Sergio Cammariere in concerto a Roma — 11 dicembre 2026
L'evento. Sergio Cammariere è annunciato a Roma per venerdì 11 dicembre 2026 alla Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, il complesso di Renzo Piano nell'area del Villaggio Olimpico, quella che tutti in città chiamano semplicemente Flaminio. È un concerto al pianoforte, costruito sul repertorio di trent'anni di canzone d'autore attraversata dal jazz, con lo spazio per l'improvvisazione che in questo artista non è mai un accessorio ma la struttura portante della serata.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Chi suona. Sergio Cammariere, nato a Crotone il 15 novembre 1960, è pianista prima ancora che cantautore, e la differenza si sente dal primo minuto. Il grande pubblico lo ha conosciuto nel 2003 con "Tutto quello che un uomo" al Festival di Sanremo, ma la sua storia comincia molto prima, fra colonne sonore per il cinema, premi della critica e una lunga militanza nella scena jazz italiana. Dal vivo porta un trio o un quartetto, a seconda della produzione, e il pianoforte resta il centro di gravità di tutto.
Dove si suona. La Sala Sinopoli è la sala mediana dell'Auditorium, intitolata al direttore d'orchestra Giuseppe Sinopoli. Le schede della struttura le attribuiscono 1.133 posti, contro i 2.756 della Sala Santa Cecilia e i 673 della Sala Petrassi. È una sala al chiuso, con galleria su tre lati e un'acustica progettata per adattarsi al numero di esecutori: per un concerto di pianoforte e voce a dicembre, difficilmente potresti chiedere di meglio a Roma.
Se ti interessa il resto della stagione musicale romana, la pagina dei concerti raccoglie gli appuntamenti in città, e la scheda dell'Auditorium Parco della Musica racconta il complesso nel dettaglio.
Il concerto dell'11 dicembre 2026 in Sala Sinopoli, quello che si sa e quello che conviene controllare
Comincio dalla cosa più onesta che posso dirti. La presenza di Sergio Cammariere in cartellone alla Sala Sinopoli per l'11 dicembre 2026 risulta dall'annuncio dell'evento, ed è la data intorno alla quale è costruita tutta la pagina che stai leggendo. Non è però una di quelle informazioni che io possa considerare blindate come si blinda un orario di apertura del Colosseo: le date dei concerti si spostano, cambiano sala, slittano di ventiquattro ore per ragioni di produzione, e capita anche a artisti molto più abitudinari di lui. Prima di comprare un biglietto aereo o prenotare un albergo per quella sera, il gesto giusto è una verifica sul calendario ufficiale dell'Auditorium. Trenta secondi, e ti risparmiano un viaggio a vuoto.
Detto questo, la collocazione ha senso e non stona per niente. Cammariere suona da sempre nei teatri e nelle sale da concerto, non nei palasport, e la Sala Sinopoli è esattamente la misura del suo pubblico romano: poco più di mille persone, tutte sedute, tutte a distanza ragionevole dal pianoforte. Dicembre, poi, è il mese in cui il suo repertorio funziona meglio. Le canzoni di Cammariere hanno un fondo di malinconia mediterranea che d'estate, all'aperto, si disperde; dentro una sala riscaldata, con la città bagnata fuori, si condensa.
Che tipo di serata aspettarsi
Se non lo hai mai visto dal vivo, ti anticipo la forma tipica dei suoi concerti, perché sapere cosa sta arrivando cambia il modo in cui ci si siede. Cammariere non fa lo show. Non ci sono cambi d'abito, non c'è una scenografia narrativa, non c'è un video dietro. C'è un pianoforte a coda, una luce calda, e un uomo che alterna canzoni cantate a lunghi passaggi strumentali. In mezzo parla, e parla bene: racconta come è nato un brano, cita un musicista, fa una battuta sulla Calabria o su Roma. Il registro è quello confidenziale del jazz club trasportato in una sala da millecento posti.
La conseguenza pratica è che il silenzio diventa parte dello spettacolo. Nei suoi concerti i finali di brano si spengono lentamente, spesso su un accordo tenuto con il pedale, e il pubblico che applaude troppo presto rovina l'effetto a tutti. Se vai, aspetta che la mano si stacchi dalla tastiera. È una cortesia che nelle sale romane si è molto persa e che qui invece conta.
Sulla durata non voglio inventarti numeri. I concerti di questo formato, in Italia, tendono a stare fra l'ora e quaranta e le due ore, intervallo compreso quando c'è. Programma la serata con quel margine e non ti troverai a guardare l'orologio pensando all'ultimo metro.
Biglietti, posti, e quale settore scegliere
I biglietti per gli eventi in Sala Sinopoli si acquistano tramite la biglietteria ufficiale dell'Auditorium, online oppure fisicamente al botteghino del complesso. Non mi metto a citarti prezzi che a distanza di mesi sarebbero falsi; ti do invece il criterio, che quello non scade.
La Sala Sinopoli ha una platea e una galleria che corre su tre dei quattro lati. Per un concerto di pianoforte e voce, la platea centrale fra la quinta e la quindicesima fila è la scelta più sicura: sei abbastanza vicino da vedere le mani sulla tastiera e abbastanza lontano da ricevere il suono già composto, non sparato. Le primissime file hanno un fascino evidente ma ti mettono sotto il livello del palco, con il coperchio del pianoforte che ti nasconde metà del lavoro.
La galleria frontale, per un concerto acustico, non è affatto una punizione: da lì il suono arriva più omogeneo e il colpo d'occhio sulla sala è migliore. Le gallerie laterali, invece, hanno il difetto di tutte le gallerie laterali del mondo: se capiti dalla parte sbagliata rispetto all'apertura del pianoforte, senti meno corda e più legno. Se compri all'ultimo momento e ti restano solo quelle, scegli il lato verso cui punta il coperchio, che nella disposizione standard è quello alla destra del pubblico.
Orario, guardaroba, e le cose che fanno perdere venti minuti
Gli eventi serali dell'Auditorium partono in genere fra le 20:30 e le 21:00, ma l'orario esatto è quello scritto sul biglietto e non quello che ricordi tu. Arriva con quaranta minuti di anticipo, non con dieci. Il motivo non è la fila ai tornelli, che scorre; è il guardaroba. A dicembre entrano tutti con cappotti, sciarpe e ombrelli, e il deposito diventa il vero collo di bottiglia della serata, sia all'entrata sia soprattutto all'uscita, quando millecento persone lo assaltano contemporaneamente.
