Muccassassina Summer Season — ogni venerdì notte a Caracalla

La Muccassassina Summer Season 2026 ha fatto una cosa che a Roma sembrava impossibile: ha portato la serata queer più famosa d'Italia dentro il parco delle Terme di Caracalla, ogni venerdì notte, con start alle 22:30 e ingresso libero. È cominciata il 26 giugno 2026 e si è chiusa la notte di venerdì 14 agosto, con il gran finale di Ferragosto. Otto venerdì complessivi, dentro il perimetro del Jazz & Image, in un pezzo di città che la maggior parte dei romani associa alle rovine imperiali e all'opera lirica, non certo ai gogo dancer e al drag show delle due di notte. Adesso che la stagione è finita e che la Season 36, quella intitolata "Disco Drama", ha ripiegato verso la sua casa invernale, vale la pena raccontare per bene che cosa è successo in quelle otto notti, come ci si arrivava, che cosa conviene sapere per la prossima estate e soprattutto da dove viene una festa che sostiene da oltre trent'anni le attività di un'associazione LGBTQIA+ romana.

🎭✦ Visita guidata

Terme di Caracalla e Circo Massimo: visita guidata

Le Terme d'estate sono anche palcoscenico: vale la pena vederle di giorno prima di tornarci per uno spettacolo.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Comincio dalla cosa che a me interessa di più, perché è quella che quasi nessuno racconta quando parla di Muccassassina: questa festa non è un locale, non è un marchio e non è un'impresa di intrattenimento nata per fare cassa. È il motore di autofinanziamento del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, l'associazione romana fondata nel 1983 che dal 1994 organizza il Roma Pride e che da fine anni Ottanta manda avanti servizi concreti: assistenza domiciliare, test HIV, consulenza psicologica, sportello legale, counseling telefonico, gruppi di auto-aiuto. Quello che entra dal venerdì notte serve a tenere in piedi quello che succede dal lunedì al giovedì. Non è una nota a piè di pagina romantica: è il modello economico dell'intera cosa, ed è il motivo per cui la festa esiste ancora dopo trentacinque stagioni mentre intorno a lei si sono spente decine di serate romane nate con più soldi e più padrini.

La seconda cosa da mettere in chiaro riguarda il posto. Il parco delle Terme di Caracalla non è un cortile qualsiasi. È l'area verde che circonda uno dei complessi termali meglio conservati del mondo antico, un impianto fatto costruire nella prima metà del terzo secolo dopo Cristo, capace di servire migliaia di persone al giorno e oggi ridotto a un enorme scheletro di muri in laterizio alti come palazzi di sei piani. Ballare in un posto così non è un dettaglio scenografico: cambia proprio la percezione della serata. Ci si muove all'aperto, con l'aria che di notte, in quella conca fra l'Aventino e il Celio, è sempre qualche grado più fresca del resto del centro, e con una quinta archeologica che si illumina di riflesso alle luci del palco.

La terza cosa è l'anomalia. Muccassassina, per quasi tutta la sua storia, è stata una festa al chiuso, invernale, da ottobre a giugno, dentro una discoteca grande e buia in una zona periferica. L'estate era sempre stata il momento in cui la serata si fermava, oppure si trasformava in qualcosa di parziale e sperimentale. Portarla nel parco delle Terme di Caracalla per un'estate intera, con cadenza settimanale fissa e senza biglietto, è stata la scommessa del 2026. Qui sotto provo a raccontare com'è andata, che cosa ha funzionato e che cosa invece conviene sapere prima, se la formula tornerà.

Che cosa è stata la Summer Season 2026, in concreto

La struttura era semplice e per questo funzionava. Ogni venerdì, dal 26 giugno al 14 agosto 2026, dentro l'area del Jazz & Image al parco delle Terme di Caracalla, apertura alle 22:30 e avanti fino a notte fonda. Ingresso libero, nessun biglietto da comprare in anticipo, nessuna prevendita, nessuna lista da cui restare fuori. Chi arrivava trovava un dancefloor all'aperto, un palco per gli show, i bar e un pubblico che nell'arco della stessa serata passava dai ventenni al primo venerdì della loro vita fino a persone che a Muccassassina ci vanno da quando la festa si teneva in un ex cinema a luci rosse vicino al Vaticano.

La stagione era organizzata su quattro concept che si alternavano e tornavano a rotazione, in modo che ogni venerdì avesse una sua identità invece di essere la replica del precedente. Questa è, storicamente, la caratteristica che distingue Muccassassina dalle serate generiche: non è una playlist con delle luci sopra, è un format con degli spettacoli veri, che cambiano di settimana in settimana e che hanno una regia, una scaletta e un cast che prova.

I quattro concept della stagione

Il primo si chiamava All That Jazz ed era la dichiarazione di intenti della trasferta: un omaggio esplicito al contesto in cui la festa si trovava a operare, cioè il parco che per tutta l'estate ospita la rassegna di Jazz & Image. È toccato al venerdì di apertura, il 26 giugno, e ha chiuso il ciclo di luglio.

Il secondo era Maledetta Primavera, il format karaoke, uno dei più longevi del repertorio Muccassassina. Chi non lo conosce si immagina la classica serata karaoke da pub con il libretto plastificato: non è così. È una macchina da palco in cui il pubblico canta accompagnato dal cast, con una conduzione che tiene insieme la parte comica e quella musicale, e in cui il repertorio italiano anni Ottanta viene usato come materiale da commedia oltre che da cantare.

Il terzo era Abracadabra, costruito come sfida: performance contrapposte, una struttura da gara, un meccanismo che funziona perché tiene sveglia la platea anche a notte inoltrata. È il format che negli anni ha fatto emergere volti nuovi, perché una sfida ha bisogno di sfidanti e quindi di persone che salgono sul palco per la prima volta.

Il quarto, aggiunto per l'estate, giocava con l'idea del gender reveal party, ribaltando la liturgia della festa con il fumo azzurro o rosa in qualcosa di completamente diverso. È il tipo di operazione che Muccassassina fa da sempre: prendere un rituale del costume nazionale e rigirarlo, senza spiegarlo, lasciando che la battuta arrivi da sola.

A questi si è aggiunto il finale, venerdì 14 agosto, un closing di Ferragosto pensato come serata unica e più grande delle altre, con il cast al completo e un impianto di spettacolo da chiusura di stagione. È stata l'ultima notte del ciclo estivo 2026 a Caracalla.

