Portia Zvavahera. Like Flowers We Fade alla Fondazione Memmo — fino al 1 novembre 2026
Like Flowers We Fade, la prima mostra istituzionale in Italia della pittrice zimbabwese Portia Zvavahera, a cura di Alessio Antoniolli, è aperta alla Fondazione Memmo fino a domenica 1° novembre 2026; era stata inaugurata mercoledì 29 aprile. La Fondazione si trova in via della Fontanella di Borghese 56b, 00186 Roma, negli spazi delle antiche scuderie di Palazzo Ruspoli, nel rione Campo Marzio, tra via del Corso e piazza Borghese. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 11:00 alle 18:00, tranne il martedì, e l'ingresso è libero: non serve biglietto. La stazione della metro più vicina è Spagna, sulla linea A; per gli autobus che servono via del Corso conviene impostare il percorso sul calcolatore ATAC. Per informazioni e aggiornamenti il riferimento è il sito ufficiale della Fondazione Memmo.

Un'installazione pensata per questi spazi, un nuovo gruppo di dipinti nati da una residenza a Roma, un'artista che ha rappresentato lo Zimbabwe alla Biennale di Venezia ed è stata esposta a Parigi, Londra e New York. E tutto a ingresso libero, a due passi da via del Corso. Qui sotto che cosa si vede, chi è Portia Zvavahera, la storia della Fondazione Memmo e di Palazzo Ruspoli, come arrivare e cosa vedere intorno.
Portia Zvavahera alla Fondazione Memmo: date, orari e ingresso
Like Flowers We Fade di Portia Zvavahera è aperta dal 29 aprile al 1° novembre 2026 alla Fondazione Memmo, tutti i giorni dalle 11:00 alle 18:00 tranne il martedì. L'ingresso è libero.
L'orario
La Fondazione indica un orario continuato dalle 11:00 alle 18:00, tutti i giorni tranne il martedì, che è il giorno di chiusura. È un orario comodo: si può entrare in pausa pranzo, a metà pomeriggio, o durante una passeggiata in centro, senza prenotare.
L'ingresso libero
Non c'è biglietto da comprare. La mostra è a ingresso libero, come tutte quelle del programma di arte contemporanea della Fondazione. Per una mostra di questo livello, nel centro di Roma, è un dato che pesa.
Le ultime settimane
La mostra chiude domenica 1° novembre. Restano quattro settimane, con i martedì di chiusura: il 6, il 13, il 20 e il 27 ottobre la Fondazione è chiusa. L'ultimo fine settimana coincide con il ponte di Ognissanti, quando il centro storico è molto affollato: chi può, anticipi.
Like Flowers We Fade: che cosa si vede nella mostra
Per Like Flowers We Fade Portia Zvavahera presenta un'installazione site specific concepita appositamente per gli spazi della Fondazione Memmo e un nuovo nucleo di opere pittoriche, sviluppate dopo un periodo di residenza a Roma.
L'installazione
L'installazione è stata pensata per le sale della Fondazione, ricavate nelle antiche scuderie di Palazzo Ruspoli. È la parte della mostra che non esisteva prima di Roma e che dopo Roma non esisterà più nella stessa forma: un motivo in più per vederla.
I nuovi dipinti
Accanto all'installazione, la mostra presenta un nuovo gruppo di dipinti nati durante e dopo la residenza romana dell'artista. Secondo la Fondazione, il progetto rappresenta per Zvavahera una fase significativa della sua ricerca recente.
Memoria, perdita, trascendenza
Il testo della Fondazione indica i temi della mostra: la dimensione autobiografica si intreccia con una riflessione più ampia sulla memoria, sulla perdita e sulla trascendenza. Il titolo, «Like Flowers We Fade», come fiori sfioriamo, dice già molto: la caducità, il passaggio, ciò che resta.
La tecnica
Molti dipinti di Zvavahera incorporano elementi stampati a blocco con inchiostro da stampa a base d'olio. È un dettaglio da cercare guardando le tele da vicino: la superficie alterna pittura e impronta, gesto libero e segno ripetuto. A nostro giudizio è il modo migliore per capire come lavora.