Il mio suggerimento banale e molto efficace: se hai un cappotto che puoi tenere piegato in grembo, tienilo. Uscire dalla Sala Sinopoli senza doversi rimettere in coda al guardaroba significa arrivare al tram o all'auto con dieci minuti di vantaggio su tutti gli altri, e a quell'ora, in quella zona, dieci minuti valgono parecchio.
Nelle sale dell'Auditorium l'ingresso a concerto iniziato viene regolato dal personale, che di norma fa entrare i ritardatari solo negli intervalli fra un brano e l'altro e li accompagna ai posti liberi più vicini, non necessariamente ai tuoi. Per un concerto di pianoforte, dove i silenzi contano, è una regola che applicano con una certa severità. Traduzione: se arrivi tardi rischi di sentire il primo quarto d'ora in piedi in fondo.
Chi è Sergio Cammariere, per chi lo conosce solo per una canzone
C'è un equivoco che accompagna Cammariere da oltre vent'anni ed è il caso di scioglierlo subito, perché condiziona il modo in cui si ascolta un suo concerto. Molti lo archiviano come il cantautore garbato che nel 2003 arrivò terzo a Sanremo con una canzone elegante. È vero, e non è per niente tutta la storia. Quando salì su quel palco aveva già quarantadue anni, una discografia jazz alle spalle, una decina di colonne sonore per il cinema italiano e un Premio Tenco. Sanremo non lo ha creato: lo ha reso visibile.
Crotone, il pianoforte, e la lunga gavetta invisibile
Nasce a Crotone nel 1960 e la Calabria, nella sua musica, non è folklore ma temperatura. Il mare che compare ossessivamente nei suoi titoli non è il mare cartolina: è quello ionico, largo e vuoto, che guarda verso est. Negli anni ottanta e novanta lavora soprattutto come musicista e compositore, lontano dai riflettori. Nel 1992 firma la sua prima colonna sonora per "Quando eravamo repressi" di Pino Quartullo; l'anno dopo esce "I ricordi e le persone", a nome Kunstler, Cammariere e Stress Band, prodotto da Vincenzo Micocci, un nome che per chi conosce la storia della discografia italiana vale come una credenziale.
Seguono altri lavori per il cinema: "Teste rasate" di Claudio Fragasso nel 1994, "Uomini senza donne" di Angelo Longoni nel 1996, e una serie di film e cortometraggi che oggi quasi nessuno collega al suo nome. È in quegli anni che si costruisce il mestiere vero, quello di chi deve scrivere musica a comando, su misura di una scena, e impara a far dire molto a poche note.
Nel 1997 partecipa al Premio Tenco e vince il Premio IMAIE come migliore musicista e interprete della rassegna, con voto unanime della giuria. Nel 1998 pubblica l'EP "Tempo perduto". Nel 1999 va in scena al Teatro Flaiano di Roma, con Giorgia O'Brien, nello spettacolo "Oggetti smarriti" per la regia di Rossana Siclari. Roma, insomma, ce l'ha nel curriculum da molto prima di essere famoso.
Il disco che cambia tutto
Il 20 agosto 2001 esce "Dalla pace del mare lontano", il suo album d'esordio da solista, edito da Via Veneto Jazz e prodotto da Biagio Pagano. È il disco che stabilisce la sua grammatica: testi di Roberto Kunstler, un omaggio a Charles Trenet con parole di Pasquale Panella, e una squadra di musicisti presa di peso dal jazz italiano e internazionale. Fabrizio Bosso alla tromba e al flicorno, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Amedeo Ariano alla batteria, Olen Cesari al violino, Alex Britti alle chitarre.
Il 2002 è l'anno dei riconoscimenti: Premio Carosone, Premio De André come migliore artista dell'anno, Targa Tenco come migliore opera prima. Vince anche il referendum di Musica e dischi come migliore artista emergente. A quarantadue anni, uno che suonava da venti, viene ufficialmente classificato come emergente. La storia della musica italiana è piena di queste comicità involontarie.
Sanremo 2003 e quello che venne dopo
La partecipazione al Festival di Sanremo del 2003 con "Tutto quello che un uomo" gli porta il terzo posto, il Premio della Critica, il premio per la migliore composizione musicale e due dischi di platino. Nello stesso anno riceve da Assomusica il premio per il miglior live dell'anno, ed esce l'album video registrato al Teatro Strehler di Milano. È il momento in cui il pubblico generalista lo scopre, e in cui lui, con una scelta che gli va riconosciuta, decide di non trasformarsi in quello che il pubblico generalista si aspettava.
Nel 2004 arriva "Sul sentiero", dodici composizioni su testi di Kunstler, Panella e, per un brano, Samuele Bersani, più due strumentali. Nello stesso anno divide il palco con Toots Thielemans a Pescara Jazz, che per un pianista cresciuto nel jazz vale più di una classifica. Nel 2006 esce "Il pane, il vino e la visione". Nel 2007 firma la colonna sonora de "L'abbuffata" di Mimmo Calopresti e vince il premio per la migliore colonna sonora al Festival Internazionale del Cinema Mediterraneo di Montpellier.
Torna a Sanremo nel 2008 con "L'amore non si spiega", cantata anche in duetto con Gal Costa. Da lì nasce "Cantautore piccolino", disco antologico dedicato a Sergio Bardotti e Bruno Lauzi che arriva primo in classifica e diventa disco d'oro: dentro ci sono un omaggio a Keith Jarrett con "My Song", una lettura di "Estate" di Bruno Martino con Fabrizio Bosso alla tromba e alcuni inediti, fra cui "Nord", per solo pianoforte.
Gli anni dieci, il jazz che si allarga
Nell'ottobre 2009 pubblica "Carovane", tredici brani in cui entrano strumenti che con il jazz italiano non c'entrano niente: sitar, moxeno, vina, tampura, tabla. Nello stesso anno interpreta un brano di Randy Newman per la versione italiana de "La principessa e il ranocchio" della Disney. Nel 2010, insieme a Fabrizio Bosso, scrive il commento sonoro per tre comiche di Charlie Chaplin. Nel 2011 firma con Dacia Maraini "Teresa la ladra", tratto da "Memorie di una ladra", e incide "Anema e core" con Lucio Dalla e Olen Cesari al violino.
Nel marzo 2012 esce l'album omonimo, "Sergio Cammariere", dedicato all'amico Pepi Morgia, artista delle luci: dodici tracce che vanno dal jazz alla bossa nova, dal samba a ritmi balcanici. Nel settembre 2014 arriva "Mano nella mano" per Sony Music, undici tracce fra cui un omaggio a Bruno Lauzi, con Antonello Salis alla fisarmonica e Gegè Telesforo alla voce.
