Circolo Sportivo Villa De Sanctis
Il Circolo Sportivo Villa De Sanctis è un centro sportivo comunale che vive dentro un parco pubblico, e questa doppia natura spiega quasi tutto quello che c'è da capire. L'indirizzo operativo è via dei Gordiani 5, nel Municipio V, ma la porta che quasi tutti conoscono affaccia sulla Casilina, perché il parco di Villa De Sanctis ha un cancello proprio lì, tra Torpignattara e Centocelle, in uno dei tratti più densi e più vissuti della città fuori le mura. Dentro ci sono campi da tennis in terra battuta, campi da calcio a cinque, una scuola calcio, e soprattutto la piscina all'aperto che d'estate diventa il vero motivo per cui mezzo quadrante orientale conosce questo indirizzo.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Racconto spesso ai visitatori stranieri che Roma ha due sistemi di piscine: quelle dei grandi club, che costano e si trovano dove i quartieri sono larghi e verdi, e quelle comunali dentro i parchi, che costano molto meno, si riempiono di famiglie del quartiere e non compaiono su nessuna guida. Villa De Sanctis appartiene alla seconda categoria in modo esemplare. Non è un impianto spettacolare, non ha vasche olimpiche, non ha scivoli. Ha una vasca all'aperto, prato intorno, lettini e ombrelloni, spogliatoi con docce calde, un punto ristoro, un'area pic nic, il parcheggio esterno non custodito e l'assistente bagnanti. È esattamente quello che serve a una giornata di luglio a Roma quando in casa ci sono trentotto gradi e il mare è a quaranta minuti di traffico.
La prima cosa che vorrei chiarire riguarda il calendario, perché è il punto su cui si crea più confusione. Il circolo sportivo lavora tutto l'anno: tennis, calcetto, corsi, segreteria, eventi, feste, il centro estivo per i ragazzi. La piscina all'aperto invece ha una stagione, come ogni vasca scoperta di questa città. Apre quando il caldo la rende sensata e chiude quando il caldo finisce. Nel momento in cui scrivo, a metà settembre, la parte piscina del sito della polisportiva ha già voltato pagina: il messaggio che accoglie chi cerca il biglietto rimanda alla prossima estate. Chi arriva adesso pensando di tuffarsi farà un viaggio a vuoto; chi arriva per una partita di tennis o per iscrivere un figlio alla scuola calcio trova tutto aperto come sempre. La differenza è netta e conviene tenerla a mente prima di mettersi in strada.
Il resto di queste righe serve a mettere insieme le due metà della faccenda: da un lato il circolo, come funziona, quanto dura la stagione della vasca, come sono organizzati i turni, che cosa aspettarsi da una giornata lì dentro; dall'altro il contesto, che qui è straordinario e quasi nessuno lo dice. Perché il prato su cui appoggiate l'asciugamano è dentro un parco che confina con uno dei mausolei imperiali meglio conservati di Roma, sopra un sistema di catacombe fra i più importanti della cristianità antica, in un pezzo di città che ha dato il nome a un intero quartiere a partire dalle anfore di terracotta murate in una volta del quarto secolo.
Dove si trova davvero il Circolo Sportivo Villa De Sanctis
Geograficamente siamo sul lato sud della via Casilina, all'altezza del civico 641 e dintorni, in quel tratto in cui la strada consolare smette di essere centro e diventa quartiere popolare compatto. Il parco di Villa De Sanctis occupa un rettangolo verde schiacciato tra la Casilina e via dei Gordiani, e proprio su via dei Gordiani, al numero 5, c'è l'ingresso che la polisportiva indica come proprio. Da una parte Torpignattara, dall'altra Centocelle: due toponimi che raccontano due strati storici diversi della stessa area e che vale la pena tenere separati, perché la gente del posto li tiene separatissimi.
Chi arriva in auto trova parcheggio esterno non custodito, il che nel linguaggio romano significa che un posto lo trovate quasi sempre ma nessuno risponde della vostra macchina. Chi arriva in metropolitana ha la linea C, che percorre proprio questo asse e serve il quadrante con le fermate di zona; dalla banchina al cancello si cammina, non tantissimo, ma si cammina, e in luglio quel tratto di asfalto alle due del pomeriggio si sente. Chi arriva in autobus ha il reticolo di linee che risale la Casilina e la Prenestina, oltre al tram che da Porta Maggiore taglia verso est. Il consiglio pratico è sempre lo stesso: qualunque mezzo usiate, arrivate presto e tornate tardi, perché il mezzogiorno romano di agosto su una strada consolare non è una passeggiata gradevole.
La collocazione dentro un parco pubblico cambia la percezione della struttura. Non si entra da una hall, non c'è un atrio con le insegne. Si attraversa un giardino, si passa accanto a persone che portano il cane e a ragazzi che giocano a pallone sul prato libero, e poi si arriva alla recinzione del circolo. Questa continuità è il motivo per cui molti romani del quartiere non distinguono nettamente tra il parco e la polisportiva: per loro è un unico posto, dove una parte è gratis e aperta e un'altra parte richiede il biglietto o la tessera.
Il parco di Villa De Sanctis, cioè il contenitore
Il parco si chiama ufficialmente anche Parco Casilino Labicano, e il doppio nome è un indizio storico. Labicano viene dalla via Labicana, l'antica strada romana che da Porta Maggiore usciva verso Labicum, e che in epoca moderna ha preso il nome di via Casilina nel tratto extraurbano. Camminare qui significa camminare accanto a un tracciato che ha duemila e passa anni e che non ha mai smesso di funzionare: non è una via archeologica ricostruita, è una strada su cui oggi passano gli autobus.
Dal cancello della Casilina parte un viale breve, con roccaglie e sedute in tufo all'ombra dei cipressi, ed è la sola testimonianza rimasta dell'impianto originario del giardino ottocentesco. In fondo compare il casale che dà il nome a tutto: un edificio semplice, di ispirazione cinquecentesca, costruito su due piani, con una torretta terrazzo e un porticato annesso. Le pareti esterne portano una meridiana e frammenti di marmo con epigrafi, che è una consuetudine tipica delle ville romane suburbane: si murava nella facciata quello che il terreno restituiva scavando. In un'area come questa, il terreno restituiva parecchio.
