nel 1971 la Società Birra Peroni cessò la produzione all'interno di questo stabilimento, e i manufatti vennero abbandonati. Tra il 1978 e il 1982 fu varato un piano di recupero del complesso: la Società Birra Peroni cedeva gratuitamente al Comune una parte del complesso, i cui immobili sarebbero stati destinati a servizi di quartiere. Nel 1984 il Comune di Roma prese possesso degli edifici e nel 1989 li assegnò come sede della Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Nel 1996 iniziarono i lavori di ristrutturazione del complesso e nel 1999 il sito inaugurò come Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Con quei lavori si compì il recupero del fronte principale su via Reggio Emilia, si realizzò il consolidamento delle strutture portanti e il rifacimento delle coperture, vennero ridefinite le bucature sui fronti interni e la distribuzione interna fu ripensata da capo. Ma le superfici espositive e i depositi delle collezioni si rivelarono subito insufficienti, e questo aprì la fase successiva.

Odile Decq e l'ampliamento

Nel 2000 il Comune di Roma indisse un concorso internazionale di progettazione, per rispondere a quella insufficienza e alla volontà di ridefinire immagine e funzionamento dell'intero complesso, con nuovi spazi adatti all'eterogeneità della produzione artistica contemporanea e capaci di entrare in relazione sia con gli spazi già esistenti sia con lo spazio urbano circostante. Nel 2001 l'architetta francese Odile Decq ricevette l'incarico per la realizzazione dell'ampliamento; i lavori furono avviati nel 2004. Nel 2002, nel frattempo, il museo assunse il nome di MACRO, Museo d'Arte Contemporanea di Roma. Nel 2010 riaprì al pubblico.

L'intervento di Decq ha dato al museo un sistema dinamico di articolazioni e collegamenti molteplici. I grandi spazi, cioè le sale espositive che occupano una superficie complessiva di 4.350 metri quadrati, il foyer, l'auditorium e la terrazza, sono collegati da scalinate, ascensori, ballatoi e passaggi che offrono prospettive tangenziali e punti di vista sequenziali, e rendono l'esperienza dell'architettura del museo eterogenea e in movimento. Tradotto in linguaggio da visitatore: non si percorre in linea retta, e le viste migliori si trovano guardando in diagonale verso il basso o verso l'alto, mai dritto davanti a sé.

Le direzioni, in ordine

Quando l'istituzione era ancora attiva come Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea, tra il 1997 e il 2011, la direzione fu di Giovanna Bonasegale. I lavori di espansione e la nascita vera e propria del MACRO avvennero con Danilo Eccher, dal 2001 al 2008. La nuova ala disegnata da Odile Decq fu inaugurata durante la direzione di Luca Massimo Barbero, dal 2008 al 2011. Seguì Bartolomeo Pietromarchi, dal 2011 al 2013. Dal 2013 al 2018 il museo fu gestito da due dirigenti interne alla Sovrintendenza, Giovanna Alberta Campitelli e Federica Pirani. Dal 2018 al 2019 la direzione artistica passò a Giorgio De Finis con il progetto MACRO Asilo. Dall'inizio del 2020 al febbraio 2025 la direzione artistica fu di Luca Lo Pinto con il programma Museo per l'Immaginazione Preventiva. Dal marzo 2025 la direzione è affidata a Cristiana Perrella.

Sette cambi in meno di trent'anni sono tanti, e si vedono. Ogni direzione ha lasciato un'idea diversa di che cosa debba essere un museo civico d'arte contemporanea in una città che ha già tutto il resto. L'edizione romana del Premio Paul Thorel arriva nel secondo anno della gestione Perrella, e si inserisce in una linea che ha rimesso al centro mostre monografiche riconoscibili e collaborazioni con istituzioni esterne.

Chi gestisce il museo

Fino al 2017 il MACRO ha fatto parte del sistema Musei in Comune della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Dal 2018 la gestione è affidata all'Azienda Speciale Palaexpo, ente strumentale di Roma Capitale. Palaexpo gestisce quattro centri di produzione culturale della città: il MACRO, il Palazzo delle Esposizioni, il Mattatoio e il Museo delle Periferie, secondo un modello di messa in comune delle risorse tra istituzioni e organizzazioni cittadine. È un'informazione noiosa in apparenza, ma pratica: significa che quando programmi una giornata d'arte contemporanea a Roma, quei quattro luoghi ragionano con calendari e logiche comunicanti, e conviene guardarli insieme.