Nel novembre 2016 pubblica "Io", e qui c'è un dettaglio romano che vale la pena di conoscere prima di entrare in Sala Sinopoli: il disco è stato registrato fra la Casa del Jazz e l'Auditorium Parco della Musica. Non è un concerto in una sala qualsiasi, per lui. È una sala in cui ha già lavorato. Dentro "Io" ci sono due duetti, "Cyrano" con Gino Paoli e "Con te o senza te" con Chiara Civello, e un jazz waltz intitolato "Chi sei" in omaggio a Sergio Endrigo, con l'orchestra d'archi diretta da Paolo Silvestri.
Nel 2017 esce "Piano", il suo primo disco interamente per pianoforte solo, che contiene "Dodici minuti di pioggia", tratto dall'omonimo film di Fabio Teriaca e premiato come migliore canzone ai Los Angeles Film Awards nell'aprile 2019. Nel maggio 2019 pubblica "La fine di tutti i guai", con tutti i testi di Roberto Kunstler e la formazione che lo accompagna dal vivo da anni: Amedeo Ariano, Luca Bulgarelli, Daniele Tittarelli al sax soprano, Bruno Marcozzi alle percussioni.
Gli anni venti, fino a oggi
Nel febbraio 2020 rende omaggio a Sergio Endrigo in televisione reinterpretando "L'arca di Noè". In aprile esce "Tu, io e domani", scritto da Joe Barbieri e cantato con Fabrizio Bosso, Luca Bulgarelli e Tosca, con il ricavato destinato alla Protezione Civile impegnata nella pandemia. Nel marzo 2021 pubblica con Rizzoli il libro "Libero nell'aria", scritto con Cosimo Damiano Damato. Il 14 maggio dello stesso anno esce "Piano nudo", album interamente strumentale. In dicembre viene reso disponibile "In concerto al Teatro Sistina", registrato a Roma nel 2003.
Nell'aprile 2023 pubblica "Una sola giornata", tredici brani fra swing, jazz e bossa nova, lavorati nell'arco di circa otto anni. Nello stesso periodo compone, con Lucio Gregoretti, le musiche per "La quattordicesima domenica del tempo ordinario" di Pupi Avati. Nell'ottobre 2024 la sua città gli assegna il Pitagora d'oro, la massima onorificenza cittadina di Crotone. Nel novembre 2025 esce "La pioggia che non cade mai", ancora una volta con i testi di Roberto Kunstler, con Alfredo Golino, Ares Tavolazzi, Alfredo Paixão, Luca Bulgarelli, Amedeo Ariano, Daniele Tittarelli e Giovanna Famulari.
Nel giugno 2026, pochi mesi prima della data romana, viene pubblicato su tutte le piattaforme il suo primo EP, "Tempo perduto", registrato nel 1998 e rimasto per quasi trent'anni in una forma difficile da reperire: cinque brani più la versione dal vivo di "Dalla pace del mare lontano" dal Premio Tenco 1997. Chi va al concerto dell'11 dicembre ci va quindi in un momento particolare della sua carriera, con un disco nuovo dell'anno prima e un ritorno alle origini appena riemerso.
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, capire dove metti piede
Molti arrivano all'Auditorium pensando di andare a un teatro. Non è un teatro. È una cittadella della musica su cinquantacinquemila metri quadrati, compresa fra Villa Glori, il Villaggio Olimpico, il viadotto di corso di Francia e viale Maresciallo Pilsudski, e vale la pena di arrivarci con mezz'ora di margine anche solo per girarla.
Renzo Piano e i tre scarabei
Il progetto è di Renzo Piano, vincitore di un concorso a inviti bandito nel 1993. I tre volumi principali sono le tre sale da concerto, ospitate in edifici di dimensioni diverse, rivestiti di piombo, disposti a raggiera intorno a un teatro all'aperto, la cavea. La forma a cui somigliano, e con cui tutti a Roma li hanno battezzati, è quella di tre scarabei posati sul prato. Attorno corre un terrazzo praticabile che si può percorrere a piedi, e da lì la sagoma delle coperture in piombo, con la pioggia sopra, è una delle cose più belle e meno fotografate della Roma contemporanea.
Piano lavorò in coppia con Jürgen Reinhold dello studio Müller-BBM di Monaco di Baviera per l'acustica delle tre sale, e con l'architetto paesaggista Franco Zagari per gli spazi esterni. Il complesso è stato inserito nel Censimento delle architetture italiane dal 1945 a oggi, promosso dal Ministero della cultura; nella tipologia degli edifici per la promozione culturale la banca dati raccoglie settantanove architetture, e soltanto due soddisfano tutti e sette i criteri previsti dalla metodologia: l'Auditorium Parco della Musica e la ristrutturazione del Lingotto di Torino, entrambe del Renzo Piano Building Workshop.
Le sale, i numeri veri
Le tre sale portano i nomi di Santa Cecilia, patrona della musica, con 2.756 posti; di Giuseppe Sinopoli, con 1.133 posti; e di Goffredo Petrassi, con 673 posti, sala che all'inaugurazione si chiamava ancora genericamente Sala Settecento dal numero di poltrone. A queste si aggiungono la cavea all'aperto da circa tremila posti, intitolata a Luciano Berio, e il Teatro Studio da 308 posti, intitolato a Gianni Borgna.
Oltre alle sale ci sono tre studi di registrazione, sale prove, un foyer che è in realtà l'atrio comune alle tre sale, bar, una caffetteria, un ristorante con accesso anche dalla strada e una libreria grande. Il complesso ospita gli uffici della Fondazione Musica per Roma, che lo gestisce, e dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, di cui è sede principale dal 2003.
Perché la Sala Sinopoli è la sala giusta per questo concerto
La Sala Santa Cecilia è progettata per l'orchestra sinfonica e ha un tempo di riverbero attorno ai 2,2 secondi, un valore fuori dal comune pensato per far arrivare il suono di strumenti acustici a oltre 2.700 posti senza amplificazione. Bellissimo per Mahler. Non ideale per un pianoforte e una voce, dove la coda del riverbero rischia di impastare le parole.
La Sala Sinopoli è l'esatto contrario di una sala specializzata: la sua prerogativa dichiarata è l'adattabilità dello spazio interno in funzione del numero di esecutori e del comportamento acustico richiesto dall'evento. Esteticamente è più sobria, con pareti e controsoffitto perpendicolari, senza i gusci in ciliegio americano che rendono spettacolare la sala grande. È una sala che lavora, non una sala che si fa guardare. Per la canzone d'autore, per il jazz da club portato in formato teatro, per il pianoforte solo, è la scelta naturale dell'Auditorium.