Oggi quel casale ospita la Casa della Cultura di Villa De Sanctis, che è il pezzo civico del parco: spazi per incontri, letture, attività di quartiere, laboratori. Vale il piccolo sforzo di guardarla anche solo da fuori, perché il contrasto tra il casale con la meridiana e i campi da calcetto a duecento metri racconta meglio di qualunque saggio come funziona la periferia romana. Nessuna cesura, nessun museo a cielo aperto: una villa storica, un centro culturale, una piscina comunale e un campo da tennis convivono nello stesso recinto verde e nessuno ci trova niente di strano.
Il verde è quello tipico dei parchi romani di questo tipo: pini domestici, lecci, cipressi lungo il viale d'ingresso, prati che a maggio sono un tappeto e ad agosto diventano paglia. Ci sono aree gioco per i bambini, panchine, percorsi. Non è un giardino da cartolina, è un parco di quartiere usato intensamente tutti i giorni da migliaia di persone, e questo si vede. Chi cerca l'ordine perfetto dei giardini storici del centro qui non lo trova; chi cerca un parco vivo lo trova eccome.
Perché quel nome
Il toponimo deriva dalla proprietà: la villa portava il nome della famiglia che la possedeva, e quando l'area è passata al Comune il nome è rimasto attaccato al parco, come succede a Villa Torlonia, a Villa Ada, a Villa Gordiani. È una regola quasi universale nella toponomastica romana del verde pubblico: il nome dice chi c'era prima, non che cosa c'è adesso. Vale la pena ricordarlo perché la vicinanza di via dei Gordiani genera spesso un cortocircuito: il Parco di Villa Gordiani, con i suoi ruderi imperiali, è un altro posto, si trova sulla Prenestina, e non va confuso con Villa De Sanctis anche se i due quadranti si guardano.
La piscina all'aperto: come funziona la stagione
Parliamo della vasca, che è il motivo per cui la maggior parte delle persone cerca informazioni su questo indirizzo. La piscina di Villa De Sanctis è una piscina comunale all'aperto, gestita dalla polisportiva, e la sua stagione segue il calendario del caldo romano. Non fornisco date di apertura e chiusura perché cambiano di anno in anno e vengono comunicate dalla struttura quando la stagione si avvicina: l'unica cosa sensata è controllare i canali della polisportiva verso la fine della primavera. Quello che posso dire è come è organizzata, perché quella struttura è stabile e conoscerla in anticipo vi fa risparmiare tempo e nervi.
I turni
L'accesso funziona a turni, e non è un dettaglio burocratico: è il modo in cui l'impianto gestisce l'affollamento. Esiste un turno di mezza giornata al mattino, un turno di mezza giornata al pomeriggio, e il biglietto di giornata intera che copre entrambi. La logica è quella di tutte le piscine scoperte comunali: chi vuole passare l'intera giornata paga di più e occupa il posto dalle prime ore alla chiusura, chi vuole solo sfuggire alle ore peggiori compra mezza giornata e libera il posto agli altri. Gli orari precisi dei turni sono affissi in segreteria e pubblicati dalla struttura a inizio stagione, e conviene verificarli direttamente perché sono stati rivisti rispetto al passato.
Le tariffe
Qui vado cauto, e spiego perché. Girano in rete elenchi di prezzi di questa piscina senza indicazione dell'anno a cui si riferiscono, ed è il modo migliore per far arrivare qualcuno al botteghino con la cifra sbagliata in tasca. La struttura del listino, quella sì, è stabile e ve la descrivo: esiste un biglietto di giornata intera e uno di mezza giornata; esiste una differenza tra giorni feriali e sabato con festivi, con i festivi più cari sulla giornata intera; esiste una tariffa ridotta per i bambini in una fascia di età definita, che di norma non comprende il lettino; esiste una riduzione dedicata alle persone con disabilità. Il lettino, nei biglietti interi, è normalmente compreso nel prezzo, e questo è un dettaglio che fa la differenza rispetto ad altri impianti dove si paga a parte. Gli importi aggiornati li dà la struttura, in segreteria o sui suoi canali ufficiali, e sono l'unica fonte che vi consiglio di usare.
La prenotazione
Il posto a bordo vasca si può prenotare, anche online, ed è una funzione che conviene usare nei giorni di punta. La struttura consiglia il pre acquisto del biglietto in segreteria per le giornate di maggiore affluenza, che come è facile immaginare sono i festivi e i fine settimana di piena estate. Il pre acquisto consente anche di scegliere la posizione, compatibilmente con la disponibilità, con un anticipo che arriva fino a una settimana. Un punto da ricordare: la prenotazione non si fa per telefono. Chi chiama sperando di bloccare due lettini per domenica riceve la stessa risposta di tutti, cioè che bisogna passare in segreteria oppure usare il canale online.
Rimborsi e maltempo
La regola dichiarata dalla struttura è lineare e vale la pena conoscerla prima, non dopo. Gli ingressi acquistati o pre acquistati non vengono rimborsati se il servizio piscina viene comunque garantito: tradotto, se cambiate idea o vi si rovina il programma, il biglietto resta valido ma i soldi non tornano. Se invece è la struttura a dover chiudere per cause meteorologiche o comunque non imputabili all'organizzazione, l'ingresso si recupera in un'altra data da concordare con lo staff. È una formula ragionevole, e in una città dove a luglio e agosto i temporali pomeridiani arrivano all'improvviso è una tutela concreta.
I servizi intorno alla vasca
L'elenco è quello di una buona piscina comunale, senza fronzoli e senza mancanze gravi. C'è l'assistente bagnanti, che non è un optional ma un obbligo di legge e insieme la ragione per cui ci si può rilassare. Ci sono gli spogliatoi con docce calde. C'è un'area pic nic, che merita una menzione a parte perché cambia l'economia della giornata: potete portarvi da mangiare e non siete costretti a spendere al bar. C'è comunque un punto ristoro interno, per chi preferisce non caricarsi la borsa frigo. C'è il parcheggio esterno, non custodito. E c'è il prato, che è il servizio meno citato e il più importante, perché consente a una famiglia di piazzarsi all'ombra di un albero invece che su un lettino al sole.
