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Moby Dick con Roberto Negri al Centrale Preneste Teatro — 23 ottobre 2026

In breve. Dossier pratico. Venerdì 23 ottobre 2026, alle 21, il Centrale Preneste Teatro ospita Moby Dick, uno spettacolo in cui Roberto Negri è voce narrante e corpo presente, con regia, impianto scenico e disegno luci di Federico Vigorito e…

Dossier pratico. Venerdì 23 ottobre 2026, alle 21, il Centrale Preneste Teatro ospita Moby Dick, uno spettacolo in cui Roberto Negri è voce narrante e corpo presente, con regia, impianto scenico e disegno luci di Federico Vigorito e assistenza alla regia di Carolina Vecchia. La sede è in via Alberto da Giussano 58, 00176 Roma, nella zona Prenestina, nel Municipio V. Il posto si riserva dalla pagina dello spettacolo sul sito ufficiale del teatro, con una registrazione denominata "Ingresso unico"; un prezzo in euro non è indicato in chiaro, quindi per ogni dubbio conviene chiamare il numero informazioni e prenotazioni 06 27801063 (dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 17) o scrivere a info@ruotalibera.eu. Secondo la pagina contatti del teatro, la sala si raggiunge con i tram 5, 14 e 19 (fermata Prenestina/Giussano), con gli autobus 81, 112, 113, 213, 312, 409 e 545 e con la metro C, alle fermate Pigneto o Malatesta; per il percorso esatto dal punto di partenza il calcolatore ATAC resta lo strumento più affidabile. Lo spettacolo è promosso da Roma Capitale ed è vincitore di un Avviso Pubblico per iniziative di interesse dell'Amministrazione Capitolina, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Durata ed età consigliata non sono pubblicate.

Immagine ufficiale dello spettacolo Moby Dick con Roberto Negri al Centrale Preneste Teatro
Immagine dalla pagina dello spettacolo sul sito ufficiale del Centrale Preneste Teatro

Moby Dick con Roberto Negri: che cosa si vede

La presentazione ufficiale descrive un lavoro che mette insieme quattro linguaggi: la narrazione, la commedia, il teatro di figura e la pantomima. Sono quattro registri che di solito vivono separati e che qui vengono intrecciati attorno a un unico interprete. La formula scelta per definire il ruolo di Roberto Negri, "voce narrante e corpo presente", dice già molto: chi racconta non si limita a leggere o a recitare un testo, ma lo porta in scena con il gesto, con la postura, con gli oggetti e con la presenza fisica, come se la storia del capitano Achab passasse attraverso un solo corpo.

Il teatro insiste anche su un punto di metodo: il testo viene trattato con rispetto per l'autore e ritrova la propria forza evocativa. Non si annuncia dunque una riscrittura libera o una parodia, ma un adattamento che resta legato al romanzo di Herman Melville e che, nelle parole della presentazione, accompagna il pubblico fino a una catarsi finale definita sorprendente. Chi conosce il libro sa che il finale è uno dei più celebri della letteratura; vedere come una scena così vasta venga resa con mezzi teatrali essenziali è probabilmente la curiosità principale della serata.

Un interprete, molti personaggi

Il cartellone non elenca altri attori: la locandina indica soltanto Roberto Negri in scena, Federico Vigorito alla regia e Carolina Vecchia come assistente. In un romanzo affollato come Moby Dick, dove convivono Ismaele, Achab, Queequeg, Starbuck e un intero equipaggio, la scelta di un solo interprete obbliga a una lingua scenica fatta di cambi di voce, di oggetti che diventano personaggi e di silenzi. È qui che entrano in gioco il teatro di figura e la pantomima, due tradizioni che permettono di evocare una nave, un mare o una balena senza costruirli davvero.

La regia di Federico Vigorito

A Vigorito sono attribuiti tre compiti insieme: la regia, l'impianto scenico e il disegno luci. Quando un'unica persona firma tutti questi elementi, lo spettacolo tende ad avere un'impronta molto coerente, perché spazio, oggetti e luce nascono dalla stessa idea. In una sala raccolta, la luce diventa spesso lo strumento principale per trasformare il palco: da ponte di baleniera a locanda, da oceano aperto a cabina del capitano.