Una curiosità su Sergio Cammariere in concerto a Roma — 11 dicembre 2026
La curiosità che preferisco raccontare su Sergio Cammariere non riguarda un disco. Riguarda la parentela. Sergio Cammariere è cugino di Rino Gaetano. Tutti e due di Crotone, tutti e due finiti a Roma, tutti e due dentro la canzone italiana, e con due destini che più diversi non potrebbero essere: Rino Gaetano morto a trent'anni sulla via Nomentana nel 1981, con una fama esplosa e poi cresciuta postuma fino a diventare culto popolare; Sergio Cammariere emerso vent'anni dopo, a una età in cui gli altri smettono, con una carriera lenta e lunghissima.
Non è una parentela che lui abbia mai sfruttato, e questo va detto. Per decenni non l'ha quasi mai messa in prima riga. È venuta fuori pubblicamente soprattutto nel 2011, quando Cammariere partecipò alla prima edizione del Rino Gaetano Day a piazza Sempione, a Monte Sacro, a poche centinaia di metri da dove Rino Gaetano viveva a Roma, e a trent'anni esatti dalla sua morte. Sul palco quella sera c'erano fra gli altri Ernesto Bassignano, Claudio Santamaria e Andrea Rivera.
La cosa interessante non è il fatto anagrafico, è quello che ci fai. Cammariere ha dichiarato più volte di essere ammiratore delle canzoni del cugino, e in particolare di quelle legate alla Calabria: "Anche questo è sud", "I tuoi occhi sono pieni di sale", "Ad esempio a me piace il sud". Se tieni a mente questo elenco e poi ascolti il modo in cui Cammariere tratta il Sud nei suoi testi, il filo si vede benissimo. Sono due modi opposti di dire la stessa cosa. Rino Gaetano prendeva il dolore e lo mascherava da filastrocca, con la rima assurda e la voce ruvida. Cammariere prende lo stesso materiale e lo veste da bossa nova, con l'accordo di nona e la dizione impeccabile. Il sarcasmo dell'uno e l'eleganza dell'altro sono due strategie per non piangere in pubblico.
Portati questa informazione in Sala Sinopoli l'11 dicembre. Quando lui attacca uno dei brani in cui il mare compare come orizzonte fisso, quel mare non è una cartolina turistica: è lo Ionio visto da una famiglia crotonese che ha mandato a Roma due musicisti in due generazioni diverse, e ne ha riavuto indietro uno solo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Sergio Cammariere in concerto a Roma — 11 dicembre 2026
Eccola, ed è un fatto strutturale che cambia il modo in cui si ascolta la serata: Sergio Cammariere non è un cantautore che ha imparato a suonare il pianoforte, è un pianista che a un certo punto ha cominciato a cantare. Sembra una distinzione da pedanti. Non lo è affatto, e chi va ai suoi concerti aspettandosi la scaletta di canzoni con accompagnamento perde metà della serata.
Il segnale più chiaro è nella sua discografia, dove i dischi strumentali non sono incidenti. "Piano" del 2017 è il primo disco interamente per pianoforte solo. "Piano nudo" del 2021 è integralmente strumentale. In quasi tutti gli album cantati ci sono uno o due brani senza parole: "Nord" dentro "Cantautore piccolino", "Casa Lumière" e "Capocolonna" dentro "Sul sentiero", "Thomas" ed "Essaouira" dentro l'album omonimo del 2012. Nessun cantautore normale fa questo. Un pianista sì.
Il secondo segnale è la lista dei suoi compagni di lavoro. Fabrizio Bosso, Luca Bulgarelli, Amedeo Ariano, Bruno Marcozzi, Daniele Tittarelli, Javier Girotto, Stefano Di Battista, Roberto Gatto, Gabriele Mirabassi, Bebo Ferra. Non sono turnisti pop, sono l'ossatura del jazz italiano degli ultimi trent'anni. Uno che porta in studio e sul palco questa gente non sta cercando un tappeto sonoro: sta cercando gente che risponda.
La conseguenza pratica per te, l'11 dicembre, è duplice. Primo: i momenti più alti della serata rischiano di capitare quando nessuno canta. Se durante un assolo ti distrai perché aspetti il ritornello, hai sbagliato concerto. Secondo: la scaletta non è blindata. Nei concerti costruiti sull'improvvisazione l'ordine dei brani, la durata delle introduzioni e perfino l'arrangiamento cambiano di sera in sera, in funzione della sala, dell'umore e di come suonano gli altri. Andare a un concerto di Cammariere aspettandosi la riproduzione fedele dei dischi è come andare a un ristorante di pesce e ordinare quello che avevi mangiato l'anno prima.
E c'è una terza conseguenza, meno ovvia. Un concerto costruito sul pianoforte in una sala da 1.133 posti è, in termini di rapporto qualità e prezzo dell'ascolto, uno dei migliori affari della stagione musicale romana. Il suono di un pianoforte a coda in una sala con quel volume d'aria ti arriva addosso in un modo che nei palazzetti non esiste e che nei club, dove la gente parla e il bicchiere tintinna, esiste a metà.
Il consiglio che ti do per visitare Sergio Cammariere in concerto a Roma — 11 dicembre 2026
Il consiglio numero uno non riguarda la musica, riguarda la logistica, e lo dico per esperienza di troppe serate all'Auditorium finite peggio del necessario: non venire in macchina se hai un'alternativa, e se vieni in macchina non contare sulla strada.
Come arrivare senza stress
L'area del Villaggio Olimpico ha un difetto riconosciuto fin dalla progettazione: la metropolitana non ci arriva. La stazione più vicina è piazzale Flaminio, sulla linea A, e da lì restano un paio di chilometri. Il collegamento classico è il tram 2, che parte proprio da piazzale Flaminio e risale viale Tiziano: si scende alla fermata Apollodoro e si fanno cinque o sei minuti a piedi verso viale Pietro de Coubertin. È il percorso che uso quasi sempre, e a dicembre ha il vantaggio di essere quasi tutto al coperto fra metro e tram.
In alternativa ci sono le linee di autobus che percorrono viale Tiziano, via Flaminia e la zona di piazza Apollodoro. Non ti scrivo i numeri a memoria, perché le linee romane cambiano percorso più spesso di quanto sarebbe ragionevole: apri l'app del trasporto pubblico il giorno stesso e fatti dare la combinazione dal punto in cui parti.
