Ercolano. L’arte di vivere a Castel Sant’Angelo — fino al 18 ottobre 2026
Ercolano. L'arte di vivere è aperta a Castel Sant'Angelo dal 22 luglio al 18 ottobre 2026, nelle Sale di Clemente VII, nella Sala della Giustizia e nelle Sale di Clemente VIII del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo, in Lungotevere Castello 50. Il castello si visita dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.30, ed è chiuso il lunedì. La mostra fa parte del percorso del museo: i prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale della Direzione Musei nazionali della città di Roma e i biglietti si comprano in biglietteria o sul portale ufficiale dei musei statali indicato dall'organizzazione. Per arrivare con i mezzi pubblici conviene impostare Lungotevere Castello sul calcolatore di percorso ATAC; a piedi dal centro storico si arriva attraversando Ponte Sant'Angelo. Restano meno di tre settimane: chi vuole vederla deve organizzarsi adesso.

La mostra porta a Roma più di settanta reperti del Parco archeologico di Ercolano, molti dei quali custoditi finora nei depositi e presentati eccezionalmente per questa occasione. Il filo è la vita quotidiana di una città romana fermata dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo: il pane carbonizzato, i cereali e i legumi, le pentole, il vino, la tavola. Chi ha visto Pompei e pensa di sapere già tutto farà bene a ricredersi: Ercolano racconta la stessa catastrofe con un'altra materia, più intima e più fragile.
Ercolano. L'arte di vivere: che cosa si vede a Castel Sant'Angelo
Il percorso è articolato in sette sezioni e comprende oltre settanta reperti, secondo quanto dichiarato dall'istituto che la organizza. La mostra non segue un ordine cronologico ma un itinerario di vita: dalla meraviglia degli oggetti preziosi all'eruzione, poi la strada, la casa, il vino, il banchetto.
Da dove nasce il progetto
Il punto di partenza è una mostra presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, intitolata Dall'uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell'antichità. Il progetto romano la ripensa completamente per gli spazi della Mole Adriana e allarga il racconto: non più soltanto l'alimentazione, ma l'insieme della vita quotidiana dell'antica Ercolano. Nasce dalla collaborazione fra Castel Sant'Angelo e il Parco archeologico di Ercolano.
I curatori
La mostra è curata da quattro figure del sistema museale statale: Massimo Osanna, Capo Dipartimento Attività Culturali del Ministero della Cultura; Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano; Luca Mercuri, Direttore dell'Istituto Pantheon e Castel Sant'Angelo, Direzione Musei nazionali della città di Roma; Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. È un quartetto che mette insieme chi gestisce il sito, chi gestisce la sede e chi gestisce il grande museo napoletano dove confluì per secoli il meglio degli scavi vesuviani.
Le sale del castello
Le sezioni sono distribuite fra le Sale di Clemente VII, la Sala della Giustizia e le Sale di Clemente VIII. Sono ambienti del castello papale, quindi la mostra si attraversa dentro la storia stratificata del monumento, con i suoi soffitti e le sue pareti. È un contrasto voluto: oggetti di cucina di una cittadina campana dentro le stanze dei pontefici.
La Wunderkammer: 42 reperti dai depositi del Parco di Ercolano
La prima sala è una camera delle meraviglie ispirata alle raccolte rinascimentali, con 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano.
Statue, busti, affreschi, gioielli
Nella Wunderkammer si trovano statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti di uso quotidiano. Messi insieme, raccontano il livello artistico e la qualità della vita della città alla vigilia della catastrofe. Il messaggio è chiaro: gli abitanti di Ercolano circondavano la vita di cose belle.
Perché partire dalla meraviglia
Come nelle camere delle meraviglie originali, lo scopo dichiarato della sezione non è soltanto esporre ma suscitare stupore. A nostro giudizio la scelta è giusta: prima di entrare nella cucina di una casa romana, il visitatore capisce che quella gente aveva gusto, denaro e cultura. Il pane carbonizzato, più avanti, pesa di più.
