Mario Venuti & Tony Canto a Roma — 29 novembre 2026
L'evento. Mario Venuti e Tony Canto porteranno a Roma "Mai come ieri" domenica 29 novembre 2026, al Teatro Studio Gianni Borgna dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Sarà un concerto in formazione ridotta, costruito sul repertorio comune dei due musicisti siciliani, fra canzone d'autore e sonorità mediterranee, nella sala più piccola e più raccolta del complesso di viale Pietro de Coubertin.
Chi sono. Mario Venuti è un cantautore siracusano con quarant'anni di lavoro alle spalle, prima con i Denovo a Catania e poi da solista, in una zona di pop d'autore attraversata da suggestioni brasiliane. Tony Canto è chitarrista, autore e produttore: i due si conoscono e lavorano insieme da decenni, e il nome stesso della serata rimanda a un disco del 1998 nei cui crediti Canto compare alle chitarre.
La sala. Il Teatro Studio Gianni Borgna è lo spazio più raccolto dell'Auditorium Parco della Musica, il complesso progettato da Renzo Piano nell'area fra Flaminio e Parioli: poco più di trecento posti, pianta bassa e allungata, pensata fin dall'origine per la parola e per le formazioni piccole. È la scelta giusta per un concerto che si regge su due chitarre e su una voce, e non su un muro di amplificazione.
Che cosa sarà davvero questo concerto
Conviene dirlo subito, perché aiuta a capire che serata aspettarsi: quello del 29 novembre 2026 non sarà un concerto da palazzetto con scenografia, cambi d'abito e scaletta scritta a tavolino per far cantare tremila persone. Sarà una serata di teatro, dentro una sala che di posti ne ha poco più di trecento, dove la distanza fra chi suona e chi ascolta si misura in metri e non in settori numerati. Questo cambia tutto: cambia il modo in cui si suona, cambia il modo in cui si ascolta, cambia perfino il modo in cui conviene vestirsi e arrivare.

Il titolo della serata, "Mai come ieri", coincide con quello del terzo album da solista di Mario Venuti, uscito nel 1998. Quel disco aveva una struttura doppia e piuttosto insolita per l'epoca: una parte di brani nuovi e una parte di canzoni precedenti riprese e rifatte in acustico, comprese alcune cose del periodo Denovo. Nei crediti di quell'album, alle chitarre elettriche e acustiche, alla slide e all'armonica, compare Tony Canto. Non serve molta immaginazione per capire perché due musicisti che condividono quel passato scelgano oggi quel titolo per una serata a due.
Qui va detta una cosa con chiarezza, perché il web è pieno di pagine che promettono elenchi di brani e sorprese: la scaletta di una serata come questa non è un dato pubblico e non lo sarà fino a quando le luci non si abbasseranno. Chi scrive che "verranno eseguiti" questi o quei pezzi sta facendo un'ipotesi, non un'informazione. L'unica cosa onesta da dire è che il repertorio a disposizione è vastissimo, perché copre quarant'anni fra Denovo e carriera solista, e che il formato acustico permette di attraversarlo con una libertà che in un tour con band non esiste.
Perché un formato a due funziona bene su questo repertorio
Le canzoni di Venuti hanno una struttura melodica solida: reggono la riduzione. Molte pagine del suo catalogo, nate con arrangiamenti stratificati fra fiati, percussioni e tastiere, hanno un'ossatura di accordi e di parole che continua a funzionare quando si toglie tutto il resto. È esattamente la ragione per cui un disco come quello del 1998 aveva senso: mettere le stesse canzoni in due luci diverse e vedere che cosa resta. Una serata a due chitarre è la stessa operazione fatta dal vivo, con il vantaggio che il pubblico sente le sbavature, i respiri e le correzioni al volo, che in studio si tolgono.
C'è anche un motivo pratico. Il Teatro Studio Gianni Borgna non è una sala che perdona il volume eccessivo. È bassa, è raccolta, ha un'acustica pensata per la voce parlata e per l'ensemble piccolo. Portarci dentro una batteria amplificata a pieno regime significherebbe combattere contro lo spazio. Portarci due chitarre e una voce significa invece assecondarlo. Chi conosce la sala sa che le serate migliori, lì dentro, sono quelle in cui il suono arriva quasi acustico e l'impianto serve solo a riempire i vuoti.
Che cosa questo concerto non sarà
Non sarà una serata nostalgica in senso stretto. Venuti ha continuato a pubblicare dischi fino agli anni recenti e non si è mai trasformato in un artista da celebrazione del passato. Un concerto che porta nel titolo il nome di un album del 1998 può far pensare a un'operazione revival, ma la logica del formato acustico è diversa: non ripetere il disco, ma usare quel metodo su tutto il resto.
Non sarà nemmeno una serata di soli successi. Chi va a un concerto in un teatro da trecento posti lo fa perché accetta il rischio del brano laterale, della cosa mai suonata dal vivo, della digressione parlata fra un pezzo e l'altro. È parte del patto. Chi invece cerca soltanto le canzoni note e vuole la certezza di sentirle tutte troverà probabilmente più soddisfazione in un festival estivo, dove il repertorio si concentra per forza di cose.
E non sarà una serata lunghissima. Le serate nei teatri dell'Auditorium hanno normalmente una durata contenuta rispetto ai concerti nei club, perché il complesso ospita più eventi nella stessa giornata e gli orari di deflusso vanno rispettati. Chi arriva da fuori Roma e deve prendere un treno la sera stessa dovrebbe comunque controllare l'orario di inizio sulla pagina ufficiale dell'evento, perché l'unica fonte affidabile su quel dato è il calendario dell'Auditorium.
Chi è Mario Venuti
Mario Venuti nasce a Siracusa il 28 ottobre 1963. È un dato che dice poco da solo, ma che diventa interessante se si guarda dove finisce: a Catania, nei primi anni Ottanta, dentro una scena musicale che nel giro di un decennio avrebbe cambiato il suono del pop italiano molto più di quanto Roma e Milano fossero disposte ad ammettere.
I Denovo e la Catania degli anni Ottanta
I Denovo si formano a Catania nel 1982. La formazione iniziale mette insieme Mario Venuti alle chitarre, al sax e alla voce, Toni Carbone al basso e i fratelli Luca Madonia, chitarre e voce, e Gabriele Madonia alla batteria. Il nome del gruppo non ha significati nascosti: arriva da un modello di pneumatico Dunlop, scelto perché suonava bene. È un dettaglio che racconta l'epoca meglio di molte analisi: una generazione che prendeva le parole dove le trovava e le rimontava a orecchio.