Perché l'ingresso libero cambia tutto

Su questo punto mi fermo un attimo, perché mi sembra il dato più interessante dell'edizione. Una festa che vive di autofinanziamento e che di colpo toglie il biglietto sta facendo una scommessa precisa: che i numeri, in un contesto gratuito e all'aperto, salgano abbastanza da compensare sui consumi e sulla visibilità quello che si perde all'ingresso. In termini pratici, per chi ci va, significa che una serata di Muccassassina in estate è costata quanto si è deciso di spendere al bar, e niente di più. Significa anche che la soglia psicologica per provarci si è abbassata di parecchio: chi non era mai entrato in una serata queer e aveva quel misto di curiosità e di timore che tiene lontane molte persone, ha potuto affacciarsi senza mettere mano al portafogli e senza sentirsi in dovere di restare.

Il rovescio della medaglia è prevedibile: una serata gratuita nel centro di Roma in piena estate riempie in fretta, e riempie di pubblico eterogeneo. Chi cercava il raccoglimento di una pista di nicchia ha trovato una cosa più larga e più caotica. Chi cercava una festa popolare, con gente che non si conosce e che balla la stessa canzone, ha trovato esattamente quello.

Il parco delle Terme di Caracalla di notte, spiegato bene

Qui devo raccontare il luogo, perché la differenza fra passarci una serata bene e passarci una serata male sta quasi tutta nella logistica.

Dove si trova esattamente

L'area si apre lungo Viale delle Terme di Caracalla, la strada larga e alberata che scende dalla zona di Porta Capena verso Porta San Sebastiano, correndo nella depressione fra il colle Aventino a ovest e il Celio a est. Alle spalle, salendo, ci sono il Circo Massimo e poi il Palatino; dall'altro lato comincia il tratto urbano della via Appia. Il monumento vero e proprio, cioè le Terme di Caracalla, occupa un recinto enorme, e il verde che lo circonda è la parte che d'estate ospita le attività serali.

Vale la pena tenere a mente una distinzione che genera confusione ogni anno. Il festival lirico e sinfonico estivo del Teatro dell'Opera di Roma, quello che i romani chiamano semplicemente "Caracalla", si tiene dentro l'area archeologica, con palco e gradinate addossati alle rovine. Le attività del parco, invece, sono un'altra cosa e occupano un'altra porzione di verde. Nel 2026, per giunta, il festival dell'Opera ha traslocato al Circo Massimo, il che ha liberato un po' di attenzione e un po' di traffico sul viale. Se qualcuno vi dà appuntamento "a Caracalla" senza specificare altro, chiedete quale ingresso, perché sbagliare lato del viale costa venti minuti di camminata.

Come ci si arriva con i mezzi

La via maestra è la metropolitana linea B, fermata Circo Massimo. Da lì si esce, si attraversa l'area del Circo, si prende Viale delle Terme di Caracalla e si cammina: dieci minuti buoni, in leggera discesa, su un marciapiede alberato che di sera è fresco e ben illuminato nel primo tratto. È una passeggiata gradevole e ha anche il vantaggio di funzionare da riscaldamento, nel senso che si arriva alla serata dopo aver visto uno dei panorami notturni più belli della città.

Il problema, come sempre a Roma, è il ritorno. La metro B nelle notti fra venerdì e sabato prolunga il servizio rispetto agli altri giorni, ma "prolunga" non significa "tutta la notte": chi resta fino alle tre o alle quattro deve avere un piano B già in testa quando esce di casa. Le opzioni realistiche sono tre: le linee notturne di superficie, che passano ma con frequenze lunghe e vanno verificate il giorno stesso; il taxi, che nella zona di Porta Capena e del Circo Massimo si trova con una certa facilità nelle notti estive; oppure il rientro a piedi verso zone più servite. A piedi, per dare un'idea delle distanze reali: da Caracalla si raggiunge la zona di Piramide Cestia in una ventina di minuti passando dietro l'Aventino, e il rione Testaccio in poco di più. Sono camminate che d'estate, alle tre di notte, con il fresco, si fanno volentieri e in compagnia.

Come ci si arriva in automobile, e perché forse conviene evitare

In automobile la zona è raggiungibile ma il parcheggio è il punto dolente. Viale delle Terme di Caracalla ha delle possibilità di sosta lungo i lati, che nelle sere di evento si esauriscono presto e che comunque richiedono attenzione alla segnaletica, perché i divieti in quel tratto cambiano in funzione delle manifestazioni in corso. Le vie che salgono verso l'Aventino sono strette e residenziali, con sosta riservata in buona parte. La soluzione più sensata, se proprio si arriva in macchina, è lasciarla molto prima e coprire l'ultimo tratto a piedi o con un mezzo, tenendo presente che si torna a notte fonda e che una macchina lasciata male in una notte di agosto a Roma è un problema che si scopre il giorno dopo.

C'è poi la questione ovvia, che non è moralismo ma matematica: a una serata dove si beve, guidare è la scelta peggiore. Chi va in gruppo può organizzarsi con il guidatore designato; chi va da solo fa prima e spende meno con mezzo pubblico all'andata e taxi al ritorno.

Il clima, che non è un dettaglio

Roma a luglio e ad agosto, di notte, resta calda ma la conca di Caracalla è una delle zone del centro che si raffredda meglio: c'è verde, c'è massa muraria antica che rilascia calore lentamente, e soprattutto c'è passaggio d'aria lungo l'asse del viale. Chi arriva alle 22:30 trova ancora l'afa residua della giornata; verso l'una e mezza, di solito, si sta bene. L'umidità però è alta e il terreno è terra battuta e ghiaia: alla fine della notte le scarpe sono grigie e i piedi lo sanno. Ne riparlo più avanti, perché è il punto su cui si sbaglia di più.

Una curiosità su Muccassassina Summer Season — ogni venerdì notte a Caracalla

La curiosità riguarda il nome, ed è una di quelle storie che una volta che le sai non riesci più a dimenticare. Muccassassina si chiama così per via del Mattatoio.

Le primissime serate, agli inizi degli anni Novanta, si tennero dentro i padiglioni dell'ex Mattatoio di Testaccio, l'enorme complesso ottocentesco dove per quasi un secolo Roma ha macellato le sue bestie e che poi, dismesso, è diventato uno dei contenitori culturali della città. Da quel contesto nacque l'idea del nome e soprattutto del logo: una mucca che impugna una falce. Non una mucca simpatica, non una mascotte: una mucca armata, che vendica le compagne finite al macello. L'animale porta un anello al naso e un orecchino a cerchio, un riferimento visivo alle raffigurazioni più stereotipate dell'Otello furioso.