Se vieni dal centro storico e sei in due o tre persone, il taxi da piazza del Popolo all'Auditorium è una corsa breve e, divisa, costa meno di quanto immagini. Il problema è il ritorno: a fine concerto millecento persone escono insieme e i taxi liberi in viale de Coubertin diventano un miraggio. Prenota il ritorno prima di entrare in sala, oppure metti in conto di risalire a piedi verso viale Tiziano, dove il traffico passante ne offre di più.
Il parcheggio, e perché conviene deciderlo prima
L'Auditorium dispone di un parcheggio interrato con ingresso dal lato di viale Pietro de Coubertin, ed è la soluzione più comoda in assoluto, a patto di arrivare presto. Nelle sere di doppio evento, quando cioè si suona contemporaneamente in Santa Cecilia e in Sinopoli, i posti finiscono bene prima dell'inizio degli spettacoli e la coda in rampa si mangia i venti minuti che pensavi di avere in tasca.
La sosta lungo viale Tiziano e nelle strade del Villaggio Olimpico è possibile ma competitiva, con molti stalli a pagamento e residenti che la sera tornano a casa. Se decidi per l'auto, la regola che funziona è banale: essere lì alle 19:45 per un concerto delle 21:00, cenare con calma dentro il complesso o nei dintorni, e presentarsi in sala riposato invece che sudato.
Cosa fare prima del concerto
Dicembre gioca a favore. L'Auditorium, nelle settimane che precedono il Natale, ospita da anni allestimenti natalizi negli spazi esterni e nella piazza fra le tre sale, e il complesso è vivo già dal pomeriggio. Arrivare presto significa poter passeggiare sul terrazzo esterno, guardare la città dall'alto della cavea vuota e fredda, entrare nella libreria, prendere qualcosa al bar senza la calca dell'intervallo.
Se hai un pomeriggio libero, nel raggio di pochi minuti a piedi hai il MAXXI, il museo nazionale delle arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid, che chiude in tarda serata solo in alcune giornate ma che di pomeriggio è perfetto da abbinare a un concerto della sera. Dall'altro lato, il Ponte della Musica porta pedoni e biciclette sulla sponda del Foro Italico in cinque minuti, e al tramonto di dicembre, con il fiume basso e la luce radente, è uno dei posti più sottovalutati di Roma.
Dentro il complesso, se ti interessa la storia degli strumenti, vale la visita il museo degli strumenti musicali legato all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che conserva la collezione dell'istituzione. Gli orari vanno controllati prima, perché non seguono quelli dei concerti.
Come vestirsi, che a dicembre non è un dettaglio
Dentro la Sala Sinopoli fa caldo. Fuori, in viale de Coubertin, alle undici di sera di un dicembre romano, ci sono spesso cinque gradi e un vento che arriva dal fiume senza niente che lo fermi, perché il complesso è circondato da spazi aperti. La combinazione peggiore è il cappotto pesante che ti cuoce in sala e il nulla sotto. Vestirsi a strati qui non è un consiglio da rivista: è la differenza fra uscire contento e uscire con il mal di gola.
Sul codice di abbigliamento, nessuna formalità. All'Auditorium si va come si è. Vedrai signore in pelliccia accanto a ragazzi in felpa, e nessuno che ci faccia caso. È una delle cose che rendono questo posto più civile di certe sale da concerto europee.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che l'Auditorium fu progettato da Renzo Piano. Lo sanno tutti, è scritto ovunque, e in genere il discorso finisce lì. Quello che quasi nessuno racconta è che il progetto che vedi oggi non è il progetto che Piano aveva disegnato, e che a cambiarglielo furono i Romani morti duemila anni prima.
Durante gli scavi per le fondazioni, alla fine degli anni novanta, emersero i resti di una villa romana di età repubblicana, con vasche, cisterne e una torchiatura per il vino. In Italia una scoperta del genere ferma tutto. Il cantiere si bloccò, la Soprintendenza intervenne, e il progetto originario dovette essere modificato in modo sostanziale: due dei tre scarabei furono traslati verso ovest, fino quasi a sfiorare il viadotto di corso di Francia che taglia in due il Villaggio Olimpico. Per far posto a quello spostamento fu necessario intervenire anche sulla viabilità della zona, con la chiusura al traffico automobilistico di viale De Coubertin.
I reperti non furono nascosti né spediti in un magazzino. Sono esposti in un piccolo museo ricavato sotto la cavea, e i resti della villa si vedono ancora all'aperto, nello spazio compreso fra la Sala Santa Cecilia e proprio la Sala Sinopoli, quella dove suonerà Cammariere. Cioè: per andare al concerto dell'11 dicembre passi, letteralmente, accanto a una villa romana del secondo secolo avanti Cristo, e la maggior parte del pubblico le cammina intorno guardando il telefono.
Il secondo lato poco citato della vicenda è meno romantico. Il cantiere ebbe una storia molto travagliata: il contratto con la ditta aggiudicataria fu risolto in corso d'opera e fu indetta una nuova gara d'appalto, i costi lievitarono parecchio e sulla lievitazione si concentrarono le critiche della Corte dei conti. La scelta stessa dell'area, decisa dal consiglio comunale nel 1992 dopo un dibattito lunghissimo, non convinceva tutti, e non solo per la conformazione del terreno: la distanza dalla metropolitana e dalle direttrici del trasporto pubblico era considerata un limite già allora. Chi stasera si lamenta di dover prendere il tram si sta lamentando di una decisione presa trentaquattro anni fa.
C'è poi il dettaglio dell'intitolazione, che è recente e che quasi nessuno usa nel parlato: dal 2020, dopo una delibera del consiglio comunale di Roma, il complesso è intitolato a Ennio Morricone. Dillo a un tassista e riceverai una pausa di silenzio; digli Auditorium e ti ci porta.
La foto giusta da fare a Sergio Cammariere in concerto a Roma — 11 dicembre 2026
Comincio dalla regola che vale dentro e che è bene sapere prima: nelle sale dell'Auditorium, durante i concerti, le riprese non sono libere. Il personale interviene sui telefoni alzati, e in una sala da millecento posti dove il pianoforte suona in acustica il fastidio è reale, non teorico. La foto giusta, quindi, quasi mai è quella del palco.