La discografia dei Denovo è breve e densa. "Unicanisai" esce nel 1985, "Persuasione" nel 1987, "Così fan tutti" nel 1988, "Venuti dalle Madonie a cercar Carbone" nel 1989. Nel 1988 Raffaele Fazio sostituisce per un periodo Gabriele Madonia alla batteria, e fra il 1988 e il 1990 entra in formazione il tastierista Dino Scuderi. Il gruppo si scioglie nel 1990. Quattro album in cinque anni, poi la fine.
Il peso di quel gruppo, però, non si misura in copie vendute. Catania in quegli anni si guadagna il soprannome di Seattle d'Italia, e la definizione, per quanto giornalistica, coglie qualcosa di vero: una città periferica rispetto ai centri dell'industria discografica produce in pochi anni una densità di musicisti che nessuno si aspettava. Dalla scia dei Denovo passano nomi come Carmen Consoli e Roy Paci. Sulla vicenda è stato scritto anche un libro, "Tempi di libero rock", che prova a mettere in ordine quella stagione.
Ci sono state due riprese. Nel 1997 i Denovo tornano insieme per un breve giro di quattro date siciliane. Nel 2008 salgono di nuovo sullo stesso palco al Festival di Sanremo, più di vent'anni dopo l'esordio. Nel 2014 esce "Kamikaze Bohemien", un album a nome Denovo pubblicato a ventiquattro anni dallo scioglimento.
La carriera solista
Il primo disco a nome Mario Venuti è "Un po' di febbre", del 1994. Seguono "Microclima" nel 1996 e "Mai come ieri" nel 1998, quello che dà il titolo alla serata romana. Poi "Grandimprese" nel 2003, "Magneti" nel 2006, "Recidivo" nel 2009, "L'ultimo romantico" nel 2012, "Il tramonto dell'Occidente" nel 2014, "Motore di vita" nel 2017, "Soyuz 10" nel 2019 e "Tra la carne e il cielo" nel 2024.
Undici album in trent'anni è un ritmo regolare, quasi metodico, che racconta un artista che non ha mai smesso e non ha mai forzato. Fra i tratti riconoscibili di quel percorso c'è un rapporto costante con la musica brasiliana: non citata come colore esotico, ma usata come grammatica ritmica, nel modo in cui le chitarre accompagnano e nel modo in cui la voce si appoggia fuori dal battere.
Le partecipazioni a Sanremo
Venuti arriva a Sanremo nel 1996 con "Amore di plastica", cantata insieme a Carmen Consoli, nella categoria dedicata ai giovani. Nel 2004 partecipa fra i big con "Crudele": arriva decimo e vince il Premio della Critica Mia Martini, che in quel festival è spesso il riconoscimento che conta di più per chi fa canzone d'autore. Nel 2006 torna con "Un altro posto nel mondo" insieme ad Arancia Sonora, nella categoria gruppi, senza superare la fase iniziale. Nel 2008, come detto, è sul palco con i Denovo riuniti.
Su Sanremo vale la pena di una nota di metodo: le classifiche del festival raccontano molto poco della vita successiva delle canzoni. "Crudele" è rimasta nel repertorio dal vivo ben oltre quel decimo posto, e il Premio della Critica pesa nella percezione di un artista molto più della posizione finale.
Che tipo di artista è, dal vivo
Chi non lo ha mai visto suonare si aspetta spesso un cantautore severo. Non è quello. Venuti dal vivo parla, racconta, prende in giro se stesso e il pubblico, cambia registro fra una canzone e l'altra. Le serate acustiche, in particolare, tendono a diventare conversazioni intervallate da canzoni, più che concerti con presentazioni. È un formato che funziona soltanto se la sala è piccola abbastanza da permettere il tono normale della voce parlata, e il Teatro Studio Gianni Borgna lo è.
Va aggiunto che la voce di Venuti ha una collocazione particolare: leggera, nasale nella zona alta, poco incline all'urlo. In una sala amplificata male diventa fragile; in una sala raccolta e ben regolata diventa il centro di tutto. La scelta del Teatro Studio, da questo punto di vista, è coerente.
Chi è Tony Canto
Tony Canto è il nome che nelle pagine di credito compare spesso e nei manifesti quasi mai. È chitarrista, autore e produttore, e appartiene a quella categoria di musicisti il cui lavoro si riconosce più dal suono dei dischi altrui che da una discografia personale sotto i riflettori.
Il legame con Venuti
Il punto di contatto verificabile più antico fra i due passa proprio dal disco che dà il titolo alla serata. Nei crediti di "Mai come ieri", del 1998, Tony Canto figura alla chitarra elettrica, alla chitarra acustica, alla slide e all'armonica a bocca. Quattro strumenti, il che dice già qualcosa sul ruolo: non il session man chiamato per una parte, ma il musicista che costruisce il tessuto sonoro dell'album.
Su quello stesso disco suonano anche Toni Carbone al basso, che veniva dai Denovo, Massimo Roccaforte alla chitarra elettrica, Aldo Franco alla batteria, Gionata Colaprisca alle percussioni, Luca Madonia ai cori. Carmen Consoli canta nel brano che apre l'album e che dà il titolo al disco. È una fotografia precisa di un ambiente musicale: gente che si conosce, che ha suonato insieme, che si ritrova nello stesso studio.
Negli anni successivi il rapporto fra Canto e Venuti si è consolidato sul versante della produzione: Canto risulta fra i produttori dei lavori più recenti di Venuti. Chi ascolta i dischi in ordine cronologico sente una continuità di trattamento delle chitarre che non è casuale.
Che cosa fa un produttore, in concreto
Vale la pena spiegarlo, perché è una parola che il pubblico usa senza sapere che cosa indichi. Un produttore, nella canzone italiana, non è chi mette i soldi. È chi decide il suono: quale tempo, quale tonalità, quali strumenti entrano e quando, quanto spazio lasciare fra una frase e l'altra, se la voce va registrata in piedi o seduta, se serve una seconda chitarra o se toglierne una fa meglio. È un lavoro di scelte per sottrazione, quasi sempre invisibile a chi ascolta, e decisivo.
Quando il produttore è anche il chitarrista che suonerà quelle parti dal vivo, la distanza fra disco e concerto si accorcia. È esattamente la situazione di una serata a due come quella del 29 novembre: chi ha disegnato il suono dei dischi si siede accanto a chi li canta, e il risultato tende a essere più coerente di quanto capiti nei tour dove la band viene assemblata per l'occasione.
Il chitarrista
Sul piano strumentale, i credit del 1998 raccontano un profilo preciso: elettrica, acustica, slide, armonica. La slide, in particolare, è uno strumento che porta con sé un immaginario preciso, fra blues e musica americana, e che nel contesto mediterraneo di Venuti produce un attrito interessante. L'armonica, poi, è lo strumento che in una formazione ridotta sostituisce i fiati senza bisogno di una sezione.