L'eruzione del Vesuvio e il Grand Tour nella sala immersiva
La seconda tappa è una sala immersiva dedicata all'eruzione del Vesuvio, con contenuti audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano come si formò l'immagine del vulcano nell'Europa del Grand Tour.
Le opere esposte
Accanto alla tradizione resa celebre da Pierre-Jacques Volaire, il pittore francese che fece del Vesuvio in eruzione quasi un genere a sé, sono esposte una tempera di Giacomo e Antonio Baseggio del 1784, la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli di Joseph Rebell, del 1822, e una rara porcellana della manifattura Poulard Prad. Sono oggetti che restituiscono il fascino del sublime che attirava a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa.
Il vulcano come spettacolo
Qui la mostra fa una cosa intelligente: mette accanto la catastrofe reale e la sua trasformazione in immagine. Per i viaggiatori del Settecento e dell'Ottocento il Vesuvio era una meta, un quadro da portare a casa. Per gli abitanti di Ercolano, diciotto secoli prima, era stato la fine di tutto.
Botteghe, thermopolia e la cucina della domus
Dal mito si passa alla strada: con installazioni audiovisive e reperti archeologici la mostra ricostruisce la città viva, con le botteghe e i thermopolia, i locali dove si vendevano cibi e bevande pronti.
Il pane di duemila anni fa
Fra i reperti più sorprendenti ci sono le pagnotte carbonizzate dall'eruzione ma conservate intatte, identiche a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane. Accanto, le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a Ercolano. Davanti a un pane sfornato duemila anni fa, anche il visitatore più distratto rallenta.
Cucina e dispensa
Il percorso entra poi nell'intimità della domus, fra cucina e dispensa. Mortai, pentole, casseruole e reperti organici, cereali e legumi restituiti dagli scavi, documentano la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi con una precisione che pochi siti al mondo permettono. È la parte da guardare con più calma: sono oggetti umili, e proprio per questo parlano.
Il vino, Bacco e la larva convivialis
Una sezione intera è dedicata al vino, fra le attività economiche più floride della Campania antica, e al culto di Bacco, dio della vite, della fertilità e dell'ebbrezza rituale.
Il Falerno
Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati del suo tempo. La mostra lo usa come ponte fra economia e religione: il vino era un prodotto da vendere e insieme un'offerta al dio.
La sala dei banchetti
Il gran finale è la sala del banchetto. Una meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell'alimentazione antica, ientaculum, prandium e cena, fra campanelli in bronzo e vasellame in vetro, bronzo e argento.
La piccola figura scheletrica
L'oggetto forse più singolare della mostra è la larva convivialis, una piccola figura scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio. Vista oggi, dentro una mostra su una città sepolta dal vulcano, fa un effetto che nessun pannello didattico potrebbe ottenere.
Perché Ercolano è diversa da Pompei
La colata piroclastica che investì Ercolano nel 79 dopo Cristo ha preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando la catastrofe in una fonte di conoscenza sulle pratiche alimentari, il lavoro, la cura del corpo e le relazioni sociali nel mondo romano.
La materia organica
È questo il punto che la mostra mette al centro: a Ercolano si sono conservati materiali che altrove sono spariti, come il cibo. Per questo la città è definita dai curatori un laboratorio a cielo aperto per lo studio dell'alimentazione antica. Francesco Sirano ricorda anche che da Ercolano prese avvio l'archeologia sistematica occidentale.
Due città sepolte in modo diverso
Federica Colaiacomo, nella presentazione ufficiale, mette in parallelo i due luoghi: Ercolano sepolta sotto la cenere e il materiale vulcanico, Castel Sant'Angelo sepolto sotto strati di funzioni e trasformazioni. L'immagine regge. Il mausoleo di un imperatore diventato fortezza, prigione, reggia e museo è il posto giusto per raccontare una città che è sopravvissuta cambiando natura.
Castel Sant'Angelo, la sede della mostra
La sede è il Castel Sant'Angelo, sulla riva destra del Tevere davanti a Ponte Sant'Angelo, nel rione Borgo. È gestito dall'Istituto Pantheon e Castel Sant'Angelo, Direzione Musei nazionali della città di Roma.