Regole di buon senso che qui contano
In una piscina scoperta comunale la convivenza è tutto. La cuffia, dove richiesta, va messa; le ciabatte servono; la doccia prima di entrare in acqua non è una formalità ma il motivo per cui l'acqua resta trattabile con meno prodotti chimici. La zona pic nic è anche zona fumatori, il che significa che intorno alla vasca il fumo non è gradito. I bambini sopra una certa età entrano con biglietto intero, quindi non contate su una gratuità generica per i figli grandi. E poi la cosa più semplice: gli ombrelloni e i lettini sono assegnati, non si spostano a piacere, e il posto che vi hanno dato è il vostro. Sembra banale, ma le uniche discussioni che ho visto nascere in impianti come questo nascono esattamente da lì.
Tennis, calcetto e il resto dell'anno
Fuori stagione il circolo non chiude, cambia soltanto centro di gravità. Il tennis è la vocazione più solida: campi in terra battuta, maestri, corsi per adulti e per ragazzi, open day di inizio stagione annunciati in segreteria. La terra battuta a Roma non è un vezzo, è la superficie su cui si è formata una parte consistente del tennis italiano, ed è anche quella che perdona di più le ginocchia di chi ha passato i quaranta. Chi gioca sa che una terra ben tenuta richiede lavoro quotidiano, bagnatura, passaggio della rete, e che un circolo comunale che la mantiene bene fa un servizio che non si vede ma si sente sotto i piedi.
Il calcio a cinque occupa due campi e una scuola calcio, che nel quartiere significa molto più di quanto sembri. I centri sportivi comunali di questa fascia di città sono, molto concretamente, il luogo in cui i ragazzi passano i pomeriggi. Non è retorica sulla periferia: è una funzione sociale misurabile, che si vede dai genitori seduti a bordo campo e dai fratelli minori che aspettano con lo zaino di scuola ancora addosso.
La polisportiva organizza anche un centro estivo per bambini e ragazzi durante le settimane di chiusura delle scuole, feste ed eventi privati negli spazi del circolo, e tiene un punto ristoro aperto in fasce definite. Curiosamente, la segreteria funziona anche da punto di ritiro e spedizione pacchi per diversi circuiti di consegna, il che è il genere di dettaglio che descrive perfettamente come un circolo sportivo di quartiere diventa un nodo di servizi per chi abita intorno. Non è sport, non è cultura, è semplicemente il posto dove passi comunque.
Una curiosità su Circolo Sportivo Villa De Sanctis
La curiosità che preferisco riguarda il nome del quartiere che vi circonda mentre nuotate, e parte da una volta di mattoni costruita nel quarto secolo a poche centinaia di metri dalla vasca. Il Mausoleo di Sant'Elena, che i romani chiamano da sempre Tor Pignattara, è un edificio circolare imponente eretto per volontà di Costantino, e la sua copertura fu alleggerita con una tecnica che allora era normale e oggi ci sembra geniale: nella muratura della cupola furono annegate file di anfore vuote di terracotta, disposte in modo da ridurre il peso senza togliere resistenza. Quelle anfore, in romanesco, sono le pignatte. Da lì, dalla vista di quelle pignatte affioranti nella volta di una torre antica, è nato il nome Tor Pignattara, e da quel nome è nato il nome del quartiere intero.
Trovo che sia una delle più belle storie di toponomastica di Roma, e la sua bellezza è nel meccanismo: non un imperatore, non un santo, non una battaglia, ma un dettaglio di cantiere osservato dal basso da generazioni di contadini e poi di borgatari, che a un certo punto hanno battezzato il posto con la cosa che vedevano. Un intero quartiere di decine di migliaia di abitanti porta il nome di un accorgimento strutturale del quarto secolo. Chi esce dal circolo sportivo con i capelli ancora bagnati e prende la Casilina verso il centro passa esattamente davanti alla cosa che ha dato il nome a tutto quello che ha intorno, e quasi nessuno lo sa.
C'è un secondo livello, e riguarda la persona per cui quel mausoleo fu costruito, o meglio la persona che ci finì dentro per un cambio di programma. L'edificio doveva con ogni probabilità accogliere Costantino stesso: era il mausoleo dinastico annesso alla proprietà imperiale di questa zona. Poi l'imperatore spostò il baricentro dell'impero verso oriente e scelse un'altra sepoltura, e il mausoleo romano accolse invece sua madre Elena, morta intorno al 330. Il sarcofago di porfido rosso che la conteneva, enorme, decorato con scene militari che con una donna anziana e cristiana hanno poco a che vedere e con un progetto imperiale maschile moltissimo, non è più lì: fu trasferito e oggi si trova nei Musei Vaticani. Quel porfido è uno degli oggetti più impressionanti prodotti dall'antichità romana, e la sua storia comincia a duecento metri dal bordo vasca di una piscina comunale.
La terza curiosità, per chi ama i cortocircuiti, è che il porfido rosso di quel sarcofago veniva da una sola cava al mondo, nel deserto orientale egiziano, e che il suo uso era riservato alla famiglia imperiale. Significa che per costruire il contenitore funebre di una donna sepolta qui, sulla Labicana, si è mosso un sistema logistico che partiva dal Mar Rosso. Poi il sistema è finito, l'impero si è spostato, la cava si è persa per secoli, e intorno al mausoleo sono cresciuti prima i campi, poi le vigne, poi le case della borgata, poi i palazzi, poi un parco pubblico con dentro una piscina dove d'estate i bambini del quartiere imparano a stare a galla. Non conosco un riassunto migliore di che cosa sia Roma.
Una cosa che non ti dice nessuno su Circolo Sportivo Villa De Sanctis
Quello che non vi dice nessuno è che il prato su cui stendete l'asciugamano poggia su uno dei più grandi cimiteri sotterranei del mondo antico, e che quel cimitero non è una curiosità locale ma un pezzo centrale della storia del cristianesimo e, negli ultimi vent'anni, della paleopatologia europea.
Sotto quest'area si sviluppano le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, uno dei complessi ipogei più estesi e più riccamente affrescati di Roma. I chilometri di gallerie scavate nel tufo conservano cicli pittorici del terzo e quarto secolo che sono fra i documenti figurativi più antichi della fede cristiana: il Buon Pastore, l'orante, le scene bibliche sintetizzate con pochi segni, i banchetti funebri. Chi ha una minima consuetudine con l'arte paleocristiana sa che questi affreschi compaiono in tutti i manuali. Chi passa una domenica di luglio a bordo vasca, no.