Il consiglio che ti do per visitare Le Imperfezioni — Premio Paul Thorel al MACRO (3ª edizione)

La mostra è chiusa, quindi il consiglio vale in due direzioni: come si sarebbe dovuta visitare, e come si visita il MACRO adesso, che è la parte utile se stai leggendo per programmare qualcosa.

Il consiglio principale, valido allora e oggi, è di andare nel tardo pomeriggio infrasettimanale. Il museo apre da martedì a venerdì alle 12:00 e chiude alle 19:00, con ultimo ingresso alle 18:30. Le due ore fra le 17:00 e le 19:00 di un mercoledì o di un giovedì sono la finestra in cui le sale si svuotano davvero, e per una mostra fatta di video, di immagini a bassa risoluzione e di installazioni sonore la differenza tra sala piena e sala vuota non è di comfort: è di contenuto. Un glitch in mezzo a venti persone che parlano non lo vedi proprio. Nel fine settimana l'orario si allunga in avanti, sabato e domenica si apre alle 10:00, e la prima ora del sabato mattina è l'altro momento buono.

Quanto tempo serviva

Per "Le imperfezioni" da sola bastava un'ora abbondante, ma era un errore trattarla così. Il biglietto del MACRO copre le mostre in corso, e nella stagione 2026 ce n'erano quattro o cinque contemporaneamente. La visita sensata era di due ore e mezza o tre, con una pausa in mezzo. Chi entrava alle 17:00 pensando di uscire alle 18:00 usciva regolarmente alle 19:00 con la sensazione di aver corso.

Biglietti e riduzioni

Il biglietto per le mostre costa 6 euro intero e 4 euro ridotto. Il ridotto vale dai 7 ai 26 anni, per gli over 65, per gli insegnanti in attività, per le forze dell'ordine, per i giornalisti iscritti all'Ordine, per gruppi di almeno dieci persone con prenotazione obbligatoria, per studenti, dottorandi e ricercatori, e per i possessori delle numerose tessere convenzionate. L'ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni, durante gli opening, per un accompagnatore ogni dieci studenti, per i visitatori con disabilità o invalidità e il loro accompagnatore, per le guide turistiche nazionali e per i possessori di tessera ICOM e ICROM. Il biglietto del cinema del museo costa 7 euro intero e 5 ridotto.

La lista delle convenzioni è lunghissima e vale la pena scorrerla prima di pagare l'intero, perché contiene cose che moltissimi romani hanno già in tasca senza pensarci: la Metrebus card dell'ATAC e i dipendenti ATAC, i soci FAI, i possessori di Carta Più e Carta Multipiù La Feltrinelli, la Bibliocard, i soci ARCI, i soci ACI, gli abbonati del Festival Romaeuropa, i possessori della Santa Cecilia Card, i tesserati della Casa del Cinema. Qualche convenzione dà addirittura la gratuità, come nel caso di dipendenti e abbonati del Castello di Rivoli o dei dipendenti della Fondazione Palazzo Strozzi. Se hai una tessera culturale qualsiasi, controllala: la probabilità che valga è alta.

Visite guidate e attività

Il MACRO prevede una visita guidata individuale il sabato, la domenica e nei giorni festivi al costo di 4 euro, che si aggiunge al biglietto. Per i gruppi la visita guidata costa 100 euro, 80 euro per le scuole, con una quota di prenotazione turno di 30 euro, 20 per le scuole. Per i bambini ci sono i laboratori del Laboratorio d'Arte, 8 euro per la fascia 3-6 anni e 12 euro per la fascia 7-11 anni con biglietto e attività inclusi. Per una mostra come "Le imperfezioni", che parla di sorveglianza e di immagini automatiche, la visita guidata era uno dei rari casi in cui i 4 euro extra si ripagavano da soli, perché senza una voce che spiega da dove arrivano quelle immagini metà del lavoro resta muto.