Chi è Portia Zvavahera: biografia della pittrice
Portia Zvavahera è una pittrice nata ad Harare, in Zimbabwe, il 22 marzo 1985. Ha studiato ai BAT Visual Art Studios della National Gallery of Zimbabwe tra il 2003 e il 2004 e si è diplomata in arti visive alla Harare Polytechnic nel 2006.
La formazione
Alla Harare Polytechnic è stata allieva dell'artista e incisore zimbabwese Chiko Chazunguza. Dall'incisione viene la sua abitudine di inserire nei dipinti elementi stampati a blocco: una traccia della formazione che resta riconoscibile in tutta la sua opera.
Le residenze
Nel 2009 è stata artista in residenza ai Greatmore Studios di Città del Capo. Nel 2017 ha trascorso tre mesi di residenza a Gasworks, a Londra, con il sostegno dell'Institute of Contemporary Art Indian Ocean. La residenza romana da cui nasce Like Flowers We Fade si aggiunge a questa serie.
Venezia e i premi
Nel 2013 ha rappresentato lo Zimbabwe alla 55ª Biennale di Venezia, nella mostra «Dudziro: Interrogating the Visions of Religious Beliefs». Nello stesso anno è entrata nella galleria Stevenson, in Sudafrica, e ha vinto il Tollman Award for the Visual Arts; nel 2014 ha vinto il FNB Art Prize. In precedenza aveva esposto alla National Gallery of Zimbabwe e alla Gallery Delta.
Le mostre internazionali
Il suo lavoro è stato esposto alla 10ª Berlin Biennale nel 2018, allo Zeitz MOCAA di Città del Capo, al Garage Museum of Contemporary Art di Mosca, al Minneapolis Institute of Art, alla 6ª Biennale di Lubumbashi, al Pérez Art Museum di Miami, da David Zwirner a Londra e New York tra il 2020 e il 2021, al Musée d'Art Moderne di Parigi nel 2021, al Museum de Fundatie di Zwolle nel 2023, al CaixaForum di Madrid nel 2024 e a Kettle's Yard, a Cambridge, tra l'ottobre 2024 e il febbraio 2025. Nel 2024 è stata inclusa anche nella mostra «Making Their Mark» al Berkeley Art Museum.
Una curiosità su Portia Zvavahera. Like Flowers We Fade alla Fondazione Memmo — fino al 1 novembre 2026
La curiosità più interessante di questa mostra è un filo che lega l'artista e la Fondazione prima ancora dell'incontro romano. Nel 2017 Portia Zvavahera ha trascorso tre mesi di residenza a Gasworks, a Londra. Dal 2019 la Fondazione Memmo ha avviato proprio con Gasworks un programma di residenze londinesi dedicato agli artisti italiani, che ha coinvolto finora Diego Marcon, Adelaide Cioni, Francis Offman, Alice Visentin, Alessandro Di Pietro e Raffaela Naldi Rossano.
Le due storie corrono in parallelo: un'artista zimbabwese che passa da Londra, una fondazione romana che manda a Londra i suoi artisti. Con Like Flowers We Fade il percorso si inverte, e la residenza si fa a Roma. È un piccolo esempio di come funziona oggi l'arte contemporanea, per reti di istituzioni più che per singoli musei.
C'è poi un secondo dettaglio, che riguarda il curatore. Alessio Antoniolli cura le mostre della Fondazione dal 2023: prima Sin Wai Kin, poi nel 2024 la prima personale in un'istituzione italiana di Wynnie Mynerva, nel 2025 «Soft You» di Anthea Hamilton, e ora Portia Zvavahera. Quattro artiste e artisti molto diversi, tutti alla prima o a una delle prime occasioni in Italia: è una linea curatoriale riconoscibile, e a nostro giudizio è la ragione per cui vale la pena seguire la Fondazione anno dopo anno.
Infine, un nome che torna. Tra gli artisti italiani passati dalla residenza Gasworks della Fondazione c'è Adelaide Cioni, nel 2022. Lo stesso nome compare tra le collaboratrici del compositore Dom Bouffard, in mostra in queste settimane in un'altra galleria romana: l'arte contemporanea a Roma è una città piccola dentro la città grande.