La foto che funziona davvero
La fotografia da portare a casa la fai fuori, e la fai prima. Il punto è il terrazzo praticabile che corre attorno agli edifici, all'ora blu, cioè nei venti minuti che seguono il tramonto. A dicembre a Roma il sole cala poco dopo le sedici e mezza, quindi verso le diciassette il cielo è di quel blu profondo che nessun filtro riesce a imitare, e le luci calde del complesso sono già accese. In quel momento le coperture in piombo delle tre sale smettono di essere grigie e diventano scure e lucide come il guscio di un insetto, che è esattamente l'effetto che Piano cercava.
Inquadratura: mettiti sul terrazzo con la cavea alle spalle e la Sala Sinopoli in diagonale, non frontale. Frontale, uno scarabeo sembra un magazzino. In diagonale si legge la curvatura, e la curvatura è tutto il progetto. Se piove, non chiudere la macchina: il legno e il piombo bagnati riflettono le luci e il pavimento della piazza diventa uno specchio. Le foto migliori che ho fatto in questo posto sono tutte di sere brutte.
Le altre due inquadrature che consiglio
La seconda è dal basso della cavea, l'anfiteatro all'aperto da tremila posti al centro del complesso. D'inverno è vuota e chiusa al pubblico per gli spettacoli, ma dal bordo si ottiene una prospettiva che d'estate, con i posti occupati, è impossibile: le gradinate vuote in primo piano e i tre volumi che le si stringono intorno.
La terza è la meno ovvia e la mia preferita: i resti della villa romana fra Santa Cecilia e Sinopoli, ripresi in modo da avere le pietre antiche in primo piano e il rivestimento in piombo della sala dietro, fuori fuoco. Duemiladuecento anni di distanza dentro un solo fotogramma, a dieci metri dalla biglietteria. Se la fai bene, è una foto che racconta Roma meglio di qualunque scorcio di centro storico.
Il ritratto di gruppo, e l'errore che fanno tutti
Se siete in gruppo e volete la foto ricordo della serata, fatela all'entrata e non all'uscita. All'uscita sarete stanchi, infreddoliti, con il cappotto abbottonato male e la faccia di chi vuole solo trovare un taxi. All'entrata siete riposati e le luci del foyer, che sono calde e diffuse, vi fanno un favore che nessuna luce esterna vi farà.
L'errore classico è invece il selfie con il biglietto in mano davanti al cartellone dell'evento: viene sempre mosso, sempre controluce, e fra un anno non ti dirà niente. Meglio una fotografia del pianoforte a coda sul palco vuoto, fatta appena entrati in sala mentre il pubblico si accomoda e non c'è ancora nessuno a suonare. Quella si può fare, non disturba nessuno, e a distanza di tempo è la fotografia che ti riporta davvero dentro la serata.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La Sala Sinopoli ha una particolarità che la distingue da tutte le altre sale dell'Auditorium e che non è solo un dettaglio da appassionati: è la sala con cui il complesso è nato. Non la sala grande, non la cavea. Questa.
21 aprile 2002, l'Auditorium apre proprio da qui
Il complesso fu inaugurato il 21 aprile 2002, giorno del Natale di Roma, con l'apertura della Sala Sinopoli. Il resto del cantiere non era finito, e per otto mesi la città ebbe un auditorium che consisteva in una sola sala funzionante. Quando l'11 dicembre 2026 entrerai per il concerto, entrerai quindi nello spazio da cui è cominciata tutta la vicenda del più frequentato complesso culturale italiano.
All'inaugurazione, nonostante l'età molto avanzata, volle essere presente Goffredo Petrassi, il compositore a cui poco dopo, alla sua morte nel 2003, sarebbe stata intitolata la sala più piccola. Ed ebbe l'onore di una prima assoluta proprio in Sala Sinopoli: quella dell'Ouverture da Concerto per Orchestra che aveva composto nel 1931. Un pezzo scritto da un giovanissimo autore nell'Italia fra le due guerre, eseguito per la prima volta settantun anni dopo, in una sala nuova di zecca, davanti al suo autore quasi centenario. Roma produce queste coincidenze con una regolarità che altrove non esiste.
21 dicembre 2002, l'apertura del resto
Otto mesi dopo, il 21 dicembre 2002, fu aperto il resto del complesso e inaugurata la Sala Santa Cecilia, con un concerto dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Chung Myung-whun. Da quel momento l'Auditorium è la struttura che conosciamo, e dal 2003 è la sede stabile della stagione concertistica dell'Accademia, che qui ospita anche la propria Bibliomediateca e il museo degli strumenti musicali.
2006, arriva la Festa del Cinema
Dal 2006 l'Auditorium ospita la Festa del Cinema di Roma, che ha trasformato il complesso, per una decina di giorni all'anno, in una macchina da tappeti rossi, code e conferenze stampa. Per chi frequenta il posto per la musica, è l'unico periodo dell'anno in cui trovare parcheggio diventa una faccenda seria. A dicembre, per fortuna, quel problema non si pone.
Il 2016, quando anche Cammariere ci ha lavorato
C'è un avvenimento minore che però lega direttamente l'artista alla sala, e che vale la pena di segnalare proprio nella pagina di questo concerto: l'album "Io", uscito nel novembre 2016, fu registrato fra la Casa del Jazz e l'Auditorium Parco della Musica. Dentro c'è l'orchestra d'archi diretta da Paolo Silvestri. Non è raro che un artista incida in questo complesso, visto che ospita tre studi di registrazione, ma per Cammariere significa che l'11 dicembre 2026 non arriva in una sala qualsiasi: arriva in un luogo che ha già usato come strumento di lavoro.
2020, il nome di Morricone
Nel 2020, con una delibera del consiglio comunale di Roma, l'Auditorium è stato intitolato a Ennio Morricone, scomparso quello stesso anno. Il nome completo, quello che compare sui documenti ufficiali e sui biglietti, è Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Nell'uso quotidiano dei romani, però, la struttura resta l'Auditorium e basta, e "andare all'Auditorium" è una frase che a Roma non ha bisogno di ulteriori specificazioni.
I numeri che raccontano quanto è grosso
Un dato per capire la scala. Nel corso del 2016 la sola Fondazione Musica per Roma ha realizzato negli spazi del complesso 608 eventi, esclusi gli appuntamenti di natura congressuale, con un incasso di 9.702.260 euro e 287.109 biglietti venduti. I frequentatori totali del Parco della Musica nel 2014 furono calcolati in più di due milioni, dato che ha fatto parlare della struttura come della prima struttura culturale europea per numero di visitatori e della seconda al mondo dopo il Lincoln Center di New York. Un concerto in Sala Sinopoli è un piccolo evento dentro una macchina enorme, e questo spiega anche perché l'organizzazione, la sera, funzioni bene: qui di gente ne fanno passare tanta, tutti i giorni.