Il romanzo di Melville in breve

Moby Dick, pubblicato nel 1851, è il romanzo con cui Herman Melville racconta il viaggio della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, a caccia della grande balena bianca che gli aveva strappato una gamba in un viaggio precedente. Il narratore è Ismaele, un marinaio che apre il libro con una delle frasi più famose della letteratura mondiale, "Chiamatemi Ismaele". Il resto è una navigazione che alterna avventura, enciclopedia della caccia alla balena, meditazione filosofica e tragedia.

Due edizioni nello stesso anno

Il libro uscì in due versioni diverse nel 1851. A ottobre, a Londra, l'editore Bentley lo pubblicò con il titolo The Whale, dopo tagli e modifiche che eliminavano passaggi giudicati osceni, blasfemi o poco rispettosi verso la Corona britannica. A novembre, a New York, Harper and Brothers lo stampò con il titolo definitivo Moby-Dick, or The Whale. L'edizione inglese era priva dell'epilogo, quello in cui si scopre come Ismaele si salva, e alcuni recensori britannici rimproverarono all'autore una storia raccontata, in apparenza, da qualcuno che sarebbe dovuto morire.

Un insuccesso diventato classico

Il romanzo fu dedicato all'amico Nathaniel Hawthorne, uno dei pochi a lodarlo subito. Le recensioni furono contrastanti, le vendite deludenti: alla morte di Melville, nel 1891, il libro era fuori catalogo e ne erano state vendute circa 3.200 copie. La riscoperta arrivò nel Novecento, dopo il centenario della nascita dell'autore nel 1919, grazie anche a scrittori e critici come D. H. Lawrence, Carl Van Doren e Lewis Mumford. Oggi Moby Dick è considerato uno dei vertici della letteratura americana.

Le storie vere dietro la balena bianca

Melville attinse alla propria esperienza di marinaio semplice, tra il 1841 e il 1844, anche a bordo di baleniere: il 1º gennaio 1841 partì dal porto di New Bedford sulla Acushnet, diretta nel Pacifico. Due episodi reali alimentarono il romanzo. Il primo è l'affondamento della baleniera Essex di Nantucket, nel 1820, dopo l'urto con un enorme capodoglio; il primo ufficiale Owen Chase, uno degli otto sopravvissuti, lo raccontò in un libro del 1821. Il secondo è la leggenda di Mocha Dick, un capodoglio albino che si diceva avesse nel dorso decine di ramponi e che attaccasse le navi con ferocia.

Moby Dick in italiano: la traduzione di Pavese

Per il pubblico italiano Moby Dick ha anche una storia editoriale propria. Il primo a tradurlo fu Cesare Pavese, nel 1930; non riuscì subito a pubblicarlo, e il libro uscì soltanto nel 1932, quando l'editore Carlo Frassinelli lo scelse come primo titolo della collana Biblioteca europea, diretta da Franco Antonicelli, nella sua casa editrice appena nata. Da allora le traduzioni si sono moltiplicate, fino a quelle che confrontano le due edizioni del 1851, che differiscono in centinaia di punti.

Un libro che si presta alla voce

La scelta di portare il romanzo in teatro con un narratore ha una logica precisa: Moby Dick è un libro scritto in prima persona, in cui Ismaele parla direttamente al lettore. Melville alterna capitoli di azione a capitoli quasi teatrali, con didascalie e battute come in un copione. Un attore che racconta, interpreta e mima ritrova dunque una caratteristica già presente nel testo, quella di una storia che vuole essere ascoltata prima ancora che letta.

Il Pequod come piccolo mondo

Una delle letture più diffuse del romanzo vede nella nave e nel suo equipaggio un microcosmo della società americana dell'epoca: marinai di origini, lingue e religioni diverse costretti a convivere in uno spazio ristretto sotto un capitano ossessionato. È un tema che risuona in un teatro come il Centrale Preneste, che la cooperativa che lo gestisce colloca in un'area periferica e multietnica della città e che lavora da anni sull'incontro tra culture.