È una battuta nera, e funziona su più livelli contemporaneamente. C'è il livello letterale, cioè il posto dove la festa nasce. C'è il livello politico, perché una vittima designata che si arma e si ribella è esattamente l'immagine che serviva a una comunità che negli anni Novanta italiani veniva raccontata quasi solo come bersaglio. E c'è il livello del gusto, perché mettere insieme il grottesco e il rivendicativo, ridendo, è il registro che quella scena ha scelto fin dall'inizio e che non ha mai abbandonato.

Il dettaglio che rende la storia ancora più bella, e che quasi nessuno collega, è geografico. Dall'ex Mattatoio di Testaccio al parco delle Terme di Caracalla ci sono, in linea d'aria, poco più di un chilometro e mezzo: si scavalca l'Aventino e si è arrivati. La festa che nel 1991 nasceva fra i padiglioni della macellazione, nell'estate del 2026 ballava dall'altra parte della collina, davanti alle terme più monumentali dell'antichità. Trentacinque anni di storia coperti da una passeggiata di venti minuti. Chi vuole rendersene conto può farsi il percorso a piedi di giorno, magari passando dal Museo Diffuso del Rione Testaccio e dal Nuovo Mercato Testaccio, e poi salendo verso il giardino degli aranci: è una delle camminate più dense di senso che si possano fare in questa città.

Una piccola nota sulla data di nascita, perché chi cerca la risposta online trova due numeri diversi. Alcune fonti fanno partire Muccassassina dal 1990, altre dal 1991, e la differenza dipende da dove si mette il confine fra le prime feste private fra amici del Circolo e la serata riconoscibile come tale, con una sua sede e una sua cadenza. Il racconto più diffuso indica il 1991 e l'ex cinema Castello di via di Porta Castello come punto di partenza ufficiale, con le sperimentazioni al Mattatoio nell'anno precedente. In entrambi i casi siamo davanti a una festa che ha passato i trentacinque anni, cosa che nel mondo della notte italiana non ha praticamente eguali.

Da dove viene questa festa: trentacinque anni in movimento

Per capire che cosa significhi vedere Muccassassina a Caracalla bisogna sapere quante volte questa festa ha cambiato casa. È una storia di traslochi continui, quasi sempre per lo stesso motivo: lo spazio precedente era diventato troppo piccolo.

Gli inizi

L'idea nasce all'interno del Circolo Mario Mieli come strumento di autofinanziamento. Serviva denaro per portare avanti le attività e i servizi gratuiti che l'associazione offriva alla città, e la soluzione fu la più semplice e la più antica del mondo: organizzare una festa. Le prime serate, dentro i padiglioni dell'ex Mattatoio, erano di fatto un party privato per amiche e amici del Circolo. Il successo fu immediato e sproporzionato rispetto alle attese.

Da lì comincia la migrazione. Prima il Grigio Notte, a Trastevere. Poi l'ex cinema Castello di via di Porta Castello, un vecchio cinema a luci rosse a due passi dal Vaticano, che è anche il luogo con il potenziale simbolico più alto di tutta la vicenda: una festa queer che nel 1991 apre bottega all'ombra del cupolone, dentro una sala che fino al giorno prima proiettava tutt'altro. Poi ancora il Teatro Palladium alla Garbatella, quando lo spazio del cinema Castello si rivelò a sua volta insufficiente.

Gli anni della crescita

Nel 1993 la direzione artistica passa a Vladimir Luxuria, e sono gli anni in cui Muccassassina smette di essere una cosa interna a una comunità e diventa un fenomeno urbano. La festa si sposta all'Alpheus, una delle discoteche più grandi della città, nella zona dietro via Ostiense, e infine approda al Qube di via di Portonaccio, il locale che sarebbe diventato la sua casa storica.

Il Qube merita una riga a parte, perché è la controprova fisica di che cosa Muccassassina fosse diventata: oltre tremila metri quadrati, capienza di seimila persone, tre piani con generi musicali diversi, la discoteca più grande di Roma, in un quartiere periferico fra Casal Bertone e la stazione Tiburtina. Al pianterreno il pop e il commerciale, con il palco degli show; salendo, sale diverse, un privè, e all'ultimo livello la house internazionale sotto un'enorme sfera sospesa sopra la pista. Chi ha ballato lì sa che cosa significhi trovarsi in una serata che si comporta come un edificio a più velocità, dove si cambia piano per cambiare umore.

Nel 2002, dopo nove anni, Luxuria lascia la direzione artistica, che passa al duo FloraTora e poi, dal 2005, a Diego Longobardi, con qualche alternanza negli anni successivi. Dal 2014 la direzione è di nuovo nelle sue mani, ed è la stessa che ha firmato la Season 36 e l'operazione estiva a Caracalla.

Le estati, prima di Caracalla

Questa è la parte che rende il 2026 interessante, perché smonta l'idea che la trasferta estiva sia stata un'improvvisazione. Muccassassina all'aperto ci ha provato molte volte, in molti posti diversi, per anni.

Per diverse stagioni le serate estive hanno avuto casa dentro il Gay Village, e in alcune occasioni alla Festa dell'Unità. Nell'estate 2013, dal 21 giugno al 16 agosto, la festa si è tenuta ogni venerdì al Roma Vintage, cioè proprio nei pressi delle Terme di Caracalla, con lo slogan "Come as you are": chi ha memoria lunga sa quindi che l'estate 2026 non è stato un debutto assoluto della zona, ma un ritorno con tredici anni di distanza e con un impianto diverso. Nel 2014 il Roma Vintage si è spostato al parco dell'ex aeroporto di Centocelle, con lo slogan "Pieces of a dream", e la seconda parte di stagione è finita al 900 LAB all'Eur. Nel 2015 le serate estive sono state soltanto due, una all'Eur e una dentro il parco divertimenti Magicland.