La Fondazione Memmo, la sede della mostra
La Fondazione Memmo è una fondazione privata costituita nel 1990 da Roberto Memmo, collezionista appassionato di arte antica. Dal 2012 il suo programma espositivo è interamente dedicato all'arte contemporanea.
Le origini
Nel 1990 Roberto Memmo decise di costituire la Fondazione e ne assunse la presidenza, affiancato da tre vicepresidenti: Daniela Memmo d'Amelio, Patrizia Memmo Ruspoli e Claudio Strinati, allora Soprintendente ai Beni Culturali. Nel 2001 la presidenza passò a Daniela Memmo d'Amelio e Patrizia Memmo Ruspoli, e il fondatore divenne presidente onorario.
Le grandi mostre a Palazzo Ruspoli
Per vent'anni la Fondazione organizzò nel grande spazio espositivo di Palazzo Ruspoli mostre coprodotte con i più importanti musei del mondo: il Getty Museum, il British Museum, il Prado, il Louvre, la National Gallery di Londra, il Metropolitan Museum, il Centre Pompidou, la National Gallery di Washington, il Museo Egizio del Cairo. In meno di vent'anni quelle mostre furono visitate da oltre tre milioni di persone.
La svolta contemporanea
Dal 2012 la Fondazione ha cambiato rotta, con un programma dedicato al panorama artistico contemporaneo e all'interazione tra gli artisti e la città di Roma. Il nuovo corso è cominciato con Sara VanDerBeek nel 2012, seguita da Sterling Ruby nel 2013, Shannon Ebner nel 2014 e Camille Henrot nel 2016, tutte a cura di Cloè Perrone.
Le scuderie di Palazzo Ruspoli
L'ingresso della Fondazione è in via della Fontanella di Borghese, su una strada laterale rispetto alla facciata del palazzo. Le antiche scuderie di Palazzo Ruspoli, ricorda la voce enciclopedica dedicata all'edificio, sono oggi adibite a sede di mostre d'arte.
Una cosa che non ti dice nessuno su Portia Zvavahera. Like Flowers We Fade alla Fondazione Memmo — fino al 1 novembre 2026
Quasi nessuno lo dice, ma l'ingresso della Fondazione Memmo non è su via del Corso, dove si affaccia la facciata di Palazzo Ruspoli, bensì in via della Fontanella di Borghese 56b. Chi cerca la mostra davanti al portone principale del palazzo rischia di girare a vuoto. Il civico da cercare è il 56b, in una strada laterale molto più tranquilla del Corso.
La seconda cosa poco nota riguarda il giorno di chiusura. Molti musei romani chiudono il lunedì; la Fondazione Memmo chiude il martedì. Chi organizza un giro di mostre in centro e conta di passare il martedì pomeriggio troverà la porta chiusa. Il lunedì, invece, la Fondazione è aperta: è un'ottima occasione per vedere arte contemporanea nel giorno in cui molti musei statali sono chiusi.
Terza cosa: l'ingresso libero non significa una mostra minore. La Fondazione ha portato a Roma, negli anni, artisti come Sterling Ruby, Camille Henrot, Latifa Echakhch, Oscar Murillo, Amalia Pica, Anthea Hamilton. Portia Zvavahera è stata esposta da David Zwirner e al Musée d'Art Moderne di Parigi. Che la sua prima mostra istituzionale italiana si veda gratis, in pieno centro, è un'occasione che a Roma non capita spesso.
Infine, il tempo. Una mostra con un'installazione e un gruppo di dipinti si vede in mezz'ora, ma le opere di Zvavahera, con le stampe a blocco dentro la pittura, chiedono di essere guardate da vicino e poi da lontano. Il consiglio è di prendersi almeno tre quarti d'ora.
Come arrivare alla Fondazione Memmo
La Fondazione Memmo è in via della Fontanella di Borghese 56b, nel rione Campo Marzio, negli spazi delle antiche scuderie di Palazzo Ruspoli. La stazione della metro più vicina è Spagna, sulla linea A.
La metro A
Dalla stazione Spagna si scende verso piazza di Spagna e si prosegue a piedi verso via del Corso e piazza Borghese. È il percorso più semplice per chi arriva da Termini o dal Vaticano.