Melville e Roma: un mese nella primavera del 1857

C'è un legame diretto tra l'autore e la città. Tra il 1856 e il 1857 Melville compì un lungo viaggio da solo: in Inghilterra, dove rivide Hawthorne, e in Palestina. Sulla via del ritorno, nella primavera del 1857, si fermò una settimana tra Napoli e Vico Equense e un mese a Roma, poi visitò Genova, Venezia e Padova. Rientrato negli Stati Uniti provò a vivere come conferenziere itinerante, parlando delle opere d'arte viste in Europa; tra i suoi scritti minori figura un testo intitolato, nella traduzione italiana, "Statue di Roma".

Dopo la balena

Il viaggio europeo arrivò in un momento difficile: dal 1857 Melville smise di pubblicare narrativa e il successo dei primi romanzi, Typee e Omoo, era ormai lontano. L'ultimo romanzo breve, Billy Budd, rimase inedito alla sua morte e fu pubblicato nel 1924. Sentire Moby Dick raccontato a pochi chilometri dai luoghi che lo scrittore visitò da turista deluso aggiunge un piccolo cortocircuito storico alla serata.

Il progetto e il sostegno di Roma Capitale

La pagina dello spettacolo specifica che il progetto è promosso da Roma Capitale ed è risultato vincitore di un Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l'Amministrazione Capitolina, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. È un'informazione utile per capire il contesto: si tratta di una programmazione sostenuta dall'ente pubblico e pensata per portare spettacoli in un quartiere lontano dal centro storico.

Il calendario d'autunno

Moby Dick si inserisce in un cartellone fitto. Il calendario ufficiale del Centrale Preneste per ottobre e novembre 2026 alterna spettacoli serali del venerdì e del sabato alle 21 e appuntamenti per famiglie la domenica pomeriggio. Il giorno dopo Moby Dick, sabato 24 ottobre, va in scena Menù del giorno della Compagnia Bellavita; domenica 1 novembre alle 16.30 è in calendario Giufà, il mare e le nuvole, titolo che la Compagnia Ruotalibera cita tra le proprie produzioni. Chi apprezza la serata può dunque tornare nello stesso spazio più volte nel giro di poche settimane.

Narrazione, figura e pantomima: i linguaggi in scena

I quattro registri annunciati dalla presentazione hanno storie diverse. La narrazione teatrale è la forma più antica: un attore che racconta una storia al pubblico, spesso senza scenografia, affidandosi alla parola e al ritmo. La commedia porta in scena l'ironia, che in Moby Dick non manca, perché Ismaele è un narratore capace di autoironia e la prima parte del romanzo, tra la locanda e l'incontro con Queequeg, ha momenti apertamente comici. Il teatro di figura usa pupazzi, oggetti, sagome e materiali trasformati in personaggi; la pantomima racconta con il solo gesto, senza parole.

Perché unire registri così diversi

Mettere insieme questi linguaggi permette di cambiare passo all'interno dello stesso racconto: un momento narrato, uno risolto con un oggetto che diventa nave o balena, uno affidato al corpo in silenzio. Per un romanzo che alterna capitoli d'azione, digressioni scientifiche e scene quasi teatrali è una scelta coerente. La presentazione parla di un percorso che conduce il pubblico verso una catarsi finale: il termine, che viene dalla tragedia greca, indica la liberazione emotiva che lo spettatore prova davanti alla conclusione di una storia dolorosa.

Che cosa aspettarsi in sala

In assenza di una durata pubblicata e di una descrizione dettagliata delle scene, è corretto non fare previsioni sul numero di quadri o sugli oggetti usati. Quello che le fonti dicono è sufficiente a orientarsi: un interprete solo, una regia che controlla anche spazio e luci, un testo trattato con fedeltà. Chi ama il teatro d'attore e la narrazione troverà una forma familiare; chi conosce soprattutto il cinema o i grandi allestimenti scoprirà quanto possa bastare una voce per evocare l'oceano.