Poi arriva la parentesi più dura. Nell'estate 2020, con il paese che riapriva a fatica, si tennero delle serate all'aperto chiamate Dorothy Party, allo Snodo Mandrione e all'ex Cartiera Downtown. Nell'estate 2021 la festa si è spostata al Pride Park in via delle Terme di Traiano, al Molo Zero sotto Ponte Duca d'Aosta e nella zona della Facoltà di Architettura a Valle Giulia. Sono nomi che oggi suonano quasi esotici, ma raccontano bene il periodo: si andava dove si poteva stare all'aperto e distanziati, punto.

Messa in fila, questa cronologia dice una cosa semplice: Caracalla 2026 è il punto di arrivo di quindici anni di tentativi estivi. È la prima volta che la formula estiva ha avuto una sede unica, un calendario completo da fine giugno a Ferragosto, una cadenza settimanale fissa e una collocazione centrale e servita dalla metropolitana. Non è un esperimento: è il risultato degli esperimenti precedenti.

Una cosa che non ti dice nessuno su Muccassassina Summer Season — ogni venerdì notte a Caracalla

Quello che nessuno vi dice è che la serata estiva a Caracalla e la serata invernale al Qube, pur avendo lo stesso nome, lo stesso cast e la stessa regia, sono due esperienze diverse. E chi arriva con le aspettative sbagliate se ne accorge intorno all'una di notte, quando capisce che quello che sta cercando lì non c'è.

La differenza fondamentale è architettonica, e da lì discende tutto il resto.

Al chiuso, in un locale su tre piani, la serata funziona come un percorso: si entra, si lascia qualcosa al guardaroba, si sale, si scende, si cambia musica cambiando stanza, si trovano angoli, si perdono e si ritrovano le persone con cui si è arrivati, si esce sul giardino a prendere aria e si rientra. È una drammaturgia dello spazio, con tempi lunghi e la possibilità di isolarsi. Al Qube, per intenderci, la stessa notte può contenere tre serate diverse a seconda del piano su cui si sceglie di stare.

All'aperto, in un parco, tutto questo non esiste. C'è un perimetro, c'è un palco, c'è un dancefloor e ci sono i bar. Il pubblico è tutto insieme, tutto alla stessa quota, tutto dentro lo stesso impianto audio. Non c'è la stanza in cui rifugiarsi se il format della settimana non vi convince, non c'è la scala da salire per cambiare genere musicale, non c'è il privè. La serata diventa più frontale: si guarda lo show, si balla, si parla ai bordi. È più festa di piazza e meno labirinto notturno.

Questo produce due conseguenze concrete che vale la pena avere in testa prima di uscire di casa.

La prima riguarda l'audio. Un impianto all'aperto, in una zona con vincoli monumentali e residenti a distanza di isolato, non può spingere come dentro una scatola insonorizzata. Il suono è più diffuso, più aperto, con meno pressione sul corpo. Chi cerca il basso che ti entra nello sterno, in un parco archeologico, rimane a bocca asciutta. In compenso si riesce a parlare senza urlare, il che per molti è un guadagno netto.

La seconda riguarda gli orari reali. La partenza alle 22:30 induce a pensare che la serata cominci presto e finisca presto: non funziona così. Il primo tratto, quello fino a mezzanotte, è un riempimento lento, con la gente che arriva alla spicciolata e con la pista ancora larga. Il pieno vero, e con esso lo show principale, si colloca decisamente più tardi. Chi arriva alle 22:30 puntuale e se ne va a mezzanotte e mezza convinto di aver visto la serata, ha visto il prologo e basta. E chi invece arriva alle due pensando di trovare l'apice si perde una parte del percorso.

C'è poi un terzo effetto, più sottile. All'aperto, con l'ingresso libero e con il centro di Roma intorno, il pubblico è molto più misto di quanto sia al Qube. Non è soltanto una questione di orientamento sessuale: è proprio una questione di provenienza. Ci sono i frequentatori storici, ci sono i giovanissimi, ci sono i turisti che hanno visto qualcosa sui social e sono scesi dalla metro, ci sono i gruppi che stavano al parco per la rassegna di concerti e si sono fermati. È una composizione più imprevedibile, e questo per una serata che nasce come spazio sicuro per una comunità specifica è insieme un successo e una complicazione. Funziona finché tutti capiscono dove sono entrati. Il codice non scritto della casa, per chi ci arriva per la prima volta, è semplice e non negoziabile: si guarda senza fotografare le persone, si balla senza occupare lo spazio altrui, e non si tratta nessuno come un'attrazione da zoo.

Il consiglio che ti do per visitare Muccassassina Summer Season — ogni venerdì notte a Caracalla

Il consiglio vero, quello che vale più di tutti gli altri, è questo: scegliete il venerdì in base al concept, non in base alla data.

Mi spiego. Molte persone decidono di andare a una serata perché quel venerdì sono libere. Con Muccassassina è un approccio sbagliato, perché i quattro format della stagione estiva sono radicalmente diversi fra loro e producono serate diverse. Il karaoke è una cosa; una sfida di performance è un'altra; un omaggio jazz è un'altra ancora. Se vi portate dietro delle persone che non conoscono questo mondo, e le portate al format sbagliato, tornate a casa con la sensazione che la serata non abbia funzionato, quando in realtà non ha funzionato l'abbinamento.

Regola pratica: il format karaoke è il più accogliente per chi non ha mai messo piede in una serata queer, perché la partecipazione è collettiva e la barriera d'ingresso è una canzone che sanno tutti. Il format sfida è il più divertente per chi ci va già preparato e vuole vedere spettacolo. Il format a tema musicale è il più adatto a chi viene soprattutto per ballare.

Come vestirsi, per davvero

Questa è la parte in cui si sbaglia più spesso e dove il contesto estivo cambia tutte le regole.

La prima cosa sono le scarpe. Il terreno è terra battuta, ghiaia e prato: non è un pavimento da locale. I tacchi affondano, e non parlo di un problema di eleganza, parlo di caviglie. Chi vuole il tacco lo porti in borsa e lo metta quando si è capito dove si balla, oppure scelga una zeppa con base larga. Le scarpe chiare, a fine serata, non sono più chiare. Chi va a piedi fino alla metro deve poterci camminare per venti minuti senza odiare la propria vita.

La seconda cosa è lo strato in più. So che sembra assurdo parlare di freddo a Roma in luglio, e infatti non parlo di freddo: parlo dello sbalzo. Alle 22:30 ci sono ancora trenta gradi abbondanti; alle tre di notte, in un parco, dopo tre ore di ballo e con la maglietta bagnata, il corpo si raffredda in fretta e quella brezza che a mezzanotte era una benedizione diventa fastidiosa. Una camicia leggera o una felpa sottile da legare in vita risolve tutto.