Chi è passato da Sergio Cammariere in concerto a Roma — 11 dicembre 2026
La domanda si presta a due letture, e le tengo tutte e due, perché tutte e due servono a chi si siede in poltrona l'11 dicembre.
Chi è passato dalla Sala Sinopoli e dall'Auditorium
Il primo nome, in ordine cronologico, è quello di Goffredo Petrassi, presente all'inaugurazione del 21 aprile 2002 per la prima assoluta della sua Ouverture da Concerto. Il secondo è quello di Chung Myung-whun, sul podio dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia per l'inaugurazione della sala grande nel dicembre dello stesso anno. Da allora l'Accademia, una delle più antiche istituzioni musicali del mondo, con un corpo accademico di settanta membri effettivi e trenta onorari, ha qui la sua sede: il suo attuale direttore musicale è Daniel Harding, la presidenza e la sovrintendenza sono di Massimo Biscardi.
Accanto alla programmazione classica corre quella della Fondazione Musica per Roma, che nelle tre sale porta rock, pop, jazz, musica contemporanea, lirica, elettronica ed etnica, e poi teatro, danza, circo, letteratura, poesia, mostre, incontri con gli autori, festival di scienza e del libro, oltre alle stagioni delle quattro orchestre residenti. Nelle sale di questo complesso, in poco più di vent'anni, è passata una quantità di musica che nessuna altra struttura italiana può vantare. Non elenco nomi che non sono in grado di verificare uno per uno, e ti risparmio la lista da manifesto: la sostanza è che se un artista internazionale suona a Roma in formato teatro, quasi sempre suona qui.
Chi è passato dal palco accanto a Cammariere
La seconda lettura è più utile per prepararsi alla serata. Chi ha lavorato con Sergio Cammariere dice moltissimo di che musica sentirai. Nella sua storia discografica e concertistica compaiono Fabrizio Bosso alla tromba e al flicorno, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Amedeo Ariano alla batteria, Bruno Marcozzi alle percussioni, Olen Cesari al violino, Daniele Tittarelli al sax soprano. E poi, a rotazione, Javier Girotto, Stefano Di Battista, Roberto Gatto, Gabriele Mirabassi, Bebo Ferra, Michele Ascolese, Antonello Salis, Arthur Maia, Alfredo Paixão, Ares Tavolazzi, Alfredo Golino, Max Ionata, Roberto Taufic, Jimmy Villotti, Gianni Ricchizzi, Sanjay Kansa Banik.
Sul fronte delle voci, ha duettato con Gal Costa a Sanremo nel 2008, con Gino Paoli e Chiara Civello in "Io", con Lucio Dalla in "Anema e core" nel 2011, con Tosca e Fabrizio Bosso in "Tu, io e domani" nel 2020, e nel 2007 era sul palco di Sanremo come ospite di Simone Cristicchi per "Ti regalerò una rosa". Ha inoltre condiviso il palco con Toots Thielemans a Pescara Jazz nel 2004.
Fra gli autori dei testi, la figura costante è Roberto Kunstler, che firma le parole di gran parte della sua produzione dal primo disco fino a "La pioggia che non cade mai" del 2025. Accanto a lui, nel tempo, Pasquale Panella, Sergio Secondiano Sacchi, Giulio Casale, Samuele Bersani. Fra i maestri riconosciuti, i nomi che torna a citare più spesso sono Sergio Endrigo, a cui ha dedicato più di un omaggio, Bruno Lauzi e Sergio Bardotti, ai quali è intitolato l'intero disco "Cantautore piccolino".
Un avvertimento necessario, e lo scrivo chiaro: nessuno di questi nomi è annunciato per la serata dell'11 dicembre. La formazione che accompagna Cammariere cambia da tour a tour, e in alcune produzioni recenti si è presentato in solo. Considerali come la genealogia della musica che sentirai, non come una lista di ospiti.
Il repertorio, cosa potrebbe suonare e cosa ascoltare prima di andarci
Non ti prometto una scaletta, per le ragioni dette sopra. Ti do però una preparazione all'ascolto, che è la cosa che rende un concerto una serata memorabile invece che un'ora e mezza gradevole.
I cinque brani da conoscere per forza
"Tutto quello che un uomo", del 2003, è il pezzo che conosci anche se pensi di non conoscerlo. Ha avuto una seconda vita nel 2021, quando è entrato nella colonna sonora del film di Giulio Base "Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma".
"Dalla pace del mare lontano", che dà il titolo all'album d'esordio, è il brano manifesto: il mare, la lontananza, l'accordo sospeso. Ne esiste una versione dal vivo registrata al Premio Tenco 1997, uscita nel giugno 2026 insieme all'EP "Tempo perduto", che è il modo migliore per sentire da dove viene tutto.
"Sorella mia", singolo del 2002, e "L'amore non si spiega", del 2008, sono le due canzoni che meglio mostrano come tratta la melodia quando decide di essere diretto.
"Cantautore piccolino" è la dichiarazione di poetica: un uomo che si definisce piccolo mentre scrive per dischi d'oro. Ironia calabrese pura.
"Tempo perduto", inciso nel 1998 e rimasto a lungo introvabile, è il brano più antico del suo repertorio da solista. Se lo suona, ti accorgerai che a distanza di quasi trent'anni è rimasto identico nel gesto pianistico.
Un brano strumentale a cui fare attenzione
"Nord", dentro "Cantautore piccolino", è una composizione per solo pianoforte. Ascoltala prima di andare, perché è il pezzo che meglio spiega la sua mano sinistra: ostinata, ritmica, quasi un basso, mentre la destra fa la melodia. Quando in concerto lo senti costruire un'improvvisazione su un tema, quel meccanismo è sempre lo stesso, e riconoscerlo trasforma l'ascolto.
Il contesto jazz, per chi vuole andare a fondo
Se vuoi capire in che tradizione lavora, i riferimenti che lui stesso ha portato nei dischi sono due, e sono dichiarati. Il primo è Keith Jarrett, di cui ha inciso "My Song" in "Cantautore piccolino": da lì viene l'idea del pianoforte che canta da solo, senza bisogno di parole. Il secondo è la bossa nova brasiliana, che compare ovunque nel suo fraseggio e che nel 2012 diventa esplicita con "Com'è che ti va", interpretazione di un brano scritto da Vinicius De Moraes con testo italiano di Sergio Bardotti e Nini Giacomelli.