La via Prenestina, da Gabii a Praeneste

La strada su cui corrono i tram che portano al teatro ha una storia lunga. La via Prenestina era una via consolare romana che attraversava il Lazio antico: in origine collegava Roma alla città latina di Gabii, e per questo si chiamava via Gabina; più tardi fu prolungata fino a Praeneste, l'attuale Palestrina, da cui prende il nome. Usciva dalla città attraverso Porta Maggiore, allora chiamata Porta Praenestina, ed è ancora oggi uno degli assi principali verso i quartieri orientali.

Ville e sepolcri lungo il percorso

In età imperiale lungo la Prenestina sorsero ville e monumenti funerari. Il caso più noto è il parco archeologico di Villa Gordiani, al terzo miglio, tradizionalmente legato alla famiglia degli imperatori Gordiani del III secolo, con l'aula ottagona su cui nel Medioevo fu innalzata la torre detta Tor de' Schiavi. Nel 1347 le truppe dei Colonna, in marcia da Palestrina contro Cola di Rienzo, si accamparono proprio in questa zona.

Informazioni pratiche per la serata

Come prenotare

La prenotazione si fa dalla pagina dello spettacolo sul sito centraleprenesteteatro.it, aggiungendo al carrello la voce "Ingresso unico" e completando la registrazione. La pagina mostra il numero di posti ancora disponibili, un dato utile per capire se conviene muoversi in anticipo. In alternativa si può telefonare allo 06 27801063 negli orari d'ufficio indicati dal teatro.

Arrivare con i mezzi

Il teatro indica tre famiglie di mezzi. I tram 5, 14 e 19 percorrono la via Prenestina e fermano a Prenestina/Giussano, la soluzione più diretta per chi arriva da Porta Maggiore o da Termini. La metro C ha due fermate utili, Pigneto e Malatesta. Gli autobus segnalati sono l'81, il 112, il 113, il 213, il 312, il 409 e il 545. Per una sera feriale con inizio alle 21 conviene verificare in anticipo le corse del ritorno, sempre con il calcolatore ATAC.

In auto

Il sito del teatro non fornisce indicazioni sul parcheggio. Il portale Turismo Roma, nella scheda del Mercato rionale Condottieri Labicano, registrato allo stesso civico di via Alberto da Giussano, segnala un parcheggio coperto sotto l'edificio del mercato; orari e accessibilità di quel parcheggio la sera non sono pubblicati, quindi va considerato un'ipotesi da verificare.

Il Centrale Preneste Teatro

Il Centrale Preneste si presenta come "teatro per le nuove generazioni" ed è gestito dalla cooperativa sociale Ruotalibera, attiva dal 1977 nelle arti dello spettacolo dal vivo e in attività sociali e interculturali rivolte a bambini, ragazzi e adulti. La cooperativa lavora con istituzioni pubbliche, scuole, biblioteche, università e centri di ricerca e usa il teatro come strumento di prevenzione del disagio giovanile.

Un teatro di quartiere con una missione dichiarata

Nella pagina della missione, Ruotalibera elenca obiettivi molto concreti: rafforzare i legami tra i giovani, favorire le relazioni tra persone di origini diverse, migliorare i rapporti tra generazioni e tra famiglie e territorio, prevenire dispersione scolastica, dipendenze e violenza. Gli strumenti sono laboratori teatrali, rassegne e progetti di inserimento lavorativo. Il teatro, insomma, è anche un presidio sociale, e la programmazione serale per adulti convive con un'attività quotidiana rivolta all'infanzia.

Una curiosità sul Centrale Preneste Teatro

Lo stesso numero civico, via Alberto da Giussano 58, compare anche nella scheda ufficiale di Turismo Roma dedicata al Mercato rionale Condottieri Labicano, un mercato coperto con una sessantina di banchi tra produttori agricoli, pescherie, macellerie storiche, un bar, un parrucchiere e un laboratorio creativo. Le fonti consultate non descrivono il rapporto tra il teatro e l'edificio del mercato, ma la coincidenza di indirizzo racconta bene il carattere del luogo: un teatro che vive accanto alla spesa settimanale del quartiere, lontano dall'immagine del palcoscenico isolato.