La terza cosa è il trucco, per chi ne fa uso in modo serio. L'umidità estiva romana è nemica di qualsiasi lavoro elaborato, e in un parco non c'è un bagno con lo specchio buono dove ritoccarsi con calma. Chi vuole presentarsi in forma dovrebbe puntare su prodotti che tengano e mettere in conto che a notte fonda il risultato sarà comunque diverso da quello di partenza. Fa parte del gioco, e in un posto così è quasi più bello.

La quarta cosa, e per me è la più importante, riguarda il look in generale. Muccassassina non ha un dress code imposto e non ha mai avuto un buttafuori che decide chi è abbastanza alla moda. L'unico codice reale è l'assenza di codice: si può arrivare con addosso quello che si vuole, dal vestito più costruito alla canottiera e le infradito, e nessuno vi guarderà male. Il che significa, paradossalmente, che chi arriva tirato a lucido e chi arriva in ciabatte hanno esattamente lo stesso diritto di stare lì. Se la vostra ansia è "non ho niente di adatto", la risposta è che non esiste niente di adatto, perché non esiste il criterio.

La borsa e le cose da portare

Poche cose, perché non c'è un guardaroba come in discoteca e tutto quello che portate ve lo portate addosso per cinque ore. Contanti in piccolo taglio, perché anche dove si paga con carta le code si smaltiscono più in fretta; una batteria portatile, perché il telefono con schermo acceso, foto e connessione satura in mezzo a molte persone si scarica molto prima del previsto; una bottiglietta d'acqua se le regole d'ingresso lo consentono, altrimenti l'abitudine sana di alternare un bicchiere d'acqua ogni due consumazioni. E un documento, che in questi contesti serve sempre.

Come organizzare il ritorno prima di partire

Lo ripeto perché è la cosa che rovina più serate di qualsiasi altra. Decidete il ritorno quando siete ancora lucidi, cioè prima di uscire di casa. Se contate sulla metropolitana, verificate l'orario dell'ultima corsa di quella specifica notte e datevi un limite. Se contate sul taxi, sappiate che nelle notti di agosto, alle tre, la richiesta è alta e l'attesa può essere lunga: conviene incamminarsi verso una zona di passaggio invece di restare fermi al buio a ricaricare l'applicazione. Se siete in gruppo, mettetevi d'accordo prima su un punto di ritrovo fisico, perché dentro il parco, con l'audio alto e il segnale telefonico saturo, cercarsi al telefono è una perdita di tempo.

Una nota sul bere

Roma d'estate disidrata in modo subdolo, perché il caldo secco della giornata lascia il posto a un caldo umido serale che non dà la stessa sensazione di sete. Chi balla dalle undici alle tre e beve soltanto alcol, alle due comincia a stare male e non capisce il perché. Un bicchiere d'acqua ogni due consumazioni è il consiglio più banale e più efficace che io possa dare, e vale per qualunque serata estiva all'aperto in questa città.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: Muccassassina non è una festa con una causa attaccata sopra per farsi bella. È una festa che finanzia la causa, e la causa esisteva prima della festa.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli nasce a Roma nel 1983, dalla fusione di due realtà preesistenti, i collettivi Fuori e Narciso. Prende il nome da Mario Mieli, scrittore e attivista, figura centrale del movimento di liberazione omosessuale italiano degli anni Settanta, morto suicida proprio nel 1983. È un'associazione di promozione sociale che si regge sul volontariato, e il suo motto è di quelli che non lasciano spazio all'ambiguità: chi non si accontenta lotta.

Quello che il Circolo fa, nei fatti, è un elenco molto poco glamour. Dal 1989, primo a Roma, offre un servizio di assistenza domiciliare per le persone malate di AIDS, con operatori, psicologi e assistenti sociali. Dalla fine degli anni Ottanta somministra test per HIV, epatite C e sifilide, in sede e fuori sede, e porta programmi di formazione nelle scuole e nelle aziende. Offre consulenza psicologica, assistenza legale, counseling telefonico e gruppi di auto-aiuto per persone sieropositive, accessibili tramite numero verde. Ospita gruppi settimanali, fra cui uno dedicato alle persone migranti e uno dei giovani frequentatori. Ospita le prove del Roma Rainbow Choir, il coro nato nel 2006 e aperto a chiunque. Dal 2017 assegna un premio dedicato al teatro a tematica LGBTQIA+, poi intitolato a una delle sue figure storiche. Dal 2022 porta avanti un centro antidiscriminazione con una linea telefonica di ascolto, insieme ad altre associazioni. E dal 1994 organizza il Roma Pride.

Adesso rileggete quell'elenco e provate a pensare a quanto costa. Un servizio di assistenza domiciliare costa. Uno sportello legale costa. Un numero verde presidiato costa. I test gratuiti costano, e costano i materiali, la formazione degli operatori, la sede. Il punto che quasi nessuno collega, quando parla di Muccassassina come della serata queer più famosa d'Italia, è che una parte di quei costi la paga il venerdì notte. È un modello in cui la festa non è il premio dopo la militanza, ma lo strumento che la rende possibile.

Questo spiega anche alcune scelte che a un osservatore esterno potrebbero sembrare strane. Spiega perché la serata abbia una struttura da spettacolo vero, con cast, prove, coreografie e regia, invece di essere una serata a inviti con un dj famoso: perché deve funzionare per un pubblico largo, settimana dopo settimana, per nove mesi l'anno, e non per un colpo stagionale. Spiega perché per trent'anni sia rimasta di venerdì, sempre lo stesso giorno, costruendo un'abitudine invece di inseguire l'evento. E spiega perché, anche quando ha traslocato dentro un parco archeologico con ingresso libero, il messaggio dell'autofinanziamento sia rimasto esplicito e non sia stato nascosto sotto il tappeto.

Aggiungo una cosa che mi sembra onesto dire, perché fa parte della storia e non la si trova quasi mai nei pezzi promozionali. Questa festa, negli anni, è stata anche bersaglio. Nella notte fra il 25 e il 26 agosto 2009 il Qube, allora sede delle serate, fu preso di mira da ignoti che infransero i vetri dell'ingresso e gettarono liquido infiammabile; l'intervento dei vigili del fuoco e delle forze dell'ordine, chiamati da passanti che avevano notato le fiamme, evitò il peggio. Nell'aprile del 2011 una formazione politica di estrema destra promosse una raccolta di firme per chiedere la chiusura della serata, definita vergognosa. Sono episodi che raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione che cosa abbia significato tenere aperta una porta, ogni venerdì, per trentacinque anni. E aiutano a capire perché il fatto stesso di ballare all'aperto, in centro, sotto le terme di un imperatore romano, senza biglietto e senza doversi nascondere, per molte persone non sia una cosa ovvia.