In una serata a due, uno dei due deve fare contemporaneamente il lavoro dell'accompagnamento e quello del colore. È una posizione scomoda e poco riconosciuta, che richiede di sapere quando sparire. I chitarristi che sanno farlo sono meno di quanti si creda, e in genere sono quelli che hanno passato anni in studio a decidere che cosa togliere.
Il mestiere di stare in secondo piano
Esiste in Italia una generazione di musicisti nati intorno agli anni Sessanta che ha scelto, più o meno consapevolmente, di costruirsi una carriera sul lato meno esposto del mestiere. Suonano sui dischi degli altri, li producono, scrivono arrangiamenti, e quando salgono su un palco lo fanno accanto a qualcuno il cui nome è scritto più grande sul manifesto. Tony Canto appartiene a quella categoria.
Il pubblico tende a considerarla una posizione di secondo livello. Dall'interno la faccenda si vede in modo opposto: chi lavora così attraversa in trent'anni un numero di dischi, generi e situazioni che nessun artista solista può accumulare, e sviluppa una capacità di adattamento che vale quanto la firma su una canzone. In una serata a due, quella capacità diventa visibile: c'è un solo strumento a coprire tutto lo spazio che in disco era occupato da cinque o sei, e la differenza fra una serata riuscita e una serata faticosa passa quasi interamente da lì.
Va aggiunto che in un formato del genere il confine fra i due ruoli si scioglie. Non c'è un cantante e un accompagnatore: ci sono due musicisti che dividono lo stesso spazio sonoro e che devono decidere, battuta per battuta, chi tiene il tempo e chi si muove. È il motivo per cui questo tipo di serate funziona bene fra persone che si conoscono da decenni e quasi mai fra sconosciuti bravissimi.
Il Teatro Studio Gianni Borgna, la sala
Il Teatro Studio Gianni Borgna è la quarta sala coperta dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, e la più piccola. I posti sono poco più di trecento: le fonti riportano trecentotto, la pagina del complesso arrotonda a trecento. In ogni caso si tratta di un ordine di grandezza che in una città come Roma significa una cosa sola, cioè che la sala si riempie senza bisogno di grandi campagne e che chi ci entra vede il palco da qualunque posto.
Dove si trova dentro il complesso
Chi arriva all'Auditorium per la prima volta si trova davanti a un organismo complicato: tre grandi sale a forma di scarabeo, una cavea all'aperto in mezzo, una serie di percorsi coperti, negozi, caffetterie, spazi espositivi. Il Teatro Studio non ha la mole delle tre sale maggiori e non si annuncia dall'esterno: è una sala di servizio nel senso più nobile del termine, ricavata nel corpo del complesso e pensata per la prosa, per gli incontri, per la musica da camera e per i concerti in formazione ridotta.
La conseguenza pratica è che va cercato. Chi entra da viale Pietro de Coubertin e punta verso la cavea deve seguire le indicazioni interne, non l'istinto. Nelle sere di più eventi in contemporanea il personale all'ingresso smista il pubblico, ma nelle sere in cui il Teatro Studio ha l'unico spettacolo in cartellone l'indicazione è meno visibile. Dieci minuti di margine in più risolvono la questione.
Le altre sale, per capire le proporzioni
Serve un confronto per capire di che cosa parliamo. La Sala Santa Cecilia, la più grande, ha circa duemilasettecento posti ed è la sala sinfonica del complesso, quella pensata per orchestra e coro. La Sala Sinopoli, intitolata al direttore d'orchestra Giuseppe Sinopoli, ne ha millecentotrentatré. La Sala Petrassi, dedicata al compositore Goffredo Petrassi, seicentosettantatré. La Cavea all'aperto, che in estate diventa il cuore della programmazione, arriva intorno ai tremila spettatori.
Il Teatro Studio, con i suoi trecento, è un ordine di grandezza sotto la Petrassi e quasi dieci volte più piccolo della Santa Cecilia. Chi ha visto un concerto in Cavea d'estate e poi entra qui a novembre fatica a credere di essere nello stesso complesso: cambia la scala, cambia il rapporto con il palco, cambia perfino il rumore di fondo del pubblico, che in una sala piccola si sente tutto.
A chi è intitolata
La sala porta il nome di Gianni Borgna, critico musicale. È un'intitolazione che ha una sua logica: uno spazio dedicato alla parola e alla musica in formazione piccola intitolato a chi la musica popolare italiana l'ha raccontata e studiata. Chi conosce la storia culturale romana degli ultimi decenni sa quanto quel nome pesi nella vicenda delle politiche culturali della città.
Il complesso e Renzo Piano
L'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone è opera di Renzo Piano. L'inaugurazione è avvenuta in due tempi: la Sala Sinopoli il 21 aprile 2002, il resto del complesso il 21 dicembre dello stesso anno. L'area occupata è di circa cinquantacinquemila metri quadrati, e i giardini pensili intitolati a Claudio Abbado si estendono su una superficie molto maggiore.
Le tre sale maggiori hanno la forma che tutti conoscono, con quei gusci di piombo che da lontano sembrano insetti posati sul prato. La ragione non è ornamentale: i gusci sono scatole acustiche indipendenti, separate strutturalmente l'una dall'altra, in modo che il suono di una sala non passi nelle altre. È la ragione per cui si può tenere un concerto rock in Santa Cecilia e una lettura in Teatro Studio nella stessa ora senza che nessuno dei due disturbi l'altro.
La villa romana sotto la cavea
Durante gli scavi per la costruzione del complesso è emersa una villa romana. Il ritrovamento ha imposto una modifica del progetto e i reperti sono oggi esposti in un piccolo museo ricavato sotto la cavea. È uno di quei casi in cui Roma si comporta da Roma: si scava per fare un auditorium e viene fuori un pezzo di antichità che va incorporato nel disegno invece di essere rimosso.
Per chi arriva presto la sera del concerto, quell'area è una delle cose più intelligenti da vedere. Non richiede molto tempo, si trova dentro il perimetro dell'Auditorium e racconta una storia che nessuna guida turistica standard include nei percorsi del centro.
Come ci si arriva
L'indirizzo è viale Pietro de Coubertin 30, codice postale 00196, Roma. Il complesso si trova nella fascia di città che corre fra il Flaminio e i Parioli, a ridosso del Tevere, in un'area che fino agli anni Cinquanta era periferia sportiva e che oggi concentra una densità culturale che il centro storico non ha.
Con la metropolitana e il tram
La combinazione più usata è la linea A della metropolitana fino alla stazione Flaminio, e da lì il tram 2 che risale viale Tiziano verso nord. Le fermate utili sono quelle dell'area Reni e Apollodoro, a pochi minuti a piedi dall'ingresso. Il percorso è breve, è servito con frequenza nelle ore serali e ha il vantaggio di essere leggibile anche per chi non conosce Roma: si scende dalla metro, si attraversa piazzale Flaminio, si sale sul tram, si scende quando lo dice il cartello.