Il Mausoleo di Adriano
Nacque come mausoleo di Adriano, avviato nel 135 dopo Cristo su progetto dell'architetto Demetriano e completato da Antonino Pio nel 139. Aveva una base quadrata rivestita di marmo lunense, un tamburo cilindrico, un tumulo alberato e in cima una quadriga di bronzo. Vi furono sepolti Adriano con la moglie Sabina, Antonino Pio e Faustina, Lucio Elio, Commodo, Marco Aurelio, Settimio Severo, Giulia Domna, Geta e Caracalla.
Da tomba a fortezza
Nel 403 l'imperatore Onorio lo inglobò nelle Mura Aureliane come caposaldo. Nel Medioevo passò per le mani di Teofilatto, di Marozia, dei Crescenzi, che lo chiamarono Castrum Crescentii, e degli Orsini. Niccolò III fece costruire il Passetto verso il Vaticano; Niccolò V aggiunse i bastioni; Alessandro VI chiamò Antonio da Sangallo il Vecchio e Pinturicchio; Paolo III, nel 1542, fece decorare l'appartamento da Perino del Vaga.
Da carcere a museo
Nell'Ottocento il castello era carcere politico. Il 13 febbraio 1906 vi fu inaugurato il Museo dell'ingegneria militare, e i restauri del 1933 e 1934 diedero forma al Parco della Mole Adriana. Oggi è uno dei musei più visitati della città: nel 2022 contò 966.623 visitatori.
Una curiosità su Ercolano. L'arte di vivere a Castel Sant'Angelo — fino al 18 ottobre 2026
La curiosità più bella della mostra riguarda il suo oggetto più piccolo: la larva convivialis. Nel mondo romano non era un simbolo macabro nel senso moderno. Posata sulla tavola durante il banchetto, la figurina scheletrica ricordava ai commensali che la vita è breve e che proprio per questo va goduta, secondo una lettura del pensiero di Epicuro che i Romani amavano citare fra un bicchiere e l'altro. Non invitava alla penitenza ma al piacere consapevole.
Il cortocircuito, a Ercolano, è evidente. Chi usava oggetti come questi viveva in una città che di lì a poco sarebbe stata cancellata in poche ore. E oggi la figurina arriva a Roma dentro un edificio che è nato come tomba: il Mausoleo di Adriano, dove l'imperatore volle essere sepolto con la sua famiglia. La mostra la colloca nella sala del banchetto, accanto alla meridiana di marmo che scandisce ientaculum, prandium e cena.
Il consiglio è di cercarla con attenzione: è piccola, e rischia di passare inosservata fra il vasellame d'argento e i campanelli di bronzo. Ma è la chiave di lettura di tutto il percorso, e il titolo della mostra, L'arte di vivere, trova in lei la sua spiegazione più precisa. Gli ercolanesi non sapevano quello che sarebbe successo; sapevano però che la tavola apparecchiata è una delle poche cose serie della vita.
Una cosa che non ti dice nessuno su Ercolano. L'arte di vivere a Castel Sant'Angelo — fino al 18 ottobre 2026
Quello che nessuno dice è che questa mostra è, prima di tutto, una mostra di depositi. Buona parte dei reperti viene dai magazzini del Parco archeologico di Ercolano, dove sono custoditi lontano dagli occhi dei visitatori. La Wunderkammer iniziale, con i suoi 42 pezzi, è dichiaratamente costruita con materiali raramente esposti al pubblico. In altre parole: anche chi è stato a Ercolano, anche più volte, probabilmente non ha mai visto questi oggetti.
È un argomento pratico, non solo culturale. Chi vive a Roma o ci passa qualche giorno ha qui l'occasione di vedere pezzi che normalmente richiederebbero un viaggio in Campania e, soprattutto, un accesso che il visitatore comune non ha. Il secondo aspetto poco detto è che la mostra è inclusa nel percorso del castello: la si visita dentro la normale visita del museo, senza un ingresso separato.