La foto giusta da fare a Muccassassina Summer Season — ogni venerdì notte a Caracalla

Comincio da quello che non va fotografato, perché in un contesto come questo viene prima di tutto il resto.

Dentro una serata queer ci sono persone che non sono dichiarate al lavoro, in famiglia, nel loro paese d'origine. Una foto fatta a un dancefloor, con il flash, pubblicata la mattina dopo, può avere conseguenze reali sulla vita di qualcuno che non vi ha dato il permesso. Non è una regola di etichetta, è una regola di sicurezza, e nella cultura di questa festa è talmente assodata da non essere quasi mai scritta da nessuna parte. Quindi: niente inquadrature del pubblico, niente riprese lunghe sulla pista, niente volti altrui riconoscibili senza aver chiesto. Se volete fotografare le persone con cui siete, spostatevi a bordo campo, dove chi passa dietro non diventa parte dell'immagine.

Detto questo, la foto giusta esiste, ed è una sola.

L'inquadratura

La foto è quella che mette insieme le due cose che in quel posto convivono e che in nessun altro posto convivono: il muro antico e la luce della festa. In pratica dovete posizionarvi in modo che nell'inquadratura entri, in alto, la massa delle rovine o la chioma degli alberi del parco illuminata dal basso, e in basso un frammento della serata, che può essere il bagliore del palco, una fila di luci, il profilo del banco bar. Non serve che si veda un volto. Anzi, funziona meglio senza: il soggetto vero è il contrasto fra i diciotto secoli del laterizio e i venti minuti di durata di un fascio di luce colorata.

Il momento

C'è una finestra precisa in cui questa foto viene bene, e dura poco. Non è a mezzanotte, quando il cielo è nero e la macchina fotografica non ha nulla con cui lavorare a parte le luci artificiali. È molto prima, subito dopo l'apertura: fra le 22:30 e le 23 circa, a fine giugno e a luglio, il cielo romano non è ancora del tutto nero. Ha quel blu profondo, saturo, che i fotografi chiamano ora blu, e che dura una ventina di minuti abbondanti. In quella finestra il laterizio delle terme ha ancora una sua presenza, il cielo è un fondale e non un vuoto, e le prime luci del palco si accendono senza bruciare l'immagine. Arrivare puntuali, quindi, non serve solo a evitare la coda: serve a questo.

Le impostazioni, in pratica

Con il telefono, disattivate il flash e basta: il flash in quel contesto rovina l'immagine e infastidisce chi vi sta intorno. Usate la modalità notte solo se riuscite a tenere fermo il telefono per i secondi che richiede, appoggiandolo a un palo o a un muretto; a mano libera, dopo tre ore in piedi, il risultato è mosso. Se il vostro telefono ha il controllo manuale dell'esposizione, abbassatela di uno stop rispetto a quello che propone in automatico: le luci del palco ingannano la misurazione e il risultato standard viene sempre troppo chiaro e slavato.

Con una macchina fotografica vera, se ve la portate dietro, il consiglio è ottica luminosa, sensibilità alta senza paura, e messa a fuoco su un punto di contrasto fra il muro e il cielo. Vi avviso però che entrare con un corredo fotografico in una serata dove si balla è una scelta discutibile: passerete la notte a proteggerlo.

La foto alternativa, quella che nessuno fa

Se volete un'immagine che racconti davvero la serata senza esporre nessuno, fotografate il pavimento a fine notte. Terra battuta, ghiaia, un bicchiere abbandonato, un lustrino, l'impronta di una scarpa, la luce di taglio che arriva dal palco. È una fotografia banale a descriverla e sorprendente a vederla, perché contiene tutta la differenza fra una serata al chiuso e una serata dentro un parco: al Qube, sotto i piedi, c'è un pavimento industriale. A Caracalla, sotto i piedi, c'è la stessa terra su cui ha camminato mezza storia di questa città.

Prima di entrare, la foto migliore è fuori

Un'ultima indicazione pratica, per chi arriva con calma. Il tratto di Viale delle Terme di Caracalla al tramonto, con il fronte monumentale delle terme che prende la luce radente, è una delle vedute più fotogeniche di Roma e la fanno in pochissimi, perché tutti guardano il Colosseo. Se arrivate un'ora prima e risalite verso il Circo Massimo, oppure salite all'Aventino fino al piazzale davanti alla basilica di Santa Sabina, avete a disposizione un tramonto sul Tevere e sulla città che vale da solo il viaggio. Poi si scende, e comincia l'altra parte della notte.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Qui la parola "qui" ha due significati che si sovrappongono, e mi sembra giusto trattarli tutti e due: c'è la storia del luogo, cioè il complesso delle Terme di Caracalla e il suo parco, e c'è la storia della festa. Sono due linee temporali lontanissime che nell'estate 2026 si sono incrociate per otto venerdì.

La storia del luogo

Le Terme di Caracalla furono costruite nella prima metà del terzo secolo dopo Cristo, sotto il regno dell'imperatore che ha dato loro il nome, e furono inaugurate quando Roma era ancora al culmine della sua capacità edilizia. Non erano un semplice stabilimento per lavarsi: erano un centro civico enorme, con palestre, biblioteche, giardini, portici, spazi per la socialità, riscaldato da un sistema sotterraneo di gallerie e forni che oggi si può in parte visitare e che era servito da una diramazione dell'acquedotto costruita apposta. Il fatto che quel complesso sia sopravvissuto fino a noi in forma così leggibile dipende da una combinazione di fortuna e di massa: i muri erano talmente spessi che nemmeno secoli di spoliazione sono riusciti a portarli via del tutto.