La cosa che rende questo complesso davvero eccezionale, però, è arrivata dopo. A partire dalla fine degli anni Ottanta e con grande intensità dal Duemila in poi, campagne di scavo condotte da équipe di archeologi e antropologi hanno portato alla luce, dentro il sistema, ambienti che non erano tombe individuali ma depositi collettivi: camere riempite di centinaia di corpi, sepolti nello stesso momento, con abbondanza di gesso, tessuti preziosi, ambra, oro. Non una fossa comune di miserabili, dunque, ma una sepoltura di emergenza di persone che avevano mezzi. Le stime, prudenti, parlano di parecchie migliaia di individui deposti nell'arco di un tempo brevissimo.
Che cosa può uccidere così tante persone in così poco tempo e costringere a sepolture di massa ordinate e perfino decorose? L'ipotesi principale è un'epidemia, e i candidati storici non mancano: il secondo e il terzo secolo romani conoscono episodi pestilenziali di enorme portata. Le analisi condotte sui resti hanno provato a cercare tracce genetiche dei patogeni, con risultati discussi e non conclusivi. Quello che è certo è che sotto questo quadrante esiste un archivio biologico di popolazione urbana romana che vale, per la conoscenza della vita quotidiana antica, quanto un archivio di documenti.
C'è un altro strato ancora, e riguarda i soldati. Prima che l'area diventasse cimitero cristiano, qui c'era il cimitero degli equites singulares Augusti, la guardia a cavallo personale dell'imperatore, un corpo scelto reclutato nelle province di frontiera. Quando Costantino vinse a Ponte Milvio nel 312, quel corpo aveva combattuto dalla parte sbagliata: fu sciolto, la sua caserma fu smantellata, il suo cimitero fu obliterato e sopra di esso l'imperatore fece costruire la grande basilica circiforme dedicata ai martiri Marcellino e Pietro, con annesso il mausoleo per la propria famiglia. È una damnatio memoriae fatta col cemento e col marmo: cancelli il cimitero dei tuoi nemici e ci costruisci sopra il tuo monumento dinastico.
Tutto questo, ripeto, è sotto e accanto a un centro sportivo comunale dove d'estate si paga un biglietto per un lettino. Non lo dico per creare un effetto scenografico, lo dico perché è la ragione per cui consiglio a chiunque venga qui di dedicare mezz'ora al contorno. Le catacombe romane non sono tutte uguali, e questo complesso in particolare non fa parte del circuito turistico di massa: chi ci entra si trova in un ambiente dove la pressione dei gruppi organizzati è bassissima e dove la guida ha il tempo di spiegare davvero. Le condizioni e le modalità di visita cambiano nel tempo e vanno verificate presso chi gestisce il sito, ma il tentativo vale molto più del piccolo sforzo organizzativo che richiede.
Il consiglio che ti do per visitare Circolo Sportivo Villa De Sanctis
Il consiglio si divide in due, perché la stagione fa due posti diversi.
Se venite per la piscina
Primo: comprate il biglietto in anticipo per i giorni pesanti. Il pre acquisto in segreteria non è un suggerimento di cortesia della struttura, è il modo in cui vi garantite di entrare e di scegliere il posto in una domenica di luglio. Vale la pena passare un pomeriggio infrasettimanale, comprare per il fine settimana e scegliere una posizione all'ombra. Il telefono, lo ripeto, non serve: la prenotazione non si fa per telefono.
Secondo: scegliete il turno con la testa e non con l'entusiasmo. La giornata intera sembra sempre la scelta migliore quando la comprate e diventa quasi sempre troppo lunga quando la vivete, perché il sole romano di luglio tra le tredici e le sedici è duro e la vasca in quelle ore è affollata. Il turno del mattino, con arrivo all'apertura, regala tre ore in cui l'acqua è ancora fresca, i bambini non hanno ancora iniziato a rincorrersi e il prato è tutto vostro. Il turno del pomeriggio, se resistete fino alla chiusura, offre l'ora migliore in assoluto: quella in cui la luce cala, il bordo vasca si svuota e la temperatura diventa finalmente ragionevole.
Terzo: usate l'area pic nic. È la funzione più sottovalutata del posto. Una borsa frigo, pane e companatico, frutta, acqua congelata la sera prima, e la giornata costa la metà e dura il doppio. Il punto ristoro interno è comodo per un caffè o un gelato, ma la cucina da casa qui è perfettamente legittima e il prato sotto i pini è il posto giusto per consumarla.
Quarto: portate ciabatte, cuffia e un asciugamano in più. Le docce sono calde, il che è una gentilezza vera, ma l'asciugamano di scorta è quello che vi salva quando il primo è fradicio alle undici del mattino.
Quinto: se nel gruppo c'è una persona con disabilità, chiedete in segreteria prima di acquistare, perché la struttura applica una riduzione dedicata e vale la pena averne conferma sul posto insieme alle informazioni sull'accessibilità del percorso fino alla vasca.
Se venite fuori stagione
Fuori stagione il consiglio cambia natura: venite per il parco e per il contesto, e trattate il circolo come quello che è in quei mesi, cioè un impianto sportivo che funziona per chi ci gioca. Entrate dal cancello della Casilina per fare il viale dei cipressi, che è la sola cosa rimasta del giardino storico. Guardate il casale con la meridiana e le epigrafi murate. Passate dalla Casa della Cultura di Villa De Sanctis per vedere che cosa propone in quel periodo. Poi uscite sulla Casilina e camminate fino alla mole rotonda del mausoleo: da fuori è visibile sempre, ed è una di quelle costruzioni che a vederle da vicino cambiano completamente scala rispetto a come le immaginavate.
E un consiglio valido in qualunque mese: non arrivate qui pensando di trovare un quartiere turistico, perché non lo è, e la sua forza è precisamente questa. Torpignattara è uno dei posti più mescolati di Roma, con una presenza bengalese storica e consistente, negozi che vendono cose che in centro non trovate, forni e alimentari che valgono una deviazione. Mangiare qui dopo la piscina costa poco e vale molto. Chi vuole allargare il giro verso est trova a poca distanza il verde archeologico del Parco degli Acquedotti, e chi preferisce restare in zona può guardare che cosa propongono le rassegne estive di quadrante come il Casilino Urban Fest.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che Roma ha un sistema di piscine comunali, e che questo sistema è uno degli strumenti di welfare urbano più efficaci e meno raccontati della città. Lo sanno tutti quelli che ci vanno; non lo dice quasi nessuno quando si parla di Roma.