La controindicazione è il ritorno. Alla fine di un concerto che termina in tarda serata, il tram 2 può avere corse diradate, e il flusso di pubblico che esce contemporaneamente dalle sale dell'Auditorium riempie i primi mezzi in arrivo. Chi ha un treno da prendere a Termini dovrebbe calcolare un margine generoso, oppure orientarsi da subito verso un taxi.
Con l'autobus
Le linee di superficie che servono l'area sono diverse: fra le più utili si segnalano la 910, la 982, la 168 e la 53. La 910 in particolare collega la zona con Termini passando per il quartiere Salario, ed è la scelta di chi arriva in treno e non vuole cambiare mezzo. Gli orari serali vanno però controllati prima, perché il servizio notturno romano si assottiglia rapidamente dopo una certa ora.
A piedi, dal centro
Chi alloggia in zona Popolo o Flaminio può ragionevolmente arrivare a piedi. Da piazzale Flaminio all'ingresso dell'Auditorium si cammina lungo viale Tiziano o, in alternativa, lungo il lungotevere, con una passeggiata che si aggira sui trenta minuti a passo normale. Di sera il percorso lungo viale Tiziano è illuminato e frequentato; quello sul lungotevere è più suggestivo ma più solitario.
C'è anche una via più bella, per chi ha tempo e arriva dalla riva opposta: il Ponte della Musica, pedonale e ciclabile, che collega il Flaminio al Foro Italico. Attraversarlo al tramonto, con il fiume sotto e il Monte Mario davanti, è uno dei modi migliori di arrivare a un concerto in questa città.
In auto e in taxi
L'Auditorium dispone di un parcheggio sotterraneo, ma nelle sere di programmazione fitta, quando più sale hanno spettacoli in contemporanea, si riempie in fretta. Chi decide di arrivare in auto dovrebbe mettere in conto il tempo di ingresso e di uscita dal parcheggio, che nelle serate piene diventa la parte più lenta della serata.
Il taxi è la soluzione più semplice ma non la più rapida: viale de Coubertin nelle sere di concerto si congestiona, e in uscita la fila dei mezzi in attesa può essere lunga. Chi vuole evitare l'attesa può prenotare la corsa di ritorno con un certo anticipo, indicando come punto di ritiro non l'ingresso principale ma una via laterale della zona.
In bicicletta
Il Flaminio è una delle poche zone di Roma dove la bicicletta ha senso davvero: la pista lungo il Tevere arriva quasi all'ingresso, il Ponte della Musica è ciclabile, e il dislivello è minimo. Nelle sere di novembre bisogna però mettere in conto il freddo umido che sale dal fiume dopo il tramonto, che a Roma è sempre più pungente di quanto il termometro faccia credere.
Come funziona la serata
Le regole non scritte dell'Auditorium sono poche e abbastanza costanti nel tempo. Conoscerle evita gran parte dei problemi che si vedono ogni sera agli ingressi.
Prima dell'ingresso in sala
Le porte del teatro si aprono in genere una mezz'ora prima dell'inizio. Prima di quel momento il pubblico si distribuisce nei percorsi coperti del complesso, che nelle sere fredde sono comodi perché riparati. Chi arriva molto in anticipo trova caffetterie e spazi in cui aspettare seduto, cosa che in molti teatri romani non esiste.
Il consiglio pratico per una sala come il Teatro Studio è di non presentarsi all'ultimo. In una sala da trecento posti l'ingresso a spettacolo iniziato è molto più visibile che in una sala da tremila, e in diverse situazioni l'accesso viene consentito soltanto a un momento opportuno, per non disturbare. Un ritardo di cinque minuti può tradursi in un'attesa molto più lunga fuori dalla porta.
I posti
Il Teatro Studio ha una pianta bassa e allungata. Non esistono, in una sala così, i posti davvero cattivi che si trovano nelle grandi sale: la distanza massima dal palco resta contenuta. Esistono però differenze di visuale, legate alla pendenza ridotta della platea. Chi ha problemi di statura o vuole la certezza della visuale libera dovrebbe orientarsi sulle file centrali piuttosto che sulle primissime, dove l'angolo di visione verso il palco è sfavorevole.
Un'altra cosa che vale per le sale piccole: il suono migliore non si trova quasi mai in prima fila. In prima fila si sente soprattutto il suono diretto degli strumenti sul palco, che è squilibrato rispetto alla miscelazione fatta dal banco. Il punto in cui il tecnico regola il suono è il punto in cui il suono è stato pensato, e quel punto si trova in mezzo alla sala.
Durante il concerto
Nelle sale coperte dell'Auditorium le riprese video sono normalmente limitate e l'uso del telefono durante l'esecuzione è malvisto, in una sala piccola ancora di più. Non è una questione di regolamenti: è che in trecento posti lo schermo acceso di un telefono si vede da tutta la platea, e chi suona a due metri lo vede meglio di tutti.
Il bar interno resta aperto anche durante gli spettacoli nelle aree comuni, ma in sala non si entra con bicchieri. Chi ha bisogno di bere qualcosa conviene lo faccia prima o nell'eventuale intervallo, se previsto.
Dopo
Il deflusso da una sala da trecento posti è rapido. Il problema, semmai, è che coincide con quello delle altre sale, se la serata ha più spettacoli in contemporanea. La fascia di uscita verso viale de Coubertin nelle sere piene diventa affollata per una ventina di minuti, poi si svuota. Chi non ha fretta può aspettare quel quarto d'ora nei percorsi interni invece di stare in fila.
Biglietti e accesso, in generale
Qui servono poche parole e nessuna promessa. La vendita dei titoli d'ingresso per gli spettacoli dell'Auditorium passa dal circuito ufficiale indicato dall'Auditorium stesso sulla pagina dell'evento, oltre che dal botteghino fisico del complesso. Prezzi, riduzioni e disponibilità non sono dati che abbia senso riportare qui, perché cambiano nel tempo e perché l'unica versione attendibile è quella che compare sulla pagina ufficiale al momento in cui si legge.
Il botteghino fisico
Il botteghino dell'Auditorium osserva un orario continuato che nella stagione invernale, da ottobre a marzo, copre la fascia fra le undici del mattino e le venti, tutti i giorni compresi domenica e festivi. Nella stagione estiva l'orario cambia leggermente e nei giorni di spettacolo in Cavea la chiusura si anticipa. Poiché il 29 novembre 2026 cade in pieno orario invernale, la fascia utile è quella delle undici alle venti.
Per chi si trova a Roma nei giorni precedenti, passare al botteghino è spesso la soluzione più pulita: si evita la commissione dei circuiti online e si ha una persona a cui chiedere quale posto corrisponde davvero a quale visuale, informazione che le mappe online restituiscono male.