Come ci si arriva

L'indirizzo è Via Nizza 138, con ingresso anche da Via Reggio Emilia 54, nel quartiere Salario-Nomentano. Gli autobus utili sono il 38, fermata Nizza / Regina Margherita, l'80, fermata Dalmazia, e i bus 60, 62, 82, 89 e 90 alla fermata Nomentana / Regina Margherita. Con la metropolitana si arriva alla linea A fermata Termini o alla linea B fermata Castro Pretorio, e poi si prosegue di superficie o a piedi. Dalla stazione Termini il percorso più semplice parte da piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione: si prende il 90 in direzione Libia per tre fermate e si scende a Nomentana / Regina Margherita, oppure il 38 in direzione Porta di Roma per sei fermate fino a Nizza / Regina Margherita. Il telefono del museo è 06 696271.

A piedi da Termini sono circa venticinque minuti in leggera salita, e non è una passeggiata sgradevole se passi per via Palestro e poi tagli verso Porta Pia: attraversi un pezzo di Roma umbertina che quasi nessun turista vede. Da Villa Torlonia si arriva in dieci minuti scarsi. Da Piazza Bologna ne servono quindici.

Servizi dentro il museo

Il MACRO ha una libreria con pubblicazioni d'arte, editoria per l'infanzia e oggettistica, un ristorante sulla terrazza chiamato Materia Terrazza MACRO, e due aule studio aperte al pubblico per lo studio e la lettura. Per chi visita le mostre c'è un servizio di guardaroba che segue gli orari di apertura, dettaglio non banale d'inverno e nei giorni di pioggia. Le aule studio sono una delle cose più sottovalutate del museo: sono spazi pubblici gratuiti in una zona dove trovare un tavolo silenzioso non è scontato.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il MACRO, nella sua configurazione attuale, è nato da un concorso internazionale vinto da una donna nel 2001, e che per arrivare all'inaugurazione ci sono voluti nove anni. Il concorso è del 2000, l'incarico a Odile Decq del 2001, l'apertura del cantiere del 2004, la riapertura al pubblico del 2010. Sono cifre che tutti possono leggere sulla cronologia ufficiale del museo, eppure quando si parla del MACRO si tende a raccontare l'architettura come se fosse comparsa dal nulla in un anno.

Quei nove anni spiegano molte cose del museo che si visita oggi. Spiegano perché l'ala storica e l'ala nuova hanno temperature, illuminazioni e comportamenti tecnici diversi, tanto che nell'estate 2026 si è dovuto intervenire in modo straordinario sulla climatizzazione della sola ala storica lasciando aperta l'altra. Spiegano perché il percorso non è lineare. Spiegano perché il museo riesce a ospitare contemporaneamente una mostra di pittura, una rassegna di videoarte, una monografica documentaria e un premio di arti digitali senza che si disturbino: le sale sono tante, disuguali, e ciascuna ha un carattere.

C'è un secondo fatto della stessa famiglia, cioè noto ma raramente detto ad alta voce: il MACRO ha cambiato nome e identità almeno tre volte. Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea dal 1989, inaugurata come tale nel 1999, MACRO dal 2002, MACRO Asilo nel biennio 2018-2019, Museo per l'Immaginazione Preventiva dal 2020 al 2025. Nessun altro museo romano ha riscritto così spesso il proprio mandato. Chi ci torna dopo dieci anni non trova la stessa istituzione, e questo è insieme il suo difetto e la ragione per cui è ancora interessante.

I numeri della gestione Lo Pinto, tanto per dare la scala

Il programma Museo per l'Immaginazione Preventiva, dall'inizio del 2020 al febbraio 2025, ha coinvolto oltre 250 artisti in un palinsesto di più di 65 mostre, oltre a un fitto programma di eventi. L'idea era quella di un museo concepito come un magazine tridimensionale, con rubriche invece che sezioni, pensato per essere accessibile senza diventare puro intrattenimento. Sessantacinque mostre in cinque anni, di cui due segnati dalla pandemia, sono un ritmo che pochissime istituzioni italiane hanno tenuto. Il Premio Paul Thorel arriva dopo quella stagione, in un museo che ha imparato a montare e smontare progetti in fretta.

La foto giusta da fare a Le Imperfezioni — Premio Paul Thorel al MACRO (3ª edizione)

Parto da una premessa pratica: dentro le sale le regole sulle fotografie cambiano da mostra a mostra, dipendono dai prestatori e dalle opere in video, e conviene sempre chiedere al personale di sala invece di scoprirlo dopo. Detto questo, il MACRO è uno dei musei romani più fotogenici e quasi nessuno lo fotografa bene, perché tutti puntano l'obiettivo sulle opere e non sull'edificio.