Il ragionamento è semplice. Roma d'estate è una città che si svuota per chi può permetterselo e diventa durissima per chi resta. Il mare è vicino sulla carta e lontano nei fatti, perché la ferrovia per il litorale in luglio è un girone e l'auto significa code e parcheggi a pagamento. In questo quadro, una vasca all'aperto dentro un parco pubblico, raggiungibile a piedi o con due fermate di autobus, con un biglietto di mezza giornata alla portata di una famiglia, non è un lusso: è infrastruttura sociale. Cambia concretamente l'estate di chi ha bambini piccoli e non ha una seconda casa.
C'è un aspetto tecnico che rafforza il punto e che quasi mai viene detto. Una piscina scoperta costa relativamente poco da gestire proprio perché è scoperta: niente riscaldamento invernale, niente deumidificazione di un capannone, stagione corta e concentrata nei mesi in cui il sole fa metà del lavoro. È il motivo per cui i quartieri che hanno una vasca comunale scoperta se la tengono stretta, e per cui la chiusura di uno di questi impianti in una qualunque città italiana fa immediatamente notizia locale.
Il secondo elemento poco citato riguarda l'apprendimento del nuoto. Nelle grandi città italiane la quota di ragazzi che imparano a nuotare bene dipende in misura significativa dalla presenza di impianti pubblici accessibili nel proprio quadrante. Non è un dato romantico, è una questione di sicurezza: saper nuotare riduce il rischio in mare e nei laghi, dove gli incidenti estivi italiani si concentrano. Un centro sportivo comunale che d'estate mette in acqua qualche migliaio di persone di quartiere, con un assistente bagnanti sul bordo, fa una parte di quel lavoro senza che nessuno gliene dia atto.
Il terzo elemento è la convivenza. In un quadrante con una composizione sociale così varia come questo, la piscina di quartiere è uno dei pochissimi luoghi in cui famiglie di origini diversissime passano otto ore nello stesso spazio, con le stesse regole, pagando lo stesso biglietto. Non risolve niente di per sé e non lo sto idealizzando. Ma è una cosa che succede lì e non succede altrove, e chi ci passa una domenica se ne accorge senza bisogno che glielo spieghi nessuno.
La foto giusta da fare a Circolo Sportivo Villa De Sanctis
La foto giusta non è quella che fanno tutti, cioè la vasca azzurra vista da bordo piscina con gli ombrelloni in fila. Quella funziona, è carina, e assomiglia a ogni altra piscina d'Italia. La foto che racconta questo posto è un'altra e richiede due minuti di pazienza in più.
La prima è la foto del contrasto: inquadrate la vasca o i lettini in primo piano e cercate, sullo sfondo, i pini domestici del parco. Il pino romano ha una forma che non si confonde con niente al mondo, una chioma a ombrello su un fusto lungo, e messo dietro l'acqua azzurra dice immediatamente due cose insieme: che è estate e che siamo a Roma. Se riuscite a prendere anche una fetta di cielo tra due chiome, avete la fotografia che qualunque romano riconosce come la propria estate in città.
La seconda è la foto del viale dei cipressi all'ingresso dalla Casilina. Qui l'attrezzatura non conta, conta l'ora. A metà mattina il sole taglia il viale di traverso e le roccaglie e le sedute in tufo prendono una luce laterale che ne mostra la grana. Mettetevi bassi, quasi all'altezza del tufo, e lasciate che il viale fugga verso il casale sullo sfondo. Viene fuori un'immagine che sembra scattata in una villa di campagna dell'Ottocento e invece è a venti metri da una strada consolare con il traffico.
La terza, e per me la migliore, è la foto che nessuno pensa di fare: la meridiana e i frammenti di marmo con le epigrafi murati nella facciata del casale. È un dettaglio piccolo, va fatto da vicino, e racconta una pratica antica delle ville romane suburbane, cioè l'abitudine a incorporare nella propria casa i pezzi antichi che il terreno restituiva. Una foto stretta su quei marmi, con la meridiana in alto, vale come didascalia di tutto il quartiere.
La quarta, se uscite dal parco, è quella del Mausoleo di Sant'Elena. Attenzione all'inquadratura: la mole rotonda in mattoni è grande e schiacciata dal contesto urbano, e fotografata frontalmente da vicino diventa una parete di mattoni senza scala. Il trucco è mettere qualcosa di contemporaneo in primo piano, un motorino parcheggiato, un palo della luce, una persona che cammina, perché è proprio il rapporto tra il quarto secolo e il ventunesimo a fare l'immagine. Se aspettate il tardo pomeriggio, il mattone si accende di arancio e il risultato migliora di parecchio.
Due avvertenze pratiche, e sono serie. La prima riguarda le persone: in una piscina si fotografa con criterio, si evita di inquadrare bagnanti riconoscibili senza il loro consenso, e i bambini che non sono i vostri non si fotografano proprio. Molti impianti hanno regole esplicite sull'uso della fotocamera a bordo vasca, e se qualcuno del personale vi chiede di smettere, si smette e basta. La seconda riguarda l'attrezzatura: un telefono in una borsa di stoffa appoggiata su un lettino, mentre voi siete in acqua, è la definizione stessa di distrazione. Portate poco, lasciate poco incustodito.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il circolo sportivo in quanto tale è una struttura contemporanea e la sua storia si misura in decenni. Il pezzo di terra su cui poggia, invece, ha una cronologia che merita di essere messa in fila, perché pochi luoghi periferici di Roma ne hanno una così densa.
Seconda età imperiale: la proprietà ad duas lauros
Questo tratto della via Labicana, al secondo e terzo miglio fuori Porta Maggiore, fa parte di un vasto possedimento imperiale conosciuto nelle fonti come ad duas lauros, cioè presso i due allori. È terra della casa imperiale, e questo spiega tutto quello che verrà dopo: solo su un terreno del principe si possono impiantare una caserma di guardie del corpo, un cimitero militare, una basilica e un mausoleo dinastico.