Contatti
L'indirizzo di posta elettronica di riferimento della struttura è info@musicaperroma.it. Per le richieste che riguardano posti riservati, esigenze particolari o gruppi, scrivere con qualche settimana di anticipo è molto più efficace che tentare la telefonata nei giorni immediatamente precedenti.
Una raccomandazione sui canali
Intorno ai concerti di artisti conosciuti fioriscono pagine che rivendono titoli d'ingresso a prezzi gonfiati e siti che simulano l'aspetto dei canali ufficiali. La regola è semplice e non ammette eccezioni: si parte sempre dalla pagina dell'evento sul sito dell'Auditorium e si segue il collegamento che quella pagina indica. Qualunque altro percorso espone a un rischio che non vale il risparmio di due minuti.
Accessibilità
L'Auditorium Parco della Musica è uno dei complessi culturali romani costruiti in epoca recente, e questo si sente: a differenza dei teatri storici del centro, nati fra Settecento e Ottocento e adattati a fatica, qui l'accessibilità è stata parte del progetto e non una correzione successiva.
Percorsi e ingressi
I percorsi interni sono in piano o serviti da ascensori e rampe, e il collegamento fra il livello di ingresso e le sale non richiede scale obbligate. Le superfici esterne, nell'area fra i gusci, sono regolari. Chi si muove in carrozzina trova quindi una situazione nettamente migliore rispetto alla media dei luoghi di spettacolo di questa città.
Posti riservati
Nelle sale del complesso sono previsti posti per spettatori in carrozzina e per chi li accompagna. La prassi corretta è segnalare l'esigenza al momento dell'acquisto oppure scrivere in anticipo all'indirizzo di posta della struttura: i posti riservati sono in numero limitato per ovvi motivi di capienza, e in una sala da trecento posti il margine è più stretto che altrove. Anticipare di qualche settimana è la differenza fra trovare posto e non trovarlo.
Chi ha difficoltà di udito o di vista
Una serata acustica in una sala piccola è, paradossalmente, una delle situazioni più favorevoli per chi ha un udito parziale: il volume è contenuto, la dinamica è naturale, la voce non viene coperta da una band. Chi usa apparecchi acustici trova in genere la fascia centrale della platea come posizione migliore, lontana dai diffusori laterali. Per esigenze specifiche vale la stessa raccomandazione di prima: segnalarle per iscritto e in anticipo.
Bambini e famiglie
Non è un concerto pensato per i bambini piccoli, e una sala da trecento posti amplifica qualunque rumore di fondo. Per adolescenti che ascoltano musica italiana, invece, è uno dei formati migliori in assoluto: si vede come si costruisce una canzone, cosa che in un concerto in stadio non si capisce.
Che cosa si trova intorno
Uno dei vantaggi di questo indirizzo è che non obbliga a scegliere fra il concerto e il resto della giornata. Il quadrante intorno all'Auditorium concentra una quantità di cose da vedere che in altre zone di Roma sarebbe distribuita su chilometri.
Il MAXXI, a due passi
Il MAXXI, museo nazionale delle arti del XXI secolo, si trova a poche centinaia di metri, in via Guido Reni. L'edificio è di Zaha Hadid ed è, insieme all'Auditorium, l'altro grande innesto contemporaneo in questo quadrante. Un pomeriggio al MAXXI e una serata al Teatro Studio sono una combinazione che funziona: la distanza si copre a piedi in meno di dieci minuti, e gli orari di chiusura del museo lasciano un margine comodo prima dell'apertura delle porte del teatro.
Villa Borghese e la Casa del Cinema
Scendendo verso sud si arriva a Villa Borghese, che da questa parte si raggiunge in poco tempo. Chi ha un pomeriggio intero a disposizione può combinare il parco con la Casa del Cinema, che ospita proiezioni e incontri e che in inverno lavora al coperto.
Il Villaggio Olimpico
Il quartiere immediatamente a nord dell'Auditorium è il Villaggio Olimpico, costruito per i Giochi del 1960 e poi trasformato in quartiere residenziale. È uno dei pezzi di architettura italiana del dopoguerra più interessanti e meno visitati della città: palazzine su pilotis, spazi verdi continui fra un edificio e l'altro, una logica urbanistica che oggi nessuno costruirebbe più. Chi arriva con un'ora di anticipo e ha voglia di camminare trova qui una passeggiata che non compare in nessun itinerario turistico.
Dove mangiare, senza indicazioni inventate
La zona ha una densità ragionevole di locali, concentrati soprattutto lungo via Flaminia e nelle strade del Villaggio Olimpico. Il complesso ha una ristorazione interna. Piuttosto che consigliare un indirizzo che potrebbe aver cambiato gestione, conviene dire la cosa utile: la domenica sera, in questa zona, molte cucine chiudono prima che in centro, e uscendo da un concerto a tarda ora si rischia di trovare poco. Chi vuole mangiare bene faccia il contrario di quello che fanno tutti, cioè mangi prima del concerto e non dopo.
Gli altri luoghi della musica romana
Per chi resta in città più giorni, vale la pena sapere che l'Auditorium non è isolato. La Casa del Jazz, nel parco di via di Porta Ardeatina, e l'Auditorium Conciliazione, a due passi da San Pietro, coprono fasce di programmazione diverse e complementari. Il circuito dei concerti romani, messo in fila, offre in una settimana di novembre una scelta che poche capitali europee hanno.
La stagione dell'Auditorium intorno a quella data
Novembre e dicembre sono mesi densi per il complesso: la programmazione delle tre sale maggiori va a pieno regime e la stagione sinfonica si intreccia con il jazz, la canzone d'autore e la prosa. A fine dicembre, per esempio, il complesso ospita Max Gazzè con una serie di serate fra il 26 e il 30 dicembre. In autunno la struttura è inoltre la sede della Festa del Cinema di Roma, che occupa l'intero complesso per una decina di giorni. D'estate tutto si sposta all'aperto con il Roma Summer Fest nella Cavea.
Domande frequenti su Mario Venuti & Tony Canto a Roma, 29 novembre 2026
Quando si tiene il concerto di Mario Venuti e Tony Canto?
Il concerto si tiene domenica 29 novembre 2026, nel Teatro Studio Gianni Borgna, all’interno dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.
Dove si tiene esattamente?
L’indirizzo è viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma. Il Teatro Studio Gianni Borgna è la quarta sala coperta del complesso dell’Auditorium, la più piccola fra le quattro.
Quanti posti ha la sala?
La sala ha poco più di trecento posti: le fonti riportano trecentotto, mentre la pagina del complesso arrotonda a trecento.
Che tipo di concerto sarà?
Non sarà un concerto da palazzetto con scenografia e cambi d’abito, ma una serata di teatro in acustico a due, con Mario Venuti e Tony Canto, dentro una sala dove la distanza fra chi suona e chi ascolta si misura in metri e non in settori numerati.