L'impianto restò in funzione per circa tre secoli, fino a quando il taglio degli acquedotti, durante le guerre gotiche del sesto secolo, mise fine all'approvvigionamento idrico e con esso alla vita delle grandi terme romane. Da quel momento comincia la seconda vita del sito: cava di materiali, area agricola, poi vigna e giardino, infine oggetto di scavi e di riscoperte che a partire dal Cinquecento hanno restituito alcune delle sculture antiche più celebri passate poi alle collezioni dei grandi casati e dei musei. Le rovine, nei secoli della Roma dei viaggiatori, sono diventate una delle tappe fisse del Grand Tour, disegnate, incise e dipinte da mezza Europa.

La terza vita del luogo comincia nel Novecento, quando alle terme si affianca la vocazione spettacolare. Il complesso diventa la sede del festival estivo del Teatro dell'Opera di Roma, con allestimenti di dimensioni monumentali che per decenni hanno definito che cosa fosse l'estate culturale romana. Negli stessi decenni il parco circostante prende la forma che ha oggi, quella di un'area verde attrezzata lungo il viale, e comincia a ospitare la programmazione estiva leggera: rassegne, concerti all'aperto, cinema.

La quarta vita, quella che riguarda direttamente il nostro racconto, è la vita notturna. Nel parco si è consolidata negli anni la rassegna di concerti jazz che occupa le serate da giugno ad agosto, e che nel 2026 ha tenuto banco dal 21 giugno al 16 agosto con ingresso gratuito. È dentro quel perimetro e in quella cornice che la Summer Season di Muccassassina ha trovato casa il venerdì, prendendo il testimone dopo i concerti e portando la notte oltre l'orario a cui una rassegna di musica dal vivo di solito si ferma.

La storia della festa, per tappe

Provo a mettere in fila i passaggi che contano, perché sono utili anche a chi vuole raccontare la cosa a qualcun altro senza dire imprecisioni.

Inizio anni Novanta. Le prime serate nei padiglioni dell'ex Mattatoio di Testaccio, come festa di autofinanziamento del Circolo Mario Mieli. Nasce il nome e nasce il logo della mucca con la falce.

1991. La serata prende forma stabile all'ex cinema Castello di via di Porta Castello, nei pressi del Vaticano, dopo il passaggio dal Grigio Notte a Trastevere. La prima direzione artistica è di Giorgio Gigliotti, fra gli ideatori insieme a Francesco Simonetti, Rossano Marchi e Francesco Longo.

1993. La direzione artistica passa a Vladimir Luxuria, che la terrà per nove anni. È il periodo in cui Muccassassina diventa un fenomeno cittadino e poi nazionale, e in cui la festa trasloca prima al Teatro Palladium della Garbatella, poi all'Alpheus e infine al Qube.

Metà anni Novanta. Muccassassina comincia a partecipare al Roma Pride con un proprio carro, portando in strada il suo cast. È il passaggio in cui la festa smette di essere soltanto una serata e diventa anche un pezzo riconoscibile della manifestazione pubblica.

2002. Luxuria lascia; la direzione passa al duo FloraTora.

2005. La direzione artistica va a Diego Longobardi, con alternanze negli anni successivi.

2009. L'attacco incendiario notturno contro il Qube, sventato dall'intervento tempestivo dei soccorsi.

2011. La raccolta di firme di una formazione politica di estrema destra per chiedere la chiusura della serata.

2013. L'estate ogni venerdì al Roma Vintage, nei pressi delle Terme di Caracalla, dal 21 giugno al 16 agosto, con lo slogan "Come as you are". È il precedente diretto dell'operazione del 2026.

2014. Diego Longobardi torna alla direzione artistica dal 10 ottobre, ruolo che mantiene negli anni successivi.

2019. A febbraio la licenza del Qube viene sospesa e per il resto della stagione la festa gira per altri locali della città, fra cui Largo Venue. Il 25 ottobre dello stesso anno comincia la trentesima stagione, con il ritorno nella sede storica.

2020. Il 5 marzo la trentesima stagione si interrompe di colpo con il primo provvedimento sulla pandemia. Per settimane, il venerdì sera, la festa va in onda in diretta streaming dalle case del direttore artistico e dei dj. In estate si torna all'aperto con i Dorothy Party.

2021. Serate estive all'aperto in tre luoghi diversi della città. Il 29 ottobre comincia la trentunesima stagione al Qube, con capienza dimezzata e accesso contingentato. A dicembre la serata si ferma di nuovo; riapre l'11 febbraio 2022.

24 ottobre 2025. Comincia la trentaseiesima stagione, quella intitolata "Disco Drama".

26 giugno 2026. La stessa Season 36 si apre nella sua versione estiva dentro il parco delle Terme di Caracalla, ogni venerdì, con start alle 22:30 e ingresso libero.

14 agosto 2026. Il closing party di Ferragosto chiude la Summer Season. Da lì, la festa rientra nel suo calendario ordinario, che storicamente riprende in autunno e prosegue fino all'inizio dell'estate successiva.

Chi è passato da Muccassassina Summer Season — ogni venerdì notte a Caracalla

Rispondo prima alla domanda nella sua forma più letterale, e poi in quella più interessante.

Nella sua forma letterale: da Muccassassina è passata, in trentacinque anni, una quantità impressionante di persone note, alcune come ospiti d'eccezione annunciate, altre semplicemente come clienti che una sera si sono presentate e sono entrate. L'elenco storico comprende figure della musica internazionale come Grace Jones, le Spice Girls e Jimmy Somerville, nomi della moda e della fotografia come Alexander McQueen e David LaChapelle, attrici e attori come Franca Valeri, Franca Rame, Laura Betti, Monica Guerritore, Giuliana De Sio, Rupert Everett, Michael Pitt, Paola Cortellesi, Lucia Ocone e Sergio Rubini, registi come Matteo Garrone, personaggi televisivi come Serena Dandini, Mara Venier, Loretta Goggi, Amanda Lear, Platinette, e ancora Rettore, Paola e Chiara, Sabrina Salerno, Cristina D'Avena, Ambra, Pamela Prati, Marina Ripa di Meana. C'è anche, e la cosa fa sempre sorridere chi la scopre, Francesco Totti. Nel settembre 2011, per l'apertura della ventiduesima stagione, arrivò un videomessaggio di Rosario Fiorello, poi riproposto a gennaio per il compleanno della serata.