Secondo e terzo secolo: gli equites singulares
Qui viene collocato il cimitero degli equites singulares Augusti, la cavalleria di scorta dell'imperatore, corpo reclutato in larga parte fra i provinciali danubiani e germanici. Le loro lapidi, ritrovate in gran numero, sono una miniera per la storia dell'esercito romano: nomi, unità, provenienze, anni di servizio, dediche. Raccontano un pezzo di impero che di solito resta muto, quello dei soldati di provincia arrivati a Roma per servire il principe.
Terzo e quarto secolo: il cimitero cristiano
Nello stesso quadrante si sviluppa uno dei cimiteri ipogei cristiani più estesi di Roma, quello che prenderà il nome dai martiri Marcellino e Pietro, un esorcista e un presbitero uccisi secondo la tradizione durante la persecuzione di Diocleziano, agli inizi del quarto secolo. Il complesso cresce per chilometri di gallerie su più piani, e si riempie di pitture parietali che oggi consideriamo fra le testimonianze figurative più antiche del cristianesimo.
Dopo il 312: la damnatio e la basilica
Con la vittoria di Costantino su Massenzio a Ponte Milvio, nell'ottobre del 312, gli equites singulares finiscono dalla parte dei perdenti. Il corpo viene sciolto, la caserma nel centro di Roma smantellata, e il loro cimitero suburbano viene coperto. Sopra sorge una grande basilica a deambulatorio, del tipo cosiddetto circiforme per la pianta allungata con abside curva, dedicata ai due martiri. È uno dei pochissimi edifici di questo tipo che l'archeologia ha potuto studiare a fondo, e appartiene a una serie di fondazioni costantiniane extraurbane che comprende anche altri cimiteri romani.
Intorno al 330: la sepoltura di Elena
Accanto alla basilica viene eretto il mausoleo circolare destinato alla famiglia imperiale. Vi viene sepolta Flavia Giulia Elena, madre di Costantino, figura decisiva nella storia del cristianesimo antico e protagonista della tradizione sul ritrovamento della croce a Gerusalemme. Il grande sarcofago di porfido rosso con scene di battaglia che la conteneva lascerà il mausoleo nei secoli successivi e finirà, dopo vicende complesse, nelle collezioni vaticane, dove è tuttora uno dei pezzi più imponenti esposti.
Medioevo ed età moderna: la campagna
Con la fine del mondo antico l'area torna campagna. La basilica si riduce, il mausoleo perde la copertura e diventa nel paesaggio una torre, e proprio in quella fase acquista il nome popolare che ne fisserà il destino toponomastico: la torre delle pignatte, per le anfore visibili nella muratura. Intorno vigne, casali, fossi, la strada consolare che continua a portare carri verso i Castelli e verso sud. La struttura fondiaria resta quella delle grandi tenute suburbane fino all'Ottocento.
Ottocento: la villa e il giardino
In questa fase nasce l'assetto di cui oggi restano tracce dentro il parco: il casale di ispirazione cinquecentesca con la torretta terrazzo e il porticato, la meridiana e i marmi murati in facciata, il viale di ingresso dalla consolare con roccaglie e sedute in tufo all'ombra dei cipressi. È una villa suburbana di dimensioni contenute, non una residenza nobiliare monumentale, e proprio per questo sopravvive ai cambiamenti successivi.
Novecento: la borgata e poi il quartiere
Il ventesimo secolo cambia tutto. Intorno al mausoleo cresce una delle borgate storiche romane, fatta di case basse costruite spesso con mezzi propri, popolata da immigrazione interna dal Lazio, dall'Abruzzo, dal Sud. La zona conosce il fascismo, la guerra, i bombardamenti sul quadrante ferroviario e sulle aree orientali della città, la ricostruzione, il boom, la trasformazione da borgata a quartiere consolidato con palazzi di sei piani e servizi. Il verde residuo delle vecchie tenute diventa progressivamente area pubblica: è il percorso che porta il giardino di Villa De Sanctis a diventare parco comunale.
Fine Novecento e Duemila: il parco pubblico e il centro sportivo
Il parco entra nella disponibilità pubblica e viene attrezzato per l'uso di quartiere: aree gioco, percorsi, prati, e la porzione dedicata allo sport con i campi e la vasca. Il casale viene recuperato a funzione culturale. È la fase in cui il posto assume la fisionomia attuale, quella di un contenitore verde che tiene insieme memoria storica, servizi sociali e attività sportiva.
Dal Duemila a oggi: le scoperte archeologiche
L'ultimo capitolo, e forse il più sorprendente, è scientifico. Le campagne condotte nelle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro portano alla luce le camere con le sepolture collettive, con centinaia di individui deposti insieme, e aprono una linea di ricerca internazionale su epidemie, dieta, mobilità e condizioni di vita della popolazione romana imperiale. Roma scopre, sotto uno dei suoi quartieri più densamente abitati, un archivio biologico di prima grandezza. È una notizia che a suo tempo ha fatto il giro delle riviste scientifiche e che nel quartiere, ancora oggi, la maggior parte delle persone non conosce.
Chi è passato da Circolo Sportivo Villa De Sanctis
Rispondo prima in modo onesto e poi in modo largo, perché la domanda merita entrambe le risposte.
In modo onesto: da un circolo sportivo comunale di quartiere passano soprattutto le persone del quartiere. Passano i bambini che d'estate imparano a stare a galla, i ragazzi della scuola calcio con le borse sportive più grandi di loro, gli adulti che giocano a tennis due volte a settimana da vent'anni e conoscono ogni irregolarità della terra battuta, le famiglie che la domenica occupano la loro porzione di prato con il telo e la borsa frigo, le persone anziane che vengono alla prima ora del mattino perché a quell'ora l'acqua è tranquilla. Non è un elenco di celebrità e non provo a costruirne uno, perché sarebbe inventato. La popolarità di questo posto è di un altro tipo: chiedete in zona e trovate persone che hanno passato qui trent'anni di estati.
In modo largo, però, il luogo ha un elenco di passaggi che pochi indirizzi romani possono vantare.
È passata Elena, madre di Costantino, imperatrice, la donna a cui la tradizione cristiana attribuisce il ritrovamento della croce e che per secoli è stata una delle figure femminili più raffigurate d'Europa. Qui fu sepolta, in un mausoleo costruito su terra imperiale, dentro un sarcofago di porfido che oggi è ai Musei Vaticani.