Come si arriva all’Auditorium per il concerto?
La combinazione più usata è la linea A della metropolitana fino alla stazione Flaminio, seguita dal tram che risale verso il complesso dell’Auditorium in viale Pietro de Coubertin.
Dove si comprano i biglietti?
La vendita dei titoli d’ingresso passa dal circuito ufficiale indicato dall’Auditorium sulla pagina dell’evento, oltre che dal botteghino fisico del complesso.
L’Auditorium è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
Sì, a differenza dei teatri storici romani nati fra Settecento e Ottocento, qui l’accessibilità è stata parte del progetto: i percorsi interni sono in piano o serviti da ascensori e rampe.
Sapere questo serve a una cosa pratica: chi pianifica un viaggio a Roma intorno a un concerto può facilmente costruirci attorno due o tre serate, invece di spendere un weekend intero per novanta minuti di musica. Chi organizza il viaggio da fuori Italia trova un inquadramento generale della città sulle guide in inglese di ItalyPlanner.com.
Una curiosità su Mario Venuti & Tony Canto a Roma — 29 novembre 2026
La curiosità riguarda il nome della serata, e quasi nessuno la racconta per intero. "Mai come ieri" non è soltanto un titolo di canzone: è il titolo di un album del 1998 costruito con una logica che all'epoca era rara e che oggi è diventata quasi una moda. Quel disco era diviso in due: da una parte brani nuovi, dall'altra canzoni già pubblicate e rifatte in versione acustica, comprese alcune del periodo Denovo.
Oggi le riletture acustiche sono un genere consolidato, e ogni artista prima o poi pubblica la propria versione spogliata. Nel 1998 era una scommessa: significava ammettere che le canzoni potessero esistere in più forme e che quella pubblicata per prima non fosse necessariamente definitiva. Significava anche esporsi, perché una canzone spogliata mostra i difetti di scrittura che l'arrangiamento nasconde.
Il dettaglio che chiude il cerchio è che nei crediti di quell'album, alle chitarre elettriche e acustiche, alla slide e all'armonica, c'è Tony Canto. La serata del 29 novembre 2026, quindi, non riprende un titolo a caso dal catalogo: riprende il momento preciso in cui quei due musicisti hanno sperimentato per la prima volta, su disco, l'idea di ridurre all'osso il proprio repertorio. Ventotto anni dopo, quella stessa idea diventa il formato di un concerto.
Un'ultima notazione: il brano che dà il titolo al disco, e che apre l'album, è cantato insieme a Carmen Consoli. Due anni prima, nel 1996, Venuti e Consoli erano stati insieme sul palco di Sanremo con "Amore di plastica". La scena catanese funzionava così: le stesse persone continuavano a incrociarsi, senza che nessuno lo trattasse come un evento.
Una cosa che non ti dice nessuno su Mario Venuti & Tony Canto a Roma — 29 novembre 2026
Che la sala conta più dell'artista, in una serata come questa. È una frase che suona esagerata e non lo è.
Un concerto acustico a due è, dal punto di vista tecnico, la situazione più esposta che esista. Non c'è una batteria a coprire gli errori, non c'è un basso a tenere insieme le armonie, non c'è un tappeto di tastiere su cui appoggiare le imprecisioni di intonazione. Ci sono due strumenti e una voce, e tutto quello che succede si sente. In una sala sbagliata, un formato del genere diventa una fatica per chi suona e una delusione per chi ascolta: il suono si disperde, il riverbero mangia le parole, il pubblico in fondo smette di seguire e comincia a parlare.
Il Teatro Studio Gianni Borgna è una delle sale romane in cui questo non succede. Non perché sia bella da vedere, perché non lo è particolarmente: è uno spazio sobrio, quasi spoglio. Ma è piccolo, è basso, ha un rapporto fra volume e numero di spettatori che tiene il suono compatto. In una sala così una chitarra acustica ben ripresa arriva in fondo senza bisogno di essere spinta, e la voce parlata fra un brano e l'altro si capisce senza microfonare oltre il necessario.
La conseguenza pratica per chi legge è questa: se l'unico criterio di scelta è l'artista, si finisce per vedere lo stesso artista in contesti che ne restituiscono versioni diversissime. Lo stesso repertorio, in una piazza estiva con tremila persone e in una sala coperta con trecento, produce due serate che hanno poco in comune. Chi sceglie la sala piccola sa già che cosa porta a casa. Chi non ci pensa, spesso, resta sorpreso.
Una nota aggiuntiva che quasi nessuno considera: nelle sale piccole il pubblico è parte dello strumento. Trecento persone che ascoltano in silenzio producono un silenzio che si sente, e che i musicisti usano. Quando il silenzio non c'è, la serata cambia. È il motivo per cui chi frequenta questi spazi ha una tolleranza bassissima verso chi chiacchiera, e per cui conviene arrivare consapevoli del patto.
Il consiglio che ti do per visitare Mario Venuti & Tony Canto a Roma — 29 novembre 2026
Il consiglio è di trattare la serata come un appuntamento in un quartiere, e non come una trasferta a un impianto. La differenza è tutta nell'orario di arrivo.
Roma d'inverno fa buio presto: il 29 novembre il sole tramonta poco dopo le sedici e mezza. Se si arriva all'Auditorium alle quindici, si ha davanti un'ora e mezza di luce in uno dei quadranti più interessanti della città contemporanea, e poi tutto il resto della serata al coperto. Con quell'ora e mezza si fa il Villaggio Olimpico, oppure si attraversa il Ponte della Musica e si guarda il Tevere dall'alto al tramonto, oppure si entra al MAXXI se si ha voglia di stare al caldo.
Poi, verso le diciotto, si rientra dentro il perimetro dell'Auditorium. Il complesso è aperto e percorribile anche senza titolo d'ingresso per le sale: i percorsi coperti, la libreria, le caffetterie, l'area archeologica sotto la cavea. È uno dei pochi luoghi romani dove aspettare è piacevole invece che noioso.
Il secondo pezzo del consiglio riguarda il vestiario, e non è banale. La sala è raccolta e si scalda in fretta con trecento persone dentro; i percorsi esterni del complesso, invece, sono aperti e ventilati, e il vento che scende dal fiume in novembre è freddo. La soluzione è vestirsi a strati e mettere in conto che il cappotto pesante, in sala, diventa un ingombro. Il guardaroba, quando è attivo, risolve; quando non lo è, il cappotto finisce sulle ginocchia.
Terzo pezzo: scegliere il posto pensando all'ascolto e non alla vicinanza. In una sala da trecento posti la fila numero uno non è un privilegio, è una posizione acustica sbilanciata. Le file centrali danno la miscelazione giusta, l'angolo di visuale migliore e la distanza corretta per vedere le mani sulle corde, che in un concerto di chitarre è metà dello spettacolo.