La foto giusta, per una mostra intitolata "Le imperfezioni", era quella che teneva insieme due epoche nello stesso fotogramma. Ti metti dove l'ala di Odile Decq incontra la muratura dell'ex birreria Peroni e inquadri il giunto: da un lato il laterizio industriale del 1912 pensato per stalle e magazzini, dall'altro acciaio, vetro e le passerelle sospese del 2010. È lì che l'edificio racconta la propria storia senza didascalie. Un'immagine del genere, accanto a tre ricerche artistiche sull'errore e sul residuo, funziona meglio di qualunque scatto frontale a un'opera.

Tre inquadrature che consiglio

La prima è verticale, dal basso, nel punto in cui scalinate, ballatoi e passaggi si incrociano: la geometria di Decq è pensata proprio per offrire prospettive tangenziali e punti di vista sequenziali, quindi il caos apparente in fotografia diventa ordine. La seconda è dalla terrazza, dove si trova anche il ristorante: da lassù si vede un pezzo di Salario-Nomentano che dal livello della strada non esiste, con i tetti e le antenne, e verso sera la luce fa il resto. La terza è esterna e va fatta dal marciapiede di via Reggio Emilia, dove il fronte principale recuperato nei lavori del 1996-1999 ha ancora la faccia della fabbrica: se ti allontani di una ventina di metri e aspetti che passi un autobus, hai la Roma novecentesca in una sola immagine.

Un errore da evitare

Non fotografare i video con il flash e non fotografarli affatto se l'opera è in loop breve, perché quello che porti a casa è un frammento senza senso e nel frattempo disturbi chi sta guardando. Nelle mostre di arti digitali il pezzo che ti resta in memoria non è mai l'immagine ferma: è la durata. Se proprio vuoi documentare, fai una nota scritta sul telefono con il titolo dell'opera, e cerca il libro d'artista dopo.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il luogo ha una cronologia che vale la pena avere in testa, perché spiega la forma dell'edificio meglio di qualunque descrizione architettonica. La riassumo per tappe, tutte documentate dal museo stesso.

24 novembre 1911, l'acquisto

La Società Birra Peroni acquista l'area compresa tra via Reggio Emilia, via Nizza e via Cagliari. Siamo in una Roma che sta costruendo i quartieri nuovi fuori dalle mura e che ospiterà l'anno dopo le celebrazioni per il cinquantenario dell'Unità: il Salario-Nomentano è ancora zona di espansione, non di centro.

1912, il cantiere di Gustavo Giovannoni

Parte la costruzione degli edifici oggi occupati dal MACRO, destinati a stalle e magazzini, su progetto di Gustavo Giovannoni. È l'atto di nascita fisico di quello che diventerà il museo: le sale espositive dell'ala storica sono, letteralmente, quegli stessi volumi.

1971, la fabbrica chiude

La Società Birra Peroni cessa la produzione all'interno dello stabilimento. I manufatti vengono abbandonati e restano tali per anni, in pieno centro semiperiferico, mentre la città discute che farne.

1978-1982, il piano di recupero

Viene varato il piano con cui la Società Birra Peroni cede gratuitamente al Comune una parte del complesso, con destinazione a servizi di quartiere. È il passaggio decisivo, e ha una logica tutta municipale: un pezzo di città industriale dismessa che torna pubblico in cambio della riqualificazione del resto.

1984 e 1989, il Comune e la Galleria

Nel 1984 il Comune di Roma prende possesso degli edifici. Nel 1989 li assegna come sede della Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Passano però altri sette anni prima che parta il cantiere.

1996-1999, la prima ristrutturazione

Nel 1996 iniziano i lavori, nel 1999 il sito inaugura come Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea. Si recupera il fronte principale su via Reggio Emilia, si consolidano le strutture portanti, si rifanno le coperture, si ridefiniscono le bucature sui fronti interni e l'intera distribuzione interna. Il risultato è buono ma subito stretto: superfici espositive e depositi si rivelano insufficienti.