Perché il mercato si chiama Condottieri

Il nome del mercato rimanda all'odonomastica della zona. Nell'area del Pigneto compresa tra via Prenestina, via di Acqua Bullicante, via del Pigneto e la circonvallazione Casilina le strade sono dedicate a capitani di ventura e condottieri italiani, molti vissuti tra il 1330 e il 1550, alcuni protagonisti della disfida di Barletta o della battaglia di Anghiari. Passeggiando prima dello spettacolo si leggono sulle targhe nomi come Montecuccoli o Conte di Carmagnola.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Centrale Preneste Teatro

Alberto da Giussano, il personaggio a cui è intitolata la strada del teatro, con ogni probabilità non è mai esistito. Secondo gli storici il capo militare della Lega Lombarda nella battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 fu Guido da Landriano; il nome di Alberto compare per la prima volta solo nella cronaca del frate domenicano Galvano Fiamma, nella prima metà del Trecento, circa un secolo e mezzo dopo la battaglia. Le fonti contemporanee non parlano né di lui né della sua leggendaria Compagnia della Morte.

Una leggenda su una targa

Fiamma raccontava di 900 cavalieri con un anello d'oro ciascuno e perfino di tre colombe che avrebbero messo in fuga il Barbarossa: dettagli che gli storici considerano inverosimili. C'è una certa ironia nel fatto che un teatro dedicato al racconto e alla finzione abbia sede proprio in una strada intitolata a un eroe nato da una cronaca romanzata. Per una serata dedicata a Moby Dick, romanzo costruito su leggende di mare, è una coincidenza quasi perfetta.

Il consiglio che ti do per visitare il Centrale Preneste Teatro

Il mio consiglio è di arrivare con il tram e di scendere qualche fermata prima, a Porta Maggiore, per fare a piedi l'ultimo tratto lungo la Prenestina. In pochi minuti si passa sotto gli archi dell'acquedotto Claudio, si costeggia l'inizio del Pigneto e si entra nella parte più residenziale del quartiere. Arrivare con un po' di anticipo permette anche di controllare la prenotazione con calma, visto che la registrazione avviene online e non tramite un botteghino tradizionale.

Prima o dopo, una tappa al Pigneto

Il Pigneto, a breve distanza, è da anni uno dei luoghi più frequentati della sera romana, con la via del Pigneto pedonalizzata dal 2015. Per una cena prima delle 21 o per un bicchiere dopo lo spettacolo è la scelta più ovvia. Chi preferisce la tranquillità può invece restare nella zona del teatro, più residenziale e silenziosa.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Pigneto sia stato un set del neorealismo lo sanno in molti; meno citato è il fatto che la scena più famosa di Roma città aperta, quella in cui Pina, interpretata da Anna Magnani, viene uccisa dai tedeschi, fu girata in via Raimondo Montecuccoli, una delle strade intitolate ai condottieri, a pochi isolati dal teatro. Il film di Roberto Rossellini è del 1945. Sedici anni dopo Pier Paolo Pasolini ambientò in queste zone Accattone, con Franco Citti.

Un quartiere da film

L'elenco dei film girati al Pigneto è lungo: tra gli altri Bellissima di Luchino Visconti (1951), Il ferroviere di Pietro Germi (1955), Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy (1959), Una vita difficile di Dino Risi (1961), Fantozzi di Luciano Salce (1975) e Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli (1977). Andare a teatro qui significa attraversare luoghi che il cinema italiano ha raccontato per decenni.

La foto giusta da fare al Centrale Preneste Teatro

La fotografia più riuscita della serata, più che davanti all'ingresso del teatro, si fa lungo il percorso: a Porta Maggiore, dove i due grandi fornici in travertino lasciano passare la Prenestina e la Casilina e dove nell'attico si vedono ancora i canali degli acquedotti Claudio e Anio Novus. Inquadrare un tram che passa sotto gli archi è un'immagine che riassume tutta la zona: la Roma antica e quella dei quartieri popolari nati dopo il 1870.