Quarto e ultimo: non prendere il treno di ritorno subito dopo. Chi viene da Napoli, da Firenze o da Milano è tentato di incastrare l'ultima corsa. In una serata che finisce tardi, con il deflusso, il tram e il traffico di viale de Coubertin, il margine si consuma in fretta. Una notte a Roma costa meno dello stress di guardare l'orologio durante l'ultimo brano.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che l'Auditorium Parco della Musica è nato sopra una villa romana, e che quella villa ha cambiato il progetto di Renzo Piano.
La notizia in sé circola: durante gli scavi di costruzione emerse un complesso residenziale di età romana, i cui reperti sono oggi esposti in un piccolo museo ricavato sotto la cavea. Quello che si cita poco è la conseguenza. Un ritrovamento archeologico in corso d'opera, su un cantiere di quelle dimensioni, non è una curiosità: è un evento che riscrive il calendario, i costi e la pianta dell'edificio. Le tre sale a guscio che tutti fotografano hanno la disposizione che hanno anche perché il progetto ha dovuto fare spazio a quello che era sotto.
Questo dice una cosa che vale ben oltre l'Auditorium e che chi visita Roma dovrebbe tenere a mente: in questa città non esiste terreno vergine. Qualunque scavo, in qualunque quadrante, ha una probabilità alta di incontrare qualcosa. È il motivo per cui le opere pubbliche romane hanno tempi che altrove sembrerebbero assurdi, ed è anche il motivo per cui la città continua a produrre scoperte senza che nessuno le vada a cercare.
Il secondo fatto poco citato riguarda l'acustica. I gusci di piombo delle tre sale maggiori sono scatole strutturalmente indipendenti. Non poggiano l'una sull'altra e non condividono le fondazioni con il resto del complesso: sono isolate, in modo che le vibrazioni non si trasmettano. È la ragione tecnica per cui in Santa Cecilia si può tenere un concerto rock mentre in Teatro Studio qualcuno legge poesie, e nessuno dei due sente l'altro. È anche la ragione per cui il complesso costò quello che costò.
Il terzo, il più semplice e il più ignorato: i giardini pensili intitolati a Claudio Abbado, che circondano il complesso, sono una superficie verde enorme, decine di migliaia di metri quadrati, e sono percorribili. Quasi nessuno dei romani che vanno ai concerti li usa. Una passeggiata lassù, in una giornata di novembre con il cielo pulito, è uno dei modi più economici di passare un'ora bene in questa città.
La foto giusta da fare a Mario Venuti & Tony Canto a Roma — 29 novembre 2026
Non è quella del palco. Va detto subito, perché la tentazione è forte e il risultato è quasi sempre deludente: una sala teatrale con luci basse e due musicisti seduti produce, con un telefono, un rettangolo scuro con due macchie luminose. Non racconta niente, e per farla si perde il momento.
La foto giusta si fa fuori, prima di entrare, ed è quella dei gusci di piombo. Al tramonto di fine novembre, verso le sedici e trenta, la luce radente colpisce le superfici curve delle tre sale e le trasforma: il piombo passa dal grigio opaco a una scala di riflessi caldi che dura pochi minuti. Ci si mette nello spazio fra la Sala Sinopoli e la Sala Petrassi, si punta verso l'alto in modo che i gusci occupino il fotogramma e il cielo faccia da fondo, e si aspetta che una persona attraversi l'inquadratura per dare la scala. Senza figura umana, quei volumi sembrano un modellino.
La seconda foto, per chi ha più tempo, si fa dal Ponte della Musica. Da metà campata, guardando verso monte, si ha il fiume in basso, il verde delle sponde ai lati e la mole del complesso che si intuisce oltre gli alberi. È una veduta che a Roma non si associa quasi mai alla città, e che funziona proprio per quello: nessuno riconosce subito dove è stata scattata.
La terza, quella che quasi nessuno fa, è dentro: l'area archeologica sotto la cavea. Reperti di una villa romana esposti sotto un edificio contemporaneo, con la geometria del cemento sopra e la pietra antica sotto. È l'immagine che racconta meglio di qualunque didascalia che cosa significa costruire a Roma.
Una regola di comportamento, infine, che vale più di qualunque consiglio tecnico: durante l'esecuzione il telefono resta in tasca. In una sala da trecento posti uno schermo acceso si vede dall'ultima fila e dal palco. Le fotografie si fanno prima, dopo, e negli spazi comuni.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del complesso è breve ma densa, e ha alcune date che vale la pena tenere ferme.
Il 21 aprile 2002
È la data di inaugurazione della Sala Sinopoli, la prima delle tre grandi sale a entrare in funzione. Non è casuale che sia il 21 aprile: è il giorno del Natale di Roma, e la scelta fu evidentemente simbolica. La città apriva la sua nuova infrastruttura musicale nel giorno della propria fondazione mitica.
Il 21 dicembre 2002
Otto mesi dopo apre il resto del complesso. Da quel momento Roma ha, per la prima volta nella sua storia moderna, una struttura sinfonica adeguata alla dimensione della città. Prima di allora l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, una delle istituzioni musicali più antiche del mondo, suonava in sedi di ripiego.
Il ritrovamento della villa romana
Avvenuto in corso di cantiere, precede l'apertura e ne condiziona il progetto. È l'avvenimento meno spettacolare e più romano della vicenda: la città che, mentre si costruisce il futuro, restituisce un pezzo di passato e obbliga tutti a fermarsi.
L'intitolazione a Ennio Morricone
Il complesso porta oggi il nome di Ennio Morricone, compositore romano scomparso nel 2020, la cui opera ha legato il nome di questa città alla musica per immagini in tutto il mondo. L'intitolazione ha trasformato l'Auditorium da contenitore neutro a luogo con un nome proprio.
La dedica della sala a Gianni Borgna
Il Teatro Studio ha assunto il nome di Gianni Borgna, critico musicale. È l'intitolazione che riguarda più da vicino chi andrà al concerto del 29 novembre, perché è il nome scritto sulla porta della sala in cui si entrerà.
La stagione all'aperto
Un avvenimento ricorrente più che una data: dall'apertura in poi, la Cavea ha progressivamente cambiato il modo in cui Roma vive l'estate musicale, spostando una parte consistente della grande programmazione internazionale dai luoghi tradizionali a questo quadrante. È una trasformazione avvenuta senza annunci, negli anni, e che oggi appare ovvia soltanto perché ci si è abituati.
Chi è passato da Mario Venuti & Tony Canto a Roma — 29 novembre 2026
La domanda, in questo caso, va girata: non chi è passato dal concerto, che deve ancora avvenire, ma chi è passato dalla storia che porta a quel concerto e dalla sala che lo ospiterà.