Gli autobus
Via del Corso è servita da diverse linee di autobus del centro, ma i percorsi cambiano spesso. Il riferimento è il calcolatore di percorso ATAC, impostando come destinazione via della Fontanella di Borghese.
A piedi dal centro storico
Dal Pantheon, da piazza Navona o dalla Fontana di Trevi la Fondazione si raggiunge a piedi in pochi minuti. È la soluzione più naturale: la mostra si inserisce in una passeggiata nel centro.
In auto
Il rione Campo Marzio è dentro la zona a traffico limitato. Arrivare in auto è sconsigliabile.
Il consiglio che ti do per visitare Portia Zvavahera. Like Flowers We Fade alla Fondazione Memmo — fino al 1 novembre 2026
Il consiglio è di andarci di lunedì o di mercoledì, verso le 11 o dopo le 16, e di inserire la visita in una passeggiata tra via del Corso, piazza Borghese e il Mausoleo di Augusto. La mostra è a ingresso libero e non richiede prenotazione: si entra quando si passa.
Il lunedì perché molti musei statali sono chiusi e la Fondazione è aperta. Le 11, all'apertura, o il tardo pomeriggio, perché nelle ore centrali il centro è più affollato. In ogni caso, evitare il martedì, giorno di chiusura.
Secondo punto: guardare le opere due volte. La prima da lontano, per l'insieme: colori, figure, il racconto autobiografico di cui parla la Fondazione. La seconda da vicino, per la superficie, dove le parti stampate a blocco con inchiostro a base d'olio si alternano alla pittura. È in quel passaggio tra gesto e impronta che si capisce l'artista.
Terzo punto: dedicare un momento all'installazione site specific. È l'opera che esiste solo qui, pensata per le antiche scuderie del palazzo. Il rapporto con lo spazio, le volte, i muri spessi, è parte del lavoro.
Quarto punto: leggere prima il titolo. «Like Flowers We Fade», come fiori sfioriamo. Con questa chiave, memoria, perdita e trascendenza smettono di essere parole astratte e diventano quello che si vede.
Palazzo Ruspoli: la storia del palazzo
Palazzo Ruspoli è un palazzo di via del Corso costruito tra il XVI secolo e il 1640, con interventi di Bartolomeo Ammannati, Bartolomeo Breccioli e Martino Longhi il Giovane. Appartiene ancora oggi in parte alla famiglia Ruspoli.
Dai Jacobilli ai Rucellai
Il palazzo fu cominciato nel Cinquecento dalla famiglia Jacobilli, che esaurì le proprie risorse prima di terminarlo e nel 1583 lo vendette ai Rucellai, famiglia toscana. I Rucellai affidarono a Bartolomeo Ammannati il completamento: la facciata su via del Corso e il loggiato sul giardino, la cui galleria fu poi affrescata da Jacopo Zucchi.
Gonzaga e Caetani
Il 21 agosto 1591 il palazzo fu acquistato per 12.000 scudi dal cardinale Gian Vincenzo Gonzaga. Nel 1629 passò al cardinale Luigi Caetani, che fece modificare da Bartolomeo Breccioli la facciata su largo Goldoni. Nel 1640 Martino Longhi il Giovane realizzò lo scalone di oltre cento gradini, ciascuno ricavato da un unico blocco di marmo.
I Ruspoli
Nel 1713 Michelangelo Caetani, fortemente indebitato con i Ruspoli, dovette cedere loro il palazzo, che da allora porta il loro nome. Le antiche scuderie sono oggi la sede della Fondazione Memmo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che a Palazzo Ruspoli si siano tenute alcune delle mostre più visitate d'Italia è un fatto risaputo per chi viveva a Roma negli anni Novanta. Meno citato è il numero: la mostra «Nefertari. Luce d'Egitto», nel 1994, fu visitata da 500.000 persone. Secondo la Fondazione fu la mostra con il più alto numero di presenze in Italia e la settima nel mondo, e per la prima volta permise ai visitatori di vedere la tomba della regina egizia attraverso la realtà virtuale.