2000-2010, il concorso, Odile Decq, il nuovo nome

Nel 2000 il Comune indice il concorso internazionale di progettazione. Nel 2001 Odile Decq riceve l'incarico per l'ampliamento. Nel 2002 il museo assume il nome di MACRO, Museo d'Arte Contemporanea di Roma. Nel 2004 si aprono i cantieri. Nel 2010 il museo riapre al pubblico con 4.350 metri quadrati di sale espositive, più foyer, auditorium e terrazza, collegati da scalinate, ascensori, ballatoi e passaggi.

30 settembre 2018, MACRO Asilo

Con una festa aperta a tutti inaugura il progetto sperimentale MACRO Asilo, che caratterizza il museo di via Nizza fino al 31 dicembre 2019. Il dispositivo ideato e curato da Giorgio De Finis trasforma l'intero museo in un organismo vivente, ospitale e relazionale, che invita all'incontro e alla collaborazione persone, saperi e discipline in una logica di apertura costante alla città. Resta uno degli esperimenti più discussi della museologia italiana recente: c'è chi lo considera un momento di liberazione e chi un anno e mezzo di caos, e la verità è che era entrambe le cose per progetto.

2020-2025, il Museo per l'Immaginazione Preventiva

Dall'inizio del 2020 al febbraio 2025, con la direzione artistica di Luca Lo Pinto, il museo si concepisce come un progetto espositivo unitario e come un magazine tridimensionale: oltre 250 artisti coinvolti, più di 65 mostre, un programma fitto di eventi. Dal marzo 2025 la direzione passa a Cristiana Perrella.

11 giugno 2026, "Le imperfezioni"

Apre la terza edizione del Premio Paul Thorel, prima uscita del premio fuori da Napoli, con i progetti di Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi a cura di Sara Dolfi Agostini. Chiude il 30 agosto 2026, dopo aver attraversato, unica insieme alla monografica di Miriam Cahn, le settimane di lavori straordinari sulla climatizzazione dell'ala storica avviati il 14 luglio.

Chi è passato da Le Imperfezioni — Premio Paul Thorel al MACRO (3ª edizione)

Comincio dalle persone che la mostra l'hanno fatta, perché sono quelle di cui si è certi. Le tre artiste in mostra erano Caterina De Nicola, nata a Ortona nel 1991 e attiva a Zurigo, Irene Fenara, nata a Bologna nel 1990 e attiva a Milano, e Lorenza Longhi, nata a Lecco nel 1991 e anche lei a Zurigo. La curatela era di Sara Dolfi Agostini, curatrice della Fondazione Paul Thorel.

Dietro di loro c'è il comitato che ha selezionato le proposte della terza edizione: Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale a Genova; Michele Bertolino, curatore del Centro Pecci di Prato; Valentino Catricalà, membro dell'advisory board dello ZKM di Karlsruhe; Gea Politi, editrice e direttrice di Flash Art. E c'è il gruppo che ha individuato i progetti vincitori insieme a loro: Andrea Bellini, direttore del Centre d'Art Contemporain di Ginevra e della Biennale de l'Image en Mouvement; Eva Fabbris, direttrice del Museo Madre di Napoli; la stessa Sara Dolfi Agostini; con la partecipazione di Guido Costa, presidente della Fondazione Paul Thorel.

Poi c'è la figura che dà il nome a tutto e che non era in sala: Paul Thorel, artista italo-francese vissuto tra il 1956 e il 2020, pioniere dell'immagine elettronica e della fotografia digitale, che nel 1994 trasferì il suo studio a Napoli e che in quello studio, oggi sede della Fondazione, fa lavorare ogni anno gli artisti selezionati. In un premio intitolato a un artista è raro che l'artista sia una presenza operativa e non soltanto un nome sulla carta intestata: qui lo è, perché la residenza usa i suoi spazi e i suoi strumenti.

Chi è passato dal MACRO, invece

Se allarghiamo lo sguardo dall'evento all'edificio, la lista diventa molto lunga e conviene tenerla sui nomi che il museo stesso documenta. Dal lato delle direzioni sono passati Giovanna Bonasegale, Danilo Eccher, Luca Massimo Barbero, Bartolomeo Pietromarchi, Giovanna Alberta Campitelli, Federica Pirani, Giorgio De Finis, Luca Lo Pinto e oggi Cristiana Perrella. Dal lato dell'architettura, Gustavo Giovannoni all'origine e Odile Decq per l'ampliamento contemporaneo, due firme che non potrebbero essere più distanti e che convivono a pochi metri l'una dall'altra.