Dalla parte dei musicisti
Dai Denovo sono passati Luca Madonia, Gabriele Madonia e Toni Carbone, oltre a Mario Venuti. Poi il batterista Raffaele Fazio e il tastierista Dino Scuderi, nella fase finale. Dai dischi solisti di Venuti sono passati Carmen Consoli, presente nel brano che apre l'album del 1998, e i musicisti che quel disco lo hanno suonato: Massimo Roccaforte, Aldo Franco, Gionata Colaprisca, oltre a Toni Carbone e a Tony Canto.
Nella storia più larga della scena catanese di quegli anni si intrecciano nomi che hanno poi preso strade molto diverse: Carmen Consoli, Roy Paci, e una quantità di musicisti che sono rimasti nelle sale di registrazione. Chi ha attraversato quella stagione ha spesso in comune un tratto: la capacità di suonare più di uno strumento e di stare tanto davanti quanto dietro al microfono.
Dalla parte della sala
Il Teatro Studio Gianni Borgna, in oltre vent'anni di attività, ha ospitato prosa, incontri, presentazioni, musica da camera, jazz in formazione ridotta, rassegne di canzone d'autore, letture e progetti sperimentali. È la sala che il complesso usa per tutto ciò che non richiede una grande cassa armonica e che richiede invece vicinanza. L'elenco dei nomi che ci sono passati è lunghissimo e in gran parte non documentato in modo sistematico, perché sono proprio le serate laterali quelle che nessuno cataloga.
Dalla parte del pubblico
Va detta anche questa, perché è la parte che di solito nessuno considera. La sala da trecento posti ha un pubblico ricorrente: romani che seguono la programmazione minore del complesso, abbonati che entrano senza guardare chi suona, studenti, persone del quartiere. In una serata come questa, a quel nocciolo si sommerà il pubblico specifico dell'artista, che arriverà anche da fuori città. Il risultato è una platea mista, che in genere produce serate migliori di quelle con un pubblico omogeneo.
Domande veloci sul concerto di Mario Venuti e Tony Canto
Quando si terrà il concerto
Domenica 29 novembre 2026.
In quale sala
Nel Teatro Studio Gianni Borgna, all'interno dell'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.
Qual è l'indirizzo
Viale Pietro de Coubertin 30, 00196 Roma.
Quanti posti ha la sala
Poco più di trecento. Le fonti riportano trecentotto posti, la presentazione del complesso arrotonda a trecento.
A che ora inizia
L'orario di inizio è quello indicato sulla pagina ufficiale dell'evento sul sito dell'Auditorium. È il dato che conviene controllare per ultimo, perché è quello che può cambiare.
Quanto dura
La durata delle serate nelle sale coperte del complesso è in genere contenuta. Chi ha vincoli di orario per il rientro faccia riferimento alle indicazioni della pagina ufficiale.
Si conosce la scaletta
No, e chiunque la pubblichi in anticipo la sta ipotizzando. Il repertorio disponibile copre quarant'anni fra Denovo e carriera solista.
Ci saranno ospiti
Non risulta alcun annuncio in tal senso. La serata è presentata come un concerto dei due musicisti.
Che tipo di concerto sarà
Una serata in formazione ridotta, costruita su chitarre e voce, in una sala piccola. Non un concerto con band completa.
Da dove si acquistano i titoli d'ingresso
Dal circuito ufficiale indicato sulla pagina dell'evento e dal botteghino del complesso. Conviene partire sempre dal sito dell'Auditorium ed evitare percorsi alternativi.
Quali sono gli orari del botteghino
Nella stagione invernale, che comprende novembre, il botteghino osserva orario continuato dalle undici alle venti, tutti i giorni compresi i festivi.
Qual è il contatto della struttura
L'indirizzo di posta elettronica di riferimento è info@musicaperroma.it.
Come si arriva con i mezzi pubblici
Linea A della metropolitana fino a Flaminio e poi tram 2 verso nord, con fermate nell'area Reni e Apollodoro. In alternativa le linee di superficie 910, 982, 168 e 53.
C'è un parcheggio
Il complesso ha un parcheggio sotterraneo, che nelle sere di programmazione fitta si riempie presto.
La sala è accessibile in carrozzina
Il complesso è progettato con percorsi accessibili e prevede posti riservati. Vanno segnalati al momento dell'acquisto o per posta elettronica, con anticipo, perché sono in numero limitato.
Si possono fare fotografie
Nelle sale coperte le riprese durante l'esecuzione sono normalmente limitate. In una sala da trecento posti l'uso del telefono si vede da ogni fila.
È adatto ai bambini
Non è pensato per i più piccoli. Per ragazzi già interessati alla musica italiana è invece un formato molto più istruttivo di un concerto in uno stadio.
Che cosa si può vedere nella stessa giornata
Il MAXXI in via Guido Reni, il Villaggio Olimpico, il Ponte della Musica e, per chi ha più tempo, Villa Borghese. Tutto a distanza pedonale o quasi.
Che tempo fa a Roma a fine novembre
Serate fredde e umide, buio dal tardo pomeriggio. Conviene vestirsi a strati, perché la sala si scalda in fretta mentre i percorsi esterni del complesso sono ventilati.
Conviene cenare prima o dopo
Prima. La domenica sera, in questa zona, molte cucine chiudono presto e all'uscita dal concerto la scelta si riduce parecchio.
Da dove viene il titolo "Mai come ieri"
Coincide con quello del terzo album da solista di Mario Venuti, pubblicato nel 1998, metà inediti e metà riletture acustiche, nei cui crediti Tony Canto figura alle chitarre, alla slide e all'armonica.
Il consiglio finale
Le serate come questa sono la parte della programmazione romana che rende bene e che quasi nessuno racconta. Tre sale su quattro, all'Auditorium, si occupano di grandi numeri; la quarta si occupa di quello che i grandi numeri non permettono. Un concerto a due, in una sala da trecento posti, in una domenica di fine novembre, è esattamente ciò per cui quello spazio è stato costruito.
Se vi interessa il repertorio di Mario Venuti, questa è la forma migliore in cui potrete sentirlo: nessuna amplificazione a coprire, nessuna distanza da colmare, la possibilità concreta di vedere come una canzone viene tenuta in piedi da due strumenti. Se invece non lo conoscete, e vi trovate a Roma quel giorno, considerate che una serata così costa in tempo e in fatica molto meno di un concerto in periferia e restituisce molto di più: quaranta minuti di quartiere prima del tramonto, un'ora e mezza di musica a pochi metri, e la possibilità di tornare a piedi verso Flaminio con il fiume accanto.
Un'ultima raccomandazione operativa, che vale per qualunque evento all'Auditorium: controllate orario e sala sulla pagina ufficiale prima di uscire di casa. In un complesso con cinque spazi attivi, l'errore più comune non è arrivare in ritardo, è arrivare nella sala sbagliata.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