Il terzo riguarda il tempo. La mostra chiude il 18 ottobre, e il castello è chiuso il lunedì. Chi pensa di andarci nell'ultimo fine settimana troverà la folla di chi ha avuto la stessa idea. Le mattine feriali di inizio ottobre sono il momento migliore: il castello apre alle 9.00, le sale della mostra sono ancora tranquille, e dopo la visita c'è tutto il tempo per salire alla terrazza.
Il consiglio che ti do per visitare Ercolano. L'arte di vivere a Castel Sant'Angelo — fino al 18 ottobre 2026
Il consiglio è semplice: fate la mostra prima di tutto il resto. Entrate al primo orario, andate alle Sale di Clemente VII e fate il percorso di Ercolano con la testa fresca. Il castello è grande, le rampe e le scale stancano, e chi lascia la mostra per ultima rischia di attraversarla di corsa.
Dentro la mostra, dividete il tempo in modo diseguale. La Wunderkammer e la sala immersiva si guardano in fretta: colpiscono subito. Le sezioni della cucina e della dispensa, invece, richiedono calma. Sono vetrine di pentole, mortai, legumi carbonizzati: materiali che a prima vista sembrano poveri e che, letti con le didascalie, raccontano più di qualunque statua. Stesso discorso per la sala del banchetto: cercate la meridiana, i campanelli e la larva convivialis.
Poi uscite e salite. Dopo la mostra il percorso del castello porta verso gli appartamenti papali e la terrazza, e il salto da una cucina di Ercolano alle stanze dei papi è la vera esperienza della giornata. Calcolate almeno un'ora per la mostra e un'altra ora e mezza per il resto del monumento. Portate acqua e scarpe comode: il castello è fatto di salite.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Ercolano fu distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. Meno spesso si ricorda che la stessa sorte toccata a Pompei ebbe, a Ercolano, effetti diversi: la colata piroclastica ha conservato materiali organici, alimenti, e per questo la mostra può esporre cereali, legumi e pane. Massimo Osanna lo ricorda nella presentazione: le condizioni di conservazione hanno permesso di ricostruire attività, abitudini alimentari e forme della convivialità degli abitanti.
Il secondo fatto risaputo e poco citato riguarda il castello. Tutti conoscono Castel Sant'Angelo come fortezza dei papi e come scenario della Tosca di Puccini. Molti meno ricordano che fu, prima di tutto, una tomba di famiglia imperiale: oltre ad Adriano vi furono sepolti Antonino Pio, Marco Aurelio, Commodo, Settimio Severo e Caracalla. Una mostra sulla vita quotidiana e sul memento mori della larva convivialis, ospitata in un mausoleo, ha una coerenza che forse non era nemmeno cercata.
Il terzo: nel 1424 Ciriaco d'Ancona, uno dei precursori dell'archeologia, disegnò il castello e lo riconobbe correttamente come la Mole di Adriano. Ercolano, secoli dopo, avrebbe dato il via all'archeologia sistematica, come ricorda Francesco Sirano. Le due storie si incontrano qui.
La foto giusta da fare a Ercolano. L'arte di vivere a Castel Sant'Angelo — fino al 18 ottobre 2026
La foto giusta non è dentro la mostra, o almeno non soltanto. Dentro, le vetrine riflettono e la luce è pensata per proteggere i materiali organici: le foto riescono meglio da vicino, senza flash, puntando un dettaglio. Il pane carbonizzato, inquadrato stretto, è l'immagine che resta: la forma della pagnotta divisa in spicchi, identica a quella degli affreschi, dice tutto.
La seconda foto va fatta uscendo. La sequenza giusta è questa: dopo la mostra salite verso la terrazza e fotografate Roma dall'alto, con il Tevere, il ponte e la cupola di San Pietro. È il contrasto fra la città sepolta e la città viva che dà senso alla visita. Chi ama le immagini classiche può poi scendere sul lungotevere e fotografare il castello da Ponte Sant'Angelo, con gli angeli di marmo in primo piano: meglio di pomeriggio, quando il sole illumina la facciata.