Il 1994 è lontano, ma il dato spiega molto della storia della Fondazione. Le grandi mostre di quegli anni, da «Alessandro Magno» nel 1995 a «Cleopatra» nel 2000, da «Velazquez» nel 2001 a «Jean-Michel Basquiat» nel 2008, attiravano un pubblico enorme, cosa inusuale per l'epoca. Roberto Memmo portò in Italia anche, per la prima volta, una mostra di Lucian Freud.
C'è un secondo fatto, ancora meno noto, che riguarda lo scalone del palazzo. Lo scalone di Martino Longhi il Giovane, con oltre cento gradini di marmo, è stato incluso dalla tradizione tra le quattro meraviglie di Roma. Lungo la scala c'erano busti antichi degli imperatori Adriano e Claudio, di Bacco, di Apollo, di Mercurio, di Esculapio.
Oggi la Fondazione ha scelto un'altra strada: mostre più piccole, di artisti contemporanei spesso alla prima occasione italiana, a ingresso libero. Il passaggio da mezzo milione di visitatori per Nefertari a una mostra raccolta di una pittrice zimbabwese racconta un cambiamento profondo nel modo di fare cultura a Roma.
La foto giusta da fare a Portia Zvavahera. Like Flowers We Fade alla Fondazione Memmo — fino al 1 novembre 2026
La foto giusta, per questa mostra, si fa in via della Fontanella di Borghese, davanti al civico 56b, guardando il cortile interno: l'architettura delle antiche scuderie, con le facciate color ocra e il verde, racconta il luogo meglio di qualunque inquadratura in sala.
Dentro la mostra, le regole sulle fotografie le fissa la Fondazione, e vanno chieste all'ingresso. Le opere sono tutelate dal diritto d'autore, e una fotografia di un dipinto difficilmente restituisce la sovrapposizione tra pittura e stampa a blocco che lo caratterizza.
Fuori, la seconda foto da fare è quella di via del Corso con la facciata di Palazzo Ruspoli, progettata da Bartolomeo Ammannati. Nel tardo pomeriggio la luce scende lungo il Corso e il palazzo si legge per intero.
Terza foto, per chi ama i dettagli: la facciata su largo Goldoni, quella modificata da Bartolomeo Breccioli per il cardinale Caetani. Pochi la notano, perché tutti guardano il Corso.
Infine, il titolo. «Like Flowers We Fade» è una frase che si presta a una fotografia semplice: un fiore, una luce che cala, un muro antico. È un esercizio che aiuta a ricordare la mostra.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Palazzo Ruspoli, di cui la Fondazione Memmo occupa le antiche scuderie, ha attraversato quattro secoli di storia romana.
Il Settecento: Händel
Nel Settecento soggiornò nel palazzo il musicista tedesco Georg Friedrich Händel, che qui compose l'oratorio «La Resurrezione» e fu maestro di cappella per conto dei principi Ruspoli.
L'Ottocento: il Caffè Nuovo e i Bonaparte
Nella prima metà dell'Ottocento e fino al 1879 il pianterreno ospitò il Caffè Nuovo, uno dei locali più eleganti della città. Dal 1823 al 1835 vi soggiornò, ancora ragazzo, il futuro Napoleone III con la madre Ortensia di Beauharnais. Nel 1859 un cugino dell'imperatore, Napoleone Carlo Bonaparte, vi sposò la principessa Cristina Ruspoli.
Il 1870: la bandiera
Nel giardino del palazzo, nel 1870, si svolse uno degli ultimi scontri tra i bersaglieri e l'esercito pontificio dopo la Breccia di Porta Pia: vi morirono diciannove zuavi. La principessa Cristina Ruspoli raccolse la bandiera che sventolava sopra il portale e la conservò nel palazzo fino al 2011, quando il principe Sforza Ruspoli la restituì al Vaticano.
Dal 1990: la Fondazione
Nel 1990 nasce la Fondazione Memmo; nel 1991 la prima mostra, «Espressionismo. Da Van Gogh a Klee», con la Fondazione Thyssen Bornemisza; nel 2012 la svolta verso l'arte contemporanea.