Il dettaglio del Sepolcro di Eurisace

Appena fuori dalla porta si trova il Sepolcro di Eurisace, una tomba del I secolo a.C. costruita a imitazione di un forno da panettiere e dedicata a un importante panificatore della città antica. Le sue aperture circolari sono un soggetto fotografico insolito, soprattutto con la luce radente del tardo pomeriggio d'ottobre.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La zona del teatro è stata segnata dalla crescita della Roma industriale. Tra il 1886 e il 1891 la Società Romana Tramways Omnibus costruì in piazza Caballini il primo deposito per omnibus e tram a cavallo fuori dalle Mura aureliane, divenuto nel 1904 esclusivamente tranviario con l'elettrificazione. Il 22 marzo 1909 fu inaugurato l'Istituto farmaceutico Serono, all'angolo con piazza del Pigneto, alla presenza del fondatore Cesare Serono. Nel 1923 nacque sulla Prenestina la fabbrica di rayon CISA Viscosa, poi SNIA, rimasta attiva fino al 1954.

La guerra e il dopoguerra

Durante la seconda guerra mondiale il Pigneto, quartiere popolare come San Lorenzo, fu molto attivo nell'antifascismo e subì i bombardamenti alleati del 1943 e del 1944, che uccisero cinquanta dipendenti dell'Atac. Più vicino a noi, nel 1996 il cinema L'Aquila fu confiscato alla Banda della Magliana e riaperto nel 2015 dopo i lavori di ammodernamento. Il Centrale Preneste stesso è una storia recente: le fonti non concordano sulla data di partenza, perché una scheda del 2017 indica la fondazione nel febbraio 2010, mentre il sito della Compagnia Ruotalibera scrive che la compagnia opera con il Centrale Preneste dal 2012.

Chi è passato dal Centrale Preneste Teatro

La storia del teatro coincide in gran parte con quella della Compagnia Ruotalibera. Tiziana Lucattini, nella compagnia dal 1983, ne è direttrice artistica in modo continuativo dal 1991. Nicoletta Stefanini vi ha lavorato per trent'anni come attrice, autrice, regista e formatrice, fino alla sua scomparsa nel 2018. Tra le produzioni ricordate dalla compagnia figurano Scarpette rosse, sull'infanzia di strada, Asilo, sugli attentati contro i bambini, e Il bambino che non c'è, La stanza del nonno e Giufà, il mare e le nuvole, dedicati ai temi della crescita.

Le rassegne e gli ospiti

Sul palco del Centrale Preneste passano ogni anno compagnie italiane e straniere attraverso rassegne come Infanzie in Gioco, dedicata ai bambini dai 2 ai 14 anni con spettacoli di teatro, danza, musica e circo sociale, e YOU.THE YOUNG CITY, la programmazione serale di teatro e musica. Nell'autunno 2026 il calendario ospita tra gli altri Barbe à Papa Teatro, la Compagnia Bellavita e Roberto Negri. Il teatro accoglie inoltre residenze creative per artisti sotto i 35 anni e la scuola di teatro La Pietra Parlante.

Nei dintorni del teatro

Chi vuole dare alla serata un contorno può scegliere tra diversi luoghi raggiungibili in pochi minuti. La guida al Pigneto e cosa vedere raccoglie i punti di interesse del quartiere; a Porta Maggiore c'è la Basilica sotterranea di Porta Maggiore, un edificio del I secolo scoperto nel 1917 e decorato con stucchi mitologici. Lungo la Prenestina si apre l'area dell'ex SNIA, oggi in parte parco, e verso sud la zona di Torpignattara.

Altri spettacoli nella stessa sala

Il cartellone del teatro è raccolto nella scheda sulla stagione 2026-2027 del Centrale Preneste. Tra le serate vicine a Moby Dick ci sono Mi ricordo di Barbe à Papa Teatro e, a fine novembre, G+R, di muri abbattuti e cuori aperti. Per una proiezione dopo lo spettacolo, invece, il riferimento più vicino è il Cinema Aquila.

Domande frequenti su Moby Dick con Roberto Negri

Quando e a che ora va in scena Moby Dick al Centrale Preneste?