È passato Costantino, quantomeno come committente: il complesso di basilica e mausoleo appartiene al suo programma edilizio, quello che in pochi anni ha ridisegnato la topografia sacra di Roma e ha prodotto, fra le altre cose, la fondazione lateranense da cui nasce la Basilica di San Giovanni in Laterano.
Sono passati gli equites singulares Augusti, cioè migliaia di cavalieri provinciali arrivati a Roma dalle frontiere del Danubio e del Reno, che qui hanno seppellito i propri commilitoni e lasciato le iscrizioni da cui ricostruiamo le loro carriere. Il nome stesso di Centocelle, secondo la lettura più diffusa, deriva dalle cento celle, gli alloggi collegati a quel corpo militare: un quartiere moderno che porta il nome delle camerate di una guardia imperiale sciolta diciassette secoli fa.
Sono passati, nei secoli successivi, i pellegrini. Il circuito dei cimiteri martiriali fuori le mura era una delle ragioni per cui si veniva a Roma, e gli itinerari altomedievali per i visitatori delle tombe elencano con precisione dove andare e che cosa cercare. Chi camminava lungo la Labicana verso i martiri Marcellino e Pietro faceva, mille e trecento anni fa, la stessa strada che oggi fate voi per arrivare al cancello del parco.
E sono passati, in tempi molto più vicini, generazioni di romani di borgata, con tutto quello che questa parola ha significato nella cultura italiana del Novecento. Questo quadrante orientale, tra Casilina, Prenestina e Pigneto, è il paesaggio in cui una parte importante del cinema e della letteratura italiana del dopoguerra ha cercato e trovato la propria materia: case basse, campi incolti, ragazzi, periferia che cresce senza piano. Non attribuisco a questo specifico indirizzo scene o riprese che non posso documentare, ma la geografia culturale è quella, e chi la conosce la riconosce appena esce dal parco e guarda la strada.
Come arrivare e come organizzare la giornata
Il circolo indica come proprio indirizzo via dei Gordiani 5, e il parco che lo contiene ha il suo ingresso storico sulla via Casilina. Sono due accessi allo stesso luogo e la differenza pratica riguarda il mezzo con cui arrivate.
Con i mezzi pubblici
Il quadrante è servito dalla metropolitana leggera che corre lungo questo asse orientale e dalle stazioni che costellano il corridoio tra Torpignattara e Centocelle. Dalla fermata al cancello si cammina qualche minuto lungo strade di quartiere, senza difficoltà di orientamento ma senza ombra nei tratti più esposti. In superficie la Casilina è percorsa da diverse linee di autobus urbane che collegano il quadrante con Porta Maggiore e con la stazione Termini, e c'è il collegamento tranviario che dal nodo di Porta Maggiore raggiunge le zone limitrofe. Chi arriva dal centro storico deve mettere in conto una mezz'ora abbondante di viaggio, che d'estate diventa quaranta minuti. Verificate gli orari e il funzionamento delle linee sui canali del trasporto pubblico romano prima di partire, perché il servizio estivo ha frequenze diverse da quello invernale.
In auto e in motorino
C'è il parcheggio esterno non custodito, che risolve il problema del posto ma non quello della sicurezza: niente di valore lasciato in vista, niente borse sul sedile. Il motorino, in questo quadrante, resta il mezzo più efficiente in assoluto, e non a caso è quello che usa la maggior parte delle persone del posto. Ricordate soltanto che la Casilina è una strada consolare con traffico pesante e attraversamenti frequenti: l'attenzione va tenuta alta anche per i cinquecento metri finali.
In bicicletta
Il percorso dal centro verso est non è dei più riposanti, perché si divide la carreggiata con il traffico su strade larghe e veloci. Chi conosce la zona preferisce risalire lungo i tracciati minori che accompagnano l'asse ferroviario e poi tagliare nelle vie interne di quartiere. All'interno del parco la bicicletta si conduce a mano nelle aree affollate, e davanti al circolo esistono spazi dove appoggiarla; un buon antifurto resta indispensabile come ovunque a Roma.
La giornata tipo che consiglio
In piena estate, la sequenza che funziona meglio è questa. Arrivo all'apertura del turno del mattino, con borsa frigo e asciugamani. Tre o quattro ore fra acqua e prato, con la parte più calda della giornata già in parte assorbita dall'ombra degli alberi. Uscita nel primo pomeriggio, passaggio dalla Casilina per un gelato o un caffè, e poi, per chi non ha bambini piccoli sfiniti al seguito, mezz'ora dedicata al mausoleo e al quartiere, che a quell'ora è vuoto e silenzioso. Se invece preferite il turno pomeridiano, il programma si capovolge: mattina dedicata al contesto storico, quando l'aria è ancora respirabile, e pomeriggio in acqua fino alla chiusura, uscendo con la luce bassa che qui è la più bella dell'intera giornata.
Fuori stagione, il giro che consiglio dura due ore abbondanti e non richiede biglietti: viale dei cipressi, casale con meridiana ed epigrafi, passaggio dalla Casa della Cultura, attraversamento del parco, uscita verso il mausoleo, giro nelle strade di Torpignattara con sosta in un forno o in una pasticceria del quartiere. È una delle passeggiate romane che regalano di più rispetto a quanto costano, cioè niente.
Che cosa c'è intorno e come allargare il giro
La forza di questo indirizzo è il contorno, e conviene sfruttarlo.
Il primo anello è il quartiere. Torpignattara e Centocelle sono due dei posti più interessanti di Roma per chi vuole capire come vive davvero la città. Mercati rionali veri, panetterie storiche accanto a negozi di spezie, cucine del subcontinente indiano che qui hanno una presenza consolidata, birrerie e locali nati negli ultimi quindici anni dalla trasformazione culturale della zona. Non è una scena costruita per i visitatori e proprio per questo funziona.
Il secondo anello è archeologico. Il Mausoleo di Sant'Elena e il sistema delle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro sono a portata di passeggiata. Poco più in là, verso la città, il nodo di Porta Maggiore raccoglie in poche centinaia di metri la porta monumentale claudia, i grandi acquedotti che vi convergono, il sepolcro del fornaio Eurisace e, sotto il piano stradale, l'ipogeo neopitagorico che è uno degli spazi più enigmatici dell'antichità romana. Verso sud est, invece, il verde si apre nel Parco degli Acquedotti, che da questa parte di città si raggiunge senza troppe complicazioni ed è il posto giusto per un tardo pomeriggio.