Chi è passato da Portia Zvavahera. Like Flowers We Fade alla Fondazione Memmo — fino al 1 novembre 2026
Dalla Fondazione Memmo sono passati, dal 2012, alcuni dei nomi più seguiti dell'arte contemporanea internazionale: Sara VanDerBeek, Sterling Ruby, Shannon Ebner, Camille Henrot, Giuseppe Gabellone, Kerstin Brätsch e il duo KAYA, Latifa Echakhch, Oscar Murillo, Amalia Pica, Sin Wai Kin, Wynnie Mynerva, Anthea Hamilton. Ora Portia Zvavahera.
Dietro di loro ci sono i curatori: Cloè Perrone, Francesco Stocchi, Marcello Smarrelli con le dieci edizioni di «Conversation Piece», la collettiva annuale dedicata agli artisti ospiti delle accademie straniere di Roma, e Alessio Antoniolli, che cura le mostre dal 2023.
Prima ancora, nelle grandi mostre di Palazzo Ruspoli, sono passati i capolavori di Raffaello, Michelangelo e Leonardo nei cento disegni dell'Ashmolean Museum, la tomba di Nefertari, le opere della collezione Thyssen Bornemisza, di Velazquez, di Paul Klee, di Basquiat, di Lucian Freud. Curatori come Sir Denis Mahon, Christopher White, Catherine Whistler hanno lavorato per la Fondazione.
E nel palazzo, nei secoli, sono passati il cardinale Gian Vincenzo Gonzaga, il cardinale Luigi Caetani, Georg Friedrich Händel, Ortensia di Beauharnais con il figlio, il futuro Napoleone III, la principessa Cristina Ruspoli. È una lista che pochi palazzi romani possono vantare, e che fa da sfondo a una mostra contemporanea senza schiacciarla.
Intorno alla Fondazione Memmo: cosa c'è vicino
La Fondazione Memmo si trova a pochi passi da via del Corso, nel rione Campo Marzio, in una delle zone più dense di monumenti e di negozi del centro storico.
San Lorenzo in Lucina
Accanto a Palazzo Ruspoli si apre la piazza della basilica di San Lorenzo in Lucina, una delle piazze più tranquille di questo tratto del Corso.
Il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis
Verso il Tevere, a pochi minuti a piedi, si trovano il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis. Una mostra contemporanea e due monumenti augustei nello stesso pomeriggio: è un contrasto che funziona.
Piazza di Spagna e via dei Condotti
Verso est, oltre via del Corso, si arriva a piazza di Spagna e a via dei Condotti. È la direzione della metro.
Dove mangiare vicino alla Fondazione Memmo
Il rione Campo Marzio, tra via del Corso e il Tevere, offre molte possibilità per una pausa, dal caffè al bancone al ristorante.
Una pausa veloce
Con l'orario continuato della Fondazione, dalle 11:00 alle 18:00, la visita si combina facilmente con una pausa pranzo nelle strade intorno a piazza Borghese e a largo Goldoni.
Dopo la mostra
Dopo le 18:00, all'uscita, le strade tra via del Corso e via di Ripetta offrono locali per l'aperitivo. Nel fine settimana il centro è affollato: conviene prenotare.
Portia Zvavahera in autunno: il periodo dell'anno a Roma
Le ultime settimane di Like Flowers We Fade cadono in ottobre, il mese in cui Roma torna ai suoi ritmi dopo l'estate e le mostre del centro ritrovano il pubblico dei residenti.
Ottobre in centro
A ottobre le giornate sono ancora lunghe abbastanza per una passeggiata nel tardo pomeriggio, e l'orario della Fondazione, fino alle 18:00, permette di uscire dalla mostra con la luce del giorno. È il momento migliore per unire la visita a un giro tra via del Corso, l'Ara Pacis e il Tevere.
Il titolo e la stagione
Una mostra intitolata «come fiori sfioriamo», con al centro la memoria e la perdita, trova in autunno la stagione più adatta. Non è un dettaglio decisivo, ma a nostro giudizio rende la visita di ottobre più coerente di quella primaverile.
L'ultimo fine settimana
La mostra chiude domenica 1° novembre, giorno festivo. L'ultimo fine settimana sarà con ogni probabilità il più affollato: chi vuole vedere le opere con calma farà bene a scegliere un giorno feriale nelle settimane precedenti, ricordando che il martedì la Fondazione resta chiusa.