Una regola di buon senso: prima di fotografare dentro la mostra, controllate le indicazioni del personale di sala. Le condizioni possono cambiare da una mostra all'altra, soprattutto con materiali delicati come quelli organici.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
135 e 139 dopo Cristo: Adriano avvia la costruzione del suo mausoleo, su progetto di Demetriano; Antonino Pio lo completa. Il Ponte Elio collega la tomba al Campo Marzio.
403: l'imperatore Onorio include il mausoleo nelle Mura Aureliane. Nei fossati sarà trovato, molti secoli dopo, il Fauno Barberini.
590: secondo la tradizione, papa Gregorio Magno ha la visione dell'arcangelo Michele sul mausoleo, da cui viene il nome di Castel Sant'Angelo.
932: nel castello si celebrano le nozze fra Marozia e Ugo di Provenza, nel secolo in cui la fortezza è al centro delle lotte fra le famiglie romane.
1367: le chiavi del castello vengono consegnate a Urbano V, di ritorno a Roma; nel 1379 il monumento è quasi distrutto.
1527: durante il Sacco di Roma Clemente VII si rifugia nel castello e resiste sette mesi.
1538 e 1539: Benvenuto Cellini è prigioniero nel castello ed evade calandosi con le lenzuola. Nel 1789 è rinchiuso qui il conte di Cagliostro.
13 febbraio 1906: si inaugura il Museo dell'ingegneria militare. Nel 1933 e 1934 i restauri creano il Parco della Mole Adriana.
22 luglio 2026: apre Ercolano. L'arte di vivere, che resta nelle sale papali fino al 18 ottobre.
Chi è passato da Ercolano. L'arte di vivere a Castel Sant'Angelo — fino al 18 ottobre 2026
Il primo ospite del castello fu il suo committente, Adriano, che vi fu sepolto con la moglie Sabina. Dopo di lui entrarono nel mausoleo, morti, Antonino Pio e Faustina, Lucio Elio, Commodo, Marco Aurelio, Settimio Severo, Giulia Domna, Geta e Caracalla. Nel Medioevo vi abitarono Teofilatto e Marozia, poi i Crescenzi e gli Orsini.
Nel Rinascimento arrivarono i papi e i loro artisti: Pinturicchio lavorò per Alessandro VI, Antonio da Sangallo il Vecchio e il Giovane rafforzarono e trasformarono la fortezza, Raffaello da Montelupo e Perino del Vaga lavorarono per Paolo III. Arrivarono anche i prigionieri: Benvenuto Cellini, che evase con una corda di lenzuola; l'umanista Platina e Pomponio Leto; Beatrice Cenci; Giordano Bruno; nel 1789 il conte di Cagliostro, in una cella che porta ancora il nome di Cagliostra.
Il castello è entrato anche nell'opera lirica: il terzo atto della Tosca di Puccini si svolge sui suoi spalti. Oggi, per tre mesi, passano da qui anche gli abitanti di Ercolano, o meglio quello che ne resta: il loro pane, le loro pentole, i loro gioielli, portati a Roma da quattro curatori, Massimo Osanna, Federica Colaiacomo, Luca Mercuri e Francesco Sirano, che dirigono alcune delle maggiori istituzioni archeologiche italiane. È un passaggio breve, e chiude il 18 ottobre.
Orari e biglietti di Ercolano. L'arte di vivere
Orari
Il Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo, e con esso la mostra, è aperto dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.30. L'ultimo ingresso è alle 18.30. Il lunedì il museo è chiuso. L'ultimo giorno di mostra è domenica 18 ottobre 2026.
Biglietti
La mostra è compresa nel percorso del castello. I prezzi aggiornati, le riduzioni e le gratuità sono pubblicati sul sito ufficiale della Direzione Musei nazionali della città di Roma. I biglietti si comprano in biglietteria o sul portale ufficiale dei musei statali indicato dall'organizzazione. Per informazioni il museo risponde al numero 06 6819111.