Fra i due c'è un terzo riferimento meno citato: il jazz italiano degli anni novanta, quello dei club romani e delle etichette piccole. Se dopo il concerto ti viene voglia di sentire quella scena dal vivo, i posti giusti a Roma sono l'Alexanderplatz, storico jazz club della città, la Casa del Jazz, dove peraltro Cammariere ha registrato parte di "Io", e il Gregory's vicino a via Veneto.
Dicembre a Roma, come incastrare il concerto in una giornata sensata
Un concerto serale in un venerdì di dicembre è il punto di arrivo perfetto di una giornata romana costruita bene. Ti propongo due giri, secondo il tempo che hai.
Il giro breve, dal pomeriggio al concerto
Parti da piazza del Popolo a metà pomeriggio. Sali alla terrazza del Pincio, che a dicembre alle quattro ha già la luce buona, poi scendi e prendi la Flaminia verso nord. Se ti interessa l'architettura contemporanea, fermata al MAXXI; se ti interessa camminare, prosegui fino al Ponte Milvio, che di sera, illuminato, merita i dieci minuti di deviazione. Poi torni verso viale Tiziano e sei all'Auditorium in tempo per cenare presto.
Il giro lungo, per chi ha l'intera giornata
Mattina al centro, con la classica risalita dal Campidoglio, e se hai voglia di musei i Musei Capitolini a dicembre sono molto meno affollati che in estate. Pranzo lento. Pomeriggio a Villa Borghese, che da piazza del Popolo ti porta verso nord quasi senza uscire dal verde, e da lì si scende sul Flaminio. Arrivi all'Auditorium con le gambe stanche e la testa sgombra, che è esattamente la condizione giusta per un concerto di pianoforte.
Dove mangiare prima, senza illusioni
Dentro il complesso ci sono un bar, una caffetteria e un ristorante con accesso anche dalla strada. Sono comodi e prevedibili, con i pregi e i difetti della ristorazione dei luoghi di spettacolo: prezzi da luogo di spettacolo e servizio calibrato sugli orari degli eventi, quindi rapido. Se vuoi mangiare meglio, il Villaggio Olimpico e la zona di piazza Apollodoro e viale Tiziano hanno una discreta offerta di trattorie e pizzerie di quartiere. Il consiglio di metodo è sempre lo stesso: prenota, perché la sera dei concerti la zona si riempie tutta insieme, e nessuno di quei locali è grande.
Domande frequenti su Sergio Cammariere alla Sala Sinopoli
A che ora comincia il concerto
L'orario ufficiale è quello indicato sul biglietto e sul calendario dell'Auditorium. Gli eventi serali del complesso partono di norma fra le 20:30 e le 21:00. Considera quaranta minuti di anticipo per guardaroba e ingresso.
I posti sono numerati
Sì. La Sala Sinopoli è una sala con poltrone numerate, platea e galleria. Non esiste il posto in piedi e non esiste l'ingresso libero.
Si può fotografare o filmare durante il concerto
Le riprese durante gli spettacoli non sono consentite liberamente e il personale di sala interviene. Le fotografie negli spazi comuni, nel foyer e all'esterno non pongono problemi.
Il concerto è adatto ai bambini
Dipende dall'età e dall'abitudine. È un concerto seduto, con silenzi lunghi e senza amplificazione aggressiva: un bambino che regge un'ora e mezza di ascolto si trova benissimo, uno che non la regge diventa un problema per chi ha intorno. Per le regole di età minima, che possono variare da evento a evento, conviene chiedere alla biglietteria.
Come funziona il parcheggio
L'Auditorium dispone di un parcheggio interrato con accesso dal lato di viale Pietro de Coubertin. Nelle serate con più eventi in contemporanea si riempie presto. In alternativa c'è la sosta su strada nella zona del Villaggio Olimpico, molto contesa la sera.
La data dell'11 dicembre 2026 è certa
Risulta dall'annuncio dell'evento, ma le date dei concerti possono cambiare. Prima di organizzare un viaggio, una verifica sul calendario ufficiale dell'Auditorium è il gesto più sensato.
Ci sono altri concerti all'Auditorium in quel periodo
Dicembre è un mese pieno per il complesso, fra stagione sinfonica dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, jazz, appuntamenti natalizi e concerti della Fondazione Musica per Roma. Se ti trovi a Roma per più giorni, il calendario ufficiale merita una scorsa: capita spesso di trovare due cose interessanti nella stessa settimana. La nostra pagina dei concerti segue gli appuntamenti principali della città.
Il mio parere, in breve
Se dovessi consigliare un solo concerto di canzone d'autore italiana a chi non conosce il genere e vuole capire perché in Italia ci teniamo tanto, sceglierei una serata come questa, e non per campanilismo. Sergio Cammariere è uno dei pochissimi artisti italiani che riesce a stare contemporaneamente dentro due mondi che in genere si ignorano a vicenda: il pubblico della canzone, che vuole le parole e la melodia, e il pubblico del jazz, che vuole l'imprevisto. Riesce a tenerli insieme perché non fa concessioni a nessuno dei due.
La Sala Sinopoli, poi, è la sala giusta. Non è la sala grande, non è quella che fa notizia, ed è proprio per questo che funziona: millecento persone, tutte sedute, un pianoforte, un dicembre romano fuori dalla porta. Chi cerca lo spettacolo troverà poco. Chi cerca la musica troverà parecchio.
L'unica avvertenza che ripeto perché è l'unica che può rovinare la serata: controlla la data e l'orario sul calendario ufficiale prima di muoverti, e arriva presto. Tutto il resto, all'Auditorium, funziona da solo.
Prima di chiudere
Se il concerto dell'11 dicembre è il motivo per cui vieni a Roma, o anche solo la scusa, tanto vale costruirci intorno qualcosa che valga il viaggio. Per chi accompagna gruppi, guide e accompagnatori che lavorano sul serio con i visitatori in Italia, gli strumenti operativi e le risorse per il mestiere le trovi su Tour Leader Pro, che è il posto dove noi stessi andiamo a cercare le cose pratiche quando dobbiamo organizzare una giornata per altri.
Se invece il viaggio lo stai progettando per te, e vuoi capire come incastrare Roma dentro un itinerario italiano più largo, con i tempi veri degli spostamenti e le stagioni giuste per ogni regione, Italy Planner è la risorsa che consiglio: è costruita esattamente per quel tipo di problema, cioè trasformare una lista di desideri in un calendario che regga alla prova dei fatti.
Poi ci vediamo in sala. Io, a un concerto di pianoforte, arrivo sempre con mezz'ora di anticipo e mi siedo con il cappotto in grembo. Ormai lo sai perché.
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