Sul fronte degli artisti, il solo quinquennio del Museo per l'Immaginazione Preventiva ha portato qui oltre 250 artisti in più di 65 mostre, quindi qualunque elenco sarebbe parziale e ingiusto. Mi limito alla stagione contemporanea a "Le imperfezioni", quella che chi ha visitato la mostra nell'estate 2026 ha incrociato nelle sale accanto: Hito Steyerl con "Mechanical Kurds", a cura di Alice Labor; Miriam Cahn con "Ciò che mi guarda"; la rassegna SHE DEVIL alla sua quattordicesima edizione; "Uno, cinque, dodici. Ottant'anni del Premio Strega", a cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano; e "Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio", a cura di Andrea Cortellessa.

Quella lista, letta tutta insieme, dice una cosa precisa sul MACRO del 2026: nello stesso edificio convivevano una delle artiste più politicamente esplicite della scena internazionale, una pittrice che ha ridefinito il corpo nella pittura contemporanea, una rassegna storica di videoarte al femminile, una mostra sull'ottantesimo di un premio letterario e una dedicata a una poetessa. Il Premio Paul Thorel, dentro questo insieme, era il capitolo sulle immagini che nessuno ha scattato.

Le altre mostre della stagione, se vuoi ricostruire il contesto

Nell'estate 2026 il MACRO ha tenuto aperte in parallelo diverse mostre, con calendari sfalsati. "Uno, cinque, dodici. Ottant'anni del Premio Strega", a cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, dal 29 aprile al 20 settembre 2026. "Hito Steyerl. Mechanical Kurds", a cura di Alice Labor, dal 29 aprile al primo novembre 2026. "SHE DEVIL 14", dal 29 aprile al 20 settembre 2026. "Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio", a cura di Andrea Cortellessa, dal 29 aprile al 20 settembre 2026. E la monografica di Miriam Cahn, "Ciò che mi guarda".

Su estateromana.com trovi le schede dedicate a ciascuna: Hito Steyerl, Mechanical Kurds, Miriam Cahn, Ciò che mi guarda, SHE DEVIL 14, Uno, cinque, dodici e Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio. La scheda generale del museo, con orari, indirizzo e informazioni pratiche sempre valide, è quella del MACRO.

Il quartiere intorno, che è metà del motivo per venire

Il Salario-Nomentano non è una zona turistica, ed è proprio questo il punto. Il MACRO si trova in un reticolo di strade con nomi di città italiane, via Nizza, via Reggio Emilia, via Cagliari, via Alessandria, in un tessuto umbertino e primo novecentesco fatto di palazzine con cortile, botteghe storiche e bar di quartiere dove il caffè costa quello che dovrebbe costare. Uscendo dal museo, la cosa sensata è non prendere subito l'autobus.

A due passi

Il Mercato Trieste e il quadrante del quartiere Coppedè, con le sue architetture di primo Novecento, sono a una passeggiata breve verso nord. Villa Torlonia con le sue casine si raggiunge in una decina di minuti a piedi verso est. Porta Pia e le Mura Aureliane sono a sud, e da lì si scende verso via XX Settembre e il centro. In direzione opposta, verso via Salaria, si entra nella parte più residenziale e silenziosa. È una di quelle zone di Roma in cui puoi camminare un'ora senza incrociare un gruppo con la bandierina, e in agosto la differenza si sente.

Prima o dopo la visita

Il ristorante del museo si trova sulla terrazza e si chiama Materia Terrazza MACRO, quindi l'opzione più comoda è restare dentro. Se preferisci uscire, il quartiere ha una densità alta di forni, pasticcerie e trattorie di impianto tradizionale, e la fascia oraria delle 19:00, cioè subito dopo la chiusura del museo, è perfetta per un aperitivo prima di cena. La libreria del museo, con pubblicazioni d'arte ed editoria per l'infanzia, è l'ultima tappa da fare e non la prima: con un catalogo in borsa si visita peggio.

Domande frequenti

"Le imperfezioni" si può ancora visitare?