Il terzo anello è quello dei margini urbani, che in questo quadrante sono particolarmente evocativi. Il Mandrione, con le case addossate alle arcate dell'acquedotto, racconta la Roma delle baracche e del dopoguerra come nessun museo riesce a fare. Chi vuole cercare il verde meno addomesticato può guardare al Castagneto Prenestino, un pezzo di bosco urbano nato dalla cura di chi abita lì.
Il quarto anello è quello estivo e cambia ogni anno. Il quadrante orientale, da giugno a settembre, si riempie di arene, rassegne e festival di quartiere: il Casilino Urban Fest e le proiezioni all'aperto come Cinema sul tetto al Casilino Sky Park sono esempi tipici di come funziona qui l'estate romana, cioè dal basso, con programmi costruiti da associazioni e comitati. Una giornata in piscina seguita da un film all'aperto a due chilometri è un programma estivo perfetto e costa quanto un biglietto del cinema.
Chi invece cerca semplicemente un'altra vasca comunale in un altro quadrante può guardare a impianti analoghi in altre zone della città, come il Circolo Sportivo Tor Carbone sul versante dell'Appia, che funziona con la stessa logica di centro sportivo immerso nel verde.
Domande frequenti
La piscina è aperta adesso
La vasca è scoperta e quindi funziona solo nei mesi caldi. Nella seconda metà di settembre la stagione balneare è chiusa o in chiusura, e la comunicazione della struttura rimanda alla prossima estate. Il circolo, invece, resta pienamente attivo per tennis, calcetto, corsi e segreteria. Prima di mettersi in viaggio per nuotare conviene sempre un controllo sui canali ufficiali della polisportiva.
Serve la tessera per entrare in piscina
Per l'ingresso giornaliero si acquista un biglietto, per turno o per giornata intera. Le formule di abbonamento e tesseramento riguardano piuttosto le attività sportive continuative, cioè i corsi di tennis, la scuola calcio e le altre attività annuali. Chiedete in segreteria: è l'unico posto dove vi danno la risposta valida per la stagione in corso.
Si può prenotare per telefono
No. La struttura dichiara esplicitamente che la prenotazione e il pre acquisto non si effettuano telefonicamente. Si passa in segreteria oppure si usa il canale di prenotazione online del posto a bordo vasca.
Il lettino è compreso
Nei biglietti interi il lettino è normalmente incluso. Le tariffe ridotte per i bambini nella fascia di età prevista, invece, di norma non comprendono il lettino. È una distinzione che conviene chiarire alla cassa, perché incide sull'organizzazione del gruppo.
Si può portare il cibo da casa
Sì, e c'è un'area pic nic pensata per questo. Esiste anche un punto ristoro interno per chi preferisce non portarsi nulla. L'area pic nic è anche l'area in cui è consentito fumare, quindi tenetene conto se viaggiate con bambini piccoli.
Ci sono agevolazioni per le persone con disabilità
La struttura prevede una riduzione dedicata sull'ingresso. Per le informazioni sull'accessibilità dei percorsi, degli spogliatoi e del bordo vasca il consiglio è di contattare direttamente la segreteria prima della visita, perché sono elementi che possono cambiare e che meritano una risposta precisa e non una generica.
Che età hanno i bambini che pagano ridotto
Esiste una fascia di età per il ridotto e, sopra una certa soglia, il biglietto diventa intero. La soglia è indicata dalla struttura nel listino della stagione: verificatela, perché è il punto in cui si generano più equivoci alla cassa.
È adatto ai bambini piccoli
Il contesto lo è: prato, alberi, spazi, assistente bagnanti, possibilità di pranzare senza uscire. La sorveglianza dei bambini resta comunque responsabilità di chi li accompagna, e in una giornata affollata di agosto è bene concordare in anticipo un punto di ritrovo, perché fra gli ombrelloni ci si perde con una facilità sorprendente.
Che cosa faccio se piove
Se la struttura è costretta a chiudere per ragioni meteorologiche, l'ingresso acquistato si recupera in una data da concordare con lo staff. Se invece il servizio resta garantito, il biglietto non viene rimborsato. Una nuvola non basta: contano le condizioni che impongono la chiusura.
Il mio consiglio finale
Se dovessi spiegare a una persona che arriva a Roma per la prima volta perché mandarla in una piscina comunale sulla Casilina invece che in centro, userei un argomento solo. In centro vedete la Roma che il mondo conosce; qui vedete la Roma che funziona. Una vasca d'acqua dentro un parco pubblico, con un biglietto che una famiglia può permettersi, nel mezzo di un quartiere multiculturale, a duecento metri da un mausoleo imperiale che ha dato il nome al rione e sopra un cimitero sotterraneo che tiene dentro un pezzo di storia della cristianità e un archivio antropologico di rilievo internazionale. Non esiste un altro posto al mondo in cui questi elementi coesistano con tanta naturalezza e con tanta indifferenza reciproca.
Il mio consiglio pratico, allora, è di non scegliere tra le due cose. Prendete una giornata di piena estate, comprate il turno del mattino, portatevi il pranzo, uscite nel primo pomeriggio con i capelli bagnati e camminate cinque minuti fino alla torre di mattoni. Entrate nel bar del quartiere, bevete qualcosa di freddo e guardatevi intorno. In un'ora avrete attraversato milleseicento anni senza prendere un mezzo. E se venite fuori stagione, quando la vasca è chiusa e il parco è pieno di gente che porta il cane, fate lo stesso percorso senza costume: il viale dei cipressi, il casale con la meridiana, la Casa della Cultura, il mausoleo, la Casilina. Funziona ugualmente, e in autunno la luce è perfino migliore.
Ultima raccomandazione, la più noiosa e la più utile: prima di partire, per gli orari e per gli importi della stagione in corso, sentite la struttura. Un centro sportivo comunale aggiorna listini e turni di anno in anno, e nessuna pagina scritta in anticipo, compresa questa, può sostituire il foglio affisso in segreteria.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private, Aziendali e V.I.P. nel quadrante orientale di Roma e in tutta la città.
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