Prenotare o no
Nelle ultime settimane di apertura e nei fine settimana conviene comprare il biglietto in anticipo sul portale ufficiale, per non perdere tempo alla cassa. Nei giorni feriali di mattina, di solito, basta presentarsi all'apertura.
Come arrivare a Castel Sant'Angelo per la mostra su Ercolano
Castel Sant'Angelo si trova in Lungotevere Castello 50, sulla riva destra del Tevere, di fronte a Ponte Sant'Angelo e a poca distanza dal Vaticano.
Con i mezzi pubblici
Numerose linee di autobus servono la zona fra Borgo, Prati e il lungotevere. Per scegliere la linea e la fermata più comode dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso ATAC, indicando come destinazione Lungotevere Castello.
A piedi dal centro
Il modo migliore di arrivare è a piedi dal centro storico, da piazza Navona o da via dei Coronari, attraversando Ponte Sant'Angelo con i suoi angeli di marmo. Arrivare con il castello davanti è la migliore introduzione possibile.
Dal Vaticano
Chi arriva da San Pietro può percorrere il rione Borgo lungo il tracciato del Passetto di Borgo, il corridoio fortificato che collega il Vaticano al castello.
In auto
La zona è molto trafficata e la sosta è difficile. Meglio lasciare l'auto e muoversi a piedi o con i mezzi.
Intorno a Castel Sant'Angelo: Borgo, Prati e il centro
San Pietro e i Musei Vaticani
Dal castello si raggiunge a piedi la Basilica di San Pietro, passando per il rione Borgo. Chi vuole abbinare antico e Rinascimento può chiudere la giornata ai Musei Vaticani, ma due grandi visite nello stesso giorno sono troppe per la maggior parte delle persone.
Il centro storico
Al di là del ponte si entra nel rione Ponte e si arriva verso piazza Navona e Palazzo Altemps, sede del Museo Nazionale Romano con le sue sculture antiche. Per chi ha appena visto la vita quotidiana di Ercolano, le statue di Altemps mostrano l'altra faccia di Roma antica, quella del lusso aristocratico.
Prati
Alle spalle del castello si apre Prati, quartiere residenziale e di uffici, più tranquillo di Borgo. Per una sintesi della zona c'è la guida a Prati e Borgo.
Accessibilità e visita con i bambini
Accessibilità
Castel Sant'Angelo è un monumento romano trasformato per secoli in fortezza, con rampe, scale e dislivelli. A chi ha difficoltà motorie o esigenze particolari conviene contattare il museo al numero 06 6819111 prima della visita, per conoscere i percorsi accessibili e gli ausili disponibili per le sale della mostra.
Con i bambini
Ercolano. L'arte di vivere è una delle mostre archeologiche più adatte ai ragazzi che si siano viste a Roma quest'anno: parla di cibo, di pane, di pentole, di tavola. Un bambino che vede una pagnotta di duemila anni fa se la ricorda. La sala immersiva sull'eruzione funziona bene con i più grandi. Poi c'è il castello, che per un ragazzo resta un castello: rampe, spalti, cannoni e una terrazza sulla città.
Dove mangiare dopo la mostra su Ercolano
Dopo una mostra sul cibo, la domanda viene da sé.
Borgo
Il rione Borgo, fra il castello e San Pietro, è pieno di locali pensati per i turisti del Vaticano. Allontanarsi di qualche strada dalle vie principali aiuta a trovare trattorie più oneste.
Prati
Il quartiere Prati, alle spalle del castello, ha ristoranti, pizzerie e bar frequentati dai romani, con prezzi più ragionevoli.
Oltre il ponte
Attraversando Ponte Sant'Angelo si entra nel centro storico, verso via dei Coronari e piazza Navona, con un'offerta ampia e i prezzi del centro.
Roma a inizio ottobre: le ultime settimane della mostra
La mostra chiude il 18 ottobre, e ottobre è il mese migliore per Castel Sant'Angelo. Le giornate sono ancora luminose, la terrazza si gode senza il caldo estivo e il flusso turistico comincia a calare rispetto all'estate. Chi vuole vedere la mostra con calma deve scegliere una mattina feriale delle prime due settimane del mese, prima dell'ultimo fine settimana, quando arrivano i ritardatari.