Come organizzare la visita alla Fondazione Memmo
La visita a Like Flowers We Fade si organizza in meno di un'ora e si inserisce senza difficoltà in una giornata in centro, grazie all'ingresso libero e all'orario continuato.
Quanto tempo serve
Per l'installazione e i dipinti servono dai quaranta minuti a un'ora, se si guardano le opere con attenzione. Chi vuole leggere i testi di sala con calma aggiunga un quarto d'ora.
Con chi andare
La mostra è adatta a chi frequenta l'arte contemporanea e a chi vuole avvicinarsi alla pittura africana di oggi. Con i ragazzi più grandi può essere un buon punto di partenza: le opere sono figurative, colorate, e il tema della memoria si presta a una conversazione all'uscita.
Informazioni
Per accessibilità degli spazi, aperture straordinarie e attività collegate alla mostra, il riferimento è il sito ufficiale della Fondazione Memmo, che pubblica anche i contatti e il programma dei laboratori didattici.
Domande frequenti su Portia Zvavahera alla Fondazione Memmo
Fino a quando si può vedere la mostra di Portia Zvavahera a Roma?
La mostra Like Flowers We Fade di Portia Zvavahera è aperta alla Fondazione Memmo fino a domenica 1° novembre 2026. Era stata inaugurata il 29 aprile 2026 ed è la prima mostra istituzionale dell'artista in Italia.
Quanto costa l'ingresso alla Fondazione Memmo?
L'ingresso alla mostra di Portia Zvavahera alla Fondazione Memmo è libero. Non serve biglietto né prenotazione: si entra negli orari di apertura, tutti i giorni dalle 11:00 alle 18:00 tranne il martedì.
Quali sono gli orari della Fondazione Memmo?
La Fondazione Memmo è aperta tutti i giorni dalle 11:00 alle 18:00, tranne il martedì, giorno di chiusura. Il lunedì, quando molti musei statali sono chiusi, la Fondazione è aperta.
Dove si trova la Fondazione Memmo?
La Fondazione Memmo è in via della Fontanella di Borghese 56b, 00186 Roma, nelle antiche scuderie di Palazzo Ruspoli, nel rione Campo Marzio. La stazione della metro più vicina è Spagna, sulla linea A.
Chi è Portia Zvavahera?
Portia Zvavahera è una pittrice zimbabwese nata ad Harare nel 1985. Ha rappresentato lo Zimbabwe alla Biennale di Venezia del 2013, ha vinto il Tollman Award e il FNB Art Prize, ed è stata esposta alla Berlin Biennale, al Musée d'Art Moderne di Parigi e a Kettle's Yard.
Che cosa c'è nella mostra Like Flowers We Fade?
Like Flowers We Fade presenta un'installazione site specific pensata per gli spazi della Fondazione Memmo e un nuovo gruppo di dipinti nati dopo una residenza a Roma. I temi sono la memoria, la perdita e la trascendenza, intrecciati alla dimensione autobiografica.
Chi è il curatore della mostra?
La mostra di Portia Zvavahera alla Fondazione Memmo è curata da Alessio Antoniolli, che per la Fondazione ha curato anche le mostre di Sin Wai Kin nel 2023, di Wynnie Mynerva nel 2024 e di Anthea Hamilton nel 2025.
Il consiglio finale su Portia Zvavahera alla Fondazione Memmo
Like Flowers We Fade è una delle mostre d'arte contemporanea più interessanti dell'anno a Roma, ed è gratuita. Il consiglio è di non lasciarla passare: restano poche settimane, e la Fondazione chiude il martedì. Si entra in un pomeriggio qualsiasi, si guarda l'installazione nata per queste scuderie, si guardano i dipinti da lontano e poi da vicino, e si esce su via del Corso con un'immagine diversa di che cosa può essere la pittura oggi.
Poi, per chi ha tempo, la passeggiata verso il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis chiude il pomeriggio con duemila anni di distanza. Per la scheda del palazzo il punto di partenza è la pagina di Palazzo Ruspoli; le informazioni ufficiali sulla mostra sono sul sito della Fondazione Memmo.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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