No. La mostra è stata aperta dall'11 giugno al 30 agosto 2026 e si è conclusa. Il MACRO resta aperto con la sua programmazione, che cambia più volte l'anno.

Chi erano le artiste in mostra?

Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, vincitrici della terza edizione del Premio Paul Thorel per le arti digitali.

Chi ha curato la mostra?

Sara Dolfi Agostini, curatrice della Fondazione Paul Thorel.

Che cosa significava il titolo?

Le imperfezioni intese come antidoto alla perfezione algoritmica: l'imprevisto, l'errore tecnico e quello umano assunti come materiale di lavoro deliberato e non come incidente.

Il Premio Paul Thorel è un premio fotografico?

In senso stretto no. È una piattaforma dedicata alle arti digitali e all'immagine contemporanea come linguaggio e orizzonte estetico, quindi la fotografia è una delle possibilità e non il perimetro.

Quanti artisti vengono selezionati ogni anno?

Dodici artisti con progetti inediti, scelti dalla Fondazione insieme a un comitato di esperti, curatori e direttori di museo. Fra questi la giuria individua tre vincitori.

Che cosa ricevono i vincitori?

Una residenza negli spazi e con gli strumenti di lavoro di Paul Thorel a Napoli, la produzione dell'opera commissionata da parte della Fondazione, la presentazione in un museo partner e un libro d'artista pubblicato con NERO Editions.

Dove si sono svolte le edizioni precedenti?

La prima nel 2024 alle Gallerie d'Italia di Napoli, la seconda nel 2025 al Museo Madre, Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, sempre a Napoli. La terza, nel 2026, al MACRO di Roma.

Chi era Paul Thorel?

Un artista italo-francese vissuto tra il 1956 e il 2020, pioniere dell'immagine elettronica e della fotografia digitale. Nel 1994 trasferì il suo studio a Napoli, ed è in quello studio che oggi ha sede la Fondazione che porta il suo nome.

Dove ha sede la Fondazione Paul Thorel?

La sede principale è a Napoli, nello studio dell'artista, con due sedi satelliti nelle isole di Panarea e Hydra. Dal 2022 funziona come spazio ibrido di esposizione, produzione e sperimentazione, aperto al pubblico.

Dove si trova il MACRO?

In Via Nizza 138, con ingresso anche da Via Reggio Emilia 54, 00198 Roma, nel quartiere Salario-Nomentano. Il telefono è 06 696271.

Quali sono gli orari del museo?

Lunedì chiuso, da martedì a venerdì dalle 12:00 alle 19:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 19:00. Ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura.

Quanto costa il biglietto?

Il biglietto per le mostre costa 6 euro intero e 4 euro ridotto. Il biglietto per il cinema del museo costa 7 euro intero e 5 euro ridotto.

Chi entra gratis?

I bambini fino a 6 anni, i visitatori durante gli opening, un accompagnatore ogni dieci studenti, i visitatori con disabilità o invalidità insieme all'accompagnatore, le guide turistiche nazionali e i possessori di tessera ICOM e ICROM.

Ci sono convenzioni utili?

Molte. Tra quelle più diffuse a Roma valgono la Metrebus card dell'ATAC, la Bibliocard, le carte La Feltrinelli, la tessera FAI, la tessera ARCI, la tessera ACI, l'abbonamento al Festival Romaeuropa e la Santa Cecilia Card. La lista completa è sul sito del museo, alla pagina di orari e biglietti.

Come si arriva con i mezzi pubblici?

Con gli autobus 38, fermata Nizza / Regina Margherita, 80, fermata Dalmazia, e 60, 62, 82, 89, 90 alla fermata Nomentana / Regina Margherita. Con la metropolitana, linea A a Termini o linea B a Castro Pretorio, poi proseguendo di superficie. Da piazza dei Cinquecento a Termini bastano tre fermate del 90 in direzione Libia oppure sei fermate del 38 in direzione Porta di Roma.

Si può fotografare?

Dipende dalla singola mostra e dalle condizioni poste dai prestatori delle opere. La regola sicura è chiedere al personale di sala, e comunque evitare il flash e le riprese delle opere video.

Ci sono visite guidate?

Sì. La visita guidata individuale si tiene il sabato, la domenica e nei giorni festivi al costo di 4 euro oltre al biglietto. Per i gruppi la visita costa 100 euro, 80 euro per le scuole, con quota di prenotazione turno di 30 euro, 20 per le scuole.