Lo spettacolo è in programma venerdì 23 ottobre 2026 alle 21, secondo il calendario ufficiale del teatro. La pagina dello spettacolo indica una sola data, senza repliche nel fine settimana. Non è pubblicata la durata, quindi per organizzare il rientro conviene considerare una serata che si chiude in tarda serata e controllare in anticipo le corse dei mezzi pubblici sul calcolatore ATAC, soprattutto se si usa il tram sulla Prenestina.

Quanto costa il biglietto?

Il sito ufficiale non indica un prezzo in euro: la pagina dello spettacolo gestisce una prenotazione chiamata "Ingresso unico" con registrazione online. Il dato sul costo, quindi, non è pubblicato in modo esplicito. Per avere conferma prima di muoversi conviene telefonare al numero 06 27801063, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17, oppure scrivere all'indirizzo info@ruotalibera.eu indicato nella pagina contatti del teatro.

Come si prenota il posto?

Dalla pagina dello spettacolo sul sito centraleprenesteteatro.it si aggiunge al carrello la voce "Ingresso unico" e si completa la registrazione. La stessa pagina mostra quanti posti restano disponibili, un indicatore utile per capire se conviene affrettarsi. Chi ha difficoltà con la procedura online può chiamare il teatro negli orari d'ufficio. Non risultano punti vendita esterni indicati dal teatro per questo spettacolo.

Come si arriva al teatro con i mezzi pubblici?

Il teatro segnala i tram 5, 14 e 19 con fermata Prenestina/Giussano, gli autobus 81, 112, 113, 213, 312, 409 e 545 e la metro C con le fermate Pigneto e Malatesta. Il tram è la soluzione più diretta da Porta Maggiore e da Termini. Per il percorso preciso e gli orari del ritorno dopo le 21 conviene affidarsi al calcolatore ATAC, che tiene conto delle variazioni serali.

Lo spettacolo è adatto ai bambini?

L'età consigliata non è indicata. Il Centrale Preneste è un teatro per le nuove generazioni, ma questo appuntamento è collocato il venerdì sera alle 21, cioè nella fascia che il teatro dedica di solito al pubblico giovane e adulto, mentre gli spettacoli per famiglie sono programmati la domenica pomeriggio. Per un ragazzo che conosce la storia di Moby Dick può essere un buon primo incontro con il teatro di narrazione; per i più piccoli conviene chiedere al teatro.

Serve aver letto il romanzo?

No. Lo spettacolo è costruito come un racconto, con un narratore che guida il pubblico dentro la storia, e la presentazione insiste sulla fedeltà all'autore. Conoscere a grandi linee la trama aiuta però a cogliere le scelte di regia: il personaggio di Ismaele che racconta, l'ossessione di Achab, la caccia alla balena bianca e il naufragio finale. Chi vuole prepararsi può rileggere i primi capitoli e l'epilogo.

Chi produce e sostiene lo spettacolo?

La pagina ufficiale attribuisce la regia, l'impianto scenico e il disegno luci a Federico Vigorito, con Carolina Vecchia assistente alla regia e Roberto Negri in scena. Il progetto è promosso da Roma Capitale e ha vinto un Avviso Pubblico per iniziative di interesse dell'Amministrazione Capitolina, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Il teatro che lo ospita è gestito dalla cooperativa Ruotalibera.

Il consiglio finale su Moby Dick con Roberto Negri

Moby Dick al Centrale Preneste è una serata da prendere per quello che promette: un solo interprete, una regia che firma anche spazio e luci, e un grande romanzo raccontato con i mezzi più antichi del teatro, la voce, il corpo e gli oggetti. Prenota online per tempo, perché i posti sono contati, e controlla il percorso di ritorno prima di uscire. Se puoi, arriva a piedi da Porta Maggiore: il quartiere che attraversi, con i suoi archi romani, le strade dei condottieri e i set del neorealismo, è il miglior prologo possibile a una storia di mare, di ossessione e di sopravvivenza.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento23 Ottobre 2026 21:00
IndirizzoVia Alberto da Giussano 58, 00176 Roma Pigneto, Roma, Roma Città