Nello stesso castello, fino al 22 novembre, è allestita anche la mostra su Kanutas Ruseckas dedicata ai fuochi sul Tevere: chi ha tempo può vedere le due esposizioni nella stessa visita. Chi è in città per le mostre d'autunno trova poi, a pochi passi, il resto del centro storico.
Domande frequenti su Ercolano. L'arte di vivere
Fino a quando è aperta la mostra su Ercolano a Castel Sant'Angelo?
Ercolano. L'arte di vivere è aperta a Castel Sant'Angelo dal 22 luglio al 18 ottobre 2026. Il museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.30, ed è chiuso il lunedì. L'ultimo giorno utile per vederla è quindi domenica 18 ottobre.
Serve un biglietto separato per la mostra su Ercolano?
La mostra Ercolano. L'arte di vivere è inserita nel percorso del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo. I prezzi aggiornati sono pubblicati sul sito della Direzione Musei nazionali della città di Roma; i biglietti si comprano in biglietteria o sul portale ufficiale dei musei statali.
Che cosa si vede nella mostra Ercolano. L'arte di vivere?
Ercolano. L'arte di vivere presenta oltre settanta reperti dal Parco archeologico di Ercolano, in sette sezioni: una Wunderkammer con 42 pezzi, la sala immersiva sull'eruzione, botteghe e thermopolia, la cucina e la dispensa, il vino e la sala del banchetto, con il pane carbonizzato e la larva convivialis.
Chi ha curato la mostra su Ercolano a Castel Sant'Angelo?
La mostra su Ercolano a Castel Sant'Angelo è curata da Massimo Osanna, Federica Colaiacomo, Luca Mercuri e Francesco Sirano, che dirigono rispettivamente il Dipartimento Attività Culturali del Ministero, il Parco archeologico di Ercolano, l'Istituto Pantheon e Castel Sant'Angelo e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
In quali sale di Castel Sant'Angelo si trova la mostra?
Ercolano. L'arte di vivere occupa le Sale di Clemente VII, la Sala della Giustizia e le Sale di Clemente VIII di Castel Sant'Angelo. Sono ambienti del castello papale, lungo il normale percorso di visita del museo, prima della salita verso gli appartamenti e la terrazza.
Quanto tempo serve per visitare la mostra e il castello?
Per la mostra Ercolano. L'arte di vivere conviene calcolare almeno un'ora, dedicando più tempo alle sezioni sulla cucina e sul banchetto. Il resto di Castel Sant'Angelo, fino alla terrazza, richiede un'altra ora e mezza circa. In tutto è una mattina piena.
La mostra su Ercolano è adatta ai bambini?
Ercolano. L'arte di vivere è adatta ai ragazzi perché parla di cose concrete: pane, pentole, cibo, tavola. La sala immersiva sull'eruzione del Vesuvio coinvolge i più grandi, e il castello, con rampe e spalti, completa bene la visita di una famiglia.
Come si arriva a Castel Sant'Angelo?
Castel Sant'Angelo è in Lungotevere Castello 50, davanti a Ponte Sant'Angelo. Dal centro storico si arriva a piedi attraversando il ponte; con i mezzi pubblici conviene usare il calcolatore di percorso ATAC con destinazione Lungotevere Castello. In auto la sosta è difficile.
Il consiglio finale su Ercolano a Castel Sant'Angelo
Sugli scavi di Pompei e di Ercolano la vita quotidiana è difficile da cogliere: i visitatori vedono muri, strade e affreschi, raramente gli oggetti. Questa mostra fa l'operazione inversa e la fa bene. Andateci in una mattina feriale entro metà ottobre, cominciate dalla mostra, dedicate tempo alla cucina e al banchetto e cercate la piccola larva convivialis. Poi salite in terrazza e guardate Roma: la lezione di Ercolano è tutta lì.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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