Ci sono attività per bambini?

Sì, il Laboratorio d'Arte propone laboratori per la fascia 3-6 anni a 8 euro e per la fascia 7-11 anni a 12 euro con biglietto e attività inclusi, oltre a un programma per le scuole e per le famiglie.

Quanto tempo serve per visitare il museo?

Con due o tre mostre in corso il tempo ragionevole è fra due ore e mezza e tre ore. Se ti interessa una sola mostra, un'ora abbondante può bastare, ma è un peccato considerato che il biglietto le copre tutte.

Il museo era aperto durante i lavori dell'estate 2026?

Sì. Dal 14 luglio 2026, per l'intervento straordinario di Roma Capitale sull'impianto di climatizzazione dell'ala storica, sono rimasti chiusi il cinema, le sale espositive dell'ala storica e una delle due aule studio, mentre il resto del museo ha continuato ad accogliere il pubblico con "Le imperfezioni" e con la mostra di Miriam Cahn. Nel periodo dei lavori era attiva una promozione due biglietti al prezzo di uno.

C'è un bar o un ristorante?

Sì, sulla terrazza del museo, Materia Terrazza MACRO. Dentro il museo ci sono anche una libreria d'arte e due aule studio aperte al pubblico.

Chi gestisce il MACRO?

L'Azienda Speciale Palaexpo, ente strumentale di Roma Capitale, che gestisce anche il Palazzo delle Esposizioni, il Mattatoio e il Museo delle Periferie. Fino al 2017 il museo faceva parte del sistema Musei in Comune della Sovrintendenza Capitolina.

Chi dirige il museo?

Dal marzo 2025 la direzione è affidata a Cristiana Perrella.

Ci sarà una quarta edizione del Premio Paul Thorel?

Il premio ha cadenza annuale e ogni edizione viene presentata con un'istituzione museale diversa. Per la sede e il calendario della prossima edizione la fonte da guardare è la Fondazione Paul Thorel, che annuncia selezione e vincitori nel corso dell'anno.

In sintesi

"Le imperfezioni" è stata una mostra piccola per numero di artiste e grande per ambizione teorica: tre ricerche sull'errore, sul residuo e sulla sorveglianza, prodotte dentro lo studio napoletano di un pioniere dell'immagine digitale e portate per la prima volta fuori dalla Campania, dentro un museo romano che è a sua volta un collage di epoche mal combacianti. Chi l'ha vista nelle settimane strane di luglio e agosto 2026, con metà MACRO chiuso per lavori e le sale semivuote, ha avuto la versione migliore possibile di una mostra del genere: silenziosa, lenta, senza folla. Chi non l'ha vista può tenere a mente tre nomi, De Nicola, Fenara e Longhi, e cercare i loro libri d'artista, che sopravvivono alla mostra per definizione.

Se stai costruendo un giro d'arte contemporanea a Roma, il MACRO va messo in coppia con il Mattatoio o con il Palazzo delle Esposizioni, perché la stessa azienda li programma e i calendari si parlano. E va visitato con l'atteggiamento giusto: non è un museo che si attraversa, è un museo che si percorre in diagonale.

Noi di estateromana.com ci occupiamo di Roma e del Lazio, ma l'ecosistema è più largo e a volte serve altro. Se stai organizzando un viaggio in Italia e ti servono itinerari, tempi realistici e consigli scritti da chi ci vive, la guida di riferimento è Italy Planner, che lavora in inglese sulle domande che i visitatori stranieri si pongono davvero. Se invece sei del mestiere, cioè guida turistica, accompagnatore, tour leader o organizzatore di gruppi, lo strumento giusto è Tour Leader Pro, pensato per chi i musei li deve prenotare, spiegare e gestire con venti persone al seguito e non con due. Sono due progetti diversi con lo stesso principio di fondo: informazioni verificate, scritte da persone, senza scorciatoie.

Tagsbigliettieventi Roma 2026Le Imperfezioni — Premio Paul Thorel al MACRO (3ª edizione)MostreRoma

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Data Evento29 Aprile 2026 10:00 — 30 Agosto 2026
IndirizzoVia Nizza 138, 00198 Roma Roma Città
CategorieEventiMostre
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