Questo elenco riguarda l'intera storia della festa, non la singola stagione estiva. Lo riporto perché racconta una cosa precisa: per quasi tutti gli anni Novanta e Duemila, in Italia, il palco di Muccassassina è stato uno dei pochissimi luoghi dove il mondo dello spettacolo e il mondo dell'attivismo si incontravano senza cerimonie. Quel palco è stato usato per presentare dischi, film, spettacoli teatrali, musical, libri e calendari, ma anche per lanciare campagne di sensibilizzazione e battaglie per i diritti civili. Nel dicembre 2012, per esempio, il cast registrò una versione di un classico natalizio per una campagna contro l'AIDS in Africa.

Chi ci passa davvero, ogni venerdì

Adesso la risposta che mi interessa di più. Chi passa da Muccassassina, in una notte qualsiasi, non sono i nomi dell'elenco qui sopra. Sono altre categorie di persone, e vale la pena riconoscerle perché sono quelle che rendono la serata quello che è.

Ci sono i veterani, quelli che ci vanno da vent'anni o più, che si ricordano il Palladium o l'Alpheus, che hanno un'opinione ferma su quale sia stata la stagione migliore e che, davanti al parco di Caracalla, oscillano fra l'entusiasmo e la nostalgia per il sottosuolo.

Ci sono i debuttanti, ed è la categoria che conta di più. Per molte persone, in questa città, il primo venerdì a Muccassassina è stato letteralmente il primo posto in cui hanno potuto stare in mezzo agli altri senza dover spiegare niente. Non è un modo di dire: è la funzione sociale che questa festa ha svolto per decenni in un paese dove quei luoghi erano pochi. L'edizione estiva gratuita in un parco pubblico centrale ha reso quel primo passo più facile di quanto sia mai stato.

C'è il cast, cioè la parte di persone che lavora. Drag queen, vocalist, ballerine e ballerini, coreografi, direzione tecnica, visual: dietro a una serata come quella c'è un organico ampio, che prova, che costruisce spettacoli con una scaletta e che porta in scena una sigla diversa ogni anno, quasi sempre una riscrittura di una canzone pop famosa, cantata e ballata da tutti insieme intorno all'una di notte. Nelle serate estive quella meccanica si adatta a un palco all'aperto, ma la logica resta identica.

Ci sono i dj, che nella storia della festa sono stati decine e che hanno costruito due identità sonore parallele, quella pop del piano principale e quella house dei piani alti. In un contesto all'aperto le due anime convergono per forza su un unico impianto, e questa è una delle differenze più percepibili rispetto all'inverno.

Ci sono le persone che passano per caso, categoria molto più numerosa in estate: chi era al parco per i concerti, chi ha visto la fila dalla strada mentre tornava dal Circo Massimo, chi alloggia all'Aventino e ha seguito la musica. Sono quelli che alzano il fattore imprevedibilità della serata, nel bene e nel male.

E poi c'è la categoria che non si vede, che è quella per cui tutta questa macchina esiste: le persone che il lunedì mattina chiamano un numero verde, che fanno un test, che si siedono davanti a uno psicologo o a un avvocato, che entrano in un gruppo di auto-aiuto. Non sono al parco il venerdì notte, e probabilmente non sanno nemmeno che una parte di quello che ricevono è stata pagata da chi ballava. È il pezzo di questa storia che mi convince di più.

Se la formula tornerà: cosa guardare e cosa fare intanto

La Summer Season 2026 si è chiusa il 14 agosto e in questo momento, a settembre, il ciclo estivo a Caracalla è concluso. Il calendario ordinario di Muccassassina, storicamente, è quello invernale, con il venerdì nella sede storica di via di Portonaccio, e riprende dopo l'estate per proseguire fino a giugno. Chi vuole seguire la ripartenza della nuova stagione e le sue date fa bene a controllare i canali ufficiali della serata, perché sono l'unica fonte che annuncia in tempo reale i cambi di programma, che in questo mondo sono la norma e non l'eccezione.

Quanto al ritorno estivo nel parco, l'unica cosa onesta da dire è che la prima edizione completa è andata in porto con un calendario pieno, otto venerdì, quattro concept e un closing di Ferragosto. È il tipo di risultato che di solito porta a una riproposizione, ma nessuno può dichiararlo prima che venga annunciato. Se dovesse tornare nel 2027, le cose da verificare subito saranno tre: se l'ingresso resta libero, se resta il venerdì e se resta la stessa porzione di parco, perché ciascuna di queste variabili cambia la logistica della serata in modo sostanziale.

Che cosa fare adesso, nella stessa zona

Se leggete tutto questo a stagione finita e volete comunque andare a vedere dove è successo, la zona regge benissimo una giornata intera. Si comincia dalla visita al complesso delle Terme di Caracalla, che di giorno è un'esperienza completamente diversa e che vale soprattutto per la scala dei volumi: nessuna fotografia rende l'altezza di quei muri. Da lì si può salire all'Aventino per il tramonto, oppure imboccare il primo tratto della via Appia verso il Parco dell'Appia Antica, che comincia praticamente lì dietro.

Per chi cerca invece altre serate all'aperto in città, l'estate romana ne offre parecchie con caratteri diversi: il clubbing dentro un contesto archeologico di Utopia Open Air sull'Appia Antica, la programmazione di musica e culture urbane di Testaccio Estate alla Città dell'Altra Economia, i concerti nel parco della Casa del Jazz, o le serate di Villa Ada Roma Incontra il Mondo. Sono cose molto diverse fra loro, ma condividono con la Summer Season la stessa logica di fondo: usare gli spazi aperti di Roma da giugno ad agosto, quando stare al chiuso è una condanna.

Un'ultima riflessione

Mi rendo conto che una scheda su una serata di ballo possa sembrare un posto strano in cui parlare di assistenza domiciliare, test gratuiti e sportelli legali. Ma non si capisce Muccassassina se si separano le due cose, e chi la racconta soltanto come "la serata gay di Roma" perde esattamente il punto. È una festa nata perché servivano soldi per fare altro, che nel farlo è diventata un pezzo dell'identità notturna di questa città, e che nell'estate 2026 ha portato quella storia dentro il parco di un monumento imperiale, il venerdì, senza biglietto, davanti a chiunque volesse entrare. Che lo si guardi dal punto di vista della vita notturna, da quello della storia urbana o da quello dei diritti civili, è comunque un fatto notevole, ed è successo a quindici minuti a piedi dalla fermata della metropolitana.

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Contact Information

Data Evento26 Giugno 2026 — 14 Agosto 2026
IndirizzoJazz&Image — Parco delle Terme di Caracalla, Viale delle Terme di Caracalla, 00153 Roma Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieEventiParty
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